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POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, NO/CUNEO - SUPPLEMENTO N.1 AL NUMERO 1-2021 ANNO XXIII DI TN TRASPORTONOTIZIE - IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP/CPO CUNEO PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE PREVIO PAGAMENTO RESI.
IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA
editoriale
IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA
EDITORIALE
Direttore responsabile Secondo Sandiano
GENTE IN MOVIMENTO Iscrizione al 3/14 del Registro
Cari lettori, il primo numero del nuovo anno ci vede ancora costretti a parlare della pandemia e, proprio mentre stiamo chiudendo la pubblicazione, ci troviamo ad affrontare forse una terza ondata del Covid-19. È passato un anno dall'inizio dell'emergenza nazionale, anzi mondiale e, nonostante i vaccini siano arrivati prima del previsto, sono ancora molte le difficoltà che dovremo affrontare nei prossimi mesi. Come già vi avevamo comunicato nelle passate edizioni, la nostra redazione ha continuato a lavorare, cercando di rispettare i nostri appuntamenti con voi e proponendovi letture e approfondimenti che possano anche aiutare gli imprenditori in difficoltà. Nonostante le criticità, il cambio di governo e la terza ondata, i nostri contributori continuano a sostenere la nostra pubblicazione che, senza di loro non sarebbe possibile. A loro va il mio ringraziamento per trovare sempre il tempo per noi, anche in questi giorni complicati. Prima di darvi qualche anticipazione sui contenuti delle prossime pagine, desidero condividere il mio cordoglio con la famiglia di Amedeo Maffei, psicologo di fama internazionale e amico, che ci ha lasciato lo scorso febbraio. Vi parleremo di lui e della sua brillante carriera a pagina 11. Come sempre, le prime rubriche del magazine si rivolgono a imprenditori e professionisti, affrontando argomenti più tecnici: parleremo di bilanci, diritti, economia e nuove opportunità di sviluppo. In questo numero vi proponiamo anche un approfondimento sulla digitalizzazione, per capire di cosa si tratta e cosa comporta per un'impresa. Seguono, infine, rubriche più generaliste, dedicate a tutta la famiglia, utili per guardare il mondo intorno a noi da un altro punto di vista e conoscere nuove realtà. Lascio a voi il compito di scoprire tutti i contenuti proposti. Buona lettura.
DIRETTORE RESPONSABILE Secondo Sandiano
Stampa del Tribunale di Aosta
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CONTRIBUTORI Si veda pagina 72
in data 29/09/2014 EDITORE E PROPRIETARIO: DGConsulting s.c.
Tipografia Tipolitoeuropa di Cuneo
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NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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attualità
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Turisti senza mascherina: la multa insolita di Bali
UE: le fonti rinnovabili sorpassano i "fossili"
Stai programmando le prossime vacanze in Indonesia? Se non rispetterai le regole anti-covid potresti tornare a casa più in forma di prima. A Bali, infatti, gli stranieri sorpresi in pubblico senza la mascherina sono costretti dalla polizia a fare 50 flessioni. Il video amatoriale girato a gennaio ha fatto il giro del mondo. In realtà una multa è prevista, ma agli stranieri che non possono regolare immediatamente i conti, la polizia ordina di fare le flessioni, obbligandoli, in seguito, a indossare la mascherina fornita dagli agenti. Alcuni turisti hanno raccontato che esistono anche variazioni sulle tariffe: chi indossa la mascherina in modo improprio, infatti, è costretto a fare solo 15 flessioni.
Nel 2020, per la prima volta nella storia europea, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ha superato i combustibili fossili. Si tratta di un piccolo sorpasso, di un punto percentuale appena, che però può diventare il punto di partenza del progressivo abbandono delle fonti più inquinanti. Se si pensa che solo 20 anni fa le fonti rinnovabili rappresentavano un quarto delle fossili e il pareggio tra le due fosse considerato impossibile, ora i traguardi fissati con il Green New Deal dell'Unione Europea diventano più concreti. La strada è ancora lunga e solo il 2021 ci potrà dire se si è trattato di un caso o meno. In più, ci sono alcuni Paesi europei che sono decisamente poco virtuosi e necessitano di una forte spinta in questa direzione.
Al via la lotteria degli La cultura del sonno scontrini contro l'evasione può migliorare la vita
Quest'anno è partita la seconda iniziativa del Governo per la lotta all'evasione fiscale: la lotteria degli scontrini. Si tratta di una vera e propria estrazione a sorte dove i biglietti sono gli scontrini ricevuti in negozio. Per aderire è necessario richiedere un codice a barre dedicato e farlo scannerizzare in cassa al momento del pagamento. Le estrazioni sono periodiche e i premi variano da 15 mila 100 mila euro. Possono vincere tutti i partecipanti, anche gli esercenti. Inoltre, nel 2022 verrà estratto un superpremio di 5 milioni di euro. Ora non resta che aspettare di vedere se la lotteria sortirà i suoi effetti sull'evasione. Intanto possiamo dirvi che in altri Paesi, come Brasile e Portogallo, il risultato è decisamente positivo. 4
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Incredibile ma vero, sembra esista una giornata mondiale per qualsiasi cosa. Il 19 marzo, in concomitanza con la festa del papà, ricorre anche la giornata mondiale del sonno, il World Sleep Day, un evento dedicato alla diffusione dell'importanza di un sonno regolare e corretto per una cultura del riposo consapevole, capace di contribuire a una vita più sana e serena. È indubbio che nell' ultimo anno c'è stato un aumento spropositato dei problemi legati al sonno, per lo più legati alla situazione di ansia e insicurezza portati dalla pandemia. Tra questi però, c'è anche chi non riposa sul materasso adatto, un oggetto di mobilio che spesso viene acquistato senza troppe attenzioni, badando più al prezzo che alla qualità. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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attualità
Prezzo alle stelle per i Bitcoin, grazie a Tesla
La legge per i prodotti biologici 100% italiani
Il Bitcoin, la più famosa delle criptovalute, è schizzato alle stelle dopo la decisione di Elon Musk, fondatore di Tesla, di investire 1,5 miliardi di dollari nella valuta digitale. Il rialzo del valore di un Bitcoin sul mercato è stato pressoché immediato e ha toccato la cifra record di 45 mila dollari. Inoltre, l'azienda americana, ha annunciato l'intenzione di accettare pagamenti in criptovalute per l'acquisto delle sue auto e camion elettrici. Una decisione inattesa che apre nuove possibilità al mercato delle valute virtuali che al momento vengono per lo più sfruttate per le transizioni in nero, in quanto non tracciabili. In realtà, Tesla non è la prima azienda ad aprirsi alle criptovalute, ma Elon Musk è sicuramente una persona capace di far parlare di sé.
Dopo oltre due anni di stallo è stata approvato in Commissione Agricoltura del Senato il testo della Legge sulle “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”, votato all’unanimità con l’inserimento di alcune modifiche che costringono a un ulteriore passaggio parlamentare per la sua definitiva approvazione. La legge risulta essere indispensabile per raggiungere gli obiettivi del green deal europeo per l’agricoltura indicati nelle Strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030. L’Italia è oggi ai primi posti in Europa per superficie agricola utilizzata certificata in biologico, con il 15,8%, non distante dall’obiettivo del 25% entro il 2030 indicato dalla Commissione Europea.
Il post Facebook che vale Cani anti-Covid: oltre un milione di Like il progetto pilota a Cuneo
Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che il post di addio pubblicato dall'ex Presidente Conte sulla sua pagina Facebook segnasse un record nella storia del social, raccogliendo oltre un milione di "mi piace" in meno di 24 ore e raggiungendo oltre 11 milioni di utenti. Un gran passo in avanti, considerando che il secondo classificato raggiunge "appena" 200 mila like. Secondo un'analisi pubblicata da Formiche.net, il post in questione ha scalato le classifiche mondiali per il numero di interazioni totali nelle 24 ore. Sommando gli oltre 300 mila commenti, 150 mila condivisioni e tutte le altre reazioni disponibili sul social, il post si è piazzato al primo posto con 5 milioni di interazioni totali. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
Si tratta del primo progetto italiano che prevede l'impiego dei cani molecolari per rilevare la presenza di malattie negli esseri umani attraverso l'incredibile olfatto dei nostri amici a quattro zampe. Le sperimentazioni condotte tra settembre e dicembre su seimila passeggeri ha dimostrato la grande affidabilità dei cani, i quali hanno saputo identificare i soggetti portatori di virus nel 95% dei casi, individuando persone asintomatiche che hanno mostrato i segni della malattia solo cinque giorni dopo. La capacità dei cani molecolari di individuare le malattie dell'uomo è già stata scientificamente provata in passato e, visti i risultati ottenuti col Covid-19, si aprono possibilità di impiego in altri contesti. GENTE IN MOVIMENTO
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Gli interni degli uffici INSEM SpA a Marcianise e, a lato, la sede e il team ‘rosa’.
Una digital factory quasi tutta al femminile Una squadra di giovani talenti quasi tutta al femminile: il 70% dell’organico è rappresentato da donne. a cura di Andrea Lovelock
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ltro che quote rosa… Quella della INSEM SpA è una squadra di giovani talentuosi del sud coniugata quasi tutta al femminile. Una dinamica Digital Factory che opera a Marcianise (Caserta) in una moderna e spaziosa sede su due piani con un organico di cinquanta professionisti, tra ingegneri informatici, adv ed e-commerce specialist, data analyst, grafici, amministrativi e collaboratori, di cui un buon 70% rappresentato da donne, diverse delle quali con ruoli decisionali e di responsabilità. Scelte premiate dai risultati: a dieci anni dalla sua nascita, infatti, INSEM
SpA ha chiuso il 2020, nonostante l’emergenza covid-19, con una crescita del fatturato molto vicina alla doppia cifra, attestandosi sui 7,3 milioni di euro e una specializzazione sulla digitalizzazione delle PMI che è diventata un asset di riferimento. Oggi INSEM SpA si occupa principalmente di sviluppare tool, strategie e progetti digitali in particolare per PMI e micro-imprese. Da diversi anni, inoltre, segue anche start-up innovative, attraverso consulenze professionali mirate e la partnership strategica con Elteide SPA, specializzata in finanza agevolata. Ma le peculiarità di questa giovane e dinamica ‘factory’, NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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risiedono anche nell’applicazione concreta di concetti in buona parte innovativi in Italia, quali la flessibilità oraria, con una banca del tempo che permette ad ogni componente dello staff di verificare periodicamente, con un suo codice personale, le “ore a credito o a debito” per organizzare il proprio lavoro ed una valorizzazione delle competenze con l’ideazione del Q.P.M., Quality Performance Management, un percorso formativo che consente al dipendente o collaboratore di migliorare o cambiare la propria competenza attraverso corsi di aggiornamento ad hoc, e dove lo stesso ‘tutor’ che gli viene affiancato è sottoposto ad un monitoraggio sulla sua preparazione di ‘addestratore’. “Negli ultimi anni” spiega Manuela Pignalosa Financial Manager di INSEM “abbiamo inserito tra le voci di spesa, che in realtà per noi si traducono in veri e propri investimenti, sia l’aggiornamento professionale delle nostre risorse che le attività di team building per rafforzare lo spirito di squadra. Di fatto abbiamo cercato di abolire la parola licenziamento, stabilizzando i tirocini e assumendo spesso a tempo indeterminato.” Non a caso, nella sede della digital factory, dove campeggiano frasi celebri come quella di Mark Twain: “Un uomo con una nuova idea è un pazzo, finché quella nuova idea non ha successo”, spazi di centinaia di metri quadrati sono stati destinati all’area ludica che si può raggiungere scivolando dentro un toboggan, con NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
tavoli da ping-pong, sacchi da boxe e biliardini a disposizione del team per le loro pause-relax. Anche gli orari di ingresso, di pausa-pranzo e uscita sono estremamente elastici. A conti fatti, l’ambiente smart, la flessibilità lavorativa, il ricollocamento delle competenze, gli investimenti reali e generosi nelle risorse umane, sono gli asset che hanno reso possibile il pieno riconoscimento della INSEM SpA a livello sia locale che nazionale. Una corsa alla crescita che nemmeno l’emergenza covid ha frenato ed ora il team è già proiettato verso nuovi progetti, come spiega Carmine Pappagallo, Ceo e co-founder di INSEM SpA: “Con un livello d’innovazione ancora basso in Italia, dovuto al fatto che le imprese italiane hanno un'attività gestita in modo prevalentemente familiare, ci si è trovati a fronteggiare l’emergenza pandemica del 2020. E paradossalmente proprio il covid ha indotto molte imprese a imprimere un cambio di passo e rivolgersi al settore digitale, con la presa di coscienza, da parte delle piccole e medie imprese, di soffrire un deficit in formazione, in infrastrutture di supporto digitale e nella logistica. Basti pensare all’assenza di fibra e di connettività che ancora penalizza molte zone d’Italia. In tale ottica, e per ovviare a questo deficit, entra in gioco il lavoro di INSEM, con la sua esperienza, in grado di erogare una consulenza mirata per aiutare il mondo delle imprese nelle attività di formazione digitale e di didattica specializzata.”
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Da qui la ricca agenda di impegni per il 2021, come spiega Manuela Pignalosa: “Abbiamo iniziato a lavorare a progetti di innovazione tecnologica applicati all’e-commerce, settore che strategicamente tira maggiormente nelle tecnologie digitali, con crescite esponenziali. Continueremo ad investire su progetti con soluzioni avanzate di data analysis per migliorare la competitività delle imprese, ottimizzare il loro sistema di dynamic pricing, e quindi le loro performance di vendita. Inoltre l’altra direttrice su cui lavoriamo è l’ottimizzazione di processi organizzativi interni, con la redazione di rigidi protocolli e procedure, che razionalizzano l’utilizzo delle risorse interne, per favorire l’interazione fra i reparti e la condivisione delle informazioni a uso aziendale.” Ma l’asso nella manica della svolta di INSEM Spa, in questi ultimi mesi, è stata l’adozione del principio flessibilità anche nel settore commerciale e l’implementazione di nuovi servizi, “Un pacchetto” spiega Pignaloso, “denominato ‘Restart’, con servizi pensati e disegnati proprio per le imprese che erano in difficoltà, come i settori dell’abbigliamento, dei servizi, del turismo, che necessitavano di un investimento applicabile al loro business, sempre nell’ ottica della digitalizzazione che oggi più di ieri, rappresenta una scelta strategica imprescindibile per le imprese italiane, specialmente per quelle di medio-piccole dimensioni.” GENTE IN MOVIMENTO
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Più voce al mondo delle imprese e professioni La Conf PMI ITALIA ha il suo primo delegato diretto nei gruppi di rappresentanza al Parlamento italiano. a cura di Antonio d’Ascoli
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ontinua la crescita della Confederazione PMI Italia, presieduta dal presidente nazionale, Tommaso Cerciello. Gli ultimi risultati raggiunti vanno nella direzione del potenziamento della propria rappresentatività, capace di essere sempre più voce efficace delle imprese, degli autonomi, delle partite Iva, dei professionisti, degli artigiani. Tassello aggiuntivo è stato, in queste settimane, l’iscrizione nei gruppi di rappresentanza del Parlamento italiano con la presenza di un primo delegato. “Si tratta di un ulteriore traguardo
di grande importanza per la nostra organizzazione sindacale datoriale” afferma il presidente nazionale della Conf PMI Italia, Tommaso Cerciello, “abbiamo un nostro primo delegato diretto, il direttore del nostro giornale ufficiale, piazzaffari.it, Antonio D’Ascoli, che al momento rappresenterà la nostra Confederazione. A breve avremo altri delegati. In questo modo saremo in grado di seguire da vicino i lavori delle commissioni parlamentari con un confronto ravvicinato con i loro componenti. Potremo porre all’ attenzione dell’organo legislativo le nostre proposte e le istanze reali NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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dei nostri aderenti che costituiscono una fetta consistente del mondo produttivo italiano”. L’iscrizione ai gruppi di rappresentanza si aggiunge all’iscrizione ai registri di trasparenza del Ministero del Lavoro, degli Interni, e dello Sviluppo Economico. “Si tratta di risultati” continua Cerciello “che incrementano la credibilità della nostra organizzazione sindacale datoriale, ponendola come interlocutore affidabile con le istituzioni ai massimi livelli. Di recente ho incontrato anche la ministra dell’Agricoltura, senatrice Teresa Bellanova, per avviare un progetto di internazionalizzazione dei prodotti agroalimentari “made in Italy”. Anche in questo ci stiamo muovendo con grande attenzione per garantire alle nostre imprese nuove opportunità per sostenere al meglio la ripartenza dopo questo grave momento di crisi determinato dalla pandemia”. Nel frattempo, la Conf PMI Italia segue con la massima attenzione l’evolversi della difficile situazione
economica che sta mettendo in ginocchio interi comparti. Al momento il giudizio rispetto a quanto fatto dal governo nel sostegno resta insufficiente. “Purtroppo” continua Cerciello “ci troviamo di fronte ad una classe politica, mi spiace dirlo, completamente impreparata che ricorre alle chiusure per nascondere quanto non fatto in questi mesi quando si sapeva che la seconda ondata ci sarebbe stata. Mi riferisco al mancato potenziamento della sanità territoriale e del sistema dei trasporti. Come organizzazione datoriale siamo vicini a tutti i nostri iscritti e non mancheremo di far sentire le ragioni delle PMI, degli autonomi, delle partite Iva, degli artigiani, e dei professionisti”. La ricetta per costruire un percorso di risalita è rappresentato, secondo la Conf PMI Italia, quella della riduzione della pressione fiscale e della semplificazione burocratica. “È necessario ridurre in maniera drastica la pressione fiscale” aggiunge Cerciello “per dare slancio al sistema delle PMI, ormai asfissiate da un fardello di obblighi che da
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anni ne blocca la crescita rendendole poco competitive, credo sia giusto eliminare la segnalazione delle aziende, dei professionisti e dei privati in Griff, quando pagano con un lieve ritardo, perché in affanno, rate di mutuo o finanziamento in modo da determinare un distinguo da chi viene protestato per cattiva gestione o per eludere gli obblighi. Sarebbe anche un modo equo per compensare il cronico ritardo della Pubblica Amministrazione nell’assolvere il pagamento verso le aziende, nel caso di appalti o forniture. Sono questi i punti su cui occorre lavorare per contrastare una crisi economica che nei prossimi anni dispiegherà sempre di più i propri effetti negativi”.
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Nasce l'associazione ProfessioniItaliane L’azione economica, sociale e sussidiaria dei professionisti sarà determinante per la ripresa del Paese. Fonte: Consulenti del Lavoro
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on la firma dello Statuto avvenuta presso la sede del Consiglio Nazionale Ingegneri, è nata l’Associazione “ProfessionItaliane”. Un'iniziativa del Comitato Unitario delle Professioni (Cup) e della Rete delle Professioni Tecniche (Rpt) alla quale partecipano i Consigli Nazionali degli Ordini e dei Collegi e le Federazioni delle professioni ad essi aderenti. L’Associazione nasce con lo scopo di rappresentare le istanze dei professionisti e coordinare la partecipazione istituzionale degli Ordini e dei Collegi, considerando il ruolo che svolgono nella vita economica e sociale del Paese. “ProfessionItaliane” realizzerà iniziative unitarie per la tutela e la promozione dei valori di libertà propri e delle prerogative etiche e morali delle professioni, contribuendo al progresso e alla crescita sostenibile del Paese con le proprie conoscenze scientifiche, tecniche, sanitarie, giuridiche ed economiche. Promuoverà, inoltre, la funzione sociale e sussidiaria di un comparto che contribuisce alla produ-
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zione del 12% del Pil. "Alla luce dell' attuale e delicata situazione politica, la firma di questo Statuto è un atto importante e non solo simbolico per rivendicare la funzione economica, sociale e sussidiaria dei professionisti iscritti agli Ordini e ai Collegi. Mettiamo a disposizione le nostre competenze per la ripresa del Paese duramente colpito dalla crisi sanitaria ed economica", spiegano Marina Calderone, Presidente del Cup, e Armando Zambrano, coordinatore di Rpt. "Dopo quasi un anno di emergenza, in cui sono state disattese le nostre richieste di essere parte attiva nella definizione delle misure per contrastare il Covid e di poter accedere a tutti gli strumenti di tutela del lavoro e della salute, con questa Associazione vogliamo rappresentare con forza e in maniera unitaria il contributo che è in grado di dare chi conosce bene il tessuto produttivo, le sue difficoltà e ha gli strumenti per favorire le semplificazioni necessarie. ProfessionItaliane si farà promotrice di una rinnovata attività informativa sul ruolo delle professioni. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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Il nostro saluto ad Amedeo Maffei Lo studioso della risonanza propriocettiva globale e inventore di Keope ci ha lasciato giovedì 4 febbraio. a cura della Redazione
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sicologo di fama internazionale, ideatore della Keope, la prima struttura ergonomica a risonanza propriocettiva, fondatore del Centro A.M. a Sirtori (LC) e amico, Amedeo Maffei ci ha lasciato lo scorso febbraio. Classe '47, Amedeo ha vissuto una vita fuori dal comune. Nato in Emilia e trasferitosi a Milano per necessità, ha imparato a suonare la chitarra da autodidatta, trovando il suo posto insieme a Giorgio Gaber e Franco Battiato. Girando l'Italia a soli 16 anni e osservando silenzioso la gente dal palco, nacque in lui il desiderio di scrutare e conoscere la psiche umana. Così all'età di 23 anni iniziò il suo percorso di studi. Pochi anni dopo aprì il Centro di Formazione e Ricerca sul Comportamento Umano A.M. (dalle iniziali del suo nome), ricevendo grande riscontro e ospitando campioni dello sport, personalità della politica, esponenti del Governo e leader economici e finanziari. Frequentando di suoi corsi, i partecipanti avevano la possibilità di tornare a essere sé stessi, eliminando i condiNUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
zionamenti che spesso vengono imposti dalla società. Quando gli veniva chiesto cosa insegnasse nei suoi corsi, lui rispondeva semplicemente: "io non insegno, risveglio le caratteristiche che ognuno di noi ha dentro di sé". Amedeo però, non si è mai fermato, e ha continuato a portare avanti i suoi studi e le sue ricerche, giungendo a ideare Keope, una macchina rivoluzionaria che ha aperto la strada allo studio di una nuova materia: la modulazione meccanica a stimolazione propriocettiva. "La propriocezione è quella particolare capacità multisensoriale in grado di percepire la nostra posizione nello spazio attraverso i recettori cutanei, il mondo che ci circonda attraverso i sensi e il lavoro dell’immaginazione attraverso le mille espressioni dell’ emozione. La risonanza propriocettiva globale ha aperto nuove frontiere alla vera terapia globale sull’uomo poiché si è provato che essa, entrando in immediata risonanza con le funzioni vitali, è uno degli elementi più naturali per ottenere una risposta
fisiologica a largo spettro terapeutico." Il successo della Keope è riconosciuto a livello internazionale e gli è valso la "Medaglia d'Oro" dell'Esercito Spagnolo per il lavoro svolto nella ricerca di strumenti finalizzati al miglioramento delle performance delle forze armate spagnole nel combattimento corpo a corpo. Come consulente personale del Ministro della Giustizia, in delega alle carceri, Amedeo Maffei ha guidato esperienze di recupero e riabilitazione presso alcune carceri italiane, coinvolgendo lo staff della direzione, gli agenti di polizia penitenziaria e i detenuti. Riceve anche la medaglia d’oro dalla Croce Rossa Italiana per meriti umanitari e il premio mondiale di Johannesburg come creatore del modello ideale di carcere (Carcere di Bollate). È inoltre autore di numerosi testi riguardanti le dinamiche della psiche e il comportamento umano: Il Bambino e l’Inconscio (1981); Pensieri di un Contemporaneo (1982); Domande all’ uomo (1983); Domande all’uomo otto anni dopo (1991); Figli di chi (1997). GENTE IN MOVIMENTO
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Dalla politica dei ristori agli interventi sui bilanci Per contrastare l’emergenza pandemica nelle imprese, non solo ristori, ma interventi diretti sui bilanci e sul funzionamento delle assemblee. a cura di Paolo Brescia
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l legislatore è intervenuto a 360 gradi per permettere alle imprese e ai soci di queste di contrastare gli effetti negativi del virus sulla redazione dei bilanci e sulla continuità aziendale. Sia la Governance Societaria che i Sindaci e Revisori si trovano oggi a dover fare i conti su un susseguirsi di normative a volte contraddittorie, e devono calarsi nel contesto aziendale per verificare l’applicabilità delle stesse, e se le stesse sono uno scudo importante per eventuali risvolti giudiziari. Nel Decreto legge così detto “agosto” ci sono importanti interventi che si possono cominciare ad analizzare.
Sono interventi di natura eccezionale, che servono più che altro a patrimonializzare le imprese e a contrastare le perdite di esercizio. Un intervento importante è stato quello della possibilità di rivalutare i beni d’impresa anche solo civilisticamente, cioè senza implicazioni dal punto di vista fiscale. Si tratta di un buon intervento, in quanto permette alle imprese di rivalutare a valori di mercato beni che soni indicati a valori storici molto bassi e di conseguenza attenuare perdite di patrimonio netto importanti. Basta considerare gli opifici industriali, e la possibilità di rivalutarli senza versamento di alcuna imposta sostitutiva. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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Poi sempre nel decreto agosto è contenuta la sospensione degli ammortamenti. Questo intervento, è quello che si avvicina di più alle disposizioni del Codice Civile in materia di valutazioni. Il codice civile prevede che le immobilizzazioni materiali e immateriali la cui utilizzazione è limitata nel tempo, possono essere ammortizzate in ogni esercizio in relazione con la residua possibilità di utilizzazione. Gli ammortamenti in caso di sottoutilizzo degli impianti possono essere ridotti e motivati in nota integrativa. Sicuramente durante il lockdown gli impianti non sono stati utilizzati o nella maggior parte dei casi sotto utilizzati. Ora, la generalizzazione di non imputare gli ammortamenti, non è giusta e in coerenza con la veridicità dei bilanci, e la possibilità di non iscrivere il 100% degli ammortamenti, non porta a rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società come anche prescrive l’articolo 2423 del codice civile. Per questo è bene ribadire che le imprese hanno già dalla loro il codice civile che permette di ammortizzare in base alla residua possibilità di utilizzazione. Un intervento molto importante del D.L 14 agosto 2020 n 104 è la sospensione dell’applicazione delle normative contenute nel Codice Civile, sulle perdite del capitale sociale o la sua riduzione. In poche parole è stato “sospeso” l’obbligo di ricapitalizzazione e il verificarsi della causa di scioglimento. Inoltre con la legge di bilancio 2021 è stata prescritta la “medicina” di poter sterilizzare tali perdite fino al bilancio dell’esercizio 2025. Questo intervento è stato effettuato per salvaguardare la continuazione dell’attività. A ben vedere più di salvaguardare la continuazione dell’attività, si sono salvaguardati i soci della società dal dover intervenire con riduzione e aumenti di capitale sociale. Il problema della continuità aziendale è rimasto, e sicuramente la Governance , i Sindaci e i Revisori, dovranno verificare con NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
rigore se vi siano i presupposti della continuità aziendale. Il tutto perché, sul versante dell’ equilibrio finanziario, potrebbero esserci seri problemi, anche se in parte attenuati dalle varie moratorie, la cui durata è stata estesa al 30 giugno 2021. Sicuramente l’informativa in nota integrativa e nella relazione della gestione dovrà essere molto più dettagliata che nel periodo pre-covid. Dovranno essere fornite informazioni aggiuntive in nota integrativa del perché di certe scelte di valutazione, e nella relazione sulla gestione, delle azioni che la Governance intende intraprendere. Uno dei primi interventi effettuati dal legislatore è stato, nel decreto del marzo scorso 23/2020, della possibilità di valutare le voci di bilancio nel presupposto della continuità aziendale, art. 2323 bis codice civile, anche quando questa era compromessa. È bene evidenziare che per alcuni voci questo non sia possibile. Basti pensare solo ai crediti verso clienti che gli organi della società sanno non poter riscuotere per intero o riscuotere in tempi molto più lunghi del previsto a causa della pandemia. I crediti vanno sempre valutati a loro valore del presumibile realizzo anche se il legislatore offre la possibilità di derogare a tale principio, che prescrive che la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza. Un intervento legislativo, già criticato da alcuni professionisti, introdotto nel decreto semplificazioni con l’art 44, prevede che gli aumenti di capitale sociale siano approvati con la presenza di almeno la metà del capitale sociale e con la maggioranza del capitale presente in assemblea, anche se lo statuto prevede maggioranze più elevate. Tale disposizione si applica fino al 30 giugno 2021. Ebbene, questa norma potrebbe portare ad un abuso a danno delle minoranze. Questo perché molte volte negli statuti delle società vengono previste maggioranze più elevate per gli aumenti di capitale sociale, proprio per evitare delibere
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di aumento che non possono essere eseguite da soci di minoranza e finanziariamente più deboli. Questa norma potrebbe avere anche problemi di Costituzionalità, ed in particolare la violazione dell’art 47 della Legge Fondamentale dello Stato che tutela il risparmio. L’investimento che una persona fisica o giuridica effettua in una società è un investimento e anche un risparmio. Un soggetto, sia persona fisica o giuridica, originariamente poteva accettare di sottoscrivere, in sede di costituzione della società, un conferimento del 30%, e allo stesso tempo , aver preteso di introdurre nello statuto societario la clausola che per deliberare gli aumenti di capitale sociale fosse necessario il voto favorevole del 75% dei soci. Gli statuti societari, tutelano l’investitore, e per questo, di conseguenza l’art 44 del decreto semplificazioni, può violare l’art 47 della Costituzione in tema di risparmio, in quanto il primo comma recita che “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme. Non risulta, che un socio di minoranza, che pretende in sede di costituzione della società di avere all’interno dello statuto certe maggioranze per deliberare gli aumenti di capitale sociale, sia tutelato dall’art 44 del decreti semplificazioni. Anche l’art 42 secondo comma della Costituzione, recita che la proprietà è riconosciuta e garantita dalla legge. Tali considerazioni per sottolineare che non sono rispettati i due precetti Costituzionale, quando si permette che un socio possa scendere dal 10% all’ 1% del capitale, per un aumento fatto in deroga allo Statuto Societario. Sicuramente anche per Sindaci e Revisori non è un periodo facile, in quanto le loro osservazioni potrebbero essere contrapposte alla normativa emergenziale. Ma gli stessi non possono derogare al controllo della continuità aziendale sostanziale, per non essere chiamati in futuro a rispondere solidalmente con gli amministratori delle eventuali situazioni di responsabilità. GENTE IN MOVIMENTO
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Digitalizzazione: cos’è e quali sono i benefici Il termine digitalizzazione è molto spesso utilizzato come sinonimo di “trasformazione digitale”, ma in realtà ne rappresenta solo una parte. a cura di Davide Spitale
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l termine digitalizzazione aziendale racchiude in sé moltissimi elementi di business legati alle nuove tecnologie e spesso non viene utilizzato con lo stesso significato in tutte le situazioni. Nella maggior parte dei casi ci si serve di questa dicitura per descrivere un processo di cambiamento dei modelli di business, delle forme di engagement dei clienti, dell’organizzazione ed analisi dei dati interni ed esterni in un’ottica moderna, basata sull’ industria 4.0. Spesso il termine viene sfruttato come sinonimo di trasformazione digitale, che in realtà è solo una parte della digitalizzazione.
La trasformazione è il cambiamento che l’azienda deve affrontare per diventare conforme agli standard dell’Industria 4.0 e delle nuove forme di comunicazione. Ma poi c’è molto altro. Le nuove tecnologie digitali e i dati devono poi essere sfruttati a pieno dall’azienda che ha affrontato il cambiamento e spesso questo aspetto della digitalizzazione è più difficile da affrontare, data la mancanza di personale specializzato o l’impossibile interazione con altre imprese ancora non entrate nell’era digitale. Quali sono i benefici che possono avere le PMI grazie alla digitalizzazione aziendale? NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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La digitalizzazione è pensata proprio per rendere la vita più facile alle aziende proprio perché permette di: - digitalizzare i documenti, permette di trasferirli dalla carta ad un supporto elettronico. Un’operazione del genere è il primo passo per cambiare mentalità e modo di lavorare, aprendo una spaccatura che permette di accettare con più predisposizione ulteriori rinnovamenti. Si apre un mondo. - Proporsi al pubblico in modo fresco e coinvolgente: digitalizzare un’azienda significa anche comprendere il valore di un sito di qualità, di una strategia social innovativa e altri canali davvero efficaci. - La digitalizzazione permette anche di essere competitivi. Alla luce dei dati presentati poco fa, sono davvero poche le aziende che investono e chi lo fa trae sicuramente un vantaggio. - Aumenta i clienti. Ebbene sì, un sito istituzionale di qualità o, ancor meglio, un e-commerce rappresentano ottimi investimenti in grado di portare grandi risultati nel medio e lungo periodo. Non dimentichiamo anche i benefici ed agevolazioni che un’azienda può ottenere grazie al “Voucher Digitalizzazione”. Di cosa si tratta? È una misura agevolativa per le micro, piccole e medie imprese che prevede un contributo, tramite concessione di un “voucher”, di importo non superiore a 10 mila euro, finalizzato all’adozione di interventi di digitalizzazione dei processi
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La digitalizzazione permette anche di essere competitivi, tuttavia sono davvero poche le aziende che investono: chi lo fa trae sicuramente un vantaggio.
aziendali e di ammodernamento tecnologico. Il voucher è utilizzabile per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici che consentano di: - migliorare l’efficienza aziendale; - modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro; - sviluppare soluzioni di e-commerce; - fruire della connettività a banda larga e ultra larga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare; - realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT. Gli acquisti devono essere effettuati successivamente alla pubblicazione sul sito web del Ministero del provvedimento cumulativo di prenotazione del Voucher adottato su base regionale. Perché digitalizzare oggi? La digitalizzazione è fondamentale per qualsiasi
impresa voglia restare competitiva nel mercato nazionale ed internazionale. Basta guardare questi dati per capire che con il passare degli anni diventa un vero e proprio pilastro per le aziende che vogliono crescere ed innovarsi: - il 16,1% delle imprese manifatturiere è risultato avere un livello di digitalizzazione alto o molto alto; - il 13,7% delle piccole imprese ha iniziato a vendere online nel 2018; - il 70,2% delle imprese con almeno 10 addetti ha iniziato ad adottare le misure minime di sicurezza informatica. Al giorno d’oggi un’azienda al passo con i tempi non si può permettere di implementare un processo di digitalizzazione. Affidandosi a persone competenti potrà seguire un percorso strategico per crescere anno dopo anno ed essere sempre un’azienda, innovativa, digitalizzata e differenziante rispetto ai suoi competitor.
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CMD4: un altro tassello nella lotta al cancro Tramite la riduzione dei limiti di esposizione alle sostanze cancerogene si riducono i casi di cancro. a cura dell’On. Stefania Zambelli
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n queste settimane è in esame al Parlamento Europeo la proposta della Commissione Europea inerente alla revisione della direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro. Si tratta della quarta revisione della Direttiva, in seguito a quelle già attuate nel maggio 2016, nel gennaio 2017 e nell’aprile 2018. Grazie a queste revisioni, la direttiva ora copre un totale di 26 sostanze pericolose per i lavoratori. La quarta revisione, di cui sono relatrice, punta ad aggiornare i valori limite di esposizione professionale per tre sostanze cancerogene: l’acrilonitrile, i composti del nichel e il benzene. Queste sostanze coinvolgono più di un milione di lavoratori in tutta l’Unione Europea, in differenti settori: petrolifero, chimico, manifatturiero, tessile, edile, etc. Oltre a limiti di esposizione professionale più stringenti, nel caso del nichel e dei suoi composti è stata introdotta l’importante distinzione tra frazione inalabile e frazione respirabile, dove la prima interessa le alte vie respiratorie e la seconda quelle basse. La proposta della Commissione prevede inoltre un congruo periodo di NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
adattamento ai nuovi limiti di esposizione per le aziende dei settori coinvolti. Ho tuttavia ritenuto importante sottolineare nel mio report la necessità di prevedere un approccio specifico per le piccole e medie imprese, le quali, dato il limitato capitale umano ed economico, avranno bisogno di strumenti consoni al fine di adattarsi ai nuovi valori adottati. Inoltre, rispetto alla proposta della Commissione Europea, ho ritenuto fondamentale affrontare due problematiche: la prima riguarda i prodotti medicinali pericolosi, la seconda le sostanze reprotossiche. I tre principali gruppi di farmaci pericolosi riguardano i medicinali antineoplastici, immunosoppressori e antivirali, utilizzati principalmente per il trattamento del cancro, dei trapianti, dell’artrite e di altre patologie. Ogni anno, più di 12,7 milioni di operatori sanitari in Europa, sono potenzialmente esposti a questi farmaci. La manipolazione, la preparazione e la loro somministrazione espone medici, infermieri e altri operatori sanitari a elevati rischi per la salute, che infatti, secondo gli studi, hanno una probabilità tre volte superiore di contrarre tumori maligni. Per queste ragioni, ho optato per
emendare l’Allegato 1 della direttiva, al fine di includere i farmaci pericolosi, e per richiedere l’introduzione di linee giuda che consentano lo scambio di informazioni e buone prassi fra gli Stati Membri. Le sostanze reprotossiche, invece, consistono in sostanze che sono pericolose per la riproduzione umana. Anche in questo caso, le reprotossine interessano soprattutto gli operatori del comparto sanitario, i quali possono manifestare problematiche legate all’apparato riproduttore: riduzione della fertilità, aborti spontanei, disfunzioni erettili, solo per citarne alcuni. La quarta proposta di revisione della Direttiva si inserisce nel più ampio piano “Europe’s Beating Cancer Plan” lanciato dalla Commissione Von der Leyen ad inizio 2020. Prevenzione è la parola chiave: l’obiettivo di ridurre i limiti di esposizione professionale a sostanze cancerogene va proprio in questa direzione, prevenire l’esposizione ad agenti pericolosi, ridurre i casi di cancro legati ad una professione, proseguire insieme nella strada della lotta contro il cancro. È su queste cose che l’Europa può fare concretamente la differenza. GENTE IN MOVIMENTO
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Parità di trattamento tra italiani e stranieri Cittadini italiani e cittadini extracomunitari: non sono tutti uguali per la legge italiana in materia di sicurezza sociale. a cura di Mariapaola Cherchi e Sandro Palana
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a Corte di Giustizia europea ha sanzionato la disparità di trattamento fra italiani e cittadini extracomunitari in tema di erogazione di prestazioni di sicurezza sociale. Precisamente, con due sentenze dello scorso novembre 2020, la Corte di Giustizia europea ha sanzionato una normativa o, quantomeno, un’ applicazione della stessa, contraria al principio della parità di trattamento fra cittadini e stranieri, concretando un altro esempio concreto di quella tutela della persona che l’Europa della giustizia tenta di realizzare. In concreto, la Corte ha affermato il principio che uno Stato membro non
può rifiutare o ridurre il beneficio di una prestazione di sicurezza sociale al soggiornante di lungo periodo, anche se extracomunitario, “per il motivo che i suoi familiari o taluni di essi risiedono non nel suo territorio, bensì in un Paese terzo, quando invece accorda tale beneficio ai propri cittadini indipendentemente dal luogo in cui i loro familiari risiedono”. Passando all’esame della fattispecie oggetto di esame da parte dei giudici comunitari, va premesso che con due distinte sentenze del 25 novembre 2020 ( C-302/2019 e C-303/2019 ), la Corte di Giustizia UE ha statuito che la normativa italiana che riconosce l’assegno familiare per i figli residenti NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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all’estero di un cittadino italiano, ma non di un cittadino extracomunitario con permesso di soggiorno nei confronti dei propri familiari residenti all’estero, vìola il principio di parità di trattamento ed in particolare la direttiva 2003/109/CE, relativa allo status dei cittadini di Paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo. La questione giuridica trae origine dalla lettura della Legge n. 158/88, norma istitutiva dell’assegno per il nucleo familiare, la quale non prevede, per il cittadino italiano, né il vincolo della convivenza né quello della residenza in Italia, ai fini della erogazione degli assegni al nucleo familiare. Al contrario è previsto il vincolo della residenza nel territorio italiano per il figlio di stranieri (art., 2 comma 6 l. 158/88). La prima causa (C-302/2019), trae origine dal ricorso avanzato da un cittadino senegalese residente in Italia, inizialmente titolare di un permesso di soggiorno per lavoro subordinato e, successivamente, di un permesso unico di lavoro, avverso il rigetto della domanda per l’ottenimento dell’assegno per il nucleo familiare relativamente ai periodi nei quali la moglie e i figli risiedevano nello Sri Lanka. In questo caso, la difesa richiama la Direttiva 2003/109/ CE ed in particolare l’art. 11 par. 1 lett. d), il quale dispone che “il soggiornante di lungo periodo gode dello stesso trattamento dei cittadini nazionali per quanto riguarda le prestazioni sociali, l’assistenza sociale e la protezione sociale ai sensi della legislazione nazionale”. La seconda causa (C-303/2029), riguarda il ricorso di un cittadino del Pakistan, residente in Italia dal 2010 e titolare di un permesso di soggiorno di lunga durata. Anche a quest’ ultimo, l’Inps aveva negato l’assegno per il periodo, corrispondente a circa tre anni, nel quale il nucleo familiare aveva soggiornato nel paese d’origine. In questo caso, viene in rilievo la Direttiva 2011/98, relativa alla procedura di domanda per il rilascio di un permesso unico ed in particolare l’art. 12 par. 1 lett. e) il quale prevede che “i lavoratori dei Paesi terzi NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
Uno Stato membro non può rifiutare o ridurre il beneficio di una prestazione di sicurezza sociale al soggiornante di lungo periodo, anche se extracomunitario.
beneficiano dello stesso trattamento riservato ai cittadini dello Stato membro in cui soggiornano per quanto concerne i settori della sicurezza sociale definiti nel Regolamento n. 883/2004”. È la Corte di Cassazione che, tramite una questione pregiudiziale, ha chiesto alla Corte di Giustizia europea se debba considerarsi contrario ai diritti UE il citato articolo 2, comma 6, l. 158/88, che esclude dal nucleo familiare dello straniero tutti i componenti che non risiedono in Italia, salvo che lo Stato di origine del titolare del permesso di soggiorno preveda un trattamento di reciprocità per gli italiani. Più nel particolare, ha chiesto come debbano interpretarsi, nella causa C-302/2019, l’art. 12 par. 1 lett. e) direttiva 2011/98 e, nella causa C-303/19, l’art. 11 par. 1, lett. d) direttiva 2003/109. La Corte di Giustizia europea, in via preliminare, afferma che il diritto dell’UE non limita affatto la scelta degli Stati membri di organizzare i loro regimi di sicurezza sociale, in ordine alle condizioni per la corresponsione delle prestazioni e dell’ importo e del periodo di riconoscimento delle stesse. Tuttavia, nell’esercizio di tale facoltà, sono tenuti a conformarsi alla normativa comunitaria e, sulla base di quanto prescritto dalla Direttiva 2011/98, in materia di sicurezza sociale, devono assicurare e favorire
la parità di trattamento dei cittadini terzi che siano stati ammessi nel proprio territorio per finalità lavorative. La Corte di Giustizia europea riconosce che entrambe le Direttive richiamate, “mirano a creare condizioni uniformi minime nell’Unione; a riconoscere che i cittadini di Paesi terzi contribuiscono all’economia dell’Unione con il loro lavoro e i loro versamenti contributivi di imposte e a fungere da garanzia per ridurre la concorrenza sleale tra i cittadini di uno Stato membro e i cittadini di Paesi terzi derivante dall’eventuale sfruttamento di questi ultimi”. Alla luce di queste considerazioni, sia l’omesso versamento dell’assegno per il nucleo familiare, sia la riduzione dell’importo dello stesso, risultano contrari al diritto alla parità di trattamento. Sulla base di questi presupposti, la Corte di Giustizia europea dichiara che “è contraria al diritto dell’Unione, la normativa italiana che rifiuta o riduce una prestazione di sicurezza sociale al cittadino extra Ue, titolare di un permesso unico o soggiornante di lungo periodo, per il fatto che i suoi familiari risiedono in un Paese terzo, mentre la stessa prestazione è accordata ai cittadini italiani indipendentemente dal luogo in cui i loro familiari risiedono”. Insomma tutti i cittadini che si trovano nel territorio italiano devono essere uguali dinanzi alla Legge. GENTE IN MOVIMENTO
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Slot machine e siti web: bisogna ridurre l’offerta C’è bisogno di una riforma di riordino complessivo del settore del gioco d’azzardo. a cura dell’On. Franco Mirabelli
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Il settore del gioco d’azzardo da tempo necessita di una legge complessiva di riordino, che abbia come obiettivo anche quello di ridurre la domanda e l’offerta di gioco. Nel corso degli ultimi anni, si è più volte lavorato sul tema e sono stati prodotti diversi documenti, tra cui anche alcuni disegni di legge a mia firma, ma ogni volta ci si è fermati. Alla fine della scorsa Legislatura, infatti, dopo una lunga discussione, eravamo arrivati alla firma di un accordo Stato-Regioni per una legge che regolamentasse complessivamente il gioco, in cui erano stati accolti anche alcuni contributi delle associazioni attive nel denunciare le patologie derivate dal gioco. Il testo del disegno di legge di riordino del settore che ho ripresentato in questa Legislatura riprende ciò che si era deciso nella Conferenza Stato-Regioni. Ad oggi, però, tutto si è fermato. Quasi tutti gli interventi messi in atto fino ad ora, guardano al gioco d’azzardo quasi solo come a un’occasione per aumentare il PREU, le tasse e, quindi, le entrate dello Stato. È evidente che non si può tentare di abbassare l’offerta e la domanda di gioco e contempo-
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raneamente pretendere che da questo settore arrivino sempre più soldi allo Stato. Nel corso degli ultimi anni, più volte varie associazioni hanno alzato la voce per chiedere una netta riduzione dell’offerta di gioco. Bisogna sapere, però, che purtroppo c’è una domanda di gioco molto grande e la scelta di proibire tutto il gioco legale rischierebbe di aprire ampi spazi alla criminalità organizzata, che comunque è operativa, soprattutto sul terreno di slot machine e VLT, con l’imposizione dell’acquisto o dell’utilizzo delle macchine che sono sotto il controllo della criminalità stessa. Il gioco, infatti, è un settore su cui la criminalità organizzata lavora molto. Su questi temi, nella scorsa Legislatura, abbiamo fatto approfondimenti con la Commissione Parlamentare Antimafia, da cui sono scaturiti provvedimenti legislativi volti a intensificare i controlli nel settore, tracciare i capitali investiti, controllare le apparecchiature utilizzate. Abbiamo fatto una normativa per collegare tutte le slot machine da remoto, in modo che la criminalità organizzata non possa truccare le schede per
aumentare i propri guadagni. Abbiamo fatto la scelta di togliere la possibilità di fare pubblicità al gioco d’azzardo su tutte le reti televisive ma purtroppo è un divieto che viene aggirato continuamente utilizzando altri loghi o loghi delle società di gioco spacciati per associazioni. Si stanno rafforzando i controlli sul gioco online, su cui la criminalità organizzata è attiva: nell’ultimo anno sono stati chiusi moltissimi siti di gioco d’azzardo perché legati alla criminalità organizzata. Ci sono comunque problemi che restano aperti e occorre riprendere la strada di una legge complessiva. A maggior ragione, penso che qualcosa vada fatto in un periodo difficile come quello che stiamo attraversando. Il covid, infatti, sta producendo una crisi crescente sociale ed economica ed è dimostrato che quando c’è crisi le persone più deboli affidano le proprie speranze al gioco d’azzardo. Credo, quindi, che dovremo ragionare su questo perché, con la fine delle chiusure e con l’aumento della crisi, ci potrebbero essere ripercussioni serie e occorre prevenire quello che può diventare un problema molto esteso. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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Dazi USA e Made in Italy Le politiche protezionistiche dell’amministrazione Trump hanno introdotto dazi che gravano sulle nostre esportazioni. a cura dell’On. Paolo De Castro
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l 2021 è iniziato all’insegna della speranza, con qualche buon auspicio. E al netto degli strascichi della pandemia da Covid-19, l’economia proverà a ripartire cogliendo le opportunità declinate da alcuni nuovi scenari della politica, comunitaria e internazionale. Per l’Unione europea, e l’Italia in particolare, l’elezione di Joe Biden alla presidenza degli Stati Uniti riporta ad esempio in agenda la questione dei dazi commerciali aggiuntivi applicati su molti prodotti esportati Oltreoceano, tra cui eccellenze dell’agroalimentare come formaggi e salumi. Sembrano un lontano ricordo le politiche protezionistiche varate a livello globale negli ultimi quattro anni dall’amministrazione Trump (Do you remember ‘American first!’); molto più vicine, e purtroppo ancora tangibili, le tariffe al 25% introdotte nell’ottobre 2019 contro l’Europa dopo il via libera della World Trade Organization (Wto) per la vicenda Boeing-Airbus. Dazi che di fatto gravano sulle nostre esportazioni, come ha certificato l’Istat solo pochi giorni fa. E questi dati indicano come nel 2020 il valore dell’export in Usa è calato del 6,7%, nel complesso, con una perdita di valore di circa mezzo miliardo di euro per prodotti tipici del Made in Italy, NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
come Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, salami e mortadelle, ma anche agrumi, succhi e liquori. Gli Usa rappresentano il primo mercato extra-europeo per l’Italia e con l’insediamento del presidente Biden ci sono ora le condizioni per superare questo conflitto commerciale, tuttora in corso, ed evitare un drammatico ping pong con analoghe ritorsioni da parte dell’Ue, autorizzate nel frattempo dalla stessa Wto, il 12 gennaio scorso. Con l’amministrazione Biden, insomma, c’è la possibilità di avviare un rapporto costruttivo tra storici alleati, come Unione europea e Stati Uniti. Da qui la proposta che ho avanzato personalmente, fatta propria in commissione Agricoltura al Parlamento europeo, di richiedere una moratoria formale di sei mesi. Nella lettera, inviata attraverso il vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, in occasione dell’Inauguration Day e dell’insediamento di Biden alla Casa Bianca, abbiamo chiesto di azzerare per almeno un semestre i dazi doganali che gravano sui prodotti europei destinati al mercato Usa, così come su quelli statunitensi importati nell’Unione. Il tempo utile per riavviare un dialogo
costruttivo tra alleati e superare la stagione delle misure di ritorsione con una soluzione negoziale definitiva. Ricordo che senza una moratoria dei dazi commerciali non potremo aprire un tavolo negoziale basato sulla fiducia reciproca con gli Stati Uniti; un tavolo che metta la parola fine a questo contenzioso commerciale non più sostenibile per i nostri produttori, considerato anche che finora non è stato predisposto alcun sostegno finanziario per compensarne le perdite. Detto questo, la questione rimane strutturalmente difficile. Fra Stati Uniti e Ue avviene circa un terzo degli scambi commerciali globali: tra beni e servizi parliamo di 700 miliardi di dollari l’anno, con un saldo attivo, oltre tutto crescente, di oltre 100 miliardi nel settore agroalimentare a favore dell’Unione. Dagli Usa importiamo materie prime, che poi trasformiamo, come mais, soia, cotone, riso. Mentre l’Europa, e l’Italia in particolare, esporta prodotti trasformati come vino, formaggi, conserve, olio e pasta. E questa dinamica, per noi vantaggiosa, ci vedrà ‘condannati’ a esportare sempre di più prodotti finiti. Possibilmente senza la spada di Damocle di nuovi dazi commerciali. GENTE IN MOVIMENTO
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Montagna: la pandemia aggrava le difficoltà La ristorazione e l’accoglienza, due ambiti molto importanti per i territori di montagna a vocazione turistica, stanno soffrendo una crisi senza precedenti. a cura dell’On. Simona Vietina
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orno ad affrontare su queste pagine, a quasi un anno di distanza, il tema del futuro dei Comuni montani e periferici: la pandemia, infatti, oltre ad impattare con inaudita violenza sul fronte sanitario, economico e sociale, ha anche impedito che la normale attività parlamentare permettesse di affrontare alcuni nodi cruciali che da tempo affliggono i territori più lontani dai grandi centri urbani e dai capoluoghi. I problemi che si trovano ad affrontare i Comuni montani e periferici, in questo preciso momento storico, non sono dissimili a quelli fronteggiati da tante realtà del Paese: in primis
la scarsa o, ancor più spesso completa mancanza di presidi medici nel territorio comunale, risultato di una progressiva spoliazione dei territori di queste realtà essenziali. Accorpare, tagliare, economizzare: la sanità territoriale ha sofferto moltissimo in questi anni e il risultato è che per territori anche molto ampi mancano le strutture di riferimento. Un esempio su tutti è relativo proprio al nodo dei tamponi, che si è palesato in tutta la sua evidenza in questi mesi: i cittadini di Tredozio, un migliaio di persone che popolano il comune appenninico in provincia di ForlìCesena che mi pregio di rappresentare come primo cittadino da due mandati, NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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per effettuare un tampone devono spostarsi nel comune vicino. Questa situazione, comune a migliaia di centri in tutto il Paese rappresenta problema importante per la popolazione anziana ma anche un disagio per tutti i miei concittadini che ritengo avrebbero diritto in una situazione tanto complessa di poter contare su un servizio essenziale senza dover fare diversi km in auto. Su questo fronte anche il tema delle future vaccinazioni è un grande punto interrogativo, che si somma all’incertezza a livello nazionale sia in termini di tempi che di organizzazione del piano vaccinale: un’eredità del secondo Governo Conte che confidiamo sia sanata il più rapidamente possibile dall’Esecutivo che va componendosi mentre scriviamo. I cittadini, in particolare quelli con difficoltà di spostamento fra i comuni, e sono numerosi, vista l’età media sempre più alta di queste aree, dovrebbero avere la possibilità di ricevere questo importantissimo trattamento sanitario nel proprio comune, non essere costretti a percorrere diversi km (magari utilizzando i mezzi pubblici) per raggiungere i punti vaccinali nei comuni limitrofi. In questi giorni l’Emilia Romagna, ad esempio, ha annunciato 75 punti vaccinali su tutto il territorio regionale: quanti comuni si ritroveranno costretti a gestire l’esodo dei propri cittadini verso una di queste strutture? La pandemia, inoltre, ha impattato con violenza anche sul fronte economico: le attività, a causa delle decisioni quantomeno discutibili del Governo, sono state chiuse dopo aver speso migliaia di euro per mettersi in regola secondo le norme indicate in un primo momento. La ristorazione e l’accoglienza, solo per citare due ambiti molto importanti per questi territori che, spesso, hanno anche un’importante vocazione turistica, stanno soffrendo una crisi senza precedenti e, come hanno dimostrato da più parti anche nella civile forma di protesta messa in piedi lo scorso 15 gennaio, chiedono solo di poter lavorare mettendo in campo NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
tutte quelle norme di sicurezza per cui si erano resi pronti. Il territorio montano e periferico, poi, soffre di una cronica mancanza di organicità degli interventi e dei sostegni: spesso vengono erogati finanziamenti a pioggia, in maniera disorganica e disorganizzata, con il risultato di non agevolare davvero lo sviluppo dei territori. Manca, al contrario, una visione di insieme per combattere la piaga dello spopolamento. Un trend causato dalla cronica mancanza di servizi adeguati (penso alla sanità, alla forza pubblica, a poste e banche ma anche alla banda larga per favorire lo sviluppo anche di nuove professioni) e dalla progressiva rimozione di quelli ancora esistenti. Quali prospettive sul proprio futuro può immaginare una comunità senza questi pilastri fondamentali? Parliamo poi dall’assenza di una vera politica di sostegno alle assunzioni della popolazione locale. Torno all’ esempio del territorio che amministro solo per evidenziare una criticità ampiamente diffusa: nelle imprese di Tredozio lavorano molte persone che vengono anche da grande distanza e questa mancanza di opportunità lavorative porta inevitabilmente la popolazione locale, in particolare le fasce più giovani, ad andarsene. E proprio i giovani sono l’anello più debole: la pandemia e l’impossibilità di spostarsi hanno aggravato la fragilità di un’intera generazione. I nostri ragazzi, lontani dalle comunità scolastiche di riferimento, dalle proprie amicizie spesso in comuni diversi da quello di residenza, si isolano sempre di più e si rinchiudono nella rete. La dipendenza da social sarà un problema sempre più frequente che dovremo affrontare, insieme a una crescente fragilità psicologica. Il futuro credo che passi necessariamente per una “rivoluzione” nel modo di concepire i Comuni montani: serve, innanzitutto, una riforma organica che affronti in modo concreto i problemi che affliggono queste aree. Servizi, occupazione, investimenti per lo sviluppo turistico e infrastrutturale: la montagna si salva così.
Politica
Ho presentato una proposta di legge sul tema che è in attesa di essere discussa e mi batto, come sindaco e come parlamentare, affinché lo sguardo su questi territori non sia bonariamente paternalistico, con l’elargizione di piccole mance, ma che sia quello di chi sa e crede che queste aree rappresentano un tesoro inestimabile di cultura, di tradizioni, di opportunità di crescita e sviluppo. Serve, in questo senso, anche una modifica strutturale nell’attribuzione delle risorse: Tredozio, ad esempio, è stata esclusa da risorse economiche importantissime solo a causa di parametri improbabili imposti dalla Regione Emilia Romagna alla ripartizione dei fondi per le Aree Interne. E così si sono perse risorse essenziali che avrebbero significato servizi, infrastrutture, banda larga, sostegno a occupazione, economia e cultura. Rimane cruciale, in questi luoghi, l’impegno degli amministratori comunali e delle comunità, spesso molto unite, per difendere i propri territori: siamo abituati a fare il massimo con il poco che abbiamo a disposizione. Ma il futuro è sempre più appeso a un filo e senza un cambio radicale di passo, questi territori vivranno un futuro sempre più difficile. GENTE IN MOVIMENTO
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economia e lavoro
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La SRL conviene davvero? Il primo di due approfondimenti per scoprire se la Società a Responsabilità Limitata è davvero così conveniente come si pensa. a cura di Paolo Ferraris
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e micro-imprese, sovente, pensano che la Srl sia l’organizzazione societaria ideale per risparmiare sulle imposte. Premettiamo che le variabili in gioco sono innumerevoli, perciò la seguente analisi non è valida in tutti i casi, ma va personalizzata sul singolo soggetto. Il breve ragionamento che segue, tuttavia, ci consentirà di dimostrare che, sovente, la Srl non è conveniente rispetto ad una società di persone. Ricordiamo che nelle società personali il reddito è imputato pro quota al socio, il quale pagherà la corrispondente IRPEF, mentre la Srl è soggetta all’IRES con aliquota proporzionale al 24%. L’errore da matita blu per cui si pensa che la Srl consenta un risparmio di imposte è il seguente: “la Srl paga il 24%, meno delle aliquote Irpef, per esempio rispetto al 38% per chi supera i 28.000 €, per arrivare al 43% oltre i 75.000 €”. Perché questa affermazione è profondamente sbagliata? Il primo aspetto è quello di confondere l’aliquota marginale nominale con l’aliquota media. La prima ci indica quante imposte gravano su un euro di reddito aggiuntivo. Quindi passando da un reddito di 28.000 a 28.001 pagheremmo 0,38€ in più nel caso di reddito Irpef, mentre 0,24€ se fosse una Srl. Quello che però è davvero importante considerare nelle micro-valutazioni fiscali, a maggior ragione in un sistema fiscale in cui sono presenti deduzioni e detrazioni d’imposta, è l’aliquota media, ossia il rapporto tra le imposte dovute e il reddito. Mentre nel caso della Srl l’aliquota media è quasi sempre del 24% essendo un’imposta proporzionale che ammette poche detrazioni, molti contribuenti scopriranno che la loro aliquota media IRPEF (calcolabile come rapporto tra
l’imposta netta di competenza ed il reddito complessivo, RN26/RN1 nel modello Redditi PF e che indica le imposte effettive) è ben inferiore all’ aliquota marginale, nonché al 24% che grava sulla Srl. Il secondo aspetto per capire l’errore del “pensiero popolare” prima esposto è ancora più importante: il carico fiscale teorico per i soci della Srl si limita al 24% soltanto se essi non percepiscono compensi di amministratore o non prelevano dividendi. Ipotesi alquanto improbabile visto che per la maggioranza dei soci di MPMI, gli utili della società sono la principale, se non unica, fonte di reddito. Perciò oltre all’Ires che grava sulla società, bisogna considerare le imposte da essi dovute in quanto soci. Le opzioni sono due: compenso di amministratore o dividendi. Il compenso è soggetto ad Irpef quindi, al crescere del compenso, la situazione tende a coincidere con le società personali, arrivando ad un punto di eguaglianza laddove il compenso fosse uguale al reddito lordo. La posizione è più svantaggiosa per i soci non amministratori, in quanto sui dividendi grava un’imposta sostitutiva del 26%. Il costo complessivo è quindi quantificabile come segue: (0,24 + X . 0,76 . 0,26) . 100, dove X indica il payout ratio, ossia la percentuale di utile che viene distribuito. In ambito contributivo non troviamo differenze tra un socio di Snc o di Srl: è tenuto, infatti, ad iscriversi all’Inps il socio che svolge prevalente attività lavorativa nella società. C’è, però, uno svantaggio per il socio di Srl: la necessità di prelevare dividendi per poter far pagare i contributi e l’impossibilità di dedurli, in assenza di altri redditi, vista la tassazione sostitutiva dei dividendi. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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economia e lavoro
Lo spazio aperto per lo sviluppo economico Lo spazio rappresenta una frontiera quasi irraggiungibile nell'immaginario comune, ma non è così. a cura dell’On. Iolanda Di Stasio
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ccuparsi di un settore avveniristico come l’aerospazio è ad oggi forse la sintesi perfetta del paradigma glocalista: agire localmente e pensare globalmente. Lo spazio rappresenta una frontiera quasi irraggiungibile nell’immaginario comune, eppure esiste un microcosmo di micro, piccole e medie imprese, sparse su tutto il territorio nazionale, che riescono a conseguire lodevoli risultati e successi, e scrivono il proprio nome nella rivoluzione dello spazio aperto. Penso alle varie realtà che costellano i distretti industriali lombardi, piemontesi, emiliani, ma anche laziali, campani, pugliesi e siciliani: il Sud Italia regala al comparto aerospaziale gioielli imprenditoriali ad alto tasso innovativo che riescono ad affermarsi a livello internazionale. L’industria aerospaziale italiana si raccoglie in maniera ordinata ed organizzata in distretti territoriali localizzati, dove aziende, spin-off universitari e centri di ricerca trovano delle eccellenti sinergie in consorzi di sviluppo dove le attività scientifiche si coniugano alla produzione e alla NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
disseminazione di conoscenza e istruzione, in un circolo virtuoso che genera la nascita di professionalità altamente richieste, con ricadute estremamente positive sul territorio. Il fiore all’occhiello dell’innovazione italiana, portata avanti da Leonardo ed altre grandi realtà dal profilo globale, poggia le proprie basi su una capillarità territoriale fondata su questi rapporti estremamente preziosi per la generazione di ricchezza e sviluppo tecnologico in tutto il territorio italiano. Ed è così che oggi anche la microimpresa nel cuore della Campania porta la sua eccellenza sulla Luna e anche oltre. Ho avuto modo di scoprire e rapportarmi con alcune realtà d’eccellenza presenti nel mio territorio, come la società consortile ALI, con sede a Napoli, dove aziende, università, centri di ricerca e istituzioni lavorano gomito a gomito per promuovere l’eccellenza regionale nel settore, e diffonderla in tutto il mondo sotto l’orgoglioso vessillo del Made in Italy. Investire nei settori ad alto tasso innovativo, incentivare la crescita di questi comparti tecnologici è tutt’ altro che improduttivo.
Oggi, il vantaggio competitivo in un mercato altamente globalizzato e dinamico si ottiene soltanto puntando allo sviluppo di settori ad alto tasso di specializzazione, dove il prodotto finale è difficilmente replicabile. Il nostro Paese deve lavorare nell’ottica di incentivare i settori produttivi nei quali può fare la differenza ed essere difficilmente sostituibile, così da creare un’industria con basi solide e resilienti agli andamenti altalenanti dell’economia. Anche in presenza di situazioni di stagnazione o recessione, i settori tecnologici hanno dimostrato di resistere, anzi di riuscire addirittura a crescere quando altri comparti hanno accusato fortemente i colpi della crisi. In questo senso, dare incentivo all’industria aerospaziale italiana può aumentare la solidità del nostro PIL, e contribuire gradualmente allo sviluppo economicoindustriale e scientifico-culturale di ogni angolo del Paese. I nostri giovani, così, avrebbero un incentivo per contribuire alla rinascita economica del proprio territorio, garantendosi un futuro prossimo a casa, senza la necessità di espatriare per cercare fortuna e stabilità. GENTE IN MOVIMENTO
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Diritto alla disconnessione Il Parlamento Europeo se ne sta occupando, ma di cosa si tratta esattamente e a chi deve essere riconosciuto? a cura dell’On. Brando Benifei
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o scorso 21 gennaio il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che chiede alla Commissione di garantire il “diritto alla disconnessione” a tutti i lavoratori dell’UE. Fortunatamente il testo è stato approvato con una larga maggioranza, dopo intensi negoziati interni alla Commissione parlamentare per l’occupazione e gli affari sociali, di cui faccio parte. Ma cos’è esattamente questo “diritto alla disconnessione”, right to disconnect in inglese, di cui abbiamo sentito parlare sempre più spesso nell’ultimo anno? Molto semplicemente, si tratta del diritto di un lavoratore di potersi effettivamente disimpegnare durante le ore non lavorative, comprese le relative comunicazioni elettroniche come e-mail, chiamate e videochiamate. Nonostante modalità di lavoro a distanza si siano ormai diffuse in Europa già da qualche anno, solo recentemente con il boom dello smart working causato dalla pandemia, il tema è diventato di primaria importanza per milioni di lavoratori, anche in Italia. In poco meno di un anno, nel nostro paese lo smart working è aumentato di circa il 30% come risposta alle
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esigenze di distanziamento sociale imposte dal COVID-19. Un cambiamento così importante e repentino delle modalità lavorative ha avuto un impatto molto forte sulla società nel suo complesso, in particolare su tutti quei lavoratori che si sono rapidamente dovuti adattare a un nuovo regime lavorativo, quasi completamente a distanza. L’Unione Europea aveva già adottato una importante direttiva sull’organizzazione del tempo lavorativo nel 2003, e una per la tutela del fondamentale equilibrio vita-lavoro nel 2010. Tuttavia, resta sprovvista di uno specifico quadro normativo relativo all’ormai diffusissimo smart working, che garantisca in particolare il diritto alla disconnessione. Come ha ricordato il mio collega Alex Agius Saliba, con cui ho lavorato alla nuova risoluzione del Parlamento Europeo, milioni di lavoratori sono stremati dalla pressione del dover essere sempre reperibili, “connessi”, e da orari di lavoro eccessivi. L’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici, il gruppo politico a cui appartengo, vuole essere al fianco di questi lavoratori, garantendo a tutti il diritto a staccare la spina da una sempre più pervasiva vita lavorativa. Come
numerose ricerche hanno dimostrato, ciò è fondamentale per garantire standard elevati di salute mentale e fisica. Le nuove realtà dell’era digitale, amplificate e velocizzate dalla terribile pandemia che ci ha colpiti, hanno reso necessario e urgente aggiornare i diritti dei lavoratori europei. L’adozione di questa risoluzione rappresenta un primo fondamentale passo in questa direzione, dato che incoraggia direttamente i paesi UE, Italia compresa, ad adottare appropriate misure legislative. Occorre però agire anche a livello di Unione, su iniziativa della Commissione, per estendere i diritti dei lavoratori. Alcuni aspetti positivi del lavoro a distanza sono stati certamente confermati. Per esempio, la facilità nello scambio di informazioni fra i diversi reparti di un’azienda e fra i colleghi stessi. Come anche la semplificazione di alcuni processi di recruiting, con un aumento generalizzato della produttività. Non va poi dimenticato l’aspetto della salvaguardia ambientale, dato che la minore esigenza di mobilità per motivi lavorativi ha contribuito a ridurre l’inquinamento nell’atmosfera. Tuttavia, c’è un rovescio della medaglia che ricade sui lavoratori stessi e che non può essere certo ignorato. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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Perché voglio abrogare la legge Mosca Ecco spiegate le ragioni della volontà di censurare un provvedimento del patrimonio legislativo italiano che si è risolto in una "truffa legalizzata". a cura dell’On. Walter Rizzetto
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ii voglio spiegare il senso della mia battaglia in Parlamento per l’abrogazione della famigerata legge Mosca. Battaglia che, in modo piuttosto miope, qualcuno ha definito solo di principio, perché si tratta di una legge che attualmente non ha più effetti. Ora, anche dando per vera l’affermazione, con cui non concordo, che ci sia di fondo solo una questione di principio, a maggior ragione merita di essere portata avanti la censura di un provvedimento del nostro patrimonio legislativo che si è risolto in una “truffa legalizzata”. È con la mentalità del “ma è solo una questione di principio” che un Paese
dimentica di far valere la legalità e i valori più profondi di uno Stato di diritto, per garantire la buona politica e le giuste leggi. Mi spiego meglio. Da quando sono entrato nelle istituzioni, come componente della commissione lavoro mi sono battuto per garantire il diritto alla pensione e salvaguardare i più colpiti dagli effetti distorsivi della Riforma Fornero. Ciò nella consapevolezza che gli italiani di oggi e le future generazioni sono ingiustamente condannati ad assegni previdenziali insufficienti, che ricevono a un’età troppo avanzata. Le cause che hanno determinato questo scenario sono molteplici. Ma non può essere sottovalutato che NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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la mortificazione dei diritti pensionistici che lamentiamo oggi dipende anche dall’eredità che ci ha lasciato la classe politica del passato, che ha abusato di risorse pubbliche per attribuire ingiusti privilegi previdenziali, aggravando e compromettendo il bilancio dell’Inps. Ecco, il simbolo di questo abuso trova la sua rappresentazione più evidente proprio nella legge Mosca approvata nel 1974 e prorogata più volte, fino al marzo del 1980. Questo provvedimento ha notoriamente permesso l’attribuzione di assegni pensionistici con un regime contributivo agevolato a chi doveva riscattare anni di lavoro in nero (si, lavoro in nero) alle dipendenze di partiti politici e sindacati, patronati e associazioni del movimento cooperativo. In sostanza, la legge Mosca è stata oggetto di molti abusi a causa degli inadeguati criteri previsti per accedere al trattamento previdenziale. Era infatti stabilito come requisito sufficiente per l’attribuzione dei contributi, la semplice dichiarazione del rappresentante del partito o del sindacato, per attestare l’avvenuta prestazione lavorativa. È così che si è trasformata per molti in uno “strumento” utile per ottenere anni di "falsa" attività lavorativa. Il ricorso improprio a questa legge è sfociato in un grosso numero di procedimenti giudiziari che hanno coinvolto un centinaio di procure della Repubblica. Il caso più clamoroso è il processo contro 111 lavoratori
fittizi di PCI, DC, CISL e Lega Coop, accusati di aver ottenuto la pensione garantita dalla legge Mosca senza aver mai lavorato. Lo stesso “padre” di questa legge, il parlamentare Giovanni Mosca, ha riconosciuto il fallimento di un provvedimento che, secondo le sue previsioni, era rivolto ad una platea di non più di 10.000 persone. Al contrario, ne hanno realmente beneficiato circa 35.564 persone, con un costo per l’erario dello Stato che ha superato i 12,5 miliardi di euro. Adesso, è in esame in commissione lavoro alla Camera la mia proposta di legge per abrogare questo “scempio” giuridico. Tuttavia, l’iter è in stallo e sta incontrando non poche difficoltà per andare a buon fine. Ciò anche perché alcuni parlamentari hanno espresso scetticismo sull’ abrogare una legge solo perché è stata oggetto di abusi. Mi permetto di rilevare la pochezza di questa argomentazione. È vero che tutte le leggi possono essere oggetto di raggiri, per ottenere illecitamente il vantaggio che attribuiscono, dichiarando il falso, ad esempio, e non per questo se ne chiede senza mezzi termini l’abrogazione. Quando, però, gli abusi raggiungono un numero considerevole come nel caso della legge Mosca e determinano un grave danno per le casse dello Stato, il problema va imputato ad un fallimentare impianto normativo scelto dal legislatore, che ha permesso inverosimili margini di discrezionalità. Di fronte all’impatto che ha avuto la
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legge Mosca non possiamo che censurare esplicitamente questo provvedimento e pretenderne l’abrogazione, anche per far valere il principio, non da poco, che leggi con criteri così raggirabili non possono essere approvate dal legislatore. In sostanza, gli effetti della legge Mosca dimostrano che si è trattato di un provvedimento disastroso da un punto di vista giuridico a causa della qualità delle norme. E questo era prevedibile visto che l’intento del provvedimento era quello di far riscattare anni di lavoro a persone che avevano lavorato in nero per partiti politici e sindacati, ossia attività lavorativa difficilmente documentabile che, ha dato oltremodo spazio alla discrezionalità per il riconoscimento dei benefici previdenziali. È quindi insensato non consentire l’abrogazione di questa legge solo perché ad oggi non ha più effetti e quindi si presume che non possa più determinare danni. La questione centrale è proprio che i danni li ha già prodotti, anche attraverso delle proroghe che ne hanno esteso nel tempo gli effetti. Va quindi censurata in modo chiaro ed esplicito. Tanti hanno scritto sulla legge Mosca per denunciare il modo fraudolento con cui furono elargiti benefici contributivi per assegni pensionistici, molti dei quali ancora paghiamo. Credo però che pochi hanno compreso la reale portata di quel danno. Difatti, ancora oggi ci sono politici e sindacalisti che non sono d’accordo con la sua abrogazione.
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Scienza, progettualità e comunicazione È stata costituita un’associazione che ha come scopo l’aiuto alle persone con difficoltà nell’alimentazione. a cura di Elisa Amelia
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arlando ancora di comunicazione e della sua importanza, è sulla pista di decollo un progetto sul territorio ligure e poi in tutta Italia. Approfondisco: è stata costituita un’Associazione che ha come scopo l’aiuto alle persone con difficoltà nell’alimentazione. L’intento è quello di raggiungere una fascia di età a rischio crescente che va dagli 8-10 anni fino ai 25-30 e di intervenire all’insorgenza di tutti quegli aspetti legati all’alimentazione che, se non presi con adeguato anticipo e modo, rischiano di diventare nel tempo dei problemi (alcune volte gravi), soprattutto dopo questo
periodo così controverso della pandemia Covid. La parola prevenzione viene consuetudinariamente usata ma mai in definitiva percorsa e, spesso, si riduce ad uno slogan più facile a dirsi che a farsi. Abbiamo deciso di raccogliere l’esperienza di professionisti che condividono l’idea di approcciare in modi alternativi a queste difficoltà crescenti, di operatori sociosanitari, delle strutture ospedaliere e non, che da anni si occupano di fornire assistenza alle persone con queste difficoltà. I modi e i tempi di realizzazione di tale progetto, come la divulgazione e NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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la promozione delle attività, saranno resi noti nel giro di qualche mese, come la presentazione ufficiale dell’Associazione e delle persone che ne faranno parte. In quella circostanza avrò modo di approfondire il tutto e dare inizio ad una seria occasione di fare bene. Altro aspetto importante di questo cambiamento di rotta è quello di coinvolgere tutti coloro che si battono da sempre sul campo, risolvendo ed uscendo in prima persona da queste difficoltà. Raccogliere, documentare e trasmettere l’esperienza su ciò che si sente e si vive sarà un altro tassello fondamentale, ivi compreso il vissuto di familiari e amici che hanno condiviso la fatica e il vissuto, portando così una consapevolezza e una testimonianza fondamentale a tutti. Il fine è quello di essere più presenti fin dall’insorgenza del problema direttamente nelle case delle persone, là dove si genera il tutto. Tutto
questo si riassume in “l’interazione”. Tra gli obbiettivi, la creazione di strutture aperte, che chiameremo “il laboratorio creativo di interscambio”, dove le persone possano ritrovarsi, produrre benessere e raffrontarsi; luoghi in cui, sia chi manifesta i primi accenni a queste difficoltà, sia nel post ricovero ospedaliero, sarà possibile avere un punto di appoggio solido. La scelta di conglobare è stata fatta con estrema riflessione, giungendo ad un modello che si basa sull’integrazione e non sulla specialità. Tra le innovazioni è previsto l’inserimento di una figura riconosciuta e preparata che faccia da ponte, per il prima e/o il dopo, tra la famiglia e la persona con difficoltà e il mondo che la circonda. Questa nuova figura dovrà possedere, oltre a particolari doti e caratteristiche personali e volontà al supporto, un corredo esperienziale raccolto e acquisito attraverso un
percorso formativo creato ad hoc e una base di comunicazione volta all’ascolto della persona. Questo percorso formativo permetterà di conseguire un diploma riconosciuto. Se vi fossero persone attente e sensibili a questo genere di professione e aiuto possono sin da ora scrivere a: dca.associazione@gmail.com. Desidero sottolineare ulteriormente un aspetto: l’impegno in questo progetto è molto sentito, data la delicatezza e la serietà del tema. È mio intento generare responsabilità ed occasioni e creare soluzioni, conscia delle difficoltà, ma consapevole delle possibilità di riuscita. Il modo per riuscire è quello di far fronte unico e sincronizzare le risorse. Siamo muniti di strumenti efficaci, professionalità e appoggio di persone pronte e preparate per la riuscita. La comunicazione è la via. Abbiamo bisogno di voi. Il bene dell’essere umano è l’unico fine perseguibile.
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Tutela degli animali per liberarsi dalla pandemia Il rispetto degli animali non riguarda solo chi è sensibile all'argomento e si inserisce in una più ampia questione ecologica utile a comprendere questa pandemia. a cura dell’On. Francesca Flati
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a grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”. Così diceva Gandhi, e permettetemi di aggiungere che il benessere degli animali e la tutela dell’ambiente in generale sono oramai indissolubilmente legati alla salute del genere umano. È vero: il Covid-19 è un virus di derivazione animale, ha fatto il cosiddetto salto di specie, ma la colpa della sua comparsa e diffusione altri non è che dell’uomo, del suo folle e distruttivo progetto di sfruttamento intensivo della natura e dei suoi abitanti. Gli allevamenti intensivi in cui gli animali sono considerati solo carne
da macello, l’indebolimento del loro sistema immunitario per via di un’esistenza (non chiamiamola vita) reclusa, infelice, miserabile, la riduzione degli spazi vitali delle specie selvagge costrette ad avvicinarsi alle zone urbane per procurarsi cibo: è da queste pratiche “contronatura” che arrivano le minacce peggiori alla nostra salute e non solo. La pandemia ha portato con sé una crisi economica epocale e mondiale. È lunga la strada che abbiamo di fronte se vogliamo uscire da questo vicolo cieco. Ma c’è un primo passo che dobbiamo fare: riconoscere a tutti gli animali lo status di esseri senzienti, come stanno già facendo in altri Paesi. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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Dobbiamo partire da questo principio basilare per poter organizzare e rendere incisiva la lotta alla crudeltà contro gli animali, che siano i nostri animali domestici, animali che vivono in natura o negli allevamenti. Ho portato il mio impegno a favore dei nostri amici pelosi in Parlamento, non solo per il loro bene, ma avendo in mente, e nel cuore, il miglior mondo possibile anche per noi cittadini. Così ho lavorato a una proposta di legge con un doppio obiettivo: combattere l’ignoranza e spronare le istituzioni a insegnare e instillare il rispetto per la natura e i suoi abitanti, e al contempo migliorare e ammodernare sistemi, strutture e infrastrutture destinate a prendersi cura dei nostri amici pelosi, aggiornando una normativa ormai datata e poco efficace. La proposta di legge di cui sono prima firmataria, infatti, apporta modifiche alla legge 14 agosto 1991, n. 281, in materia di animali di affezione e di prevenzione del randagismo con lo scopo di rafforzare la normativa sul benessere e la tutela degli animali. L’applicazione della normativa sul territorio nazionale è lacunosa e non uniforme. Questa situazione è dovuta alla frammentazione della materia che, negli anni, è stata oggetto di diversi accordi tra Stato, Regioni e Autonomie locali e di ulteriori interventi legislativi che l’hanno resa poco organica e non incisiva, e come tale non idonea a garantire la tutela degli animali di affezione. All’epoca è stata una rivoluzione, ma 30 anni dopo è evidente la necessità di un aggiornamento, volto a promuovere il rispetto della vita animale e la difesa del suo habitat, e a rafforzare la tutela degli animali di affezione e il contrasto al fenomeno del randagismo. Ancora oggi, infatti, permangono una serie di annosi problemi: l’abbandono degli animali, i canili cosiddetti “lager”, la mala gestione e la non corretta realizzazione delle strutture che dovrebbero assicurare una vita dignitosa a questi animali, il loro mancato censimento, l’impossibilità di escludere le persone che si sono NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
Gli allevamenti intensivi in cui gli animali sono solo carne da macello, l'indebolimento del sistema immunitario, la riduzione degli spazi vitali delle specie selvagge costrette ad avvicinarsi alle zone urbane: da queste pratiche contronatura arrivano le minacce peggiori per la nostra salute.
rese responsabili di atti di violenza contro gli animali da qualsiasi attività legata agli stessi e la mancanza di un sistema sanzionatorio adeguato. Ed è proprio su questo che la mia proposta di legge mira ad intervenire, al fine di introdurre delle regole chiare e precise, di completare la normativa e di renderla idonea a garantire e salvaguardare la dignità degli animali da affezione. Ma non solo. Intendo promuovere molto di più. La convivenza con gli animali ha origini antichissime. Nel corso dei secoli, l’uomo ha saputo riconoscere negli animali non solo una fonte di nutrimento o uno strumento di lavoro, ma anche preziosi e inseparabili compagni della propria esistenza, a cui dover garantire adeguate condizioni di vita e di tutela. Nel XX secolo il problema della tutela della vita animale all’interno della società è arrivato a sollevare un ampio dibattito che, in tutto il mondo, ha coinvolto scienziati, umanisti, giuristi, sociologi e politici. Si è giunti così alla redazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale, proclamata il 15 ottobre 1978 nella sede dell’Unesco a Parigi. È il primo provvedimento internazionale che educa al rispetto di
ogni forma di vita. E anche se il Documento non ha alcun valore sul piano giuridico-legislativo, rappresenta una dichiarazione di intenti e un’assunzione di responsabilità ineludibile da parte dell’uomo nei confronti degli animali. Da allora, nel mondo occidentale, si sono moltiplicate le disposizioni normative per il benessere degli animali. Anche il Consiglio d’Europa ha rivolto la sua attenzione alla protezione degli animali siglando numerose Convenzioni per la loro tutela e riconoscendo il loro ruolo di compagnia per gli esseri umani nonché la loro funzione curativa. Eppure, nonostante i progressi culturali, ad oggi, gli animali, secondo il nostro ordinamento giuridico, sono ancora classificati come “cose”. Un vero paradosso perché gli animali sono dotati di sensibilità, provano emozioni, percepiscono, comprendono e comunicano. È ormai non più rinviabile un cambiamento profondo, insieme all’introduzione di norme aggiornate. So che la strada da fare è ancora lunga, e questo non è che un primo passo. Ma dobbiamo iniziare, non c’è più tempo: i nostri amici animali non devono soffrire inutilmente un giorno di più. GENTE IN MOVIMENTO
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Una nuova opportunità per persone e animali L’istituto penitenziario di Milano Opera si apre al pubblico con il maneggio “Freedom”. a cura della Redazione
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o scorso ottobre l’istituto penitenziario Opera di Milano ha inaugurato un nuovo progetto di rieducazione e inserimento dei propri detenuti, in collaborazione con le Giacche Verdi, l’Onlus che presta servizio per la salvaguardia e tutela del territorio ambientale a cavallo. Il progetto “Opera a cavallo” impegna alcuni detenuti della casa circonda-
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riale in attività di utilità sociale presso il maneggio, la fattoria didattica e il ranch “Fredoom”. I partecipanti hanno così la possibilità di formarsi, imparare un mestiere e svolgere attività di utilità sociale, lavorando a stretto contatto con gli agenti della Polizia Penitenziaria. In particolare, i detenuti possono imparare a lavorare il cuoio, divenendo sellai professionisti, realizzando fini-
menti per cavalli e riparazione, e fare esperienza come artieri, il personale dedicato alla cura e al benessere dell’animale, che si occupa di nutrire, spazzolare e accudire i cavalli, tenere pulito il box e aiutare il maniscalco nella ferratura degli zoccoli. I 42 cavalli ospitati, in parte di proprietà delle Giacche Verdi, in parte derivanti da sequestri alla criminalità organizzata, sono impiegati in attività di riabilitazione di persone con disabilità. Aperto al pubblico, il maneggio e la fattoria didattica sono dedicati in particolar modo ai ragazzi diversamente abili e organizza corsi di equitazione e interventi di terapia assistita. Oltre ai cavalli, hanno trovato casa anche asini, maialini thailandesi, pavoni, tartarughe e pappagalli. Il progetto è stato reso possibile grazie al gruppo delle Giacche Verdi locale, il Carcere di Opera, la Polizia Penitenziaria, il Forum della Solidarietà della Lombardia ODV, il Centro Formazione Professionale di Unione Artigiani di Milano, ACSI-Associazione Centri Sportivi Italiani e il contributo di Fondazione Cariplo. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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Confezioni e imballaggi: dove li butto? La sostenibilità di un packaging non è sempre evidente, così, quando arriva il fatidico momento di gettare il rifiuto, scegliere il contenitore giusto diventa un rebus. a cura di Ambra Murè
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iù consapevoli dello stato di salute del pianeta. Più sensibili alla riduzione dei rifiuti, specie quelli in plastica. E più attenti all’impatto delle proprie scelte di consumo. Se c’è un effetto positivo che la pandemia ha avuto nell’ordine delle priorità degli italiani, questo ha a che fare con le questioni ambientali. Oggi, fonte Ipsos Mori, l’87% dei nostri connazionali presta attenzione al packaging, preferendo le merci con un imballaggio ridotto al minimo, e il 31% addirittura si rifiuta di acquistare prodotti con un packaging giudicato non sostenibile. Il problema è che la sostenibilità di un packaging non è sempre evidente.
Tra imballaggi compositi e poliaccoppiati, ovvero composti da più materiali non separabili (ad esempio il sacchetto del caffè che è fatto di alluminio e plastica), quando arriva il fatidico momento di gettare un rifiuto, la differenziata si rivela spesso un rebus. Dal tetrapak al cartone della pizza, la classifica degli imballaggi “terribili” è davvero lunga. Per non parlare dell’ equivoco in cui, in totale buona fede, molti di noi ancora cadono: non tutto ciò che è in plastica va conferito nel bidone della plastica. Per la normativa italiana infatti solo un imballaggio, ossia un manufatto concepito per contenere, trasportare o proteggere merci in ogni fase del processo di NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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Fonte: Rapporto rifiuti urbani 2020 - Ispra
• 30 milioni i rifiuti urbani prodotti (-0,3% rispetto al 2018) • 500 kg la produzione annua per abitante • 61,3% la percentuale nazionale di raccolta differenziata (+3,1% rispetto al 2018) • Il 53,3% dei rifiuti differenziati viene riciclato. La restante parte finisce in discarica o incenerita.
distribuzione e per il quale è stato corrisposto il Contributo ambientale Conai, può essere avviato a riciclo. Quindi ad esempio: un tubetto del dentifricio si può differenziare, uno spazzolino no. Di fronte a tale complessità, è evidente che nessuna guida cartacea potrà mai risultare esaustiva. Per risolvere ogni dubbio ed essere certi di azzeccare sempre il bidone giusto, evitando peraltro di incappare in multe salate per “errato conferimento”, un aiuto davvero smart viene dalla tecnologia. Si chiama Junker (dall’inglese “junk”, spazzatura) ed è un’app scaricabile gratuitamente e disponibile per iOS e Android. L’hanno ideata 5 anni fa tre giovani ingegneri informatici dell’ Università di Bologna, Benedetta De Santis, Giacomo Farneti e Todor S. Petkov, animati da un’intuizione che si sarebbe rivelata geniale: identificare gli imballaggi grazie al loro codice a barre. Con pazienza certosina e stimolando la collaborazione degli utenti, che possono segnalare direttamente in app eventuali prodotti mancanti, hanno costruito un database unico in Europa, composto da oltre 1 milione e 600mila referenze. Una volta scaricata l’app sul proprio smartphone, tutto ciò che resta da fare è inquadrare il codice a barre o, se si tratta di un prodotto generico, scattare una foto, per sapere in tempo reale di quali materiali è composto e come va gettato. Non solo. Grazie alla geolocaNUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
lizzazione, le informazioni rispettano sempre le specifiche regole della differenziata adottate dal proprio Comune. Il punto di forza di Junker è la facilità di utilizzo. “Il nostro obiettivo" spiegano gli ideatori "è sempre stato: non lasciare indietro nessuno. Per questo abbiamo creato un assistente personale per la raccolta differenziata che fosse davvero alla portata di tutti”. Junker è infatti tradotta in 10 lingue ed è totalmente accessibile anche alle persone con disabilità visiva. I nativi digitali la usano quotidianamente senza difficoltà, così come gli anziani. Oltre 1,5 milioni di italiani l’hanno scaricata sul proprio smartphone. E oltre 900 Comuni, da Bolzano a Caltanissetta, da Torino a Cagliari, hanno aderito al network di Junker, per migliorare la qualità della propria raccolta differenziata, ma anche aiutare i propri cittadini a produrre meno rifiuti. A fronte di un piccolo canone d’abbonamento, calibrato in base al numero di abitanti, le amministrazioni hanno a disposizione un tool di servizi al servizio dell’economia circolare. Grazie a Junker, i Comuni possono infatti trasformare i cittadini in “sentinelle” al servizio del territorio, in grado di segnalare in tempo reale casi di degrado ambientale, guasti o danni alla cosa pubblica. O mettere a disposizione degli abitanti una “Bacheca del riuso”, per promuovere il riuso e lo sharing attraverso la
pubblicazione di annunci gratuiti di oggetti ancora in buono stato. L’app può inoltre essere usata per inviare comunicazioni dirette, facilitando le relazioni con il pubblico, promuovere sondaggi sul livello di gradimento e l’efficienza dei servizi offerti dal Comune e/o dal Gestore e aumentare le conoscenze dei cittadini in materia ambientale attraverso divertenti quiz. "Quando abbiamo lanciato la nostra start up" rivelano i fondatori di Junker, "nessuno ha voluto investire su di noi. Dicevano che il nostro modello di business non era sostenibile perché dipendeva dai Comuni e dalle multiutility. Erano convinti che, senza far pagare gli utenti, non ce l’avremmo mai fatta. Invece eccoci qui: siamo una buona pratica riconosciuta a livello europeo e, giorno dopo giorno, aiutiamo milioni di persone ad adottare stili di vita più sostenibili”. Il prossimo passo? “Rivoluzionare il concetto stesso di etichetta”. Lo scorso settembre è stato infatti approvato un decreto legislativo che impone a tutti i produttori, importatori e distributori di inserire sulle confezioni un’etichetta ambientale che informi i consumatori sulla destinazione finale degli imballaggi. “Con Junker abbiamo messo a punto un’etichetta ambientale digitale davvero esaustiva, geolocalizzata e altamente implementabile, per risolvere una volta per tutte ogni dubbio degli italiani in tema di differenziata”. GENTE IN MOVIMENTO
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consumatore
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Privacy e sanità: allarme Sul web impazza l'allarme per la "schedatura sanitaria": cerchiamo di capire di cosa si tratta. a cura della Redazione
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’è chi sostiene che da gennaio 2021 i dati contenuti nel Fascicolo Sanitario Elettronico saranno disponibili a centinaia di migliaia di operatori sanitari, che potranno accedervi senza il nostro consenso: è davvero così? La voce di una presunta “schedatura sanitaria”, così com’è stata chiamata in diversi titoli allarmistici, ha iniziato a circolare a fine 2020, accusando il Fascicolo Sanitario Elettronico, in breve FSE, di non rispettare la privacy dei cittadini. Gli artefici di questa disinformazione pubblica indicavano come “colpevole” il Decreto Rilancio di maggio 2020, poiché autorizzava “tutti gli esercenti delle professioni sanitarie” alla consultazione dei dati dei nostri FSE e invitavano i cittadini a negare tale consenso entro l’11 gennaio 2021 per evitare una possibile classificazione in base alla storia vaccinale. Per cercare di chiarire meglio la questione, facciamo un salto indietro e vediamo cos’è questo “misterioso” Fascicolo Sanitario Elettronico. Da qualche anno ormai la sanità pubblica italiana ha iniziato un processo di digitalizzazione, adottando diversi nuovi strumenti, come le ricette elettroniche che consentono al medico di inviare la prescrizione via e-mail al paziente
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e di registrarla sul sistema online, accessibile anche dalle farmacie. Il paziente non dovrà più recarsi in studio per ritirare la prescrizione, ma potrà acquistare i farmaci comunicando il numero dell'impegnativa. Il Fascicolo Sanitario Elettronico è la naturale conseguenza di questa evoluzione digitale e consente ai cittadini di accedere e consultare la propria storia sanitaria, condividendola coi sanitari. La novità si ritrova proprio nella possibilità di visualizzare tali dati da parte del cittadino, in quanto i medici di base da anni utilizzano questi sistemi elettronici di archiviazione. L’obiettivo è di raccogliere la nostra storia clinica completa per garantire un servizio più efficiente. Immaginate di essere ricoverati in ospedale, lontani da casa. Il medico che vi avrà in cura, dietro la vostra autorizzazione, potrà conoscere i vostri trascorsi e visionare analisi, referti specialistici, esami, lastre, vaccini, gruppo sanguineo e allergie. L’incomprensione, ovvero la novità introdotta dal Decreto rilancio e mal interpretata da alcuni soggetti del web, è nell’estensione delle tipologie di dati sanitari che andranno ad alimentare il vostro FSE, allargata anche alle prestazioni ricevute in
forma privata. Con l’abrogazione del comma 3-bis dell’articolo 11, il caricamento di tali dati da parte delle strutture private e fuori dalla propria Regione di assistenza, potrà avvenire senza il consenso dell’assistito, mentre la consultazione dei dati dovrà sempre essere autorizzata dall’interessato. In merito alla questione si è espresso anche il Garante della Privacy, confermando che “i dati sanitari non saranno accessibili al personale sanitario in assenza di uno specifico consenso del singolo cittadino”. Per chi avesse ulteriori dubbi, l’Autorità ha pubblicato sul proprio sito web diversi approfondimenti e una sezione dedicata alle domande e risposte sul FSE. Precisiamo, infine, che le modifiche apportate con il Decreto Rilancio venivano già discusse nel 2019 sotto l’occhio vigile del Garante della Privacy. I presunti abusi denunciati e l’allarme per la schedatura vaccinale sono infondati. I registri vaccinali esisto da decenni: tutti noi siamo in possesso di un libretto cartaceo delle vaccinazioni. Le modifiche introdotte non renderanno pubblici i nostri dati, ma li accentreranno in unico sistema accessibile solo dietro il nostro consenso. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
Sicurezza
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Prevenire il femminicidio con l’educazione La nostra cultura scolastica è indubbiamente maschilista, anche se ne è inconsapevole. a cura dell’On. Cinzia Leone
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ccorre dotare la scuola dell’Educazione emozionale già sin dai primissimi anni scolastici al fine di intervenire su quei processi culturali che sono anche mentali in cui a pagarne le spese sono soprattutto i canali fisiologici con cui ogni essere umano purtroppo subisce una vera e propria castrazione del proprio mondo emozionale con costi umani incalcolabili. È vero che il mondo della scuola nel tempo si è femminilizzato, dato che ha visto crescere esponenzialmente il numero di donne; ma a ciò purtroppo non è seguita una revisione dei manuali scolastici su cui ci siamo esercitate e su cui facciamo ancora studiare i nostri figli e figlie. La nostra cultura scolastica è indubbiamente maschilista, anche se ne è inconsapevole. E ciò dà luogo a una sorta di “banalità del male”. Mi spiego meglio: voglio soffermarmi per esempio sul Liceo classico, il fiore all’occhiello del nostro sistema NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
educativo, dove fino a poco tempo fa veniva formata la nostra classe dirigente, insomma il top! Ebbene se la consideriamo attentamente si scopre subito che proprio qui la cultura umanistica ha subìto una pesante selezione. Il Liceo classico che prima era il seminario, e che formava preti, proponeva programmi scolastici selezionati prima da monaci poi dai Gesuiti che hanno sempre espresso una certa misoginia. Se poi passiamo alla grande Riforma del suo illustre predecessore nonché nostro conterraneo, Giovanni Gentile, che in un clima tutto particolare, quello fascista, ha attuato la riforma del sistema scolastico che avrebbe dovuto attuare la formazione di quell’uomo nuovo, un uomo guerriero e tutti d’un pezzo. I manuali scolastici odierni risentono ancora di questa impostazione, prevalentemente maschilista e belligerante. Ora, io mi chiedo, quale appeal può esercitare su di una nostra fanciulla
una versione di latino o di greco che parla solo di guerre o di momenti, per carità edificanti, ma in cui sembra bandito ogni spazio alle espressioni delle emozioni? Quando invece noi sappiamo che proprio le letterature classiche contengono un patrimonio inesauribile di notizie sulle emozioni, penso ad autori come Ovidio, Seneca, Plutarco o Catullo, Saffo, dove viene dato molto spazio alle emozioni e alla loro fenomenologia. Introdurre l’Educazione emozionale a scuola significa, per me, educare indistintamente i nostri ragazzi a gestire le proprie emozioni. Non concepita come materia a sé stante, ma come disciplina trasversale in cui trova spazio dalla matematica alla filosofia, dalla letteratura all’arte e perché no alle scienze, è giusto che una donna non sappia per esempio come funziona la fisiologia del suo corpo? E che continui a sentirsi “strana” per tutto l’arco della sua vita perché nei libri di scienze il corpo femminile viaggia quasi nascosto? GENTE IN MOVIMENTO
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sicurezza
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La sicurezza nella Supply Chain Come può aiutare le aziende l'adozione della certificazione ISO 2800 Supply Chain Security? Scopriamolo. a cura di Pier Luigi Fabbroni e Alessandro Falchi
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ella situazione economica e nella globalità degli scambi commerciali che contraddistingue l’attuale economia mondiale, la problematica della security, intesa come resistenza a uno o più atti intenzionali non autorizzati progettati, per causare incidenti o danni alla catena di fornitura detta supply chain, è di grande attualità. Essa costituisce una sfida importante per le imprese che operano in una catena di fornitura articolata e che si estende in tutto il mondo, collegando un’ampia gamma di fabbriche, produttori di materie prime, luoghi
di stoccaggio e partner di trasporto e logistica. La globalizzazione offre molti vantaggi in ambito di mercato e produttivo, ma espone la supply chain anche a rischi difficili da controllare come ad esempio incendi, disastri naturali, attacchi informatici e terrorismo, che potrebbero compromettere lo stato delle merci creando gravi ritardi o disagi nella consegna ai clienti finali con conseguenti perdite economiche e d’immagine dell’azienda stessa. La Certificazione della norma ISO 28000: 2007 Specification for security management system for the supply chain, è un utile strumento per le NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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organizzazioni, in grado di portare vantaggi alle aziende di tutte le dimensioni, aiutandole a rispondere alle crescenti richieste dei clienti per una gestione sistematica della security. Un sistema di gestione conforme alla norma ISO 28000 può migliorare la fiducia, la reputazione e la crescita futura dell’azienda, creando i seguenti vantaggi: - monitorare e gestire i rischi per la security in tutta l’azienda e nella catena di fornitura; - attirare nuovi clienti per le aziende di trasporti e di logistica; - aiutare le aziende a proteggere i propri processi operativi all’interno della catena di fornitura; - rassicurare le parti interessate all’impegno dell’organizzazione verso la security delle persone, dei beni e servizi; - consentire alla direzione di concentrare risorse nelle aree di maggiore rischio; - confrontare le pratiche di gestione della security dell’organizzazione con le best practice internazionali; - ridurre i costi attraverso una mitigazione degli incidenti di sicurezza e una potenziale riduzione dei premi assicurativi aziendali; - migliorare l’efficienza delle pratiche lavorative. La norma ISO 28000 è uno standard internazionale che soddisfa i requisiti di un sistema di gestione della security (SCS) per la catena di fornitura. Specifica gli aspetti per aiutare l’organizzazione ad identificare e valutare le minacce alla sicurezza e a gestirle man mano che si presentano nella catena di fornitura. La gestione della sicurezza della supply chain è perfettamente integrabile ad altri aspetti dell’organizzazione aziendale sia in termini di gestione operativa che di rischi, inclusi quelli della salute e sicurezza sul lavoro. Attraverso il sistema di gestione come proposto dalla ISO 28000, le organizzazioni possono determinare se sono state individuate misure di sicurezza appropriate in grado di proteggere la proprietà e i prodotti NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
da vari rischi e minacce, sia interne che esterne. La norma ISO 28000 è applicabile a tutte le organizzazioni indipendentemente dalle dimensioni e attività: dalla piccola azienda alla multinazionale, in produzione, assistenza, stoccaggio o trasporto, in qualsiasi fase della catena di produzione o di fornitura che desideri migliorare la propria Supply Chain Security. Lo Standard ISO 28000:2007 come tutte le norme ISO riferite ai sistemi di gestione si basa sul principio del miglioramento continuo PDCA (Plan, Do, Check, Act) che rappresenta un metodo riconosciuto di miglioramento dei propri processi. Nella fase “Plan” l’azienda dovrà: - individuare la Politica per la Supply Chain Security; - definire le risorse per l’implementazione e il mantenimento del sistema ISO28000; - valutare il rischio tenendo conto dei possibili scenari a cui l’organizzazione potrebbe essere esposta anche in accordo alle norme e leggi che l’azienda deve rispettare; - definire contromisure al fine di ridurre il rischio; - definire programmi, obiettivi e target. Nella fase “Do” l’azienda dovrà: - definire la struttura organizzativa e relative competenze; - implementare le azioni necessarie per mitigare il rischio; - sviluppare la necessaria documentazione operativa a supporto; - monitorare le attività e dare attuazione al sistema; - identificare un piano di gestione delle emergenze. Nella fase “Check” l’azienda dovrà: - monitorare e misurare; - gestire le non conformità, gli incidenti di security, i reclami dando seguito a opportune azioni correttive e preventive; - effettuare periodici Audit interni al fine di monitorare lo stato del sistema e la sua corretta applicazione. Nella fase di “Act” l’azienda dovrà: - eseguire il riesame della direzione tenendo conto dei programmi, obiettivi e traguardi raggiunti insieme
sicurezza
al risultato degli audit interni e alle performance del sistema SCS; - valutare e definire ulteriori azioni e decisioni che possano portare ad un miglioramento del sistema della SCS. Il cuore della certificazione è la valutazione del rischio dove l’azienda deve riflettere, fuori dai normali schemi operativi, come i suoi processi e attività aziendali possono essere minacciati da vari scenari tra cui: - intrudere o prendere il controllo di un bene (inclusi i trasporti) all’ interno della catena di fornitura; - utilizzare la catena di fornitura come mezzo di contrabbando; - attuare delle manomissioni delle informazioni; - manomettere la propria Cargo Integrity; - effettuare un uso non autorizzato di beni, strumenti e apparecchiature. Durante la valutazione dei rischi l’organizzazione dovrà prendere in considerazione: - il controllo dell’accesso fisico ai locali, ai mezzi e alle informazioni sensibili; - la natura dei mezzi di trasporto (camion, ferrovia, chiatte, aerei, navi, ecc.), tenendo conto anche dei loro servizi e del possibile utilizzo improprio; - la movimentazione e manipolazione dei beni durante le fasi di caricamento, produzione, deposito, trasferimento, scarico; - la modalità di trasporto delle merci (aerea, stradale, rotaia e marittima); - il rilevamento e la prevenzione delle intrusioni applicate alle spedizioni; - attività di controllo, ad es. ispezioni del veicolo; - il livello di competenza, formazione, consapevolezza e integrità dei propri collaboratori; - l’utilizzo di partner commerciali. Le prassi e il controllo delle comunicazioni interne ed esterne: - gestione o elaborazione di informazioni su merci o vie di trasporto tra cui la protezione e garanzia dei dati; - informazioni esterne tra cui legali, ordini da parte delle autorità, incidenti. GENTE IN MOVIMENTO
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Addio all’addizionale regionale sulla benzina Ora i ricorsi saranno più facili: le norme relative all'imposta regionale sulla benzina sono state abrogate e le Regioni non sono più legittimate a introdurre l'IRBA. a cura di Mary Lin Bolis
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a legge finanziaria 2020 (L. n.178 del 30 dicembre 2020), all’articolo 1 comma 628, ha abrogato le norme recanti disposizioni in materia di imposta regionale sulla benzina per autotrazione, ovvero il titolo che legittimava le regioni all’introduzione dell’IRBA. Il successivo comma 629 impone alle regioni l’obbligo di adeguare la propria normativa al nuovo quadro legislativo nazionale: con un tratto di penna l’IRBA è stata pertanto abrogata, privando le regioni della possibilità di fruire di questa entrata propria correlata ad uno specifico scopo.
Le norme comunitarie che legittimano l’imposta di scopo, tuttora vigenti, sono nella Direttiva 92/12/CEE del Consiglio del 25 febbraio 1992, che all’articolo 3 paragrafo 2 prevedeva che “I prodotti di cui al paragrafo 1 possono formare oggetto di altre imposizioni indirette aventi finalità specifiche”, ora sostituita dalla Direttiva 2008/118/CE del Consiglio del 16 dicembre 2008, che all’articolo 1 paragrafo 2 prevede che “Gli Stati membri possono applicare ai prodotti sottoposti ad accisa altre imposte indirette aventi finalità specifiche”. Ambedue le norme comunitarie prevedono l’espressa condizione NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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di non aggravare con la maggiore imposta l’impianto contabile e di controllo, optando pertanto per una imposta di tipo addizionale rispetto alle ordinarie accise. All’abrogazione operata dallo Stato italiano ha senza dubbio contribuito l’ormai noto contrasto delle addizionali regionali con le imposte comunitarie: è stata infatti rilevata la mancanza della precisa indicazione dello scopo da raggiungere con l’imposta addizionale introdotta da talune regioni. Con l’utilizzo di formule generiche nelle norme che hanno introdotto l’IRBA, infatti, le regioni non hanno fatto altro che integrare la fiscalità regionale generale con ulteriori introiti: in questo si sostanza la violazione del diritto dell’Unione Europea che viene contestata. D’altra parte l’imposizione dell’ addizionale IRBA è da tempo un sorvegliato speciale per l’unione europea: lo Stato italiano è infatti chiamato a rendere conto del suo operato nell’ambito della procedura di infrazione comunitaria 2017/2114. Una prima riflessione si rende opportuna: l’addizionale sulle accise non è vietata in sé ma è espressamente prevista dalle norme comunitarie come possibilità di introdurre alle accise sui carburanti un’addizionale di scopo. Ciò che viene contestato all’Italia è la mancanza di una precisa finalità che spieghi e legittimi l’introduzione dell’addizionale, riferendola alla realizzazione di opere specifiche. Ne consegue, peraltro, che l’imposta di scopo deve avere una durata o, meglio, sarà da ritenere ammissibile sino al raggiungimento dello scopo. In sostanza le norme comunitarie prevedono un divieto di utilizzare questa addizionale per integrare i bilanci degli stati e delle loro articolazioni territoriali interne. Resta chiaro che lo Stato italiano ha abrogato l’addizionale per non essere chiamato a rispondere delle violazioni del diritto dell’Unione Europea poste in essere dalle sue componenti interne ed, in particolare, dalle Regioni. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
Si deve notare, tuttavia, che lo Stato italiano aveva esteso anche alle regioni la possibilità di applicare questa addizionale, senza mai impugnare le singole leggi regionali di introduzione dell’IRBA prive dell’ analitica indicazione di uno scopo specifico. D’altra parte, con riferimento alle medesime critiche rivolte dall’ Unione Europea, si rileva che la legislazione regionale, in fondo, ricalca l’abitudine nazionale, atteso che in Italia da sempre si approvano leggi nelle quali sovente, a fronte di specifiche esigenze, si è proceduto all’introduzione di addizionali statali di scopo. Guerra d’Etiopia (19351936), crisi di Suez (1956), disastro del Vajont (1963), alluvione di Firenze (1966), terremoto del Belice (1968), terremoto del Friuli (1976), terremoto dell’Irpinia (1980), Libano (1983), missione in Bosnia (1996), rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri (2004), acquisto di autobus ecologici (2005), terremoto dell’ Aquila (2009), finanziamento alla cultura (2011), emergenza immigrati dopo la crisi libica (2011), alluvione in Liguria e Toscana (2011), decreto “Salva Italia” (2011), terremoto in Emilia (2012): sono state tutte occasioni per aumenti delle accise nazionali, con una generica indicazione di scopo che non è in alcun modo accompagnata da elementi di dettaglio. I proventi delle addizionali, infatti, come rilevato da talune associazioni di contribuenti nazionali, hanno sostenuto la fiscalità generale e, ad esempio, nel periodo dal 1970 al 2015, in dati attualizzati, hanno consentito la raccolta di 261 miliardi di euro nominali, a fronte di assegnazioni agli scopi dichiarati pari a soli 121 miliardi di euro attualizzati. Per evitare il rischio di incorrere in equivoci con l’Unione Europea, sembra pertanto opportuno valutare una riforma complessiva della tassazione degli idrocarburi da autotrazione, che prenda atto del fatto che le motivazioni storiche, a suo tempo utilizzate per introdurre incrementi addizionali delle accise,
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Imposte di scopo sui prodotti petroliferi da autotrazione • 0,000981 euro: finanziamento per la guerra d’Etiopia (1935-1936) • 0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez (1956) • 0,00516 euro: ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963) • 0,00516 euro: ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze (1966) • 0,00516 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Belice (1968) • 0,0511 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976) • 0,0387 euro: ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia (1980) • 0,106 euro: finanziamento per la guerra del Libano (1983) • 0,0114 euro: finanziamento per la missione in Bosnia (1996) • 0,02 euro: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri (2004)
ora venute meno facendo confluire gli introiti nella fiscalità generale. D’altra parte gli equivoci sono in agguato: basti pensare che l’articolo 17 del decreto legislativo 21 dicembre 1990, n. 398, abrogato dal sopra citato art. 1 comma 628 della Legge finanziaria 2020, è richiamato dall’art. 5-quater della legge 24 febbraio 1992, n. 225 fra le entrate proprie delle regioni per far fronte alle ricostruzioni conseguenti al sisma che ha devastato il centro Italia nel 2009. La fine dell’IRBA, comparsa senza approfondimenti nel testo finale della legge finanziaria da ultimo approvata, forse non è stata adeguatamente considerata in tutte le sue possibili implicazioni. Si rileva, infine, che l’abrogazione dell’IRBA, non influisce sulla possibilità di richiedere, per contrarietà al diritto comunitario, i rimborsi per l’imposta già pagata; appare opportuno, infatti, valutare in primis, l’interruzione dei termini di prescrizione. Ai soggetti passivi dell’imposta ogni valutazione sull’opportunità di procedere. GENTE IN MOVIMENTO
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La nuova urbanizzazione di Barcellona Il lockdown della scorsa primavera ha fatto sì che la natura si riappropriasse di strade, parchi e giardini. a cura della Redazione
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l segno dell'uomo c'è e si fa sentire in quasi tutta la città: palazzi, uffici, industrie, inquinamento, tutto ciò che abbiamo fatto e continuiamo porta a una conseguenza diretta sulla biodiversità. La flora e la fauna, soprattutto nelle grandi città metropolitane, sono state relegate a piccoli spazi angusti, incapaci di esprimere il proprio potenziale e, spesso, di convivere con l'uomo. Ma cosa succede quando le persone "spariscono" per pochi mesi? Il lockdown della scorsa primavera ha mostrato la resistenza e la tenacia della natura, regalando alla città di Barcellona una ricchezza di flora e fauna che non si vedevano dai
tempi preindustriali. Mai così tanti fiori, farfalle e piccoli animali avevano affollato la città negli ultimi decenni. Altri casi simili sono stati riscontrati in tutto il mondo: le acque limpide dei canali di Venezia che sono tornate a popolarsi di pesci, i delfini che conquistano il porto di Cagliari, le anatre che vagano spensierate nel centro di Parigi e i puma che saltano indisturbati da un muro all'altro a Santiago del Cile. Il direttore della ricerca del Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi, Romain Julliard, lo scorso aprile ha confermato come la presenza di animali selvatici sia dovuta al fatto che, senza l'uomo e la circolazione NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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abituale nelle zone urbane, gli animali si sentono liberi di esplorare la città. Dati alla mano, l'osservatorio cittadino delle farfalle urbane di Barcellona ha dimostrato come nei mesi di maggio e giugno 2020 il numero di specie per parco sia aumentato del 28%. Se confrontato con lo stesso periodo dell'anno precedente, il dato raggiunge il 74%. La scorsa primavera a Barcellona sono state avvistate specie mai viste prima in città. Il confinamento dovuto al coronavirus, il miglioramento della qualità dell'aria e l'aumento delle precipitazioni hanno favorito un notevole aumento della flora e della fauna cittadino. I barcellonesi così, affascinati dal nuovo volto della città, hanno deciso di promuovere un vero e proprio progetto di sviluppo verde che prevede la creazione di 780.000 metri quadrati di aree verdi e di più di 49.000 metri quadrati di strade verdi. L'obiettivo è di circondare l'intero
agglomerato urbano, integrando questi spazi nella vita quotidiana dei suoi abitanti, al punto di immergere letteralmente la Sagrada Familia nel verde. Il progetto comprende anche l'istituzione di un atlante della biodiversità per registrare tutte le specie di flora e fauna che esistono a Barcellona, monitorandone la presenza e favorendo il ripopolamento dei parchi all'insegna di un miglioramento della vita di uccelli e insetti, grazie anche all'introduzione di "hotel" dedicati, piccole casette ideali per la nidificazione (immagine seguente).
La rivoluzione verde della città passa anche dall'educazione dei cittadini. Se fino ad ora la comparsa di un fiore o di una pianta sulla facciata di un palazzo era sinonimo di degrado, sporcizia e abbandono, d'ora in avanti verranno favoriti e implementati sistemi di integrazione del verde nel cemento. Il presidente dell'associazione spagnola dei parchi e giardini pubblici, Francisco Bergua, sottolinea l'importanza di optare per un modello di valorizzazione delle città: "naturalizzare la città non significa trasformarla in uno spazio selvaggio, ma pensare a parchi e giardini in termini di infrastrutture verdi. Se possiamo trarre qualche aspetto positivo dalla pandemia di Covid-19 che ancora affligge il mondo, dobbiamo farlo. Osservando il comportamento della flora e della fauna durante il lockdown, abbiamo capito che è il momento di dare una svolta radicale alla relazione tra uomo e natura, trovando un nuovo equilibrio."
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Innamorati della Liguria Vi presentiamo i luoghi per innamorarsi e i volti di chi si è innamorato proprio della magia dei paesaggi liguri. a cura di Gianni Berrino
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È
partita nel mese di febbraio la nuova campagna d’inverno di promozione e valorizzazione del territorio della Regione Liguria. La campagna gioca sulla posizione dell’accento nella parola ‘Innamorati’, con un passaggio dalla lettera ‘o’ di innamòrati alla seconda lettera ‘a’ di innamoràti che ne cambia messaggio e significato. “Nella prima fase facciamo vedere come i luoghi magici della Liguria invernale facciano innamorare di sé chi li vede da lontano, impossibilitato dalla situazione attuale a raggiungere la nostra regione, accrescendo in lui il desiderio di visitarli” spiega l’assessore regionale al Turismo Gianni
Berrino. “Successivamente vengono mostrati i volti di chi di quella Liguria si è innamorato vivendola e scoprendone finalmente dal vivo tutte le peculiarità paesaggistiche, culturali ed enogastronomiche”. Il primo passo della campagna sono state delle brevi clip di alcuni luoghi magici alternate a immagini fotografiche della Liguria d’inverno aventi come temi mareggiate, tramonti, mare e monti, passeggiate sulla costa, orizzonti, verde d’inverno, vista dal mare e colori che, attraverso i social di Regione Liguria, hanno raggiunto i principali mercati turistici. La linea comune di tutte le campagne promozionali della Regione è puntare sempre di più sul turismo esperienziale, vero e proprio motore della scelta per la vacanza. “Ricordo a questo proposito la piattaforma Experience Liguria.it che racchiude le proposte degli operatori, dallo sport al mare, dal gusto alla cultura fino ai borghi, dalle attività per le famiglie alla scoperta delle città rendendole più facilmente conoscibili e accessibili al grande pubblico”, prosegue Berrino. “Anche la campagna ‘Innamorati’ è in continua crescita con le meraviglie che la natura regala al territorio e quindi in continuo arricchimento”.
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La Toscana diventa LGBTQ+ friendly Predisposta la “Carta dei Valori del Turismo inclusivo”: nuovi contenuti e un'opportunità per proposte, esperienze e soggiorni “friendly”. a cura della Redazione
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a Regione Toscana si fa parte attiva nel rilancio del turismo post Covid e, tra le varie attività messe in campo, promuove lo sviluppo di un progetto sul turismo dedicato alla comunità LGBTQ+. Secondo diverse ricerche, come ad quella di IGLTA, il consorzio internazionale del turismo “friendly”) l’attenzione allo turismo inclusivo è un fattore che può concorrere alla ripresa dei flussi. Si tratta di un turismo “di nicchia” che però, per molte destinazioni internazionali di primissimo piano, costituisce una solida realtà, e viene incoraggiato e promosso direttamente dagli enti turistici locali con campagne
istituzionali da diversi anni. Alcuni di essi, per le campagne destinate ai viaggiatori LGBTQ+ italiani, si rivolgono proprio a Com.ma, Community Marketing, il partner identificato dalla Regione, editore di Gay.it e Gayfriendlyitaly.com. In Italia, invece, a parte esperienze sporadiche, vi è ancora scarsa consapevolezza del potenziale insito in questo posizionamento. Il turismo “friendly” si basa su una community contraddistinta da buona capacità di spesa, profilo culturale ed economico medio alto, prevalenza di single e coppie e perciò maggiore dinamicità e propensione al viaggio. Un identikit ideale per l’offerta NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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Turismo è un settore che, per propria natura, veicola anche all’esterno del nostro territorio un’impostazione valoriale che riteniamo importante rispettare e divulgare assieme a tutto il sistema produttivo coinvolto.
turistica della Toscana, tanto più in un anno come il 2021 che si profila all’insegna della riscoperta di mete lontane dal turismo di massa. Del resto, dopo l’adozione delle Unioni Civili nel 2016, l’Italia avrebbe potenzialmente le carte in regola per essere percepita come destinazione friendly, ma non vi sono ancora iniziative organiche che perseguano anche questo fine. La collaborazione prevede la pubblicazione di una serie di itinerari ed esperienze “friendly”, disponibili in lingua italiana e inglese, prodotti da GayFriendlyItaly per VisitTuscany l’engagement degli operatori turistici ed economici toscani. Aderendo alla Carta dei Valori del Turismo Inclusivo, legata alla valorizzazione della diversità e alla consapevolezza nell’approcciarsi a questo tipo di clientela, si potranno proporre offerte LGBTQ+ friendly attraverso il portale make.visittuscany.com.
Il progetto ha la doppia valenza di volano per il rilancio del turismo e di progresso sociale per la popolazione toscana. Il turismo è infatti un settore che, per propria natura, veicola anche all’esterno del nostro territorio un’impostazione valoriale che riteniamo importante rispettare e divulgare assieme a tutto il sistema produttivo coinvolto. Per mezzo delle attività finalizzate a sostenere il turismo in Toscana, viene dato uno stimolo allo sviluppo di una società più inclusiva, consapevole e aperta, capace di valorizzare le diversità, creare coesione, migliorare la qualità della vita e creare maggior opportunità per tutti. LGBTQ+ è la sigla correntemente più utilizzata a livello internazionale per definire l’insieme delle comunità Gay, Lesbica, Bisessuale, Transessuale, Queer, ossia che non vuole utilizzare etichette per definire il proprio orientamento, ed altre sfumature dello
spettro della sessualità che non si riconoscono nell’orientamento affettivo più comune, quello eterosessuale, oppure nel binarismo di genere maschio - femmina. Idealmente il proprietario di una struttura non dovrebbe aver bisogno di dichiarare di essere “LGBTQ+ friendly” in quanto il buon senso, il vivere civile nonché la stessa deontologia professionale dovrebbero vietare comportamenti discriminatori verso qualsiasi minoranza. Nella realtà però questi episodi sono ancora tristemente frequenti, e oltre ai comportamenti volutamente discriminatori, si verificano episodi che derivano da una scarsa consapevolezza sul tema e sulle sue possibili ripercussioni, che configurano spesso danni all’immagine di un’intera categoria produttiva. L’adesione a questa Carta dei Valori certifica la volontà di comprendere e accogliere le specificità di ogni viaggiatore.
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Cortina 2021: i risultati dei mondiali di sci Marta Bassino si è aggiudicata il primo oro italiano ai Mondiali di Cortina, nel parallelo, insieme all'austriaca Katharina Liensberger. a cura della Redazione
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i sono conclusi domenica 21 febbraio 2021 i campionati Mondiali di Sci Alpino tenutisi sulle piste di Cortina d'Ampezzo, il primo grande evento sportivo dall'inizio della pandemia. Era dal 1956 che i mondiali non facevano tappa nella nota località sciistica, anno in cui, a dirla tutta, a Cortina ci furono le Olimpiadi invernali, le cui prove valevano anche come titolo mondiale. Dopo l'inaugurazione del 7 febbraio, con una cerimonia resa ancora più emozionante dalla nevicata in corso, gli atleti hanno dovuto aspettare ben tre giorni per l'inizio delle gare, posticipate a causa del maltempo
che continuava a imperversare sulla regione. Grande emozione per la vittoria di Marta Bassino, originaria della provincia di Cuneo, che ha conquistato la medaglia d'oro nello slalom parallelo, disciplina nella quale gli Azzurri hanno partecipato per la prima volta proprio quest'anno. Si tratta di una sfida uno contro uno in due manche, in modo che entrambi gli atleti scendano sui due percorsi, rosso e blu: la vittoria va a chi realizza il tempo complessivo minore. L'oro di Marta, classificatasi alla fase finale per un solo centesimo, rappresenta anche il ritorno dell'Italia sul gradino del podio più alto: erano NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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ben 24 anni che le donne italiane non conquistavano il titolo, dai mondiali di Sestriere del '97. Grande risultato anche per gli sciatori azzurri, con l'argento di Luca De Aliprandini, originario della provincia di Trento, nello slalom gigante che rappresenta anche il suo primo podio in carriera. Dopo una doppia discesa quasi perfetta nella prima manche, l'atleta ha chiuso a soli 4 decimi da Alexis Pinturault, il campione francese. Più sporca e incerta la discesa finale, che gli è comunque valsa l'argento a sei decimi dall'austriaco, e oro mondiale, Marco Schwarz. Si sono comportati bene anche Riccardo Tonetti e Giovanni Franzoni, rispettivamente 12° e 14°. Purtroppo non è riuscito a completare la manche Giovanni Borsotti. In difficoltà Federica Brignone che si aggiudica il 10° posto in superG. Tra i nostri atleti, non hanno potuto partecipare a causa di infortuni precedenti, Nicol Delago e Sofia Goggia.
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Guardando ai risultati degli altri Paesi, grandioso risultato per l'austriaco Vincent Kriechmayr che conquista due medaglie d'oro, nel superG e nella discesa libera. Doppietta anche per Mathieu Faivre, Francia, grande sorpresa dei campionati: dopo l'oro del parallelo, conquista anche il podio del gigante. Doppio oro anche per Katharina Liensberger, che ha condiviso il primo gradino del podio nel parallelo con Marta Bassino, e ha vinto anche nello slalom. Vediamo ora come sono andati complessivamente i mondiali. Su un totale di 39 medaglie assegnate, solo 10 nazioni sulle 71 in gare sono riuscite a conquistarne almeno una. Sul podio salgono l'Austria, al primo posto con 5 ori, 1 argento e 2 bronzi, seguita dalla Svizzera, con 3 ori, 1 argento e 5 bronzi, e dalla Francia, con 2 ori, 1 argento e 2 bronzi. Sesto posto per l'Italia. Le gare sono state intervallate anche da spettacolari esibizioni, come il
sorvolo delle Frecce Tricolori tenutosi domenica 14 febbraio, accompagnato dalle note dell'Inno di Mameli intonate dalla banda. Per la Pattuglia Acrobatica Nazionale è stato il primo volo dell'anno a pochi giorni dal 60° anniversario della costituzione del gruppo, festeggiato il 1° marzo. Nonostante le forti emozioni, le belle sorprese e i clamorosi colpi di scena, i mondiali di Cortina 2021 registrano una grande assenza, quella del pubblico, che da sempre contribuisce a dare sostegno e calore agli atleti in gara. Purtroppo a causa delle normative per la lotta alla pandemia hanno potuto assistere alle gare dal vivo i pochissimi ospiti della tribuna d'onore. Per fortuna, questa volta non passerà troppo tempo prima che i migliori atleti del mondo tornino sulle piste nostrane: il prossimo appuntamento in programma è per le Olimpiadi Invernali del 2026 di Milano-Cortina.
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Barbera d’Asti e Barbera d’Alba Il vino Barbera è vinificato dalle uve prodotte dal vitigno omonimo, una varietà molto antica le cui testimonianze risalgono al XV secolo. a cura di Mattia Perredda
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nnanzitutto è doveroso fare una distinzione di termini: "il" barbera o "la" barbera? La risposta è semplice: sono giusti entrambi. Nel parlare quotidiano però con l’articolo femminile "la" si tende ad indicare il vino, mentre con il maschile "il" si fa riferimenti al vitigno da cui si ricava il vino. Il Barbera è un vitigno davvero molto antico, basti pensare che le prime testimonianze si cominciano ad avere già dal XV secolo ed è proprio da queste che possiamo dire di conoscere le origini del nome “Barbera”. Le ipotesi più accreditate sono due: la prima ha carattere scientifico-
medico, infatti c’è chi sostiene che il nome Barbera derivi dal vinum berberis, una sorta succo fermentato di bacche selvatiche prodotte dalla pianta detta Crespino (Berberis Vulgaris), che veniva utilizzato nelle zone piemontesi per alleviare i sintomi influenzali tipicamente comuni soprattutto nei mesi molto freddi. Altri, invece, collegano il nome del vitigno Barbera al latino medievale Barberus, ossia di irruente, aggressivo, indomito, che fa riferimento per l’appunto al carattere forte e un po’ rude del vino che si ricava da queste uve . NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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Ma facciamo un salto fino ai giorni nostri, soffermiamoci sulle diverse espressioni di barbera, le più celebri e presenti sia a livello di produzione che a livello di mercato sono sostanzialmente due: la Barbera d’Asti e la Barbera d’Alba. Qual è la migliore? Beh non sta a noi deciderlo, dal momento che ognuno ha i propri gusti personali, ma proviamo ad analizzarne insieme le caratteristiche. La Barbera d'Asti viene prodotta nelle provincie di Asti e Alessandria, con le sottozone di Nizza, Tinella e Colli Astiani. La barbera nella zona di Asti è stata insignita nel 2008 della denominazione DOCG ed è per questo motivo che in questa zona i vini hanno un disciplinare abbastanza rigido, ovvero devono avere una composizione che comprende uva almeno per il 90% provenienti dal vitigno Barbera, mentre per il rimanente 10% possono provenire da vitigni a bacca nera autorizzati alla coltivazione per la regione Piemonte (anche se la tendenza è quella di massimizzare la percentuale per valorizzare il prodotto). Per coloro i quali volessero cimentarsi nella degustazione di un “Superiore” dovete sapere che sono previsti da disciplinare un affinamento minimo di 14 mesi, di cui minimo 6 in botte. Ad Asti la Barbera nasce con un bel vestito rosso rubino cupo, le piace improfumarsi di sentori fruttati di mora, ciliegia e frutti rossi, risulta ave-
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re un carattere intenso, giustamente tannico e molto persistente, insomma quando si beve una Barbera d’Asti rimane piuttosto impressa nella mente. La Barbera d'Alba, invece, viene prodotta nelle zone di Langa e Roero. Qui è presente invece la denominazione DOC, in cui la base ampelografia prevede l’utilizzo minimo del Barbera dell’85% (con l’aggiunta volendo di un massimo di 15% di Nebbiolo, in base al gusto del produttore), ma anche qui la tendenza è sempre quella di lavorare in purezza. Per la menzione di “Superiore” in questo caso invece sono richiesti un paio di mesi in meno rispetto alla sorella di Asti, ossia 12 mesi di cui in legno almeno 4. Quella d’Alba è una Barbera più sgargiante, indossa generalmente abiti di uno stupendo rosso purpureo, il profumo caldo e rilassante di mora, ciliegia, fragola e nella Barbere più grintose anche confetture di frutti rossi, in taluni casi dei sentori di vaniglia e spezie ne completano la suadente gamma olfattiva e aromatica. È tenace, persistente, con la tipica acidità che spesso viene smorzata dall’utilizzo di botti di legno. Bere Barbera non è uno scherzo, è ormai a tutti gli effetti un vino da intenditori. La Barbera fino a qualche decennio fa è sempre stato considerato un vino “rustico, da tavola”, veniva vini-
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ficato con botti di legno grandi per smorzarne l’esuberanza e renderlo più piacevole al palato; con il tempo, però, si è scoperto che la Barbera poteva dare molto di più, ed è per questo che, grazie al coraggio di alcuni produttori che hanno totalmente e rivoluzionato questo vino, la Barbera è cresciuta nella stima degli amanti del settore perché si è dimostrato capace di affiancare, tramite appropriati processi di vinificazione (tra cui l’utilizzo delle barriques), a vini freschi, giovani fruttati e di pronta beva, vini con una buona longevità e buona struttura che quasi migliorano nel tempo e donano a questo vino accezioni e caratteristiche che mai si sarebbe pensato di poter degustare in una Barbera. Quindi si passa da una acidità spiccata di una barbera giovane a una più attenuata di una barbera adolescente, con sentori di frutta molto più marcati, un tannino che prima era minuto ora diventa muscoloso e prorompente. Beh, che sia di Asti, di Alba, più giovane o più vecchia, la Barbera produce forti emozioni, come se ad ogni sorso del nostro calice si percepisse ogni cambiamento e innovazione avvenuti nel corso del tempo. Detto questo diffidate da chi sminuisce una Barbera, le persone vanno e vengono, ma la Barbera è immortale.
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Fonduta di formaggi Una ricetta facile e veloce da preparare, dal gusto inconfondibile, tipico delle regioni del nord-ovest italiano. a cura di Antonello Lacala
INGREDIENTI PER 6 PERSONE 300 gr panna 38% 100 gr fontina nostrana 100 gr raschera nostrano 50 gr toma di alpeggio Sale q.b. Pepe q.b. 75 gr farina (facoltativo)
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COME SI PREPARANO Tagliate tutti i formaggi a dadi, infarinateli velocemente e poneteli nella panna pre-riscaldata in una casseruola. Una volta trovata la consistenza desiderata spegnere il fuoco e aggiungete i gusti. Servite con crostini di pane o verdure croccanti cotte al vapore. È possibile aggiungere un tuorlo d’uovo a persona se si vuole arricchire il piatto.
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Perché iscriversi a un corso di pilates Pensate che questa disciplina non scolpisca abbastanza il vostro corpo? Beh non è cosi! a cura di Elisabetta Maccario
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l Pilates non solo corregge e migliora la postura (che è già di per sé un grande vantaggio estetico e di salute), ma modella armoniosamente l’intera silhouette. Possiamo riscontrarlo sui fisici perfetti di artisti o sportivi come Dakota Johnson, Kate Hudson o Cristiano Ronaldo, insomma sfatiamo il mito del pilates come sport per pigri, o come disciplina adatta solo per persone “agee”, o solo per fasi riabilitative. Ma allora cos’è di preciso il Pilates? Partiamo dal suo ideatore Joseph Pilates, che durante la 1° Guerra Mondiale iniziò a far conoscere il suo metodo con cui riabilitava i pazienti in tempi rapidi. Quando nel 1926 si trasferì negli Stati Uniti, il suo metodo divenne più famoso anche tra i ballerini e gli sportivi che iniziarono a praticarlo per migliorare le loro performance. Quindi possiamo definire il pilates come una disciplina, un metodo, un’attività fisica che coinvolge tutto il corpo, senza dimenticare l’equilibrio tra mente e corpo. Si può praticare sul tappetino matwork, oppure su degli attrezzi NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
specifici sempre inventati da Joseph, come il reformer (nella foto in alto) una via di mezzo tra un lettino da spiaggia e un letto d’ospedale è caratterizzato da un sistema di molle e carrucole che vanno ad aiutare o intensificare l’esecuzione degli esercizi, oppure la cadillac che sembra un letto a baldacchino o la chair simile ad una sedia. In tutti questi attrezzi lavoriamo in varie posizione con il nostro corpo, sdraiati, seduti, utilizziamo le gambe, le braccia gli addominali per sorreggerci durante le esecuzioni. In tutte le lezioni si va a far lavorare tutto il nostro corpo, c’è una fase di riscaldamento, una dedicata agli arti inferiori, agli addominali, una agli arti superiori, alla schiena, insomma lavoriamo a 360°, per ottenere il massimo beneficio psicofisico. Quali sono i benefici? Definisce la muscolatura, ogni movimento è armonia, forza, e allungamento. Rinforza gli addominali in particolar modo il traverso dell’addome che insieme ai muscoli profondi della schiena ci favoriscono una postura migliore, per prevenire mal di schiena e dolori lombari.
Tonifica il nostro corpo, lavorando molto sulla definizione del muscolo, senza aumentarne il volume. A chi è adatto? A tutti. A chi vuole rimettersi in forma. A chi soffre di mal di schiena. Alle donne in gravidanza per alleviare il mal di schiena e nel percorso post parto per lavorare al rinforzo del pavimento pelvico. Agli sportivi dilettanti o agonisti per migliorare le loro performance. Come diceva Joseph: “in dieci lezioni sentirai la differenza, in venti lezioni vedrai la differenza, in trenta avrai un corpo nuovo.” E allora cosa aspettate? Provate voi stessi e fatevi trasformare.
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La sindrome del colon irritabile Digestione lenta, pancia gonfia, feci che variano dal "diarroico" a "una volta ogni 7 giorni": molti sintomi e nessuna causa specifica. a cura di Francesco Norcini
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embra che in Italia e nel mondo ci sia in corso un’ epidemia. È caratterizzata da digestione lenta, pancia gonfia subito dopo aver mangiato e feci variabili dal “diarroico” a “una volta ogni 7 giorni”. Inoltre, sembra peggiorare quando mangi “certe cose” o bevi “certe cose”. Ma sei umano? Se la risposta è sì questa condizione è normale, ma a te dà fastidio e ti preoccupa! Ovviamente provi disagio per questa condizione e ne parli con il tuo medico o con il vicino di casa o con i tuoi amici più intimi. Il risultato di queste consultazioni è che arrivi subito a una diagnosi
chiara e semplice: hai il “colon irritabile”. A questo punto tu ti senti a posto, hai una nuova chiave di ricerca per Google e puoi scoprire come risolverlo e tornare ad avere una vita normale. Corretto? Eh no! Il fatto che qualcuno ti abbia detto che hai il “Colon Irritabile” non cambia assolutamente niente e ora ti spiego perché. Non esiste esame in grado di "diagnosticare" il Colon Irritabile. Non stiamo parlando di una patologia che viene evidenziata da un esame del sangue o una biopsia per la quale è possibile stabilire una diagnosi e una cura, questo perché è una sindrome. Una “sindrome” è caratterizzata da NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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moltissimi sintomi, ma da nessuna causa specifica. Quindi tante cause diverse possono portare alle stesse conseguenze. Due persone che condividono gli stessi sintomi e le stesse reazioni, possono provenire da due “storie” completamente diverse e legate a fattori diversi. Proprio per questo, il più grande panel di esperti di gastroenterologia mondiale dice di “ascoltare e raccogliere accuratamente ciò che il paziente riferisce” esprimendosi relativamente al trattamento della sindrome del Colon Irritabile. E grazie a questo “ascolto” sappiamo che l’80% delle persone che ne soffrono la collegano a qualche cibo. Potrebbe essere il Lattosio. Più spesso i latticini, o i cereali e le sue proteine, o ancora il Nichel Solfato, o un problema con l’istamina o i fodmap. Una probabile causa frequente, che spicca sulle altre, potrebbe essere l’alterazione dell’asse di comunicazione tra intestino e cervello, mediato dai microrganismi che ci ospitano. Ci si potrebbe orientare anche verso una disbiosi intestinale, una di quelle alterazioni che chiamiamo SIBO, SIFO o intestino permeabile, di cui abbiamo parlato proprio qui. Ma sai qual è il problema? Che dagli amici più intimi e dal tuo medico arriva il consiglio terapeutico più comune e conosciuto: quello sintomatico. E allora vai giù di antibiotici, gastroprotettore, il farmaco per la diarrea, i fermenti lattici eccetera… E cosa otterrai? Niente, ti sentirai meglio quando bombarderai il tuo corpo di farmaci per poi peggiorare o se ti va bene sentirti punto a capo appena il loro effetto svanisce. E anche gli eventuali esami del sangue, ecografie e gastroscopie non mostreranno alcuna alterazione, perché la caratteristica di malattie gastrointestinali funzionali, come il colon irritabile, non trovano evidenze negli esami classici. E se anche decidessi di approfondire questi esami arriverebbero due possibili considerazioni, entrambi NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
agghiaccianti: non ha nulla, oppure è colpa sua. Sul non ho nulla avete la possibilità di scegliere se pensare che siete pazzi voi o chi vi ha dato questa comunicazione, perché i dolori, i fastidi, le feci come palline di capra o come quella di vacca, l’insonnia, la tachicardia e la pancia gonfia voi li provate sul serio. Per quanto riguarda l’infelice uscita “è colpa sua”, si riferisce al fatto che siete stressati, ansiosi e nervosi, e che dovete darvi una calmata. Perché loro non lo capiscono che dopo mesi o anni di fastidi, dolori e una qualità della vita ridotta al minimo l’ansia e lo stress sono normali. Per molti medici è meglio considerare l’ansia come una causa, piuttosto che come un effetto, ed è anche più remunerativo e facile da gestire. Quindi, invece di investigare le allergie alimentari, le intolleranze, le disbiosi e lo stile di vita, è molto più semplice bollarti come ansioso e darti uno psicofarmaco. Ma lasciamo stare questo lato oscuro della medicina e torniamo alla dizione moderna di “alterazione dell’asse di comunicazione tra intestino e cervello”, è fondamentale comprendere che lo “stress” non è fuffa immaginaria. Lo stress ha effetti sugli omonimi “ormoni dello stress”, sulla glicemia, sul ritmo del sonno, sul drenaggio epatico, sul sistema immunitario e
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sul microbiota. Ma se citi il microbiota la risposta che ricevi è “impossibile” o “non c’entra niente”, o addirittura incontrerai gente che non crede al microbiota, come se fosse un credente o un ateo convinto. E il problema è proprio questo, un professionista o uno scienziato non dovrebbe comportarsi come un “religioso”, che crede o non crede. Così come un medico non dovrebbe fermarsi a ciò che la letteratura scientifica cita e approva, magari con il solo scopo di pararsi il fondoschiena qualora qualcosa dovesse andare storto. Ancora oggi vengo spesso attaccato e contraddetto perché quello che insieme ai miei clienti testo e metto in pratica non è citato nella letteratura scientifica. Ma è tanto difficile comprendere che nella letteratura scientifica ci finisce quello per cui qualcuno è interessato a finanziare la ricerca? E infine, la domanda che ti lascio è: se grazie a delle semplici regole legate all’alimentazione tu riuscissi a risolvere una serie di sintomi che oggi ti opprimono quotidianamente, ti interesserebbe davvero sapere se quelle specifiche indicazioni sono contenute o meno nella tanto amata letteratura scientifica? Io, in fondo, credo proprio di no, perché prima di ogni altra cosa mi interessa mettere il benessere delle persone. GENTE IN MOVIMENTO
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Covid-19: terza ondata? In 7 giorni i nuovi casi sono aumentati del 10%, risalgono anche le terapie intensive e l’occupazione dei letti in ospedale. Fonte: Fondazione GIMBE
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l monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE rileva nella settimana 17-23 febbraio 2021, rispetto alla precedente, un incremento dei nuovi casi (92.571 vs 84.272) a fronte di un numero stabile di decessi (2.177 vs 2.169). In lieve riduzione i casi attualmente positivi (387.948 vs 393.686), le persone in isolamento domiciliare (367.507 vs 373.149) e i ricoveri con sintomi (18.295 vs 18.463), mentre risalgono le terapie intensive (2.146 vs 2.074). "Dopo 4 settimane di stabilità nel numero dei nuovi casi" afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE , "si rileva un’inversione di tendenza con un incremento che sfiora il 10%, segno della rapida diffusione di varianti più contagiose". Rispetto alla settimana precedente, infatti, in 11 Regioni aumentano i casi attualmente positivi per 100.000 abitanti, e in 10 Regioni sale l’incremento percentuale dei casi totali. Sul fronte ospedaliero, l’occupazione da parte di pazienti Covid supera in quattro Regioni la soglia del 40% in area medica e in 8 Regioni quella del 30% delle terapie intensive, che, a livello nazionale, dopo 5 settimane di calo fanno registrare un’inversione di tendenza.
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La progressiva diffusione della variante inglese sta determinando impennate di casi che richiedono un attento monitoraggio per identificare tempestivamente Comuni o Province dove attuare le zone rosse. "Secondo le nostre analisi l’incrementopercentuale dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente è l’indicatore più sensibile per identificare le numerose spie rosse che si accendono nelle diverse Regioni". In particolare, nella settimana 17-23 febbraio in ben 74/107 Province (68,5%) si registra un incremento percentuale dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente, con valori che superano il 20% in 41 Province. Questi dati, commenta Renata Gili, Responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione, confermano che, per evitare lockdown più estesi, bisogna introdurre tempestivamente restrizioni rigorose nelle aree dove si verificano impennate repentine. Temporeggiare in attesa dei risultati del sequenziamento o di un consistente incremento dei nuovi casi è molto rischioso perché la situazione rischia di sfuggire di mano. "Per uscire dalla pandemia" conclude Cartabellotta , "è necessario un netto cambio di passo del Governo Draghi.
Innanzitutto, incrementare le forniture di vaccini lavorando ad accordi vincolanti tra Europa e aziende produttrici ed eventuale produzione conto terzi in Italia, oltre ad accelerare le somministrazioni attraverso uno stretto monitoraggio regionale per identificare eventuali criticità. In secondo luogo, le Regioni devono applicare con massima tempestività e rigore le zone rosse locali per evitare lockdown più estesi e arginare gli effetti della terza ondata. Infine, Governo e Regioni devono concertare una programmazione di riaperture a medio-lungo periodo, condividendo con la popolazione obiettivi realistici per un graduale ritorno alla normalità, evitando di fissare scadenze illusorie, perché l’agenda del Paese è ancora dettata dal virus". Precisiamo che, per quanto riguarda la somministrazione dei vaccini, al 24 febbraio (aggiornamento ore 08.01) hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose oltre 1,34 milioni di persone (2,25% della popolazione), con marcate differenze regionali: dal 1,58% dell’Abruzzo al 4,17% della Provincia Autonoma di Bolzano. Su oltre 4,4 milioni di over 80, solo 380 mila (8,6%) hanno ricevuto la prima dose e 127 mila (2,9%) la seconda. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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Milano Unica, appuntamento a luglio
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ata l’evoluzione attuale, Milano Unica guarda al futuro, rafforzando nuove modalità di fruizione virtuale a sostegno della 32° edizione di febbraio 2021, che si è tenuta solo in forma digitale, in modo da supportare, in questo delicato contesto, gli imprenditori della filiera a livello internazionale, favorendo, con le nuove modalità di business, anche chi ha difficoltà di spostamento. “Siamo molto dispiaciuti di perdere questa occasione d’incontro e condivisione, che solo il rapporto umano è in grado di offrire. Ci troviamo, tuttavia, davanti a una decisione obbligata, assunta in piena coscienza NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
del protrarsi della situazione sanitaria internazionale odierna. Per questo riteniamo doveroso trasformare questa difficile scelta, nell’opportunità di dare spazio all’implementazione dei nuovi servizi, attraverso moderne tecnologie, che possano essere fruibili da imprenditori e clienti di ogni provenienza”, dichiara il Presidente di Milano Unica, Alessandro Barberis Canonico. Milano Unica guarda al futuro e investe sulla sua piattaforma digitale e-Milano Unica Connect, sviluppando nuove modalità d’incontro. A seguito del lancio, avvenuto durante la 31^ edizione di settembre, a Fiera Milano Rho, la nuova edizione di
La 33° edizione, invece, si è svolta in digitale, in modo da supportare gli imprenditori della filiera internazionale. a cura della Redazione
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e-MilanoUnica Connect, il Marketplace del Tessile e degli Accessori per l’abbigliamento, è online da inizio anno con le collezioni PrimaveraEstate 2022. Milano Unica è da tempo impegnata nel costruire nuove opportunità digitali in grado di potenziare le occasioni di business e di relazioni internazionali, offerte dalla fiera fisica. “Una sfida importante, che ci farà ritrovare più solidi e strutturati, accogliendovi nella prossima edizione in presenza della Fiera per le collezioni dell’autunno – inverno 20222023. Vediamo, allora, qualche anticipazione della moda che vestiremo il prossimo autunno-inverno. Antica Valserchio, azienda toscana di accessori tessili per il fashion system mondiale, ha presentato una collezione all’insegna del colore e della vivacità che trae ispirazione dal
movimento artistico e letterario del Surrealismo. La collezione, che comprende sciarpe, stole e carré, risponde idealmente alla fragilità del periodo storico attuale con un viaggio attraverso e oltre il buio della realtà, alla scoperta degli aspetti più profondi della psiche, tra consapevolezza e irrazionale, presa di coscienza e sogno. Caratteristica della SS 22 e trait d’union con le collezioni precedenti: cashmere, seta, lana 100% Made in Italy e la ricerca in termini di innovazione tecnologica, in linea con l’approccio sostenibile ad ampio spettro portato avanti dall’azienda. La collezione viene proposta con un’estetica genderless, dove la donna attinge virtualmente dal guardaroba maschile e viceversa, mentre l'ispirazione al Surrealismo prende corpo nei colori, nelle fantasie, nel gioco di armature e alle più avanzate tecniche di tessitura jacquard.
Colombo Industrie Tessili, azienda storica fondata nel 1962 in provincia di Como, per la prossima stagione propone un unicum delle quattro linee dei marchi aziendali, introducendo un’importante selezione di tessuti uniti, mossi e strutturati, sviluppati con filati irregolari e con armature e composizioni diversificate. La nuova stagione focalizza l’attenzione sulle linee citywear e activewear che sono sempre più concentrate sul miglioramento delle performance di traspirabilità e resistenza all’acqua. Inoltre, attraverso la linea Palindromo, propone articoli unici e sostenibili a 360 gradi, sviluppati recuperando tessuti e filati di scarto. Nascono così articoli non solo sostenibili ma personalizzati sulle richieste del cliente. Proprio come l’artista crea i propri colori mescolandoli sulla tavolozza per arrivare al tono perfetto, Colombo sviluppa una palette unica e personale per raccontarsi.
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IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA
Caligo: realtà e leggenda Quest'inverno in Liguria non ci siamo fatti mancare niente: è arrivata la neve, in bassa collina, e anche la nebbia "caligo". a cura di Adriana Pozzo
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uando vivi sulla costa ligure l’ultima cosa a cui sei abituato è la nebbia, qui abbiamo il vento a tenere limpido il nostro cielo, così quando capita, è un po’ come quando ti svegli e vedi la neve bassa in collina, una festa, un evento da immortalare. Quest’inverno abbiamo avuto la neve in bassa collina, e ora non ci siamo fatti mancare neanche la nebbia, l’hanno chiamata “caligo”, forse perché in latino sembrava più adatto alla riviera, nebbia sapeva troppo di val padana. Così per un giorno e una notte ci siamo ritrovati in questa atmosfera surreale, a volte da film horror, tutti incuriositi dell’effetto che aveva sui nostri paesaggi, chi ha potuto è andato in montagna per vedere il mare di nebbia che copriva la costa e le città, chi non ha potuto si è accontentato di andare sul mare, vedere il porto tagliato, le barche a metà, l’orizzonte completamente sparito, il sole e la luna che hanno cercato in tutti i modi di fare capolino. La spiegazione del fenomeno è scientifica, le temperature sono state molto alte per la stagione, il mare è ancora freddo, così è iniziata l’evapoNUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
razione che ha formato la nebbia, salendo dal mare ha avvolto le spiagge, i porti e le città, nello stupore di tutti. Esiste una leggenda popolare su questa nebbia che sale dal mare, un fenomeno tipico della zona, ma raramente così intenso. La leggenda narra che, una volta all’anno, a cavallo tra febbraio e marzo, gli spiriti dell’aldilà salgano dal mare per venire a prendere le anime dei defunti rimaste incastrate fra la vita terrena e la vita ultraterrena.
Gli spiriti usano una fitta coltre di nebbia, per nascondersi ai vivi, che avvolge la costa per un giorno e una notte, e poi ritorna al mare, così da avere il tempo da passare con il carico di nuove anime da accompagnare finalmente verso la luce. Si dice che passino dal mare perché il suo movimento oscillatorio, durante il viaggio, riesca a calmare gli spiriti spaventati, cullandoli. Credo che mai come quest’anno ce ne fosse bisogno, ed è bello pensare che, le anime, ora siano in pace.
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fotografia
IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA
Fotografare: le emozioni dietro l'obiettivo La macchina fotografica non vede come il nostro occhio, ma gli scatti possono trasmettere le emozioni del momento. a cura di Adriana Pozzo
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uando si parla di fotografia di solito si parla di composizione, di grandi fotografi da cui prendere spunto, di gestione della luce, di regole, ma io non ho le competenze per fare discorsi così tecnici, non sono così preparata, fotografo da poco tempo. Posso solo raccontare le emozioni, si perché la fotografia è emozione, non solo quelle che suscita uno scatto fatto bene quando lo si guarda. Quattro anni fa ho avuto un problema
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agli occhi e, come succede in questi casi, improvvisamente mi sono resa conto di quanto fosse importante la vista, così ho deciso che dovevo valorizzarla, e quale sistema migliore del dilettarsi nella fotografia, ho acquistato una reflex entry level e ho seguito un corso per principianti presso il fotoclub della mia città. Ho imparato così le basi, l’apertura del diaframma, il tempo di esposizione, cosa fossero gli ISO, la composizione ideale, la gestione della luce, la post produzione, la differenza fra salvare in jpg e in raw, poi ho iniziato a scattare. Devo dire che all’inizio ho fotografato ogni cosa che vedevo, anche se poi, guardando il risultato, mi rendevo conto che la maggior parte degli scatti fosse da scartare. Con il tempo ho imparato a non scattare ovunque, ho imparato che la macchina fotografica non vede come il nostro occhio, che se inquadro metà al sole e metà all’ ombra o la parte illuminata sarà bruciata o la parte all’ombra sarà scura, ma soprattutto ho imparato che, almeno per me, non è importante il risultato, ma il momento dello scatto. Pochi diranno cosa provano quando sono li, con la macchina fotografica davanti all’occhio, la scelta della migliore inquadratura, dell’apertura
del diaframma, del tempo di scatto, quante volte si vede qualcosa che varrebbe la pena immortalare ma, poi lo guardi attraverso l’obbiettivo, e ti rendi conto che non rende come rende dal vivo, allora provi a spostarti, si perché le gambe sono uno dei migliori strumenti del fotografo, ci giri intorno, ti abbassi, a volte ti sdrai per terra, oppure cerchi un punto più alto dove metterti, ma spostandoti la luce cambia, allora modifichi i parametri, spesso nonostante tutto non riesci a trovare il punto giusto, e rinunci allo scatto. Ecco questa parte, questa preparazione, è questo per me il bello della fotografia. Ripeto, sono solo una principiante, nonostante ora io faccia selezione già al momento dello scatto, la maggior parte delle mie fotografie sono più che altro le classiche “foto ricordo” e nulla più, tante volte, nel momento dello sviluppo del file raw, trovo degli errori grossolani, micro mosso o non a fuoco, oppure un’ombra che non avevo visto e che taglia in due un volto, sono cose che capitano, ma che non mi scoraggiano, faccio fatica a cestinare questi scatti sbagliati, perchè comunque mi ricordano il momento in cui li ho realizzati, e l’emozione che mi hanno dato. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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eventi e spettacoli
Mobilità urbana: l'evento live a Milano Il Citytech a resiste al Covid-19 e fissa l'appuntamento per il 20 e 21 maggio a Milano, in presenza, ad addetti ai lavori e pubblico. a cura della Redazione
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itytech, il principale evento italiano B2B dedicato alla mobilità urbana, quest’ anno si terrà a Milano, in Piazza Castello, il 20 e 21 maggio, in presenza. La manifestazione più accreditata del Paese presenta tutte le innovazioni e le best practice del settore, sia a livello nazionale che internazionale, divenendo un vero punto di incontro e discussione tra le aziende leader del settore, nuove start-up, istituzioni, stakeholder, investitori e media. Citytech, da sempre, si propone come un palcoscenico per individuare, presentare e dare ascolto a proposte innovative ed efficaci capaci di guidare e modellare il futuro della mobilità delle città del III millennio. In controtendenza con la situazione pandemica e il fermo del comparto fieristico, per l’edizione 2021 l'organizzazione ha deciso di introdurre una grande novità: per la prima volta Citytech sarà aperto al pubblico che potrà visitare le aree espositive, assistere alle conferenze, testare i servizi messi a disposizione dai partecipanti e vedere da vicino i NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
prodotti più innovativi del settore automotive. Grazie al ricco programma di conferenze si affronteranno gli argomenti di più grande attualità, come l’efficienza e la sicurezza del trasporto pubblico, le politiche per la gestione degli spazi aperti, i nuovi tempi della città anche e soprattutto in relazione alla maggiore diffusione dello smart working, la sharing mobility, i veicoli elettrici, le infrastrutture di ricarica, la micromobilità, la connettività, i big data e le soluzioni per la sosta. “Citytech è diventato un appuntamento immancabile nell’agenda di Milano, una città sempre più dinamica, attenta all’ambiente e reattiva alle nuove opportunità offerte dall’innovazione tecnologica in tema di mobilità sostenibile e rigenerazione urbana. È fondamentale per l’Amministrazione intercettare ogni possibile miglioria offerta dalle nuove tecnologie. È proprio questo il valore di Citytech, l'evento che mette in contatto pubblico e privato per creare le migliori sinergie”, dichiara Marco Granelli, assessore alla mobilità e ambiente del Comune di
Milano, ente co-organizzatore dell’ evento. L’ottava edizione, nata nel bel mezzo della pandemia, vuole quindi offrire un momento di riflessione sui più grandi cambiamenti del contesto economico e sociale dal dopoguerra a oggi, con particolare riferimento alla mobilità che, nuovamente, si trova protagonista di un’evoluzione/rivoluzione inattesa. Le ripercussioni sui sistemi di trasporti dovute alla pandemia da Covid sono innumerevoli e tutti noi ne siamo testimoni. Aziende e pubblico in visita potranno partecipare attivamente al calendario di conference, comunicando la propria visione sul futuro della mobilità e testare i nuovi mezzi di trasporto in totale sicurezza. L’intera area, sia espositiva sia dedicata agli incontri e workshop, sarà allestita all’aperto, nel pieno rispetto delle linee guida regionali e delle norme di distanziamento anticovid nazionali. L'appuntamento è quindi per il 20 e 21 maggio 2021 in Piazza Castello a Milano. Per maggiori informazioni e aggiornamenti potete visitare citytech.eu. GENTE IN MOVIMENTO
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eventi e spettacoli
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In marcia con Transpotec Logitec In programma a Fiera Milano dal 10 al 13 giugno 2021, il progetto ha già accolto interesse da parte di grandi brand come Iveco. a cura della Redazione
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l Transpotec Logitec, l’appuntamento fieristico di riferimento in Italia per l’autotrasporto e la logistica, si terrà a Fiera Milano dal 10 al 13 giugno 2021, un'edizione fortemente attesa dal mercato che sente sempre più forte l’esigenza di incontrarsi per esprimere al meglio proprie potenzialità e ribadire la centralità di un settore che in questi mesi più che mai ha dimostrato il ruolo chiave della movimentazione merci nell’approvvigionamento di beni primari come il food e il farmaceutico. Primo appuntamento europeo del settore a riprendere in presenza, la manifestazione vuole infatti confermarsi vetrina di riferimento dell’ intero comparto. Un’occasione unica per i produttori, che potranno
lanciare in anteprima nuovi mezzi e soluzioni, e per gli operatori in visita, che potranno finalmente, dopo il lungo stop, valutare dal vivo le novità sul mercato. Sostenibilità, sicurezza, formazione professionale, sono i focus intorno a cui sta prendendo forma il progetto e grandi brand stanno già mostrando il loro interesse verso la manifestazione. IVECO, costruttore globale di veicoli commerciali di gamma pesante, media e leggera e di autobus, ha infatti recentemente comunicato la sua presenza. In un’area espositiva di oltre 2000 metri quadrati, esporrà l’intera gamma di mezzi, le più interessanti soluzioni ad alto tasso di innovazione insieme a novità pensate per un mercato sempre più NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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attento a sicurezza, soluzioni green, servizi connessi. “Ci siamo appena lasciati alle spalle un anno che ha messo a dura prova il nostro settore in Italia ma entriamo fiduciosi nel 2021. È proprio alla luce di questa voglia di ricominciare che abbiamo confermato la nostra presenza al Transpotec, che riconosciamo essere una realtà importante e strategica nel nostro settore” ha dichiarato Mihai Daderlat, Business Director del Mercato Italia di IVECO, che ha inoltre aggiunto “Il nostro continuo lavoro ci ha portato oggi ad avere una gamma di prodotti completa ed aggiornata, che ci permette di proporre al mercato soluzioni di trasporto e servizi all’avanguardia. Tuttavia non ci fermiamo mai e nel 2021 continueremo a proporre importanti novità soprattutto per la nuova gamma di pesanti off road che vedrà l’arrivo di IVECO T-Way, erede del mitico Trakker, pesante da cava cantiere per eccellenza. Per i veicoli commerciali leggeri, invece, il Daily darà appuntamento al mercato con una nuova gamma aggiornata e sempre più tecnologica”. “Siamo al centro di una vera rivoluzione per il settore, fortemente impegnato a guardare oltre alcune delle certezze che lo hanno caratte-
rizzato: cambiano le motorizzazioni, le alimentazioni e le tecnologie; evolve il ruolo del trasportatore e si completa quello dei costruttori, divenuti provider di servizi oltre che produttori di veicoli. L’integrazione con la logistica e l’aggiornamento delle infrastrutture sono ormai elementi chiave per la ripresa del mercato”, afferma Paolo Pizzocaro, Exhibition Director di Transpotec Logitec. “In questo scenario, siamo lieti della scelta di IVECO. Questa grande realtà potrà offrire in occasione della
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manifestazione ai professionisti del settore innovazioni e importanti contenuti per supportare con successo la loro crescita professionale e il loro business”. A Fiera Milano, da giovedì 10 a domenica 13 giugno 2021, Transpotec Logitec punta a crescere nella continua condivisione con il mercato, per offrire agli operatori un contesto di incontro e confronto che possa essere per loro irrinunciabile. Tutte le informazioni sull’evento sono online su www.transpotec.com.
Stiamo lavorando per partecipare a Transpotec Logitec 2021 per portare nuove proposte, convegni, momenti di formazione e personalità di spicco del mondo dei trasporti e dell'imprenditoria. Vi invitiamo a scriverci a redazione@genteinmovimento.com per inviarci i vostri suggerimenti e condividere con noi questa esperienza.
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Cinema e libri
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Baradar (Brother) Gli autori dietro al cortometraggio live action che racconta la vera storia della separazione di due fratelli migranti. a cura della Redazione
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l cortometraggio di Beppe Tufarulo è tratto dalla drammatica storia vera di Alí Ehsani, raccontata nella sua autobiografia "Stanotte Guardiamo le Stelle". Il film ha vinto 21 premi ed è stato selezionato in più di 50 festival cinematografici in tutto il mondo, tra cui il Chicago International Children Film Festival e il Festival Internazionale del Cortometraggio di Uppsala, entrambi festival Oscar-qualifying, ed è stato finalista ai David di Donatello 2020. Il film è girato in lingua Dari ed è interpretato da due attori non professionisti, fratelli anche nella vita, che hanno vissuto delle vicissitudini simili: Nawid e Danosh Sharifi sono due adolescenti afgani arrivati in Italia tre anni fa per ricongiungersi al fratello maggiore, dopo la morte dei loro genitori. Tufarulo è un regista di talento che ha lavorato a spot pubblicitari, documentari e fiction. Ha diretto il documentario "I Figli della Shoah" per Rai Cinema, documentari musicali per Sky Arte HD (come "Gomorrah Sound) e "Armani Privé - A view beyond". Il suo ultimo lavoro è Ferro, l'acclamato documentario per Amazon Prime su Tiziano Ferro. Attualmente impegnato allo sviluppo del suo primo lungometraggio, la-
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vora in contemporanea di un nuovo progetto con Amazon Prime. Il produttore Daniele Gentili ha lavorato a lungometraggi, documentari, spot pubblicitari, video musicali e programmi TV dal 2004. Nel 2009, Daniele ha co-fondato Tapeless Film con Beppe Tufarulo e altri quattro soci. Gentili ha lavorato con diversi registi pluripremiati come Paolo Sorrentino, Matteo Rovere, Sidney Sibilia, Dalibor Matanic, Costanza Quatriglio, Ronnie Sandahl e molti altri, girando in oltre 15 paesi in tutto il mondo. Attualmente sta lavorando a una serie di progetti, tra cui la serie tv Blocco181 per Sky Studios e il quinto film di Matteo Rovere. Baradar è stato coprodotto da Lucia Nicolai e Marcello Paolillo e la loro casa di produzione Art of Panic. Lucia è una senior film & tv executive con oltre 20 anni di esperienza nel settore dell'intrattenimento. È stata la produttrice esecutiva di cortometraggi famosi come Miracle Fish (2009), candidato all'Oscar, diretto da Luke Doolan e Air (2009), diretto da Luke Davies, e ha collaborato alla produzione di Netherland Dwarf (2008), diretto da David Michôd e Spider (2007), diretto da Nash Edgerton. Nel 2018, ha fondato la società di produzione Art of Panic con Marcello
Paolillo, un senior film executive con un forte background e una vasta esperienza nella distribuzione, produzione, acquisizioni e vendite internazionali di film, e nell’organizzazione e programmazione di festival cinematografici. Ha lavorato con registi come Alfonso Cuaron e Alex de la Iglesia e ha venduto nel mondo film di Charlie Kaufman, Frank Oz, Ira Sachs e molti altri. Insieme, Nicolai e Paolillo sono stati executive producers del documentario The Man Who Stole Banksy (2018) diretto da Marco Proserpio e narrato da Iggy Pop, presentato in concorso al Tribeca Film Festival. I libri di Francesco Casolo, scrittore e curatore, trattano di storie eccezionali. Insieme ad Alì Ehsani ha scritto "Stanotte guardiamo le stelle" (Feltrinelli 2016) e "I ragazzi hanno grandi sogni" (2018), e con l'esploratore artico Robert Peroni ha scritto una trilogia (Dove il vento grida più forte, I colori del ghiaccio e In quei giorni di tempesta, tutti editi da Sperling & Kupfer) sullo straordinario e affascinante universo degli Inuit della Groenlandia. Nel 2012 Casolo ha scritto e diretto il documentario "I Resilienti", un reportage dal Cairo sulla primavera araba presentato al Beirut Film Festival e premiato al Lampedusa Film Festival. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
Cinema e libri
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Libri, le ultime uscite I nostri consigli di lettura per questi tempi grigi: in questo numero vi proponiamo due riflessioni sulla crisi pandemica e i volti nascosti di due celebrità del passato. a cura della Redazione
R. ZANON
F. NARDUCCI
Welfare terapia
Mike Tyson. The baddest Man on the Planet
L'avvocato ed esperto di diritto del lavoro illustra la ricetta per la ripresa del Paese, partendo dalla gratificazione dei collaboratori. Nello scenario di crisi causata dal Covid, Zanon spiega come sia importante per un’azienda che vuole non solo sopravvivere, ma ripartire e continuare a crescere, puntare sui propri collaboratori, facendoli sentire protetti, in modo che possano proseguire la loro attività in totale sicurezza.
Narducci ci presenta l’altra faccia del “pugile più cattivo del pianeta”, raccontata da chi l’ha vista da vicino. Cresciuto nel quartiere più malfamato di Brooklyn e strappato al riformatorio da un coach di origine italiana, Mike Tyson sembrava aver ottenuto il suo riscatto diventando il più giovane campione del mondo dei pesi massimi. I suoi guai, invece, iniziarono proprio in quel momento.
E. PITZIANTI
F. CAMON
Andy Warhol. Inchiesta sul volto sconosciuto del re della Pop Art
A ottant’anni se non muori t’ammazzano
Chi era davvero? Scopriamo il volto sconosciuto di un artista di cui crediamo di sapere tutto. Nonostante i riconoscimenti del mercato, nonostante la fama, un divo alla pari di quelli che ritraeva, nonostante il dirompente successo, ecco, nonostante tutto ciò, la vita di Andy Warhol fu traumatica e tormentata.
Il giornalista e scrittore veneto, molto conosciuto e apprezzato, ci racconta il suo punto di vista sulla pandemia che stiamo vivendo in 37 frammenti lucidi e taglienti, una serie di riflessioni che sono insieme un atto d’accusa e un emozionante diario intimo. Disponibile in audiolibro, letto e interpretato da Moro Silo.
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Comics & Games
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Stray Bullets, il fumetto La serie di fumetti statunitense realizzata da David Lapham arriva in Italia. a cura della Redazione
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opo l'esordio del 1995 e la vincita del premio Eisner come "miglior autore completo" (scrittore e disegnatore) del 1996, la serie venne pubblicata anche in Italia, ma ben presto interrotta per via di alcune controversie nate tra l'editore italiano e l'autore stesso. Solo di recente l'Editoriale Cosmo è riuscito ad accaparrarsi l'opera, proponendo uscite bimestrali per i lettori italiani. Il cult pulp comic, "Stray Bullets", racconta la storia di due adolescenti, Virginia ed Eli, fortemente segnati dall'incontro con diverse persone, spesso criminali della malavita di Baltimora, e dalle vicissitudini che li caratterizzano e li accomunano, incapaci di lasciarsi alle spalle il tenebroso passato. Si crea così un intricato intreccio che si complica e ricompone episodio dopo episodio. Ambientato a partire dagli inizi degli anni ottanta e fino alle metà dei novanta, il titolo originale richiama all'idea di una vita vagabonda, un po' sfortunata, dei protagonisti che, come "pallottole vaganti", si aggirano apparentemente senza meta e senza scopo. Ogni numero contiene un episodio autoconclusivo, dove il protagonista sembra trovare la sua conclusione.
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In realtà, ben presto, si scoprirà che i singoli numeri appartengono a un progetto più grande. La produzione originale, autoprodotta e in bianco e nero, unisce diversi generi letterari: crimine, fantascienza e linee del tempo parallele sono il corollario di una serie interminabile di colpi di scena. Con sei volumi già pubblicati, la collana italiana, cronologica e integrale della prima serie, sarà completata nel corso del 2021. Dopo il grande successo in patria, Stray Bullets si è arricchita di più di 100 numeri, attualmente ancora in corso di pubblicazione con serie sping-off (Stray Bullets: Killers e Stray Bullets: Sunshine and Roses) che illustrano ancora più in profondità l'universo creato da David Lapham. Comico, violento, a tratti grottesco, il fumetto è adatto a un pubblico adulto dallo stomaco forte. Se vi è piaciuto il film di Pulp Fiction, non potrete far altro che innamorarvi di Stray Bullets. Proprio come i film noir degli anni '40 e '50, l'opera pone al centro del racconto il sesso e la violenza. Ed è proprio l'attrazione sessuale ciò che porterà i protagonisti al loro tragico destino, in un viaggio tra felicità apparente e desideri oscuri. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
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Comics & Games
Il fenomeno GameStop Complice la pandemia, sempre più italiani si riscoprono appassionati di gaming, mentre la borsa è stata sconvolta dal caso GameStop. a cura della Redazione
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allo scoppio della pandemia ad oggi, l’interesse nei confronti dei videogames è cresciuto sensibilmente, così come avvenuto nel resto del mondo, al punto da far schizzare alle stelle le azioni di GameStop, il più grande rivenditore di videogiochi nuovi e usati nel mondo. Nessuno avrebbe scommesso sul successo in borsa dell’azienda, eppure la tendenza positiva sembra proseguire, confermando il consolidamento della passione dei nostri connazionali per i video giochi e il crescente interesse nei confronti degli investimenti finanziari. Infatti, sembra che il “fenomeno GameStop” stia facendo nascere in molti utenti il desiderio di guadagnare grazie alla borsa. La parola chiave “GameStop” ha visto aumentare il volume di ricerche nella seconda metà di gennaio 2021 del 525%, e, in appena una manciata di giorni, dal 25 al 28 gennaio 2021, l’item “Come investire” è cresciuto del 760%. Cos'ha causato questo improvviso amore per il gioco in borsa? Cerchiamo di capirlo. L'ultima settimana di gennaio il titolo di GameStop è letteralmente schizzato alle stelle, passando da un valore di 30 dollari ad azione (il NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
minimo del 2020 si attesta intorno ai 18 dollari) a un picco di 483 dollari ad azione. Dopo un esordio positivo agli albori del 2007, il titolo GameStop versava nella stagnazione già da diversi mesi. La dematerializzazione dei videogiochi e la chiusura degli store durante il lockdown, hanno pesato non poco sull'andamento del catena. In termini tecnici di Wall Street, GameStop era una società da "shortare" ovvero sulla quale si "investe" scommettendo che il prezzo delle azioni continuerà a scendere. All'improvviso però, succede qualcosa: i cosiddetti "pesci piccoli" della finanza, ovvero gli investitori privati, si accordano su Reddit, social di intrattenimento e news dove gli utenti, dietro nickname, possono discutere di qualsiasi argomento, per comprare in blocco le azioni di GameStop che, a loro dire, stava subendo una perdita superiore a causa degli "squali" che scommettono sul fallimento della società. In poche ore il titolo ha guadagnato il 50%, iniziando la corsa al rialzo. Le acquisizioni dei redditor sono continuate i giorni seguenti, facendo crescere il titolo di circa il 1600% nel mese di gennaio. Non male per i pesci piccoli del mercato. GENTE IN MOVIMENTO
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musica
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Macchine inutili Il nuovo album de Lastanzadigreta, omaggio a Bruno Munari, tra la musica "bambina" e sostenibile. a cura della Redazione
crediti foto: Renzo Chiesa
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ono passati più di quattro anni dall’uscita di Creature selvagge, vincitore nel 2017 della Targa Tenco per la migliore opera prima. Nel frattempo il collettivo torinese Lastanzadigreta, una vera jug band che si è distinta per la sua capacità di suonare qualsiasi oggetto recuperato e modificato insieme a strumenti strani dimenticati in qualche soffitta, ha lavorato, suonato in giro per l’Italia, scritto nuove canzoni e, come tutti, si è fermato per questo strano 2020. Il 2021 riparte da Macchine inutili, secondo album in cd, vinile e digitale per La Contorsionista/Sciopero Records, con il sostegno del MiBACT e di SIAE per il programma “Per chi Crea”. Anticipato dal lyric video della title track e dal singolo “Attenzione Attenzione”, Macchine inutili riprende lo spirito del suo predecessore, nel segno della “musica bambina”, una personale filosofia creativa diffusa nel 2017 con tanto di Manifesto. Una musica adatta a tutti che supera le distinzioni alto/basso, d’autore/non d’autore, giovani/vecchi, adulti/bambini. Un approccio giocoso e leggero alla scrittura di canzoni, che permette
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di stupirsi e stupire, di mettersi in gioco e gioire, di essere bambini “permanenti”, indipendentemente dall’età. Una musica democratica in cui tutti possono suonare tutto, in cui lo strumento musicale è uno strumento per fare qualcosa, non un fine in sé. Il nuovo lavoro vira in una direzione più matura e “pop”, tra arrangiamenti di archi e fiati (con la collaborazione della Filarmonica del Teatro Regio di Torino), sintetizzatori e la consueta parata di strumenti “strani”: giocattoli sonori, oggetti rumorosi e vecchi strumenti raccolti per pochi euro ai mercatini delle pulci, curati e assemblati in nuove configurazioni con l’obiettivo di ricercare suoni sempre nuovi e insoliti. Una Wunderkammer di bizzarrie acustiche che include spazzole, tubi in pvc, macchine da scrivere, racchette da tennis, bidoni industriali e batterie di pentole, accanto a strumenti più classici come chitarra e pianoforte e altri meno comuni come marimba, banjolino, Farfisa, cigarbox, theremin, vecchi armonium, vibraphonette e seghe musicali. Le canzoni spaziano dal pop sinfo-
nico a tema ambientalista di “Pesce comune” alle filastrocche elettronicoacustiche (“Attenzione attenzione”), da sonorità debitrici di Sufjan Stevens (“Fiori”) a brani intrisi di un minimalismo alla Penguin Café Orchestra (“Grammatica della fantasia”, dedicata a Gianni Rodari), a esperimenti con organici e sonorità da musica contemporanea (“Macchine inutili”) e inni ironici da jug band (“Spid”). Un disco di canzoni che sembrano appartenere al cantautorato di una volta, ricercato, elegante e allo stesso tempo pop. Un disco che parla di amore, di lavoro, di Resistenza, dell’arte di inventare storie per ripensare il mondo. Con la sua personalissima cifra stilistica Lastanzadigreta confeziona con cura artigianale 13 brani che rimangono in testa al primo ascolto, 13 piccole storie che con ironia e delicatezza strappano un sorriso dolceamaro, alternando personaggi di fantasia, macchine animate, super eroi della Resistenza, bambine sognanti a bambine ormai cresciute, interinali “che sfidano il vuoto occupazionale”, operatori di call center, fiori che crescono sull’asfalto di un mondo malato da riordinare e salvare. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
Musica
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Il Festival di Sanremo 2021 Un'edizione all'insegna della musica, dove la voglia di tornare a esibirsi dal vivo ha quasi fatto dimenticare la competizione. a cura della Redazione
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a 71° edizione del Festival di Sanremo si è tenuta dal 2 al 9 marzo 2021, tra difficoltà, critiche, successi e l'emergenza sanitaria, con un pubblico in sala di palloncini viventi. Tralasciando le opinioni personali, perché il Festival c'è chi lo ama e chi lo odia a prescindere dall'edizione, la decisione di non saltare l'appuntamento annuale con la musica italiana è stato un simbolo della resistenza e adattamento alla pandemia. Condotto da Amadeus e Fiorello, la coppia è stata confermata dopo il successo della scorsa edizione. Accanto a loro Elodie, cantante e co-conduttrice, che ha saputo illuminare il palco con le sue esibizioni. Nella prima serata, Amadeus ha voluto raccontare com'è nata questa edizione travagliata ma fortemente voluta. La serata dei big è stata inaugurata da Diodato con il brano Fai rumore, vincitore del Festival 2020. Tra i grandi, del pallone però, ha fatto il suo ingresso anche Zlatan Ibrahimović, il campione rossonero ospite fisso della kermesse, diventato ben presto un fenomeno social con il NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2021
suo arrivo in auto-stop. Bloccato nel traffico autostradale a causa di un incidente, Ibrahimović ha fatto gli ultimi 60 km che lo separavano dall' Ariston a bordo di una due ruote, grazie a un motociclista che lo ha gentilmente accompagnato a destinazione. La seconda serata è stata aperta dall'intramontabile Orietta Berti, ritornata in gara dopo 29 anni con un'energia fuori dal comune. Insieme a Fiorello, ospite della serata Laura Pausini che ha interpretato il brano Io sì, canzone del film "La vita davanti a sé" con Sophia Loren, con il quale ha appena vinto un Golden Globe. Dopo aver ascoltato tutti gli artisti in gara è il momento della terza serata, quella dedicata alle cover dei più famosi successi della canzone italiana d'autore. Si inizia con un omaggio a Lucio Dalla, nato proprio il 4 marzo 1943, data e titolo della canzone interpretata con rara intensità da I Negramaro. A grande sorpresa, Fulminacci si esibisce nella doppia veste di cantante e batterista sul brano Io penso positivo di Jovanotti con Roy Paci e Valerio Lundini, il comico
nonsense e conduttore televisivo "Una pezza di Lundini" ideato da lui. Nella quarta serata i giovani tornano protagonisti e conosciamo Beatrice Venezi, direttore d'orchestra che, nella prima fase, ha selezionato le nuove proposte per il Festival. Il vincitore della categoria Nuove Proposte, eletto tra quattro finalisti scelti tra ben 961 aspiranti, è Gaudiano con il brano Polvere da sparo. Arriviamo così all'ultima serata, quella della finale, sabato 6 marzo 2021, che si è rivelata essere una vera e proprio festa. L'armonia e la distensione degli artisti sul palco, i primi ad essere tornati ad esibirsi dopo un anno di distanziamento forzato dai concerti live, ha quasi fatto dimenticare che il Festival è, in fin dei conti, una gara. Dopo l'esibizione di tutti e 26 i big in gara, alle ore 2:40 di notte, sono stati annunciati i vincitori della 71° edizione del Festival di Sanremo: i Maneskin con il brano Zitti e buoni, seguiti da Francesca Michielin e Fedez con Chiamami per nome, terzo Ermal Meta con Un milione di cose da dirti. GENTE IN MOVIMENTO
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Eurodeputata italiana. È membro titolare in Commissione Occupazione e Affari Sociali, Commissione per le Petizioni e Commissione per la Lotta contro il Cancro.
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Giornalista e consulente per la comunicazione responsabile ufficio stampa Conf PMI ITALIA direttore quotidiano on line delle pmi piazzaffari.it.
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