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GM Gente in Movimento 4-2020

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FAMIGLIA

PROFESSIONI

IMPRESA

POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, NO/CUNEO - SUPPLEMENTO N.4 AL NUMERO 4-2020 ANNO XXI DI TN TRASPORTONOTIZIE - IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP/CPO CUNEO PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE PREVIO PAGAMENTO RESI.

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Gente in Movimento


editoriale

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EDITORIALE

Direttore responsabile Secondo Sandiano

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Cari lettori, questo numero esce al termine del periodo classico delle vacanze estive, quest’anno fortemente influenzate dall’emergenza sanitaria per il Coronavirus. Noi, con la nostra redazione non ci siamo mai fermati durante il lockdown, continuando a lavorare da remoto per poter rispettare i nostri appuntamenti con voi. Nonostante il periodo particolare, i nostri contributori sono riusciti a fornirci interessanti spunti di riflessione e approfondimenti utili per la vita privata e professionale. Per questo, li ringrazio personalmente. Come sempre, le prime rubriche del magazine propongono argomenti più tecnici, dedicati a imprenditori e professionisti. In particolare, in questo numero troverete i contributi della Confederazione PMI Italia, di Sistema Impresa, dell’INRL - Istituto Nazionale Revisori Legali e dei Consulenti del Lavoro. A seguire, troverete alcune riflessioni sui cambiamenti in corso: la quarta rivoluzione industriale europea che si propone l’obiettivo di abbattere le emissioni inquinanti nel nostro continente, la “questione meridionale” osservata sotto un altro punto di vista, la nascita di nuovi “mestieri” legati alle tecnologie emergenti che stanno portando alla necessità di una formazione permanente nel mondo del lavoro e molto altro ancora. Non mancano argomenti più leggeri e rubriche dedicate alla famiglia e ai figli, con gli approfondimenti legati ai fenomeni sociali del momento, il design, gli eventi, i viaggi, cinema, libri, comics & games. Infine, colgo l’occasione per ricordarvi che la nostra Redazione è sempre aperta a nuove collaborazioni e suggerimenti: se vi piace scrivere e volete condividere con noi e i nostri lettori la vostra passione, non esitate a contattarci. A questo punto non mi resta che augurarvi una buona lettura e darvi l’appuntamento al prossimo numero. A presto!

DIRETTORE RESPONSABILE Secondo Sandiano

Stampa del Tribunale di Aosta

CONTATTI REDAZIONE DGConsulting s.c. Tel. 0171 412816 redazione@genteinmovimento.com

IN REDAZIONE Fabrizio Civallero, Michela Giuliano, Adriana Pozzo, Gabriella Tomasi.

WEB www.genteinmovimento.com

Iscrizione al ROC n. 24934

AMMINISTRAZIONE Stefania Ricca

STAMPA

PUBBLICITÀ Tel. 0171 412816 redazione@genteinmovimento.com

CONTRIBUTORI Si veda pagina 72

in data 29/09/2014 EDITORE E PROPRIETARIO: DGConsulting s.c.

Tipografia Tipolitoeuropa di Cuneo

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NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


attualità

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Train stories: l’app per viaggiare nel tempo

MSC: grazie agli eroi della sanità di tutto il mondo

Il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano lancia Train Stories, la sua prima app in realtà aumentata dedicata all’affascinante storia della “Valigia delle Indie”, il convoglio ferroviario che collegava settimanalmente Londra a Bombay ed attraversava parte della Francia e della neonata Italia, tra la fine del 1800 e i primi anni del 1900. Grazie alla realtà aumentata salirete a bordo del treno, passeggiando lungo il lussuoso vagone ristorante dove potrete ammirare le porcellane e gli arredi d’epoca, fino a raggiungere la locomotiva a vapore. Un’esperienza coinvolgente e stimolante per arricchire la visita al museo e, in particolare, il Padiglione Ferroviario, per scoprire la storia e l’evoluzione dei trasporti di massa.

La compagnia italiana dedica un programma speciale di tariffe scontate e riservate a tutti i professionisti della sanità che hanno operato in prima linea o dietro le quinte contro la pandemia da Covid-19. L’iniziativa vuole essere un modo per ringraziare tutti coloro che hanno contribuito in maniera così significativa alla lotta contro la pandemia globale, offrendogli la possibilità di godersi una meritata vacanza insieme ai propri cari. Lo speciale programma di tariffe scontate per gli operatori sanitari e per le loro famiglie è offerto a partire dal 31 agosto 2020 fino al 31 dicembre 2021, con prenotazioni effettuate entro il 30 aprile 2021 e sconti fino al 50%. Il programma include una serie di attività a bordo per celebrare adeguatamente gli operatori sanitari e le loro famiglie.

Polvere di diamanti per far risplendere la pelle

A settembre la settimana europea della mobilità

Donatella Colangelo, alchimista bresciana e guru della skincare, ha ideato un rivoluzionario trattamento antiage che fa letteralmente brillare il volto. La sua ultima ricetta, infatti, prevede l’utilizzo di polvere di diamanti nebulizzata e massaggiata direttamente sul viso. Nella beauty routine delle star le creme a base di diamante sono già presenti da diversi anni, ma questa è la prima volta che la polvere della pietra preziosa viene usata pura per un trattamento estetico anti-age. Il diamante, infatti, è un minerale perfetto per la salute della pelle, in quanto capace di restituire un aspetto giovanile mediante l’attivazione di naturali processi anti-invecchiamento e proteggere dagli effetti nocivi del sole e dell’inquinamento.

Dal 16 al 22 settembre i Paesi membri dell’Unione Europea celebreranno la settimana europea della mobilità. Il tema dell’edizione 2020, “Emissioni zero, mobilità per tutti”, e lo slogan “scegli il giusto mezzo”, riflettono l’ambizioso obiettivo europeo di diventare un continente carbon neutral entro il 2050. L’Unione sottolinea l’importanza dell’accessibilità al trasporto a emissioni zero e la promozione di un quadro inclusivo che coinvolga tutta la cittadinanza, attraverso l’adozione di misure che favoriscano un ambiente urbano aperto a tutti e privo di emissioni di carbonio. Diverse le iniziative che si terranno nelle piazze italiane per far scoprire i nuovi mezzi dedicati alla micromobilità.

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attualità

L’Italia è un Paese dog friendly?

Il Coronavirus fa crescere i progetti di e-commerce

I neolaureati appassionati di marketing e amanti dei cani quest’estate hanno avuto un’opportunità tutta nuova per passare le vacanze. Barkyn, infatti, ha proposto loro un programma di stage retribuito per esplorare l’Italia con il proprio amico a quattro zampe e capire quale sia la situazione dell’accoglienza alberghiera del Bel Paese. Non si è trattato semplicemente di portare Fido a dormire in albergo, ma si doveva pranzare con lui nei ristoranti più alla moda, condividendo esperienze di “coppia” come lo yoga e l’escursionismo. La collaborazione quotidiana dei partecipanti includeva la stesura di relazioni dettagliate atta a individuare una lista di spazi dog friendly in grado di fornire esperienze indimenticabili per padroni e cani.

Ad aprile e maggio sono cresciute le richieste di freelance da parte delle aziende italiane. Nel corso del lockdown, infatti, sono aumentate le richieste di servizi professionali offerti da remoto da parte delle piccole e medie aziende italiane. Lo rileva il Report prodotto da AddLance sul mercato del lavoro freelance. Inizialmente, il mercato del lavoro indipendente è parso subire lo shock dell’emergenza sanitaria e del lockdown. Nel mese di marzo 2020, infatti, la presenza delle Pmi sulla piattaforma era diminuita del 12% rispetto al mese precedente. Presto però le imprese hanno compreso che sono proprio i servizi a distanza la strada da seguire: ad aprile i progetti sono cresciuti del 13% rispetto a febbraio; a maggio hanno visto un ulteriore incremento, +42% rispetto al secondo mese dell’anno.

La roulette connessa: le sale da gioco del futuro

Le app di navigazione per monitorare l’inquinamento

L’emergenza sanitaria del Covid-19 ha colpito proprio tutti i settori, anche le sale da gioco più esclusive. Così, lo storico Casinò di Monte Carlo ha ideato la prima roulette francese “connessa”, un’innovazione assoluta nel sistema mondiale di giochi, presentata in anteprima a luglio 2020. Al di là dell’aspetto tecnologico, la roulette connessa mira a garantire agli appassionati la possibilità di giocare in sicurezza, trascorrendo momenti di svago in tutta serenità. Inoltre, sono state “connesse” anche la roulette inglese e la roulette elettronica con otto postazioni individuali dotate di schermo touch dedicato e barriere parafiato. In questo modo potranno “accedere al tavolo” anche gli ospiti di altre sale.

App come Google Maps potrebbero offrire la possibilità per individuare i punti di maggior traffico stradale e, di conseguenza, calcolare le concentrazioni di emissioni inquinanti prodotte dagli autoveicoli. Queste app, infatti, acquisiscono regolarmente informazioni dettagliate durante lo spostamento delle persone, utilizzando la tecnologia GPS integrata negli smartphone. Questa mole di dati si rileva così una preziosissima fonte di informazione per i ricercatori che cercano di comprendere meglio l’andamento dei flussi del traffico. Sarebbe quindi possibile calcolare le emissioni inquinanti in base al tragitto effettuato, alla velocità dei veicoli, alla presenza di traffico in base a diversi momenti della giornata.

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Oltre l’azienda, coltiviamo il pensiero libero Il lavoro è un’opportunità unica di vivere a lungo con delle persone, con delle mete, con progetti, idee e stimoli trasversali: perché non coglierla? a cura di Marcello Svaldi

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’è una cosa che non riuscivo più a sopportare: la maggior parte delle persone che incontravo nel mondo del lavoro mi parlavano di sé solo in chiave di lavoro (appuntamenti, risultati, obiettivi, budget, difficoltà). Quando incontravo persone all’ interno dell’azienda il dialogo era più o meno questo: “Ciao. Come vanno le cose?” “Tutto bene. Questa settimana ho fatto diversi appuntamenti ed ho avuto interessanti risposte. Sono fiducioso di raggiungere l’obiettivo che mi sono proposto”. Mi sono chiesto: ma è soltanto questo il lavoro? Cosa lascia nella vita questo

modo di trascorrere circa un terzo del tempo della propria esistenza adulta? Non può esistere un modo di far sì che l’azienda sia anche una palestra di vita, dove imparare ad essere persone libere? E così abbiamo riflettuto su cosa sia la libertà, su come possa diventare l’ambiente di lavoro, su come trasformare questa esperienza in una grande opportunità per evolvere. Anche perché il lavoro è davvero un’opportunità unica di vivere a lungo con delle persone, con delle mete, con progetti, idee, stimoli trasversali. Perché non coglierla? La prima cosa che abbiamo fatto è stata ridefinire la nostra Vision: NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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Cooperiamo per la libertà dei nostri collaboratori e per il benessere dei nostri clienti. In fondo la libertà non è un concetto sconosciuto per un’azienda che si occupa di “liberare” l’ambiente indoor dall’inquinamento. Poi abbiamo cercato di capire come si possa declinare l’idea di libertà in azienda: libertà di gestire il proprio tempo, di intervenire sul proprio ambiente di lavoro, libertà di definire la propria condizione economica e di carriera, libertà di compiere un percorso di crescita personale. Per ognuno di questi temi abbiamo sviluppato percorsi e idee come l’“Accademia per Essere”, gruppi di lavoro, esperienza di viaggio. Abbiamo anche stravolto la convention aziendale, facendola diventare il Festival della Libertà: oltre alla presentazione di trend, mercati e risultati aziendali, abbiamo lasciato spazio a interventi dedicati al concetto di libertà, visto da chi nella vita si distingue per le proprie esperienze umane e professionali. Il debutto del Festival ha avuto ospiti “pensatori” come Matteo Rizzato, ricercatore nel campo della comunicazione empatica, l’intelligenza emotiva e il comportamento umano, il sociologo Enrico Cheli e il formatore sovversivo Fabrizio Cotza. Quest’anno la seconda edizione del Festival era prevista a marzo e soprattutto doveva essere aperta anche ad un pubblico più ampio, ma purtroppo a causa del Covid non è stato possibile. Il lockdown ha alimentato il pensiero creativo e ha portato nuove idee a supporto e in attesa del Festival, abbiamo aperto un gruppo su Facebook: “Respiriamo Libertà”. L’intento è stato creare una community interessata al tema della libertà, che il 20 marzo 2021 si concretizzerà con l’edizione 1 dal vivo del Festival, questa volta aperta anche al pubblico. Tra gli ospiti confermati, Nicolò Govoni, candidato al premio Nobel per la pace, per le sue numerose iniziative a favore dei bambini profughi. Il gruppo ha uno scopo ben preciso: alimentare il pensiero critico di chi vi NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020

partecipa, in collaborazione con altri imprenditori sovversivi: Eurek e Immobiliare San Pietro, che come me, seguono l’approccio imprenditoriale omonimo, ideato da Fabrizio Cotza; abbiamo creato un format talk on line per far crescere la community di coloro che sono interessati al tema della libertà. Si tratta di interviste in diretta sul gruppo Facebook a personaggi che si distinguono per lo spessore, intellettuale, sociale e professionale, che ci aiutano a ragionare sul tema della libertà. Abbiamo inaugurato il format on line con Don Antonio Mazzi, seguito da Antonio Polito, vicedirettore del Corriere della Sera. A settembre, invece, si parlerà di cambiamenti climatici e libertà con il prof. Silvio Gualdi, Senior Scientist del Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici. Per chi vorrà partecipare basterà chiedere l’adesione al gruppo Facebook Respiriamo Libertà. Mi sono sempre chiesto come poter contribuire al benessere della comunità cercando di essere in linea con l’oggetto del mio lavoro. Se da un lato mi sono imbattuto consapevolmente sui “pensatori critici”, dall’altro mi sono buttato sull’aspetto più concreto legato all’emergenza Covid. Qualche mese fa abbiamo lanciato una call diretta a strutture sanitarie per l’aggiudicazione gratuita di tre dei nostri dispositivi di pulizia in grado di contenere il rischio di contagio virale sia diretto che indiretto. Tra le varie candidature abbiamo scelto tre strutture da nord a sud: l’UO di Pediatria dell’ospedale di Vittoria, in provincia di Ragusa, l’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona, Mezzocorona in provincia

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di Trento e Ospedale di San Donà di Piave, in provincia di Venezia. In questo eccezionale momento e data la nostra propensione ad andare oltre il risultato economico è stato un gesto naturale donare il nostro ausilio per igienizzare e sanificare le strutture ospedaliere che in questo momento sono tra i punti più sensibili per il contagio. Lavare l’aria e sanificare le superfici richiede una costante ricerca affinché, si possano eliminare i numerosi batteri che ci circondano. È notizia recente dell’ultima ricerca condotta dall’Università di Modena che attesta come il dispositivo Gioel sanifichi anche dai Coronavirus. Attenzione all’ambiente è un altro asset della nostra azienda che, vanta un prodotto sempre più amico della natura. Infatti, l’ultima versione ha una tecnologia di filtraggio brevettata che permette a questo dispositivo di lavare l’aria con l’acqua e sanificare le superfici con il vapore eliminando la quasi totalità dei batteri senza l’ausilio di alcuna sostanza chimica. L’abuso dei detergenti in questo particolare momento è un fatto. Non è a sottovalutare l’allarme del Centro Antiveleni del Niguarda di Milano dell’aumento di richieste di consulenze mediche per intossicazione da disinfettanti del 65%, fino al 135% nei bambini sotto i 5 anni. Per il futuro abbiamo molto idee che stanno nascendo anche grazie al fermento in atto nei gruppi di lavoro innovativi che abbiamo creato. Ed è davvero gratificante oggi vedere tante persone che stanno intraprendendo non tanto un lavoro, quanto un viaggio; un viaggio misterioso, affascinante, impegnativo, creativo e realizzante. GENTE IN MOVIMENTO

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impresa

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Turismo al collasso “una crisi mai vista” Gli aiuti al settore sono insufficienti. Il presidente di Sistema Impresa, Berlino Tazza: “Il bonus vacanze del governo è ininfluente”. a cura di Berlino Tazza

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l bonus vacanza, la misura predisposta dal governo per risollevare aziende alberghiere, b&b e campeggi sostenendo il settore turistico in una stagione estiva destinata ad essere penalizzata dalla minaccia del Covid-19, presenta gravi criticità. Lo rileva Sistema Impresa, la confederazione nazionale delle Pmi che rappresenta 160mila imprese in tutta Italia con una prevalenza nel settore terziario e con una presenza incisiva nel comparto turistico e ricettivo. Berlino Tazza, presidente nazionale di Sistema Impresa commenta in questo modo: “Il bonus elaborato

dal governo” commenta Berlino Tazza, presidente di sistema Impresa, “si qualifica come uno sconto sul pagamento del pernottamento ma ha il difetto di essere interamente a carico della struttura ospitante attraverso la modalità del credito d’imposta. Il bonus, come rileva anche Codacons, l’associazione dei consumatori, è stato richiesto ad oggi solo da 225.000 cittadini contro i circa 30 milioni di italiani che andranno in vacanza. Il numero aumenterà ma è evidente che la tendenza iniziale, registrata a luglio e quindi con la stagione già avviata, risulta decisamente NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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insufficiente rispetto alle necessità di rilancio del settore”. Bonus Vacanza. Pochi albergatori aderiranno all’iniziativa. Perché? È una soluzione che, purtroppo, non risolve il punto nodale della liquidità: le aziende non sono messe nelle condizioni di fare cassa proprio nel momento in cui sono chiamate a sostenere investimenti ingenti e imprevisti per onorare le misure anti-Covid ritornando ad operare, quando possibile, dopo i mesi di cassa integrazione e di mancato guadagno. È questo il deterrente chiave che ha spinto, per il momento, la maggior parte delle strutture a non aderire. Dai nostri associati, che rientrano prevalentemente nella categoria delle micro, piccole e medie imprese abbiamo ricevuto reazioni allarmate per la grave condizione in cui versa il settore turistico e ricettivo. Molti imprenditori alberghieri ci hanno confermato che pur ricorrendo al bonus avranno serie difficoltà a garantire l’ordinario. C’è molta preoccupazione per il futuro. In molti temono di non farcela a raggiungere il termine del 2020. Quali sono le maggiori difficoltà per gli imprenditori del turismo? La domanda dei soggiorni e dei pernottamenti è precipitata vertiginosamente. Se le località marittime e montane possono sperare in un miglioramento tra luglio e agosto, per le città d’arte la situazione è

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davvero drammatica. La maggior parte degli imprenditori non sa se verrà prorogata la cassa integrazione e per molti questo è uno strumento che ormai è diventato indispensabile. Una battuta d’arresto che rischia di ripercuotersi a livello sociale e territoriale. Già ora la situazione appare drammatica se si pensa che secondo dati Istat il 38,8 % delle aziende italiane è a rischio sopravvivenza. È una cifra impressionante, pari al 28,8% dell’occupazione. Parliamo di circa 3,6 milioni di addetti. Davanti a questo scenario il governo dovrebbe fare di più”. Un quadro drammatico. E le aziende del turismo sono tra le più esposte alla crisi. Nel settore dell’accoglienza sei alberghi e ristoranti su dieci rischiano la chiusura entro un anno a seguito dell’emergenza Coronavirus mettendo in pericolo oltre 800 mila posti di lavoro. Nel comparto si definiscono a rischio di sopravvivenza il 65,2% delle imprese di alloggio e ristorazione. Bisogna poi considerare il colpo violentissimo che è stato inferto alle imprese dei trasporti. Il turismo rappresenta il 13% del Pil italiano. Accettare passivamente un tracollo in questo ambito significa mettere in pericolo l’intera capacità del Paese di produrre ricchezza. Quali sono le azioni necessarie per attuare il rilancio? Servono iniziative di sostegno capaci di salvaguardare

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congiuntamente i settori del turismo e dei trasporti. Bisogna promuovere campagne marketing nella Ue e nel mondo in grado di rafforzare l’immagine dell’Italia come un Paese sicuro. Le nostre articolazioni territoriali denunciano da mesi disdette e mancate prenotazioni in tutte le regioni che interessano soprattutto i viaggiatori che provengono dall’ estero e francamente mi sarei aspettato, a livello ministeriale e governativo, un pacchetto di misure specifiche e coordinate. Invece abbiamo visto che sono state le regioni, spesso con risultati contrastanti, a prendere l’iniziativa. Inoltre, il turismo non può essere pensato in modo avulso dal sistema dei trasporti. Altri Paesi hanno destinato risorse ingenti per risollevare il trasporto pubblico non di linea. Serve più coraggio per contrastare la crisi e soprattutto bisogna smetterla con la strategia meramente mediatica delle riforme a costo zero. Occorre un fondo dedicato per destinare sussidi e sgravi. È necessario intervenire con il taglio dell’iva su merci e servizi. C’è infine da considerare il rischio della criminalità organizzata che ha già iniziato a sfruttare le difficoltà sul fronte creditizio e bancario per assumere il controllo delle aziende più fragili. Il Paese ha bisogno di capacità di visione e azione. Non c’è più tempo e l’esecutivo deve farsi carico dell’ urgenza”.

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Regole e lavoro: quali prospettive? Le disposizioni cogenti mirano alla gestione di breve periodo della crisi, ma non possono costituire la base per fare scelte di rilancio economico. a cura di Rosario De Luca

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he direzione prenderà il lavoro in Italia? In quale scenario ci muoveremo nei prossimi anni? Interrogativi che stanno sempre di più affollando il dibattito dottrinario, ma che non trovano risposta. L’humus su cui si dovrebbe impiantare una qualsiasi riflessione sono le regole attuali, che non sembrano poter concorrere alla creazione di una visione strategica del mondo del lavoro. La scia che stanno seguendo le disposizioni cogenti, alcune non condivisibili, mira alla gestione di breve periodo della crisi; ma nessuna di queste può costituire

la base per fare scelte di rilancio economico. In buona sostanza, non è possibile assegnare agli schemi esistenti oggi nel mondo del lavoro italiano una valenza futura. Sono troppo agganciati a una visione troppo arcaica, con modelli da non ripetere. L’esempio più emblematico è la scelta di affidare a un decreto la conservazione della stabilità occupazionale del Paese. Da che mondo e mondo i posti di lavoro non si creano per decreto, ma neanche si conservano per decreto. Si creano e si conservano solo facendo crescere l’economia e i volumi di affari di chi i posti di lavoro li crea e li conserva. Le aziende NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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italiane rappresentano il vero patrimonio dell’Italia, assieme ai beni culturali, e vanno sostenute e incentivate affinché possano creare valore aggiunto. Questo divieto è, invece, puro doping per un mercato del lavoro asfittico, che si troverà a dover fare i conti con la realtà quando all’ improvviso verrà eliminato. E quando arriverà questo momento bisognerà vedere quali aziende saranno riuscite a sopravvivere in un mercato ancora lento e senza ammortizzatori sociali per assorbire i costi del personale. La realtà del Paese ci propone ben altre esigenze, altre necessità legate al mondo dell’impresa, da cui nascono valore e lavoro. Innanzitutto, servirebbe semplificazione vera e non mascherata; una sorta di intervento straordinario, per quanto straordinario sia il periodo che stiamo vivendo. Dove, però, non si può non notare come, da un alto, ci sia la burocrazia, tornata alla gestione ordinaria, ma con una visione elitaria, di questioni drammatiche e, dall’altro, il popolo degli imprenditori, dei professionisti, dei lavoratori alle prese con la gestione straordinaria di un’emergenza sociale ed economica mai vista in precedenza. I tempi, gli atteggiamenti, le procedure burocratiche sono e restano inadeguate alla situazione in cui vive oggi il popolo del lavoro. Ma cosa servirebbe per essere d’ausilio a chi produce ricchezza? La risposta è semplice: approfittare del periodo emergenziale e degli strumenti straordinari e, magari, azzerare l’impatto burocratico con un DPCM. Impossibile da realizzarsi? No, basta volerlo. E sarebbe già bastato se nella fase iniziale della pandemia da Covid-19 ci fosse stato il coraggio di introdurre l’Ammortizzatore Sociale Unico, proposto dai Consulenti del Lavoro. Al contrario, abbiamo dovuto sperimentare 25 diverse procedure per richiedere la stessa cosa: uno strumento di sostegno al reddito con medesima causale e da utilizzare NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020

La realtà del Paese ci propone necessità legate al mondo dell’impresa: innanzitutto, servirebbe semplificazione vera e non mascherata; una sorta di intervento straordinario, per quanto straordinario sia il periodo che stiamo vivendo.

tutti. Proposta ancora valida e da potersi attuare immediatamente visto che all’orizzonte ci sono ulteriori periodi di cassa integrazione. Invece, ci si deve orientare tra una serie infinita di piattaforme, leggi, circolari, note, procedure con l’unico risultato di aver creato un mostro burocratico di dimensioni enormi, che non riesce a soddisfare pienamente le esigenze dei lavoratori. E in questo contrasto tra élite e popolo si perde di vista il fine ultimo della semplificazione, che è quello di dare la possibilità ai cittadini di poter godere facilmente dei propri diritti. In Italia, invece, arriviamo alla parossistica situazione in cui è difficile adempiere anche solo ai propri doveri, proprio in virtù di complicazioni burocratiche. Serve, dunque, semplificazione “vera” e rilancio dell’economia reale, in modo da mettere al centro di tutto la piccola e media impresa, volano del nostro Paese. Le aziende, invece, trovandosi in grandissima sofferenza, diventano aggredibili più facilmente sia dalla delinquenza organizzata che da multinazionali straniere, pronte ad appropriarsi dei nostri migliori brand e distretti produttivi. Crescono a dismisura, quindi, quelle situazioni, ampiamente denunciate

dai Consulenti del Lavoro, in cui si è pronti ad offrire lavoro a poco prezzo, sotto forma di contratto di appalto, impostato sul mancato pagamento di contributi e retribuzioni, che sfocia nelle più tipiche forme di caporalato. In questo grigio, se non nero, contesto spicca una bella notizia in materia di lavoro etico: la conferenza stampa con cui la Guardia di Finanza ha comunicato i risultati delle indagini sviluppate attorno ad una famosa società di servizi di consulenza, operante nella riviera romagnola. Le accuse sono le solite: contratti illeciti, interposizione fittizia di manodopera, evasione fiscale. E anche lo schema è sempre lo stesso: acquisire lavoratori di aziende, pagarli a costi irrisori, somministrarli alla medesima azienda di provenienza, a cui poi fatturare importi di retribuzioni e contributi mai pagati. Una vera azione di dumping sociale e contrattuale, che esclude dal mercato tutte le imprese che, invece, sono rispettose della normativa vigente in materia di gestione dei rapporti di lavoro. È una bella notizia, che dà slancio e fiducia a chi, come i Consulenti del Lavoro, crede fermamente al lavoro etico e regolare. GENTE IN MOVIMENTO

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Formazione e lavoro: un binomio vincente La formazione del personale può essere fondamentale per qualificare o riqualificare o aumentare le competenze delle risorse umane aziendali. a cura della Gianluca Cerqueti

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pesso erroneamente considerata una perdita di tempo o un’incombenza da procrastinare il più possibile, la formazione del personale può essere fondamentale per qualificare/ riqualificare o aumentare le competenze delle risorse umane aziendali. Parlando di formazione accostata al mondo del lavoro, il primo tipo di rapporto da citare è chiaramente il contratto di apprendistato. Pur esistendo nel nostro ordinamento tre diverse tipologie di apprendistato, la più utilizzata è certamente quella cosiddetta “professionalizzante”. Applicabile alle assunzioni di giovani

dai 18 ai 29 anni (30 non compiuti), l’apprendistato professionalizzante prevede un periodo formativo di durata diversa in base al titolo di studio e alla qualifica contrattuale da conseguire, con un massimo di tre anni (cinque per i profili di tipo artigiano), al termine dei quali, in caso di esito positivo, il rapporto prosegue come un normale rapporto a tempo indeterminato. Viceversa, se alla fine del triennio una delle parti non intende continuare il rapporto, può recedere senza bisogno di alcun particolare motivo (cd. recesso ad nutum). È bene ricordare che l’apprendistato è di per sé un contratto a tempo indeterminato, NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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essendo a termine solamente la parte formativa dello stesso. Un cenno di rilievo meritano le agevolazioni contributive relative a questa tipologia di rapporto, in quanto il risparmio in termini di contributi dovuti a INPS e INAIL è veramente notevole. La formazione dell’apprendista si divide tra base/trasversale e tecnico/ professionale. La prima è suddivisa in macrosettori di competenza in relazione all’attività aziendale e proporzionata in base al titolo di studio del lavoratore, può essere totalmente offerta dalla Regione, e riguarda argomenti e materie che possono interessare tutte le attività (es. salute e sicurezza, organizzazione del lavoro, informatica, inglese, ecc…); la seconda, rivolta alle mansioni specifiche che l’apprendista dovrà svolgere in azienda, viene erogata anche durante la vera e propria esecuzione delle mansioni stesse (formazione on the job), direttamente dal titolare o da dipendenti qualificati, e monitorata da un tutor aziendale, secondo gli obiettivi prefissati nel Piano Formativo Individuale, parte integrante e sostanziale del contratto di apprendistato. Unica deroga al requisito anagrafico è data dalla possibilità, prevista dall’art. 47, c.4, del D.Lgs. 81/2015, di assumere con contratto di apprendistato professionalizzante lavoratori di qualsiasi età percettori di un

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trattamento di disoccupazione (Naspi), con le stesse caratteristiche sopra descritte, eccetto la formazione di base/trasversale, che si considera come già espletata in virtù delle esperienze lavorative precedenti. Un altro strumento valido per un primo approccio al mondo del lavoro per i giovani, ma anche una possibilità per i meno giovani per riqualificarsi, è costituito dal tirocinio (o stage, in francese), vere e proprie esperienze formative all’ interno di realtà aziendali, finalizzate a favorire l’arricchimento del bagaglio di conoscenze del tirocinante e volte ad agevolare un eventuale inserimento futuro in azienda. Sono distinti in tirocini curriculari, cioè inseriti nei piani di studio delle Università e delle scuole superiori, o dei percorsi di formazione professionale, ed extracurriculari, rivolti a persone in cerca di occupazione o reinserimento lavorativo, in cui le parti in gioco sono tre: Tirocinante; Soggetto Promotore, cioè l’Ente (Centri per l’Impiego), la Scuola, l’Università o gli altri soggetti autorizzati, che gestisce le procedure iniziali, stipula una convenzione con l’azienda, predispone il Progetto Formativo e monitora lo svolgimento del tirocinio; Soggetto Ospitante, ovvero l’azienda che ospita il tirocinante, designa un tutor e realizza il percorso formativo secondo quanto

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stabilito nel PFI. Il tirocinante ha diritto a percepire un’indennità di partecipazione, stabilita in almeno 300 euro lordi mensili, ma le Regioni possono fissare anche importi più elevati (in Liguria sono 500 euro) ed è assicurato contro gli infortuni sul lavoro presso l’INAIL, oltre che per la responsabilità civile verso i terzi. Per quanto riguarda, invece, la formazione delle risorse umane interne, è imprescindibile dedicare ai propri dipendenti e collaboratori la giusta misura di aggiornamento periodico, al fine di valorizzare ogni singolo individuo. Dai profili più bassi a quelli apicali, oltre ad accrescere le competenze personali e professionali del lavoratore, la formazione incrementa la produttività e, da non sottovalutare, la dedizione e l’attaccamento ai valori aziendali, che questi tende a far propri, aumenta l’autostima e la motivazione, e di conseguenza, migliora l’immagine aziendale e la competitività dell’Azienda stessa. Viviamo ormai in un mondo in cui le esigenze cambiano in modo repentino, la concorrenza è elevata. Una maggiore flessibilità professionale dei dipendenti si può ottenere solo attraverso lo sviluppo e il potenziamento delle risorse umane interne e la capacità di adeguarsi ai mutamenti tecnologici, culturali, sociali è un fattore distintivo e determinante.

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Nuovi principi contabili: la revisione legale 3.0 Anche in Italia arriva l’applicazione dei 22 principi di revisione ISA, i principi internazionali adottati in numerosi Stati membri dell’Unione Europea. a cura di Andrea Lovelock

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efinitivo decollo della revisione legale in Italia con la determina del 3 agosto della Ragioneria dello Stato, attraverso la quale sono stati adottati i nuovi principi elaborati nei mesi scorsi dall’Inrl, dai dottori commercialisti e Assirevi. Si tratta di un significativo aggiornamento per la revisione legale in Italia attraverso la rigorosa applicazione dei ventidue nuovi principi di revisione ISA Italia elaborati dall’Inrl, dal Consiglio Nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti Contabili e dall’ Assirevi in collaborazione con Consob e MEF nelle apposite Commissioni che il ministero

aveva istituto proprio per tradurre in testi snelli e condivisibili, quei principi internazionali adottati da tempo in numerosi stati membri dell’Unione Europea. Si tratta del quarto aggiornamento dei principi di revisione che saranno in vigore per le revisioni dei bilanci 2020 e contestualmente alla loro adozione da parte della Ragioneria dello Stato, sono state pubblicate anche le versioni aggiornate dell’ introduzione e del glossario, per una immediata e semplificata consultazione. Con questo significativo aggiornamento si attua di fatto l’allineamento della tecnica revisionale italiana alla NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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prassi internazionale, già attuata da tempo in diversi paesi della UE. Nel dettaglio i ventidue nuovi principi rappresentano la traduzione in lingua italiana dei principi internazionali ISA, elaborati dalle commissioni presso il Mef, costituite da rappresentanti dell’Istituto nazionale revisori legali, dall’ordine dei dottori commercialisti e da Assirevi, in collaborazione con la Consob e Mef, integrata nel corso degli ultimi mesi con l’apporto di alcune considerazioni tecniche finalizzate soprattutto a supportarne l’applicazione nell’ambito del contesto normativo e regolamentare italiano. Il lavoro svolto dalle commissioni presso il Mef si è concentrato in particolare sulle modifiche da apportare alla normativa italiana in materia di revisione legale, con specifico riferimento alle modifiche introdotte dal D.Lgs. 135/16 e, per gli Enti di Interesse Pubblico, dal Regolamento UE n. 537/14 nonché dalla stessa evoluzione dei principi di revisione internazionali emanati dallo IAASB che hanno riguardato le stime contabili 2018), le non conformità a leggi o regolamenti del 2016,

la considerazione dell’informativa nella revisione contabile del 2015, e l’utilizzo del lavoro dei revisori interni del 2013. Nel commentare l’aggiornamento dei ventidue principi di revisione, i vertici dell’Inrl evidenziano l’importanza di uno dei pilastri fondamentali nell’ approccio del revisore legale nell’ attività di controllo contabile, ovvero lo ‘scetticismo professionale’. Altro passaggio chiave è il requisito dell’indipendenza del revisore legale, per assicurare la tutela del professionista, dell’azienda controllata e dei terzi. Il primo set di principi è stato elaborato tenendo conto delle regolamentazioni emanate dagli organismi internazionali ed è stato adottato con Determina dal Ministero dell’ economia e delle finanze nel dicembre 2014. Il primo set di principi ISA Italia è stato oggetto, negli anni, di una serie di aggiornamenti necessari per tener conto dei nuovi principi di revisione internazionali ISA emanati dall’ International Auditing and Assurance Standards Board (IAASB) successivamente agli ISA Clarified 2009 e dell’

evoluzione normativa e regolamentare dell’ordinamento italiano. Nel dettaglio i nuovi principi Isa Italia 2020 attengono agli obiettivi generali del revisore indipendente, lo svolgimento della revisione contabile in conformità ai principi di revisione internazionale, gli accordi relativi ai termini degli incarichi di revisione e ancora il controllo della qualità dell’incarico di revisione contabile e del bilancio, la documentazione della revisione contabile, nonché le responsabilità del revisore relativamente alle frodi nella revisione contabile del bilancio Nella foto: L’incontro tra i vertici dell’ Istituto Nazionale Revisori Legali e quelli del consiglio nazionale dei consulenti del lavoro. Da sinistra Antonella Gobbo, delegata regionale Inrl per il Lazio, la segretaria nazionale Inrl Katia Zaffonato, il Presidente dell’Inrl, Ciro Monetta, la Presidente del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone, il Vice Presidente dell’Inrl Luigi Maninetti e il Vice Presidente del CN dei consulenti del lavoro, Sergio Giorgini.

I REVISORI INCONTRANO I CONSULENTI DEL LAVORO PER UN PROGETTO COMUNE DELLE PROFESSIONI CONTABILI Poco prima della pausa estiva presso la bellissima e moderna sede dell’Ordine Nazionale dei Consulenti del Lavoro si è svolto un importante incontro preliminare tra la Presidente del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone, il Vice Presidente Sergio Giorgini ed i vertici dell’ Inrl, composti dal Presidente Ciro Monetta, dal Vice Presidente Luigi Maninetti, dalla segretaria nazionale Katia Zaffonato, dal tesoriere Paolo Brescia e dalla delegata regionale Inrl del Lazio Antonella Gobbo. Un dialogo costruttivo che si vuole allargare anche ai dottori commercialisti per un progetto unitario delle professioni contabili. Nello specifico la Presidente Calderone ha condiviso l’idea di un tavolo di concertazione e si farà promotrice di una vera e propria unione delle professioni giuridico-economiche, tanto più indispensabile in questo momento storico che vede impegnati tutti i professionisti contabili in una straordinaria attività di supporto al fianco delle imprese e per la ripartenza dell’ economia nazionale. Nel commentare positivamente l’esito dell’incontro il Presidente Inrl, Ciro Monetta, ha espresso piena soddisfazione per l’esito

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dell’incontro e per la disponibilità mostrata dalla presidente Calderone. Inoltre, ha manifestato l’intenzione di agire tempestivamente in questa difficile congiuntura economica che purtroppo si protrarrà nel tempo e che continuerà a vedere, sempre con maggior impegno ed in prima linea, i professionisti contabili, al fine ad assicurare un assetto organizzativo interno di tutte le imprese e la ripresa del sistema-Paese dopo l’inedita emergenza Covid-19. Infine, sia da parte della presidente Calderone che del presidente Monetta è stato espresso il particolare rilievo che assume la formazione professionale specialistica, per la quale l’istituto ha già avviato nei mesi scorsi, nonostante il Covid-19, un ricco ciclo di seminari specialistici attraverso lo ‘sportello del revisore’. E proprio in merito al programma formativo i vertici dei consulenti del lavoro hanno espresso vivo interesse a condividere tale programma che proseguirà nei prossimi mesi. Infatti, proprio ieri l’Ufficio di Presidenza Inrl ha redatto il programma di massima degli incontri frontali, seminari online ed eventi istituzionali da settembre al dicembre 2020, che presto saranno ufficializzati.

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Intelligenza artificiale e guida autonoma Facciamo il punto della situazione insieme agli esperti del settore che hanno partecipato al WAIC 2020. a cura della Redazione

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a World Artificial Intelligence Conference, in sigla WAIC, ovvero la conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale tenutasi a Shanghai lo scorso luglio con partecipazione da remoto, si è sviluppata intorno al tema della “connettività intelligente, comunità indivisibile”. L’evento rappresenta una piattaforma internazionale e professionale di alto livello, che attrae gli scienziati, gli imprenditori di intelligenza artificiale e i leader di governo più influenti del mondo, per discutere e parlare delle frontiere tecnologiche, delle tendenze del settore dell’IA e delle problematiche esistenti. Per via della pandemia, quest’anno la conferenza è stata “digitalizzata”, sfruttando la componente online per offrire una serie di attività interattive su piattaforme virtuali. Tantissime le aziende partecipanti, tra cui Microsoft, Amazon, Alibaba e altri leader del settore che già erano presenti all’edizione precedente. Interessante l’intervento di Mark Stanton, CTO di Human Horizons e HiPhi, aziende che si occupano di

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ricerca e sviluppo di veicoli intelligenti, che, nel suo discorso di apertura, ha parlato di guida autonoma e di come questa influisca sulla mobilità nell’era del 5G-V2X (Vehicle-to-Everything). Tenutosi all’interno dell’Autonomous Driving Forum, la conferenza che mira a riunire esperti di spicco da tutto per il mondo per discutere della tecnologia V2X e di come questa possa essere integrata all’IA a beneficio della collettività, durante il suo discorso Mark Stanton ha presentato l’esperienza di Human Horizons, descrivendo l’ascesa dell’ automazione dei veicoli e le influenze positive che possono avere sul cambiamento della mobilità del prossimo futuro. I produttori e fornitori di mezzi di trasporto di superficie (camion, bus e auto), insieme agli operatori stradali, infatti, si trovano allo stadio iniziale di applicazione e sfruttamento delle potenzialità e vantaggi derivanti dall’uso delle comunicazioni V2X. I servizi e gli applicativi wireless emergenti sono destinati ad avere un enorme impatto sulla sicurezza e

la mobilità dei trasporti del prossimo futuro. I dispositivi che sfruttano le comunicazioni V2V, di fatto, possono aumentare in modo sostanziale i sensori integrati per fornire capacità di previsione degli incidenti più accurate e migliorare le tecnologie di prevenzione degli incidenti esistenti. Tuttavia, questa tipologia di applicazioni emergenti richiede una connessione e una copertura a portata di tutti i veicoli. La connettività, infatti, ha il potenziale di offrire grandi vantaggi in termini di sicurezza per tutti gli utenti della strada. Nell’ambito dei veicoli autonomi, i principali esponenti del settore concordano sul fatto che nel 2021 arriveranno sul mercato i primi mezzi con capacità di livello 3: si tratta della cosiddetta “automazione condizionata” che prevede la gestione della guida da parte dei veicolo in ambienti ordinari, dove l’auto accelera, frena e sterza in autonomia, mentre il guidatore interviene solo in situazioni problematiche, accertate personalmente o segnalate dal sistema. Non c’è che dire, un bel passo in avanti. NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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L’impianto idraulico del ponte di Genova

C

’è ma non si vede: una delle eccellenze del nuovo Ponte di Genova è nascosta dentro l’impalcato. Una competenza che contribuisce a rendere il ponte sostenibile e moderno. A metterla a disposizione del cantiere è la Panizza 1914, una delle 330 imprese che hanno lavorato a questo ponte. Una società specializzata su tanti fronti del mondo delle costruzioni, tra cui gli impianti idraulici. E proprio per il nuovo Ponte di GENOVA

LE IMPRESE ITALIANE

DIETRO IL PONTE DEI RECORD CIRCA

330

40

IMPRESE 99% ITALIANE

MESTIERI DIVERSI

IN MAGGIOR PARTE

PICCOLE E MEDIE

160

MILIONI DI EURO IL VALORE DELLE

FORNITURE

80

circa % valore complessivo commessa

130

200

FORNITORI

DI CUI OLTRE

SUBFORNITORI

50

LIGURI

Nuovo approccio FAST TRACK Partnership strategica con fornitori e subfornitori

Tanti cantieri integrati Fino a 40 squadre al lavoro in contemporanea Dati all’8 luglio 2020

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Genova la Panizza 1914 ha realizzato un sofisticato impianto idraulico di raccolta delle acque piovane e degli eventuali liquidi provenienti da sversamenti anomali sull’impalcato. Una parte di quegli impianti definiti “il cuore del Ponte”. Come racconta oggi Mario Panizza, direttore tecnico dell’impresa, “all’inizio nutrivo qualche perplessità che un’azienda come la nostra potesse ben integrarsi in un cantiere così complesso, poi mi sono reso conto che la grande qualità organizzativa degli ingegneri e dei tecnici del cantiere, non solo ci ha permesso di dare il nostro contributo, ma ci ha anche aiutato a rispettare i tempi strettissimi del cronoprogramma”. La sfida era quella di istallare un complesso impianto di gestione delle acque piovane diviso in tre fasi: la prima di raccolta dell’acqua che cade sul viadotto; la seconda il suo stoccaggio e, laddove serva, la purificazione; e la terza lo scarico a valle. Tutto attraverso reti di tubi e impianti nascosti dentro l’impalcato. “Per farlo” continua Panizza, “sono state scelte delle tubazioni speciali in vetroresina, che generalmente si usano per opere sottomarine, che resistono molto bene alla corrosione, sono molto flessibili e danno grande scorrevolezza all’acqua. Questo ha permesso di ridurre il diametro dei tubi che passano dentro l’impalcato”. I tubi raccolgono le acque dal piano strada e le portano a quattro grandi collettori, due sul lato Levante e due sul lato Ponente, che scaricano all’interno delle pile. In caso di uno sversamento eccezionale, come ad esempio un camion che perde gasolio, il sistema rileva il liquido inquinante e lo trasporta in una apposita vasca, dove il liquido viene

L’impianto idraulico che pulisce le acque del Viadotto GenovaSan Giorgio e contribuisce a renderlo un’infrastruttura moderna e sostenibile. a cura della Redazione

avviato a un trattamento speciale. Un diverso trattamento è previsto anche per i primi 5 millimetri di pioggia, considerati più inquinanti dei successivi perché possono portare con sé anche residui raccolti sul manto stradale. Per questa ragione le prime piogge vengono raccolte in una vasca dedicata e poi, attraverso un sistema di pompaggio, condotte all’interno di un cosiddetto disoleatore, che le pulisce dai residui dell’asfalto prima di riversare l’acqua nella rete idrica esistente. “Non è stato un lavoro semplice” conclude Panizza, “anche per via delle condizioni atmosferiche e del posizionamento degli impianti dentro l’impalcato. Siamo però molto orgogliosi di aver partecipato alla ricostruzione del ponte. Personalmente, girando per Genova, ho sentito la riconoscenza dei genovesi per quello che stavamo facendo. E questa, insieme al riconoscimento della capacità tecnica e della passione dei miei tecnici, è sicuramente la soddisfazione più grande”. GENTE IN MOVIMENTO

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La quarta rivoluzione industriale europea Obiettivo del New Green Deal è favorire la transizione dal fossile alle energie rinnovabili per abbattere le emissioni inquinanti. a cura dell’On. Paolo De Castro

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ew green deal, Biodiversity, Farm to Fork, Next generation Eu, Qfp, Pac: a persone e viaggiatori comuni queste parole tra virgole, forse, diranno poco o nulla. Eppure rappresentano i capisaldi di una politica articolata e di ampio respiro che nei prossimi decenni dovrà accompagnare circa 450 milioni di cittadini europei, compresi noi italiani, con un approccio molto diverso dal passato. Complice la pandemia da Coronavirus che quest’ anno ha colpito, e sta colpendo, il mondo intero con la perdita di migliaia di vite umane e pesanti risvolti sanitari, economici e sociali.

Senza addentrarmi in riflessioni che non mi competono, come parlamentare europeo, membro effettivo delle commissioni Agricoltura, Bilanci e Commercio internazionale, vorrei comunque sottolineare e condividere con voi lettori, in modo sintetico, la portata di questi interventi. A inizio anno la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha definito il ‘New green deal’ come la “quarta rivoluzione industriale europea”, che avrà l’obiettivo, da qui al 2050, di favorire la transizione dal fossile alle energie rinnovabili per abbattere le emissioni gassose inquinanti e portare l’Europa alla neutralità climatica. NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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In pratica, un maxi-piano a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini che coinvolgerà tutte le politiche comunitarie, puntando ad attivare subito risorse finanziarie stimate, tra pubbliche e private, comprensive dell’emergenza Covid, in circa 3mila miliardi di euro. Il New green deal farà leva su due strategie, ‘Biodiversity’ e ‘Farm to Fork’, che saranno la cartina di tornasole per imprese, lavoratori e consumatori. Due asset fondamentali per la crescita sostenibile e la lotta contro i cambiamenti climatici, sui quali la Politica agricola comune (Pac), che insieme alle politiche di Coesione, voglio ricordare, assorbe circa il 70% del budget Ue, avrà un ruolo determinante. La scommessa sarà garantire la biodiversità, con i suoi equilibri tra specie animali e vegetali, che sono già di per sé una ricchezza per il pianeta, e coinvolgere direttamente i cittadini nelle scelte delle filiere agroalimentari, dai campi alla tavola. Innovazione tecnologica e ricerca dovranno essere alla base di strumenti utili per non sprecare acqua e suolo, aumentando le rese di prodotti agroalimentari di qualità con meno chimica di sintesi. Ma anche per fornire informazioni chiare e trasparenti sull’origine e i valori nutrizionali degli alimenti, tali da consentire ai consumatori di scegliere liberamente senza essere condizionati al momento dell’acquisto. Una questione, in particolare quest’ ultima, sulla quale una parte dei 27 Stati membri ha già adottato in via volontaria tre diversi sistemi di classificazione degli alimenti, ma che il Parlamento punta a regolamentare con un provvedimento di legge comune. Intanto, con le prime linee guida del Green deal la Commissione ha indicato agli agricoltori i primi step da raggiungere nel 2030, che prevedono il dimezzamento degli agrofarmaci, una riduzione del 20% dei fertilizzanti chimici e il contestuale aumento delle superfici coltivate con metodo biologico, che entro i prossimi dieci anni dovranno rappresentare un NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020

quarto del totale. Tra gli obiettivi, anche la realizzazione di aree protette sul 30% delle terre e dei mari, il dimezzamento delle vendite di antibiotici negli allevamenti e negli impianti di acquacoltura. In attesa dei testi legislativi necessari per l’applicazione del New green deal e delle relative strategie, nel luglio scorso i capi di Stato e di Governo dell’Ue hanno nel frattempo raggiunto un accordo politico sul Quadro finanziario pluriennale (Qfp) 2021-2027. In pratica, la legge di programmazione del bilancio europeo per i prossimi sette anni, con una dote di circa 1.100 miliardi, comprensivi dei fondi Pac, che è legata in via straordinaria al Recovery Plan, o Next generation Eu, il piano per la ripresa economica post-Covid, con altri 750 miliardi (390 di sussidi, 360 di prestiti), di cui 7,5 destinati in specifico all’agroalimentare.Premesso che la proposta del Consiglio Ue, nel complesso, dovrà ora affrontare il suo percorso interistituzionale, tra Commissione, Parlamento e Stati membri, la Politica agricola comune parte con un budget di circa 344 miliardi: 20 miliardi in più rispetto alla proposta iniziale messa sul tavolo dalla Commissione europea nel 2018, ma quasi 40 in meno rispetto alla precedente programmazione 2014-2020. In ogni caso, si tratta della proposta

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finanziaria iniziale di una Pac in fase di riforma (la prossima, come previsto dal regolamento transitorio che abbiamo approvato prima dell’estate, partirà nel 2023) e per la quale, noi eurodeputati, abbiamo chiesto una dotazione di 1.300 miliardi. Del resto, per il via libera al prossimo bilancio europeo, come Parlamento abbiamo posto alcune condizioni inderogabili. E la prima è che non vi sia alcun taglio delle risorse, con una dotazione finanziaria più vicina all’1,3% di contribuzione da parte dei singoli Stati sul Reddito nazionale lordo, a fronte di una proposta della Commissione di poco superiore all’1 per cento. Su queste differenti percentuali, in apparenza minime ma decisive per la realizzazione di una nuova, ambiziosa Politica agricola comune, più rispettosa dell’ambiente e della salute dei cittadini, oltre che dei redditi degli agricoltori e di tutti i lavoratori, nei prossimi mesi l’Unione giocherà tutte le sue carte. Il Parlamento, nel suo ruolo di co-decisore dei progetti europei, continuerà a essere in prima linea a difesa di tutti i cittadini. Da parte mia, come relatore della parte agricola del Recovery Fund, ho già chiesto che i fondi assegnati alla Pac nell’ambito del programma sulla Next generation Eu siano disponibili in tempi rapidi. GENTE IN MOVIMENTO

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Capire il MES: storia e contenuto Insieme a Fabio Colasanti, economista esperto in materie economiche europee, spieghiamo cosa sia il MES in parole chiare e semplici, limitandoci alla descrizione tecnica. a cura di Mariapaola Cherchi

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on lo scoppio della crisi del debito greco agli inizi del 2010, l’Unione europea e, soprattutto, l’eurozona si sono rese conto di non disporre di strumenti che permettessero di aiutare un Paese membro in difficoltà. L’Unione europea disponeva di alcuni strumenti di intervento (nel 1976 l’Unione europea e il FMI avevano in parallelo prestato fondi all’Italia e l’Unione europea aveva poi fatto dei prestiti ad alcuni piccoli Paesi in difficoltà di bilancia dei pagamenti), ma questi avevano dimensioni assolutamente insufficienti a far fronte a una crisi delle finanze pubbliche. L’Unione monetaria europea rispose

immediatamente alla domanda di aiuto della Grecia del 23 aprile 2010 con una serie di prestiti bilaterali per un totale di 54 miliardi di euro concessi dai singoli Paesi dell’eurozona e coordinati dalla Commissione europea (il prestito italiano fu di 10 miliardi di euro). Al tempo stesso, l’unione monetaria decise la creazione di un meccanismo di intervento di dimensioni adeguate. Vista l’urgenza, si creò già il 9 maggio 2010, una società privata di diritto lussemburghese di cui erano soci i Paesi dell’unione monetaria: il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF o EFSF). Il FESF intervenne nei successivi NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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programmi di aiuto alla Grecia e negli aiuti a Irlanda e Portogallo. Il perdurare della crisi dei debiti pubblici che si era aperta con il caso greco e con la sua estensione ad altri Paesi era in gran parte dovuto ai dubbi che erano apparsi sulla volontà dei Paesi europei di continuare l’esperienza dell’unione monetaria. Questo portò a prendere, nel 2011 e 2012, molte misure di rafforzamento dell’unione monetaria che furono adottate nel Consiglio europeo del 29 giugno 2012 e che permisero a Mario Draghi di lanciare, il 26 luglio, il suo famoso annuncio sulla volontà della BCE di fare tutto il necessario per salvare l’euro. Una delle principali misure prese in questo periodo fu la trasformazione dell’EFSF in un organismo permanente basato su di un trattato tra i governi: il MES (Meccanismo europeo di stabilità). Questo iniziò la sua attività nell’ottobre del 2012. L’EFSF e il MES sono nati per operare come il FMI. Gli europeisti vorrebbero che il MES diventasse un vero Fondo monetario europeo. I loro prestiti per risolvere delle situazioni di crisi sono accompagnati da una condizionalità economica e da verifiche del rispetto degli impegni presi dal Paese aiutato. È così per il FMI ed è stato così per i prestiti dell’UE all’Italia e agli altri piccoli Paesi. Se ci dovessero essere nuove crisi nei prossimi anni i prestiti dell’Unione europea attraverso il MES sarebbero sicuramente accompagnati da una condizionalità macroeconomica. Il MES oggi è un operatore importantissimo sul mercato ed ha il “rating” migliore, la “tripla A”. Ma l’ottenimento di questo rating non è stato una cosa facile e ha richiesto mesi di lavoro. Oggi il MES è in grado di raccogliere fondi sul mercato a più o meno le stesse condizioni della Germania, dell’ Olanda e degli altri migliori debitori. Quando è scoppiata la crisi del Covid-19, l’Unione europea ha cercato di utilizzare subito gli strumenti di cui disponeva e ne ha poi creati di nuovi (Recovery Fund) che hanno inevitabilmente richiesto dei negoziati più complessi. NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020

Tra le soluzioni adottate immediatamente usando gli strumenti esistenti c’è stata la possibilità di prestiti concessi dalla Commissione europea e dal MES per, rispettivamente, 100 miliardi di euro (meccanismo SURE creato dalla Commissione) e 240 miliardi (nuova linea di credito “Pandemic Crisis Support” del MES). I due meccanismi non prevedono condizioni altre che l’utilizzo dei prestiti per i meccanismi di indennizzo della disoccupazione e per le spese sanitarie. Nel caso del MES si è creata una nuova linea di credito con delle regole diverse da quelle che si applicano nel caso di prestiti per far fronte a situazioni di crisi. In entrambi i casi i prestiti sono concessi a tutti i Paesi membri e la Commissione europea e la BCE hanno già certificato che tutti i Paesi membri soddisfano le condizioni previste per poter ottenere i prestiti. Anche la condizione di utilizzo dei fondi ottenuti con i prestiti per la lotta alla disoccupazione e le spese sanitarie non è molto vincolante. In assenza del meccanismo SURE della Commissione e del Pandemic Crisis Support del MES i Paesi avrebbero comunque speso moltissimi soldi per l’indennizzo della disoccupazione e per le spese sanitarie e questi fondi sono già previsti nei loro bilanci triennali. Le condizioni dello SURE e del Pandemic Crisis Support non richiedono che i fondi ricevuti da questi due meccanismi finanzino spese superiori a quelle previste. Quindi i Paesi che ricevono i prestiti SURE o PCS-MES possono utilizzare questi prestiti per disoccupazione e sanità e usare per altri scopi i fondi che avevano inizialmente già deciso di spendere in questi due campi. Quindi le decisioni prese con SURE e con il PCS-MES sono state delle soluzioni intelligenti per utilizzare dei meccanismi già esistenti o facilmente mobilizzabili per prestare, a ottime condizioni finanziarie, fino a 340 miliardi ai Paesi che ne abbiano bisogno, condividendo il rischio insito nell’emissione di titoli sul mercato. Le condizioni finanziarie (tasso di interesse e commissioni) di questi prestiti sono analoghe a quelle che

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i Paesi con finanze pubbliche solide possono spuntare, ma non migliori. Questi Paesi non avranno quindi bisogno di utilizzare questi due strumenti. Ma per gli altri Paesi i risparmi sui tassi di interesse sono consistenti. Il Paese che può risparmiare di più è l’Italia che è oggi il Paese dell’eurozona che paga i tassi di interessi più alti sulle scadenze lunghe. Tra SURE e MES l’Italia può ottenere prestiti a lungo termine a tassi di interesse vicini allo zero per circa 65 miliardi di euro. Il ricorso al mercato dell’Italia nel 2020/2021 sarà di circa 900 miliardi di euro (almeno 200 miliardi di nuovi debiti e circa 700 miliardi per il rimborso dei titoli in scadenza). La disponibilità di un prestito di 120 miliardi di euro attraverso il Recovery Fund non cambia molto a queste cifre. Il nostro Paese ha bisogno di raccogliere fondi alle condizioni migliori possibili e SURE e MES offrono le condizioni migliori immaginabili. La polemica sull’utilizzo del MES è il risultato di una cattiva informazione su di una riforma del MES che è stata discussa nel corso del 2018. Alcuni in Italia avevano criticato delle proposte sul tavolo. Queste proposte sono poi state ritirate e non fanno più parte della modifica concordata. Per di più il MES soffre della narrativa prevalente in Italia sulla crisi greca che tiene poco conto dei fatti e ignora che le condizioni imposte a Irlanda e Portogallo seguivano esattamente lo stesso approccio. GENTE IN MOVIMENTO

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Europa: l’informazione per capirne di più “Allô Europa”, un nuovo canale di informazione che presenta l’attualità dei fatti per capire l’Europa e le istituzioni che la compongono. a cura di Mariapaola Cherchi

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l problema della disinformazione fornita dai media non è sicuramente una novità e la diffidenza dei cittadini nei confronti dell’ informazione assume delle proporzioni talmente importante ormai che il complottismo, alimentato dall’una e l’altra “fake news”, diventa ormai una realtà. Quante volte negli ultimi mesi i mezzi d’informazione italiani ci hanno parlato di MES senza tuttavia spiegarne realmente il contenuto e la sua storia? Il MES non è una definizione astratta, eppure ci è stato proposta come tale o quantomeno non siamo stati sufficientemente informati sul suo contenuto. Ma

ancora peggio, ci sono state proposte su questo strumento le opinioni degli uni o degli altri che, alla ricerca unicamente di un mero consenso politico-elettorale, manifestavano la loro opinione sull’opportunità per l’Italia di accettare o no questo “aiuto”. È un po’ come chiedere a un marziano se vuole o no prendere la bicicletta, senza spiegargli previamente cosa sia la bicicletta! Questo modo di fare informazione, a nostro avviso, viola la nostra libertà di pensare che compromette direttamente la nostra libertà di opinione. Ritorniamo dunque al nostro esempio tratto dalla più recente attualità: il MES (Meccanismo europeo di NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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stabilità). Come avrete letto nell’ articolo proposto alla pagina precedente, “Capire il MES: storia e contenuto”, abbiamo invitato Fabio Colasanti, economista esperto in materie economiche europee nonché già alto funzionario presso la Commissione Europea (DG Affari economici e finanziari) di spiegarci, con parole chiare e semplici, la natura di questo strumento, limitandosi alla semplice descrizione tecnica del MES. Quello che vi abbiamo proposto è un esempio pratico di quanto, in questi ultimi mesi, ci è stato spesso taciuto sul MES o, in ogni caso, non è stata data la rilevanza opportuna a questa informazione primaria che è la sola che permetta al lettore di formare quella che sarà la “propria opinione” sull’opportunità dell’utilizzo o meno di questo strumento da parte dell’ Italia. La conseguenza diretta di questo processo malsano è che l’opinione pubblica viene mantenuta nell’ ignoranza. Questo processo, che viola la nostra libertà di pensare, mette a rischio il futuro del grande progetto europeo, nato 60 anni fa, determinando una distanza abissale tra il cittadino europeo e la Casa Europa. Partendo da questa constatazione, NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020

in un’era segnata dalle fake news e dai media di potere, diverse iniziative private si sono mobilizzate per creare dei canali di informazione che presentano l’attualità dei fatti. Ora, anche noi abbiamo voluto essere tra gli attori di una di queste iniziative, partecipando alla realizzazione del nuovo portale di attualità radiofonico: “Allô Europa” che, a partire da ottobre prossimo, sarà messo in onda nella radio privata diffusa via internet Radio Sardegna Web. Il programma che abbiamo elaborato ha come scopo di permettere a coloro che ci seguiranno di capire la Casa Europa, e più precisamente sia l’Europa delle Istituzioni che l’Europa dei cittadini. L’emissione proporrà ogni settimana una panoramica sull’attualità europea nel rispetto assoluto della libertà di opinione del cittadino, distinguendo dunque rigorosamente i fatti dalle opinioni. Il progetto si basa interamente sul concetto di quella che noi abbiamo denominato la “informazione formativa”, che consiste nel fornire agli ascoltatori gli strumenti necessari per comprendere l’attualità autonomamente. È per questa ragione che l’emissione è preceduta da una serie di “pillole”, brevi episodi audio già disponibili sul sito di Radio Sardegna

Europa

Ascolta la “Pillola 00”: inquadra il QR Code

Web, in cui una selezione di esperti altamente qualificati ci racconta il funzionamento delle maggiori istituzioni UE ed il loro ruolo nella complessa struttura europea. “Allô Europa” ha l’ambizione di costruire un ponte virtuale tra il cittadino e l’Europa, e ciò tramite un’informazione accessibile e comprensibile. In un’Europa pervasa da correnti nazionaliste e anti-europeiste, sono proprio le iniziative come “Allô Europa” che possono finalmente garantire la diffusione completa ed imparziale dell’informazione. Appuntamento dunque a “Allô Europa” che, grazie ai nostri Ciceroni di eccellenza, vi darà accesso, a partire dalle fondamenta, al quotidiano della Casa Europa: l’Europa dei cittadini e per i cittadini! GENTE IN MOVIMENTO

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Senza il sud l’Italia non riparte Un dibattito sul tema non può essere affrontato facendosi fuorviare da analisi superficiali, cattiva informazione e pregiudizi. a cura dell’On. Alessandro Amitrano

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uestione meridionale, rilancio del Sud, priorità Mezzogiorno. Se ne parla da decenni, ma il problema della disparità tra nord e sud, in Italia, rimane ancora sul campo. Da affrontare, finalmente, con idee, visione d’insieme, atti concreti. Servono scelte non assistenzialiste, ma in grado di garantire parità di condizioni per costruire nuove opzioni di sviluppo. Un dibattito su questo tema, però, non può essere affrontato facendosi fuorviare da analisi superficiali, cattiva informazione e pregiudizi, in verità duri a morire. Appare dunque

utile allargare l’analisi su elementi fondamentali, ma spesso taciuti o poco noti ai più. Troppo spesso il confronto si è incentrato, infatti, sulla questione del residuo fiscale, ossia la quota di tasse che, raccolta sul territorio, rimane sul territorio stesso o va allo Stato. Naturalmente questo dato è più alto al nord, dove ci sono più ricchezza (Pil) e lavoro. La questione di quanto i territori pagano in tasse rispetto a quanto ricevono è certamente importante, ma non può prescindere dall’altra questione fondamentale, e cioè: quanto il singolo territorio riceve in assoluto? Corrisponde al vero afferNUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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mare che chi riceve di più è anche quello che paga di più? Vediamo. Qualche mese fa sono circolati i dati della Ragioneria generale dello Stato sulla “spesa statale generalizzata”: una successiva analisi (non della Ragioneria) un po’ frettolosa, e politicamente orientata, interpretò questi dati sostenendo che fossero Lombardia e Veneto le Regioni che ricevevano di meno, dando quindi manforte alla necessità di un riequilibrio, alla litania di un Sud spendaccione, etc. Ma la fretta, si sa, è una cattiva consigliera: negli stessi dati la Ragioneria osservò che su circa 590 miliardi di euro l’anno di pagamenti effettuati dallo Stato, ne dovevano essere considerati “regionalizzabili”, cioè ripartibili a livello regionale, circa 270. Questo elemento, non di dettaglio, non era stato considerato dall’analisi. I dati della Ragioneria, peraltro, escludevano la spesa previdenziale e per assistenza sociale, che da sole costituiscono quasi il 70 per cento della spesa che la stessa Ragioneria considera “non regionalizzabile”. La Ragioneria, infine, non considera le risorse proprie impegnate nella sanità dalle Regioni né, per esempio, quelle legate alle società controllate pubbliche che forniscono servizi molto importanti per la qualità della vita dei cittadini, per esempio i trasporti locali e la raccolta dei rifiuti. Chi si occupa in modo specifico di elaborare tutti i dati di cui necessitiamo in questa disamina è il Sistema Conti Pubblici Territoriali (CPT), che misura e analizza i flussi finanziari di entrata e di spesa delle amministrazioni pubbliche e di tutti gli enti appartenenti alla componente allargata del settore pubblico (ad esempio Consorzi, Società partecipate e Fondazioni). Dotato di una struttura organizzativa a rete e a vocazione fortemente territoriale, il Sistema CPT opera all’interno dell’Agenzia nazionale per la Coesione territoriale con il ruolo di produttore di dati per la statistica pubblica ufficiale. Una fonte, dunque, istituzionale, non di parte. NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020

Ebbene: secondo i dati più recenti del sistema CPT sul totale della pubblica amministrazione (comprensivo anche di Regioni, enti locali ed enti previdenziali) il Centro-Nord è in vantaggio con una spesa pro capite di 13.400 euro contro i 10.900 del Sud. Se nel conto si include anche il settore pubblico allargato (ENI, Ferrovie dello Stato, società municipalizzate, ecc.) il divario arriva a quasi 4 mila euro a persona, con una spesa pubblica pro capite al Centro-Nord pari a 17 mila euro e al Sud pari a 13.300 euro. Quanto alle regioni: chi riceve nel complesso la maggior quantità di spesa pubblica pro capite è la Valle d’Aosta, con 25 mila euro annuali. Tra le Regioni non a statuto speciale riceve più spesa pubblica il Lazio, con 22 mila euro, seguita dalla Liguria, con 18 mila. Molto ben piazzate anche le Province autonome di Trento (21.353) e Bolzano (20.695), il Friuli Venezia Giulia (18.329). La regione dove, invece, si spende meno è la Campania, con 12 mila euro: meno della metà della Regione che riceve di più. A fondo classifica anche Calabria (13.605) e Sicilia (13.686). Per rendere la situazione ancora più chiara, ecco un altro esempio: il confronto fra Reggio Emilia e Reggio Calabria. Impietoso. Alla prima è riconosciuto un fabbisogno standard (gli indicatori che stimano il fabbisogno finanziario necessario ai Comuni per svolgere le proprie funzioni fondamentali) di 139 milioni di euro, mentre a Reggio Calabria, che certamente gode di servizi minori, 104 milioni. Vale a dire 35 milioni in meno, nonostante la stessa abbia 9mila abitanti in più (la prima ne ha 171 mila e la seconda 180 mila). Spesa per la cultura: a Reggio Emilia sono riconosciuti 21 milioni di euro, a Reggio Calabria 4. Per l’istruzione, alla prima sono concessi 28 milioni e alla seconda 9. Edilizia abitativa: 54 contro 8. Per le politiche sociali (disabili inclusi), a Reggio Emilia sono riconosciuti circa 40 milioni e a Reggio

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Calabria 17. Nella città emiliana vi sono poi 60 asili pubblici, mentre nella seconda solo 3, peraltro realizzati e mantenuti non da finanziamenti dello Stato, ma comunitari. E in particolare, per gli asili nido, Reggio Calabria riceve soltanto 59 euro pro capite l’anno, mentre Reggio Emilia 2.400 euro pro capite. Un esempio di stortura oggettivamente inaccettabile. Come Movimento 5 stelle ci battiamo da tempo per un riequilibrio, e abbiamo fortemente voluto la clausola che impone alle amministrazioni centrali di destinare al Mezzogiorno una quota di investimenti pari alla popolazione (34%). A smentire, dati alla mano, il refrain politicamente orientato del nord che paga più tasse ci ha pensato (anche) l’Eurispes con una recentissima indagine che ha svelato quale è il Comune in Italia dove è più elevata la pressione fiscale. È, ancora una volta, Reggio Calabria. L’ammontare complessivo di Irpef, Tasi, bollo auto, Tari e addizionali comunali e regionali all’Irpef obbliga una famiglia media calabrese a pagare 7.684 euro di tasse annue. A Reggio Calabria seguono Napoli (7.658 euro l’anno) e Salerno (7.648 euro l’anno). Le città italiane le cui famiglie, invece, pagano meno tasse si trovano soprattutto al Nord-Est. Tutto ciò si inserisce in un sistema che vede un divario di redditi tra nord e sud di circa il 40%: 27.700 euro dichiarati in media in Lombardia e 16mila in media in Calabria. Al Sud la disoccupazione è al 18% della forza lavoro, 11 punti in più rispetto al centronord. Garantire parità di condizioni di sviluppo, lavoro, infrastrutture, servizi e, dunque, di risorse (e diritti), è la grande sfida che l’Italia ha davanti nei prossimi anni. E le risorse del Recovery fund devono rappresentare un’occasione fondamentale (ed irripetibile) di rilancio della crescita e del benessere in tutto il territorio nazionale, in un’ottica di coesione nazionale, autonomia non divisiva ma virtuosa e di “qualità”, e pari dignità. GENTE IN MOVIMENTO

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Risorse UE: un volano per il rilancio delle PMI È fondamentale che l’Italia abbia un piano nazionale per le riforme pronto in autunno. a cura dell’On. Simona Vietina

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e risorse che arriveranno all’ Italia sono inferiori al previsto e per la maggior parte prestiti. Ma è importante aver trovato un compromesso in Europa e sarà ancora più importante predisporre un piano nazionale per le riforme, anche per utilizzare al meglio i fondi provenienti da Bruxelles”. È questo il giudizio espresso da Simona Vietina, parlamentare di Forza Italia e sindaco di Tredozio, piccola comunità montana che sorge sull’appennino forlivese, all’indomani dell’annuncio della consistenza delle risorse messe in campo dalla Comunità Europea a sostegno dei Paesi membri maggiormente in difficoltà a causa

della pandemia, Italia in primis. Non il risultato che si sarebbe sperato, probabilmente, né tantomeno quello annunciato dal Premier Conte ma, in ogni caso, un importante “tesoretto” che potrebbe essere una delle chiavi di volta di rilancio dell’Italia. “L’accordo trovato al Consiglio europeo” spiega Vietina, non prevede i 500 miliardi a fondo perduto di cui si è parlato a lungo e si è scesi anche al di sotto dei 400, cifra che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva indicato come minima per parlare di successo. All’Italia andranno 209 miliardi, di cui 127 di prestiti e la parte restante di trasferimenti. Difficile parlare di successo, ma almeno si è NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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riusciti a trovare un’intesa non scontata che auspico possa segnare un nuovo inizio per l’Europa. Non va trascurato il fatto che le risorse dell’Ue non arriveranno prima del 2021. Ora è fondamentale che l’Italia abbia un piano nazionale per le riforme, dalla pubblica amministrazione alla giustizia fino alle infrastrutture. Il piano dovrà essere pronto in autunno: sarebbe gravissimo avere denaro a disposizione e impiegarlo male, ancora peggio sarebbe non sapere come investirlo. E basta con la logica dell’assistenzialismo: all’Italia non serve questo per ripartire dopo la batosta legata al Covid-19”. Già, proprio l’assistenzialismo e gli aiuti a pioggia sono quello che al Paese non serve più: riforme strutturali, sburocratizzazione, investimenti infrastrutturali e soprattutto un aiuto concreto al tessuto produttivo che costituisce la spina dorsale dell’ economia nazionale. PMI, artigiani e piccoli commercianti devono essere oggetto di sostegno concreto. “Secondo quanto emerso da una ricerca di Confartigianato di Forlì, nel mese di maggio” prosegue la Parlamentare azzurra “le piccole imprese pagano un conto salatissimo per l’emergenza Covid-19: -29,5% di fatturato a maggio, -57,1% ad aprile. Numeri drammatici che raccontano di un territorio che rischia di perdere il proprio tessuto produttivo più prezioso se dal Governo non arriveranno azioni concrete di sostegno. Certo, il settore non molla: la tenacia delle piccole imprese, la loro resilienza prende molte forme: dall’attivazione di nuovi canali di vendita, ai cambiamenti nell’organizzazione interna, dalla spinta verso la digitalizzazione di attività e processi all’utilizzo di nuove e più efficaci forme di comunicazione, soprattutto online. Tuttavia, circa la metà delle imprese ha espresso pessimismo sulle aspettative in termini di domanda di lavoro e investimenti e vede allungarsi fino a non meno di un anno i tempi per il ritorno ai livelli pre-crisi. A tutte queste imprese occorre un sostegno concreto e di lungo periodo, ecco perché mi sono impegnata a portare avanti NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020

Basta con la logica dell’assistenzialismo: all’Italia non serve questo per ripartire dopo la batosta legata al Covid-19.

in parlamento insieme ai colleghi e colleghe di Forza Italia e del Centrodestra una serrata lotta per la riduzione concreta di tasse e impegni fiscali per le PMI già dalla prossima finanziaria. Una battaglia che è nel DNA della nostra coalizione, come dimostra il nostro programma elettorale del 2018 e che, ora più che mai, è urgente per salvaguardare le realtà che, da sole, garantiscono il 70% del lavoro dipendente in Italia”. “Allo stesso modo” prosegue Vietina “sosteniamo una necessaria proroga di tutte le scadenze fiscali: Il Paese è già stordito e fiaccato dai mesi di lockdown e dai nefasti effetti economici causati dalla pandemia, in tanti hanno perso il lavoro o non hanno riscosso un euro dagli affitti delle proprie seconde case: occorre iniettare fiducia al Paese non infliggere inutili vessazioni in questo momento”. Proprio nei giorni di annuncio del Decreto agosto diventa più che mai impellente, quindi, stabilire priorità nell’assegnazione dei fondi: “Ora tocca al sistema-Paese sfruttare al meglio queste risorse dimostrando che l’incapacità di gestire in maniera efficace i fondi europei che ha caratterizzato diverse regioni è un retaggio del passato. Così come dovremo fare in modo che non finiscano perduti in iniziative che odorano di assistenzialismo ma siano il cardine di una vera ripresa strutturale che permetta all’Italia di avviarsi in un percorso di rilancio e di crescita futura. I pilastri affinché questo accada sono al vertice dell’agenda che Forza Italia va ripetendo fin dall’inizio della pandemia: sbloccare subito 100 miliardi di opere pubbliche già stanziati e iscritti

a bilancio, liquidare immediatamente i 50 miliardi di debito che Stato e Pubbliche amministrazioni hanno nei confronti delle imprese, immettendo così capitali sani nel sistema, dare vita a politiche per l’occupazione mirate superando le politiche emergenziali del lavoro a distanza e avviando nuovi modelli organizzativi tanto nella Pubblica Amministrazione quanto nelle imprese. E ancora, investire nelle imprese che innovano e che fanno ricerca: il nostro Paese può e deve tornare leader in questi settori, anche grazie a nuove infrastrutture materiali, che favoriscano la logistica e i trasporti, e immateriali, a partire dalle reti di telecomunicazioni che mai come in questa pandemia si sono rivelate fondamentali quanto, spesso, inadeguate. Penso alle zone più lontane dai grandi centri, a partire da quelle montane: L’Appennino Romagno è costellato da Comuni in cui la banda larga è ancora un miraggio lontano e che, più di altri, hanno subito i dannosi effetti del blocco delle attività combinata con l’inacessibilità a reti adeguate a supportare lo smart working. Infine, fondi adeguati dovranno essere destinati sia a rivedere il sistema dell’assistenza per gli anziani sia per ripensare la nostra sanità, investendo su persone, formazione e strutture. La Romagna, pur reggendo l’urto dell’emergenza con grande competenza, grazie allo sforzo di medici, infermieri e operatori sanitari, ha diverse situazioni che richiedono attenzione: penso al nuovo ospedale di Cesena, ad esempio, o al necessario potenziamento delle strutture di Forlì e di Faenza”. GENTE IN MOVIMENTO

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Siamo nell’epoca della formazione permanente Dieci anni fa chi avrebbe puntato ad una carriera nei social media? Oggi i giovani cambiano mille lavori e sono costretti a riprogrammarsi. a cura dell’On. Sergio Vaccaro

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a tecnologia sta provocando un mutamento storico nel mondo del lavoro, e quindi è naturale aspettarsi che i nostri figli sceglieranno mestieri che ancora non esistono. Il 65% dei ragazzi che sono oggi a scuola, infatti, farà un mestiere che non è stato ancora inventato. Per fare un esempio banale, dieci anni fa chi avrebbe puntato ad una carriera nei social media tipo Facebook o Twitter? A tutto ciò adesso si aggiungono i robot che portano via i posti di lavoro agli esseri umani, e la preoccupazione diventa panico. I guru ci garantiscono che la tecnologia distrugge vecchi lavori ma ne crea

nuovi. Gli scettici osservano che la distruzione di posti di lavoro è certa, mentre la creazione di impieghi sostitutivi è un atto di fede, e comunque tra i due fenomeni c’è una sfasatura temporale intollerabile per chi ci casca dentro. Il Financial Times, bibbia dell’ economia globale, scrive che entro dieci o vent’anni, cinque settori economici saranno schiantati dalla tecnologia: spariranno, o quasi, le agenzie di viaggio (e fin qui la profezia è facile) ma anche i produttori di componenti industriali (un comparto essenziale dell’economia italiana), le officine auto, i venditori di polizze Rc e (addirittura) i consulenti NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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finanziari. Un presidio di operatori umani resterà in ciascuno di questi settori economici ma ridotto all’osso. Pensiamo alle nuove casse nei supermercati, la nota “cassa amica”, formata da 4 postazioni con 1 sola commessa. Pensiamo al mondo della musica, molti cantanti prima avevano bisogno della casa discografica per vendere il brano, oggi molti utilizzano le piattaforme come Spotify. Oggi anche con un concerto si guadagna meno di una diretta live fatta con il cellulare. Esiste il fenomeno dello Showrooming, l’uso dei negozi come camerini di prova da parte di chi poi acquista online. A questo si aggiungo no i Negozi Virtuali, che offrono la possibilità di provare i capi online: attraverso internet i clienti possono creare un modello virtuale di sé stessi, fornendo informazioni su taglia, sesso età e giro di petto, vita e fianchi. Con il mouse il cliente può anche visualizzare l’effetto da diverse angolazioni. Riusciranno a tenere i battenti aperti i negozi che vendono articoli di lusso. Il grosso del commercio tradizionale è destinato a contrarsi, specie quando la nuova generazione più abituata agli acquisti online diventerà adulta. Per questi motivi, ritengo che il Reddito Di Cittadinanza (da questo momento RDC) sia l’unico strumento per supportare i cittadini; è vero che è stato pensato soprattutto per i più poveri, i più fragili, i cosiddetti Neet, “not in education, employment or training”, cioè quelli che non studiano, non lavorano, e il lavoro neanche lo cercano perché scoraggiati. L’automazione distrugge una buona parte del lavoro; mentre prima una persona studiava per fare l’avvocato e quello faceva per il resto della vita, NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020

oggi i giovani cambiano mille lavori, sono costretti a riprogrammarsi perché alcuni lavori semplicemente smettono di esistere: è l’epoca dell’ educazione permanente, del lavoro a cicli prima lavori, poi ti fermi, studi nuovamente e, infine, ti rimetti a fare un altro lavoro. In questo contesto, servono politiche che sostengano chi non è ricco e non ha accumulato abbastanza anche fra un periodo di lavoro e un altro, in modo da dargli una mano a riprogrammarsi. È una possibilità che riguarda tutti, non solo i lavori più semplici. È un rischio anche per i borghesi, non solo per i poveri. È qui il punto. Mentre i nostri critici, gente lontana dai bisogni della gente dice il RDC è concepito per coloro che non vogliono lavorare, come se i disoccupati fossero tutti pelandroni, noi lo abbiamo fatto per i più fragili, ma anche per tutti gli altri: i lavoratori del futuro, per i quali sarà normale l’alternanza studio lavoro, perché il futuro del lavoro è a cicli. Io credo che il RDC è il figlio minore dell’Ubi, lo Universal basic Income, pensato proprio per venire incontro a queste trasformazioni del mondo del lavoro. L’automazione sempre crescente dei posti di lavoro colpirà il mondo in via di sviluppo mettendo a rischio, secondo alcune valutazioni, l’88% dei posti di lavoro in Etiopia, il 77% in Cina, il 69% in India, con una media globale del 57% dei posti di lavoro sostituiti da macchine. La minaccia dell’automazione ovviamente sta per colpire anche il mondo sviluppato. Si stima che metterà a rischio quasi il 50% dei posti di lavoro. Che fare? Molti lavoratori dovranno riqualifi-

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carsi, ma altrettanti rischiano di rimanere senza lavoro e avranno bisogno di aiuto e sussistenza. È il motivo per cui l’introduzione di UBI come reddito universale è ampiamente dibattuto. UBI è pensato come un sistema che assegna a ogni cittadino un salario minimo, sponsorizzato dallo stato, magari ulteriormente aumentato grazie a produzione e lavoro. Guy Standing, membro fondatore di Basic Income Earth Network e sostenitore di UBI in India, ha dichiarato a Business Insider: “La cosa più sorprendente che non avevamo previsto è che l’effetto di emancipazione è perfino maggiore dell’effetto monetario. UBI permette alle persone di avere un senso di controllo sulla propria vita. Le persone usano una parte del denaro per pagare i debiti, riuscendo a fuggire dalla schiavitù. Alle donne UBI offre la possibilità di prendere decisioni in autonomia sulla propria vita “. Ma dove si prendono i soldi? Dagli utili delle aziende! Le aziende, infatti, guadagnano super profitti perché tagliano il costo del lavoro. Dunque, l’automazione in regime di mercato crea un trasferimento dal lavoro al capitale. Per questo è giusto che lo Stato redistribuisca, operando un ri-trasferimento dal capitale al lavoro, tramite, l’UBI. Certo, il RDC non è come l’UBI, ma è stato un primo passo in avanti in quella direzione. Alla fine, l’Italia, con la Grecia, era l’unico Paese in Europa a non averlo. Stupidi loro o stupidi noi? Serve una visione dell’economia. Serve un’economia che redistribuisca, per gestire insieme i problemi che il futuro può portare e far prevalere la speranza. GENTE IN MOVIMENTO

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PMI Italia, sempre più punto di riferimento La Confederazione PMI Italia è uno dei sindacati datoriali di maggiore valenza e di riferimento per imprese e professionisti. a cura di Antonio D’Ascoli

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a PMI ITALIA, Confederazione Nazionale Piccole e Medie Imprese, è oggi un’importante organizzazione sindacale-datoriale, con diffusione nazionale con diramazioni in diversi Stati non solo dell’Unione Europea, ma anche in Paesi come la Macedonia e l’Albania e rappresenta gli interessi di oltre 300 mila tra aziende e professionisti iscritti. La costruzione di questa realtà parte nell’anno 2007 con la costituzione dell’Associazione “PMI Campania” e successivamente nell’ anno 2009 con la costituzione dell’ associazione “PMI ITALIA International” che aveva tra i suoi obiettivi

quello di fornire servizi utili alle imprese aderenti, occasioni di formazione e sostegno nella riduzione dei costi di gestione e con spiccata vocazione all’internazionalizzazione del brand “Made in Italy”. L’8 agosto del 2016, con la celebrazione dell’Assemblea Nazionale Congressuale, i soci aderenti hanno deliberato che l’associazione si trasformasse in “PMI ITALIA”, Confederazione Nazionale Piccole e Medie Imprese, vista l’adesione, all’epoca, di quattro associazioni di categoria. Un percorso che ad oggi ha portato all’adesione ben 61 associazioni. La Confederazione PMI ITALIA, NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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presieduta dal dottor Tommaso Cerciello, nel triennio 2016/2018, ha compiuto passi da gigante, divenendo un solido punto di riferimento nazionale per le piccole e medie imprese. É stato un lavoro scrupoloso fatto di piccoli, ma progressivi traguardi che hanno reso la Confederazione uno dei sindacati datoriali di maggiore valenza e di riferimento per le PMI con all’attivo numerosi Protocolli d’Intesa e Convenzioni, nonché 62 Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, stipulati con sigle sindacali rappresentative dei datori e dei lavoratori, depositati al Cnel e al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Tra i risultati conseguiti in questi anni va sottolineato l’alto livello di competenza raggiunto nel settore della formazione professionale e sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. La Confederazione è inserita nel repertorio nazionale del Ministero del Lavoro dei soggetti Formatori abilitati “Ope legis” ad erogare su tutto il

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territorio nazionale la Formazione sulla Salute e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro prevista dal D.Lgs 81/08 , con il relativo rilascio degli attestati ad avvenuto superamento dei corsi. Di recente è stata avviata una partnership tra l’ associazione PMI Albania e la Confederazione PMI Italia. Presso la sede nazionale-operativa in via Gen Mario De Sena a Nola della Confederazione PMI Italia, è stato illustrato il progetto di collaborazione finalizzato a consolidare il “ponte” con i Balcani, dando, in questo modo, la possibilità a diverse imprese italiane di avere dinanzi al proprio orizzonte importanti opportunità di crescita. Si tratta un progetto su larga scala, ideato dalla Conf PMI ITALIA, per rafforzare il ruolo delle imprese italiane nel processo di internazionalizzazione. Nel 2019 lo scambio commerciale tra Italia-Albania ha raggiunto un volume d’affari di 1.355,77 milioni di euro, rappresentando 29,8 miliardi di Lek (pari a 221,8 milioni di euro),

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forza motrice per gli interscambi commerciali sono: abbigliamento, articoli in pelle, prodotti alimentari, macchinari-apparecchiatura. L’Italia sta realizzando partnership importanti con tutti i Paesi che si affacciano sul mediterraneo. Occorrerebbe un’operazione di sistema che veda il Mezzogiorno protagonista ed in particolare la Campania. Di qui la proposta del Presidente della Confederazione PMI Italia, il dottor Tommaso Cerciello di mettere in campo un’intesa con il Presidente dell’associazione PMI Albania (aderente alla Conf PMI ITALIA), avvocato Selim Bregu, noto imprenditore albanese, per promuovere il progetto di interscambio commerciale. Nei prossimi mesi è in programma la sottoscrizione di un Accordo commerciale anche con la Confederazione Mondiale dei popoli Arabi – Turco – Caucasici, del presidente Ali Aliyev, per la promozione del brand “Made in Italy”, in particolare dei prodotti agroalimentari.

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Pesche e mele “pirata”: mercato nero da 20 Mio Pro Planta in campo contro l’abusivismo varietale: un fenomeno diffuso che minaccia il mercato e favorisce la diffusione incontrollata di malattie delle piante. a cura di Alessandro Pantani

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n danno da 20 milioni di euro l’anno, una minaccia per la credibilità all’estero del sistema ortofrutticolo italiano, un potenziale veicolo di problemi fitosanitari ma, soprattutto, un reato: l’abusivismo varietale è un problema crescente nel nostro Paese, in particolare per le coltivazioni di drupacee e pomacee. A tracciare i contorni di un fenomeno fino a oggi rimasto nell’ombra è Pro Planta, società forlivese che riunisce alcune importanti Organizzazioni di Produttori ed Aziende Vivaistiche allo scopo di individuare e perseguire coltivazioni e commercializzazioni

illegali di varietà ortofrutticole protette da privativa comunitaria. A essere principalmente oggetto di coltivazione abusiva sono le drupacee (pesche, nettarine, albicocche, ciliegie e susine) e le pomacee (mele e pere). Per le prime le varietà sottoposte a brevetto sono circa il 90% mentre per le seconde la percentuale scende al 70%: “In questi due settori l’abusivismo, cioè la coltivazione illegale di varietà coperte da brevetto, causa danni per circa 20 milioni di euro all’anno, spiegano da Pro Planta. Il fenomeno si manifesta in maniera disomogenea fra le regioni ma da una stima effettuata in tempi recenti NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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emerge che ogni anno circa 10 milioni di astoni di drupacee, pari a circa il 50% di quelli che vengono messi a dimora annualmente nel nostro Paese, sia di origine abusiva, con un danno in termini di royalty non corrisposte per circa 18 milioni. Inferiore, ma comunque rilevante, il fenomeno nel campo delle pomacee dove la percentuale stimata di piante coltivate illegalmente scende al 10% per un totale di 300.000 astoni e un’evasione superiore a 1,5 milioni di euro l’anno”. Un fenomeno che colpisce maggiormente quei territori dove i produttori non possono contare sul sostegno agli investimenti dell’OCM e che vede il coinvolgimento di un altro tipo di abusivismo: “Nell’85% dei casi” proseguono da Pro Planta, “all’origine del fenomeno ci sono operatori che pur dichiarandosi vivaisti sono in realtà privi dei requisiti professionali per definirsi tali. Il restante 15% si può ricondurre a casi di moltiplicazione aziendale partendo da materiale vegetale non derivante da canali ufficiali, magari ottenuto dal vicino”. Il danno causato dall’abusivismo varietale, tuttavia, non si limita ad essere di natura economica: “La diffusione di coltivazioni illegali favorisce la diffusione incontrollata di malattie derivanti dalla messa a dimora di materiale vegetale esente da qualsiasi controllo sanitario” commentano da Pro Planta, “minacciando anche le produzioni confinanti: basta pensare a quanto accaduto alla peschicoltura

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veronese, azzerata a causa dell’ introduzione di materiale vegetale infetto da Sharka o negli albicoccheti del Sud Italia, colpiti dalla stessa malattia diffusa da vivaisti illegali che moltiplicavano e moltiplicano tuttora materiale infetto di origine abusiva”. Il danno, inoltre, colpisce anche il fronte della ricerca scientifica: “La diffusione dell’abusivismo varietale” proseguono da Pro Planta, “impedisce di riscuotere royalty destinate al finanziamento dei programmi di miglioramento genetico. In più, rappresenta un atto di concorrenza sleale nei confronti di quelle ditte vivaistiche e produttori, e sono la maggioranza, che versano regolarmente le previste royalty. Una miscela pericolosa e dannosa che lede gravemente l’immagine del comparto produttivo nazionale: molti costitutori ed editori stranieri tendono ad escludere l’Italia dalla diffusione delle proprie varietà gestite in forma di club”. Il fronte della lotta all’abusivismo vede Pro Planta in prima linea: “La nostra realtà” spiegano “nasce proprio per combattere questo fenomeno attraverso azioni di vigilanza e tutela per assicurare che i prodotti ortofrutticoli vengano coltivati e commercializzati secondo criteri di integrità e trasparenza. Siamo convinti che un sistema ortofrutticolo evoluto debba rigorosamente fondarsi su strategie produttive e commerciali che privilegino il costante aggiornamento della tecnica,

economia e lavoro

l’elevata qualità delle produzioni, la correttezza operativa e una leale concorrenza. L’evasione delle royalty, la moltiplicazione di materiale vivaistico in assenza di idonee autorizzazioni e la commercializzazione di frutti derivanti da coltivazioni illegali contribuiscono a mantenere in stallo il sistema ortofrutticolo nazionale impedendo la necessaria evoluzione verso strategie produttive in linea con le moderne esigenze di globalizzazione del mercato”. Su questi pilastri si fonda l’attività dell’azienda forlivese: “I nostri servizi” spiegano da Pro Planta, “sono destinati a costitutori, ditte vivaistiche, organizzazioni di produttori e, più in generale, a tutti i titolari di diritti di sfruttamento di varietà frutticole. A loro mettiamo a disposizione un esperto pomologo che monitora con costanza e regolarità la filiera commerciale nella sua globalità, dai mercati ortofrutticoli alla GDO, dai supermercati alla vendita al dettaglio, al fine di individuare l’origine delle varietà poste in commercio ed accertarne la legittima coltivazione. Qualora si individuassero casi di abusivismo varietale forniamo assistenza per eventuali azioni legali che possano rendersi necessarie a tutela delle varietà, avvalendoci dell’esperienza acquisita nel corso degli anni nella gestione di azioni di natura giudiziaria o extra-giudiziaria con la possibilità di ricorrere alla professionalità di uno studio legale specializzato nella tutela della proprietà industriale”.

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Previdenza

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Il superbonus per le cooperative Due norme che riguardano esplicitamente la cooperazione a proprietà indivisa per reggere l’impatto della pandemia. a cura dell’On. Franco Mirabelli

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ella legislazione che Governo e Camere hanno messo in campo per contrastare gli effetti sociali ed economici prodotti dal Covid-19, è stata data attenzione alle cooperative a proprietà indivisa con l’obbiettivo di tutelare i soci garantendo alle società di poter reggere l’impatto negativo della pandemia. Si tratta di due norme importanti che voglio raccontare senza però dimenticare di sottolineare come da pochi anni, a partire da 2015, siamo riusciti prima a far comprendere il valore e la funzione della proprietà indivisa, ottenendo il

riconoscimento come abitazioni principali, quindi non soggette al pagamento dell’IMU, e poi a certificarne la funzione facendole rientrare nella definizione di “alloggi sociali” in quanto capaci di offrire opportunità abitative a costi più bassi di quelli di mercato. Questi passaggi vanno richiamati perché hanno aperto la strada a queste due norme che riguardano esplicitamente la cooperazione a proprietà indivisa. L’articolo 12 del “Decreto Liquidità” consente l’ammissione ai benefici del Fondo Gasparrini alle quote di mutuo relative alle unità immobiliari appartenenti alle cooperative NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


Previdenza

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a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale e alle relative pertinenze dei soci assegnatari che hanno perso il lavoro. Si tratta per la cooperativa di poter sospendere il pagamento delle rate di mutuo relative a quelle quote. È un provvedimento utile, che nei prossimi giorni avrà un decreto attuativo, che consente di poter far fronte alle difficoltà dei soci penalizzati da questa difficile fase economica senza compromettere la stabilità delle cooperative. Su questo punto in particolare abbiamo avanzato un’altra proposta, non ancora approvata, per consentire l’accesso al Fondo Sostegno Affitti non solo a chi è in affitto ma anche alle persone che non sono in grado temporaneamente di pagare il canone di godimento. L’altro intervento che può diventare una grande opportunità per le cooperative è l’ecobonus del 110% per tutti i lavori di efficientamento

energetico e messa in sicurezza degli edifici. In sintesi tutti gli interventi di isolamento termico, sostituzione degli impianti di riscaldamento, utilizzo di pompe di calore, pannelli foto-voltaici e messa in sicurezza statica degli edifici, fatti dal 1 luglio 2020 fino al 31 dicembre 2021, saranno totalmente rimborsati fino al 110% della spesa, in 5 anni, attraverso detrazioni fiscali. La legge esplicitamente indica trai beneficiari di questo bonus “le cooperative di abitazione a proprietà indivisa, per interventi realizzati su immobili dalle stesse possedute e assegnati in godimento ai soci”. Il provvedimento dell’ecobonus al 110% ovviamente impone, per essere attivato, che ci sia un miglioramento significativo dal punto di vista energetico, cioè che migliori di almeno due classi energetiche l’edificio e, se fosse impossibile, dimostri l’attestato più alto di

prestazione energetica. La ratio del provvedimento, infatti, è quella di far ripartire l’edilizia (che resta un settore economico fondamentale per il nostro Paese), ridurre i consumi, quindi, l’inquinamento ma anche le spese per le famiglie e, complessivamente, migliorare la qualità e la sicurezza delle nostre abitazioni. Queste detrazioni potranno essere chieste, lo scrivo perché può interessare al di là della cooperazione, dalle persone fisiche per non più di due interventi (seconde case), e dalle società sportive per rifare gli spogliatoi. Infine, per consentire il pieno utilizzo di questo strumento, che copre tutte le spese, anche quelle di certificazione, è possibile cedere il credito agli istituti bancari o alle stesse aziende che realizzano gli interventi per non dover per forza avere un esborso cospicuo da cui rientrare in 5 anni.

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costume e società

Comunicare nel mondo contemporaneo

L

’evento “l’importanza della comunicazione della donna nel mondo contemporaneo” (il primo evento di Azzurro Donna Liguria, il movimento femminile di Forza Italia, tenutosi l’11 luglio 2020 a Ventimiglia – NdR), è il primo step di un progetto sul mondo femminile in tutti i suoi ambiti, al fine di metterli a confronto e in relazione. Assieme al dott. William Giangiordano, docente dell’Università per l’Evoluzione Umana di Roma, con cui collaboro, abbiamo voluto far emergere quanto le dinamiche di comunicazione verso sé stessi e verso gli altri incidano a 360° in ogni ambito personale e professionale della vita degli individui. Attraverso la comunicazione con gli altri e me stesso, stabilisco il grado di successo del mio mondo interiore. Esprimere la volontà di comunicare permetterà al nostro cervello di espletare alcune funzioni per le quali è preposto. I diversi modi di comunicare ci permetteranno di espandere le competenze di noi stessi e avremo un maggior apporto di informazioni sulla realtà. Una delle priorità nella comunicazione, condizione necessaria per la riuscita della comunicazione è l’ascolto. L’ascolto in sé comporta, per prima cosa, un volere comunicare, cioè la reale intenzione di voler essere partecipi di una esperienza emotiva ed empatica. La volontà di entrare nell’altra persona e comprenderla, ovvero di portarla a sé e, nel contempo, portare sé stessi all’altro. Desiderare di comprendere, fare proprio l’altro nei suoi pensieri e parole. È necessario per questo mettere un po’ da parte ciò che si pensa, e ciò che si pensa di poter dire e fare al posto dell’altro. Mettersi dentro l’altro per capire le modalità di come affronta NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020

la propria esistenza, in quanto, se rimanessi fisso nel mio, difficilmente il pensiero altrui sarebbe da me compreso. L’ascolto coinvolge sia l’uomo che la donna. Ho evidenziato anche un altro aspetto dove alcuni valori come quelli appena esposti sono la condizione da raggiungere. C’è differenza tra uomo e donna. L’uomo, il maschio da sempre riveste il ruolo di forte, di cacciatore, di aspetto forte come la corteccia che protegge il suo lato più morbido, capace di concedere dolcezza e calore. La donna come un frutto bello al vedersi, morbida, accogliente, dolce. Ma in sé nasconde un nucleo molto forte, duro: quella è l’anima della donna, forte nel dirigere e nell’infondere coraggio e direttive, saggia e solida. Prima accoglie, poi guida con fermezza e dà direttive. Non uguaglianza ma armonia delle parti. L’uomo si dimostra morbido al suo interno, pronto ad accogliere la forza della donna: questi sono i nuclei di un vicendevole e reciproco sostegno. Bisogna considerare questi aspetti affinché ci si auspichi una rivoluzione che ponga le due parti una contenuta nell’altra, in un rapporto di autonomia e reciprocità dove ambedue hanno la loro riuscita. Per riuscire a comprendere tutte queste dinamiche, io e il Dott. Giangiordano, insieme all’ Università, abbiamo predisposto progetti sulla comunicazione in campo educativo, formativo e professionale/ aziendale che già hanno avuto importanti riscontri positivi in altre regioni d’Italia. Per la mia Liguria, ho deciso di mettermi in gioco e portare in squadra con me persone che, oltre alla competenza e professionalità, condividano la passione e l’entusiasmo per ciò che fanno. Il bene dell’essere umano è l’unico fine perseguibile.

Un progetto sul mondo femminile in tutti i suoi ambiti, con un primo appuntamento dedicato alla comunicazione verso sé stessi e gli altri. a cura di Elisa Amelia

Nelle foto seguenti: Elisa Amelia con Simone Baggioli e un momento del convegno dell’11 luglio 2020.

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Italiano nel mondo: le scuole all’estero Drammatico assistere alla totale chiusura in Italia di istituti scolatici di ogni ordine e grado, aule vuote e studenti che hanno affrontato la maturità senza i riti consueti. a cura di Nicola Carè

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ncora una volta siamo chiamati a riflettere sulle implicazioni che questa pandemia ha causato. Il Covid-19 ha stravolto vite e quotidianità. Credo non esista un comparto economico e sociale rimasto indenne. Uno degli ambiti che maggiormente ne ha risentito è stato quello legato all’istruzione scolastica. Drammatico assistere alla totale chiusura in Italia di istituti di ogni ordine e grado, alle aule vuote, agli studenti che hanno affrontato la maturità senza i riti consueti. Sin da subito, noi esponenti di Italia Viva abbiamo rimarcato i danni di una prolungata chiusura, invitando alla stesura di un

programma per riaprire le scuole, rispettando distanziamento e sicurezza di alunni e docenti. Un settore essenziale per il futuro del Paese, il nostro patrimonio culturale e formativo. Che non trascuri una maggiore attenzione verso le nostre realtà didattiche internazionali. Perché soprattutto all’estero la cultura italiana è una risorsa che, dalla Scuola Italiana ‘Pietro della Valle’ di Teheran ad Asmara, ha continuato ad operare tra mille difficoltà. Le lezioni riprenderanno in Italia dal 14 settembre, con aggiustamenti ancora in corso. Una rassicurazione per le famiglie e un simbolo di una ripartenza, che investe su giovani e NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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futuro e va di pari passo con un contestuale rilancio delle eccellenze internazionali. L’Italia all’estero vanta istituti prestigiosi e all’avanguardia. Otto istituti statali, 43 paritari, 7 sezioni in UE e 79 bilingue e internazionali nel resto del mondo, oltre a 2 non paritari a Smirne e Basilea. Frequentati da oltre 30.000 studenti italiani e stranieri, rinsaldano i legami delle nostre comunità, diffondono lingua, cultura e Made in Italy. Incentivano, attraverso un personale docente professionale e competente, un metodo di insegnamento unico. Tra queste realtà spicca l’Istituto Italiano Statale Omnicomprensivo di Asmara, in Eritrea, fondato nel 1935. Con oltre 1200 studenti, quattro sezioni divise in scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo e di secondo grado, è l’istituzione educativa statale italiana più articolata. Strumento di cooperazione in Eritrea, membro della Rete internazionale UNESCO, è responsabile della formazione di buona parte della classe dirigente africana. Regolata da un Accordo Bilaterale non ancora rinnovato tra il nostro Paese e l’Eritrea del 2012, la scuola di Asmara è al centro di notevoli incertezze. Il 25 marzo 2020, in pieno lockdown, è stata inviata dall’ufficio di Presidenza del governo eritreo una nota di revoca della licenza. Il personale ne è venuto a conoscenza solo a giugno. I docenti, rientrati il 17 luglio in Italia, grazie anche all’impegno dell’ Ambasciata italiana in Eritrea, dell’Ambasciatore Moscatelli e del Vice-Ambasciatore Camerota sono preoccupati perché questo stallo potrebbe portare ad una sua chiusura. Ho provveduto personalmente ad interrogare il Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale Di Maio per conoscere le intenzioni del Governo e per avviare un immediato tavolo di confronto con le autorità locali, nella speranza che l’emergenza rientri quanto prima. La scuola di Asmara è uno dei tanti esempi della cultura italiana nel mondo, ma non il solo. La scuola paritaria d’Ambasciata di NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020

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Oggi, in Australia, l’italiano è insegnato come una seconda lingua a tutti i livelli: è frutto di cinquant’anni di sacrifici italoaustraliani e di amore senza limiti per l’italianità.

Pechino, altrettanto nota, è aperta a tutti i figli di italiani e del personale diplomatico nella P.R.C. Altre hanno sezioni permanenti in quelle straniere come la Scuola Elementare Bilingue Italo-Inglese di Yarralumla a Canberra, l’unica pubblica in Australia. L’insegnamento della lingua consente di promuovere la nostra cultura, favorendo contemporaneamente l’inserimento degli italiani all’estero. E’ evidente come attraverso la didattica si agevoli la conoscenza delle nostre peculiarità nelle realtà straniere, si rinsaldino le radici comuni e si promuova la commistione tra culture. Perché la conoscenza del prossimo è il primo passo verso l’integrazione. Simbolo di questo metodo è il Co.As. It., la cui prima sede fu fondata nel 1968 a Melbourne, in Australia e già dai primi anni insegnava italiano a un migliaio di bambini italiani nelle ‘scuole del sabato’. Una Australia in cui su 12 milioni di abitanti, vivevano 290mila italiani e in cui il supporto linguistico e sociale determinava la permanenza di interi nuclei familiari. Tra la fine della seconda guerra mondiale e i primi anni Settanta, infatti, degli oltre 360mila cittadini italiani emigrati oltre 90mila ritornarono in Patria. Un abbandono che avrebbe potuto essere più pesante senza istituzioni come il Co.As.It.. Attraverso una efficiente collaborazione con il Governo locale, in meno di vent’anni i Co.As.It. australiani

cooperavano con le scuole statali australiane. Un successo così clamoroso che nel 1987 quello del NSW contava 47.000 studenti. Oggi in Australia l’italiano è insegnato come seconda lingua a tutti i livelli. É frutto di cinquant’anni di sacrifici degli italoaustraliani e di un amore senza limiti per l’italianità, che annovera moderni programmi con il Ministero dell’Istruzione e una vasta gamma di servizi a sostegno di terza età e collettività. I nostri istituti linguistici all’estero continuano ad essere protagonisti, perché abili nel coniugare professionalità, sostegno alla comunità e passione per la didattica. Ma per continuare a farlo, è indispensabile investire ulteriori risorse economiche, assumendo più docenti e finanziando la moderna didattica multimediale. In caso contrario, il rischio sarà depauperare l’intero settore culturale all’estero, il futuro delle nuove generazioni e l’accesso all’occupazione. Per il nuovo anno il Ministero dell’ Istruzione italiano ha richiesto 131 nuovi insegnanti destinati all’estero. Un primo decisivo passo che non deve dimenticare gli 83 Istituti di cultura italiana all’estero, sparsi in 50 Paesi o realtà come la Dante Alighieri Society con le sue 60 sedi internazionali o le altre centinaia di istituti minori nel mondo. Una continuità da potenziare, l’ultima cruciale tappa per uscire realmente dalla crisi. GENTE IN MOVIMENTO

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Polizza furto: per i premi è l’ora della svolta L’importanza delle indagini per l’effettivo recupero dei mezzi: nell’80% dei casi non portano alla scoperta del colpevole. a cura di Mary Lin Bolis

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gni anno in Italia avvengono circa 100.000 furti di auto: secondo i dati ufficiali i furti sono stati 95.403 nel 2019, 105.239 nel 2018, 99.987 nel 2017. Purtroppo l’elevato numero di reati ai danni del patrimonio automobilistico è alla base del calcolo delle tariffe assicurative ed un incremento dei furti comporta automaticamente un aumento del costo delle polizze per l’utenza. Se per l’anno 2020 verranno mantenute le proiezioni fino ad ora diffuse, l’effetto Covid-19 porterà ad una drastica contrazione del numero dei furti di autovetture, forse in misura ancora maggiore di quanto avvenuto per le altre tipologie di reato. La pandemia avrà quindi sul sistema della giustizia penale sia l’effetto di rallentare i procedimenti sia di doverne gestire in numero minore. Sulla base delle concrete ipotesi sopra avanzate, è opportuno fare alcune riflessioni sul tema, partendo dall’esito dei procedimenti penali innescati dalle denunzie di furto di autoveicoli. Restando sempre ai dati diffusi annualmente dai ministeri coinvolti, appare evidente che l’elevato numero di furti

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di autovetture è destinato percentualmente ad avere quantomeno gli stessi sviluppi dei reati predatori in genere: nell’ 80% dei casi le indagini non portano alla scoperta di un colpevole. Nel caso delle autovetture, tuttavia, a differenza di quanto capita nei reati che coinvolgono altre tipologie di beni, i proprietari, assicurati contro il furto, premono per avere dagli uffici giudiziari una certificazione circa la chiusura infruttuosa delle indagini, con l’espressa menziona del fatto che gli autori del reato ai loro danni sono rimasti ignoti. Solo dopo l’infruttuosa chiusura dell’inchiesta le compagnia di assicurazione sono chiare a risarcire i loro assicurati, liquidando il furto. Il circolo vizioso sta proprio nella diretta correlazione fra le indagini che non vengono svolte, gli autori dei reati che restano ignoti, i sinistri liquidati e gli aumenti dei premi di assicurazione. Ora che con la pandemia tutti osano pensare ad un futuro diverso è bello poter immaginare un calo delle polizze proporzionale alla diminuzione dei reati. Ma non solo. In fondo l’immaginazione può non avere limiti. Forse è giunto il momento di prendere coscienza del fatto che l’immediato

vantaggio dei singoli privati di poter accedere alla liquidazione dei sinistri subiti non può terminare anche per il futuro, semplicemente, con un costo di lungo periodo posto a carico della medesima utenza. Per quale motivo, allora, non immaginare che quantomeno quota parte dei furti rimasti senza autore possano essere risarciti direttamente dallo Stato alle compagnie di assicurazione che, evidentemente, sopportano i costi che traslano sull’utenza ? In fondo non si tratta che di applicare su larga scala i principi internazionali a tutela del patrimonio, delle compagnie di assicurazione e di riflesso degli utenti, riconoscendo quantomeno un risarcimento per le indagini che non sono state svolte. Senza alcuna pretesa di svelare i motivi che non hanno consentito di individuare gli autori dei furti e di recuperare il materiale sottratto, sarebbe un modo per non far pesare solo sui cittadini il costo di quella che può essere considerata una oggettiva disfunzione. La speranza, in fondo, è che la pandemia che stiamo ancora subendo e che tanto ci ha condizionati ci porti infine qualche vantaggio. NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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Auto usate: la tutela dell’acquirente

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l D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo) trova applicazione allorché venga stipulato un contratto tra un professionista (la persona fisica o giuridica che agisce nell’esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario) ed un consumatore (la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta). La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 13148 del 2020, depositata il 30 giugno scorso, si è pronunciata in un caso di vendita di autovettura usata, fornendo un approfondimento NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020

circa il rapporto tra le disposizioni speciali contenute nel Codice del Consumo e la disciplina dettata in materia di vendita dal Codice Civile. Nel caso di specie, la proprietaria di un’autovettura usata aveva adito il Tribunale lamentando di aver tempestivamente denunciato gravi vizi occulti del bene che, tuttavia, non era stato conseguentemente riparato dalla società venditrice. L’acquirente, pertanto, aveva chiesto al Tribunale di condannare la venditrice al risarcimento di tutti i danni patiti in conseguenza dei vizi riscontrati. Il Tribunale aveva rigettato la domanda, condividendo le difese della venditrice secondo cui i vizi

La Corte di Cassazione si è pronunciata in un caso di vendita di autovettura usata, nel caso il consumatore lamenti gravi vizi occulti del bene. a cura di Elisa Fea

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consumatore

sarebbero stati provocati da un uso anomalo del mezzo, perfettamente funzionante al momento della consegna. La Corte d’Appello aveva confermato la decisione, evidenziando come i vizi si fossero manifestati a distanza di tre mesi dall’acquisto e come l’acquirente avesse ammesso un uso anomalo del veicolo. La pronuncia di secondo grado veniva impugnata dall’acquirente, sostenendo che tanto il Tribunale quanto la Corte d’Appello avessero ricondotto la fattispecie alla disciplina del contratto di vendita contenuta nel Codice Civile anziché applicare le norme del Codice del Consumo, nonostante parte acquirente e parte venditrice rivestissero rispettivamente la qualità di consumatore e di professionista. Ai sensi dell’art. 130 del Codice del Consumo, il venditore è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene; in tal caso, il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione ovvero ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto. Il successivo art. 132 del Codice in commento, poi, stabilisce la responsabilità del venditore quando il difetto di conformità si manifesta entro due anni dalla consegna del bene e la decadenza del consumatore dai diritti previsti dall’art. 130 in caso di mancata denuncia al venditore del difetto di conformità entro il termine 42

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di due mesi dalla data in cui ha scoperto il difetto. L’art. 132, inoltre, espressamente presume che i difetti di conformità che si manifestano entro sei mesi dalla consegna del bene esistessero già a tale data, a meno che tale ipotesi sia incompatibile con la natura del bene o con la natura del difetto di conformità. La Corte di Cassazione, chiamata a decidere il caso in discorso, ha richiamato l’art. 135, comma 2, del Codice del Consumo, secondo cui, per quanto non previsto dal medesimo Codice in materia di garanzia legale di conformità e garanzie commerciali per i beni di consumo (artt. 129 e seguenti), si applicano le disposizioni del Codice Civile in tema di contratto di vendita. Secondo i Giudici di legittimità, dal combinato disposto degli artt. 129 e ss. del Codice del Consumo discende in capo al venditore-professionista una responsabilità nei confronti dell’acquirente-consumatore per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene che si sia manifestato entro due anni dalla stessa. Il consumatore, in tal caso, può avvalersi dei rimedi contemplati dall’art. 130 del Codice del Consumo, purché provveda a denunciare il difetto al venditore entro due mesi dalla scoperta. L’art. 132, comma 2, del Codice del Consumo prevede, poi, una presunzione a favore del consumatore: si presume che i difetti manifestatisi entro sei mesi dalla consegna fossero già esistenti in

quel momento, salvo che il vizio sia incompatibile con la natura del bene. Si tratta di una presunzione iuris tantum, superabile con prova contraria. Oltre il predetto termine di sei mesi, dovrà trovare applicazione la disciplina generale in materia di onere della prova e, perciò, il consumatore che agisca in giudizio dovrà provare che il difetto fosse originariamente presente nel bene. Incomberà, quindi, sul consumatore l’onere della prova circa il collegamento causale tra difetto e danno, spettando invece al professionista fornire la prova liberatoria. Nel caso di specie, alla luce delle considerazioni sopra evidenziate, la Corte di Cassazione ha quindi ritenuto fondato il ricorso depositato dal consumatore, cassando la pronuncia impugnata con rinvio alla Corte d’Appello, che dovrà applicare i principi secondo cui “in tema di vendita di beni di consumo, si applica innanzitutto la disciplina del codice del consumo (art. 128 e seg.), potendosi applicare la disciplina del codice civile in materia di compravendita solo per quanto non previsto dalla normativa speciale, attesa la chiara preferenza del legislatore per la normativa speciale ed il conseguente ruolo ‘sussidiario’ assegnato alla disciplina codicistica. Si presume che i difetti di conformità che si manifestino entro 6 mesi dalla consegna del bene, siano sussistenti già a tale data, sicché è onere del consumatore allegare la sussistenza del vizio, gravando sulla controparte l’onere di provare la conformità del bene consegnato rispetto al contratto di vendita. Superato il suddetto termine, trova nuovamente applicazione la disciplina generale posta in materia di onere della prova posta dall’art. 2697 c.c.” Può, pertanto, concludersi come la Corte di Cassazione, nella recente pronuncia in esame, abbia espressamente evidenziato la “sussidiarietà” delle disposizioni del Codice Civile in materia di vendita rispetto alla disciplina speciale in materia di garanzia di conformità dei prodotti prevista dal Codice del Consumo. NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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Motori e dolori: i postumi da lockdown I consigli degli esperti per prevenire e curare i più frequenti traumi e dolori legati alla guida, in forte aumento dopo il lockdown del Paese. a cura della Redazione

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a fine del lockdown ha sancito per milioni di persone la possibilità di tornare liberamente a viaggiare sulle strade, ma la ripresa della mobilità urbana ha causato un aumento del rischio di infortuni legato a moto e auto. Basti pensare che, secondo una ricerca americana del National Safety Council pubblicata su Reuters, gli incidenti stradali sono aumentati del 35% nel mese di maggio e tenderanno a crescere durante la stagione estiva. E ancora, stando a un’indagine pubblicata su Times Record News, le lesioni e i dolori cronici più frequenti riguardano gli arti superiori come clavicola e spalla, accentuati dal

prolungato isolamento e dalla disabitudine alla guida di auto e moto. Problematiche fisiche che hanno riguardato e stanno interessando piloti di Formula 1 e MotoGP, campionati appena ripresi: da Kimi Raikkonen e Lewis Hamilton, che da anni convivono con dolori cronici alla schiena, al giovane Lando Norris, di recente finito sotto il radar medico per problemi a schiena e torace. Per il mondo delle due ruote, invece, da Valentino Rossi, che in passato si è lamentato di dolori alla gamba destra, a Joan Mir, che ha riportato dolori alle braccia dopo non aver guidato per mesi, fino a Danilo Petrucci, vittima di un trauma cranico dopo una caduta a 150km/h, Andrea NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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Dovizioso, che ha subito un infortunio alla schiena dopo un incidente in motocross, e Marc Marquez, che ha rimediato una frattura totale dell’ omero dopo una caduta nel corso del Gran Premio di Spagna. Ma quali sono i consigli degli esperti per prevenire e curare i più frequenti infortuni in moto e in auto? La prevenzione inizia in palestra con esercizi di psicocinetica mirati a migliorare i riflessi e continua una volta saliti a bordo con l’ausilio di equipaggiamenti di protezione adeguati. Per ridurre i tempi di recupero degli infortuni un valido aiuto arriva dalla laserterapia. “Dopo mesi di prolungato isolamento molti hanno ripreso a viaggiare in auto e in moto, e saranno sempre di più quelli che lo faranno durante la stagione estiva. La ripresa della mobilità, però, sta causando un aumento del rischio d’infortuni ed è per questo motivo che bisognerebbe prendere degli accorgimenti necessari per evitarli” ha spiegato Paolo Tenconi, medico/preparatore atletico professionista. “Oltre a seguire un regime alimentare equilibrato che consenta di rimanere in forma e svegli durante l’intero arco della giornata, diventa fondamentale indossare equipaggiamenti di protezione adeguati e allenare i propri riflessi in palestra con esercizi mirati di psicocinetica. Per ridurre i tempi di recupero in caso di gravi infortuni, infine, un valido aiuto arriva dalla Theal Therapy che, grazie al controllo

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termico e alla fotobiomodulazione, può essere utilizzata sin da subito in fase acuta e agisce sulla rigenerazione del tessuto muscolare, nervoso e connettivo”. Ma quali sono gli infortuni più comuni in moto e in auto? Secondo uno studio della National Highway Safety Administration (NHTSA) viaggiare su due ruote rende più vulnerabili gli arti superiori, soggetti a lesioni traumatiche come frattura della clavicola e distorsione del gomito. Gli infortuni legati alle quattro ruote, invece, riguardano prevalentemente traumi diretti dovuti a scontri con altre vetture: nello specifico, i più frequenti interessano la colonna vertebrale e il tratto cervicale (25,8%), seguite da fratture del bacino (25,3%), lesioni agli arti inferiori come femore, rotula e tibie (20,3%) e contusioni (5,5%). Ma non è tutto, perché anche le commozioni cerebrali sono in costante aumento (+45%). Ecco infine il decalogo degli esperti per prevenire e curare i più frequenti dolori cronici e postumi da infortuni: 1) sottoporsi a un’attenta valutazione fisica, eseguire un corretto check up per valutare squilibri posturali e prevenire lesioni e infiammazioni. 2) Seguire un regime alimentare equilibrato, mantenere uno stile di vita sano, senza eccedere in alcun modo, rappresenta un ottimo alleato per rimanere in forma e ridurre il rischio d’infortuni. 3) Indossare protezioni adeguate: caschi, giubbotti e cinture di sicurezza

sicurezza

devono essere sempre indossati per diminuire il rischio di incidenti fatali e lesioni. 4) Non sottovalutare lo stretching, svolgere un buon riscaldamento per prevenire i rischi e mantenere una certa elasticità dei distretti muscolari. 5) Idratarsi prima di mettersi in viaggio, mantenersi correttamente idratati è il monito principale per garantire la corretta produzione di elettroliti e rimanere concentrati alla guida della propria vettura. 6) Allenarsi con esercizi di psicocinetica, le sedute di allenamento dovrebbero concentrarsi su esercizi finalizzati a migliorare il controllo dei riflessi e le capacità motorie. 7) Sottoporsi a massaggi decontratturanti, per scongiurare contratture, stiramenti e strappi è utile sottoporsi a massaggi che permettano il rilassamento dei muscoli. 8) Evitare danni da sovraccarico funzionale, in palestra è fondamentale ascoltare il proprio corpo e dosare i carichi di lavoro durante l’allenamento per evitare stress da sovraccarico che si ripercuoterebbe alla guida. 9) Effettuare una manutenzione periodica della vettura, controllare il corretto funzionamento della propria moto e auto prima di mettersi in viaggio per prevenire ulteriori problematiche. 10) Accelerare i tempi di recupero con la laser terapia, estremamente utile nella cura e nel recupero in tempi più rapidi di patologie acuto-croniche.

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motori

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Rilanciamo la mobilità in chiave sostenibile Abbiamo sempre lavorato per incentivare una nuova mobilità urbana, più sostenibile e intelligente, per accelerare il processo di cambiamento “green”. a cura dell’On. Emanuele Scagliusi

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’eccezionale e grave emergenza epidemiologica che ha colpito il nostro Paese deve essere l’occasione per puntare al miglioramento della qualità dell’ aria e della vita delle città italiane. Per questo, nei provvedimenti normativi realizzati dal Governo Conte per fronteggiare le conseguenze del Covid-19, abbiamo sempre lavorato per incentivare una nuova mobilità urbana, più sostenibile e intelligente. L’attenzione è stata massima affinché fosse accelerato quel processo di cambiamento “green” messo in atto sin dal primo momento in cui il Movimento 5 Stelle è stato al Governo.

Dobbiamo ridurre il congestionamento delle strade, dare spazio a bici e pedoni nonché rafforzare il trasporto pubblico, ora alle prese con le enormi sfide legate alla necessità di garantire il distanziamento sociale. In Parlamento, ci siamo sempre battuti per l’adozione di una politica industriale attenta all’ambiente, ivi inclusa la riduzione della auto private in circolazione e l’incentivazione della diffusione di quelle a basse emissioni. Alle intenzioni e ai desideri politici hanno fatto seguito le iniziative imprenditoriali nonché una grande risposta da parte degli automobilisti: solo nel primo trimestre 2020 si sono NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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registrate +374% di immatricolazioni di auto elettriche in confronto al medesimo periodo del 2019. Con la pandemia, abbiamo intensificato gli sforzi, aumentando le risorse per accelerare il cambiamento, facendo da volano a ciò che iniziava a mutare con interessante velocità. Con il Decreto Rilancio, infatti, abbiamo aumentato di 50 milioni di euro i fondi messi a disposizione con la Legge di Bilancio: ovvero 100 milioni per il 2020 e 200 milioni di euro per il 2021. Inoltre, abbiamo ampliato la gamma di veicoli a basse emissioni M1 per le quali è possibile richiedere il contributo con l’aggiunta della fascia di veicoli con emissioni di CO2 61/110 g/km appartenente alla classe ambientale Euro6 con prezzo di listino non superiore a 40mila euro. Il contributo potrà arrivare sino a 8.000 euro per l’acquisto con rottamazione e fino a 5.000 euro per l’acquisto senza rottamazione. All’Ecobonus si potranno aggiungere sconti fino a 2.000 euro che verranno concessi direttamente dai venditori, portando a 10.000 euro il contributo massimo sull’acquisto. Gli incentivi non sono dedicati solamente alle autovetture, ma inglobano i veicoli nuovi di categoria L a due, tre e quattro ruote, ibridi o elettrici (L1e; L2e; L3e; L4e; L5e; L6e e L7e). Per motociclette e scooter le percentuali dell’Ecobonus sono pari al 30% del prezzo di acquisto fino ad un massimo di 3.000 euro senza rottamazione e 40% del prezzo con rottamazione. Un’altra misura per incentivare la mobilità sostenibile inserita nel cosiddetto Decreto Rilancio è il “buono mobilità”, la cui validità va dal 4 maggio scorso al 31 dicembre prossimo. La misura è dedicata all’ acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita, di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica ovvero per l’utilizzo di forme di mobilità condivisa, escludendo l’utilizzo di autovetture. Il buono copre il 60% della spesa sostenuta per un ammontare non superiore a 500 euro. Il buono, che può essere richiesto una volta sola, NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020

è destinato ai maggiorenni residenti di città capoluogo di provincia e di regione, di comuni con più di 50.000 abitanti o di città metropolitane. Siamo intervenuti anche sul Codice della Strada, con modifiche che interessano la circolazione delle biciclette con l’introduzione della cosiddetta “casa avanzata” e la definizione di “corsia ciclabile”. Nel primo caso, la linea di arresto per le biciclette viene posta in posizione avanzata rispetto alla linea di arresto di tutti gli altri veicoli. Nel secondo caso, invece, si tratta della parte longitudinale della carreggiata, posta a destra, delimitata mediante una striscia bianca discontinua, valicabile e ad uso promiscuo, idonea a permettere la circolazione sulle strade urbane dei velocipedi nello stesso senso di marcia degli altri veicoli e contraddistinta dal simbolo del velocipede. Un altro obiettivo strategico da raggiungere per la riconversione elettrica del parco veicoli è senz’altro quello di incrementare la dotazione di infrastrutture di ricarica. La diffusione delle colonnine di ricarica, infatti, è un fattore indispensabile per assicurare la possibilità di circolare in tutto il territorio nazionale anche a chi sceglie un veicolo ad alimentazione

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100% elettrica. Ulteriore misura a tal riguardo è quella del superbonus al 100% che incentiva l’installazione della colonnina in spazi privati, in modo che sempre più persone possano ricaricare l’auto o la moto nel proprio posto auto o, comunque, presso l’abitazione. Attualmente in Italia abbiamo attivi circa 14mila punti di ricarica, la maggior parte in ambito urbano: puntiamo ad un forte incremento entro il 2022 anche in ambito extraurbano. Con il decreto Semplificazioni obblighiamo i concessionari autostradali a dotare le tratte di propria competenza di punti di ricarica veloce che consentano di prestare un servizio equivalente a quello di erogazione dei carburanti tradizionali. A ciò si aggiunge il lavoro che stiamo portando avanti sul “vehicle to grid”, ossia la possibilità di rendere la stessa auto elettrica un accumulatore di energia da trasferire poi alla rete. Insomma, siamo all’ inizio di una vera e propria rivoluzione sul fronte della mobilità sostenibile. Portiamo così il Paese nel futuro, garantendo agli italiani una qualità della vita migliore, un ambiente più sano e un’economia in grado di puntare sull’efficienza e sull’innovazione. GENTE IN MOVIMENTO

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Ponte di Genova: plausi e critiche Inaugurato il Ponte Genova San Giorgio e riaperto alla circolazione, ancora si critica il mancato restauro del viadotto precedente. a cura della Redazione

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l 3 agosto 2020 si è tenuta la cerimonia di inaugurazione del nuovo viadotto sul Polcevera, ribattezzato Ponte Genova San Giorgio. Costruito in poco meno di due anni, l’infrastruttura è stata realizzata su un progetto dell’archistar Renzo Piano, donato alla sua città natale. In acciaio, dipinto di bianco, il ponte è stato concepito per durare a lungo: “i muri devono crollare, i ponti mai. Questo ponte deve infiammare il nostro immaginario e durare mille anni” dichiarava l’architetto nel settembre 2018, alla presentazione del progetto. L’idea alla base della progettazione

era di realizzare “un ponte semplice e parsimonioso, ma non banale, un’opera che nasce dall’entusiasmo. Un cantiere è un luogo di coesione e magia dove tutti lavorano assieme. Dovrà essere un ponte ‘genovese’ e dovrà avere qualcosa che ricordi le vittime”. Il risultato, che oggi tutti possono ammirare, poco si discosta dagli abbozzi presentati allora, a poche settimane dalla tragedia. Costruito con una struttura mista di acciaio e calcestruzzo, il nuovo viadotto è lungo 1067 metri, largo 31 e alto 45. A sorreggerlo 18 pile di cemento armato a sezione ellittica, che, viste da lontano, vogliono NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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ricordare la prua di una nave e rendere omaggio alla città portuale. La base di appoggio del manto stradale, invece, ricorda la chiglia di una nave. Dipinto di bianco, il colore contribuisce alla riduzione dell’ impatto visivo della struttura che, riflettendo i colori del paesaggio circostante, diventa un elemento decorativo dello stesso. Il sistema d’appoggio della “chiglia”, che “isola” l’impalcato delle pile, conferisce alla struttura un senso di leggerezza, enfatizzato dalle “costole in acciaio” che corrono lungo tutto il perimetro del ponte. “Semplice e parsimonioso”, grande attenzione è stata posta agli aspetti legati alla sicurezza e alla facilità di manutenzione: la struttura è dotata di sensori e robot per il monitoraggio a ciclo continuo e di un sistema di deumidificazione che impedisce la formazione di condensa salina e, di conseguenza, di limitare i danni da corrosione.

La leggerezza del ponte, inoltre, viene enfatizzata nella notte, con un’ illuminazione in parte creata appositamente per l’opera, in perfetto equilibrio con la luce naturale. I lampioni principali, detti “pennoni”, sono alti 28 metri e vogliono evocare gli alberi delle navi, proiettando un fascio di luce a forma di vela per enfatizzare l’idea di ponte-vascello che attraversa la valle. Dotato di pannelli fotovoltaici, il ponte è quasi totalmente autonomo dal punto di vista energetico. Nonostante la straordinarietà dell’ impresa e il magistrale risultato, non mancano critiche all’opera e, soprattutto alla demolizione del ponte Morandi. Nelle settimane precedenti l’inaugurazione, infatti, l’Istituto Nazionale di Architettura aveva diffuso il proprio parere sul nuovo ponte attraverso un comunicato stampa. L’InArch ha parlato di progetto “tecnologicamente, culturalmente e urbanisticamente

non condivisibile” e di “una scelta dissennata sul piano tecnico e culturale”. L’Istituto, infatti, alla costruzione del nuovo ponte avrebbe preferito il restauro dello storico ponte Morandi, considerato “un capolavoro dell’architettura e dell’ ingegneria del Novecento”. Esprimendo compiacimento per la città e facendo i migliori auguri all’ amico Renzo Piano per il lavoro compiuto, InArch sottolinea che il restauro del ponte Morandi era possibile, così come già sostenuto da esperti in conservazione delle strutture moderne. Disapprova, inoltre, la mancata trasformazione del viadotto preesistente, che avrebbe dovuto essere reintegrato e dedicato alla circolazione locale, con percorsi ciclabili e pedonali e la destinazione a tangenziale del centro urbano. Questa mancanza nella nuova struttura priva la città di una “piazza lineare affacciata sul mare davvero mozzafiato”.

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viaggi

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Amici inseparabili: Fido in camper Il camper è il mezzo ideale per portare il proprio amico a quattro zampe in ferie con la famiglia. a cura della Redazione

Crediti immagine: travelinspirept/ for Barkyn

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l mondo del viaggio è cambiato radicalmente nel corso del 2020, sia per quanto riguarda le normative igienico sanitarie, che le stesse abitudini dei viaggiatori. Le iconiche immagini di assembramenti nelle più importanti mete turistiche, un tempo indicatore di importanza e ricercatezza, sono ormai un ricordo e un fenomeno probabilmente da evitare, almeno di questi tempi. Allo stesso tempo il turismo non si ferma mai e “fa di necessità virtù”, inventando nuovi modi di viaggiare e rivalutandone altri. A questo proposito e di questi tempi, oltre al classico viaggio in macchina, il camper può essere un’ ottima soluzione non solo per godersi una vacanza in serenità e sicurezza, ma anche per poterla vivere assieme al proprio cane, ogni giorno. Il 26 agosto 2020 si è tenuta la Giornata Internazionale del Cane e Barkyn, azienda specializzata nell’ alimentazione personalizzata e nel benessere del cane, ha deciso di celebrarla fornendo dei consigli utili per viaggiare senza mai separarsi dal proprio amico a quattro zampe, anche e soprattutto quando si parte per una vacanza.

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Riguardo al cibo, è possibile che il cane impieghi un maggiore sforzo fisico durante il periodo di viaggio. Per questo motivo è consigliabile offrire una maggiore quantità di cibo al giorno. Inoltre, è importante mettere a disposizione regolarmente acqua fresca e integrare bocconcini umidi tra i pasti, nel caso il cane non abbia alcun tipo di sensibilità gastrointestinale. Il cibo umido fornisce energia extra e ne migliora l’idratazione. Meglio farlo mangiare fuori o dentro il camper? In questo caso è meglio fargli consumare i pasti all’esterno, ma esclusivamente per una questione di comodità. Per sicurezza, è meglio dargli la pappa dopo il viaggio. Così come per gli esseri umani, alcuni cani potrebbero risentirne durante il percorso. Devo creare uno spazio per il mio cane o meglio aspettare che lo trovi lui all’interno del camper? Se possibile, riservategli un’area che oltre ad essere comoda sia anche fresca (o almeno non troppo calda), dove posizionare sia la sua coperta che i suoi giocattoli (sempre se possibile). In questo modo il cane assocerà quella zona a uno spazio tutto suo. È preferibile che il

cane abbia sempre lo stesso spazio in cui stare, invece di sceglierne uno diverso ogni giorno. E quando ci fermiamo nelle aree di sosta per camper? Cogliete l’occasione, quando possibile e dove non è obbligatorio il guinzaglio, di lasciare il cane libero il più a lungo possibile in modo che possa correre ed esplorare l’area. In fondo anche lui è in vacanza! C’è il rischio che il mio cane si confonda cambiando posto molto spesso? I cani si adattano facilmente ai nuovi ambienti, soprattutto quando sono con i loro padroni. I cani con un temperamento più nervoso o ansioso possono sentirsi più a disagio con i cambiamenti, ma è importante che i proprietari agiscano normalmente, evitando di essere troppo protettivi. Quali prodotti veterinari dovrei portare? Potreste portare con voi un kit di pronto soccorso, utile nel caso il cane si ferisca i cuscinetti plantari. Anche le salviette detergenti saranno un prodotto molto utile. Inoltre, fate attenzione all’esposizione al sole e al caldo. Se il cane ha il pelo bianco l’ideale è applicargli della crema solare, inoltre, nei momenti di maggior calore. è bene verificare che il suolo non sia ustionante. NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


viaggi

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Una boccata d’arte, 20 artisti e 20 borghi Venti bellissimi borghi saranno teatro di esposizioni per venti opere di arte contemporanea. a cura della Redazione

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l via la prima edizione di “Una boccata d’arte”, un progetto di arte contemporanea diffuso e corale, realizzato dalla Fondazione Elpis in collaborazione con Galleria Continua. Dal 12 settembre all’11 ottobre 2020 venti borghi in venti regioni italiane ospiteranno 20 installazioni artistiche realizzate da venti artisti italiani. L’evento vuole e essere un’iniezione di ottimismo, una scintilla di ripresa culturale, turistica ed economica basata sull’incontro tra l’arte contem-

poranea e la bellezza storico artistica di venti tra i borghi più belli ed evocativi d’Italia. I siti scelti, che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa, a partire dal 12 settembre saranno animati da esposizioni temporanee site-specific, realizzate, per la maggior parte in esterni, da artisti italiani emergenti e affermati, invitati da Fondazione Elpis e Galleria Continua. Le opere rimarranno poi esposte per un mese offrendo una grande occasione di visibilità ai borghi coinvolti, favorendo

gli incontri all’aria aperta, in sicurezza, per gli appassionati d’arte, i collezionisti e gli operatori del settore, e incentivando il turismo di prossimità e la curiosità di chi ama vivere il proprio territorio e le iniziative che esso propone. Con “Una boccata d’arte” Fondazione Elpis desidera dare un significativo contributo in sostegno dell’arte contemporanea e della valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico italiano, proprio ora che si attraversa un momento difficile.

I BORGHI E GLI ARTISTI Abruzzo - Santo Stefano di Sessanio (Aquila), gli artisti Nadia Antonello e Paolo Ghezzi. Basilicata - Pisticci (Matera), l’artista Sabrina Mezzaqui. Calabria - Soverato (Catanzaro), l’artista Matteo Nasini. Campania - Sant’Agata de’ Goti (Benevento), gli artisti Valentina Ornaghi e Cluadio Prestinari. Emilia-Romagna - Grizzana Morandi (Bologna), l’artista Massimo Uberti. Friuli-Venezia Giulia - Sutrio (Udine), l’artista Sabrina Melis. Lazio - Ronciglione (Viterbo), l’artista Marta Spagnoli. Liguria - Cervo (Imperia), l’artista Elena Mazzi. Lombardia - Castellaro Lagusello (Mantova), l’artista Clarissa Baldassarri.

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Marche - Acquaviva Picena (Ascoli Piceno), l’artista Matteo Fato. Molise - Sepino (Campobasso), l’artista Francesco Pozzato. Piemonte - Orta San Giulio (Novara), l’artista Paolo Brambilla. Puglia - Presicce - Acquarica (Lecce), l’artista Claudia Losi. Sardegna nel borgo di San Pantaleo (Sassari), l’artista Giovanni Ozzola. Sicilia - Ferla (Siracusa), gli artisti Marta De Pascalis e Filippo Vogliazzo. Toscana - Volterra (Pisa), l’artista Marinella Senatore . Trentino-Alto Adige - Mezzano (Trento), l’artista Luca Pozzi. Umbria - Massa Martana (Perugia), l’artista Arcangelo Sassolino. Valle d’Aosta - Avise (Aosta), l’artista Alice Visentin. Veneto - Borgo Valbelluna (Belluno), l’artista Bekhbaatar Enkhtur.

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sport

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La ciclista dei record nel giro del Piemonte Paola Gianotti attraversa il Piemonte in sette giorni per la campagna di sensibilizzazione nel rispetto dei ciclisti. a cura della Redazione

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aola Gianotti, detentrice di tre Guinness World Record, coach e speaker motivazionale, è arrivata ad Alba lunedì 13 luglio per inaugurare anche nella capitale delle Langhe il cartello della campagna di sensibilizzazione “Io rispetto il ciclista”, proprio ad uno degli ingressi della città, in corso Torino. Il cartello, con tanto di firma, è uno dei quattro realizzati dall’ Amministrazione comunale che ha voluto aderire all’iniziativa. Dall’11 al 18 luglio Paola Gianotti ha affrontato il suo Giro del Piemonte, pedalando e parlando di turismo, sicurezza e mobilità sostenibile: 1.500 chilometri e 80 comuni coinvolti per rilanciare il territorio dopo la pandemia e installare i cartelli per la sicurezza con su scritto “Attenzione strada frequentata da ciclisti” accompagnato dalla distanza tra automezzi e biciclette che deve essere di 1,5 metri. La campionessa è arrivata in piazza Sarti “scortata” da squadre e ciclisti locali, tra cui il senatore Marco Perosino che sta lavorando per far diventare legge la distanza di sicurezza. “Una distanza per noi fondamentale, NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020

l’unica che può permetterci di viaggiare in sicurezza” ha esordito Paola Gianotti che in tre giorni di tour ha incontrato più di 30 comuni e posizionato oltre 100 cartelli. “In Italia muore un ciclista ogni 35 ore. Non deve più succedere. Abbiamo delle strade stupende. Siamo partiti dalle montagne per percorre le colline e arrivare al lago Maggiore. In Piemonte abbiamo un territorio che vale la pena vedere. Quando lo si fa in bicicletta lo si vive ancora di più. La bici è emozione, libertà, gioia e soprattutto economia, un modo per ripartire. In questo momento ne abbiamo un gran bisogno”. Il consigliere comunale con delega allo sport, Daniele Sobrero, ha portato i saluti del sindaco Carlo Bo e di tutta la città: “Abbiamo di fronte la donna

che ha impiegato meno tempo nel percorrere il giro del mondo in bici, 29.400 km in 144 giorni attraverso 22 Paesi. Le sue imprese non sono mai fini a se stesse, ma hanno sempre un risvolto umano e sociale. Come amministratore ritengo che la sinergia tra attività sportive e turismo sia una scelta vincente e che la bicicletta avrà un ruolo sempre più centrale nella mobilità urbana ed extraurbana. Perché questo possa avvenire, però, è indispensabile che auto e biciclette condividano la strada nel reciproco rispetto”. Ricordiamo, infine, i tre record del mondo di Paola: il giro del mondo in bici in 144 giorni, il giro degli Stati Uniti attraverso 48 Stati attigui in 43 giorni e il giro del Giappone da nord a sud in meno di 9 giorni.

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food & wine

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Gli Amici dell’UniSG, Scienze Gastronomiche L’Associazione per la promozione e il supporto alla crescita e allo sviluppo di un ateneo unico al mondo. a cura della Redazione

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Pollenzo, in provincia di Cuneo, si trova l’UniSG, l’Università di Scienze Gastronomiche fondata da Slow Food in collaborazione con le regioni Piemonte ed EmiliaRomagna. L’ateneo, il quale propone un’offerta didattica unica nel suo genere, è presto divenuto centro di riferimento internazionale per gli studenti di tutto il mondo. L’istituto, infatti, forma i “gastronomi”, nuove figure professionali che vantano competenze interdisciplinari di scienza, cultura, politica, economia ed ecologia del cibo, volti a sviluppare valori come la sostenibilità e la sovranità di sistemi alimentari globali, incentrati sul concetto di cibo come valore capace di creare e modellare la società. Al suo fianco, si è sviluppata l’Associazione Amici dell’Università di Scienze Gastronomiche, volta a promuovere e supportare la crescita e lo sviluppo dell’ateneo nell’attività di ricerca e innovazione in campo gastronomico. Nata nel 2003, l’associazione riunisce oggi i Soci Sostenitori e il Club dei Partner Strategici, prestigiose istituzioni e aziende d’eccellenza (tra le quali Barilla, Lavazza, Ferrero) che 54

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contribuiscono in modo significativo al successo del progetto dell’ateneo attraverso un rapporto di collaborazione quotidiana e continua. Tra queste, dal 2018, è entrata a far parte anche Riva del Garda Fierecongressi, che ha luglio di quest’anno ha stretto maggiormente i legami con l’università di Pollenzo, con la nomina nel consiglio di amministrazione dell’ associazione di Roberto Pellegrini, presidente della società. “Un sodalizio che si consolida e un’opportunità per sviluppare progetti speciali in collaborazione con una realtà affermata a livello nazionale e internazionale” commenta Pellegrini, “che ci consentirà di portare un valore aggiunto alle nostre attività attraverso la promozione di questo brand, facendo un ulteriore passo verso la divulgazione culturale del settore gastronomico italiano nel mondo degli eventi, all’insegna di qualità, tradizione e innovazione”. Assieme a Pellegrini, sono parte dei nuovi Cda dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e dell’ associazione: Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, Oscar Farinetti fondatore della catena Eataly, lo chef stellato Massimo Bottura, nonché l’attrice Lella Costa. NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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food & wine

Ossobuco Un secondo tipico della cucina milanese che utilizza un taglio di carne particolare: il gusto viene esaltato dalla presenza del midollo che si scioglie durante la cottura. a cura di Gabriella Tomasi

INGREDIENTI PER 6 PERSONE 6 ossibuchi di vitello 2 cipolle vino bianco burro 1/2 litro di brodo di carne farina olio EVO sale pepe prezzemolo

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COME SI PREPARA Preparate un soffritto con le cipolle e cuocetelo in padella con un po’ di olio. Sfumate con il vino bianco e stufate con un po’ di brodo. Nel frattempo preparate la carne, tagliando in più punti il tessuto connettivo presente sui bordi. In questo modo la carne non si arriccerà durante la cottura. Passate gli ossibuchi nella farina, condita di sale e pepe. Aggiungete una noce di burro al soffritto e adagiate gli ossibuchi. Fateli rosolare a fiamma medio-alta. Girateli. Sfumate con il vino bianco, aggiungete il brodo quasi a coprire la carne, abbassate la fiamma e coprite con un coperchio. Cuocete per un’ora, girando gli ossibuchi a metà cottura. Nel frattempo, lavate e tritate il prezzemolo. Trascorsa un’ora, spegnete il fuoco e aggiungete il prezzemolo tritato sulla carne. Gli ossibuchi sono pronti per essere gustati.

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benessere e bellezza

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Mascherine: cinture di sicurezza anti-contagio È indispensabile informare e coinvolgere la popolazione sul corretto utilizzo di questo insostituibile dispositivo di protezione individuale. a cura della Redazione

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dispetto di un consistente impianto normativo e di continui messaggi da parte dei vertici istituzionali nazionali, le violazioni all’obbligo di utilizzo delle mascherine sono frequenti, in particolare sui mezzi pubblici e nei luoghi dove non viene esercitata una sistematica attività di controllo e richiamo. “Nelle ultime settimane” afferma Nino Cartabellotta Presidente della Fondazione GIMBE, “l’utilizzo della mascherina in luoghi pubblici è diventato paradossalmente anche terreno di scontro politico, con deplorevoli gesti da parte di rappresentanti delle Istituzioni e più

in generale di una frangia di politici, professionisti e cittadini che minimizzano i rischi dell’epidemia e ritengono inutile l’utilizzo della mascherina, arrivando talora a (s)qualificarla come un bavaglio imposto”. Considerato il progressivo consolidamento delle evidenze scientifiche sull’utilizzo delle mascherine in ambienti pubblici per ridurre la trasmissione di SARS-COV2, dello status di evoluzione della curva epidemica nel nostro Paese e delle recenti pericolose derive nella comunicazione pubblica e nei comportamenti individuali, la Fondazione GIMBE ha pubblicato un Position Statement indipendente NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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sull’utilizzo della mascherina negli ambienti pubblici, quale insostituibile dispositivo di protezione collettiva. “Il Position Statement” continua Cartabellotta, “sintetizza anzitutto le evidenze scientifiche sull’uso delle mascherine; contiene poi raccomandazioni destinate a Governo e Regioni, imprese, datori di lavoro e altre organizzazioni interessate, al fine di massimizzare i benefici dell’uso delle mascherine e a minimizzarne i rischi; infine risponde a numerose domande, in larga parte pervenute dagli utenti del sito della Fondazione GIMBE dedicato al monitoraggio indipendente della pandemia”. Evidenze scientifiche: in letteratura aumentano progressivamente le prove di efficacia sull’utilizzo delle mascherine negli ambienti pubblici per bloccare le particelle virali responsabili della trasmissione di SARS-COV2 espulse dalla bocca o dal naso. Dallo scorso 5 giugno anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’utilizzo della mascherina negli spazi chiusi dove non è possibile rispettare il distanziamento sociale. Peraltro, a fronte della diffusa opinione che la mascherina serva esclusivamente a proteggere gli altri, studi osservazionali comparativi suggeriscono benefici, seppure modesti, anche per chi la indossa. Governo e Regioni dovrebbero lanciare e potenziare campagne di informazione complete ed esaustive per promuovere l’utilizzo delle mascherine nei luoghi chiusi aperti al pubblico e in tutte le circostanze in cui non è possibile mantenere la distanza minima di un metro, incoraggiando le persone ad usarle e coinvolgendo attivamente la popolazione. Dovrebbero, inoltre, prevedere una fornitura gratuita per le persone che non possono permettersi di acquistarle. Insieme ad imprese, datori di lavoro ed altre organizzazioni dovrebbero assicurarsi che le mascherine vengano sempre utilizzate insieme a, e non in sostituzione di, altre misure di protezione, oltre che andare incontro alle esigenze delle NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020

persone affette da condizioni patologiche o disabilità fisiche o mentali che rendono difficoltoso o impossibile l’uso della mascherina. In generale sarebbe preferibile optare per mascherine riutilizzabili, sia per limitare la produzione di rifiuti in plastica sia per i costi, visto che le evidenze ne dimostrano l’efficacia nel trattenere le particelle virali. Si raccomanda l’uso di mascherine a doppio o triplo strato di tessuti con diverse trame e proprietà elettrostatiche: a tal proposito è indispensabile promuovere una campagna d’informazione pubblica per guidare la popolazione all’acquisto e/o alla produzione domestica delle mascherine. Al contrario, vista l’impossibilità di mangiare e bere con la mascherina e l’evidenza che la ripetuta attività di toglierla e metterla può aumentare il rischio di trasmissione, l’obbligo della mascherina per i clienti di bar e ristoranti dovrebbe essere rivalutato. Considerato che solo una piccola percentuale della trasmissione del virus avviene all’aperto, la Fondazione GIMBE conferma che non è opportuno raccomandare l’obbligo di mascherina all’aperto, anche se rimane difficile, soprattutto durante la stagione estiva, governare le situazioni a rischio quando non si riesce

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a mantenere la distanza minima di un metro. I Paesi e le regioni in cui vige l’obbligo di indossare la mascherina hanno mostrato una maggiore aderenza rispetto a quelli in cui l’utilizzo è volontario. Come per le cinture di sicurezza e altre norme sulla sicurezza, giocano un ruolo fondamentale le campagne di informazione pubblica mirate a far comprendere e accettare alle persone le motivazioni alla base della norma: l’impegno e l’aderenza, infatti, possono aumentare quando la popolazione viene trattata come un partner in una strategia condivisa di salute pubblica. Tuttavia, le sanzioni pecuniarie per chi non indossa la mascherina sono difficilmente praticabili e controproducenti. “Il nostro Position Statement” conclude Cartabellotta, “ribadisce che, nel mezzo di una pandemia dove tutte le misure di protezione giocano un ruolo cruciale, le mascherine rappresentano il segno di una ‘nuova normalità’ per una sicura convivenza con il virus. Non è accettabile che la violazione di norme imposte a tutela della salute venga sbandierata come espressione di libertà: come recentemente ricordato dal Presidente Mattarella, infatti, si deve ‘evitare di confondere la libertà con il diritto far ammalare altri’.” GENTE IN MOVIMENTO

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Perché e quando consultare un naturopata Negli ultimi anni si parla molto di discipline naturali, complementari ed olistiche. a cura di Mariella Brondino

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a naturopatia è un complesso di metodologie, tecniche e pratiche per promuovere la salute e la buona qualità della vita personale ed anche professionale e relazionale. Si prefigge lo scopo di riequilibrare il sistema psico-fisico ed emozionale; di stimolare, inoltre, le capacità innate dell’essere umano di auto guarigione, autoregolazione e autodifesa. Si occupa dei disagi dell’essere umano in modo olistico (dal greco òlos, intero), cioè con un approccio globale dell’individuo, considerandolo quindi nella sua totalità ed unicità. Agisce nel rispetto delle leggi biologiche che regolano la vita, come il ritmo sonno/veglia, lo stile di vita e le caratteristiche costituzionali, i suoi punti di forza e di debolezza. La naturopatia ha, quindi, lo scopo di riequilibrare la persona e di stimolarne l’energia vitale, intesa come unica vera fonte di capacità dell’uomo nella sua interezza, per ristabilire l’armonia perduta. Vengono usate conoscenze e metodi originatisi dalle grandi tradizioni prescientifiche d’oriente (dalla medicina tradizionale cinese) e d’occidente (dalla medicina umorale mediterranea), che conside-

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rano inscindibili mente, corpo fisico e spirito. Contemporaneamente si utilizzano le nuove scoperte dell’ evoluzione tecnico-scientifica che hanno dimostrano come stimolazioni cutanee, drenaggi e depurazioni siano fonte di benessere e particolarmente utili per la prevenzione di possibili squilibri. La naturopatia si basa su tre principi fondamentali: il vitalismo, energia vitale (prana, qì) che consente di vivere e di auto-riequilibrarsi; il causalismo, cause endogene o esogene che hanno provocato lo squilibrio; l’umorismo: umori e organi emuntori che drenano le tossine e le espellono. L’attività del Naturopata, si svolge in due ambiti: il primo, di tipo educativo, ha lo scopo di informare ed educare, le persone a conoscere e gestire il proprio equilibrio psicofisico per raggiungere e mantenere uno stato di benessere, indicando i comportamenti più idonei a tal fine; il secondo, di tipo assistenziale, funge da ausilio al cliente nel riconoscere, nel proprio terreno costituzionale, eventuali squilibri o predisposizioni ad essi, sia di tipo fisico che emozionale, consigliando interventi con

metodiche che favoriscano il riequilibrio. Consiglia un corretto stile alimentare, esercizi e tecniche di rilassamento e di respirazione, integratori alimentari, fitoterapici, rimedi floreali, oligoelementi. Applica tecniche manuali e manipolatorie, quali la riflessologia plantare, esegue tecniche di riflesso stimolazione, può effettuare trattamenti per il riequilibrio energetico come lo Shiatsù e può insegnare tecniche di auto trattamento. Si rivolgono ad un naturopata tutte le persone che comprendono quanto sia importante prendersi cura di sé stessi, valutando i diversi aspetti della propria vita, in modo da poter agire sulle cause piuttosto che sui sintomi e ottenendo così una salute realmente duratura (non possono essere considerate prescrizioni mediche). A tal proposito, è meglio rivolgersi al naturopata in fase preventiva o di sostegno, supportando eventuali terapie mediche per ottimizzarne l’efficacia e contenere i possibili effetti collaterali indesiderati; pensati per ogni specifica circostanza nell’ambito di un percorso di salute più ampio. NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


moda

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Armine, la modella diversa La modella armena che ha sfilato per Gucci nel 2019 e oggi bersaglio degli leoni da tastiera. a cura della Redazione

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i chiama Armine Harutyunyan la modella “fuori dagli schemi” perché non corrispondente ai soliti canoni di bellezza. Di origine armena, 23 anni, la modella ha sfilato per Gucci nel 2019, noto marchio italiano che ha fatto della diversità un suo punto di forza. Il viso ovale, il naso adunco e le folte sopracciglia sono i tratti distintivi della sua bellezza non convenzionale, notati anche da Oliviero Toscani, fotografo che da sempre ricerca la diversità per le sue campagne pubblicitarie e dispone di un ufficio dedicato alla ricerca di visi particolari. Il suo giudizio su Armine è di una “bellissima ragazza, con un volto interessantissimo che esprime una forma di intelligenza. Non è una barbie doll, non è un oggettino. È una bellezza molto più complessa”. Ma cos’è veramente successo per far “arrabbiare” così i leoni da tastiera? Una notizia non confermata la vede inserita nella classifica delle 100 donne più sexy del mondo, stilata da Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci. NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020

In pochi giorni i suoi selfie postati sui social nelle ultime settimane, che la ritraggono in giro per le città italiane, sono diventati i bersagli degli hater che la “insultano” per il suo aspetto. Manco a dirlo, le offese hanno bersagliato propri i tratti distintivi del suo viso. “Le persone sono spaventate da quello che è diverso” dichiara Armine. “Non posso impedire loro di sparlare di me, ma posso ignorarle. Ci sono molti modi diversi di essere belli: consiglio di concentrarsi su di sé, su chi si è e su cosa si ama davvero”. Armine in realtà non è una modella professionista. Laureata in graphic design allo Yerevan State Institute of Fine Arts and Theatre, è illustratrice e designer grafica. Scoperta da un talent scout di Gucci, ha lavorato per la prima volta con il noto marchio italiano nel settembre 2019, divenendo la prima donna armena ad aver sfilato per il brand. Già criticata ai tempi da alcune TV turche, le quali le dedicarono anche una parodia, Armine non era stata notata dagli “hater nostrani”, oggi saliti alla ribalta. GENTE IN MOVIMENTO

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fotografia

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Obiettivo Terra: vince il martin pescatore Samuele Parentella vince il primo premio con la foto del martin pescatore in azione nella Riserva Naturale della Palude di San Genuario. a cura della Redazione

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Samuele Parentella il vincitore della 11a edizione di “Obiettivo Terra” 2020, il concorso fotografico dedicato alle bellezze e alle peculiarità delle Aree Protette d’Italia, promosso dalla Fondazione UniVerde e dalla Società Geografica Italiana Onlus, per celebrare la 50esima Giornata Mondiale della Terra (22 aprile). La foto vincitrice (nel riquadro in alto) ritrae un martin pescatore che, a pelo d’acqua, stringe nel becco una piccola preda, immortalato nella Riserva Naturale della Palude di San Genuario (Piemonte). Durante la cerimonia di premiazione, in collegamento video, è intervenuta

Claudia Demarchi, Sindaco di Fontanetto Po, in provincia di Vercelli, luogo dello scatto premiato, dichiarando: “la foto è la migliore testimonianza della nostra terra, territorio di risaie, ricca di acqua, canali e sorgive che permettono di riservare zone naturalistiche di particolare interesse come la Riserva Naturale della Palude di San Genuario. Complimenti al vincitore”. Dario Zocco, Direttore del Parco del Po Piemontese, in collegamento video, ha sottolineato che “nella Riserva Naturale della Palude di San Genuario esiste un centro studi delle zone umide dove si svolgono una serie di attività di ricerca NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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ambientale, compresa una stazione di inanellamento degli uccelli perché in queste zone di pianura vi sono alcuni siti di riproduzione tra i più importanti del Piemonte”. Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde, ha dichiarato: “Obiettivo Terra ha radunato in oltre dieci anni migliaia di amanti della natura e del Bel Paese. Questo patrimonio di foto è la conferma che in questo momento di emergenza i Parchi possono offrire l’occasione per un nuovo turismo più sostenibile e sicuro. La presenza di tante autorevoli presenze istituzionali e del mondo dei Parchi e dell’ambiente, di persona e in collegamento, confermano la crescente stima nei confronti dei tanti cittadini attivi nella difesa della natura”. Samuele Parentella si aggiudica quindi il primo premio di mille euro e l’affissione della gigantografia del suo scatto in una delle piazze di Roma. Il concorso, iniziato lo scorso 5 giugno 2019, prevedeva la possibilità di inviare fotografie di diversi ambiti

relativi alla promozione e valorizzazione del patrimonio ambientale, del paesaggio, dei borghi, delle peculiarità e delle tradizioni enogastronomiche, agricole, artigianali, storico-culturali e sociali dei Parchi Nazionali, Regionali, Interregionali, delle Aree Marine Protette e, a partire da questa edizione, delle Riserve Statali e Regionali che, per la prima volta nella storia del contest, concorrono al primo premio, con Menzioni e Menzioni speciali tematiche. La cerimonia di premiazione, originariamente prevista per il 22 aprile 2020, è stata posticipata e “digitalizzata” a causa della pandemia. Tra le foto candidate, sono anche stati selezionati 12 scatti che hanno ricevuto una menzione speciale per specifiche categorie: Aalberi e foreste, animali, area costiera, fiumi e laghi, paesaggio agricolo e turismo sostenibile. Inoltre, per questa edizione sono state istituite anche le Menzioni speciali: borghi (alla più bella foto di un borgo all’interno di un’area protetta, in collaborazione con l’Associazione “I borghi più belli

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d’Italia”); Mother Earth Day (allo scatto che meglio rappresenti l’accessibilità e la fruibilità per le persone con disabilità e a ridotta mobilità in un’area protetta, in collaborazione con FIABA Onlus); Plant Health (alla più bella foto del patrimonio vegetale all’interno di un’area protetta italiana, per celebrare il 2020 Anno Internazionale della salute delle piante, in collaborazione con Cobat); obiettivo mare (alla migliore foto subacquea scattata in un’Area Marina Protetta, in collaborazione con Marevivo); patrimonio geologico (in collaborazione con la Società Italiana di Geologia Ambientale – SIGEA, alla foto che meglio rappresenti il patrimonio e il paesaggio geologico). Infine, è stato istituito il Premio “Accessibilità”, in collaborazione con FIABA Onlus, all’Area Protetta che si sia maggiormente distinta per favorire l’accessibilità e la fruibilità per le persone con disabilità e a ridotta mobilità. Per visualizzare le foto dei vincitori potete collegarvi al sito web dedicato al concorso: obiettivoterra.eu.

SERVIZI E CONSULENZE IN TUTTA ITALIA L’Agenzia Sandiano di Sanremo (IM) è a disposizione delle Associazioni e degli autotrasportatori, in collaborazione con le Agenzie convenzionate sul territorio, per la soluzione delle problematiche del trasporto: iscrizioni e variazioni con o senza limiti presso l’Albo degli Autotrasportatori e l’Albo degli Smaltitori rifiuti; immatricolazioni e passaggi di proprietà dei veicoli in conto terzi e/o in conto proprio; acquisizione aziende di autotrasporto o con requisiti; revisioni e collaudi sia presso sedi Ministero dei Trasporti sia presso officine autorizzate; consulenza specializzata in materia di merci pericolose ADR, merci deperibili ATP, ecc; autorizzazioni internazionali (CEE ed extra-CEE di ogni tipo); apertura sedi all’estero; quesiti e ricorsi presso Ministero dei Trasporti e altri Enti.

Via Fiume 34, 18038 SANREMO (IM) Tel: 0184 501560 - Email: agenzia@sandiano.com - Web: sandiano.com L’Agenzia Sandiano offre consulenza presso le ditte e assistenza presso gli uffici pubblici in tutta Italia

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eventi e spettacoli

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Transpotec Logitec: in marcia con il settore Appuntamento dal 18 al 21 marzo 2021 a Fiera Milano: ti aspettano truck, veicoli commerciali, rimorchi e allestimenti di ultima generazione da valutare e provare. a cura della Redazione

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a pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, lo scorso 27 luglio, del Decreto che stanzia nuovi incentivi per l’autotrasporto può rappresentare uno stimolo per il settore che, per quanto sempre attivo anche nei giorni di lockdown, è oggi in sofferenza per la diminuzione dei volumi delle merci trasportate, ma soprattutto per la mancanza di liquidità. Il potenziale investimento delle imprese in nuovi mezzi, reso urgente anche dalla vetustà del parco circolante, ormai superiore ai 10 anni, potrebbe rivelarsi, infatti, un’ opportunità importante nello scenario attuale: un beneficio che interesserebbe tutto il sistema distributivo che usufruisce in modo massiccio del trasporto su gomma, ma anche, indirettamente, una delle chiavi per

la ripresa dell’economia dell’intero Paese. In questo contesto, la prossima edizione di Transpotec Logitec, appuntamento fieristico di riferimento per l’autotrasporto e la logistica distributiva in Italia, che si terrà a Fiera Milano dal 18 al 21 marzo 2021, sarà un’occasione importante per chi intende puntare su nuovi mezzi e soprattutto per gli operatori che vogliono arrivare preparati a richiedere gli incentivi previsti dal Decreto, usufruendo della seconda “finestra”, che si aprirà proprio a metà dell’anno prossimo, dal 14 maggio al 30 giugno 2021. Truck, veicoli commerciali, ma anche rimorchi allestiti presenti in fiera permetteranno infatti di valutare e informarsi sulle ultime proposte del mercato, orientando in modo ancora NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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più mirato e consapevole i propri investimenti. L’acquisto di veicoli di ultima generazione favorirà la sostenibilità, spingendo le soluzioni a minor impatto ambientale come il gas naturale, il biometano e l’elettrico, ma, soprattutto la sicurezza sulle strade, grazie ai sistemi di assistenza alla guida e alla frenata a bordo dei mezzi di ultima generazione. Soluzioni in grado di garantire manovrabilità e sicurezza, motorizzazioni alternative, ma anche nuovi sistemi di infotainment e interni dal design pensato per migliorare sempre di più il benessere del conducente: sono solo alcune delle più importanti variabili da conoscere e valutare per comprare un nuovo mezzo, che occorre toccare con mano e provare in prima persona prima di deciderne l’acquisto. A Transpotec, il mondo dei veicoli industriali e commerciali e le proposte delle case costruttrici si potranno scoprire sia attraverso i mezzi esposti negli stand, sia grazie all’esperienza dei test drive in fiera. L’area dedicata alle prove dei veicoli pesanti permetterà di testare i mezzi in differenti situazioni. Grazie a istruttori specializzati in guida sicura, sarà possibile scoprire i mezzi e le varie innovazioni a bordo, con prove mirate per far

emergere ogni caratteristica del veicolo e metterne alla prova l’affidabilità in ogni contesto, ma valutarne anche il comfort e la sicurezza. Anche i veicoli commerciali leggeri saranno protagonisti di prove dedicate, che consentiranno a tutti i visitatori di toccare con mano prestazioni e affidabilità di mezzi impegnati spesso in intensi tour de force tra clienti differenti o tra le varie “missioni” in cui sono impiegati. Particolare attenzione per le motorizzazioni alternative, con un’ampia gamma di mezzi elettrici e ibridi, alle cui prestazioni sono sempre più affidate le attività commerciali e distributive dell’ultimo miglio. Le prove dei veicoli industriali e commerciali, aperte a tutti i visitatori di Transpotec Logitec, avranno luogo nelle aree esterne prospicienti i padiglioni della manifestazione e daranno la possibilità di provare mezzi di tutte le case produttrici presenti in manifestazione. Grazie alla collaborazione con un team di esperti e in sinergia con i principali players del settore, Fiera Milano in questi mesi ha lavorato alla realizzazione di un “Protocollo per il contenimento della diffusione del nuovo coronavirus” che traccia linee guida concrete, che saranno applicate

anche in occasione di Transpotec Logitec 2021, nel pieno rispetto della normativa in essere. Tra i provvedimenti adottati, verrà promosso l’utilizzo di tecnologie digitali per la registrazione e gli accessi; l’ingresso avverrà solo previo controllo della temperatura corporea e sarà reso obbligatorio l’utilizzo delle mascherine qualora non fosse possibile garantire il distanziamento interpersonale. Inoltre, il Quartiere si è dotato di una serie di strumenti funzionali alla gestione della visita in completa sicurezza: un’infrastruttura composta da 80 ledwall ad alta risoluzione supporterà la diffusione delle informazioni; una heatmap permetterà la geolocalizzazione all’interno del quartiere, monitorando flussi e percorsi e garantendo il distanziamento; la nuova app di quartiere non solo intensificherà l’esperienza di visita, ma permetterà di gestire una serie di servizi come il nuovo sistema di wayfinding, il fast track, la prenotazione di parcheggi e ristorazione. Innovazione, esperienze, catena di valore, sicurezza: Transpotec Logitec è in marcia verso un cambiamento possibile. L’appuntamento è dunque a Fiera Milano dal 18 al 21 marzo 2021.

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Luca: il nuovo film Pixar ambientato in Italia Il nuovo film di animazione Disney Pixar sarà diretto da Enrico Casarosa e ambientato in Italia. a cura della Redazione

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i intitola “Luca” il nuovo film di animazione prodotto dalla Disney Pixar in uscita nel 2021. I dettagli non sono ancora trapelati, ma il lungometraggio sarà ambientato in Italia e racconterà le avventure estive del protagonista. Le poche informazioni al momento disponibili sono quelle rilasciate dai Walt Disney Studios in persona tramite i social: “diretto da Enrico Casarosa e prodotto da Andrea Warren, il film porterà il pubblico in una splendida città costiera della riviera italiana, dove incontrerà un ragazzo chiamato Luca, il quale sta trascorrendo un’estate indimenticabile insieme ai suoi nuovi amici”. Il direttore, Enrico Casarosa, non è nuovo nell’ambiente Disney: nato a Genova, a vent’anni si trasferisce negli States per studiare animazione, divenendo ben presto uno degli artisti Pixar più quotati. Casarosa è stato lo sceneggiatore de L’era glaciale, Cars, Ratatouille e Up, e direttore del cortometraggio La Luna, candidato agli oscar del 2012. Al debutto in qualità di direttore del suo primo lungometraggio, Casarosa

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ha dichiarato che Luca “rappresenta una storia molto personale, non solo perché è ambientato nella riviera ligure”, dov’è cresciuto, “ma anche perché alla base di questo film si racconta la storia di un’ amicizia. Le amicizie che stringiamo quando siamo bambini segnano il corso delle nostre vite e anche di ciò che vogliamo diventare. E proprio quei legami sono il centro della storia che viene raccontata in Luca”. Quello che il protagonista ignora, riguarda l’identità di Luca: un oscuro segreto si cela dietro il volto sorridente del ragazzo, minacciando la loro amicizia. Al suo fianco la produttrice Andrea Warren, che ha contribuito alla realizzazione dei film Wall-E e Alla ricerca di Nemo. Nel primo trailer ufficiale, un breve teaser che mostra alcuni paesaggi naturali sulle coste del mare, non ci viene detto nulla di più sulla storia, ma viene ricordato che il film è realizzato dai produttori di Onward e Soul, due film di in uscita quest’anno, la cui distribuzione italiana è stata posticipata a causa dell’emergenza per il Coronavirus. NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


Cinema e libri

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Suggerimenti di lettura In questo numero vi proponiamo un nuovo metodo per la meditazione, due spunti di riflessione sulla ripartenza postCovid e un racconto noir collettivo. a cura della Redazione

G. ROTH

G. SABELLA

La danza dei 5 ritmi

Ripartenza verde

Già disponibile in anteprima in e-book, mentre la versione cartacea arriverà a novembre 2020, il libro spiega cosa sia e quali sono i benefici della danza dei 5 ritmi, una pratica aperta a tutti. Non importano l’età, la forma del corpo, le radici etniche, l’orientamento sessuale, la religione o la capacità di muoversi, tutti possono danzare i 5 ritmi.

Quello del “Green New Deal” è il grande tema della ricostruzione post pandemia a cui è dedicato il nuovo libro di Giuseppe Sabella (allievo di Giulio Giorello). È l’immagine della ricostruzione post Covid e della politica di rilancio della produzione sempre più proiettata verso l’intelligenza artificiale e la transizione ecologica ed energetica.

SCRITTO A 21 MANI

J. KINNEY

Quadrifoglio-1

Costruiamo il futuro sostenibile e solidale

L’editore “Il Loggione”, durante i mesi di lockdown, chiama a raccolta i suoi autori e propone di scrivere un racconto noir “collettivo”, con l’obiettivo di raccogliere fondi per l’Ospedale Sant’Orsola di Bologna. Viene proposto un incipit “virologico”, dal quale nasce una storia sempre più avvincente, fatta di intrighi di laboratorio, spie internazionali e pericolosi segreti “chimici”. NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020

dell’Italia

Il WWF ha raccolto i contributi di 13 menti creative nel campo della sostenibilità economica, ambientale e sociale, che sono diventate un e-book liberamente scaricabile. Si tratta di uno strumento di riflessione, per contribuire fattivamente a costruire il futuro dell’Italia attraverso scelte che mettano al centro la sostenibilità ambientale e sociale in tutti i settori. GENTE IN MOVIMENTO

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Fall Guys: il gioco PS+ più scaricato di sempre Scopriamo il fenomeno Fall Guys, diventato in pochi giorni il gioco più scaricato di sempre a livello globale su PS+. a cura della Redazione

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l fenomeno Fall Guys continua a spopolare su Play Station Plus, dove in pochi giorni è diventato il gioco più scaricato di tutti i tempi a livello mondiale. Offerto gratuitamente per gli abbonati al servizio online di Play Station e acquistabile al prezzo di 19,99 euro per gli altri utenti, il gioco è disponibile anche per PC Windows su Steam. Prodotto dalla Mediatonic, il gioco è un battle royal che si caratterizza per la semplicità del game play: fruibile esclusivamente con una connessione a internet, la partita inizia al raggiungimento di 60 partecipanti. I guys in gioco, delle specie di fagioli con gambe e braccia, dovranno affrontare un percorso ad ostacoli per raggiungere il traguardo in tempo per classificarsi. L’eliminazione può avvenire direttamente, per caduta dalla piattaforma, oppure indirettamente, al termine del tempo o al raggiungimento del numero minimo di player consentito per la fase successiva. Il party game prevede mini-giochi tutti contro tutti e competizioni a squadre, scelte casualmente dal sistema. NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020

L’accessibilità è forse la chiave del successo. I comandi, infatti, sono semplicissimi: la leva analogica direziona il “fagiolo”, con X salti e con quadrato ti lanci. Fine. Non ci sono mosse aggiuntive, trucchi o abilità da scoprire e sbloccare. Ciascuna manche regala monete da spendere nel negozio per personalizzare il proprio personaggio e renderlo così unico. Già annunciata la versione 2, ovvero il tema medievale in arrivo a ottobre 2020, con nuovi costumi di cavalieri, streghe, draghi, vichinghi e maghi, e la presenza di torrioni, castelli, ponti levatoi e trappole nei percorsi di gioco. Nel frattempo, diverse aziende stanno cercando di associare il proprio marchio al gioco, ad esempio con costumi personalizzati che riprendono colori e logo riconoscibili in tutto il mondo. È il caso, ad esempio di KFC, noto fastfood americano, che ha proposto la sua personalizzazione tramite Twitter. Il social è stato letteralmente invaso dai costumi per i guys negli ultimi giorni. GENTE IN MOVIMENTO

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Comics & Games

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Il Lucca Comics & Games 2020 si farà Il Comics & Games più famoso d’Italia cambia e si fa in quattro: dal 29 ottobre al 1° novembre 2020 Lucca online, Lucca dal vivo, Lucca diffusa e Lucca on air. a cura della Redazione

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di aprile l’ultima comunicazione in cui si affermava che l’edizione 2020 sarebbe stata la più sentita, che i mesi di lockdown sarebbero serviti per accelerare alcune attività che sino a pochi mesi prima erano solo in incubazione. Dopo mesi di analisi, ricerca, ascolto, sviluppo e duro lavoro, Lucca Comics & Games è pronto a rimettersi in gioco e rispondere alle avversità con resilienza e creatività: dal 29 ottobre al 1 novembre si rialzerà il sipario sulla città di Lucca per dare vita a una nuova edizione del festival. Inconsueta, a partire dalla data di inizio, posticipata di un giorno rispetto a quanto annunciato a fine 2019, e perché prevede 4 eventi in 1, sempre ricca di contenuti, nel rispetto della

sicurezza e della salute della community: autori, espositori, visitatori; ma anche cambiata e diversa da come tutti la conosciamo. “Il dialogo con la community, gli editori, i partner e gli autori, finalizzato a individuare le necessità a cui risponde il festival, è servito a rafforzare l’idea che la sfida è quella con il concept della manifestazione a cui siamo abituati”, racconta Emanuele Vietina, direttore del festival “L’obiettivo è, e sarà, crossmedializzare l’evento crossmediale, offrire quello che Lucca solitamente dava tramite un unico momento attraverso molteplici piattaforme la cui somma delle parti possa riprodurre l’effetto Lucca”. Il programma si articolerà su 4 pilastri: 1) la città sarà ancora cuore NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


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degli eventi. Il luogo fisico non sarà abbandonato, è il simbolo dell’ incontro che fa scattare la scintilla della creatività e rende magiche le relazioni in un contesto inconfondibile. In ottemperanza a quanto previsto dalle Linee Guida redatte dalla Conferenza delle Regioni afferenti al DPCM dell’11 giugno vi sarà una dimensione fisica diffusa, contenuta e diversa dal solito: un festival culturale e spettacolare in linea con i protocolli degli eventi statici di sala (cinema, teatri e auditorium). Il progetto relativo alla dimensione espositiva sarà necessariamente scalabile e definito nelle prossime settimane in base ai preziosi riscontri dei nostri espositori; prevederà modalità di partecipazione specifiche e restrizioni coerenti con l’attualità del momento, con l’ordinanza regionale e in linea con i protocolli AEFI. Il tutto per garantire la massima sicurezza del pubblico, degli operatori e dei collaboratori. L’accesso a tutte le attività sarà consentito solo tramite biglietto, ivi incluse le attività cosplay che avranno luogo in alcuni dei palazzi storici più belli di Lucca. Per gli operatori saranno forniti aggiornamenti tramite i consueti canali professionali, per il pubblico gli aggiornamenti perverranno attraverso i canali di comunicazione ufficiali del festival. 2) Il mondo digitale sarà esplorato come mai prima d’ora, per offrire appuntamenti unici anche a chi sarà lontano e con chi sarà lontano: eventi in diretta e on demand, attività su prenotazione con pacchetti premium, anteprime e proiezioni, consigli per gli acquisti, con contenuti sviluppati ad hoc provenienti anche dalla community, che rimane la vera protagonista di tutte le azioni messe in campo. 3) La Main Media Partnership con RAI e RAI RADIO2 Radio Ufficiale. La TV e la Radio pubbliche italiane scendono in campo per supportare il grande evento pubblico dedicato al fumetto e al gioco in un momento storico in cui il sostegno per la riparNUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020

tenza delle manifestazioni culturali diventa un vero e proprio impegno di Servizio Pubblico. Fianco a fianco, come i protagonisti delle nostre saghe preferite, nella sfida del millennio. Dopo lunghi mesi di isolamento in cui Rai Radio2 ha risposto con efficacia al crescente bisogno di intrattenimento e informazione, in questa nuova fase di ripresa torna a seguire gli eventi più rilevanti del panorama italiano ripartendo da Lucca Comics & Games. Insieme a loro altri media partner avranno un ruolo di primo piano mettendosi alla prova per sperimentare e intraprendere nuove strade insieme al festival. 4) E infine… i Campfire! Lucca Comics & Games si trasformerà in un grande festival diffuso sul territorio nazionale grazie al coinvolgimento dei principali negozi specializzati in fumetto, giochi e narrativa fantasy. Questi indispensabili luoghi, dove si condividono le passioni e si incontrano gli esperti del settore, diventeranno avamposti distribuiti in tutta Italia per offrire intrattenimento culturale al pubblico più attivo di sempre. 1, 10, 100 Lucca Comics & Games dove gli editori potranno proporre contenuti speciali e le uscite del momento, in filo diretto con le attività svolte a Lucca e negli altri campfire. Una vera e propria chiamata alle armi, soprattutto a supporto di quei posti dove si coltiva il passatempo umanista, perché “alla fine di tutto questo vogliamo avere ancora #unpostodovetornare”. L’organizzazione del festival così pensata consentirà di stimolare il contatto tra gli editori, gli autori e la community, offrire momenti identitari, promuovere le iniziative culturali con i grandi media, tentare di far ripartire il settore degli eventi come volano per l’industria creativa; nel contempo consentirà di reagire in modo flessibile e responsabile alle difficoltà in atto o che potranno sopraggiungere anche tra qualche mese, tutelando in primis la salute di ognuno di noi.

Comics & Games

Riprende Emanuele Vietina: “Abbiamo voluto rispondere con cautela e intraprendenza a questa grande prova. Perché non è questo il giorno per pensare che il festival possa abbandonare i luoghi che lo ospitano da 54 anni, e svuotare i monumenti di Lucca dei sogni e dei suoi appassionati. Non è questo il giorno per rinunciare a dare supporto a un comparto editoriale che trova nella manifestazione il momento di massima espressione. L’anno scorso Lucca Comics & Games ha celebrato il valore del Becoming Human, diventare umani: e non sarà sicuramente questo il giorno in cui, rinunciando al nostro programma, abbandoneremo l’anima inclusiva del nostro festival e della nostra community”. “Questa decisione è passata attraverso un durissimo percorso di studio con l’obiettivo di trasformare la sfida in opportunità, con grande consapevolezza dello scenario in cui ci troviamo”, afferma Mario Pardini, presidente di Lucca Crea. “La società, insieme alla Lucca Holding Spa e al Comune di Lucca, sta facendo un grande sforzo per creare nuovi strumenti e segnare un tracciato diverso che integri e renda possibile la crescita del festival con caratteristiche innovative da capitalizzare per il futuro. Qualcosa che possa durare nel tempo, arricchire quanto è stato fatto sino ad ora”. Alessandro Tambellini, Sindaco di Lucca, conclude ricordando che: “Con il protrarsi dell’emergenza sanitaria, l’Amministrazione Comunale ha preso piena consapevolezza di quanto la città e il festival avrebbero risentito degli effetti della pandemia. In questo caso, però, il rischio è molto diverso perché riguarda la possibilità di esistere o non esistere, di esserci o non esserci. L’avvio della fase tre ci ha portati alla decisione di dare un segno di continuità nonostante le difficoltà. [...] Accoglieremo quindi un numero di persone sufficiente per vivificare una città (ma anche i territori limitrofi) che attende quell’evento con grande speranza.” GENTE IN MOVIMENTO

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musica

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Il concerto di Ferragosto in ricordo delle vittime Si è tenuto a “porte chiuse” nella Reggia di Valcasotto, in provincia di Cuneo. a cura della Redazione Crediti foto: Wikipedia

L

a 40° edizione del Concerto di Ferragosto della Rai si è tenuto alla Reggia di Valcasotto, Garessio (CN), ed è stato dedicato al ricordo delle vittime del Covid-19. Per rispetta le norme anticontagio per la sicurezza dei musicisti, dei tecnici e degli spettatori, si è posta la limitazione alla partecipazione dal vivo a 120 persone, invitando i rappresentanti del personale sanitario delle regioni più colpite dal Coronavirus e i sindaci del territorio. Ridotta anche la presenza dei musicisti dell’Orchestra Bruni di Cuneo, diretta dal Maestro Andrea Oddone, composta da 35 elementi tra archi, arpa e percussioni. Trasmesso in diretta nazionale su Rai3, il concerto si è aperto con un omaggio a Ennio Morricone, con “Il tema di Deborah” tratto dal film “C’era una volta in America”. La scaletta è proseguita con un repertorio tutto italiano: da un giovanissimo Rossini, con una sonata a quattro, a un pezzo dei più famosi di Nino Rota composto per i film di Federico Fellini. Il tenore Fabio Armiliato, artista internazionale

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conosciuto per le sue esibizioni a la Scala, al Metropolitan Theatre di New York e per aver interpretato sé stesso nel film “To Rome with Love” di Woody Allen, ha interpretato quattro arie di musica italiana. Durante le esibizioni, la regia ha proposto una “visita virtuale” dell’ alta Val Tanaro con una serie di immagini per presentare le Alpi cuneesi agli spettatori. Mai come quest’anno il concerto di Ferragosto rappresenta la riapertura, del Paese e della montagna, coincidendo anche con la riapertura al pubblico della Reggia Sabauda di Casotto. Tra i presenti anche il Presidente della Fondazione CRC Giandomenico Genta, il Prefetto Roberto Russo, il consigliere regionale Paolo Bongioanni, l’assessore regionale alla Montagna Fabio Carosso, il Direttore Igiene e Sanità Pubblica Asl CN1 dottor Domenico Montù, il sindaco di Garessio Ferruccio Fazio, capo della task force per la gestione dell’ emergenza in Piemonte, il designer garessino Giorgetto Giugiaro e rappresentanti delle Regioni Veneto, Lombardia Liguria, Toscana ed Emilia-Romagna. NUMERO 4 | LUGLIO - AGOSTO 2020


Musica

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Concerti posticipati Mentre alcuni artisti sono tornati ad esibirsi sui palchi sotto le stelle, continua il rinvio degli appuntamenti autunnali. a cura della Redazione

TIZIANO FERRO

PEARL JAM

SUBSONICA

Annullato il concerto allo stadio di Messina di giugno 2020, i biglietti rimangono validi per il prossimo appuntamento previsto il 3 luglio 2021 nello stadio di Catania. Dato il cambio di città, chi non avrà la possibilità di prendere parte all’evento, potrà chiedere il rimborso.

Il tour europeo dei Pearl Jam è stato posticipato al 2021 e prenderà ufficialmente il via a partire da giugno. Tappa italiana all’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola il 26 giugno 2020. Restano validi i biglietti già acquistati per il tour 2020.

Il “Microchip Temporale Club Tour” del gruppo torinese è riprogrammato a partire dalla primavera 2021. I biglietti acquistati per l’anno in corso restano validi per le nuove date: primo appuntamento a Padova il 4 marzo 2021. Molte serate sono già sold out: affrettatevi!

Polizza Patente Protetta In caso di ritiro della patente dei tuoi dipendenti, potrai ricevere un’indennità da 2.700 € a 18.000 €. Richiedi un preventivo gratuito: Tel. 0171 41.31.46 servizi@imprenditorieprofessionisti.it

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contributori

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HANNO CONTRIBUITO ALLA REALIZZAZIONE DI QUESTO NUMERO

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ROSARIO De Luca

MARINA Calderone

FRANCO Mirabelli

Consulente del lavoro, avvocato e giornalista. Ricopre la carica di Presidente della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro.

Presidente del Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali (C.U.P.) e Presidente Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro.

Senatore membro delle Commissioni Ambiente e Politiche europee. Capogruppo PD della Commissione bicamerale Antimafia.

EMANUELE Scagliusi

ELISA Amelia

SIMONA Vietina

Deputato membro della III Commissione Affari Esteri e Vicepresidente del Comitato Permanente per i diritti umani.

Esperta in gestione risorse umane, Docente presso Università Popolare per l’Evoluzione Umana, dirigente d’azienda.

Politica e insegnante, già sindaco di Tredozio, alle elezioni politiche del 2018 viene eletta alla Camera dei Deputati tra le fila di Forza Italia.

NICOLA Carè

MARCELLO Svaldi

MARY LIN Bolis

Nicola Carè, Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, è stato CEO e Segretario Generale della Camera di Commercio e Industria Italiana in Australia.

CEO di Gioel SpA e consigliere di Avedisco. È stato nominato “Imprenditore Sovversivo” per il suo impegno per una ricaduta sociale delle attività delle aziende del gruppo.

Avvocato con studio in Cuneo ed in Padova, lavora prevalentemente nel settore delle assicurazioni e del risarcimento danni alla persona.

ELISA Fea

MARIAPAOLA Cherchi

PAOLO De Castro

Laureata in Giurisprudenza, attualmente svolge la professione come praticante avvocato in un prestigioso studio di Cuneo.

Avvocato presso lo studio legale “Cherchi & Partners, European Law Firm” di Bruxelles, assiste imprese e amministrazioni interessate a cogliere le opportunità offerte dall’UE.

Eurodeputato PD/S&D dal 2009, è vicepresidente della Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Professore all’Unibo, è stato Ministro delle Politiche Agricole. Crediti foto.

ANDREA Lovelock

ALESSANDRO Amitrano

ANTONIO D’Ascoli

BERLINO Tazza

GIANLUCA Cerqueti

ALESSANDRO Pantani

Addetto Stampa dell’Istituto Nazionale Revisori Legali. Giornalista, è collaboratore del gruppo Class Editori.

Deputato M5S, è Segretario di Presidenza della Camera e firmatario della proposta di modifica per l’istituzione della XV Commissione “Infrastrutture e innovazioni digitali”.

Antonio D’Ascoli giornalista e consulente per la comunicazione responsabile ufficio stampa Conf PMI ITALIA direttore quotidiano on-line delle PMI piazzaffari.it

Presidente di Sistema Impresa, la Confederazione Autonoma Italiana delle Imprese e dei Professionisti, nata dalla volontà di molteplici Federazioni e organismi imprenditoriali.

Consulente del Lavoro in Sanremo, collabora dal 2009 con lo Studio Farina & Cerqueti e dal 2016 con lo Studio Bracco & Cerqueti Stp. Delegato di Fondazione Consulenti per il Lavoro.

Giornalista e consulente di comunicazione, speaker radiofonico per passione, si occupa di agroalimentare, politica e di tutto ciò che stimola la sua curiosità.

MARIELLA Brondino

SERGIO Vaccaro

ADRIANA Pozzo

GABRIELLA Tomasi

Naturopata a indirizzo bioenergetico e ambientale, è operatrice olistica con più di 15 anni di esperienza.

Senatore M5S eletto nel 2018 nella circoscrizione della Campania, è stato consigliere comunale a Volla. Laureato in Sociologia, in passato ha lavorato come promotore finanziario.

Classe 1966, appassionata di viaggi, fotografia, religioni e misticismo, esercita la professione di impiegata amministrativa da circa 35 anni.​v

È intermediario assicurativo. Appassionata di cucina, animali e montagna.

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