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POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, NO/CUNEO - SUPPLEMENTO N.1 AL NUMERO 2-2019 ANNO XXI DI TN TRASPORTONOTIZIE - IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP/CPO CUNEO PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE PREVIO PAGAMENTO RESI.
IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA
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IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA
SOMMARIO
IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA
EDITORIALE
PAG. 02
ATTUALITÀ
PAG. 04
IMPRESA
PAG 06
FAMIGLIA
PROFESSIONI
IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA
IMPRESA
GENTE IN MOVIMENTO | IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA | N. 2 Marzo - Aprile 2019
POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, NO/CUNEO - SUPPLEMENTO N.1 AL NUMERO 2-2019 ANNO XXI DI TN TRASPORTONOTIZIE - IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP/CPO CUNEO PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE PREVIO PAGAMENTO RESI.
PROFESSIONI
PAG. 10
INNOVAZIONE
PAG. 14
EUROPA
PAG. 16
POLITICA
PAG. 20
ECONOMIA E LAVORO
PAG 31
PREVIDENZA
PAG. 3
COSTUME E SOCIETÀ
PAG. 35
CONSUMATORE
PAG. 44
SICUREZZA
PAG. 47
MOTORI
PAG. 48
DESIGN
PAG. 50
VIAGGI
PAG. 52
SPORT
PAG. 56
FOOD & WINE
PAG. 57
BENESSERE E BELLEZZA
PAG. 60
MODA
PAG. 62
FOTOGRAFIA
PAG. 64
EVENTI E SPETTACOLI
PAG. 66
CINEMA E LIBRI
PAG. 68
COMICS & GAMES
PAG. 70
MUSICA
PAG. 71
N. 2 | MARZO - APRILE 2019
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NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
GENTE IN MOVIMENTO
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editoriale
IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA
EDITORIALE
Direttore responsabile Secondo Sandiano
GENTE IN MOVIMENTO Iscrizione al 3/14 del Registro
Cari lettori, a livello politico, marzo e aprile sono stati mesi molto attivi nel nostro Paese, per via della campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento Europeo. Quest’anno più che mai è importante andare a votare, perché queste elezioni sono le prime che si tengono dopo il voto della Brexit e possono rappresentare un nuovo inizio per l'Unione Europea. Inoltre, il 26 maggio 2019 si terranno anche le elezioni di diversi comuni italiani e della Regione Piemonte. I riflettori sono puntati sugli esiti, che potrebbero portare anche dei cambiamenti a livello di Governo nazionale. Non preoccupatevi, non parleremo solo di politica! Come sempre, ci saranno le nostre rubriche dedicate alla famiglia, cinema, design, fotografia, games, musica e viaggi: ad esempio, con l’avvicinarsi di ponti e prime settimane di ferie, vedremo a che punto siamo in Italia per l'accoglienza dei nostri amici a quattro zampe. Inoltre, vi racconteremo com’è andata al Transpotec Logitec 2019, tenutosi lo scorso febbraio a Verona, l’evento più importante a livello nazionale per il mondo dei trasporti e della logistica. Infine, ringraziamo per il contributo dato dai nostri collaboratori, personalità nazionali ed esponenti politici, che ci danno l’opportunità di approfondire e farci riflettere su questioni importanti, come l’economia, l'ambiente e il clima, nuove opportunità a livello professionale, tematiche sociali e molto altro ancora. A questo punto non mi resta che lasciarvi alla lettura del nuovo GM GenteinMovimento, cogliendo l’occasione per ringraziare tutti i lettori che sono venuti a trovarci presso il nostro stand al Transpotec Logitec 2019! Buona lettura a tutti!
DIRETTORE RESPONSABILE Secondo Sandiano
Stampa del Tribunale di Aosta in data 29/09/2014 EDITORE E PROPRIETARIO: DGConsulting s.c.
IN REDAZIONE Fabrizio Civallero, Michela Giuliano, Adriana Pozzo, Gabriella Tomasi.
Iscrizione al ROC n. 24934
AMMINISTRAZIONE Stefania Ricca
STAMPA
COLLABORATORI Si veda pagina 72
Tipografia Tipolitoeuropa di Cuneo
SEDE REDAZIONE DGConsulting s.c. Via Borgo Nuovo 4, 12040 Castelletto Stura (CN) Tel. 0171 412816 redazione@genteinmovimento.com WEB www.genteinmovimento.com PUBBLICITÀ Tel. 0171 412816 redazione@genteinmovimento.com
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attualità
IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA
M’illumino di meno: venerdì 1° marzo
No Phone Day: vivere un giorno da disconnessi
Un’intera giornata dedicata all’ecosostenibilità e al risparmio energetico. “M’illumino di meno” è un’iniziativa nata nel 2005 su proposta di Radio 2 e Caterpillar che proposero ai loro radioascoltatori di ridurre il consumo elettrico al minimo per un’intera giornata, spegnendo tutte le luci non strettamente indispensabili. L’edizione di quest’anno è stata dedicata all’economia circolare, ovvero al riutilizzo degli oggetti per ridurre gli sprechi e allungarne la “vita”. Come sempre, l’invito è esteso anche ai comuni: venerdì 1° marzo piazze e monumenti italiani, come la Torre di Pisa, il Colosseo e il Quirinale, spegneranno le luci.
La prima edizione statunitense risale a ben 10 anni fa, ma in Italia è un'iniziativa ancora poco conosciuta, che quest'anno si è tenuta sabato 2 marzo 2019. Il “No Phone Day” invita tutti gli utilizzatori incalliti di smartphone a staccarsi per 24 ore dall’amato dispositivo e dalla rete, per fermarsi a riflettere su cosa sia davvero importante nella vita. Siete riusciti a spegnere il telefono e tornare per un’intera giornata nella vita reale? Vietato barare. Non vale nemmeno utilizzare tablet, pc, smartwatch o altri dispositivi che permettono di postare, twittare o condividere foto. La disconnessione per 24 ore permette di tornare a un uso più consapevole dei vostri smartphone.
Fridays for future: sciopero mondiale
lo Pasqua 2019: uova di drago per i fan del Trono di Spade
Durante la conferenza mondiale sul clima, Cop24, tenutasi in Polonia lo scorso dicembre, Greta Thunberg, la piccola attivista svedese di soli 16 anni, ha rivolto un toccante appello alla classe dirigente mondiale, accusandoli duramente di aver ignorato la crisi e il popolo. Da allora il video è diventato virale e la sua iniziativa di scioperare davanti al parlamento a Stoccolma è stata accolta in tutto il mondo, fino a diventare un vero e proprio sciopero mondiale indetto il 15 marzo 2019. L'iniziativa è stata accolta con grande calore in Italia. I numeri parlano chiaro: ben 100 mila partecipanti a Milano, 50 mila a Napoli, 30 mila a Roma, 20 mila a Torino, 10 mila a Firenze e Genova, 3 mila a Bologna e Bergamo. 4
GENTE IN MOVIMENTO
Arrivano anche in Italia le uova di drago per celebrare l'uscita dell'ottava e ultima stagione de "Il Trono di Spade" che sarà trasmessa in italiano a partire da lunedì 22 aprile in prima serata su Sky Atlantic. In un primo momento, le versioni pasquali delle uova dalle quali sono nati i draghi di Daenerys sono state disponibili esclusivamente per i clienti Deliveroo UK. Dal 15 aprile però, e fino al giorno di Pasqua, anche i clienti Deliveroo di Milano, California Bakery, hanno potuto ordinarle. Del peso di un chilo, alte 20 centimetri e dipinte a mano, sono state realizzate con tanto di squame in cioccolato bianco proveniente da commercio equo solidale. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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attualità
Micro influencer: alla “Chef alle stelle”: i premi ricerca del contatto reale della Guida Michelin
Gli influencer più appetibili per i brand non sono più quelli con milioni di follower. Sui social i nuovi protagonisti sono sempre più i cosiddetti microinfluencer, le persone che raccolgono dai 10 ai 200 mila follower. Seppur possa sembrare paradossale, la nuova frontiera della dimensione social del retail è proprio quella di ricreare un contatto “reale” con il consumatore, un contatto che un influencer con milioni di follower non è in grado di offrire. Le aziende cercano ora una connessione più autentica, un contatto più personale, e i microinfluencer sono decisamente più adatti perchè più simili al vicino di casa. Le loro conversazioni sono più autentiche, più credibili e hanno un pubblico più fedele, ottenendo una maggiore possibilità di interazione.
Sono 45 i cuochi stellati attivi in Piemonte. L’incontro di lunedì 25 febbraio, organizzato dalla Regione Piemonte e dall’Accademia Bocuse d’Or Italia, è stata l’occasione per celebrare gli chef premiati dalla Guida Michelin Italia. L’incontro ha voluto dare risalto all’importante obiettivo raggiunto da numerosi chef sul territorio regionale, che ha visto proprio nel 2019 un exploit del territorio con cinque nuovi locali inseriti nella prestigiosa guida, posizionando la regione al secondo posto in Italia. “Il Piemonte ha saputo affermarsi come territorio leader sui temi dell’enogastronomia, sviluppando negli anni un unicum fatto di esperienze, tradizioni e saperi che vanno dal design all’artigianato d’eccellenza, da Slow Food al importante esperienza dell’Accademia Bocuse d’Or Italia”.
PE: gli ultimi regolamenti La 29enne Katie Bouman: prima delle elezioni la fotografa del buco nero
Nelle ultime settimane di attività prima delle elezioni comunitarie, il Parlamento Europeo ha approvato alcuni importanti regolamenti, come il divieto di utilizzo della plastica usa e getta entro il 2021. C'è poi la discussa direttiva sul diritto digitale d'autore, considerata per molti una violazione alla libertà di parola che potrebbe cambiare drasticamente il modo in cui viene usato internet. Nonostante le numerose proteste susseguitesi negli anni (la prima proposta risale a settembre 2016) che hanno visto la partecipazione di milioni di utenti, tra cui anche l'inventore del World Wide Web e uno dei "padri di interne", il 26 marzo è stata approvata. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
Katie Bouman è la giovane scienziata 29enne che ha "fotografato", o meglio ha creato uno degli algoritmi risultato fondamentale per l'elaborazione della gigantesca quantità di dati raccolta dal telescopio Event Horizon con i quali è stata ricostruita la foto del buco nero. Si tratta comunque di un lavoro di squadra, come sottolineato nelle interviste, durato più di 3 anni, che ha coinvolto più di 200 scienziati. La foto ricostruita ha confermato la teoria della relatività di Einstein: nella foto si vede la distorsione dello spaziotempo attorno al buco e che l'ombra della linea dell' orizzonte degli eventi, cioè il confine oltre il quale nulla torna più indietro, neanche la luce, è circolare. GENTE IN MOVIMENTO
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impresa
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L’Italia 4.0: sfida digitale con l’eccellenza ‘sartoriale’ Intervista a Marco Fanizzi, amministratore delegato della DELL-EMC Italia a cura di Andrea Lovelock
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anta voglia di tecnologìa e di essere partecipi della rivoluzione digitale in atto nel mondo: un cambiamento che in Italia affascina ma al tempo stesso solleva molteplici interrogativi. Per un personaggio come Marco Fanizzi, amministratore delegato della DELL-EMC Italia, del omonimo colosso mondiale dell’informatica (computer e storage) che fattura complessivamente oltre 90,6 miliardi di dollari l’anno, l’universo digitale è una sfida continua, necessaria e intrigante. Quali sono le priorità per i professionisti che devono approcciare al modello ‘Italia 4.0’ ? Nell’attuale “era digitale” – che si espande giorno dopo giorno – in
cui persone, oggetti (“Internet delle Cose”), aziende sono costantemente connesse e dialogano tra loro in tempo reale, il professionista si sta preparando a cogliere le opportunità offerte dalla digitalizzazione, attraverso l’evoluzione del proprio ruolo. Grazie alla tecnologia, infatti, il professionista ha oggi l’occasione di diventare sempre più un consulente aziendale a maggior valore aggiunto, utilizzando le piattaforme digitali per dotarsi di un più alto livello informativo ed essere in grado di contribuire in modo rilevante alla definizione delle strategie aziendali.” In alcuni suoi interventi a forum internazionali lei ha dichiarato più volte che la ‘digitalizzazione’, oggi necessita di soluzioni ‘sartoriali’: NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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cosa vuol dire questo per un’impresa, per un professionista? Sin dalla presentazione del piano Industria 4.0, le imprese si sono adoperate per implementare soluzioni che permettessero loro di “abbattere” le barriere territoriali, attraverso progetti di e-commerce, strategie di marketing digitale mirate e particolarmente in linea con le caratteristiche dei mercati di approdo, piani articolati volti al miglioramento dei servizi di vendita e di customer-care. Oggi, molte aziende stanno continuando su questa strada, accelerando il processo di trasformazione digitale della propria catena del valore e di fornitura. Investire in maniera strategica sulle tecnologie di digital manufacturing, per esempio, e digitalizzare i processi produttivi permette di incrementare le capacità di personalizzazione dei prodotti, velocizzando il time-tomarket e contenendo i costi di produzione. Ai professionisti, invece, il digitale permette di incrementare la collaborazione con i propri clienti, attraverso una efficace condivisione dei documenti di lavoro e delle informazioni, per essere in grado di “customizzare” al meglio il proprio intervento, in base alle esigenze di ogni singolo cliente. La rivoluzione tecnologica cambia radicalmente i parametri della vita quotidiana: quali le piccole o grandi novità che stanno già modificando i nostri stili di vita? La cosiddetta “era dell’informazione” è entrata ormai a pieno regime. I consumatori e i clienti vivono e lavorano costantemente connessi alla rete, producendo un’enorme mole di dati e di informazioni durante ogni attività, anche quella più semplice. I vecchi paradigmi del business sono stati radicalmente messi in discussione dalla nuove tecnologie. I nuovi trend tecnologici hanno influito in maniera irreversibile sulle aspettative dei consumatori, che chiedono un accesso sempre più veloce ai servizi o addirittura una NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
connessione in modalità 24/7 da ogni luogo e in ogni momento. È evidente che le aspettative dei consumatori stiano cambiando radicalmente lo scenario di mercato. I clienti oggi si aspettano di poter interagire non solo tra loro, ma anche con una moltitudine di aziende, via mobile e in tempo reale. In questo contesto, per restare competitivi, le aziende sono state chiamate a reinventare il proprio business model per gestire livelli di accesso e di interazione senza precedenti.
Ritiene che l’Italia si stia adeguando con la giusta tempestività ai cambiamenti tecnologici in atto? E quali sono, se ce ne sono, i deficit più vistosi? Bisogna dire che l’assegnazione delle frequenze per il 5G rappresenta per l’Italia un passo fondamentale verso la digitalizzazione del Sistema Paese e l’incremento della competitività delle nostre imprese. Il 5G rappresenta la rete di connessione della “quarta rivoluzione industriale”. Grazie alla maggior ampiezza di banda, il 5G permette di fare leva su una velocità di trasmissione dati senza precedenti, con un consumo di energia significativamente inferiore. Si diffonderanno, quindi, nuove tecnologie che hanno bisogno di massimizzare un’alta velocità di trasmissione di grandi volumi di dati. Tecnologie come quelle, per esempio, impiegate nel mondo sanitario, per rendere più efficace e affidabile
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l’assistenza medica da remoto, o al mondo dell’automotive, con lo sviluppo delle prossime “auto intelligenti”, in grado di scambiare tra loro informazioni come quelle sulle condizioni del traffico. Applicazioni interessanti si avranno anche nel campo dell’Industria 4.0, dove le fabbriche stanno diventando sempre più “intelligenti”, con impianti di produzione pienamente automatizzati. In questo scenario, contraddistinto da un’ampiezza di banda mai avuta prima, anche le tecnologie dell’Internet of Things – ovvero i dispositivi personali e i dispositivi interconnessi che necessitano di essere collegati a una rete – subiranno un’accelerazione significativa a livello di diffusione. Ci può tracciare alcuni esempi pratici di nuove professioni in grado di offrire ai giovani opportunità di lavoro ancora inesplorate? “La tecnologia innovativa cambia il modo del lavoro, cambia i modelli di business, cambia il modo in cui le persone usufruiscono dei servizi. Qualsiasi servizio essendo digitale diventa automaticamente veloce, intercambiabile e condiviso. Con questa logica anche il modo del lavoro cambia, nuove professioni vanno a sovrapporsi a professioni antiche. Il modello di relazione uno a uno cambia in una relazione molti a molti dove la qualità offerta e percepita deve essere al centro perché è facile che trovando l’idea giusta il business cresca molto più velocemente ma è anche molto più facile fallire per un servizio offerto male che rapidamente danneggia la reputazione dell’azienda. Quindi un mondo del lavoro etico, qualitativo, solido e condiviso è il percorso per i nostri giovani in ogni settore. Per settori come sanità, immobiliare, automotive, finanza, food, turismo, manifatturiero, terziario, agricolo, esiste un modo nuovo di fare business, digitale e con una più forte propensione alla sostenibilità ambientale e alle responsabilità verso le persone meno fortunate.” GENTE IN MOVIMENTO
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impresa
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È tempo che l'Italia si rialzi Da quando nel 2014 sono stato eletto al Parlamento Europeo non ho mai perso di vista i bisogni dei piccoli imprenditori a cura dell'On. Fabio Massimo Castaldo
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a mia motivazione e la decisione di dedicarmi alla politica sono nate durante gli anni di studio all’estero, nel mio caso in Francia. L’esperienza di vita fuori dai confini nazionali, che auguro a tutti i giovani come momento fondamentale di arricchimento del proprio bagaglio di esperienze e di crescita, mi ha stimolato a pormi un’importante domanda: come possiamo tradurre i problemi del nostro Paese in iniziative concrete e reali opportunità per i miei coetanei e per le generazioni future? Iniziare il percorso da attivista ha rappresentato, per me, lo strumento
per dare il mio personale contributo alla costruzione di una risposta concreta. Ho avuto la fortuna di poter unire questa riflessione a quelle già acquisite indirettamente grazie alle esperienze imprenditoriali di mio padre, che ha gestito per anni un albergo e ristorante. Per questo ho toccato con mano e vissuto sulla mia pelle tutte le difficoltà di un piccolo imprenditore: tasse onerose, ritardi figli burocrazia complessa, una giustizia lenta e non al passo dei problemi da risolvere. Per questo posso comprendere bene il dramma di chi si trova a dover ricevere soldi dalla pubblica NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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amministrazione e, nel frattempo, è costretto a pagare tasse su tasse. Troppe aziende ancora oggi in Italia muoiono per crediti e non per debiti. Proprio per questo motivo, da quando nel 2014 sono stato eletto al Parlamento Europeo, pur dedicandomi prioritariamente alla politica estera e di difesa, non ho mai perso di vista i bisogni e i problemi dei piccoli imprenditori italiani. All’interno del Parlamento Europeo ho sempre cercato di dare il mio contributo per creare le opportunità necessarie affinché l’Italia, e i suoi cittadini, possano tornare ad essere competitivi in Europa e a beneficiare di un’architettura normativa che tuteli meglio i loro diritti. Parallelamente, il desiderio di rendermi utile a livello locale mi ha spinto nel 2014 a ideare e realizzare "Fondiamo - Risorse in MoVimento", un workshop sui fondi europei che ho organizzato ben cinque volte a Bruxelles per i nostri consiglieri comunali, sindaci, assessori e consiglieri regionali e innumerevoli volte sul territorio. Questa attività ha permesso di far conoscere le opportunità dell’Europa per le piccole e medie realtà imprenditoriali e amministrative in Italia, supportando le amministrazioni e la nostra rete territoriale nel diffondere il know-how necessario per poter partecipare e vincere i bandi. Troppe volte sentiamo parlare di Fondi europei ma poi, dal punto di vista pratico, le PMI non sanno come
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accedervi. La mia iniziativa è volta proprio a dare un contributo per colmare questo gap. Tanto a livello europeo quanto a livello governativo stiamo lottando per riportare l’Italia, tanto dal punto di vista quantitativo quanto da quello qualitativo, nei posti giusti della classifica europea! Poter offrire il mio contributo in questo ambito mi ha reso ancora più consapevole, e fiero, dei progetti che sono stati realizzati anche grazie a questa formazione. Vedere un giovane non più costretto a partire o una piccola o media impresa che riesce a rialzarsi anche grazie alle informazioni apprese ai corsi che ho organizzato, credetemi, mi ha davvero toccato. Possiamo e dobbiamo fare di più per la nostra filiera produttiva, e per questo non smetterò di impegnarmi alacremente anche nella prossima legislatura. Parallelamente, le mie esperienze, in Francia prima e a Bruxelles adesso, non hanno fatto altro che accrescere la mia grande passione per la geopolitica, le relazioni internazionali e i diritti umani, argomenti che ho costantemente seguito e approfondito nel corso degli anni. Ho preso parte a missioni in teatri di guerra, come la Libia e la Nigeria e sono stato capo osservatore in Tunisia, giusto per citarne alcuni esempi del mio percorso. Grazie al programma "Forum dei Giovani Leaders", da me fondato al Parlamento Europeo, ho potuto contribuire a far interagire giovanissimi esponenti politici e
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della società civile di paesi in guerra da decenni, supportando un processo di riconciliazione e una cultura del dialogo che sconfigga la temibile "educazione all'odio". Questi ultimi cinque anni sono stati per me straordinariamente formativi, grazie alle numerose e molteplici esperienze che ho potuto vivere in prima persona. È anche grazie a questo mandato a Bruxelles se ho potuto approfondire la mia consapevolezza delle importanti risorse di cui l’Italia dispone, in termini di capitale umano e conoscenze tecniche in moltissimi settori strategici. Per questo dobbiamo continuare a promuovere con tutte le nostre energie il ‘made in’ e le eccellenze del nostro paese, supportandole con un architettura istituzionale europea che, nel promuovere l’apertura verso il mondo e le occasioni di export, sia al contempo in grado di migliorare le reali opportunità lavorative per i giovani in Italia. Agricoltura, settore tessile, arte e cultura, sanità, ingegneria: non c’è un settore in cui l’Italia non abbia delle eccellenze riconosciute a livello mondiale. Dobbiamo quindi ricordarci sempre da dove veniamo e cosa siamo in grado di fare: solo così la nostra economia potrà essere tutelata e supportata. Solo così potremo rivendicare a testa alta una centralità nel processo decisionale europeo, che la nostra storia e il nostro contributo all’integrazione europea ci impongono di perseguire.
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Made in: trasparenza e competitività Ammonta a 5 miliardi di euro l'anno il totale dei mancati introiti per la contraffazione del Made in Italy a cura dell'On. Lara Comi
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o sapevate che la contraffazione impatta sul Made in Italy per un valore pari a 5 miliardi di euro all'anno, solo in termini di mancate vendite? Chiediamoci quanti posti di lavoro si potrebbero creare e quante piccole imprese del nostro territorio avremmo potuto salvare, se solo ci fosse l'obbligo di indicare nell' etichetta la provenienza di un prodotto manifatturiero, come già accade nel settore agroalimentare. La difesa del Made in Italy è stata probabilmente una delle battaglie che maggiormente ha caratterizzato la mia esperienza in Parlamento Europeo. È una delle battaglie più
complesse per l’Italia, perché esiste una larga maggioranza di Stati che da anni si oppone all’approvazione dell’Articolo 7 del Pacchetto "Sicurezza dei prodotti e vigilanza del mercato" per quanto riguarda l’indicazione obbligatoria dell' etichettatura di origine, il cosiddetto Made in. L’obiettivo di questo articolo è di rendere più trasparenti per i consumatori le informazioni sull’origine dei prodotti e assicurare parità di condizioni tra produttori europei e quelli di Paesi terzi che già dispongono di una legislazione analoga. Sono più di dieci anni che le imprese e i consumatori europei NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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aspettano di ottenere una trasparenza che già da molto tempo è presente nei nostri principali mercati concorrenti. Uno studio della Commissione europea del 2015 ha messo in luce una serie di fatti significativi. In primis, che i cittadini europei vogliono conoscere il luogo di produzione dei beni che comprano. In secondo luogo, che le imprese europee ritengono che il Made in sia importante per la propria competitività. Fondamentale soprattutto in cinque settori: ceramiche, calzature, tessile abbigliamento, gioielleria e mobili. Infine, che l'introduzione dell' etichettatura di origine rafforzerebbe il valore dei prodotti delle piccole e medie imprese, che non hanno marchi aziendali sufficientemente conosciuti. E allora, sulla base di queste considerazioni, perché il Consiglio europeo non delibera la tutela del Made In? La battaglia che sto combattendo da quando mi sono insediata in Parlamento Europeo è una battaglia di civiltà. Anche perché il principio secondo cui i consumatori hanno il diritto di essere adeguatamente informati sull’origine dei prodotti che acquistano, è già vigente sia negli Stati Uniti che in Cina, dove il Made in è obbligatorio. Il Made in consente di comunicare il valore che il Paese di provenienza incorpora, agli occhi del consumatore, per ciò che concerne non solo la qualità del prodotto, ma anche gli standard sociali e ambientali che in quel Paese sono in vigore. E quelli italiani ed europei, di cui giustamente andiamo orgogliosi, hanno un costo rilevante per le imprese e per i cittadini. Senza il riconoscimento del Made in, quello che potrebbe essere un punto di forza o un valore aggiunto per le nostre produzioni, si trasforma in un fardello che ne mina, spesso irrimediabilmente, la competitività. Non si chiede di alzare barriere, né tantomeno di abbassare gli standard. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
La nostra capacità di competere deve basarsi sulla qualità e non su una corsa al ribasso nelle regole o sulla costruzione di improbabili barriere di protezione. E allora, dobbiamo finalmente chiudere questo dossier, ma per farlo occorre l'impegno di tutti, innanzitutto quello del governo italiano, che dovrebbe considerare quella sul Made In una battaglia essenziale per il futuro e lo sviluppo del Paese. Nel maggio 2016 il Parlamento europeo si è espresso positivamente sulla mia proposta di legge sulla “strategia per il mercato unico”. Un lavoro molto duro e molto osteggiato da parte di numerosi Paesi europei contrari al Made in: non era per nulla scontato che il risultato finale del voto potesse essere positivo. All’interno di questa relazione ci sono tre paragrafi votati a larga maggioranza che hanno richiesto un dispendio enorme di forze, facendo rete con associazioni ed imprese, per giungere ad una mediazione condivisibile per tutti. In particolare, l'appello per una rapida adozione, da parte del Consiglio, del pacchetto relativo alla sicurezza dei prodotti e alla vigilanza del mercato; l'invito alla Commissione
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a determinare quali etichette sono indispensabili e quali no per fornire ai consumatori le informazioni essenziali; e la richiesta di introduzione di un sistema europeo unico di protezione delle indicazioni geografiche dei prodotti non agricoli nell'UE, con l'obiettivo di creare un sistema unico europeo, ponendo così fine a una situazione inadeguata ed estremamente frammentata in Europa. Sono passati anni e per me il Made in rimane un obiettivo costante, tant’è che proprio nel febbraio di questo anno, precisamente il 6 febbraio a Strasburgo, mi sono recata personalmente dalla Commissaria Elzbieta Bienkowska (che proviene dalla Polonia, Paese contrario all’indicazione obbligatoria dell’etichettatura di origine) per chiederle di non lasciar cadere nel dimenticatoio il famoso articolo 7. Tant’è vero che nella recente lista dei dossier che verranno ritirati, e quindi non più oggetto di discussione con il Consiglio, non compare il Pacchetto del 2013. La battaglia prosegue: per me il Made in resta e rimarrà una meta da raggiungere e continuerò a perseguirla qualora venissi nuovamente rieletta al Parlamento europeo il prossimo maggio 2019. GENTE IN MOVIMENTO
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Il futuro prossimo venturo Blockchain, BigData e Intelligenza Artificiale: affrontare le sfide del futuro con le nuove tecnologie a cura del Sen. Fabrizio Ortis
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a generazione che si appresta a diventare adulta e confrontarsi con il mondo prossimo venturo non avrà vita facile. I nostri ragazzi si trovano nella situazione di essersi formati per lavori “vecchi”: certo serviranno parrucchieri, estetiste e pizzaioli di cui abbonda l’offerta formativa, ma sempre più serviranno persone in grado di comprendere e maneggiare blockchain, big data e intelligenza artificiale. Tali settori vedono l’Italia e l’Europa molto indietro rispetto agli Stati Uniti e alla Cina. Spieghiamo cosa sono queste tecnologie. La blockchain è una tecnologia balzata agli onori della cronaca grazie alla cripto-valuta più famosa, il Bitcoin. Per garantire la sicurezza e la veridicità delle transazioni viene utilizzato un database (più
semplicemente DB) decentralizzato e cifrato dove sono registrati tutti i movimenti (l’equivalente del libro mastro). Vediamo cosa vuol dire decentrato: un DB tradizionale contiene una serie di dati che vengono registrati su un server; chi ha accesso al server può, teoricamente modificare i contenuti del DB. La blockchain, al contrario, è registrata su tutti i dispositivi degli utenti che utilizzano quel servizio (in realtà quasi tutti poiché, per motivi di spazio sui dispositivi mobile quando è molto pesante, come nel caso del Bitcoin dove la blockchain pesa centinaia di GB, viene scaricata solo parzialmente), questo implica che se un malintenzionato volesse modificare dei dati dovrebbe intervenire contemporaneamente su migliaia di computer. In tal modo si ottiene quella che viene definita la disintermediazione della NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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certificazione, quindi non un ente centrale che certifica e garantisce i dati, ma tutta la comunità che utilizza il servizio. Oltre alla portata rivoluzionare di tale tecnologia, che prima di essere metabolizzata dal sistema ha allarmato parecchio l’establishment, tale strumento rende a prova di contraffazione qualsiasi documento: per esempio è possibile utilizzarla per garantire la regolarità delle elezioni online, oppure rendere impossibile modificare gli esiti dei concorsi pubblici (ho mandato una nota in tal senso al Min. della Difesa). Avremo bisogno in tempi brevi di programmatori e analisti in grado di applicare la blockchain in campi dove la disintermediazione possa garantire la veridicità dei dati; chiaramente non ha senso complicarsi la vita dove non ci sono rischi di truffe e nelle aziende e negli enti dove non c’è un interesse pubblico ad un controllo decentralizzato, ma ce ne sarà bisogno, invece, in tutti quei casi dove gli utenti possano preferire diventare essi stessi i controllori poiché storicamente, come nei concorsi pubblici, non ci si può fidare al 100% delle autorità che gestiscono i dati. A proposito di dati, parliamo dei Big Data: nel definirli, oltre a dirvi che si tratta di una grande massa di dati, usiamo la regola delle tre “V” per distinguerli dai dati normali: Velocity, poiché si accumulano velocemente; Variety, in quanto sono molto vari; Volume, perché sono veramente tanti. Negli USA, in Cina e in Ue la ricerca e le implementazioni legate alla tecnologia Big Data procedono celermente, in particolar modo in Cina dove con oltre 1 miliardo e 300 milioni di persone che non si sognerebbero nemmeno di invocare il diritto alla privacy, le grandi aziende hanno campo libero. In Europa, invece, dove storicamente e culturalmente teniamo alla privacy, l’UE cerca di rendere le cose più difficili ai nostri competitor con il Regolamento UE GDPR, che prevede anche per le ditte extra-europee delle limitazioni e degli obblighi in relazione NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
all’utilizzo di essi. In ogni caso dobbiamo cercare come UE e come Italia di non rimanere indietro, per tale motivo ritengo che nelle scuole debbano partire al più presto percorsi di formazione rivolti agli insegnanti per renderli in grado di garantire agli alunni lo studio di Big Data e Data Fusion e la comprensione della controparte dei Big Data, ovverossia l’Intelligenza Artificiale che si nutre di essi ed evolve grazie ad essi. Delineiamo il concetto di Intelligenza Artificiale, spesso abbreviata in IA oppure nell’anglofono AI: in informatica l’intelligenza è la capacità di risolvere problemi. Per farlo i computer usano algoritmi in grado di imparare sia dalle esperienze altrui (e qui servono i big data come il pane) sia dalle proprie. Facciamo un esempio con gli scacchi, gioco di intelligenza per eccellenza: gli umani per giocare a scacchi imparano le regole e poi apprendono, in parte dalle proprie esperienze di gioco e in larga parte, se vogliono diventare grandi giocatori, da libri e video che illustrano tattiche e partite famose. Per vincere la partita è necessario riconoscere schemi e prevedere le future mosse dell’avversario. Deep Blue di IBM è stato il primo computer a battere un umano, non un umano qualsiasi ma il campione del mondo, nella famosa partita del 1996. Per farlo gli ingegneri lo hanno istruito con milioni di schemi di gioco e partite famose. Nel tempo le IA dedicate agli scacchi si sono evolute e se nel 1996 fece scalpore la vittoria di Deep Blue contro Kasparov, nel volgere di pochi anni nessun umano è più riuscito a battere una macchina, tant’è che oggi nell’olimpo degli scacchi i programmi si sfidano tra di loro. Il più “bravo” fino a qualche mese fa era Stockfish, un Chess Engine che ha richiesto anni di sviluppo, ma che è stato battuto facilmente da AphaZero, un algoritmo di apprendimento automatico che è stato addestrato unicamente giocando contro altri algoritmi, diventando più “forte” di Stockfish solo dopo quattro ore di addestramento. Finché le IA giocano a scacchi non ci sono grandi problemi, se non la frustrazione di chi
professioni
gioca contro di loro, ma i problemi nascono quando devono prendere decisioni che implicano una scelta morale, poiché i computer non hanno etica e quindi è necessario spiegargli l’etica, come immaginò decenni fa Asimov nei suoi romanzi fantascientifici con le “tre leggi della robotica”. Immaginate i sistemi di guida autonoma: in pochi millesimi di secondi l’IA alla guida potrebbe trovarsi nelle condizioni di “decidere” se investire un pedone per evitare un camion che sta venendo contromano, oppure sacrificare la vita del passeggero in un frontale dall’esito sicuramente mortale; aggiungete che potrebbe stimare istantaneamente se il pedone è un bambino, un anziano o una donna incinta. E’ chiaro che le implicazioni e le possibilità delle nuove tecnologie tante e si prestano anche a ridiscutere problemi etico-filosofici molto più vecchi della tecnologia informatica: quello che abbiamo ipotizzato prima si chiama “Dilemma del carrello ferroviario”. Non parliamo in questa occasione delle Armi Autonome, che genereranno problemi etici e di sicurezza ben maggiori. In ogni caso, sarà sempre l’uomo a determinare come funzioneranno le macchine, poiché, per quanto intelligente, una macchina non può e (speriamo) non potrà avere coscienza, ovverossia la volontà. I computer fanno quello che fanno poiché sono programmati per farlo, e fino a quando sarà così ci sarà sempre bisogno, oltre che di bravi scienziati, anche di grandi filosofi e politici lungimiranti in grado di aiutare i tecnici a programmare in maniera eticamente e socialmente accettabile e a tenere a bada i regimi pericolosi. Le sfide come sempre sono tante e difficili, per questo come classe politica dobbiamo impegnarci a comprendere quelle del futuro, a istruire i cittadini e ad anticipare e mitigare i rischi legati alle nuove tecnologie in modo da poter beneficiare dei vantaggi legati al loro utilizzo e soprattutto non dobbiamo lesinare quando si tratta di stanziare fondi per la difesa dei cittadini. GENTE IN MOVIMENTO
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innovazione
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Il telepedaggio europeo arriva in Italia Per la società francese Axxès iniziano i test in condizioni reali sulle strade italiane a cura della Redazione
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xxès ha compiuto un altro importante passo avanti nello sviluppo dell'interoperabilità in Europa, convalidando il proprio dossier di certificazione per iniziare a testare in condizioni reali sulle autostrade italiane. Gli audit del suo sistema interoperabile sono stati condotti dall'AISCAT, che ne ha convalidato la buona conformità. E' giunto il momento di confrontarsi con l'uso quotidiano da parte degli
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GENTE IN MOVIMENTO
operatori autostradali presenti in Italia. Una volta completato il controllo funzionale entro giugno 2019, Axxès passerà al controllo del servizio regolare. In altre parole, a partire da luglio, la soluzione Axxès sarà testata a grandezza naturale in Italia e la sua offerta sarà disponibile sul mercato italiano attraverso i consorzi autostradali. Frédéric Lepeintre (in foto), Direttore della Strategia Commerciale, commenta: “L'inizio delle prove di flusso concretizza il nostro progetto di apertura dell'Italia, che i nostri clienti aspettano da tempo. Siamo lieti di offrire un'offerta alternativa per accedere al mercato italiano attraverso la nostra soluzione”. Con un tale passo avanti nella conformità della sua soluzione, Axxès si conferma più che mai come uno dei principali attori nel mercato dei sistemi interoperabili di telepedaggio per i vettori merci e passeggeri di peso superiore a 3,5 tonnellate. L'Italia si aggiungerebbe così alla grande rete di paesi già interoperabili con il sistema Axxès: Spagna, Portogallo, Francia, il tunnel del Liefkenshoek e la rete Viapass in Belgio, il tunnel Herrentunnel in
Germania e Austria. Allo stesso tempo, Axxès sta certificando le sue scatole in modo che possano essere accettate sulla rete tedesca dall'inizio della seconda metà del 2019. Axxès, società fondata nel 2005 dopo l’emanazione della direttiva europea che ha istituito il Servizio Europeo di Telepedaggio (SET), è ben presto divenuta uno dei leader del mercato. Grazie alle sue soluzioni innovative e attente alle esigenze degli utenti, sono oggi circa 40.000 i clienti che usano gli oltre 325.000 badge in circolazione. Per la distribuzione dei propri prodotti, Axxès si affida attualmente a circa 50 partner commerciali presenti nei principali paesi europei. Axxès è inoltre certificata come fornitrice del Servizio Europea di Telepedaggio, cosa che semplifica la procedura di attivazione dell’interoperabilità a livello europeo e allo stesso tempo rappresenta il riconoscimento del know-how, dell’affidabilità delle apparecchiature, della solidità del sistema finanziario e dell’organizzazione ottimizzata per la riscossione dei pedaggi offerti dalla società. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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europa
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Un'Autorità Europea del Lavoro Sempre più cittadini europei, per scelta o necessità, decidono ogni anno di lavorare all'estero
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a cura dell'On. Laura Agea
a In questo momento, infatti, circa 17 milioni di persone solo nell'Unione Europea hanno già un impiego in un Paese diverso dal proprio, una cifra che è raddoppiata negli ultimi 10 anni e che è destinata a crescere ancora in futuro. Sempre più spesso le aziende inoltre inviano i loro dipendenti a svolgere il proprio servizio in un altro Stato membro per un periodo di tempo limitato, dando origine al fenomeno dei cosiddetti “lavoratori distaccati”. Non è semplice tutelare i diritti dei lavoratori che si recano in un altro Stato membro, permettendo pari condizioni tra loro e i colleghi dei Paesi d’origine: questi fenomeni stanno purtroppo generando sempre più speso abusi e casi conclamati di concorrenza sleale e lavoro a basso costo, quando non si arriva a vere e proprie frodi. Per rendere più equo il mercato del lavoro europeo dobbiamo far sì che le regole esistenti siano applicate correttamente e senza limiti geografici. Nel difficile percorso che ci deve portare ad assicurare una mobilità nel mercato interno veramente equa,
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in questi anni abbiamo lavorato tra Bruxelles e Strasburgo per istituire un’Autorità europea del lavoro (ELA). Questa vera e propria agenzia decentrata dell’Unione Europea deve concentrarsi sull'applicazione delle regole comunitarie in questa materia estremamente complessa, limitandone i compiti per far sì che le risorse a sua disposizione siano utilizzate nel modo più efficiente possibile, e permettendo quindi di realizzare un vero e proprio valore aggiunto. Nelle controversie fra uno o più Stati che inevitabilmente sorgono fra i diversi sistemi legislativi, ELA ricoprirà il ruolo fondamentale di assistere i Paesi membri e la Commissione europea nell'applicazione delle norme UE sulla mobilità del lavoro, fatte salve le competenze specifiche della Corte di giustizia dell'Unione europea. Questo ruolo di mediazione servirà a riconciliare i punti di vista divergenti tra gli Stati membri interessati dalla controversia, contribuendo anche in maniera decisiva nel difficile coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale all'interno dell'Unione europea. Il mio impegno al Parlamento Europeo in questi anni è sempre stato volto a realizzare una struttura snella ed efficiente, che si possa concentrare su pochi aspetti decisivi come la mobilità transfrontaliera, i problemi specifici dei lavoratori distaccati, il lavoro sommerso e, appunto, il coordinamento dei servizi di sicurezza sociale. Nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà, secondo cui le politiche sociali e del lavoro rimangono di competenza degli Stati membri, ELA dovrà inoltre coordinare gli ispettorati del lavoro in tutta Europa, facilitando l'accesso e lo scambio di informazioni e buone prassi tra Stati Membri, e
realizzando sinergie con le altre Agenzie per evitare costi e sprechi inutili. Al fine di rendere le informazioni più accessibili ai lavoratori, ai datori di lavoro e alle organizzazioni delle parti sociali in tutta l'Unione Europea, l'Autorità dovrà realizzare in tempi brevi un portale unico on-line accessibile in tutte le lingue ufficiali dell'Unione Europea, dove accedere a tutte le fonti e i servizi di informazione pertinenti sulla mobilità del lavoro nel mercato interno. L'Autorità inizierà a lavorare già quest’anno e diventerà operativa, con la capacità di attuare il proprio bilancio, entro due anni dall'entrata in vigore del regolamento, il che significa non più tardi del 2023. Ormai manca poco: il testo è già stato approvato in Commissione Occupazione e affari sociali e, durante la sessione plenaria del Parlamento Europeo prevista a Strasburgo durante il prossimo aprile, il documento verrà votato prima di diventare finalmente realtà!
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Un cambiamento europeo a partire dai centri urbani
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rban Innovative Actions (UIA) è un’iniziativa del Unione Europea che viene rivolta sia alle autorità urbane (unità amministrative locali di almeno 50.000 abitanti) che ad associazioni o gruppi di autorità urbane con una popolazione di almeno 50000 abitanti. Il partenariato locale che coinvolga soggetti diversi (ONG, università, imprese o autorità pubbliche) è una condizione alla presentazione del progetto. Lo scopo è di finanziare delle soluzioni innovative in quelle che sono le materie di maggiore attualità, ossia: l’occupazione nell’economia locale (sostegno alle PMI migliorando i loro scambi con mercati più ampi; incentivazione di imprese innovative e sociali), la qualità dell’acqua e dell’aria (promozione di mezzi a basse emissioni), l’inquinamento, la gestione del territorio dal punto di vista geologico (surriscaldamento, allagamento, sviluppo di infrastrutture verdi), l’habitat (promozione dell’uso sostenibile del territorio, sostegno alla creazione di alloggi economicamente accessibili secondo l’andamento sociale locale), etc. Ogni progetto deve riguardare un solo tema che deve dunque essere ben precisato nella proposta che viene formulata. Questo strumento ha come scopo di creare un contatto diretto tra l’Europa e le città, ed è appunto dai soggetti sopra menzionati che sono attese nuove idee e soluzioni, la cui sperimentazione viene sostenuta finanziariamente, in misura rilevante, dall’Unione Europea visto che i progetti, una volta accettati, vengono cofinanziati dal FESR fino ad un massimo dell’80% dei costi previsti. Il terzo bando che è stato chiuso nel marzo 2018, comportava uno NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
stanziamento di 92 milioni di euro e ha visto premiate ben 22 città europee tra le quali, per quanto riguarda l’Italia, la città di Portici. In particolare il comune di Portici ha presentato il progetto detto “Air Heritage” avente come oggetto il miglioramento della conoscenza della qualità dell’aria nel proprio territorio, e ciò con proposte concrete sulle misure da adottare per la pianificazione urbana riguardo al controllo del traffico e i rimedi proposti. Tale progetto ha beneficiato di un co-finanziamento di poco più di 3 milioni di euro. L’ultimo bando UIA, il quarto a partire dal 2014, è stato pubblicato in data 15 ottobre 2018 e chiuso il 31 gennaio 2019, con uno stanziamento di 100 milioni di euro, e proponeva i temi seguenti: • la transizione digitale; • l’uso sostenibile del territorio e lo sviluppo di soluzioni basate sulla natura; • la lotta contro la povertà urbana; • la diffusione territoriale della sicurezza urbana. E’ da sottolineare che per quanto riguarda questo bando, sulla base delle proposte ricevute, sono stati i due primi soggetti ad avere riscosso il maggiore interesse con delle particolarità geografiche ben precise. Infatti, le proposte relative alla transizione digitale sono state presentate da 16 Stati Membri, tra cui Portogallo, Spagna, Italia e Ungheria, evidenziando dunque un trend geografico omogeneo. Invece, le proposte relative all’uso sostenibile del territorio e alle soluzioni riguardanti la natura mostrano un trend geografico meno omogeneo, essendo pervenute principalmente da Italia, Francia e Belgio. Quanto sopra rispecchia
In questo articolo illustreremo brevemente le "Urban Innovative Actions" (UIA), spiegandone lo scopo, il funzionamento, i contenuti e informandovi sui bandi finora pubblicati a cura di Mariapaola Cherchi e Andrea Baffaro
chiaramente le diverse priorità politiche che ciascuno Stato dell’ UE si è dato nell’ambito dell’ iniziativa, evidenziando come alcuni interessi siano geograficamente ‘’più vicini’’ rispetto ad altri. Le città vincitrici di questo bando saranno rese note nell’estate 2019.
PROSSIMO BANDO UAI: SETTEMBRE 2019 Invitiamo i destinatari potenziali dei bandi UIA affinché, nel futuro, si aggiornino puntualmente sulla pubblicazione di tali bandi che rappresentano una rilevante utilità per il territorio, sia a livello nazionale che europeo.
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Lotta alla disoccupazione: fondo sociale europeo Per non allontanare i cittadini dal sogno europeo bisogna combattere l'emarginazione e le diseguaglianze a cura dell’On. Benifei Brando
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’imminente appuntamento delle elezioni europee di maggio impone una riflessione sull’Europa, sulla sua funzione, le sue prospettive e i suoi limiti. Negli ultimi anni si è consolidata una visione che tende ad attribuire all’Unione Europea ogni problema vissuto sulla scala nazionale. La politica e l’opinione pubblica hanno a volte assecondato questa tendenza, additando l’Europa come la causa di molti problemi politici e sociali. Ma con l’avvicinarsi del voto di maggio è necessario allontanarsi da questa visione, spesso strumentale e
utilizzata da forze populiste solo per raccogliere facilmente consenso, discutendo invece dei problemi dell’Unione Europea non per lamentarne l’inutilità, bensì per lavorare al suo miglioramento. Oggi, il processo unitario europeo non si è ancora compiuto del tutto. La semplice unione monetaria e dei mercati, seppur importante per assicurare crescita e benessere, si è rivelata insufficiente per affrontare la crisi e combattere le diseguaglianze, e non ha assicurato all’Europa il peso nel mondo che dovrebbe avere, per la sicurezza di tutti i cittadini. Non possiamo abbandonare il sogno unitario. È necessario, però, andare NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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oltre la semplice unione economica per realizzare un’Europa sociale, che affronti il tema delle disuguaglianze tra Paesi e tra categorie sociali, rendendo inoltre più democratiche e partecipate le sue istituzioni, e che abbia una voce unitaria sui problemi che oggi mettono a rischio l’Unione, dalla geopolitica alla gestione dei rifugiati. Oggi, per non allontanare i cittadini dal sogno europeo, c’è solo una direzione da seguire: combattere l’emarginazione e le diseguaglianze mettendo in campo politiche sociali efficaci, e creando occupazione di qualità. L’approvazione, nel 2017, del Pilastro Sociale Europeo rappresenta un’importante manifestazione di consapevolezza della strada ancora da percorrere. Nel Pilastro, infatti, i temi del lavoro stabile e dignitoso e della sicurezza sociale sono posti alla base della cittadinanza europea. È un passo importante, ma chiaramente non può bastare. Occorre trasformare i principi in azioni concrete. Uno degli strumenti che vanno in questa direzione è il Fondo Sociale Europeo Plus. Come relatore per il mio gruppo politico, ho presentato e fatto approvare emendamenti che rafforzassero la proposta iniziale della Commissione Europea, raddoppiando i fondi per combattere la disoccupazione giovanile, rinforzando Garanzia Giovani e prevedendo un aumento dal 10 al 15% dei fondi che i Paesi membri con alta disoccupazione giovanile dovranno stanziare in politiche attive per il lavoro. Tutto ciò aumentando, contestualmente, i fondi per l’inclusione sociale e la lotta alla povertà. Ho inoltre lavorato affinché alla proposta fosse aggiunta una Child Guarantee, la Garanzia per i Bambini, che permetterà a tanti bimbi provenienti da condizioni economiche o sociali svantaggiose di accedere gratuitamente a servizi essenziali come la sanità, l’istruzione, l’alloggio. Questo fondo, inoltre, potrà essere utilizzato per sostenere le misure di sostegno al reddito di NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
alcuni Paesi, come nel caso del reddito di inclusione approvato in Italia dallo scorso governo. Si tratta di un lavoro importante nella lotta alla disoccupazione giovanile e all’emarginazione sociale, che fornisce all’Europa e agli Stati membri uno strumento prezioso. Occupazione e formazione sono stati al centro anche del mio lavoro sul Corpo Europeo di Solidarietà, il nuovo programma europeo per le attività di volontariato. Come relatore in Parlamento Europeo, ho lavorato per rafforzare il cosiddetto “strand occupazionale”, ovvero la possibilità di offrire stage e tirocini all’interno dei programmi di volontariato. Era necessario infatti tenere ben separato il volontariato dal lavoro, che deve essere sempre riconosciuto e retribuito come tale. Ho insistito affinché il programma rimanesse il più inclusivo possibile, permettendo a tutti i giovani europei di potervi prendere parte, prevedendo misure per la partecipazione dei disabili e impegnandomi affinché fossero assicurati a tutti i mezzi per fare un’esperienza di volontariato, al di là del contesto familiare di partenza. Da tempo, inoltre, sostengo la necessità di introdurre un sussidio
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europeo contro la disoccupazione e di reindirizzare le politiche europee verso la coesione sociale e territoriale dell’Europa. Di fronte al crescere degli istinti nazionalisti, potrebbe sembrare ingenuo parlare di una maggiore integrazione tra i diversi sistemi europei. In realtà, è proprio la mancanza di coordinamento sulle politiche occupazionali e sulle misure sociali che ha fatto sentire i cittadini abbandonati a sé stessi, causando la narrazione dell’Europa distante dalla vita concreta delle persone e interessata solo a questioni finanziarie. Non si deve difendere l’Europa a spada tratta: si devono anzi evidenziare i limiti per poterla cambiare, affermando la necessità, da parte dell’Unione Europea, di agire nel mezzo delle tensioni sociali, fornendo sicurezze e protezione a chi oggi se ne sente privato. Si deve però sempre difendere il sogno europeista, perché solo con un’Europa unita politicamente e forte socialmente possiamo oggi far fronte alle sfide che ci attendono: dal cambiamento demografico alle diseguaglianze crescenti, dalla lotta per il clima all’avanzamento dei diritti sociali e civili.
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Gli effetti concreti del Decreto Sicurezza La necessità di reagire all’indifferenza per fondare una società sulla speranza e non sulle paure a cura del Sen. Franco Mirabelli
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ono passati pochi mesi dalla entrata in vigore del cosiddetto “Decreto Sicurezza”, non è ancora tempo di bilanci ma, certamente alcune considerazioni possono già essere fatte e qualche storia può essere raccontata. Purtroppo, come avevamo previsto, sulla sicurezza delle nostre città non è cambiato nulla, anzi, proprio in queste settimane, mentre chi dovrebbe occuparsi di contrastare la criminalità si occupa d’altro, essendo permanentemente in campagna elettorale, proprio nella Città Metropolitana di Milano si sono verificati diversi fatti di sangue, come gli omicidi di Basiglio e Rozzano, e
continuano a non essere affrontati problemi importanti, come le piazze di spaccio di Rogoredo e di via Gola. È purtroppo cambiata in peggio la vita di persone povere e oneste che stavano cercando di costruirsi un futuro in Italia. Penso a chi, dopo una lunga permanenza nel nostro Paese, venendo dalle Filippine e lavorando nei servizi di assistenza alle persone ha deciso di prendere la cittadinanza italiana e dovrà aspettare non più due anni ma ben quattro per vedersi riconosciuta la cittadinanza. Penso alle persone con permesso di soggiorno che, in queste settimane, sono state messe in strada per la NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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chiusura dei centri e sradicate da contesti in cui trovavano opportunità lavorative, imparavano l’italiano e le regole della nostra convivenza. Ma soprattutto colpisce il dramma imposto a persone che stanno da anni regolarmente in Italia, lavorano, hanno casa e famiglia, a cui il permesso di soggiorno per motivi umanitari non verrà rinnovato perché la cancellazione dei motivi per cui era stato loro concesso ora non lo consente. Migliaia di persone che vivono integrate in Italia saranno gettate nell’illegalità, senza alcuna colpa e senza alcuna ragione. Un risultato, quindi, l’ha già ottenuto questa legge disumana che si accanisce su persone colpevoli solo di volersi costruire un futuro; un risultato voluto ed esplicitato: quello di presentare un Paese cattivo, chiuso, dove a chi arriva viene riservato un trattamento che gli rende difficile e faticoso vivere. Come se potesse bastare questo a spaventare e fermare le partenze di persone disperate che sanno di rischiare la vita attraversando il deserto, mettendosi in mare e sottoponendosi alle angherie dei trafficanti di uomini. Il tema non è certamente quello di accogliere tutti, tanto più in un tempo in cui gli sbarchi sono molto ridotti
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"Prima gli italiani" è lo slogan che si usa per giustificare la guerra dei penultimi contro gli ultimi
ma che la scelta di trattare così degli esseri umani, di scaricare su di essi la rabbia e il rancore che ogni giorno si coltiva, sta cambiando la nostra convivenza, i nostri valori. L’idea che sia giusto che umanità, libertà e diritti possano essere scambiati con l’illusione di un po’ più di sicurezza è dannosa, ma soprattutto è pericolosa perché mette in discussione il principio di universalità e di uguaglianza e si aprono così le porte a comportamenti discriminatori. È per queste ragioni che la manifestazione “People” svolta a Milano sabato 2 marzo 2019 ha un’importanza straordinaria: perché è la risposta democratica gioiosa e festante di chi non ci sta a rassegnarsi a rinunciare alla solidarietà, ai valori di umanità,
a vivere in una società in cui si cerca un nemico su cui scaricare rabbia e paure, in cui si vive nel rancore. Quelle centinaia di migliaia di persone hanno detto che si può reagire ai razzismi e all’intolleranza che non si può più stare zitti di fronte al silenzio con cui si lasciano passare fatti che ormai si ripetono quotidianamente, da Foligno a Melegnano, da Roma a Caserta, senza che ci sia una reazione da parte di chi forse queste spinte razziste e violente preferisce assecondarle piuttosto che contrastarle e condannarle. In quella straordinaria mobilitazione ci sono tante differenze, tante esperienze concrete, tanti cittadini che hanno in comune un’idea di società aperta, inclusiva, in cui le diversità sono un valore e un’opportunità per tutti. Il tema non è, come strumentalmente vorrebbe qualcuno, per nascondere le ragioni delle associazioni, dei comitati e dei Comuni che hanno sfilato sabato, “facciamoli entrare tutti”, ma quello di non perdere i nostri valori e fondare una società sulla speranza e non sulle paure, sulla solidarietà e non sul rancore. Milano ha detto che non c’è solo un popolo arrabbiato e intollerante che segue l’idea del “prima gli italiani”, lo slogan che si usa per giustificare la guerra dei penultimi contro gli ultimi; ma c’è anche un popolo che lavora per unire, che opera per aiutare, che vuole vivere senza paure e che cerca nuovi amici per affrontare le difficoltà e non un nemico al giorno per scaricargliele addosso. GENTE IN MOVIMENTO
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In Italia c’è ancora “voglia di movimento”?
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AV, Pedemontana veneta e lombarda, terza variante di valico, Alta Velocità MilanoVenezia / Napoli-Bari, Ponte sullo Stretto, Autostrade del Mare… Se qualcuno dovesse valutare la capacità della nostra Nazione di progettare il futuro infrastrutturale e, quindi, di pianificare lo sviluppo futuro, potrebbe pensare che l’Italia sia all’avanguardia. Purtroppo la realtà è ben diversa e mostra tutta la grande contraddizione che il Belpaese vive rispetto a quello che riesce a “inventare” (peculiarità tipica del genio italico) e quello che poi, concretamente, riesce veramente a mettere in pratica. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
Ma allora è veramente un problema italiano quello del deficit infrastrutturale, per esempio rispetto ai paesi del Nord-Europa o, anche internamente, tra nord e sud del Paese? Oppure, come sostengono alcuni esponenti del Governo e della maggioranza, l’Italia deve concentrarsi sulla manutenzione dell’esistente e sui piccoli cantieri quasi le due cose fossero in contrapposizione? Alcuni, caso esemplare è il dibattito TAV, ritengono che, rispetto a quando sono stati ideati, questi progetti non corrispondono più allo stato attuale delle necessità e che quindi è giusto abbandonare quelle iniziative. Personalmente credo che sia una
Se si dovesse valutare la capacità della nostra Nazione di progettare il futuro infrastrutturale potrebbe pensare che l'Italia sia all'avanguardia, tuttavia... a cura dell’On. Marco Osnato
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prospettiva sbagliata quella di analizzare le grandi opere con la lente dello status quo: siamo sicuri che il traffico merci tra Lione e Torino è marginale perché non c’è domanda, oppure è marginale perché non c’è un’offerta conveniente? Penso che se Lindbergh o i fratelli Wright avessero dovuto sperimentare il volo dell’uomo basandosi sull’effettiva richiesta di quel tipo di trasporto non avrebbero speso nemmeno un minuto del loro tempo in questa direzione e invece la loro perseveranza ha cambiato radicalmente la vita dell’uomo per cui l’invenzione, l’innovazione hanno anche il fine di tracciare nuove vie da percorre per avvicinarsi al futuro. Ci sono stati periodi del secolo scorso, il secolo della modernità, in cui l’Italia ha rappresentato anche culturalmente questo anelito verso la modernità (Futurismo, boom economico, Design) ottenendo visibilità, prestigio internazionale e successo economico. E sempre questa modernità era caratterizzata dal concetto di “Movimento” dal “Marciare per non marcire” di dannunziana memoria, all’auto per la famiglia della fine degli anni ’50, fino al rampantismo degli anni ’80 dove l’uomo di successo si muoveva tra aerei e macchine supersportive. Negli ultimi anni l’affermarsi del pensiero debole, la visione sempre più normalizzata dell’uomo, la teoria della decrescita felice hanno messo
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in discussione tutto ciò. La persona deve fermarsi, non è più un esempio chi corre verso l’obbiettivo ma chi riesce a rallentare: il lusso è potersi permettere del tempo da dedicare a sé stessi. Ed è indubbio che in questo si intravvede, almeno parzialmente, anche una giusta visione di una vita che riporti al centro del quotidiano l’Individuo, la Famiglia, la Comunità. Detto ciò, però, questo non deve essere preso come alibi da coloro che, incapaci di slanci geniali, di spirito innovativo, insomma di saper “cavalcare la tigre”, amano rifugiarsi nella mediocrità, magari elevandola a stile di vita universale per tutti e addirittura a proporla come mantra di un’azione politica. Ritengo che in un contesto così ampio come quello in cui l’Italia deve ritagliarsi un ruolo centrale, dove esistono potenze tali che, per estensione, ricchezza del sottosuolo, mercato interno, capacità militare, rischiano di offuscarne anche l’esistenza stessa, non si può non guardare alla storica capacità italiana di essere nazione guida, in primis a livello culturale, nel progettare il futuro, nel delinearne il percorso, nell’individuarne le caratteristiche. Invece sembra che il mantra di chi ha in mano le redini del Paese, non solo politicamente parlando, sia quello di rallentare, di restare immobili, di compulsare quello che fino a oggi è stato il nostro plus. Tutti aspettano di vedere cosa fa
Trump, come risponde la Cina, che atteggiamento avrà Putin e come reagirà l’Unione Europea e intano il mondo va avanti facendo sempre di più perdere il ruolo storico dell’Italia in molti campi. Trasponendo questi concetti in realtà più concrete, credo che i decisori di questa Nazione debbano ritrovare un po’ il coraggio che ebbero i lori Nonni e infischiarsene del contingente, dell’emergenza più o meno reale nel quotidiano e sviluppare una visione più a lungo termine, pensandosi tra 50 anni e non alla “riapertura” di Tokyo o al prossimo giovedì in cui Draghi farà l’ennesima relazione della BCE ed in questo si inserisce anche il ragionamento sull’evoluzione infrastrutturale: l’Italia non può essere meno attrattiva di stati che sono assolutamente meno qualificati e caratterizzati, non può lasciare il primato del turismo a Spagna, Grecia, Francia disponendo di 8.000 km di coste (peraltro) stupende e dell’80% del patrimonio culturale archeologico del mondo. Non si può disperdere il bagaglio enorme dell’agroalimentare italiano facendosi superare da Paesi che hanno scoperto l’olio di oliva da pochi lustri o credono che il Parmesan sia equivalente al Parmigiano… Per fare tutto ciò l’Italia deve tonare a marciare, con obbiettivi condivisi sì, ma chiari ed ambiziosi e deve tornare ad assaporare quel piacere di essere “in movimento” verso un Domani che deve sentire sempre più proprio!
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Politica
Dalla Via della Seta agli incentivi per le imprese
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ravamo abituati ai governi che in campagna elettorale promettevano una cosa e, una volta al potere, non realizzavano nulla di quanto promesso. Oggi, con il M5s, il reddito di cittadinanza e la riforma del Jobs act di Renzi tramite il decreto Dignità sono finalmente realtà. Ma noi non ci limitiamo a fare quel che avevamo promesso. Oggi, vi racconto le tante altre attività per l’esclusivo interesse dell’Italia che stiamo realizzando nei settori dello sviluppo e delle attività produttive. Abbiamo innanzitutto firmato un memorandum storico con la Cina, NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
quello per la nuova via della seta. Si tratta di 29 intese istituzionali e commerciali dal valore di oltre 20 miliardi di euro, destinate a rafforzare lo scambio con Pechino a tutto beneficio delle nostre imprese, anche del settore agricolo. La Cina è la seconda potenza al mondo e l’Italia la seconda manifattura d’Europa. Era fondamentale portare il nostro scambio commerciale per lo meno al livello dei nostri altri partner europei. Da oggi, potremo trarre tutti un beneficio dall’apertura di questo mercato, a partire dal rafforzamento dei nostri standard euroatlantici: vengono, infatti, promossi con forza i
La Cina è la seconda potenza al mondo e l'Italia è la seconda manifattura d'Europa: un beneficio per tutti l'apertura a oriente a cura del Sen. Sergio Vaccaro
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principi, condivisi in ambito europeo, di mutuo vantaggio, reciprocità, trasparenza, sostenibilità e tutela della proprietà intellettuale. Il tutto, inoltre, senza mettere in discussione la nostra collocazione geostrategica. Lasciatemi dire una cosa: ho letto polemiche assurde. Se un ragazzo di Pomigliano, Luigi Di Maio, incontra il presidente della Cina, secondo me, c’era solo da festeggiare. L’Italia finalmente è protagonista della grande politica internazionale, senza complessi di inferiorità verso nessuno. Il governo persegue finalmente l’interesse nazionale e non quello di lobby straniere e delle banche senza volto. Questa era la notizia. Eppure, i soliti noti non perdono occasione di polemizzare. Per attaccare il governo attaccano l’Italia. Conviene? Secondo me: no. Altre novità. Il Ministro Luigi Di Maio ha presentato, insieme al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e al sottosegretario Davide Crippa, il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030. Abbiamo anche messo online il portale energiaclima2030.mise.gov.it per la consultazione pubblica. Ecco la nostra idea di futuro. In questo Piano, abbiamo stabilito i passi che dovremo compiere nei prossimi anni per raggiungere e
superare gli obiettivi fissati dall’Unione europea sull’efficienza e la sicurezza energetica, sull’utilizzo di fonti rinnovabili in tema di mercato unico dell’energia e competitività. Il cittadino, inoltre, viene finalmente messo al centro di questa transizione energetica, diventando egli stesso parte attiva del processo di produzione. Guardiamo al futuro e governiamo la globalizzazione per ammortizzare i costi delle ristrutturazioni economiche. Capitolo vertenze: abbiamo risolto la questione dello stabilimento di Bolzano della Società Iveco Defence Vehicles S.p.A., sbloccando il finanziamento pluriennale, per il tramite di un'apposita convenzione che sarà sottoscritta tra MEF, MiSE e Difesa, di programmi produttivi del settore. Il lavoro era sotto attacco. Noi lo abbiamo promosso, ma anche protetto e rilanciato. Nell’ottica del rilancio, Di Maio ha presentato il nuovo progetto incentivi.gov.it dedicato al mondo delle imprese. Grazie a questo progetto, gli imprenditori potranno trovare la misura giusta per ripartire. Gli incentivi messi a disposizione dal governo riguardano l’avvio di una nuova impresa, gli investimenti in
innovazione, la crescita, il rafforzamento patrimoniale, gli investimenti in macchinari, impianti e software, l’internazionalizzazione, gli investimenti in formazione, in ricerca e sviluppo, in efficienza energetica, in nuove assunzioni, fino ad arrivare agli sgravi fiscali. Non ultimo quello rivoluzionario connesso al reddito di cittadinanza, che potrà andare alle imprese che assumono i beneficiari del reddito. Sempre per quel che riguarda il mondo dell’impresa, vi segnalo che abbiamo introdotto nuovi strumenti per migliorare il sistema di registrazione dei marchi, abbiamo stanziato ulteriori 150 milioni di euro per i progetti di “Fabbrica intelligente”, “Agrifood” e “Scienze della vita”, riattivato lo sportello online per la presentazione delle domande per accedere agli incentivi della “Nuova Sabatini”, che prevede lo stanziamento di 480 milioni di Euro, e sbloccato gli aiuti per l’area di crisi industriale in Calabria e Sicilia. Insomma, il governo del cambiamento “macina” attività ad esclusivo interesse del Paese. Di questo, non di polemiche mediatiche, abbiamo bisogno. Perché, insieme, possiamo e dobbiamo cambiare la nostra Italia in meglio. A presto.
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Elezioni Europee: come si vota
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al 23 al 26 maggio 2019 tutti i cittadini europei saranno chiamati a eleggere i rappresentanti del Parlamento Europeo. Le elezioni di questo 2019 sono particolarmente sentite, poiché sono le prime a tenersi dopo il voto sulla Brexit, l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea ancora in fase di attuazione. Allo stesso tempo, in Italia si terranno le elezioni amministrative di diversi comuni, e le elezioni regionali del Piemonte, indette per domenica 26 maggio 2019. Per quanto riguarda le elezioni europee, da qualche mese ormai NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
è partita la campagna "Stavolta voto" con l'obiettivo di aumentare l'affluenza alle urne. Nella scorsa elezione del Parlamento, infatti, il dato medio è stato del 42,61%, con la Germania in testa, dove ha votato l'89,64% degli aventi diritto. In Italia si era recato alle urne il 57,22% degli elettori.
Domenica 26 maggio
Perché votare? Negli ultimi anni le forze antieuropeiste hanno allargato il loro consenso all'interno dei Paesi dell' Unione, incolpandola di molti dei problemi interni. Una parte della popolazione europea vede l'UE come un'organizzazione
eleggere i deputati
2019 gli italiani sono chiamati ai seggi per
dell'Europarlamento a cura della Redazione
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autoritaria, distante e disinteressata ai problemi della quotidianità. In realtà, il Parlamento Europeo (PE) è chiamato a prendere decisioni importanti riguardo l'economia, il consumo di energia, la sicurezza e molto altro. Con il tuo voto scegli chi ti rappresenterà e prenderà queste decisioni per i prossimi 5 anni. Come si vota? I seggi saranno aperti domenica 26 maggio 2019, dalle ore 7.00 alle 23.00. Lo scrutinio inizierà per tutti i Paesi in contemporanea, dalle 23.00 di domenica 26 maggio. Per votare è necessario presentare la tessera elettorale, sulla quale è indicato l'indirizzo del seggio, sezione e numero, e un documento di identità. Se, invece, vivi in uno Stato membro e vuoi eleggere i rappresentanti italiani dell'europarlamento, sappi che saranno istituite delle sezioni elettorali presso consolati, istituti di cultura, scuole e altri locali. Chi si trova temporaneamente all' estero, può votare solo se ha inoltrato la richiesta al Consolato italiano
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competente entro il 7 marzo scorso. Per cittadini europei residenti in Italia la scadenza per l'invio della domanda al sindaco di residenza era fissata per il 25 febbraio scorso. Infine, chi vive al di fuori dell'Unione Europea è costretto a rientrare in Italia per esprimere la propria preferenza. Non è ammesso il doppio voto: se si sceglie un candidato italiano non è possibile esprimere una seconda preferenza per un candidato del Paese estero di residenza. Circoscrizioni territoriali: cosa sono? All'Italia spettano 73 seggi del PE, che vengono assegnati con il sistema elettorale di tipo proporzionale con sbarramento al 4%. La distribuzione dei seggi nelle singole circoscrizioni avviene dopo aver determinato quanti ne spettano per ciascuna lista a livello nazionale. Pertanto, l'Italia è stata suddivisa in 5 circoscrizioni: - Nord-Occidentale: Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria e Lombardia - Nord-Orientale: Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia-Giulia ed Emilia Romagna
- Centrale: Toscana, Lazio, Umbria e Marche - Meridionale: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria - Insulare: Sicilia e Sardegna. Preferenze, come si esprimono? Per esprimere il proprio voto è sufficiente tracciare una X sul simbolo corrispondente alla lista scelta. Inoltre, è possibile ma non obbligatorio, esprimere da una a tre preferenze tra i candidati della lista scelta. Nel caso si scelga di esprimere almeno due preferenze, i candidati votati devono essere di sesso diverso, pena l'annullamento della seconda e terza preferenza. Nome e cognome, o eventualmente solo cognome dei candidati vanno scritti nelle tre righe a fianco del simbolo della lista scelta. In caso di omonimia è necessario aggiungere data e luogo di nascita. Le informazioni relative a liste e candidati saranno disponibili sui tabelloni affissi presso i seggi elettorali e sul sito del Ministero dell'Interno.
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Divieti di circolazione, più ore di guida nel 2015
pagina 8 Germania, obbligo di salario minimo per gli stranieri
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IN PRIMO PIANO
Sistri, da aprile multe per chi non si iscrive
pagina 9 Trasporto merci pericolose, novità ADR 2015
pagina 28
Con la Sabatini bis, agevolazioni alle aziende che investono
pagina 4 Transpotec, ecco i nostri convegni e lo stand in cui vi accoglieremo!
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Patenti superiori, esami al computer da marzo
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IN PRIMO PIANO
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Autotrasporto riformato, tutte le novità 2015. Ma è vera rivoluzione?
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Concorrenza estera, Assotrasporti chiede l’intervento dell’UE
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Transpotec 2015, l’autotrasporto ritrova l’ottimismo Graziano Delrio è il nuovo Ministro ai trasporti
IN PRIMO PIANO pagina 9 Dal territorio: Fuga di Piemonte, trasportatori Liguria, all’estero, Trentino Alto26.000 Adige truck persi in 5 anni pagina 36 pagina 4 L’Albo Autotrasporto è di tutti, non di una casta!
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Passaggio Albi provinciali alle Motorizzazioni, 6 mesi per la transizione
Tutto sul Transpotec: gli eventi, le interviste e lo stand TN
pagina 9 RCA, addio attestato di rischio e contrassegno cartacei
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Politica
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Le iniziative di sostegno al voto Votazioni dal 23 al 26 maggio 2019 in tutta Europa: a incoraggiare al voto non solo attivisti e volontari
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a cura della Redazione
a compagnia di autobus low-cost Flixbus ha lanciato l’hashtag #flixtimeimvoting e aiuterà i giovani elettori rimborsando il viaggio di chi deve recarsi al proprio seggio elettorale. Lime, che si occupa di e-scooter, regalerà un passaggio gratuito ai seggi elettorali il giorno delle elezioni in 12 paesi dell'Unione e anche My Taxi offrirà dei voucher in alcuni Paesi per i passeggeri diretti alle urne. L’Uomo Vogue ha pubblicato una lettera d'amore all'Europa e copertine dedicate con celebrità internazionali. Società come Telekom, MSD/3M, DHL/ Butlers, My postcard e Kialo hanno prodotto contenuti e organizzato eventi. Anche il fronte social e digital è molto attivo. Spotify ha creato una playlist tutta europea. Snapchat ha realizzato un filtro che ricorda una cabina elettorale. Tinder produrrà un visual con messaggio a tema. Alle compagnie private si uniscono influencer e vip. Dallo scorso autunno a oggi sono decine i nomi di chi ha sostenuto la campagna italiana #StavoltaVoto: Ezio Bosso, Nicola Piovani, Myss Keta, Claudio
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Marchisio, Massimiliano Rosolino, Chiara Bordi, Stash dei The Kolors, Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, gli Ex Otago, Germano Lanzoni. Uno degli ultimi è stato Lorenzo Baglioni, che ha scritto anche la canzone virale Uè!, esempio unico di brano didattica-neomelodica sulle istituzioni comunitarie e su come abbiano trasformato la vita di 500 milioni di cittadini europei. Anche Assocalciatori, con in prima linea il presidente Damiano Tommasi, sostiene la campagna Stavoltavoto. Inoltre, in vista dell'appuntamento elettorale del 26 maggio, il Parlamento Europeo ha lanciato una serie di iniziative pro-voto in alcuni stadi del campionato della Serie BKT. Per sensibilizzare i tifosi, in particolare quelli di casa, il Parlamento europeo ha lanciato assieme all’Istituto Europeo di Design, il concorso Tutto in Giorno, in cui i giovani creativi dello IED hanno realizzato delle bandierine che "ricreano" i colori del Benevento,
del Foggia, della Salernitana e di Lecce, Palermo e Pescara e che presentano alla base una striscia "StavoltaVoto.eu". L’obiettivo dell’iniziativa è infatti quello di sensibilizzare il pubblico presente, e quello che da casa assiste alle partite, sull’importanza della partecipazione elettorale in uno scrutinio che segna il futuro della UE e quindi quello di tutti i cittadini e tifosi italiani. Il Parlamento europeo ha scelto la Serie BKT perché è un campionato legato al territorio e quindi in grado di veicolare il messaggio di partecipazione direttamente al tifoso/elettore in modo capillare. Inoltre, si è puntato in particolare alla circoscrizione Sud e a quella Isole perché sono le due aree territoriali in cui si registra la più bassa affluenza elettorale, ma al tempo stesso da qui provengono le squadre con il maggior seguito di pubblico negli stadi del campionato cadetto.
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Economia e Lavoro
Stop pratiche sleali nell'agroalimentare
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n produttore di ortaggi italiano vende la sua merce a una catena di supermercati in maggio e incassa il dovuto in dicembre, ben sette mesi dopo. Un rivenditore al dettaglio in Belgio fa una promozione per la stagione del barbecue, con lo sconto del 30% sulle costolette di agnello. Lo sconto attira i clienti, e aumenta la vendita anche di altri prodotti da grigliare. Peccato che il fornitore non fosse stato informato della campagna e che alla data del pagamento finisca per ricevere il 30% in meno di quanto pattuito per le costolette vendute in quel periodo. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
Un esportatore di frutta in Spagna riceve un ordine per 40 tonnellate di prodotto da inviare a una centrale d'acquisto che opera per diverse catene di supermercati in Germania. Il fornitore prepara la merce secondo i requisiti di confezionamento richiesti e la invia lo stesso giorno. Il giorno dopo, mentre la frutta è sulla strada, l'acquirente gli comunica che non servono più 40 tonnellate, ma 20. Il produttore potrebbe insistere per consegnare e farsi pagare tutto il prodotto, consapevole del rischio che probabilmente non sarà più chiamato dal distributore né per il resto della stagione, né forse mai. Nessuno fa affari con i piantagrane.
Grazie alla nuova direttiva europea l'UE ha messo un sigillo di legge contro le pratiche commerciali sleali del settore agroalimentare a cura dell'On. Paolo De Castro
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Economia e Lavoro
Ecco solo alcune delle pratiche commerciali sleali nella catena alimentare più diffuse in Europa, che grazie alla nuova direttiva europea potranno essere identificate e vietate. L’Unione europea ha infatti, finalmente messo un sigillo di legge contro le pratiche commerciali sleali nel settore agroalimentare, armonizzando di fatto una ventina di norme già in vigore negli Stati membri, all’insegna della trasparenza e della correttezza nelle transazioni tra fornitori e grande distribuzione. Il 12 marzo scorso a Strasburgo, il Parlamento Ue ha votato a grande maggioranza il via libera alla direttiva di cui sono stato relatore, che mette al bando 16 pratiche scorrette, e purtroppo molto diffuse, nei rapporti tra agricoltori, aziende di trasformazione e catene distributive. Un ventaglio di pratiche che spesso danneggiano i produttori a monte della catena alimentare, ma con riflessi negativi per tutti i cittadini e consumatori italiani ed europei. Tra i punti qualificanti della Direttiva, ci sono l’obbligo di pagamento ai fornitori entro 30 giorni dalla consegna per la merce deperibile, ed entro 60 giorni per quella non deperibile; la messa al bando di modifiche unilaterali dei contratti di fornitura e la restituzione dei prodotti invenduti; la richiesta di pagamento per servizi non resi. Ancora, l’obbligo di un contratto scritto se richiesto dal fornitore, il divieto di abuso di informazioni confidenziali del fornitore da parte dell’acquirente e il divieto di ritorsioni commerciali, o anche solo la minaccia di ritorsioni nel caso in cui il fornitore si avvalga dei diritti garantiti dalla direttiva. Di fronte a queste pratiche sleali, i fornitori potranno sporgere denuncia in modo anonimo a una Autorità nazionale di contrasto, da istituire con la legge di recepimento nazionale, che potrà imporre agli acquirenti anche il pagamento di pesanti sanzioni amministrative. Il danno di questi comportamenti 32
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Messe al bando 16 pratiche scorrette e, purtroppo, molto diffuse nei rapporti tra agricoltori, aziende di trasformazione e catene distributive
scorretti in Europa è stimato in oltre 10 miliari di euro l’anno, con costi aggiuntivi per chi li subisce di circa 4,4 miliardi. Tali pratiche sleali hanno purtroppo un impatto anche sui consumatori, perché una filiera con una distribuzione inefficiente delle risorse diventa un ricettacolo per gli sprechi e mette sotto pressione anche i produttori più onesti e virtuosi. E questo in una corsa al ribasso dei prezzi che deprime sia la qualità dei prodotti destinati alle nostre tavole, sia quella del processo produttivo, incentivando sfruttamento del lavoro e pratiche produttive insostenibili. Nel corso delle negoziazioni interistituzionali con Commissione europea e Stati membri, abbiamo migliorato notevolmente il testo proposto dal Commissario Hogan nell’aprile 2018. Aumentando il livello di tutela a tutti gli agricoltori e tutte le imprese agroalimentari con un fatturato fino a 350 milioni di euro. In questo modo la direttiva proteggerà il 100% degli agricoltori e oltre il 97% delle imprese alimentari europee. Percentuale, quest’ultima, che arriva addirittura al 99% delle imprese italiane. Una base legislativa già molto ambiziosa, che comunque potrà essere ulteriormente allargata con la nostra legge di recepimento. La battaglia che siamo riusciti a vincere a livello europeo, risulterebbe
infatti vana se non venisse rapidamente recepita nella legislazione nazionale, estendendo la protezione a tutti i produttori e integrando la lista di pratiche proibite con le vendite sottocosto e le aste a doppio ribasso. In Italia è già in vigore dal 2012 una normativa che disciplina la contrattazione e le pratiche sleali (Decreto legge 24 gennaio 2012, n.1 articolo 62), ma mentre in altri paesi Ue come la Spagna si registrano ogni anno decine di denunce e conseguenti indagini decisioni e sanzioni, le iniziative in Italia negli ultimi 6 anni si possono contare sulle dita di una mano. Il carattere innovativo della direttiva, oltre all’armonizzazione a livello europeo e la conseguente possibilità per i nostri produttori di essere protetti anche quando esportano in qualsiasi paese dell’Unione, sta nell’aver individuato pratiche commerciali che devono essere proibite indipendentemente da qualsiasi altro parametro. L’approvazione della direttiva rappresenta il risultato di un grande lavoro di squadra della delegazione del Partito Democratico e del Gruppo S&D al Parlamento europeo, oltre che dei principali Gruppi politici dell’emiciclo Ue. Mi auguro che questa direzione possa continuare ad essere seguita in futuro, con lo stesso impegno, serietà e collaborazione da parte di tutti. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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Salari italiani tra i più bassi d'Europa Lo rivela il "Global 50 Remuneration Planning Report" 2018, confrontando le retribuzioni in 60 Paesi del mondo.
I
l salario medio di un giovane professionistra in Italia è pari a 29.902 euro lordi l'anno, quello di un manager raggiunge i 72.199 euro. Valori che collocano gli stipendi italiani agli ultimi posti nella classifica europea. Nel confronto tra sedici Paesi dell' Europa occidentale, l'Italia occupa, infatti, il quattordicesimo posto per la retribuzione di un primo impiego da professionista, seguita solo da Spagna e Portogallo, e il tredicesimo per un manager di livello medio alto, battendo anche la Svezia. Lo rivela il "Global 50 Remuneration Planning Report" relativo al 2018 di Willis Towers Watson, che confronta le retribuzioni di 60 Paesi di tutto il mondo a diversi livelli di anzianità. La situazione peggiora se il confronto avviene sul reale potere d'acquisto (PPA) dello stipendio, che tiene conto del costo della vita e delle imposte: lo stipendio base vale in Italia, 21.128 euro e quello da manager 40.131, valori superiori solo a quelli del Portogallo. La Svizzera si conferma il Paese con i salari più alti d'Europa: 71.828 e 132.657 euro, rispettamente, per gli stipendi lordi base e del middle management. Primato che mantiene anche tenendo conto del costo della vita. Anche la Germania si colloca nella NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
parte alta della classifica, insieme ai Paesi del Nord, mentre Francia e Regno Unito occupano gli ultimi posti per gli stipendi lordi, rispettivamente, al dodicesimo (34.484 euro) e al tredicesimo posto (30.130 euro) per i primi stipendi e all'undicesimo (77.250 euro) e al decimo (79.696) per quelli dei manager. Nella classifica del potere d'acquisto, il Regno Unito scala alcune posizioni raggiungendo metà classifica. Rodolfo Monni, Responsabile Indagini Retributive di Willis Towers Watson Italia, commentando i dati ha dichiarato: "Probabilmente il dato che suscita maggiore sorpresa è il fatto che in Svizzera un neolaureato percepisca una retribuzione lorda pari a quella di un manager italiano. Prendendo in considerazione il dato del potere d'acquisto, la situazione non migliora molto, la retribuzione media di un manager italiano raggiunge infatti valori inferiori a quelli di alcuni Paesi dell'Europa orientale, come la Repubblica Ceca e la Polonia. Guardando più da vicino l'Italia, notiamo anche notevoli differenze tra i settori: un manager del settore assicurativo guadagna circa 95.000 euro, vale a dire il 32% oltre la media generale ed il 50% in più di un manager del settore chimico (circa 63.000 euro)".
a cura della Redazione
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Quota100: opportunità per 1 giovane su 3 pensionati Si stimano 116 mila ingressi di giovani under 30 nel mondo del lavoro, con un tasso di turnover complessivo pari al 37% a cura della Redazione
Fondo
V.A.*
%*
Tasso di sostituzione**
Neoassunti**
Autonomi
62.800
(20%)
20%
12.560
Pubblica Amministrazione
94.200
(30%)
10%
9.420
Privato
157.000
(50%)
60%
94.200
Totale
314.000
37%
116.180
Tabella 1 - Previsioni di uscita nel 2019 per Quota 100 e stima del tasso di sostituzione * dati tratti dall’udienza informale dell’Ufficio parlamentare di bilancio davanti alle Commissioni riunite XI (Lavoro pubblico e privato) e XII (Affari sociali) della Camera dei Deputati del 5 marzo 2019. ** stime provvisorie della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro rispetto ad assunzioni stabili under 30.
P
er effetto di Quota 100, nel 2019 un giovane su tre pensionati farà ingresso nel mondo del lavoro (circa 116 mila ragazzi under 30) in virtù di 314 mila richiedenti accesso al prepensionamento. Ipotizzando tassi differenziati per fondo previdenziale, infatti, si stima una percentuale di turnover pari al 37%. È quanto emerge da una prima stima sugli effetti della nuova misura contenuta nel d.l. n. 4/2019, condotta dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e illustrata dal suo Presidente Rosario De Luca durante il 22° Forum Lavoro/Fisco/Previdenza, svoltosi oggi a Roma. Come riportato dalle stime dell’ Ufficio parlamentare di bilancio, accederanno a Quota 100 circa 63 mila autonomi (20%), 94 mila dipendenti della pubblica amministrazione (30%) e 157 mila lavoratori del settore privato (50%). I tre comparti occupazionali hanno
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però capacità di riorganizzazione molto differenti fra di loro. Nel settore privato, ad esempio, la pianificazione delle risorse tiene conto della quota di persone che usciranno per pensionamento. Tuttavia lo scenario che abbiamo di fronte è di un massiccio anticipo di uscite. Ciò comporterà un rapido aggiornamento del piano di assunzioni pianificate dalle aziende private e potrebbe, paradossalmente, comportare difficoltà di copertura delle posizioni lavorative perse nel 2019. Si stima che ogni 100 dipendenti del settore privato che aderiranno a Quota 100, il 30% uscirà dal settore manifatturiero, l’11% dal commercio e l’8% dal settore dei trasporti e magazzinaggio. Non è così automatico, invece, nel settore pubblico. Anche se qui il massiccio esodo dei lavoratori over 60 potrebbe creare inizialmente qualche difficoltà ai servizi essenziali come sanità e istruzione.
Più semplice la dinamica nel lavoro autonomo, dove i più ridotti volumi produttivi riflettono l’andamento del ciclo economico. Basandosi su tali dati tratti dall’ udienza informale dell’Ufficio parlamentare di bilancio del 5 marzo scorso, la Fondazione Studi ha prodotto alcune stime sul tasso di sostituzione di quei lavoratori che quest’anno raggiungono i requisiti necessari per andare in pensione anticipatamente. In particolare, è stato analizzato lo storico del turnover calcolando le uscite per pensionamento per anno e gli ingressi permanenti (contratti a tempo indeterminato e apprendistato) nel mondo del lavoro di giovani con meno di trent’anni. Quasi due prepensionamenti su tre interesseranno aziende del nord Italia (36,6% nord-est e 26,5% nord-ovest), ai quali si aggiungerà un 20,6% di prepensionamenti nelle regioni del centro Italia. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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Italia & Australia: da 70 anni insieme
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l 20 Febbraio scorso, l’Italia ha celebrato sette decenni di relazioni diplomatiche con l’Australia, geograficamente distante ma legata da comuni valori culturali e di democrazia. Questa solida amicizia affonda le sue radici sin dall’Ottocento. I primi italiani trasferitisi in Australia due secoli fa erano poco più di 2.000: minatori, boscaioli, provenienti dal Veneto, dalla Calabria e dalla Sicilia. Il contributo, tuttavia, non era limitato a figure artigianali e manuali: tra i primi emigranti, infatti, vi erano anche medici, artisti, ingegneri, scienziati. Centinaia di nostri concittadini NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
contribuirono attivamente a cambiare il volto di un continente, che si affacciava con entusiasmo e slancio alle sfide dettate dalla Vecchia Europa. Il Dottor Tommaso Fiaschi, per esempio, arrivò a Sydney nel 1875 e istituì un importante studio medico. La sua dedizione al lavoro ed alle scoperte scientifiche, gli valse il riconoscimento del Distinguished Service Order. Un esempio per tutta la classe medica italo-australiana. Joseph Bosito farmacista e primo Sindaco di Richmond, poi membro della Victorian Legislative Assembly. Queste due figure, note ed apprezzate in Italia e oltreoceano, sono solo una
Un'amicizia che affonda le radici dall'Ottocento: centinaia di nostri concittadini contribuirono attivamente a cambiare il volto di un continente a cura dell'On. Nicola Carè
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rappresentanza di illustri personalità che si recarono in Australia. A tutti loro fu concessa un’occasione, ricevendo fama e benessere. Gli italiani si associavano in comunità solide e compatte, non limitandosi a vivere come un’entità separata: sin da subito si inserirono in un tessuto sociale che li accolse ed integrò. Il contributo non si esaurì due secoli fa: continuò costantemente per tutto il Novecento. Nei primi anni del secolo scorso, sono stati i pescatori siciliani a fondare il principale gruppo di produzione ittica sulla costa dell’Australia orientale. Tra il 1947 e il 1976 circa 360.000 italiani sono emigrati in Australia nelle principali città: gli uomini impiegati nelle industrie, nelle raffinerie di zucchero, in miniera, in lavori di manodopera, nel settore delle costruzioni; le donne nell’industria leggera, in negozi, bar e in piccole attività commerciali. In breve tempo, la comunità italiana ha potenziato le sue capacità. Ovunque vi erano piccole operose aziende italiane, negozi di frutta, caffetterie: ognuna ha lasciato un’impronta, un impatto significato sullo sviluppo economico-culturale del territorio. Gente comune, artisti, scienziati e letterati uniti dalla profonda consapevolezza che una terra così vasta e ricca di opportunità avrebbe concesso loro la possibilità di migliorare. Oggi i cittadini italiani in territorio australiano sono oltre 270.000, circa 140.000 gli iscritti all’AIRE. Questo solido connubio, nei secoli, ha dato vita ad una partnership economica e culturale preziosa e unica. Se, dunque, fino alla fine del Novecento, l’apporto del SistemaItalia si limitava principalmente al settore agro-alimentare e artigianale (ambiti in cui vantiamo una egemonia quasi indiscussa), oggi il dialogo economico ha assunto le sembianze delle grandi compagini industriali, operanti oltreoceano nel segno dell’innovazione e 36
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L’istituzione universitaria è chiamata a ricoprire un ruolo sociale, a svolgere una spinta propulsiva in una realtà in veloce evoluzione.
dell’ecosostenibilità. Le ottime relazioni si concretizzano in occupazione e risultati visibili per entrambi i paesi. Le industrie italiane esportano milioni di Euro in investimenti, così come le stesse aziende australiane fanno con materie prime e lavorati. Secondo i dati del Department of Foreign Affairs and Trade, solo nel 2017, l'interscambio bilaterale ha sfiorato i 4,5 miliardi di euro. La robustezza di questo rapporto poggia le fondamenta su quattro generazioni che esportano con successo il Made in Italy. A tal proposito desidero citare due aziende, esemplificative di una nuova era di cooperazione e sviluppo: l’italiana Enel Green Power, nota a livello internazionale e Lendlease, società australiana in Italia dal 2000. Queste due realtà hanno avuto un brillante impatto economico, creando benessere e occupazione, nel rispetto di popoli e culture autoctone. Enel Green Power è leader nel settore energetico, con investimenti in tutto il mondo: ha creato in South Australia la Bungala Solar Farm. Questa centrale è il più grande impianto ad energia solare inaugurato in terra aborigena. Essa si trova nel territorio dei Nukunu, antica popolazione aborigena. L’installazione energetica, inserita perfettamente nel contesto naturale, rispetta le tradizioni di un popolo antichissimo, promuovendone anche l’occupazione, nell’ambito del Local Employment Program. Questa collaborazione ha portato alla creazione anche di un progetto fotografico, Voices of people, voices of
nature. Viceversa numerose Società australiane negli ultimi decenni hanno arricchito il panorama economico italiano. Lendlease, ad esempio, opera in Italia dal 2000 ed è leader nel settore immobiliare. Ha effettuato importanti interventi nelle periferie milanesi, nella fusione tra spazi abitativi chiusi e luoghi aperti, favorendo una migliore interazione con l’ambiente. Con il Ministero di Giustizia e la Regione Lombardia ha aderito al Programma 2121, per il reinserimento e rieducazione dei condannati, ottenendo ottimi risultati. Legalità, riabilitazione del reo e rispetto per le vittime: valida cooperazione tra Paesi ed istituzioni italiane. Società ed aziende aprono la strada alla nuova emigrazione a professionisti che si affacciano al lavoro nella globalizzazione, offrendo possibilità di crescita personale, grazie alle caratteristiche di entrambi i Paesi: varietà, centralità geografica, apertura verso il Medio Oriente, rapporti commerciali dinamici. Celebrare questi rapporti è stata l’occasione per poterne valutare la crescita, apportando validi miglioramenti e fissando obiettivi comuni. In un quadro globale competitivo, la diversità appare oggi un valore irrinunciabile, successo di ogni società che è tenuta a trasformare necessità in punti di forza: stabilità e solidità raggiungibili soltanto nell’ambito di cooperazione tra Paesi, da sempre legati da comuni valori di solidarietà e libertà. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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Cambiamenti climatici: l'Italia è fragile
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reta Thunberg a qualcuno non sta particolarmente simpatica e la sua battaglia ambientalista solleva rumorose discussioni in ogni angolo del globo. Al di là dei giudizi personali su questa ragazzina svedese che si è intestata una campagna green ormai globale, sta di fatto che le dobbiamo un paio di cose. Prima: aver avuto il coraggio di iniziare da sola una protesta su un tema difficile e (fino ad oggi) poco mediatico, rendendolo centrale nell’agenda dei mass media, della Rete e (auspicabilmente) anche dei Governi e delle Istituzioni internazionali. Seconda: aver entusiasmato i giovani, che qualche giorno fa (venerdì 15 marzo 2019, n.d.r.) hanno riempito le piazze di tutto il mondo ricordandoci (a noi, gli adulti) che abbiamo la responsabilità di non esserci presi sufficientemente cura del pianeta. Pianeta che diamo in eredità ai ragazzi con più di qualche acciacco e molte incognite sul futuro. Che il tema dei cambiamenti climatici sia tornata in modo prepotente nelle agende di media e governi è un ottimo segnale. È una buona notizia, perché di cambiamenti climatici si è sempre parlato poco e male, e ce n’è invece un gran bisogno. Lo sappiamo, il tema riguarda il futuro di tutti noi. L’innalzamento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacciai e la desertificazione delle zone agricole sono fenomeni che presentano numeri in costante crescita e con i quali dobbiamo fare i conti. E dobbiamo farli ora, non tra cinque, dieci o quindici anni, quando potrebbe essere troppo tardi. L’Italia non è esente da rischi, anzi: siamo un Paese splendido ma fragile e le recenti alluvioni che hanno devastato alcune regioni del Nord, tra NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
le quali Veneto e Friuli-Venezia Giulia, sono un esempio tangibile. Del tema mi interesso da tempo. Ho organizzato conferenze e incontri pubblici con esperti del settore, e sono intervenuta per dare un contributo laddove opportuno e possibile, ad esempio presentando un’interrogazione alla Commissione europea proprio sulle alluvioni dello scorso autunno, chiedendo quali fossero i fondi previsti dall’Ue per il sostegno alle zone colpite da tali disastri naturali e come si potessero implementare gli stanziamenti. Le mie iniziative sono in linea con il programma di lavoro della Commissione per il 2017 “Realizzare un’Europa che protegge, dà forza e difende”. L’Italia, essendo uno dei Paesi europei maggiormente esposti ai rischi naturali e antropici, ha bisogno di rafforzare la dimensione della gestione delle catastrofi e della prevenzione. L’azione dell’Ue che ho richiesto mira a sostenere e rafforzare quella degli Stati membri a livello nazionale, regionale e locale, concernente la promozione di una cooperazione operativa rapida ed efficace all’interno dell’Unione tra i servizi di protezione civile nazionali, nonché la prevenzione dei rischi. Quest’ultima viene affiancata ad altre politiche chiave dell’Ue che agiscono nel campo del adattamento ai cambiamenti climatici, della prevenzione delle calamità e della risposta alle catastrofi. Non dimentichiamo che il 2020 è l'anno dell’Accordo di Parigi sul clima, con il quale si vuole contenere l’aumento della temperatura media globale, che è un obietto straordinariamente importante da non perdere di vista. Serve uno sforzo collettivo, una presa di consapevolezza da parte di tutti. I ragazzi l’hanno capito e sono in prima linea.
A Greta Thunberg, la ragazzina svedese che si è intestata una campagna ambientalista ormai globale, dobbiamo un paio di cose a cura dell'On. Isabella De Monte
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Italia popolo di poeti, artisti e... migranti
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ì, perché il fenomeno dell'immigrazione affonda le sue radici nella storia. Basti pensare che dopo l'Unità d'Italia furono circa 30 milioni gli italiani a lasciare la penisola, come se l'intera popolazione italiana del '900 se ne fosse andata in blocco, migrando prevalentemente verso le Americhe, l'Australia e l'Europa occidentale. Oltre 14 milioni partirono durante la “grande emigrazione” dal 1876 al 1915. Dal 1861 l'Italia ha ricoperto il ruolo sia di territorio di fuga che di Nazione ospitante. Anch'io anni fa, quando avevo appena 17 anni ed ora ne ho qualcuno in più, dalla Calabria ho deciso di compiere quel difficile NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
passo allontanandomi dai miei affetti per andare a cercare un futuro migliore dall'altra parte del mondo. Così sono arrivato in Argentina. Qualche anno prima era partita mia mamma. Qui lasciavo mio padre e le mie sorelle, ma soprattutto lasciavo la sicurezza di un futuro nelle terre di mio padre. Sapevo dentro di me che quello non era il mio destino, volevo qualcosa di più, nel mio sangue fremeva la voglia di studiare e di avere una possibilità diversa da quella che la mia famiglia di imprenditori agricoli poteva offrirmi e che in quel periodo storico l'Italia non poteva darmi. Questa mia voglia di fare,
Negli anni il nostro Paese ha ricoperto il ruolo sia di territorio di fuga che di Nazione ospitante a cura dell'On. Eugenio Sangregorio
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di scoprire mi hanno poi permesso di diventare quello che sono, un imprenditore affermato in Argentina e anche in Italia, la mia terra che non ho mai dimenticato e che porto nel cuore. Quello che oggi è il mio Paese di adozione mi ha dato delle opportunità, non mi ha regalato nulla ho dovuto lavorare sodo notte giorno e alla fine ce l'ho fatta. Qui ho trovato tanta gente per bene che mi ha aiutato soprattutto all'interno delle comunità italiane. Non conoscevo una parola di spagnolo eppure qui sono stato aiutato e accolto prima dai miei connazionali che mi avevano preceduto e poi dalla cordialità di un popolo come quello argentino che mi ha fatto integrare subito nel proprio sistema. Oggi ho tutto quello che voglio: ho la grande soddisfazione di aver creato un futuro per i miei figli e i miei nipoti. E vi assicuro una cosa: a quei tempi immigrare non era come oggi che si ha a disposizione tutto, soprattutto le nuove tecnologie che permettono di essere in contatto con amici e parenti in tempo reale. Oggi tramite internet WhatsApp le persone si parlano e si vedono da un continente all'altro come fossero in due stanze diverse della stessa casa. Una volta ci volevano settimane o mesi per ricevere informazioni dai parenti, era un mondo diverso. Quando partivi non sapevi cosa avresti trovato, viaggiavi per settimane stipato su una nave, povero di soldi ma ricco di sogni, che ti permettevano di affrontare un viaggio così pesante. Oggi ancora si parla molto di immigrazione i flussi di giovani e anche anziani che decidono di andare via dall'Italia sono in crescita esponenziale. Perché questo è semplicissimo: l'Italia ad oggi è un Paese statico che non da futuro ai ragazzi è economicamente fermo, e spesso i giovani non si sento apprezzati e valorizzati. A mio avviso credo che uno dei principali motivi sia la politica che ancora non riesce a sviluppare nel modo adeguato il mondo del lavoro. 40
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Le imprese chiudono, i ragazzi studiano e poi non hanno sbocchi professionali. Sono sempre stato contrario al reddito di cittadinanza uno dei motivi è che i soldi, invece di darli alla gente in questo modo a mio avviso poco dignitoso, bisognerebbe distribuirli alle aziende per incentivare il mondo del lavoro e creare nuove opportunità. Da quando sono stato eletto in Parlamento un anno fa ho cercato di battermi per questo. Altrimenti da qui a poco l'Italia sarà oltre che un Paese vecchio, anche un Paese dove i propri giovani se ne andranno il prima possibile. Credo che uno dei primi passi da fare oggi sia quello di permettere ai giovani che hanno fatto esperienza all'estero di tornare e trovare un posto adeguato alle loro capacità e magari migliorare il "sistema Italia”. Per quanto riguarda l'emigrazione italiana i numeri ci dicono che sempre più giovani partono per cercare un futuro all'estero. L'Italia purtroppo sta diventando un Paese non più adatto a chi vuole costruire un futuro e una famiglia. Nello steso modo vediamo anche tanti pensionati che scappano in Paesi con fiscalità agevolata, per affrontare gli ultimi anni della loro vita in maniera più tranquilla a livello economico, perciò con meno tasse da affrontare, e vivere con maggiore dignità sociale. I politici si preoccupano troppo dell'immigrazione verso il nostro Paese e troppo poco dell'emigrazione verso altri Paesi. Visto che entrambe la fasce
sociali vivono male in Italia, credo che sia importante affrontare il tema del potenziamento della rete consolare, visto che sempre più italiani vivono all'estero. Ad oggi la rete consolare è l'unico strumento di sostegno e di ascolto a disposizione dei nostri connazionali nel mondo. Purtroppo i consolati hanno organico e mezzi insufficienti per far fronte a tutte le richieste. Altro tema interessante oggi visto il grande flusso di immigrazione sarebbe quello di avere un ministero per gli italiani all'estero che possa attuare una politica adeguata. Credo fortemente che trasferirsi oggi dovrebbe essere una scelta libera e non un obbligo come ancora succede, come dovrebbe essere una scelta anche poter tornare a vivere nel proprio Paese natale. Questo mi fa pensare a tutte quelle persone che sono partite verso un futuro migliore ed oggi si trovano in stato di indigenza. Guardiamo la situazione del Venezuela: quanti italiani hanno lavorato, si sono costruiti un futuro, e a causa della dittatura oggi vivono in povertà e non hanno più nulla ne una casa ne cibo e medicinali. In questo caso lo stato dovrebbe aiutarli come loro hanno aiutato con i propri soldi i parenti che vivevano qui. Questo è il motivo per cui ho voluto entrare in Parlamento lottare per chi come me ha deciso di emigrare all'estero. L’Italia la portiamo nel cuore, insieme al sogno di renderla migliore con le nostre esperienze.
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L'affidamento condiviso dei minori
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on l’entrata in vigore della legge 8 febbraio 2006, n. 54 (Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli) e del successivo decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154 (Revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione, a norma dell'articolo 2 della legge 10 dicembre 2012, n. 219), nel nostro ordinamento vige la regola dell’affidamento condiviso del figlio minore ai genitori separati, divorziati o ex conviventi more uxorio. L’art. 337 quater, comma 1, del codice civile, disponendo che “Il giudice può disporre l’affidamento dei figli NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedimento motivato che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore”, confina l’affidamento esclusivo ad ipotesi residuale. Il comma 2 del medesimo articolo prevede, per ciascun genitore ed in qualsiasi momento, la possibilità di chiedere l’affidamento esclusivo quando sussistano le condizioni indicate nel primo comma. Lo stesso art. 337 quater, infine, chiarisce che il genitore cui sono affidati i figli in via esclusiva, salva diversa disposizione del giudice, ha l'esercizio esclusivo della
L'affidamento esclusivo dei figli ad un solo genitore è considerata un'ipotesi residuale a cura di Elisa Fea
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responsabilità genitoriale su di essi e deve attenersi alle condizioni determinate dal giudice; in ogni caso, salvo che non sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori e il genitore cui i figli non sono affidati ha il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione, potendo ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse. La giurisprudenza di merito e di legittimità ha più volte sottolineato che l’affidamento condiviso costituisce il regime ordinario, non impedito dall’esistenza di una conflittualità tra i genitori, tranne qualora sia pregiudizievole per l’interesse dei figli, alterando e ponendo in serio pericolo il loro equilibrio e sviluppo psico-fisico; in tal caso, la pronuncia di affidamento esclusivo deve essere sorretta da una puntuale motivazione con riferimento non solo al pregiudizio potenzialmente arrecato ai figli da un affidamento condiviso bensì anche all’inidoneità educativa o alla manifesta carenza dell’altro genitore (Cass. civ., Sez. I, 1 marzo 2017, n. 27). La medesima Corte di Cassazione, infatti, ha evidenziato che l’affido esclusivo può essere disposto solo a fronte di un giudizio prognostico circa la capacità del singolo genitore di crescere e di educare il figlio, in base ad elementi concreti circa le modalità con cui ciascuno in passato ha svolto il proprio ruolo, con particolare attenzione alla capacità di relazione affettiva e mediante apprezzamento della personalità del genitore (Cass. civ., Sez. VI, 19 luglio 2016, n. 14728).
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La giurisprudenza di legittimità ha, inoltre, chiarito che la mera conflittualità tra i coniugi, nei limiti in cui si mantenga nell’ambito di un tollerabile disagio per la prole, non può impedire il ricorso all’affidamento condiviso (Cass. civ., Sez. I, 29 marzo 2012, n. 5108). La Suprema Corte di Cassazione, con la recente sentenza 6 marzo 2019, n. 6539, si è espressa in tema di affidamento di un figlio minore di coppia non coniugata. La vicenda prendeva le mosse dalla sentenza di primo grado, con cui il Tribunale aveva stabilito l’affidamento esclusivo del minore alla madre, stante la residenza all’estero del padre, ivi impegnato anche per attività lavorativa, nonché a fronte della conflittualità dei genitori. Peraltro, il Giudice non affermava l’inidoneità del padre come genitore, limitandosi a disporre l’affidamento esclusivo in ragione dei motivi predetti. Conseguentemente, il padre presentava reclamo avverso la decisione del Tribunale, chiedendo che fosse disposto l’affidamento congiunto, in virtù della propria volontà di tenere in vita il rapporto con il figlio, anche recandosi in Italia proprio a tale scopo. La Corte d’Appello accoglieva il reclamo del padre, in considerazione della sua idoneità a rivestire il ruolo di genitore e della sua disponibilità a garantire e rispettare i diritti di visita del figlio, nonostante la residenza all’estero e il connesso disagio nei trasferimenti. La Corte disponeva altresì l’esercizio della responsabilità genitoriale in forma congiunta per le questioni di maggiore interesse per la vita del minore e in forma disgiunta, secondo
i tempi di permanenza presso ciascun genitore, per le questioni di ordinaria amministrazione. La madre presentava ricorso alla Corte di Cassazione avverso il provvedimento della Corte d’Appello. I Giudici di legittimità, motivando la sentenza in commento, hanno rilevato l’adeguata motivazione della decisione della Corte d’Appello, in quanto l’affidamento condiviso deve considerarsi il regime ordinario, anche qualora i genitori vivano lontani tra loro; la Corte di Cassazione ha, inoltre, sottolineato che il grave conflitto tra i genitori può essere considerato di per sé causa di esclusione dell’affidamento condiviso solo quando rappresenti un serio ostacolo per l’equilibrio e per il corretto sviluppo psico-fisico dei figli, interesse primario e superiore rispetto alle ragioni dei genitori. La Corte di Cassazione, pertanto, ha rigettato il ricorso, evidenziando ancora una volta come alla regola dell’affidamento condiviso dei figli possa derogarsi solo quando la sua applicazione sia pregiudizievole per il minore, dovendo in ogni caso la sua esclusione essere adeguatamente motivata, non rappresentando circostanza di per sé sufficiente la residenza all’estero di uno dei genitori. La giurisprudenza di legittimità, perciò, appare conforme ai principi che hanno ispirato il legislatore del 2006 e del 2013, volti a tutelare l’interesse preminente dei figli minori a crescere mantenendo rapporti continui e proficui con entrambi i genitori, che ne garantiscano l’equilibrio ed il corretto sviluppo psico-fisico anche a seguito della crisi coniugale o della cessazione della convivenza.
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Diamanti da investimento: indagine per truffa Dal 2011 al 2017 sono state effettuate vendite per oltre un miliardo di euro a cura di Leonardo Peruffo
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opo il fallimento di IDB arrivano anche i primi esiti penali per la vicenda dei diamanti venduti a prezzi quadruplicati rispetto al loro valore, le quotazioni false pubblicizzate sui giornali, l'intermediazione di istituti di credito. Tutti i fatti sono al centro oggetto dell'inchiesta della Procura di Milano che ha danneggiato i risparmiatori per centinaia di milioni di euro. Secondo i numeri emersi, dal 2011 al 2017 Intermarket Diamond Business (Idb) e Diamond Private Investment (Dpi), hanno effettuato vendite per oltre un miliardo di euro. Di questi almeno 600 milioni di euro riguardano il solo Banco Bpm che ha piazzato diamanti a circa 30-40 mila clienti ha incassato nel periodo oltre 100 milioni di commissioni. Unicredit, che ha incassato 40-50milioni di commissioni in sei anni, Intesa Sanpaolo, attiva a partire dal 2015, che ha coinvolto 7000 clienti nel 2016, Mps circa 14 mila operazioni dal 2013 al 2016 e commissioni totali tra i 30 e i 50 milioni di euro. La guardia di finanza ha operato sequestri preventivi per oltre 700 milioni di euro a carico della fallita Intermarket Diamond Business e della Diamond Private Investment, e a
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carico delle banche avevano favorito le vendite il Banco Bpm - Banca Aletti, UniCredit, Intesa San Paolo e Montepaschi (328 milioni in capo alla Idb, 253 alla Dpi, 83 milioni al Banco Bpm-Banca Aletti, 32 milioni a Unicredit , 11 milioni a Banca Intesa e 35 milioni a Mps). I sequestri sono stati chiesti dal procuratore aggiunto di Milano Riccardo Targetti, dalla PM Grazia Colacicco e sono stati disposti dal Gip Natalia Imarisio. L’inchiesta aperta dalla procura milanese riguarda i reati di truffa aggravata e autoriciclaggio e vede indagate una circa settanta persone tra cui il direttore generale di Banco Bpm e altri dirigenti. Quanto alle banche le contestazioni si riferiscono all’articolo 25 octies della legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti con riferimento al reato di autoriciclaggio (articolo 648 ter 1 c.p.). Dalle indagini in corso si scopre che coinvolti nella vicenda non solo piccoli risparmiatori anche personaggi noti tra cui Vasco Rossi (che avrebbe investito 2,5 milioni di euro), Diana Bracco, la conduttrice tv Federica Panicucci e la showgirl Simona Tagli
(tutte per per alcune decine di migliaia di euro). La vicenda che ha sottratto centinaia di milioni di euro a risparmiatori italiani si sposta quindi anche nelle aule penali, ma gli uffici legali delle associazioni di consumatori sono impegnati a recuperare i risparmi dei soci con azioni civili nei confronti delle banche, della fallita Idb e della Dpi, ancora ufficialmente attiva ma senza significativa capacità operativa. Ai clienti che si rivolgono per reclamare le banche rispondono in modo non uniforme e spesso ambiguo: ad alcuni vengono promessi risarcimenti completi al prezzo di acquisto (ma ancora pochissimi effettivamente realizzati), ad altri clienti vengono proposti risarcimenti del 30% o 40%, ad altri viene consigliato di “attendere”, ad altri ancora non viene data alcuna risposta. Pertanto, il suggerimento della nostra Associazione Consumatori e dei nostri uffici legali è di interpellare la banca per richiedere il risarcimento integrale e quindi, se non si ottiene una soddisfacente risposta, di avviare le iniziative necessarie attraverso il proprio legale o l’associazione consumatori. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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L'amara sorpresa delle uova di cioccolato
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a Pasqua si avvicina ed il cioccolato spopola nelle vetrine e sugli scaffali di negozi e supermercati. Messe in bella mostra, le uova di cioccolata sono capaci di incantare grandi e piccoli. Ma dietro quelle uova così ben confezionate e rifinite si cela la triste storia di milioni di esseri umani, molti dei quali bambini, costretti a vivere in condizione di povertà estrema, malnutrizione e sfruttamento. Sono circa 2 milioni i bambini tra i 5 e i 15 anni che lavorano dalle 8 alle 20 ore al giorno nelle piantagioni di cacao in Ghana e in Costa d’Avorio. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
Spesso i coltivatori utilizzano la manodopera infantile per via del basso costo e anche perché i bambini sono molto più ubbidienti degli adulti. Un bambino, infatti, costa circa 299 euro all’anno di contro i 122 euro che un coltivatore sarebbe costretto a pagare mensilmente per il lavoro di un adulto. Inoltre, quanto agli agricoltori, molti di loro vivono al di sotto della soglia di povertà definita dalle nazioni unite (1.9 dollari US al giorno). Nonostante il cacao sia cruciale per l’economia di molti Paesi, esso è anche causa di deforestazione in
Dietro le nostre uova, così ben confezionate e rifinite, si cela lo sfruttamento di milioni di persone a cura dell’On. Ignazio Corrao, con la collaborazione di Rossella Culora
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molte aree protette, con conseguente perdita di biodiversità, estinzione di molte specie e deterioramento dell’ecosistema. Non a caso, la Costa d’Avorio e il Ghana vantano il più alto tasso di deforestazione in Africa centrale e occidentale; si stima infatti che i due Paesi africani abbiamo già perso il 90% delle loro foreste. In un contesto di salari estremamente bassi, sfruttamento minorile, e distruzione ambientale, la società civile e le multinazionali hanno dato luogo a diverse iniziative per combattere lo sfruttamento nel ciclo di produzione globale. Un’iniziativa piuttosto diffusa è quella delle certificazioni etiche. Esempi ben conosciuti includono FSC (Forest Stewardship Council), FairTrade, UTZ, Rainforest Alliance e Organic. Un report del 2017 dell’International Trade Center stima che nel 2015 il 23% delle aree mondiali coltivate a cacao erano certificate da uno dei 5 maggiori enti di certificazione. Nonostante le certificazioni etiche diano l’impressione ai consumatori di operare scelte d’acquisto che non contribuiscono ad alcuna forma di sfruttamento, al momento, purtroppo, la realtà è ben diversa: le norme internazionali vengono spesso violate e i salari minimi non vengono rispettati nemmeno per i prodotti certificati. Lo studio della prof.ssa Genevieve LeBaron dell'Università di Sheffield, pubblicato a maggio 2018, intitolato The global Business of Forced Labour sostiene che ben il 95% dei lavoratori delle piantagioni di cacao non sappiano se la piantagione dove stanno lavorando sia o meno certificata. Come se non bastasse, il 23% dei coltivatori di cacao non viene retribuito neppure per il lavoro svolto. Nello studio emerge altresì che “alcuni dei casi più gravi di sfruttamento [...] si sono verificati in piantagioni con certificazione etica”. Lo stesso report di FairTrade International sostiene che, nonostante si sia assistito ad un aumento vertiginoso nelle vendite dei prodotti certificati FairTrade, gli agricoltori di cacao 46
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continuano a vivere in condizioni di estrema povertà. Il Corrispondente dell’Agenzia Reuters per l’Africa centrale ed occidentale, Ange Aboa, nel suo intervento come speaker durante l’audizione organizzata in Parlamento dalla commissione DEVE e sottocommissione DROI nel luglio 2018, ha fornito maggiori chiarimenti riguardanti alcuni dei problemi legati alle certificazioni etiche. I programmi di certificazione hanno portato ad un aumento della produzione di cacao in Costa d'Avorio, dove si è passati da 1,2 milioni di tonnellate a 2 milioni nel 2017. Ciò ha portato ad una sovrapproduzione strutturale di 300.000 semi di cacao ed alla conseguente riduzione del prezzo mondiale del cacao del 40%. Negli ultimi giorni il prezzo del cacao è ulteriormente sceso: a quanto pare, incentivare i coltivatori a produrre più semi di cacao non ha per niente risolto il problema del lavoro infantile, ma al contrario ha provocato un crollo del prezzo del cacao accentuando, di fatto, il problema. L’Unione Europea, nel frattempo, continua a sovvenzionare meccanismi di certificazione che purtroppo non si sono rivelati efficaci. Ad esempio, ha stanziato 5,6 milioni di euro per il progetto “Trade Fair Live Fair”, che copre anche prodotti come il tè e il cacao. Sebbene sia vero che l’UE abbia adottato misure per regolamentare alcune catene di approvvigionamento, ad oggi, non esiste una normativa europea che regoli la tracciabilità del cacao. Nel 2012 il parlamento ha approvato una risoluzione sulle forme di lavoro minorile nelle aree di coltivazione del cacao, richiedendo alla commissione coerenza politica per eliminare le peggiori forme di sfruttamento. Dopo sei anni la situazione non solo non è migliorata, ma peggiorata. Allo stesso modo, risposte vaghe e non esaustive sono state fornite dalla Commissione nelle svariate interrogazioni presentate in materia dai deputati europei e supportate trasversalmente dalla maggior parte
delle forze politiche. Le certificazioni potrebbero ancora rappresentare uno strumento valido ed efficace solo nella misura in cui ci sia un effettivo e serio controllo in ordine al reale rispetto delle regole etiche. Si possono immaginare diversi sistemi per addivenire allo stesso risultato. Quello che importa è il risultato. Ovvero un sistema che sia vincolante e che sia pensato per agire su scala globale. Un sistema cioè che sia in grado di superare i rigidi confini dettati dalle giurisdizioni dei singoli ordinamenti nazionali, per abbracciare tutta la catena di produzione. In questo senso, una delle strade che da anni proponiamo con forza è quella della conclusione di un accordo globale in materia di responsabilità delle imprese per violazioni di diritti umani. Tale accordo è attualmente in negoziazione a Ginevra, sotto l’egida delle nazioni unite. Le reazioni da parte dell’Ue e di molti Stati Membri sono però molto timide. Per tale ragione, peraltro, ultimamente abbiamo intensificato i nostri appelli a supporto di tali negoziazioni. Recentemente, per esempio, è stato chiesto che la commissione Sviluppo del Parlamento europeo realizzasse uno studio dal titolo: "L’effetto dei sistemi etici di certificazione finanziate dall’UE nella riduzione del lavoro minorile: aumentare la consapevolezza sul tema, la trasparenza e la tracciabilità per garantire una catena di valore responsabile nei settori del caffè, del tè e del cacao". Sul tema non è più ammissibile il silenzio, né l’ignoranza in cui vengono tenuti gli agricoltori, o gli equivoci ingenerati negli ignari consumatori. Sperando di contribuire a eliminare il retrogusto amaro dal cioccolato, e far sì che nessuna deludente sorpresa si nasconda dietro le gustose uova, continuerò questa importante battaglia che sin dal mio insediamento in Parlamento Europeo reputo tra le più meritevoli di essere combattute. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
Sicurezza
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Omicidio Stradale La Corte Costituzionale interviene: sì alle pene più severe, ma la revoca della patente scatta solo in caso di guida in stato di ebbrezza o droga
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ossiamo tirare un sospiro di sollievo di fronte alla decisione odierna della Corte Costituzionale sulla legge n.41 del 2016 che ha introdotto il delitto di omicidio stradale e quello di lesioni personali stradali gravi o gravissime, inasprendone le sanzioni. La legge ha infatti superato il vaglio di costituzionalità con riferimento al divieto, per il giudice, di considerare prevalente o equivalente la circostanza attenuante speciale della “responsabilità non esclusiva” dell’imputato (che comporta la diminuzione della pena fino alla metà) rispetto alle concorrenti aggravanti speciali previste per questi reati, tra cui la guida in stato di ebbrezza alcolica o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. La Corte ha però dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 222 del Codice della strada là dove prevede l’automatica revoca della patente di guida in tutti i casi di condanna per omicidio e lesioni stradali. In particolare, i giudici costituzionali hanno riconosciuto la legittimità della revoca automatica della patente in caso di condanna per reati stradali aggravati dallo stato di ebbrezza o di alterazione psicofisica per l’assunzione di droghe, ma nelle altre ipotesi di condanna per omicidio o lesioni stradali hanno NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
escluso l’automatismo e riconosciuto al giudice il potere di valutare, caso per caso, se applicare, in alternativa alla revoca, la meno grave sanzione della sospensione della patente. In pratica sia nell’omicidio stradale che nelle lesioni personali gravi e gravissime non scatterà più la revoca della patente nel caso di violazioni delle norme del codice della strada che non siano la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, neppure per alcune aggravanti specifiche della legge 41/2016 come il passaggio con il semaforo rosso, l’alta velocità, a seguito di manovra di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o a seguito di sorpasso di un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale. L’ASAPS, promotrice con le associazioni Lorenzo Guarnieri e Gabriele Borgogni, della raccolta delle firme per la legge sull’Omicidio stradale può ritenersi soddisfatta per la tenuta sostanziale della legge 41/2016 dopo il vaglio della Consulta. Ora, probabilmente, ci sarà da definire un ulteriore aspetto, quello della procedibilità d’ufficio per tutti gli incidenti con lesioni gravi (superiori a 40 giorni di prognosi) mentre da più parti, anche negli uffici operativi delle forze di polizia, si auspica il ritorno alla procedibilità a querela di parte.
a cura di Giordano Biserni
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Vendita Auto: ancora calo a febbraio Crollo del metano, calo di vendite delle auto diesel, aumentano, di contro, le benzina e le ibride a cura di Vinicio Paselli
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e immatricolazioni a Febbraio hanno registrato un calo del 3,2% rispetto a un anno prima, per un totale di 177.847 vetture. Colpito in particolar modo il diesel, salgono benzina e ibride, crolla il metano. La migliore performance è della Volvo; gli italiani tornano a comprare la Lancia Ypsilon, mentre abbandonano Alfa Romeo e Fiat. In crescita anche Jaguar, Seat, Suzuki e Opel, molto bene il crossover Volkswagen T-Roc. C’è stata una corsa negli ultimi giorni del mese per immatricolare gli ultimi veicoli sottoposti alla tassa sulle emissioni, prima della sua
applicazione (1 Marzo). Le vendite a privati, che contano sul mercato per il 58,2%, sono salite del 11,4% a Febbraio, ma sono più che compensate dal calo per il noleggio (-17,2%) e le società (-19,4%). Nel noleggio sono salite forte le compagnie definite "altre", cioè non appartenenti alle case automobilistiche né facenti parte degli operatori indipendenti più importanti. Crescita a doppia cifra sul lungo termine, sul breve addirittura quasi quintuplicate, ma si tratta di numeri assoluti irrisori. Il diesel a Febbraio ha fatto registrare un tonfo del 22,6%, a fronte di un’impennata del 29,3% per le alimentazioni a benzina. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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La quota di mercato del gasolio, misurata su gennaio-febbraio, è scesa al 43,2% contro il 55,8% del 2018. Invece, la benzina è passata dal 32,2% al 43,8%. I motivi li conosciamo tutti. Le ibride auto-ricaricabili vanno sempre molto forte, +44% sul singolo mese, prevalentemente grazie all'aumento nell'offerta di modelli mild hybrid: lo dimostra soprattutto il sottoinsieme delle ibride diesel, passate da 48 a 1.053 unità. In crescita ma numericamente del tutto irrilevante è il settore delle ibride plug-in: +8,8% ma solo 268 unità, pari allo 0,2% del mercato. Qui gioca il fattore ecobonus: inutile comprare a Febbraio questi veicoli se da marzo si può ricevere un contributo. Lo stesso discorso (anzi, anche di più) vale per le auto elettriche, immutate: 250 unità vendute, solo 4 in più che però si tramutano in +1,6%. Dobbiamo purtroppo assistere ancora a un crollo totale del mercato delle auto a metano: -54,1%. Qui tassa e bonus non c'entrano, perché i modelli con questa alimentazione non sono sottoposti alla prima (tranne uno) e non ricevono il secondo. Si tratta soprattutto di un problema di offerta e d'infrastruttura. I modelli sono piuttosto costosi e i distributori sono concentrati solo in alcune regioni. La quota di mercato dell'1,1% (più che dimezzata in un anno) rende difficile una ripresa, a meno che non intervengano fatti nuovi. Calo anche del GPL, però contenuto: -1,4%. Come conseguenza di tutto ciò, la media ponderata delle emissioni di CO2 a febbraio è salita dell'8,4%. Per quanto riguarda le carrozzerie, nemmeno qui la tendenza cambia. Crescono solo i SUV, suddivisi nelle elaborazioni di Unrae in crossover (+5,2%) e fuoristrada (26,6%). Insieme ormai hanno quasi raggiunto la quota di mercato delle berline: queste ultime sono al 46,8% contro il 42,1% dei veicoli rialzati. Crescono in percentuale anche monovolume grandi (+11,1%) e cabrio/spider (+22,4%) ma si tratta di totali privi d'impatto, rispettivaNUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
mente lo 0,5% e lo 0,4% nella quota di mercato. Arriviamo alla performance delle singole marche. Per quanto riguarda il solo febbraio, filtrando tra chi ha un volume di almeno mille unità al mese, la crescita più forte è stata registrata dalla Volvo, +64,22% rispetto a febbraio 2018. Entra in questa fascia anche la Jaguar, grazie ad un impressionante +53,93% che le fa superare la soglia delle mille unità mensili. Gli italiani sono tornati a comprare la Lancia Ypsilon: +38,94% che conferma il trend positivo avviato negli ultimi mesi dello scorso anno. La Jeep non smette di correre, ancora +37,58% dopo un anno stellare. Eccellenti anche Seat (+20%), Land Rover (+19,96%), Suzuki (+18,02%) e Opel (+14,91%). Tra chi ha perso, invece, troviamo in cima l'Alfa Romeo, un pesante -47,63%. Perdite in performance molto forti anche per Nissan (-29,49%), Smart (-20,09%) e Fiat (-18,2%). Cali in doppia cifra inoltre per Dacia (-12,02%) e Ford (-11,17%). Per quanto riguarda le marche sotto le mille unità mensili, straordinario il mese della Mitsubishi che ha raddoppiato le vendite (+112,04%); positiva anche la Honda (+4,12%). Quasi tutte le marche di lusso con volumi di nicchia viaggiano a gonfie
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vele, soprattutto Tesla (+500%), Lamborghini (+81,25%) e Ferrari (+70%). Male invece Porsche (-21,72%) e Maserati (-5,58%). Tra le altre premium pesante calo di Infiniti (-44%), forte crescita di Subaru (+11,46%), DS (+19,61%) e Lexus (+20,14%). Passando alle vendite di febbraio dei singoli modelli, nel segmento A, le citycar, la Fiat Panda è tornata a crescere, mentre sono calate sensibilmente le vendite della 500 e salite leggermente quelle della Opel Karl. Nel segmento B, le utilitarie, la Lancia Ypsilon si riprende la testa della classifica; Volkswagen Polo e Citroën C3 continuano a giocarsi il secondo posto, almeno per ora; perché sta arrivando come un ariete la Volkswagen T-Roc che per il momento ha superato la Renault Clio e ha nel mirino le altre due. Nel segmento C, le medie, la Jeep Compass ha sempre l'acceleratore a fondo corsa, perché ora è diventata leader di questa fascia di mercato. Sensibile calo della Fiat 500X, mentre la Renegade ha ripreso a crescere. Nel segmento D, medio-grandi, Volkswagen Tiguan ha frenato bruscamente ma conserva la prima posizione. Rallentamenti anche per Ford Kuga, BMW X1 e Alfa Romeo Stelvio, mentre cresce Audi Q3.
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design
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Si alza il sipario sul Salone del Mobile Sotto il segno dell'ingegno di Leonardo la 58° edizione del Salone del Mobile Milano: forme, materiali e filosofie d'arredo di oggi e domani a cura della Redazione
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ngegno, visione, innovazione, eccellenza sostenibile ed emozione rappresentano il lessico familiare del Salone del Mobile.Milano che, al nuovo via, si conferma sempre più globale, inclusivo e in dialogo con la città, le istituzioni e il sistema creativo e produttivo dell’arredo. La 58a edizione della Manifestazione dà forma alla sua vocazione di laboratorio di sperimentazione e contaminazione, luogo di incontro e di nuove opportunità per riflettere sul mondo del design e del progetto. “Giunto alla sua 58esima edizione, il Salone del Mobile si conferma un evento globale, perno di un sistema virtuoso che ha radici a Milano ma si proietta in tutto il mondo, generando
relazioni, opportunità di business e percorsi creativi che si riflettono positivamente sulla vita della nostra città e su tutto il sistema del design. Per questa ragione continuiamo ad investire sull’idea di un lavoro di squadra, in cui tutti gli attori si sentano coinvolti in nome di un progetto comune che fa bene alle imprese, fa bene a Milano e fa bene al Paese. Sono da leggersi in questo senso i nostri sforzi per rinsaldare il legame con le istituzioni, rendendole parte attiva di un processo che produce valore suscitando sempre nuovo entusiasmo e per offrire una manifestazione sempre più aperta, inclusiva, che vive e respira con il contesto in cui è nata” afferma Claudio NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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Luti, Presidente del Salone del Mobile. Il 2019 porta con sé una nuova parola che si aggiunge al Manifesto: “Ingegno”, ossia intelligenza come principio di creatività, senso del talento, geniale abilità nel fare e nel pensare. Doti caratteristiche che le imprese rappresentate al Salone incarnano, che i designer che collaborano con le aziende sviluppano costantemente e che le radici su cui affonda la tradizione del sistema manifatturiero hanno saputo tramandare e alimentare. “Le aziende italiane [...] realizzano prodotti di eccellenza, che hanno un valore anche culturale e sociale. Bellezza, comfort, innovazione, sostenibilità sono elementi che vivono oltre il prodotto che arreda le nostre case, e contaminano tutta la società stimolando i giovani e il mondo del design in senso esteso, fino alla nostra manifestazione fieristica, che da quasi sessant’anni rappresenta un evento di grande impatto di pubblico e di risalto sul territorio. Cultura, design e sistema industriale diventano così un punto di riferimento internazionale nonché modello virtuoso di un’Italia che funziona e ha ben presente che per crescere è fondamentale investire nell’economia circolare, nel lavoro e nella formazione, tre aree strategiche che Federlegno Arredo continua a rafforzare nel dialogo con le istituzioni, anche e soprattutto durante il Salone del Mobile” commenta Emanuele Orsini, Presidente di Federlegno Arredo Eventi. Più di 2.400 espositori provenienti da 43 Paesi e 550 designer al Salone Satellite sono i protagonisti di questa edizione. Il Salone Internazionale del Mobile e il Salone Internazionale del Complemento d’Arredo offrono numerosi e variegati percorsi estetici, dove il protagonista è un prodotto sempre più innovativo capace di rispondere adeguatamente alle trasformazioni della struttura sociale contemporanea, al conseguente rapido cambiamento del mercato dell’arredo e alle singole esigenze di ogni cliente. Proprio in risposta alle nuove NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
evoluzioni del settore e al recente interesse per un lusso senza tempo, riletto in chiave contemporanea, si amplia l’area dedicata a xLux. Questa tipologia d’arredo, che articola il percorso espositivo delle due Manifestazioni insieme a Classico e Design, propone un’offerta che coniuga eccellenza, tecnologia, e creatività per rispondere in maniera efficace alla domanda dei mercati russo, asiatico e arabo, in particolare ma non solo. Altra novità del 2019, è la presenza diffusa e trasversale di Workplace3.0 all’interno dei padiglioni del Salone Internazionale del Mobile così come avviene, già da anni, per il Salone Internazionale del Complemento d’Arredo. Una nuova modalità espositiva che racconta al meglio l’evoluzione dell’ambiente lavorativo, oggi spazio ibrido dove componente professionale e personale convivono in una sorta di osmosi. Il rinnovato storytelling di Workplace 3.0 riflette in modo autentico la trasformazione sociale dell’area di lavoro in spazio flessibile, permeabile e dinamico, aperto alla condivisione e alla contaminazione con altre attività quotidiane. Al debutto anche S.Project, un percorso espositivo trasversale che diventa lente d’ingrandimento per decifrare e riflettere sulle nuove strategie del prodotto e del design d’interni: uno spazio poliedrico le cui chiavi di lettura saranno multisettorialità, sinergia e qualità. Euroluce, al suo 30° appuntamento con un’edizione record, porta in scena un’illuminazione integrata e intelligente, sempre più al servizio del progetto. Per illuminare, ma anche per “sentire” e “vivere” lo spazio. Lo sviluppo tecnologico, l’evoluzione dei sistemi di controllo e la miniaturizzazione delle sorgenti hanno aperto nuove possibilità. In questa edizione, le parole chiave sono sperimentazione e innovazione tecnologica, sostenibilità e ricerca estetica. Il SaloneSatellite, alla sua 22a edizione, si apre alla contaminazione tra ambiti e linguaggi differenti suggerendo ai
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550 talenti che ne saranno protagonisti un tema d’attualità e cultura: “FOOD as a DESIGN OBJECT”. Perché il cibo è un prodotto pari ad altri, che da sempre si evolve in base alla creatività e alle necessità umane. Richiede una progettazione attenta, insieme allo studio dei processi artigianali e industriali, tradizionali e non. E anche a una buona dose di curiosità e apertura verso culture diverse dalla propria. L’auspicio è che i giovani designer possano avanzare proposte progettuali sotto forma di visioni avanguardistiche, idee, progetti e contributi originali. Compie 10 anni, il SaloneSatellite Award, i cui premi vengono assegnati da una Giuria internazionale di protagonisti del mondo del design che sceglie i 3 migliori prodotti presentati. Nell’anno delle celebrazioni vinciane, il Salone del Mobile celebra il legame imprescindibile con Milano e il “suo figlio prediletto”, Leonardo, con due installazioni di grande qualità e potere evocativo, la cui visita vuole essere una memorabile esperienza culturale ed emotiva. Presso la Conca dell’Incoronata, AQUA. La visione di Leonardo rievoca, in maniera ipertecnologica, la suggestione degli studi sull’acqua del grande Maestro e immagina una Milano del futuro dove le vie d’acqua acquistano nuovo senso e utilità. Ideata da Marco Balich per il Salone del Mobile, l’installazione immersiva site specific solletica il senso di meraviglia del visitatore e rimanda a una progettazione responsabile e lungimirante capace di migliorare il rapporto tra uomo e urbe. Quale sprone per chi, di fatto, ha tutte le carte in regola per incarnare l’eredità di Leonardo e di Ludovico Sforza, il Salone mette in scena anche in Fiera un progetto teso a celebrare il lascito di da Vinci alla cultura del progettare e del saper fare. DE-SIGNO. La cultura del design italiano prima e dopo Leonardo narra, anche attraverso la voce di Diego Abatantuono, il genio rinascimentale e il suo rapporto con il design italiano contemporaneo. GENTE IN MOVIMENTO
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Nella terra dei ghiacci Una terrà così lontana, diversa, inospitale, circondata da mari e da ghiacci, martoriata dai venti, cosparsa di vulcani e dalle luci delle aurore boreali a cura di Martina Cilia
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i vivesse solo di inizi, di eccitazioni da prima volta, quando tutto ti sorprende e nulla ti appartiene ancora”. Come quando, tra i banchi di scuola, aprii per la prima volta l’atlante sulla pagina “Islanda”. All’epoca facevo fatica a credere che davvero esistesse una terra così: così lontana dalla mia, così diversa dalle altre. Così inospitale. Circondata da mari e da ghiacci, martoriata dai venti, cosparsa di vulcani ancora instancabilmente attivi e illuminata dalle luci verdeggianti delle aurore boreali. Mi sorprendo a rivivere la stessa emozione (un misto di meraviglia, stupore e incredulità), una ventina di anni più tardi, mentre atterro a Reykjavík. La terra del ghiaccio e
del fuoco si profila sotto di me. Le coste frastagliate, l’assenza di alberi, la luce indescrivibile di un Paese molti paralleli più in su. Sono inconfutabilmente arrivata ai confini del pianeta. La prima cosa che colpisce della capitale più a nord del globo terrestre è senz’altro il fatto che non possieda nessuno dei tratti tipici di una capitale. Qui non si rimane imbottigliati nel traffico, non si è infastiditi dai rumori della città, non si cammina all’ombra di grandi palazzi, non ci si imbatte in orde di turisti (al massimo, in qualche viaggiatore solitario). Tutto sembra magicamente avvolto da un’atmosfera incantata: le piccole case colorate, i negozi modesti, le strade semideserte che si affacciano NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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sull’oceano. Fra le architetture più moderne spicca l’Hallgrímskirkja (nella foto sopra), capolavoro di quello che è stato definito lo stile “nazionale basaltico islandese”: con i suoi 73 metri di torre, ed in cima ad una collina, questa chiesa dalle forme inusuali sovrasta il centro della città e rappresenta, al tempo stesso, l’edificio più alto del Paese. Altrettanto inusuale, quantomeno per chi è abituato ai sapori delicati della dieta mediterranea, è uno dei piatti tipici del posto: l’hàkarl (letteralmente ‘squalo fermentato’ o ‘squalo putrefatto’). Nutrirsi di questa pietanza è considerato dalla tradizione come segno di coraggio e di forza, e viene proposto allo straniero come una sorta di “sfida” (che io, per questa volta, non ho accettato). Il mio viaggio prosegue verso sud, lungo la Ring Road, attraversando la tundra in un susseguirsi di paesaggi che cambiano ad ogni curva: montagne dalle cime arrotondate; laghi ghiacciati; distese di terra vulcanica ricoperte di neve, dove i cavalli vengono lasciati allo stato selvaggio per metà dell’anno; villaggi di tre o quattro case al massimo, distanti decine di chilometri gli uni dagli altri. Prime due tappe: Skógafoss (nella foto a lato) e Reynisfjara. La prima, indubbiamente la cascata più fotogenica d’Islanda, anche e soprattutto per la facilità impressionante con cui il sole, colpendo le gocce d’acqua in caduta, NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
dà origine a splendidi arcobaleni; la seconda, un’incantevole spiaggia di sabbia nera, incastonata tra monoliti di basalto e accarezzata dalle onde oceaniche. A seguire ci si imbatte in quel paradiso terrestre chiamato Jökulsárlón: un immenso lago glaciale, nel perimetro del Parco Nazionale del Vatnajökull, in cui fluttuano iceberg dalle forme e dimensioni più svariate e lastre di ghiaccio su cui riposano placidamente le foche. Sempre in quest’area, munita di ramponi e al seguito di una guida esperta, mi attende l’escursione nella ‘Ice Cave’: una delle tante gallerie dalle pareti di ghiaccio, scavate naturalmente dall’acqua proveniente dai ghiacciai, che si modificano ogni estate, quando le temperature aumentano, e che in più punti somigliano ad opere astratte di arte contemporanea. Una meraviglia della
natura ormai sempre più minacciata dal surriscaldamento globale. Sulla via del ritorno mi concedo una giornata di relax alla Blue Lagoon (laguna blu), una piscina termale alimentata dalla produzione di acqua del vicino impianto geotermico di Svartsengi: qui le acque vengono incanalate nel sottosuolo, nei pressi di un deposito di lava fluida, e raggiungono una temperatura di 37-39 °C. Il colore azzurrino che dà il nome alla laguna è dovuto alla presenza di diversi elementi, tra cui silice, calcare, zolfo e alghe verdiazzurre, che vengono utilizzati anche a scopo medicinale. Dulcis in fundo, dopo notti di attesa, aspettando pazientemente al freddo e con lo sguardo fisso verso l’alto, l’Islanda mi concede finalmente l’onore di mostrarmi in tutto il suo splendore il suo gioiello più prezioso, l’aurora boreale: un turbinio di luci verdi danzanti che attraversano il cielo in velocità. È proprio vero quello che si dice: puoi cercarla e rincorrerla quanto vuoi, ma solo lei decide come e quando mostrarsi. E quando lo fa, io, spettatrice commossa, rimango colpita a tal punto da dimenticarmi persino di fotografarla. Ma rimarrà immortalata per sempre nella mia memoria, questa terra magica. Questo luogo mistico capace di curare mente e corpo, in cui la popolazione crede nell’esistenza degli elfi e parla ancora la lingua dei suoi antenati, da mille anni. Questo purgatorio di ghiaccio che riesce a sciogliere anche i cuori più duri.
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Quando Fido diventa un bene di lusso Portare Fido in vacanza non è così semplice come può sembrare: se si hanno amici o parenti che si possono occupare di Lui, spesso è la scelta migliore a cura di Adriana Pozzo
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rimavera, si inizia a pensare alle vacanze, ed è in questo momento che ci si rende conto che Fido, il nostro compagno di vita, improvvisamente si trasforma in un bene di lusso. Iniziamo con la programmazione del viaggio, se ci spostiamo con la nostra auto nessun problema, ma se dobbiamo utilizzare treno, traghetto, bus o aereo le cose si complicano. In treno Fido può viaggiare con noi, c'è solo qualche eccezione di orario nei regionali. Se è piccolo, da stare in un trasportino, viene classificato bagaglio e non paga supplementi, però attenzione, dal trasportino non può assolutamente uscire, cosa non
di poco conto se il viaggio da affrontare dura molte ore. Quando supera i 10 kg deve viaggiare con guinzaglio e museruola, anche qui ovviamente per tutta la durata del viaggio, e deve pagare il biglietto, generalmente con il 50% di sconto; in caso di treno con prenotazione si deve specificare che si viaggia con un animale. Anche in traghetto Fido è ben accetto, deve pagare il biglietto indipendentemente dalla taglia, ma attenzione, alcune compagnie consentono il viaggio solo in “canile di bordo” o “area riservata”, con la possibilità, per il proprietario, di accedere per accudire al proprio amico. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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Negli ultimi anni sono aumentate le compagnie di bus che effettuano lunghe percorrenze, e qui il discorso si fa più complicato, in linea di massima nei bus Fido non è ammesso, solo alcune compagnie prevedono il trasporto di animali, solo di piccola taglia e all'interno del trasportino, con pagamento di biglietto, ricordarsi sempre di considerare la durata del viaggio. Arriviamo ora all'aereo, come tutti ben sanno le compagnie low cost non accettano animali a bordo, quindi si deve optare per un compagnia “di bandiera” con il conseguente costo più alto, inoltre solo i piccoli animali possono viaggiare in cabina, ogni compagnia ha diverse dimensioni e peso per trasportino + animale, si paga il supplemento e, gli animali più grandi, devono viaggiare in stiva all'interno di apposita gabbia, pagando in base a dimensioni e peso, senza la possibilità di controllo del loro stato di salute durante il viaggio. Ma le difficoltà non finiscono qui, se vi piacciono le prenotazioni “fai da te” direttamente da internet, dove si sa, le offerte sono migliori, scordatevelo. Quasi nessuna compagnia dà la possibilità di inserire la presenza di Fido. Di conseguenza, la prenotazione deve essere effettuata telefonicamente (il numero degli animali ammessi su un volo è limitato e quindi si rischia che per il volo che ci piaceva tanto non ci sia più posto) e
il prezzo è differente. Abbiamo superato tutti questi problemi e non ci resta che trovare una struttura pet friendly, si trovano tante proposte, alcune alla voce “gli animali domestici sono ben accetti” si aggiunge la dicitura “può essere richiesto un supplemento”, i supplementi variano dai 10 euro al giorno a salire, e non vi aspettate che sia per un servizio di dog sitter o di area giochi dedicata. Effettivamente a questo punto si tende a scoraggiarsi, ad iniziare a pensare che, tutto sommato, Fido per una settimana può anche stare a casa. Se si hanno parenti o amici che si occupano di lui in vostra assenza, spesso è la scelta migliore, ma se ci si deve rivolgere ad una struttura il discorso cambia. In questo caso, oltre al prezzo che
IL CORRETTO TRASPORTO DI FIDO IN AUTO a cura della Redazione
Trasportare correttamente il vostro amico a quattro zampe in auto, rispettando gli obblighi di legge, permette di salvaguardare la sua sicurezza e la vostra. In metodo più sicuro è il Kennel rigido, più comunemente conosciuto come trasportino o gabbietta. Si può installare nel bagagliaio oppure sui sedili posteriori, e permette di caricare più cani. Metodo decisamente più economico, ma sicuramente meno sicuro, è il trasporto sul sedile posteriore per mezzo di una cintura di sicurezza. Esistono "guinzagli" appositi con gancio compatibile con le fibbie di
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parte dai 10 € al giorno cibo escluso, bisogna tenere conto che la maggioranza delle strutture prevede il soggiorno in un box all'aperto con una cuccia riparata, un bel trauma per Fido abituato al divano di casa e senza nessun “viso amico”. Ci sono anche delle strutture stile familiare, che accettano pochissimi animali insieme e li fanno soggiornare in casa con loro, i prezzi ovviamente sono diversi. In una civiltà dove la lotta all'abbandono estivo spopola su ogni mezzo di comunicazione, forse si dovrebbe fare più attenzione a queste piccole cose: agevolare i sistemi di prenotazione e conformare leggi e tariffe per chi viaggia con il suo amico a quattro zampe dovrebbe far parte di questa campagna di sensibilizzazione.
chiusura dell'auto. In questo modo, il cane non può girare libero nell'abitacolo ma, in caso di incidente, potrebbe cadere dal sedile e farsi male. Se possibile, è meglio mettere un'imbottitura, tipo un cuscino, per chiudere il vano gambe e impedire che il vostro Fido caschi, oppure utilizzare un copri-sedile apposito. L'ultimo metodo è la rete divisoria, in metallo o tessuto, che confina il vostro amico a quattro zampe nel baule, oppure sul sedile posteriore, con tutte le implicazioni appena menzionate. Che scegliate uno o l'altro metodo, l'importante è abituare gradualmente Fido al viaggio, tenere sempre a portata di mano acqua fresca, cibo e un gioco, effettuare soste costanti e guidare con prudenza.
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Trofeo Enduro KTM Altissima partecipazione alle prime due gare di Sanremo e Manzano del Trofeo Enduro KTM 2019 a cura della Redazione
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omenica 17 marzo 2019 i sanremesi hanno potuto assistere alla prima gara del "Trofeo Enduro KTM 2019", il campionato con la più alta partecipazione d'Italia. Ci troviamo di fronte alla quattordicesima edizione del trofeo che, con gli anni, è diventato un punto di riferimento per i motociclisti che vogliono divertirsi a bordo della propria KTM. L'edizione 2019 vede l'introduzione di due nuove categorie: la classe
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Lady, che vede la partecipazione di sei concorrenti, e la Revival, dedicata a chi guida moto KTM prodotte dal 1982 al 1990. La prima prova di Sanremo ha visto la partecipazione di 303 motociclisti, 285 dei quali proseguiranno la gara nelle prossime tappe. Ospite d'onore il pilota paraplegico Nicola Dutto che quest'anno ha partecipato alla Dakar a bordo della sua KTM. Il trofeo si compone di 5 gare nazionali, la prima delle quali è stata organizzata dal Moto Club Enduro Sanremo. La gara si è svolta su un percorso di circa 40 km ripetuto tre volte, con prove a cronometro che determinano la classifica della giornata, suddivisa per categorie, classe ed età. Roberto Rossi di KTM Italia ha così commentato l'esito positivo della gara: "speriamo di non aver fatto troppo rumore e di aver colorato di arancio questo posto meraviglioso dove avete il privilegio di vivere tutto l’anno". La seconda gara si è svolta domenica 14 aprile 2019 a Manzano, in provincia di Udine, grazie all'organizzazione del Moto Club Manzano. Anche in questo caso la partecipazione è stata altissima, con 322 piloti per una prova che si è svolta sul
bagnato. Il programma iniziale, che prevedeva due speciali e un percorso sui terreni collinari del Friuli, ha subito delle variazioni dell'ultimo minuti a causa del maltempo. Per evitare che i motociclisti rimanessero impantanati, sono stati eliminati alcuni dei punti più critici. Il tracciato finale sul quale si è disputata la gara è stato quindi di 50 km circa, con tre ripetizioni e due controlli orari di passaggio a giro. Ospite d'onore Giò Sala, il 6 volte campione del mondo di Enduro.
LE PROSSIME GARE Domenica 19 maggio 2019 Anghiari (AR) 3° prova, organizzata dal Moto Club Adventures . Domenica 02 giugno 2019 Varzi (PV) 4° prova, organizzata dal Moto Club Varzi. Domenica 01 settembre 2019 Savignano sul Panaro (MO) 5° e ultima prova, organizzata dal Moto Club Migliori.
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Vinifera 2019: rivoluzione dei vini artigianale
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inifera non è solo il tipo di vite da cui nasce la più famosa bevanda al mondo ma è anche il nome di una delle più interessanti fiere enologiche del nord Italia, con sede a Trento, dove più di 50 vignaioli provenienti da Trentino, Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli, Liguria, Austria, Francia e Slovenia, si sono dati appuntamento il 24 e 25 marzo 2019, presentando in degustazione circa 200 etichette. Un incontro con produttori provenienti da diverse zone alpine, che condividono l’amore per la propria terra, la stessa faticosa esperienza di “viticoltura eroica” e NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
la stessa filosofia produttiva: una viticoltura artigianale fatta di passione e tanto lavoro in vigna. Una viticoltura che è anche cura del territorio, legame profondo con le radici culturali di quelle terre, i cui panorami mozzafiato fanno da cornice a splendidi vigneti. Durante i due giorni di presentazione la maggior parte degli espositori ha offerto in degustazione vini naturali, da viticoltura biologica e biodinamica, affiancati anche da nuovi vitigni resistenti alle malattie: i PIWI. Una definizione precisa di vino naturale non è stata ancora definita poiché non rappresenta una categoria merceologica. In genere è frutto di
Un incontro con produttori che condividono l'amore per la propria terra e la stessa faticosa esperienza di "viticoltura eroica" a cura di Alexandros Chatziplis
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una viticoltura biologica (che esclude del tutto l’utilizzo di pesticidi di sintesi ed erbicidi) e di basso intervento in cantina: sono banditi lieviti selezionati, additivi, coadiuvanti ed ogni possibile manipolazione, mentre sono favorite le fermentazioni spontanee e bassi (o nulli) livelli di anidride solforosa. Questi metodi portano i vignaioli a correre molti rischi, poiché il percorso è complesso e non sempre chiaro; rischi che sono pronti a correre per presentare un vino autentico e sincero. La viticoltura alpina è costituita da un arcipelago di piccole vigne strappate alla montagna, inserite in un paesaggio di boschi, masi e piccoli
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paesi. È una forma di coltivazione che richiede sicuramente un rispetto e un’attenzione particolare per la salvaguardia della natura, cosa che ha portato molti vignaioli ad introdurre vitigni PIWI (cioè resistenti alle malattie fungine), per evitare o limitare al minimo gli interventi in vigna. Essi trovano la loro origine negli incroci effettuati tra fine ‘800 e inizio ‘900 fra le varietà di vitis vinifera e le varietà di vite americane resistenti alle malattie fungine per combinare qualità e resistenza. Gli incroci più recenti sono di gran lunga più complessi e si possono trovare anche specie asiatiche:
quest’ultime sono il risultato di un processo di selezione in atto da diversi decenni, nel quale sono stati effettuati anche molteplici re-incroci con cultivar europee. Ad oggi sono disponibili per la coltivazione diverse viti resistenti a bacca bianca tra cui bronner, Solaris, souvigner gris, johanniter e le varietà a bacca rossa cabernet cortis, cabernet carbon e regent. Molti sono d’accordo sul fatto che il futuro dei vitigni resistenti in montagna non sarà quello di sostituire i vitigni autoctoni, ma di affiancarli a pari importanza, per andare nella direzione di una viticoltura più sostenibile a livello ambientale.
INTERVISTA PATRICK UCCELLI, AZIENDA DORNACH a cura di Alexandros Chatziplis
gestire il proprio terreno poiché, oltre allo zolfo, si utilizza, seppur in minime quantità, anche il rame, sostanza che viene complessata solo se il viticoltore ha lavorato in modo da incrementare il più possibile la sostanza organica (humus) presente nel terreno. Per cui non basta bandire i prodotti chimici dalla vigna, bisogna lavorare in modo da ottenere un suolo molto attivo e in salute.
Qual’è la sua idea di vino naturale? Possiamo vederla solo come idea perché non è stata ancora definito il concetto di vino naturale. In ogni caso per me, un vino naturale parte da una viticoltura priva di erbicidi, diserbanti e concimi minerali per arrivare ad un’assenza di manipolazioni in cantina, per cui non utilizzo lieviti selezionati, additivi chimici, coadiuvanti ed altre tecniche che modificano il naturale processo di genesi del vino. Che impatto ha questa tecnica sulla salute del vigneto e del vignaiolo? Di sicuro è da vedere in maniera positiva, poiché l’assenza di trattamenti chimici in vigna è una buona cosa per la salute delle persone che in essa passano il proprio tempo. Tuttavia, il vignaiolo deve essere molto bravo a
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Questa filosofia produttiva messa in confronto alle pratiche “canoniche” ha una marcia in più nel riflettere il terroir? Con terroir intendo l’aspetto pedologico e topografico della vigna, unito al microclima della zona, al tipo di lavorazione e alla personalità del produttore. Non me la sento di dire che chi lavora in una certa maniera valorizza di più il terroir poiché ho incontrato vini “piatti” provenienti sia da viticoltura naturale che non. Tuttavia, è ovvio che nel momento in cui non uso manipolazioni sull’acidità, tannino, alcool etc. i vini hanno un’espressione più autentica. Un commento su Vinifera 2019? È il secondo anno che partecipo e sono molto contento che qualcuno si sia preso l’impegno di far conoscere i volti e le storie dei piccoli artigiani viticoltori, rivelando un panorama molto ricco e variegato. Enorme è stata l’importanza di questa fiera nel rivelare un’altra faccia della viticoltura alpina, offrendo un palcoscenico per dire: “Guardate! Ci siamo anche noi!”
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Canederli alla trentina o al burro e salvia Piatto tipico della tradizione tirolese, i canederli sono una delle ricette piĂš conosciute al di fuori della regione a cura di Gabriella Tomasi
COME SI PREPARANO In una bacinella capiente mettete il pane a dadini nel latte in ammollo per un'oretta. Togliete il budello alle lucaniche e sbriciolatele. Tritate pancetta e mortadella e aggiungetele al pane, mescolando bene fino ad ottenere un impasto morbido. Aggiungete aglio, prezzemolo tritato, grana grattugiato, uova, pane grattugiato, noce moscata, sale e pepe q.b. Impastate bene il tutto, fino ad ottenere un composto compatto e maneggevole, regolando, all'occorrenza, con un po' di farina. Dividere l'impasto in palline grosse come una prugna, infarinatele e tuffatele in acqua salata per 15 minuti. Servite i canederli in brodo, con una bella grattata di grana e pepe, oppure al burro e salvia.
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INGREDIENTI PER 6 PERSONE 1 kg pane raffermo 1/2 litro latte 2 lucaniche fresche 100 gr. speck o pancetta affumicata 100 gr. mortadella 240 gr. grana grattugiato 2 uova Q.B. aglio, prezzemolo, salvia, noce moscata, sale e pepe un po' di farina bianca
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benessere e bellezza
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Francesco Madonna Terracina: chirurgia 4.0 Medico chirurgo specializzato in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, e docente di laserterapia a cura di Andrea Lovelock
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oco più che quarantenne, una passione per la tecnologia, tra i maggiori esperti in laserterapia, il medico chirurgo Francesco Madonna Terracina è una delle eccellenze italiane che ha scelto di rimanere in Italia e di esercitare e formare giovani nel proprio Paese. Specializzato in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica nel 2006 presso Università di Roma "La Sapienza", Madonna Terracina ha seguito master di perfezionamento in Spagna e Francia ed ora è docente di laserterapia alla Scuola Internazionale di Medicina Estetica "Fondazione Fatebenefratelli" di Roma.
“Anche se opero in Italia, viaggio molto, soprattutto in Europa, e partecipo a congressi internazionali dove le esperienze medicoscientifiche italiane sono sempre molto apprezzate. E proprio la scuola di specializzazione italiana in chirurgia plastica ricostruttiva è tra le più quotate nel mondo insieme a quella francese.” Quali sono oggi le eccellenze italiane di maggior spicco nell’ambito della chirurgia plastica ed estetica? “L’Italia dal punto di vista della chirurgia ricostruttiva, è all’ avanguardia: i professionisti italiani sono di alto profilo e spesso se ne vanno NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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all’estero perché sono molto qualificati. Tra gli esempi d’eccellenza figura, ad esempio, microchirurgia ricostruttiva del volto e degli arti che viene svolta con tecniche innovative.” C’è profonda differenza tra medicina estetica e chirurgia plastica ricostruttiva? “Direi proprio di sì: innanzitutto la prima disciplina viene praticata nelle cliniche private, mentre la seconda viene svolta nelle strutture ospedaliere. Nel mio ramo poi, quello della medicina estetica, c’è una pratica molto diffusa perché l’Italia è l’ottavo paese al mondo, e terzo in Europa, per numero di interventi effettuati. Se poi parliamo di medicina estetica siamo addirittura tra i primi quattro paesi al mondo, dietro solo a Brasile, USA e Corea. Ma in Italia si emerge per qualità di interventi e questo spiega perché siamo invitati ai congressi internazionali.” Madonna Terracina, tra l’altro, è membro dell’AICPE, l’associazione italiana di chirurgia plastica estetica, tra le più prestigiose a livello internazionale. Un primato che la dice lunga sul livello di preparazione dei nostri chirurghi. Quali strumentazioni innovative ha introdotto nel suo lavoro quotidiano? “Premesso che nella medicina estetica, l’obiettivo dichiarato è studiare tecnologie che portino a risultati di grande accettabilità per i pazienti, con la minima invasività, la mia passione per l’high-tech, mi ha spinto a perfezionare l’utilizzo di sofisticati macchinari come quello che oggi, nel lifting del viso particolarmente delicato, può sostituire la sala operatoria, dove solitamente avvengono questi interventi. Si tratta di una procedura a zero invasività. Credo che sia una preziosa opportunità per i pazienti e il riscontro è davvero ottimo. Altro esempio di high-tech da me adottata è il macchinario per la riduzione e rimozione della cellulite e grasso NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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in eccesso, richiesta non solo dalle donne ma anche da un numero crescente di uomini. In altre parole, si cerca di evitare il ricorso a sale operatorie e liposuzioni per le quali è cresciuta una certa diffidenza tra i pazienti.” Ma uno dei suoi strumenti innovativi più apprezzati è sicuramente quello per la rimozione dei tatuaggi. Come funziona? “Diciamo subito che si tratta di una tecnica assolutamente nuova e di estrema attualità: basti pensare che in Italia sono stati censiti oltre 13 milioni di soggetti che hanno almeno un tatuaggio sul corpo e al tempo stesso ci sono circa 1,5 milioni di persone pentite che vorrebbero rimuoverli. Bene con questa strumentazione all’avanguardia, si utilizza uno strumento che funge da ‘gomma da cancellare’ senza traumi, senza sfregi e soprattutto senza cicatrici decisamente antiestetiche.” Sulla base della sua esperienza, secondo lei ci sono dei deficit professionali da colmare e investimenti da compiere in Italia? “Professionalmente siamo tra i più preparati nel mondo. Dal mio punto di vista degli investimenti diciamo che bisogna distinguere: nella chirurgìa estetica, dal momento che c’è una forte Domanda, siamo in presenza di ingenti investimenti da parte delle multinazionali, mentre nella chirurgia ricostruttiva la situazione andrebbe migliorata. In generale, dispiace constatare che talvolta in Italia, in alcune realtà, non esiste ancora un sistema completamente meritocratico.” Quali sono gli esempi internazionali da seguire e da consigliare ai giovani che si avvicinano alla chirurgìa plastica? “Anche in questo caso occorre distinguere: per la chirurgìa estetica la vera ‘mecca’ è il Brasile, dove hanno lavorato grandi personaggi, a partire dal maestro Ivo Pitanguy, con un lascito tecnico di grande valore e ancora oggi è un riferimento
ben preciso. Per la microchirurgìa, invece, si va dall’altra parte del mondo, con eccellenze, ad esempio, in Cina, Corea e Taiwan.” Sebbene lei stesso è molto giovane, è fiducioso nelle nuove generazioni che si affacciano a questa specializzazione? “Assolutamente sì: durante le mie lezioni nei corsi di formazione, c’è un confronto quasi sempre molto costruttivo, grande curiosità per l’high-tech e per l’evoluzione della laserterapia.” Qual è stata ad oggi la sua più grande soddisfazione professionale? “Può sembrare un luogo comune, ma per me la gratificazione è nel quotidiano: dal messaggio di una ragazza che con un mio intervento ha acquistato più sicurezza, all’anziano che si è sottoposto ad un intervento di ricostruzione o alla rimozione di un tumore, e che arriva con regali alimentari…è una prova di gratitudine che mi appaga, sempre.” Una risposta fin troppo logica se si va a leggere la frase di Primo Levi che campeggia sulla home page del sito di Francesco Madonna Terracina, che recita: “Se si escludono singoli e prodigiosi istanti che il destino ci può donare, amare il proprio lavoro costituisce la migliore approssimazione alla felicità sulla terra.” GENTE IN MOVIMENTO
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moda
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Scarpe: tendenza Primavera-Estate 2019 Le décolleté con il tacco stiletto si confermano oggetto del desiderio, con nuovi modelli glitterati e con tacchi design a cura della Redazione
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uali sono le tendenze della moda calzature Primavera–Estate 2019? Con la bella stagione alle porte è caccia aperta alle scarpe più alla moda della collezione PrimaveraEstate 2019, soprattutto ai modelli più cool che trasformeranno il nostro look in un outfit dal tocco decisamente più stiloso. "Ci sono due cose di cui non ne hai mai abbastanza. Buoni amici e buone scarpe". Parola di Carrie Bradshaw. Una verità sacrosanta per l’eroina compendio di trend e stile incarnata da Sarah Jessica Parker nella celebre serie televisiva Sex and the City. Una verità, che ogni donna attenta alla sua
immagine e alla moda è certamente pronta a sposare, sia da semplice appassionata di scarpe e sia che rientri nella schiera delle vere e proprie “shoeaholic”, cioè chi può vantare nella sua scarpiera oltre sessanta paia di calzature come la nostra amata Carrie. Quali le tendenze dunque più importanti della nuova stagione? La risposta arriva dagli esperti di escarpe.it, che hanno tracciato alcune interessanti indicazioni sugli orientamenti della moda di quest’anno. Se le décolleté con il tacco stiletto si confermano come oggetto del desiderio, perché slanciano la figura e conferiscono un allure sexy, i nuovi NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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modelli sfoggiano glitter, colori specialissimi e tacchi design. Un must have della stagione, però, sono anche le slingback con punta affilatissima e che segnano il grande ritorno del kitten heel, il tacco da 5-6 centimetri nato negli anni ’60 che valorizza anche i polpacci più sodi. Piume variopinte impreziosiscono i sandali alti, mentre quelli bassi esibiscono frange ondeggianti e dettagli che rimandano al mondo della danza. Non mancano le calzature nude look con l’uso di materiali trasparenti come nylon e PVC, stivaletti open toe e hanno ancora grande spazio pure le sneakers, nelle tonalità più originali e con maxi suole. La punta, poi, si rivela essere il must di stagione a cui non si può assolutamente rinunciare. Dalle flat shoes alle scarpe con il tacco alto per la sera o medio/basso per il giorno, i modelli più trendy sono sempre e rigorosamente con la punta, ideali per ogni occasione e per slanciare la figura femminile. In qualsiasi modello e versione, le scarpe a punta sono comunque
versatili e perfette per un look raffinato, casual oppure 100% urban. Chi preferisce un look più classico può optare, invece, per modelli dal colore nero, perfetti con gli outfit più eleganti. Le tendenze della stagione Primavera/ Estate 2019 si ispirano anche alla meditazione, al benessere psicofisico, con una palette cromatica che ha la capacità di influire positivamente sull'umore. Particolare l'ispirazione bohemien, ricca di spunti stilistici rétro che rimandano ad atmosfere estive, a paesaggi lontani. Altrettanto dirompente è la ricerca dell'autenticità, che si incarna in accessori senza tempo, dai disegni e dalle stampe che rivelano una voglia di emergere e di lottare per le proprie convinzioni. Le forme sono essenziali, classiche o rielaborate, mentre i colori sono luminosi e vivaci. Quando si parla di calzature, tuttavia, non è semplicemente una questione di gusti personali o di moda. Sono soprattutto il piede e il suo comfort a pretendere attenzione.
Alzi pure la mano chi pensa che l’unico modo per evitare di diventare una vittima di scarpe inadeguate sia andare in negozio a misurarle. L'e-commerce però continua a spopolare, spesso per la possibilità di trovare prodotti di marca ad ottimi prezzi. Per trovare la scarpa giusta, diversi siti guidano la clientela attraverso una serie di indicazioni e accorgimenti. Oltre a spiegare il procedimento per prendere la misura di entrambi i piedi, sono presenti tabelle di riferimento che indicano diversi dati, come la lunghezza della soletta interna in centimetri e il corrispondente numero di scarpa. Buone immagini poi, sono un ottimo mezzo per vedere i particolari del modello, ma è sempre meglio leggere attentamente la descrizione per conoscere i materiali impiegati. Avete seguito le istruzioni alla perfezione e nonostante tutto le scarpe che avete ricevuto non vi vanno bene? Niente paura: in molti casi è possibile restituirle gratuitamente, è sempre meglio controllare le politiche di reso prima dell'acquisto.
SERVIZI E CONSULENZE IN TUTTA ITALIA L’Agenzia Sandiano di Sanremo (IM) è a disposizione delle Associazioni e degli autotrasportatori, in collaborazione con le Agenzie convenzionate sul territorio, per la soluzione delle problematiche del trasporto: iscrizioni e variazioni con o senza limiti presso l’Albo degli Autotrasportatori e l’Albo degli Smaltitori rifiuti; immatricolazioni e passaggi di proprietà dei veicoli in conto terzi e/o in conto proprio; acquisizione aziende di autotrasporto o con requisiti; revisioni e collaudi sia presso sedi Ministero dei Trasporti sia presso officine autorizzate; consulenza specializzata in materia di merci pericolose ADR, merci deperibili ATP, ecc; autorizzazioni internazionali (CEE ed extra-CEE di ogni tipo); apertura sedi all’estero; quesiti e ricorsi presso Ministero dei Trasporti e altri Enti.
Via Fiume 34, 18038 SANREMO (IM) Tel: 0184 501560 - Email: agenzia@sandiano.com - Web: sandiano.com L’Agenzia Sandiano offre consulenza presso le ditte e assistenza presso gli uffici pubblici in tutta Italia
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fotografia
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Milano Photofestival dal 17 aprile al 30 giugno Per due mesi e mezzo la città diventa una grande esposizione collettiva, con 177 mostre diffuse a cura della Redazione
Crediti foto: Pietro Gigante
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al 17 aprile al 30 giugno 2019 Milano ospita la 14ª edizione di Photofestival, la più ricca e importante rassegna dedicata alla fotografia d’autore che per due mesi e mezzo porterà la fotografia in tutta la città Metropolitana coinvolgendo le principali gallerie d’arte e musei ma anche molti spazi espositivi non istituzionali, attraverso un circuito articolato di mostre affiancate da un significativo calendario di eventi. Se il capoluogo lombardo è sempre più attrattivo sul fronte internazionale è anche grazie alla ricchezza delle proposte culturali e in questo ambito Photofestival si è conquistato uno
spazio di primo piano, frutto dello sforzo collettivo di autori, galleristi e operatori culturali che lavorano per diffondere la cultura dell’immagine. “Con Photofestival l’immagine torna protagonista a Milano", dichiara Carlo Sangalli, Presidente Confcommercio. "Un grande evento sempre più diffuso che fa bene all’economia e alla cultura del nostro territorio. Ed è significativo che quest’anno sia aumentato il numero delle biblioteche aperte alle mostre fotografiche. Oggi viviamo nel tempo delle immagini che raccontano la realtà in diretta, ma una foto può essere qualcosa di più profondo e più bello, come dimostrano i 177 appuntamenti di Photofestival”. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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Confermata la formula dell’evento che, sotto l’autorevole direzione artistica di Roberto Mutti, prevede da una parte la raccolta delle proposte dei galleristi e degli operatori che aderiscono al circuito, dall’altra la promozione e l’organizzazione in prima persona di una serie di iniziative, con un’offerta quasi interamente gratuita che accosta artisti affermati, fotografi professionisti ed autori emergenti. Il percorso di Photofestival attraversa capillarmente tutta Milano dal centro alle periferie e all’hinterland, in una rete diffusa di sedi, oltre 120, che include gallerie storiche e di recente apertura, musei, show-room, spazi espositivi pubblici e privati, e che ha un punto di forza nelle biblioteche milanesi e nei “Palazzi della Fotografia” di Confcommercio Milano (Palazzo Bovara e Palazzo Castiglioni). Novità di questa edizione è la collaborazione con Pavia dove è previsto un vero e proprio festival satellite con 15 mostre fotografiche. Tra i grandi nomi in programma: Don McCullin, Fosco Maraini, Gian Paolo Barbieri, Oliviero Toscani, Gian Butturini, Bob Krieger, Vincenzo Castella, Giuliana Traverso, Christopher Broadbent. Da notare la presenza di 44 fotografe e di 10 autori stranieri, tra i quali Trevor Cole, fotografo che espone per la prima volta in Italia e al quale Photofestival guarda con attenzione. Nell’anno in cui Milano celebra i 500 anni dalla morte di Leonardo e ospita la XXII Esposizione Internazionale della Triennale, l’edizione 2019 di Photofestival, intitolata "Immagini. Progetti. Futuro.", rende omaggio al tema del design e attorno ad esso ruota parte della proposta fotografica della rassegna. In primo piano il progetto “Volti di Design al SaloneSatelllite” che vede coinvolti gli studenti dell’Istituto Italiano di Fotografia e del Corso di fotografia e video di scena dell’ Accademia Teatro alla Scala in un reportage dedicato ai protagonisti del mondo del design under 35 realizNUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
zato nel corso del Salone del Mobile. Milano 2019, con una mostra fotografica finale esposta a giugno nell’ambito di Photofestival. Tra gli altri temi in programma: Milano (con ben 20 mostre), i reportage a sfondo sociale (le armi, i nuovi poveri, il femminismo), il cambiamento climatico, il collezionismo, le tecniche fotografiche. “Guardando ai numeri di questa nostra manifestazione", spiega Roberto Mutti, direttore artistico di Photofestival, "si resta colpiti dalla quantità di proposte che vengono offerte ma non è solo questo il nostro obiettivo. Da un lato, infatti, vogliamo ribadire il nostro stretto rapporto con gli operatori e con le aziende del settore che ci supportano e confermare scelte di qualità come quella di realizzare la copertina del nostro ricco catalogo sempre distribuito gratuitamente con una fotografia d’autore che quest’anno è di Roberto Polillo. Dall’altra intendiamo sempre proporre qualche importante novità: la partecipazione al SaloneSatellite all’interno del Salone del Mobile e il forte coinvolgimento di Pavia. Ciò sottolinea il nostro ruolo che non è solo quello di accogliere le proposte altrui ma di essere promotori e organizzatori in prima persona di un numero crescente di mostre e iniziative. Infine, perseguiamo con determinazione la nostra politica culturale portando nelle zone periferiche della città autori e proposte di assoluto valore nella consapevolezza che è la fotografia, disciplina intrinsecamente democratica, a doversi avvicinare al suo pubblico”. Per il programma completo delle mostre: www.milanophotofestival.it L’impegno di Photofestival è rivolto ad ampliare e diversificare la propria offerta, affiancando al programma espositivo una serie di attività formative, di intrattenimento e di coinvolgimento pensate per garantire una facilità di contatto anche per le nuove generazioni, oltre che per i nuovi appassionati di fotografia. Il calendario degli eventi include workshop dedicati ai ragazzi, ai
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bambini e alle famiglie, workshop per fotoamatori evoluti, incontri, presentazioni di libri e letture portfolio. Il programma di Photofestival contribuirà ancora una volta a valorizzare la Milano PhotoWeek (3ª edizione, 3-9 giugno 2019), l’iniziativa promossa dal Comune di Milano con l’obiettivo di avvicinare il pubblico al mondo della fotografia. Saranno circa 25 gli eventi di organizzati nel corso della settimana, con opening di mostre, incontri con autore, workshop e presentazioni di libri. Il catalogo cartaceo di Photofestival, stampato in 13.000 copie in versione bilingue italiano/inglese, viene distribuito come di consueto gratuitamente in tutti gli spazi espositivi del circuito e nei luoghi più importanti della diffusione culturale milanese. Promosso e organizzato da AIF, Associazione Italiana Foto & Digital Imaging in collaborazione con Confcommercio Milano, Photofestival 2019 è patrocinato da Comune di Milano e Regione Lombardia, sostenuto da Fondazione Cariplo, è voluto e supportato dalle singole Aziende associate ad AIF e si avvale per il 5° anno del sostegno dello Sponsor Gruppo Cimbali, leader mondiale nella progettazione e produzione di macchine professionali per caffè. “Photofestival 2019, edizione nuovamente da record", dichiara Giovanni Augusti, Presidente di AIF, "nasce per parlare sempre più direttamente a un pubblico variegato e internazionale e ribadisce il proprio DNA di evento diffuso su tutto il territorio e oltre, arrivando fino a Pavia con 15 mostre per la prima volta nella propria storia. Proponiamo un programma di grande valore con immagini di autori affermati e con molti esordienti, tocchiamo nuovi ambiti di interesse, parlando di progetti e tematiche attuali e tali da emozionare la nostra memoria ma anche parlare del nostro futuro. Il progetto è sempre più solido e strutturato per temi, capace di coinvolgere nuove generazioni e anche ragazzi e famiglie, grazie a workshop dedicati." GENTE IN MOVIMENTO
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Transpotec da record: +35% di visitatori Oltre 41.000 presenze alla manifestazione di riferimento del settore trasporti e logistica organizzata da Fiera Milano a cura di Fiera Milano
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ltre 41.000 visitatori, con una crescita del 35% rispetto alla scorsa edizione, e grande soddisfazione di aziende espositrici, operatori e top buyer internazionali presenti. È questo il bilancio con cui chiude oggi Transpotec Logitec, la più importante manifestazione italiana dedicata a trasporti e logistica organizzata da Fiera Milano. L’offerta di 406 aziende espositrici (+23% rispetto al 2017) e un ricco programma convegnistico con oltre 70 appuntamenti in quattro giorni hanno permesso di fare il punto sul mercato e i suoi sviluppi futuri,
confermando l’autotrasporto e la logistica intermodale comparti fondamentali per lo sviluppo dell’ intero Sistema Paese. Sono numerosi i brand internazionali costruttori di veicoli che hanno scelto Transpotec per presentare i propri mezzi e novità al mercato: MAN, Mercedes-Benz, Renault Trucks, Scania, Volvo Trucks e DAF per i mezzi pesanti e Citroën, FIAT Professional, Ford, Isuzu, Opel, Peugeot, Volkswagen Veicoli Commerciali, MAN, Mercedes-Benz per i leggeri. Anteprime che hanno spaziato da furgoni elettrici alle motorizzazioni alternative come l’LNG, a proposte in edizione limitata come il truck NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2019
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dedicato al cinquecentenario di Leonardo Da Vinci. Dotazioni tecnologiche avanzate in chiave di sostenibilità e sicurezza, ma anche soluzioni digitali ed elettroniche per la gestione del trasporto e della logistica hanno caratterizzato tutta l’offerta in mostra, testimoniando il livello di innovazione raggiunto dal settore. Transpotec Logitec è stato anche un importante momento di confronto sui grandi cambiamenti che stanno interessando il mercato e che mettono al centro il tema dell’ intermodalità e la necessaria sinergia tra logistica e trasporto su gomma. Numerose sono infatti le sfide che il comparto è chiamato ad affron-
tare, dalla internazionalizzazione, visto che l’autotrasporto italiano per l’86% si muove su tratte nazionali contro una media europea del 65% (dati UNRAE), alla razionalizzazione della gestione merci (il 40% dei camion viaggia vuoto, contro una media europea del 20%), fino allo sviluppo di infrastrutture di collegamento europee. In manifestazione queste dinamiche sono state oggetto di accordi e protocolli di intesa tra aziende, istituzioni e realtà del settore, confermando Transpotec Logitec uno strumento per valorizzare e ampliare le logiche di filiera intorno a cui ruotano logistica e trasporti. I quattro giorni di fiera hanno visto anche un ampio confronto sul tema
eventi e spettacoli
dell’occupazione con iniziative di sensibilizzazione che hanno coinvolto numerosi studenti, solo in Italia, infatti, ci sono 15.000 posti vacanti nel settore dell’autotrasporto, ma anche di formazione professionale perché i profili richiesti prevedono competenze tecnologiche sempre più specifiche, dalla perfetta conoscenza del mezzo alla capacità di prevenire il rischio e di gestire le risorse digitali a bordo. Un’occasione di incontro e testimonianza sulla professione e sulla passione di chi l’ha scelta è stato anche il raduno che ha animato il weekend e ha visto coinvolti 108 mezzi personalizzati e decorati provenienti da tutta Italia.
GM GENTE IN MOVIMENTO AL TRANSPOTEC a cura della Redazione
GM GenteinMovimento, il magazine dell'imprenditore, del professionista e della famiglia, da anni collabora con Transpotec Logitec in qualità di media partner. Anche quest'anno, in collaborazione con TN Trasporto Notizie, Assotrasporti ed Eumove, la Redazione di GM ha partecipato all'evento con un ampio stand nel padiglione 6, per accogliere i lettori, incontrare nuovi collaboratori e parlare con i visitatori. Per l'occasione sono state distribuite anche numerose copie gratuite del nostro magazine, come omaggio a tutte le persone che sono passate a trovarci. Sotto, da sinistra: Giancarlo Terrassan, Presidente Eumove, Ana Bela Nogueira Segretario Generale, Secondo Sandiano, direttore di GM, e Stefano Zanocco, socio fondatore di Eumove.
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GENTE IN MOVIMENTO
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Cinema e libri
IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA
Oscar 2019: i vincitori Sara Pichelli, la disegnatrice italiana di casa Marvel, è l'autrice
I
del protagonista del miglior film d'animazione a cura della Redazione
l 24 febbraio 2019 la Dolby Theatre di Los Angeles si è tenuta la 91° premiazione degli Oscar, la prima, dopo 30 anni, a non avere un presentatore ufficiale. Tra le candidature, annunciate il 22 gennaio 2019, Roma e La Favorita hanno totalizzato ben 10 nomination, seguiti da A Star is Born e Vice - L'uomo nell'ombra con 8 candidature ciascuno. Tuttavia, il film che ha conquistato il maggior numero di statuette è stato
Miglior film Green Book Black Panther BlacKkKlansman Bohemian Rhapsody La favorita Roma Vice - L'uomo nell'ombra Migliore regia Alfonso Cuarón – Roma Spike Lee – BlacKkKlansman Paweł Pawlikowski – Cold War Yorgos Lanthimos – La favorita Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra Migliore attore protagonista Rami Malek – Bohemian Rhapsody Christian Bale – Vice - L'uomo nell'ombra Bradley Cooper – A Star Is Born Willem Dafoe – Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità Viggo Mortensen – Green Book Migliore attrice protagonista Olivia Colman – La favorita Yalitza Aparicio – Roma Glenn Close – The Wife - Vivere nell'ombra Lady Gaga – A Star Is Born Melissa McCarthy – Copia originale Migliore attore non protagonista Mahershala Ali – Green Book Adam Driver – BlacKkKlansman Sam Elliott – A Star Is Born Richard E. Grant – Copia originale Sam Rockwell – Vice - L'uomo nell'ombra
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Bohemian Rhapsody con 4 Oscar, seguito da Black Panther, Green Book e Roma con 3 premi ciascuno. Il premio per il miglior film è andato a Green Book, diretto da Peter Farrelly. Nonostante non ci fossero film nostrani in gara, l'Italia è stata presente con Sara Pichelli, la disegnatrice marchigiana di Miles Morale, il protagonista di Spider-Man: Un nuovo universo, vincitore dell'Oscar come miglior film d'animazione.
Migliore attrice non protagonista Regina King – Se la strada potesse parlare Amy Adams – Vice - L'uomo nell'ombra Marina de Tavira – Roma Emma Stone – La favorita Rachel Weisz – La favorita Migliore sceneggiatura originale Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly – Green Book Deborah Davis e Tony McNamara – La favorita Paul Schrader – First Reformed - La creazione a rischio Alfonso Cuarón – Roma Adam McKay – Vice - L'uomo nell'ombra Migliore sceneggiatura non originale Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike Lee – BlacKkKlansman Joel ed Ethan Coen – La ballata di Buster Scruggs Nicole Holofcener e Jeff Whitty – Copia originale Barry Jenkins – Se la strada potesse parlare Eric Roth, Bradley Cooper e Will Fetters – A Star Is Born Miglior film straniero Roma - Alfonso Cuarón (Messico) Un affare di famiglia - Hirokazu Kore'eda (Giappone) Cafarnao - Caos e miracoli - Nadine Labaki (Libano) Cold War - Paweł Pawlikowski (Polonia) Opera senza autore - Florian Henckel von Donnersmarck (Germania) Miglior film d'animazione Spider-Man - Un nuovo universo, regia di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman Gli Incredibili 2, regia di Brad Bird L'isola dei cani, regia di Wes Anderson Mirai, regia di Mamoru Hosoda Ralph spacca Internet, regia di Phil Johnston e Rich Moore
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Migliore fotografia Alfonso Cuarón – Roma Łukasz Żal – Cold War Robbie Ryan – La favorita Caleb Deschanel – Opera senza autore Matthew Libatique – A Star Is Born Migliore scenografia Hannah Beachler e Jay Hart – Black Panther Fiona Crombie e Alice Felton – La favorita Nathan Crowley e Kathy Lucas – First Man - Il primo uomo John Myhre e Gordon Sim – Il ritorno di Mary Poppins Eugenio Caballero e Bárbara Enríquez – Roma Miglior montaggio John Ottman – Bohemian Rhapsody Barry Alexander Brown – BlacKkKlansman Yorgos Mavropsaridis – La favorita Patrick J. Don Vito – Green Book Hank Corwin – Vice - L'uomo nell'ombra Migliore colonna sonora Ludwig Göransson – Black Panther Terence Blanchard – BlacKkKlansman Alexandre Desplat – L'isola dei cani Marc Shaiman – Il ritorno di Mary Poppins Nicholas Britell – Se la strada potesse parlare Migliore canzone Shallow (musica e testi di Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt) – A Star Is Born All the Stars (musica di Sounwave, Kendrick Lamar e Anthony Tiffith; testi di Kendrick Lamar, Anthony Tiffith e SZA) – Black Panther I'll Fight (musica e testi di Diane Warren) – RBG The Place Where Lost Things Go (musica di Marc Shaiman; testi di Marc Shaiman e Scott Wittman) – Il ritorno di Mary Poppins When a Cowboy Trades His Spurs for Wings (musica e testi di David Rawlings e Gillian Welch) – La ballata di Buster Scruggs Migliori effetti speciali Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J. D. Schwalm – First Man - Il primo uomo Dan DeLeeuw, Kelly Port, Russell Earl e Dan Sudick – Avengers: Infinity War Christopher Lawrence, Michael Eames, Theo Jones e Chris Corbould – Ritorno al Bosco dei 100 Acri Roger Guyett, Grady Cofer, Matthew E. Butler e David Shirk – Ready Player One Rob Bredow, Patrick Tubach, Neal Scanlan e Dominic Tuohy – Solo: A Star Wars Story Miglior trucco e acconciatura Greg Cannom, Kate Biscoe e Patricia Dehaney – Vice - L'uomo nell'ombra Göran Lundström e Pamela Goldammer – Border - Creature di confine Jenny Shircore, Marc Pilcher e Jessica Brooks – Maria regina di Scozia
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Miglior sonoro Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali – Bohemian Rhapsody Steve Boeddeker, Brandon Proctor e Peter J. Devlin – Black Panther Jon Taylor, Frank A. Montaño, Ai-Ling Lee e Mary H. Ellis – First Man - Il primo uomo Skip Lievsay, Craig Henighan e José Antonio Garcia – Roma Tom Ozanich, Dean A. Zupancic, Jason Ruder e Steve A. Morrow – A Star Is Born Miglior montaggio sonoro John Warhurst e Nina Hartstone – Bohemian Rhapsody Benjamin A. Burtt e Steve Boeddeker – Black Panther Ai-Ling Lee e Mildred Iatrou Morgan – First Man - Il primo uomo Ethan Van der Ryn e Erik Aadahl – A Quiet Place - Un posto tranquillo Sergio Díaz e Skip Lievsay – Roma Migliori costumi Ruth Carter – Black Panther Mary Zophres – La ballata di Buster Scruggs Sandy Powell – La favorita Sandy Powell – Il ritorno di Mary Poppins Alexandra Byrne – Maria regina di Scozia Miglior documentario Free Solo, regia di Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi Hale County This Morning, This Evening, regia di RaMell Ross Minding the Gap, regia di Bing Liu Of Fathers and Sons, regia di Talal Derki RBG, regia di Julie Cohen e Betsy West Miglior cortometraggio documentario Period. End of Sentence., regia di Rayka Zehtabchi Black Sheep, regia di Ed Perkins End Game, regia di Rob Epstein e Jeffrey Friedman Lifeboat, regia di Skye Fitzgerald A Night at the Garden, regia di Marshall Curry Miglior cortometraggio Skin, regia di Guy Nattiv Detainment, regia di Vincent Lambe Fauve, regia di Jeremy Comte Marguerite, regia di Marianne Farley Madre, regia di Rodrigo Sorogoyen Miglior cortometraggio d'animazione Bao, regia di Domee Shi Animal Behaviour, regia di David Fine e Alison Snowden Late Afternoon, regia di Louise Bagnall One Small Step, regia di Andrew Chesworth e Bobby Pontillas Weekends, regia di Trevor Jimenez
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comics & games
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Assassin's Creed gratis L'Ubisoft regala il capitolo "Unity" della saga, ambientato a Parigi durante la rivoluzione francese a cura della Redazione
A
ssassin's Creed è la fortunata serie di videogiochi della Ubisoft che, ad oggi, vanta ben 11 capitoli. Dopo il terribile incendio della Cattedrale di Notre-Dame di Parigi del 15 aprile scorso, l'Ubisoft ha deciso di regalare la copia digitale per PC del capitolo "Unity", ambientato proprio nella capitale francese nel 1789, per dare la possibilità a tutti i fan di "ammirare la maestosità e la bellezza di Notre-Dame attraverso il gioco. Tra le altre cose, infatti, la saga è famosa per la minuziosa ricostruzione delle città in cui si sviluppa l'azione di gioco che, in questo caso, potrebbe addirittura essere d'aiuto alla ricostruzione della chiesa. La Parigi di Unity è stata ricostruita in scala 1:1, includendo tutti i monumenti più importanti della città. Per la realizzazione di "Assassin's Creed Unity" Caroline Miousse ha lavorato per ben due anni alla costruzione digitale della cattedrale. Tuttavia, a causa dei vincoli di copyright cui è sottoposta parte della chiesa e dell'aggiunta di elementi per permettere di sviluppare i percorsi di parkour tipici del gioco, la rappresentazione di Notre-Dame presente in Assassin's Creed Unity è 70
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più da considerarsi un'interpretazione artistica che una riproduzione fedele dell'opera. Ad esempio, la cattedrale Ubisoft presenta la guglia crollata nell' incendio, che però non era ancora stata costruita nel XVIII secolo. Nonostante nella realtà sia stata aggiunta nel 1858-59, l'autrice dell' opera digitale ha voluto includerla, poichè rappresenta un carattere distintivo della chiesa, che fa parte dell'immaginario comune. Sebbene ci siano delle differenze,
Ubisoft si è messa a disposizione per supportare i lavori di ripristino, precisando i limiti del loro lavoro. Nel frattempo, la software house di Assassin's Creed ha donato 500 mila euro al fondo di ricostruzione di Notre-Dame. Fortunatamente, trattandosi di un monumento famoso in tutto il mondo, studenti di architettura, studiosi e storici hanno raccolto dati sull'edificio per anni, anche attraverso scansioni laser e ricostruzioni 3D con precisione millimetrica.
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Musica
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Prossimamente in concerto Alcuni dei maggiori show dal vivo che si sono tenuti e si terranno nei prossimi mesi in Italia. a cura della Redazione
Loredana Bertè
Mahmood
Elisa
Si avvia verso la conclusione il LiBerté Tour che ha visto la rocker italiana esibirsi nei principali teatri italiani. La tournée, iniziata lo scorso novembre a Montecatini Terme, è dedicata al disco di inediti omonimo e rappresenta un manifesto della vita di Loredana, vissuta in assoluta libertà.
Vincitore della 69esima edizione del Festival di Sanremo, Mahmood ha da pochi mesi iniziato il suo primo instore tour per la presentazione del suo primo album in studio intitolato "Gioventù Bruciata". Intanto, il singolo "Soldi" continua a collezionare dischi di platino.
Elisa ritorna alla dimensione intima e avvolgente dei teatri per presentare il suo nuovo album "Diari Aperti": undici tracce in italiano che rappresentano altrettanti momenti della sua vita. In tournée in Italia dal 15 marzo al 31 maggio, il live tour si concluderà con sette date estere.
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collaboratori
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HANNO COLLABORATO ALLA REALIZZAZIONE DI QUESTO NUMERO
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ROSARIO De Luca
MARINA Calderone
FABIO MASSIMO Castaldo
Consulente del lavoro, avvocato e giornalista. Ricopre la carica di Presidente della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro.
Presidente del Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali (C.U.P.) e Presidente Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro.
Eurodeputato M5S/EFDD dal 2014, da novembre 2017 è vicepresidente del Parlamento Europeo e membro delle Commissioni: Affari Costituzionali, Affari Esteri e Sicurezza.
NICOLA Carè
ISABELLA De Monte
ALEXANDROS Chatziplis
Nicola Carè, Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, è stato CEO e Segretario Generale della Camera di Commercio e Industria Italiana in Australia.
Eurodeputata PD/S&D dal 2014, è componente della Commissione Trasporti e Turismo e membro sostituto della commissione per l’Industria, la ricerca e l’energia.
Classe ‘99 è studente della facoltà di Enologia dell’Università di Trento. Membro della Nazionale Italiana di Tiro a Segno, passa il tempo libero fra la montagna e i vigneti.
MARTINA Cilia
FABRIZIO Ortis
LARA Comi
Laureata in Giurisprudenza. Lavora al PE, prima nella Direzione Finanze, poi nell'ufficio di un Eurodeputato. Orgogliosamente appartenente alla Generazione Erasmus.
Senatore M5S dal 2018, è membro della Commissione Difesa e della Delegazione parlamentare italiana presso l'Assemblea parlamentare della NATO.
Eurodeputata FI/PPE dal 2009, è vicepresidente del gruppo al PE e membro della Commissione per il mercato interno, protezione consumatori e delegazione relazioni con gli Stati Uniti.
BENIFEI Brando
MARCO Osnato
PAOLO De Castro
EUGENIO Sangregorio
IGNAZIO Corrao
LAURA Agea
Eurodeputato PD/S&D dal 2014, è stato relatore della proposta di risoluzione del PE sull'inclusione dei rifugiati nel mercato del lavoro.
Deputato FDI dal 2018, è segretario della Commissione Parlamentare per l'attuazione del Federalismo Fiscale e membro della Commissione Finanze.
Eurodeputato PD/S&D dal 2009, è vicepresidente della Commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale. Professore all'Unibo, in passato è stato Ministro delle Politiche Agricole.
Deputato del gruppo Misto, Noi con l'Italia, USEI dal 2018, è stato eletto nella circoscrizione estera B, America meridionale.
Eurodeputato M5S/EFDD dal 2014, è stato relatore del report sulle responsabilità delle imprese per violazioni dei diritti umani nei paesi terzi. Ha scritto in collaborazione con Rossella Culora.
Eurodeputata M5S/EFDD dal 2014, è coordinatrice per il gruppo EFDD della Commissione Occupazione e Affari Sociali e membro delle Commissioni Libertà Civili e Petizioni.
ANDREA Lovelock
GIORDANO Biserni
LEONARDO Peruffo
FRANCO Mirabelli
CHERCHI Maria Paola
SERGIO Vaccaro
Addetto Stampa dell’Istituto Nazionale Revisori Legali. Giornalista, è collaboratore del gruppo Class Editori.
Fondatore e Presidente dell’ASAPS (Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale) dal 1991, dirige la rivista “Il Centauro”, organo ufficiale dell’associazione.
Fondatore e Segretario generale nazionale dell’Associazione Europea Consumatori Indipendenti (A.E.C.I.). Presidente dal 2003 al 2015.
Senatore membro delle Commissioni Ambiente e Politiche europee. Membro della Commissione bicamerale Antimafia.
Avvocato presso lo studio legale “Cherchi & Partners, European Law Firm", assiste chi interessato a cogliere le opportunità offerte dall'UE. Ha scritto in collaborazione con Andrea Baffaro.
Senatore del M5S, è membro della 10ª Commissione Industria, Commercio e Turismo della XVIII Legislatura.
ADRIANA Pozzo
VINICIO Paselli
GABRIELLA Tomasi
FIERA Milano
ELISA Fea
Classe 1966, appassionata di viaggi, fotografia, religioni e misticismo, esercita la professione di impiegata amministrativa da circa 35 anni.
Economics blogger del portale web Ecovinpas. blogspot.it e laureando del CLEF, Economics and Finance presso l’Università degli Studi di Bologna.
È intermediario assicurativo. Appassionata di cucina, animali e montagna.
Organizzatore del Transpotec Logitec, il salone dell'autotrasporto e della logistica.
Laureata in giurisprudenza, attualmente svolge la sua professione come praticante avvocato in un prestigioso studio di Cuneo.
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GENTE IN MOVIMENTO L’INNOVATIVO MAGAZINE E SITO WEB DI INFORMAZIONE E APPROFONDIMENTO PER GLI IMPRENDITORI, I PROFESSIONISTI E LE LORO FAMIGLIE
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