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GM 2-2016

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FAMIGLIA

PROFESSIONI

IMPRESA

POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, NO/CUNEO - SUPPLEMENTO N.1 AL NUMERO 2-2016 ANNO XVIII DI TN TRASPORTONOTIZIE - IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP/CPO CUNEO PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE PREVIO PAGAMENTO RESI.

IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA


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Gente in Movimento


IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA

SOMMARIO

IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA

EDITORIALE

PAG. 02

ATTUALITÀ

PAG. 04

IMPRESA

PAG 06

PROFESSIONI

PAG. 11

INNOVAZIONE

PAG. 20

EUROPA

PAG. 22

POLITICA

PAG. 24

ECONOMIA E LAVORO

PAG 32

PREVIDENZA

PAG. 37

COSTUME E SOCIETÀ

PAG. 39

CONSUMATORE

PAG. 43

SICUREZZA

PAG. 44

MOTORI

PAG. 49

DESIGN

PAG. 51

VIAGGI

PAG. 54

SPORT

PAG. 56

FOOD & WINE

PAG. 58

BENESSERE E BELLEZZA

PAG. 61

MODA

PAG. 63

FOTOGRAFIA

PAG. 64

EVENTI E SPETTACOLI

PAG. 65

CINEMA E LIBRI

PAG. 66

COMICS & GAMES

PAG. 68

MUSICA

PAG. 70

N. 2 | MARZO - APRILE 2016

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Tutti i diritti riservati, è vietata la pubblicazione, anche parziale, senza l’autorizzazione dell’Editore. Nell’eventualità che testi e illustrazioni di terze persone siano riprodotti in questa pubblicazione, l’editore è a disposizione degli aventi diritto non citati. L’editore porrà inoltre rimedio, a seguito di segnalazione, ad eventuali non volute omissioni e/o errori nei relativi riferimenti. In assenza di specifico accordo scritto tra le parti, i collaboratori della testata forniscono a titolo gratuito il materiale per la pubblicazione, che diventa proprietà dell’Editore anche per usi futuri. Garanzia di riservatezza per gli abbonati. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiedere gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a: “DG Consulting s.c.” - Responsabile dati - Corso Soleri 3, 12100 Cuneo (CN). Le informazioni custodite nell’archivio elettronico dell’editore saranno utilizzate al solo scopo di inviare agli abbonati la testata e gli allegati, anche pubblicitari, di interesse pubblico (legge 675/96). Questo numero è stato chiuso in redazione il 03/05/2016.

NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

GENTE IN MOVIMENTO

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editoriale

IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA

EDITORIALE

Direttore responsabile Secondo Sandiano

GENTE IN MOVIMENTO Iscrizione al 3/14 del Registro Stampa del Tribunale di Aosta in data 29/09/2014 ADERENTE A: Unione Stampa Periodica Italiana

EDITORE E PROPRIETARIO: DGConsulting s.c. Iscrizione al ROC n. 24934 Azienda Certificata ISO 9001

Cari lettori, su questo numero di GM troneggia la sorpresa della primavera. Già, perché di sorpresa si tratta, non credete anche voi? Il risveglio di ogni cosa in natura, dopo mesi di torpore, ci coglie puntualmente di sorpresa, per via dell’abitudine a camminare lungo viali spogli e assopiti. E invece, eccolo di nuovo il tripudio di colori e nuova vita, a ridare linfa a rami che credevamo ormai secchi. Ma quando arriva la primavera per le imprese italiane e per la nostra economia? Quella vera, intendiamo, fatta di fiori che diventeranno frutti, non quelle fugaci anticipazioni di bel tempo (dati, numeri, promesse) poi smentite da nuove bufere di venti gelidi. Nessun inverno dura per sempre; dicono che sia tutta questione di tempo. E torniamo al tema principe dello scorso numero di GM, il tempo, ricordate? Tempo che va veloce, che stringe, che manca e… che poi si dilata inevitabilmente quando invece si dovrebbe fare in fretta. Il che capita molto spesso quando sono le istituzioni ad avere in mano le redini dell’azione (normativa). Così, dopo aver portato alla ribalta una problematica di sicurezza che nessuna istituzione ha ancora “trovato il tempo” di risolvere quella relativa al superamento della massa massima consentita di camper e caravan - andiamo avanti su questa strada, proseguiamo la riflessione e lanciamo una prima proposta. Oggi con la patente B96 possiamo guidare un’autovettura con caravan, purché la massa totale complessiva non superi i 4250 Kg, ma non un camper della stessa massa. Eppure è senz’altro più difficile gestire in corsa un’auto con caravan agganciata rispetto ad un camper. Allora perché non estendere la patente B96 anche alla conduzione di camper fino a 4250 Kg? Scriveteci a redazione@genteinmovimento.com per dirci la vostra. Ricordate che non è mai troppo tardi per la primavera… Buona lettura!

COEDITORE Alpina Edizioni s.c. DIRETTORE RESPONSABILE Secondo Sandiano

SEDE REDAZIONE DGConsulting s.c. Corso Soleri 3, 12100 Cuneo Tel. 0171 412816 redazione@genteinmovimento.com

IN REDAZIONE Francesca Vinai, Gabriella Tomasi, Fabrizio Civallero

WEB www.genteinmovimento.com

AMMINISTRAZIONE Ilaria Ponzo

PUBBLICITÀ Tel. 0171 412816 redazione@genteinmovimento.com

COLLABORATORI Si veda pagina 72

STAMPA Tipografia Tipolitoeuropa di Cuneo

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attualità

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Studiare? Non è mai troppo tardi

Constatazione amichevole, arriva l’app

Quando c’è da studiare, il ritornello è il solito: i giovani, dalla mente fresca, apprendono più facilmente. Sbagliato. Lo dimostrano diversi studi sulla materia grigia del cervello, che hanno portato alla ribalta il concetto di “neuroplasticità”. Di che si tratta? Il cervello ha la capacità, nel corso degli anni, di modificare e formare nuove connessioni e reti neurali. Dunque, a qualsiasi età, lo studio aumenta lo sviluppo del cervello. E più si persevera, più si migliora. Non è tutto. Se i giovani hanno dalla loro una maggiore rapidità nell’imparare, i più “esperti” hanno un grande vantaggio: avere già acquisito strategie e tecniche di apprendimento. Qualunque sia l’età, nessuno ha più scuse per prendere in mano un libro.

Addio al modulo cartaceo di constatazione amichevole, in caso di incidente? Una novità arriva dall’Olanda. Qui la polizia ha lanciato un’app, in collaborazione con le compagnie assicuratrici del Paese, che permette di localizzare la posizione dei veicoli sul luogo del sinistro - collegandola con le immagini scattate sul posto - e di compilare in tempo reale il modulo. Il tutto per semplificare le procedure, eliminare il cartaceo e migliorare la sicurezza, grazie alla raccolta di informazioni digitali sugli incidenti. In un primo tempo l’app verrà usata in parallelo con i consueti moduli su carta e chissà li sostituirà del tutto. Sul disappunto per l’incidente, però, niente da fare: non ci sono app per quello.

Blocco Brennero, trasporti italiani a rischio

Pannelli solari a prova di pioggia

La barriera anti-migranti che l’Austria erigerà al Brennero avrà ricadute pesantissime sull’export italiano. I controlli sui mezzi di trasporto merci li faranno rallentare, gonfiando il costo del trasporto, con la conseguenza che i mercati nordeuropei ripiegheranno su merci non italiane. Nel mentre, il flusso delle merci in entrata non calerà, esponendo i trasportatori italiani ai rischi della concorrenza estera sleale e del dumping sociale. Da qui le proteste delle associazioni di categoria, fra cui Assotrasporti, presente anche alla trasmissione TV “Quinta Colonna”. Assotrasporti chiede che non ci siano blocchi, ma controlli stradali sull’intero territorio, che coinvolgano non solo i vettori italiani ma anche gli stranieri.

Chi l’ha detto che i pannelli solari funzionano esclusivamente con il sole? Due equipe cinesi della Ocean University of China di Qingdao e della Yunnan Normal University di Kunming hanno ideato pannelli per produrre energia anche con la pioggia. Il progetto, ancora in fase sperimentale e studiato anche dall’Università di Birmingham, si basa sull’utilizzo di una sottile patina di grafene per ricoprire i pannelli solari. Gli ioni positivi, presenti nelle gocce di pioggia, si legano alla superficie del grafene - carica di elettroni - generando elettricità da questa reazione chimica. I risultati dei primi esperimenti sono promettenti. Il maltempo, per una volta, non ci toglierà il sorriso.

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attualità

5 euro, non solo banconote

Wi-Fi, un utilizzo alternativo

Una moneta da 5 euro. Ecco cosa si ritroveranno tra le mani i cittadini tedeschi nei prossimi giorni. La Germania ha deciso di coniarne circa 1 milione e mezzo. La moneta, composta da tre materiali - per un peso di 9 grammi e diametro di poco superiore ai 27 mm - prenderà il nome di Blue Planet Earth, ossia “pianeta Terra blu”. Facile intuire il perché: se da un lato appare l’aquila, simbolo ufficiale del Paese, sull’altra faccia è rappresentato un planisfero. Un anello centrale blu completa il disegno. La moneta, poco più grande di quella da 2 euro, sarà accettata solamente in territorio tedesco. Forse maggiore comodità per il pagamento, sicuramente attrazione notevole per tutti gli appassionati di numismatica.

Pensando ad una connessione Internet, ci viene subito in mente come collegare computer o smartphone. I ricercatori dell’Università di Washington sono andati oltre. Hanno realizzato un sistema in grado di estrarre energia direttamente dai segnali emessi dal router Wi-Fi, dispositivo presente ormai in tutte le case. Per utilizzare la nuova tecnologia, la Power-Over Wifi, è stato progettato un router ad hoc. Ma cosa permette di fare in concreto? Gli scienziati sono riusciti ad alimentare, senza utilizzo di cavi, una piccola telecamera posta a soli cinque metri dal router, fornendo l’energia necessaria per scattare una fotografia ogni mezz’ora. Il sistema ha anche ricaricato le batterie di un braccialetto elettronico che monitora l’attività fisica di chi lo indossa.

Una rondine non fa primavera... i ciliegi sì

Dov’è il mio dessert? La torta c’è ma non si vede

© Tim Ireland

Ogni anno la primavera porta con sé una molteplicità di affascinanti tonalità di colore. Dappertutto. Ma in Giappone, un po’ di più. Protagonista di questa stagione è la città di Tokyo, che offre lo splendore della fioritura dei ciliegi. Sono più di mille, infatti, gli alberi di ciliegio che abbelliscono la capitale. I turisti, provenienti da ogni parte del mondo, si precipitano nella città nipponica per assistere a questo spettacolo di colori. Sfumature che oscillano tra il bianco, il rosa e il viola, per un’atmosfera impareggiabile. La durata della fioritura è breve, ma per due settimane Tokyo diventa a tutti gli effetti il simbolo autentico dell’inizio della primavera. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

In materia di dolci le abbiamo viste tutte. Qui però non c’è nulla da vedere, o quasi. L’ultima novità culinaria proveniente da New York è il dessert… trasparente. È stato ideato dallo chef Darren Wong e prende il nome di Raindrop cake, che letteralmente significa “torta a forma di goccia di pioggia”. E in effetti l’aspetto è proprio quello di una bolla trasparente. Un’altra caratteristica di questo piatto, al di là del suo aspetto evanescente, è il basso contenuto di calorie. La composizione? Acqua e alghe agar-agar. Il dolce viene servito con un cucchiaio di melassa e con noci grigliate. Il gusto è buono, garantisce lo chef. Stavolta, per lo meno, sarà impossibile fidarsi delle apparenze. GENTE IN MOVIMENTO

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impresa

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Dimissioni dei lavoratori solo online Dal 12 marzo nuove modalità per comunicare le dimissioni e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. a cura di Bruno Bravi

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l cosiddetto “Decreto Semplificazioni” (D. Lgs. n. 151/2015) ha previsto che a partire dal 12 marzo 2016 le dimissioni dei lavoratori dipendenti del settore privato, nonché le risoluzioni consensuali, devono essere presentate esclusivamente in modalità telematica mediante l’utilizzo di apposita modulistica da compilare online accedendo al sito internet del Ministero del lavoro. A partire da tale data, dunque, non possono più essere accettate dimissioni rese verbalmente o mediante lettera, seppure autografa. La norma, infatti, prevede che in tal caso esse saranno prive di ogni effetto.

Le uniche deroghe a questo nuovo obbligo sono previste per i rapporti di lavoro domestico, per i rapporti di lavoro marittimo, nonché per le dimissioni o le risoluzioni consensuali intervenute avanti ad una Commissione di certificazione ovvero presso la Direzione territoriale del lavoro (DTL) nei casi di dimissioni presentate: • dalla lavoratrice durante il periodo di gravidanza; • dalla lavoratrice o dal lavoratore entro i primi tre anni di vita del proprio figlio ovvero nei primi tre anni dall’accoglienza del minore adottato o in affidamento. In tali casi, infatti, è opportuno riNUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


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cordarlo, la convalida (di persona) presso la DTL rimane comunque obbligatoria, e tale convalida esonera dall’obbligo del rispetto della nuova procedura telematica. Il Ministero del lavoro (Circolare n. 12 dello scorso 4 marzo) è del parere che rimangano escluse dalla nuova procedura anche le dimissioni rassegnate durante il periodo di prova. Ma a partire dal 12 marzo come deve comportarsi il lavoratore che intenda comunicare all’azienda le proprie dimissioni oppure sottoscrivere un accordo di risoluzione consensuale con il proprio datore di lavoro? Tenendo comunque in debita considerazione i termini di preavviso disciplinati dalla contrattazione collettiva, potrà scegliere tra due opzioni: • procedere autonomamente alla presentazione telematica. In tal caso, dovrà preventivamente essere dotato del proprio PIN dispositivo rilasciato dall’Inps ed inoltre dovrà essersi registrato al portale ClicLavoro (all’interno del sito www.cliclavoro.gov.it) munendosi, quindi, delle apposite user e password. Solo a questo punto, egli potrà accedere al sito del Ministero, utilizzando tali credenziali, e procedere autonomamente con la compilazione online del modulo; • rivolgersi ad un “soggetto abilitato”: esclusivamente Commissioni di certificazione, Enti bilaterali, Patronati oppure Organizzazioni sindacali. Una volta compilato il modulo, la procedura provvede ad inviarlo al Ministero del lavoro nonché al datore di

lavoro, il quale ne verrà così a conoscenza. Un’ulteriore innovazione contenuta nella norma consiste nel fatto che, dopo aver svolto tutta la procedura ed averla completata con l’invio, il lavoratore avrà sette giorni di tempo per ripensarci e revocare la propria decisione. Anche la revoca dovrà necessariamente avvenire mediante il medesimo sistema sopra descritto. A questo punto, però, un dubbio sorge spontaneo: e se nel frattempo il datore di lavoro avesse effettuato una nuova assunzione per sostituire il lavoratore che si era precedentemente dimesso? Che fine farà quel nuovo rapporto di lavoro? I lavoratori dovranno porre particolare attenzione al fatto che, come detto, dovrà essere tenuto in debito conto il periodo di preavviso previsto

OBBLIGHI DELLE AZIENDE IN CASO DI DIMISSIONI

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dal contratto collettivo. Pertanto dovranno compilare adeguatamente il modulo, indicando quale “data di decorrenza” delle dimissioni quella del giorno successivo all’ultimo giorno di lavoro (cioè il primo giorno successivo all’effettiva conclusione del rapporto lavorativo), così come precisato dal Ministero stesso nelle FAQ riportate nel proprio sito internet. Appare utile evidenziare che la procedura telematica sostituisce la modalità di convalida delle dimissioni introdotta dalla Riforma Fornero (sottoscrizione del mod. Unilav), ma non sopprime l’obbligo per il datore di lavoro di inviare comunicazione al Centro per l’impiego una volta che il rapporto di lavoro si sarà effettivamente concluso. E per fortuna che il Decreto è denominato “Decreto semplificazioni”!

a cura della redazione

Le aziende sono invitate a prestare la massima attenzione: il rapporto di lavoro si risolve per dimissioni o risoluzione consensuale soltanto attraverso la nuova procedura telematica. Dunque, se il lavoratore lascia il posto di lavoro inviando una comunicazione in forma cartacea o trasmettendola via email, il rapporto resta in essere. Sarà onere del datore di lavoro tentare di convincerlo della necessità di seguire la procedura online. Se il lavoratore dimissionario si rifiuta di procedere in via telematica, il datore di lavoro dovrà avviare un procedimento disciplinare, con contestazione scritta, dando i termini al lavoratore per giustificarsi e, all’esito della procedura, sanzionare la condotta con il licenziamento con i relativi costi (contributo d’ingresso alla NASPI) e rischi (impugnazione del licenziamento).

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impresa

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Quanto conta redigere un business plan Non basta fissare obiettivi a uno o due anni. Senza una strategia di lungo periodo ben definita, l’impresa non può crescere né competere. a cura di Alessandro Delle Cese

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i sono trovato di recente a commentare i dati di un’indagine condotta dalla Doxa tra circa 400 manager dell’industria italiana. Dalla stessa emergeva che più del 60% delle imprese italiane non redige un vero e proprio “business plan”. Per molti degli intervistati, si rilevava dall’indagine stessa, il business plan c’è ma ha come orizzonte temporale meno di due anni, quando, in realtà, dovrebbe estendersi ad un periodo di almeno 36 mesi. Segno che mancano strategie definite, che si naviga a vista e si lavora in perenne emergenza. Un modo, questo, che non porta certamente a competere ma al possibile disastro. Il business plan non è solo uno strumento di gestione, ma lo strumento che permette di definire e condividere la strategia dell’azienda. La confusione strategica, tra l’altro, mina l’entusiasmo e la fiducia dei dipendenti, che si rivelano, a detta degli stessi manager intervistati,

“passivi, poco collaborativi o addirittura ostili alla proprietà e al management”. Il business plan consente alle aziende di capire dove vogliono andare. Senza, non c’è vantaggio competitivo. Non bastano gli obiettivi a uno o due anni per poter incidere sulla realtà e sul cambiamento. Tale carenza costituisce una delle ragioni più importanti che sovente bloccano l’assegnazione dei Fondi europei alle imprese stesse. Cosa devono fare allora le aziende e i loro manager per competere in modo sano? Necessitano di due elementi fondamentali: innovare e fare qualità. È lì che si compete, non sul prezzo, che è solo una conseguenza delle prime. Il punto debole è l’innovazione. L’innovazione si fa con le strategie, con l’organizzazione che permette di fare qualità. I buoni manager devono redigere piani di lungo periodo puntando su strutture organizzative più solide e più moderne. La risposta che spesso ricevo è che “non c’è tempo”. Il tempo per pianificare va assolutamente trovato. Non è che gli imprenditori non fanno il piano perché non investono. Non investono perché il piano non c’è. Solo grazie ad una governance più moderna, ma anche maggior formazione, ricerca e internazionalizzazione, si potrebbero conseguire quei risultati tanto cercati e attesi. Se l’imprenditore, eventualmente affiancato da un professionista, formalizza un ottimo business plan, può richiedere ed ottenere quelle linee di credito necessarie a finanziare la crescita e/o la fase di rilancio della sua impresa. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


impresa

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Srl, finanziamenti da parte dei soci Ogni Srl deve anzitutto tutelare i creditori non soci, postergando il credito dei soci. a cura di Alessandro Delle Cese

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’art. 2467 del Codice Civile disciplina i finanziamenti effettuati dai soci alla società. La norma è improntata alla tutela dei creditori sociali, nonché a disincentivare la prassi, particolarmente sviluppata nelle Srl a ristretta base partecipativa, di reperire mezzi finanziari dai propri soci senza utilizzare la più onerosa, e comunque più aderente alla realtà, forma del conferimento. Le condizioni di legge che devono sussistere perché un socio possa finanziare la propria società, anche non in proporzione alle rispettive quote di partecipazione al capitale sociale, sono le seguenti: • essere iscritti nel libro dei soci da almeno tre mesi; • detenere una partecipazione al capitale sociale pari almeno al 2% dell’ammontare del capitale nominale quale risulta dall’ultimo bilancio approvato; • tale possibilità dev’essere espressamente prevista dallo Statuto. Secondo l’articolo 2467 Codice Civile, il credito verso la società non è un credito di pari grado a quello di altri creditori. La prima conseguenza è quella seconNUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

do cui, nel caso di conflitto tra creditori chirografari e soci, la società deve preferire il pagamento dei suoi debiti verso i terzi e deve quindi postergare il credito dei soci. In altri termini, l’amministratore che rimborsa deve prestare attenzione a che il rimborso del finanziamento non generi l’incapacità della società a far fronte ai suoi impegni con i creditori diversi dai soci: se infatti si determinasse una situazione nella quale il rimborso del finanziamento pregiudicasse il diritto dei creditori a ricevere il pagamento di quanto loro dovuto, quel rimborso si rivelerebbe illecito, oltreché fonte di responsabilità per l’amministratore stesso. Quindi, nel caso in cui, entro un anno dal giorno in cui il finanziamento sia stato rimborsato ai soci, la società dovesse fallire, la società, tramite la curatela fallimentare, ha il diritto di ripetere quel rimborso e ad esperire l’azione di responsabilità verso l’amministratore. Al contrario, i finanziamenti da parte dei soci sono liberamente rimborsabili, qualora non dovessero ricorrere le seguenti condizioni: • eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto;

• trovarsi in una situazione finanziaria tale per cui sarebbe stato ragionevole un conferimento. Poiché la norma non fornisce alcuna indicazione riguardo ai parametri quantitativi utili all’individuazione dei suddetti presupposti, l’inadeguatezza della struttura patrimoniale dovrà essere accertata avvalendosi di criteri alternativi, quali quelli tipici dell’analisi di bilancio. Si pensi, ad esempio, agli indici di struttura patrimoniale-finanziaria ed in particolare al grado di indebitamento, pari al rapporto tra i mezzi di terzi ed i mezzi propri. L’eventuale e successiva rinuncia al credito, espressamente formulata dal socio, determina il passaggio del finanziamento dai debiti al patrimonio netto, in un’apposita riserva di capitale senza interessare il conto economico. I debiti verso soci per finanziamenti vanno inseriti in un’apposita voce del passivo (D3). In Nota Integrativa, è prevista, infine, l’indicazione dei finanziamenti dei soci “ripartiti per scadenze e con separata indicazione di quelli con clausola di postergazione rispetto agli altri creditori sociali”. GENTE IN MOVIMENTO

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La nuova frontiera del marketing relazionale Ecco una forma di consulenza innovativa e strategica, che mette in proficua relazione aziende, professionisti, associazioni, circoli e istituzioni. a cura di Edmondo Bertaina

In foto a destra, Nicola Palmisano

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lla proposizione fare rete, costruire un network, mettere in relazione persone e capacità, far convergere le istanze dei singoli su interessi comuni qualcuno ci ha creduto davvero. Fino al punto di aver trasformato questo diktat sociale nella propria professione. Dimidium facti, qui coepit, habet - chi comincia è a metà dell’opera - scrisse saggiamente Orazio e, a manifestare propensione per questo tipo di lavoro devono essere state le prime esperienze giovanili da rappresentante di istituto, o un’innata capacità di far parlare le persone tra loro, di essere quello che nei tempi antichi veniva definito sensale, colui che sapeva organizzare ottimi matrimoni d’interesse. La persona di cui parliamo è Nicola Palmisano. Imprenditore torinese che con lo Studio Palmisano, ha dato avvio ad una forma di consulenza innovativa e strategica. Dalle strategie di marketing, al mettere in proficua relazione soggetti economici come aziende, professionisti, associazioni imprenditoriali,

sindacali e sportive, circoli e club, cral e istituzioni pubbliche. Fornendo assistenza e coadiuvando con consigli mirati i diversi profili, ha saputo costruire un nuovo modo di porsi nella società, sapendo mettere davanti gli interessi di chi definisce partner e mai clienti. Quando gli si chiede come ha maturato questa idea, Palmisano risponde con un piccolo aneddoto su Henri Poincaré, il matematico e fisico teorico francese, dove si narra che avesse risolto un annoso complesso problema matematico proprio mentre stava salendo su un autobus e pensava a tutt’altro. Il marketing relazionale deve avvenire con facilità, sostiene, come se stessimo occupandoci d’altro. In realtà dietro vi è un grosso lavoro di analisi, di valutazione di occasioni realistiche e di pazienza certosina nel costruire reti reali, reti virtuali e soprattutto reti virtuose. Il nocciolo del suo lavoro è quello di essere riuscito a costruire una buona metodologia operativa, per consentire ai suoi partner di salire agevolmente su un autobus che li porti a nuove occasioni di business.

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Innovazione a portata di professionista Sempre più professionisti investono nelle tecnologie digitali per accrescere il proprio business. a cura di Rosario De Luca

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resce la digitalizzazione negli studi dei professionisti italiani. Un professionista su tre in Italia si dimostra aperto al cambiamento del proprio ruolo grazie all’uso intensivo delle tecnologie digitali per accrescere il business del suo studio. È quanto emerge dai risultati della ricerca dell’Osservatorio Professionisti Innovazione digitale della School of Management del Politecnico di Milano, presentata a Roma il 22 marzo 2016, durante il convegno “Professionista, oggi apriresti uno studio?”. La ricerca ha valutato la propensione degli studi di Consulenti del Lavoro, Avvocati e Dottori Commercialisti ad investire in tecnologie digitali e l’impatto di queste ultime sulla crescita professionale. Una giornata a cui ho partecipato, in veste di Presidente della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, per raccontare il punto di vista e le esperienze di una professione che si rinnova continuamente e che ha un rapporto costante con le nuove tecnologie. La digitalizzazione per le professioni giuridico-economiche, ed in particoNUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

lare per i Consulenti del Lavoro che rappresento, vuol dire tutto. Stento a ricordare un’attività svolta ancora in modalità manuale. Noi cerchiamo sempre di essere al passo con i tempi a differenza, invece, della Pubblica Amministrazione. Molto spesso, ci troviamo a confrontarci con soggetti che non hanno il nostro stesso passo e la nostra stessa capacità di interpretare il delicatissimo momento della digitalizzazione che stiamo vivendo. Oggi, infatti, molte procedure normative si sviluppano ancora su modelli cartacei, ostacolando di fatto il bisogno di semplificazione e di digitalizzazione dello Stato ed il lavoro di noi professionisti, che facciamo da intermediari con i cittadini e le imprese. Per questo, la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione deve passare prima attraverso una vera semplificazione dei processi. Dai risultati dell’analisi del Politecnico si evince che oltre il 40% dei professionisti italiani ha intenzione di realizzare investimenti in digitalizzazione per lo sviluppo dello studio. Complessivamente, oltre 150.000 studi professionali hanno speso più di

1,1 miliardi di euro per l’ICT, in media 9.000 euro ciascuno; quasi il 50% in più rispetto alle previsioni dichiarate lo scorso anno. Emerge, inoltre, che i professionisti si dimostrano interessati a nuove aree di competenza come la comunicazione, le soft skills o i social network, segno di una maggiore consapevolezza sulla necessità di aggiornare il profilo personale. Interessante anche un altro dato: il 44% degli studi professionali italiani utilizza i social network per l’attività lavorativa, in maggioranza per sviluppare nuove relazioni o acquisire informazioni su temi di interesse, poi per promuovere i servizi dello studio e per condividere opinioni con altri studi. In effetti, si può fare buon uso dei nuovi media, e dei social network in particolare, che possono accrescere la rete professionale se usati in modo corretto. I social rappresentano un mondo nuovo dove le notizie arrivano in modo facile, veloce e diretto agli utenti. Credo, quindi, che siano un efficace strumento di comunicazione, se utilizzati con molta attenzione. GENTE IN MOVIMENTO

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Politiche attive, il ruolo dei Consulenti del lavoro Convegno sulla centralità dei Consulenti del lavoro nelle politiche attive del lavoro. a cura della redazione

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’attuale scenario politico e normativo esalta il ruolo delle politiche attive per il lavoro. Si tratta di un’inversione di tendenza rispetto alla politica assistenzialista degli ammortizzatori sociali, a cui abbiamo assistito nell’ultimo decennio. L’attenzione si rivolge ai disoccupati e ai soggetti fruitori di misure di sostegno al reddito, che vengono presi in carica dai servizi accreditati, profilati ed accompagnati in un percorso finalizzato alla ricerca di un nuovo impiego che passa anche attraverso azioni

di orientamento, formazione, riqualificazione e ricollocazione. In questo scenario, il Consulente del lavoro si sta affermando come figura centrale. Se n’è discusso il 28 aprile a Sanremo, al Centro congressi del Best Western Hotel Nazionale, durante il convegno “Centralità del Consulente del lavoro nell’ambito delle politiche attive del lavoro”. L’evento è stato organizzato dalla Fondazione Consulenti per il Lavoro, in collaborazione con la Consulta Regione Liguria dell’Ordine dei Consulenti del lavoro, il Consiglio provinciale dell’Ordine di Imperia e l’Unione provinciale di Imperia dell’ANCL. Tra gli intervenuti, l’Assessore regionale Gianni Berrino, che ha presentato le prospettive delle politiche attive del lavoro nella Regione Liguria. Il Direttore di Fondazione Lavoro, Enrico Limardo, ha presentato la figura del Consulente del lavoro quale consulente strategico d’impresa. Infine, il Coordinatore nazionale promozione e sviluppo FonARCom, Mario Moioli, ha tracciato una panoramica sulle opportunità di finanziamenti e formazione.

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INRL, molte le novità per il prossimo mandato

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mportanti sono state le novità in Assemblea dei delegati dello scorso 11 marzo 2016 a Roma all’Hotel Senato, dove sono stati eletti con unitarietà i Consiglieri del prossimo triennio 2016/2019. Dopo l’acclamazione del Presidente Virgilio Baresi, riconfermato alla guida per il prossimo triennio, è toccato al nuovo Segretario generale Antonio Gargano dare inizio a questa nuova epoca dell’Istituto, connotata da una strategia improntata sull’alta formazione scientifica e ricerca dove all’unanimità di voti è stata data delega al nuovo Consigliere nazionale Professor Giuseppe Pio Macario ed al Consigliere nominato Enrico Andriollo con delega all’internazionalizzazione per curarne i rapporti con le varie istituzioni dove già opera, Slovacchia, Spagna, Austria, Francia, Svizzera e per aprire nuovi orizzonti. Riconfermato il Consigliere e nominato Tesoriere Gianpaolo Pistocchi. Alla Vice Presidenza i Consiglieri Michele Simone e Gaetano Roberto Carnessale, uniti alla nuova Vice Presidente Katia Zaffonato di Vicenza. Anche la segreteria ha avuto delle novità importanti con l’ingresso alla Vice Segreteria del Consigliere Paola Carnevale, unita a Mattia Lettieri, new

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entry in Consiglio, oltre alla riconferma dell’altro Vice Segretario Consigliere Ubaldo Procaccini. Altri Consiglieri eletti risultano Domenico Genta, Maria Carla Manca, Luigi Maninetti con delega ai rapporti con il Parlamento ed infine Michele Giannattasio con altrettanta importante delega al coordinamento del Comitato scientifico. Cambio di guardia anche sul fronte del Collegio sindacale con Adriano Siuni alla Presidenza, Andrea Piatti e Giuseppe Castellana effettivi, Paolo Brescia e Diego Morana supplenti. Altra novità importante nel Collegio dei Probiviri: alla Presidenza Roberto Bellotti con Ciriaco Monetta e Mario Tonucci, supplenti Giovanni Angelisanti e Carmine Nigro. Ci auspichiamo di lavorare con unitarietà di intenti per la svolta epocale dell’Istituto che mira a svilupparsi sempre più, a sostegno di tutti i Revisori legali, attraverso l’alta formazione, anche scientifica, sull’evoluzione della professione ed all’internazionalizzazione della stessa, affinché l’INRL possa aprire i propri ambiti all’intera Comunità europea ed ai Paesi del Mediterraneo. I prossimi Consigli nazionali saranno da guida per il prossimo triennio.

Innovazione ai vertici dell’Istituto Nazionale Revisore Legali e alle deleghe: Andriollo all’internazionalizzazione e Macario alla formazione scientifica e ricerca. a cura di Enrico Andriollo

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Fondo patrimoniale, tutela a rischio La casa familiare è pignorabile anche se inserita nel fondo patrimoniale e senza azione revocatoria da parte dei creditori. a cura di Daniela Pavan

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on il Decreto-Legge n. 83 del 2015, approvato il 27 giugno scorso, per aggredire i beni del fondo patrimoniale il creditore non deve più proporre l’azione revocatoria al fine di ottenere l’inefficacia dell’atto. La stessa sorte è prevista per i beni oggetto di donazione, trust e vincoli di genere, per i quali risultano sospesi ex lege gli effetti segregativi fino al termine dell’anno dalla loro trascrizione. Ma andiamo con ordine, riassumendo le origini e le finalità di questa forma di tutela recentemente ridimensionata. Il fondo patrimoniale è un vincolo posto nell’interesse della famiglia

su un complesso di beni determinati (immobili, mobili registrati o titoli di credito) e costituisce un patrimonio separato la cui funzione è quella di destinare i beni conferiti al soddisfacimento dei diritti di mantenimento, assistenza e contribuzione esistenti nell’ambito della famiglia. Infatti, i coniugi non possono disporre dei beni che formano il fondo per scopi estranei agli interessi della famiglia né i creditori particolari dei coniugi (per obblighi sorti per scopi estranei ai bisogni della famiglia) possono soddisfare i loro diritti sui beni oggetto del fondo patrimoniale stesso. Per costituire un fondo patrimoniale NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


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occorre essere sposati. Importante è sottolineare che sui beni oggetto del fondo patrimoniale non è possibile agire forzosamente; i beni ed i frutti rispondono solo per obbligazioni contratte nell’interesse della famiglia. È fatta però salva la buona fede del creditore che ignorava che il debito era stato contratto per soddisfare i bisogni della stessa (art. 170, Codice civile). Infine, laddove il fondo fosse stato costituito fraudolentemente allo scopo di sottrarre beni alla garanzia dei creditori, sarà possibile esperire l’azione revocatoria. Poiché l’azione revocatoria ha la funzione specifica di ricostituire la garanzia generica assicurata al creditore dal patrimonio del debitore, a norma dell’art. 2740 c.c., e poiché detta azione presuppone solo l’esistenza del debito e non anche la sua esigibilità, potendo la stessa essere esperita anche per crediti condizionati o non scaduti o anche solo eventuali, tanto vale anche per la ricostituzione della garanzia patrimoniale generica che il fideiussore offre al creditore, per l’adempimento dell’obbligazione del debitore principale. La Corte (da Cass. 18 marzo 1994, n. 2604, sino a Cass. 17 gennaio 2007, n. 966) ha affermato che la costituzione di un fondo patrimoniale è atto a titolo gratuito, non soltanto nell’ipotesi in cui provenga da un terzo o da uno solo dei coniugi, ma anche quando provenga da entrambi i coniugi, non sussistendo mai alcuna contropartita in favore del costituente o dei costituenti. Ciò che assume rilevanza è la destinazione, implicante sottrazione alla regola della responsabilità patrimoniale generalizzata e globale ex art. 2740 c.c. Difatti, se l’essenza caratterizzante l’azione revocatoria consiste nel conservare la garanzia patrimoniale, non vi può essere dubbio che la costituzione del fondo in esame, rendendo i beni conferiti non aggredibili dai creditori, se non a certe condizioni (art. 170 c.c.), incida riduttivamente sulla garanzia generale spettante ai crediNUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

tori sul patrimonio del costituente. Ma cosa è successo sotto gli occhi di tutti col D.L. 83/2015 senza che, però, si potesse inizialmente percepire l’effettiva portata della nuova norma? In buona sostanza, fino a ieri, chiunque vendeva un bene, lo donava, costituiva un trust o un fondo patrimoniale, entro i cinque anni successivi all’atto stesso era soggetto alla cosiddetta azione revocatoria, di talché il creditore, azionando un’apposita causa in tribunale, poteva rendere inefficace l’atto stesso, ma solo a condizione che dimostrasse al giudice l’intento fraudolento del debitore (e la consapevolezza del terzo acquirente). Oggi non è più così. O meglio, il compito del creditore viene enormemente agevolato. Con la riforma, infatti, la banca o qualsiasi altro creditore non dovrà più agire con l’azione revocatoria, ma il suo pignoramento sulla casa “pignoramento immobiliare” - potrà andare avanti anche se quest’ultima è stata inserita nel fondo patrimoniale, e senza esserci più bisogno di intraprendere l’azione revocatoria. La riforma, infatti, stabilisce che, tutte le volte in cui il debitore abbia ceduto un proprio bene (con donazione) o lo abbia inserito in un fondo patrimoniale o in un trust, e lo abbia fatto successivamente alla nascita del credito, il creditore può ugualmente procedere ad esecuzione forzata, e quindi mettere all’asta la casa stessa, anche senza aver ottenuto una sentenza di inefficacia (appunto la cosiddetta revocatoria). L’unica condizione affinché tale potere del creditore possa manifestarsi è che quest’ultimo trascriva il pignoramento entro un anno dalla data di trascrizione dell’atto di donazione, vendita, fondo patrimoniale o trust. Facciamo un esempio. Ipotizziamo che Tizio, il 1° febbraio 2016, inserisca la casa nel fondo patrimoniale trascrivendolo nell’atto di matrimonio (come la Legge impone). Il 1° giugno, poi, contrae un mutuo e, dopo breve, si rende moroso. La banca potrà agire direttamente in esecuzione forzata, entro il 31 gen-

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naio 2017, previa notifica dell’atto di precetto, senza bisogno di un’azione volta a revocare il fondo patrimoniale (peraltro, poiché il mutuo redatto con atto pubblico è già titolo esecutivo, non c’è neanche bisogno del Decreto ingiuntivo). In pratica, la nuova Legge opera un’automatica presunzione di colpevolezza a carico del debitore: presume, cioè, che questi, nell’anno anteriore ai pignoramenti, sia sempre in malafede e agisca sempre allo scopo di frodare il creditore. A prescindere dalla verità. Che può fare il debitore per difendersi? Qui sta l’ulteriore inghippo della nuova Legge che, non contenta, ha voluto pregiudicare la posizione dei morosi anche sul piano processuale. Al debitore toccherà opporsi al pignoramento immobiliare (con la cosiddetta opposizione all’esecuzione), con tre forti effetti sfavorevoli e disincentivanti: • innanzitutto dovrà anticipare le spese processuali; • in secondo luogo, subirà l’inversione dell’onere della prova a suo sfavore: se, infatti, con la revocatoria, era il creditore a dover dimostrare l’intento fraudolento del debitore, oggi è quest’ultimo a doversi difendere e a dimostrare (chissà come) che il fondo patrimoniale, la donazione o la vendita non sono stati posti in essere al solo scopo di frodare la banca; • col rischio che, nelle more di tale giudizio di opposizione, la casa venga venduta all’asta o, quantomeno, il giudice imponga al debitore di lasciare l’immobile e trovare un’altra abitazione.

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Super ammortamento per gli investimenti Ecco cos’è e come si applica l’agevolazione fiscale introdotta dalla Legge di Stabilità 2016 per gli investimenti in beni strumentali. a cura di Paolo Ferraris

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a Legge 208/2015, nota come Legge di Stabilità per il 2016 ha introdotto un’importante agevolazione per gli investimenti in beni strumentali materiali, esclusi i fabbricati, effettuati a partire dal 15 ottobre 2015 fino al 31 dicembre 2016. Tale agevolazione consiste nella possibilità di procedere ad un “super ammortamento” fiscale incrementando del 40% l’ammortamento civilistico. Pertanto per le imprese che redigono il bilancio civilistico ai sensi degli articoli 2423 e seguenti del Codice civile, non vi sarà alcuna modifica nell’imputazione nel bilancio degli ammortamenti, i quali dovranno continuare ad

essere effettuati ai sensi dell’OIC 16, il quale prevede l’effettuazione dell’ammortamento sulla base della presunta vita utile del bene. Il maggior ammortamento fiscale sarà imputato direttamente in dichiarazione dei redditi come variazione in diminuzione e non genererà imposte differite in quanto tale variazione è da considerarsi permanente. Per esempio, per un’attrezzatura con un costo di 2.000 euro per la quale si effettua un ammortamento in cinque anni, nel bilancio civilistico sarà imputato l’ammortamento per 400. In sede di Unico si procederà ad effettuare una variazione in diminuzione del reddito fiscale per euro 160 (40% NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


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di 400). Il beneficio della disposizione è molto interessante per i beni strumentali acquisiti in leasing: rientrano nell’agevolazione fiscale anche i cespiti acquisiti con un contratto di locazione finanziaria stipulato dal 15 ottobre 2015 sino al 31 dicembre 2016. Perciò non beneficeranno dell’agevolazione i beni riscattati in tale periodo relativi ad un contratto di locazione antecedente, mentre il maggior ammortamento sarà applicabile al riscatto dei beni aziendali riscattati a partire dal 1° gennaio 2017 relativi ad un contratto stipulato sino al 31 dicembre 2016. L’agevolazione riguarda esclusivamente la quota capitale dei canoni di leasing, pertanto in sede di dichiarazione dei redditi è necessario scorporare l’importo degli interessi. L’agevolazione consiste in una variazione in diminuzione del reddito pari al 40% dell’importo della quota capitale del leasing di competenza dell’esercizio. Di seguito ecco altre informazioni sulla disciplina dei super ammortamenti. In primo luogo, il Fisco ha escluso dalla possibilità di usufruire dell’a-

gevolazione i contribuenti forfetari (Legge 190/2014), che determinano il reddito attraverso l’applicazione di un coefficiente di redditività applicato al fatturato. Al contrario l’agevolazione spetta nei confronti dei cosiddetti “contribuenti minimi” (Legge 98/2011). Tuttavia, tali contribuenti non possono effettuare investimenti in beni strumentali oltre i 15.000 euro, pena la fuoriuscita dal regime. Un secondo aspetto è l’esclusione dal beneficio ai fini dell’IRAP. Concludiamo questa disanima della disciplina sugli ammortamenti rispondendo alla domanda che al contribuente più interessa: ma qual è il reale risparmio? Facciamo l’esempio di un investimento in un bene materiale il cui costo d’acquisto è di 20.000 euro e viene ammortizzato con l’aliquota del 15%, ridotta alla metà nel primo esercizio. Per rispondere bisogna distinguere i contribuenti IRPEF (imprese individuali e società di persone) dalle società di capitali. Il risparmio fiscale per le società personali è funzione crescente del reddi-

to del contribuente e della sua aliquota marginale. Nell’esempio si è prospettato il caso di due contribuenti: il primo con reddito compreso tra i 15.000 e i 28.000 euro assoggettato ad aliquota IRPEF marginale del 27%, il secondo con un reddito tra i 28.000 e i 55.000 euro e relativa aliquota IRPEF del 38%. Bisogna, peraltro, valutare il caso di un contribuente con reddito basso per il quale il risparmio fiscale potrebbe anche essere nullo o inferiore al previsto; ciò si verifica se l’imposta netta di competenza calcolata con il reddito fiscale senza l’agevolazione è pari a zero. Nelle società di capitali il risparmio fiscale è lineare in quanto l’IRES è un’imposta proporzionale, pertanto è pari all’aliquota IRES prevista. Al momento l’imposta è pari al 27,5%, che dovrebbe ridursi al 24,5% a partire dagli esercizi con decorrenza dal 1° gennaio 2017. Nel calcolo si è utilizzata l’attuale aliquota IRES del 27,5% determinando un risparmio fiscale cumulato pari all’11% del costo complessivo dell’investimento.

Anno

Ammortamento fiscale ordinario

Ammortamento fiscale “maggiorato”

Risparmio fiscale

Minor IRPEF (aliquota marginale 27%)

Minor IRPEF (aliquota marginale 38%)

Minor IRES (società di capitali)

2016

1.500 €

2.100 €

600 €

162 €

228 €

165 €

2017

3.000 €

4.200 €

1.200 €

324 €

456 €

330 €

2018

3.000 €

4.200 €

1.200 €

324 €

456 €

330 €

2019

3.000 €

4.200 €

1.200 €

324 €

456 €

330 €

2020

3.000 €

4.200 €

1.200 €

324 €

456 €

330 €

2021

3.000 €

4.200 €

1.200 €

324 €

456 €

330 €

2022

3.000 €

4.200 €

1.200 €

324 €

456 €

330 €

2023

500 €

700 €

200 €

54 €

76 €

55 €

Risparmio complessivo

2.160 €

3.040 €

2.200 €

Risparmio sull’investimento

10,8 %

15,2 %

11,0 %

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Separazione dei coniugi: a chi la casa familiare? La giurisprudenza più recente su comodato e assegnazione della casa familiare. a cura di Elisa Fea

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a Corte di Cassazione, Sezione Terza Civile, con la sentenza 9 febbraio 2016, n. 2506, è tornata su un tema delicato, già affrontato dalle Sezioni Unite della stessa Corte, con la sentenza 29 settembre 2014, n. 20448. Stiamo parlando del rapporto tra contratto di comodato di un immobile senza previsione di termine ed il provvedimento di assegnazione della casa familiare in sede di separazione personale dei coniugi. L’art. 1803 del Codice civile definisce “comodato” il contratto, essenzial-

mente gratuito, col quale una parte (comodante) consegna all’altra (comodatario) una cosa mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato, con l’obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta. In sede di separazione personale dei coniugi, ai sensi dell’art. 337-sexies del Codice civile, il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


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economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. I Giudici di legittimità hanno ribadito la distinzione tra il comodato volto a soddisfare stabili esigenze abitative familiari, destinato a protrarsi finché durino tali esigenze, disciplinato dall’art. 1809 del Codice civile, ed il comodato senza fissazione di termine, nemmeno implicito, cosiddetto “precario” e soggetto alla disciplina dell’art. 1810 del Codice civile. Nel primo caso, il comodatario è obbligato a restituire la cosa alla scadenza del termine convenuto o comunque quando se ne sia servito in conformità del contratto. Se, però, durante il termine convenuto o prima che il comodatario abbia cessato di servirsi della cosa, sopravviene un urgente ed impreveduto bisogno al comodante, questi può esigere la restituzione immediata. Nel caso di comodato senza fissazione di termine, invece, il comodatario è tenuto a restituire la cosa non appena il comodante la richieda (cosiddetto “recesso ad nutum”). Nel caso esaminato dalla Cassazione, un genitore proprietario di un immobile aveva concesso tale bene in comodato al figlio affinché vi abitasse con la moglie. A seguito della successiva separazione dei coniugi, l’immobile veniva assegnato alla moglie in quanto affidataria di figli minori. Emergeva pertanto il conflitto tra due interessi contrapposti: quello del proprietario e quello del coniuge assegnatario dell’immobile. Il Tribunale respingeva la domanda del proprietario dell’immobile che aveva agito nei confronti dei comodatari per la restituzione dell’immobile, sostenendo che il comodato fosse a titolo gratuito e senza determinazione di tempo e, pertanto, invocando la legittimità della richiesta di restituzione ai sensi dell’art. 1810 del Codice civile. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

La Corte d’appello confermava la sentenza di primo grado. Giunti in Cassazione, la causa veniva assegnata alle Sezioni Unite della Corte. La conclusione cui sono giunti i Giudici di legittimità consiste in ciò, che il coniuge affidatario della prole minorenne, o maggiorenne non autosufficiente, assegnatario della casa familiare, può opporre al comodante, che chieda il rilascio dell’immobile, l’esistenza di un provvedimento di assegnazione, pronunciato in un giudizio di separazione o divorzio, solo se tra il comodante e almeno uno dei coniugi il contratto in precedenza insorto abbia contemplato la destinazione del bene a casa familiare. Ne consegue che, in tale evenienza, il rapporto, riconducibile al tipo regolato dagli articoli 1803 e 1809 del Codice civile, sorge per un uso determinato ed ha, in assenza di una espressa indicazione della scadenza, una durata determinabile per relationem. Ne consegue l’applicazione delle regole che disciplinano la destinazione della casa familiare, indipendentemente dall’insorgere di una crisi coniugale, ed il contratto è destinato a persistere o a venir meno con la sopravvivenza o il dissolversi delle necessità familiari che avevano legittimato l’assegnazione dell’immobile. Le Sezioni Unite si sono uniformate, quindi, all’orientamento fatto proprio già nel 2004 (Cass. civ., Sez. Un., 21 luglio 2004, n. 13603). A mente di quell’orientamento, nell’ipotesi di concessione in comodato da parte di un terzo di un bene immobile di sua proprietà perché sia destinato a casa familiare, il successivo provvedimento di assegnazione in favore del coniuge affidatario di figli minori o convivente con figli maggiorenni non autosufficienti, emesso nel giudizio di separazione o di divorzio, non modifica la natura ed il contenuto del titolo di godimento sull’immobile, ma determina una concentrazione, nella persona dell’assegnatario, di detto titolo di

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godimento, regolato dalla disciplina sul comodato. Pertanto il comodante è tenuto a consentire la continuazione del godimento per l’uso previsto nel contratto, salva l’ipotesi di sopravvenienza di un urgente ed impreveduto bisogno, ai sensi dell’art. 1809 del Codice civile. In conclusione, la Corte di Cassazione ha evidenziato che il comodato avente ad oggetto un bene immobile volto a soddisfare le esigenze abitative della famiglia del comodatario, si configura quale comodato a termine e soggiace alla disciplina di cui all’art. 1809 del Codice civile. Si deve intendere come “termine”, individuato per relationem, la destinazione dell’immobile a casa familiare, indipendentemente dall’insorgere di una crisi coniugale. Solo dalle norme in tema di assegnazione della casa familiare (artt. 337-bis ss. del Codice civile) possono discendere la sopravvivenza o il dissolversi delle necessità che legittimano l’assegnazione della casa familiare. Perciò, durante la pendenza del termine stabilito per relationem, ai sensi dell’art. 1809 del Codice civile, solo in caso di urgente ed impreveduto bisogno del comodante egli potrà chiedere la restituzione del bene. Si evidenzia, inoltre, che il predetto bisogno deve caratterizzarsi come imprevedibile ed urgente, nonché essere sopravvenuto rispetto alla cessione del bene in comodato. Resta escluso qualsiasi bisogno non attuale, non concreto, ma solo in astratto ipotizzabile. Deve trattarsi, poi, di bisogno serio, non voluttuario o artificialmente indotto. D’altro canto il comodatario, o il coniuge separato con cui sia convivente la prole minorenne o maggiorenne non autosufficiente, che opponga alla richiesta di rilascio l’esistenza di un comodato di casa familiare con scadenza non prefissata, ha l’onere di provare che tale era la pattuizione attributiva del diritto personale di godimento. GENTE IN MOVIMENTO

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innovazione

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Quando lo smartphone cambia faccia e... cuore Nasce il primo terminale mobile completamente equo-solidale e modulare. Da smontare, personalizzare e riassemblare come più piace. a cura di Francesco Rossi

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il secondo progetto etico di un’azienda olandese nata nel 2009. Il primo, spinto dal crowdfunding, è stato distribuito nel 2014 in 60.000 esemplari; quest’anno si punta ai 150.000 Fairphone 2 venduti solo in Europa. Fairphone 2 è uno smartphone Android modulare, costruito seguendo un’ideologia che mette in primo piano i diritti dei lavoratori e l’estrazione consapevole delle materie prime. Ecco quindi che questo terminale viene assemblato in fabbriche che garantiscono diritti sindacali ai loro operai, ed usa principalmente materiali ricavati da miniere congolesi gestite da organizzazioni non governative, fuori dai conflitti militari della zona e quindi non finanziando le organizzazioni criminali che solitamente gestiscono questo tipo di materie prime. Ma non c’è soltanto una questione morale a tenere alto l’hype del progetto. Fairphone 2 è infatti il primo smartphone completamente modu-

lare sul mercato. È progettato per essere smontato e riassemblato in molti dei suoi componenti così da essere riparato o migliorato a costi contenuti. Quindi, se siete degli amanti del “FaidaTe” (o dei famosi mattoncini colorati che tutti conosciamo), questo è lo smartphone che fa per voi. Ad esempio, un nuovo pannello LCD 5 pollici con vetro Gorilla Glass 3 da 0,7 mm e digitalizzatore costa 85 euro. Il modulo camera posteriore 8MP e LED flash costa 25 euro. Quello con microUSB, vibrazione e microfono, 20 euro. Anche la stessa scheda madre, con CPU e memoria, può essere sostituita, per cui con un po’ di buona volontà (ma tranquilli, niente skill tecniche richieste, basta saper usare un cacciavite), è ora realmente possibile riparare e adattare ai cambiamenti delle vostre abitudini il vostro telefono, così da farlo durare il più a lungo possibile. Al di là dell’etica sociale che sta dietro un progetto tanto istruttivo, al proporre una relazione più profonda con il proprio dispositivo e quindi fare scelte più consapevoli, Fairphone 2 è anche un buon telefono. La modularità dei componenti principali non è ambiziosa quanto Project Ara, il prototipo di smartphone modulare per eccellenza, ma è concreta e affidabile, utile soprattutto per aggiungere componenti extra e cambiare display senza togliere viti. A 529 euro, non è lo smartphone che vi consiglio se ne state cercando uno qualunque, ma è una scelta che comunque riesce a stare in piedi - e in queste nicchie non è cosa da poco. Da seguire in ogni caso, viste le infinite possibilità potenzialmente offerte da questo device. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


innovazione

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PA digitale a Roma Rivoluzione digitale a Roma: apre lo sportello telematico per le pratiche legate ad ambiente e territorio. a cura di Simone Fioretti

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a Pubblica Amministrazione digitale è sempre più una realtà. Meno burocrazia e più efficienza per professionisti, imprese e cittadini della Città metropolitana di Roma Capitale, che inizia la propria rivoluzione digitale aprendo lo sportello telematico unificato per tutte le istanze legate ad ambiente, territorio e difesa del suolo. Lo sportello telematico è uno strumento pensato per semplificare le relazioni e il dialogo con l’amministrazione metropolitana, nel pieno rispetto delle indicazioni date dal Piano dell’informatizzazione, introdotto col D.L. 90/2014, e dalle norme sul Codice dell’Amministrazione digitale disposte nei Decreti attuativi della riforma Madia. Presentato a febbraio 2016, si tratta di un portale online, aperto 24 ore su 24, che consente di effettuare operazioni a qualunque ora del giorno, senza più doversi recare presso gli uffici dell’Ente. Autorizzazioni ambientali, richiesta di interventi all’interno di riserve o monumenti naturali, autorizzazioni per le emissioni in atmosfera, sono solo alcune delle pratiche che è possibile seguire. Ogni fase del procedimento, dall’informazione preliminare alla presentazione dei documenti alla firma diNUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

gitale, potranno avvenire attraverso il canale telematico, velocizzando la presentazione delle istanze. In qualsiasi momento è possibile verificare lo stato di avanzamento della pratica e controllare la chiusura del procedimento, con la medesima validità legale degli atti cartacei. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con Globo srl, azienda leader nel supportare la Pubblica Amministrazione nei percorsi di digitalizzazione e ottimizzazione delle risorse disponibili. Si tratta di un importante traguardo per la Città metropolitana di Roma, che, grazie ai professionisti e ai collaboratori del settore, porta avanti l’impegno per l’innovazione digitale, nonché l’esperienza acquisita in materia ambientale, dall’ex Ente provinciale. Nonostante il processo di ridefinizione istituzionale e le incertezze finanziarie, il nuovo ente metropolitano non ha perso di vista la qualità e il miglioramento continuo dei servizi ai cittadini. Sicuramente, una “buona pratica” da esportare e condividere con altre Amministrazioni pubbliche. “Essere al passo con le più recenti norme in materia digitale - dichiara la Consigliera della Città metropolitana di Roma, Michela Califano - è più di un adempimento dovuto. Crediamo

fortemente che attraverso le nuove tecnologie sia possibile rendere la PA più vicina al cittadino, più semplice e più efficiente. Questo è un esempio lampante di come, in partnership col privato, la PA locale possa erogare servizi di qualità a costo zero. Contiamo di estendere il sistema anche ad altre tipologie di procedimento, per una Città metropolitana in grado di dialogare con i cittadini nel modo più rapido e semplice possibile”. Lo sportello, integrato con funzionalità cartografiche catastali WebGIS, consente di inserire dati catastali corretti e di operare su un sistema informativo geografico moderno e aggiornato. Enormi sono le potenzialità di servizi integrati, che incrociano i dati di più Amministrazioni e più piattaforme. Questa è solo una delle tante applicazioni che ne possono derivare: nello specifico del settore ambientale, ma non solo, strumenti di questo tipo potrebbero consentire un miglioramento dell’efficacia delle attività di controllo, prevenzione e pianificazione di interventi. Tutte competenze che le Città metropolitane continueranno a sostenere, acquisendo un ruolo sempre più strategico per lo sviluppo e la tutela del territorio che amministrano. GENTE IN MOVIMENTO

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Progetti europei a sostegno dello sport Lo sprint del programma europeo Erasmus+: le azioni chiave nel campo dello sport. a cura di Mario Mariella

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e dinamiche di un’azione sono, talvolta, prevedibili; solo osservando ed approfondendo si possono tenere a mente le informazioni recepite per mettersi in luce. Tuttavia, senza un progetto ben definito, le possibilità di cogliere appieno le opportunità si riducono sensibilmente. Nell’ambito del programma Erasmus+, l’Unione europea apre le porte a proposte di collaborazione tra Stati nel settore dello sport, per far sì che non si arrivi al traguardo impreparati ed in solitaria. Indirizzato non solo a studenti in mobilità internazionale, Erasmus+ (nato

dalle ceneri del vecchio programma, attivo fino al 2013) abbraccia, per il settennato 2014-2020, diversi progetti nei settori della formazione, della gioventù, dell’istruzione e dello sport stesso. L’ampia notorietà e diffusione del programma, inoltre, ha permesso di ottenere un successo in continua crescita, utile al raggiungimento degli obiettivi socio-economici fissati dall’UE. In particolar modo, l’esigenza di favorire l’educazione, l’inclusione delle minoranze e la pratica dell’attività fisica sul territorio europeo ha consentito di mettere in evidenza la bontà delle azioni in ambito sportivo. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


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Il finanziamento è destinato a “partenariati di collaborazione”, “eventi sportivi senza scopo di lucro” e “piccoli partenariati di collaborazione”. L’introduzione di questi ultimi piccoli partenariati, come una delle novità del programma nel 2016, ha permesso altresì di destinare 34,1 milioni di euro totali (rispetto ai 22,9 milioni di euro dell’anno precedente) per il complesso delle tre “azioni” attivabili nel settore sport di Erasmus+. In un’Europa dinamica ed attiva, come riuscire allora a tenere il passo per non farsi sfuggire questo tipo di occasioni? Innanzitutto, il requisito fondante sta nell’individuazione di coloro che sono parte attiva nella proposizione e gestione del progetto, ovvero: organizzazioni no-profit, scuole e organi pubblici attive nel settore sportivo (esempi generici: comitati o club sportivi, organizzazioni sportive a livello locale, regionale, nazionale, europeo, internazionale) degli Stati membri e dei Paesi partner. Successivamente, la creazione di una collaborazione e di un partenariato tra i soggetti interessati di diversi Paesi, e la proposizione di una serie di attività in ambito spor-

COME NASCE ERASMUS+

tivo nell’arco di un tempo limitato (che va dai 12 ai 36 mesi a seconda dell’“azione” selezionata) e con una tematica comune (si pensi ad una serie di iniziative destinate all’integrazione delle minoranze o dei disabili, o piuttosto degli studi statistici e dei convegni volti a favorire la cosiddetta “doppia carriera” degli atleti), sarà utile per raggiungere le finalità prefissate dall’Unione europea in questo settore. Le piccole partnership hanno il vana cura della redazione

Erasmus+ è il programma dell’Unione europea per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport, valido per il periodo 2014-2020. Finanziato con 14,7 miliardi di euro, Erasmus+ combina e integra tutti i meccanismi di finanziamento attuati dall’UE fino al 2013. In dettaglio, sono confluiti in Erasmus+ il programma di apprendimento permanente (comprendente i progetti Comenius, Erasmus, Leonardo da Vinci e Grundtvig), il programma Gioventù in azione e i cinque programmi di cooperazione internazionale (Erasmus Mundus, Tempus, Alfa, Edulink e il programma di cooperazione bilaterale con i Paesi industrializzati). Il programma 2014-2020 comprende, infine, le attività Jean Monnet e, come spiegato nell’articolo sopra, include per la prima volta un sostegno allo sport. Erasmus+ si inserisce in un contesto socio-economico che vede, da un lato, quasi 6 milioni di giovani europei disoccupati, dall’altro oltre 2 milioni di posti di lavoro vacanti, con un terzo dei datori di lavoro a segnalare difficoltà nell’assumere personale con le qualifiche richieste. Ciò dimostra il sussistere di importanti deficit di competenze in Europa. Erasmus+ intende dare risposte concrete a questa necessità di sviluppo del capitale umano e sociale nel Vecchio continente, attraverso opportunità di studio, di esperienze lavorative o di volontariato all’estero.

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taggio, rispetto ai partenariati di collaborazione e agli eventi sportivi senza scopo di lucro, di agevolare l’accesso ai finanziamenti, che possono arrivare fino a 60.000 euro per le piccole partnership e fino a 400.000 e 500.000 euro nel caso, rispettivamente, di partnership ed eventi sportivi senza scopo di lucro. Come? Tramite una facilitazione in merito agli obiettivi da raggiungere ed alle attività da svolgere, oltre ad una più semplice ricerca di partner, ridotti a tre rispetto ai cinque delle partenership di collaborazione ed ai dodici degli eventi sportivi senza scopo di lucro. La data limite, per la presentazione dei progetti, è quella del 12 maggio e lo “start” degli stessi è previsto a gennaio 2017 per entrambi i partenariati e a novembre 2016 per gli eventi senza scopo di lucro. Come in una gara, bisogna però rispettare determinate regole per poter partecipare. Tra le attività che non possono essere inserite nella presentazione del progetto va ricordato che le competizioni sportive professionali, o organizzate regolarmente, non possono essere finanziate (si pensi, ad esempio, al campionato di calcio di Serie A). Raggiungere un risultato non è mai scontato ma, per entrare nel cuore dell’Europa anche attraverso questi progetti, l’unica soluzione è certamente quella di fare squadra. GENTE IN MOVIMENTO

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Politica estera italiana, lavori in corso Intervistiamo l’On. Mariano Rabino, che ci illustra il lavoro in atto di semplificazione delle strutture e procedure di politica estera. a cura della redazione

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n. Rabino, nel novembre scorso è nato il “Comitato permanente sulla riforma delle strutture istituzionali della politica estera dell’Italia”, che Lei presiede. Quali sono gli obiettivi del nuovo Comitato e cosa cambia rispetto al passato? Non credo che cambi molto rispetto al passato, però sicuramente vogliamo valorizzare il ruolo e soprattutto le attività di questo Comitato della Commissione Affari esteri della Camera. Lo spirito che ispirerà il nostro lavoro sarà assolutamente costruttivo e improntato alla massima collaborazione con il Ministero degli affari

esteri e della cooperazione internazionale (MAECI), che in questa fase sta profondendo uno sforzo assai intenso, considerate le varie aree di crisi che caratterizzano lo scenario internazionale e le diverse emergenze che si sono susseguite nelle ultime settimane. Il nostro primo impegno sarà di tipo ricognitivo nell’ottica di favorire una maggiore e più accurata conoscenza della struttura del MAECI, delle sue funzioni, dei suoi meccanismi di funzionamento, della sua rete di connessioni e sinergie con le strutture diplomatiche degli altri Paesi. In secondo luogo, come Comitato ci faremo promotori di una serie di NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


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proposte finalizzate ad un ulteriore incremento del livello di modernizzazione ed efficienza della Farnesina, che già annovera al suo interno esempi di assoluta eccellenza che non hanno nulla da invidiare alle diplomazie del resto del mondo come, tanto per citarne una, l’unità di crisi del cui cruciale lavoro tanto sentiamo parlare in questi giorni difficili e che ci auguriamo di poter visitare con una delegazione del Comitato che presiedo. Dal punto di vista concreto, formuleremo proposte precise per valorizzare e razionalizzare il patrimonio immobiliare del Ministero degli esteri; per digitalizzare e semplificare la procedura per il rilascio dei visti; per modernizzare il funzionamento e l’attività del sistema degli istituti di cultura italiani presenti nel mondo, valorizzandone il potenziale in termini di sviluppo e di capacità di auto-finanziamento. Quali sono le strategie da adottare per rendere più efficiente la cooperazione tra le strutture istituzionali che si occupano di politica estera? Uno degli obiettivi prioritari che abbiamo definito nei nostri lavori preparatori concerne proprio il ruolo delle ambasciate italiane all’estero

che vogliamo sempre più al servizio, oltreché dei cittadini, delle imprese, dei tanti e bravi imprenditori italiani che investono oltre confine contribuendo alla crescita complessiva del nostro sistema-Paese. Occorre sostenere e aiutare queste imprese, evitando complicazioni burocratiche che spesso ne riducono la capacità competitiva. In questo senso è utile una grande opera di semplificazione - penso per esempio ai rapporti tra i Ministeri degli affari esteri e dello sviluppo economico - e di rimozione di inutili sovrapposizioni o duplicazioni a livello di strutture e procedure.

Rinunciando a qualsivoglia tentativo di destrutturare il sistema Schengen, occorre, al contrario, concepire le nostre frontiere come frontiere non solo italiane ma realmente europee, consapevoli che il nostro destino è comune, e che dalla sicurezza di uno degli Stati membri dipende la sicurezza di tutti gli altri. Il futuro dello scacchiere globale non si giocherà più sulla contrapposizione tra singoli e deboli Stati nazionali, ma sarà imperniato sul confronto tra grandi blocchi e l’Europa ha davvero tutto per essere protagonista di questa partita decisiva.

Alla luce dei recenti attacchi terroristici in Francia e Belgio, come dovrebbe muoversi l’Italia in campo internazionale? Non ho dubbi che il futuro della nostra sicurezza e la gestione della nostra politica estera e di difesa passino dall’Europa. Personalmente sono un convinto sostenitore della necessità di giungere davvero alla costruzione dello Stato europeo, dotato di un sistema di difesa e di intelligence comuni, di una procura europea in grado di fronteggiare con efficacia la minaccia terroristica.

Terrorismo, incubo senza fine

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opo il 13 novembre parigino, l’Europa ripiomba nell’incubo del terrorismo islamista. È una mattina di marzo, il 22 per la precisione, quando

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la capitale belga viene scossa da una serie di attentati simultanei. Altri morti da piangere, altre ferite da ricucire. E sempre così vicine a noi. Perché le stragi di Bruxelles non sono un’aggressione contro il (solo) Belgio, così come gli attentati di Parigi non furono contro la (sola) Francia: ad essere sotto attacco è il cuore dell’Europa, la democrazia e la libertà di tutti noi. E poi c’è tutto ciò che succede fuori dal nostro vicinato. Che scuote, ma che presto finisce nel dimenticatoio. Che non scatena sui profili social piogge di

“foto-profilo solidali”, quelle con bandiere incorporate, per intenderci. Giusto per fare qualche esempio, gli attentati in Tunisia la primavera dell’anno scorso, in Egitto ad ottobre, in Mali a novembre, in Indonesia a gennaio, in Pakistan a marzo. Troppo lontani per suscitare vero interesse, per smuovere il nostro più sincero turbamento. Ma una cosa è certa. Non è l’Europa ad essere nel mirino della follia jihadista. Il mondo intero, quello degli “infedeli”, è in allerta. a cura di Francesca Vinai

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Un futuro più brillante per le donne d’affari I fattori esterni che ostacolano l’imprenditoria femminile nell’Unione europea e una proposta per superarli. a cura dell’On. Barbara Matera

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’Italia e l’Europa stanno facendo rapidi progressi per recuperare e riprendersi dalla crisi economica. Sebbene lentamente, il mercato del lavoro è più dinamico, come risultato dell’economia che sta crescendo di nuovo. In questo quadro di ripresa c’è, però, una risorsa qualificata e disponibile che non si sta utilizzando a pieno, ma che potrebbe dare maggiore slancio alla nostra economia. Parlo, naturalmente, delle donne. Le italiane restano contributrici sottovalutate nella nostra economia. Stime del G20 dicono che l’economia degli Stati Uniti potrebbe crescere

del 5% se le donne partecipassero al mercato nella stessa percentuale degli uomini; se si pensa che in Italia le donne lavorano ancora meno che negli Stati Uniti, il quadro è desolante. Le donne rappresentano solo il 30% degli imprenditori in Italia e il 31% nell’Unione europea. In particolare questo squilibrio è dovuto anche ai diversi campi che gli uomini e le donne scelgono per effettuare i loro investimenti, senza dimenticare che gli imprenditori uomini guadagnano in media il 6% in più e che il divario salariale in Italia è del 7,3% e del 16,3% nell’Unione europea. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


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Io so cosa vuole dire essere donna e competere in un campo dominato da uomini. Proprio per questo motivo, quando ho iniziato la mia carriera parlamentare scelsi di mettere al primo posto della mia attività politica, aiutare le donne a svolgere un ruolo di primo piano in economia. Sulla scia di questa mia personale posizione sono stata relatrice nel Parlamento europeo di una relazione “sui fattori esterni che rappresentano ostacoli all’imprenditoria femminile nell’Unione europea”. Un rapporto che contiene alcune strategie e proposte di misure che hanno come obiettivo quello di aiutare le donne che vogliono fare impresa e investire e allo stesso tempo sapere quali opportunità sono disponibili per loro a livello europeo. Dopo mesi di duro lavoro ed estenuanti negoziati nella Commissione FEMM, la relazione è stata approvata durante la plenaria in gennaio di quest’anno con l’appoggio travolgente di quasi ogni gruppo politico, con 582 voti a favore. Un grande risultato ed un grande messaggio che l’Unione europea lancia alle sue cittadine. Prima di proporre soluzioni, è stato necessario andare a fondo sul problema. Abbiamo tenuto conto di ogni ricerca disponibile, incontrato personalità ed esperti delle questioni femminili ed in particolare dell’imprenditoria femminile, con lo scopo di apprendere quello che si ritiene utile per migliorare la partecipazione delle donne al mondo imprenditoriale. Una delle priorità che ho voluto inserire nel rapporto è la raccolta di più dati sulle discrepanze di genere nell’imprenditoria. È necessario avere accesso a più dati a livello dell’Unione e degli Stati membri. Avere un quadro più completo è propedeutico alla scelta di soluzioni e programmi mirati. Un altro punto su cui ho posto l’accento è l’equilibrio lavoro-vita privata che rappresenta il primo ostacolo che molte donne affrontano nel momento di fare impresa. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

Molte donne devono conciliare tra responsabilità familiari, come prendersi cura di bambini o parenti anziani, che possono rappresentare spesso una vera e propria barriera. Alla luce di questa realtà, abbiamo chiesto che la Commissione renda disponibili delle linee di bilancio per l’imprenditoria utilizzando il canale del Fondo sociale europeo e il Fondo europeo di sviluppo regionale per aiutare le donne a diventare indipendenti e lavorare. È stato importante anche enfatizzare l’importanza del ruolo che giocano gli uomini nell’equilibrio tra vita lavorativa e vita privata. Abbiamo espressamente richiesto agli Stati membri che ancora non offrono congedo di paternità, di prevedere una legislazione adeguata in questo senso. Rispetto alla necessità di creare un know-how adeguato, abbiamo proposto alcune misure che la Commissione potrebbe attuare per permettere alle donne di condividere le buone pratiche e imparare dalle storie di successo che in tutta Europa vedono le donne protagoniste. Aiutare le donne ad accedere a questo network di condivisione, come l’European Business Center per le donne, creerà le condizioni per la condivisione di esperienze, fornendo alle donne interessate la possibilità di riunirsi e accedere a quelle informazioni utili che la Commissione può mettere a disposizione. La Commissione sta già lavorando alla creazione di questo network. La misura legislativamente più rilevante contenuta nella mia risoluzione è affrontare l’ostacolo principe che le donne incontrano al momento di proporre il loro progetto d’investimento: l’accesso al credito. Da qui la necessità di implementare la direttiva 2004/113/CE del Consiglio che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l’accesso a beni e servizi e la loro fornitura. Secondo alcuni studi effettuati dai servizi del Parlamento europeo, ci sono ancora molti Stati membri dove la direttiva non è stata pienamente applicata e dove persistono casi di

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discriminazione. Il problema che si riscontra troppo spesso è l’atteggiamento “diffidente” che frequentemente le banche assumono nell’emettere prestiti a donne perché sono percepite come meno competenti per condurre un’impresa. Per affrontare questo problema, quindi, aumenteremo il numero di fondi possibili per le piccole imprese. Infine, partendo dal presupposto che senza preparazione, istruzione e formazione impresariale per le donne e le ragazze non c’è possibilità di combattere il pregiudizio sulle competenze, ho insistito affinché siano previsti fondi per dei corsi di formazione che s’indirizzino alle neolaureate o a tutte le donne che siano interessate. Dobbiamo incoraggiare le ragazze a prediligere ambiti ad alto contenuto tecnologico, a scegliere le materie scientifiche ed economiche. Dobbiamo creare i presupposti per rendere economia e scienza non un affare per gli uomini. Una maggiore partecipazione delle donne si tradurrà in una maggiore crescita economica. Un futuro più brillante per le donne d’affari italiane ed europee è un futuro brillante per tutti.

L’europarlamentare Barbara Matera

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Sì all’economia circolare Economia circolare nei processi produttivi, sanità e sicurezza alimentare: le battaglie al Parlamento europeo. a cura dell’On. Piernicola Pedicini [in foto]

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n quanto portavoce del M5S al Parlamento europeo, mi sono recentemente occupato di tre temi che potrebbero cambiare fortemente la vita di tutti gli europei. Sto parlando di economia circolare, sicurezza sanitaria e sicurezza alimentare. Sull’economia circolare, la proposta del M5S Europa ha ottenuto il sì del Parlamento europeo ed è stato avviato un percorso che diventerà la base per un futuro basato sul riciclo e riuso. Infatti, l’economia dei processi produttivi attuali utilizza risorse naturali, trasformate in beni che diventano rapidamente rifiuti e poi vengono inceneriti o buttati in discarica. Con le nuove politiche, si passerà da un processo lineare ad uno circolare, in modo che i beni già utilizzati, invece di finire in discarica, diventino le risorse alla base di un nuovo ciclo produttivo. Sul tema sanità, il Parlamento europeo ha approvato (con 637 voti a favore e solo 32 contrari) il Rapporto di cui sono titolare, discusso ed emendato dai cittadini grazie al sistema operativo del M5S Lex. Ho lottato per far inserire nel testo alcuni principi fondamentali che serviranno a tutelare i diritti dei pazienti di tutta Europa. Vengono difesi i diritti nega-

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ti da politiche economiche sbagliate provocate dall’austerity e dalla gestione politico/clientelare dei sistemi sanitari. In Italia, per esempio, le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: ospedali fatiscenti e mal organizzati, errori medici e mancanza di informazioni fra reparti e medici, prescrizioni illeggibili, stanchezza degli operatori, carenza del personale. Si deve combattere tutto questo e vanno creati organismi indipendenti a cui denunciare eventi avversi ed errori medici, inoltre va disciplinato l’uso e l’abuso degli antibiotici. Infine, la sicurezza alimentare, a cominciare dagli antibiotici utilizzati negli allevamenti intensivi di carne. Il Parlamento europeo il 10 marzo scorso ha approvato un Rapporto legislativo sui prodotti medicinali veterinari, basato su principi importantissimi: chi somministra antibiotici agli animali, ad esempio, deve rispettare adesso norme severe sul rispetto della diversità genetica degli allevamenti, sulla densità di allevamento, l’isolamento degli animali malati dal resto del gruppo e così via. Il testo finale verrà discusso dal Consiglio europeo. Altro tema, la battaglia per fermare l’uso del glifosato, il potente pesticida giudicato probabilmente cancero-

geno dallo IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Il disastro umanitario generato dal diserbante della Monsanto è una storia recente e tristemente nota in Colombia. Il Governo sudamericano ne ha bandito l’utilizzo nel 2015, dopo le denunce dello IARC. Ma l’ultima mossa della Commissione europea punta a tutelare da un lato i profitti economici della Monsanto e dall’altro la credibilità dell’EFSA, l’Agenzia UE per la salute alimentare uscita con le ossa rotte dalla vicenda, colpevole - secondo la comunità scientifica - di aver utilizzato dati non indipendenti per le sue analisi, nel tentativo di smentire lo IARC. Confermando la tendenza dell’istituto a tutelare gli interessi delle multinazionali piuttosto che la salute pubblica. Il glifosato dev’essere messo al bando e il principio di precauzione, sancito nei Trattati, deve essere rispettato. La Commissione Ambiente ha votato positivamente una risoluzione promossa dai Deputati di vari partiti politici, incluso il Movimento 5 Stelle, per opporsi al rinnovo dell´autorizzazione. Vedremo cosa succederà nella prossima seduta plenaria del Parlamento. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


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La quarta rivoluzione industriale è realtà Da qui al 2020 la tecnologia cancellerà 7,1 milioni di posti di lavoro. Come gestire il processo e investire? a cura dell’On. Patrizia Toia

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rodotti intelligenti che dialogano tra loro attraverso reti senza fili, stampanti 3D, innovazione continua, sistemi di produzione modulari, flessibili e decentralizzati e superamento delle frontiere tra Paesi, tra manifattura e servizi, tra hardware e software, tra produttori e consumatori. Il mondo è in piena rivoluzione industriale, la quarta, e né l’Europa né l’Italia possono permettersi il lusso di restare a guardare. Gli storici fanno risalire la prima rivoluzione industriale all’invenzione della macchina a vapore nel 1784, la seconda all’introduzione del petrolio e della produzione di massa a partire dal 1870 e la terza alla nascita dell’informatica nel 1970. La quarta, che stiamo vivendo, nasce dalle tecnologie digitali. La questione è stata al centro del World Economic Forum che si è tenuto a gennaio a Davos, in Svizzera. Non sarà una rivoluzione indolore. Nel rapporto “Future Jobs” presentato in quell’occasione si prevede che da qui al 2020 l’innovazione tecnologica cancellerà 7,1 milioni di posti di lavoro e ne creerà 2,1 milioni, con un saldo NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

negativo di 5 milioni di posti e un aumento delle diseguaglianze. Per questo il processo va gestito in tempo. Da mesi a Bruxelles si moltiplicano gli studi di think tank indipendenti e istituzioni comunitarie che analizzano il fenomeno e i ritardi da colmare. Il 75% dell’impatto dell’economia digitale è utilizzato dalle industrie tradizionali ma, ha ricordato l’anno scorso la commissaria UE all’Industria, Elzbieta Bienkowska, solo l’1,7% delle imprese europee fa uso delle tecnologie digitali avanzate e prende in considerazione le nuove opportunità di business, mentre il 41% delle imprese non usa nessuna di queste. Nell’ultimo Quadro di valutazione dell’innovazione, la Commissione indica che quasi la metà delle imprese manifatturiere europee non ha usato tecnologie di produzione avanzate in passato e non ha intenzione di usarle nel prossimo anno. Uno studio della società di consulenza Roland Berger stima che se l’Europa investisse nella quarta rivoluzione industriale 60 miliardi di euro all’anno, fino al 2030, si creerebbe un valore aggiunto di 500 miliardi e ci sarebbero 6

milioni di posti di lavoro in più. Nell’UE, infatti, c’è un livello di disoccupazione intollerabile, eppure il 40% delle aziende che cerca personale nel settore ICT riferisce di avere difficoltà a trovarlo. Secondo la Commissione, ogni anno c’è bisogno di 150.000 esperti di informatica aggiuntivi. Ma la cosa non riguarda solo gli esperti. In futuro si stima che il 90% dei posti di lavoro richiederà una qualche forma di conoscenza digitale. Nella sua Strategia europea per la “Digital Industrial Leadership” nel mercato unico digitale la Commissione segnala che circa il 40% dei cittadini UE ha capacità digitali “insufficienti” o inesistenti. Negli ultimi mesi il Governo, oltre a investire fortemente nella banda larga, ha presentato un piano per l’Industria 4.0. La Commissione ha suggerito azioni da prendere a livello nazionale e prevede di dedicare alla digitalizzazione e all’industria 4.0 per i prossimi cinque anni 500 milioni di euro, presi dal bilancio per la ricerca Horizon 2020, che si aggiungono ai fondi del Piano Juncker per gli investimenti. Le opportunità ci sono, ora si tratta di saperle cogliere. GENTE IN MOVIMENTO

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Piccola imprenditoria, strategie di rilancio Intervistiamo l’europarlamentare Rosa D’Amato sui programmi UE per ridare competitività alle piccole imprese. L’Italia, con il suo 80% di PMI, può dare un contributo fondamentale. a cura della redazione

L’europarlamentare Rosa D’Amato

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n. D’Amato, quali strategie renderebbero più competitive le PMI italiane? Le PMI hanno bisogno di innovazione, anche in settori considerati maturi e tradizionali. L’impresa forte mostra di continuo quest’abilità di rinnovamento e riesce a cogliere opportunità sorprendenti in ambiti dove apparentemente tutto sembra già scoperto. Il sistema competitivo è in continua evoluzione e sempre nuovi concorrenti possono presentarsi sul mercato, non solo nel settore dei prodotti di massa ma anche in quello dei prodotti di nicchia, molto importante per il sistema produttivo italiano. Occorre coprire il più possibile il mercato interno ma anche internazionalizzarsi, una doppia sfida da raccogliere con intelligenza. Le aziende che meglio affrontano i mercati esteri dovrebbero divulgare i propri comportamenti strategici e organizzativi, così da essere replicati anche in altre situazioni. La spinta verso l’estero pare essere data dalla capacità di fare qualità e offrire servizi, piuttosto che ricercare efficienza attraverso la crescita dei volumi e l’abbattimento dei costi. In un contesto come quello italiano, l’unico posizionamento ancora sostenibile è quello della massima qualità, ancor di più in un’ottica green. Tutti questi punti sono citati nel mio report al Parlamento UE sulle PMI, che spero possa indicare la strada ad una maggiore competitività sia per le PMI italiane che per quelle europee. Come può l’Unione europea favorire il processo di crescita delle PMI? Serve innanzitutto un processo integrato di politica regionale e politica europea che si concentri su settori specifici come il manifatturiero, le

nuove tecnologie, le costruzioni sostenibili, i veicoli verdi e le smart grids. Ciò potrebbe implementarsi attraverso l’uso di fondi per finanziare formazione e programmi di imprenditorialità e per ridurre il carico amministrativo delle imprese. Per poter attirare nuovi investimenti inoltre è indispensabile proteggere la proprietà intellettuale, il che darebbe un contributo decisivo alla lotta alla contraffazione. Anche l’approvvigionamento di energia a costi contenuti è fondamentale: le imprese europee hanno il costo dell’energia più alto al mondo e bisogna proporre, nel rispetto della lotta ai cambiamenti climatici, un deciso processo di decarbonizzazione e di autoproduzione energetica. Infine, l’accesso al credito rappresenta un altro passo importante nel processo di supporto alle PMI europee. In tal senso, un maggior utilizzo di programmi come COSME potrebbe aiutare. Le differenze a livello economico, governativo e culturale tra i Paesi UE sono di ostacolo ad un programma comune di tutela delle PMI? No, non credo rappresentino un elemento ostativo. Anzi, possono fungere da spinta per prendere il meglio di ogni realtà e metterlo insieme per creare un unico sistema, applicabile a tutto il territorio comunitario. La strada da fare è lunga e il processo non è per nulla scontato, ma posso dire che in Commissione sviluppo regionale del Parlamento europeo si lavora molto in tal senso. A volte interagiscono in questo percorso gli egoismi nazionali e la difesa delle proprie PMI ma credo che proprio in questo il nostro Paese, con il suo 80% di PMI, possa dare un contributo importante e fungere da faro per un programma di tutela delle imprese. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


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Figli dello Stato, non figli di nessuno 35.000 minori senza famiglia vivono fra cooperative, servizi sociali e tribunali. Uno scandalo tutto italiano. a cura dell’On. Gianni Melilla

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minori italiani orfani o allontanati dai genitori e parcheggiati nelle case famiglia o nelle comunità sono circa 35.000. Dati certi non esistono e già questo è uno scandalo clamoroso in un Paese in cui si declama il valore sacro dei bambini. Questi minori vivono in un mondo di cooperative, servizi sociali, strutture di accoglienza, tribunali in cui circola tanto denaro e troppo interesse privatistico. Si parla di una spesa annuale di circa 1 miliardo di euro, ma un dato certo non esiste e questo è un secondo scandalo incredibile. Il Garante dell’Infanzia ha pubblicato finalmente nel novembre 2015 una prima e lacunosa raccolta dei dati che solleva una profonda inquietudine nella coscienza democratica e cristiana del Paese. Le rette che vengono pagate variano da Comune a Comune, dal sud al nord del Paese in modo irragionevole, da un minimo di 40 euro al giorno sino a casi di 400 euro. Si presuppone dunque una profonda diversità qualitativa dei trattamenti riservati a questi “figli” sfortunati dello Stato. La media di permanenza nelle strutNUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

ture è di circa 3 anni. Gli affidamenti temporanei, che dovrebbero durare al massimo 2 anni, spesso vengono rinnovati sine die. Su 10.000 coppie italiane che chiedono di adottare un minore italiano, solo 1000 raggiungono l’obiettivo. Si tratta di un dato incredibile. Il business nel “settore” ostacola le adozioni per la semplice circostanza che ogni adozione è una retta in meno. I vecchi orfanotrofi sono stati sostituiti con un sistema altrettanto inaccettabile. Gli scandali sono purtroppo all’ordine del giorno ed emerge una realtà di grande sofferenza in cui i maltrattamenti, gli abusi e le violenze contro i minori, a volte anche disabili, non sono l’eccezione. Non esistono controlli rigorosi e omogenei sul territorio nazionale, così come i criteri di accreditamento delle strutture di accoglienza sono diversi da Regione a Regione. Anche sui giudici minorili vi è da evidenziare una realtà opaca. Secondo il servizio dal titolo “Orfanotrofi, umiliati e offesi”, che raccoglie il dossier della Onlus “Finalmente liberi”, ben

211 giudici onorari minorili che ogni giorno decidono su adozioni e affidamenti, sono incompatibili in quanto fondatori, amministratori o dipendenti delle strutture di accoglienza dei minori, in palese violazione di quanto stabilisce il CSM. I nuovi criteri finalmente chiari stabiliti dal CSM per l’affidamento degli incarichi dei giudici onorari minorili stabiliscono l’incompatibilità con le cariche rappresentative e con rapporti di lavoro nelle strutture di accoglienza dei minori, ma solo a partire dalle nomine del triennio 2017-2020. Si tratta di una situazione inaccettabile, su cui va acceso un faro di umanità. I servizi sociali sono insufficienti e lavorano sull’onda dell’emergenza. Non esiste un registro nazionale delle strutture di accoglienza. La sezione dell’ONU che si occupa dell’infanzia ha denunciato la situazione dei minori orfani o allontanati dai genitori in Italia. Insomma, è ora che il Parlamento e il Governo si occupino di questa realtà di disagio e sofferenza che interessa 35.000 bambini e ragazzi che sono figli non di nessuno, ma dello Stato. GENTE IN MOVIMENTO

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Terzo settore riformato La Legge di riforma del terzo settore sta per vedere la luce: ecco i punti salienti. a cura dell’On. Luigi Bobba

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i è concluso, il 30 marzo scorso, l’esame da parte del Senato del disegno di Legge di riforma del terzo settore, dell’impresa sociale e della disciplina del servizio civile universale. La Legge Delega di riforma, frutto di un percorso piuttosto articolato iniziato ormai due anni fa con l’approvazione del testo da parte della Presidenza del Consiglio, interviene in modo strutturale su un settore che coinvolge oltre 6 milioni di volontari e più di 300.000 organizzazioni non profit. Entrando nello specifico, il testo - che ha l’obiettivo di riordinare, semplificare ed innovare la normativa degli Enti non profit - prevede rilevanti novità che spaziano dall’introduzione, per la prima volta, di una definizione giuridica di terzo settore, una sorta di “carta d’identità” che aiuta a configurare e tracciare il perimetro di questo variegato universo, fino all’istituzione di un registro unico del terzo settore che va a sostituire i 33 diversi registri attualmente in vigore, facilitando la conoscibilità ed aumentando al contempo la trasparenza per tutti gli stakeholders di riferimento. All’art. 5 vengono ridefiniti i Centri di servizio per il volontariato che, con il nuovo impianto, diventano una vera e propria infrastruttura di servizio e di aiuto per lo sviluppo di tante piccole

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realtà associative, mentre, in materia di impresa sociale - intesa ora come organizzazione privata che svolge attività d’impresa e destina i propri utili prioritariamente al conseguimento dell’oggetto sociale - vengono introdotte nuove facilitazioni normative e fiscali contemplando la possibilità per quest’ultime di accedere sia a forme di raccolta di capitali di rischio tramite portali telematici in analogia a quanto previsto per le startup innovative, che di beneficiare di misure agevolative volte a favorire gli investimenti di capitale. Sostanziali le novità anche sul fronte del servizio civile che diventa “universale” - aperto cioè a tutti coloro i quali desiderino intraprendere questa esperienza - avrà una durata compresa tra gli 8 e i 12 mesi, potrà essere svolto in un Paese dell’Unione Europea e verrà esteso anche ai cittadini comunitari ed extracomunitari regolarmente soggiornanti. L’obiettivo, sicuramente ambizioso e che rappresenta un importante investimento sul capitale sociale del Paese, è quello di arrivare entro il 2017 a 100.000 giovani in servizio, pari a circa un quinto di una generazione. In tema di misure fiscali e di sostegno economico, l’art. 9 della Delega introduce non solo una razionalizzazione e semplificazione dei regimi di deduci-

bilità e detraibilità delle erogazioni liberali a favore degli Enti non profit ma anche il completamento della riforma dell’istituto del 5x1000. Il testo licenziato dal Senato prevede, infine, la costituzione di due nuovi soggetti giuridici: il Consiglio nazionale del terzo settore, organismo di consultazione che vedrà presente al suo interno tutte le diverse “famiglie” del terzo settore e fungerà da “interlocutore” per il monitoraggio della legge e l’utilizzo di risorse, e la Fondazione Italia Sociale, strumento che avrà lo scopo di sostenere la realizzazione e lo sviluppo di interventi innovativi da parte di Enti del terzo settore rivolti, in particolare, ai territori e ai soggetti più svantaggiati, svolgendo una funzione sussidiaria e non sostitutiva dell’intervento pubblico. L’importante risultato raggiunto, frutto di un intenso e condiviso lavoro con tutti i soggetti istituzionali coinvolti, apre la strada per la terza ed ultima lettura, che avverrà con tutta probabilità entro maggio alla Camera. Successivamente si inizierà a lavorare sui Decreti delegati che, andranno comunque adottati entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della Legge. La riforma del terzo settore, dopo un percorso durato due anni, sta dunque per vedere finalmente la luce! NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


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Banconote lanciate dagli elicotteri Elargire denaro per stimolare i consumi: la BCE non esclude di ricorrere all’opzione

helicopter money. a cura di Vinicio Paselli

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a BCE, interpellata dai media, non ha escluso in futuro il “lancio di moneta dagli elicotteri” per rilanciare l’economia europea. La helicopter money consiste nell’elargizione alla popolazione del valore attuale dei profitti futuri di signoraggio. Di conseguenza la banca centrale per molti anni non potrà più elargire signoraggio allo Stato. La misura è stata adottata in tempi recenti in Venezuela e nello Zimbabwe con risultati di iperinflazione recessiva, ma ad alcune condizioni potrebbe invece funzionare. Potrebbe fungere da carburante, non da moto. Si tratta in poche parole di una “bancarotta” della banca centrale, che però non fallisce per definizione. La banca centrale può colmare il buco comprando ulteriori attività finanziarie, cioè espandendo la base monetaria, oppure mediante la ricapitalizzazione diretta, in quanto le banche centrali son già troppo distorsive e NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

troppo presenti. La moneta dagli elicotteri potrebbe recare benefici superiori ai rischi solo nel caso in cui: • Sia prefissato che è una misura eccezionale e non ripetibile in caso di crisi. Importante scongiurare aspettative inflazionistiche permanenti ed evitare categoricamente qualunque controllo governativo sulle banche centrali moderne. • Venga rafforzata l’azione riformatrice per evitare che il lancio si tramuti in pura inflazione. • Vengano alzati i tassi di interesse a livelli nulli dai tassi negativi in vigore al momento, in modo da evitare eccessivi deprezzamenti del valore del denaro, che potrebbero compromettere gli investimenti futuri proprio laddove i capitali (delle imprese medio-piccole e delle famiglie sovraindebitate) sono scarsi. La moneta dagli elicotteri consisterebbe nel regalare alla popolazione denaro a patto che lo spenda in un certo lasso di tempo.

In cambio i governi nazionali dovrebbero ricapitalizzare la rispettiva banca centrale in un certo numero di anni.

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Università al servizio del territorio La cooperazione tra ogni Ateneo e il sistema socio-economico in cui è inserito contribuisce a sviluppare il territorio. a cura di Andrea Maggi

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a secoli, lo sviluppo e la diffusione della cultura e della scienza attraverso l’attività didattica e di ricerca costituiscono la prima natura delle Università. L’insegnamento è di sicuro l’espressione e la funzione più antica: negli Atenei il sapere veniva trasmesso ai nuovi allievi, alcuni dei quali, attirati dalla ricerca, diventavano a loro volta studiosi ed insegnanti. Ecco che quasi contemporaneamente, nasce all’interno degli Studi la ricerca scientifica. Recentemente, accanto a queste due tradizionali funzioni, se ne sono affiancate altre, quali la collaborazione scientifica e culturale a livello nazionale ed internazionale e la cosiddetta terza missione, che si sviluppa in tre direzioni: l’impegno attivo della comunità scientifica per la società, il trasferimento tecnologico e le attività internazionali e quelle di comunicazione per la diffusione dei risultati della ricerca. L’istituzione universitaria rappresenta da sempre una garanzia di crescita e miglioramento per il territorio in cui è insediata. L’Università e la sua città

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hanno l’esigenza di stabilire relazioni costruttive in un’ottica di reciproca utilità e proprio la costruzione di un rapporto solido e continuativo è uno degli aspetti chiave del processo di innovazione in atto. È necessario comunicare, al di fuori delle mura, le conoscenze prodotte all’interno dell’Università per costruire reti di relazioni con il mondo “esterno” e con il territorio, inteso come tessuto economico locale. Tali conoscenze si traducono quanto più rapidamente possibile in sviluppo dei territori, benessere per i cittadini, nuove occasioni di impresa e di lavoro. È oggi, infatti, sempre più urgente rispondere con prontezza ed efficacia alle domande che nascono dal territorio in cui l’Università è inserita, per realizzare un circuito di cooperazione tra sistema di formazione e sistema economico, capace di contribuire concretamente allo sviluppo della competitività del Paese. Tutto ciò in una ottica di sistema, per prendere parte attivamente al consolidamento di una rete che nasce dall’Università e si estende agli

organismi politici ed economici del territorio, dagli enti locali al mondo imprenditoriale. Ma vediamo come: 1. Innanzitutto con l’impegno attivo nei confronti della società. Un esempio potrà essere indicativo: come tutti sappiamo, quattro anni fa l’Emilia è stata colpita da due terribili terremoti che hanno causato decine di morti e danni alle abitazioni, alle attività produttive e al patrimonio storico. L’Università di Ferrara, anch’essa duramente colpita dagli eventi sismici, in quella occasione ha immediatamente messo a disposizione delle istituzioni le proprie competenze per affrontare le situazioni di emergenza, messa in sicurezza, ricostruzione e restauro. Ma sono decine i casi di Atenei impegnati in vari settori, fortunatamente in circostanze meno drammatiche, a favore della società e del territorio. 2. Con il trasferimento tecnologico e le attività internazionali. La valorizzazione della conoscenza per contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico del territorio, NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


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assume oggi un ruolo sempre più rilevante. La globalizzazione ha portato gli Atenei a sviluppare un processo di internazionalizzazione sempre crescente affiancato dall’intrecciarsi tra attività di ricerca e mondo produttivo. Oggi, il rapporto tra Università e Industria ha assunto un respiro sempre più strategico ed è sempre più sentita la necessità di una maggiore divulgazione e rendicontazione di questa collaborazione. 3. Attraverso la comunicazione e la divulgazione dei risultati della ricerca. Oggi le Università comunicano quotidianamente in maniera molto intensa, sono tutte dotate di uffici stampa e spesso investono budget anche importanti per pubblicità, ma queste attività si caratterizzano per avere quasi sempre il solo obiettivo di attrarre studenti al di fuori dei propri “bacini di utenza”. Quello che occorre oggi, per creare partecipazione e coesione intorno agli Atenei, è una comunicazione

volta a diffondere l’attività di ricerca, non solo nella comunità scientifica. Ecco, proprio da una maggiore diffusione dell’impegno attivo degli Atenei nei confronti della società, del trasferimento tecnologico, delle attività internazionali e dei risultati della ricerca, parte il processo di rinnovamento. Fondamentale in questo processo è aumentare sempre più gli sforzi di

informazione e trasparenza dei processi decisionali ed operativi, anche attraverso strumenti come il bilancio sociale, comunicando, non solo a fini utilitaristici, progetti, attività e risultati. Compiti questi che dovranno vedere sempre più impegnati gli Atenei, perché complementari a quelle che sono le più nobili e secolari funzioni delle Universitas.

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Comunità montana, sentinella del territorio È l’unico consesso democratico in cui i Comuni possono decidere insieme le strategie da adottare per conservare e valorizzare il territorio. a cura della redazione e in collaborazione con Agenzia Eventi

Il Presidente Luciano Romanzi

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S

ono Enti territoriali che raccolgono Comuni montani (e pedemontani) limitrofi. Parliamo delle Comunità Montane, che negli anni hanno generato forti discussioni, che in molti casi ne hanno determinato l’abolizione. Il Presidente della Comunità Montana dell’Aniene, Luciano Romanzi, ci spiega quale ruolo può ancora avere una Comunità Montana per la tutela e la promozione del territorio. Quale ruolo può giocare una Comunità Montana nello sviluppo del territorio e quali strumenti mette in campo per valorizzare i Comuni che ne fanno parte? La Comunità Montana a mio avviso, soprattutto in realtà territoriali come la valle dell’Aniene, che ricordo, ha delle peculiarità paesaggistiche naturalistiche e architettoniche in un certo senso uniche in tutta Italia, rappresenta un ruolo determinante per lo sviluppo e la salvaguardia complessiva del territorio. Infatti, più di qualunque altro Ente, la Comunità Montana è deputata a svolgere il cosiddetto ruolo di “sentinella del territorio”, oltre che l’unico consesso democratico nel quale tanti amministratori locali dei Comuni che ne fanno parte, hanno la possibilità di incontrarsi e studiare insieme le strategie da adottare per conservare, valorizzare e promuovere un ambito territoriale omogeneo. La X Comunità Montana dell’Aniene, che mi onoro di presenziare da alcuni anni, ha messo in cantiere una molteplicità di iniziative attraverso, per esempio, la Legge regionale 40/99, il Piano di sviluppo rurale 2014-2020, la Legge regionale 9/99 (“Legge sulla montagna”), ecc., che hanno sicuramente valorizzato i Comuni della Comunità Montana ma anche creato opportunità di lavoro in loco.

Lo spopolamento delle zone montane ha colpito la Comunità dell’Aniene? Come combattere il fenomeno? Purtroppo il fenomeno dello spopolamento ha colpito anche la nostra comunità montana, per una molteplicità di motivi legati soprattutto alle caratteristiche di un territorio prettamente montano. Questa situazione è stata aggravata anche dalla famigerata crisi economica, che spero vivamente possa essere superata definitivamente al più presto. La Comunità Montana dell’Aniene per cercare di combattere o comunque di arginare questo che io considero molto spesso inevitabile fenomeno, il più possibile ha impegnato risorse ed energie su interventi che hanno riguardato la mobilità e i trasporti locali, i servizi sociali e sanitari, scolastici e sportivi, culturali e turistici, ambientali e dello sviluppo sostenibile, e ovviamente tutto il settore agricolo. Esiste un’interazione tra le diverse Comunità Montane d’Italia? Certamente. Esiste un Ente che si chiama UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani): un’organizzazione nazionale presente in ogni Regione italiana, che raduna e rappresenta i Comuni montani e le Comunità Montane, oltre ad associare Province, consorzi, Camere di commercio e altre entità operanti in montagna. Un’organizzazione che esiste da più di cinquant’anni ed è rappresentativa di un bacino territoriale pari al 54% di quello italiano e nel quale vivono oltre dieci milioni di abitanti. Ovviamente oltre all’UNCEM, le Comunità Montane possono liberamente creare delle forme di associazione o se vogliamo di collaborazione per condividere progetti ed idee per promuovere e valorizzare sinergicamente territori anche distanti tra loro. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


previdenza

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Lavoro accessorio, i numeri dei voucher

S

empre più la tipologia del lavoro accessorio sta assumendo dimensioni considerevoli, tra le forme più gradite dai datori di lavoro, per regolare i rapporti di lavoro con i lavoratori. Le considerazioni che vengono fatte su tale utilizzo sono varie e le più disparate. Di certo il successo di tale forma di contrattazione di lavoro fa molto pensare e discutere. Però, non si può non evidenziare il fatto che comunque l’utilizzo massivo di tale contrattazione favorisce sicuramente l’emersione di larga parte che potrebbe essere considerata in una fascia del lavoro in “nero”. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

A beneficiarne, quindi, è l’economia globale della nazione. Dalla sperimentazione per le vendemmie del 2008, il sistema dei buoni lavoro è andato progressivamente ampliandosi sotto diversi profili, tra cui la modalità di distribuzione dei voucher, inizialmente acquistabili presso le sedi INPS ovvero tramite la procedura telematica, e successivamente ampliatasi grazie alle convenzioni stipulate con l’associazione dei tabaccai prima e con le Banche popolari poi, e da ultimo con la possibilità di acquistare voucher direttamente presso tutti gli uffici postali. Attualmente, l’acquisto dei voucher presso i tabaccai è di gran lunga pre-

Dal 2008 ad oggi il sistema dei buoni lavoro si è progressivamente ampliato, con tassi di crescita importanti nel commercio. a cura di Giovanni Firera

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previdenza

valente. Complessivamente, da agosto 2008 (inizio della sperimentazione sull’utilizzo dei voucher per vendemmie di breve durata) al 31 dicembre 2015, risultano venduti 277,2 milioni di voucher di importo nominale pari a 10 euro. L’importo nominale di 10 euro di ogni singolo voucher comprende la contribuzione a favore della Gestione separata INPS (1,30 euro), quella in favore dell’INAIL (0,70 euro) e una quota per la gestione del servizio (0,50 euro). Il compenso netto per il lavoratore è di 7,50 euro. La progressiva estensione degli ambiti oggettivi e soggettivi di utilizzo del lavoro accessorio è andata di pari passo con l’aumento della vendita dei voucher, che ha registrato un tasso di crescita del 70% dal 2013 al 2014, e del 66% dal 2014 al 2015. La tipologia di attività per la quale è stato complessivamente acquistato il maggior numero di voucher è il commercio (17,5%). La consistenza della voce “altre attività” (34,1%; include “altri settori produttivi”, “attività specifiche d’impresa”, “maneggi e scuderie”, “consegna porta a porta”, altre attività residuali o non codificate) è il riflesso della storia del lavoro accessorio. In origine, il lavoro accessorio era destinato ad ambiti oggettivi di impiego

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La vendita dei voucher ha registrato un tasso di crescita del 70% dal 2013 al 2014, e del 66% dal 2014 al 2015. Ma la carenza di lavoro al Centro-Sud ha fatto sì che qui i voucher siano stati richiesti meno che al Nord.

circoscritti (quindi codificabili), che negli anni si sono progressivamente ampliati, fino alla riforma contenuta nella Legge 92 del 2012 che permette di fatto l’utilizzo di lavoro accessorio per qualsiasi tipologia di attività. Il ricorso ai voucher è concentrato nel Nord del Paese: il Nord Est con 104,3 milioni di voucher venduti incide per il 37,6%, mentre il Nord Ovest con 81,0 milioni di voucher venduti incide per il 29,2%. È importante notare che le Regioni del Nord sono quelle che più di altre ne hanno usufruito.

Penso che tale motivazione sia da ricercare in una maggiore offerta di lavoro, che numericamente è maggiore nelle Regioni settentrionali del nostro Paese. La carenza del lavoro nel Centro-Sud Italia ha fatto sì che anche i voucher siano stati richiesti in misura minore che altrove (nel Nord appunto). La Regione nella quale si è avuto il maggiore ricorso ai voucher è la Lombardia, con 47,5 milioni di buoni lavoro venduti. Seguono il Veneto, e l’Emilia-Romagna. Il numero di lavoratori è cresciuto costantemente negli anni, mentre il numero medio di voucher riscossi dal singolo lavoratore, invece, è rimasto sostanzialmente invariato: circa 60 voucher l’anno dal 2012 in avanti. Poiché l’importo netto che il lavoratore riscuote per ogni voucher è di 7,50 euro, si ricava che il compenso annuale medio netto dal 2012 in poi non è mai arrivato a 500 euro. Non ci sono differenze significative tra i sessi in termini di compenso. La quota di lavoratori di cittadinanza extracomunitaria nel 2015 è dell’8,6%. Non ci sono differenze significative nel numero medio di voucher riscossi rispetto alla cittadinanza. Su 1.380.030 lavoratori che hanno svolto attività nel 2015 il numero di “nuovi” lavoratori è stato pari a 809.341, vale a dire il 59%. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


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costume e società

Le trappole logiche

I

l mondo della Grande Rete non finisce mai di stupirci e il recente pseudo-scoop della presenza di virus HIV nella carne bovina lo dimostra, soprattutto per la cosiddetta “viralità” con cui certe notizie scandalistiche si espandono senza alcun tipo di controllo. Premesso che la diffusione di notizie non verificate andrebbe perseguita e sanzionata come caso di procurato allarme, la riflessione da fare è un’altra, molto più ampia e inquietante. È naturalmente impossibile essere esperti di tutto, per cui se esistono alcuni campi in cui il bagaglio culturale del singolo lo mette in condizione di individuare una bufala e smascherarla con sicurezza, esiste parallelamente un mare magnum di settori, in cui il lettore, telespettatore o navigatore di Internet è totalmente indifeso. Un buon sistema per tentare di sottrarsi alle “bufale subliminali” è quello, per esempio, di non assistere a talk-show NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

televisivi in cui vi sia più di un esperto: la presenza di due o più intervenuti innesca invariabilmente meccanismi perversi di deviazione dalla realtà, finalizzati a far prevalere il proprio parere sugli altri. Molto spesso, non si tratta di comportamenti casuali, ma di tecniche retoriche studiate a tavolino da esperti di comunicazione, che poi istruiscono chi dovrà parlare, non al fine di permettere al telespettatore di capire meglio il problema, ma di confonderlo più di quanto non sia e, possibilmente, di indurlo a formarsi un’opinione invece che un’altra. Se ci fate caso, queste tecniche sono onnipresenti. Proviamo a fare qualche esempio di trappola logica fraudolenta e poi divertitevi, si fa per dire, a notare quanto detto, la prossima volta che assisterete ad un qualunque talk-show dove siano presenti due o più esperti, professori, onorevoli, scienziati, opinionisti o altri assimilabili.

Sul web, come in TV o alla radio, siamo sempre più esposti a notizie-bufale e a messaggi subliminali confezionati ad hoc. Come smascherarli? a cura di Ferruccio Marello

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costume e società

Le frasi di seguito indicate ad esempio sono ricavate da telegiornali di varie reti, talk-show e trasmissioni di intrattenimento culturale di tutti i canali e programmi radiofonici con partecipazione diretta del pubblico.

D

eduzioni statistiche. Attribuire significatività statistica ad alcuni eventi del tutto casuali. “Alcuni migranti hanno compiuto gravi reati in Italia, quindi, dato l’alto numero degli arrivi, i reati gravi possono solo aumentare”.

C

ause sbagliate. Dare ad intendere che, poiché se due eventi sono accaduti insieme o in sequenza, uno deve essere per forza la causa dell’altro. “Nel 2014-2015 hanno chiuso xxx mila aziende a causa della crisi economica”.

E

ccezioni irrilevanti. Se un evento prova il contrario di quanto sostenuto, definirlo come un’eccezione. “La grande maggioranza dei giovani non cerca più lavoro o emigra all’estero. È vero che alcuni lo trovano, ma sono eccezioni”.

L

’uno o l’altro. Presentare solo due aspetti di un problema, inconciliabili tra loro, nascondendo l’esistenza di altri punti di vista. “I prodotti OGM possono solo dare o non dare problemi di salute alle persone che li consumano”.

L

e origini prima di tutto. Giudicare un qualcosa come giusto o sbagliato sulla base dell’origine. “Il prodotto agroalimentare se è italiano è di eccellenza”.

C

ortocircuito assertivo. Sostenere che una cosa è vera, in quanto quella cosa è nota come senz’altro vera. “Mangiare carne danneggia la salute. Lo sanno tutti”.

G

uerriglia verbale. Inserire in una domanda un’affermazione falsa o offensiva, per costringere l’interlocutore a mettersi sulla difensiva. “Voi allevatori avete tutti sempre abbondantemente lucrato sul discorso delle quote latte”.

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R

iferimento all’autorevolezza. Affermare a proprio vantaggio, in assenza di solidi argomenti propri, l’opinione di qualcuno di chiara fama. “Il dietologo Prof. xxx afferma che l’aloe vera delle foreste del Madagascar superiore accelera portentosamente il dimagrimento senza alcuna fatica”.

P

ressioni emozionali. Suscitare le emozioni altrui e approfittarne per confondere l’interlocutore. “Le violenze sulle donne sono quasi sempre condotte da extracomunitari. Vorrei vedere capitasse a sua figlia o sua moglie!”.

P

ropagazione del dubbio. Sfruttare il fatto che una tra le ragioni dell’altro è più debole o magari errata, per affermare che tutto il ragionamento non sta in piedi. “Tutti gli OGM sono dannosi e vanno aboliti, perché non è vero che sono innocui, in quanto danneggiano la biodiversità”.

ad un prossimo picco dei trends”.

I

ncredulità convinta. Sostenere che, poiché una cosa è difficile da capire per una “persona normale”, deve per forza essere falsa. “Non possono esistere prodotti alimentari totalmente garantiti lotto dopo lotto, perché è tecnicamente impossibile”.

O

nere della prova. Affermare un qualcosa e sfidare l’altro a provare il contrario. Ma l’onere della prova è sempre di chi afferma e non di chi confuta. “L’Italia è il Paese europeo dove si applica il più efficace ed efficiente controllo sanitario sugli alimenti circolanti”.

A

ttacchi personali. Attaccare il carattere, i tratti fisici o culturali del proprio interlocutore, anziché rispondere alle sue argomentazioni. “Voi arabi non siete credibili, se andate in giro vestiti in quel modo assurdo”.

P

C

V

N

M

Q

T

L

ropagazione del vero. Far passare la tesi per cui quello che è vero per una parte di una questione complessa debba essere per forza vero per tutto il resto. “La presenza di molti migranti in Italia è un grave problema di sistemazione logistica e quindi si devono fermare ancora prima che partano”.

alorizzazione degli aneddoti. Citare un’esperienza personale per controbattere le ragioni dell’interlocutore, generalizzandone il significato. “Non è vero che i centri per l’impiego non funzionano. Un mio collega ha trovato lavoro in meno di un mese”. anipolare i dati. Presentare gruppi di dati statistici, inventando connessioni di causa-effetto favorevoli con quanto si sta dichiarando. “Si è verificato un aumento dei contratti a tempo indeterminato del xx%, grazie alle regole presenti nel Jobs Act”. ermini confusi. Utilizzare parole dal significato misterioso o espressioni ambigue per falsare il significato di un fatto. “La Borsa di Milano vola non per un semplice rimbalzo tecnico, ma perché c’è nell’aria una maggiore propensione degli investitori a credere

atastrofismo a cascata. Affermare che, se accade A, allora fatalmente dovranno accadere B, C, D. “Se si pongono troppi vincoli e sanzioni ambientali, molte imprese chiuderanno, altre andranno all’estero e gli stranieri non verranno ad investire in Italia”. aturalità nostalgica. Presumere che una cosa data per “naturale”, sia di conseguenza anche valida, giusta, corretta e sicura. “Gli alimenti di una volta non erano le schifezze industriali che mangiamo oggi”.

ualunquismo mirato. Non affrontare gli argomenti di una critica, accusando l’interlocutore di aver commesso gli stessi errori. “La vostra riforma dell’Università è fallimentare. Quella che avevate partorito voi era di molto peggiore”. a verità sta nel mezzo. Affermare che nel punto mediano tra due ragioni sta la verità, cosa di per sé falsa: la verità sta dove sta. “I contribuenti affermano che lo Stato li strangola, mentre il Fisco ritiene che gli italiani siano mediamente evasori fiscali incalliti. La realtà come sempre sta nel mezzo”. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


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costume e società

Come sta cambiando la cultura del cibo

I

n poco meno di dieci anni i consumi e le spese in campo alimentare degli italiani sono radicalmente mutati. Ma questo cambiamento viene realmente percepito? Parole forti e chiare, confermate e ribadite grazie ad una molteplicità di numeri e statistiche, quelle del professor Nando Pagnoncelli, che ha tenuto una conferenza lo scorso 2 marzo all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (CN). Pagnoncelli, classe 1959 e bergamasco di origine, Presidente dell’IPSOS, laureato in Scienze Politiche e docente presso l’Università Cattolica di Milano, si occupa da più di trent’anni di ricerca di mercato e di opinioni. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

Il professore è noto soprattutto per aver partecipato al programma televisivo Ballarò, in onda su Rai 3. Attualmente, invece, è il sondaggista di riferimento per la trasmissione Dimartedì, in onda su LA7. A seguito della crisi del 2008, la distribuzione della ricchezza in Italia è andata incontro a un visibile cambiamento (eclatante il fatto che il 10% delle famiglie italiane detenga il 47% della ricchezza dell’intero Paese) e in conseguenza di ciò i consumi sono drasticamente mutati: secondo alcuni dati ISTAT, infatti, nel 2014 i consumi alimentari hanno registrato una flessione mai vista prima. A detta del professor Pagnoncel-

Percezione, realtà e contraddizioni nella cultura e nei consumi alimentari dell’Italia di oggi. Le riflessioni di Nando Pagnoncelli. a cura di Federico Bordignon

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costume e società

li, questo fatto si rispecchia come un’assoluta novità, segno dei tempi contemporanei: “Non spendo in prodotti alimentari perché voglio comprarmi il cellulare nuovo”. Si riscontra, quindi, un drastico calo dei consumi dei pasti fuori casa; all’opposto, sono aumentate le spese per farmaci, tecnologia e navigazione via internet. Un fatto è certo: la crisi ha agito in maniera universale, colpendo gli italiani indistintamente: “Quasi tutti hanno dovuto intervenire, chi più chi meno, per cambiare il proprio paniere di consumi”. Significativo il fatto che ben il 78% degli italiani ha affermato di aver ridotto le spese. Secondo il presidente dell’ISTAT, “questo calo delle spese ha portato i consumatori ad agire secondo una strategia di acquisto assolutamente nuova: ci troviamo di fronte ad un nomadismo di marca e di insegna”. I consumatori, infatti, sono decisamente meno fedeli ad un determinato marchio ed effettuano acquisti in maniera più razionale. Vi è un cambiamento continuo dei punti vendita dove effettuare gli acquisti, nel tentativo di accaparrarsi l’offerta migliore. Inoltre, anche la strategia pubblicitaria delle aziende è cambiata: l’effet-

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to della pubblicità è sempre meno efficace in quanto i consumatori decidono cosa e quanto acquistare direttamente nel punto vendita: “I consumatori vanno a fare la spesa con lo smartphone, guardando al momento dell’acquisto le caratteristiche del prodotto”. Paradossalmente, però, nonostante la crisi, il consumatore si dichiara più consapevole per le spese che riguardano il cibo: “Le materie prime, la filiera di produzione e la presenza di additivi sono, ora, i principali interessi dei consumatori”. Oltre a ciò, Pagnoncelli sottolinea il fatto che negli ultimi anni si è di fronte all’emergere di alcune nuove tendenze alimentari: i cibi di lusso-gourmet, salutistici e biologici costituiscono un mercato in crescente crescita. Nonostante ben il 49% degli italiani, tipicamente assai conservatori e gelosi della propria cucina, ritenga che la globalizzazione non possa giovare alla cucina del Paese, anche i cibi etnici riscontrano un largo e crescente consumo; inoltre, si assiste ad una cucina italiana sempre più ibridizzata ed influenzata dalle tradizioni alimentari di altri Paesi. “Tutto ciò che è ‘locale’ suscita sempre una sorta di sicurezza agli occhi del consumatore”. Locale e globale

Un momento della conferenza del prof. Pagnoncelli all’Università di Pollenzo

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coesistono anche dal punto di vista alimentare. Il 51% degli italiani, infatti, si dichiara disposto a spendere di più per un prodotto locale. Un qualche effetto positivo a seguito della crisi? Essendo diminuiti i consumi fuori casa, la convivialità casalinga ha assunto una valenza sociale significativa: “la cena casalinga tra amici è diventata oramai un must del divertirsi e stare assieme”. Oltre a ciò, la convivialità domestica ha perso totalmente una qualsiasi sorta di etichetta, assumendo connotati di leggerezza e facilità. Il nutrirsi, nel suo più denso significato, sta perdendo sempre più la sua identità. “Non si è disposti a rinunciare al gusto, il quale dev’essere raggiunto senza compromessi!”, afferma il professore. La gratificazione del palato ad ogni costo, risultando l’obiettivo principale delle scelte individuali, ha dato l’incipit al dilagare dei cibi “senza”, i quali però del gusto ricordano forse solo l’idea. Mentre le antiche ricette di famiglia stanno sempre più entrando nel dimenticatoio, vi è una ricerca ossessiva nella cura dei dettagli della presentazione dei cibi, a prescindere dai risultati reali e gustativi. Una società permeata da colossali contraddizioni. Aumentano i consumi di cibi dietetico-salutistici e si presta sempre più attenzione all’estetica del cibo, ma al tempo stesso l’obesità in Italia dilaga (il 10% dei bambini italiani è obeso ed il nostro Paese è uno dei più grassi d’Europa), l’attività sportiva perde sempre più rilevanza e le persone sportive vengono denigrate. “Un tempo piaceva il ragazzo sportivo, oggi questo non viene più visto di buon occhio”. Il professor Pagnoncelli così conclude: “Mi auguro che la cultura nutrizionale-alimentare in Italia possa crescere, non per arroccarsi in una strenua difesa dei cibi tradizionali del nostro Paese, ma per far sì che i consumatori effettuino dei consumi con maggior consapevolezza e prestino più attenzione alla propria qualità della vita”. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


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consumatore

Acqua, i costi ingiusti di depurazione

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n un’inchiesta su acqua, bollette e tariffe è risultato che le nostre reti idriche ed i vari impianti di depurazione, oltre ad essere reti colabrodo ed avere bollette misteriose in barba alle Direttive europee, distribuiscono, in una vera giungla di distributori, l’acqua più costosa d’Europa. Ogni gestore è un repubblica a sé, in Italia ne esistono 700 suddivisi in 5 tipologie di soggetti giuridici, che forniscono servizi pubblici di captazione, distribuzione, nonché collettamento, depurazione e smaltimento delle acque reflue. L’allacciamento al sistema fognario ed agli impianti di depurazione è obbligatorio per legge per tutti i nuclei di 2000 abitanti ossia con una produzione di acque sporche corrispondente a tale numero di residenti. Questa normativa europea è in vigore in Italia dal 2006 ma i Comuni che dovrebbero avere le fogne e non le hanno sono ancora tanti ma anche per loro è presente il balzello in bolletta. Molte le autodenunce all’Europa per infrazione che sfociano in procedure e poi in multe salatissime - una cosa, insomma, all’italiana. Per le inadempienze nell’attuazione della Direttiva, l’Italia ha già subito due condanne da parte della Corte di Giustizia europea, la C565-10 (Procedura 2004-2034) e la C85-13 (Procedura 2009-2034) e l’avvio di una nuova procedura di infrazione (Procedura 2014-2059). Una mappa completa della situazione è disponibile sul sito Italia Sicura dove è monitorato il sistema idrico italiano con le sue infrastrutture e dove ci si può divertire, ma non troppo, a trovare tutte le infrazioni sia per Regione che per Provincia. In Toscana, ad esempio, la maggior parte delle infrazioni sono concentrate nella provincia di Pisa con 14 procedure, seguita a ruota da Firenze NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

con otto, Siena, Pistoia, Arezzo con quattro, Prato, Livorno e Grosseto con due e Lucca con una. Tutti i progetti di nuovi impianti sono stati finanziati con 16 milioni dallo Stato e 245 milioni dall’Autorità Idrica Toscana, che ne ha stanziati altri 79 per allacciare le fogne anche a nuclei sotto i 2000 abitanti. Torniamo alla beffa per gli utenti che, pur non essendo allacciati alla depurazione e/o alle fognature, pagano questo disservizio con un ingiusto costo in bolletta. Solo in Toscana sono 316.000 gli utenti, come da verifiche fatte nel 2015, che dovrebbero essere rimborsati, ma siccome quasi tutte le società di gestione hanno deciso di restituire i soldi solo su richiesta espressa dall’utente, si sono ben guardate dall’informare correttamente gli stessi utenti. L’Associazione Europea Consumatori Indipendenti (A.E.C.I.), ha così deciso di mettere in atto un SOS a favore dei soci utenti: tutti gli sportelli dell’Associazione, raggiungibili anche telematicamente alla casella email aecitutela.luceacquagas@gmail.com, leggeranno le bollette e forniranno tutte le informazioni per ottenere il rimborso.

Perché pagare in bolletta il costo dell’allacciamento al sistema fognario e di depurazione, anche quando non si usufruisce del servizio? a cura di Leonardo Peruffo

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sicurezza

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Pirati della strada, fenomeno in crescita Il 2015 è stato anno record per la pirateria stradale, che si fa sempre più violenta. a cura di Giordano Biserni

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a pirateria stradale non solo si conferma come fenomeno incontenibile nel nostro Paese, ma assume connotati sempre più violenti. Nel 2015, mentre la sinistrosità stradale fa segnare la fine della sua parabola di dati positivi, la pirateria stradale raggiunge picchi record mai visti prima. L’Osservatorio il Centauro - ASAPS nei 1.087 episodi passati sotto la sua lente ha contato ben 146 morti abbandonati su strada da conducenti in fuga dopo l’incidente, con un allarmante incremento del 22,7% rispetto alle 119 vittime del 2014. I feriti sono stati invece 1.254 (+2,4%). Gli eventi passati al setaccio dallo speciale Osservatorio istituito dall’ASAPS sono senz’altro quelli più gravi, e offrono spunti di riflessione interessanti: il 56,2% degli autori viene poi smascherato (611 su 1.087), in leggero calo rispetto al 57,8% del 2014, mentre il 43,8% resta ignoto. Molto più alta invece la percentuale dei pirati a cui è stato dato un nome nelle omissioni di soccorso mortali. In questo caso si sfiora il 70%. Su tutti questi eventi pesa l’om-

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bra dell’alcol e delle droghe: in 107 (17,5%) ne è stata accertata la presenza, e per le piraterie più gravi, quelle mortali, la percentuale degli ubriachi o drogati schizza al 25%. Ma è un dato che deve essere accolto con eccessivo difetto per essere considerato “attendibile”. Bisogna infatti considerare che la positività dei test condotti è riferibile solo agli episodi di pirateria nei quali il responsabile sia stato identificato, dunque 611 su 1.087. Inoltre, quando le forze di polizia identificano l’autore spesso non ha più senso sottoporre il sospetto a controllo alcolemico o narcotest, perché sono trascorse ore o giorni dall’evento. Gli eventi mortali sono stati 139 (12,8%), mentre quelli con lesioni 948 (87,2%), con 146 vittime e 1.254 persone finite in ospedale. L’Osservatorio prende in considerazione solo gli atti di pirateria più grave, quelli che bucano la cronaca o che i nostri 700 referenti sul territorio selezionano sulla scorta di precisi standard di riferimento. Lo studio tiene conto anche della presenza di pirati stranieri: sono stati 161, il 26,4% dei 611 pirati identificati.

Sono stati invece 113 gli stranieri soggetti passivi di pirati. L’85,5% degli atti di pirateria - 929 contro 158 - avviene di giorno. Ancora una volta sono le categorie deboli della strada, in modo particolare bambini e anziani, a pagare un prezzo altissimo in termini di mortalità e lesività: 130 sono i minori coinvolti, 135 gli anziani coinvolti. I pedoni sono la categoria più tartassata, con 420 eventi; infine i ciclisti, con 155 episodi. La geografia degli atti di pirateria vede al primo posto la Lombardia, con 174 episodi, seguita da Veneto (122), Emilia Romagna (112), Lazio (103), Toscana (99), Campania (82) e Sicilia (72). Roma ha collezionato, da sola, 47 eventi gravi. L’identikit del pirata? Nella maggior parte dei casi si tratta di uomini di età compresa tra i 18 ed i 45 anni (solo 57 le piratesse, 5 in meno del 2014), spesso sotto l’effetto di sostanze alcoliche o stupefacenti. Hanno rilievo consistente il timore di perdere i punti della patante e lo stesso documento di guida. Significativi anche i casi di veicoli con assicurazioni scadute o addirittura false. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


sicurezza

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Il realismo ingenuo dell’automobilista

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uando guidiamo può capitare di incontrare un’auto proveniente dal senso di marcia opposto con un faro rotto e pensiamo sia una moto: perché incorriamo in questo tipo di interpretazione erronea della situazione? Questo ci accade perché i nostri organi di senso inviano informazioni parziali dell’ambiente al nostro cervello, che le elabora in modo attivo, riorganizzandole in una ricostruzione abbastanza fedele della realtà. Tuttavia, sempre di ricostruzione si tratta! È come se avessimo a che fare con un videogioco, il miglior videogioco NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

disponibile sul mercato, ma non si tratta della realtà oggettiva. Per esempio, le righe orizzontali dell’immagine 1 (nella pagina successiva, a sinistra), sono parallele tra loro o sono flesse? Le righe sono parallele tra loro ma per come sono posizionati i quadratini neri ci sembrano ondulate! E il modo in cui il nostro sistema nervoso centrale organizza le informazioni prevale sulla conoscenza, infatti non riusciamo a vedere le righe diritte anche se sappiamo che sono parallele tra loro. Il nostro sistema percettivo è quindi un sistema molto potente che permette di adattarci alla realtà esterna

Percezione della realtà o videogioco? La nostra mente può trarci in inganno nell’ambiente in cui ci muoviamo. a cura di Federica Confalonieri

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sicurezza

ma può trarci in inganno in alcune situazioni, risultando poco flessibile a modificazioni e andando a influenzare le nostre aspettative in modo erroneo. Questi errori percettivi accadono molto più spesso di quanto pensiamo. Tutti i nostri organi di senso hanno dei limiti, non riescono cioè a cogliere stimoli cha hanno un’intensità inferiore ad una certa soglia, specifica per ciascun organo di senso. Il nostro sistema nervoso centrale fa del suo meglio per colmare queste lacune, ricostruendo però, in alcuni casi, le informazioni mancanti in modo errato, non permettendoci di avere completamente sotto controllo l’ambiente in cui ci muoviamo. Le alterazioni possono riguardare anche i colori: i due grigi dell’immagine

Immagine 1: Le linee sono parallele o flesse?

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2 (in basso), sono della medesima intensità? Sì, ma per lo sfondo su cui sono posizionati ci sembrano uno più chiaro e uno più scuro. Analogamente, la segnaletica orizzontale può risultare più o meno bianca in base alla caratteristiche della pavimentazione o all’usura e questo può influenzare il fatto di riuscire a rispettarla o meno. Occorre pertanto considerare che il comportamento che noi adottiamo in risposta all’ambiente strada si basa sulla nostra percezione e quindi sulla realtà ricostruita. Se non vediamo le strisce, non rallenteremo se non troppo tardi. Per questo è necessario adottare un atteggiamento critico che ci consenta di superare gli errori tipici dell’autista ingenuo.

Diventare consapevoli del fatto che il nostro sistema percettivo può indurci in tranelli nella ricostruzione della realtà attribuendo significati errati a ciò che percepiamo, è alla base di quella che potrà essere una guida più attenta e cauta, soprattutto in quelle condizioni ambientali, come tramonto, pioggia, guida notturna, o di alterazione psicofisica, come il sonno, che alterano la percezione ottimale della realtà. È un punto fondamentale per la sicurezza perché muoversi entro un videogioco che non coincide perfettamente con la realtà, anche solo per pochi secondi, può rappresentare un grave problema: ci troviamo immersi in un sistema dinamico e complesso come la strada, insieme ad altri utenti che commettono i nostri medesimi errori percettivi.

Immagine 2: I colori hanno gradazioni diverse o stessa intensità?

SICUREZZA STRADALE, SI PUÒ FARE DI PIÙ

a cura della redazione

Le strade europee sono le più sicure al mondo. A rivelarlo sono le statistiche 2015 sulla sicurezza stradale pubblicate a fine marzo dalla Commissione europea. Tuttavia, dopo anni di significativa riduzione del numero di vittime della strada, lo scorso anno questa tendenza ha subito un rallentamento. Perché? Tra i fattori più rilevanti, una maggiore interazione, nelle nostre città, fra gli utenti della strada non protetti (pedoni e ciclisti) e quelli motorizzati. Nel 2015 hanno perso la vita sulle strade dell’UE 26.000 persone, mentre 135.000 sono rimaste gravemente ferite. Il costo sociale (riabilitazione, assistenza sanitaria, danni materiali ecc.) è stimato ad almeno 100 miliardi di euro. Resta molto da fare per raggiungere l’obiettivo UE di dimezzare il numero di vittime della strada entro il 2020. Per questo, la Commissaria UE ai trasporti Violeta Bulc ha invitato gli Stati membri ad “intensificare gli sforzi volti ad applicare la normativa stradale e ad organizzare campagne di sensibilizzazione”.

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sicurezza

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Camper, caravan e la patente B96

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ullo scorso numero, abbiamo affrontato la problematica del superamento della massa massima dei veicoli ricreazio-

nali. L’abbiamo fatto raccontando una realtà che viviamo noi popolazione itinerante ed amante del plen air, e proponendoci a molte associazioni amatoriali italiane per collaborare, raccogliere informazioni e cercare di costruire insieme un percorso che dia al problema risposte tecniche e normative certe. Abbiamo ottenuto un riscontro quanto meno stupefacente: una sola risposta. Vuol dire che abbiamo sbagliato? Vuol dire che non esiste il problema? NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

Vuol dire che a nessuno interessa? Non ci crediamo, crediamo invece che a tanti vada bene così. Va bene così per rassegnazione, e anche a me andava bene così, sin quando non conoscevo a quale rischio esponevo la mia famiglia. Tante associazioni sono il vero piccolo esempio del volontariato sociale gratuito, insito nel DNA della nostra popolazione. Quanto lavoro per gli amici camperisti della propria città o della propria provincia, quanta fatica per organizzare viaggi insieme! Quanti rapporti sociali, quante nuove conoscenze, quanti mancati rapporti sani non esisterebbero senza

Perché la B96, per guidare auto e caravan con massa complessiva fino a 4250 Kg, non abilita alla guida dei camper a 4250 Kg? a cura di Fabio Amici

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sicurezza

quel gran lavoro per organizzare ed aggregare! Ma che differenza c’è tra l’aggregare delle associazioni e la volontà nostra, di Gente in Movimento, di assistere tecnicamente chi si aggrega per rendere più sicura quell’aggregazione? Tutti conoscono - e nessuno può confutare - la consapevolezza da parte dei camperisti di essere al limite della regolarità e spesso oltre la regolarità. Mi è capitato per lavoro di percorrere strade in Svizzera: ho rispettato il limite di velocità, poi sono tornato in Italia e non l’ho rispettato più. Ma si tratta di senso civico, di rispetto sociale verso chi percorre la strada insieme a me oppure di una forma di delinquenza celata a dispetto di controlli meno aggressivi di quelli svizzeri? Per camper e caravan vale lo stesso discorso perché, circolando con un mezzo sempre in piena portata, mettiamo a rischio noi e chi viaggia sulle strade con noi. Siamo coscienti che alcuni modelli, per lunghezza e per peso derivato dagli accessori e dalle loro masse, non sono costruiti con caratteristiche meccaniche rapportate al peso che sopportano? Quali sono le maggiori cause di incidenti stradali che hanno visto coinvolti i camper e le caravan? Scoppio di pneumatici, ondeggiamento e perdita di controllo, spazi di frenata troppo ridotti rispetto a quanto necessario, rotture e distaccamenti di assi. Cos’altro dobbiamo dire? Potremmo anche salvare i costruttori: noi chiediamo sempre più ed il peso aumenta, e se loro irrobustiscono gli organi meccanici, il peso aumenta ancor di più… Studiando e cercando ragioni, o meglio soluzioni, siamo incappati in una questione alla quale non siamo riusciti a dare una risposta logica e sensata e di seguito la esponiamo. Esistono diverse Circolari del Ministero dei trasporti e delle infrastrutture, esattamente le n. 2461, n. 5306 e n. 10313, atte a chiarire le tipologie dei veicoli e gli esami necessari per con48

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seguire la patente B96. Tale patente consente di guidare e circolare con una massa complessiva tra autovettura e caravan pari a 4250 Kg. Per i camper con la patente B96 non è consentito raggiungere tali masse complessive. O abbiamo perso il senso della logica comune oppure qualcuno deve spiegarci come mai viene concesso di guidare un’auto con caravan agganciata sino a tale massa, mentre non è concessa identica guida per un camper. Senza dubbio è molto più difficile condurre un’auto con caravan agganciata rispetto ad un camper. Gestire, con un aggancio, una massa di anche 2000 Kg non è facile nei cambi di corsia. Non è facile neppure in manovra né tantomeno in frenata. Non è facile per le notevoli spinte che imprime sull’elemento trainante. Riteniamo di potere affermare che sia più facile gestire una massa di 4250 Kg coesa in un solo pezzo (il camper), che gestire due pezzi (auto e caravan) con masse diverse su mezzi prevalenti negli effetti di massa inerte in modo alternato e spesso causale. Quindi minori difficoltà, minori test e minori accorgimenti alla guida. Allora perché la B96 non esiste per abilitare alla guida dei camper a 4250 Kg? Occorre focalizzare l’attenzione sul fatto che non stiamo parlando di Decreti, bensì di Circolari del Ministero dei trasporti, che si attuano in modifiche del Codice della Strada e quindi seguono un iter di approvazione più semplice e meno soggetto al confronto con le Direttive impartite dall’Unione europea. Ma allora perché le caravan sì ed i camper no? Per ora possiamo solo avanzare ipotesi e, nel frattempo, come annunciato nel numero precedente, farci carico come Gente in Movimento di ricercare le risposte ufficiali ai quesiti che ci siamo posti. Per ora, quindi, proseguiamo con le supposizioni. Forse vi sono celati interessi di gran-

di costruttori di autoveicoli, non di allestitori, che in quanto non pronti allora, al tempo delle Circolari con autotelai per tali masse, rischiavano di perdere quote di mercato a favore di altri costruttori che potevano fornire autotelai per costruire camper sino a 4250 Kg? Potrebbe essere, considerato che la logica ci porta a diverse conclusioni. Potrebbe l’estensione essere discriminata dall’Unione europea? Ma allora perché in Germania con la patente B è consentita la guida sino a 4250 Kg? Potrebbe darsi che abilitare la guida dei camper obblighi l’estensione a chi guida veicoli commerciali sino a 3500 Kg? Bene, anche tali veicoli viaggiano spesso in sovraccarico, mettendo a rischio la propria e l’altrui incolumità. Se la vita è regolata dai fatti concreti, il fatto reale in questo caso è che tutto questo circuito di interessi occulti, o di distrazione nell’uniformità delle Circolari e delle normative, si è riversato sulle consistenze meccaniche dei camper che guidiamo e sull’impossibilità per gli allestitori di camper di rispettare i pesi e le richieste di mercato rimanendo entro i 3500 Kg. Per questo con il team di esperti di Gente in Movimento cercheremo di analizzare a fondo il problema e di trovare risposte logiche al Ministero dei trasporti, sperando che il costruttore, ora che si è adeguato all’autotelaio sulle maggiori masse, possa aderire ad una modifica del Codice della Strada risolvendo in modo semplice la problematica dei camper a 4250 Kg. In questo modo i costruttori potrebbero dimensionare meccanicamente meglio i mezzi, potrebbero darci più sicurezza meccanica e negli organi di soccorso e di emergenza. Potrebbero anche fare business le agenzie, potremmo reimmatricolare alcuni mezzi a 3850 Kg ove previsto in omologazione, potremmo cambiare il mezzo e fare crescere il mercato di nuove immatricolazioni. Ma perché non farlo? NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


motori

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Filtri antiparticolato, tira una brutta aria Un nuovo Dieselgate, questa volta tutto italiano, rischia di travolgere il Ministero dei trasporti. a cura della redazione

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icordate il caso Volkswagen? Vennero manipolati i dati delle emissioni inquinanti prodotte dalle auto della Casa tedesca, una vicenda che ha tenuto banco per mesi sulle pagine dei giornali. Ebbene, ora potrebbe esserci un altro Dieselgate, stavolta tutto italiano. Protagonisti della vicenda i filtri antiparticolato (F.A.P.). I motori diesel, si sa, sono inquinanti. Per ridurre il livello di emissioni nocive - in conformità alle leggi sulla qualità dell’aria - le Case automobilistiche hanno introdotto i filtri antiparticolato. Ora però il funzionamento di tali dispositivi viene messo in dubbio, e c’è di più. Il rischio concreto è che sia addirittura dannoso. Indagato per smog e inquinamento ambientale risulta addirittura il Ministero dei trasporti. Ma andiamo con ordine. Come funziona esattamente il F.A.P? Il filtro antiparticolato, in estrema sintesi, blocca le polveri sottili all’interno del NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

dispositivo, in modo che non vengano disperse nell’aria. Una volta saturo, distrugge le particelle accumulate e continua nel suo ciclo. L’omologazione di efficacia del filtro antiparticolato viene concessa dal Ministero dei trasporti, tramite la Motorizzazione. In apparenza, tutto bene. Fino a quando un’impresa italiana, la Dukic Day Dream, ha presentato un sistema alternativo e brevettato per eliminare le polveri. In che modo? Lavorando a monte. Il nuovo dispositivo interviene direttamente sulla combustione, facendo produrre meno polveri all’auto. Il dispositivo Dukic, secondo i tecnici, funziona; diversa l’opinione del Ministero, intervenuto per bloccare l’omologazione, in quanto il dispositivo non aveva effettuato “la prova di durabilità”. Da qui la denuncia dell’azienda italiana. Il caso esplode quando, in seguito alle indagini svolte dalla Procura di Terni, viene emessa l’ordinanza di rinvio a giudizio di cinque dirigenti

del Ministero: Maurizio Vitelli (Direttore generale per la Motorizzazione del Ministero), Vito Di Santo, Alessandro De Grazia e i tecnici Antonio Di Pietrantonio e Paolo Cupini. L’accusa è abuso e rifiuto atti d’ufficio e falso. Le carte parlano di omologazioni rilasciate in maniera tutt’altro che rigorosa alle Case automobilistiche che allora avevano il monopolio sui filtri antiparticolato. Trattamento assai diverso - se confermato - rispetto a quello riservato al dispositivo della Dukic Day Dream, che non ha ancora ottenuto l’omologazione. Le indagini, giunte poi a Roma nel 2014 per competenza territoriale, vanno a fondo anche sulla natura dei filtri, portando alla luce particolari sconcertanti. Sulla base degli studi presentati, sembrerebbe che i F.A.P. non solo siano inutili, ma altamente pericolosi. Prima bloccano le polveri sottili, poi le bruciano trasformandole in particelle sottilissime (nanoparticolato), così da “ripulire” il dispositivo. GENTE IN MOVIMENTO

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motori

E se le polveri sottili, liberate nell’aria, finiscono il loro corso nelle nostre narici, il nanoparticolato le supera e giunge direttamente ai polmoni, concorrendo a procurare gravi patologie. Queste particelle sottilissime non verrebbero nemmeno recepite dalle

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centraline di rilevamento diffuse in tutta Italia, falsando di fatto i dati relativi all’inquinamento. Le stesse conclusioni sono state rilevate dalla trasmissione tv “Le Iene”, che - in un servizio andato in onda il 17 aprile - hanno messo a confronto un veicolo dotato di filtro antiparti-

colato con uno che ne era privo. Il problema legato ai F.A.P., come si può intuire, non è di poco conto. Le indagini ora faranno il loro corso. L’auspicio è che venga fatta al più presto chiarezza sulla questione, perché se c’è qualcosa che non può attendere, quella è la nostra salute.

Dal TÜV tedesco all’incontro al MIT

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l veicolo testato da “Le Iene” - un Jeep Grand Cherokee (classe di partenza Euro 3, gruppo 3, immatricolato nel 2002) cui è stato installato il dispositivo Dukic non riconosciuto dal Ministero - è stato portato in Germania per svolgere approfonditi test di laboratorio. C’era anche il Direttore di Gente in Movimento e vi mostriamo, nell’immagine a destra, una delle pagine degli esiti dei test svolti. A coordinare i test al laboratorio di prova del TÜV Nord a Essen è stato Giuliano Latuga, Presidente dell’Associazione Vai Sicuro, che si dice certo dei benefici prodotti dall’installazione del nuovo dispositivo: “Il Ministero non ha ancora ratificato, cosa per me incomprensibile, l’omologazione, ossia il riconoscimento a questo dispositivo dell’idoneità all’abbattimento delle polveri sottili

per un veicolo da Euro 3 a Euro 4”. Da qui la ricerca di un’altra via: “È nata l’idea di verificare se tramite enti di certificazione riconosciuti dall’Unione europea, è possibile ottenere ciò che tramite le istituzioni nazionali finora è stato negato”. Le prove in Germania, eseguite con il dispositivo già installato, hanno prodotto risultati lusinghieri. Il veicolo, classificato Euro 3, al termine delle prove ha prodotto un valore di emissioni di particolato pari a 0,058 g/km in PM1: un valore rientrante nel limite di un autoveicolo M1 Euro 4 gruppo 3 (veicoli con massa complessiva a pieno carico uguale o superiore a 2500 kg); nel nostro caso uguale a 2506 kg. Non finisce qui. Il nostro Direttore, insieme con imprenditori del settore trasporti, logistica e automotive inviati in rap-

MPAS Kurzprotokoll TÜV - Essen Testbegleitdaten

Testdatum: Bediener: Fahrer:

ECE

21.04.2016 09:24 Jablonski Jablonski

Fahrzeugdaten

Chrysler Grand Cherokee CRD

Rollendaten

03

Fahrkurve: NEFZ_AUTO|default|auto|0||| Schaltpunkttabelle: Gesetzgebung : ECE Berechnungsmethode : DIESEL Kilometerstand: 199130

Device Konfiguration :

Auftraggeber: Hersteller: Chrysler Fahrzeugmodell: Grand Cherokee Kennzeichen: CC851WV Fahrgestellnummer: 1J8GWE8232Y128634

Testzelle:

21.04.2016 09:24

2016042103-3

Auftragsnummer: Motorcode: Hubraum [cm³]: Getriebe: Reifengröße:

eingestellte Rollenlast

AT 235/65R17

Straßenlast

Schwungmasse [kg]: 2150 Radstand [mm]: 2703 Coastdown [s]:

F0 [N]: F1 [N/(km/h)]: F2 [N/(km/h)2]:

9 0 0,0605

F0 [N]: F1 [N/(km/h)]: F2 [N/(km/h)2]:

Kraftstoffart:

Heizwert [BTU/lb]:

18490,00

C-Gehalt:

Kraftstoffdaten

Diesel Referenz EU 5

Umgebungsdaten

Umgebungstemperatur: Luftdruck: Relative Luftfeuchtigkeit: Absolute Luftfeuchtigkeit: NOX Korrekturfaktor: Verdünnungsfaktor (Beutel): CVS Volumen bei 20°C: CVS Volumen bei 0°C: CVS Temperatur PTS-Volumen bei 20°C PTS-Volumen bei 0°C Wegstrecke Wegstrecke Phasendauer Fahrer Verletzung Anzahl Fahrfehler Primärfilter Diff Sekundärfilter Diff P tik l hl Partikelanzahl Partikelanzahl Partikelanzahl vor Verd. Verd. Faktor (Partikelanzahl)

Konzentrationen

THC Tunnel CH4 NMHC CO NOX NO CO2

Beutelmassen/km

HC CH4 NMHC NOX NO HC+NOx CO CO2 Partikel Partikelanzahl

Verbrauch-Beutel

Kraftstoffverbrauch Kraftstoff-Wirtschaftlichkeit Kraftstoff-Wirtschaftlichkeit

Einheit

[°C] [mbar] [%] [g/kg] [-] [-] [m³] [m³] [°C] [l] [l] [km] [mi] [s] [s] [-] [mg] [mg] [1/ ³] [1/cm³] [1] [1/cm³] [1]

[ppm C1] [ppm C1] [ppm C1] [ppm] [ppm] [ppm] [%]

: : : : : : :

Einheit

[g/km] [g/km] [g/km] [g/km] [g/km] [g/km] [g/km] [g/km] [g/km] [1/km]

Einheit

[l/100km] [km/l] [mi/gal]

ECE

Limits

CH4 HC HC+NOX NMHC CO NOX CO2 PM Partikelanzahl

Phase 1

23,0 1015 40,0 6,9 0,889 19,83 122,483 114,127

Phase 2

454,8 423,8 3,957 2,459 780 0,00

23,1 1015 40,0 7,0 0,891 9,08 62,808 58,523 35,001 233,5 217,6 6,901 4,288 400 0,00

0

0

Phase 3

Phase 4

0

9 10E+06 9,10E+06 1,69E+15 4946,977 1839,380

A1

L1

A2

L2

Phase 1

Phase 2

Phase 3

Phase 4

Phase 1

Phase 2

Phase 3

Phase 4

2,67 1,96 0,71 0,69 0,11 0,01 0,050

0,2389 0,0107 0,0385 0,0017 0,2055 0,0092 0,5467 1,2695 0,5094 0,9311 0,7856 1,2802 1,5536 0,0037 352,46 238,34 0,0684 0,0517 1,96E+14 1,32E+14

13,411 7,456 17,537

8,989 11,125 26,164

Gesamt

23,011 1015 40,0 7,0 0,890 16,18 185,292 172,650 11,865 688,3 641,3 10,858 6,747 1180 0,00

1,004 1,326 0,000 0,000 6 32E+06 1 45E+07 6,32E+06 1,45E+07 7,74E+14 9,12E+14 3434,241 7896,811 1839,380 1839,380 15,91 3,73 12,18 43,75 10,50 9,68 0,670

9 0 0,0605 0,856 Dichte[kg/l]: 0,836

4,40 2,01 2,39 0,92 81,98 60,05 1,476

2,65 1,94 0,71 0,65 0,05 0,05 0,050

A3

L3

A4

L4

Gesamt

0,0939 0,0151 0,0807 1,0061 0,7774 1,1000 0,5685 279,93 0,0578 1,55E+14

Gesamt

10,601 9,433 22,186

EU 3 Diesel Group III with PM EU4 Group III [g/km] [g/km] [g/km] [g/km] [g/km] [g/km] [g/km] [g/km] [1/km]

: : : : : : : : :

w/o DF

0,01515 0,09387 1,09999 0,08075 0,56852 1,00612 279,93170 0,05776 1,55E+14

Limit

% of Limit

0,86000

128 %

EU 3 Diesel Group III

0,95000 0,78000

60 % 129 %

EU 3 Diesel Group III EU 3 Diesel Group III

0,06000

96 %

EU 4 Diesel Group III

Bemerkungen/Sonstiges with device

presentanza di FEVESS (Federazione Veicoli Speciali e Specifici), è stato ricevuto al Ministero dei trasporti dal neo Sottosegretario Simona Vicari (in foto). La delegazione ha esposto la problematica legata ai F.A.P. e ripercorso la vicenda del dispositivo italiano disconosciuto dal Ministero. Una vicenda che non solo FEVESS, ma anche noi di GM abbiamo preso molto a cuore: non potrebbe essere altrimenti, quando in ballo ci sono la sicurezza stradale e la qualità dell’aria che tutti noi respiriamo ogni giorno. Anche lo staff ministeriale ha mostrato grande interesse per la vicenda, chiedendo alla nostra delegazione ogni documentazione disponibile. a cura della redazione

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GENTE IN MOVIMENTO

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design

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Il design che verrà

O

ci sei. O ci devi essere. Questo il titolo d’impatto della 55esima edizione del Salone del Mobile, tenutosi in Fiera Milano Rho dal 12 al 17 aprile, che ha registrato, quest’anno, il record assoluto di affluenza. Oltre 370.000 gli operatori professionali in visita, di cui quasi il 70% stranieri. Numeri questi che non tengono conto dei cinque giorni di “Fuori Salone”, dove erano 400.000 le persone alla ricerca di stile, design e novità, nel capoluogo lombardo. Cinque giorni inondati da 1148 eventi e 2400 espositori, distribuiti in 8 distretti: Brera Design District, Zona Tortona, Ventura-Lambrate, 5 Vie art+design, Porta Venezia, San Gregorio Docet, Statale, Sant’Ambrogio. Milano è stata letteralmente invasa da designer, stilisti e operatori del settore wine-food, che hanno unito le loro idee, contaminandosi a vicenda, per creare oggetti sempre nuovi e funzionali, location mozzafiato, e tecnologie all’avanguardia. Il tutto sempre accomunato dall’intento di creare nuove esperienze sensoriali. Infatti, la protagonista assoluta è stata la riflessione sui sensi, che ha acquistato importanza attraverso il design, l’arte, la moda e il cibo; come in una gara a chi crea più sensazioni. Grande l’attenzione per la natura, la pace interiore e la diminuzione dello stress, ma senza trascurare funzionalità e tecnologia. La vegetazione, molto presente sia nei complementi d’arredo, sia nella caratterizzazione degli stand, si incontra spesso anche in città, con location-giardino, fino a scontrarsi con una vera e propria fattoria on the road. Da uno sguardo generale sui materiali si è assistito al consolidamento di un’idea che trapelava già lo scorso anno: un ritorno alle origini. Materiali naturali, ecosostenibili, come piastrelle di lava e tavoli in sughero, NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

mobili e complementi di arredo dalle forme semplici, ma dal grande spessore materico. L’utilizzo del legno perde qualche punto percentuale, rispetto alle scorse edizioni, ma rimane il materiale per eccellenza. Ad esso si integrano i metalli, creando eccezionali contrasti di opacità-riflessione, calorefreddezza, spessore-leggerezza. Si distingue il tessuto, materiale principe dell’edizione 2016. Già presente lo scorso anno, questa volta diventa grande protagonista, grazie alla contaminazione di importanti marchi moda. Tra le new entry, la carta, in una piccolissima, ma notevole percentuale. L’utilizzo del marmo, invece, è quasi del tutto scomparso, se non come decorazione di superfici morbide e giocose e su tessuti, come a volerlo soltanto ricordare. In città, visti i risultati e gli incassi registrati, si sta già parlando di “Fuorisalone bis”, la versione ridotta, da organizzare probabilmente ad ottobre, con qualche nuovo spunto, nella zona Brera-Garibaldi. L’idea del Comune di Milano nasce per arricchire il periodo autunnale, quando a Milano si vede un incremento dei flussi turistici.

Anche quest’anno ad aprile Milano si è trasformata nella capitale del design e dell’arredamento. Dal Salone del Mobile al Fuorisalone, protagoniste le nuove tendenze. a cura di Monica Montanaro

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design

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Un modo nuovo di progettare le città Gli spazi urbani trasformati grazie alla “progettazione partecipata” sono più calzanti, soddisfacenti e duraturi. a cura di Francesca Landriani

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isegnare uno spazio pubblico a tavolino è relativamente semplice, ma se ci si confronta con la realtà, fatta di una pluralità di esigenze e di stimoli, di limiti e di possibilità, si entra nel campo dell’agopuntura urbana, all’interno della quale si lavora come una rammendatrice d’altri tempi, e iniziano le contaminazioni. Le difficoltà diventano molte, a partire dal fatto che gli spazi pubblici sono di tutti, ma proprio per questo motivo, alla fine, non sono di nessuno. L’incuria al loro interno spesso regna sovrana, e la riscrittura di tali spazi il più delle volte è una citazione (o uno scimmiottamento) di aree cultural-

mente lontane, importate ed acquisite senza contestualizzazione alcuna. L’approccio dev’essere il più possibile olistico, mirante alla qualità della riqualificazione urbana, vista anche come motore nel processo di inclusione del crogiolo multietnico dei nostri paesi. Il degrado nelle nostre città esiste, e possono essere essenzialmente tre le soluzioni al decadimento in cui versano alcune aree urbane: aspettare, subire o agire. La prima è la soluzione più comoda, quella del non far niente, aspettando che la degenerazione si compia definitivamente, sprofondando in un cupo livello di emarginazione umana NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


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e sociale. La seconda via si manifesta quando si subisce la trasformazione urbana calata dall’alto, imposta dall’amministrazione di turno, che il nostro quartiere lo ha visto solo durante qualche passeggiata elettorale. La terza strada, quella che ci porterà a conoscere le mille sfaccettature del nostro territorio, carico di patrimonio urbano, naturale e umano, è quella che si affida alla “progettazione partecipata”. Si tratta di una forma di intervento in grado di coinvolgere attivamente un vasto numero di protagonisti che, collaborando e integrandosi vicendevolmente, riescono ad aumentare la ricchezza delle soluzioni proposte. In altre parole, significa attuare una connessione fisica e non solo virtuale tra quanto serve e quanto piace ad un dato territorio, tra quanto infonde sicurezza e quanto contribuisce a creare armonia e bellezza, tra quanto fa bene all’ambiente e quanto magari è anche buono da mangiare, il tutto realizzato in uno spazio conosciuto e familiare. Così facendo si riescono a far emergere le meglio cose da un quartiere, da un isolato, da un’area verde, a vantaggio di tutta una comunità che in questo modo diventa anche più coesa. Partecipare significa prendere parte a qualcosa: a un evento, a un obiettivo, a un momento di trasformazione della vita cittadina, occupando personalmente un posto ben preciso nell’organigramma totale. E quando si parla di progettazione partecipata, si intende proprio un approccio logistico in grado di mettere in cooperazione tra loro diversi protagonisti di una data realtà sociale, dai semplici cittadini destinatari di una certa azione urbana che ne coglieranno i benefici diretti, fino agli amministratori locali, passando dagli specialisti che tale azione la dovranno realizzare. Il trait d’union degli utenti coinvolti può essere dato dall’appartenenza allo stesso paese o al medesimo isolato, alla stessa città o macroarea urbana, oppure può essere motivato dal semplice fatto di condividere uguali NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

interessi verso un determinato obiettivo in un ben preciso momento storico-culturale. Si tratta di gente comune e organizzazioni che hanno tra di loro complesse relazioni orizzontali e verticali, portate a esprimersi attivamente su scelte legate al futuro del loro spazio quotidiano di vita, in un raro momento di collegamento diretto tra istituzioni e comunità. La progettazione partecipata è un procedimento particolarmente gradito dalla gente, dato che oggi è molto sentito l’isolamento nelle realtà urbane. Questo approccio collaborativo, infatti, è capace di risvegliare il senso del vivere comune, reperibile in qualsiasi agglomerato abitato fino a pochi decenni fa, ma ora quasi estinto, grazie anche all’indifferenza alimentata dall’autosufficienza (vera o presunta) di ogni individuo. Ritornando a comunicare tra persone con vite differenti ma conviventi sullo stesso territorio, si possono far riemergere esigenze e problematiche sopite, scatenando longevi rimedi reciproci. È bello vedere come durante le varie fasi della progettazione possano nascere veri e propri legami tra destinatari, progettisti e decisori. Seguendo il solito percorso procedurale, tali rapporti non sarebbero neanche lontanamente apparsi sulla scena, perché ogni attore si sarebbe impegnato solo nel proprio singolo campo, magari anche contrastando il lavoro altrui, senza degnare di attenzione l’intorno. Con la progettazione partecipata i cittadini non subiscono più soluzioni calate dall’alto (e magari congetturate su calcoli matematici e non sulla realtà), ma si fanno compartecipi in prima persona delle scelte operate, diventandone co-responsabili. Dall’altra parte i progettisti non perdono tempo a ipotizzare realtà dissonanti con il contesto, per poi farsele bloccare e contestare dai fruitori, e l’amministrazione vede il lavoro di progettazione scorrere molto più fluidamente sia come tempi sia come accettazione delle scelte, con notevole risparmio di risorse economiche.

design

Dato che il costruire e il vivere hanno radici in ambiti diversi, le voci della progettazione partecipata spaziano dall’energia al clima, dalla salvaguardia del suolo e del paesaggio all’urbanistica e all’architettura, dall’ambiente all’ecologia, dall’agricoltura al design, passando dalla sociologia e dai rapporti umani, in un riassunto concreto di pensieri, analisi, conoscenze, necessità estratte dallo svelarsi di più discipline. In definitiva, rivedere e trasformare le aree urbane significa custodire e proteggere il pianeta, favorendone o ipotecandone il futuro per tutti. Il bello è che la presenza di abitanti e fruitori finali non è solo decorativa, ma è una presenza reale e non rituale, a cui fattivamente seguono decisioni nelle attività di progettazione. Rispetto agli inizi, oggi lo stile della progettazione partecipata ha sfoltito la maggior parte dell’aspetto ideologico, andando a sostenere il vero coinvolgimento dei partecipanti, che con le loro proposte sono in grado di dare risposte a bisogni collettivi concreti. In Italia le prime esperienze di progettazione partecipata hanno iniziato a diffondersi con l’emanazione di alcune normative nazionali, soprattutto la L. 285/97 e la L. 328/00, viste come primo stimolo per la cooperazione tra soggetti diversi. Al cittadino chiamato a collaborare alla riqualificazione di un’area si palesano gli elementi identitari necessari allo sviluppo del “senso di appartenenza” ad un certo luogo. L’empatia progettuale che ne deriva fa espandere il senso civico individuale, arrivando a proteggere da ogni forma di degrado il contesto accudito. Se le scelte di cambiamento urbano partono dal basso (bottom-up), le trasformazioni risultano più calzanti e appaganti, ma soprattutto più durature nel tempo, con meno spreco di denaro pubblico e molta più soddisfazione per tutti. In questo modo si innesca un processo democratico trascinante, con le persone che finalmente hanno la possibilità di mettersi in gioco, facendo qualcosa di utile e significativo per loro, per le generazioni a venire e per il contesto locale. GENTE IN MOVIMENTO

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VIAGGI design

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Liberi di viaggiare oltre confine Stilata la classifica mondiale 2016 del grado di libertà di cui godono i cittadini per visitare altri Paesi. Una libertà tutt’altro che scontata. a cura di Francesca Vinai

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C

i sono libertà così assodate che dimentichiamo quanto siamo fortunati ad averle. Nasciamo liberi di muoverci, ad esempio. Liberi di camminare e poi correre. Liberi di spostarci con i mezzi di trasporto, di visitare nuove città e regioni lontane del nostro Paese. Ma anche liberi di passare i confini nazionali, per intravedere e sperimentare cosa c’è “oltre”. Liberi di visitare nuove realtà, di cambiare Stato e ricominciare da zero. Attenzione: nulla è scontato come sembra. Nel mondo, c’è chi non ha il permesso di spostarsi con una simile autonomia, chi una libertà come la nostra se la sogna. E non solo per ben più scarse disponibilità economiche. A ricordarcelo è il Visa Restrictions Index, la classifica globale che fotografa, Paese per Paese, il grado di libertà concesso ai cittadini di oltrepassare le frontiere. L’indice - che ogni anno dal 2006 lo studio di consulenza Henley & Partners realizza su dati IATA (Associazione internazionale del trasporto aereo) - considera il numero di Stati visitabili senza visto dai cittadini di ogni nazionalità.

Ai vertici della classifica, i Paesi che concedono ai propri cittadini grande libertà di viaggiare all’estero con il solo passaporto, senza necessità di visto per brevi soggiorni, ossia di autorizzazioni da parte dei Paesi ospitanti. Scendendo nella classifica, aumentano le restrizioni alla libertà di muoversi oltre confine, ossia gli obblighi di visto per accedere ad altri Stati. Questi dati segnalano quale sia l’andamento delle relazioni tra Paesi e lo status di ognuno all’interno della comunità internazionale: una cartina tornasole della situazione politica globale. Nel 2016, ai primi posti della classifica mondiale ci sono i Paesi europei, grazie anche all’esistenza (a rischio, in realtà…) dell’area Schengen. Primo posto assoluto per la Germania, i cui cittadini godono del passaporto più “forte”, che consente loro di viaggiare all’estero senza bisogno di visto (e delle relative pratiche burocratiche) in ben 177 Stati su 199. Segue la Svezia e poi l’Italia, che condivide il terzo gradino del podio con Finlandia, Francia, Spagna e Regno Unito; per noi, 175 Stati visitabili senza dover richiedere visti. In quarta posizione, Belgio, Danimarca, Olanda e il primo Paese extraeuropeo, che solo pochi anni fa dominava la classifica: gli USA. Le limitazioni più gravose, invece, riguardano i cittadini dei Paesi vessati da guerre o agitazioni socio-politiche, dove ottenere un visto per partire può diventare un’impresa. Al 98° posto in classifica troviamo Eritrea, Etiopia, Iran, Nepal, Territori Palestinesi e Sudan. Poi viene la Libia, seguita da Siria e Somalia. Chiudono la classifica, Iraq, Pakistan e Afghanistan. Sono gli afghani i cittadini in assoluto meno liberi di viaggiare: senza visto, non possono visitare che 25 Stati. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


viaggi

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Treviso: città d’arte, città d’acque A passeggio fra le vie e i canali del centro storico, cinto da mura cinquecentesche. a cura di Paolo Camolei

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reviso è una città da visitare in ogni stagione, con il passo lento di chi vuole assaporarne ogni angolo, scoprire scorci originali, vivere la tranquilla vita cittadina. I fiumi di risorgiva Sile e Cagnan (quest’ultimo ramo del Botteniga) s’insinuano tra le vie del centro storico, racchiuso da mura cinquecentesche, creando atmosfere uniche. Le case porticate con le suggestive facciate affrescate che si riflettono sul canale dei Buranelli e l’Isola della Pescheria, concepita nel fiume Cagnan per ospitare il mercato del pesce, rivelano lo stretto legame di Treviso con le sue acque. Tesori artistici sono racchiusi nel polo museale di Santa Caterina dei Servi di Maria, tra cui il ciclo delle storie di Sant’Orsola di Tommaso da Modena, e alcune opere di G. Bellini, Lotto, Tiziano, J. Bassano; il polo ospita anche diverse mostre temporanee. Inoltre, ad ottobre 2015, dopo 3 anni di lavori di recupero strutturale, è stata riaperta la sede storica dei Musei cittadini, il Museo Luigi Bailo, inaugurato al pubblico nel 1888 nell’ex convento degli Scalzi di Borgo Cavour. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

In veste totalmente rinnovata sia nell’architettura che negli allestimenti ora custodisce una collezione d’arte di indubbio valore, soprattutto per l’eccezionale raccolta di Arturo Martini, riconosciuto come uno dei più grandi scultori italiani del Novecento. Cuore della città e luogo di incontro dei trevigiani è piazza dei Signori con il suo Palazzo dei Trecento e la Loggia Dei Cavalieri, edificio unico nel suo genere in Europa, realizzato nella seconda metà del 1200. Tutto attorno, passeggiando nella piacevole zona a traffico limitato e pedonale, magari dopo aver fatto qualche acquisto in uno dei tanti negozi,

è possibile fermarsi in qualche locale caratteristico e degustare i prodotti tipici di stagione: l’asparago bianco di Cimadolmo IGP, il formaggio Casatella DOP, il radicchio rosso di Treviso e il radicchio variegato di Castelfranco IGP, e i vini DOC e DOCG, tra cui il rinomato Prosecco, oltre al celebre dolce Tiramisù. I più sportivi, invece, potranno noleggiare una bicicletta del servizio cittadino di bikesharing e cimentarsi alla scoperta del fiume Sile, facilmente raggiungibile dal pieno centro della città e lungo il quale corre la pista ciclabile “Greenway” del Parco Naturale Regionale del fiume Sile.

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sport

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Sogno Leicester, Ranieri fa sul serio Il Leicester ha tutte le carte in regola per riscrivere la storia calcistica della Premier League. a cura di Marco Dalmasso

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otrebbe essere una favola da raccontare ai bambini. In fondo gli ingredienti ci sono tutti: lo sport più amato, il calcio. L’allenatore sempre perdente, la squadra di bassa classifica, l’attaccante che poco tempo prima alternava il gioco al duro lavoro in fabbrica. Sì insomma, le solite cose. E poi com’è già che finiscono queste storie nei libri? Ah sì, che di colpo i protagonisti si trasformano magicamente e trionfano, vivendo poi tutti felici e contenti. Il solito finale scontato. C’è però un particolare, che rende ancora più magico il racconto. È tutto

vero. C’è la squadra, il Leicester, nel cuore dell’Inghilterra. Famosissima città... forse no. Grandissima tradizione calcistica… nemmeno. Ora, alzino la mano tutti gli esperti conoscitori del team Leicester City. Probabilmente pochi. C’è l’allenatore, Claudio Ranieri. Bravo, preparato, tutto cosa volete. Ma non ha mai vinto. E pensare che ha allenato club prestigiosi, tra i quali spiccano Juventus, Roma, Inter, Chelsea, dove ha lasciato ottimi ricordi. Eppure nessun titolo, nessun trionfo. Ranieri è il classico allenatore pensionato anzitempo dalla stampa, NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


sport

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dato per bollito troppo presto. E guai a commettere questi errori, quando si tratta di tecnici italiani, categoria tra le più apprezzate al mondo. Anche lui, forse, si era un po’ adeguato a quei giudizi, accettando l’offerta di una squadra che ha terminato il campionato al 14° posto in Premier League nella stagione passata. Un lavoro tutto sommato semplice per un allenatore così esperto: zero pressioni, una salvezza da conquistare senza affanni, qualche parola d’inglese ai media e via liscio. D’altra parte il campionato inglese è tra i più difficili al mondo. Il nome di certe squadre (le due di Manchester, Chelsea, Arsenal, Liverpool, ecc.) basterebbe a far tremare le gambe a chiunque. E il fatturato? Tra sceicchi, magnati russi e proprietari milionari, in Inghilterra c’è la sfilata di giocatori fortissimi, corazzate invincibili, rose create per dominare tutte le partite. Eppure, signore e signori, stiamo assistendo ad uno dei più incredibili eventi sportivi mai visti. Il piccolo Leicester City, in vetta alla classifica per moltissime giornate di campionato, ha nel mirino la conquista del titolo. Dell’allenatore, una certezza dal punto di vista tattico e strategico, abbiamo già detto. In campo, però, ci vanno i giocatori. E anche qui sembra di attingere dai migliori libri di narrativa. In prima linea tra i protagonisti delle Foxes (così vengono chiamati i giocatori del Leicester) c’è James Vardy, attaccante inglese di 29 anni. 1,78 m per 76 kg. Niente di particolare a prima vista. Quest’anno la consacrazione: goal a raffica, stabile ai primi posti della classifica marcatori e protagonista indiscusso di tutte le vittorie della sua squadra. Talento forse no, ma grinta e determinazione da vendere. Non quella che viene dagli incitamenti di compagni, amici e parenti, bensì quella che arriva dal profondo, dalle proprie esperienze di vita. Vardy non è cresciuto a suon di milioni, lusso e privilegi. Prima di diNUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

ventare calciatore professionista, alternava il suo sport preferito con vari lavori, tra i quali il metalmeccanico nelle fabbriche di Sheffield. E quando uno fa tutta la sua trafila, una volta in vetta non c’è problema di vertigini. La testa è forte, la consapevolezza di aver sgomitato per arrivare in cima ti rende un vincente. E che dire di Maherz? Talento cristallino, di origine algerina, cresciuto nelle periferie povere di Parigi. Infanzia difficile, un pallone come migliore amico e lo sport vissuto non solo come passione, ma come l’opportunità della vita per procurarsi un futuro migliore. O magari, semplicemente un futuro. “Troppo magro per giocare ad alti livelli” si diceva di lui. “La tecnica c’è, ma manca disciplina tattica” si sentenziava. Claudio Ranieri, invece, gli ha consegnato le chiavi del centrocampo, dandogli sì delle regole, ma la libertà necessaria per esprimere tutte le sue qualità. Un “anarchico ordinato” capace di spaccare in due le partite grazie alle sue intuizioni geniali e alla sua imprevedibilità. Maherz ha ripagato la fiducia segnando valanghe di goal e regalando assist a ripetizione, diventando

così una delle stelle più brillanti nel firmamento calcistico inglese (e non solo). Oltre ai protagonisti, menzione doverosa anche per gli altri componenti della squadra: giocatori caparbi, capaci di scendere in trincea per bloccare gli attacchi avversari, recuperare palloni e garantire solidità al team delle Foxes. La trama è ben delineata, ora però manca il finale della storia, ancora tutto da scrivere. E la domanda che tutti ci stiamo ponendo è una sola: ce la farà il Leicester di Ranieri, Vardy e Maherz a trionfare in Premier League? Tra poche settimane lo scopriremo. Nella nostra indole solitamente facciamo sempre un po’ più il tifo per Davide che sconfigge Golia, per il debole che batte il più forte. Non sempre accade e magari non succederà nemmeno stavolta, anche se le premesse sembrano buone. A prescindere dall’esito, il Leicester ci ha regalato una stagione da favola, una storia da raccontare e grandissime emozioni per tutti gli appassionati di sport. Soprattutto, ci ha ricordato che con grandi sacrifici si possono raggiungere traguardi impensabili. Per cui, siamo sicuri conti veramente sapere come andrà a finire?

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food & wine

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Avventura Masterchef, i retroscena di Alida A tu per tu con Alida, dopo la vittoria sfumata a Masterchef Italia 5: dalle idee in cucina agli intrighi del più chiacchierato talent show culinario. a cura di Federico Rosa

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i è da poco conclusa la quinta edizione della versione italiana di Masterchef, caratterizzata dall’introduzione del quarto chef Antonino Cannavacciuolo e dalla (contestata) vittoria di Erica. Indubbiamente la vincitrice morale di questa edizione è la piemontese Alida Gotta, nata a Bra (CN) ma residente a Torino, un passato da aspirante modella, un rapporto complicato con il cibo e tanto, tanto talento. Prima di immergerci nella cucina, quali sono le tue passioni lontane dai fornelli? Sono una grande appassionata di arte in ogni sua forma. Amo in particolare l’arte moderna, su tutti Kandinskij, Klee e Pollock, la letteratura russa e francese, la musica in maniera tra-

sversale, e la danza. Ho sedici anni di danza classica alle spalle. Come è nata l’avventura a Masterchef? In realtà non è stata una mia scelta. Mi ha iscritto di nascosto Marco, il mio ragazzo, e quando mi hanno richiamato da Magnolia per definire il primo appuntamento sono caduta dalle nuvole. Abbiamo litigato per una settimana perché non volevo assolutamente partecipare… Alla fine ha avuto ragione ad insistere. Puoi raccontarci qualcosa di come si svolgono i provini? Il primo step è una selezione basata su un piatto freddo pre-assemblato a casa. In loco si hanno solo cinque minuti e un forno a microonde. Nell’ocNUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


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casione ho portato un cappuccino di baccalà e un cornetto al lardo. Passato quello, c’è stata la prova dell’impiattamento che hanno trasmesso in TV. Mi sono sempre chiesto come si svolge la quotidianità di un concorrente. Ci sono lezioni di cucina? Vi preparano alle sfide? E soprattutto, avete a disposizione delle ricette? Niente ricette. Anche per quelle più complicate, come ad esempio la sfida di pasticceria, o sai la preparazione o rischi di fare una figuraccia. La vita durante il programma non è poi così emozionante: vivevamo in un residence, ognuno con la sua stanza ad aspettare le varie prove. E, purtroppo, niente master class o percorsi di apprendimento.

torno alla figura della ragazza con problemi di alimentazione nel passato e dalla lacrima facile. Per quanto riguarda i problemi del mio passato, è una confessione che mi è stata strappata a forza dopo un’ora di interrogatorio, anche se non me ne pento, perché molti ragazzi mi hanno scritto che sono stata un esempio per loro. Di questo vado fiera e per me conta molto di più di finti fan o like sui social. Delle mie emozioni invece non mi vergogno. Sono orgogliosa di aver vissuto il programma senza atteggiarmi da persona che non sono. Reputo il mio percorso una crescita verso una maggiore sicurezza e consapevolezza. Personalmente ritengo la puntata con Enzo Vizzari a Porto Venere la mia vittoria personale.

Mai come quest’anno è stata protagonista la vita di gruppo. Era un montaggio ad hoc, oppure eravate davvero due gruppi ben separati? Ognuno poteva fare vita separata. Come è normale, nelle comitive si formano dei gruppi. Devo ammettere che eravamo abbastanza divisi, anche se il montaggio ha un po’ amplificato le cose. Io ad esempio ho legato tantissimo con Erica, Lorenzo, Maradona, Marzia e Laura. Con lei in particolare abbiamo passato tantissimo tempo a studiare ricette.

Ma la vittoria finale ti è scivolata via sul filo di lana. Delusa per la sconfitta? Assolutamente sì. Non potrebbe essere altrimenti, in palio c’erano pur sempre 100.000 euro e la possibilità di pubblicare un libro di ricette. Però allo stesso tempo sono contenta di aver proposto un menù che mi rappresenta e innovativo. Avrei potuto presentare un menù del territorio piemontese, ma non avrebbe avuto troppo senso. Forse mi ha penalizzato, ma non ho rimpianti, e questa è la cosa più importante.

È stata un’edizione ricca di polemiche, con utenti particolarmente agguerriti sui social. Secondo me quest’edizione è stata più incentrata sui personaggi che sulla cucina. Si è dato troppo risalto alle dinamiche personali, mettendo i piatti in secondo piano. Probabilmente perché questo tipo di approccio è preferito dal pubblico di massa. Questo ha portato ad un accanimento esagerato per una trasmissione televisiva. Sia io che Erica abbiamo ricevuto critiche, ma anche minacce di morte e di malattie. All’inizio ho vissuto particolarmente male la situazione, poi ho capito che dovevo farmi scivolare addosso le critiche.

Come sono invece i famigerati giudici

food & wine

nella vita reale? Anche loro sono ormai dei personaggi, al di fuori delle telecamere sono molto diversi. Cracco è introverso e timido, poi però quando si apre, ti aiuta e ti fa crescere. Mi ha aiutata tantissimo, è stato una scoperta. Anche se quello con cui ho legato di più è stato Bastianich. Cannavacciuolo invece non mi ha quasi mai parlato né apprezzato. Anche con Barbieri non abbiamo avuto un grande feeling. Personalmente vedo una grande similitudine con lo chef Magnus Nillson del ristorante Faviken, chi sono altri chef a cui ti ispiri? Ti ringrazio per il complimento. Adoro Nillson e la sua idea di cucina. In Italia apprezzo tantissimo Massimo Bottura, Niko Romito e Roy Caceres. Per quanto riguarda l’estero invece Ferran Adrià: adoro la cucina dei Paesi Baschi. Progetti per il futuro? Non aprirò nel mio immediato futuro un ristorante. Bisogna sapere valutare quella che è la vita reale da quella del programma televisivo. Magari tra qualche anno! Quando faccio le cose devo essere sicura di farle al meglio e di essere preparata. Per ora ho in programma molti show coking. E poi due giudici mi hanno offerto di andare a lavorare per loro… Attualmente sto valutando. © Stefano Fusaro

Il tuo personaggio è stato creato atNUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

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Insalata di pollo Con la primavera cresce la voglia di piatti freschi. Ecco come preparare una gustosissima insalata di pollo. a cura di Franca Tomasi

INGREDIENTI PER 6/8 PERSONE 800 g petto di pollo intero; 10 rapanelli; 1 finocchio; 10 pomodorini; 1 mela; 1 limone; 50 g uvetta sultanina; 80 g mandorle salate; 1/2 bicchiere di vino bianco; basilico q.b.; olio extra vergine q.b.; sale q.b.

COME SI PREPARA In una pentola con acqua salata fare bollire il petto di pollo per almeno 30/40 minuti. Nel frattempo, lavare e affettare sottilmente i rapanelli e condirli con olio e sale. Lavare e affettare sottilmente i finocchi e metterli in acqua e succo di limone affinché non anneriscano. Tagliare a dadini la mela e metterla in acqua e limone. Lavare e tagliare a spicchi i pomodorini e condirli con olio, sale e basilico. Tritare grossolanamente le mandorle. Mettere in ammollo l’uvetta nel vino bianco. Quando il pollo è cotto, pescarlo e lasciarlo intiepidire tenendolo coperto in modo che non si asciughi. Quando sarà tiepido, affettarlo sottilmente e metterlo in una pirofila. Unire e mescolare tutte le verdure e aggiungere per ultimo l’uvetta strizzata e le mandorle. Unire olio e sale. Lasciare riposare l’insalata di pollo per 30 minuti e servire tiepida.

STOP AGLI SPRECHI ALIMENTARI

a cura della redazione

Lo scorso 17 marzo, la Camera dei Deputati ha approvato la proposta di Legge contro gli sprechi alimentari, passata all’esame del Senato. Il testo prevede che gli operatori del settore alimentare donino le eccedenze alimentari agli indigenti - nel rispetto delle norme di igiene e sicurezza - anziché sprecare i prodotti invenduti, ancora idonei al consumo. La nuova Legge, tra le altre cose, intende promuovere presso i ristoratori l’utilizzo della family bag per consentire ai privati di portare a casa il cibo che hanno avanzato al ristorante. Se la proposta legislativa andrà in porto, le Regioni potranno stipulare accordi o protocolli d’intesa per promuovere pratiche virtuose e dotare gli operatori della ristorazione di contenitori riutilizzabili, in materiale riciclabile, con cui i clienti potranno portare a casa i propri avanzi. Soddisfatto il Ministro alle politiche agricole e alimentari Maurizio Martina, secondo cui il nostro Paese è “in prima linea nella lotta contro lo spreco alimentare. Ora bisogna arrivare presto all’approvazione definitiva”.

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benessere e bellezza

Business con trucco e senza inganno

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na delle poche certezze per il business della cosmesi e del make-up è l’appuntamento annuale con il Cosmoprof Worldwide, la più grande fiera internazionale dedicata a questo settore, tenutasi a Bologna lo scorso 18-21 marzo. L’edizione che anticipa il 50° anniversario ha visto la visita, nel giorno dell’inaugurazione, dell’On. Ivan Scalfarotto, Ministro per lo Sviluppo Economico, il quale ha inserito la manifestazione tra le “Fiere di rilevanza internazionale” da promuovere e sostenere in collaborazione con l’ICE Italian Trade Agency. Tutte le novità che riserva il business NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

della bellezza sono state svelate durante la quattro giorni di fiera. Conferme per i big dell’industria, dai macchinari e prodotti per il ramo estetico ai grandi dell’industria dell’haircare, senza ovviamente dimenticare la cosmesi ed il make-up. A riprova della maggiore attenzione verso la salute del consumatore, sempre più spazio è stato dato alla cosmesi naturale, con stand green e prodotti dalle performance altissime senza compromettere la qualità degli ingredienti. “La vera novità di Cosmoprof - sono le parole del Presidente di Bologna Fiere Cosmoprof, Duccio Campagnoli - è che è una fiera che non smette di

Cosmesi: passione e business per ridare slancio all’Italia nel mondo, grazie a Cosmoprof 2016. a cura di Elisa Galvagno

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benessere e bellezza

crescere: quest’anno i visitatori sono stati 250.000, 2.510 le aziende espositrici (+5%). Bologna ha vissuto giornate straordinarie: senza presunzione ma con orgoglio e soddisfazione possiamo dire di aver fatto diventare Cosmoprof la più grande fiera italiana nel mondo e la piattaforma più importante per l’industria cosmetica, italiana e mondiale, con le edizioni di Las Vegas e Hong Kong”. “Siamo stati gli artefici di una vera e propria rinascita di Cosmoprof Worldwide - prosegue Campagnoli - che oggi, in Italia e all’estero, è una formidabile impresa internazionale da oltre 60 milioni di ricavi annui. Quest’anno overbooking dei 110.000 mq netti di area espositiva, cui abbiamo dovuto aggiungere 20.000 mq di strutture esterne. Bologna ha ospitato migliaia di persone, dando vita ad un indotto di grandi numeri nel campo dell’accoglienza e dei servizi”. Nuovo grande successo anche per Cosmopack. L’evento dedicato alla filiera produttiva del beauty è cresciuto del 5,42% e ha visto la partecipazione di 21.900 visitatori professionisti dell’industria, come si legge dal comunicato stampa di Cosmoprof. “Sempre più il comparto cosmetico nazionale, con oltre 10 miliardi di euro di fatturato (+6,5% nel 2015), riesce a trasmettere i valori del Made in Italy con un mix vincente di creatività, innovazione e attenzione costante alle esigenze di un consumatore evo-

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Il comparto cosmetico nazionale trasmette i valori del Made in Italy con un mix vincente di creatività, innovazione e attenzione costante alle esigenze di un consumatore evoluto.

luto - ha detto Fabio Rossello, Presidente di Cosmetica Italia - L’edizione 2016 di Cosmoprof Worldwide Bologna ha offerto una nuova occasione per confermare la positiva collaborazione che da ben 49 anni ci lega al Gruppo Bologna Fiere in un crescente successo di pubblico e servizi alle imprese espositrici. La visita in fiera del Sottosegretario al Ministero delle Riforme Costituzionali e dei Rapporti con il Parlamento, Ivan Scalfarotto, è stata una testimonianza dell’attenzione crescente che anche le istituzioni rivolgono ad un settore si è distinto sui mercati esteri per un export in crescita a doppia cifra (+14,3%) e una bilancia commerciale di oltre 2 miliardi di euro. È grazie a queste sinergie che possiamo consolidare una strategia di sistema vincente”.

Una crescita che non dà segni di arresa: sempre più spazio ai prodotti ecologici, con un aumento degli espositori del 22,15%. Anche il settore dedicato ai parrucchieri è cresciuto dell’8,20%, mentre Cosmopack, la sezione dedicata alla filiera industriale, è cresciuta del 5,42%. Le unghie, con l’affollatissimo paglione Nailworld, hanno registrato un +4% e, infine, l’Extraordinary Gallery, la sezione che ha ospitato le aziende di nicchia, quelle che presentano prodotti all’avanguardia e segnalano le tendenze del futuro, è cresciuta addirittura del 39,09%, sebbene la superficie espositiva fosse molto inferiore rispetto agli altri settori. L’appuntamento è per il 16 marzo 2017, quando Cosmoprof festeggerà il mezzo secolo. Quali novità ci riserverà il futuro? NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


moda

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L’outfit perfetto per l’ufficio

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o sappiamo tutti, ormai passiamo la maggior parte del nostro tempo tra ufficio e riunioni. I tempi della nostra vita sono scanditi da meeting, corsi e corse per districarci tra gli impegni del lavoro e della vita privata ed è proprio per questo motivo che sempre più ci troviamo a cercare il giusto outfit per queste situazioni. A tutti quanti capiterà o sarà capitato di iniziare un nuovo lavoro e di trovarsi a pensare con una certa titubanza su quale sia il look più adatto per il primo giorno. Di solito c’è una certa incertezza sullo stile, il timore di essere eccessivamente eleganti, o viceversa troppo casual, ed è così che si opta per la rassicurante “via di mezzo”, che ci consente di passare inosservate e soprattutto temporeggiare e sfruttare il primo giorno per studiare la situazione e conformarci allo stile del nuovo luogo di lavoro. Una volta studiato il campo di gioco possiamo passare allo step successivo, lo shopping da “non ho nulla che vada bene nell’armadio: devo per forza comprarmi qualcosa di adeguato!”. Sappiamo che la primavera 2016 ha portato, oltre alla bella stagione, una ventata d’aria fresca nei colori e così grandi classici, come la gonna a tubino o la giacca tailleur, perdono la loro classica veste di nero e/o grigio e si colorano di rosa, celeste e stampe floreali. È sempre bene avere nel guardaroba camicie e gonna, l’accoppiata sarà sempre vincente e ci consentirà di avere subito un tocco elegante con minimi sforzi. Tenerne sempre una buona scorta non è e non sarà mai una cattiva idea! Colori? Grigio, tortora, indaco e se è primavera osiamo anche un po’ di NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

più! Nero e bianco solo per occasioni formali o ricevimenti di lavoro. È beve invece evitare certi macroscopici errori che volenti o nolenti prima o poi colpiscono tutti! Il primo: non puoi venire in pigiama a lavoro! A parte le scene ormai famose dei furbetti che timbravano il cartellino in pigiama e poi andavano a dormire… bisogna fare attenzione a non dimenticarsi qualche pezzo prima di uscire di casa! Secondo: non siamo al mare, ma a lavoro! Niente short, niente canottierine, niente bermuda, camiciotti e niente infradito! Avete caldo? Accendete l’aria condizionata. Non c’è l’aria condizionata? Pazienza, sopportate! Perché a lavoro, specialmente se si è a contatto con il pubblico, bisogna sempre mantenere un certo contegno. In realtà esiste un’unica e sola regola per l’outfit da lavoro: il buonsenso. Quanti problemi… non potremmo semplicemente evitarli andando tutti a lavoro con una divisa? Forse sì, ma le case di moda che fanno le divise di molte aziende dovrebbero certamente aggiornarsi…

Consigli di stile per vestire con gusto in ufficio. I grandi classici restano un must, ma la primavera porta una ventata d’aria fresca nei colori. a cura di Alice Diale

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fotografia

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Il mondo di McCurry? Umano e intenso 275 scatti di Steve McCurry, una delle voci più autorevoli della fotografia contemporanea, sono in mostra alla Reggia di Venaria Reale. a cura di Francesca Vinai

© Fotografie di Steve McCurry

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vete presente il celeberrimo ritratto di Sharbat Gula, la ragazza afghana dagli occhi verdi? Un contrasto cromatico perfetto, un soggetto intenso, un’immagine potente divenuta icona. C’è anche lei alla Reggia di Venaria Reale, alle porte di Torino, assieme ad altri 274 scatti dell’americano Steve McCurry, fra i più grandi maestri della fotografia contemporanea. La mostra, dal titolo “Il mondo di Steve McCurry”, inaugurata lo scorso 1° aprile, sarà in scena fino al prossimo 25 settembre. Si tiene alla Citroniera delle Scuderie Juvarriane, all’interno della Residenza sabauda di Venaria, Patrimonio Unesco dal 1997. È qui che si possono ammirare da vicino alcune delle più famose opere di McCurry, scattate in trent’anni di carriera, ma anche fotografie recenti, non ancora pubblicate nei suoi libri. Le immagini, grazie alla maestria nell’uso del colore, all’empatia e alla forte umanità, sono indimenticabili. Raccontano di conflitti, di tradizioni antiche, di culture in via di estinzione e di altre contemporanee, ponendo

sempre al centro la figura umana. Il percorso espositivo si apre con una sezione inedita di foto in bianco e nero scattate da McCurry tra il 1979 e il 1980 nel suo primo reportage in Afghanistan, dove era entrato insieme ai mujaheddin che combattevano contro l’invasione sovietica. Inizia qui il viaggio nel mondo di McCurry, che prosegue in India, nel Sudest asiatico, in Africa, a Cuba, negli Stati Uniti, in Brasile e in Italia. Un vasto repertorio di scatti per avvicinarsi all’avventura professionale e di vita di McCurry, che tanti ha fatto innamorare della fotografia. Per seguire il filo rosso delle sue passioni e apprezzarne la tecnica, unita alla voglia di condividere la prossimità con sofferenza, gioia e sorpresa. Per cogliere la pazienza e l’abilità dell’artista nel conquistare la fiducia dei soggetti da fotografare, perché solo “se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te”. E voi, siete pronti a farvi trasportare nel mondo di Steve McCurry?

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eventi e spettacoli

Vinitaly 2016, 50 anni di innovazione

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a spento cinquanta candeline il più prestigioso Salone dedicato a vini e distillati. E l’ha fatto in grande stile, con un’edizione da record. Tra il 10 e il 13 aprile, a Veronafiere Vinitaly ha ospitato 130.000 operatori da 140 nazioni e ha visto superare lo storico record di 100.000 mq netti espositivi, prima rassegna al mondo per superficie, con oltre 4.100 espositori provenienti da più di 30 Paesi. Quasi 50.000 le presenze straniere, con 28.000 buyer accreditati dai mercati internazionali, in aumento del 23% rispetto al 2015. Nella top ten dei buyer esteri, crescono Cina (+130%), Canada (+30%), Francia (+29%), Stati Uniti (+25%), Paesi Bassi (+24%), Giappone (+ 21%), Regno Unito (+18%), Russia (+18%), Germania (+11%) e Paesi del Nord Europa (+8%). “L’obiettivo era quello di dare un segnale chiaro alle aziende espositrici e ai visitatori, per fare in modo che la 50esima edizione di Vinitaly fosse quella che proiettava la rassegna nei prossimi cinquant’anni - ha commentato il Presidente di Veronafiere, Maurizio Danese - L’aver saputo mantenere la parola data e creare un format che ha soddisfatto in pieno le attese, sia per il wine business in fiera sia per il wine festival in città, con un’edizione di ‘Vinitaly and the City’ dai grandi numeri, è motivo di orgoglio e di impegno per migliorare ulteriormente il prossimo anno”. La parola chiave di Vinitaly 2016? È stata “innovazione” nelle tre declinazioni di prodotto, processo e consumo. Infatti, la riflessione su quale sia il vino che i viticoltori intendono produrre - alla luce di tematiche sempre più attuali quali tutela dell’ambiente, responsabilità di impresa, valorizzazione della biodiversità e dei vitigni autoctoni - sta portando ad un’innovazione di NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

prodotto che arricchisce il vino di contenuti etici e sociali. L’evoluzione di processo coinvolge tutta la filiera: dal campo, con applicazioni sempre più raffinate della viticoltura di precisione, al consumatore, con la finalità di aumentare la qualità, ridurre i costi, impattare sempre meno sull’ambiente. L’evoluzione della società nel suo complesso sta invece portando ad un’innovazione nel consumo di vino, con i giovani e la comunicazione digitale, driver del futuro. L’innovazione in tutti questi aspetti si è potuta toccare con mano a Vinitaly. Le produzioni certificate biologiche e i vini artigianali sono stati protagonisti dei saloni specializzati Vinitalybio e Vivit, ma produttori ecofriendly, biologici o comunque attenti all’ecosostenibilità, all’etica di impresa, fino ai vini vegani, erano presenti in ogni padiglione della fiera. I vitigni autoctoni, alcuni dei quali mai vinificati prima, sono stati valorizzati grazie alle degustazioni proposte della Vinitaly International Academy, mentre di innovazione tecnologica si è discusso nei convegni e a Enolitech, dov’erano presenti i più importanti produttori di mezzi tecnici e servizi.

Successo per la 50esima edizione del Salone internazionale del vino e dei distillati. Parola d’ordine quest’anno: innovazione. a cura della redazione

© Foto Ennevi - Veronafiere

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Cinema e libri

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Batman v Superman I due pesi massimi dell’universo DC sono l’uno contro l’altro. Dawn of Justice e il problema dei film sui supereroi. a cura di Marco Melino

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atman v Superman: Dawn of Justice è diretto da Zack Snyder (L’alba dei morti viventi, 300, Watchmen) ed è il sequel de L’uomo d’acciaio del 2013, diretto dallo stesso regista. Il film racconta gli eventi dopo la battaglia di Metropolis tra Kal-El e il generale Zod e sa sfruttare sapientemente le critiche mosse al primo film - la distruzione di mezza Metropolis con la conseguente uccisione di una buona fetta di popolazione - come miccia per i fatti che porteranno Bruce Wayne/ Batman (Ben Affleck) a scontrarsi con Clark Kent/Superman (Henry Cavill). Insomma, Snyder ed il suo team hanno fatto i compiti a casa e sembra abbiamo ascoltato le voci perplesse di migliaia di fan, ridisegnando sapientemente la sceneggiatura di questo sequel in modo da non commettere gli stessi errori. I due pesi massimi dell’universo fumetti DC si trovano finalmente l’uno contro l’altro. Nel film sono accompagnati dall’immancabile Alfred (uno splendido Jeremy Irons), da Lois Lane (che fatica a trovare una motivazione per essere presente, nonostante la solida interpretazione di Amy Adams), Alexander “Lex” Luthor (un convincente Jesse Eisemberg) e Diana Prince/Wonder Woman (interpretata dalla statuaria Gal Gadot). È nel cast e nelle interpretazioni che il film offre i suoi spunti più interessanti: i personaggi sono convincenti così come le loro motivazioni, con un Ben Affleck un gradino sopra gli altri che uscirà rinvigorito da questa interpretazione. Arrabbiato e muscoloso, perfetto come Bruce Wayne e anche come Batman: era dai tempi di Michael Keaton che il dualismo di questo personaggio non veniva rappresentato così efficacemente. Nella prima parte il film si mette in moto lentamente, ma è un bene: ci sono molti personaggi da presentare, conseguenze a fatti già avvenuti

da soppesare, e scelte da prendere. Nello specifico funziona il concetto di frustrazione/impotenza di una parte del genere umano (rappresentato da Wayne e dal governo americano) e quella di adorazione/speranza dell’altra (le persone salvate da Superman e Lois Lane) di fronte ad un Dio sceso in terra. Un sopravvissuto agli incidenti del primo film, mutilato alle gambe, scriverà False God sulla statua eretta in onore degli Eroi di Metropolis e raffigurante Superman. La storia sarebbe lì. E non servirebbe altro. Però di altro ce n’è, e pure parecchio. Senza entrare nei dettagli, il film nella seconda parte deraglia, schiacciato dagli obblighi di questi franchise enormi: preparare il terreno per i film che verranno. E lo fa con un espediente anche abbastanza banale. Una email in cui, uno dopo l’altro, vengono presentati dei teaser di quelli che saranno i personaggi che formeranno la Justice League (la versione DC degli Avenger Marvel). Una parte centrale del film diventa così inutile alla storia proprio nel momento in cui servirebbe più ritmo. E la trama ne risente, perdendosi in un scontro epico e condito di convincenti effetti speciali, ma fine a se stesso. Un peccato perché le premesse per qualcosa di molto grande c’erano tutte. I film di Snyder sono tutti splendidi da guardare (e questo non fa eccezione); il regista è riuscito nelle cose più difficili (caratterizzazione dei personaggi, intreccio della trama, motivazioni), ma si è poi arenato nella maledizione dei film dei supereroi di questi ultimi anni, che sembra stia contagiando anche l’apparentemente inarrestabile MCU (Marvel Cinematic Universe). Perché se è vero che da un lato i cliffangher ci sono sempre stati (“Luke, sono tuo padre...”), dall’altro un’opera deve avere anche un suo arco narrativo completo, e in questi mega universi di supereroi sembra proprio mancare. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


Cinema e libri

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Letture di primavera Brividi e thriller in libreria con King e Nesbo. In più, il nuovo romanzo di Franzen, già definito un capolavoro. a cura di Federico Rosa

STEPHEN KING

JO NESBO

Il bazar dei brutti sogni

Sole di mezzanotte

Il Re del brivido procede con la sua folle routine di produzione e continua a sfornare almeno un libro ogni anno. In questo caso sceglie la forma del racconto breve, per un totale di venti, alcuni inediti. La lama è il trait d’union tra i racconti, che variano nello stile e nel genere, ma hanno sempre come dominante il terrore e lo stile inconfondibile del Re, decisamente ispirato.

Dopo il Re del brivido ecco il dominatore dei thriller. Il giallista norvegese ambienta il suo nuovo thriller sempre in Norvegia, ma questa volta fa un salto nel passato, nel 1977. Il protagonista è Jon Hansen, ambiguo cacciatore che vive isolato. In realtà ha un passato da spacciatore ad Oslo e sta scappando dai suoi ex capi in cerca di vendetta.

JONATHAN FRANZEN

CASSANDRA CLARE

Purity

Shadowhunters - Signora della Mezzanotte

Pip è una ragazza di 23 anni che ha 130.000 dollari di debito con l’università, sopporta la mamma, veterana hippie che ha tagliato i ponti con la famiglia e vive in un appartamento occupato a Oakland, in California con un gruppo di anarchici. Qui conosce Annagret, un’attivista tedesca che le procura uno stage presso il Sunlight Project. Un dramma, un thriller che si candida ad essere uno dei libri più belli del 2016. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

Piccolo angolo dedicato al mondo teen e quindi, inevitabilmente ai vampiri. La prolifica scrittrice Clare pubblica il primo capitolo del nuovo ciclo Dark Artifices. La Shadowhunter Emma Cartairs continua ad inseguire l’assassino dei suoi genitori e nel mentre si trova coinvolta in un complotto demoniaco che sta strisciando nei meandri di Los Angeles. GENTE IN MOVIMENTO

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Comics & Games

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Il ritorno del Cavaliere Oscuro Lo scontro fra Batman e Superman era già uscito a fumetti molti anni fa, ed è un capolavoro. a cura di Federico Rosa

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e rientrate tra gli spettatori delusi per lo scontro tra Batman e Superman appena uscito al cinema, dovete rifarvi con chi anni fa aveva già trattato l’argomento. L’autore ovviamente è Frank Miller, a cui Christopher Nolan si è ispirato per definire il suo (splendido) Cavaliere

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Oscuro. Miller (già autore di 300 e Sin City tra gli altri) con questo volume ha rivoluzionato non solo la figura dell’uomo pipistrello, ma lo stesso approccio al mondo dei supereroi, portando i problemi interiori e le debolezze in primo piano, come base per la narrazione. Bruce Wayne è vecchio, indebolito da anni di battaglie contro i vari nemici, spaventosamente umano. Nell’esigenza ritorna ad indossare la tuta, ma al primo nemico consistente cede sotto i troppi acciacchi. Lo aiuta l’ascesa di un nuovo Robin, una spalla femminile che lo aiuta. Ed è a questo punto che entra in scena l’antagonista: Superman.

Entrano in contrasto due visioni agli antipodi, quella asservita allo stato ed ubbidiente del figlio di Krypton e quella anarchica e solitaria di Batman. Ma attorno all’uomo pipistrello si crea un esercito spontaneo. Tra gli altri, compare anche Oliver Queen (The Arrow), anche lui vecchio e con il fisico a pezzi, che si immola per la causa. Ovviamente non è un fumetto su Batman senza il suo principale villain, un Joker subdolo e malvagio, perfettamente presentato nei suoi attimi finali. Ormai fermare Batman (ed il suo esercito) diventa una priorità per lo stato che si affida al suo super poliziotto. L’epicità dello scontro si raggiunge nel dialogo durante lo scontro: “Avremmo potuto cambiare il mondo… e ora guardaci. Io sono diventato un problema politico e tu… tu sei una barzelletta. Voglio che ricordi, Clark, negli anni che verranno, nei tuoi momenti più intimi. Voglio che ricordi la mia mano attorno alla tua gola. Voglio che ricordi… l’unico uomo che ti ha battuto”. Una degna conclusione dell’epopea. Un fumetto che è un must per tutti, appassionati o meno, un capolavoro assoluto. NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


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Comics & Games

DiRT Rally

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’è una generazione di videogiocatori che associa il rally su consolle alla leggenda Colin McRae grazie alla simbiosi che era riuscita a creare il publisher Codemaster. Dalla scomparsa del pilota scozzese avevano provato a reinventare il brand con episodi votati maggiormente all’arcade deludendo sia i fan storici che i giocatori casuali. Per questa edizione hanno voluto fare le cose in grande e, soprattutto, hanno dato ascolto agli utenti grazie ai beta test pubblici. Il risultato è semplicemente uno dei migliori titoli di guida mai realizzati, un mix tra il realismo (frustrante) di Richard Burns Rally e il divertimento (esagerato) dei vecchi DiRT. Le vetture reagiscono in maniera credibile in base ai differenti allestimenti e alle diverse tipologie di fondo, quindi non si ha la piatta sensazione di guidare sempre lo stesso mezzo. Si avverte tutta la differenza tra una nervosa Lancia Stratos o una più cheta Fiata Abarth 131, come la differenza tra il veloce asfalto monegasco e il ghiaccio finlandese. Ci si può sbizzarrire con il controsterzo dato che i programmatori hanno lavorato duramente per “addolcire” quei comportamenti della macchina che possono diventare frustranti. Quindi una leggera sgasata in curva viene perdonata, come anche il freno a mano non punisce esageratamente. Indubbiamente il gioco dà il meglio di sé con l’uso di un volante, amplificando le sensazioni di guida (virtuale) e l’esperienza. In caso di assenza, va comunque segnalata l’ottima reazione dei joypad. Sensibile e preciso, si può andare a tarare in base alle diverse abitudini o preferenze personalizzando al massimo lo stile di guida. Un’altra featuring molto ben realizzata è quella dei danni: oltre al validissimo comparto tecnico, il sistema di guida viene pesantemente influenzaNUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

to se non addirittura a forzare il ritiro dalla tappa. Per fortuna (o purtroppo contesteranno alcuni) sono spariti i flashback, quindi non ci sono salvataggi last minute, se si sbaglia una curva o si ricomincia dalla partenza o si fa il conto dei secondi (o minuti) buttati via. Questo “flirta” un po’ con la frustrazione, però è anche vero che se si vuole il realismo, si deve fare i conti con tutti gli aspetti e, ad ogni modo, stimola la voglia di migliorarsi (anche se nel frattempo qualche joypad magari farà una brutta fine). Le modalità di gioco non sono infinite e questa forse è una delle uniche pecche del gioco. Ci sono campionati divisi in base all’epoca delle auto, i sei rally ufficiali del campionato (Montecarlo, Grecia, Finlandia, Svezia, Germania e Galles), le sfide Rallycross e le gare in salita per un totale di circa 50 vetture disponibili. La grafica - impeccabile, come già detto - raggiunge momenti altissimi nella guida sulla pioggia. A farla da padrone è il sonoro. Comparto granitico, che rende totale l’esperienza. A partire dal navigatore che dà istruzioni facili da comprendere ed indispensabili, ai rombi del bolide che creano brividi nella bassa schiena. Un gioco che garantirà parecchie ore di divertimento. Consigliatissimo.

Ghiaia, polvere, fango, neve e tanta adrenalina per il nuovo game della serie Colin McRae Rally. a cura di Federico Rosa

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musica

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Album da non perdere Dall’energia del nuovo lavoro di Elisa allo stile inconfondibile di Marta sui Tubi. a cura di Federico Rosa

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ELISA

MARTA SUI TUBI

UNDERWORLD

ON. Elisa è l’artista femminile più camaleontica (e talentuosa) del panorama musicale italiano. Nei due anni di pausa dal precedente album è anche diventata giudice di Amici, rendendo interessante il ruolo. Si ritorna all’inglese e a certi richiami elettronici dei primi lavori. Collaborazioni di livello assoluto come Jack Savoretti, Giuliano Sangiorgi ed Emma. Tredici canzoni energiche, da ballare e da ascoltare. Un disco maturo e ben confezionato che sicuramente darà il meglio di sé ascoltato live. DANCING POP

Lostileostile. Sono passati tre anni dalla prima partecipazione a Sanremo (con Vorrei e Dispari) e dall’acclamato “Cinque la luna e le spine” che li ha fatti uscire dalla nicchia underground italiana. Un album che è stato supportato dalla raccolta fondi tramite il crowfunding. Tredici tracce potenti, delicate ed emozionanti che viaggiano sul tema dell’incontro, tra amicizia, amore, morte e futuro. Lo stile della band siciliana è sempre forte e ben riconoscibile. CHITARRA, COPPOLA E PASSIONE

Barbara Barbara, We Face a Shining Future. Sono passati vent’anni dalla leggendaria Born Slippy e ben sei dall’ultima fatica in studio. Karl Hyde e Rick Smith ritrovano la voglia di musica nuova e sfornano un album corto (7 tracce per 44 minuti), più intimo dei precedenti, non banale, ma neppure innovativo. Si pesca un po’ dal meglio della musica UK, c’è un po’ di Damon Albarn, un po’ dei rivali Chemical Brothers. Strappa una sufficienza striminzita. ELECTRO “POTREBBE FARE DI PIÙ” MUSIC

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Musica

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Prossimamente in concerto Un maggio all’insegna del rock, con le nuove date dei Simple Plan e il MI AMI Festival. a cura di Federico Rosa

TAVAGNASCO ROCK

SIMPLE PLAN

MI AMI 2016

Ventisette edizioni per uno degli eventi musicali più longevi, conosciuti ed apprezzati d’Italia. Quattro date per due weekend. Si inizia venerdì 29 aprile con Guè Pequeno, il 30 aprile sarà di scena Edoardo Bennato. Venerdì 6 maggio i Mau Mau, chiuderanno sabato 7 maggio i Sud Sound System.

Schitarrate rock, ritmi sincopati, platea urlante e saltellante e ormoni impazziti. Si possono descrivere così i concerti della band canadese Simple Plan. Saranno di scena al Teatro della Concordia di Venaria Reale (Torino) lunedì 16 maggio e all’Orion di Ciampino (Roma) martedì 17 maggio.

Dodicesima edizione del festival creato da RockIt dedicato alle migliori band emergenti italiane. Le date sono il 27 e 28 maggio, la location è sempre il Circolo Magnolia di Segrate (Milano). Ad oggi sono confermati I Cani, Bloody Beetroots, Crookers, Noyz Narcos e molti altri.

I ROLLING STONES SI DANNO AL BLUES

a cura della redazione

I grandi della musica, si sa, non si accontentano mai del successo di oggi per rincorrere quello di domani. E così - freschi del trionfo cubano del 25 marzo scorso, quando si sono esibiti in uno storico concerto all’Avana - i Rolling Stones rivelano di avere in cantiere un nuovo progetto discografico. A darne qualche (velata) anticipazione è stato il chitarrista Ronnie Wood, all’inaugurazione di “Exhibitionism”, la mostra londinese interamente dedicata alla rock band. Il nuovo album, che pare uscirà entro fine anno, avrà una forte ispirazione blues, con cover di Howlin’ Wolf e Little Walter.

NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016

GENTE IN MOVIMENTO

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collaboratori

IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA

HANNO COLLABORATO ALLA REALIZZAZIONE DI QUESTO NUMERO

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ROSARIO De Luca

LUIGI Bobba

ENRICO Andriollo

Consulente del lavoro, avvocato e giornalista. Ricopre la carica di Presidente della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro.

Sottosegretario di Stato del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con delega alle politiche giovanili.

Professionista, Consigliere nazionale dell’Istituto nazionale Revisori legali con delega ai rapporti internazionali.

GIOVANNI Firera

GIORDANO Biserni

BRUNO Bravi

Responsabile Area Comunicazione INPS Piemonte, già Presidente dei Giornalisti Uffici Stampa del Piemonte.

Fondatore e Presidente dell’ASAPS dal 1991, dirige la rivista “Il Centauro”, organo ufficiale dell’associazione.

Consulente del Lavoro, esperto in materia di diritto del lavoro ed amministrazione del personale.

FERRUCCIO Marello

FRANCESCA Landriani

EDMONDO Bertaina

LEONARDO Peruffo

DANIELA Pavan

ALESSANDRO Delle Cese

Esperto in servizi di consulenza HACCP, certificazioni ISO 9001, 22000, attività formative e laboratori di prova con metodiche accreditate ISO 17025.

Architetto in un prestigioso studio di Cuneo, applica i dettami della progettazione naturale dal 1990, come cifra esclusiva del suo fare architettura.

Torinese classe 1967, laurea in filosofia, è giornalista, Direttore di GazzettaTorino e docente per la comunicazione.

Fondatore e Segretario generale nazionale dell’Associazione Europea Consumatori Indipendenti. Presidente dal 2003 al 2015.

Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti con studio in Monselice (PD). Dal 2013 Consigliere dell’UGDCEC di Padova.

Dottore Commercialista, è fondatore dello Studio di Commercialisti Associati Delle Cese ADC Consulting in Milano.

BARBARA Matera

PATRIZIA Toia

PIERNICOLA Pedicini

GIANNI Melilla

FABIO Amici

PAOLO Ferraris

Europarlamentare (Forza Italia), è Vicepresidente della Commissione per i diritti della donna al Parlamento europeo.

Europarlamentare (PD), é Vicepresidente della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia al Parlamento europeo.

Europarlamentare membro della Commissione Ambiente e sanità, è Capo delegazione del M5S al Parlamento europeo.

Deputato (Sinistra italiana - SEL), è Segretario dell’ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati.

Imprenditore della logistica e del trasporto, è camperista e giramondo per passione.

Commercialista in Asti e insegnante di economia aziendale nella scuola secondaria.

FRANCESCA Vinai

ELISA Fea

MONICA Montanaro

ELISA Galvagno

MARCO Dalmasso

FEDERICO Rosa

Giornalista pubblicista, è laureata in Comunicazione politica e in Studi europei. È redattrice di TN Trasportonotizie.

Laureata in Giurisprudenza, attualmente svolge la professione come praticante avvocato a Cuneo.

Laureata in Design, è libera professionista in progettazione e ristrutturazione di abitazioni e locali commerciali.

Laureata in Economia, nel 2007 fonda il beauty blog “Elisavsmakeup” che dispensa consigli sul mondo della bellezza.

Laureato in Filologia, Letterature e Storia dell’antichità, è appassionato di cultura classica e sport.

Appassionato di libri, musica, cinema, serie tv e gastronomia. Collaboratore di Slow Food e RockIt.

MARIO Mariella

PAOLO Camolei

SIMONE Fioretti

ANDREA Maggi

FEDERICA Confalonieri

FRANCA Tomasi

È membro dello Studio legale “Cherchi & Partners” a Bruxelles.

Assessore alla semplificazione, sviluppo e crescita del Comune di Treviso.

Ufficio Stampa della Città metropolitana di Roma Capitale.

Responsabile Comunicazione ed Eventi presso l’Università di Ferrara.

Psicologa del traffico, è consulente di sicurezza stradale.

Appassionata di cucina e insegnante presso un Centro di Formazione Professionale da 27 anni.

FEDERICO Bordignon

VINICIO Paselli

MARCO Melino

ALICE Diale

FRANCESCO Rossi

Studente magistrale presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

Economics blogger di Ecovinpas.blogspot.it e laureando al CLEF dell’Università di Bologna.

Giovane imprenditore, è laureato al Politecnico di Torino e alla University of Central Florida.

Aspirante Consulente del lavoro, ha un passato da fashion blogger e titolare di sartoria.

Laureato in Scienze dell’Amministrazione, è appassionato di musica e tecnologia.

GENTE IN MOVIMENTO

NUMERO 2 | MARZO - APRILE 2016


TRASPORTONOTIZIE www.trasportonotizie.com

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Ann o XVI I - Num ero 4/2 015

Ann o XVI I - Num ero 5/2 015

Ann o XVI I - Num ero 6/2 015

Ann o XVI II - Num ero 1/2 016

pagina 12 pagina 20

Legge di Stabilità 2016 ecco le novit , à per l’auto trasporto

pagina 8

Dal territorio: focus Piemonte , Liguria, Emili Romagna a-

pagina 6 Rischio terrorismo , più controlli sui vettori stranieri!

pagina 14

pagina 26

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In pri mo pia

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sporto per l’auto traecco le novit à Stabilità 2016 , Legge di

pagina 36

Romagna Liguria, Emili Piemonte a, focus Dal territorio:

stranieri! sui vettori più controlli terrorismo , Rischio

pagina 4

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in più nel 2016 50 ore di guida circolazio ne, dei divieti di Calendario

pagina 8

senza pate nte online e guida su pagamen ti chiarimen ti Multe,

In pri mo pia

finanziano? meno: cosa per inquinare trasportat ori Contribut i ai

RCA: addio al tagliando a bordo, ma resta l’obb ligo del certifi cato

pagina 4 Regolarità dei vettori: verifiche onlin entro il 15 e novembre

pagina 13

Dal territorio: focus Piemonte , Liguria, Umbria

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, NO/CUNEO - Nr. 4 Anno XVII - Prezzo: euro 3,00. In caso di mancato recapito inviare al CMP/CPO Cuneo per la restituzione al mittente previo pagamento resi.

pagina 4

Iscrizione 2016 all’Al bo autotrasp orto: cosa serve sapere

Sistri, no alle sanzioni nel 2016 ma resta l’obbligo di adesione. ..

pagina 7 Proprietà autoveico li: al via il certificato digitale

pagina 26

pagina 29

pagina 26 pagina 29

novembre entro il 15 verifiche onlin dei vettori: e Regolarità

Umbria Liguria, Piemonte , focus Dal territorio:

digitale certificato al via il autoveico li: Proprietà

pagina 4

adesione. .. l’obbligo di 2016 ma resta sanzioni nel Sistri, no alle

In pri mo pia

del certifi cato resta l’obb ligo a bordo, ma al tagliando RCA: addio

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Gli eventi nazionali in programm nelle pross a ime settiman e

pagina 8

pagine 18 e 19

CCNL autotrasp orto, logistica e spedizion i: le ultime news pagina 12 Abolire i trasporti in conto prop rio, una proposta rivoluziona ria pagina 24

settiman e nelle pross

ime in programm a nazionali Gli eventi

pagina 36

pagina 4 cambiare? sarà ora di sporto, non all’autotra Fondi pubb lici

pagina 8

In pri mo pia

pagina 24 rivoluziona ria una proposta conto prop rio, i trasporti in Abolire

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pagina 4 L’Albo Autotrasp orto è di tutti, non di una casta! pagina 29

Passaggio Albi provincial i alle Motorizzaz ioni, 6 mesi per la transizion e pagina 9 RCA, addio attestato di rischio e contrasseg no cartacei

pagina 12

pagina 30 pagina 36

pagina 30

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pagina 36

una è di tutti, Autotrasp orto L’Albo pagina 4 persi in 5 anni 26.000 truck all’estero, trasportat ori Fuga di

aula e in pista formativi in con i corsi più sicurezza Più profitti e

no

pagina 17 Dal territorio. Focus Piemonte , Liguria, Sicilia

pagina 29

pagine 9 e 17

ultime news spedizion i: le to, logistica e autotrasp orCCNL

Tutto sul Transpote c: gli eventi, le interviste e lo stand TN

IN PRI MO PIA

cartacei contrasseg no di rischio e attestato RCA, addio pagina 9 transizion e 6 mesi per la Motorizzaz ioni, provincial i alle Passaggio Albi

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l’autotraspor to rit Transpotec 20 rova l’ottimismo 15,

dei trasportatori

e di chi viaggia

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Fuga di trasportat ori all’estero, 26.000 truck persi in 5 anni

Puglia Liguria, Piemonte , focus Dal territorio:

Ann o XVI I - Num ero 4/2 015

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pagina 36 pagine 18 e 19

il giornale e il quotidiano online Ann o XVI II - Num ero 1/2 016

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pagine 9 e 17 Dal territorio: focus Piemonte , Liguria, Puglia

Un autunno di ev Corsi format enti da non perdere ivi, raduni e convegni.

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Transpotec 20 15, l’autotraspor to ritrova l’ott im

Più profitti e più sicurezza con i corsi formativi in aula e in pista

pagina 36

fondi pubb lici ultime sui pedaggi: le investime nti, Formazion e,

Innovative pr oposte al Mo ve.App Expo la direzione ...e cosa non Anno nuovo, è giusta ma ca mbiaNomalai trasporto in conto cosa cambia. serve di più proprio! .. Aumentano i controlli, no

pagina 4

Venezia Giulia Liguria, Friuli Piemonte , focus Dal territorio:

pagina 7

sapere cosa serve autotrasp orto: 2016 all’Al bo Iscrizione

pagina 13

Fondi pubb lici all’autotra sporto, non sarà ora di cambiare?

Dal territorio: focus Piemonte , Liguria, Friuli Venezia Giulia

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Formazion e, investime nti, pedaggi: le ultime sui fondi pubb lici

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pagina 6 Il retrofit, riqualificazio ne elettrica dei veicoli, è legge

Contribut i ai trasportat ori per inquinare meno: cosa finanziano?

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, NO/CUNEO - Nr. 5 Anno XVII - Prezzo: euro 3,00. In caso di mancato recapito inviare al CMP/CPO Cuneo per la restituzione al mittente previo pagamento resi.

Sistri, sanz ioni ridotte ma prosegue nel 2016 il “dop pio binario”

Calendario dei divieti di circolazio ne, 50 ore di guida in più nel 2016

Multe, chiarimen ti su pagamen ti online e guida senza pate nte

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Finanziam enti, novità su Fondo di garanzia e Sabatini bis

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, NO/CUNEO - Nr. 6 Anno XVII - Prezzo: euro 3,00. In caso di mancato recapito inviare al CMP/CPO Cuneo per la restituzione al mittente previo pagamento resi.

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, NO/CUNEO - Nr. 1 Anno XVIII - Prezzo: euro 3,00. In caso di mancato recapito inviare al CMP/CPO Cuneo per la restituzione al mittente previo pagamento resi.

Tachigraf o, nuovi obbli ghi formativi per le aziende di autotrasp orto

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Ann o XVI I - Num ero 3/2 015

Corsi format ivi, raduni e convegni. Un autunno di eventi da non perdere In pri mo pia

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