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POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, NO/CUNEO - SUPPLEMENTO N.1 AL NUMERO 5-2018 ANNO XX DI TN TRASPORTONOTIZIE - IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP/CPO CUNEO PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE PREVIO PAGAMENTO RESI.
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editoriale
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EDITORIALE
Direttore responsabile Secondo Sandiano
GENTE IN MOVIMENTO Iscrizione al 3/14 del Registro
Cari lettori, il primo numero dell'anno di GM GenteinMovimento esce in un momento molto difficile per il nostro Paese. Da qualche settimana ormai stiamo affrontando l'epidemia del Coronavirus che, secondo diversi esperti, potrebbe diventare ben presto una pandemia globale. La nostra Redazione per il momento non si è ancora fermata e continuerà a lavorare per offrirvi la rivista che, in questi giorni dove gli spostamenti sono sempre più limitati, potrà divenire la compagna dei vostri pomeriggi passati tra le mura domestiche. Nonostante non sia facile rinunciare alle nostre libertà, è importante che tutti collaborino alla risoluzione di questa crisi, rimanendo a casa il più possibile per ridurre il rischio di contagio. Nelle prossime pagine, come sempre, troverete i contribuiti di alcune personalità della politica italiana che ci avevano fornito il materiale settimane prima che il virus si diffondesse nel nostro Paese. Di estrema attualità in questo momento, vi consigliamo alcuni articoli dedicati allo smart working, la tipologia di lavoro da remoto ampiamente diffusa all'estero e che, prima dello scoppio del focolaio di Codogno, non era molto conosciuta e praticata in Italia. Non mancano dei focus sulla Brexit, avvenuta ufficialmente il 1° febbraio 2020, e chiaramente passata in secondo piano in poche settimane. Come sempre, nella seconda metà della rivista trovate le rubriche più "leggere" rivolte a tutta la famiglia: la nostra immancabile ricetta, i consigli di lettura, una breve recensione sul Festival di Sanremo e la notte degli Oscar. Seguendo l'iniziativa #IoRestoaCasa, vi invitiamo a seguirci sulle pagine dei social. Buona lettura a tutti.
DIRETTORE RESPONSABILE Secondo Sandiano
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CONTATTI REDAZIONE DGConsulting s.c. Tel. 0171 412816 redazione@genteinmovimento.com
IN REDAZIONE Fabrizio Civallero, Michela Giuliano, Adriana Pozzo, Gabriella Tomasi.
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CONTRIBUTORI Si veda pagina 72
in data 29/09/2014 EDITORE E PROPRIETARIO: DGConsulting s.c.
Tipografia Tipolitoeuropa di Cuneo
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Treni ibridi per una mobilità green
La silenziosa invasione delle cavallette in Africa
Definiti anche come i "treni a tre anime" questi mezzi ibridi, alimentati da due motori diesel a basse emissioni di ultima generazione e da batterie elettriche, sono capaci di passare da una all'altra alimentazione riducendo i consumi e l'inquinamento. Le batterie, il vero problema della propulsione elettrica, stanno evolvendo sempre più velocemente, permettendo una maggiore autonomia anche per i grandi mezzi di trasporto di massa come i treni. In questo caso, le batterie lavorano insieme ai motori diesel, aumentando il tasso di accelerazione e diminuendo il consumo di carburante del 20%. Trenitalia ne ha già ordinati 43. I treni verranno costruiti in Italia ed entreranno in servizio sulle linee di Sicilia, Sardegna, Toscana, Valle d'Aosta e Lazio.
Pochi ne parlavano, anche prima dello scoppio dell' epidemia del Coronavirus, ma l'Africa è alle prese con una gigantesca invasione di locuste che, secondo la Fao, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, potrebbe diventare una delle maggiori catastrofi umanitarie a livello mondiale. Partita dal Kenya, ed estesasi ben presto ai Paesi limitrofi, lo sciame anomalo di cavallette sta devastando campi e pascoli. Capaci di raggiungere una densità di 80 milioni di insetti per chilometro quadrato, questa "piaga" può mangiare in un giorno la stessa quantità di cibo che servirebbe a sfamare 35 mila persone. La mole del fenomeno, l'imprevedibilità dello spostamento dello sciame e l'alto costo della disinfestazione rende difficile la risoluzione del problema.
Stelle marine per classificare le spiagge
A Chernobyl il fungo che mangia le radiazioni
L'iniziativa è tutta pugliese: la Regione, per classificare le sue spiagge, ha scelto il metodo proprio del settore alberghiero, le stelle, che in questo caso saranno marine. Il sistema, in vigore dal 2021, lascia un anno ai gestori per adeguarsi alla nuova normativa. Da una a cinque stelle marine, le spiagge saranno valutate per la presenza di informazioni sulla qualità dell'acqua, il personale in divisa, gli accessori presenti nelle cabine spogliatoio, la segnalazione di zone sicure per la balneazione e la conoscenza di lingue straniere. Non mancano i punti per servizi extra come reti wifi, teli da spiaggia su richiesta, aree destinate ai bambini, animazione, ma anche attenzione alla raccolta differenziata.
Nonostante la "pericolosità" dell'energia nucleare, nel mondo si continuano a costruire centrali sempre più tecnologie ed ecologiche le quali, a differenza delle energie fossili, non disperdono particelle nell'atmosfera e contribuiscono a ridurre il surriscaldamento globale. Rimane però il problema delle scorie radioattive. La soluzione potrebbe arrivare dalla biologia: a Chernobyl, infatti, è stato individuato un piccolo fungo che sembra nutrirsi di radiazioni. I ricercatori sono al lavoro per dimostrare come questo organismo, trovato sulle pareti del reattore nel quale si verificò l'incidente, possa assorbire le radiazioni presenti e tramutarle in energia per la sua crescita.
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La notte degli gnomi: salviamo i rospi
La Giornata Mondiale della Natura
Questo inverno anomalo, un po' più caldo del solito, potrebbe far uscire i rospi dalle proprie tane prima del tempo: ma cosa avranno a che vedere gli gnomi con i rospi? Si dice che queste mitiche creature e simpatici personaggi, che spesso ritroviamo nelle fiabe, traggano origine proprio dai rospi. Per questo, si è soliti indicare con l'espressione "la notte degli gnomi" il periodo in cui i rospi escono dal letargo lasciando le tane nelle quali hanno trascorso l'inverno per fare ritorno nelle zone umide. In queste notti, i rospi sono soliti attraversare anche le strade percorse dalle automobili, rimanendo abbagliati dalla luce dei fari e uccisi, immobilizzati dalla paura. Da anni, infatti, in Valle d'Aosta si organizzano operazioni di recupero dei rospi.
Il 3 marzo è la Giornata Mondiale dedicata alla conservazione della Natura, indetta dall'Onu sette anni fa per sostenere tutta la vita sulla terra. Quest'anno la giornata si concentra sulla conservazione della biodiversità e la lotta al commercio internazionale delle specie minacciate dall'estinzione. La perdita di piante e animali selvatici ha un costo estremamente elevato: per le popolazioni che vivono strettamente a contatto con la natura può significare la perdita dei mezzi di sussistenza. Per questo, il 3 marzo è anche la giornata dedicata alla sensibilizzazione per il consumo sostenibile e consapevole delle risorse naturali. Il patrimonio di flora e fauna attuale è il risultato di un'evoluzione di milioni di anni ed è essenziale per la nostra sopravvivenza e benessere.
Le prelibatezze degli Chef Allevamento 2.0: la musica nei ristoranti aziendali per il benessere dei maiali
Al via la seconda edizione di Global Chef, l'iniziativa nata per condividere la professionalità dei migliori chef internazionali e valorizzare la pausa pranzo dei lavoratori. Le cucine di aziende dei settori chimico-farmaceutico, fashion e tecnologico di Toscana e Lombardia saranno teatro di un'esperienza sensoriale opera dello Chef Miguel Rodriguez San Martin, giovane talento della cucina basca. “Il menu che ho ideato per Global Chef si compone di ricette tradizionali della cucina spagnola e in particolare valorizza i piatti tipici della mia regione, i Paesi Baschi" ha spiegato lo chef . "Sono convinto che si possa migliorare la qualità della vita partendo dalla tavola, utilizzando prodotti di stagione". NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
Il segreto è il rispetto per i maiali: allevati all'aperto, d'estate dispongono di una doccia fresca, con cibo di qualità. L'ingredienti in più, quello che ha permesso a Pierluigi De Meneghi di vincere il premio Museto d'Oro 2020, è la musica: ha impostato un timer e ogni venti minuti la radio suona per venti minuti. "Me l’ha insegnato un veterinario trent’anni fa. Diceva ai contadini che le mucche se ascoltano la musica fanno più latte. Ed è vero. Per questo faccio ascoltare loro la radio e li tengo puliti. Se il maiale sta bene, la sua carne è migliore. E a quel punto fare un buon musetto è facile: io ci metto solo sale e pepe”. Nella sua azienda di Spresiano alleva 30 maiali l'anno. GENTE IN MOVIMENTO
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Da Milano Cadorna a Malpensa in 10 minuti Sarà sottoscritta una lettera di intenti per lo studio di fattibilità per la realizzazione di un collegamento ad altissima velocità. a cura della Redazione - Fonte FNM e Hyperloop Italia
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NM e Hyperloop Italia avvieranno, per la prima volta in Italia, uno studio di ingegneria e di fattibilità tecnico-economica-giuridica per valutare la possibilità di realizzare un sistema di trasporto passeggeri e merci dalla stazione di Milano Cadorna alla stazione di Milano Malpensa che preveda l’utilizzo di una tecnologia di levitazione magnetica passiva. L’obiettivo è quello di studiare i vantaggi riguardo la diminuzione delle tempistiche di trasporto ferroviario tradizionali che, secondo una prima ipotesi, potrebbero passare dagli attuali 43 minuti a 10 minuti.
Saranno anche approfonditi i consumi energetici legati al nuovo sistema e i costi connessi all’intera operazione. I termini dell’intesa tra FNM e Hyperloop Italia sono contenuti in una lettera d’intenti che le parti sottoscriveranno. “Le nuove forme di mobilità, soprattutto se improntate alla sostenibilità ambientale e all’impatto zero” commenta il presidente di FNM Andrea Gibelli, “sono una frontiera che vogliamo esplorare e un’opportunità che vogliamo cogliere. In questa iniziativa, le competenze ingegneristiche e infrastrutturali che da sempre caratterizzano FNM possono allearsi con le tecnologie NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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trasportistiche più innovative per creare un nuovo e avveniristico modello di mobilità”. “L’opportunità per la Lombardia e per l’Italia” aggiunge Gibelli “è quella di entrare a far parte, da protagonista, di un network che unisce università, imprese, ricercatori e ingegneri di tutto il mondo che stanno studiando le innovazioni legate alla tecnologia del ‘vuoto’. Questo significa sviluppare la cultura dei distretti tecnologici aperti e delle piattaforme su cui chiunque può dare un contributo di esperienza. Il vantaggio per un Gruppo come FNM è quello di essere ‘contaminato’ da tutte le innovazioni tecnologiche che saranno necessarie allo sviluppo di questa idea da un punto di vista costruttivo, di mitigazione ambientale e di integrazione dei servizi”. “Entriamo nella quarta rivoluzione industriale” afferma Bibop Gresta, “e la porta viene aperta da qui, dalla Lombardia, la prima regione economica italiana. Il decennio 2020-2030 porterà l’uomo verso nuovi modelli economici, sociali e industriali. I cambiamenti climatici richiedono il passaggio immediato verso un modello economico basato su sistemi
resilienti e sostenibili. Questa transizione dell’umanità sarà qualcosa di straordinario, paragonabile solo al passaggio dall’ agricoltura alla società industriale. Hyperloop è una infrastruttura intelligente e sostenibile che raggruppa tutti i progressi scientifici della tecnologia esponenziale. É ideata come un’enorme infrastruttura a energia rinnovabile, una rete di comunicazione a banda larga e un sistema di trasporto efficiente”. “Oggi” (20 febbraio 2020 NdR) prosegue Gresta, “annunciamo l’avvio del primo studio di fattibilità in
Italia. Inizia la collaborazione tra i vari sviluppatori, ma solo noi possiamo vantare il diritto all’uso esclusivo del marchio e di tecnologie, tra cui la lievitazione magnetica passiva e il Vibranium, che ci consentono di far funzionare pienamente il sistema. Sarà l’occasione per mostrare le incredibili potenzialità dell’industria e dei talenti italiani. Lavoreremo con FNM e con i migliori partner italiani a stretto contatto con le istituzioni, i cittadini e con prestigiose università. Sono felice che questo sogno inizi dall’Italia. La culla del rinascimento. Il mio Paese”.
IL TRENO IN VIBRANIO: TECNOLOGIA WAKANDIANA? Hyperloop è il “treno” supersonico a levitazione magnetica passiva, in grado di raggiungere una velocità di oltre 1.223 km/h. Le capsule che comporranno le cabine dei passeggeri e delle merci saranno rivestite internamente ed esternamente dal Vibranium, una nuova fibra di carbonio dieci volte più resistente dell’acciaio inossidabile, che pesa cinque volte in meno dell’alluminio ma è molto più rigido. Il nome di questo incredibile materiale non è sfuggito ai fan dell’universo Marvel, nel quale il vibranio identifica un metallo alieno indistruttibile alla base dello sviluppo della formidabile tecnologia wakandiana. Nel mondo reale, il Vibranium è parte integrante dell’apparato di sicurezza dell’Hyperloop: dotato di microchip, il sistema a doppio strato interno ed esterno la struttura, analizza in tempo reale e in modalità wireless la capsula, monitorando i parametri di stabilità, temperatura e integrità della stessa.
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Il nuovo Vice Presidente EMEA di Commvault L’italiano Marco Fanizzi è il nuovo Vice Presidente EMEA di Commvault, società leader mondiale dei software aziendali per la gestione dei dati su cloud e ambienti locali. a cura della Redazione
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ommvault, leader mondiale quotata al NASDAQ (CVLT), ha annunciato la nomina di Marco Fanizzi a Vice Presidente dell’EMEA. Con effetto immediato, Fanizzi guiderà gli obiettivi di crescita dell’azienda negli oltre 70 mercati in Europa, Medio Oriente e Africa. Con più di 30 anni di esperienza nel settore dei dati aziendali, Fanizzi ha ricoperto diverse posizioni senior presso Dell Technologies, di recente come Vice Presidente e Amministratore Delegato, Italia. Ha anche ricoperto ruoli di leadership nelle vendite con Veritas Symantec guidando costantemente le vendite attraverso il coinvolgimento del canale e dei clienti. “Sono fiducioso che la vasta esperienza di Marco, in particolare nei settori finanziario e delle imprese in tutta Europa, accelererà rapidamente l’espansione della nostra già in crescita attività nel mercato EMEA. Il calibro del nostro team di leadership globale non è secondo a nessuno e abbiamo un chiaro obiettivo di semplificare, innovare ed eseguire. Marco ha realizzato tutto ciò concentrandosi sulle esigenze dei nostri partner e clienti, e so che continuerà a farlo”,
ha dichiarato Riccardo Di Blasio, Chief Entrate Officer di Commvault Worldwide. Commvault ha anche simultaneamente gettato le basi della sua visione del futuro abilitato per il cloud con l’acquisizione dello specialista dello storage definito dal software Hedvig e il lancio di Metallic, un’impresa Commvault che offre gestione e protezione dei dati basate su SaaS. “Commvault non è solo un leader di mercato riconosciuto in modo indipendente dal punto di vista tecnologico” dichiara Fanizzi, “ma vedo la leadership dell’azienda stabilire un mercato completamente nuovo per processi di archiviazione e gestione dei dati davvero integrati. Questi sono passaggi audaci e pioneristici per qualsiasi fornitore nel mercato” prosegue Fanizzi, “e dobbiamo assicurarci che tutti i nostri utenti EMEA lo sappiano. La mia prima priorità è trascorrere del tempo con il nostro personale, i nostri clienti e i nostri partner per ascoltare ciò di cui hanno bisogno e aspettarsi dalle soluzioni di gestione dei dati di prossima generazione in modo da poter continuare a fornire risultati su questi”. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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Le nuove frontiere della revisione legale 2020
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on le nuove disposizione di legge entrate in vigore riguardo al controllo contabile nelle srl e negli enti locali e soprattutto con l’obbligo di nomina di revisori legali in oltre 160 mila imprese italiane, l’attività di monitoraggio contabile è diventata il fulcro per assicurare una sana gestione delle aziende pubbliche e private. Le maggiori responsabilità civili e penali che la legislazione corrente ha assegnato all’attività di revisione, impongono pertanto un approccio professionale di elevata qualità. Da qui l’impegno che l’INRL, Istituto Nazionale Revisori Legali, guidato NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
dal Presidente Ciro Monetta, intende assicurare ai propri iscritti nella formazione e nell’aggiornamento professionale che sono un obbligo di legge. La principale novità di questo rinnovato impegno dell’ istituto è sicuramente lo ‘Sportello del Revisore’ il nuovo strumento operativo che l’Inrl ha messo in campo nel settembre scorso per affiancare ai corsi di formazione online e ‘frontali’ sul territorio gestiti dall’istituto stesso, un team di esperti in grado di fornire ai revisori legali iscritti consulenze e informative in tempo reale. Nel ribadire che quella del revisore è l’unica professione emergente in
Dagli alert alla trasparenza contabile: con le nuove disposizioni di legge il monitoraggio contabile diventa il fulcro di una sana gestione delle aziende. a cura di Luca Simeoni
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Italia e in Europa, Ciro Monetta enfatizza il ruolo dell’Inrl nei confronti dei giovani, osservando che l’istituto non intende tradire le aspettative delle nuove generazioni di professionisti che vogliono svolgere questa nobile libera professione, ma che vuole essere al loro fianco. “Vogliamo dare a tutti gli iscritti la possibilità di confrontarsi con chi condivide questa professione, per trovare insieme, in una rinnovata logica di squadra, nuove e più efficaci strategie di sviluppo per la nostra professione e la crescita del nostro INRL. Monetta ricorre alla logica della ‘squadra unita’ “che può far crescere l’istituto e renderlo sempre più autorevole agli occhi di tutti gli interlocutori.” In una lettera del presidente Inrl inviata agli iscritti ad inizio anno, Monetta ha ribadito l’intenzione di rafforzare l’istituto sul territorio e soprattutto dotarlo di nuovi strumenti al servizio degli iscritti, come dimostra il largo successo raccolto, dallo ‘sportello del revisore’ che in soli tre mesi ha raccolto migliaia di richieste. Nel contempo è sempre molto alta l’attenzione dell’istituto sulle novità apportate dal Governo in materia di governance aziendale, ed in particolare sugli ultimi chiarimenti relativi alla procedura di alert. Infatti, a pochi giorni dalla comunicazione al sistema camerale della disposizione contenuta nell’art. 3 dello schema predisposto dal Governo riguardo al decreto legislativo che contiene la regolamentazione del codice di crisi e le modalità di segna-
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lazione, anche i vertici dell’Inrl intervengono sulla rilevante novità della normativa che di fatto, come evidenzia il Presidente dell’Inrl Ciro Monetta “scioglie ogni riserva sui soggetti obbligati a fornire tempestive comunicazioni e fa chiarezza sui passaggi immediatamente successivi alla reciprocità di segnalazione degli indizi di crisi tra i controllori interni. A ben vedere, questa sottolineatura contenuta nel decreto del Governo rappresenta la riprova di come la procedura di alert costituisca uno dei passaggi-chiave nella nuova impostazione che si è voluto dare dall’attività di revisione. Infatti, prosegue Monetta, una eventuale comunicazione inadeguata sarà indubbiamente indice di scarso livello di controllo interno e può influenzare la valutazione in merito ai rischi di errori significativi conseguenti a debolezze e/o carenze dell’ambiente di controllo. Inoltre il revisore legale deve valutare se la reciproca comunicazione con la governance è stata adeguata con il piano di revisione predisposto. In caso negativo, il revisore ha l’obbligo di
valutare gli eventuali effetti che potrebbero avere sulla propria valutazione dei rischi di errori significativi e/o sulla capacità di acquisire elementi probativi sufficienti, e deve eventualmente intraprendere tutte le azioni ritenute utili ed appropriate.” L’attività di vigilanza, dunque, assume una rilevanza di grande significato nella revisione generale poiché con questi chiarimenti giunti pochi giorni fa ed inseriti nello schema di decreto legislativo si vuole sostanzialmente ribadire la responsabilità di ‘tutti’ gli organi vigilanti, dai revisori ai sindaci. In buona sostanza la nuova regolamentazione intende enfatizzare l’importanza degli alert per garantire la continuità aziendale ed il corretto utilizzo di tutte le possibili contromisure che si possono attuare per scongiurare lo stato di crisi. Così come basilare diventerà lo scambio di informazioni tra gli organi vigilanti. Una reciprocità che nell’intento del legislatore mira ad assicurare la trasparenza e la legittimità di correttivi da attuare tempestivamente a tutela dell’azienda.
LO SPORTELLO DEL REVISORE: UN’INTERFACCIA AD ALTA PROFESSIONALITÀ Lanciato nel settembre scorso, lo Sportello del Revisore è il fiore all’occhiello dei nuovi vertici dell’Inrl: un team di esperti a disposizione dei revisori legali iscritti all’Istituto per assicurare in tempo reale una adeguata consulenza all’attività quotidiana di revisione. Nato da una semplice idea, lo sportello si è trasformato in breve tempo, a tutti gli effetti, in un vero e proprio impegno quotidiano per cercare di colmare le esigenze dei numerosi iscritti Inrl che hanno aderito a questa realtà. Le tre caratteristiche aree, informativa, formativa e assistenza sono state implementate da altri servizi come già annunciato,
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con il gestionale excel da erogare gratuitamente a tutti i partecipanti dei seminari operativi, le newsletter del venerdì, giornata nazionale sulla revisione legale. Tra le attività già predisposte dallo Sportello, la più significativa è sicuramente quella dei seminari operativi, ovvero degli incontri specialistici con ristretti gruppi di revisori. I primi seminari operativi del 2020 sono stati calendarizzati e si terranno a Roma, Palermo e Milano. Tutti gli interessati possono prendere contatto con la segreteria dell’Inrl per avere informazioni sulle location scelte per lo svolgimento dei seminari.
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Professioni
Smart Working in Italia cos’è il lavoro agile
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o smart working o lavoro agile, nella sua traduzione italiana, si è diffuso esponenzialmente negli ultimi anni, sia nelle PMI sia nella pubblica amministrazione, ed è una forma di lavoro ormai riconosciuta a livello mondiale come più efficiente e soddisfacente. Facciamo però un passo indietro e andiamo a vedere di cosa si tratta. Lo smart working è noto come un nuovo modello di lavoro che utilizza le nuove tecnologie e lo sviluppo di quelle già esistenti per migliorare sia le prestazioni sia la soddisfazione del dipendente. Lo smart working in Italia è stato regolamentato più di un anno fa nel NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
patto di stabilità e prima ancora dal Jobs Act e ha dato la possibilità ad aziende e dipendenti di sperimentare una forma di lavoro a distanza che mette in primo piano la conciliazione tra vita lavorativa e vita privata, aumentando allo stesso tempo la produttività. Se tutto al giorno d’oggi diventa smart, intelligente, perché non lo può essere anche il lavoro? E dunque ecco che grazie alla tecnologia, il lavoro si sposta in quasi qualsiasi posto, da un parco o una caffetteria alla sala d’attesa di un aeroporto, fino naturalmente alla nostra casa. Per ricapitolare, andiamo a vedere
Riconosciuto a livello mondiale come forma di lavoro più efficiente e soddisfacente, lo smart working si sta diffondendo sempre più anche in Italia. a cura di Stefania Grosso
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quali sono i vantaggi: • aumenta la libertà e l’autonomia del lavoratore; • risparmio di denaro (abbonamenti, benzina…); • risparmio di tempo (nessun spostamento, soprattutto nelle grandi città); • migliora la conciliazione della vita lavorativa con la vita personale e familiare; • aumenta la produttività; • si nota un miglioramento della qualità della vita del lavoratore; • permette l’integrazione di persone con mobilità ridotta. E gli svantaggi: • il lavoratore può vedere la sua vita personale invasa dal lavoro; • potrebbe portare all’isolamento del lavoratore a causa del mancato contatto con i colleghi; • Potrebbe esserci un minore controllo sulla quantità o qualità del lavoro. Come abbiamo visto all’inizio di questo articolo, le nuove tecnologie e il miglioramento delle tecnologie esistenti sono un fattore chiave nello sviluppo del lavoro intelligente. Queste tecnologie comprendono naturalmente internet, gli smartphone, qualsiasi tipo di programma progettato per facilitare la condivisione di progetti e informazioni come i cloud, le chat e tracker di tempo. Non mancano poi webcam, fatture online, estensioni VPN per la sicurezza e molto altro ancora. In un futuro non troppo lontano, altre tecnologie, come la realtà virtuale,
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verranno aggiunte all’elenco di tecniche che aiuteranno lo sviluppo del lavoro agile. Indubbiamente tutte queste innovazioni hanno portato uno sconvolgimento nel modo in cui ci rapportiamo alla vita quotidiana, ma allo stesso tempo è anche vero che hanno reso possibile l’ottimizzazione di processi produttivi sia nell’industria, sia nell’amministrazione, rendendo più semplice e veloce l’attuazione di progetti che fino a poco tempo fa venivano considerati troppo complessi. Al di là dello smart working dunque, l’investimento nelle infrastrutture digitali e nella flessibilità dei lavoratori può di certo portare ad un concreto sviluppo delle imprese. Secondo l’Osservatorio per lo Smart Working del Politecnico di Milano, ben il 76% dei lavoratori smart si ritiene soddisfatto sentendosi anche più coinvolto e fiducioso. Il risparmio in benzina, trasporti, baby sitter, stress e tutto il corollario di cose che comporta l’uscire di casa per andare al lavoro di certo influen-
za il risultato di questa statistica. Ma c’è da dire che anche la Pubblica Amministrazione ha raddoppiato le iniziative di smart working (con proposte che variano dai 4 giorni alla settimana da remoto o semplicemente otto giorni al mese). Le grandi aziende tech presenti nel mercato italiano come Microsoft, registrano un’impennata del lavoro agile mentre si fa ancora fatica nelle piccole medie imprese. Oltre ai benefici sopra riportati, lo smart working in Italia si sta rivelando utile anche per fronteggiare crisi nazionali come il Coronavirus: molte delle aziende e amministrazioni nelle zone rosse, infatti, stanno adottando misure di lavoro agile per contenere il danno economico. Questo può essere dunque un punto di partenza per far diventare questa tipologia di lavoro una buona pratica. Dopo l’aumento del 20% nel 2019, non possiamo che augurarci che questa tendenza continui e porti nuovi benefici ai lavoratori italiani.
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Innovazione
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Silenzio, qui si innova Intervista al Presidente dell’ANGI, Associazione Nazionale Giovani Innovatori, Gabriele Ferrieri, punto di riferimento per gli innovatori e le loro start-up. a cura di Andrea Lovelock
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Il Presidente ANGI, Gabriele Ferrieri, con Beatrice Vio.
e l’innovazione è la parola d’ordine dell’attuale sistema produttivo in Italia e nel mondo, la governance di questa rivoluzione permanente si declina attraverso l’alta formazione, le varie forme di investimento e la costante sinergìa con il mondo delle imprese, con quello delle professioni e le università. Ad operare su questi versanti, da tempo, c’è l’ANGI, associazione Nazionale Giovani Innovatori, con la mission di proporsi a livello nazionale e internazionale, come punto di riferimento per gli innovatori e le loro start-up in un costante dialogo con le istituzioni, le scuole, l’universo accademico e le varie associazioni di categoria. Tra le attività dell’Angi
spiccano l’organizzazione di convegni e seminari sul territorio, la promozione di corsi di formazione e aggiornamento e la costante interlocuzione con il mondo istituzionale. E tra le altre iniziative dell’associazione merita una menzione anche il primo osservatorio nazionale Giovani & Innovazione che si prefigge di analizzare i numeri dell’ecosistema italiano e delle politiche pubbliche italiane ed europee a sostegno delle nuove generazioni ed ovviamente dell’ innovazione tecnologica. Ad oggi l’Angi vanta numeri di tutto rispetto: oltre 1.500 partecipanti alle oltre 50 manifestazioni organizzate dall’associazione e svoltesi dal 2018 ad oggi, con circa 100 speaker nazionali e internazionali di alto NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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profilo professionale e circa 30mila contatti tra i giovani innovatori. Ma il fatto più eclatante che può oggi vantare l’Angi è la sua community di oltre 1000 aderenti tra influencer, imprenditori, dirigenti d’azienda, politici ed altri esponenti della società civile che hanno manifestato il loro sostegno alle iniziative ed alle relazioni che l’associazione intende promuovere e consolidare tra le fondazioni, le onlus, le imprese e gli apparati produttivi del Paese. Alla luce di questi primi significativi passi di una giovane ma decisamente dinamica associazione, quali sono le intese e i progetti futuri di ANGI? Lo abbiamo chiesto al Presidente Gabriele Ferrieri: “l’apertura che abbiamo avuto dalle maggiori istituzioni italiane ed europee, in virtù dei nostri grandi progetti per i giovani e il mondo innovazione, ognuno dei quali è stato uno straordinario successo di contenuti e partecipazione, ci ha permesso di collaborare e stringere partnership strategiche sia con la comunità europea (tra cui Parlamento Europeo e Commissione Europea) sia in Italia con grandi realtà quali ad esempio il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Agenzia ICE e l’Intergruppo Parlamentare Innovazione. Inoltre, le nostre attività ci hanno aperto le porte a percorsi e collaborazioni di grande prestigio con il comparto imprese corporate e università, sia nell’ambito dello sviluppo e della crescita dell’ecosistema innovazione italiano sia nella ricerca scientifica e tecnologia, sinonimo di eccellenza per il nostro Paese. Cosa offrite, in termini di servizi e supporti agli associati ANGI? “Coloro che scelgono di unirsi alla nostra grande community composta dagli amanti del mondo innovazione, aperta sia persone fisiche che giuridiche, avrà la possibilità di: fare rete attraverso networking e programmi di alta formazione; supporto e sostegno alla progettazione e sviluppo di nuove idee di business innovative; apprendimento e sviluppo di nuove competenze per la propria crescita professionale; contatti diretti con il mondo politico ed istituzionale NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
italiano ed europeo; visibilità tra i principali eventi del mondo dell’ innovazione in ognuna forma; opportunità di storytelling tra i principali organi di stampa; e infine il riconoscimento al merito e valorizzazione dei propri progetti individuali e collettivi.” Quali sono gli eventi più eclatanti che state approntando per il 2020? “Il 2020 sarà un anno ricco di iniziative e progetti per l’ANGI. Non voglio anticipare la nostra agenda di attività prima del tempo ma posso annunciare i nostri nuovi appuntamenti per il tavolo tecnico sull’innovazione ospitato alla Camera dei Deputati con la partecipazione delle aziende, della rappresentanza politica parlamentare e di governo, della stampa e di tecnici ed esperti della società civile. In aggiunta siamo a lavoro per due missioni internazionali nel 2020 al fianco del Parlamento Europeo e della Commissione Europea per portare la voce dei giovani innovatori italiani e favorire opportunità per il trasferimento tecnologico da e per l’Italia. E ovviamente a dicembre 2020 la terza edizione del Premio Nazionale ANGI dedicata alla premiazione dei migliori innovatori italiani, delle eccellenze e del made in italy.” Secondo lei, quali sono i vantaggi e quali le difficoltà che incontra oggi un innovatore in Italia? “Per i giovani innovatori che vogliono fare impresa innovativa in Italia, c’è un problema di dimensioni e di capacità di crescere. Che si intreccia con quello degli investimenti in venture capital, sempre più lontano dagli altri Paesi europei. Un ecosistema numericamente in espansione, ma ancora alle prese con problemi che da tempo lo frenano. Prima tra tutte la loro capacità di attrarre investimenti nel capitale di rischio. Tuttavia le azioni messe in campo nell’ultimo periodo lasciano sperare per il futuro. Dal fondo nazionale innovazione al rilancio del dicastero del ministero per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione fino alla nuova tornata di Smart&Start Italia, programma di sostentamento per promuovere la nascita e lo sviluppo di startup
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innovative nel nostro Paese con una dotazione di capitali che ammonta a 90 milioni di euro. In ogni caso, non è ancora sufficiente. Occorre un maggior impegno per rendere l’Italia una vera smart nation e soprattutto colmare il gap con gli altri Paesi europei.” Per molti analisti il 2020 è simbolicamente considerato un punto di partenza: con quali ‘buoni propositi’ vi apprestate ad affrontare l’anno? “Con ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori abbiamo elaborato il “Manifesto per l’Innovazione” dei Giovani Innovatori che lo scorso dicembre, in occasione del Premio ANGI, abbiamo consegnato nelle mani del ministro Paola Pisano, che lo ha firmato e sottoscritto. In questo nostro documento pubblico abbiamo sottolineato la necessità di un sistema universitario europeo unico e internazionale, connesso e che valorizzi le eccellenze nazionali e che promuova reti di conoscenza in maniera diffusa e accessibile a tutti. Abbiamo, inoltre, evidenziato come Innovazione significa prima di tutto accessibilità e inclusione sociale: costruire un ecosistema in cui non esistano categorie di persone ma solo categorie di servizi a portata di click, in cui mobilità e città intelligenti siano l’humus culturale per lo sviluppo di una classe dirigente coesa, dinamica e connessa. Abbiamo parlato della connessione rapida di dialogo tra istituzioni e cittadino: il compito della rivoluzione digitale è favorire la moltiplicazione dei servizi a basso costo, velocizzare i processi e alimentare un nuovo modus operandi tra PA e società. E proponiamo anche la creazione di una cabina di regia unica pubblica e privata diffusa in cui MISE, Ministero dell’Innovazione, AGID, Fondo Nazionale Innovazione, Pubblica Amministrazione pongano le basi di una grande rete della conoscenza digitale partecipata che possa stimolare e far conoscere quel valore capace di creare contaminazioni e possa incidere sui grandi numeri. Ed infine abbiamo illustrato la necessità di un modello d’impresa basato sull’internazionalizzazione e sul valore tecnologico come testimonianza di un patrimonio condiviso.” GENTE IN MOVIMENTO
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Il Green New Deal per la sostenibilità ambientale La crisi climatica è un’emergenza globale: il surriscaldamento sta inesorabilmente modificando l’ambiente, l’habitat umano e animale. a cura dell’On. Nicola Carè
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disastri naturali che hanno colpito il Pianeta nell’ultimo biennio, funestandolo da nord a sud, hanno assunto dimensioni di non ritorno. La crisi climatica è una reale emergenza globale. Se osserviamo la temperatura media del 2019 appena trascorso, essa è apparsa in aumento di 1,1 grado rispetto alla media 18501900. I cittadini di tutto il mondo chiedono da tempo ai Governi risposte adeguate per arginare il surriscaldamento che inesorabilmente sta modificando a ritmi esponenziali l’ambiente, sconvolgendo l’habitat umano e animale. L’Europa centro-meridionale riporta ondate di calore, incendi e siccità,
quella settentrionale è sempre più umida. Il Mediterraneo si sta inaridendo. Nell’ultimo anno, 74.155 incendi hanno distrutto parte della foresta amazzonica in America meridionale. In Africa, il Mozambico ha affrontato un’ondata di siccità senza precedenti e due cicloni devastanti. Eventi atmosferici che hanno flagellato il suo ecosistema assieme a deforestazione e sfruttamento commerciale clandestino. L’Australia, poi, in questa lunga estate, ha pagato un prezzo altissimo. Incendi distruttivi senza precedenti hanno funestato il suo fragile e unico ecosistema. Si tratta di fenomeni NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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violenti che impattano sull’esistenza degli uomini e anche sulla stessa economia, sottraendo preziose risorse. L’ICA, Insurance Council of Australia, ad esempio, ha ricevuto 10.550 richieste di risarcimento per calamità naturali. 939 milioni di dollari australiani persi. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una decisa accelerazione del fenomeno, superando i 4 miliardi di dollari. Gli incendi australiani degli ultimi mesi hanno arso 10 milioni di ettari, distrutto 1.400 abitazioni, ucciso un miliardo di animali, causato 24 vittime. Il 2019 è stato per l’Australia l’anno più caldo in assoluto, con una media di oltre due gradi superiore rispetto all’ultimo secolo. Anche l’anno con meno millimetri di pioggia caduti. Dicembre, inoltre, ha costituito un record-nel-record, con una media nazionale di 42°C e aree in cui si sono sfiorati i 49°C. Nella vegetazione più secca, il fuoco si sviluppa con più facilità, le fiamme divengono indomabili, la potenza sprigionata è superiore. Calore estremo e piogge scarse sono connessi a dei fattori metereologici ben precisi legati all’emergenza climatica: la modifica dei venti del Southern Annular Mode, lo spostamento delle correnti anti-alisei occidentali, le temperature estreme sull’Antartide, l‘assenza di El Niño. Un circolo vizioso che aumenta le zone incendiabili. In questo quadro preoccupante, i Paesi in via di sviluppo pagano un prezzo altissimo, poiché dipendono dal loro habitat naturale e dispongono di limitate risorse. Pur contribuendo solo al 5% delle emissioni inquinanti, l’Africa ne subisce, infatti, le maggiori conseguenze. Tra il 1980 e il 2011 le alluvioni hanno colpito più di 5,5 milioni di persone, per oltre 90 miliardi di euro, danneggiando agricoltura, silvicoltura, energia e turismo. La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, UNFCCC, ha concordato di limitare al di sotto dei 2 °C l’aumento della temperatura. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
Nonostante l’Africa contribuisca solo al 5% delle emissioni inquinanti, i Paesi in via di sviluppo pagano un prezzo altissimo, poiché dipendono dal loro habitat naturale e dispongono di risorse limitate.
L’UE ha un ruolo essenziale e continua ad essere ambasciatrice sempre più attiva nel settore. Dopo gli obiettivi del protocollo di Kyoto si è imposto, infatti, di limitare del 20% i gas serra, con uno scambio di quote di gas all’interno dell’Unione nello spirito di “condivisione dello sforzo”. L’AEA, il centro dati dell’Unione Europea sulle emissioni di questi gas, sostiene l’attuazione della normativa sul clima, la valutazione delle politiche e le strategie a lungo termine per contenere i danni climatici. In questo contesto difficile, il Green New Deal è il grande progetto UE per la sostenibilità ambientale. Il Parlamento dell’Unione ha segnato la prima tappa di questo ambizioso progetto di legge. La sua assemblea, compatta, ha approvato, infatti, un cospicuo piano di investimenti per concretizzare la trasformazione sostenibile degli Stati membri. Per creare “un vecchio-nuovo continente” a impatto zero entro il 2050. Una risposta all’emergenza dei cambiamenti climatici. Una legge vincolante per tutti i Paesi UE verso la neutralità degli inquinanti entro il 2050. Un approccio che ha evidenziato come, i singoli Paesi non possano cambiare lo stato degli eventi, senza un obiettivo e ingente piano di investimenti finanziari. Una transizione dunque focalizzata verso una equa e giusta economia sostenibile, che non lasci indietro nessun cittadino e regione UE, decarbonizzando il settore energetico, che costituisce, oggi, il 75% delle
emissioni inquinanti, dunque l’indiscussa priorità. La trasformazione toccherà la produzione industriale. Per divenire leader della Green Economy, si devono considerare inoltre i trasporti, responsabili del 25% delle emissioni nel continente, in un’ottica di sostenibilità. Un progetto che coinvolgerà anche l’edilizia, con edifici abitativi a risparmio energetico. Il sostegno finanziario verrà focalizzato sulle economie locali più dipendenti dal carbone e dai combustibili fossili, con maggiori finanziamenti, come per la Polonia che riceverà maggiori liquidità. 1.000 miliardi di euro in 10 anni. Le casse dell’Unione stanzieranno 7,5 miliardi. Gli Stati integreranno questi introiti con quelli del Fondo Sociale Europeo Plus, del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e delle risorse nazionali. Anche InvestEu parteciperà con circa 279 miliardi di euro tra fondi pubblici e privati. Un sistema di prestito a favore del settore pubblico con il sostegno della Banca Europea per gli Investimenti, per risorse tra i 25 e i 30 miliardi di euro. Un piano capillare e ben costruito, un esempio di collaborazione e solidarietà che, ne sono certo, ispirerà un approccio internazionale più ampio e in cui l’Italia, sensibile alle tematiche ambientali, ha un ruolo da protagonista. Verso un mondo Greenlife, rispettoso dell’ambiente e del futuro delle prossime generazioni. GENTE IN MOVIMENTO
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Brexit: un addio o, forse, un arrivederci? L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea non sarà priva di conseguenze, soprattutto sul piano commerciale. a cura dell’On. Paolo De Castro
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essun divorzio è una tragedia. E all’inizio, soprattutto se atteso da tempo, a chi se ne vuole andare può produrre addirittura un misto di euforia e sollievo. Ma l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea non sarà priva di conseguenze: i prossimi mesi, i prossimi anni lo registreranno coi fatti. Soprattutto sul piano commerciale, visto che tra le due sponde della Manica avvengono scambi di merci stimati in circa 300 miliardi di euro l’anno. Flussi di prodotti, molti dei quali agricoli e alimentari, che senza un accordo doganale, però, potranno avere ripercussioni economiche, oltre che
sociali, difficilmente quantificabili. Il Regno Unito è dunque il primo Paese nella storia ad aver lasciato l’Unione europea. Il 31 gennaio 2020, a oltre 3 anni e mezzo dal referendum che nel giugno 2016 aveva sancito la volontà popolare (con il 51,8% di favorevoli) di staccarsi dall’Ue, la Union Jack, bandiera simbolo dell’ex impero britannico, è stata formalmente ammainata dalle sedi istituzionali europee. Dopo il voto di Londra e di Bruxelles, infatti, è scattata l’applicazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, che prevede l’uscita di un Paese dall’Unione. Un distacco avvenuto dopo 47 anni di alterne vicende (il Regno Unito aderì NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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nel 1973 insieme a Irlanda e Danimarca), e che comunque hanno caratterizzato la storia dell’Europa. Nel pomeriggio del 29 gennaio, quando il Parlamento Ue a Bruxelles ha approvato a larga maggioranza l’accordo di recesso, con 621 voti favorevoli, 49 contrari e 13 astenuti, io ero tra i banchi di quella Assemblea plenaria. Testimone di momenti di vera commozione, subito dopo il voto, tra i parlamentari dei partiti europeisti che intonavano il Valzer delle candele come inno alla fratellanza, e una minoranza di “Brexiter” guidati da Nigel Farage che lasciavano l’Emiciclo esultando per l’obiettivo raggiunto. Il presidente dell’Eurocamera, David Sassoli, ha detto che “non sarà un addio, ma un arrivederci”. E personalmente ho condiviso questo saluto. Tant’è, dalla mezzanotte del 31 gennaio, ora di Bruxelles, le 23 ora di Greenwich, il Regno Unito è giuridicamente diventato un Paese terzo. E, tra le mille cose da negoziare, d’ora in poi vi saranno anche le regole sugli scambi commerciali e le misure di sicurezza sui beni alimentari, che sono uno dei punti qualificanti delle politiche dell’Unione. Cardini anche del mio programma di lavoro, come rappresentante dell’Italia, nelle commissioni Agricoltura e Bilanci del Parlamento europeo. Dall’1° febbraio i 27 Paesi restanti hanno dato il via ai negoziati tecnici che, sulla carta, andranno completati in 11 mesi, entro il 31 dicembre 2020, per evitare lo spauracchio di un “No Deal” sul piano commerciale. Ma proprio questi negoziati diventano ora una scommessa e una grande incognita. L’Unione ci ha abituato a decenni di progresso e passi in avanti fatti insieme; mentre oggi, purtroppo, la ferita della Brexit rappresenta una delle pagine più buie. Per questo dobbiamo guardare subito alla nuova fase che ci attende, certamente la più difficile, per definire i termini della separazione. Fino al 31 dicembre 2020 nulla cambierà dal punto di vista delle regole tra le due sponde della Manica, per gli agricoltori e per l’intero sistema NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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Europarlamentari cantano il Valzer delle candele (Auld Langh Syne). Crediti foto: EUparl.
agroalimentare italiano ed europeo. Fino a quel momento le relazioni tra il Regno Unito e il resto dell’Europa non registreranno nuovi dazi, né nuovi contingenti. Nessun impatto anche sul riconoscimento reciproco delle rispettive eccellenze europee come Dop e Igp. L’intero comparto, e in particolare i grandi brand italiani che vengono esportati in quantità e qualità sul mercato britannico, dal Prosecco all’ortofrutta, avranno un anno per sviluppare le contromisure necessarie. Certo, in questo lasso di tempo non ci saranno difficoltà nella circolazione delle merci, ma gli 11 mesi a disposizione per negoziare un accordo con regole condivise appaiono oggettivamente molto pochi e non è escluso che nel frattempo si riesca a ottenere una proroga di questo periodo transitorio. Anche perché senza un accordo sulle future relazioni commerciali, dall’1 gennaio 2021 sarebbero ripristinati i controlli doganali e l’applicazione di dazi previsti dall’Organizzazione mondiale del commercio sui prodotti agroalimentari. Di fatto, ci troveremmo di fronte a una ‘Hard Brexit’ differita nel tempo che aumenterebbe l’incertezza. Michel Barnier, capo negoziatore Ue per la Brexit, e la sua equipe di 60 esperti in tutte le politiche comunitarie, sta lavorando senza tregua alla migliore ‘separazione’ possibile tra Londra e Bruxelles. Del resto, lo stesso Barnier, ex ministro dell’
Agricoltura francese, ha detto chiaramente che sta lavorando anche “per minimizzare l’impatto della Brexit sulla Politica agricola comune. La posta in gioco è elevata. Londra importa dall’Europa circa 40 miliardi di euro l’anno di prodotti agroalimentari, di cui 3,4 miliardi sono italiani. E di questi, il 30% è costituito da alimenti a Indicazione geografica protetta. Con un trend in continua crescita. Attualmente il Regno Unito rappresenta il quarto mercato di sbocco mondiale di ‘food&beverage’ italiano, dopo Germania, Statati Uniti e Francia. Il Regno Unito, dal canto suo, produce poco più del 50% dei prodotti alimentari che consuma. E una Brexit ‘No Deal’ si stima porterebbe a un aumento dei prezzi di quei prodotti anche del 20%, costringendo il governo di Londra a fronteggiare una profonda inflazione. Tra i prodotti più importati dal Regno Unito vi sono frutta, ortaggi, carne, cereali, uova, olio, zucchero ma anche vino, che l’Italia esporta su quel mercato per circa un miliardo l’anno. A questo punto, è chiaro che ci aspetta un periodo con sfide molto importanti per l’agricoltura e per tutto il comparto. L’unica sicurezza è che dopo la Brexit non ci sarà il vuoto, ma un’Europa sempre più sostenibile, pronta a difendere gli interessi di tutti gli europei, in particolare di un settore agroalimentare che nella Ue dà lavoro a 44 milioni di cittadini. GENTE IN MOVIMENTO
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Il Reale Albergo dei Poveri, Napoli. Crediti foto: Armando Mancini.
Ricostruzione e sviluppo: la banca europea L’Europa redarguisce l’Italia per via degli scarsi livelli di investimento nelle regioni del sud del Paese, volti ad accorciare il divario. a cura dell’On. Aldo Patriciello
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oche settimane fa Marc Lemaitre, Direttore Generale per la politica Regionale della Commissione europea, ha indirizzato una lettera al Governo italiano lamentando gli scarsi livelli di investimenti nelle regioni del sud Italia. A detta della Commissione, infatti, il nostro Paese rischia un taglio dei fondi strutturali (cioè del denaro che ogni anno l’Ue destina agli Stati membri per accorciare il divario tra le varie Regioni) se l’Italia non manterrà un adeguato livello di investimenti pubblici nel Mezzogiorno. Lemaitre ha messo nero su bianco
ciò che molti analisti, economisti e commentatori politici denunciano da tempo, e cioè che Roma ha concentrato gran parte degli investimenti al Nord, abbandonando il Sud al suo destino. I numeri, del resto, parlano chiaro. L’Italia si era impegnata con l’Ue a fare investimenti pubblici nel Sud per un valore pari allo 0,43% del Pil per il periodo 2014-2020, ma per il periodo 2014-2016 il tasso è fermo allo 0,40% e addirittura più basso per il periodo 2014-2017. Occorre, inoltre, non lasciarsi ingannare dagli zero virgola, poiché la differenza di 0,07 punti percentuali equivale a circa il 20% NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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in meno di risorse pubbliche: una cifra enorme per un territorio in cui mancano strade, autostrade, aeroporti e treni ad alta velocità. Il fatto che la Commissione europea abbia messo nero su bianco di aver trovato il livello di investimenti pubblici al sud più basso di sempre e di non conoscere nessun altro Paese che abbia una situazione così debole, la dice lunga sulla gravità della situazione. Riaffermando, tra l’altro, un principio fondamentale, e cioè che i fondi europei per il sud non autorizzano il Governo italiano a spendere di meno per il Mezzogiorno ma, anzi, devono essere aggiuntivi e non sostitutivi. Da noi, invece, per troppi anni è avvenuto il contrario, con il risultato che gli sforzi europei per accorciare il divario tra nord e sud sono stati neutralizzati dai tagli del Governo nelle Regioni meridionali. Ma tant’è. Ciò che è evidente, al di là delle valutazioni della Commissione europea e delle scelte compiute dal Governo in questi anni, è che il tema del divario tra il nord e il sud del Paese resta innanzitutto una questione politica per la quale occorre una visione, una strategia e, cosa ben più importante, una volontà ben definita. Una volontà che poco aggiunge alla grammatica di un problema di proporzioni enormi, ma che ben si presta a singole azioni in grado di spingere il sud del Paese fuori dalla periferia politica in cui è stato relegato negli ultimi decenni. E un’occasione
potrebbe venire al di fuori dalle mura domestiche, proprio in quella Bruxelles da cui è partita la lettera della Commissione europea indirizzata al Governo italiano. L’uscita della Gran Bretagna dall’ Unione Europea, infatti, oltre alle tante problematiche inerenti gli aspetti politici, economici e sociali causate dalla Brexit, potrebbe porre anche il problema di dove trasferire la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (Bers-Ebrd), la cui sede è nella capitale britannica. Una istituzione enorme e di grande importanza, che attualmente gestisce fondi e opportunità in aree delicate e rilevanti, ivi compresa quella mediterranea. Quel Mediterraneo di cui il Mezzogiorno d’Italia è senza dubbio parte integrante e la cui capitale è certamente la città di Napoli. Il capoluogo campano, per la sua storia, la sua posizione geografica e la sua cultura (basterebbe dire che lì nacque la prima cattedra di Economia politica al mondo e che la città ospita la Fondazione Banco Napoli, con il più grande e antico archivio bancario del mondo) è non soltanto la capitale del Mediterraneo ma anche del sud Italia. Ecco, dunque, che la candidatura da parte del Governo della città di Napoli quale nuova sede della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo potrebbe essere l’occasione giusta per rimettere al centro dell’agenda politica, italiana ed europea, l’importanza del ri-
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lancio del Mezzogiorno. L’idea, partita da una petizione online sul sito Change.org e sostenuta da associazioni, esponenti del mondo accademico e scrittori, ha raccolto quasi 20mila firme in poche settimane. Con una lettera indirizzata a tutti i miei colleghi europarlamentari, inoltre, ho chiesto ufficialmente il loro appoggio per dare forza e sostegno a questa richiesta, nella ferma convinzione che questo trasferimento possa rappresentare un punto di svolta decisivo, non solo per il sud del Paese ma per l’Italia in generale. Nella metropoli partenopea, del resto, è presente l’Albergo dei Poveri, un capolavoro architettonico della metà del XVIII secolo che è, ancora oggi, l’edificio pubblico più grande d’Europa con i suoi 360 metri di facciata, i 100mila metri quadri coperti e le oltre 400 stanze. Il trasferimento della sede della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo all’interno dell’Albergo dei Poveri rappresenterebbe, inoltre, un messaggio di grande attualità politica, visto che l’edificio più grande di tutte le Regge e di tutti i Palazzi d’Europa fu costruito... per i poveri. Un segnale importante, specie in tempi come quelli che stiamo attraversando, in cui la solidarietà e l’attenzione per i destini del sud del mondo, sembrano perdersi tra le derive egoistiche e nazionaliste riaffacciatesi sul ciglio della nostra storia contemporanea.
Polizza Patente Protetta In caso di ritiro della patente dei tuoi dipendenti, potrai ricevere un’indennità da 2.700 € a 18.000 €. Richiedi un preventivo gratuito: Tel. 0171 41.31.46 servizi@imprenditorieprofessionisti.it
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Trasporti: tra sicurezza e modernità I nuovi dispositivi di mobilità leggera, come i monopattini elettrici, sono la ricetta per mettere il traffico urbano a dieta. a cura dell’On. Emanuele Scagliusi
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l 2019 si è chiuso con una Legge di Bilancio incentrata sulla sicurezza stradale e la mobilità sostenibile. Siamo riusciti ad approvare diverse misure a sostegno dei trasporti del nostro Paese: dagli 828 milioni di euro per la realizzazione della Linea 2 della metropolitana di Torino al Fondo per lo sviluppo delle reti ciclabili urbane con una dotazione finanziaria di 150 milioni di euro per il triennio 2022-2024 volto a finanziare il 50% degli interventi di realizzazione da parte dei Comuni; dallo stanziamento di 20 milioni di euro per il miglioramento della catena
intermodale e il decongestionamento della rete viaria all’introduzione del Documento unico di circolazione; dai 3 milioni di euro per la concessione di contributi per il rinnovo, previa rottamazione, del parco veicolare delle imprese di autotrasporto alla modifica della percentuale di deducibilità dei costi sostenuti per i veicoli aziendali, differenziandola in ragione dei relativi valori di emissioni, sino all’introduzione di tariffe sociali per i collegamenti aerei da e per la Regione Siciliana, con un sostegno economico di 25 milioni di euro annui. Successivamente alla Manovra, abbiamo definitivamente districato NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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le criticità poste dalla parificazione dei monopattini alle biciclette nella circolazione stradale. Con l’approvazione all’unanimità di una risoluzione in Commissione Trasporti alla Camera, tutte le forze politiche hanno convenuto sulla necessità di dare slancio alla diffusione dei monopattini elettrici nelle città italiane e, al contempo, migliorare le condizioni di circolazione chiedendo al Governo di specificare meglio i termini con cui questi mezzi sono stati equiparati dal Parlamento nell’ultima Legge di Bilancio. Questi preziosi dispositivi di mobilità leggera sono già realtà in diverse città dove è partita la sperimentazione fortemente voluta dall’ex ministro Toninelli. Ora, con questa risoluzione, impegniamo il Governo a promuovere ancor di più la diffusione della mobilità sostenibile, con un occhio di riguardo alla sicurezza stradale, da sempre priorità delle nostre politiche. All’Esecutivo si richiede di sviluppare campagne di sensibilizzazione per promuovere un uso sempre maggiore, ma anche corretto e consapevole, di questi mezzi innovativi ed ecosostenibili. In particolare, per i monopattini elettrici si richiede, mantenendo l’equiparazione alle biciclette, di introdurre un’età minima per i conducenti nonché condizioni di maggiore sicurezza per il loro utilizzo, adeguando le dotazioni in condizioni di scarsa visibilità, analogamente a quanto previsto nel codice della strada per i ciclisti, e prevedendone il loro uso anche in ambìto extraurbano NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
su percorsi protetti. L’obiettivo finale è sempre quello di garantire la sicurezza stradale e diffondere la micromobilità nelle nostre città mettendo a dieta il traffico. Ulteriori novità ci saranno a breve con il ritorno del testo di riforma del Codice della Strada nell’Aula di Montecitorio, dove riprenderà la discussione parlamentare ora che è stato ottenuto il parere della Commissione Bilancio e del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Nel testo inaspriamo le sanzioni per chi si distrae alla guida con gli smartphone divenendo un pericolo per sé e per gli altri, diamo massima trasparenza sui proventi delle multe incassate dagli Enti locali e sul loro utilizzo successivo e puntiamo sulla mobilità sostenibile per rendere più vivibili le città. Eliminiamo, inoltre, le sanzioni per la mancata esibizione dei documenti di circolazione con patente (e relativi punti) e libretto che potranno essere controllati da remoto. Contestare una multa, inoltre, costerà meno e il ricorso al Prefetto potrà essere fatto per via telematica. Un testo, insomma, che mira a migliorare e rendere più moderna la mobilità nel nostro Paese, aprendo ad una nuova cultura incentrata sulla sicurezza sia per gli utenti della strada che per tutti i cittadini. La sicurezza è la stella polare di un altro molto atteso provvedimento, giunto finalmente a conclusione grazie alla firma del decreto tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministero dell’Economia
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e delle Finanza. Il decreto interministeriale disciplina le modalità di attribuzione del contributo per l’acquisto o per il rimborso di parte del costo sostenuto per l’acquisto dei dispositivi antiabbandono, obbligatorio per i bambini sotto i 4 anni d’età. Per ottenere il bonus, sarà necessario registrarsi a partire dal 20 febbraio sulla piattaforma informatica Sogei (o tramite www.mit.gov.it). Il contributo sarà erogato mediante il rilascio di un buono spesa elettronico del valore di 30 euro, valido per l’acquisto di un dispositivo, mentre chi lo ha già acquistato avrà diritto al rimborso fornendo copia del giustificativo di spesa. Dopo aver bloccato le sanzioni per gli eventuali inadempienti sino al prossimo 6 marzo, portiamo ora a compimento un atteso provvedimento volto a preservare la vita dei bambini dal rischio che un genitore possa involontariamente dimenticarlo in auto. Sicurezza e modernità, pertanto, sono le due direttrici su cui procede il lavoro parlamentare e governativo nel settore dei trasporti. Ciò nel solco di una maggiore sostenibilità ambientale che possa rendere più vivibili i Comuni, abbassando i livelli di smog che, numeri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità alla mano, comportano attualmente 90mila morti premature l’anno nel nostro Paese per patologie legate all’inquinamento atmosferico. Sogniamo un’Italia differente, moderna, sicura e green, e siamo al lavoro per rendere reale e concreto nel più breve tempo possibile. GENTE IN MOVIMENTO
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Riforma della Giustizia Lavoriamo per processi più veloci e che arrivano a conclusione per dare più fiducia ai cittadini nella Giustizia. a cura del Sen. Franco Mirabelli
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egli ultimi mesi sono stati fatti molti sforzi, intervenendo in diversi settori (sul personale, gli agenti di custodia ecc.) per mettere la Giustizia nelle condizioni di funzionare e si sono anche ottenuti alcuni risultati. Si è lavorato per una riforma del processo civile, che va valorizzata data l’importanza che riveste per il Paese, per le aziende e per la capacità di competere, e il Governo ha preparato una legge delega che andremo a discutere nei prossimi mesi, volta ad accelerare i tempi della giustizia civile. Eppure, nonostante il lavoro e gli investimenti fatti, ci troviamo ancora in un quadro che resta problematico e su cui occorre fare di più. Prima di tutto, credo che dobbiamo riflettere meglio sulla questione carceraria in questo Paese, perché c’è il drammatico problema di garantire a ogni carcere un direttore. In quest’ultimo anno, siamo tornati a una situazione di sovrappopolazione delle carceri. Abbiamo il 20% in più di affollamento delle carceri: siamo passati da 50.692 carcerati, che sono quelli che il sistema carcerario italiano può sopportare, agli attuali 60.885; cioè c’è il 20% di carcerati in più rispetto a quelli previsti (tra questi, 2.400 in più si trovano in Lombardia e 1.300 in più in Campania e in Lazio). Credo che su questo dobbiamo riflettere e la risposta non può essere solo l’edilizia carceraria. Credo che dobbiamo ragionare sul fatto che oggi in carcere ci sono 1.500 persone che sono state condannate a pene inferiori all’anno. Mi domando se qui non ci siano uno spazio d’intervento e una riflessione da fare e se non ci sia da investire anche sulle misure alternative. È giusto che vi siano più agenti, così come lo è però che ci siano più operatori che gestiscano le misure alternative, e in finanziaria si è
operato in questo senso, necessarie per dare una risposta di civiltà a questo punto. La seconda questione che desidero trattare riguarda la lotta alla corruzione. È giusto che ci siano strumenti per colpire e trovare i corrotti, però non basta ridurre tutto alle pene esemplari che rischiano anche di limitare i diritti. Non credo che sia la strada giusta: serve prevenire i reati e la strada non può essere soltanto quella di prevedere più pene e più severe. Non possiamo pensare che sia sufficiente questo e che possiamo abbassare le difese e ridurre i controlli, penso per esempio agli appalti, perché tanto c’è un deterrente, ossia che le pene solo alte. Abbiamo bisogno di colpire chi delinque ma anche di alzare le difese. Un altro tema è che servono processi più rapidi per dare più fiducia ai cittadini nella Giustizia. Oggi c’è una divaricazione tra i cittadini e la Giustizia. La Giustizia ha poca credibilità anche perché i processi durano tanto. Dentro questo ragionamento ci sta un ragionamento sulla prescrizione che non è in contraddizione. Credo, infatti, che non basti ridurre i tempi dei processi perché questo non elimina il problema di garantire che i processi arrivino a conclusione. Su questo stiamo lavorando per cercare di trovare una soluzione. La strada è difficile ma la questione va risolta. Non è, infatti, possibile che in questo Paese siano previsti processi infiniti. Lavoriamo per processi più veloci, con le con le riforme e con gli investimenti, chiedendo, a tutti gli operatori della Giustizia, però, di lavorare nello stesso senso, perché tutti dobbiamo garantire che il nostro impegno nei confronti dei cittadini sia quello di avere processi giusti e processi rapidi. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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Ripartenza: più dialogo tra le forze politiche
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assato lo stallo politico dettato dalle settimane di campagna elettorale che hanno portato alla elezione in Emilia-Romagna e in Calabria, la politica italiana ha deciso di rimettersi in movimento. Da Palazzo Chigi le ultime notizie dicono che il governo rilancerà la sua opera dandosi un’agenda di priorità: dalla riforma del fisco, con la revisione delle aliquote Irpef, alla rimodulazione dell’Iva. La “fase due” prevede un confronto che Giuseppe Conte annuncia “intenso e serrato” ma “in tempi rapidi”. Il premier ha riunito a Palazzo Chigi i capi delegazione dei quattro NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
partiti che sostengono la maggioranza per avviare l’annunciata verifica. Seguiranno subito dopo tavoli di lavoro sui singoli temi, con il coinvolgimento dei parlamentari. Ma sembra che il confronto si sia già aperto tra Dem e Cinque Stelle su temi come la modifica di quota 100 e reddito di cittadinanza. “In effetti” commenta l’onorevole Eugenio Sangregorio “la politica da un po’ di tempo sembrava ferma, oggi più che mai servono delle azioni forti che possano far decollare l’Italia. Credo che il segreto della ripartenza del Paese possa essere un maggior dialogo tra le forze politiche. Penso e mi auguro accordi per far in modo
La politica da un po’ di tempo sembra ferma: oggi più che mai servono delle azioni forti che possano far decollare il nostro Paese. a cura dell’On. Eugenio Sangregorio
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che si creino le situazioni giuste per rilanciare il nostro Paese. Serve una maggiore “responsabilità politica” da parte di tutti, mettendo da parte le rivalità, che spesso accecano le persone, per capire cosa veramente può essere utile al nostro Paese. Dal mio punto di vista credo sia necessario aiutare le imprese per garantire più posti di lavoro ai cittadini”. Non solo. “Ho sempre sostenuto che il reddito di cittadinanza, non serve a nulla dato così alle persone, andrebbero dati più soldi alle aziende in modo da creare e incentivare nuovi posti di lavoro” ha proseguito Sangregorio. “Perché la dignità dell’uomo è fondamentale, e passa sempre attraverso il lavoro, lo stipendio guadagnato seriamente e onestamente. Questo lo dico per esperienza personale perché prima di essere politico, sono principalmente un imprenditore. A mio avviso bisogna avere il coraggio di abbassare le tasse che mettono in ginocchio migliaia di imprese italiane e incentivare alle assunzioni a tempo indeterminato. Altrimenti questo fenomeno che si sta verificando negli ultimi anni di immigrazione, di giovani e di cervelli negli altri Stati, porterà l’Italia in grandi difficoltà”. Di più “L’Italia si sta trasformando in un Paese vecchio, statico, fuori dal nostro Paese c’è un’altra Italia fatta di persone che hanno deciso di trovare futuro in zone che permettono ai ragazzi un lavoro e una opportunità” ha rilanciato il leader dell’Usei. Questo dovrebbe far riflettere le nostre forze politiche. Matteo Salvini
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intervenuto in un evento a Palermo ha giustamente dichiarato: “questa emigrazione, che investe in modo profondo il Sud Italia, sta diventando una emergenza sociale. Se non riusciamo a bloccare questo flusso sarà un problema per gli ospedali, le scuole e le questure. Ci stiamo lavorando, prevedendo dei fondi ad hoc per favorire l’immigrazione di ritorno, anche di figli e nipoti di italiani emigrati”. Per altro anche i pensionati stanno scappando dall’Italia per recarsi in luoghi dove la pensione ha un valore economico maggiore. Le troppe tasse che strozzano gli italiani pesano a tutti. Come capo gruppo del gruppo misto all’interno della Commissione Finanze ogni giorno cerco di far capire ai miei colleghi che è necessario ridurre la tassazione per permettere agli italiani di arrivare con maggiore facilità alla fine del mese, senza strozzarli o impoverirli. È fondamentale trovare soldi per aiutare le imprese a uscire da questo stallo economico e, perché no, incentivare anche l’internazionalizzazione. Non intesa come chiudere in Italia per aprire in zone considerate “paradisi fiscali”, ma portare il proprio Know How all’estero, cooperare con altri Paesi per rendere economicamente più solide le sedi italiane e garantire ai lavoratori il posto di lavoro. Ma per fare tutto questo le forze politiche italiane dovrebbero confrontarsi senza litigi e avere coraggio di cambiare veramente le cose. A volte bisognerebbe mettere da parte qualsiasi
colore politico e pensare solo al bene della gente”. Il punto di vista di Sangregorio è preciso e puntuale, senza lasciare spazi a interpretazioni: “Io ho una azienda e da imprenditore spesso faccio scelte di coraggio pensando al bene di tutti i miei dipendenti. Certo se andiamo ad analizzare in questo momento storico la nostra politica italiana, siamo governati da una coalizione che nelle ultime elezioni ha dimostrato di non avere i numeri necessari. La regione Emilia, storica rocca forte della sinistra, è rimasta l’unica regione nelle ultime elezioni, del centro sinistra. Ma quello che più ha lasciato perplesso il mondo della politica è stato che il Movimento Cinque Stelle da primo partito italiano si è ridotto all’ultimo e questo sicuramente deve far riflettere. L’elettorato, soprattutto quello del sud che durante le politiche lo aveva premiato, adesso ha decisamente ridotto i consensi. Dal mio punto di vista ora questo governo deve stare molto attento a non fare passi falsi, dovrà impegnarsi al massimo altrimenti rischia, oltre che le elezioni anticipate, di far sparire completamente parte delle forze politiche che lo compongono. Il centro destra, in particolare la Lega, si sta rafforzando sempre di più. Anche Fratelli d’Italia ha dimostrato una crescita di elettorato non indifferente. Perciò il nostro Paese, oggi più che mai, ha bisogno di un forte scossone che riattivi la forza politica ed economica di un tempo, l’Italia non deve essere il fanalino di coda di un’Europa che cerca di schiacciarla ma deve tornare a primeggiare. Siamo un Paese fatto di storia, cultura, cibo, moda, paesaggi meravigliosi e zone turistiche che ci invidiano in tutto il mondo. Dobbiamo amare di più la nostra Italia cercando di valorizzarne i punti di forza. Da anni vivo all’estero e posso confermare che noi “italiani all’estero” amiamo questo Paese da un certo punto di vista forse di più di chi ci vive ogni giorno. Perché il ricordo che abbiamo dell’Italia ci riempie ogni giorno il cuore di grande orgoglio”. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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La paladina della montagna
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onostante sia nata a Viareggio, Simona Vietina, Parlamentare di Forza Italia e Sindaco di Tredozio, piccolo Comune in provincia di Forlì-Cesena arroccato sull’Appennino tosco-romagnolo, è stata conquistata dall’indiscusso fascino della montagna tanto che a Roma si è meritatamente guadagnata il titolo di “paladina della montagna”. Classe 1970, una laurea in Scienze dell’Educazione e un passato da docente alle scuole superiori, Simona Vietina è l’espressione della politica al servizio del cittadino e del territorio: già primo cittadino di Tredozio (riconfermata nella tornata elettorale NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
del 2019 con oltre il 72% dei consensi), non ha esitato ad accettare la sfida del parlamento grazie ad un trionfale risultato nelle elezioni 2018 dove ha conquistato la vittoria nel collegio uninominale di Cesena alla Camera. Il suo obiettivo, dichiarato fin dal primo momento, è chiaro: “combattere lo spopolamento delle bellissime aree montane intensificato dalla desertificazione commerciale. Per ottenere questo risultato, è necessario creare delle zone libere da ogni tassa per ridare vita alle piccole attività, ai negozietti, agli artigiani. Questo è il punto del programma di Forza Italia che mi sta più a cuore”. Un intento nobile che Simona Vietina
Simona Vietina, nella duplice veste di parlamentare e sindaco di Tredozio (FC), combatte lo spopolamento della montagna. Intervista all’On. Simona Vietina, a cura della Redazione
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ha perseguito con tenacia a colpi di interrogazioni, mozioni, levate di scudi e impegno in prima linea, non trascurando neppure di “sporcarsi letteralmente le mani” per stare a fianco dei suoi concittadini. Esemplare, in tal senso, è stata la mattina in cui, indossati stivali e impermeabile, si è prodigata nella pulizia del paese dalle conseguenze di una grave alluvione che ha colpito Tredozio nel 2018. “Il mio impegno per la montagna nasce da un mix di amore per il territorio che mi ha scelta e accolta come primo cittadino e di amarezza nel vederlo progressivamente impoverirsi: imprese che chiudono, scuole che non aprono classi per mancanza di bambini, eccellenze che scompaiono o finiscono nel dimenticatoio a causa della mancanza di infrastrutture adeguate a supportarle. Nel corso degli anni i comuni montani sono stati oggetto di un gravissimo spopolamento al quale si è cercato di porre rimedio con una serie di interventi animati da buona volontà ma privi di una strategia organica. Slegate fra loro, le diverse iniziative che vanno dal Fondo Nazionale Integrativo per i comuni montani, alla Strategia Nazionale per le aree interne, alle misure per le opere pubbliche nei piccoli comuni tra il 2013 e il 2020, fino ad arrivare a quanto previsto nella legge di bilancio 2020, hanno fallito nell’intento di fermare il declino economico e sociale che ha investito le zone montane. Per ovviare a questa mancanza di organicità, ho proposto in tempi recenti sia l’istituzione di un Ministero per la montagna che un Disegno di Legge che permettesse un approccio metodico e organizzato al problema. In attesa della calendarizzazione ormai prossima della discussione sulle mie proposte, il 28 gennaio ho avanzato una mozione sul tema delle aree montane che è stata approvata all’unanimità”. Occorre quindi un sostegno concreto alla montagna: “creare occasioni di rilancio per il territorio montano è imprescindibile dal potenziamento dei servizi fondamentali come il 28
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trasporto pubblico e il sistema distributivo commerciale. La costante emorragia di imprese ma soprattutto di persone che sta progressivamente impoverendo le comunità. È compito delle istituzioni porre in atto strategie concrete per non disperdere la ricchezza di questi territori, fatta di risorse naturali, ambientali, paesaggistiche e culturali, un vero e proprio tesoro, unico e impareggiabile, che può essere salvaguardato solo evitando lo spopolamento di aree nelle quali la presenza umana si rivela fondamentale. Una presenza che può essere garantita solo con interventi di concreta agevolazione, che si discostino dall’assistenzialismo a pioggia di risorse una tantum, limitate e il cui accesso appare anche difficoltoso per i piccoli imprenditori di montagna. Da tempo ho presentato una proposta di legge contro lo spopolamento delle comunità montane: la proposta di legge 866 che mi vede come prima firmataria, vuole essere uno strumento concreto di sostegno e rilancio del territorio montano e, in particolare, di quelle aree a rischio di desertificazione. Una proposta che mira a garantire agevolazioni fiscali alle imprese già esistenti mediante l’istituzione di zone a fiscalità di vantaggio e ad attrarre nuovi investimenti attraverso riduzioni fiscali per le cosiddette zone franche montane. Tali agevolazioni, nell’ottica di incentivare il ripopolamento delle aree montane marginali, sono destinate a quelle attività e imprese, anche agricole, il cui personale dipendente, almeno per l’85%, risieda nelle zone o nei comuni di riferimento e per i quali l’agevolazione viene concessa. L’obiettivo è attrarre nuovi investimenti e creare nuova occupazione, producendo conseguentemente un maggiore benessere economico e sociale, arrestando lo spopolamento, nonché tutelando e salvaguardando il complesso delle tradizioni culturali, enogastronomiche e imprenditoriali del nostro Appennino e delle aree montane. Sono previste anche nuove forme di contributo per il trasporto pubblico per agevolare i comuni,
anche piccolissimi, che non riescono, o vi riescono con grandi difficoltà, a far fronte a tale spesa a causa di bilanci particolarmente ridotti”. Una prima vittoria importante è stata conquistata grazie all’approvazione di una mozione che ha impegnato il Governo, alla fine di gennaio, su molti fronti: “a partire dalla piena attuazione alla legge n. 158 del 2017 ‘Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni’, dotandola di risorse adeguate, al fine di consentire il perseguimento delle finalità in essa previste, a prevedere la costituzione di fondi per incentivare la residenza nei piccoli comuni, valutare la possibilità di istituire zone montane a fiscalità di vantaggio, in linea con quanto previsto anche dal mio Disegno di Legge. Altri temi cruciali presenti nella mozione sono poi la tutela del paesaggio montano, non solo come elemento necessario per la qualità della vita dei cittadini, anche valutando l’utilizzo a tale scopo di parte delle risorse previste per il Green new deal dalla Legge di bilancio per il 2020 e l’erogazione di risorse volte a favorire l’insediamento di giovani imprenditori nelle aree marginali, agricole e montane del Paese”. “Un’altra vittoria importante è l’introduzione di specifiche misure di welfare per le aree montane, migliorando le finalizzazioni delle risorse della Strategia nazionale per le aree interne e ridefinendo a livello nazionale i criteri di inclusione nelle aree di intervento, al fine di evitare disparità di trattamento ed esclusioni, derivanti da criteri di selezione aggiuntivi adottati dalle Regioni, com’è accaduto in Emilia Romagna. A ciò si aggiungono misure per il superamento del digital divide nelle aree montane e per l’incentivazione e la tutela dell’agricoltura nelle aree marginali e disagiate”. La battaglia per la montagna è ancora lunga ma oggi ogni comune montano d’Italia sa di poter contare su una paladina pronta a difenderlo e che non esiterà a dare il massimo affinché la montagna, torni a brillare come merita. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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Una legge per la parità salariale
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uello della parità salariale fra uomo e donna è un tema al quale avvicinarsi con rispetto. Rispetto per quelle donne che nel ‘900, entrate nell’industria di massa, hanno iniziato a lottare per questo diritto, contro quella cultura arcaica che le voleva sottopagate rispetto agli uomini, solo perché donne. Rispetto per chi lo ha portato nelle istituzioni, come Tina Anselmi, il Ministro che con la legge 903/1977 stabilì per la prima volta, attuando un principio costituzionale, il pieno diritto della donna ad avere la stessa retribuzione degli uomini, a parità di mansione e di salario. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
Con questa consapevolezza ho voluto affrontare la necessità di rafforzare quel diritto oggi, a decenni di distanza, quando ancora non siamo riusciti a renderlo pienamente effettivo. Secondo il più recente rapporto ANPAL, le donne in Italia percepiscono in media il 7,7% in meno degli uomini, con punte che sfiorano il 20% nel settore privato, e proprio in quelle mansioni che richiedono più competenze e responsabilità. Una donna che dopo aver avuto un figlio torna al lavoro, vent’anni dopo avrà lo stipendio più basso di una donna che non lo ha avuto. Per questi motivi dobbiamo tornare a parlare di parità
Ancora oggi c’è la necessità di rafforzare il diritto della donna ad avere la stessa retribuzione degli uomini, a parità di mansione e salario. a cura dell’On. Chiara Gribaudo
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salariale, come parte indispensabile della battaglia per le pari opportunità. È stato il lavoro, nel secolo scorso, il primo mezzo di emancipazione delle donne ed è il lavoro ancora oggi a determinare le discriminazioni e le disuguaglianze che impediscono la libera scelta di coniugare lavoro e famiglia, così come la possibilità di raggiungere l’indipendenza economica e la realizzazione personale. Per questo, una parte consistente del Codice per le pari opportunità del 2006 è dedicato proprio alla parità sul luogo di lavoro, ed è proprio quel codice che propongo di andare a toccare per migliorare la condizione salariale femminile. Già oggi, le imprese italiane sopra i 100 dipendenti devono redigere un rapporto, su schema indicato dal Ministero del lavoro, nel quale riportare una serie di dati sulle pari opportunità nelle loro aziende. Non è dato sapere quali aziende presentano il rapporto, né quante vengono sanzionate per mancata presentazione. Eppure questi dossier rappresenterebbero uno strumento
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formidabile per le consigliere di parità di ogni livello territoriale, alle quali già oggi le lavoratrici possono rivolgersi per ottenere i loro diritti. Così ho scelto di partire proprio da lì, inserendo nel Codice un principio che è alla base di tutti i maggiori interventi europei su questo tema: il principio della trasparenza. Lo hanno adottato in Germania, nel Regno Unito, in Islanda, e ha il merito di colpire chi viola la parità salariale innanzitutto dal lato della reputazione, che oggi è tra i beni più preziosi per qualsiasi azienda. La trasparenza vogliamo applicarla così: 1) rendendo pubblico l’elenco delle aziende che hanno trasmesso il rapporto e delle aziende che non lo hanno trasmesso; 2) inserendo la possibilità per i dipendenti di consultare, nel rispetto della privacy, il proprio rapporto aziendale; 3) dando la possibilità di redigere il rapporto anche alle aziende sotto i 100 dipendenti, su base volontaria. Alla trasparenza sommiamo: il controllo, effettuato da parte dell’
Ispettorato nazionale del lavoro; la sanzione, che diventa certa e seria dopo 12 mesi di inottemperanza, con la revoca degli sgravi fiscali e previdenziali; la certificazione, un “bollino rosa” da assegnare alle aziende che rispettano tutti i parametri del rapporto, per incentivare le buone pratiche. Infine, vogliamo dare un ruolo riconosciuto alla Consigliera Nazionale di Parità, invitandola a presentare ogni due anni un rapporto complessivo al Parlamento. Certo, non è finita qui: quella che dobbiamo giocare è soprattutto una battaglia culturale nel Paese. Per questo vorrei che questo testo, già condiviso con più forze politiche, fosse l’input per una discussione larga, non solo dentro ma soprattutto fuori dalle Aule Parlamentari. Perché la parità salariale, così come i tanti diritti del lavoro ancora non pienamente riconosciuti alle donne, vivrà e sarà attuata solo se riusciremo a far percepire il suo valore nel quotidiano, a renderla una sfida collettiva, un principio di giustizia sociale indispensabile.
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Limite all’utilizzo del contante: una minaccia?
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toricamente le piccole e medie imprese sono l’anima e l’eccellenza del nostro Paese. L’economia italiana si regge da sempre su queste realtà, inserite nei più disparati settori economici e sociali che ogni giorno operano per muovere l’economia nazionale caratterizzata proprio da questo nugolo di soggetti che rappresentano la nostra forza a livello mondiale. Una tale ricchezza andrebbe valorizzata, supportata e aiutata, tuttavia sembra che l’attuale Governo voglia, invece, colpire proprio artigiani, piccoli imprenditori e liberi professionisti colpevoli, a quanto pare, NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
dell’alto tasso di evasione fiscale nel nostro Paese. Recentemente, infatti, il Governo ha approvato l’introduzione del limite all’utilizzo del contante abbassandolo a 2.000 euro nel 2020, per poi applicare una riduzione maggiore nel 2022 portando il limite a 1.000 euro. Dietro la storica battaglia contro l’evasione fiscale, quindi si cela una dura lotta contro gli italiani considerati come evasori seriali e non, invece, come importante risorsa per il nostro Paese. Occorre evidenziare inoltre che questo tipo di disposizioni non generano risultati apprezzabili in
Dietro la storica battaglia contro l’evasione fiscale si cela una lotta contro gli italiani considerati come evasori seriali. a cura dell’On. Antonio Rinaldi
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termini di lotta all’evasione, ma solo disagi e incrementi dei costi per consumatori, professionisti e imprese. Inoltre, lo scorso dicembre anche la Banca Centrale Europea è intervenuta con forza sull’argomento chiedendo al Governo italiano chiarimenti sui rischi sociali ed economici che la disposizione avrebbe potuto generare al momento della sua entrata in vigore. Tuttavia, il Governo M5S-PD ha ignorato i dubbi provenienti da Francoforte ed ha confermato la disposizione, non curandosi delle possibili ripercussioni negative sull’economia italiana già in crisi. In questo clima, l’opposizione, e in particolare la Lega, ha fatto sentire la sua voce non solo a livello nazionale, ma anche a livello europeo, per evitare l’introduzione della norma che rappresenta l’ennesimo tentativo da parte della sinistra di vessare le imprese italiane di piccole e medie dimensioni senza, di contro, risolvere rilevanti questioni di competenza tributaria in capo alle grandi società del web e alle multinazionali. La Lega ha, infatti, presentato una interrogazione urgente alla Commissione europea per avere un parere sulla manovra del Governo italiano, per la quale ancora si attende una risposta. Non dimentichiamo, infatti, che
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prima di intervenire sul limite al contante, sarebbe opportuno intervenire nel limitare il costo dell’ utilizzo dei pagamenti elettronici imposti dalle Banche e dalle multinazionali dei servizi di pagamento per poi, eventualmente, imporre un limite all’utilizzo del contante. Non si può negare, infatti, che quest’ultimo rappresenta uno strumento fondamentale di inclusione economica, in particolare per determinate categorie della popolazione. È bene ricordare, inoltre, che nel 2015 la direttiva europea n.849 aveva fissato un limite pari a € 10.000 per gli scambi in contanti. Tale limite può essere considerato più che accettabile ai fini di una reale lotta al riciclaggio di denaro e all’evasione fiscale, attività attuate principalmente dalle organizzazioni criminali. Il punto della questione, infatti, non è solo specifico ma di portata generale. Per far ripartire l’economia italiana è necessario non sovraccaricare di oneri e limiti le imprese, ma è necessario aiutarle semplificando la gestione quotidiana e la burocrazia, al pari delle altre grandi economie europee e mondiali. Il rapporto tra contribuente e Stato dovrebbe essere un rapporto di reciproca fiducia e di sostegno, al fine di valorizzare l’enorme patrimonio
imprenditoriale del nostro Paese e facilitare la generazione di ricchezza e benessere. Questa lotta contro i piccoli imprenditori e professionisti mina l’intera economia italiana, anche in ragione di limiti e rigidità di bilancio pubblico imposte dalla Commissione Europea che con la sua politica dell’Austerity ha bloccato la nostra crescita ormai da troppi anni. Per quanto la lotta all’evasione fiscale sia dovere di ogni governo, dovrebbe essere altrettanto doveroso e prioritario proteggere le nostre imprese dalle continue vessazioni alle quali sono sottoposte, sia in termini di tasse e imposte, sia in termini di limiti e burocrazia. Inoltre, è bene evidenziare che il limite al contante, così come disegnato dal nostro attuale Governo, non è presente in Paesi “modello” come Germania e Olanda i cui sistemi economici, peraltro, si reggono sulle grandi industrie e sui grandi capitali. Con manovre di questo tipo il Governo giallo-rosso rischia di paralizzare l’economia italiana e le imprese oneste: se queste sono le soluzioni del Presidente Conte e dei suoi ministri per risollevare il Paese, allora consigliamo un ripasso delle nozioni base di Macroeconomia nell’interesse dell’Italia e degli italiani.
CRESCONO I PAGAMENTI ELETTRONICI In Italia, Paese storicamente diffidente verso i metodi di pagamento elettronico, nell’ultimo periodo si è vista una crescita dell’utilizzo di strumenti digitali, arrivati a rappresentare un terzo dei pagamenti effettuati. Complice anche l’aumento degli acquisti sui siti di e-commerce, si stima che il totale complessivo di spesa compiuta attraverso i nuovi sistemi di pagamento digitale potrebbe superare i 125 miliardi di euro già nel 2021. Tuttavia, nonostante gli italiani usino sempre di più la carta, di credito o debito, “la crescita non risulta ancora sufficiente per permettere all’Italia di scalare la classifica europea, ben lontana dai Paesi più performanti come Danimarca, Svezia e Regno Unito, che
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registrano oltre 300 transazioni pro capite all’anno” dichiara Alessandro Perego, Responsabile Scientifico degli Osservatori Digital Innovation Politecnico di Milano. Sono soprattutto i pagamenti attraverso il cellulare a essere cresciuti, segnando addirittura un +650% nel 2018 e raggiungendo i 530 milioni di euro di transazioni totali. Aumenta non è soltanto la somma della spesa, ma anche il numero di utilizzatori. Se vi state chiedendo in quali ambiti gli italiani utilizzino maggiormente le app sul telefono come metodo di pagamento, ai primi posti ci sono: parcheggi, biglietti dei mezzi pubblici, taxi e servizi di car e bike sharing, quest’ultimi raggiungendo un totale di 90 milioni di euro, confermano una crescita del 49%.
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Il lavoro e le tutele ai tempi del Coronavirus Le assenze dal lavoro per l'emergenza sanitaria del Covid-19: come deve comportarsi il datore di lavoro e quali diritti per il dipendente. a cura della Redazione Fonte: Fondazione Studi CDL
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n piena emergenza da Coronavirus per il nord d’Italia, Secondo Sandiano, Presidente dell’ANCL Imperia, e Roberto Bracco, del Consiglio Nazionale Consulenti del lavoro, consigliano agli imprenditori di leggere l’approfondimento diffuso dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro in materia di “assenze dal lavoro per Coronavirus” per capire come affrontare la situazione. Nel documento curato da Rosario De Luca, Presidente della Fondazione, si analizzano alcuni casi di assenza dal lavoro, alla luce dei decreti-legge emessi per il contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, che
assegnano ai Ministri ampi poteri di intervento straordinario per delimitare le potenziali occasioni di diffusione dei focolai. Il primo caso approfondisce l’assenza da lavoro causata dall’ordine della pubblica autorità. In questo caso il lavoratore è impossibilitato a recarsi al lavoro per cause indipendenti dalla propria volontà finalizzate alla tutela della salute pubblica. Pertanto, resterà a casa continuando a percepire lo stipendio. Quando possibile, il dipendente potrà svolgere il proprio lavoro da remoto, il cosiddetto smart working, anche in assenza dell’ accordo tra le parti normalmente previsto. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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Un’altra possibilità è il divieto di accesso a una determinata zona che comporta la sospensione delle attività lavorative delle imprese presenti all’interno dell’area e per i lavoratori ivi residenti. Come nel caso precedente, essendo l’azienda stessa impedita dal provvedimento dell’autorità pubblica, permane il diritto alla retribuzione del lavoratore pur in assenza dello svolgimento della prestazione. Informiamo che, per venire incontro alle imprese venutesi a trovare in queste situazioni, i Consulenti del Lavoro hanno richiesto l’emanazione di un provvedimento normativo che preveda strumenti di integrazione salariale, come la Cassa Integrazione Ordinaria, per poter sostenere il costo del lavoro dei propri dipendenti. Invece, nel caso in cui il lavoratore venga posto in quarantena con sorveglianza attiva dai presìdi sanitari per manifesti sintomi della malattia, l’evento è assimilabile ai casi di ricovero per altre patologie o interventi. Pertanto, la sua è da considerarsi assenza per malattia, con le rispettive tutele per la salute e la garanzia del posto di lavoro normalmente previste. Nel caso in cui una persona si ponga in quarantena volontaria poiché rientrata ad esempio dall'estero, comunicandolo alle autorità competenti, come previsto dal decreto-legge, sarà sottoposta a permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva. Di conseguenza, il lavoratore sarà considerato assente dalla prestazione lavorativa obbligata dal provvedimento amministrativo.
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SMART WORKING: I LAVORATORI OCCUPABILI I lavoratori dipendenti italiani potenzialmente occupabili in smart working (manager e quadri, professionisti, tecnici e impiegati d’ufficio) sono 8 milioni 359 mila. Se ad un terzo di questi fosse concessa la possibilità di lavorare saltuariamente o stabilmente in modalità “agile”, si raggiungerebbero i 2 milioni 758 mila. Questa modalità di lavoro, portata al centro dell’attenzione dall’emergenza Coronavirus è largamente diffusa in Europa, ma ancora molto poco in Italia. Secondo i dati Eurostat nel 2018, l’11,6% dei lavoratori europei alle dipendenze di imprese o organizzazioni pubbliche praticava smart working, lavorando da casa saltuariamente (8,7%) o stabilmente (2,9%), grazie alle opportunità messe a disposizione delle nuove tecnologie. In Italia la percentuale si ferma al 2% (solo 354 mila lavoratori dipendenti), risultando non solo la più bassa d’Europa (poco sopra Cipro e Montenegro), ma anche la più distante da Paesi come Regno Unito (20,2%), Francia (16,6%) o Germania (8,6%). Per non parlare di quelli del Nord Europa, dove la quota di lavoratori che possono lavorare da casa anche con flessibilità oraria sale al 31% in Svezia e Olanda, 27% circa in Islanda e Lussemburgo, 25% in Danimarca e Finlandia. Nel nostro Paese, nonostante la legge sul lavoro agile (L. 81/2017) abbia introdotto elementi di flessibilità organizzativa nel mercato del lavoro italiano che, sfruttando le opportunità offerte dalle nuove tecnologiche, consentono di coniugare gli obiettivi di efficienza e produttività aziendale con il benessere del lavoratore, il numero dei dipendenti coinvolti è ancora estremamente basso. Per quale motivo? Nella maggior parte di casi la motivazione è dettata da una diffidenza verso soluzioni organizzative innovative, che facciano della cultura del risultato il baricentro del modello gestionale. Il lavoro agile rappresenta un vero e proprio modello organizzativo per le aziende e necessita di un approccio e di strumenti gestionali diversi da quelli ordinari o emergenziali”, evidenzia il Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca. “Se da un lato sono evidenti i benefici per il dipendente che lavora da casa in termini di conciliazione vita privata e lavoro, riduzione dei tempi e dei rischi legati allo spostamento casa-lavoro, dall’altro lato, l’adozione di questo modello implica da parte delle aziende uno sforzo organizzativo rilevante in termini di investimento tecnologico; revisione dei processi di lavoro, formazione e valutazione dei dipendenti e soprattutto il superamento delle naturali diffidenze che possono sussistere da parte del management e degli stessi lavoratori”.
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Lotta all’antisemitismo per le generazioni future Tra le persone serpeggia tutt’oggi lo spirito di terrore e mancanza di fiducia nei confronti dello “straniero” e del “diverso”. a cura dell’On. Virginia Villani
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itemi, dov’era Dio ad Auschwitz? Molti se lo sono chiesti anni dopo l’orrore della Shoah. Alcuni ancora oggi non sanno spiegarsi nemmeno dove fosse l’uomo, diventato bestia e nemico dello straniero al punto tale da commettere alcuni dei peggiori crimini della Storia dell’umanità. I campi di concentramento sono stati teatro della vergogna di atrocità senza limiti: violenze, costrizioni, fame, maltrattamenti, esperimenti scientifici su esseri umani che diventavano cavie. Tutto celato dalla dicitura “Arbeit macht frei”, il “Lavoro rende liberi” all’ingresso dei lager: spazi simbolo
di un genocidio su cui ancora oggi dobbiamo interrogarci. C’è chi sostiene che l’Olocausto non sia mai esistito, chi ancora nega l’evidenza del male di quegli anni. Una scelta ancora più riprovevole di quelle fatte in passato: per non dimenticare, il 27 gennaio celebriamo il Giorno della Memoria, per commemorare le vittime dell’ Olocausto. Dei cinquanta milioni di morti della Seconda Guerra Mondiale, sei milioni furono Ebrei sterminati nei campi di concentramento nazisti: uomini, donne, vecchi, bambini, furono dapprima perseguitati con le leggi di discriminazione razziale, poi raccolti e segregati, in modo metodico e NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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sistematico, nei lager, marchiati con un numero, come se fossero animali. Infine, furono lasciati morire di fatiche e di stenti. Molti furono uccisi nelle camere a gas. Intere comunità furono cancellate. Ancora oggi, 75 anni dopo la scoperta degli orrori dello sterminio nazista, il virus dell’antisemitismo persiste con pervicacia, riesumando da un lato vecchi stereotipi e pregiudizi sugli ebrei e dall’altra producendo nuove farneticanti falsità storiche. Tra le persone serpeggia tutt’oggi lo spirito di terrore e mancanza di fiducia nei confronti dello “straniero” e del “diverso”. Per cercare di abbattere questo muro nel corso di questi anni sono state messe in campo campagne governative volte a combattere ignoranza, paura indotta e divisioni. In tal senso, c’è ancora molto da fare ma le Istituzioni non devono mai smettere di dare il giusto esempio. Lo scorso 27 gennaio, il Consiglio dei Ministri, in occasione della Giornata della Memoria, ha ribadito l’impegno a promuovere e a rafforzare la memoria dell’Olocausto e a contrastare l’antisemitismo in tutte le sue forme. A tale scopo il Governo fa riferimento al documento Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) sull’antisemitismo, di cui si è già approvata la definizione, quale punto di partenza per un percorso di ricognizione delle espressioni e delle condotte di antisemitismo. Personalmente, anche da dirigente scolastica sono sempre stata molto attenta al tema dell’Olocausto, vivendo la Giornata della Memoria a scuola, insieme ai miei studenti, come un momento importantissimo di costruzione di una cultura identitaria e sulla conoscenza di fatti storici innegabili, incontestabili e di certo, vergognosi. Da Deputata della Repubblica Italiana, quest’anno, per il 75esimo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz e il 20esimo dall’istituzione della ricorrenza, ho partecipato alla manifestazione organizzata a Campagna dalla Prefettura di Salerno insieme alle NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
scuole del territorio. La cerimonia si è svolta nella cattedrale cittadina, alla presenza delle autorità e di varie rappresentanze scolaresche della provincia di Salerno che hanno esibito dei progetti a tema. Leggere i 400 nomi dei deportati nei Lager di Campagna impressi nel freddo ferro del Memoriale realizzato in occasione della Giornata della Memoria è stato per me, motivo di forte emozione e commozione. Un momento per ricordare una delle pagine più orribili della nostra Storia, affinché tragedie del genere non accadano mai più. Significativa è stata anche la cerimonia di conferimento delle medaglie d’onore alla memoria a Antonio Capozzoli e Giuseppe Robertazzi, due internati in Germania dal 1943 al 1945. Infatti, Campagna fu teatro delle vicende umane e professionali di monsignor Giuseppe Maria Palatucci, vescovo della Diocesi di Campagna dal 1937 al 1961, e del nipote Giovanni Palatucci, ultimo Questore di Fiume durante l’occupazione nazista. La loro opera consentì di salvare la vita a numerosi ebrei e a tanti perseguitati. Non è un caso che la città è croce d’oro al valore civile e viene chiamata “Città dei giusti”. Un barlume di speranza nel Medioevo dell’Umanità che colpì l’Europa negli anni della Seconda Guerra Mondiale. La storia di pochi piccoli uomini che fecero quanto in loro potere per salvare vite umane, per fare la differenza. Nonostante le testimonianze così toccanti di questi anni, i
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racconti scioccanti dei sopravvissuti e i documenti storici sull’orribile tragedia dell’Olocausto, la nostra Europa ha ancora molto da imparare da un punto di vista culturale. Nel 2019, la Commissione europea ha pubblicato i risultati della più ampia indagine sull’antisemitismo mai realizzata a livello continentale: su 27.634 ebrei europei intervistati nei 28 Paesi membri, l’89% ritiene che l’antisemitismo sia cresciuto in maniera significativa negli ultimi cinque anni. Come ha sostenuto Primo Levi, è necessario che la memoria dell’ Olocausto non muoia, ma passi di generazione in generazione, nessuno deve dimenticare le atrocità del sistema nazista e tutti devono riflettere sul pericolo, sempre ricorrente, che i principi del razzismo tornino ad avere il sopravvento e producano di nuovo le barbarie dei lager. È per questo che è importante che ci si allarmi alla constatazione che il nostro mondo è ancora così poco sensibile sul tema. Nonostante il lavoro di moralità fatto da legislatori, docenti, scrittori, registi e cantautori, la mole di parole d’odio che rimbombano anche sulla lente di ingrandimento del web e dei social network rischia oggi di coprire il peso del silenzio di un popolo sterminato. Un silenzio che noi dobbiamo rispettare e ricordare: abbiamo il dovere di combattere l’odio con la cultura e reagire con azioni concrete contro l’antisemitismo e il razzismo, per il bene delle future generazioni. GENTE IN MOVIMENTO
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Dantedì: una giornata per Dante Alighieri Riconosciuta dagli studiosi come probabile data di inizio del viaggio del Sommo Poeta, dal prossimo anno il 25 marzo sarà festeggiato il Dantedì. a cura dell’On. Michele Nitti
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partire dal 2021, anche Dante Alighieri avrà la sua giornata celebrativa: il 25 marzo di ogni anno il nostro Paese celebrerà il Sommo Poeta con una giornata nazionale dedicata alla sua memoria. Così ha deciso il Consiglio dei Ministri nella seduta di venerdì 17 gennaio, approvando la direttiva istitutiva del giorno per il Poeta, a seguito della mozione a mia prima firma votata all’unanimità dalla Camera dei Deputati lo scorso 5 novembre. A Dante è universalmente riconosciuto il merito di aver fondato una visione di umanità e di aver rappresentato un simbolo (probabilmente il principale)
della cultura “italiana”, molto prima dell’unità politica dell’Italia stessa. Pare si contino, attualmente, ben 1.540 saggi su Dante, contro i 347 su Manzoni e i 331 su Leopardi, a dimostrazione di quanto Dante rappresenti, più di chiunque altro, la nostra identità civile, culturale, linguistica e letteraria, e di quanto fosse inspiegabile che il nostro Paese non avesse una giornata in cui celebrarlo e ricordarlo, facendolo rivivere nelle scuole, nelle università, nelle piazze, nei teatri e nelle biblioteche. A me piace immaginare che questa giornata possa essere vissuta proprio così: come un momento di festa, magari anche oltre i confini nazionali, NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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attraverso gli istituti italiani di cultura all’estero. L’invito, insomma, non è solo a festeggiare Dante, ma, tramite lui, anche la nostra cultura e la nostra lingua, stimolandone la conoscenza, la lettura e la diffusione. La proposta di istituire il “Dantedì” era stata lanciata dal giornalista Paolo Di Stefano sulle colonne del Corriere della Sera lo scorso 24 aprile, e aveva da subito raccolto un’adesione impressionante: studiosi, intellettuali, professori universitari, l’Accademia della Crusca, la Società Dante, la Società dantesca, l’Associazione degli italianisti, tutti uniti nel sottolineare l’importanza di fissare un momento per ribadire l’immenso contributo dato da Dante allo sviluppo della lingua italiana, alla storia politica e civile del nostro Paese. Forte di tale convergenza, lo scorso agosto mi sono attivato personalmente affinché, insieme con gli altri colleghi deputati, si presentasse e calendarizzasse una mozione d’Aula, che è il principale strumento di indirizzo politico in possesso del Parlamento, per impegnare il Governo a istituire il Dantedì. Il Ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo si è attivato fin da subito per interloquire con le varie associazioni e farle convergere su una data, in vista delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte del Poeta che cadranno, appunto, nel 2021. Il 25 marzo, riconosciuta dagli studiosi come probabile data di inizio del viaggio di Dante nell’Aldilà, ha prevalso sulle altre ipotesi in campo anche per la sua collocazione più felice all’ interno del calendario scolastico. É, difatti, principalmente alle scuole e ai nostri ragazzi che questa giornata deve guardare. La recente pubblicazione dei dati dei test Invalsi ha infatti evidenziato delle criticità, soprattutto in alcune regione italiane, in merito alla comprensione dei testi da parte dei nostri studenti. È del resto proprio la lettura la base della comprensione e della conoscenza di Dante, e il nostro auspicio è che il Dantedì diventi occasione per far scoprire canti che normalmente non si studiano a scuola, diffondendone la NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
conoscenza con incontri sul territorio, in scuole e in città di provincia, come proposto dal professor Serianni, ordinario di storia della lingua italiana a La Sapienza di Roma. Ma la crisi profonda vissuta dalla nostra lingua va ben al di là delle mura scolastiche. Secondo il “Grande dizionario italiano dell’uso” di De Mauro, gli italiani hanno a disposizione circa 270.000 termini. Eppure, sempre secondo i linguisti, non ne usano più di 5mila. Se da un lato, quindi, il vocabolario si arricchisce costantemente, dall’altro nei discorsi quotidiani il 95-96% delle persone ricorre in media ad un intervallo tra le 5mila e le 7mila parole. Il rischio, a lungo termine, è quello di un ulteriore impoverimento del patrimonio lessicale del nostro Paese. Certamente l’importanza della riscoperta dei testi di Dante va al di là della ricchezza terminologica del suo vocabolario. In Dante le parole non hanno solo un significato letterale ma, come ci insegna Auerbach, anche uno simbolico che ci rivela la profondità e lo spessore del suo pensiero. Ecco perché la ricoperta di Dante può aiutare a riscoprire il senso critico, il ragionamento, la necessità di problematizzare la realtà complessa che ci circonda, in un momento storico che, invece, tende alla semplificazione delle idee e all’anoressia del pensiero. Sappiamo bene che per raggiungere questi ambiziosi obiettivi non basta, tuttavia, solo una ricorrenza. L’auspicio è che l’istituzione del Dantedì possa stimolare anche altre iniziative, volte a coinvolgere il più alto numero possibile di cittadini attraverso l’ausilio di strumenti mediatici e divulgativi. Con alcuni colleghi della Commissione Cultura della Camera, di cui faccio parte, stiamo pensando, ad esempio, alla possibilità, direi quasi imprescindibile, di una collaborazione con la Rai, per ripetere, con la Commedia di Dante, qualcosa di analogo alla lettura integrale dei 73 libri della Bibbia, che in una maratona di sette giorni e sei notti, nel 2008, raggiunse percentuali molto alte di spettatori: leggere in cento giorni i
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cento canti della Divina Commedia sarebbe un’operazione culturale di grande impatto e rilevanza! La prima lettura si potrebbe fare proprio alla Camera dei Deputati, o al Quirinale, creando l’occasione ideale per dar seguito a un grande sogno che Dante, nel XXV canto del Paradiso confessa di serbare: quello di ricevere la corona di alloro. L’incoronazione è un’immagine fissa per Dante, destinata, tuttavia, a rimanere irrealizzata. Dopo una missione a Venezia, infatti, contrasse una febbre da malaria che lo portò alla morte nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321. Svanì, quindi, con lui quel sogno e quell’ usanza classica della concessione dell’alloro ai poeti meritevoli. Petrarca fu incoronato in Campidoglio nel 1341 nel corso di una cerimonia presieduta dal Re di Napoli, Roberto d’Angiò. Non ci fu mai, invece, per Dante, quel riconoscimento, e toccò a Boccaccio, trent’anni dopo la morte del poeta, recarsi a Ravenna e consegnare 10 fiorini d’oro alla figlia di Dante come segno di ricompensa e riparazione per i danni arrecati a Dante dai fiorentini. Quindi, sarebbe bello se proprio nell’Aula di Montecitorio, nel giorno dedicato a Dante, si potesse incoronarlo simbolicamente, magari proprio dando inizio, in quell’occasione, alla lettura integrale dei canti della sua Commedia. GENTE IN MOVIMENTO
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Garanzie post-vendita: i diritti dei consumatori Quanti consumatori sanno come comportarsi e quali diritti far valere nei casi in cui il prodotto non sia conforme o non funzioni correttamente? a cura del Centro Europeo Consumatori Italia
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o acquistato una lavatrice in negozio e, una volta tornato a casa, ho scoperto che lo sportello è difettoso”, “le scarpe che ho comprato online mi sono state consegnate di due numeri più piccole”: quante volte capita di acquistare un prodotto e scoprire poi che non funziona correttamente o che non è esattamente quello che avevamo scelto? Molto spesso. Quanti consumatori sanno come comportarsi e quali diritti far valere in questi casi? Probabilmente non abbastanza: ecco dunque una breve panoramica sulla garanzia legale di conformità, strumento di tutela espressamente
disciplinato dal Codice del Consumo e al quale ci si può appellare sia quando si acquista in negozio, sia quando si acquista online. La garanzia legale rappresenta una concreta tutela per i consumatori che acquistano beni e servizi poiché è volta ad assicurare che questi siano e si mantengano (almeno per un certo lasso di tempo), idonei allo scopo a cui sono destinati. La normativa riconosce al consumatore il diritto di ricevere dal venditore (e non dal produttore o da eventuali soggetti terzi) un bene che sia conforme e che cioè sia idoneo all’uso al quale servono abitualmente beni dello stesso tipo, che sia idoneo all’uso NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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voluto dal consumatore e dichiarato al venditore al momento dell’acquisto e da questi accettato, che abbia le stesse caratteristiche funzionali e qualitative del bene pubblicizzato dal venditore e che sia installato in modo corretto quando l’installazione è stata effettuata dallo stesso venditore oppure è avvenuta sotto la sua responsabilità. Insomma, se acquistiamo una lavatrice di ultima generazione, pubblicizzata come silenziosa e rapidissima, abbiamo il diritto di non accontentarci di un elettrodomestico che, una volta messo in funzione a casa, impieghi quattro ore per un ciclo di lavaggio e con il rumore di un aereo in fase di decollo. In casi come questi e ogni qualvolta il bene risulti non corrispondente alla descrizione oppure semplicemente difettoso, la legge attribuisce al consumatore diversi rimedi: in primo luogo, il diritto di ottenere dal venditore la riparazione o la sostituzione gratuita del prodotto secondo ciò che egli ritiene più conveniente, a meno che il rimedio scelto sia oggettivamente impossibile (perché, per esempio, non esistono più i pezzi di ricambio o il bene è fuori produzione) o comporti per il venditore spese irragionevoli rispetto all’altro. In secondo, una congrua riduzione del prezzo (per difetti di lieve entità) o la risoluzione del contratto (che comporta la restituzione del bene e il rimborso del prezzo pagato) quando la riparazione o la sostituzione del bene siano impossibili o eccessivamente onerose o non possono essere effettuate in un termine congruo. In entrambi i casi si terrà conto dell’ uso del bene che nel frattempo è stato fatto dal consumatore. È inoltre importante ricordare che la sostituzione e la riparazione (e in generale il ripristino della conformità del bene), devono avvenire senza spese per il consumatore, che dunque non dovrà sostenere alcun costo, neanche per spedire indietro il bene al venditore affinché provveda con il rimedio prescelto. I diritti previsti in favore del consumaNUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
tore in caso di difetto di conformità hanno tuttavia una durata limitata nel tempo, nel senso che il venditore è responsabile per 24 mesi dal giorno in cui ha venduto il bene (12 mesi se si tratta di beni usati a patto che la limitazione sia stata specificata nel contratto di vendita). Il consumatore ha l’obbligo di denunciare il difetto di conformità riscontrato entro due mesi dal giorno in cui lo ha scoperto; ciò significa che ai 24 mesi di garanzia si dovranno aggiungere i due mesi previsti per la denuncia con la conseguenza che il termine per esercitare una eventuale azione legale per far valere il difetto di conformità può estendersi a 26 mesi. Di grande rilevanza è, inoltre, il momento nel quale il difetto si manifesta: se ciò avviene entro i primi sei mesi dall’acquisto, il difetto si presume esistente già al momento della consegna e spetterà dunque al venditore dimostrare il contrario. Decorsi i sei mesi, sarà invece il consumatore a dover dimostrare che il problema riscontrato è un difetto di conformità e non un danno derivante, ad esempio, dalla caduta accidentale del bene o da un uso scorretto dello stesso. Per poter beneficiare della garanzia legale è, inoltre, necessario fornire al venditore la prova dell’acquisto, pertanto è utile conservare, per tutta la durata della garanzia legale, lo scontrino fiscale o una copia dello
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stesso. Se non è possibile fornire lo scontrino, è bene sapere che costituisce prova d’acquisto anche la matrice dell’assegno oppure lo scontrino del bancomat, purché rechino la data dell’acquisto e, se possibile, l’identificazione del bene. Da non confondere con la garanzia legale è la cosiddetta garanzia commerciale o convenzionale, ovvero la garanzia che può essere offerta dal produttore o da un soggetto terzo (ad esempio, una società di assicurazione), che si aggiunge, ma non sostituisce quella prevista dalla legge. Per effetto di questo tipo di garanzia, che lascia impregiudicati i diritti previsti dalla garanzia legale, il consumatore può vantare ulteriori vantaggi rispetto a quelli riconosciuti dalla garanzia legale come, ad esempio, la riparazione gratuita per una durata più ampia, oppure ricevere servizi accessori come la consegna di un telefono sostitutivo per il tempo necessario alla riparazione. Il soggetto che offre la garanzia convenzionale ha l’obbligo di informare adeguatamente il consumatore del contenuto della stessa, dei suoi effetti e delle condizioni per la sua applicazione. Il contenuto deve essere redatto in italiano ed espresso in termini chiari e comprensibili, è vincolante per chi la offre e può essere diffuso o attraverso una dichiarazione di garanzia vera e propria o attraverso messaggi pubblicitari relativi al prodotto venduto. GENTE IN MOVIMENTO
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Bollette in ritardo L’autorità “bacchetta” gli operatori postali per i ritardi nella consegna delle bollette: obbligo di tracciatura delle operazioni sino al recapito. a cura di Leonardo Peruffo
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egli ultimi anni sono aumentate le segnalazioni all’ Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità per i ritardi nella consegna delle bollette ad opera degli operatori postali. La spiacevole conseguenza di tale disservizio è stata l’applicazione di interessi di mora per ritardato pagamento da parte del gestore e, nei casi più gravi, l’interruzione del servizio per mancato pagamento del corrispettivo dovuto dall’utente. Accesi i riflettori sul fenomeno l’Autorità non solo ha constatato la sussistenza del disservizio denunciato dagli utenti, ha anche scoperto numerosi episodi di dispersione/distruzione di invii postali (mediamente 2 al mese), episodi che costituiscono una grave falla nel sistema considerato che la “bolletta” è il documento fiscale obbligatorio che comprova l’avvenuta prestazione dei servizi e il diritto a riscuoterne il prezzo. Ciò premesso, non si poteva non accogliere con favore la previsione contenuta nella legge 27 dicembre 2017 n° 205, c.d. Legge di bilancio 2018 che all’art. 9, comma 1, secondo cui “l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni stabilisce le modalità tecniche e operative che il servizio postale deve osservare per assicurare
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la certezza della data di spedizione delle fatture agli utenti da parte dei soggetti gestori di servizi di pubblica utilità”. Si è così avviato un tavolo tecnico a cui hanno partecipato alcuni operatori del mercato dei servizi postali, alcuni gestori di servizi di pubblica utilità (acqua, gas, energia) e le Associazioni dei Consumatori. Il compromesso tra i vari interessi contrapposti è stato raggiunto attraverso la proposta dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, ARERA: gli operatori postali hanno l’obbligo, nell’ambito della risposta ad un reclamo dell’utente o nell’ambito di una procedura di conciliazione, di fornire informazioni dettagliate sia all’utente che al gestore di servizi di pubblica utilità sull’intera tracciatura della fattura. Cioè, devono illustrare una chiara rappresentazione cronologica delle operazioni e delle fasi che si concludono con il recapito della fattura/bolletta. Dal momento della delibera gli attori della vicenda hanno avuto sei mesi per adeguarsi, termine scaduto con l’arrivo del nuovo anno. A.E.C.I. Associazione Europea Consumatori Indipendenti si preoccupa non solo di informare sui recenti interventi normativi a favore dei consumatori, ma offre aiuto nel caso in cui ci siano problemi del genere. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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Emergenza infrastrutture: fermiamo i crolli La campagna di sensibilizzazione promossa da Assotrasporti ed Eumove per intervenire al più presto e mettere in sicurezza strade, ponti, gallerie e ferrovie italiane. a cura di Assotrasporti
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l 17 gennaio scorso Assotrasporti ed Eumove hanno inviato una lettera al Governo chiedendo l’intervento immediato per la messa in sicurezza del sistema viario e ferroviario italiano, dichiarando lo stato di emergenza. Le associazioni ritengono che sia necessario un maggior impegno da parte della pubblica amministrazione: i tempi per i controlli sulle infrastrutture sono troppo lunghi e, a quanto sembra, non coordinati. Il Governo deve dichiarare lo stato di emergenza, rendere l’Ansfisa (l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali appositamente creata dopo il crollo del Ponte Morandi) immediatamente operativa e coinvolgere tutte le strutture possibili: Anas, Comuni, Province,
Regioni, concessionari autostradali, etc., impiegando anche i reparti specifici dell’Esercito. Per rendere l’operazione fattibile in tempi brevi e con costi contenuti, dovrà essere precettato/distaccato il personale necessario per far fronte all’emergenza per uno o più giorni alla settimana. Inoltre, si dovrebbe fare appello al senso di responsabilità civica delle persone coinvolte, chiedendo di mettere alcune ore del proprio tempo libero al servizio della comunità, così come fanno i volontari per far fronte alle grandi emergenze. Dopo il crollo del Ponte Morandi il volontariato si è mosso, ma ormai le persone erano morte. La richiesta è di mettere lo stesso impegno per prevenire queste situazioni. Il Presidente Assotrasporti Sandiano, NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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Le trappole della mente I nostri occhi sono fatti per mettere a fuoco la strada davanti a noi e possono analizzare con precisione solo uno spazio ridotto e con tempi ben precisi. a cura di Marco Mazzocco
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iamo fatti per camminare, non per andare a 80 all’ora su un camion, e ce ne dobbiamo ricordare, perché è proprio questo il punto di partenza per una guida sicura e, soprattutto, consapevole. Conoscere i nostri limiti e le nostre possibilità ci aiuta a guidare e ci tiene lontani dalle trappole della mente. Ma che cosa sono queste trappole e soprattutto perché ci finiamo dentro senza nemmeno accorgercene? Nei corsi di formazione che propongo agli autotrasportatori, insegno come perfezionare lo stile di guida di autisti e padroncini con l’intenzione di farli guadagnare di più. Come? Risparmiando gasolio, stabilendo le regole per viaggiare in sicurezza e curando la gestione del truck per evitare guasti e stop inutili. I nostri occhi sono fatti per mettere a fuoco la strada davanti a noi e possono analizzare con precisione uno spazio ridotto e con tempi specifici. Quando, invece, viaggiamo su un camion, non andiamo a 6 km all’ora (come un qualsiasi essere umano), ma a 80. E non dobbiamo guardare solo quello che abbiamo davanti agli occhi, ma anzi, dobbiamo tenere sotto controllo tutto il
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nostro campo visivo che è di 180°. Che cosa significa questo? Immaginiamo di guidare il nostro camion guardando la strada e tenendo sotto controllo con la coda dell’occhio quello che accade a destra e a sinistra. Un’occhiata rapida, però, non basta, perché, quando l’occhio invia informazioni imprecise, il cervello riceve immagini incomplete e tende allora a ricostruirle come può. Se tutto intorno vede asfalto, per esempio, ricostruirà l’immagine considerando “asfalto” anche un puntino che magari è un ciclista che sbuca da una stradina laterale. Conoscere questa trappola, ci aiuta a guardare con più attenzione, evitando così ogni pericolo. Ma il cervello ci gioca mille scherzi. Facciamo un esempio: siamo fermi e a fianco a noi c’è un camion. Se quello
si muove in avanti, la nostra percezione è che siamo noi, invece, ad andare indietro. Poi ci sono le illusioni ottiche, che funzionano come quando ci arriva un’informazione insufficiente e non abbiamo il tempo per ragionarci su. Che facciamo allora? “Scommettiamo” che le cose siano in un certo modo. Questo capita, per esempio, quando ci troviamo di fronte a un disegno che può illustrare due cose insieme: per esempio il logo della Rai che rappresenta sia una farfalla, sia due visi che si guardano. Che cosa vedranno subito i nostri occhi? Quello che ci interessa di più. E ancora, due righe parallele, messe su un disegno particolare (come quello sotto, chiamato “Illusione di Hering”) risultano convesse. Com’è possibile? È uno scherzo della vista, uno dei tanti che possono capitare anche mentre siamo alla guida.
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La Polizia Locale I ruoli della specialità e delle polizie locali in una strategica politica del controllo stradale. a cura di Giordano Biserni
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seguito dell’Accordo Quadro stipulato tra il Ministero dell’Interno e ANCI per un maggiore impiego delle Polizie Locali nei servizi di prevenzione stradale e di infortunistica nelle città, come ASAPS ci chiediamo quale strada intendono percorrere le istituzioni e soprattutto con quali risorse. Ce lo siamo chiesti scrivendo una lettera direttamente al Ministro Luciana Lamorgese alla quale esprimiamo il nostro plauso per un impegno auspicato da tempo in ragione dei tragici dati sull’incidentalità stradale che registrano i nostri Osservatori. A quanto pare l’accordo firmato testimonia volontà di intervenire, ma in che direzione? Se l’obiettivo è quello di realizzare una sicurezza integrata, come suggerisce anche il Decreto Minniti del 2017, bisogna innanzitutto partire dall’ organismo che dipende direttamente dal Ministro, ovvero la Polizia Stradale, i cui distaccamenti sulla viabilità statale sono stati smantellati o ridotti all’impotenza. Abbiamo assistito ad un drammatico evolversi dell’insicurezza e della mortalità stradale e contemporaneamente alla riduzione di organico della Specialità, all’abbassamento della soglia di specializzazione degli operatori ed alla problematica chiusura di distaccamenti sulla viabilità NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
statale, contribuendo in tal senso a produrre un corto circuito del controllo con un numero inadeguato di operatori nei reparti sopravvissuti. Inoltre, dato l’intento positivo insito nell’Accordo di coinvolgere in modo strutturato le Polizie Locali nel contrasto al fenomeno dell’insicurezza stradale, a conferma di un ruolo fondamentale che le stesse già esplicano in questo settore, stupisce constatare che ancora oggi all’aumentare delle competenze e del numero di rilievi di sinistri (66,4% per le Polizie Locali, a fronte del 14,9% della Polizia Stradale e 18,6% dei Carabinieri) non sia stata corrisposta un’adeguata riforma dell’ordinamento delle Polizie Locali in Italia. Come è possibile coordinare nei medesimi servizi soggetti che risultano di gran lunga diversificati in termini giuridici, formativi, economici e previdenziali? E non solo. Ciò che manca e che, a parere nostro, può contribuire sia ad un innalzamento della professionalità che ad un proficuo coordinamento delle risorse riguarda il necessario ripristino del ruolo del Centro Addestramento Polizia Stradale di Cesena, divenuto nel tempo una mera struttura multifunzioni per le Specialità e non più il reale centro di eccellenza formativa per l’addestramento specialistico nei servizi di polizia
stradale che per decenni aveva ricevuto l’appellativo di Università del Diritto e della Circolazione Stradale. La possibilità di restituire il ruolo di primo piano alla Specialità della Polizia Stradale e di ridisegnare anche normativamente il profilo delle Polizie Locali associato ad un’opera di “restauro” delle attività del Caps di Cesena testimonierebbe una coerenza strategica di fondo rispetto ad un allarme lanciato dallo stesso Ministero in merito al fenomeno della sicurezza stradale.
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RCA familiare: di cosa si tratta? La Legge di Bilancio 2020 ha introdotto un’importante novità per quanto riguarda il risparmio delle famiglie in tema di RCA. a cura della Redazione
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ontenuta all’interno del decreto fiscale 2020 e introdotta con la nuova Legge di Bilancio entrata in vigore il 16 febbraio 2020, la RCA familiare è la novità che consente alle famiglie italiane di risparmiare sull’assicurazione di auto e moto. Il nuovo provvedimento, infatti, introduce una sorta di bonus famiglia per la RCA che permette di usufruire della classe di merito più bassa su tutti i mezzi posseduti all’interno del nucleo famigliare, anche per le assicurazioni intestate ai neopatentati. La novità, rispetto alla legge Bersani, riguarda la possibilità di estendere la classe di merito “migliore” anche in caso di rinnovo della RCA e applicarla anche ad altre tipologie di veicoli, a condizione però che non si siano verificati incidenti con colpa, anche parziale, nei cinque anni precedenti. La regola vale anche per i neopatentati, nonostante abbiano conseguito la patente da meno tempo. Per richiedere l’applicazione del bonus al vostro assicuratore è necessario presentare una copia del certificato
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di Stato di Famiglia rilasciato dall’ anagrafe. Il Decreto Milleproroghe ha però introdotto un’importante novità per il “malus” di questa RCA: in caso di sinistro provocato da un famigliare e/o l’indennizzo sia superiore ai 5mila euro, la polizza sarà declassata di 5 classi di merito, invece delle 2 classi previste per le altre RCA. L’aumento della classe è comunque esclusivo del veicolo che ha causato l’incidente e non si riversa su tutti gli altri mezzi del nucleo famigliare. Nonostante questo, la RCA familiare può essere un’occasione di risparmio soprattutto per le famiglie più numerose e per quelle che posseggono sia auto che moto. Secondo quanto dichiarato dal portavoce alla Camera, Andrea Caso, la nuova RCA “avrà un notevole impatto sull’economia delle famiglie: stimiamo un risparmio fra il 30 e il 40% sulle polizze Rc auto”. Chiaramente, proprio come suggerisce il nome, questa RCA è riservata ai veicoli privati: pertanto, sono esclusi gli autocarri e le auto aziendali. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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La prima motonave ibrida In acqua per la prima volta l’imbarcazione a predisposizione ibrida che entrerà in servizio questa primavera ad Arona. a cura della Redazione
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arata presso i cantieri della Navigazione Lago Maggiore ad Arona, la motonave Topazio, la prima imbarcazione ibrida diesel - elettrica da 200 posti, prenderà servizio in primavera entrando a far parte della flotta di Navigazione Lago Maggiore, di cui costituirà la trentasettesima imbarcazione. Il varo del 16 gennaio 2020, dal punto di vista tecnico, è stato il momento in cui la nave è scesa in acqua per la prima volta, andando in galleggiamento. Si tratta di un’operazione particolarmente delicata poiché la nave viene appoggiata su delle slitte trattenute da appositi scontri. Al momento del varo, che in segno beneaugurante prevede il rituale di infrangere una bottiglia di vino sulla prora, gli scontri vengono sbloccati e la nave scivola in acqua di poppa. La cerimonia è stata officiata da Don Claudio Leonardi della Parrocchia di Arona, che ha effettuato la benedizione della nave atto che, tradizionalmente, affida alla nave le vite di chi viaggerà e lavorerà a bordo. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
“Si tratta della prima nave a predisposizione ibrida, con una portata di 200 passeggeri e munita di batterie a polimeri di litio che garantiranno una navigazione più pulita e silenziosa. Una ulteriore pietra, particolarmente importante, di un percorso all’insegna della sostenibilità che abbiamo intrapreso con grande convinzione” ha dichiarato Alessandro Acquafredda, direttore generale. La motonave Topazio è stata costruita interamente sullo scalo e da questo momento i lavori di completamento nonché le prove degli impianti proseguiranno a bordo, presso la darsena del cantiere di Arona. “Sarà pronta nei prossimi mesi" ha continuato il Direttore di Esercizio Gian Luca Mantegazza. "Siamo orgogliosi che proprio nei nostri cantieri sia stata costruita la prima imbarcazione ibrida”. Nel cantiere in Intra, invece, stanno proseguendo a pieno ritmo i lavori di rimotorizzazione del traghetto San Cristoforo di sostituzione del motore diesel tradizionale con una propulsione ibrida diesel elettrica. GENTE IN MOVIMENTO
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Affitto: miglioramenti e addizioni
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a disciplina generale del contratto di locazione è contenuta nel Codice Civile agli artt. 1571 e seguenti. Lo stesso art. 1571 del Codice Civile definisce “locazione” il contratto col quale una parte (locatore) si obbliga a far godere all’altra (conduttore) una cosa mobile o immobile per un dato tempo, verso un determinato corrispettivo (canone di locazione). L’art. 1590 del Codice Civile dispone che il conduttore deve restituire la cosa al locatore nello stato medesimo in cui l’ha ricevuta, in conformità della descrizione che ne sia stata fatta dalle parti, salvo il deterioramento o il consumo risultante dall’uso della NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
cosa in conformità del contratto; in mancanza di descrizione, si presume che il conduttore abbia ricevuto la cosa in buono stato di manutenzione; il conduttore non risponde del perimento o del deterioramento dovuti a vetustà. Tuttavia il legislatore si occupa, nell’ambito della disciplina generale della locazione, di regolare la situazione in cui, al termine del rapporto locatizio, risulti che il conduttore abbia apportato modifiche al bene locato. L’art. 1592 del Codice Civile testualmente dispone: “Salvo disposizioni particolari della legge o degli usi, il conduttore non ha diritto a indennità
In caso di affitto di una casa o di un appartamento, il conduttore deve restituire l’immobile nello stesso stato in cui l’ha ricevuto. a cura di Elisa Fea
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per i miglioramenti apportati alla cosa locata. Se però vi è stato il consenso del locatore, questi è tenuto a pagare un’indennità corrispondente alla minor somma tra l’importo della spesa e il valore del risultato utile al tempo della riconsegna. Anche nel caso in cui il conduttore non ha diritto a indennità, il valore dei miglioramenti può compensare i deterioramenti che si sono verificati senza colpa grave del conduttore”. La giurisprudenza della Corte di Cassazione (cfr. Cass., n. 21223/2014) qualifica “miglioramenti” quelle opere che, con trasformazioni o sistemazioni, apportino all’immobile un aumento di valore, accrescendone in modo durevole il godimento, la produttività e la redditività, senza presentare una individualità propria rispetto al bene in cui vanno ad incorporarsi. In base al citato 1592 del Codice Civile, quindi, il conduttore ha diritto ad un ristoro per gli eventuali miglioramenti apportati allorché vi sia stato il consenso del locatore; tuttavia, anche qualora il conduttore non abbia diritto all’indennità prevista, il valore dei miglioramenti può compensare i deterioramenti verificatisi senza colpa grave del conduttore. Incombe sul conduttore l’onere di dimostrare il consenso del locatore, che non può essere implicito né può desumersi da atti di tolleranza bensì deve concretarsi in una chiara e non equivoca espressione di volontà, da cui possa desumersi l’esplicita approvazione delle innovazioni apportate. La Corte di Cassazione (cfr. Cass., n. 6094/2006) ha altresì evidenziato, da un lato, che la mera consapevolezza o la mancata opposizione del locatore alla realizzazione delle opere non legittima il conduttore alla richiesta di indennizzo e, dall’altro, che l’azione del conduttore volta ad ottenere l’indennità prevista dall’art. 1592 del Codice Civile non possa essere proposta prima dell’avvenuta riconsegna del bene locato. Solo in tale occasione, infatti, è possibile operare compiutamente la comparazione tra l’importo delle 52
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spese sostenute dal conduttore e l’incremento di valore apportato all’immobile. Il Codice Civile, al successivo art. 1593, disciplina le cosiddette “addizioni”, stabilendo testualmente che “il conduttore che ha eseguito addizioni sulla cosa locata ha diritto di toglierle alla fine della locazione qualora ciò possa avvenire senza nocumento della cosa, salvo che il proprietario preferisca ritenere le addizioni stesse. In tal caso questi deve pagare al conduttore un’ indennità pari alla minor somma tra l’importo della spesa e il valore delle addizioni al tempo della riconsegna. Se le addizioni non sono separabili senza nocumento della cosa e ne costituiscono un miglioramento, si osservano le norme dell’articolo precedente.” Per “addizione” deve intendersi l’attività materiale con la quale si unisce ad una cosa principale una cosa accessoria, che presenti utilità assieme a quella. In base al citato art. 1593 del Codice Civile, l’addizione non separabile dal bene locato è regolata analogamente al miglioramento. L’addizione separabile, invece, può essere rimossa dal conduttore alla fine della locazione, salvo che il proprietario del bene locato preferisca ritenerla; in tal caso, il conduttore ha diritto ad un’indennità pari alla minor somma tra l’importo della spesa ed il valore delle addizioni
al tempo della riconsegna. É fatto salvo il diritto delle parti, nell’ambito della propria autonomia contrattuale, di derogare alla disciplina prevista dagli artt. 1592 e 1593 del Codice Civile, modificando il criterio legale del calcolo dell’indennità in base alla minor somma tra quanto spese per le opere effettuate e l’incremento di valore del bene locato. Quanto al termine di prescrizione, decorso il quale il diritto si estingue, l’art. 2948 n. 3 del Codice Civile dispone che si prescrivono in cinque anni i corrispettivi di locazioni. Tuttavia il diritto al pagamento dell’indennità per miglioramenti e addizioni non rappresenta un corrispettivo della locazione e, pertanto, deve ritenersi prescritto decorso l’ordinario termine di dieci anni. Poiché l’azione del conduttore volta ad ottenere l’indennità per i miglioramenti e per le addizioni apportati alla cosa locata non può essere proposta prima dell’avvenuta riconsegna del bene al locatore, il termine di prescrizione decennale del diritto in discorso inizia a decorrere al momento della riconsegna del bene al locatore e non in un momento precedente. Può, dunque, affermarsi che il conduttore, nei casi previsti dagli artt. 1592 e 1593 del Codice Civile, possa esercitare nei confronti del locatore il diritto al pagamento di un’indennità, soggetto al termine di prescrizione decennale dal momento della riconsegna del bene locato. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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A spasso tra i borghi d'Italia
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ra le cime e i boschi che toccano il cielo del Molise e dell’Abruzzo, ecco avvolto su una collina il piccolo borgo di Castel del Giudice (IS), simbolo di rinascita delle aree interne dell’ Appennino, grazie ad attività di rigenerazione ambientale e sociale e al turismo sostenibile (foto sopra). Camminando tra le sue vie, ci si trova come d’incanto tra le casette in pietra di Borgotufi, l’albergo diffuso nato dal recupero delle case e stalle abbandonante, che si arrampicano sulle stradine che hanno i nomi delle mele antiche e abbracciano una piazza panoramica. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
A valle si notano gli alberi del meleto biologico Melise, che in primavera è un tripudio di fioriture, in cui immergersi, partecipando a passeggiate ed escursioni guidate. Qui si coltivano anche il luppolo e l’orzo da cui nasce la birra agricola Maltolento e ronzano le api dell’ Apiario di Comunità. Mountain bike, camminate tra i boschi, rafting, forest bathing, sono le attività preferite dai visitatori di questo splendido borgo molisano, ideale per scoprire anche gli altri piccoli borghi, le vicine aree archeologiche sannite e le riserve naturali. D’altronde, il New York Times ha
Dal Molise alla Lombardia, viaggio nel cuore più autentico d’Italia, dove l’arte e la storia incontrano scrigni di natura a perdifiato. a cura della Redazione
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inserito il Molise tra le mete top da visitare nel 2020. Tra i borghi più affascinanti da esplorare in Umbria c’è Gubbio, gioiello medievale, dalla storia antichissima. È un piacere percorrere le sue stradine su e giù per il centro storico, fermandosi tra giardini, botteghe artigiane e punti panoramici. Fino ad arrivare a Piazza Grande, esempio straordinario di piazza pensile che si apre sul paesaggio, con l’imponente Palazzo dei Consoli che sfoggia volte a botte, affreschi ed arredi lignei. Da non perdere una visita al Palazzo Ducale, costruito da Federico da Montefeltro, con la riproduzione dello Studiolo di Gubbio e decorazioni intarsiate. Visitare Gubbio significa anche ripercorrere le vicende di San Francesco, che scelse questo luogo per spogliarsi di tutti i suoi averi. Qui si sviluppa la storia del “fratello Lupo”. Vale la pena quindi scoprire le sue chiese, come quella di San Francesco e poi raggiungere l’Abbazia di Sant’Ubaldo, sul Monte Ingino, a più di 800 metri di altitudine, volando sulla funivia che congiunge il cuore cittadino con la collina. E per vivere la storia di Federico da Montefeltro, basta percorrere 15 km per arrivare
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al Castello di Petroia, maniero dalle forme di un borgo medievale su una collina che spicca sul verde. Qui è nato il Signore del Rinascimento e da qui si può camminare sui sentieri che si ricongiungono al Sentiero della Pace di San Francesco. Accogliente e ricco di meraviglie artistiche, Bobbio (PC), borgo dell’ Emilia tra i più Belli d’Italia, si lascia riconoscere per il famoso Ponte Vecchio, detto Gobbo per la sua particolare struttura irregolare sul fiume Trebbia: è uno dei ponti più antichi dell’Appennino risalente all’ epoca romana (nella foto in basso a sinistra). Girovagare nel centro storico permette di scoprire i tanti monumenti, tra cui la Cattedrale, palazzi signorili, lo Scriptorium, centro di primaria importanza dove venivano ricopiati i testi del sapere, la splendida Abbazia di San Colombano fondata nel 614. Il Museo dell’Abbazia raccoglie oggetti d’arte, anche di epoca romana. Percorrendo la strada del castellano, si raggiunge la sommità di una collina, dove si scopre il Castello Malaspina dall’origine trecentesca. Tante le attività che si possono fare nella natura, tra trekking, rafting, deltaplano, e le attività culturali, in
particolare quelle legate al cinema. Marco Bellocchio ha infatti scelto Bobbio come sede della sua Scuola di Cinema e del Film Festival da lui diretto. Infine andiamo a nord, nell’unico paese sul Garda a far parte dei Borghi più Belli: Tremosine. Si raggiunge percorrendo l’emozionante Strada della Forra, definita da Winston Churchill “l’ottava meraviglia del mondo”, una via tortuosa incastrata nella roccia, costruita nel 1913, dove il torrente Brasa ha scavato una spaccatura (nella foto in basso a destra). Giunti nel cuore del borgo, è bello perdersi tra i vicoletti, ammirare l’antico lavatoio e poi restare senza fiato sulla “terrazza del brivido”, sospesa nel vuoto a 350 metri di altitudine vicino la Chiesa di San Giovanni Battista, dove si apre una vista straordinaria sul Lago di Garda, la strada costiera e il Monte Baldo. Tremosine sul Garda, che si trova nel Parco Alto Garda Bresciano, un’area naturale protetta dall’incomparabile valore paesaggistico e ambientale, è composta da 18 frazioni, una in riviera e le altre sparse su un altopiano che domina il panorama tra l’azzurro del lago, le cime che si specchiano nelle acque, il verde.
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Sport
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Thai Boxe: vittoria azzurra Il 21 dicembre 2019 l'italiana Martine Michieletto ha conquistato il titolo mondiale di Thai Boxe. a cura di Redazione
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'atleta valdostana Martine Michieletto ha conquistato il titolo mondiale di WMF, Wolrd Muay Thai Federation, di Thai Boxe per la categoria sotto i 57 chilogrammi. "Siamo orgogliosi che un’atleta valdostana sia riuscita a centrare un obiettivo così prestigioso" commenta il Presidente della Regione Renzo Testolin. "L’Amministrazione regionale ha deciso di sostenere i giovani campioni valdostani con interventi promozionali che abbinano l’immagine turistica della regione a quella di atleti che rappresentano nel mondo l’orgoglio e i valori di tutta la Comunità." Il titolo conquistato contro l’inglese Shanelle Dyer sabato 21 dicembre 2019 presso il palazzetto dello sport di Rosolini (Siracusa), va ad arricchire il palmares dell’atleta che diventa così una tra le più forti a livello mondiale. "Un ringraziamento va alla Regione autonoma Valle d’Aosta per la partnership che ha instaurato con Martine e che siamo fieri di condividere" sottolineava Manuel Béthaz, allenatore di Martine a pochi giorni dall'incontro. "Ci sono le carte in regola per vedere un match stellare, le caratteristiche sono simili, brave a calciare entrambe ed estremamente pulite dal punto di vista tecnico. Martine ha dalla sua un migliore pugilato e l’allungo. In ogni caso il NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
curriculum di entrambe parla chiaro: due pluricampionesse mondiali a confronto". "È la mia prima competizione da testimonial della Regione Valle d’Aosta e tutto questo mi rende molto felice" concludeva Martine Michieletto prima di salire sul ring. "Riguardo al match ho cercato di prepararmi al meglio, impegnandomi al massimo. Credo sarà un bel match e che la mia
avversaria sia molto tecnica, quindi questo dovrebbe garantire lo spettacolo. Farò il massimo e seguirò l’idea che ho in testa per portarmi a casa questa vittoria". Tesserata per il Fighting Club Valle d’Aosta del Maestro Manuel Bethaz, Martine Michieletto vanta sei titoli mondiali PRO, ai quali va aggiunta la medaglia d’oro vinta in Messico ai mondiali del 2018.
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Food & Wine
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Il bollito misto Piatto tipico della tradizione piemontese, variante del bollito classico che prevede l'impiego di un solo taglio di carne, è l'ideale per una cena invernale. a cura di Gabriella Tomasi
INGREDIENTI 300 gr rispettivamente di testina, scaramella, tenerone e coda di manzo 1 cotechino 1 cappone cipolle carote sedano 3 spicchi di aglio prezzemolo pepe nero chiodi di garofano
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COME SI PREPARA Lavate e pelate le verdure, senza tagliarle. Mettetele a cuocere in una pentola piena d'acqua insieme ai chiodi di garofano. Salate e pepate. Nel frattempo, legate la scaramella, il tenerone e la coda con lo spago, mettendoli a bagno nel brodo bollente. Abbassate la fiamma e lasciate cuocere per almeno 2 ore, controllando la cottura di tanto in tanto. A parte cuocete la lingua nel brodo di verdure per un paio d'ore, facendo schiumare all'occorrenza. Procedete allo stesso modo, sempre in una pentola a parte, con il cappone, cucinandolo per circa 1 ora e mezza. A parte cuocete il cotechino in acqua non salata, senza aromi né brodo. Al termine della cottura, tagliate a fette i vari pezzi di carne, tranne il cappone, e servite con sale come la rubra, il cren, la salsa verde, la maionese e altre a vostro piacimento.
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benessere e bellezza
Uomo e cane, un sodalizio di lunga data La nostra avventura insieme è iniziata con una specie di collaborazione e così sta continuando da millenni.
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a cura di Sara Mauro
l sodalizio che l’uomo ha intrapreso con il cane è il più lungo che si sia creato con una specie animale, sono serviti l’uno all’ altro nell’evoluzione; il rapporto che sia stato prettamente utilitaristico o di compagnia è cambiato nelle varie epoche, influenzato da fattori sociali come il culto, la classe sociale di appartenenza del detentore del cane. Ora vediamo come è iniziato questo percorso condiviso tra uomo e cane. Sono stati rinvenuti dei resti fossili di un cane all’interno di una tomba netufiana, in un insediamento umano del mesolitico, in questo periodo preistorico, l’uomo visto i cambiamenti climatici, inizia una vita più stanziale crea i primi insediamenti, si dedica alla caccia di prede più piccole, all’agricoltura e all’allevamento. Così facendo crea delle nuove nicchie biologiche, dove i lupi meno nefobici, ovvero quelli con meno timore dell’ uomo, trovano un luogo adatto dove vivere, trovano del cibo a “basso costo”, ovvero in cui il dispendio di energie necessario per procurarselo è minore dell’energia fornita dal cibo stesso; cibo che è sempre presente visto che proviene dagli scarti dell’ uomo, quindi non solo si avvicina, ma ritorna per continuare ad usufruire NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
della risorsa, questo comportamento è il prerequisito per l’inizio della domesticazione che porterà al cane moderno che noi oggi conosciamo. In questo nuovo scenario vediamo due predatori che condividono risorse e territorio, questo perché entrambi hanno dei vantaggi in questa sorta di convivenza; anche se ovviamente non stiamo ancora parlando del cane che ora noi conosciamo. Il processo di domesticazione è avvenuto nei vari luoghi della Terra abitati negli stessi periodi, l’uomo in maniera inconsapevole inizia una sorta di selezione, inizia a prediligere i soggetti che presentano un’indole più docile nei suoi confronti, poi a selezionarli a seconda delle attitudini, caccia, pastorizia, difesa del territorio; trovando in esso un alleato nello svolgimento delle azioni quotidiane necessarie alla sopravvivenza. Solo in tempi più moderni, l’uomo inizia una selezione più mirata e organizzata, ad oggi abbiamo circa 350 razze canine riconosciute. Abbiamo attraversato millenni in compagnia del cane, a conferma che qualcosa ci sarà che ci tiene legati con un filo invisibile, abbiamo delle caratteristiche che ci accomunano che hanno sicuramente favorito
questa convivenza, vediamone alcune: siamo entrambi esseri sociali e apparteniamo ad un gruppo sociale (branco-famiglia), la territorialità e la stabilità sul territorio il linguaggio del corpo l’essere abitudinari il gioco. Ormai quasi ogni famiglia convive con un cane, negli ultimi 15/20 ani il ruolo del cane è cambiato molto, siamo passati da una convivenza che si limitava alle mura domestiche o al giardino a condividere attivamente la nostra giornata; dalla passeggiata, all’attività sportiva a trascorrere le vacanze insieme. Come si può intuire il legame è diventato ancora più “stretto”, questo ci può far cadere nella trappola di attribuire al cane caratteristiche prettamente umane; ma il bello di questo rapporto è la diversità, accettare che ognuno è perfetto nel suo ruolo. L’ausilio del cane in attività di importanza sociale continua, abbiamo cani specializzati nella petterapy, cani da soccorso, da ricerca in superficie, da ricerca in valanghe, mantrailing, cani guida per i non vedenti e quant’altro. La nostra avventura insieme è iniziata con una specie di collaborazione e così sta continuando da millenni! GENTE IN MOVIMENTO
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Le misure per contenere il Coronavirus In assenza di un vaccino, le misure di distanziamento sociale sono l'unica risposta possibile all'emergenza. a cura della Redazione
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l 4 marzo il Presidente del Consiglio Conte ha firmato un nuovo DPCM che prevede misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza da COVID-19 valide sull’intero territorio nazionale. Misure drastiche e impopolari che hanno subito scatenato il dibattito scientifico e politico: la miccia si è accesa alla notizia che il Comitato Tecnico-Scientifico istituito dalla Protezione Civile avrebbe espresso parere contrario alla sospensione delle attività scolastiche, una misura considerata priva di efficacia in assenza di evidenze scientifiche a supporto. "Le infezioni da virus influenzali"
afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, "si diffondono prevalentemente tramite stretto contatto nelle comunità e in assenza di un vaccino per il COVID-19 le misure di distanziamento sociale sono l’unica arma a nostra disposizione per contrastare l’epidemia". Queste misure, infatti, riducendo la trasmissione del virus, ritardano il picco dell'epidemia, ne riducono l’entità e distribuiscono i casi su un arco temporale più lungo per consentire al sistema sanitario di prepararsi adeguatamente e consentire una migliore gestione dei casi sintomatici. Per fornire una base scientifica al dibattito in corso, oltre che per NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
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informare ulteriori scelte politiche, la Fondazione GIMBE ha tradotto e adattato una revisione sistematica pubblicata lo scorso 2 febbraio sulla rivista dei Center for Disease and Control and Prevention (CDC). La revisione analizza le prove di efficacia relative a sei misure per contrastare le pandemie influenzali: isolamento domiciliare dei malati, quarantena dei soggetti esposti, tracciatura dei contatti, misure relative alle scuole e agli ambienti di lavoro e divieto di assembramenti di persone. Per quanto riguarda l'isolamento domiciliare dei malati ben 15 studi documentano un’efficacia moderata nel ridurre la trasmissione e l’impatto dell’epidemia. Presupponendo un’ elevata aderenza da parte dei soggetti sintomatici, l'isolamento volontario domiciliare potrebbe essere preferibile rispetto ad altre misure di protezione personale. "Due aree di incertezza sul COVID-19 condizionano la durata del periodo di isolamento volontario: la durata dell'infettività e l’entità della trasmissione da parte dei casi lievi o asintomatici". Sono 16 gli studi che documentano un'efficacia moderata nel ridurre la trasmissione e l'impatto dell' epidemia imponendo la quarantena nei soggetti esposti. Tuttavia, identificare tempestivamente i casi e i loro contatti stretti può essere complicato nelle fasi iniziali di un’epidemia e impossibile successivamente. "Peraltro" precisa Cartabellotta "la quarantena solleva rilevanti questioni etiche relative alla libertà di movimento". Di conseguenza, l’autoquarantena sembra preferibile a quella obbligatoria nella maggior parte degli scenari, ma sulla durata ottimale non esistono evidenze scientifiche. Parlando di tracciatura dei contatti, 4 studi documentano che in associazione con altre misure (es. isolamento e quarantena) questa pratica può ridurre la diffusione e l’impatto dell’ epidemia. "Tuttavia la tracciatura dei contatti apporta benefici marginali a fronte NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
delle risorse necessarie, perché dopo la fase iniziale dell’epidemia il numero di casi cresce esponenzialmente in poco tempo". Per questo non esiste un razionale per l'uso routinario della tracciatura dei contatti nella popolazione generale per il contenimento dell’epidemia. Di seguito presentiamo un breve excursus sulle misure relative alle scuole: • vacanze pianificate: 28 studi dimostrano che la diffusione dell’ epidemia si riduce durante il periodo di vacanza, ma può aumentare dopo la riapertura delle scuole; • chiusura reattiva delle scuole: 16 studi documentano un’efficacia variabile nel ridurre la diffusione dell’epidemia quando la chiusura viene disposta dopo il verificarsi di focolai influenzali; • chiusura preventiva delle scuole: 13 studi documentano un’efficacia variabile nel ridurre la diffusione. "Se fortunatamente i bambini non sembrano particolarmente suscettibili al COVID-19" sottolinea Cartabellotta "la frequenza scolastica svolge un ruolo importante nella diffusione di tutti i virus influenzali a causa di più elevati tassi di contatto tra le persone. Infatti, numerosi studi osservazionali confermano che la trasmissione complessiva dell' influenza nella comunità si riduce quando le scuole sono chiuse". Tuttavia, l’efficacia di questo intervento è condizionata dalla tempestività e dalla durata, talora difficili da definire nel turbine di un'epidemia, tra ritardi informativi e difficoltà nell'interpretazione dei dati di sorveglianza. Per quanto riguarda gli ambienti di
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lavoro sono 18 gli studi che dimostrano un’efficacia variabile nel ridurre la diffusione e l’impatto dell’ epidemia. Incentivazione del telelavoro, scaglionamento dei turni, congedi retribuiti, ferie pianificate possono ridurre in parte la trasmissione all'interno della comunità, ma con un effetto minore rispetto alla chiusura delle scuole. 10 studi (tutti di simulazione) sulla chiusura dei luoghi di lavoro dimostrano un’ efficacia moderata nel ridurre la trasmissione del virus. "Considerato che tali misure determinano conseguenze economiche rilevanti, occorre identificare attentamente gli ambienti di lavoro a cui applicare gli interventi, stabilire se compensare dipendenti o aziende per eventuali perdite di reddito o produttività e evitare diseguaglianze sociali nelle fasce a basso reddito e tra i lavoratori occasionali". Nel caso del divieto di assembramenti sono 3 gli studi che documentano un’efficacia moderata nel ridurre la diffusione dell’epidemia, ma solo se l’applicazione è tempestiva e prolungata. "Le evidenze scientifiche" conclude Cartabellotta, "documentano l'efficacia delle misure di distanziamento sociale per ridurre l’impatto delle epidemie influenzali, in particolare quando combinate tra loro. La scelta delle misure di sanità pubblica, oltre che dalla qualità e quantità delle evidenze scientifiche, è condizionata da fattori epidemiologici, geografici, economici e sociali. In ogni caso, la loro efficacia è sempre condizionata da due fattori: attuazione tempestiva ed elevata aderenza da parte di amministratori locali e cittadini". GENTE IN MOVIMENTO
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L'arte del saper fare italiano Che si parli di cibo, auto o moda, il Made in Italy è un valore aggiunto da tramandare alle nuove generazioni. a cura della Redazione
A
ccademia del Lusso, Scuola di moda di alta formazione nell’area fashion & luxury, e Almini, storica azienda calzaturiera giunta alla quarta generazione guidata dalla famiglia Ruggero, hanno un obiettivo in comune: valorizzare l’arte del saper fare italiano a livello internazionale. Accademia propone da molti anni ai suoi studenti numerose attività didattiche, atte a raccontare ed insegnare l’importanza del Made in Italy e tutto il patrimonio di creatività e lavorazioni che lo caratterizzano, mentre Almini ha fatto della cura del dettaglio e la riscoperta di antiche modalità di lavorazione artigianale il suo DNA, per ottenere calzature che sono vere e proprie opere d’arte manifatturiera. Una sinergia forte che il 23 gennaio ha dato vita, presso l’ Aula Magna di Accademia del Lusso, al seminario “Almini; lusso e artigianalità apprezzati nel mondo”, un incontro ideato per raccontare agli studenti della Scuola di Alta Formazione l’interessante case-history dell’azienda e il suo sviluppo oltre confine. Davanti ad un parterre di oltre 100 persone, Alessandro Ruggero, AD NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
Commerciale di Almini, ha focalizzato l’attenzione del pubblico presente sulla profonda conoscenza del processo produttivo da parte dell’azienda, il controllo e la gestione di una filiera 100% Made in Italy. L’azienda con sede a Vigevano è unica nel suo genere per le sue calzature da uomo, lavorate attraverso l’esclusivo Metodo Reverse (lavorazione al rovescio), confermandosi così un’eccellenza dell’ artigianalità italiana. Come spiega Barbara LG Sordi, Academic Director and Tutor di Accademia del Lusso Milano: “Avere come ospite Almini è per noi importante, in quanto questa azienda rappresenta uno degli esempi di eccellenza manifatturiera italiana. Come Accademia vogliamo trasmettere ai nostri studenti l’heritage legato al nostro Paese, affinché siano in grado di operare nei settori del Lusso con uno sguardo al futuro, ma avendo ben presente il patrimonio di conoscenze che ha reso questo comparto uno dei più prosperi della nostra economia.” La giornata del 23 ha, inoltre, sancito l’inizio di una partnership tra Accademia del Lusso e Almini che
vedrà il coinvolgimento diretto di alcuni studenti del corso di Footwear and Accessories, Brand Management e Communication Management per un progetto finalizzato a testare la creatività dei giovani allievi e le loro capacità di marketing. Un’opportunità unica che consentirà ai partecipanti di scoprire tutti i segreti dell’artigianalità, applicandola in chiave moderna e sperimentandola attraverso la ricerca, la progettazione, la comunicazione per trasformarli nei futuri professionisti di uno dei settori della cultura nazionale: la moda. Alessandro Ruggero, AD Commerciale di Almini, conclude dicendo: "Siamo veramente soddisfatti di questa collaborazione in quanto riteniamo molto importante che gli studenti dell’Istituto possano entrare in contatto con la nostra realtà. Attraverso questa sinergia potranno mettersi alla prova realizzando un progetto che unisce tradizione ed innovazione. Sono convinto che i giovani talenti del futuro debbano sempre affiancare alla formazione, un aspetto operativo perché solo indagando ogni fase dei processi potranno diventare dei grandi professionisti". GENTE IN MOVIMENTO
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fotografia
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Visite virtuali dei musei: l'arte per tutti Le ordinanze di chiusura dei musei che stanno interessando il mondo intero hanno spinto queste realtà a condividere le proprie collezioni sul web. a cura della Redazione
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'emergenza sanitaria per il Coronavirus e le relative misure di contenimento che prevedono la chiusura di molti edifici pubblici e di aggregazione, come i musei, ha spinto alcune di queste realtà a offrire un'esperienza di visita del tutto nuova: il tour virtuale. Sia per continuare a promuovere la cultura e l'arte, sia per suggerire come passare il tempo alle molte persone costrette tra le mura domestiche, le visite online dei musei garantiscono la fruizione delle opere a tutti i cittadini del mondo. Basta un computer e una connessione ad internet per accedere all'esposizione
più grande di tutti i tempi: il web. L'iniziativa italiana è diffusa sui social sotto gli hashtag #museichiusimuseiaperti e #laculturanonsiferma. Tra le principali realtà fruibili online troviamo: il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, la Pinacoteca di Brera, i Musei Civici di Venezia, i Musei Reali di Torino, il Museo Nazionale di Ravenna, la Galleria degli Uffici, i Musei Vaticani e molti altri ancora. Ad esempio, la Pinacoteca di Brera e la Biblioteca Nazionale Braidense garantiscono l'accesso alla collezione dei capolavori dell'arte italiana e straniera del XIII-XX secolo, attraverso NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
eventi e spettacoli
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I grandi eventi sospesi, annullati e rimandati L'emergenza sanitaria per l'epidemia del Coronavirus ha costretto gli organizzatori di fiere e manifestazioni internazionali a posticipare o annullare l'appuntamento. a cura della Redazione
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Grandi eventi e fiere internazionali hanno subito una prima battuta di arresto già nel mese di febbraio quando il Mobile World Congress, la fiera mondiale della telefonia hi-tech di Barcellona, ha dovuto prendere la difficile decisione di annullare l'evento. Con il propagarsi dell'epidemia del Coronavirus in Cina e nel sud-est asiatico, sede di numerose aziende di telefonia come la Samsung, parte dei 2.800 espositori attesi per la manifestazione hanno iniziato a disdire la propria partecipazione. Nonostante le rassicurazioni da parte degli organizzatori per l'aumento delle misure di sicurezza e di prevenzione del contagio, l'evento che doveva tenersi dal 24 al 27 febbraio 2020 è stato annullato.
Da qui, e con il propagare dell' epidemia in tutto il mondo, un po' per la necessità di contenere il contagio, un po' per l'incertezza da parte delle aziende espositrici, diverse manifestazioni internazionali sono state annullate, sospese o rinviate. È il caso, ad esempio, del MIDO, la fiera internazionale dell'occhiale che proprio quest'anno festeggia 50 anni. In programma dal 19 febbraio al 2 marzo, è stata ufficialmente spostata in estate, da domenica 5 a martedì 7 luglio 2020. “Dopo la decisione di posticipare MIDO, della cui bontà siamo ancora più convinti dopo l’escalation dell’emergenza degli ultimi giorni e dei relativi provvedimenti adottati dal governo italiano" commenta il Presidente Giovanni Vitaloni, "abbiamo lavorato senza NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
eventi e spettacoli
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sosta nelle ultime 72 ore per poter individuare le nuove date, scelte accuratamente per andare incontro alle esigenze del settore. […] La data individuata consentirà ai brand di presentare in anteprima, come sempre accade a febbraio a MIDO, le nuove collezioni e incontrare i buyer che arrivano da tutto il mondo per conoscere le tendenze della nuova stagione. Siamo certi che tra i padiglioni di Rho Fiera Milano si respirerà la consueta aria vivace, internazionale e dinamica che contraddistingue da 50 anni il nostro evento.” Stesso discorso per il Cosmoprof di Bologna, inizialmente previsto per il 12-13-14-15 marzo 2020, attualmente slittato a settembre 2020, dal 3 al 7. “Dall’inizio dell’emergenza legata alla diffusione del Coronavirus in Italia dello scorso 23 febbraio, stiamo monitorando costantemente la situazione, con l’obiettivo di individuare la migliore
soluzione a supporto dell’industria cosmetica" dichiara Gianpiero Calzolari, Presidente di Bologna Fiere. "Le restrizioni che interessano il nostro paese e le limitazioni degli spostamenti annunciate ora dopo ora dalle altre nazioni non creano ad oggi i necessari presupposti per le attività di business e di networking alla base di un evento fieristico internazionale come Cosmoprof. La decisione di posticipare ulteriormente la manifestazione a settembre, è il frutto di un dialogo responsabile con le associazioni del settore e le istituzioni, con l’obiettivo comune di creare le migliori condizioni per il rilancio del comparto.” L'appuntamento annuale con il Salone del Mobile di Milano è stato posticipato a giugno, dal 16 al 21, mentre è stato annullata la 53esima edizione del salone del filato, Filo, programmata per fine febbraio. Ha resistito fino alla fine il Vinitaly,
previsto dal 19 al 22 aprile, ma che, a causa dell'esplosione dell'epidemia in Europa, è stato costretto a una nuova programmazione per giugno, dal 14 al 17. In Piemonte, come già preannunciato dal Presidente della Regione Alberto Cirio, è stato rimandato il Salone Internazionale del Libro di Torino. Non si conoscono ancora le nuove date dell'evento che verranno annunciate il primo possibile, per dare la possibilità a tutti gli espositori, partecipanti e ospiti di organizzarsi per una nuova e coinvolgente edizione. In ambito internazionale è giunta la comunicazione dell'annullamento del Salone dell'Auto di Ginevra, rinviato anche il ProWein di Düsseldorf a data da destinarsi, e le fiere del libro di Parigi e Lipsia. Annullato anche l'E3 di Los Angeles, l'evento dedicato del mondo videoludico, che potrebbe proporre un'esperienza online per mostrare le novità dell'anno.
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Cinema e libri
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Notte degli Oscar 2020 Per la prima volta nella storia degli Academy l'Oscar al Miglior Film va a una produzione straniera, Made in Sud Corea. a cura della Redazione
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ella notte tra il 9 e il 10 febbraio 2020 si è tenuta la 92° edizione degli Oscar che quest'anno, per la prima volta nella storia, ha premiato una pellicola straniera come Miglior Film. Stiamo parlando di Parasite, il film sudcoreano diretto da Bong Joon-ho, già vincitore della Palma d'Oro al Festival di Cannes. Accolto positivamente dalla critica, il film ha conquistato ben 4 statuette: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior film internazionale. Sul web, si aggiudica un bel 99% su Rotten Tomatoes e 8.6 su iMdb entrando di diritto nella top 25 dei film più apprezzati di tutti i tempi. Anthony Oliver Scott, famoso critico del New York Times, lo ha definito come "terribilmente divertente, quel tipo di film intelligente, generoso, esteticamente energico che annulla le stanche distinzioni tra film d'essai e film di intrattenimento". Il film racconta la storia della famiglia Kim, formata da un uomo privo di stimoli, una madre senza alcuna ambizione e due figli che vivono in uno squallido appartamento nel seminterrato di un palazzo. Al figlio minore viene la pazza idea di falsificare il suo diploma e la sua identità, per diventare tutor e dare lezioni di
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inglese alla figlia dei Park, una ricca famiglia che vive in una sontuosa villa. Da questa vicenda, la famiglia Kim si avvicina sempre di più ai Park, dando vita a questa strana storia che è valsa l'Oscar. Tornando alle premiazioni, il secondo film più premiato è stato 1917, vincitore dell'academy per la miglior fotografia, migliori effetti speciali e miglior sonoro. Questo film, diretto da Sam Mendes, è ambientato durante la prima guerra mondiale e si distingue per la particolare scelta del direttore della fotografia, Roger Deakins, di presentare la storia con un intero piano sequenza: lo spettatore avrà l'impressione di vedere un'unica scena, in quanto i tagli ci sono, ma sono nascosti e visibili soltanto agli
occhi più esperti. Sul terzo gradino del podio, a parimerito con due Oscar ciascuno, si trovano C'era una volta a… Hollywood, Joker e Le Mans '66 - La grande sfida. Grazie all'interpretazione di Brad Pitt, il film di Tarantino ha vinto il premio al miglior attore non protagonista e alla migliore scenografica, seguita da Barbara Ling e Nancy Haigh. Joker, in lizza per ben 11 statuette, ha vinto l'Oscar al miglior attore protagonista con Joaquin Phoenix e alla miglior colonna sonora composta da Hildur Guðnadóttir. Infine, il film sulla strepitosa gara della 24 ore di Le Mans del '66, ha conquistato il premio al miglior montaggio di Andrew Buckland e Michael McCusker e miglior montaggio sonoro di Donald Sylvester.
ANCORA OSCAR Il premio per la miglior attrice protagonista è andato a Renée Zellweger per il film Judy, mentre la migliore attrice non protagonista è stata Laura Dern che interpreta l'avvocato divorzista Nora Fanshaw in "Storia di un matrimonio". L'Oscar per il miglior film d'animazione è andato al quarto capitolo
della serie Toy Story, regia di Josh Cooley. Taika Waititi, invece, vince il premio alla migliore sceneggiatura non originale con il film Jojo Rabbit. La statuetta per la miglior canzone è andata ad Elton John e Berni Taupin per il brano (I'm Gonna) Love Me Again del film Rocketman, biografia dell'autore.
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Cinema e libri
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Consigli di lettura Un buon libro può diventare un ottimo compagno per passare il tempo, conoscere il mondo e capire culture diverse dalla nostra. a cura della Redazione
M. PAGLIASSOTTI
R. RUSSO
Ancora dodici chilometri
L'arte di riuscire
I giornali la chiamano "la rotta alpina": sono i dodici chilometri che separano Claviere, l’ultimo paese italiano prima del confine, dalla cittadina francese di Briançon, attraverso il passo del Monginevro, per il quale passa un’intera umanità che cerca la salvezza come i polmoni cercano l’aria.
Qual è il senso di una vita "autenticamente riuscita" se nell’economia dell’universo siamo meno di un’ ombra che passa? Il segreto dell’ arte di riuscire è un’alchimia fra azione e contemplazione. E non c’è vera riuscita che non sia costruita superando lacune, storture, errori, sconfitte, delusioni.
P. CARIDO
M. PANELLA
Il volo di Nura
Tutto in una notte
Per i più piccini: Nura vive a Gerusalemme con mamma, fratelli, nonno e Abu, uno zio scorbutico, solitario e famoso cantastorie. Nura si ferma spesso ad ascoltarlo, restandoquasi ipnotizzata. Una notte cominciano un viaggio meraviglioso in volo sopra i tetti dell'amata e martoriata città.
Un thriller dai ritmi serrati ambientato in una Roma violata, sporcata dal sangue di vittime innocenti. Il protagonista della storia vivrà una notte all’Inferno, pedina di un gioco più grande di lui in cui realtà e apparenza si confondono pericolosamente e ogni mossa può risultare fatale.
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Comics & Games
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Lo Studio Ghibli arriva su Netflix I fan in Asia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina potranno guardare i film della famosa casa di produzione giapponese, vincitrice di un Oscar. a cura della Redazione
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ell'ottica di un arricchimento continuo del suo catalogo di film d'animazione, Netflix ha annunciato che a partire dal 1° febbraio saranno disponibili in streaming in tutto il mondo (esclusi Stati Uniti, Canada e Giappone) i 21 film di Studio Ghibli, la casa di produzione giapponese premiata agli Oscar nel 2002 per "La città incantata". Per la prima volta in assoluto su una piattaforma di streaming, il vasto catalogo dei film targati Studio Ghibli sarà sottotitolato in 28 lingue e doppiato anche in 20. Questa partnership consentirà ai fan in Asia-Pacifico, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina di guardare nella loro madrelingua molti classici amati dal pubblico, come la Principessa Mononoke, Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento, Kiki Consegne a domicilio, Il mio vicino Totoro, La storia della Principessa Splendente e tanti altri. "Al giorno d'oggi esistono diversi ottimi canali per far arrivare un film al pubblico", ha dichiarato Toshio Suzuki, produttore di Studio Ghibli. "Abbiamo ascoltato i nostri fan e
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abbiamo preso la decisione di mettere a disposizione il nostro catalogo cinematografico in streaming. Ci auguriamo che in questo modo la gente di tutto il mondo possa scoprire l'universo di Studio Ghibli." "Mentre cercavamo il miglior partner digitale per Studio Ghibli, che da vent'anni sono i nostri collaboratori più validi e fedeli, Netflix ci ha convinti dimostrando passione ed energia nella ricerca delle modalità ideali per la promozione globale di questo catalogo incredibile e unico, nel pieno rispetto della filosofia di Studio
Ghibli", ha dichiarato Vincent Maraval, Chief Executive Officer di Wild Bunch. "È un sogno che si avvera per Netflix e i suoi milioni di abbonati. I film d’animazione di Studio Ghibli sono leggendari e hanno incantato i fan di tutto il mondo per oltre 35 anni", ha commentato Aram Yacoubian, Director of Original Animation di Netflix. "Siamo felici di renderli disponibili in più lingue per i nostri spettatori in America Latina, Europa, Africa e Asia, così ancora più persone potranno apprezzare questo meraviglioso mondo animato."
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Comics & Games
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Final Fantasy VII: il remake Il remake più atteso di inizio anno, in arrivo in esclusiva per tutti i sonari ad aprile 2020. a cura della Redazione
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Quare Enix ha rivelato il filmato di apertura di uno dei giochi più attesi dell'anno: Final Fantasy VII Remake. Il filmato mette in mostra gli splendidi elementi architettonici dell'eclettica città di Midgar sulle celebri note del compositore giapponese Nobuo Uematsu, questa volta eseguite da una vera orchestra. I fan americani della serie potranno ascoltare le musiche che compongono la colonna sonora dal vivo, in una serie di concerti che si svolgeranno nelle principali città degli States. Nel "nuovo" Final Fantasy i giocatori saranno trasportati in un mondo in cui la Shinra Electric Power Company, una società oscura, controlla la forza vitale del pianeta. Cloud Strife, un ex membro dell'unità d'élite della Shinra, conosciuta con il nome di Soldier, ora diventato un mercenario, presta il suo aiuto a un'organizzazione anti-Shinra, riunita sotto il nome di Avalanche. Questo remake è una rivisitazione dell'iconico gioco originale che ha ridefinito il genere JRPG, proponendo una profonda immersione nel mondo NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
e nei suoi personaggi come mai era stato fatto prima. Rispetto alla prima edizione del '97, il gioco sarà suddiviso in più uscite: la prima parte, attesa per il 10 aprile 2020, sarà ambientata nella città di Midgar. Personaggi intramontabili e trame coinvolgimenti si fondono con un sistema di battaglia ibrido, che unisce azione in tempo reale a combattimenti strategici. Il videogioco sarà disponibile anche in due versioni Deluxe: la digitale
contenente un album di illustrazioni, la minicolonna sonora, la materia di invocazione Kyactus e la materia di invocazione Carbuncle; mentre la versione fisica propone gli stessi contenuti, con un album a copertina rigida e un CD delle colonne sonore. Prenotando qualsiasi edizione del gioco online, i fan riceveranno anche la materia di invocazione Chocobino e un tema dinamico esclusivo per la PlayStation 4 dedicato a Cloud & Sephiroth.
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musica
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Musica, fiori e polemiche Ai sanremaschi il Festival provoca sentimenti contrastanti di odio e amore: scoprite perché. a cura di Adriana Pozzo
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l Festival di Sanremo è un evento internazionale, e come ogni evento che si rispetti ha le sue polemiche che spesso sono al di fuori della manifestazione vera e propria. Tutti le abbiamo lette sui giornali e ascoltate sui notiziari, Junior Cally, Achille Lauro, le gaffes di Amadeus, ma ci sono state altre piccole contestazioni che non sono arrivate ad onor di cronaca, quelle dei cittadini di Sanremo. Ebbene si, a noi sanremaschi il Festival provoca sentimenti contrastanti di odio/amore, c’è chi ama la città viva, le manifestazioni ovunque, la musica e chi, da buon ligure, odia i blocchi dei controlli con il metal detector, le strade chiuse al traffico, il caos della gente, il rumore fino a notte fonda, la chiusura della zona limitrofa al Teatro Ariston. Quest’anno, come avrete visto tutti in televisione, è stato allestito un palco esterno, in piazza Colombo, con una passerella che portava fino al teatro, i lavori di questo palco sono iniziati quattro settimane prima della manifestazione, le attività nella zona hanno dovuto rinunciare ai dehors e,
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durante la manifestazione, trovandosi nella “zona rossa”, hanno un po’ patito l’isolamento. Anche la viabilità del centro è stata modificata due settimane prima, e tutti i cittadini si sono trasformati in tecnici suggerendo, sulle varie pagine social, location migliori per il palco. Alla fine la fatidica serata d’apertura è arrivata, e miracolosamente tutte le polemiche sono finite, perché questo Festival, al di la di tutte le discussioni iniziali, è piaciuto al pubblico, è piaciuto ai sanremaschi, e il palco che dava tanto fastidio, ha offerto spettacolo gratuito per tutte le serate con le esibizioni degli ospiti, concludendo il sabato con un vero e proprio concerto di Biagio Antonacci. Chiuso il sipario, anche i più accaniti detrattori, rifacendosi a Fiorello, hanno dichiarato che c’era “smantellismo” e “desolazionismo”, perchè a noi liguri piace “mugugnare” su tutto, ma soprattutto sul Festival, che ufficialmente ci da tanto fastidio, ma che di nascosto seguiamo dalla poltrona commentando gli abiti di Achille Lauro e chiedendoci “dov’è Bugo?” NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2020
Musica
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Concerti rinviati A causa dell'emergenza sanitaria da Covid-19 i concerti live sono stati rinviati. a cura della Redazione
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Pinguini Tattici Nucleari Francesco De Gregori
Dopo l'uscita del singolo di giugno "Quel sorriso in volto" e l'album di inediti "Testa o Croce", il tour della band è iniziato lo scorso novembre. La fine, però, è stata rinviata a ottobre: 2 e 3 Catania, 6 Reggio Calabria, 9 e 10 Bari, 13 Eboli (SA), il 12 dicembre a Roma e il 19 a Milano.
Dopo il terzo posto conquistato sul palco del Festival di Sanremo, i Pinguini hanno dovuto rinviare il "ma chi l'avrebbe mai detto" tour a ottobre: 10 Conegliano, 13 e 14 Milano, 17 Bologna, 23 Montichiari, 24 Firenze, 26 Torino, 28 Roma e 30 Padova.
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Le date del tour di marzo del "De Gregori & Band: Live the Greatest Hits" sono state rinviate ad aprile, il 16 a Modena e il 18 a Treviso, e a maggio con il 6 a Milano, l'8 a Napoli e il 9 a Roma. Per il momento, gli appuntamenti europei e americani sono stati annullati.
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contributori
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HANNO CONTRIBUITO ALLA REALIZZAZIONE DI QUESTO NUMERO
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NICOLA Carè
PAOLO De Castro
ALDO Patriciello
Nicola Carè, Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, è stato CEO e Segretario Generale della Camera di Commercio e Industria Italiana in Australia.
Eurodeputato PD/S&D dal 2009, è vicepresidente della Commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale. Professore all'Unibo, in passato è stato Ministro delle Politiche Agricole.
Eurodeputato FI/PPE dal 2006, è membro della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia al Parlamento europeo e della delegazione per i rapporti con l’India.
EMANUELE Scagliusi
FRANCO Mirabelli
SIMONA Vietina
Deputato membro della III Commissione Affari Esteri e Vicepresidente del Comitato Permanente per i diritti umani.
Senatore membro delle Commissioni Ambiente e Politiche europee. Capogruppo PD della Commissione bicamerale Antimafia.
Politica e insegnante, già sindacto di Tredozio, alle elezioni politiche del 2018 viene eletta alla Camera dei Deputati tra le fila di Forza Italia.
EUGENIO Sangregorio
CHIARA Gribaudo
VIRGINIA Villani
Deputato del gruppo Misto, Noi con l'Italia, USEI dal 2018, è stato eletto nella circoscrizione estera B, America meridionale.
Consigliere comunale a Borgo San Dalmazzo dal 2007 al 2017, alle elezioni politiche del 2013 viene eletta deputata PD, diventando capogruppo alla Camera. Rieletta nel 2018.
Dirigente scolastica, è stata eletta deputata M5S nel 2018. è membro della commissione cultura, scienza e istruzione e della commissione lavoro pubblico e privato.
ELISA Fea
FLAMINIA Santilli
GIORDANO Biserni
Laureata in Giurisprudenza, attualmente svolge la professione come praticante avvocato in un prestigioso studio di Cuneo.
Legal Advisor del Centro Europeo Consumatori Italia, punto di contatto nazionale della rete ECC Net, istituita dalla Commissione Europea per consulenza e assistenza gratuita ai consumatori.
Presidente dell’ASAPS fino dal 1991 e direttore della rivista il Centauro, organo ufficiale dell’associazione.
MICHELE Nitti
ANTONIO Rinaldi
MARCO Mazzocco
LEONARDO Peruffo
ANDREA Lovelock
Politico e musicista, all'attività di direttore d'orchestra affianca quella accademica. Nel 2018 è eletto deputato nel M5S e membro della Commissione Cultura, Scienze e Istruzione.
Politico ed economista italiano, dopo una lunga esperienza nel settore bancario, è diventato docente universitario. Nel 2019 viene eletto eurodeputato della Lega.
Fondatore e titolare di Efficient Driving ed EV Academy, l’accademia della mobilità elettrica, da più di vent'anni si occupa di sicurezza stradale.
Presidente di A.E.C.I. l’Associazione Europea Consumatori Indipendenti.
Addetto Stampa dell’Istituto Nazionale Revisori Legali. Giornalista, è collaboratore del gruppo Class Editori.
STEFANIA Grosso
SARA Mauro
ADRIANA Pozzo
GABRIELLA Tomasi
ASSOTRASPORTI Associazione
Laureata in lingue e ora content writer e outreach specaialist per diverse agenzie web e aziende tech.
Addestratore Educatore cinofilo, Operatore di “Cane Urbano”, Formatore Regionale Cinofilia, FCOS Forensic Canine Operations Specialist.
Classe 1966, appassionata di viaggi, fotografia, religioni e misticismo, esercita la professione di impiegata amministrativa da circa 35 anni.v
È intermediario assicurativo. Appassionata di cucina, animali e montagna.
Associazione Nazionale di categoria che dal 1985 tutela e difende gli autotrasportatori italiani.
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