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Gente in Movimento 2015-1

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FAMIGLIA

PROFESSIONI

IMPRESA

POSTE ITALIANE SPA - SPEDIZIONE IN ABB. POST. D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N.46) ART.1, COMMA 1, DCB/CN - TASSA PAGATA – SUPPLEMENTO N.1 - AL NUMERO 1 - 2015 - ANNO XVII DI TN TRASPORTONOTIZIE

IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA


GENTE IN MOVIMENTO L’INNOVATIVO MAGAZINE E SITO WEB DI INFORMAZIONE E APPROFONDIMENTO PER GLI IMPRENDITORI, I PROFESSIONISTI E LE LORO FAMIGLIE

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Gente in Movimento


IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA

sommario

SOMMARIO

IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA

N.1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

SEGUICI SU

EDITORIALE

PAG. 02

ATTUALITÀ

PAG. 04

IMPRESA

PAG 06

INNOVAZIONE

PAG. 10

PROFESSIONI

PAG 11

EUROPA

PAG. 16

POLITICA

PAG. 18

ECONOMIA E LAVORO

PAG 24

PREVIDENZA

PAG. 30

COSTUME E SOCIETÀ

PAG. 31

DESIGN

PAG. 36

MOTORI

PAG. 40

VIAGGI

PAG. 46

SPORT

PAG. 49

FOOD & WINE

PAG. 51

BENESSERE E BELLEZZA

PAG. 56

MODA

PAG. 59

EVENTI E SPETTACOLI

PAG. 60

CINEMA E LIBRI

PAG. 68

COMICS & GAMES

PAG. 70

MUSICA

PAG. 71

genteinmovimento @genteinmov gente in movimento

Tutti i diritti riservati, è vietata la pubblicazione, anche parziale, senza l’autorizzazione dell’Editore. Nell’eventualità che testi e illustrazioni di terze persone siano riprodotti in questa pubblicazione, l’editore è a disposizione degli aventi diritto non citati. L’editore porrà inoltre rimedio, a seguito di segnalazione, ad eventuali non volute omissioni e/o errori nei relativi riferimenti. In assenza di specifico accordo scritto tra le parti, i collaboratori della testata forniscono a titolo gratuito il materiale per la pubblicazione, che diventa proprietà dell’Editore anche per usi futuri. Garanzia di riservatezza per gli abbonati. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiedere gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a: “Alpina Edizioni s.c.” - Responsabile dati - Zona Autoportuale Pollein-Brissogne, 11020 Pollein (AO). Le informazioni custodite nell’archivio elettronico della “Alpina Edizioni s.c.” saranno utilizzate al solo scopo di inviare agli abbonati la testata e gli allegati, anche pubblicitari, di interesse pubblico (legge 675/96). Questo numero è stato chiuso in redazione il 20/02/2015.

NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

GENTE IN MOVIMENTO

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editoriale

IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA

EDITORIALE

Direttore responsabile Secondo Sandiano

GENTE IN MOVIMENTO Iscrizione al 3/14 del Registro Stampa del Tribunale di Aosta in data 29/09/2014 ADERENTE A: Unione Stampa Periodica Italiana

PROPRIETARI DGConsulting s.c., Roberto Gianusso EDITORE: DGConsulting s.c. Iscrizione al ROC n. 24934 Azienda Certificata ISO 9001:2008

Cari lettori, dopo il successo del primo e storico numero di Gente in Movimento, siamo pronti ad iniziare una nuova avventura, grati del riscontro positivo ottenuto e desiderosi di raggiungere nuovi obiettivi, anche grazie al vostro contributo. L’innovazione di Gente in Movimento è proprio questa, costruire un giornale insieme e per voi: professionisti “in movimento”, imprese rivoluzionarie e lavoratori che condividono la lettura di questo magazine con la loro famiglia. Il variegato team di collaboratori è già raddoppiato, passando da quindici a ventotto illustri esperti di economia, politica, lavoro, cultura, design e viaggi e tanto altro ancora. Le rubriche si sono ampliate per approfondire argomenti specifici quali l’Europa, frontiera imprescindibile da varcare, previdenza sociale ed innovazione, fiore all’occhiello del nostro grande Paese. Oltre al piacere della lettura sulla carta - che sicuramente voi lettori apprezzate - offriamo ampi approfondimenti e contenuti speciali anche su internet. Il nostro sito ufficiale genteinmovimento.com, sul quale potete scaricare e sfogliare tutti i giornali, si arricchisce ogni giorno di nuovi contenuti, interagendo con i “navigatori del web”, in stretta correlazione con i principali social network. Vi aspettiamo dunque, comodamente da casa con il vostro pc o smartphone, per riflettere insieme sui temi trattati e condividere esperienze e competenze. Ma le novità non finiscono qui. Altri Paesi sono rimasti incuriositi dal nostro progetto, per cui sarà prossimamente online il sito di Gente in Movimento completamente tradotto in francese, e siamo sicuri che presto varcheremo altri confini. Se state leggendo il magazine online, richiedeteci una copia gratuita. Inoltre, ricordate che “sharing is caring”: condividere con gli altri è sempre un regalo gradito e la nostra redazione vi offre questa possibilità. Regalate Gente in Movimento ai vostri contatti, invieremo la rivista online a vostro nome! Restate in contatto, scrivete a redazione@genteinmovimento.com.

COEDITORE Alpina Edizioni s.c. DIRETTORE RESPONSABILE Secondo Sandiano IN REDAZIONE Elisa Galvagno, Francesca Vinai, Roberto Gianusso, Fabrizio Civallero, Gabriella Tomasi

REDAZIONE Alpina Edizioni s.c. Notizie Valle d’Aosta: Zona Autoportuale Pollein-Brissogne, 11020 Pollein (AO) DGConsulting s.c. Notizie dall’Italia e rubriche specializzate: Corso Soleri 3, 12100 Cuneo redazione@genteinmovimento.com www.genteinmovimento.com

AMMINISTRAZIONE Ilaria Ponzo, Marcella Farina

PUBBLICITÀ Tel. 0171.412816 redazione@genteinmovimento.com

COLLABORATORI Vedi pagina 72

STAMPA Tipografia Tipolitoeuropa di Cuneo

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GENTE IN MOVIMENTO

NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


TRASPORTONOTIZIE www.trasportonotizie.com

pagina 8 Germania, obbligo di salario minimo per gli stranieri

pagina 9 Trasporto merci pericolose, novità ADR 2015

pagina 4 Integrazio ne gommaferro nel trasporto merc i, le proposte

pagina 10

Dal territorio. Focus Piemonte, Liguria, Lombardia

pagina 14 pagina 28

Sblocca Italia, important i novità per i trasporti pagina 5 Sistri, nessuna sanzione da gennaio

pagina 15 pagina 28

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gli stranieri minimo per salario obbligo di Germania, pagina 8

pagina 28

Lombardia Liguria, Piemonte, Focus Dal territorio.

pagina 9 guida nel 2015 più ore di circolazion e, Divieti di

IN PRI MO PIA

pagina 15

pagina 4

marzo computer da esami al superiori, Patenti

NO

da gennaio sanzione nessuna Sistri, pagina 5

pagament o modalità di nuove 2015, Quote Albo

pagina 10

iscrive chi non si multe per aprile Sistri, da

pagina 28

le proposte sporto merc i, ferro nel tragommaIntegrazio ne

pagina 36

2015 novità ADR pericolose, merci Trasporto

pagina 10

Dal territorio. Focus Piemonte, Liguria, Sicilia

pagina 4 Trasporto multimod

pagina 13

ale protagonis ta al Move.App Expo 2014

Disdetta del Protocollo d’Intesa GovernoAssociazio ni

pagina 25

pagina 36

pagina 37

pagina 36

pagina 14

Stabilità 2015 le proposte , per il rilanc io dell’autotr asporto

IN PRI MO PIA

trasporti novità per i important i Italia, Sblocca

NO

pagina 25

pagina 37

Sicilia Liguria, Piemonte, Focus Dal territorio. pagina 10

sporto dell’autotr aper il rilanc io le proposte Stabilità 2015 ,

pagina 36

Expo 2014 al Move.App protagonis ta multimod ale Trasporto

Associazio ni Governod’Intesa Protocollo

pagina 4

Disdetta del pagina 13

giustizia UE dalla Corte di bocciatura

escluso totrasport o Italia”: au“Sblocca

Costi minim

i,

IN PRI MO PIA

NO

ALBO AUTOTRAS LA ST RA DA ar ra nc a

PO RTO , È SC IVOLOS A

IN PRI MO PIA

NO

Francia, “adieu” al riposo sul camion

Finalment e un Disegno di Legge contr o il cabotagg io abusivo

Poste Italiane - Spedizione in abbonamento postale - 70% aut. DCB/CUNEO N. 1772 - Nr. 3 Anno XVI - contiene I.P. In caso di mancato recapito inviare al CMP/CPO Cuneo per la restituzione al mittente previo pagamento resi

Patenti superiori, esami al computer da marzo

“Sblocca Italia”: autotrasport o escluso

ie.com

Ann o XVI - Num ero 3/2 014

Ann o XVI - Num ero 4/2 014

Albo, la nomina del vice presidente

pagina 4 “Zombie” Sistri: bersaglio colpito

pagina 18

Dal territorio. Focus Piemonte, Liguria, Toscana

pagina 22

pagina 8 Ferie e permessi : Cossa dice il CCNL Assotrasp orti UGL

IN PRI MO PIA

NO

Limiti di velocità, ecco come vann o segnalati Dispositivo unico,

il dibattito è aperto

pagina 10

pagina 11

Prove tecni che di veico li, la nuova rubrica TN

Dal territorio. Focus Piemonte, Liguria, Lazio

pagina 22 pagina 27 colpito bersaglio Sistri: “Zombie”

pagina 50

Toscana Liguria,

pagina 4

Piemonte, Focus Dal territorio.

UGL Assotrasp orti il CCNL Cossa dice permessi : Ferie e pagina 8

camion riposo sul “adieu” al Francia,

pagina 18

abusivo il cabotagg io Legge contr o un Disegno di Finalment e

IN PRI MO PIA

presidente del vice nomina Albo, la

NO

On. Catalano: sì al dispositivo unico a bordo

pagina 12 Copertura RCA e tutel a legale: cosa c’è da saper e

pagina 21 pagina 27

pagina 27

pagina 50

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Sistri, da aprile multe per chi non si iscrive

PIA NO

Costi minim i, bocciatura dalla Corte di giustizia UE

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ortonotiz

ie.com

Concorrenza sleale: l’Italia si mu ove, l’Europa appr ova

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più ore di guida nel 2015

Quote Albo 2015, nuove modalità di pagament o

Poste Italiane - Spedizione in abbonamento postale - 70% aut. DCB/CUNEO N. 1772 - Nr. 5 Anno XVI - contiene I.P. In caso di mancato recapito inviare al CMP/CPO Cuneo per la restituzione al mittente previo pagamento resi

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MO PIA NO

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NO

Divieti di circolazion

Edizione extralarg

Autotrasport o riformato, tutte le novit à 2015. Ma è vera rivol uzio“Sneal?viamo Au totr as po i trasporti e il rto in fe rm en Paese!” È l’appello degl to i operatori de L’Europa av an l trasporto all za ... e l’I ta lia a po litica IN PRI MO IN PRI Poste Italiane - Spedizione in abbonamento postale - 70% aut. DCB/CUNEO N. 1772 - Nr. 6 Anno XVI - contiene I.P. In caso di mancato recapito inviare al CMP/CPO Cuneo per la restituzione al mittente previo pagamento resi

Poste Italiane - Spedizione in abbonamento postale - 70% aut. DCB/CUNEO N. 1772 - Nr. 1 Anno XVII - contiene I.P. In caso di mancato recapito inviare al CMP/CPO Cuneo per la restituzione al mittente previo pagamento resi

Ann o XVII - Num ero 1/2 015

IN PRI MO PIA

Ann o XVI - Num ero 5/2 014

Ann o XVI - Num ero 6/2 014

Poste Italiane - Spedizione in abbonamento postale - 70% aut. DCB/CUNEO N. 1772 - Nr. 4 Anno XVI - contiene I.P. In caso di mancato recapito inviare al CMP/CPO Cuneo per la restituzione al mittente previo pagamento resi

ie.com

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TRASPO RTONOTI ZIE www.tra sp

“Zombie” Sistri: campagna per lo stop al sistema pagina 18 Dal territorio. Focus Piemonte, Liguria, Toscana pagina 35

pagina 35 pagina 21 pagina 27 pagina 35 Lazio Liguria, Piemonte, Focus Dal territorio. pagina 11

aperto il dibattito è unico, Dispositivo

rubrica TN la nuova che di veico li, Prove tecni pagina 10

c’è da saper e legale: cosa RCA e tutel a Copertura

segnalati come vann o velocità, ecco Limiti di

unico a bordo dispositivo

pagina 35

pagina 12

IN PRI MO PIA

Toscana Liguria, Piemonte, Focus Dal territorio. pagina 18

lano: sì al On. Cata-

NO

sistema per lo stop al campagna Sistri: “Zombie”

È l’appello degl L’Europa av an i operatori de za ... e l’I ta lia LA ST RA DA È l trasporto all Au totr as po SC IV ar ra nc a “Salviamo i tr a po rto in fe rm en lit ica asporti e il Pa ALBO AUTOTRAS OLOSA to ese!” PO RTO

il giornale e il quotidiano online, Ma è vera rivol uzione? tutte le novit à 2015. Autotrasport o riformato,

Ann o XVI - Num ero 5/2 014

Ann o XVI - Num ero 6/2 014

Ann o XVII - Num ero 1/2 015

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dei trasportatori Ann o XVI - Num ero 3/2 014

Ann o XVI - Num ero 4/2 014

e di chi viaggia

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tizie.com TRASPO RTONOTI ZIE

l’Europa appr ova l’Italia si mu ove, Concorrenza sleale:

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www.trasportonotizie.com NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015 TNtrasportonotizie

info@trasportonotizie.com

NotizieTN

GENTE IN MOVIMENTO TNtrasportonotizie

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attualità

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IL MAGAZINE DELL’IMPRENDITORE, DEL PROFESSIONISTA E DELLA FAMIGLIA

Natalità in calo, record al ribasso

Open data rivoluzione in atto

In Italia non si fanno più figli come una volta. Secondo le statistiche demografiche dell’Istat, sono cinquemila i nati in meno rispetto al 2013, dati che non riusciranno a sostenere “un necessario ricambio generazionale”. I dati sono ancora più incisivi se si considera che valori così bassi di natalità non si erano mai verificati dall’Unità d’Italia (509.000 nascite). D’altro lato, diminuisce anche il tasso di mortalità, sceso nel 2014 a 597 mila decessi, 4.000 in meno rispetto all’anno precedente. Il lato positivo è l’aumento dell’aspettativa di vita, 80,2 e 84,9 anni rispettivamente per l’uomo e la donna. L’età media della popolazione ha raggiunto i 44,4 anni.

Si sente spesso discutere di “dati aperti”, ma cosa sono? Si tratta di informazioni liberamente accessibili a tutti gli utenti, prive di limitazioni alla riproduzione o copyright. A livello di pubblica amministrazione si parla di open government, concetto che si basa sulla trasparenza nei confronti dei cittadini. Per chi volesse saperne di più, sono in programma diversi eventi dedicati agli open data. Dal 27 al 29 marzo l’appuntamento è a Bologna, dove sviluppatori, giornalisti, funzionari pubblici, ricercatori e giuristi si ritroveranno al terzo raduno di “Spaghetti Open Data”. Altro incontro di rilievo sono gli “International Open Data Day”, dove si affrontano i primi problemi legati all’utilizzo di standard unici di riferimento, definendo protocolli di qualità comuni.

Mappa dell’odio, Italia primeggia

La crisi cambia il lusso

Uno studio del Vox, l’osservatorio italiano sui diritti, in collaborazione con alcune università italiane, hanno analizzato 1,8 milioni di tweet pubblicati sul social network. Il risultato è sconcertante: misoginia, razzismo, antisemitismo e omofobia inondano la rete. L’intolleranza più diffusa è nei confronti della donna, con valori massimi riscontrati in Lombardia, Friuli e Campania. Anche l’Europa boccia il belpaese in tema omofobia. In un’ipotetica mappa dell’intolleranza, l’Italia si colloca sui gradini più bassi del podio quando si parla di libertà sessuale sul posto di lavoro, tra i banchi di scuola e in qualsiasi altro contesto sociale.

La crisi modifica il rapporto degli italiani con il lusso, si spende meno ma si tende a investire di più in esperienze uniche. Ora un prodotto “lussuoso” viene percepito come un’emozione. Le pelliccerie chiudo i battenti, le vendite di gioielli calano, ma aprono comunque alberghi a cinque stelle in grado di vendere esperienze, puntando su eccellenza e unicità. Le spese alimentari diminuiscono, ma aumentano i consumi di prodotti tipici e bio: il lusso è diventato sobrio, preferendo la qualità alla quantità. Un campo in cui l’Italia rappresenta quindi storicamente un’eccellenza, il “Made in Italy” in fondo è la capacità tutta italiana di insegnare al mondo come vivere un lusso di qualità, non ostentato.

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attualità

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Viaggiatori bocciano traffico e strade d’Europa

Nel 2015 vivremo un secondo in più

I trasporti europei andrebbero migliorati, i problemi principali sono il traffico e la manutenzione delle strade. È quanto hanno risposto rispettivamente il 60% ed il 59% degli intervistati del sondaggio Eurobarometro, condotto dalla Commissione europea. L’auto rimane infatti il mezzo di trasporto preferito sia per gli spostamenti quotidiani (54%), sia per viaggi superiori a 300 chilometri (66%): rinnovare dunque le vie europee rimane l’obiettivo primario per l’UE. Per quanto riguarda gli altri metodi di spostamento, solo il 19% dei cittadini europei utilizza regolarmente i mezzi pubblici, mentre il 59% degli intervistati ha dichiarato di aver preso un aereo nei 12 mesi precedenti. Il 27% degli intervistati è convinto che la qualità dei treni sia peggiorato negli ultimi cinque anni.

Dal 30 giugno le nostre vite dureranno un sessantesimo di minuto in più. Stiamo parlando del c.d. “secondo intercalare”, reso necessario a causa del rallentamento progressivo della rotazione terrestre. Deciso dall’”International Earth Rotation Service”, si stanno già valutando le conseguenze per il mondo della rete: l’ultimo accadimento del genere, avvenuto del 2012, aveva infatti mandato in crash il web. Ma prevenire è meglio che curare, per cui Mr. Google questa volta si affidera al “leap smear”, distribuendo il secondo in eccesso durante l’arco della giornata. Dal 1972 questo evento si è già verificato 25 volte, riusciremo a sopravvivere?

Ristrutturazione edifici scolastici al via

Buon compleanno Youtube!

Firmato il decreto che rende esecutivi investimenti da 40 milioni di euro per trent’anni a partire da quest’anno. Un totale complessivo di un miliardo e 200 milioni che le Regioni potranno utilizzare per stipulare mutui trentennali, con oneri di ammortamento a carico dello Stato, per interventi straordinari di ristrutturazione e messa in sicurezza degli edifici scolastici. Alcune regioni hanno già messo in atto piani di rinnovo dei locali scolastici: Campania, Piemonte, Toscana e Veneto hanno avviato investimenti, che comprendono anche interventi per migliorare l’attrattività delle istituzioni scolastiche, adeguamento sismico ed efficientamento energetico.

La piattaforma video più popolare al mondo spegne dieci candeline: Youtube fu fondata nel febbraio 2005 da tre ex dipendenti PayPal, venduta successivamente a Google per 1,65 miliardi di dollari. In breve tempo, da contenitore di video amatoriali si è trasformato in media globale e due anni fa ha tagliato il traguardo di un miliardo di utenti al mese. Non solo, in futuro il servizio sarà esteso ulteriormente alla tv e al cinema. Anche le istituzioni lo scelgono sempre più come veicolo di comunicazione, ma purtroppo è utilizzato anche dalla propaganda jihadista per diffondere orrore, a causa della mancanza di censura che contraddistingue la piattaforma.

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impresa

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Stili di leadership per affrontare le sfide future Il quadro organizzativo, innovativo e competitivo si può appendere solo al solido chiodo della cultura diffusa e condivisa. a cura di Aurelio Prisco

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GENTE IN MOVIMENTO

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sistemi di gestione della prestazione basati sul controllo e sull’emolumento hanno un ruolo importante e supportano le aziende sia nella gestione sia nella verifica delle proprie prestazioni. Tuttavia le organizzazioni, per realizzare con successo i traguardi nel miglioramento delle performance, devono inizialmente soddisfare alcuni principi: • innanzitutto, ottenere un forte impegno da parte della Direzione aziendale attraverso un loro significativo coinvolgimento; • in secondo luogo, creare una struttura compatibile con l’ottenimento di elevate prestazioni in grado di essere seguita dalle persone disposte a sviluppare le competenze nella maniera più adeguata per il conse-

guimento degli obiettivi aziendali definiti; • in terzo luogo, costruire un modello governato dagli obiettivi, ossia comprendere l’origine, la direzione degli obiettivi e un meccanismo che nel tempo li riveda. Nel contesto della gestione della prestazione, le politiche del personale rivestono, dunque, un ruolo cruciale e hanno una responsabilità su tutte queste grandezze e loro stesse devono essere valutate sulla base della loro capacità di generare performance. Pertanto, riuscire a gestire la qualità delle perfomance lavorative per ottenere risultati superiori rappresenta da sempre un obiettivo primario del management. Tutto questo implica che la responsabilizzazione e il coinvolgimento riNUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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Un nuovo atteggiamento da parte dei dirigenti verso i propri collaboratori teso a condividere responsabilità, informazioni e obiettivi da perseguire

chiesto ai diversi ruoli organizzativi si traduca in un nuovo atteggiamento da parte dei dirigenti verso i propri collaboratori teso più a condividere responsabilità, informazioni e obiettivi da perseguire, piuttosto che continuare a ordinare, controllare e contrattare scambio di prestazioni contro retribuzione. Poiché il problema centrale dell’organizzazione del lavoro risiede nel mobilitare ed allineare l’energia delle persone verso i traguardi prefissati, il meccanismo si può realizzare solo se i collaboratori vengono coinvolti, impegnati e responsabilizzati. Affinchè l’evoluzione di questo disegno diventi possibile, e, soprattutto, sia messo in grado di esprimere tutta la sua potenzialità, l’impresa deve implementare la gestione della struttura lavorativa con altre fondamentali variabili di seguito indicate: • la leadership appartiene a tutto il

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personale, non a poche persone; • i lavoratori devono avere gli strumenti, la formazione e l’autorità per fare al meglio il proprio lavoro; • l’informazione è un potere che deve essere condiviso; • la cultura aziendale deve valorizzare e supportare i dipendenti; • il coinvolgimento e l’identificazione delle persone devono essere perseguite con programmi continui nel tempo. Alla luce di quanto sinora descritto, la perfomance management nelle organizzazioni ad elevate prestazioni richiede una leadership diffusa e condivisa il più possibile tra il personale e non caratteristiche di sole poche persone. Il Dirigente, per l’ottenimento del livello della prestazione desiderata, interviene direttamente sul collaboratore attraverso un rapporto (pressoché) personalizzato. Pertanto, una volta fissate le aree di responsabilità/

impresa

obiettivi della prestazione da raggiungere, il leader definisce gli interventi per monitorare l’andamento della medesima, ed eventualmente agisce con azioni correttive qualora i risultati non siano in linea con quanto atteso. Tali interventi sono naturalmente in funzione della competenza del collaboratore e del suo identificarsi negli obiettivi dell’azienda, unitamente al desiderio di continuare a farne parte. Lo stile adottato dal leader può variare a seconda della tipologia, in termini di competenze e di dedizione che i collaboratori esprimono sul lavoro. Possiamo, quindi, avere stili di leadership che vanno dal tipo direttivo fino a quello di delega totale, passando per tutti quelli intermedi basati sull’addestramento o sostegno del collaboratore. Ad esempio, se la perfomance migliora il leader darà meno direttive e rivolgerà il suo intervento su un maggior sostegno e/o addestramento fino ad arrivare alla delega, determinando progressivamente obiettivi sempre più impegnativi una volta raggiunti i precedenti; se invece la performance peggiora il percorso adottato sarà inverso. Risulta evidente come la gestione della performance in quest’ottica richieda alla Direzione aziendale un servizio strategico di progettazione, di formazione del personale a tutti i livelli piuttosto che un’attività di gestione della prestazione che rimane un compito primario del management operativo.

GENTE IN MOVIMENTO

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impresa

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Cepi, rappresentatività per le micro imprese Il Presidente Marciano auspica rappresentatività, compensazione e fondi specifici per le piccole e micro imprese. a cura di L.P. Ufficio Stampa Cepi-Uci

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“

Tre sono le questioni fondamentali che abbiano posto come Confederazione in Italia e in Europa: compensazione fiscale tra crediti e debiti nei confronti della pubblica amministrazione da parte delle aziende, la mancanza di rappresentatività del mondo sindacale e l’emergenza fiscale per le micro imprese.” Così il Presidente di Cepi-Uci Rolando Marciano ha aperto l’Assemblea Nazionale della Confederazione Europea delle Piccole Imprese, che si è svolta il 12 dicembre a Roma al Palacavicchi, dopo aver portato i saluti del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che gli aveva telefonato poco prima per un augurio di buon lavoro. “La prima battaglia, quella per la compensazione, possiamo dire di averla vinta all’interno di ESBA, che ha portato quella che a noi sembrava ancora prima che una questione politica o economica, una questione di buon senso, i debiti che la pubblica amministrazione - prosegue Marciano - esige dalle imprese devono essere compensati dai crediti che queste

ultime vantano nei confronti della pubblica amministrazione.” “Le organizzazioni di rappresentanza delle imprese e dei lavoratori devono contare per ciò che realmente rappresentano, dato che si è creato negli anni, per ragioni storiche, uno squilibrio che va corretto in tutte le sedi. Il Governo annuncia una riforma delle camere di commercio, ispirata alla necessità, legittima e auspicabile, di tagliare sprechi e spese inutili. Bene, siamo d’accordo, ma è necessario anche modificare i criteri di rappresentanza al loro interno: che si torni a far votare i commercianti e gli artigiani.” “Quanto al CNEL, è vero, purtroppo che ha dimostrato limiti innegabili che negli anni sono diventati insopportabili, giusto che lo si abolisca, ma bisognerà comunque sostituirne le funzioni, evitando di ripetere gli stessi errori, e anche qui, tenendo conto della reale rappresentatività delle organizzazioni.” “La terza questione è quella forse più complessa, la fiscalità e le opportunità che le piccole e le micro imprese devono poter affrontare in un contesto in cui si sappia quali sono le loro dimensioni e le loro potenzialità. A Bruxelles siamo riusciti a far identificare le micro imprese per quello che sono, è chiaro che non possono essere messe sullo stesso piano delle grandi imprese. Per Micro imprese si devono intendere quelle aziende che hanno un bilancio fino a 500mila euro e fino a dieci dipendenti e per Piccole quelle con un bilancio da 500mila a 2 milioni. In modo tale che si possano tarare anche i fondi europei destinati a quella che resta la spina dorsale dell’economia nazionale.” Oltre alle questioni centrali per l’attività di rappresentanza sindacale di CEPI-UCI esposte dal Presidente Rolando Marciano e dal Segretario NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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TRA SUSSIDIARIETÀ E INNOVAZIONE Il 12 dicembre è stato per la nostra Assemblea Nazionale una giornata a grosso rischio. I Sindacati avevano annunziato lo sciopero generale per il 5 dicembre ed opportunamente avevamo calendarizzato l’Assemblea, facendo partire l’intera macchina organizzativa. All’ultimo momento il Sindacato ha spostato per quel giorno lo sciopero generale, facendoci piombare nel panico. Abbiamo interpellato i membri della Giunta Esecutiva e della Direzione Nazionale, tutti i dirigenti delle Associazioni Regionali, Provinciali e zonali ed alla fine abbiamo deciso di confermare la data. Un respiro di sollievo quando il Garante dichiarò illegittimo lo sciopero nel settore dei trasporti ma, disattendendo l’imput, il fermo ha coinvolto anche questo settore e alcuni nostri Delegati sono rimasti bloccati. Ciònonostante sono intervenuti oltre trecento delegati, cosa questa che ci ha permesso di portare a termine legittimamente i nostri lavori. L’Assemblea è stata come sempre l’occasione di un grande confronto sui temi di fondo: la crisi, le strategie da adottare per supportare le PMI ed aiutarle a superare le loro difficoltà, ed in questo senso non potevamo non sottolineare che è necessario un nuovo modo di fare sindacato perché la gran parte dei sindacati continua a pensare e ad agire in modo retrò come se ancora vivessimo negli anni ’50 e non fosse cambiato lo scenario nazionale ed internazionale. L’attuale scenario impone un maggior senso di responsabilità e tutti i sindacati datoriali e dei lavoratori dovrebbero muoversi non in un clima di contrapposizione, ma di sussidiarietà con l’azione del Governo e delle Istituzioni in genere. È oggi più che mai necessario fare scelte strategiche capaci di invertire la tendenza negativa studiando, sistemi autonomi ed alternativi per favorire la crescita anche attraverso la messa a punto di appositi servizi che supportino le imprese. La presenza di autorevoli rappresentanti delle Istituzioni ci ha permesso di lanciare idee propositive che sono state positivamente accolte e che saranno veicolate nelle aule parlamentari. Particolarmente apprezzato è stato il saluto e l’augurio del Presidente del Consiglio e del Ministro del Lavoro. Nel corso dell’Assemblea abbiamo anche snellito la squadra di Governo della Confederazione, nominando un solo Vice Presidente Nazionale nella persona di Gianni Cicero Presidente di Valore Impresa aderente a CEPI-UCI. Nel complesso non possiamo non essere soddisfatti dell’andamento di una riunione che ha visto una grande partecipazione di Delegati e di Dirigenti centrali e periferici alla Politica Sindacale portata avanti dalla Confederazione. L’appuntamento al prossimo anno, andiamo avanti con perseveranza e con il nostro solito entusiasmo! a cura di Arturo Vitale, Segretario generale Cepi-Uci

impresa

Generale Arturo Vitale, l’assemblea ha affrontato alcune questioni organizzative di fondamentale importanza, come la nomina del nuovo Vice Presidente Unico Gianni Cicero. Quest’ultimo proviene da una lunga esperienza del settore della rappresentanza delle Imprese ed è anche il Presidente di Valore Impresa, un network nazionale di imprese e professionisti. Di particolare rilevanza anche la nascita all’interno della Confederazione di nuove federazioni di categoria: la Federazione Trasporti, il cui presidente è Secondo Sandiano, la Federazione del Commercio, il cui presidente è Claudio Pisapia, la Federazione nazionale antichi mestieri, il cui Presidente è Carlo Veronesi, la Federazione nazionale degli edili, il cui Presidente è Mauro Fabrizi e il Dipartimento della Sicurezza Sussidiaria, il cui responsabile è Gaetano Pascale, ex agente della squadra mobile di Roma. Il commercio, l’edilizia e gli antichi mestieri sono sempre stati centrali per l’attività di CEPI e la formazione di federazioni dedicate è la dimostrazione dello sviluppo delle attività di rappresentanza e tutela svolte sin qui. Un cenno particolare merita la novità della sicurezza sussidiaria, che riguarda un settore finora abbastanza deregolamentato, che invece va incontro a un processo di professionalizzazione cui Cepi vuole contribuire.

MOBILITY R-EVOLUTION Si chiama Mobility r-Evolution. Già dal nome è chiaro l’intento di attuare un’“evoluzione rivoluzionaria” nel settore della mobilità. Di cosa parliamo? Di una rete di imprese aperta, finalizzata alla mobilità sostenibile di persone e di merci, che ha visto la luce nei primi giorni del nuovo anno. Fondata da sei aziende italiane - DGConsulting s.c., Pointcar s.r.l., Next Industries s.r.l., Geniuscar s.r.l., Gianco s.r.l., Noinet s.c. - ad oggi almeno una trentina di altre imprese hanno espresso la propria volontà di entrarvi a far parte, a dimostrazione della rapidità con cui il progetto sta prendendo piede. Tra gli obiettivi primari di Mobility r-Evolution, l’ottimizzazione della filiera del trasporto merci su strada, mediante lo sviluppo dell’intermodalità nel traffico merci e il superamento di logiche e interessi individualistici delle singole aziende, per una crescita comune. Infatti, il contratto di rete su cui si fonda il nuovo progetto consente alle imprese di creare sinergie e di lavorare insieme, con i benefici fiscali che ne derivano, pur mantenendo ciascuna la propria indipendenza. Promotore e facilitatore del nuovo network di imprese è il Vicepresidente della IX Commissione Trasporti alla Camera, On. Ivan Catalano.

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INNOVAZIONE

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Modellazione 3D, ricerca all’avanguardia Gli ultimi anni hanno visto lo sviluppo esponenziale della tecnologia legata agli scanner 3D in ambito industriale. Al Polo Tecnologico di Verrès la nuova frontiera è in ambito medico. a cura di Monica Chivino

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rano gli anni ’90 quando la Regione Autonoma Valle d’Aosta stipulò per la prima volta una convenzione con il Politecnico di Torino: una sede dello stesso sarebbe sorta ad Aosta. L’idea comprendeva un corso di Laurea in linea con le esigenze del territorio valdostano, per potenziare al massimo il trasferimento tecnologico, e docenti che si occupassero anche della ricerca. Sono passati molti anni da quando si fece questa scommessa, rivelatasi vincente a 360 gradi: oggi il Polo Tecnologico di Verrès offre una solida base di partenza per una collaborazione di primo livello con le aziende della zona, ma non solo. Tre i laboratori attualmente attivi: un laboratorio per lo studio dei problemi di taglio puramente meccatronico, un laboratorio di ricerca associato all’Istituto Boella, che si occupa di navigazione satellitare, comunicazioni wireless, cloud computing e simulazione elettromagnetica ed uno per lo studio della modellazione 3D, seguito da Enrico Vezzetti, professore associato del Politecnico di Torino, e dal suo team. Il 3DLab opera nell’ambito dello sviluppo di metodologie e strumenti di modellazione ed acquisizione tridimensionale e si rivolge, al momento,

principalmente al settore medico, ma è applicabile a molti altri settori. La diagnostica medica è attualmente molto limitata da esami che danno risultati bidimensionali. Il futuro è, quindi, mettere a punto metodologie e strumenti di acquisizione tridimensionale, in differenti ambiti clinici (maxillo-facciale, ortopedico, odontoiatrico), in grado di fornire all’utente modelli in 3D morfologicamente e clinicamente significativi. Gli ultimi anni hanno visto lo sviluppo della tecnologia legata agli scanner 3D in ambito industriale, ma lo stesso non si può dire per l’ambito medico: non esiste ancora una vera procedura standardizzata che può essere utilizzata a livello diagnostico e ad ampio spettro. Il laboratorio 3DLab è, quindi, un laboratorio totalmente all’avanguardia in questo specifico campo di ricerca. Tra le attività in corso è possibile citare, in primis, lo sviluppo di una piattaforma per l’acquisizione del volto a basso costo, in grado di assicurare la generazione di modelli tridimensionali consistenti ed affidabili e, in seconda battuta, lo sviluppo di metodologie e protocolli per l’estrazione di informazioni morfometriche significative per finalità diagnostiche secondo i paradigmi del dominio biomedicale. Altro ambito di ricerca del laboratorio è la simulazione quale strumento a supporto del training per la medicina di emergenza o, più in generale, dello scenario medico: attraverso l’utilizzo di strumenti di realtà virtuale, si ha l’obiettivo di supportare la formazione di differenti attori, coinvolti nel contesto medico a titolo volontario o professionale, attraverso lo sviluppo di esercitazioni collaborative o singole. Un laboratorio d’eccellenza che, nonostante abbia ancora molte opportunità di crescita, probabilmente darà i suoi migliori frutti nei prossimi anni. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


professioni

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CUP, l’importanza degli ordini professionali Presentiamo il Comitato Unitario Permanente, interlocutore qualificato per ragionare sulle riforme che il Governo sta attuando. a cura della redazione

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l CUP è il Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali e rappresenta, a livello nazionale, le professioni liberali italiane. In particolare il CUP coordina la presenza istituzionale degli enti rappresentativi, ad esempio intervenendo come attore principale nei processi di riforma, organizza iniziative e programmi per la salvaguardia degli interessi giuridici, morali ed economici delle professioni liberali e coordina l’attività dei comuni e delle consulte interprofessionali locali. Gli ordini e i collegi professionali sono 27 e rappresentano più di 2.100.000 iscritti, con un indotto occupazionale che raddoppia tale valore. Tra i molteplici ordini aderenti al Comitato Unitario Permanente troviamo: • Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro; • Federazione Nazione Ordini Medici Chirurghi e Odontoiatri; • Federazione Nazionale Architetti, NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori; • Consiglio Nazionale Attuari; • Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili; • Consiglio Nazionale Forense; • Consiglio Nazionale Assistenti Sociali; • Consiglio Nazionale del Notariato; • Consiglio Nazionale Psicologi; • Ordine Nazionale Giornalisti. Da marzo 2009 il CUP è presieduto da Marina Elvira Calderone, anche Presidente del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro. È proprio il Presidente CUP a sottolineare l’importanza di questo organismo: “Noi professionisti rappresentiamo un interlocutore qualificato per ragionare sulle riforme che il governo sta attuando. I nostri compiti, in particolare le professioni dell’area giuridico-economica, sono importanti ed estremamente difficili in termini di assunzione di responsabilità, soprattutto in materia di antiriciclaggio e quindi di contrasto ai fenomeni elusivi”.

“Credo sia importante - prosegue il Presidente CUP - anche in questo caso l’approccio alla norma: più le norme sono semplici, più sono comprensibili, più sono facilmente applicabili. Oltre al fatto che, ad esempio, nella gestione del rapporti di lavoro e nell’ambito degli appalti, molto dovrà essere fatto per dare effettiva consistenza alla lotta contro il lavoro sommerso. La regolarità si vede anche sul fronte della piena occupazione, ma soprattutto su quello dell’utilizzo corretto di tutte le norme contributive e contrattuali, quindi ci vogliono certamente ulteriori assunzioni di responsabilità da parte dei professionisti”. Conclude il Presidente Calderone: “Serve maggiore incisività e maggiore responsabilizzazione, così come maggiore valorizzazione della funzione sussidiaria dei professionisti nei confronti dello Stato, per far sì che questo raggiunga le sue finalità affidandosi a chi per legge tutela la legalità ed è garanzia della fede pubblica: gli ordini professionali”. GENTE IN MOVIMENTO

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professioni

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Fondazione Studi al servizio del lavoro Formazione, innovazione ed informazione per valorizzare i Consulenti del Lavoro. a cura di Rosario De Luca, Presidente Fondazione Studi Consulenti del Lavoro

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a Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro è una delle strutture portanti del Consiglio Nazionale dell’Ordine, che si propone l’obiettivo di valorizzare la figura del Consulente del Lavoro attraverso il costante aggiornamento e il perfezionamento tecnico, scientifico e culturale della sua professione. Per agevolare con ogni mezzo lo svolgimento dell’attività professionale, la Fondazione promuove e mette in atto numerose iniziative dirette alla formazione, riqualificazione, orientamento ed inserimento professionale in materia di consulenza del lavoro e nelle materie oggetto della professione e, al tempo stesso, coordina e sviluppa ricerche, documenti, studi, approfondimenti e convegni in tutti i settori d’interesse per il Consulente del Lavoro. Favorisce, inoltre, scambi culturali ed intese scientifiche nel settore della

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consulenza del lavoro anche con enti italiani ed esteri, collocati nell’ambito dell’Unione Europea, aventi scopi analoghi a quelli della Fondazione; così come si occupa della tutela della professione ed i diritti del Consulente del Lavoro attraverso l’approfondimento di tematiche relative alla previdenza dello stesso. Fondazione Studi in questi anni ha compiuto un grande percorso di crescita, soprattutto negli ultimi tempi, attraversando scenari politici ed istituzionali complessi e molto critici, che hanno rafforzato la sua stabilità. Fondazione Studi, infatti, continua tutt’oggi a garantire assistenza e a promuovere nuovi servizi, offrendo ai Consulenti del Lavoro innovazione e solidità e al Consiglio Nazionale dell’Ordine un supporto in continua evoluzione, sempre attento alle esigenze tecniche e scientifiche palesate

dallo stesso. La Fondazione opera in vari settori, individuati come prioritari per la Categoria, quali l’erogazione di servizi formativi ed informativi e di servizi di Categoria ad elevato contenuto scientifico, così come la promozione della figura del Consulente del Lavoro tramite i canali interattivi della web radio e web tv di categoria. I servizi formativi ed informativi si sviluppano attraverso l’ideazione e l’organizzazione di: • corsi di specializzazione presso la Scuola di Alta Formazione della Fondazione Studi; • convegni regionali per la formazione delle Commissioni di Certificazione; • corsi di formazione per mediatori civili e commerciali in qualità di Ente di formazione accreditato presso il Ministero di Grazia e Giustizia (FonNUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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dazione Studi è anche Organismo di Mediazione Civile e Commerciale); • patrocini in collaborazione con i Consigli provinciali dell’Ordine e/o sponsor/partner commerciali della struttura; • videoconferenze tenute da esperti qualificati del diritto del lavoro, fruibili anche in modalità e-learning e promosse in collaborazione con quotidiani economici, riviste specializzate e partner tecnici; • eventi istituzionali in collaborazione con il Consiglio Nazionale come il Festival del Lavoro (25-27 giugno 2015 a Palermo la 6° edizione), il Forum lavoro (28 gennaio la 10° edizione) e il Forum Fiscale in collaborazione con Italia Oggi (22 gennaio); • eventi “collaterali” utili ad approfondire la gestione dello studio professionale come la Summer School (2013-2014) o lo scenario in cui si muovono le professioni ordinistiche come il Professional Day (20112013); e anche attraverso la redazione di articoli per i Consigli provinciali e per la rivista di categoria e la pubblicazione di un bimestrale specializzato in diritto del lavoro. Altrettanto importanti e caratterizzanti della struttura i servizi di categoria ad elevato contenuto scientifico. La Fondazione, infatti: • dispone di un sistema informatico che consente l’invio di quesiti online, a cui gli esperti forniscono risposte immediate; • redige periodicamente circolari, approfondimenti scientifici e pareri sulla giurisprudenza del lavoro, che analizzano gli ambiti riguardanti l’attività di consulenza del lavoro o le risposte fornite dal Ministero del Lavoro su determinati argomenti preposti; • sintetizza i temi più richiesti in guide operative in formato elettronico, che mette a disposizione su una piattaforma informatica (dalla detassazione alle ferie, dalla tredicesima agli ammortizzatori sociali, dai voucher agli ultimi provvedimenti in materia di riforma del lavoro); • pubblica questionari online per ricevere feedback da tutto il territorio NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

nazionale su alcune questioni importanti per la Categoria ed il Paese. L’attuazione e lo sviluppo di queste attività ha permesso di promuovere e supportare le esigenze del Consulente, di raggiungere nel tempo un’interlocuzione elevata con numerosi partner istituzionali, ridefinendo l’importante ruolo sussidiario dell’intera Categoria nel dialogo paritario con i diversi interlocutori politici che si muovono nel campo della legislazione lavorativa. Un esempio è Asse.Co., il Protocollo d’intesa siglato tra Ministero del Lavoro e il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro che, dal 2 febbraio 2015, è divenuto una possibilità concreta attraverso la piattaforma informatica Asse.Co., predisposta dalla Fondazione Studi, che permetterà ai Consulenti del lavoro di “assevera-

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re” la regolarità contributiva e retributiva delle imprese nella gestione dei rapporti di lavoro, semplificando gli adempimenti e promuovendo al tempo stesso la cultura della legalità. Un traguardo importante per una categoria formata da professionisti con un ruolo sussidiario riconosciuto dal Legislatore attraverso l’affidamento di altre funzioni pubbliche rilevanti quali la certificazione dei contratti di lavoro, l’intermediazione, la selezione, la conciliazione e l’arbitrato, e che adesso amplificano le loro competenze con un ulteriore riconoscimento del loro ruolo di terzietà. La Fondazione Studi continuerà a prefiggersi come obiettivo la formazione, la crescita e l’aggiornamento professionale attraverso la creazione di momenti di riflessione e di confronto, nelle varie formule frontali o multimediali, anche alla presenza di interlocutori istituzionali, che portino a ben comprendere i fenomeni che si sviluppano ed i conseguenti atti normativi. Le indagini e le statistiche prodotte dalla Fondazione Studi rappresentano, infatti, un’istantanea dei fenomeni esistenti, grazie ai dati rilevati dall’Osservatorio di categoria, che si basa appunto su quanto prodotto negli studi dei Consulenti del lavoro, dove si gestiscono 7 milioni di rapporti di lavoro.

Esperti del transfrontaliero riuniti a Sanremo Si svolgerà il prossimo 20 marzo 2015 a Sanremo (IM) il convegno sul Transfrontaliero, una problematica di particolare rilievo per tutte le aziende che operano oltre i confini nazionali. L’evento è organizzato in collaborazione con il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, oltre ad importanti Enti ed Istituzioni nazionali e locali. L’invito a partecipare è rivolto a tutte le categorie professionali della Liguria e delle province di confine del Piemonte e Valle d’Aosta. Sono state altresì invitate Istituzioni rappresentative del mondo del lavoro italiane, francesi e monacensi. All’iniziativa parteciperanno la Presidente Nazionale dei Consulenti del Lavoro e del CUP (Comitato Unitario Professioni) Marina Calderone ed il Presidente Nazionale della Fondazione Studi Rosario De Luca, oltre a vari esponenti di spicco e rappresentanza del settore. Relatore per la Fondazione Studi sarà Gianni Marcantonio. GENTE IN MOVIMENTO

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PROFESSIONI

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Scienze Forensi una realtà operativa La raccolta e la valutazione delle prove sono fondamentali per il buon esito di un processo. Il tutto per la ricerca della verità. a cura di B. Carillo e M. Riverditi

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a Giustizia è uno di quei valori che fa discutere, sempre al centro di polemiche e sovente additata come un miraggio difficile da raggiungere. Non di rado, l’esperienza del confronto con un procedimento penale (ma potrebbe dirsi altrettanto per gli altri rami del diritto) suscita un senso di disagio e d’insicurezza, quantomeno nella percezione comune. Sovente, quello che dovrebbe essere uno dei fondamentali passaggi per lasciarsi alle spalle questo senso di “disagio” è fonte di ulteriore smarrimento: il confronto con l’avvocato. Chi abbia dimestichezza per professione con le aule di giustizia, infatti, lungi

dal poter dispensare certezze (guai all’avvocato che illude il cliente che ne esistano nel campo del diritto!), è costretto a porre il proprio assistito di fronte ai diversi percorsi, talora opposti, che potrebbero caratterizzare l’iter processuale, sino a condizionarne irrimediabilmente l’esito. Il che significa far comprendere a chi, per scelta o per necessità, si debba confrontare con un procedimento penale, che il risultato che si persegue è tutt’altro che scontato. Un secondo motivo di disagio è il confronto con il mondo delle prove. Si tratta di un’esperienza che, pur rappresentando uno dei tasselli centrali e nevralgici del processo (il giudizio si NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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formerà sulle prove raccolte), sovente appare a chi si cimenti con esso per la prima volta, come qualcosa di irreale e finanche inutile. Immaginiamo di essere vittime di un’offesa: verrebbe da dire che la prova è inutile, perché (nel nostro immaginario e per il nostro orgoglio ferito) dovrebbe bastare il nostro racconto a dar prova di ciò che è successo e delle ragioni che ci portano a farne motivo di giudizio nelle aule di giustizia. La prova è lì, ovvia ed evidente. Eppure, si tratta di un’idea tanto lontana dal mondo processuale quanto lo è l’idea che, da inesperti, possiamo farci delle tecniche del volo o dell’arrampicata in cordata: se non si conoscono le regole, si finisce inesorabilmente e pericolosamente al suolo. La raccolta, l’introduzione in giudizio e la valutazione delle prove rappresenta un’attività, infatti, fondamentale per il buon esito del processo e, come tale, è frutto di conoscenze specifiche che, nelle mani di esperti, possono rappresentare l’esercizio di una vera e propria arte. Per stuzzicare la nostra fantasia al riguardo, potremmo pensare ai telefilm che popolano i palinsesti di tutti i canali televisivi, oppure, con maggior realismo, ai dibattiti che fanno da contorno a tutti i più noti processi contemporanei: la scena del crimine è popolata di investigatori, di medici legali, di ingegneri informatici e di criminologi. Perché tutto questo? Perché banalmente i più efferati delitti, come le più semplici offese di cui siamo vittime, nella normalità dei casi si svolgono tra pochissimi attori (sovente vi partecipano solo l’autore e la vittima), lasciando tracce talora nascoste (un’ingiuria non lascia tracce visibili, pur se ci ferisce profondamente) e, comunque, sempre da raccogliere ed interpretare. Ecco, dunque, l’importanza di confrontarsi con la scena del crimine con professionalità, con l’ausilio di tecniche sempre più sofisticate che sappiano discernere tra ipotesi verosimili e improbabili teoremi, per giungere, in una parola, alla ricerca della verità. Per superare quel senso d’incertezza che normalmente circonda l’esperienza processuale occorre, dunque, partire da qui: dall’individuazione deNUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

gli strumenti processuali utili per far emergere in modo esaustivo e chiaro i fatti sui quali si formerà il giudizio che si persegue e, per far questo, occorre affidarsi a professionisti esperti e capaci. Si tratta di un’esigenza molto più frequente di quanto solitamente s’immagina. Non solo i fatti di sangue richiedono di far luce sulla scena del crimine, ma lo richiedono la maggior parte dei reati che quotidianamente affollano le aule di giustizia. Per rendersene conto, basti pensare all’importanza di acquisire, in modo tale che possano essere portati all’attenzione del magistrato, la registrazione di una conversazione, il risultato delle analisi chimiche dei reflui prodotti da un’attività industriale, l’analisi della concentrazione di alcool nel sangue, ecc. Si pensi, ancora, alla necessità di verificare se la vittima di un raggiro si trovasse o no in condizioni psichiche tali da aver reso possibile la commissione di una truffa a suo danno, oppure alla necessità di determinare la data dell’insorgenza di una patologia e le sue cause. Gli esempi potrebbero continuare ed estendersi a tutte le più differenti ipotesi di reato di cui sono pieni i repertori della nostra giurisprudenza.

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Si tratta di attività che non possono essere lasciate al caso, né, ancor meno, tralasciate: pena la definitiva compromissione dell’obiettivo perseguito. Bastano queste considerazioni per rendersi conto dell’importanza degli strumenti affidati al difensore ed ai suoi consulenti sul terreno delle indagini difensive e, in quest’ottica, della centralità dell’esperienza formativa ed operativa costituita dall’Accademia Italiana di Scienze Forensi, fondata e diretta dal Gen. Luciano Garofano. Si tratta una realtà, di cui fanno parte i massimi esperti delle materie penalistiche e criminologiche in senso ampio, che ha fatto dello studio e dell’approfondimento delle tecniche d’indagine in materia la propria ragion d’essere. Ed è sul terreno della concretezza delle tecniche dell’indagine forense che si può cogliere il ruolo che l’Accademia può svolgere per superare quel senso di disagio e d’impreparazione che coglie chiunque si avventuri per il sentiero del processo penale. Naturalmente, come tutte le cose che ci circondano, per poter essere significative per la nostra esperienza debbono essere, anzitutto, conosciute e bisogna avere consapevolezza di poterne far uso al bisogno.

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EUROPA

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Europa di opportunità Quali opportunità offre l’Unione europea alle imprese italiane? Impariamo a conoscerle con lo studio “Cherchi & Partners, European Law Firm”. a cura di Mariapaola Cherchi

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arlare positivamente di “Europa” in questi tempi è certamente “controcorrente”, visto che viene ritenuta comunemente ed ingiustamente, a nostro avviso, la responsabile di tutti i mali attuali del cittadino europeo. Ebbene, noi accogliamo la sfida e vi parliamo di Europa, di Bruxelles e delle infinite opportunità che l’UE offre a colui che “intraprende”. La nostra informazione sarà finalizzata ad aiutare l’imprenditore nel processo di «europeizzazione» della propria cultura d’impresa: ecco la sfida che sosterremo tramite questa rubrica, alla quale siamo stati invitati a partecipare come Studio legale presente a Bruxelles da più di venticinque anni. Vi parleremo dei «Fondi europei» invitandovi, volta per volta secondo il soggetto trattato (turismo, cultura, sport, agricoltura, pesca, ecc.), ad entrare nell’«anima» dei singoli “bandi a progetto”, ossia a capire la motivazione intriseca all’UE che giustifica l’erogazione di tali fondi. A torto l’Unione europea viene vista come se fosse una sorta di bancomat! Ora i soldi in Europa ci sono, ma si prendono solo sulla base di un attento lavoro progettuale che spesso la piccola e media impresa, nonchè il comune di 2000 anime, hanno difficoltà a realizzare. Colui che decide d’affrontare

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l’elaborazione di un progetto, al fine di partecipare ad un Bando per l’ottenimento del finanziamento erogato dall’UE, deve riuscire a plasmare un progetto astratto inquadrandolo nel programma europeo che meglio tocchi le sue caratteristiche. Come tutti sanno, l’Italia è la maglia nera per lo sfruttamento dei Fondi Europei erogati da Bruxelles, siano essi strutturali o diretti. Basta ricordare che tra i Fondi di coesione e di sviluppo regionale, Bruxelles ha predisposto nel periodo 2007-2013 circa 278 miliardi di euro. Una somma notevole, un terzo dell’intero budget dell’Unione europea. All’Italia ne sono toccati circa 30. In sette anni, il Governo italiano e gli enti regionali sono riusciti a spenderne poco più della metà. Il resto del “tesoretto”, pari a poco più di 16 miliardi, rimane inutilizzato e molto presto andrà perduto, se non verrà investito entro dicembre 2015. Se si parla di contributi erogati direttamente da Bruxelles attraverso i suoi programmi più importanti, come il COSME, HORIZON, ERASMUS +, HEALTH, anche qui troviamo l’Italia agli ultimi posti di questa immaginaria “black list” per progetti presentati, partenariati europei organizzati, gestione dei pochi, pochissimi progetti vinti. Altro esempio, l’UE investe milioni di Euro nei Paesi candidati all’adesio-

ne nel prossimo futuro per progetti di sviluppo gestiti da consorzi di PMI europee. In Albania, Paese tradizionalmente vicino all’Italia, i più grandi consorzi di PMI europee sono tedeschi, olandesi, inglesi, sloveni e greci. E l’Italia dov’è? Mancano le idee progettuali? In realtà ciò che manca è l’approfondimento di punti che sono fondamentali quando si mira ad un finanziamento UE, come ad esempio la corretta lettura del Bando, che implica la ricerca della motivazione soggiagente all’erogazione del finanziamento che permette al partecipante di adattare al meglio il proprio progetto alla politica europea nel settore del Bando. Ciò che inoltre risulta fondamentale è la necessità di proporre un progetto che si contraddistingua dagli altri per le proprie specificità, ossia un progetto che comporti un elemento innovativo rispetto agli altri concorrenti. Vi invitiamo dunque a seguirci sui prossimi numeri, nei quali tratteremo di volta in volta, un argomento specifico attinente alle politiche settoriali europee e ai finanziamenti, percorrendo con noi questo cammino di scoperta dell’Europa e dei corridoi dei Palazzi brussellesi al fine di «europeizzare» la vostra impresa e vivere l’Europa da protagonisti. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


EUROPA

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Europa creativa

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ll’interno del progetto “europa creativa” l’ECEA, l’Agenzia esecutiva per l’istruzione, gli audiovisivi e la cultura della Commissione europea, ha indetto differenti bandi per promuovere attività rivolte al campo della formazione, della cittadinanza attiva, della gioventù, dei mezzi audiovisivi e della cultura. L’EACEA ha infatti invitato a presentare progetti per sostenere lo sviluppo di videogiochi europei. Le attività ammissibili sono quelle relative allo sviluppo di videogiochi narrativi destinati all’uso commerciale. Il budget complessivo è di 2.500.000€. Altro bando è rivolto alla crescita dell’audience e ha l’intento di sostenere lo sviluppo del pubblico come strumento d’interesse nei confronti delle opere audiovisive europee e

migliorare l’accesso alle stesse attraverso attività di promozione, manifestazioni, alfabetizzazione cinematografica e festival del cinema. La dotazione complessiva disponibile è di 1,9 milioni di euro (contributo finanziario UE non superiore al 60% dei costi ammissibili). Entrambi i progetti devono essere presentati entro le 12.00 del 26 marzo 2015. Maggiori informazioni all’indirizzo eacea.ec.europa.eu.

Alcuni bandi europei del programma di sostegno al settore culturale e creativo. a cura della redazione

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politica

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Goodbye Napolitano, welcome Mattarella Giorgio Napolitano saluta il Quirinale e lascia il ruolo di Capo dello Stato a Sergio Mattarella. a cura della redazione

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’elezione del Presidente della Repubblica ha visto in aula, oltre che i Parlamentari, i rappresentanti delle venti Regioni italiane. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, lo scorso gennaio, ha sottoscritto l’atto di dimissioni dalla carica di Capo dello Stato, per il quale quale era stato eletto per la seconda volta il 20 aprile 2013 dal Parlamento. Era presente il Segretario generale del Quirinale, che ha provveduto a darne comunicazione ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati e al Presidente del Consiglio dei Ministri per gli adempimenti di rispettiva competenza. Successivamente il Presidente e la signora Napolitano, dopo aver preso congedo dal Segretario generale della Presidenza della Repubblica, dai Consiglieri e dai più stretti collaboratori, hanno lasciato il Palazzo del Quirinale, ricevuti gli onori militari da un reparto di formazione interforze. Con le dimissioni del Presidente Napolitano si è concluso un ciclo che, senza dubbio, sarà ricordato come uno dei più difficili della storia della Repubblica Italiana. Appena ufficializzate le dimissioni di

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Giorgio Napolitano, i 20 consigli regionali sono stati convocati per eleggere i rappresentanti delle regioni per la partecipazione al voto di quello che sarebbe stato il prossimo Presidente della Repubblica: cinquantotto grandi elettori regionali, tre per ogni regione, ad esclusione della Valle d’Aosta che ne elegge solo uno. Questi si aggiungono a deputati, senatori e senatori a vita e possono modificare gli equilibri. Con puntualità, al termine della quarta votazione, l’assemblea parlamentare ed i grandi elettori hanno eletto Sergio Mattarella, un applauso scrosciante ha salutato il nuovo Presidente della Repubblica. Abbiamo intervistato il Governatore delle Marche Gian Mario Spacca. “Una personalità di grande sensibilità istituzionale, la cui lunga storia politica e umana rappresentano garanzia di solidità e fiducia in una fase particolarmente difficile per il nostro Paese. L’esperienza consolidata, l’agire a schiena dritta, la riservatezza coniugata con la fermezza, la drammatica vicenda personale, il rigore morale del Presidente Sergio Mattarella sono profili di sicurezza per il Paese”, inizia Spacca. “Da lungo tempo, uomo delle istituzioni -

continua il Governatore delle Marche ha segnato gli ultimi trent’anni di storia della nostra Repubblica che ha sempre servito con lealtà e rigore”. Grande soddisfazione espressa da Mirco Ricci, capogruppo regionale del partito, anche lui rappresentante della Regione Marche. “Ho votato con convinzione, Mattarella, si è sempre caratterizzato per la riservatezza, ha una notevole statura morale. È stata una grande operazione politica, un grande lavoro di cucitura di Renzi e del Pd, è stata colta appieno l’opportunità di restituire alla politica e alle istituzioni il rispetto che in questi anni troppo spesso non sono state capaci di meritare”. Giacomo Bugaro, vicepresidente dell’Assemblea regionale delle Marche, grande elettore a rappresentanza della minoranza, ha commentato: “Torniamo un po’ meno nazareni”, ironizza l’esponente del Movimento 5 Stelle, dicendo di avere votato scheda bianca, ma riconosce che “Mattarella è una persona di rilievo che non abbiamo votato perché il metodo con cui è stato proposto era impositivo e, per questo, c’è stata scheda bianca. Il metodo ha messo in imbarazzo i colleghi di Forza Italia”. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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Salvini: “Senza euro di nuovo sovrani” Euroscetticismo ed immigrazione. La redazione di GM ha intervistato Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord. a cura della redazione

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egretario Salvini, recentemente ha affermato che “L’Europa è un cimitero e la moneta di questa Europa ne è il becchino”. Quali sarebbero in concreto i benefici dell’uscita del nostro Paese dall’Euro? Prima di tutto senza euro torneremmo ad avere sovranità. Oggi lo Stato è svuotato di ogni autonomia decisionale dalle direttive di Bruxelles e della BCE. Con una moneta nostra invece potremmo tornare ad esportare e, soprattutto, a produrre. Il meccanismo è semplice: se esporto di più devo produrre di più, se produco di più creo più lavoro, se c’è più lavoro le persone si liberano dalla logica del ricatto e si riappropriano del bene più grande che ci hanno tolto, il futuro.

In patria ripristinare il reato di clandestinità cancellato da PD e M5S con tutte le conseguenze del caso: dai respingimenti ai rimpatri. Nel contesto internazionale invece promuovere non le guerre, non gli embarghi economici contro i nostri alleati come la Russia, ma finalmente una vera, pacifica, paritetica cooperazione con i paesi meno sviluppati. I sondaggi confermano la sua crescita di consensi sul web e sui social

media. Qual è il segreto del suo successo? Se c’è un segreto non lo so nemmeno io. Forse perché siamo rimasti i soli a sostenere che, ad esempio, “un figlio nasce se c’è una madre e un padre e non un genitore 1 e 2” oppure a sottolineare che in un paese con il 42% di disoccupazione giovanile non c’è posto per nuovi immigrati. Probabilmente cresceremo ancora di più quando rimarremo gli unici a dire che 2+2 fa 4.

Su Twitter ha dichiarato: “I confini esistono, e vanno difesi. I popoli vanno aiutati, a casa loro”. Sulla scacchiera della politica immigratoria, qual è la mossa da “scacco matto”? Non una, ma due mosse coordinate. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

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politica

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Catalano: “Fare rete per sviluppare le PMI” Aggregazione d’impresa e rinnovo parco veicolare. Parla l’On. Ivan Catalano, deputato del PLI e Vicepresidente Commissione Trasporti. a cura della redazione

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l tessuto imprenditoriale italiano, costituito perlopiù da PMI, necessita di aggregazione, sviluppo sinergico e innovazione per riconquistare competitività. Qual è la chiave del successo? La domanda contiene già la propria risposta. Le PMI sono radicate nel tessuto economico e sociale italiano. In un’ottica di distribuzione del potere economico e di libero mercato questo è un bene. Sfortunatamente, se sei piccolo non puoi sfruttare economie di scala e spesso svolgi servizi in modo meno efficiente dei grandi concorrenti. Per garantire la sopravvivenza delle PMI, e quindi, nel medio termine, dell’economia italiana, dobbiamo favorire la loro aggregazione, anche solo funzionale, tramite modelli di coopetizione. Il contratto di rete consente alle PMI di conservare la loro specificità facendole collaborare per competere, ha costi inferiori rispetto ad altre forme aggregative e consente più flessibilità. Secondo il Presidente della Corte dei Conti Squitieri, in Italia la crescita è ostacolata da illegalità e corruzione ed è serio il pericolo di una “ras-

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segnata assuefazione al malaffare”. Come scongiurare questo scenario? Capisco la cautela espressa dalla Corte dei Conti, ma temo che ormai una parte significativa della società italiana già viva assuefatta al malaffare. Non si tratta quindi semplicemente di prevenire il fenomeno, ma di contrastarlo. Lo Stato tutto deve mandare un messaggio inequivoco. È necessario approntare una normativa dei reati contro la PA che sia più efficace. Non è tanto e solo questione di entità delle pene, ma di certezza delle stesse. È necessario far sì che la prescrizione torni a essere un’eventualità rara, e non la via maestra per impunità diffuse. Le risorse della giustizia, oggi comunque insufficienti, vanno concentrate prioritariamente sul contrasto a corruzione, concussione e simili reati. Io sono convinto di una cosa, cioè che per sconfiggere il malaffare, la corruzione e le pratiche illegali occorre che esse diventino antieconomiche per chi le persegue, tanto da scoraggiare l’uso. È recente il suo impegno per introdurre in Italia il retrofit elettrico, un’idea green per riutilizzare gli autoveicoli usati. Ci spiega i benefici concreti per i cittadini? I programmi europei mirano a ridurre gradualmente la dipendenza dell’Unione dai combustibili fossili. Si tratta di una questione, non solo di politica economica ma anche di una politica energetica nazionale, anzi, europea. È impensabile pensare a un totale ricambio ecologico del parco veicolare in tempi brevi. Soluzioni come il retrofit consentono però di velocizzare l’evoluzione in tal senso, offrendo anche un’alternativa low cost ai cittadini che desiderino passare alla trazione elettrica totale o ibrida. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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De Rosa su Italicum: “Incostituzionale” Disoccupazione e riforma elettorale. L’opinione dell’On. Massimo De Rosa, deputato M5S e Vicepresidente Commissione Ambiente. a cura della redazione

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a disoccupazione è una delle piaghe strutturali del nostro Paese. Come crede il Jobs Act riformerà il mondo del lavoro? I Governi che si stanno succedendo in questi anni alla guida dell’Italia sono lontanissimi dalla realtà lavorativa e imprenditoriale italiana. Il Jobs Act è solo il sinonimo di nuovo precariato e riduzione di diritti, quei diritti conquistati in anni di lotte operaie. Il M5S avrebbe voluto abrogare la Legge Fornero, invece ci troviamo un altro danno ai lavoratori italiani. Continuiamo a non valorizzare le piccole imprese, l’agricoltura e le imprese delle rinnovabili per fare norme che precarizzano e aiutano solo i grandi gruppi che speculano sulle grandi opere e le infrastrutture, senza rischiare loro capitali ma sotto il paracadute compiacente della politica amica di destra e di sinistra. In Italia la riforma elettorale è un argomento “caldo” da sempre. Qual è la posizione del Movimento 5 Stelle NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

nei confronti dell’Italicum? Nonostante tutti i fantasiosi racconti del Governo, l’Italicum si candida ad essere la prossima legge elettorale incostituzionale. Basti dire che ancora una volta la maggior parte degli eletti sarà stata scelta dai partiti e non con le illusorie preferenze dei cittadini, inoltre un premio di maggioranza con le caratteristiche che stanno emergendo consentirebbe che un partito di assoluta minoranza nel Paese ma di maggioranza relativa possa governare indisturbato con una “maggioranza premio bulgara”. E questi sono solo due dei tanti aspetti scandalosi di questa legge.

vo c’è anche la legge che riordina le agenzie ambientali (ARPA e ISPRA) e le mette a sistema. In questo caso aspettiamo una conclusione dei lavori al Senato, in quanto alla Camera abbiamo già votato positivamente il testo. Infine, abbiamo avviato un’indagine conoscitiva sulle concessioni autostradali, che sono sicuro farà emergere le molte storture del sistema di gestione delle concessioni italiano, che premia come al solito i privati riversando i costi sullo Stato e quindi su di noi cittadini.

La principale battaglia che sta portando avanti in questo periodo? In questo momento sto lavorando sulla legge per tutelare l’agricoltura e fermare il consumo di suolo agricolo, che spero chiuderemo alla Camera dopo l’estate, che mira a tutelare i suoli fertili, puntando invece ad investimenti per riqualificazione e ristrutturazione edilizia. In dirittura d’arriGENTE IN MOVIMENTO

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Assalto al Made in Italy La Gran Bretagna vuole mettere il bollino rosso su alcuni prodotti. Duro colpo per l’agroalimentare italiano. a cura di Alberto Cirio

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a minaccia arriva dalle “etichette a semaforo” introdotte dal governo britannico che, con un bollino rosso, marchiano tutti i prodotti dove la presenza di sale, grassi e zuccheri eccede una determinata soglia (17,5 grammi ogni 100 nel caso dei grassi, 1,5g nel caso del sale e 22,5g per gli zuccheri). Il risultato è che prodotti “born in Italy” conosciuti e apprezzati in tutto il mondo per la loro grandissima qualità, come il Parmigiano Reggiano o il Prosciutto Crudo di Parma (ma anche il latte, l’olio extravergine d’oliva, il miele e la marmellata, la mozzarella e in generale quasi tutti i nostri formaggi) rischiano con questo sistema il bollino rosso. E lo stesso vale per la stragrande maggioranza di salumi e insaccati. L’idea che un cibo con pochi grassi sia più salutare di uno che ne contiene di più, ad un primo impatto (in questo caso l’impatto di una mensola di supermercato dove sui prodotti spiccano bollini rossi, gialli e verdi), risulta facile e fin evidente. Ciò che il sistema si dimentica di evidenziare è che la quantità di grassi che ciascuno di noi può assumere va valutata in base alla dieta complessiva, lo stile di vita, gli eventuali problemi di salute, e non in modo semplicistico

sulla base di un bollino per il quale, follia di questo sistema, una cola light risulta più salutare del Parmigiano. La verità è che, con il giochino dei surrogati pieni di conservanti ma con poco sale o poco zucchero, le etichette a semaforo fanno bene solo alla grande distribuzione britannica e distruggono la nostra produzione agroalimentare di qualità. Un danno per l’economia italiana che viene stimato in oltre 700 milioni di euro, ma che riguarda anche tutti gli altri Paesi d’Europa. In Commissione Envi abbiamo condotto e vinto su questo punto una battaglia importante, ottenendo una presa di posizione dell’Ue. Nei mesi scorsi, infatti, la Commissione Europea ha deciso di inviare al Regno Unito una lettera di messa in mora, ritenendo le etichette a semaforo una violazione delle norme del mercato interno e una barriera alla libera circolazione dei prodotti. È il primo passo di una procedura di infrazione. Se la risposta britannica dovesse risultare negativa, siamo pronti a portare la nostra battaglia fin davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione europea. In gioco c’è il futuro di prodotti che per l’Italia non rappresentano solo un’eccellenza, ma un vero e proprio simbolo di identità.

Sistri, contributi rimborsati? Data l’inefficienza del sistema per tracciare i rifiuti, si sta valutando il rimborso dei contributi. a cura di Patrizia Terzoni

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l Governo Renzi non ha accettato l’emendamento del M5S per prorogare tutte le scadenze a fine 2015 all’interno del Decreto “Milleproroghe”, emendamento condiviso tra l’altro da tutte le forze politiche. Il Governo si è preso così una responsabilità non da poco: garantire il perfetto funzionamento del SISTRI anche durante il passaggio di chiavi tra l’attuale gestore e il nuovo, apportando tutte le migliorie promesse e dovute al siste-

ma ormai obsoleto. Il caso Sistri è stato infatti riportato in Aula alla Camera lo scorso 5 febbraio grazie ad un’interrogazione, che mi vede tra i cofirmatari, alla quale ha dato risposta il sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo. Di Sistri in Italia non se ne parla se non tra gli addetti ai lavori e forse non è un caso che il sistema di tracciabilità dei rifiuti rientra perfettamente nel filone MOSE, EXPÒ e TAV: episodi di corruNUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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zione con circolazione di mazzette di milioni di euro e arresti di personaggi di spicco dell’imprenditoria legata alla politica. Ci siamo ritrovati in mano un provvedimento nel quale erano inserite scadenze per il versamento di sanzioni e per l’iscrizione al sistema, fissate a fine febbraio e quindi difficilmente compatibili con l’annuncio dell’avvio di una nuova procedura di affidamento del servizio, che dovrà avvenire a giugno con modalità ancora sconosciute e perciò abbiamo chiesto con un emendamento al Governo di prorogare quelle scadenze. In aula il sottosegretario Velo, in riferimento agli oneri indebitamente versati a titolo di contributi di iscrizione al Sistri, ha risposto che “sono in fase di studio le modalità operative in ordine alle quali poter definire un piano finalizzato alla loro restituzione o compensazione, laddove e nei limiti in cui ne ricorrano i presupposti”. Il riferimento è all’impegno preso dal Governo Letta ad ottobre 2013 quando fu accolto un ordine del giorno del M5S per adottare un piano di rimborso o compensazione dei contributi di iscrizione al Sistri per il 2010, 2011 e 2012. Dire che si stanno ancora studiando le modalità per rimborsare, significa prendere tempo. Inoltre pretenderemo di essere informati su come e con quali tempistiche il Ministero intenderà gestire il passaggio delle apparecchiature tecnologiche e di tutti i dati raccolti in questi anni, oggi in mano alla Selex, al nuovo aggiudicatario, e quali elementi intenderà inserire nel capitolato tecnico del nuovo bando. Noi non molliamo. Abbiamo presentato un Ordine del Giorno al Milleproporghe per chiedere di superare, nel nuovo contratto, l’utilizzo delle obsolete black-box e USB, optando per tecnologie più avanzate tra cui dispositivi di localizzazione satellitari, anche per segnalare ogni attacco/distacco del rimorchio dalla motrice, e di istituire un tavolo tecnico a cui sia assicurata la partecipazione di ogni soggetto coinvolto, per le modifiche tecniche da apporre nel nuovo bando. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

L’Italia che vorremmo

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on siamo un Paese povero. Non siamo un Paese perduto. Non siamo un Paese di sole brutture. Siamo una terra magnifica, dove una grande varietà di paesaggi - spesso unici - si concentra in distanze contenute. L’Italia ha un sesto delle ricchezze artistiche e culturali del pianeta e un’enorme potenzialità turistica ancora inespressa. Ci sono imprese che soffrono ma quelle che investono sull’innovazione e sul dinamismo no. Siamo tra i 5 paesi al mondo che hanno un surplus commerciale manifatturiero superiore a 100 miliardi di dollari. Il settore agroalimentare continua a essere la nostra insuperabile eccellenza: su 77 prodotti siamo i leader mondiali. Come senatrice di questa Repubblica sono orgogliosa del mio Paese e della sua storia. So però che dobbiamo coinvolgere in questo senso di fiera appartenenza il maggior numero di persone possibile. Lo splendore e la bellezza del nostro Paese devono essere alla portata di tutti e non il privilegio di pochi. Non siamo un Paese povero ma diseguale. Tre delle famiglie più ricche hanno 6 volte il reddito disponibile dei 12 milioni di italiani più poveri. Siamo il mare del precariato che toglie la speranza di un futuro normale a milioni di giovani. Chi quella speranza non vuole perdere cerca lavoro oltre frontiera, in Paesi più accorti del nostro. Com’è possibile che i migliori cervelli italiani, così apprezzati nel mondo, lavorino per i centri statali con contratti precari? La disuguaglianza non è salutare. Storicamente è dimostrato che l’Italia è andata meglio quando si sono ridotte le distanze tra gli agiati e i ceti sofferenti. Non siamo un Paese perduto ma troppo spesso distratto. La giustizia è lenta, la corruzione diffusa. Non è costume affermato prendersi le proprie responsabilità. Spesso è più facile scaricare su altri le proprie colpe. Facciamo troppo affidamento su raccomandazioni e “conoscenze”: così

emergono i mediocri e gli incapaci, non i migliori e i competenti. Le imprese devono dare il loro contributo. La produttività del lavoro in Italia non è bassa dappertutto. Laddove lo è, non è colpa della globalizzazione e della rigidità del mercato del lavoro ma di investimenti che, negli ultimi quindici anni, sono andati in ricerca e innovazione meno della metà di quanto è accaduto nelle imprese tedesche o del nord Europa. Se talvolta gli impianti e i macchinari sono obsoleti rispetto alla concorrenza è perché si è preferito accumulare gli utili anziché reinvestirli nell’azienda. Da troppi anni non facciamo politiche attive per ridurre la diseguaglianza e per tutelare il lavoro. Dobbiamo riprenderle al più presto e abbandonare l’austerity, figlia della logica per cui l’economia finanziaria prevale su quella reale. Le imprese devono tornare ad assumere a tempo indeterminato e contribuire a eliminare il precariato. Poi la legalità. Non è un tema etico, buonista, come usa dirsi oggi. La legalità è questione economica. Da sempre, un ambiente civico, bonificato e trasparente porta un’economia sana e prospera. Mafie e corruzione portano povertà e asfissia produttiva. Mafie e corruzione sono la causa della crisi, non il suo effetto. Combattere per la legalità non è bello, conviene. Dobbiamo riformare il regime della prescrizione dei reati, aumentare le pene per la corruzione e reintrodurre il falso in bilancio. Non siamo un Paese di sole brutture ma a quelle che ci sono dobbiamo porre rimedio. L’Italia deve essere la meta di chi cerca il bello per l’occhio e il clima mite, la dolcezza del paesaggio e la meraviglia dell’arte. Dobbiamo agevolare l’industria alberghiera, mantenere una ricezione di alta qualità, liberalizzare i taxi, conservare il primato enogastronomico. Questa è l’Italia che vorremmo e che ci guiderà fuori dalla crisi. a cura di Lucrezia Ricchiuti

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economia e lavoro

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Jobs Act, da filosofia ad occasioni di lavoro La riforma del lavoro commentata dal Presidente del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro. a cura di Marina Calderone

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l nostro Paese sta vivendo un momento importante, in materia di lavoro, alla luce dei prossimi provvedimenti legislativi che dovranno trasformare il Jobs Act da filosofia a occasioni concrete di lavoro. La massima attenzione dei professionisti è riservata proprio al decreto attuativo, perché questo, e il modo in cui viene scritto, è l’elemento che potrebbe condizionare in modo positivo o negativo la ricaduta di quel provvedimento stesso. Noi continueremo a vigilare sui prossimi decreti delegati perché vorremmo vedere un’inversione di tendenza ed una maggiore attenzione a tutti quegli strumenti che servono per accompagnare al lavoro chi oggi l’occupazione l’ha persa. Dopo i decreti sulle tutele crescenti e sugli ammortizzatori sociali abbiamo davanti quelli sulla riforma dei servizi per l’impiego, su cui si deve accelerare. Occorre favorire anche il lavoro autonomo, l’attività imprenditoriale e l’autoimpresa e mettere i professionisti nelle migliori condizioni di operare. Non si può basare tutto solo sul lavoro subordinato e non si deve penalizzare il lavoro autonomo. Continueremo, quindi, a sollecitare il governo a produrre degli atti normativi che possano essere realmente efficaci, ma soprattutto scritti bene all’insegna della vera semplificazione.

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Non di quella che quando sopprime un apprendimento ne fa sorgere altri due. Dal Jobs Act dovrà arrivare una svolta, con un’attenzione ad un mercato del lavoro che non si concepire in chiave di rapporti di lavoro subordinato e a tempo indeterminato. Abbiamo bisogno di flessibilità, di pari dignità tra lavoro autonomo e lavoro subordinato. E abbiamo bisogno di un mercato del lavoro in cui funzioni l’orientamento e l’accompagnamento al lavoro. Quindi, nuovi servizi per l’impiego e di certo anche una nuova dimensione statale o perlomeno una riassunzione in capo allo Stato di una parte delle competenze in materia di gestione del mercato del lavoro, perché oggi la troppa frammentazione fa sì che sia veramente difficile vincere la scommessa della piena occupazione, soprattutto per dare delle opportunità concrete ai giovani. Quello italiano è uno dei mercati del lavoro peggiori in Europa e nel mondo. Troppa rigidità e troppi adempimenti rendono estremamente difficile creare una condizione in cui ci sia anche la possibilità di non disperdere quelle energie che vengono dall’Europa. E non si può non considerare che nemmeno gli stanziamenti europei della Garanzia Giovani stanno aiutando l’occupazione, il cui tasso continua a calare drasticamente. In sostanza, non

bastano gli aiuti - economici o normativi che siano - a creare occupazione in un Paese in cui manca totalmente una politica economica che sviluppi il mercato, offrendo così possibilità di lavoro a chi oggi non le ha. Senza un quadro normativo e procedurale chiaro sarà difficile per qualsiasi imprenditore fare nuove assunzioni. È al tempo stesso importante, per il futuro del nostro mercato del lavoro, aprire la strada all’internazionalizzazione delle professioni e non solo per le imprese, anche se la mobilità all’estero dei professionisti è un versante di non facile realizzazione. L’internazionalizzazione delle professioni è una grande opportunità in un mondo globale, ma riguarda tutti allo stesso modo. Quelle professioni che lavorano a stretto contatto con l’applicazione delle norme italiane continueranno ad avere un mercato prevalente domestico. Anche se per le Pmi italiane il contesto internazionale negli anni è cresciuto di importanza e quindi il professionista non può non essere preparato anche in tale ambito. In questa direzione diventa basilare dotarsi di quanto necessario per assistere le aziende sul mercato globale, sia per le tante che delocalizzano, sia per quelle che pur restando in Italia esplorano nuove opportunità di sviluppo. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


ECONOMIA E LAVORO

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Stabilità in pillole Speciale Legge di Stabilità 2015. Ecco le principali novità della legge n. 190 del 23 dicembre 2014, in vigore da gennaio. a cura della redazione

Famiglia Salute

Casa

Trasporti

BONUS BEBÈ. Destinati 960 euro annui erogati mensilmente alle neomamme per bambini nati entro il 31 dicembre 2017, elargiti fino al 3° anno d’età. Valido solo in caso di reddito ISEE pari a 25.000€ annui.

RISTRUTTURAZIONI E ECOBONUS Prorogate detrazioni su ristrutturazioni edilizie (50%) e riqualificazione energetica delle abitazioni (65%).

MEZZI PESANTI. Stanziati 250 milioni per l’autotrasporto (approfondimento sul Trasportonotizie 1/2015).

BONUS 80 EURO. Confermato incentivo di 80€ in busta paga. ADOZIONI INTERNAZIONALI. Fondo per le politiche della famiglia incrementato di 5 milioni di euro.

CURE TERMALI. Soppresse le prestazioni accessorie erogate da Inps e Inail per cure termali da gennaio 2016. MALATTIE INFETTIVE E VIRUS EBOLA. 3 milioni di euro nel 2015 e altri 1,5 milioni a decorrere dal 2016 per il contrasto delle malattie infettive. SLA. 400 milioni di euro stanziati per l’anno 2015 e di 250 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2016 per le malattie amiotrifiche.

PELLET: Aliquota IVA al 22% . RAI: Canone invariato IMU/TASI. Congelato l’aumento delle tasse comunali: il tetto massimo rimane lo stesso del 2014 (2,5 per mille) con un aumento ulteriore limitato allo 0,8 per mille.

VEICOLI EURO 0. Da gennaio 2019 divieto alla circolazione per i veicoli a motore categorie M2 ed M3 alimentati a benzina o gasolio con caratteristiche antinquinamento Euro 0. AUTO D’EPOCA. Soppressa esenzione del bollo per le auto di età compresa tra 20 e 30 anni.

Il TFR in busta paga mensilmente

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na delle tante novità in materia di lavoro introdotte dalla Legge di Stabilità 2015, è rappresentata dalla possibilità, per i lavoratori dipendenti, di farsi liquidare mensilmente il proprio TFR, allo scopo di avere a diNUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

sposizione una maggiore disponibilità finanziaria. Infatti, viene introdotta la possibilità per i lavoratori dipendenti del settore privato, con l’esclusione dei lavoratori domestici e settore agricolo, che abbiano un rapporto di lavoro in corso

Pro e contro delle novità Stabilità 2015. a cura di Bruno Bravi

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ECONOMIA E LAVORO

da almeno sei mesi presso il medesimo datore di lavoro, di chiedere l’erogazione mensile in busta paga del TFR in corso di maturazione, trasformandolo così da vero e proprio trattamento di fine rapporto, che viene normalmente riconosciuto solo all’estinzione del rapporto di lavoro, in un’integrazione della retribuzione mensile. L’opzione del lavoratore è facoltativa, quindi se ne potrà usufruire esclusivamente a seguito di espressa richiesta. La norma avrà validità per il periodo sperimentale che va dall’1/3/2015 fino al 30/6/2018. Logicamente, il lavoratore prima di fare la propria scelta dovrà valutarne attentamente la convenienza economica, in quanto essa non sarà revocabile. L’importo erogato mensilmente sarà quantificato a tutti gli effetti con le modalità previste per il TFR, cioè sommando le somme maturate nel mese in questione in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e con esclusione dei rimborsi spese, e dividendo per il divisore 13,5; dal risultato si detrae poi un importo pari allo 0,5% dell’imponibile previ-

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denziale del mese stesso. Sull’importo mensile così determinato, per espressa previsione legislativa non sarà dovuta nessuna contribuzione né da parte del lavoratore né dell’azienda. Esso sarà però assoggettato a tassazione ordinaria (a differenza del TFR vero e proprio, che viene assoggettato a tassazione separata, solitamente più favorevole). Tuttavia un aspetto positivo e che tale anticipazione mensile, pur entrando a far parte del reddito ordinario, non sarà presa in considerazione ai fini del conteggio per l’attribuzione del “bonus” di 80€ mensili. Ben diverso sarà invece l’impatto che tale mensilizzazione potrà avere sulla determinazione delle detrazioni fiscali, degli assegni per il nucleo familiare, delle addizionali regionali e comunali, del valore dell’ISEE. La Stabilità, nell’introdurre la mensilizzazione del TFR, prevede che possano aderirvi anche tutti coloro che risultano iscritti a Fondi di previdenza complementare, in deroga alle norme generali che ne regolamentano la contribuzione. È bene chiarire che tali lavoratori ot-

terranno il pagamento mensile del proprio TFR man mano che matura, ma dovranno essere consapevoli che il TFR che incasseranno al termine del rapporto di lavoro sconterà la mancanza di 40 mesi di accantonamenti e relative rivalutazioni annuali; ovvero, se si era optato per la pensione integrativa, l’importo di quest’ultima subirà una flessione per il mancato versamento delle quote di TFR al fondo stesso. Per quanto riguarda le aziende, dal punto di vista economico non comporterà differenze; il problema potrebbe, invece, essere di carattere finanziario, almeno per quanto riguarda le aziende inferiori a 50 dipendenti (le altre già versano l’importo del TFR maturato o ai Fondi di previdenza integrativa oppure al Fondo di Tesoreria presso l’Inps). Per ovviare a tale possibile aggravio, la nuova norma prevede la possibilità di accedere ad appositi finanziamenti estremamente agevolati, garantiti dall’Inps e dallo Stato, con interessi e oneri che annualmente non potranno risultare superiori all’indice di rivalutazione del TFR.

La Stabilità e i comuni I vincoli di indebitamento mettono alla prova la capacità programmatica dei Comuni. a cura di Fabrizio Casiraghi

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a normativa in vigore prevede che gli enti locali concorrano con la Regione e lo Stato, nel rispetto del principio di leale collaborazione, ad assicurare il perseguimento degli obiettivi di riequilibrio della finanza pubblica. A tale scopo, la Regione Autonoma Valle d’Aosta ha approvato un protocollo d’intesa relativo al Patto di Stabilità degli enti locali e la disciplina dello stesso. Gli effetti di questa legge sui bilanci del Comune e sulle sue capacità di investimento sono deleteri. Infatti, il “Patto di Stabilità”, introdotto nel 1999, è stato profondamente inasprito anche in tempi recenti e, con le progressive modifiche, i comuni hanno avuto la peggio. I comuni della Valle d’Aosta nel 2013 hanno subito un avvicinamento alle discipline della normativa statale, affrontando tutti i meccanismi sanzio-

natori. Il primo obiettivo che si prefigge il patto è il raggiungimento del cd. saldo obiettivo che dovrà essere verificato mediante un “saldo finanziario di competenza mista”, che si calcola come differenza tra le entrate finali e le spese finali. Il saldo è composto da valori di competenza, accertamenti e impegni per la parte corrente del bilancio e da valori di cassa per la parte investimenti del bilancio. In sintesi, in futuro l’amministrazione comunale dovrà programmare attentamente i lavori pubblici, verificando i residui attivi e passivi in conto capitale, monitorando gli incassi e tenendo conto dell’altro vincolo di bilancio, ovvero l’impossibilità di usare il fondo cassa per finanziare opere. Si evince che la Stabilità avrà un notevole impatto sui bilanci comunali, costringendo gli enti ad accantonare NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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risorse finanziarie e determinando una forte limitazione agli investimenti. Gli adempimenti alle strutture comunali sono risultati molto impegnativi, come la previsione dei flussi di cassa e la loro gestione. Sono solo 32 i comuni assoggettati in Valle d’Aosta alla Stabilità, ossia quelli con più di 1.000 abitanti. Il vincolo del raggiungimento dei saldi stabiliti e l’obbligo della riduzione del debito nazionale creano dei grossi problemi ai comuni. Ora, vorrei farvi calare in una realtà locale come quella di Verrès, paese di 2.770 abitanti. Seguendo quanto imposto dalla Stabilità, il comune ha ricevuto dall’amministrazione regionale un trasferimento finanziario senza vincoli di destinazione di 1.754.000€ nel 2012, di 1.523.000€ nel 2013, di 1.523.000€

nel 2014 e nel 2015 l’importo sarà ulteriormente ridotto.Quindi, da una parte i comuni ricevono risorse e dall’altra ne devono restituire, con il risultato finale minor risorse. È così che, per mantenere i servizi essenziali, si sono dovuti ridurre al minimo gli investimenti, nonostante si abbiano 3 milioni e 800 mila circa di fondo cassa, questa cifra è bloccata dai principi di suddetto patto ed è quasi senza rendimento. Per questo motivo, per poter realizzare alcuni investimenti si è dovuto utilizzare la finanza creativa come il Proget Financing, il partenariato pubblico, privato e quant’altro. Per continuare ad erogare i servizi di cui sino ad oggi tutti hanno usufruito, nel futuro si dovranno introdurre nuove tasse come l’addizionale IRPEF e l’applicazione della TASI, sino

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ad oggi non pagata dai cittadini. L’unica speranza è che vengano allentate le condizioni del Patto di Stabilità, sbloccando il vincolo di bilancio all’utilizzo del fondo cassa, dando così la possibilità di effettuare investimenti rimettendo in movimento l’economia locale.

La Stabilità e le regioni

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a Legge di Stabilità assegna, per il 2015, un taglio al comparto Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni di 6 miliardi e 200 milioni di Euro. A fronte di una spesa sostenuta nel 2012 di 4,675 miliardi, per garantire i servizi essenziali le regioni si trovano a dover gestire gli stessi servizi con 2 miliardi di euro a loro disposizione e lo stesso personale. Ecco alcuni esempi: COMMA 254. Proroga fino al 31/12/2015 il blocco economico della contrattazione nel pubblico impiego. COMMI 418 e 419. Le province e le città metropolitane concorrono al contenimento della spesa pubblica attraverso una riduzione della spesa corrente di 1.000 milioni di euro nel 2015, di 2.000 milioni di euro nel 2016 e di 3.000 milioni di euro a decorrere dal 2017. COMMA 420. Dal 1° gennaio 2015, alle Province delle Regioni a statuto ordinario è fatto divieto di ricorrere a mutui, di effettuare spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e di rappresentanza, di procedere ad assunzioni a tempo indeterminaNUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

to, anche nell’ambito della mobilità. COMMA 425. Ricognizione dei posti liberi nelle amministrazioni statali da poter destinare alla ricollocazione del personale soprannumerario in mobilità delle Province e Città Metropolitane. COMMA 426. È prorogata al 31/12/2018 la disciplina volta a superare il precariato, rispetto al quale le PA possono bandire concorsi per assunzioni a tempo indeterminato per i titolari dei contratti a tempo determinato con caratteristiche di continuità. Per i contratti a tempo indeterminato, l’articolo 5 della Stabilità 2015 prevede sia la deduzione totale della componente lavoro dalla base imponibile dell’IRAP, sia una sostanziale maggiorazione delle aliquote. Riguardo alla deducibilità del lavoro, la norma si inserisce tra i numerosi interventi che hanno modificato la neutralità del tributo a favore della componente lavoro. Essendo l’IRAP la principale imposta regionale, si producono significativi effetti sulle Regioni sulla loro autonomia impositiva, ma, soprattutto, sul finanziamento dei servizi sanitari.

Riusciranno le regioni a garantire gli stessi servizi del 2012 con 2 miliardi in meno nelle loro tasche? a cura di Monica Chivino

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La sicurezza in volo Una domanda che si chiede ad un pilota è se sia pericoloso volare, se l’aeroplano sia il mezzo di trasporto più sicuro. a cura di un pilota in volo

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a percezione del pericolo nel mondo aeronautico è molto alta poiché l’uomo non è fisiologicamente nato per volare e quindi questo lato della paura risveglia in lui un timore derivato dall’ignoto rapporto con l’altezza. Nei tempi moderni siamo abituati, grazie ai mezzi di informazione, a vedere immagini e incidenti di ogni tipo: automobilistici, nautici, guerre, calamità naturali e così via; eppure un incidente aereo colpisce ancora notevolmente l’opinione pubblica. Credo che il pericolo sia inversamente proporzionale al rispetto delle procedure, delle regole e degli standard: più aumenta l’attenzione alle regole e più il rischio di un disastro aereo diminuisce. Ormai non c’è molto da improvvisare o escogitare nelle procedure aeronautiche, ogni singolo imprevisto è già stato sperimentato e collaudato; il “know how” raggiunto è altissimo con prestazioni che sfiorano la perfezione. L’indotto è enorme ma efficiente, con risorse e procedure che si interfacciano tra loro. L’aereo è dunque un mezzo di trasporto estremamente sicuro, ma tutto deve essere rispettato, non de-

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vono essere fatti sconti e non devono esserci approssimazioni e disattenzioni. Il “cancro” del risparmio e del maggior guadagno non può coesistere in ambienti così complessi dove un errore o un’approssimazione si può trasformare in un disastro. La domanda che sorge immediata è quindi perché, nonostante l’efficacia dei mezzi, ci siano ancora incidenti aerei. Spesso si dice che l’imprevisto può accadere, ma questa non è una giustificazione. Noi piloti analizziamo in modo approfondito l’indagine di un incidente. Non per cinismo, ma è una opportunità di “esperienza”, cerchiamo di capire cosa è successo, perché è successo, cosa si sarebbe potuto fare per evitarlo. Si impara tantissimo da eventi passati, ma è necessario avere l’umiltà di approfondire i fatti, dimenticare il proprio Ego, evitare di scaricare le responsabilità. Si è visto che “l’imprevisto” in molto casi poteva essere “previsto”! Ma non è stato così. Il pilota è l’ultimo filtro per spezzare una catena di eventi che può portare ad un incidente, ma non è infallibile nemmeno lui, ecco l’importanza della scelta di professionisti

ben addestrati, motivati, riposati e molto, molto appassionati! Un pilota di linea ha un motto da seguire rispettando la sequenza: S.P. Q.R. (Sicurezza, Puntualità, Qualità, Redditività). Il guadagno è sicuramente un elemento importante per chi gestisce un’azienda e, talvolta, anche per chi lavora nel mondo aeronautico, ma non sono prioritari; nulla di ciò che deve essere fatto può essere evitato per fini di reddito. Questo è molto chiaro tra veri professionisti in compagnie sane. Inoltre il potenziale incidente, che potrebbe avvicinarsi non rispettando quanto detto, potrebbe costituire anche un’enorme perdita di redditività da parte dell’operatore, difficilmente recuperabile in un mondo di grandissima concorrenza. Insomma l’attenzione settoriale del guadagno nel tempo ridotto, non è sano e non si può speculare. Su Youtube si possono vedere e leggere diversi casi di incidenti, che dire? Da pilota posso affermare che il mondo aeronautico è in genere molto serio, io non penso mai negativo, ho sempre creduto nella professionalità ed ho sempre visto quanto premia tutto questo. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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Quando accade un incidente tutto il sistema si domanda cosa realmente sia accaduto e perchè: di solito le grandi Compagnie aeree sono organizzate con vere e proprie unità di crisi composte da terapeuti, piloti, assistenti di volo, personale di terra ed ingegneri. Tutti volontari e precedentemente addestrati per affrontare l’evento, qualsiasi dimensione abbia. Vengono, singolarmente ed in gruppo, assistiti i parenti delle vittime, per quanto possibile. Parte una vera squadra di umanità e professionalità, non esistono più orari e famiglie, ci si dedica completamente al compito per cui si è selezionati. Queste unità di crisi operano anche in altre condizioni di emergenza, ad esempio forti ritardi, scioperi, proteste, eventi politici e calamità naturali, etc. Nella mia compagnia ho conosciuto colleghi completamenti dediti a questa missione, con grandi qualità uma-

ne e professionali, devo dirlo, spesso non completamente riconosciuti per quello che fanno. A molti di loro non interessa il riconoscimento, vengono già molto appagati dagli sguardi di riconoscenza dell’assistito. Di fatto in momenti così delicati, un minimo di supporto può essere dato solo da chi realmente conosce i fatti, e ne è completamente coinvolto. I piloti in un incidente sono sempre i primi ad essere indagati, del resto non può essere diversamente. Prima ho accennato che siamo l’ultimo filtro tra il manifestarsi o no di un incidente, certo, questo solo teoricamente. Studiando molti casi, la situazione era talmente degenerata per cui nulla hanno potuto, ma la responsabilità nelle menti di chi non conosce i fatti viene facilmente imputata a chi era al comando dell’aereo. Quello che dico sempre, è che un pilota rimane su un aereo insieme a

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tutto il carico pagante, pagando di persona ogni evento dovesse verificarsi, è per questo che mai e poi mai farebbe qualcosa di errato intenzionalmente o per superficialità. Anche l’errore è possibile nel mondo aeronautico, ma compagnie che investono in sicurezza, si circondano di personale altamente specializzato, addestrato nei minimi dettagli. Ci sono ormai studi e formazioni che, quando fatte, danno competenze altissime agli equipaggi, il margine di errore è davvero ridotto, forse in alcuni casi si può dire annullato. Se posso lasciarvi con un messaggio: prendete con fiducia l’aereo! Godetevi il viaggio, guardate oltre l’orizzonte e sognate. Noi piloti faremo sempre il nostro meglio per garantire il massimo rispetto delle regole. Amiamo la vita, abbiamo mogli e figli, e come voi, vogliamo la sera abbracciarli, buon viaggio!

Assumere a tempo indeterminato È strano leggere l’annuncio fatto dall’AD Marchionne, il quale - dopo aver chiuso tre stabilimenti in Italia, quello di Termini Imerese, la Irisbus e CNH di Imola - ha comunicato la chiusura definitiva delle vertenze per la cessione di ramo d’azienda ad altri soggetti imprenditoriali, annunciando l’arrivo di nuovi posti lavorativi nella più grande industria metalmeccanica italiana, la Fiat. Infatti, arriva l’annuncio delle assunzioni alla Sata di Melfi (PZ), le quali non avvengono per via diretta (permettendo notevoli sgravi fiscali) ma tramite agenzie interinali. Questo la dice lunga su quale sarà il futuro di questi giovani che, armati di tanta speranza, hanno intasato le linee inviando curriculum. Le assunzioni per via diretta sarebbero davvero un’ancora di salvezza per non affondare le loro giovani vite nella disperazione. Vengono selezionati giovani diplomati fino a trent’anni d’età per sottoporli a ritmi di lavoro impossibili, con la riduzione delle pause fisiologiNUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

che e la mensa a fine turno. Per completare il quadro arriva il Jobs Act: quando non rendi più l’agenzia interinale (non la Fiat) ti dà il benservito. Si riparte dall’inizio, ma con l’aggravante che non sarai più idoneo a svolgere altri lavori, qualora tu avessi la fortuna di trovarli. Non crediamo più alle favole da troppo tempo, ma c’è qualcuno che nonostante tutto le racconta per convincerci che il futuro sarà migliore.

Non perdiamo inoltre di vista i numeri dei posti di lavoro persi in Fiat nell’era Marchionne. Basti pensare che in Fiat difficilmente si va in pensione naturalmente, infatti, i tanti dipendenti fuoriusciti dagli stabilimenti Fiat, hanno raggiunto i requisiti per la pensione, attraverso la mobilità, spesso giustificata con il ricambio generazionale. a cura di Silvia Curcio

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PREVIDENZA

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Il sistema dei voucher Parte la rubrica sul sistema previdenziale italiano. Oggi parliamo di remunerazione del lavoro accessorio. a cura di Giovanni Firera

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buoni lavoro (o Voucher) rappresentano un sistema di pagamento utilizzato dai datori di lavoro per la remunerazione di prestazioni di lavoro accessorio, ovvero quelle svolte al di fuori di un normale contratto di lavoro, in modo saltuario e discontinuo. Un sistema che ha innegabili vantaggi. Per il prestatore, il compenso è esente da ogni imposizione fiscale ed è cumulabile con i trattamenti pensionistici. Non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato ed è riconosciuto ai fini pensionistici. Per il committente, ha il grande vantaggio di non aver obbligo di stipulare alcun tipo di contratto, comprende la copertura assicurativa INAIL in caso di eventuali incidenti sul lavoro. Questo sistema di regolazione del rapporto di lavoro ha avuto nel tempo un successo in costante crescita. Ad oggi si tocca il tetto di quasi 90 milioni di buoni lavoro venduti in quasi tutti i settori: commercio, agricoltura, servizi del turismo e, soprattutto, per far fronte alle improvvise necessità di manodopera saltuaria ed occasionale, oltre che per quei lavori inclusi nel termine “brevi periodi” (giardinieri, colf, disoccupati). Il regime dei voucher è stato di recente modificato con la riforma del mercato di lavoro L. 92/2012, cambiando le regole delle prestazioni di lavoro occasionale, fissando dei limiti in termini di durata della prestazione e di reddito massimo annuale. L’importo

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di ciascun voucher è di 10€, nel caso di acquisto di voucher multipli possono arrivare anche a 20 o 50€. Le prestazioni di lavoro occasionale - è opportuno ricordarlo - anche se pagate con i voucher lavoro INPS non danno diritto al lavoratore di fruire delle prestazioni a sostegno del reddito erogate dall’ente, quali disoccupazione, malattia, maternità e assegni familiari, ma sono riconosciuti ai fini del diritto alla pensione e della contribuzione volontaria. Con questo sistema il lavoratore non deve rilasciare al committente la ricevuta di prestazione occasionale. I prestatori che possono accedere al lavoro accessorio sono: pensionati, studenti nei periodi di vacanza, lavoratori part-time, prestatori extracomunitari (prestazione inclusa per la determinazione del reddito necessario per il rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno), percettori di prestazioni integrative del salario o sostegno al reddito (cassintegrati, titolari di indennità di disoccupazione ASpI, disoccupazione speciale per l’edilizia e lavoratori in mobilità), inoccupati, titolari di disoccupazione speciale per agricoltura, lavoratori autonomi, lavoratori dipendenti pubblici e privati. I compensi complessivamente percepiti dal prestatore non possono superare 5.050 € netti per il 2014, riferiti alla totalità dei committenti. I committenti che possono acquistare Voucher INPS per prestazioni occasionali sono: famiglie,

enti senza fine di lucro, soggetti non imprenditori, imprese familiari, imprenditori di qualsiasi settore e committenti pubblici. Le prestazioni nei confronti di imprenditori commerciali e liberi professionisti non possono superare 2.020 € netti (2.690 € lordi) per il 2014, per ciascun committente, fermo restando il limite di 5.050€. Nel settore agricolo e per i committenti pubblici, il limite economico per l’anno 2014 è di 5050€ netti, nel corso di un anno solare, con riferimento alla totalità di committenti. I voucher INPS possono essere acquistati e ritirati seguendo le istruzioni sul sito ufficiale www.inps.it ed esattamente presso tabaccherie autorizzate, uffici postali, online ed in banca. I voucher cartacei si ritirano direttamente presso gli Uffici INPS, esibendo la ricevuta di pagamento dopo aver versato l’importo equivalente alla richiesta sul c/c postale n. 89778229, intestato a INPS DG LAVORO OCCASIONALE ACC.. Si può richiedere il rimborso dei buoni di lavoro non utilizzati restituendoli integri in una delle Sedi Inps. Sull’argomento il Direttore Regionale Inps del Piemonte, Gregorio Tito, sottolinea “come i voucher rappresentino uno strumento efficace per coniugare l’esigenza che alcune attività debbano oggettivamente svolgersi in modo saltuario con la tutela previdenziale anche dei diritti di questa tipologia di lavoratori”. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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NOInet, condivisione della banda ultralarga

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La comunità deve impegnarsi a far sì che la rete rimanga un bene comune, un luogo di conoscenza e non si trasformi seguendo logiche di mercato”. Questo illuminato pensiero sulla democrazia digitale, espresso molto bene da Stefano Rodotà, è stato condiviso e fatto proprio da un gruppo di cittadini che si sono organizzati per tradurlo in pratica, sfruttando le potenzialità della tecnologia WiFi. Partendo dal presupposto che internet è un bene comune, perché non fare in modo che sia la stessa comunità ad auto organizzarsi, fornendo a tutti la possibilità di accedere ad internet con un costo accessibile e con NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

standard qualitativi elevati? Grazie al maggior potere di interlocuzione del grande gruppo di acquisto rispetto al singolo utente, sarebbe stato infatti possibile ottenere migliori condizioni di mercato dai fornitori all’ingrosso della banda ultralarga mediante fibra ottica per la connessione superveloce ad internet. Inoltre, mantenendo bassi i costi della fornitura, i soci non solo sarebbero stati co-proprietari della rete, ma avrebbero potuto pagare ad un costo di mercato relativamente basso una connessione notevolmente più veloce di quella offerta dai grandi operatori del settore. Senza contare che in questo modo, ovvero creando una vera e propria infrastruttura di

L’accesso ad internet è un diritto fondamentale, indispensabile per il libero sviluppo della persona. a cura di Guido Gallelli

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rete Wifi capace di far gestire direttamente dai soci/abbonati (il cosiddetto “ultimo miglio”), la comunità avrebbe potuto cominciare ad affrancarsi dai monopoli, che imponendo le loro regole sulle telecomunicazioni hanno impedito di fatto l’attuazione di una vera democrazia della rete. È da queste premesse che nel mese di giugno del 2011 è nata la cooperativa di Comunità NOInet. La parola “cooperativa di comunità” è di fondamentale importanza per comprendere la natura e lo spirito che anima Noinet. Sia perché nel suo atto costitutivo vengono richiamati i principi di una nuova economia collaborativa basata sulla sostenibilità ambientale, sulla condivisione delle conoscenze e, soprattutto, sulla solidarietà umana. Sia perché il modello organizzativo a cui si ispira Noinet è quello della “No Profit Utility”, in quanto il perseguimento di un profitto privato contraddirebbe lo stesso principio fondante della cooperativa di considerare internet un bene collettivo. Pertanto, una volta creati i posti di lavoro strettamente necessari al buon funzionamento della cooperativa, Noinet ha già pubblicamente dichiarato di voler restituire gli eventuali profitti alla comunità territoriale che in prima istanza li ha generati. Questo potrà avvenire secondo le tre seguenti linee direttrici: • potenziamento e continua qualificazione tecnologica della rete e dei servizi; • progressivo abbassamento dei costi di abbonamento fino a rendere gratuito il servizio (più si è e meno si paga); • sostegno economico a progetti di alto valore sociale per le comunità locali nelle quali Noinet è e sarà pre-

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sente. In sostanza, la missione di Noinet è quella di creare una rete a banda ultralarga tale da consentire ai soci aderenti una comunicazione libera e a basso costo. Ogni socio, oltre ad essere co-proprietario insieme agli altri soci della rete, è anche allo stesso tempo fruitore ed erogatore del servizio. Il modello è quello della cosiddetta rete distribuita a maglia (reti mesh): ogni socio è un nodo della rete che riceve e ritrasmette a sua volta il segnale. L’unione di tutti questi nodi costituisce la rete: tanti nodi interconnessi fra loro che comunicano e si scambiano dati ed informazioni ad alta velocità. La cooperativa ha scelto di autofinanziare la costruzione dell’infrastruttura di rete con le quote sociali (200,00 euro), rimborsabili in caso di recesso del socio. I costi di gestione invece vengono supportati tramite i canoni di abbonamento mensile, che al momento sono per i privati di 20,00 euro e di 34,00 euro per le imprese. Inoltre, poiché l’infrastruttura di rete si basa sull’installazione di antenne WiFi sui tetti delle case, i soci che usufruiscono del servizio mettono questi spazi in comodato d’uso gratuito alla cooperativa (per legge, gli amministratori di condominio non possono rifiutarsi di farlo). La proprietà dell’infrastruttura di rete è quindi degli stessi soci/abbonati, che possono così decidere sia la strategia che la politica di gestione. Si comprende quindi come in questo modo venga addirittura capovolto il rapporto che c’è attualmente fra il singolo cliente e il tradizionale gestore di telecomunicazioni. Una caratteristica molto importante di questo progetto è quella di aumentare la velocità di connessione ad internet portando il Best Effort a 10 Mbit/s reali

sia in download che in upload (spesso però si arriva anche a 30Mb). La velocità dell’intranet invece aumenta in funzione della numerosità dei partecipanti e può arrivare a velocità quasi incredibili (100 Mb) permettendo così una circolazione sia di servizi gratuiti, per la maggior parte, che di servizi a pagamento quando quest’ultimi siano studiati appositamente per il mondo imprenditoriale/enti pubblici ecc. Alcuni esempi dei servizi che si possono immaginare sono: le web radio e le web tv locali, la trasmissione di eventi locali nella rete cittadina notiziari anche in lingua per gli immigrati, e-learning, telelavoro, assistenza sanitaria e telecontrollo per anziani e malati, automazione dei servizi comunali, streaming di film a pagamento (che sostituiranno il noleggio di dvd), prenotazioni in tempo reale, guide digitali per musei e siti archeologici e molti altri che solo la fantasia di una autostrada informatica potrà scatenare. Da notare che la tecnologia WiFi è a basso impatto visivo ed ambientale. Le emissioni degli apparati utilizzati da Noinet rispettano pienamente le normative stabilite per legge. In particolare, le antenne che vengono installate sul tetto hanno una potenza che varia da 0,1 Watt per i 2,4 GHz, ovvero le più comuni, fino ad 1 Watt per quelle a 5 GHz del backbone, contro 1-2 Watt dello smartphone che teniamo in tasca. Attualmente la rete è già operativa a Roma e sul litorale di Cerveteri/Ladispoli, connettendo anche zone sino ad oggi in digital divide. In altre zone d’Italia invece sono in partenza delle Nuvole Noinet. Quelle pronte per partire sono Torino, Vicenza/Treviso e Napoli/ isola di Procida. Per saperne di più, il sito di NOInet è www.noinet.eu

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Detenzione armi, ora serve certificato medico Per le attività che vedono coinvolte le armi è necessario ottenere maggiori autorizzazioni rispetto al passato. a cura di Elisa Fea

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l decreto legislativo del 29 settembre 2013 n. 121, entrato in vigore il 5 novembre 2014, ha introdotto significative novità in tema di controlli per la detenzione di armi. Come noto, si definisce arma ogni strumento in grado di consentire all’uomo di aumentare la propria naturale capacità di offesa. Le armi proprie sono quelle pensate e realizzate al solo fine di arrecare offesa e permettere la difesa, mentre tutti gli oggetti presenti in natura o gli utensili realizzati per scopi differenti, ma che all’occorrenza possono essere utilizzati dall’uomo per ferire, si definiscono armi improprie. In base alla legge italiana, per svolgere ogni attività che vede coinvolte le armi, è necessario ottenere le relative autorizzazioni. In tal modo lo Stato controlla quelle attività che considera pericolose, consentendone l’esercizio ad un ristretto gruppo di persone in possesso di idonei requisiti di affidabilità sociale. Con l’entrata in vigore del DL n. 121/2013 i detentori di armi, ad NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

esclusione dei titolari di licenza di porto di armi in corso di validità, devono produrre entro il 4 maggio 2015 una certificazione medica di idoneità psicofisica per la detenzione di armi di cui all’art. 35 comma 7 del T.U.L.P.S. Fermo restando l’obbligo di farne denuncia all’Ufficio della Polizia di Stato competente per territorio o alla stazione dei Carabinieri (indicando il luogo esatto ove l’arma si trova e tutte le altre armi eventualmente possedute dal denunciante, a norma del citato decreto legislativo n. 121 del 2013), per chi detiene un’arma la certificazione medica è rilasciata, sulla base del certificato anamnestico del medico di famiglia, dal settore medico-legale delle Aziende Sanitarie Locali o da un medico militare, della Polizia di Stato o del Corpo Nazionale dei VigiIi del Fuoco. La certificazione dovrà attestare che il richiedente non sia affetto da malattie mentali oppure da patologie che ne diminuiscano, anche temporaneamente, la capacità di intendere

e di volere o non risulti assumere, anche occasionalmente, sostanze stupefacenti e psicotrope oppure abusare di alcol. La certificazione medica va prodotta all’Ufficio di Polizia o Carabinieri presso il quale sono state denunciate le armi detenute. Non è richiesta, invece, qualora risulti già prodotta nei sei anni precedenti l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 121 del 2013. Le persone che, entro la data di scadenza (4 maggio 2015), non avranno provveduto a consegnare il certificato medico agli Uffici suindicati riceveranno una diffida per la presentazione del certificato stesso. Se nei successivi 30 giorni la certificazione non sarà presentata, sarà avviato il procedimento finalizzato al divieto di detenzione.

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Servizio civile. Quali prospettive? Uno strumento di crescita personale, di partecipazione attiva e condivisione di valori umani. a cura di Luigi Bobba

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a forte spinta del Governo al rilancio del servizio civile, attraverso il progetto di modifica dell’attuale assetto normativo inserito nella delega per la Riforma del Terzo Settore, deriva dal riconoscimento delle effettive opportunità offerte ai giovani da questo strumento. Un importante passo in avanti viene fatto nel considerare il servizio civile “universale”, cioè aperto a tutti e su base volontaria, finalizzato a promuovere attività di solidarietà, inclusione sociale, cittadinanza attiva, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale del nostro Paese. Il servizio civile così impostato rappre-

senta anche un momento di grande impegno civico da parte dei giovani, nonché un importante strumento di crescita personale, di partecipazione attiva, di condivisione di valori umani e solidaristici, riportando l’attenzione sui temi etici e valoriali che talvolta sembrano non rientrare tra le priorità del mondo contemporaneo. Non va tuttavia sottovalutato che il servizio civile è una esperienza propedeutica all’ingresso vero e proprio nel mondo del lavoro, perché consente ai giovani, d’età compresa tra i 18 e i 28 anni, di acquisire esperienze e competenze anche non formali che sicuramente contribuiscono ad arricchire il proprio bagaglio personale e NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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il proprio curriculum professionale. Tutti elementi spendibili nella fase di ingresso nel mercato del lavoro. Proprio nella prospettiva futura delle giovani generazioni il servizio civile nazionale è stato già individuato come uno degli strumenti dell’apprendimento non formale e per questo è stato avviato un sistema per la certificazione delle competenze incaricato di elaborare un “Piano” per la validazione e certificazione delle competenze. Il periodo di servizio civile così concepito rappresenta, dunque, un investimento per il giovane proiettato nel proprio futuro, durante il quale viene riconosciuto un compenso che, pur non avendo la caratteristica giuridica della retribuzione, consente un minimo di autonomia economica dalla famiglia. Analizzando i numeri, emerge che quanto è stato realizzato fino ad oggi e ciò che è in programma per l’imminente futuro, rappresenta una scelta di policy pubblica tesa alla valorizzazione delle esperienze di partecipazione nonché alla definizione di modalità e obiettivi. In questa logica rientrano i Protocolli d’Intesa stipulati negli ultimi due mesi con diverse Amministrazioni - tra cui i Ministeri dei Beni e Attività Culturali, dell’Ambiente e dell’Interno e con Expo 2015, che prevedono l’avvio al servizio civile di ben 2.662 volontari, grazie al finanziamento derivante dal Programma Garanzia Giovani e al co-finanziamento delle Amministrazioni coinvolte. Per inquadrare meglio la tematica è opportuno sottolineare che il numero dei volontari da impegnare annualmente viene stabilito in relazione alle risorse finanziarie disponibili e che, dal 2001 al 2014, i volontari avviati al Servizio civile sono stati complessivamente 335.713, di cui 15.115 nell’ultimo anno. Per il 2015, utilizzando le risorse stanziate dalla Legge di stabilità pari a 115.730.000 euro, alcuni residui dell’anno precedente e risorse della Garanzia Giovani, è previsto l’avvio di ben 46.826 volontari. In fatto di risorse economiche è recente la notizia che altri 8-10 milioni di euro in favore del servizio civile saranno recuperati dai risparmi sulle spese generali della NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

Presidenza del Consiglio, permettendo così il coinvolgimento di altri duemila giovani. È evidente che si tratta di dati che possono incidere nel panorama della disoccupazione giovanile. In quest’ottica, tenuto conto della peculiarità italiana, è stata fatta la scelta - unica in Europa - di collegare il servizio civile anche alle misure contenute nel Programma per la Garanzia Giovani, consentendo ai giovani di scegliere di impegnarsi in progetti di valenza territoriale, incentrati su attività nei settori dell’assistenza alle persone, della protezione civile, dell’ambiente, della tutela del patrimonio artistico e culturale, dell’educazione e della promozione culturale. Ad oggi 10 Regioni hanno inserito nel proprio piano di attuazione della Garanzia Giovani i progetti di servizio civile nazionale, coinvolgendo 5.504 ragazzi su un totale di 1.072 progetti. Il Rapporto Giovani 2014 appena pubblicato, che riporta gli esiti di una ricerca condotta nel 2014 su un campione di 1.783 persone, ci dice che il 79,5% dei giovani italiani considera favorevolmente il “servizio civile universale”, come previsto dalla Legge delega di Riforma del Terzo Settore. Sotto questo profilo la Presidenza Italiana dell’Unione Europea ha rappresentato un’occasione formidabile per intervenire e indirizzare le politiche comunitarie sul fronte del servizio civile. Una forte spinta verso la costruzione di un servizio civile europeo è stata lanciata organizzando una serie di iniziative pubbliche quale momento di dibattito e approfondimento delle tematiche, sia portando all’attenzione del Consiglio dei Ministri della Gioventù, che si è tenuto a Bruxelles il 12 dicembre scorso, un primo progetto per introdurre nella UE un vero e proprio servizio ci-

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vile volontario europeo. Pur nella consapevolezza delle diversità esistenti nei Paesi, l’idea di costruire uno spazio europeo - che non sia solo quello della politica e delle istituzioni ma anche quello di una società civile che coinvolga i giovani - rappresenta una forte sfida per il futuro. Una nuova identità europea può nascere dall’energia delle nuove generazioni e dal rafforzamento dell’appartenenza al comune spazio di valori e di istituzioni. Un importante giornale francese ha scritto di come i politici siano chiamati ad intraprendere iniziative innovative per i giovani al fine di coinvolgerli nella costruzione di un nuovo “sogno europeo”. Per questo “sogno europeo” è tempo di dar vita ad una sorta di Erasmus del Servizio civile. Un primo tassello è stato posto con il progetto Sperimentale “IVO 4 ALL” - di cui l’Italia è capofila e partner insieme a Francia, Germania, Lituania, Lussemburgo e Regno Unito - che mira a sviluppare l’internazionalizzazione dei sistemi nazionali di volontariato e a individuare misure per garantire l’accesso al Servizio civile ai giovani con minori opportunità. Il Progetto consentirà a 100 ragazzi italiani volontari del Servizio civile di svolgere un’esperienza formativa forte sul piano individuale e sul piano sociale. In conclusione, la prospettiva che vogliamo proporre è una grande “leva volontaria di pace” degli Stati europei per dar vita ad una forza di pace interna, che veda protagonisti convinti gli adulti che animano le Istituzioni e le associazioni e i soggetti del Terzo Settore più persuasi e disponibili ad una nuova stagione di impegno comune. Ma soprattutto i giovani europei, le forze vive del Vecchio Continente, chiamate ad un progetto di futuro solidale, quotidianamente condiviso e difeso!

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Architettura e nautica “Il Porticciolo Duca degli Abruzzi di Genova”, una mostra per conoscere questo importante e storico luogo del capoluogo ligure. a cura di R. Ruggia Barabino e M. Sotteri

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a mostra “Porticciolo Duca degli Abruzzi. Architettura e Nautica” è stata inaugurata il giorno 28 novembre 2014, presso l’Auditorium del Galata Museo del Mare e si chiusa lo scorso 6 gennaio 2015. Il percorso espositivo, curato dagli architetti Roberta Ruggia Barabino e Massimo Sotteri, è stato allestito lungo le due rampe di accesso al Mirador, splendida terrazza panoramica sul centro storico e sul porto di Genova. La mostra, realizzata con tavole ricche di immagini e testi che raccontano e analizzano sia lo sviluppo storico che lo stato attuale del Porticciolo e delle associazioni sportive che vi hanno sede, ricorda importanti eventi che si sono svolti in quel luogo e un’ipotesi progettuale sul futuro del Porticciolo.

All’inaugurazione hanno preso parte oltre ai curatori: Maria Paola Profumo Presidente Mu.MA, Ibleto Fieschi Presidente Fondazione dell’Ordine degli Architetti PPC Provincia di Genova e i Presidenti dei Club Nautici del Porticciolo. L’intento di questa mostra, che si snoda lungo un percorso espositivo e tematico, è stato quello di far conoscere questo luogo, ad oggi chiuso all’interno della zona portuale, ai cittadini e ai turisti che l’anno visitata. Lo studio archivistico, bibliografico ed iconografico, con il Patrocinio della Fondazione dell’Ordine degli Architetti PPC di Genova, si pone lo scopo di recuperare, anche negli archivi delle società presenti nel porticciolo - alcuni purtroppo incompleti a causa dei danni bellici dei bombardamenti del 1944 - la memoria e la NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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storia di questa parte di città che rischia di essere cancellata nella più totale indifferenza, come purtroppo a Genova è già molte volte accaduto producendo il disastro urbanistico della nostra linea costiera a ponente. A conclusione del percorso espositivo sono state formulate delle ipotesi sulla sistemazione della linea litoranea, che tenga in considerazione il ruolo del porticciolo quale realtà nautica e sportiva, valorizzando la zona fino alla Fiera di Genova con l’insediamento di un campus universitario e la creazione di una piazza sul mare, sul modello di Piazza Unità d’Italia a Trieste. Questa zona - che è il biglietto da visita della città di Genova per chi la raggiunge giornalmente via mare, con i traghetti e le navi da crociera - è stata progressivamente occupata da una attività cantieristica non compatibile, per quanto riguarda l’inquinamento e l’impatto ambientale, alla zona storica residenziale che si trova a ridosso delle mura cinquecentesche. Il porticciolo, ricco di storia e di cultura del mare, fu intitolato il 13 aprile del 1927 a Luigi Amedeo di Savoia Aosta (1873-1933), presidente dello Yacht Club Italiano dal 1906, famoso per le sue esplorazioni al Polo Nord, per la creazione del Villaggio in Somalia a lui dedicato ed esperto velista. Fu progettato dal Consorzio del Porto di allora, presieduto dall’Ammiraglio Umberto Cagni, come primo spazio di fruizione del mare, per la pratica degli sport nautici, per il Centro storico e il quartiere di Carignano. Come infatti sappiamo la linea di costa corrispondente al centro di Genova, dalla Darsena fino ai bacini era occupata dal porto commerciale. Già all’epoca della sua costruzione, questo spazio che è il più antico porticciolo turistico in Italia, sia per le sue costruzioni affidate ad architetti soci dei Club, dell’importanza di Giuseppe Crosa di Vergagni e Luigi Carlo Daneri, che per il prestigio delle associazioni sportive che lì avevano trovato sede, era stato riconosciuto come particolarmente degno di considerazione e di vanto per la città. Non a caso si insedieranno e sono NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

ancora presenti quattro fra le società sportive genovesi ad oggi ultracentenarie. Attualmente sono infatti presenti con le loro sedi, lo “Yacht Club Italiano” (1879), il “Rowing Club Genovese” (1890), la “Canottieri Genovesi Elpis” (1902), la “Lega Navale Italiana”, sezione centro (1900), e l’“Unione Dilettanti Pesca” (1928). Nonostante i bombardamenti della seconda guerra mondiale abbiano portato alla distruzione delle sedi della Lega Navale e della Canottieri Elpis, oltre a danneggiare le altre, gli edifici sono stati ricostruiti, il primo dagli architetti Marcolini e Barsotti e la seconda su progetto dell’arch. Roberta Ruggia. Le associazioni svolgono da sempre attività nell’ambito degli sport nautici, vela, canottaggio, canoa e pesca sportiva sia a livello agonistico che amatoriale. Genova è infatti sempre stata sede di importantissime manifestazioni, si pensi che anche la prima regata nazionale di canottaggio si svolse nel bacino del porto nel 1875. In concomitanza con la mostra sono state organizzate delle visite guidate agli appartamenti a Palazzo Reale abitati da Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, che sono stati recentemente restaurati e riportati al loro splendore con il ricollocamento degli arredi originali. Architettura e nautica quindi per un

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rapporto inscindibile con il mare, con edifici che hanno la propria facciata principale rivolta verso lo specchio acqueo e reciprocamente si guardano, uno spazio storico e vitale che va salvaguardato e protetto per le generazioni future.

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Case econostenibili, il progetto di Ottesjö Una struttura stravagante immersa nella natura della costa svedese, per riportare l’uomo a contatto con la natura. a cura di Eleonora Barone

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prima vista potrebbe sembrare un grosso tronco d’albero, un pesce, oppure una casa degli elfi. Una casa lo è davvero, ma è interamente progettata a misura d’uomo nonostante le sue dimensioni davvero ridotte, ovvero 25 m². Hus-1 è il progetto dell’architetto e designer scandinavo Torsten Ottesjö, che ricerca nuovi modi di vivere funzionali, economici ed eco-compatibili. Dal suo impegno nasce una small house che rispecchia l’essenza stessa della natura, un monolocale ideato per fondersi con l’ambiente. Punto di partenza del suo progetto sono le dimore tradizionali che, troppo spesso secondo Ottesjö, sono rigide ed esteticamente brutte, in totale antitesi con il paesaggio circostante che, invece, è fonte di incessante bellezza. Egli si pone una domanda fondamentale: di quanto spazio ha bisogno l’uomo per sentirsi a proprio agio? L’architetto riflette sul fatto che, mentre sono poche le persone che hanno un volume superiore a 0,1m³, sono molte quelle che vivono in una casa ben più grande di 100m³. Ma abbiamo davvero bisogno di tutto questo spazio, di tutti gli oggetti di cui ci circondiamo? Ottesjö ha progettato un’abitazione compatta estremamente funzionale, confortevole e stimolante, in armonia con l’ambiente che la circonda. Innanzitutto, la casa non si erge su fondamenta scavate nel terreno ma vi è appoggiata con leggerezza, si accosta all’ambiente e ne fa parte, pertanto questo suo aspetto ne rende possibile anche lo spostamento. L’aspetto esteriore della costruzione è un omaggio all’aringa, tipico pesce svedese, sia nell’andamento curvilineo sia nel rivestimento in scandole simili a squame. L’intera costruzione

poi è in legno di pino, abete e pioppo, scelto perché materiale tipico della Scandinavia rurale, economico ed eco compatibile. L’esterno è inoltre rivestito da uno strato isolante a base di cellulosa, biodegradabile e resistente all’acqua, sempre eco friendly. La luce è un elemento importantissimo per Ottesjö, il quale elabora diversi stratagemmi per rendere l’abitazione luminosa, anche senza luce elettrica. Riveste l’interno di colori chiari, che caratterizzano le pareti, i mobili, gli oggetti. Due enormi finestre angolari che vanno dal pavimento al soffitto, insieme ai colori chiari e all’andamento sinuoso delle pareti, permettono alla luce di inondare l’abitazione, così si consuma meno energia e gli spazi appaiono più ampi. In soli 25 metri quadrati si inseriscono perfettamente la cucina, il tavolo da pranzo, la zona notte e altre funzioni di servizio. L’architetto è riuscito a creare una casa che non ha nulla delle case tradizionali. Torsten Ottesjö ha creato una casa ibrida, frutto del lavoro dell’uomo ma perfettamente integrata nell’ambiente, il luogo ideale dove trascorrere il proprio tempo immersi nello splendore della natura. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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60 anni di Citroen DS Per i sessant’anni di Citroen DS, la casa francese promette grandi sorprese. a cura di Roberto Gianusso

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a manifestazione per l’inizio degli eventi del sessantesimo anno dalla presentazione della Citroen DS si è svolta sugli Champs-Èlysées, con l’inaugurazione di un toboga alto 26 metri, incredibile spirale tubolare che diventa senza dubbio il modo più rapido per passare dall’ultimo piano dello spazio multifunzionale C_42 allo spazio Racing del seminterrato: bastano 15 secondi! Un’installazione audace che segue l’esempio dell’esperienza Citroen. I primi eventi che hanno seguito l’appuntamento degli Champs-Èlysées hanno visto la partecipazione della DS 3 WRC durante l’83° Rally di Monte Carlo con Sébastien Loeb, miglior performer della gara, che si imposto con autorevolezza sugli avversari stabilendo due record personali.

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Il pilota francese infatti ha registrato il record di 905 migliori tempi in prova nel Campionato del Mondo ed il record di 1.263 punti complessivi conquistati nel corso del campionato del mondo. Dietro Sébastien Loeb altre DS hanno ben figurato, Mads Østberg e Jonas Andersson quarti, Kris Meeke e Paul Nagle decimi. Inoltre, una DS 21 degli anni sessanta ha fatto valere le proprie ragioni al 18° Rally Storico di Monte Carlo. La DS non è solo sinonimo di performance, la sua essenza è rappresentata proprio dalla sua eleganza. Per questo il marchio DS è partner e fornitore ufficiale del Bocuse d’Or e della Coupe du Monde de la Pâtisserie 2015 durante diciassettesima edizione del Sirha, l’appuntamento mondiale per il settore ristorazione e

accoglienza organizzato a Lione a fine gennaio. L’abbinamento di Citroen DS a queste due manifestazioni internazionali si è rivelato coerente con gli obiettivi della casa francese, ovvero rappresentare il premium dell’auto francese e valorizzarne i contenuti tecnici. Mentre le sue vetture si davano battaglia sulle strade del principato e sfidavano le nevi del Turinì, Citroen ha offerto al grande pubblico la possibilità di scoprire al Sirha una DS 4 dai colori “Toques Blanches Lyonnaises”. Due appuntamenti diversi accumunati da un unico spirito. Altre manifestazioni per festeggiare i sessanta anni del marchio DS saranno organizzate per tutto il 2015, dando appuntamento al pubblico a tutti i principali saloni e motor show nel corso dell’anno. Il marchio DS, presente alla 40ª edizione di Rétromobile a Parigi, festeggerà i suoi 60 anni esponendo le cinque versioni più significative della DS, la più moderna delle quali è una DS Cabrio Ultra Prestige. Gli amanti delle auto potranno scoprire lo spazio DS al centro del Parco delle Esposizioni della Porte de Versailles ed immergersi nella storia di quest’auto leggendaria. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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Torna in pista il Motorshow di Bologna Ritorno col botto dopo il clamoroso forfait dell’edizione 2013. Fiera rinnovata all’insegna dei motori con spettacoli, musica ed intrattenimento. a cura della redazione

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00.000 visitatori, 21 brand automobilistici, 10 padiglioni, 8 aree esterne, 31 gare, 268 piloti partecipanti e 1.923 giornalisti accreditati. Sono questi i numeri della 39° edizione del Motor Show, svoltasi a Bologna lo scorso dicembre. Dopo l’inaspettato annuncio della cancellazione della manifestazione nel 2013, causata dal forfait delle case automobilistiche, il 2014 è stato l’anno della rinascita: una fiera rinnovata che ha visto spettacoli, sport e musica fare da contorno ai veri protagonisti, i motori. Le case automobilistiche che hanno creduto nel format - nonostante il generalizzato sentiment negativo che ha investito il settore automotive in questi anni - sono state Abarth, Alfa Romeo, Audi, Citroen, Ferrari, Fiat, Honda, Jaguar, Jeep, Lamborghini, Land Rover, Maserati, Nissan, Pagani, Porsche, Seat, Smart, Skoda, Volkswagen, Mitsubishi e Ssangyong. Per la prima volta sono arrivati i piloti del Campionato FIA di Formula E, serie automobilistica dedicata ai veicoli NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

a motore elettrico. Anche il campione di Formula 1 Giancarlo Fisichella ha intrattenuto gli spettatori, sfrecciando a bordo di una Ferrari 150° Italia. A chiudere la manifestazione sono state le premiazioni della 28° edizione del Trofeo Memorial Bettega, con personaggi noti e promesse italiane ed internazionali: sul podio Robert Kubica era più in alto di tutti, secondo posto a stelle e strisce per Ken Block e terzo classificato Lorenzo Bertelli, promessa italiana. Tra i 35 eventi e workshop, da segnalare il convegno dell’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri (UNRAE) dal titolo “L’auto: quale futuro” e il meeting di Anticrisi

Day “L’economia della distribuzione auto, premesse e sviluppo di un modello sostenibile in un mercato maturo”. Ad accompagnare i visitatori le note musicali di artisti amati dal grande pubblico. All’interno del Paddock Party si sono esibiti gli irriverenti J-Ax e Fedez, mentre Benny Benassi e Bob Sinclar hanno fatto ballare platee di giovani e non solo. Anche il web è stato protagonista, con le premiazioni dei “Web Show Awards”, visti da 65.000 utenti grazie alla diretta streaming. Non resta che aspettare il prossimo 5 dicembre, quando il Motorshow compierà 40 anni dalla sua nascita.

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L’Africa Race vissuta su due ruote Motociclisti segnati dalla fatica, ma con lo spirito rinfrancato per aver vinto una sfida personale. Riscritta la storia delle corse africane. a cura di Roberto Gianusso

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er poter parlare della Africa Eco Race, è necessario raccontare brevemente la storia del Rally Dakar, altrimenti definito Parigi-Dakar, uno dei rally di automobilismo e motociclismo più famosi al mondo, il cui traguardo è proprio a Dakar, capitale del Senegal. La gara fu ideata da Thierry Sabine che, dopo aver rischiato di perdersi nel deserto durante la corsa Abidjan-Nizza nel 1976, decise di creare un rally raid che percorresse la direzione inversa. Dopo un prologo in Europa, l’itinerario prevedeva di attraversare diversi paesi africani ed il deserto del Sahara fino ad arrivare a Dakar. Risale al 1979

la prima edizione della Parigi-Dakar, che da allora ha toccato praticamente tutti i paesi dell’Africa nord-occidentale e parecchi stati dell’Africa centrale e meridionale nel corso dell’edizione del 1992, quando la corsa arrivò addirittura a Città del Capo, in Sudafrica. L’edizione del 2008 venne annullata dall’organizzazione a causa di un tragico evento: in Mauritania, quattro funzionari del governo francese furono uccisi il 24 dicembre e quell’anno otto prove speciali si sarebbero dovute svolgere proprio nello stato africano. Dopo l’annullamento dell’edizione 2008, proprio quando la gara era pronta a partire, gli organizzatori spostarono il percorso della gara in NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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Sudamerica, mantenendo comunque la denominazione di Dakar. Ai veri appassionati di Africa però mancava il fascino dell’alba sahariana, la maestosità delle dune ed il silenzio del crepuscolo, così a partire dal 2009 hanno dato vita all’Africa Eco Race. Si tratta di un rally raid organizzato dai veterani della Dakar che si svolge in Africa, su quello che è stato il tracciato della Parigi-Dakar. Come già tradizione alla Dakar, l’Africa Eco Race prende il via con un inizio in Europa, nelle ultime tre edizioni infatti la corsa è partita da Saint-Cyprien, cittadina di mare a ridosso dei Pirenei. Organizzato dalle vecchie guardie della Dakar, l’Africa Eco Race ripercorre le orme africane del rally, riprendendo tutti i valori che hanno scritto la leggenda delle corse africane. Consente ai partecipanti di immergersi in un ambiente tipico, su binari invisibili, in mezzo a splendidi paesaggi che solo l’Africa può offrire. Cordialità, autenticità e sportività sono le parole chiave di questo evento, che ha dato l’opportunità a tutti di vedere il “Lac Rose” di Dakar dopo undici giorni di gara, con partecipanti che hanno sfidato più le proprie capacità che gli altri concorrenti. La gara vede impegnati piloti e navigatori divisi in categorie, che gareggiano a bordo di camion, automobili, buggy e motociclette. Questi ultimi, i veri pro-

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tagonisti della piste, percorrono i seimilatrecento chilometri che separano Dakar da Saint Cyprien, senza avere al loro fianco il navigatore che indica il percorso ed in caso di necessità può fornire il proprio aiuto. Erano ben sessanta i motociclisti che hanno preso il via da Saint Cyprian, una gara che li ha visti duramente impegnati sui terreni ghiaiosi del Tendara, sull’asfalto delle strade del Marocco, sulle sabbie della Mauritania. Dopo un’ultima notte sotto il cielo stellato senegalese, a cuor leggero hanno percorso il collegamento verso Kayar, un villaggio di pescatori sulla costa atlantica che rappresenta gli ultimi chilometri prima di raggiungere il traguardo sulla riva “Lac Rose”.

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Sul traguardo dell’ultima tappa l’austriaco Robert Theuretzbacher ha preceduto di pochi minuti il leader della classifica generale, Pal Anders Ullevalseter. Il norvegese ha mantenuto tuttavia la leadership della gara con un vantaggio di quasi 2 ore e mezza, conquistando la vittoria. Sul gradino più basso del podio Ingo Waldschmidt, primo motociclista africano a salire sul podio della Africa Eco Race. Intorno tanti motociclisti, visi segnati dalla fatica, i calli sulle mani che hanno stretto con vigore le manopole del gas, le ginocchia sbucciate sotto la tuta per qualche caduta di troppo, ma lo spirito rinfrancato per avere vinto la loro sfida personale.

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Con il Bully on the road La storia del cult delle avventure on the road. Un fedele compagno di viaggio di chi siede al posto di guida. a cura di Roberto Gianusso

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l “Bully” è stato sicuramente uno dei simboli dell’industria automobilistica tedesca e, allo stesso tempo, sicuramente il veicolo commerciale più conosciuto nel mondo. Attualmente, detiene il record di produzione, essendo stato assemblato per 53 anni dal 1950 al 2003. La storia del Maggiolino - che porterà alla produzione del Bully - ha inizio per scelta di Adolf Hitler che, in un discorso del 1934, annunciò la sua scelta di mettere in produzione un’auto per tutti, dietro al motto “l’auto non deve essere un privilegio”. Così, nel 1936, affidò al designer Ferdinand Porsche il compito di sviluppare un’automobile per il popolo. Essa doveva avere le seguenti doti: capacità di trasportare cinque persone oppure tre soldati e un fucile mitragliatore, viaggiare oltre i 100km/h

consumando in media 7 litri per 100 km e non avere un prezzo superiore ai 1000 marchi. Nel 1936 i primi tre prototipi furono pronti e Hitler chiese di cercare la zona ideale per costruire gli stabilimenti dell’azienda, che si chiamerà poi Volkswagen. Venne scelta una zona nei pressi del castello di Wolfsburg e nel 1938 uscì dalle linee di montaggio la prima automobile, che venne inizialmente nominata (il nome venne deciso da Hitler in persona) KDF-Wagen, Kraft Durch Freude Wagen, ovvero “auto: forza attraverso la gioia”. La KDF-Wagen, denominata tecnicamente Type 1, si dimostrò tecnologica e moderna per i tempi, vantando una meccanica semplice e robusta. Il motore era un boxer quattro cilindri da 985cc e 23.5 cavalli di potenza, con NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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albero a camme centrale e distribuzione ad aste e bilancieri, con un innovativo per l’epoca sistema di valvole in testa. Il raffreddamento era ad aria, con un piccolo radiatore per l’olio, attraverso il quale il circuito di lubrificazione contribuiva a mantenere stabile la temperatura del motore, rendendo molto leggero ed affidabile il piccolo motore, utilizzato fin da subito per applicazioni industriali. Terminata finalmente la guerra, la Germania e nello specifico l’industria automobilistica tedesca erano in ginocchio, la fabbrica Volkswagen di Wolfsburg era per due terzi distrutta. L’area, per competenza territoriale, era sotto il controllo dell’esercito britannico, i quali pensarono inizialmente di demolire lo stabilimento; tuttavia, all’ultimo momento gli inglesi cambiarono idea e affidarono l’azienda all’ingegnere Heinz Nordoff. Con pochi operai e materiali di fortuna, la produzione di Type 1 riprese con una centinaia di esemplari all’anno. Sul finire degli anni ‘40 la Volkswagen cominciò a produrre un singolare veicolo utilitario con la meccanica del Maggiolino, il cui vano di carico era posizionato davanti al posto di guida sotto al quale era sistemato il motore. In un paio di anni questo rudimentale veicolo venne affinato, il posto di guida passò nella parte anteriore mentre

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il gruppo propulsore sotto il cassone; negli anni a venire la casa tedesca aprì filiali in Brasile, negli Stati Uniti, in Messico ed in Sud Africa, ed in ogni mercato questo piccolo autocarro riscosse enorme successo. A partire dall’inizio degli anni sessanta, il Bully venne prodotto anche in versione camper, fu il primo veicolo prodotto in serie destinato a clienti “plain air”. Divenne in poco tempo un cult delle avventure on the road, motorizzando oltre che i ragazzi del ’68, generazioni di camperisti. Il protagonista della nostra storia uscì dagli stabilimenti di Wolfsburg nel febbraio del 1964 come scocca vetrata destinata ad allestitori esterni, una delle numerose versioni che i concessionari Volkwagen potevano commerciare. Destinato ad essere allestito come camper, il suo assemblaggio era stato terminato nello stabilimento Westfalia e fu consegnato e spedito alla filiale di Parigi della casa tedesca. Il Bully era stato ordinato da un commerciante di automobili italiano che operava nella capitale francese - siamo in un epoca che i camper non sono diffusi come ai giorni nostri - ed il commerciante aveva pensato di acquistarne uno per farsi le vacanze in Italia e quindi rivenderlo. Venne immatricolato a luglio del 1964 ed il suo battesimo della strada avvenne con un bel viaggio a Firenze, ma al ritorno

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il proprietario, entusiasta dell’acquisto, decise di tenersi per sè il nuovo giocattolo. Negli anni a seguire vendette molti veicoli simili, ma con il Bully viaggiò con la famiglia per tutta l’Europa ed anche quando, per sopragiunti limiti di età, lo mandò in pensione non ebbe il coraggio di venderlo, parcheggiandolo nel garage della sua casa in Valle d’Aosta. È proprio a Challant Saint Anselme, ai piedi del Monte Rosa, che l’attuale proprietario lo trovò parcheggiato coperto da un consistente strato di polvere. Oggi il Bully ha iniziato una nuova vita, restando però in linea con la sua mission, ovvero il fedele compagno di viaggio di chi siede al posto di guida per vivere l’avventura on the road.

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Toscana, incanto di borghi e colline Appunti per un weekend “slow” nella campagna toscana fra la Val Cecina e la Val d’Elsa sino alle crete senesi. Borghi medievali e colline sconfinate. a cura di Francesca Vinai

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ustodiscono morbidi crinali collinari, all’ombra delle grandi e ben più note città d’arte toscane. Molti di loro sfuggono i percorsi turistici tradizionali, ma non per questo affascinano meno. Sono i borghi della campagna pisana e senese. Da Montecatini Val di Cecina a San Gimignano, da Volterra ai gruppi di casolari persi nelle Crete a sud di Siena, ogni paese è una sorpresa. Per conoscerli basta passeggiare in centro senza guide né cartine, per il gusto di perdersi nel groviglio di vicoli che si rincorrono, fino a scoprire meraviglie inaspettate. Come quelle di Montecatini Val di Ceci-

na, paese di quasi duemila anime che si erge a guardiano di dolci colline coltivate ad orzo e grano. Un tempo il borgo vantava una florida economia, dovuta all’attività estrattiva del rame, praticata sin dal tempo degli Etruschi e cessata all’inizio del secolo scorso. Fu nell’Ottocento che la miniera - nella zona di Caporciano, poco fuori le mura del centro - diventò fra le più grandi d’Europa. Per accedere al cuore più antico di Montecatini, ci si inerpica su per la via lastricata dalla centrale piazza della Repubblica. D’improvviso si è in un altro mondo, tanto attraente quanto inquietante, come ogni borgo medievale che si riNUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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spetti. I colori pastello della piazzetta lasciano il posto al grigio tortora della selagite, la scura roccia magmatica della pavimentazione e delle costruzioni originali del centro storico, risalenti all’XI secolo. Ci si immerge in un dedalo di stradine ombrose da cui trasuda il profumo di storia. È un susseguirsi di portoncini bassi, archi, scalini e balconi fioriti anche d’inverno. Meraviglioso lo scorcio monocromatico incorniciato da Vicolo del Fornaccio. Oltrepassando la piazza su cui si affaccia il palazzo pretorio del XII secolo, si raggiunge con un’ultima salita l’inespugnabile torre dei Belforti che domina, sornione, l’intera vallata e la coltre dei tetti cittadini, screziata di argento e piombo. Da Montecatini Val di Cecina, imboccando in direzione Siena la SR68 - che da Cecina, sul Tirreno, conduce sino a Colle Val d’Elsa, a nord di Siena - si raggiunge in breve Volterra, celebre per l’artigianato artistico legato alla lavorazione dell’alabastro. La città, cinta da possenti mura etrusche, è un saliscendi di vicoli e scorci di rara bellezza, fra localini tradizionali e botteghe di alabastro. La matassa del centro cittadino si dipana tutt’intorno a piazza dei Priori, tra le più suggestive piazze medievali d’Italia, abbracciata dai profili merlati e dalle bifore ogivali dei palazzi in pietra chiara. Il più antico è il palazzo dei Priori, oggi sede del Municipio, dall’elegante facciata ornata di stemmi nobiliari su terrecotte smaltate. Il tessuto urbano è fitto di “case-torri”

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medievali, edifici alti e stretti, costruiti a scopo difensivo e poi convertiti ad uso abitativo. Il risultato è un’ambientazione unica, autentica e dal fascino misterioso, complici i portoni massicci, le inferriate che oscurano molte finestre, i lampioni in ferro goticheggianti e il Museo della tortura. Volterra, però, prima che un libero comune in età medievale, fu una delle principali città-stato etrusche, Velathri. Di quell’epoca restano importanti testimonianze, quali la ben conservata Porta all’Arco e i ruderi dell’acropoli, oggi ospitata nel parco verde in cima al colle su cui è abbarbicata Volterra. Immerso in una tranquillità lontana dalla frenesia del formicaio cittadino, il parco si raggiunge direttamente dal centro, salendo da Via di Castello. Al suo limitare si erge, fiera e imponente, la trecentesca Fortezza Medicea, che rende il profilo della città riconoscibile anche a chilometri di distanza. Riconoscibile quasi quanto lo skyline di San Gimignano, definita la “Manhattan dell’Alto medioevo”. Il suo borgo fortificato, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità, svetta su una collina della Val d’Elsa con le sue celebri torri e case-torri duecentesche, squadrate e austere. Ci fu un tempo in cui se ne contavano settantadue - una per ogni famiglia benestante - simbolo delle lotte intestine fra guelfi e ghibellini. Oggi ne restano poco più di una decina, fra i vicoli che tessono la ragnatela del centro storico e le due piazze principali, comunicanti l’una con l’altra. Piazza Duomo, centro religioso e po-

litico del comune medievale, ospita il Duomo romanico, la cui facciata, severa ed essenziale nelle linee, si distingue per sobrietà dagli altri edifici che cingono la piazza, tra cui il palazzo del Podestà e il palazzo comunale, la cui “Torre grossa” - con i suoi 54 metri - è la più alta della città. Pittoresca la vicina piazza della Cisterna, un triangolo che si sviluppa intorno al pozzo ottagonale cui deve il nome. Ad incorniciare questo spazio urbano, sempre affollato, palazzi nobiliari del XIII e XIV secolo che creano un’armoniosa alternanza di sfumature rosa e ocra sulla pavimentazione rosso mattone. Tra i palazzi si intrecciano vie, cortili, scalinate e scorci rari. Come il rosso intenso dei melograni maturi sullo sfondo argentato di un maestoso ulivo nei pressi della casa natia di Santa Fina, patrona della città. O come i “chiassi del malvicino”, intercapedini di una decina di centimetri visibili ancora oggi, seppur murate per ragioni igieniche - che per legge dovevano dividere i palazzi vicini di Guelfi e Ghibellini, per evitare che i nemici origliassero attraverso i muri. Proseguendo da San Gimignano sino a Colle Val d’Elsa e procedendo da qui in direzione sud-est, si raggiunge e supera Siena, fitto intrico di edifici a mattoni policromi, nei toni che vanno dal rosso sbiadito al bruno, su cui svettano la torre del Mangia e il campanile della cattedrale. Una manciata di chilometri e la strada si fa più stretta e accidentata sui tappeti di morbide colline fra Asciano e Monteroni d’Arbia. È qui che crescono e franano piccole collinette brune di consistenza argillosa, le crete senesi, intorno alle quali le vie tortuose offrono un panorama unico, particolarmente solenne d’inverno. È una campagna assopita, desolata e fiera, che si propaga in onde brulle ben oltre il velo di foschia all’orizzonte. Qua e là un laghetto, file ordinate di alti cipressi e piccoli grappoli di casolari in pietra color del grano maturo. È una terra di contemplazione. Arcigna con le sue tortuose vie, generosa di silenzi e accogliente di pensieri. Un eremo sconfinato. GENTE IN MOVIMENTO

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Tavagnasco e le sue miniere riscoperte Rari minerali scovati dopo decenni. Scoprite di più sulle miniere di Tavagnasco, una pepita d’oro da non perdere. a cura di Monica Chivino

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n una serata d’inverno mi è capitato di parlare con Giovanni Franchino, il sindaco di Tavagnasco, un paese di 800 abitanti situato nel Canavese (TO) all’imbocco della Valle d’Aosta. Mi raccontava di come sia tornato alla luce il passato dell’intera comunità, dimenticato da una generazione intera: le miniere di Tavagnasco. “Era il 2009 - iniziò il sindaco - quando un paio di forestieri mi chiesero di poter entrare nelle nostre miniere per prelevare dei campioni. Io sapevo della loro esistenza ma nessuno ci entrava da decenni oramai”. Le due persone incontrate dal sindaco fanno infatti parte dell’AMI, l’Associa-

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zione Micromineralogica Italiana, venute a Tavagnasco per cercare rocce sospettate essere inesistenti altrove. Com’era possibile che nessuno conoscesse l’esistenza di rari minerali? È la fortuna a dare la risposta definitiva al sindaco quando, scavando nel fondo buio di un baule, trovò reperti in cui si narrava di un minerale “che si usava per sentire quello che non si può sentire”. Si trattava del solfuro di piombo, sfruttato nel secolo scorso per costruire un tipo di diodo raddrizzatore usato, appunto, nelle radio a galena. È sull’onda dell’orgoglio per questo passato ritrovato che è stato coinvolto il Dipartimento di Scienze della Terra e il Centro Interdipartimentale per lo Sviluppo della Cristallografia Diffrattometrica dell’Università di Torino, con i quali nel 2014 il comune è riuscito ad organizzare le GMT2014, le Giornate Mineralogiche di Tavagnasco. Si sono infatti svolte due giornate interamente dedicate a seminari sulla mineralogia e sulla cristallografia, durante i quali hanno preso la parola illustri studiosi e ricercatori nazionali ed internazionali. Un’impresa riuscita: quasi 600 persone hanno preso parte alla

manifestazione, decretandone un successo inaspettato ma bene augurante, perché da qui sono nate numerose iniziative che continueranno negli anni a venire. ll comune ha infatti deciso che la manifestazione avrà una cadenza quadriennale. Inoltre durante l’ultima delle conferenze dello scorso novembre legate alle GMT Luca Bindi, professore dell’Università di Firenze ha ricevuto il “Premio Galileo”, premio speciale che sarà consegnato, ogni 4 anni, al rappresentante della comunità scientifica che si sarà distinto per aver dato un significativo contributo alla divulgazione scientifica in campo geo-mineralogico. In pratica, Tavagnasco è una pepita d’oro sull’argine destro della Dora Baltea, poco conosciuta dal mondo, ma che vale la pena di scoprire con una gita fuori porta in famiglia.

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I love sport, I love volley

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na palla che deve cadere, sei giocatori da una parte della rete e sei dall’altra. Il gioco della pallavolo è tutto qui. Detto ciò, la cosa più importante che precede le partite e forma la squadra è l’allenamento. L’allenamento è sacrificio, è impegno, è una forma mentis. All’allenamento nessuno può sottrarsi, nemmeno il fenomeno. Quest’anno forse molti di voi avranno seguito i mondiali, o almeno quello della nostra Nazionale femminile che si è distinta regalandoci attimi di vero godimento, anche se i risultati non sono stati quelli auspicati nonché previsti dato il così buon inizio. Ma si sa, il gioco è fatto per vincere - e non ditemi che l’importante è partecipare perché questa è solo una storiella, forse adatta ai bambini - e della sconfitta rimane sempre l’amarezza. Poi è chiaro che NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

ad un vincitore si contrappone uno sconfitto, o più sconfitti, e non uso la parola “perdente” volutamente, onde evitare lo sconfinamento in altre accezioni del termine. Ma è il modo in cui si è sconfitti a fare la differenza. Nel gioco devi vendere cara la pelle: è la differenza tra perdere con onore o meno, tra l’essere sconfitti per quel pizzico in più di bravura altrui piuttosto che per incapacità propria, tra la preparazione, esperienza e l’imprecisione, l’inadeguatezza e l’inefficienza. È per questo che l’allenamento è la fase più importante, dove si allenano corpo e mente al raggiungimento di un traguardo. La mente nella pallavolo è un elemento fondamentale che viene prima di tutto, perché la pallavolo è uno sport che, contrariamente a quanto si pensa, va giocato prima di testa, poi di gambe e in ultimo con le mani.

La mente nella pallavolo è un elemento fondamentale, è uno sport che va giocato prima di testa poi di gambe. a cura di Manuela Oliverio

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La lucidità di scegliere qual’è il posto migliore dove battere o attaccare, la freddezza di riconoscere e sfruttare il punto debole dell’avversario. In caso di vantaggio si deve mantenere la concentrazione senza distrazioni, perché anche il minimo errore potrebbe mettere in condizione la squadra avversaria di prendere fiducia e consapevolezza nella rimonta. Se si è in svantaggio è richiesta maggiore presenza di spirito e di concentrazione, perché punto dopo punto la squadra che la rete divide si avvicina alla vittoria, segnando il tuo allontanamento da essa. È un continuo gioco psicologico, al quale si fa appello per portare a casa una vittoria. Arriviamo così alle gambe, in assoluto la parte del corpo più allenata dei pallavolisti: devono essere scattanti, agili e rispondere in maniera immediata all’impulso del cervello. Si tratta di piccoli movimenti rapidi che avvengono quando la palla è in volo nel caso di una battuta avversaria, di piccoli movimenti lesti e laterali quando l’alzatore avversario palleggia ed il muro contrapposto deve fare il suo dovere, di piccoli passi rapidi ed improvvisamente bloccati al terzo passo per saltare più in alto che puoi e attaccare una palla nel migliore dei modi per segnare l’agognato punto. Da qui subentrano le mani e le braccia, che devono essere ben ferme in difesa e ricezione (per creare il piano di rimbalzo ideale affinché la palla vada dritta nelle mani dell’alzatore) e mobili e veloci nella fase di attacco, perché la forza non c’entra, è la velocità che fa un attacco potente, tanto com’è la capacità di chiudere e girare il polso che fa la differenza e dà la direzione all’attacco. Fin qui tutto bene, la tecnica si ap-

prende con l’allenamento e si affina nel tempo, come il fisico si forma e la mente si allena. Ma questo è un gioco di squadra. Per spiegarci meglio, citiamo le parole di uno dei più grandi allenatori e dirigenti sportivi che allenò anche la Nazionale Italiana maschile, chiamata la “generazione di fenomeni”, tra cui svettavano i nomi di Lucchetta, Bernardi, Vullo, Zorzi, Giani, Tofoli, Gravina. Grazie a lui si collezionarono dal 1989 al 1996 ben tre medaglie d’oro ai campionati europei, due mondiali e cinque vittorie in World League: il suo nome è Julio Velasco. “La cosa per me fondamentale è avere chiara la differenza tra gruppo e squadra. Molto spesso si confondono queste idee, si dice il gruppo è buono, funziona quindi vinceremo. Non è vero. La differenza fondamentale è che nella squadra c’è un obiettivo chiaro, ma soprattutto ci sono dei ruoli. E quei ruoli stabiliti devono essere accettati. Se io faccio una squadra in cui chiamo come riserva giocatori che vogliono fare i titolari, sarà molto facile

avere problemi perché il ruolo non è chiaro. Nel mondo dello sport il ruolo all’interno della squadra è scontato, si conosce. L’idea dello spirito di squadra non è essere solidali, non è semplicemente tirare dalla stessa parte. Una volta sono arrivato in un’azienda e c’era come poster il tiro alla fune: questa è l’idea di squadra in cui tutti trainano dalla stessa parte, ma il tiro alla fune è una squadra povera. Il gioco di squadra è un metodo di lavoro e ha le sue regole, deve essere consapevole. Noi dobbiamo sapere come vogliamo giocare: quando qualcosa non funziona nel gioco cerchiamo i problemi o cerchiamo i colpevoli? Se c’è questo modo di giocare stabilito chiaramente, allora l’errore sarà parte del processo di apprendimento e non un esempio di colpevolezza. Se riusciamo a creare questi meccanismi dell’obiettivo e formare le persone per quello scopo, allora cominciamo ad avere una struttura per poter vincere”.

SUPER BOWL 2015 DA RECORD L’evento sportivo dell’anno per gli americani si è svolto lo scorso 1° febbraio: la finale del campionato della National Football League. La 49° edizione del Super Bowl ha visto duellare i New England Patriots, campioni della American Football Conference (AFC), e i Seattle Seahawks, della National Football Conference (NFC). Ad aggiudicarsi il trofeo i Patriots, che hanno battuto gli avversari di Seattle con un punteggio di 28-24. Durante l’intervallo, la spettacolare esibizione di Katy Perry, la quale ha cantato a 15 metri d’altezza. Uno show da record, che ha visto incollati agli schermi 114,4 milioni di spettatori. Cifre colossali anche per gli spot: 30 secondi di pubblicità sono costati 4,5 milioni di dollari.

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Etichette e salute

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l mondo delle produzioni alimentari ha da sempre un rapporto abbastanza conflittuale con l’etichettatura dei prodotti messi in vendita e destinati al consumatore finale. Ciò accade per almeno tre ordini di motivi: il legittimo desiderio di presentare al meglio il proprio alimento agli occhi del potenziale acquirente, la straordinaria complessità della legislazione (che soprintende a questo ambito) e l’inevitabile presenza di furbetti, che millantano qualità esagerate in prodotti intrinsecamente abbastanza scadenti. Il Legislatore europeo, che ormai fortunatamente domina incontrastato quel mare magnum di venti e più piccole realtà nazionali - con le loro specifiche norme - ha partorito il Regolamento 1169/2011 UE, finalizzato a regolamentare le informazioni sui NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

prodotti alimentari rivolte al compratore finale. A metà dicembre 2014 è diventata attiva una parte di questo Regolamento, che ha soddisfatto le forti pressioni ormai da molto tempo esercitate da tantissime associazioni di tutela dei consumatori sulla Commissione Europea, affinchè le etichette alimentari riportassero anche una tabella nutrizionale. In realtà, le tabelle nutrizionali sono in uso presso molte aziende da anni ma, fino al Regolamento di cui sopra, il loro utilizzo era considerato facoltativo, così come la loro composizione era lasciata all’arbitrio dei singoli. Oggi invece, pur non essendo ancora vigente l’obbligo generalizzato di esporla, i parametri da comunicare al consumatore sono stati tutti fissati e non sono più lasciati a decisioni sog-

Che affidabilità hanno le tabelle nutrizionali degli alimenti? Come difenderci dalle etichette sui prodotti? a cura di Ferruccio Marello

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gettive. A far data dalla metà di dicembre 2016 subentrerà anche l’obbligo generale per tutti e, a quel punto, ogni confezione di alimento che acquisteremo, eccettuati i prodotti esclusi, riporterà la tabella nutrizionale, che potrà quindi essere consultata prima dell’acquisto per verificare la conformità di quel particolare articolo con il nostro personale regime alimentare, con la nostra eventuale dieta o con i nostri guai metabolici, laddove ne fossimo afflitti. Molta soddisfazione è stata espressa da innumerevoli commentatori per questa iniziativa ma, se la si volesse obiettivamente valutare con occhio tecnico imparziale, essa andrebbe sicuramente ridimensionata, non fosse altro per non generare nel consumatore italiano aspettative ingiustificate e conseguenti delusioni. Il problema di fondo che tutti si guardano bene dallo spiegare al grande pubblico è rappresentato dall’evidenza oggettiva che la Legge è sì stata fatta, ma l’oggetto del contendere non sono frigoriferi, automobili o bulloni da 10, oggetti che vengono prodotti in serie e in base ad una progettazione ingegneristica, la quale contempla naturalmente degli scarti possibili tra un pezzo e l’altro, ma sempre e comunque di qualche frazione di millimetro. Gli alimenti sono invece oggetti “vivi”, che da un lotto al successivo possono cambiare le loro caratteristiche nutrizionali anche di percentuali sensibili, in virtù del fatto che cambiano le materie prime e queste possono essere considerevolmente diverse a livello di singoli lotti. Facciamo qualche esempio. Se è vero che gli alimenti con un solo o pochi ingredienti tendono ad essere nutrizionalmente più stabili come contenuto in proteine, grassi, zuccheri e via elencando, lo stesso non si può dire per i cibi che richiedono lavorazioni complesse, che hanno molti ingredienti o che hanno anche pochi ingredienti ma a composizione variabile. Prendiamo il latte e i formaggi che, tolto alcuni casi, sono composti solo di percentuali variabili di uno, due 54

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o tre tipi di latte (vaccino, bufalino, caprino, ovino) e poco di più, e che rappresentano già un esempio valido di come sulla confezione il consumatore troverà numeri poco più che approssimativi e certamente non completamente adeguati allo scopo previsto dal Legislatore. Cambiando infatti le percentuali relative dei componenti, la stagione dell’anno, l’alimentazione degli animali, l’eventuale alpeggio, il tenore di grasso collegato con la specie zootecnica utilizzata, si potranno riscontrare oscillazioni molto ampie sia dei grassi e sia delle proteine, non prevedibili e non misurabili se non tramite analisi di laboratorio. Prendiamo il prosciutto cotto, altro esempio di fortissima variabilità della materia prima in rapporto alla quale - cambiando la razza dei suini di cui si utilizzano le cosce, l’alimentazione anche qui degli animali, il peso a fine ciclo di allevamento, la soggettività tipica dei singoli - si otterranno oscillazioni sia dei grassi e sia delle proteine, con tutta probabilità superiori anche alle tolleranze suggerite dalla Commissione europea agli Organi di vigilanza in fase di controllo. Gli esempi potrebbero essere centinaia ma, se le cose stanno così, che cosa leggeranno i consumatori nelle tabelle nutrizionali? Quale affidabilità avranno questi dati? Difficile a dirsi,

ma certamente sarebbe stato più utile optare per una soluzione più semplice e meno onerosa per le imprese, soprattutto quelle medie-piccole, della cui importanza vitale per l’Italia tutti i politici riempiono i loro discorsi. Il Regolamento 1169 prevede che possano essere utilizzati dai produttori anche dati derivati dalla bibliografia scientifica, laddove siano riferiti a prodotti simili a quelli propri messi in commercio e questi dati possono essere desunti o da testi scientifici specializzati o da siti Internet. Ma allora non sarebbe stato possibile, per esempio, creare un sito ufficiale di riferimento, curato dalla stessa Commissione europea o dal Ministero della Salute, in cui racchiudere tutti i dati nutrizionali dei prodotti circolanti e reso poi disponibile al consumatore per opportuna consultazione? L’operazione “etichettatura nutrizionale” avrà costi elevatissimi per le imprese, soprattutto se medio-piccole, sia per l’aggiornamento tipografico delle etichette e sia per le analisi di laboratorio. Ciò apporterà benefici molto scarsi anche per l’acquirente, destinato a leggere dati quasi mai corrispondenti alla realtà del prodotto, rappresentando inoltre un nuovo inutile gravame per quei produttori che, a parole, sono ritenuti la spina dorsale del mondo produttivo italiano.

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La forza di un sogno

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ucia Stragapede è nata a Milano nel 1977 e si è laureata a pieni voti in scienze politiche. Dopo un’esperienza di lavoro in estremo oriente ha lavorato per 10 anni in una agenzia di pubblicità come copywriter. All’apice della sua carriera professionale ha deciso di reinventarsi, spinta dal desiderio di creare un’azienda tutta sua, realizzare qualcosa a misura di sogno, senza compromessi. Senza indugio, si è iscritta alla scuola di pasticceria. Durante i corsi professionali ha incontrato i grandi nomi della pasticceria, mentre l’entusiasmo per questa dolce professione montava come la spuma delle meringhe, il suo sogno prendeva la forma di un bignè e Lucia iniziava a pianificare come un economista un business plan realistico, ma con una componente ignota, la fortuna. La ciliegina sulla torta - diciamo così

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visto che si parla di dolci - arriva grazie a Nolab Academy, che le consente di effettuare uno stage da Knam, la più prestigiosa pasticceria di Milano. Abbiamo incontrato Lucia nella sua pasticceria di via Canonica a Milano, un vecchio ma luminoso locale arredato con buon gusto, elegante e di classe, come i suoi dolci. A pochi mesi dall’apertura di PastiChéri, Lucia è felice, stanca ed ancora emozionata. Ogni mattina alla sei, quando tutti dormono, inforna le brioche e pensa “anche oggi saranno le più buone di tutta Milano”, poi si guarda intorno e dice “la mia pasticceria è bellissima”. Anche i clienti pare siano d’accordo, ma ai più distratti consigliamo di provare la crostata pere e cioccolato, la “Frangirossa”, la “Tris ai tre cioccoltati”, i cannoncini, le brioches dolci e salate.

Da manager del settore copywriter a pasticcere. Questa è la storia di una ragazza che ha realizzato un sogno chiamato PastiChéri. a cura della redazione

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Vino Alto Piemonte, una perla rara L’Enoteca Regionale della Serra da oltre 30 anni promuove i migliori vini dell’Alto Piemonte e della Valle d’Aosta. a cura della redazione

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l Castello di Roppolo, nel biellese, è una storica struttura che oggi ha una nuova mission: dare ospitalità all’Enoteca Regionale della Serra. All’inizio degli anni ‘80 l’Amministrazione Regionale ha inteso promuovere la costituzione delle Enoteche Regionali per la valorizzazione generale del settore vitivinicolo. Condizione indispensabile per la loro creazione è una sede aperta al pubblico, che possieda requisiti di pregio sotto il profilo storico e architettonico. I Soci fondatori si sono posti l’obiettivo di divulgare la cultura dei vini di qualità ed educare i visitatori ad un corretto consumo. La struttura associativa ha consentito di fornire una giusta rappresentatività ai piccoli e ai grandi produttori, vigilando costantemente sulla qualità dei vini proposti e stimolando una sana competizione attraverso le selezioni operate dalla Commissione di Degustazione. L’azione dell’Enoteca ha inteso proporre il vino come bevanda del territorio, salutare, carica di storia ma nel contempo attuale e stimolante. Fin dalla sua istituzione, come previsto dalla legge regionale, l’Enoteca si

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è dotata di una Commissione di Degustazione composta da enologi, degustatori e sommelier che annualmente valuta tutti i vini poi esposti e proposti in vendita al pubblico. La favorevole posizione geografica, un crocevia di collegamenti fra il Biellese, il Vercellese, il Canavese, l’Eporediese e la Valle d’Aosta, ha fatto dell’Enoteca Regionale della Serra il punto di riferimento per la promozione delle piccole denominazioni dell’alto Piemonte, che hanno trovato in questa realtà un contesto prestigioso e professionale per la loro promozione. Grazie all’Enoteca Regionale della Serra, vini conosciuti solo a livello locale come il Bramaterra, il Lessona, il Carema, l’Erbaluce di Caluso hanno potuto partecipare ai grandi eventi del vino, come il Travel-Fair di Bruxelles, il Vinitaly di Verona, il Salone del Vino di Torino, ed essere serviti nelle grandi occasioni istituzionali delle province associate e della Regione Piemonte. L’attività di selezione dei vini ad opera della Commissione di Degustazione, ha dato vita ad una serie di concorsi e selezioni che negli anni si sono adattati alle tendenze della produzione.

All’inizio degli anni novanta, ha preso inoltre il via la proficua collaborazione con la Regione Valle d’Aosta, che ha individuato nell’Enoteca Regionale della Serra “una vetrina molto importante per la produzione vinicola valdostana e per una sua migliore conoscenza a fianco dei vini pregiati e della prestigiosa tradizione enologica piemontese”. Le sfide che gli assetti economici futuri, i nuovi panorami del mondo del vino e le politiche di promozione del settore vitivinicolo riservate all’Enoteca e al suo territorio, saranno lo stimolo per rinnovare le strategie di promozione e commercializzazione dei vini dell’alto Piemonte, “perle rare” che negli anni stanno consolidando la loro qualità legata ai territori d’origine. Una comunicazione moderna che sfrutti le tecnologie più innovative, le relazioni turistiche internazionali, nuove strategie di marketing e promozione, un “effetto sistema” che a macchia d’olio interessi i territori adiacenti e le diverse strutture di promozione saranno i prossimi passi da intraprendere al fine di mantenere l’Enoteca al passo con i tempi. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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Risotto Arneis e scamorza Ecco una ricetta adatta al periodo invernale presentata da Gabriella Tomasi. a cura della redazione

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Amo la buona cucina, quella fatta con alimenti freschi e naturali, e credo che ciò sia anche dovuto all’essere cresciuta nelINGREDIENTI PER 4 PERSONE

320 gr di riso Carnaroli mezza cipolla; un bicchiere di Arneis 200 gr di scamorza affumicata tagliata a dadini (tagliare 8 fette per la decorazione); 2 noci di burro una manciatina di parmigiano grattugiato; 6 noci una decina di pistacchi naturali sgusciati, un goccio di Rum brodo di carne q.b.

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la ‘sala operativa’ dei miei genitori, la loro cucina” afferma Gabriella Tomasi, mentre ci racconta uno dei suoi piatti preferiti, che si presta al clima

di questi giorni, perchè “dalle mie parti è scesa la neve e il freddino si fa sentire”. Ecco il risotto all’Arneis e Scamorza.

COME SI PREPARA Tritare non troppo finemente le noci e i pistacchi e preparare la scamorza, ricordando di conservare alcune fettine intere per la decorazione. In un tegame sciogliere il burro e rosolare la cipolla, aggiungere il riso e mescolare bene, sfumare con I’Arneis e, sempre mescolando, unire le noci tritate. Continuare la cottura aggiungendo poco alla volta il brodo e, dopo circa 8/9 minuti, unire la scamorza tagliata a dadini e i pistacchi e mantecare bene. Quando manca un minuto alla fine della cottura aggiungere una noce di burro, il parmigiano, un goccio di Rum e una grattata di pepe. A mio gusto il risotto deve essere al dente, cremoso nel piatto, all’onda. lmpiattare appoggiando le fettine di scamorza, qualche granello di noci e pistacchi nel centro. Consiglio di accompagnare il risotto con un buon vino bianco come l’Arneis, sempre se non lo avete bevuto tutto durante la preparazione del risotto. Buon appetito!

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benessere e bellezza

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Cura del corpo in 5 step ll benessere passa anche dalla cura del corpo. Di seguito sveliamo i 5 passaggi per avere una pelle perfetta. a cura di Elisa Galvagno

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rendersi cura del proprio corpo significa decifrare i segnali d’allarme che ci invia e trasformarli in azioni per migliorare la salute della nostra pelle. Che sia del viso o del corpo, di seguito scopriamo i 5 passaggi da seguire per avere una pelle perfetta. 1. Detergere. La detersione, soprattutto quella del viso, è un gesto quotidiano che prepara la cute alla ricezione del trattamento idratante. Scegliete il detergente più adatto alla vostra tipologia di pelle, ma ricordate questa regola: un prodotto troppo aggressivo, soprattutto su pelli reattive, può creare molti danni e peggiorare la situazione. 2. Idratare. Che sia secca o mista, la pelle ha bisogno di idratazione. Una buona crema idratante può fare la differenza, specialmente se scelta mirata per le proprie esigenze: se la vostra pelle del viso o del corpo tira ed è secca optate per un prodotto più ricco, mentre una cute tendente al misto o addirittura grassa gioverà dall’applicazione di una crema più leggera, seppur emolliente. L’imperativo è solo uno, utilizzarle è d’obbligo! 3. Esfoliare. Da effettuare non più di

una volta a settimana, l’esfoliazione aiuta a rimuovere le impurità e le cellule morte dell’epidermide. Esistono esfolianti meccanici (scrub) che sfruttano l’azione di micro-sfere per eliminare le impurità ed esfolianti chimici (spesso chiamati peeling) che agiscono tramite acidi, ad esempio il glicolico, salicilico, lattico etc. 4. Trattare ad hoc. Ogni pelle necessita di una terapia specifica, per cui è importante concedersi un trattamento d’urto circa una volta a settimana. In questo caso vengono in aiuto maschere per ogni esigenza e budget, che in 10 minuti regalano al viso un trattamento da centro benessere. 5. Alimentarsi in modo corretto. In molti sottovalutano le conseguenze che un’alimentazione non equilibrata ha sull’aspetto del proprio corpo. Da evitare ad esempio cibi fritti o troppo conditi; anche l’acqua gioca un ruolo essenziale, donando all’epidermide elasticità, idratazione e luminosità. Anche la cucina viene in aiuto con ingredienti naturali ed efficaci. Perché dunque comprare prodotti costosi quando basta aprire il frigorifero? Ecco tre efficaci ricette fai-da-te.

Maschera esfoliante Maschera idratante Maschera purificante

Ingredienti: Miele - Fecola di patate o zucchero - Succo di limone Mescolate il miele e la fecola di patate (per ottenere uno scrub più forte utilizzate lo zucchero) in egual quantità. L’aggiunta del limone è opzionale. Applicate il prodotto sul viso e massaggiate delicatamente per qualche minuto, lasciando in posa la maschera per circa 10 minuti. 58

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Ingredienti: Yogurt - Miele - Olio d’oliva Le pelli secche e screpolate non avranno scampo con questa maschera super idratante. L’azione lenitiva e rinfrescante dello yogurt si abbina perfettamente alle proprietà emollienti e antiossidanti del miele. L’olio infine “condisce” questa maschera donandole caratteristiche antiage e restitutive.

Ingredienti: Succo di limone - Bicarbonato - Miele/Yogurt (opzionale) Combinate 2/3 cucchiai di bicarbonato e di limone ed applicatelo con movimenti circolare sul viso, insistendo sulle zone impure. Attenzione però: questa maschera, da utilizzare ogni due settimane, è sconsigliata per pelli sensibili. Per renderla più delicata aggiungere un po’ di yogurt o miele. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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benessere e bellezza

Cosmoprof in arrivo Come ogni anno, l’universo della cosmesi si ritrova a Bologna. Tutte le novità per il 2015 provenienti da tutto il mondo. a cura di Elisa Galvagno

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’appuntamento che ogni amante della cosmesi non può perdere si terrà dal 20 al 23 marzo a Bologna: stiamo parlando del Cosmoprof. Il principale evento mondiale per il settore della bellezza si svolgerà presso il quartiere fieristico della capoluogo emiliano, racchiudendo - in 90.000 metri quadri d’esposizione - 2.450 espositori provenienti da 69 paesi disposti. I settori interessati sono la profumeria, hair, packaging, unghie, estetica e spa e il mondo della cosmesi naturale, per i quali buyer, professionisti del settore e case cosmetiche si incontrano per scoprire e presentare le ultime novità del momento. Anno dopo anno la fiera ha acquistato fama, diventando un appuntamento imperdibile per moltissimi visitatori, tra cui operatori professionali (centri spa, profumerie, parrucchieri), grossisti e distributori, aziende fornitrici di materie prime, istituti professionali e semplici appassionati. Durante i 4 giorni di fiera si terranno eventi speciali, workshop, e conferenze di approfondimento tenuti da esperti qualificati. Una precisazione è d’obbligo, non è un luogo dove fare solo shopping. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

In fiera, essendo il punto d’incontro leader mondiale del B2B (Business to Business), molti stand hanno solamente i prodotti in esposizione. Altri invece danno la possibilità ai visitatori di acquistare i loro prodotti, spesso a prezzi scontati. Per chi fosse alla prima esperienza e volesse visitare la fiera, si consiglia di acquistare i biglietti online sul sito ufficiale del Cosmoprof, per evitare le inevitabili code alla biglietteria e di visionare la mappa dettagliata con gli espositori, in modo da non perdere gli stand d’interesse. Altre manifestazioni correlate sono il Cosmopack (19-22 marzo 2015 a

Bologna) ed il Cosmopharma (17-19 aprile 2015 a Milano). Il primo viene definito dagli organizzatori stessi come “uno show dello show” e mira a sfruttare l’avanguardia italiana nel campo della cosmesi anche per il confezionamento dei prodotti. Il Cosmopharma invece è un evento rivolto al settore del benessere e della salute, che racchiude i principali leader del settore cosmofarmaceutico. Sul prossimo numero della rivista troverete un reportage approfondito sulla fiera, con tutte le novità del mondo della cosmesi, haircare, nails e make-up per il 2015.

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benessere e bellezza

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Aromaterapia sottile Inizia qui il nostro viaggio verso il mondo dell’aromaterapia e degli oli essenziali. a cura di Irene Campisi

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’anima e il cuore delle piante sono gli oli essenziali, che oltre a curare il lato fisico, agisce sul lato mentale ed emozionale attraverso i loro profumi. Da qui nasce l’aromaterapia che letteralmente significa “curarsi attraverso i profumi”. Il potere dei profumi non si limita alla sfera della psiche e del corpo, ma coinvolge l’energia. Tutto è energia, noi siamo energia. Dell’ultimo processo di materializzazione dell’energia fa parte il corpo fisico e nei suoi gradi intermedi vi sono i corpi sottili. Esiste un fortissimo legame tra il corpo fisico e i corpi sottili. Un’alterazione dei corpi sottili può avvenire per un’esperienza negativa che non riusciamo ad accettare, un ricordo ricco di sofferenza, il non perdono. Tutto questo porta ad una serie di pensieri negativi verso noi stessi, il mondo in cui viviamo, chiudendoci sempre di più e ciò si ripercuote sull’organismo dando forma ad una serie di malesseri. Se l’alterazione nel livello sottile raggiunge una certa intensità si avrà l’insorgenza di una malattia. Essendo la salute lo stato naturale del corpo, quando questo è malato, cerca di tornare alla sua forma di benessere e vuole tornare ad essere equilibrato e questo vale anche per il corpo mentale e emozionale. Prendersi cura dei corpi sottili è la chiave del benessere e della salute. Gli oli essenziali rappresentano la parte più sottile delle piante. Per migliaia di anni numerose civiltà li hanno

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utilizzati per diverse occasioni, dall’aspetto medico a quello spirituale, dalla cucina all’arte dei profumi, dalla cosmetica ai massaggi. Ma è soprattutto grazie allo studio della scuola francese che l’aromaterapia torna ad essere considerata un rimedio fitoterapico. Alcune scuole considerano l’aromaterapia come terapia energetica prima di tutto e gli oli essenziali vengono usati associandoli all’olfatto, senso importantissimo. L’uomo viene visto nella tua totalità. È un corpo, ma non solo, egli è mente e anima, e lo si cura in tutto il suo essere dove le malattie fisiche vengono considerate uno squilibrio emotivo, di uno stato dell’anima. L’aromaterapia sottile ha bisogno di questa sensibilità. Si può considerare l’aromaterapia, sia come semplice strumento fitoterapico a base di biochimica, sia come strumento di sviluppo olistico fondato sulla conoscenza dei chakra e dei corpi sottili. Ognuno di questi due approcci porta ad una comprensione del soggetto ad un’angolazione differente. Questi due aspetti non sono contrapposti, ma al contrario sono complementari e si fondono insieme. Conoscerne le proprietà permette di affrontare i problemi di tutti i giorni: disturbi stagionali, piccoli contrattempi, malesseri emozionali. Quando ci si avvicina a questa disciplina è importante tenere a mente che solo un uso appropriato degli oli essenziali può evitare complicazioni ed

effetti collaterali. Gli oli essenziali sono una medicina naturale, ma pur sempre una medicina. Non esiste sostanza vegetale più potente, attiva e concentrata degli oli essenziali che rappresenta una grandissima risorsa di salute, ma che per via della sua straordinaria attività, comporta delle responsabilità nel loro impiego. Bisogna conoscerli a fondo. Essere ben consapevoli che alcuni oli essenziali hanno delle controindicazioni che bisogna conoscere. Bisogna rispettare il tipo di somministrazione e le posologie, non bisogna moltiplicate le assunzioni e i dosaggi. Occorre essere prudenti quando si cura un bambino, perché un bambino non è un adulto in miniatura e se un olio è per adulti è destinato a loro, inoltre è necessario prestare molta attenzione anche alle donne incinte o che allattano ed ai soggetti epilettici. Quando un olio viene applicato sulla pelle bisogna sempre diluirlo in oli vegetali. Ma una volta imparato a conoscerli e a usarli, gli oli essenziali entrano nella nostra vita in maniera tanto delicata quanto profonda che non possono che portare pura gioia e serenità. Una considerazione importante. Gli oli essenziali non scavalcano la medicina tradizionale, ma vogliono essere di aiuto per il benessere della persona. Quando si hanno problemi di salute, rivolgersi al proprio medico. Non interrompere mai una cura medica per sostituirla con gli oli essenziali. NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


moda

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È tempo di fashion week

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ssere a Milano durante la settimana della moda e non accorgersene? Impossibile. Quanto è tempo di fashion week l’altezza media della popolazione lombarda si alza di 10 centimentri grazie alle modelle che girano in città, il traffico è congestionato e non ci si sconvolge nel vedere ragazze vestite con sandali e canotte in pieno inverno. Il mondo della moda è fatto di ritmi frenetici che scandiscono i trend del momento, anticipandoli di mesi: ad esempio, a settembre di quest’anno sapremo cosa andrà di moda per la primavera-estate 2016. Una sfilata di successo può determinare l’andamento dei guadagni di una casa di moda dell’intera stagione. Sebbene i protagonisti indiscussi sono gli abiti, in realtà esistono molte altre variabili da tenere in considerazione nella preparazione di una sfilata. Sicuramente la location è una di queste, quindi spazio alla fantasia con musei, parchi, vecchie fabbriche riadattate in stile moderno, ma anche gli invitati giocano un ruolo essenziale. Il cachet di alcuni personaggi famosi per assistere alle sfilate in prima fila sale anche a centinaia di migliaia di euro, soprattutto se sono star internazionali: avere la cantante Beyonce in prima fila può costare fino a 100.000$, mentre le gemelle Mary Kate e Ashley Olsen hanno un compenso di 80.000$ (ciascuna).

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Non dimentichiamo di citare chi “parla” di moda per lavoro: ad esempio, il parere della temutissima Anne Wintour, direttore di Vogue America (da cui è stato tratto il film “Il diavolo veste Prada”) conta più di tutti, mentre in Italia regna l’opinione di Franca Sozzani, direttore di Vogue Italia e dell’eccentrica Anna Dello Russo, consulente creativo di Vogue Giappone. In questi ultimi anni tuttavia, alcune nuove figure hanno cambiato radicalmente questo mondo: stiamo parlando delle fashion blogger. In Italia, la prima ad aver aperto questo campo è stata Chiara Ferragni, founder del blog “The Blonde Salad”, la quale, condividendo i propri outfit ogni giorno sul suo sito, ha creato un impero da 8 milioni di dollari solo nel 2014 secondo Forbes. Ma la moda non è solamente al femminile. Si è infatti recentemente conclusa la settimana della moda maschile a Milano per la presentazione delle collezioni autunno/inverno 2015-2016. Veterani e brand emergenti hanno fatto sfilare modelli provenienti da tutto il mondo: per Armani l’uomo è sinonimo di semplicità ed eleganza, mentre Dirk Bikkembergs è più dinamica e sportiva. Standing ovation infine per il nuovo direttore creativo di Gucci, Alessandro Michele, che ha battuto tutti i record preparando l’intera collezione in soli 7 giorni.

Il mondo della moda è scandito da ritmi frenetici che anticipano i trend del momento. a cura della redazione

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EVENTI E SPETTACOLI

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Expo 2015, fotografia al centro del mondo La fotografia dei Cluster accompagnerà i visitatori del più grande evento mai realizzato sull’alimentazione e sulla nutrizione. a cura della redazione

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xpo Milano 2015 è l’Esposizione Universale che l’Italia ospiterà dal 1° maggio al 31 ottobre 2015 e sarà il più grande evento mai realizzato sull’alimentazione e sulla nutrizione. Per sei mesi Milano diventerà una vetrina mondiale in cui i Paesi mostreranno il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri. Un’area espositiva di 1,1 milioni di metri quadri, più di 140 Paesi e Organizzazioni internazionali coinvolti, oltre 20 milioni di visitatori attesi. Sono questi

i numeri dell’evento internazionale più importante che si terrà nel nostro Paese. Expo Milano 2015 sarà la piattaforma di un confronto di idee e soluzioni condivise sul tema dell’alimentazione, stimolerà la creatività dei Paesi e promuoverà le innovazioni per un futuro sostenibile. Ma non solo. Expo Milano 2015 offrirà a tutti la possibilità di conoscere e assaggiare i migliori piatti del mondo e scoprire le eccellenze della tradizione agroalimentare e gastronomica di ogni Paese. Per la durata della manifestazione, la città di Milano e il sito espositivo saranno animati da eventi artistici e muNUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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sicali, convegni, spettacoli, laboratori creativi e mostre. Il Tema di Expo Milano 2015 “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” può rappresentare un’immagine precisa e variegata di tutte le declinazioni possibili dell’alimentazione nel globo ed allo stesso tempo, di tutte le problematiche collegate alla sostenibilità, alla sicurezza, alla disponibilità del cibo per tutti gli abitanti del globo. La fotografia è tra le proposte della visitor experience, è il “medium” che meglio interpreta la visione e la finalità dell’Esposizione Universale, evidenziando e narrando gli aspetti più diversi dal reportage all’antropologia, dalla visione della natura a quella dell’arte. Nove grandi fotografi di fama internazionale racconteranno attraverso le loro immagini i Cluster di Expo Milano 2015: le loro mostre guideranno il pubblico nella conoscenza delle modalità con cui le diverse coltivazioni e il lavoro dell’uomo nutrono il Pianeta e i suoi abitanti fornendo la vera ed essenziale energia del futuro. Tra i più blasonati fotografi di fama mondiale troviamo Ferdinando Scianna per il Cluster Bio-Mediterraneo, Martin Parr per il Cluster Cacao, Gianni Berengo Gardin per il Cluster Riso, Alex Webb per il Cluster Spezie, Irene Kung per il Cluster Frutta e Legumi, Alessandra Sanguinetti per il Cluster Isole, mare e cibo, Joel Meyerowitz per il Cluster Cereali e Tuberi, George Steinmetz per il Cluster Zone Aride, Sebastião Salgado per il Cluster Caffè. I progetti dedicati alla fotografia di Expo Milano 2015, grazie alla collaborazione con l’agenzia Magnum e di Contrasto, sono stati presentati all’Agorà del Castello Sforzesco da Giuseppe Sala, Commissario Unico Delegato del Governo per Expo Milano 2015 e Amministratore Delegato di Expo 2015 Spa. Presenti anche James Msekela, Commissario Generale e Ambasciatore della Tanzania a Roma, Andrea Illy, Presidente e AD di illycaffè SpA, Roberto Koch, Fondatore e Direttore di Contrasto, Ferdinando Scianna, fotografo Magnum Photos, Irene Kung, fotografa Contrasto e Enrico Deluchi, Amministratore Delegato Canon Italia SpA. Durante la conferenza Irene Kung ha NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

spiegato come “in un momento di crisi come questo, con le mie fotografie voglio dare un’immagine positiva. Gli alberi da frutta che ho fotografato sono proprio il simbolo di produttività, fertilità e vita che fortemente si connettono con il Tema di Expo Milano 2015”. “Le nove mostre fotografiche all’interno degli spazi comuni dei Cluster - ha commentato Giuseppe Sala - saranno uno dei fiori all’occhiello dell’offerta culturale di Expo, grazie al contributo di illy, che per primo ha portato Sebastião Salgado, e alla collaborazione di Expo con Magnum/Contrasto, che ha costruito una grande mostra, con otto fotografi di fama internazionale chiamati a mostrare il loro sguardo con otto lavori originali sui temi specifici di ciascun Cluster”. “Magnum Photos e Contrasto sono davvero orgogliosi e lieti di portare la grande fotografia a Expo Milano 2015 - prosegue Roberto Koch - la collaborazione, avviata fin dall’inizio del 2014 e portata avanti con grande entusiasmo, ci ha permesso di realizzare un progetto con alcuni dei più importanti fotografi del mondo, ognuno dei quali si è impegnato a produrre immagini sui diversi temi dei Cluster. Siamo grati a Expo e a Matteo Gatto di questa opportunità e orgogliosi che Milano, capitale del mondo durante Expo, sia anche il luogo di affermazione della grande fotografia, come insostituibile racconto del mondo”. Dal 2002 l’obiettivo del grande fotogra-

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fo Sebastião Salgado ha immortalato per Illy le storie dei paradisi del caffè, per mostrare l’amore e la dedizione di chi, nelle piantagioni, si occupa di questi preziosi chicchi - ha commentato Andrea Illy - Un reportage fatto di immagini di forte impatto emotivo che siamo orgogliosi di poter condividere con il mondo intero. Le foto di Salgado saranno infatti protagoniste del Cluster del Caffè, il padiglione tematico dedicato alla bevanda nera che Illy sta curando per Expo Milano 2015 come Official Coffee Partner”. “Da oltre 70 anni la filosofia di Canon racchiusa nella parola Kyosei ci invita a contribuire al benessere della società e dell’ambiente - ha concluso Enrico Deluchi - Il pianeta si nutre anche mostrandolo e la nostra partecipazione ad Expo 2015 vuole raccontare, con un linguaggio universale e utilizzando la forza delle immagini, i Cluster tematici che formeranno il percorso di Expo. I visitatori saranno guidati attraverso 9 tappe visuali che identificano i temi e le filiere alimentari, quali riso, cacao, caffè, frutta e legumi, spezie, cereali e tuberi, bio-mediterraneo, isole mare e cibo e zone aride rappresentative di tutti i Paesi partecipanti. Il nostro compito sarà quello di consentire a queste immagini, realizzate da alcuni tra i più importanti fotografi al mondo, di esprimere tutta la loro forza attraverso le più moderne tecniche di stampa”.

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Carnevale di Ivrea Battaglia delle arance di Ivrea, il carnevale simbolo della lotta tra il popolo ribelle e le guardie del tiranno. a cura di Manuela Oliverio

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a particolarità che contraddistingue il Carnevale di Ivrea da quelli di tutto il mondo è la sua origine storica dalla trama ben precisa, narrante una storia i cui protagonisti non sono maschere ma personaggi ideali, simbolo di valori libertari e interpreti di antichi avvenimenti. Il processo di storicizzazione del Carnevale di Ivrea (TO) avvenne sotto il governo napoleonico e fu istituzionalizzato nel 1808, collegando il significato della sua celebrazione all’affermazione degli ideali di libertà giunti con la rivoluzione francese, anche se le sue radici risalgono a tempi ben più remoti, riguardanti l’epoca medievale. Di qui il primo filone riconducibile ai soprusi subiti dalla cittadinanza quando Federico Barbarossa insediò a signore della città il tiranno Ranieri di Biandrate. Un susseguirsi di violenze portò alla rivolta popolare che nel 1194 distrusse il castello, simbolo dell’oppressione. Sorte che toccò nel 1266 ad un altro despota, il marchese Guglielmo di Monferrato. Nella tradizione Ranieri e Guglielmo confluiscono in un’unica figura di tiranno che, secondo l’usanza del tempo, pretendeva di esercitare lo “ius primae noctis”, ovvero di passare con tutte le

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spose la loro prima notte di nozze. Qui, cari lettori, subentra la figura di Violetta, la bella figlia di un mugnaio diverrà in seguito una delle figure-simbolo della rappresentazione, nonché ruolo molto ambito. Nel ricevere l’onore di poterla rappresentare si entra in un albo d’oro che ha origine nel 1858, anno in cui apparì per la prima volta questa figura: la Mugnaia. Si narra che questa giovane, indignata dal destino cui andava incontro, giurò al marito che non avrebbe compiaciuto il feudatario abbassandosi a tale sopruso e, salita al castello la sera delle sue nozze, estrasse dalle vesti un pugnale, gli mozzò la testa e la mostrò al popolo intero dagli spalti del castello. Questa leggenda, come tutte, ha un fondo di verità: all’epoca, la Dora Baltea era costellata di numerosi mulini e la rivolta eporediese fu causata dall’ennesima tassa sul macinato: questo fu il segno della ribellione. Il maniero fu incendiato ed il popolo giurò che mai più si sarebbe costruito nulla. Una rivolta che viene oggi ben rappresentata dalla Battaglia delle Arance: un grande gioco delle parti tra gli aranceri a piedi, simbolo del popolo ribelle, e quelli sui carri, rappresentanti le guardie del tiranno. Fino al 1600 il carnevale si festeggiava

separatamente e conflittualmente nei vari rioni della città, sfociando spesso in scontri. Solo con l’avvento di Napoleone si impose di riunificare i Carnevali rionali in un’unica festa. Per suscitare la simpatia dei cittadini nei confronti del governo fu fatta indossare la divisa dell’esercito napoleonico: nacque così la figura del Generale, circondato da Aiutanti di Campo e Ufficiali di Stato Maggiore. Ma solo nel 1858, sull’onda del rinnovato anelito di libertà risorgimentale, al Generale fu affiancata la figura della Mugnaia. Alla vigilia della seconda guerra di indipendenza infatti l’Italia sarà prossima all’unità ed è per questo motivo che gli organizzatori e il movimento sociale dell’epoca avevano ritenuto opportuno introdurre un elemento femminile che rappresentasse suddetta libertà. Da qui la scelta dell’abbigliamento della Mugnaia, la quale indossa i tre colori della bandiera: la veste bianca, la fascia verde e il berretto rosso.

Scopri di più sul Carnevale di Ivrea grazie al racconto di chi lo vive ogni anno. Visita genteinmovimento.com

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Vinitaly, Italia primeggia

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tempo di sfoggiare le eccellenze italiane dell’industria vitivinicola: dal 22 al 25 marzo 2015 torna come di consueto l’appuntamento con Vinitaly, il Salone Internazionale del vino e dei distillati. L’evento, che si svolgerà a Verona, è al centro di una serie di iniziative legate all’industria agroalimentare nostrana: l’appuntamento si terrà infatti in concomitanza con i saloni Sol&Agrifood ed Enolitech. L’obiettivo è di ottenere sinergie, creando un punto d’incontro che supporti il settore del vino, e l’agroalimentare nazionale in generale, dando impulso all’export, fiore all’occhiello italiano che tiene testa ai concorrenti esteri. Vinitaly 2015, come affermano gli organizzatori stessi, si focalizzerà infatti NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

su come “evolveranno gli scambi internazionali alla luce della svalutazione dell’euro, che potrebbe dare una spinta all’export dei vini italiani ed europei”. I numeri della manifestazione parlano chiaro: la scorsa edizione ha visto 4.111 espositori provenienti da 22 nazioni e 155.109 operatori: statistiche che si prospettano essere confermate anche quest’anno. Vinitaly è stata incaricata dal Ministro delle politiche agricole e forestali Maurizio Martina di realizzare e gestire “Vino, a taste of Italy”, il padiglione che promuove l’enologia italiana all’Expo Milano 2015. Una superficie di 2.000 metri quadri che avrà l’obiettivo di raccontare a visitatori provenienti da ogni parte del mondo una storia di eccellenza italiana.

La manifestazione offrirà una rassegna della produzione italiana di vini di qualità. Un connubio tra tradizione ed innovazione. a cura della redazione

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Fiera di Sant’Orso, mille anni di tradizione Visitare la fiera aostana è davvero un’esperienza unica: cibo, spettacoli e arte in due giornate magiche. a cura della redazione

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elle giornate del 30 e 31 gennaio la città di Aosta ospita una fiera in cui l’artigianato valdostano si mostra in tutto il suo splendore: la Fiera di Sant’Orso. Questa manifestazione, giunta quest’anno alla sua 1015° edizione, trae le sue origini dalla figura dell’omonimo santo, ricordato per la sua semplicità e generosità. Si dice che fosse un uomo irlandese di umili origini, stabilitosi in Valle d’Aosta e qui divenuto presbitero presso la Chiesa di San Pietro, la stessa che oggi è conosciuta come Collegiata di San Pietro e Sant’Orso, in Aosta. Qui Orso svolgeva le funzioni di custode

e celebrante, viveva di ciò che raccoglieva nel suo piccolo orto e di cui faceva tre parti, per sé, per i poveri e per gli uccellini, i quali riconoscenti si posavano affettuosamente sulla sua testa. Si dedicava inoltre alle opere di carità, accudendo i malati e i bisognosi e, secondo la tradizione, era solito regalare ai poveri indumenti e “sabot”, tipiche calzature valdostane in legno, perché potessero proteggersi dal freddo e dalla neve. Il santo compiva queste opere di carità davanti alla sua chiesa, ed è proprio qui e da questo gesto che nel Medio Evo nasce la Fiera, che nel tempo si è ampliata fino a occupare tutto il centro cittadino e NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015


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a richiamare circa 150.000 visitatori ogni anno, italiani e stranieri. Come già accennato durante la fiera, che nell’edizione 2015 ha ospitato circa 1.200 espositori tra artisti e artigiani, è stato possibile ammirare ogni aspetto della tradizione valdostana. Primo fra tutti troviamo il legno, lavorato con le tecniche più diverse per realizzare piccoli oggetti di uso quotidiano, come grolle, posate, mobili e attrezzi agricoli, opere di intaglio e sculture, nelle quali spesso le competenze più antiche si fondono con le suggestioni più moderne. Inoltre si trovano lavori in pietra ollare, in ferro battuto, manufatti in cuoio e i “drap” della Valgrisenche, tessuti realizzati con lana grezza di pecora lavorata su telai di legno. Per rifocillare i visitatori a passeggio, lungo il percorso sono presenti alcuni punti di ristoro e, per coloro che volessero conoscere meglio l’enogastronomia valdostana, vi sono appositi padiglioni in cui si possono degustare e acquistare i prodotti tipici della Valle

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d’Aosta, senza dimenticare che molti ristoranti aderiscono alla manifestazione proponendo menù strettamente legati al territorio. Inoltre, per rinfrancare non solo il corpo ma anche lo spirito, spettacoli itineranti di musica tradizionale e di folklore allietano i visitatori durante tutta la giornata. Coloro che fossero interessati a godere non solo della fiera, ma anche delle bellezze di Aosta, famosa per le vestigia romane, possono farlo semplicemente seguendo il percorso della manifestazione. L’Arco di Augusto, la Porta Pretoria, il Teatro Romano e il Criptoportico sono solo alcuni dei siti visitabili, senza trascurare la Collegiata di San Pietro e Sant’Orso con il suo suggestivo chiostro. Quando cala la sera, giunge il momento per alcuni espositori di ritirare il proprio banco e godersi il meritato riposo, mentre per coloro che espongono all’“Atelier des métiers” l’esposizione si protrae eccezionalmente fino alle 21:00.

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Ma nemmeno con l’arrivo delle stelle si esaurisce l’entusiasmo della fiera, anzi, è proprio nella notte tra il 30 e il 31 gennaio che si colloca l’evento più affascinante: la Veillà. Antesignana delle notti bianche, è una grande festa popolare che illumina le vie sino all’alba, tra musiche e danze, coinvolgendo residenti e turisti, riscaldati dal dolce vin brûlé, il vino caldo. In breve, visitare la Fiera di Sant’Orso, scoprire i diversi prodotti artigianali, gustare i sapori del territorio e condividere l’entusiasmo della festa è davvero un’esperienza unica, magica, imperdibile!

Scopri di più sui mestieri tradizionali aostani. Volta pagina, scoprirai i segreti della scultura della pietra e del legno

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La scultura del legno Quattro chiacchiere fra trucioli e scalpelli con Alessandra Zucco, vincitrice del premio Domenico Orsini nell’edizione 2015 della Fiera di Sant’Orso ad Aosta. a cura di Eleonora Barone

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ncontro Alessandra Zucco nella sua luminosa casa, dove il profumo di una torta appena sfornata si unisce a quello del legno tagliato e davanti a una tazza di tè mi racconta della sua vita. Nata nel monferrato, all’età di nove anni si trasferisce a Verrès (AO). Nonostante una forte predilezione per le arti visive, sceglie di intraprendere gli studi scientifici e in seguito frequenta Lettere e Filosofia a Torino. “Il mio sogno era di compiere un percorso di studi di tipo artistico, ma le scuole erano lontane e gli sbocchi per il futuro troppo incerti, così ho preferito orientarmi verso studi che mi assicurassero un futuro stabile”. L’occasione di dare sfogo al suo bisogno di creatività arriva nell’inverno del 2005 quando, spinta dal consiglio di un collega, partecipa al corso dello scultore Franco Pinet. “All’inizio ero molto scettica, perché ero abituata al disegno bidimensionale e il passaggio a opere tridimensionali è stato molto faticoso, ma mi ha appassionata fin da subito, tanto che ho ripetuto il corso l’anno successivo e nel 2007 sono stata scelta dallo stesso Pinet per partecipare a un biennio di bottega scuola”. Questa è senza dubbio l’esperienza più importante per la formazione artistica di Alessandra, che può conoscere le tecniche di lavorazione, sperimentare diversi tipi di legno e sviluppare uno stile del tutto personale. “Da quando ho iniziato ho provato il legno di noce, il tiglio e il cirmolo, che è tenero, profumatissimo e avendo molti nodini è adatto per scolpire gli animali, ma il legno che mi dà più soddisfazioni è quello d’acero. Nonostante sia molto duro e faticoso da lavorare, la resa finale, così chiara e liscia, simile all’osso, è perfetta per quando scolpisco figure umane”. Per mantenere attiva la sua produzione, Alessandra partecipa ogni anno alla Foire de la Paquerette, a

Courmayeur, e alle fiere di Sant’Orso di Donnas ad Aosta, cui partecipa da cinque anni. “Per quest’anno avevo in mente di creare una scritta fatta di uccellini scolpiti ma era un progetto troppo laborioso, così ho deciso di portare sette o otto pezzi, da disporre come se fossero persone che si recano alla fiera, come un’esposizione nell’esposizione”. Quando le faccio notare che se esponesse più opere avrebbe più possibilità di vendere, sorride: “Ciò che mi interessa di più è allestire un banco che possa emozionare l’osservatore, poi voglio capire se i miei pezzi piacciono al pubblico. La vendita è una preoccupazione minore, anzi, spesso sono così legata ai miei lavori che fatico molto a separarmene”. Come ultima domanda, le chiedo se abbia qualche consiglio da dare a coloro che vorrebbero intraprendere la strada della scultura: “La Valle d’Aosta offre molte opportunità in questo senso, perché ci sono molti corsi che permettono di iniziare un percorso artistico e imparare a scolpire può essere una buona possibilità per crearsi un lavoro in questo momento di crisi, quindi posso dire… provateci!”

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Lavorare la pietra

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li uomini preistorici hanno spesso rappresentato il loro mondo attraverso incisioni e sculture, lasciandoci un patrimonio di bellezze. Sulle orme dei loro grandi predecessori, gli artigiani valdostani hanno sviluppato in questo modo la loro identità culturale. È proprio con questo spirito, che da ormai oltre mille anni gli artigiani valdostani partecipano alla Fiera di Sant’Orso. Lo scopo è di mantenere vive le tradizioni del popolo valdostano, dando luogo ad una vera e propria festa folcloristica, in cui espositori e artigiani partecipano attivamente attirando da ogni parte del mondo sia curiosi che esperti del settore. È li che, tra oltre duecento mila persone, abbiamo incontrato Marco Giovanni Barone. Nato ad Aosta nel 1956, è un veterano della Fiera. Il suo passatempo consiste nella realizzazione di sculture in pietra. Vedere un oggetto inanimato prendere forma e vita attraverso l’ingegno e lo spirito artistico dell’essere umano ci crea non poco sgomento. È lì, in quel piccolo Borgo di Montjovet, che si trova il piccolo atelier del nostro scultore, che ci ha raccontato che il suo avvicinamento al mondo della scultura della pietra è avvenuto in tempi recenti. “Era il 2000, quando facendo alcuni lavori di bricolage, ho sentito la necessità di provare a realizzare una piccola finestra. Ovviamente, data la predisposizione della casa, il materiale da utilizzare non poteva essere che la pietra. La mattina presto, decisi di prendere misure e materiale, inconsapevole del fatto che sarebbe stata fin da subito un’impresa non semplice. È forse questa sfida con me stesso che mi ha portato ad andare avanti, cercando di realizzare qualcosa in più.” Il concetto di sfida è stato per lei un buon incentivo? “Sono riuscito a realizzare abbastanza bene la finestra, così ho deciso di provare a costruire altre cose utili per la mia casa. Portoni, gradini, una buca delle lettere, ed infine ho scoperto la NUMERO 1 | GENNAIO - FEBBRAIO 2015

mia vena artistica provando a scolpire una piccola statua della Madonna.” Quali sono le difficoltà e gli strumenti che utilizza per realizzare le sue opere? “Inizialmente mi sono munito di compressore, dischi e taglierina, dato che il materiale che lavoro era molto duro. Ho utilizzato infatti una roccia locale, chiamata “serpentino verde” e solo pochissime volte la pietra ollare. Quest’ultima, facile da maneggiare e modellare perché davvero molto tenera, tuttavia, sebbene stata di più difficile lavorazione, ho sempre preferito utilizzarne una più dura per i colori e venature. Successivamente, mi sono servito di strumenti più resistenti, oltre che un semplice scalpello. Comunque sia, con il passare del tempo, più creavo e più mi rendevo conto di ciò che mi sarebbe stato più utile.” Si è ispirato a qualche altro artista? “No, lascio che la mia fantasia faccia da padrona. Non seguo pienamente uno stile d’arte, semplicemente mi lascio guidare dalla pietra stessa.” Quali emozioni prova mentre scolpisce la pietra? “Riesco a realizzare bene le mie sculture, provo soddisfazione. Mentre dò vita alla mia creazione, la sensazione è che di li a poco avrei trasformato quello che prima era un semplice blocco di pietra in un opera d’arte. In principio funziona così: lascio scorrere le mie emozioni nel guardare la pietra, dopodiché sento come se quest’ultima confidasse, ad un primo sguardo, ciò che vorrebbe diventare. Ad esempio, se le venature o un determinato tipo di colore mi portano a visualizzare la faccia di un uomo, ecco che si paleserà dal blocco quel viso; trovo infatti estremamente affascinante l’opera così come appare. La bellezza è un concetto che a mio avviso può essere espresso anche in maniera astratta non nella sua totalità. La semplicità è la vera essenza della bellezza. Non importa che possa sembrare incompiuta, per me, è lei stessa che parla.”

“Non seguo pienamente uno stile d’arte, semplicemente mi lascio guidare dalla pietra stessa”. a cura di Eleonora Barone

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Cinema e libri

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TOHorror Film Fest

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iunto alla quindicesima edizione, il festival di cinema horror della città di Torino continua a selezionare corti e lungometraggi ,attingendo a piene mani dal genere fantastico: parliamo di una selezione di qualità che vede protagonisti numerosi film pluripremiati in Europa e nel mondo, affiancata a opere prime di livello. La direzione artistica di Massimiliano Supporta dal 2005 porta lustro al festival, annoverandolo tra i più importanti del genere (di nicchia in Italia), e riscuotendo grande successo all’estero, tanto che la maggior parte dei film è straniera. La direzione organizzativa di Erika Lucia Supporta, unita ad uno staff di puri appassionati, da anni riesce a portare sullo schermo opere di qualità e creare momenti di scambio di idee nonché di vera e propria cultura, senza accedere a fondi né regionali né europei, dichiarandosi e, di fatto, essendo un festival di Cinema Indipendente. La forza ed il valore aggiunto di questo festival stanno nella ricchezza del programma, dovuta alla grande richiesta che porta ogni anno a scartare dal 50 al 70% delle opere inviate, ma, soprattutto, nella sua interdisciplinarità. Questo è il motivo per cui vengono creati “eventi collaterali” in linea con il tema del fantastico e della paura e incontri tra autori e personaggi di spicco, nonché illustri ospiti, che dopo il Mae-

AND THE OSCAR GOES TO...

stro Dario Argento, padrino del festival al suo esordio nel 1999, hanno portato la loro esperienza in materia. Altri eventi collaterali si sviluppano attraverso spettacoli teatrali, performance, mostre di pittura, fotografie, locandine e fumetti in un vero e proprio “tunnel degli orrori” che attraversa il campo delle arti visive e non. Per chi non riuscisse ad attendere la prossima edizione del festival, è possibile godere del lunedì nero del TOHorror Film Fest che si terrà ogni primo lunedì del mese da febbraio, per terminare a giugno. Noi non ce lo siamo lasciati sfuggire al Blah Blah un bar di Torino, una location molto raccolta e pregna di riferimenti cinematografici, dove sarà possibile intrattenersi con i migliori cortometraggi e lungometraggi delle passate edizioni, ma anche anteprime, in un ambiente conviviale e libero per una fruizione che poco ha a che vedere con i festival, spesso, ingessati. Le impressioni sulla prima serata sono

state molto positive: una selezione di qualità che è andata crescendo nelle tre ore di proiezione, un tuffo nel mondo inconscio della “paura” e dell’irrealtà che, a volte, è più palpabile di una qualsiasi realtà, che ci porta a scontrarci e a fare i conti con i nostri timori più reconditi. Chi di noi non ha provato queste sensazioni? Per un motivo o per un altro, sono ricorrenti e ci accompagnano. Ecco che la paura è sempre dietro l’angolo, quello buio che il, più delle volte, non possiamo controllare. Ma, allora, che cosa ci spinge ad andare in un posto in cui sappiamo già di provare della paura? Forse proprio il fatto che sia un sentimento che ci appartiene, che a livello evoluzionistico preserva la continuità della nostra specie o, forse, il desiderio di esorcizzarlo, di prendere confidenza con questa sensazione che ci tocca nel profondo, perché è lì che si annidano le paure e che si smuove qualcosa di primordiale in noi.

a cura di Federico Rosa

È arrivato ad Hollywood il momento di lucidare le statuine dorate e stendere tappeti rossi: il 22 febbraio, dal Dolby Theatre dell’Hollywood & Highland Center a Los Angeles, Neil Patrick Harris (il popolare Barney Stinson della serie TV “How I met your mother”) conduce l’evento glamour per eccellenza del mondo hollywoodiano. Le nomination hanno suscitato qualche rumorio, per i soliti eccellenti esclusi. A fare incetta di nomination sono stati “Birdman” di Alejandro Gonzalez Inarritu e “Grand Budapest Hotel” di Anderson con nove candidature ciascuno, a ruota ci sono gli accreditati “The Imitation Game” con otto nomination, “Boyhood con sette, “American Sniper” con sei e il recentissimo “La Teoria del Tutto” con cinque. Tra i grandi delusi della rassegna non si può non citare il rivedibile “Interstellar” di Nolan, che raccoglie si quattro nomination, ma in ambiti minori e tecnici e soprattutto “Selma”, che pur avendo raccolto due candidature (tra cui quella per il miglior film), ambiva a ben altro tipo di successo. E l’Italia? A rappresentare il tricolore Milena Canonero, la costumista che ha già ben tre statuette all’attivo per i Migliori Costumi, protagonista (indiretta) della pellicola di Anderson.

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Cinema e libri

Scoperta delle Ur-Lodges

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ome si legge in quarta di copertina del suo libro “Massoni - Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges”, Magaldi è storico, politologo e filosofo, Gran Maestro del movimento massonico “Grande Oriente Democratico”. Fautore di un impegno solare e progressista della massoneria, ha dato vita anche a Democrazia Radical Popolare (DRP) e al Movimento Roosevelt (MR). Proprio in questa presentazione si legge la più complessa delle contraddizioni che accompagnano le pagine del libro: l’autore è “fautore di un impegno solare e progressista della massoneria”. La massoneria è una entità che ha da sempre rappresentato un mondo esoterico, inesplorabile dalle grandi masse, riservato e quasi sempre segreto, misterioso, oscuro. Gioele Magaldi si cimenta in un’opera “liberatoria” di queste tradizioni e ne propone una rilettura delle vicende storiche, fatti ed accadimenti che hanno segnato la vita di tantissimi popoli principalmente dell’Occidente, in chiave critica. Da questa critica fa derivare la necessità di una sua trasformazione in una direzione progressista. Il lettore si chiederà: ma è mai possibile? “Si è possibile!”, sembra affermare Magaldi e lo scorrere delle pagine dimostrano con scientifica puntigliosità che il fenomeno massoneria è, esso stesso, suscettibile di

una profonda trasformazione. Questa è l’opera di valore politico sociale (ma anche letterario e storico) compiuta da Magaldi. E, ripetiamolo, questa agognata (per ora!) trasformazione non si basa su congetture fantasiose ma su analisi scientifiche di fatti realmente accaduti, su protagonisti di avvenimenti storici, su eventi drammatici esaminati con la cura del ricercatore storico rigoroso, colto, sapiente. Lungo questa disamina scorrono le immagini di personaggi che della massoneria

hanno fatto parte: i fratelli Kennedy, Stalin, Lenin e Hitler. Altri protagonisti della storia più recente: Angela Merkel, Putin, Hollande, Napolitano, Obama, Draghi, Monti, Ghandi, Bush, Giovanni XXIII, Kissinger, Luther King. Gli stessi

L’ULTIMO MESSAGGERO DI MARKUS ZUSAK

nomi, con foto negli interni di copertina, danno il segno di una lotta perenne fra “il bene e il male”, secondo il punto di osservazione. La partecipazione ai fatti narrati da parte di questi personaggi non è stata mai smentita, direttamente o indirettamente. Questa è già opera di verità. Osservo, infine, tre aspetti a mio parere fondamentali dell’opera: Magaldi fa crollare il mito dello svolgersi della storia attraverso la partecipazione attiva delle grandi masse. Inoltre, i protagonisti reali delle scelte e della loro gestione sono sempre gruppi ristrettissimi di uomini e poche donne, fra le quali emerge solenne la figura di Eleanor Roosevelt; all’interno della massoneria c’è stata sempre una lotta fra progresso e reazione. Terzo aspetto è lo svelamento dell’esistenza di super logge (Ur Lodges) internazionali i cui protagonisti decidono su tutto e per tutti, in barba alla democrazia e all’autodeterminazione dei popoli. Un’analisi che potrà essere non condivisa ma con la quale occorrerà fare i conti. Un’opera bella, interessante; una penna brillante che scrive 650 pagine che scorrono alla lettura e che anticipa altri libri sull’argomento e di prossima pubblicazione. Il libro fa parte di una trilogia e anticipa altri due volumi. Seguirà “Il Potere e i suoi Venerabili Maestri”. a cura di Samuele Anselmo

a cura di Federico Rosa

Avete mai sentito parlare di Markus Zusak? No? E se vi citassi “Storia di una ladra di libri”? Ecco, Zusak è colui che ha firmato uno dei casi editoriali e cinematografici del 2014. La vicenda è ambientata a Sydney, dove il protagonista Ed Kennedy fa scivolare la sua vita da tassista in maniera sciatta e un pò banale. Cosa lo fa rimanere in quella situazione? Un giorno il buon Ed sventa una rapina e diventa improvvisamente popolare. Oltre alla notorietà, inizia a ricevere criptici messaggi su delle carte da gioco, che lo porteranno ad aiutare dei perfetti sconosciuti. Dove lo porteranno questa avventure? Riuscirà a scalfire il cuore di Audrey? Chi è il messaggero? Ahimè, con un po’ di sadismo lo ammetto, non posso rispondere a queste domande, dovrete immergervi nelle 384 pagine di Zusak. Posso però dirvi che se avete amato il precedente lavoro, questo vi piacerà ancora di più. Lo stile dello scrittore è scorrevole, vivace con una punta di ironia, ti rapisce e ti “costringe” a divorare il libro in poche ore. Ha anche il grosso merito di far riflettere. Il libro porta una messaggio positivo: non accettate passivamente la vostra vita, iniziate a vivere! Certo è più coraggioso affrontare possibili delusioni, che rimanere in un’ovattata esistenza soffusa ma vuota e banale.

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COMICS & GAMES

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Dying Light Il gioco per chi è appassionato di zombie e vuole un’alternativa adrenalinica a Call Of Duty. a cura di Federico Rosa

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no dei telefilm più visti è lo “zombesco” The Walking Dead, vuoi non cavalcare l’onda dei non morti anche in campo video ludico? Ecco, appunto. Techland, già casa produttrice del best seller Dead Island, propone un nuovo genere di survival horror, un riuscito mix tra le acrobazie parkour di “Mirror’s Edge”, l’adrenalina di “Call Of Duty” e il gusto dello splatter di “Left 4 Dead”. Nella città immaginaria di Harran, ci si dovrà giostrare tra vicoli che ricordano le favelas e ambienti urbani in stile mediorientale, luogo in cui non c’è spazio per l’ironia del predecessore, ma solo prontezza di riflessi ed inventiva. La cosa più notevole di questo gioco è la possibilità di esplorare un mondo che sembra veramente vasto, avendo la li-

CALVIN & HOBBES

bertà di arrampicarsi, di sfondare porte e, soprattutto, poter gestire le orde di zombie in differenti maniere, senza la canonica orda pre-programmata da contenere a suon di armi. L’idea del parkour apre in maniera importante le aree esplorabili, soprattutto in verticale, permettendo di scappare alla Ezio Auditore, o affrontare i nemici a spada tratta “alla Chuck Greene”. Molto interessante anche l’idea del differente comportamento degli infetti con il passare delle ore, se di giorno saranno intontiti e meno pericolosi, di sera si trasformano e diventano più veloci e aggressivi, questo escamotage garantisce anche una maggiore longevità al titolo. La componente grafica sfrutta a pieno regime il Chrome Engine 6 (motore proprietario della Te-

chland) e lascia spesso a bocca aperta la scenografia, soprattutto a livello di giochi di luce i programmatori si sono superati, non si fosse inseguiti da orde di zombie verrebbe da fermarsi per godere appieno del paesaggio. Un’altra modalità (parzialmente) innovativa è la possibilità di poter impersonare le varie tipologie di infetti, una modalità che garantisce molte ore di divertimento in modalità multiplayer. Per il momento sarà possibile ordinare solo la copia in digitale, per la copia fisica si dovrà attendere la fine di marzo. Se siete appassionati di zombie, se volete un’alternativa adrenalinica all’ormai ripetitivo Call Of Duty e se vi piace sgambettare per i tetti come gli Assassini, questo sembrerebbe essere (per ora) la risposta definitiva. a cura di Roberto Giordanengo

Calvin & Hobbes è una striscia a fumetti creata da Bill Watterson e pubblicata in America dal 1985 al 1995. Segue le vicissitudini di Calvin - un bambino di sei anni curioso, brillante e talvolta egoista, che si caccia spesso nei guai a causa della sua fantasia e della sua parlantina senza filtri - e Hobbes, la sua tigre di pezza, vista da Calvin come una felino parlante e che lo segue in ogni sua avventura. Hobbes è la coscienza di Calvin, è la sua parte sensibile e razionale, il suo filtro. Insieme questi due amici vivono le avventure più disparate: combattono dinosauri, viaggiano nello spazio, esplorano i boschi attorno alla casa di Calvin, ma trovano anche il tempo di discutere sul mondo, sulla vita, sulla filosofia, sul futuro. Calvin & Hobbes è un’opera che vi farà ridere, pensare e rilassare nelle brevi strisce in bianco e nero e negli splendide edizioni speciali acquerellate, una lettura divertente e appassionante per ogni fan di fumetti.

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Musica

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Alta fedeltà, cd da ascoltare MARK RONSON

Gli ultimi dischi da non

“Uptown Specials”. Il dj/produttore londinese Mark Ronson (la mente dietro all’album di Amy Winehouse) si conferma con questo album come uno degli artisti più intelligenti e creativi del pop moderno. Un disco omaggio al soul pop e funk degli anni 70/80, undici tracce tutte da ballare. Ricco il cast degli ospiti, dai Duran Duran a James Brown. DANZERECCIO CON STILE

perdere del panorama musicale italiano e gli show internazionali da vedere dal vivo. a cura di Federico Rosa

CARMEN CONSOLI “L’abitudine di tornare”. L’ultimo album di Carmen Consoli è uscito cinque anni fa. Le dieci tracce che compongono l’album alternano momenti di denuncia e sarcasmo ad altri di dolcezza ed intimità. Un disco ricco di speranza, un po’ il fil rouge dell’album, con l’inconfondibile timbrica della cantante siciliana. CUORE SICULO

Concerti da non perdere

DVBBS

PAUL SIMON+STING

LIGABUE

I dj sono le nuove rockstar, questo duo canadese ne è la prova. Acclamati per le loro esibizioni adrenaliniche, sono reduci dai principali festival mondiali. Propongono sonorità edm/techno che li hanno catapultati tra le prime 20 posizioni della Top100 Dj Mag. In scena il 28 febbraio al Pala Alpitour a Torino.

L’evento si preannuncia imperdibile per i nostalgici della buona musica: il 30 marzo, Paul Simon e Sting saranno insieme al Forum di Assago. La metà del duo Simon e Garfunkel e il poliedrico ex membro dei Police metteranno in scena una scaletta comprendente le più grandi hit scritte individualmente.

Torna da Correggio con furore uno dei rocker più amati e seguiti del panorama italiano. Sempre accompagnato dalla storica band, proporrà ben due concerti in Piemonte per il nuovo Mondovisione Tour (che ha toccato anche Australia, Giappone, Cina e Sud America) il 2 e il 3 aprile a Torino.

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COLLABORATORI

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HANNO COLLABORATO ALLA REALIZZAZIONE DI QUESTO NUMERO MARIAPAOLA Cherchi

ROSARIO De Luca

Presidente del Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali (C.U.P.) e Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro.

Avvocato presso lo studio legale “Cherchi & Partners, European Law Firm », con sede a Bruxelles, assiste le imprese e le amministrazioni interessate a cogliere le opportunità offerte dall’Unione europea.

Consulente del lavoro, avvocato e giornalista. Ricopre la carica di Presidente della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro.

GIOVANNI Firera

ROBERTO Gianusso

ROBERTA Ruggia Barabino

Responsabile Area Comunicazione Sede Regionale INPS del Piemonte, già Presidente dei Giornalisti Uffici Stampa del Piemonte, già Vicesegretario dell’Associazione Stampa Subalpina.

È giornalista e direttore del sito web Heavy Motors Magazine. È conduttore del format televisivo “A pieno carico” su Rete Biella, prodotto da Alpina Edizioni e trasmesso a cura del network ReteBiella.

Laurea in Architettura presso l’Università di Genova, svolge attività di libera professionista nel campo delle costruzioni e ristrutturazioni. Organizza mostre e conferenze in campo culturale.

SAMUELE Anselmo

ELEONORA Barone

LUIGI Bobba

Nominato Sottosegretario di Stato del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dal Governo Renzi nel febbraio del 2014, è anche Vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati.

BRUNO Bravi

Consulente del Lavoro in uno studio di Milano, esperto in materia di diritto del lavoro ed amministrazione del personale, collabora con le principali società di formazione in materia.

IRENE Campisi

BIAGIO Carillo

FABRIZIO Casiraghi

MONICA Chivino

ALBERTO Cirio

SILVIA Curcio

ELISA Fea

GUIDO Gallelli

Originario di Milano, attualmente ricopre la carica di Assessore alle Finanze e Patrimonio del comune di Vèrres, in provincia di Aosta.

Dipendente pubblico, appassionata di storia, letteratura, fotografia, cinema, arte e spettacolo. Ama raccontare scorci di vita e il suono di una tastiera che compone storie.

Deputato al Parlamento europeo di Forza Italia-PPE e membro della Commissione ENVI (Ambiente, Sanità pubblica e Sicurezza alimentare).

Operaia e funzionario sindacale Fiom-CIGL con trentadue anni di esperienza di catena di montaggio e lotte sindacali. Ama la sua famiglia, ama la sua terra.

Laureata in giurisprudenza, attualmente svolge la sua professione come praticante avvocato in un prestigioso studio di Cuneo.

Giornalista Pubblicista e collaboratore dell’AISE (Agenzia Italiana Stampa Estera) sull’innovazione scientifica, tecnologica e sociale.

ELISA Galvagno

FERRUCCIO Marello

MANUELA Oliverio

Amante dell’arte in ogni sua forma, si occupa di video, fotografia e grafica. Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera in Nuove Tecnologie dell’Arte. Segue la lavorazione, dalla regia al montaggio, di cortometraggi, documentari e trasmissioni televisive.

AURELIO Prisco

Laureato in economia, è consulente organizzativo presso prestigiose aziende. Da molti anni sviluppa l’integrazione dei princìpi del Coaching aziendale Ericksoniano e quelli dell’Ananda Yoga per la crescita delle risorse umane.

LUCREZIA Ricchiuti

MAURIZIO Riverditi

FEDERICO Rosa

MASSIMO Sotteri

PATRIZIA Terzoni

FRANCESCA Vinai

Appassionato di libri, musica, cinema, serie tv e gastronomia. Ha collaborato con Slow Food, RockIt ed alcune testate locali del torinese e del cuneese. In gioventù fonda il gruppo musicale Adelinquere, band poprock.

Laureato con lode in architettura, attualmente esercita la libera professione. Grazie alla sua esperienza passata è specializzato in allestimenti di stand fieristici. Appassionato di sport nautici.

Deputata del Movimento 5 Stelle, dal maggio del 2013 ricopre la carica di Segretario della VIII Commissione Ambiente, territorio e Lavori pubblici alla Camera.

Viaggiatrice entusiasta dai tempi dei suoi soggiorni di studio all’estero, collabora con il portale web Latitudes Life, con il blog NonSoloTuristi e con la community di viaggiatori Turisti per caso. È redattrice di TN Trasportonotizie.

Giornalista italiano, è recentemente intervenuto alla presentazione del best seller di Gioele Magaldi “Massoni: società a responsabilità illimitata, La scoperta delle Ur-Lodges”.

Appassionata di comunicazione, nel 2007 fonda il beauty blog “Elisavsmakeup”, che da sette anni dispensa consigli sul mondo della bellezza. Grazie alla sua attività collabora attivamente con le principali case cosmetiche.

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MARINA Calderone

Laureata in Beni Culturali Storico Artistici, è appassionata di arte, lingue straniere, letteratura e make-up. Attualmente è iscritta alla Making Beauty Academy per diventare truccatrice professionista.

Esperto in servizi di consulenza HACCP, certificazioni ISO 9001, 22000, servizi di consulenza per attività formative, servizi di consulenza per laboratori di prova con metodiche accreditate ISO 17025.

GENTE IN MOVIMENTO

Diplomata in grafica pubblicitaria, da qualche anno, attraverso un profondo percorso personale, ha rivolto la sua attenzione alla disciplina dello Yoga e allo studio degli Oli Essenziali.

Eletta al Senato nel 2013, fa parte della Commissione Finanze e della Commissione d’inchiesta sulle mafie. Senatrice del Partito Democratico per la circoscrizione Lombardia.

Laureato in giurisprudenza e in Scienze Strategiche con indirizzo internazionale. Tra le sue attività, è criminologo e autore del libro “Tecnica dell’investigazione”.

Docente di diritto penale presso l’Università di Torino, Dipartimento di Culture, politiche e società, esercita la professione di avvocato penalista a Torino. È autore di diverse pubblicazioni di natura penale, fiscale e civile.

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