Gian Enrico Barbagli
Di Orchi e di Re
Un racconto disegnato
Sono un giocoliere e ho vissuto alle corti dei Re. Ne ho visti sei. Nessuno di loro mi ha mai fatto mancare niente.
IL RE OTTAVO E LA SUA CORTE DI NANI Era alto 5 metri. La sua voce era capace di scuotere i palazzi e rivoltare le fondamenta. La sua forza, immensa. Un giorno lo vidi stringere qualcosa nella sua mano. Non erano noci. Scappai. Spero che l’inferno se lo sia ripreso perché era da lì che veniva.
IL RE DEL MIELE E LA SUA CORTE DI API Il suo pelo puzzava di boschi in fiamme. Aveva zanne affilatissime e artigli potenti con i quali aveva strappato a un domatore di leoni il mantello regale. Nato in un circo, era riuscito a scappare. Dai pagliacci aveva imparato a ridere e dai trapezisti la determinazione. Nessuno gli aveva mai parlato di generosità.
IL RE-LEFANTE E LA SUA CORTE DI TOPI Barriva. E stava a te capire cosa volesse. Nelle sere di festa i camerieri nel suo palazzo diroccato preparavano rifugi dove nascondersi. Con le sue fughe improvvise era capace di distruggere qualsiasi cosa incontrasse. Specialmente topi.
IL RE-NOCERONTE E LA SUA CORTE DI MATTI Era africano. Silenzioso e vanitoso curava molto il suo aspetto. Non ascoltava non mangiava non parlava non rideva non piangeva non ragionava non pensava. Ma faceva paura.
IL RE DELLE OCHE E LA SUA CORTE DI SVASSI Rideva tutto il giorno circondato dagli svassi. Era diventato re il giorno in cui prima di immergersi nello stagno di famiglia s’era specchiato sulla superficie dell’acqua. Ti guardava allegro. Poi apriva la sua bocca enorme.
IL RE DEGLI ALLOCCHI E LA SUA CORTE DI ALLOCCHI Piume morbidissime e bianchissime erano il suo mantello di Re. Spaurito e tremante. Alla sua corte poteva succedere di tutto a chiunque. Lui stava lì, a guardare il vuoto.
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