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QUESTO MESE PROPONIAMO UN NUMERO A “TEMA LIBERO”, CON PROPOSTE PER TUTTI I GUSTI. UN VERO E PROPRIO VIAGGIO NEL TEMPO CHE SPAZIA DALLA CULTURA ALL’ATTUALITÀ, SENZA DIMENTICARE LA SCIENZA, LA SALUTE, L’ARTE E I NOSTRI AMICI ANIMALI

ESPERIENZE

PARTIRE PER UNA VACANZA E RITROVARSI IN GUERRA

SALUTE

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NEL RAPPORTO TRA MEDICO E PAZIENTE

CULTURA

SCOPRIRE IL RINASCIMENTO A PASSO DI DANZA

DA LEGGERE

QUANDO PERDIAMO UN AMICO A QUATTRO ZAMPE

Marzo 2026

Testata giornalistica registrata

presso il Tribunale di Milano: n°258 del 17/10/2018 ANNO 8, n.3

“Stato di quiete” di Andrea Tomasini

Le rubriche

EDITORIALE

Bellezza

Cambia- menti

Da leggere

Da vedere

Di tutto e niente

Health

Il personaggio

Incursioni

In viaggio

Le interviste di MEDIcA

Pet

Psicologia

Scienza

Sessualità

Stile Over

Versi di...versi

Volontariato & Associazioni

DIRETTORE RESPONSABILE

GenerAzione Over 60 nasce dall’impegno di Minnie Luongo e di un gruppo di amiche/amici, soprattutto colleghi giornalisti, che dopo una vita dedicata alla professione hanno deciso di impegnarsi. Per che cosa? Per promuovere un visione dell’età matura al di fuori dei luoghi comuni, raccontando una generazione che non smette di impegnarsi e di seguire quanto avviene nel mondo.

Sito web: https://generazioneover60.com/

Email: generazioneover60@gmail.com

Issuu: https://issuu.com/generazioneover60

Facebook: https://www.facebook.com/generazioneover60

Youtube: https://www.youtube.com/channel/generazioneover60

Generazione Over 60

MINNIE LUONGO DIRETTORE RESPONSABILE

Classe 1951, laureata in Lettere moderne e giornalista scientifica, mi sono sempre occupata di medicina e salute preferibilmente coniugate col mondo del sociale. Collaboratrice ininterrotta del Corriere della Sera dal 1986 fino al 2016, ho introdotto sulle pagine del Corsera il Terzo settore, facendo conoscere le principali Associazioni di pazienti.Ho pubblicato più libri: il primo- “Pronto Help! Le pagine gialle della salute”- nel 1996 (FrancoAngeli ed.) con la prefazione di Rita Levi Montalcini e Fernando Aiuti. A questo ne sono seguiti diversi come coautrice tra cui “Vivere con il glaucoma”; “Sesso Sos, per amare informati”; “Intervista col disabile” (presentazione di Candido Cannavò e illustrazioni di Emilio Giannelli).

Autrice e conduttrice su RadioUno di un programma incentrato sul non profit a 360 gradi e titolare per 12 anni su Rtl.102.5 di “Spazio Volontariato”, sono stata Segretario generale di Unamsi (Unione Nazionale Medico-Scientifica di Informazione) e Direttore responsabile testata e sito “Buone Notizie”.

Fondatore e presidente di Creeds, Comunicatori Redattori ed Esperti del Sociale, dal 2018 sono direttore del magazine online Generazioneover60.

I due libri più recenti: “Ho vinto una biopsia”, con il contributo di Paola Emilia Cicerone e la prefazione del prof. Paolo Veronesi (2022); “Questione di misure”, assieme al prof. Alessandro Littara (2024).

Quanto sopra dal punto di vista professionale. Personalmente, porto il nome della Fanciulla del West di Puccini (opera lirica incredibilmente a lieto fine), ma non mi spiace mi si associ alla storica fidanzata di Topolino, perché come Walt Disney penso “se puoi sognarlo puoi farlo”. Nel prossimo detesto la tirchieria in tutte le forme, la malafede e l’arroganza, mentre non potrei mai fare a meno di contornarmi di persone ironiche e autoironiche. Sono permalosa, umorale e cocciuta, ma anche leale e splendidamente composita. Da sempre e per sempre al primo posto pongo l’amicizia; amo i cani, il mare, il cinema, i libri, le serie Tv, i Beatles e tutto ciò che fa palpitare. E ridere. Anche e soprattutto a 60 anni suonati.

Foto Chiara Svilpo

Chi siamo

DOTTOR MARCO ROSSI SESSUOLOGO E PSICHIATRA

È presidente della Società Italiana di Sessuologia ed Educazione Sessuale. Inoltre è responsabile della Sezione di Sessuologia della S.I.M.P. Società Italiana di Medicina Psicosomatica. Partecipa a numerose trasmissioni televisive e svariati programmi radiofonici, nelle vesti di esperto di sessuologia. Per la carta stampata, i suoi interventi sono pubblicati da varie riviste per cui collabora.

PROFESSOR ANTONINO DI PIETRO DERMATOLOGO PLASTICO

Presidente Fondatore dell’ISPLAD (International Society of Plastic – Regenerative and Oncologic Dermatology), fondatore e Direttore dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis, è anche direttore editoriale della rivista Journal of Plastic and Pathology Dermatology, nonché Professore a contratto in Dermatologia Plastica all’Università di Pavia (Facoltà di Medicina e Chirurgia).

ANDREA TOMASINI GIORNALISTA SCIENTIFICO

Dopo aver girovagato per il mondo inseguendo storie di virus e di persone, oscilla tra Roma e Spoleto, collaborando con quelle biblioteche e quei musei che gli permettono di realizzare qualche sogno. Lettore quasi onnivoro, sommelier, ama cucinare. Colleziona corrispondenzecarteggi che nel corso del tempo realizzano un dialogo a distanza, diluendo nella Storia le storie, in quanto “è molto curioso degli altri”.

PAOLA EMILIA CICERONE GIORNALISTA SCIENTIFICA

Classe 1957, medico mancato per pigrizia e giornalista per curiosità, ha scoperto che adora ascoltare e raccontare storie. Nel tempo libero, quando non guarda serie mediche e non cura le piante del suo terrazzo, pratica danze e Qi Gong. Per Generazione Over 60 ha dato vita alla rubrica di ricordi e riflessioni “Stile Over”.

DOTTOR MAURO CERVIA MEDICO VETERINARIO

È sicuramente il più conosciuto tra i medici veterinari italiani, autore di numerosi manuali di successo. Ha cominciato la professione sulle orme del padre e, diventato veterinario, ha “imparato a conoscere e ad amare gli animali e, soprattutto, ad amare curare gli animali”. È fondatore e presidente di Amoglianimali, Onlus nata per aiutare i cani più sfortunati, quelli ospitati nei canili, e per sterilizzare gratis i randagi dove ce n’è più bisogno.

Chi siamo

DANILO RUGGERI GIORNALISTA MEDICO-SCIENTIFICO

Giornalista professionista, medical writer certificato con formazione universitaria in Medicina e Chirurgia, si occupa da più decenni di informazione e comunicazione in ambito medico sia per un pubblico laico sia per un pubblico specializzato di medici generalisti e specialisti. Collabora con i principali media che trattano di salute e medicina, È socio dell’Unione nazionale di informazione medico-scientifica (Unamsi), dell’European medical writer association (Emwa) e della Sala stampa nazionale di Milano. Docente di corsi di giornalismo medico-scientifico e di medical writing, è consulente delle principali agenzie italiane di comunicazione scientifica.

FLAVIA CAROPPO GIORNALISTA, ESPERTA DI STRATEGIE DI

COMUNICAZIONE SUI NUOVI MEDIA

Nasce a Bari il giorno dell’allunaggio (fate voi i conti), perfetta giustificazione per essere lunatica e sognatrice. Dopo la laurea si trasferisce a Milano, diventa giornalista e lavora per le più importanti testate RCS e Mondadori, con un passaggio in redazione a Studio Aperto, il telegiornale di Italia1. Negli ultimi 13 anni ha vissuto a New York dove, oltre all’impegno di manager della comunicazione multilingue per un’azienda internazionale, ha rispolverato la sua passione per la recitazione, calcando più di un palcoscenico a Manhattan e frequentando vari set cinematografici. In attesa dell’Oscar (e di tornare “a casa” nella Grande Mela), al momento vive lì dove tutto è cominciato, la Luna Bari.

BRUNO BELLETTI AUTORE

Preside in pensione, è formatore di corsi per docenti e consulente scolastico per scuole paritarie. Ha svolto attività di ricerca presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università Cattolica di Milano ed è autore di parecchi contributi filosofici e pedagogici. In ambito poetico ha pubblicato due sillogi di poesie, vincendo due importanti concorsi di poesia e risultato finalista in premi nazionali e internazionali. Scrive su alcune riviste di letteratura, nonché sul suo blog.

ENRICO FOVANNA GIORNALISTA

Classe 1961, giornalista per 35 anni in un quotidiano milanese, “Il Giorno”, dove si è occupato soprattutto di sociale. Inoltre, ha realizzato reportage all’estero, per esempio da Iraq e Afghanistan. È anche scrittore. Nel 1996 ha pubblicato “Il pesce elettrico”, con Baldini e Castoldi, premio Stresa 1996. Con Giunti ha pubblicato la nuova edizione dello stesso romanzo nel 2019, quindi “L’arte sconosciuta del volo”, nel 2020, e “Lunedì mi innamoro”, nel 2023. Ha pubblicato anche per E/L (“Tra Fès e Meknès”, 1999) e Utet (“L’inventore dell’invisibile”, 2011).

Chi siamo

MARCO VITTORIO RANZONI GIORNALISTA

Milanese DOC, classe 1957, una laurea in Agraria nel cassetto. Per 35 anni nell’industria farmaceutica: vendite, marketing e infine comunicazione e ufficio stampa. Giornalista pubblicista, fumatore di Toscano e motociclista della domenica e -da quando è in pensione- anche del lunedì. Guidava una Citroen 2CV gialla molto prima di James Bond.

ROSA MININNO PSICOTERAPEUTA

E’ Presidente Scuola Italiana di Biblioterapia, Accademica Ordinaria Tiberina, e Membro del Consiglio Direttivo della Cattedra delle Donne. Divulgatrice scientifica con oltre 40 anni di attività professionale clinica e didattica, ha all’attivo più di 300 eventi in qualità di relatrice e moderatrice. Forte lettrice, scrive, dipinge e ascolta musica jazz. Il suo motto è: “Leggere è il respiro della mente, scrivere il suo sguardo”.

CARLO UBEZIO

Grafico e illustratore, già Art Director al Corriere della Sera

WALTER CALABRESE

Grafico impaginatore “amatoriale” per GenerazioneOver60

Sommario

-11

Generazione F

Istruzioni per l’uso della vita… a me stessa Editoriale di Minnie Luongo

-14-

Foto d’autore Un fiore e un caffè per tutte le donne di Francesco Bellesia

-16

Stile Over Un’ora di Rinascimento Di Paola Emilia Cicerone

-20Health

Il Medico e l’Algoritmo: l’Intelligenza Artificiale tra efficienza e l’illusione dell’Empatia Di Danilo Ruggeri

Sommario

-24-

Cambia-menti

Partire per una vacanza e ritrovarsi in guerra

Di Flavia Caroppo

-30-

Versi di...versi Autogalera

Di Bruno Belletti

-33Da leggere

Che cosa succede quando perdiamo un amico a quattro zampe?

Di Monica Marelli

-36

Psicologia

La neve sopra la realtà

Di Rosa Mininno

-39

Dal nostro archivio

Allergia agli acari della polvere: come trattarla?

Professor Antonino Di Pietro

Generazione F

ISTRUZIONI PER L’USO DELLA VITA… A ME STESSA

EDITORIALE

Prendersi cura di se stessi. In terapia è la raccomandazione più frequente che ci si sente rivolgere. Beh, grazie all’Intelligenza Artificiale, ma soprattutto alla bravura del nostro grafico e amico Carlo Ubezio, ho preso la cosa alla lettera. Dico la verità: fa un po’ effetto vedersi fra le proprie braccia.

Essendo questo numero del magazine “a tema libero”, ho scelto per il mio Editoriale di dare alla bambina che ero a 5 anni (vedi foto di copertina) alcuni suggerimenti per vivere meglio. Purtroppo, se è possibile tornare indietro con la ruota del tempo in campo digitale – almeno per ora- non lo è concretamente. Pertanto, chiudo gli occhi e mi rivolgo a me stessa.

Generazione F

Foto originale di me neonata

Generazione F

ASSOLUTAMENTE DA NON FARE:

1) Elemosinare affetto, magari credendo di poterlo comprare con regali eccessivamente costosi

2) Ritenere che alcune cose o affetti o amori o riconoscimenti scolastici siano capitati senza spiegazione… non meritati, insomma

3)Tenersi dentro il male o il dolore che si prova, salvo tirarlo fuori nei momenti meno opportuni

4)Ripensare al passato in modo ossessivo

5) Rinunciare a eredità, “regalare” case e fare gesti eclatanti per orgoglio e spregio del vil denaro

ASSOLUTAMENTE DA FARE:

1)Non agire sempre d’impulso, anche sapendo che ci stiamo dando la zappa sui piedi, ma chiedere consiglio ad amici con i piedi per terra e/o professionisti

2) Rinunciare a combattere contro i mulini a vento

3) Pensare che ci meritiamo la felicità

4) Rompere prima di quanto abbia fatto, sia con papà che con mammà (loro lo hanno fatto, e perché non io?)

5)Avere obiettivi precisi, che non si riassumano sempre nel… “basta che mi si voglia bene”.

Dopo questa seduta terapeutica, prima di essere identificata con la piccola fiammiferaia di anderseniana memoria, mi sembra giusto concludere che, tutto sommato, tornerei a fare ciò che fatto nella mia accidentata vita e che mi contraddistingue e sempre mi ha contraddistinto:

Vivere tutte le emozioni al massimo e non avere mezze misure

Ritenere il bene più prezioso l’amicizia e i tanti amici/amiche che si sono dimostrati tali

Ridere, ridere e ancora ridere. Perché l’ironia, assieme all’autoironia, sono i cardini che mi hanno permesso di non precipitare nemmeno nei momenti più bui.

Fine della seduta. Piccola Minnie con gli occhi a mandorla e la testa rasata ( così i capelli crescono più folti) , immagino che anche a te faccia effetto ritrovarti in braccio a…nonna Minnie (mia mamma non l’ha mai fatto con me o comunque non ricordo un suo abbraccio né un bacio e neppure un incoraggiamento di alcun tipo). E perciò, anche se ancora senza denti, Minnina, solleva le labbra e scopri le gengive. Ti aspetta una vita complessa, dura ma zeppa di tanta roba . Va bene così, credimi.

Foto d’autore

UN FIORE E UN CAFFÈ PER TUTTE LE DONNE

A marzo si celebra la Giornata Internazionale della donna. A tutte le amiche sul suo Facebook il nostro fotografo ha dedicato un caffè particolare.

Scatto di Francesco Bellesia

Foto d’autore

FRANCESCO BELLESIA

Sono nato ad Asti il 19 febbraio del 1950 ma da sempre vivo e lavoro a Milano. Dopo gli studi presso il liceo Artistico Beato Angelico ho iniziato a lavorare presso lo studio di mio padre Bruno, pubblicitario e pittore. Dopo qualche anno ho cominciato ad interessarmi di fotografia, che da quel momento è diventata la professione e la passione della mia vita.

Ho lavorato per la pubblicità e l’editoria ma contemporaneamente la mia attenzione si è concentrata sulla fotografia di ricerca, libera da vincoli e condizionamenti, quel genere di espressione artistica che oggi ha trovato la sua collocazione naturale nella fotografia denominata FineArt.

Un percorso parallelo che mi ha consentito di crescere e di sviluppare il mio lavoro, una sorta di vasi comunicanti che si sono alimentati tra di loro. Molte sono state le mostre allestite in questi anni e molte le manifestazioni alle quali ho partecipato con premi e riconoscimenti.

Continuo il mio percorso sempre con entusiasmo e determinazione… lascio comunque parlare le immagini presenti sul mio sito.

Stile Over

UN’ORA DI RINASCIMENTO

Proviamo a danzare come alla corte degli Sforza? Un’esperienza

Danzatrici in costume

In una stradina della vecchia Milano si apre la porta su una realtà parallela, fatta di musica e armonia: non saprei descrivere altrimenti la sensazione che ho provato qualche mese fa, partecipando per la prima volta a una lezione di danze rinascimentali, scoperta quasi per caso su internet. Per avvicinare queste danze non servono costumi o abilità particolari: ascoltare una musica o provare un passo è sufficiente per entrare nel mondo delle corti quattro-cinquecentesche. Che provo a raccontarvi con l’aiuto dei miei insegnanti Lucio Paolo Testi e Chiara Gelmetti, il primo docente del gruppo Danza rinascimentale “Danzar sforzesco” di Milano, la seconda Vicepresidente Vicario di WunderKammerOrchestra e referente Divisione Danza WKO-ADA che ha il merito di promuovere in Italia queste danze -poco note, anche se in molti casi fanno parte della nostra tradizione – offrendo a chi vuole sperimentarle l’opportunità di dedicarsi a un’attività piacevole e salutare. Anche per loro la scoperta è avvenuta quasi per caso molti anni fa, grazie all’invito di un’amica o all’opportunità di seguire una lezione. “La prima volta che ho visto una danza del ‘400 ho capito di aver trovato quello che cercavo, come se l’avessi conosciuta da sempre”, ricorda Gelmetti. E dev’essere una sensazione comune

Stile Over

visto che le mie colleghe di corso sono fedeli da anni a questa pratica e che anch’io che non sono nota per la costanza cerco di non perdere una lezione per regalarmi ogni settimana la mia “ora di Rinascimento”.

A tenere le fila di tutto è WKO-ADA (già Associazione Danze Antiche ADA www.danzeantiche.org ), nata nel 2003 da un gruppo di appassionati di danza e musica antica, tra cui Chiara Gelmetti, e cresciuta soprattutto tra Pesaro e Milano. “L’associazione organizza corsi, stage e seminari in Italia e all’estero, ma anche spettacoli e celebrazioni” spiega la maestra. Come quelli che si tengono ogni anno a Gradara nelle Marche, nello scenario romantico del castello di Paolo e Francesca, ma anche il recente progetto Nozze Sforzesche, che ha percorso l’Italia ricordando le antiche corti della penisola imparentate con la famiglia Sforza di Milano, e altro ancora. “Oltre ai corsi di danze rinascimentali ci sono corsi di danze del Primo e Secondo Impero (‘800) ”, precisa Gelmetti, “mentre ad approfondire il barocco sono soprattutto danzatori esperti perché si tratta di coreografie più complesse, e per quanto riguarda le danze più antiche, come quelle medievali, proponiamo lo studio di alcune ipotesi coreografiche, poiché abbiamo quasi solo fonti iconografiche o letterarie”.

Chiara Gelmetti

Stile Over

“Abbiamo descrizioni delle danze e musiche che risalgono più o meno alla metà del 1400, quando nasce la figura del maestro che sente l’esigenza di scrivere le proprie coreografie”, spiega Testi. “Esistono anche danze di genere – come potrebbe essere oggi un valzer- cui si possono adattare diverse musiche, ma molte musiche sono legate a una specifica coreografia”. E per chi impara sotto la guida paziente dei maestri, parte dell’impegno – e del divertimento – sta proprio nel memorizzare la combinazione di passi che contraddistingue ogni danza. Un buon allenamento per la memoria con la difficoltà in più – almeno per me che ho soprattutto esperienza di danze meditative in cerchio – di muovermi da sola o di farmi guidare da un cavaliere, o da una compagna di danze visto che come avviene di solito le donne sono in maggioranza, insomma di affidarmi a qualcuno che mi guida nelle figure richieste.

Lucio Paolo Testi

Stile Over

“Semplificando, possiamo distinguere tra danze più lente, solenni e talvolta ‘enigmatiche’, come le basse danze quattrocentesche, e balli concepiti al solo scopo di un pur colto divertimento, spesso sorretti da una specie di narrazione giocata sui canoni del corteggiamento cortese”, spiega Testi. Anticamente musica e danze erano molto presenti nelle corti, in occasioni ufficiali o anche semplicemente come svago: “Avere suonatori di strumenti a corde o a tastiera per le corti era un vanto, e dal sedicesimo secolo sono esistiti danzatori professionisti in grado di esibirsi, ma poi ballavano un po’ tutti”, aggiunge il maestro. E non solo per divertimento: “Il ballo era un’attività fisica da praticare nei momenti liberi da impegni bellici“. Senza dimenticare che per i trattatisti rinascimentali come Guglielmo Ebreo da Pesaro le danze servivano a mettere in armonia i quattro umori del corpo ipotizzati dalla medicina galenica, mettendo al tempo stesso in sintonia il danzatore con l’universo: “ Noi abbiamo un rapporto molto fisico col nostro corpo”, spiega Testi, “mentre all’epoca c’era un approccio spirituale al movimento; anche i quattro tempi di molti balli antichi fanno riferimento all’unità nella diversità”. E soprattutto la bassa danza, aggiunge Gelmetti, “ è una forma di meditazione che si può eseguire anche senza musica, seguendo il ritmo fisiologico del proprio cuore”. E’ difficile immaginarlo, nonostante la danza abbia sempre avuto un rapporto con il trascendente, ma in qualche modo si può intuire avvicinandosi a queste coreografie semplici e profonde. Anche se noi, almeno in formazione, danziamo con i nostri vestiti e non con gli elaborati costumi usati per le rappresentazioni, ispirati a quelli dell’epoca, “quando le dame indossavano vestiti ampi, scarpe rialzate e a volte anche un mantello”, osserva Testi. “Oggi viviamo il corpo, specialmente femminile, in modo diverso e più libero. E comunque sarebbe riduttivo vedere queste danze solo come un’opportunità per sfoggiare un abito decorativo“.

E in effetti c’è molto di più, anche se proprio gli abiti dell’epoca, oltre a dare senso ad alcuni movimenti, sono una delle ragioni per cui molte danze sono accessibili anche a chi non ha la forma fisica o l’età per sperimentare salti e piroette: “Non è sempre così, ma ci sono danze molto belle che non pongono grossi ostacoli fisici e possono essere eseguite a qualunque età, aggiungendo a mano a mano livelli di complessità” ricorda Gelmetti. Ed è un peccato che un’attività così arricchente e gratificante non sia più diffusa: c’è qualcuno che ha voglia di provare? (Per informazioni info@danzeantiche.org )

IL MEDICO E L’ALGORITMO: L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

TRA EFFICIENZA E L’ILLUSIONE DELL’EMPATIA

L’IA nel rapporto tra medico e paziente

Di Danilo Ruggeri – giornalista medico- scientifico

Nel panorama della medicina contemporanea, ci troviamo di fronte a un paradosso: mentre la tecnologia raggiunge vette di precisione diagnostica inimmaginabili, il rapporto umano tra medico e paziente sembra logorarsi sotto il peso della burocrazia e della fretta. In questo scenario, l’Intelligenza Artificiale (IA) si presenta con un doppio volto: quello di un alleato prezioso capace di restituire tempo alla cura e quello di un simulatore insidioso in grado di “dirottare” i nostri circuiti empatici.

L’IA come ponte: liberare il tempo per l’umanità

Oggi, i sistemi sanitari europei sono sotto una pressione senza precedenti. I medici dedicano una parte sproporzionata del loro tempo a compiti amministrativi e alla documentazione, spesso a scapito del dialogo con il paziente. Questa condizione di stress prolungato ha portato a quello che gli esperti definiscono “deumanizzazione meccanicistica” : una strategia di difesa psicologica in cui il clinico, per proteggersi dal carico emotivo, finisce per percepire il paziente più come un caso biologico che come una persona completa.

In questo contesto, l’integrazione dell’IA nei flussi di lavoro clinici potrebbe rappresentare una svolta. Automatizzando compiti come la gestione delle agende, la trascrizione delle visite e il triage dei dati, l’IA potrebbe sollevare i medici dai carichi clericali . L’obiettivo non è sostituire il professionista, ma permettergli di tornare a concentrarsi sugli aspetti della medicina che le macchine non possono replicare: l’empatia autentica, la comunicazione profonda e il giudizio clinico ponderato.

Il rischio del “dirottamento” empatico

Tuttavia, esiste un rovescio della medaglia. Mentre speriamo che l’IA ci aiuti a essere più umani, le macchine stanno diventando straordinariamente brave a simulare l’umanità . Mustafa Suleyman sulla rivista Nature avverte che siamo entrati nell’era della “IA apparentemente cosciente”: sistemi progettati deliberatamente per imitare i contorni del dramma e del dibattito umano.

Il rischio non è che l’IA diventi senziente, ma che il nostro cervello, evoluto per proiettare intenzionalità ovunque, venga ingannato da un output che mima perfettamente l’interiorità. Gli sviluppatori utilizzano un linguaggio emotivamente risonante e memorie a lungo termine per costruire un senso di familiarità che induce fiducia e attaccamento. Se queste tecnologie venissero usate per sostituire il contatto umano nelle cure — magari come misura di riduzione dei costi — ci troveremmo di fronte a macchine che “armano” il nostro istinto biologico all’empatia senza possedere alcuna reale capacità di condivisione del dolore o della vulnerabilità.

Serve, in sostanza, sollevare il velo su quella che potremmo definire trasparenza algoritmica , una delle sfide etiche più urgenti della medicina moderna: il confine tra assistenza e manipolazione. La trasparenza non riguarda solo l’accessibilità del codice, ma la chiarezza con cui una macchina si presenta all’essere umano.

In questo senso si possono individuare tre pilastri critici su questo fronte:

1. L’inganno del design

Il primo grande problema etico risiede nella s imulazione intenzionale dell’interiorità . Gli sviluppatori progettano deliberatamente sistemi che utilizzano un linguaggio emotivamente risonante, memorie a lungo termine e l’uso della prima persona (“io ho deciso”, “mi sento”) per indurre fiducia e attaccamento. Questa è definita “IA apparentemente cosciente” : un sistema che imita la struttura dell’interiorità umana senza possederne alcuna. La mancanza di trasparenza qui è radicale: l’utente (o il paziente) non interagisce con una mente, ma con una proiezione statistica che “arma” l’istinto biologico umano a vedere intenzionalità ovunque. Senza norme di design che obblighino la macchina a dichiararsi come tale, il rischio è una forma di “sfruttamento” dei nostri circuiti empatici.

2. Responsabilità e “Scatola Nera” in corsia

In ambito clinico, la trasparenza è il presupposto per la responsabilità (accountability) . Poiché gli strumenti di IA sono destinati a supportare, e non a sostituire, il processo decisionale umano, è essenziale che il medico comprenda come l’algoritmo sia arrivato a una determinata diagnosi o suggerimento terapeutico. Esistono rischi concreti legati a:

• Bias (pregiudizi): Se i dati di addestramento sono viziati, l’IA può perpetuare discriminazioni verso gruppi vulnerabili o minoranze.

• Supervisione umana: Esperti come Hazem Zohny sottolineano che i medici devono avere esperienza pratica con questi sistemi prima di affidarsi a loro in decisioni cliniche ad alto rischio. La trasparenza serve a evitare che il medico diventi un mero esecutore di un output algoritmico oscuro.

3. Trasparenza come tutela della vulnerabilità

Il rapporto medico-paziente si fonda su una vulnerabilità condivisa . Il medico può comprendere il dolore perché è anch’egli un essere mortale e fragile. Una IA, pur sembrando “gentile”, non condivide questa realtà biologica. La sfida etica per i leader sanitari e i decisori politici è garantire che le tecnologie siano trasparenti circa i propri limiti:

• Devono essere definiti dei confini chiari che impediscano alla macchina di essere scambiata per un essere senziente.

• Deve essere sempre garantita la possibilità per il paziente di passare da un sistema automatizzato al contatto diretto con un professionista umano.

In sintesi, la trasparenza algoritmica è la “valvola di sicurezza” che impedisce alla tecnologia di trasformarsi da strumento di efficienza a strumento di deumanizzazione.

La sfida del futuro: strumenti, non sostituti

La vera scommessa per la sanità del prossimo decennio sarà mantenere l’umanità al centro. L’empatia del medico non nasce da un calcolo statistico di parole gentili, ma da una comunanza di esperienza: il medico, come il paziente, affronta la fragilità e, in ultima analisi, la propria e l’altrui mortalità. È questa vulnerabilità condivisa che permette al clinico di guidare il paziente attraverso decisioni esistenziali profonde, come quelle legate al fine vita.

Perché l’IA sia un reale beneficio, deve restare uno strumento di supporto sotto la costante supervisione umana. La tecnologia può fornire i dati e gestire la burocrazia, ma la presenza fisica e l’intimità del rapporto terapeutico devono rimanere prerogative umane, protette da norme di design e leggi che impediscano alla macchina di essere scambiata per un essere senziente.

Fonti bibliografiche

Mustafa Suleyman .AI is programmed to hijack human empathy — we must resist that. Nature 651, 559 (2026).

Luca Affini Can AI Help Restore the Human Side of Medicine? – Medscape – March 11, 2026.

Cambia-menti

PARTIRE PER UNA VACANZA E RITROVARSI IN GUERRA

Paola era in Terra Santa per turismo, e poi si è trovata in un incubo di sirene, bunker, messaggi di allerta e missili sul cielo di Gerusalemme. Il suo racconto dal cuore dell’inferno mediorientale

Di Flavia Caroppo – giornalista

Paola Slongo, manager italiana che vive e lavora a New York, nella parte vecchia di Gerusalemme, È uno dei rari scatti che è riuscita a rubare, nel poco tempo tra un’allerta antimissile e una corsa al rifugio più vicino, durante la sua vacanza a Gerusalemme proprio quando è scoppiata la guerra.. .

C’è quel momento che ti spacca il fiato, quando la guerra salta giù dal teleschermo e ti si pianta davanti, viva, con sirene che ti entrano nelle ossa e una paura che ti stringe lo stomaco. L’ha vissuta Paola Slongo , veneta verace che da anni ha messo radici a New York , lavorando come manager di un’importante azienda italiana di light design e vivendo nel caos buono di Manhattan.

Cambia-menti

Era partita con un gruppo affiatato di turisti e pellegrini, italiani e amici di ogni dove , gente della comunità di don Luigi Portarulo — quel prete lucano dal cuore grande che tiene viva la fiamma italiana nella basilica di Old St. Patrick’s a SoHo , legando famiglie sparse con messe, chiacchiere e quel calore che sa di casa.

Una foto del gruppo di vacanzieri e pellegrini guidati da Don Luigi Portarulo scattata a Betlemme. Sorridono ignari di quello che inizierà dopo poche ore.

Doveva essere un viaggio di quelli che ti riempiono l’anima: posti santi, paesaggi da cartolina. Invece, pum: bloccati a Gerusalemme Est , con i cellulari che urlano Extreme Alert (allerta massima) , notifiche che ti ordinano di “ andare immediatamente in un Protected Space (spazio protetto / rifugio antiaereo/missile ) e stare fermi fino a nuovo ordine”.

Avvisi che per i locali sono pane quotidiano, ma per Paola (e per i tanti italiani che poche settimane fa sono rimasti bloccati all’estero a causa della guerra in Iran) sono stati un pugno nello stomaco. Sugli schermi degli smartphone, dei tablet, dei computer, racconterà Paola, si avvicendavano avvisi in ebraico, arabo, russo, inglese; mappe di rifugi, regole per missili e droni nemici. Un incubo digitale che preludeva al peggio.

Cambia-menti

Una delle passioni di Paola è il succo fresco di melagrana, una bevanda molto comune in Israele. Questa foto è stata scattata nel mercato di Gerusalemme vecchia poche ore prima che incominciassero ad arrivare le allerte antiaeree.

Paola, che cosa ricordi del momento in cui hai capito che la vacanza era finita?

Eravamo sul pullman da Betlemme al Mar Morto, emozionati da morire. Di colpo le allerte: missili, droni, ‘rifugi vicini, lasciate tutto’. Le parole mi rimbombavano nelle orecchie. Silenzio nel gruppo, come un muro. La gioia del viaggio svanita. Ho tirato le tende sul deserto — non lo volevo più vedere, basta. Volevo scappare, ma eccoci: dentro la guerra, senza via d’uscita.

E qual è stata la prima mossa del gruppo?

Tornare di corsa a Gerusalemme, facciamo le valigie in fretta e furia, cambiamo hotel per uno col bunker. Ricordo sirene che non la finivano più, notifiche sul telefono una dietro l’altra. Nessuno rideva, nessuno fiatava. Qualcuno pregava piano, qualcun altro scriveva a casa, tutti coi cuori in mano.

Una volta nel nuovo hotel, com’era il bunker?

In realtà niente di “esotico”: la sala da ballo sottoterra, senza finestre, si trasformava in rifugio. Lì stavamo ore, seduti per terra o in piedi, aggrappati ai cellulari per le news. Non c’è nulla come lo stress, la paura e la fame (che però noi non avevamo) per far venire fuori il vero io di ciascuno di noi. E devo ammette che

Cambia-menti

accanto a me in quel rifugio ho visto le reazioni più svariate. C’era chi non usciva più, terrorizzato; chi diceva “è tutta una fake news, come col Covid”. I palestinesi dell’albergo? Calmi come santi: “ It’s not a big deal, just chill (È routine per noi , state calmi) . Routine per loro, noi col cuore in gola.

Uno degli avvisi di pericolo, scritti in differenti lingue, che Paola e il suo gruppo ricevevano a decine ogni giorno. Questo avverte che ci sarà un attacco a breve e invita i cittadini a cercare rifugio negli spazi protetti

Hai raccontato di aver visto i missili coi tuoi occhi …

Quando la situazione era sotto controllo, si riceveva un messaggio come quello qui sopra, che invita la popolazione a lasciare i rifugi ma mantenendosi sempre vicini ad un’area antiaerea attrezzata.

Sì, una sera dico ‘basta paura, resto su in camera. Voglio fare come loro, keep cool and carry on (stai calmo e vai avanti) , fare quella che si è abituata. Sbircio dalla finestra: eccoli i missili e i droni che sfrecciano sul tetto dell’hotel! Non più parole e immagini al Tg, ma roba vera. Volo giù per le scale, quattro gradini per volta, arrivo nel rifugio col fiato corto.

Cambia-menti

E le notti com’erano? Riuscivi a dormire tra sirene, rumori e vibrazioni continue?

Dormivamo vestiti, giacca a portata di mano, scarpe pronte, telefono carico e la borsa con soldi e documenti. Non appena suonava l’allarme scendevamo, tutti giù per le scale in un silenzio nervoso. Poi, nel rifugio, cercavamo di far finta di niente. Al segnale di cessato allarme tornavamo su in camera, a dormire di nuovo con un occhio solo. Fino alla prossima sirena. Una notte ci siamo accampati nel bunker per vedere tutti insieme Sanremo sull’iPad di uno di noi. E ci siamo trovati a cantare “l’Italia delle canzonette” da lontano, per sentirci meno soli.

Un pezzo di vita normale, ce l’avete avuta?

Sì, una sera abbiamo detto “Basta, usciamo! Camminiamo fino alla Città Vecchia, ci sediamo pure in un bar!” Mi sono sentita come alle prime uscite dopo il Covid, quel brivido di libertà semplice: aria aperta, un caffè. Ma è durato un niente. Le sirene, e l’immancabile messaggio sul telefono: ‘Hostile aircraft Jerusalem East’ (aereo nemico, Gerusalemme est) , ci hanno costretti a tornare di corsa verso l’albergo e il bunker, coi cuori che battevano forte.

Una delle allerte arrivate sul cellulare di Paola: è l’allarme per un “aereo nemico in avvicinamento” e invita ad andare in uno spazio protetto, come un rifugio.

Cambia-menti

Che cosa ti ha lasciato nel cuore questa guerra così vicina?

Ti rendi conto che non è più roba da telegiornale. La guerra ti entra nel telefono, nella camera, nei pensieri, col suono delle sirene e le notifiche in mille lingue, col cielo che ti scruta quando alzi gli occhi per capire se sta arrivando un hostile aircraft, un aereo nemico . Un aereo che considera anche te suo nemico, per il semplice fatto che sei lì.

Pensavi che la guerra fosse sempre “da un’altra parte”, lontana da te. E ora?

Proprio così, lontana mille miglia. Invece eccola: in bus, in hotel, nella sala da ballo rifugio, sullo schermo. Ti piomba addosso in vacanza, che tu sia turista o pellegrina, e ti sbatte in faccia quanto sia fragile tutto. Sirene e allerte: per loro routine quotidiana, per me choc totale; non capisco come la reggano. Torno a New York e le notizie avranno un altro sapore. Ogni sirena, pure d’ambulanza, mi riporterà lì, a Gerusalemme, col cuore stretto.

Paola (in prima fila, al centro, con la giacca gialla), e il gruppo di Don Luigi (il terzo da sinistra in seconda fila) scattano l’ultima foto ricordo in Giordania. Per poter tornare a casa, infatti, hanno dovuto raggiungere Amman, dove si sono imbarcati per Roma e poi per New York.

Versi Di...versi

AUTOGALERA

Distendermi sul prato

falsamente indorato delle mie negligenze, serrato, inconsapevole, fra le brecce sconfinate del mio fantasticare, smarrito in questo abbaglio di sovranità che è soltanto chimera penosa, mentre resto

Versi Di...versi

abulico e muto ad abitare storie scipite, a navigare senza bussola e stelle polari, trame sfibrate di bozze turbate, stretto nei ceppi dei miei atti mancati.

IPOTESI D’ESTASI

Incatenarmi ai tuoi occhi, sentirti preda e padrona, come un battito caldo e struggente, un paradiso che vorrei trattenere.

Versi Di...versi

IL SORRISO DELLA PACE

Fragile ponte, delicata aiuola da irrorare ogni giorno, sentieri mai garantiti, fiduciosa scommessa su ignoti equilibri, parole gravide di senso, silenzi profondi, accoglienti, eloquenti, Ponte di luce tra mani nemiche, colomba ridente, che spicca il volo dell’impossibile, stringendo ulivo sempre verde, sempre fidato.

Da leggere

CHE

COSA SUCCEDE QUANDO PERDIAMO UN AMICO A QUATTRO ZAMPE?

L’autrice ci racconta com’è nato il suo “Arrivederci Miao”

Dalla scienza agli acquerelli, passando sempre e comunque per i gatti: mi chiamo Monica Marelli, sono nata nel 1968, ho una laurea in Fisica, scritto diversi libri di divulgazione scientifica, esercitato la professione di giornalista per quasi venticinque anni, e oggi faccio l’artista. Il fil rouge di tutta la mia vita? I gatti ! Scritti, descritti, disegnati, dipinti, vissuti Tra i vari libri di pop science che ho pubblicato, ce n’è uno cui sono particolarmente affezionata : Arrivederci Miao – Perché il nostro amato gatto non ci lascerà mai.

E’ un libro dedicato all’elaborazione del lutto, un accompagnamento per questa fase difficilissima nella vita di ogni umano che abbia vissuto con un micio. L’idea mi venne circa dieci anni fa, osservando quello che accade sui social: le persone condividono pubblicamente il dolore della perdita del proprio micio, e al tempo spesso si sentono in colpa: “Scusate lo sfogo… Scusatemi, lo so che non è un essere umano ma per me era la mia famiglia…”. E così via.

Da leggere

Così ho cominciato a riflettere su un tema cui sono particolarmente sensibile: la morte. Ci penso da quando ero piccola, da quando iniziai a vivere con mia nonna Anita. Leggere quei commenti social mi lasciava perplessa. Io, amante dei piccoli felini fin dall’età di due anni – quando mia nonna mi regalò un pupazzo a forma di micio a quadretti verdi e arancioni – proprio non potevo accettare questo dolore negato. Con queste premesse nasce Arrivederci Miao , dove invito la lettrice o il lettore prima di tutto a rendersi conto che il proprio dolore è legittimo. Sacrosanto. Da vivere senza sensi di colpa o avere dubbi sulla sua legittimità. Purtroppo viviamo in una società che ci sterilizza dall’idea della morte. Ci vogliono belli, prestanti, performanti (quanto detesto questa parola!), dobbiamo negare la vecchiaia, che è trattata come una malattia, non come una fase della vita. Non si portano neanche più i bambini ai funerali per non traumatizzarli! E far finta che la morte non esista è un errore enorme. Quando entra nella nostra vita, troppe domande senza risposte esplodono nel nostro cuore. E se è il nostro micio a lasciarci, il dolore è autentico e profondo. E orfano. Orfano della comprensione di chi ci circonda, che si sente obbligato a minimizzare, a dire “Era solo un gatto, pensa se avessi perso mamma/papà/sorella…”, quando invece un cuore in lutto desidera solo silenzio e un abbraccio

Da leggere

forte-forte, che non faccia sentire il freddo che in quel momento avvolge tutta la nostra persona. Non c’è nulla di cui vergognarsi perché è un dolore vero, che scaturisce dall’interruzione di un rapporto d’amore. Noi amiamo gli animali, fanno parte della nostra famiglia: li accudiamo, pensiamo a sfamarli, passiamo del tempo con loro, li coccoliamo, ci parliamo… La loro morte ci spezza il cuore. Nel libro ho condiviso consigli e testimonianze, c’è anche un test redatto da uno psicologo per capire se c’è bisogno dell’aiuto di un professionista. E alla fine, un racconto che si collega alla famosa leggenda del Ponte dell’Arcobaleno.

A questo proposito, esiste anche Arrivederci Bau ma… faccio un passo indietro Arrivederci Miao è stato pubblicato la prima volta da un’importante casa editrice ma dato che non ho abbastanza follower, il marketing ha deciso di non pubblicarlo di nuovo. Così sono tornata proprietaria dei diritti d’autore, ho reimpaginato il libro, disegnato le nuove illustrazioni e ora è disponibile per l’acquisto al link www.amazon.it/ Arrivederci-Miao-Perché-nostro-lascerà/dp/B0GHQZK7D1 . Al Bau lavorerò la prossima estate . Oggi poi ho cambiato professione e faccio l’artista: dipingo gatti e paesaggi, sia a olio che acquerello. Come mai questo cambiamento? Dopo la morte del mio gatto Piumino, ho capito tante, troppe cose. Ho vissuto un periodo davvero nerissimo ma… questa è un’altra storia! E in onore di Piumino tutte le mie creazioni si chiamano “piumini”.

Mi trovate su Instagram come Monica Marelli cat artist www.instagram.com/monica_cat_artist/ oppure su Fb come Monica Marelli Fisicamiao www.facebook.com/search/top/?q=Monica%20Marelli ; la mia “impresa” si chiama La Bottega dei Piumini . www.facebook.com/labottegadeipiumini/?locale=it_IT e mi trovate anche su Youtube www.youtube.com/@MonicaMarelli68 Grazie.

Psicologia

LA NEVE SOPRA LA REALTÀ

La neve tacita rimpianti, rimorsi, amarezze, apparenze.

Restituendo l’infanzia a ciascuno di noi

Di Rosa Mininno – psicoterapeuta, presidente della Scuola Italiana di Biblioterapia

Sono nata d’inverno, nella notte o, meglio, nel primo mattino di un gelido giorno di gennaio. Sono nata in casa, si nasceva ancora in casa, allora. Alle prime avvisaglie di un parto che si rivelò precipitoso, mio padre con il suo 125 corse a prendere l’ostetrica, che con vestaglia e cappotto salì in sella con lui, giusto in tempo per arrivare poco prima che io nascessi e fu proprio nei minuti della mia nascita che iniziò a nevicare. Fu una storica nevicata, celebrata anche in musica e canzoni. Nevicò per un bel po’ di giorni. Tanta neve e quando nevica a Roma, sui bassi colli e in pianura o in riva al mare, è un evento da ricordare. Sarà per questo che la neve mi piace.

Della neve mi piace il silenzio, la morbidezza, la lentezza, quel manto bianco sui prati, sulle case, sugli alberi, sulle montagne. Nasconde tutto la neve, è bella, pacifica, ma ingannevole. Sotto di lei, così bella, così bianca, si nasconde la realtà.

Psicologia

E’ inevitabile, quando nevica, quel moto di gioia infantile che magari abbiamo conservato da adulti, che ci spinge a scivolarci sopra con uno slittino o sopra una busta di plastica, come facevamo da bambini, non abitando in montagna. E’ inevitabile fare in piazza un pupazzo di neve e mettere due bottoni per occhi, una carota o un legnetto per naso, una sciarpa al collo e un cappello in testa, divertirsi anche con sconosciuti a battagliare a palle di neve.

Meno divertente è spalare la neve dalle strade, dagli scalini, dai tetti, ma quel manto bianco calma, la bellezza calma. Infonde calma, se la si cerca, perché, è vero, la cerchiamo dentro e fuori di noi per vivere pienamente. E poi, come spiegare quella meraviglia che si prova, quella sensazione di bellezza e stupore che ci prende quando i fiocchi ci cadono in mano? Quella mano che spesso non tendiamo verso l’altro, ma che apriamo offrendo il palmo al cielo perché i fiocchi ci cadano sopra leggeri.

I fiocchi … cristalli complessi assolutamente diversi l’uno dall’altro. Forme uniche che rispondono a leggi fisiche e matematiche come tutta la Natura. Forme diverse, uniche come noi tutti, ma la sostanza è la stessa. Una unicità che ci comprende tutti e ci distingue tutti.

(Foto Mario Carbone)

Psicologia

La neve copre tutte le brutture dell’ambiente, le brutture create da chi non lo rispetta. La neve avvicina al fuoco di un camino. Ad uno scifo di polenta, ad una tavola condivisa. La neve è intima, familiare, è come quella familiarità che si ripresenta quando incontri un parente buono che non vedi da molto tempo. La neve è calore, annulla le barriere create tra giovani e diversamente giovani. Una categoria, quella dell’anzianità, che non riguarda quelli come me, che nella vita hanno sempre cercato la verità, l’onestà, l’impegno professionale, etico, civile, perché la senilità riguarda il corpo, la mente, non la coscienza. La neve tacita rimpianti, rimorsi, amarezze, apparenze. La neve restituisce l’infanzia a ciascuno di noi, soprattutto a chi l’infanzia crede che sia perduta. E allora quando nevica, soprattutto, stiamo insieme, riscaldiamoci al calore della fratellanza, quel calore che non dovrebbe mai andare perduto, neanche in mezzo a una bufera. La neve raggruppa, tiene, unisce, riscalda gli animi di chi torna bambino, è bambino. Mai dimenticarci del bambino che siamo stati perché è da lì che possiamo capire chi siamo oggi. Sulla neve affondiamo o camminiamo o scivoliamo, proprio come facciamo nella vita che ci copre i giorni e le notti e poi passa. Ma sulla nostra vita i passi restano anche quando vorremmo cancellarli, restano anche senza più dolore, in silenzio. Tracce indelebili in cui l’emozione non affonda più, ma che restano nella memoria proprio come la neve che cade in una città che di solito d’inverno neve non ha.

Dal nostro archivio-Bellezza

ALLERGIA AGLI ACARI DELLA POLVERE: COME TRATTARLA? Impercettibili all’occhio umano, questi microscopici insetti possono provocare fastidi e complicazioni non indifferenti

Professor Antonino Di Pietro – dermatologo plastico

http://www.dermoclinico.com

L’allergia alla polvere, una delle più diffuse e comuni, può essere scatenata dagli “ acari della polvere” , piccoli insetti impercettibili all’occhio umano- per la precisione, si tratta di microscopici artropodi, appartenenti a diverse specie- che si nascondono in diversi ambienti . Per imparare a riconoscere le punture di acari o una potenziale allergia bisogna fare attenzione a vari fattori. Per cominciare, d ove si annidano gli acari? Possono proliferare in ambienti domestici caldo-umidi, così come in materassi, cuscini, tappezzeria, rifiuti organici, asciugamani non correttamente puliti o sanificati. Si sviluppano negli ambienti di casa perché si nutrono di cellule morte e forfora ; tuttavia, in alcuni casi, per cibarsi possono

Un acaro visto al microscopio

Dal nostro archivio-Bellezza

mordere direttamente anche gli esseri umani.

Le loro punture si manifestano con dei piccoli pomfi arrossati e pruriginosi , molti vicini tra loro, che in caso di allergia causano anche rash cutaneo . Un ambiente infestato di acari può portare, inoltre, ad altri sintomi come occhi arrossati, congestione nasale con starnuti frequenti e anche asma.

Ci sono particolari consigli da seguire per le persone allergiche? Purtroppo l’eliminazione totale degli acari è impossibile , proprio perché le dimensioni di questo insetto sono minuscole e impercettibili . Possiamo però rendere il nostro ambiente domestico meno accogliente per questi esseri. In particolare, è bene utilizzare l’aspirapolvere per le pulizie di casa, al posto della scopa tradizionale. Grazie alla tecnologia delle nuove scope elettriche, infatti, è possibile risucchiare più efficacemente anche dai tappeti un’alta percentuale di esemplari di acari. Sempre consigliato arieggiare quotidianamente gli ambienti e, quando possibile, anche materassi, cuscini e biancheria. Opportuno, infine, lavare tappezzeria e biancheria da letto minimo a 60 gradi per poter uccidere tutti gli acari presenti.

Per eliminare gli acari del letto esistono particolari materassi in puliuretano o gommapiuma che sono più efficaci nella lotta anti-acaro, così come coprimaterassi e federe composti da un trama di tessuti più fitta, in grado di prevenire la proliferazione di acari e il loro annidamento Attenzione anche in caso di animali domestici, soprattutto all’ acaro del gatto che si nasconde nelle orecchie di questo felino, che diventa un ambiente favorevole alla sua proliferazione, causando all’animale un’infiammazione e un fastidio costante, più il successivo contagio di alcuni ambienti della casa

Nel caso in cui sulla pelle comincino a comparire delle punture di acari è opportuno recarsi subito dal dermatologo per verificare che la diagnosi sia corretta e che non si tratti di una comune puntura di insetto . La terapia solitamente è breve ed è consigliata con alcune pomate a base di permetrina o ivermectina o zolfo. Nel caso in cui il paziente dovesse essere allergico, allora è opportuno ricorrere ad una cura con antistaminici per prevenire rash cutanei e, nei casi più gravi, uno shock anafilattico. Tuttavia, con una diagnosi e un intervento tempestivo il problema è facilmente risolvibile.

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