HEMINGWAY DAYS - www.hemingwaydays.it Š 2018 Associazione Culturale CONTATTI
Le illustrazioni sono di Gianfranco Uber. Agenzia di Comunicazione - www.gC.guru / info@gc.guru La stampa di questo libro è stata resa possibile grazie a Fabrizio Giovanardi della Giovanardi Farmaceutici www.giovanardifarmaceutici.com
V01 - Maggio 2018
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Hemingway nel porto di Genova
Introduzione
Gli Hemingway Days sono un Festival dedicato a uno dei massimi scrittori del Novecento. Dal 18 al 20 maggio 2018, il Festival ripercorre l’itinerario genovese di Ernest Hemingway - dall’aprile del 1922, quando, giovanissimo redattore del Toronto Star fu inviato a Genova e Rapallo per la Conferenza Economica Internazionale, al giugno del 1954, quando all’Hotel Savoia Beeler di Nervi incontrò per l’ultima volta Adriana Ivancich, il grande amore italiano della sua vita che gli ispirò il personaggio di Renata nel romanzo Across the river and into the trees. Sul modello degli Hemingway Days che si tengono da 37 anni a Key West in Florida, il nostro Festival celebra la vita e l’opera del leggendario 7
Premio Nobel americano inseguendo le tracce di un legame con la Liguria durato oltre trent’anni sia per i molti sbarchi e reimbarchi di Hemingway dal porto di Genova sia per le sue tante amicizie, passioni e debolezze made in Liguria. Ricordiamo ad esempio il lungo sodalizio con la sua traduttrice no ad Alassio; le mangiate a base di salame e focaccia con l’amico Ezra Pound a Recco, alla Manuelina, e a Rapallo, da Ö Bansin; la mitica partita di pesca alla trota fra Val Trebbia e Val d’Aveto; il capodanno del 1950 che lo scrittore trascorse a Nervi con la sua quarta e ultima moglie Mary Welsh… Tutt’altro che un mero evento letterario rivolto esclusivamente a un pubblico “colto”, il Festival ha in programma una serie di iniziative che sollecitano in più modi e a più livelli il piacere di stare insieme divertendosi. Agli incontri con alcuni giovani autori protagonisti della scena letteraria na8
per la prima volta a Genova, alla cerimonia di premiazione del Premio Hemingway Days Junior per scrittori in erba indetto per l’occasione, alla “folle” lettura pubblica integrale di tutti i I quarantanove racconti informali e coinvolgenti ispirati alle “passioni dominanti” di Hemingway: in primis, com’è noto, lo sport e l’alcool - dove a essere protagonisti sono il mojito e il daiquiri, i cocktail preferiti dallo scrittore. L’insieme, dà corpo a tre giorni di attività le più varie pensate per ri-costruire, raccontare e vivere insieme due storie: quella di uno dei più formidabili narratori della letteratura americana del ‘900, e quella dei luoghi genovesi e liguri che egli per così tanti anni ha frequentato e amato. Questo libretto non vuole essere un ennesimo invito alla lettura di Hemingway, sul quale, va da sé,
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una mini-guida di viaggio per turisti illuminati, curiosi di conoscere e assaporare anche per via cartacea almeno alcune delle qualità e delle curiosità, che danno gusto e colore al mito-Hemingway, declinato in “salsa ligure”. Oppure, e questa è la nostra intenzione più viva nel darlo alla stampe, vale hemingwayanamente come un appetizer, o un “happy hour” d’autore a più voci. Da centellinare a piacere prima, durante e/o dopo il Festival, così da impreziosirne l’esperienza. Per questo, e per dare un assaggio perlomeno in pillole della scrittura di Hemingway, abbiamo deciso di riportare integralmente tutti e quindici gli intercapitoli che lo scrittore pensò di inserire nel bel mezzo della raccolta I quarantanove racconti; raccolta che è fra i capolavori di Hemingway, e che è la protagonista principale della prima edizione degli Hemingway Days. A questi singolari testi brevi, che abbiamo numerato mingway che danno il tono “esistenziale” del suo pensiero, stralci estratti da chi ha parlato con auto10
revolezza di lui, un piccolo elenco di curiosità che ci aiutano ad avvicinarci alla vita e alla persona più ancora che all’artista. Inoltre abbiamo inserito tre interventi d’autore utili ad avviarci con maggiore cognizione di causa alla conoscenza di uno scrittore che, considerato un “classico” già in vita, per la sua urgenza di raccontare la realtà senza fronzoli resta ancora oggi attualissimo.
Barbara Garassino e Massimo Morasso co-direttori del Festival Hemingway Days
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“Fai sempre da sobrio ciò che hai detto di voler fare da ubriaco. Questo ti insegnerà a tenere la bocca chiusa.” (Ernest Hemingway)
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Illustrazione di Gianfranco Uber 16
Capitolo I
Erano tutti ubriachi. Era ubriaca l’intera batteria, mentre viaggiava lungo la strada nell’oscurità. Si viaggiava verso la Champagne. Il tenente continuava a spingere il cavallo nei campi e a dirgli: “Sono ubriaco, ti dico, mon vieux. Oh, come sono sbronzo”. Viaggiammo su quella strada tutta la notte nell’oscurità e l’aiutandire: “Devi spegnerla. È pericoloso. Se ne accorgeranno”. Eravamo a cinquanta chilometri dal fronte ma l’aiutante si preoccupava del fuoco nella mia cucina. Era ero caporale in cucina.
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Sono cent’anni da quando Ernest Hemingway diciottenne mise per la prima volta piede in Italia, ai primi di giugno del 1918. Qui ebbe il battesimo del un’eterna guerra insieme militare ed esistenziale. Poco più di dieci anni più tardi dava alle stampe la sua nuova Iliade, Addio alle armi. Era tutta l’Europa, do terra bruciata e desolata. Restavano l’integrità, i rapporti non facili con gli altri e con sé, la propria coscienza (americana). Restava la scrittura. In un periodo di grande crisi, ieri come oggi, Hemingway cerca una visione autentica, fatta di esperienza in prima persona (non libresca!). Dirci come ci 19
si sente a vivere, in guerra e in amore, ogni giorno mata Italia nel 1929, quando esce Addio alle armi, detestava. Hemingway è un grande artista della parola, fra i più grandi che abbia avuto la lingua inglese. Ha creato in poche righe personaggi, incontri, luoghi, episodi, che restano miracolosamente vivi grazie a un’arte magistrale, arte che cela l’arte, così che leggiamo pensando che sia tutto spontaneo, nato di getto. Ma sono poche parole al giorno, e sempre all’avanguardia nella ricerca formale e conoscitiva. Scrittore celeberrimo e misconosciuto, Hemingway ci propone un viaggio nel suo e nel nostro tempo. Al fondo della notte, certo, ma anche verso “un posto tranquillo e illuminato bene” (che è il titolo di una delle sue pagine più memorabili). O, per citare un altro testo visionario e prosastico, verso il . Evviva dunque Hemingway, che ha duramente lottato per lasciar20
ci una testimonianza che, come direbbe un poeta romantico, è “gioia, consolazione e speranzaâ€? per tutti noi.
Massimo Bacigalupo
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Capitolo II
I minareti spuntavano da Adrianopoli, sotto la pioggia, oltre i pantani. Per cinquanta chilometri lungo la strada di Karaağaҫ c’era un ingorgo di carri. Bufali indiani e za principio. Semplici carri, carichi di tutto ciò che posto. Le acque gialle e impetuose del Mariza arrivavano con i cammelli che passavano ballonzolando tra i veicoli. La cavalleria greca spingeva avanti il corteo. Donne e bambini giacevano nei carri, rannicchiati tra materassi, specchi, macchine da cucire, fagotti. C’era una donna che stava partorendo e una ragazza che le teneva una coper23
ta sopra e piangeva. Spaventata da morire da quello che vedeva. Piovve per tutta l’evacuazione.
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“Ora non è il momento di pensare a quello che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che hai.” (Ernest Hemingway)
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Uno scorcio dello studio di Hemingway nella sua casa Finca La Vigia, a San Francisco de Paula, L’Avana, Cuba. Foto di Massimo Bisceglie 28
Capitolo III
Eravamo in un giardino di Mons. Il giovane Buckley mo tedesco che vidi si arrampicò sul muro del giardino. Aspettammo che avesse una gamba dalla nostra parte e lo centrammo. Era stracarico di equipaggiamento e facendo una faccia terribilmente sorpresa cadde giù nel giardino. Poi ne spuntarono altri tre un po’ più lontano lungo il muro. Gli sparammo. Venivano tutti avanti così.
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Lo sapevi che...
Una delle novità che fanno l’importanza di Hemingway nella storia della narrativa è nella scelta dei suoi protagonisti, che sono spesso soldati, pugili, ladri, vagabondi, prostitute - esseri umani, cioè, che vivono ai margini della società, ai quali molto raramente prima di Hemingway si è data parola in un libro. Da ragazzo Hemingway è stato uno sportivo di talento. Alle scuole superiori giocava a rugby e a pallanuoto (era il capitano della squadra del suo liceo), ma era anche un ottimo boxeur, oltre che un pescatore, un cacciatore e uno sciatore provetto. 31
Negli anni ’20 a Parigi, fra gli amici di Hemingway c’erano anche i “colleghi” scrittori di genio James Joyce (compagno di sbronze e notti brave), Francis Scott Fitzgerald ed Ezra Pound, unanimi nel rico-
Per gran parte della sua vita Hemingway è stato un irrefrenabile tombeur des femmes. Sposato per quattro volte - dal ’21 al ’27 con Elizabeth Hadley; dal ’27 tha Gellhorn e dal ’46 alla morte con Mary Welsh -, resta probabilmente quello con l’attrice Marlene Dietrich, e almeno un amore italiano, la baronessa veneziana Adriana Ivancich, che conobbe e fre-
Nel 1928, di passaggio con la famiglia in attesa di una nave, Hemingway visitò per la prima volta 32
L’Avana, innamorandosi di Cuba. Nel 1940 si stabilì nell’isola con la sua nuova moglie Martha Gellhorn, in una tenuta a San Francisco de Paula, dove andò a vivere nella “mitica” Finca Vigìa, che oggi è un museo dedicato allo scrittore.
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Capitolo IV
Era una giornata spaventosamente calda. Avevamo costruito sul ponte una barricata assolutamente perfetta. Era semplicemente straordinaria. Una grossa e vecchia grata di ferro battuto che veniva dalla facciata di una casa. Troppo pesante da sollevare e ci potevi sparare attraverso e loro avrebbero dovuto scavalcarla. Era proprio il massimo. Loro cercarono di superarla, e noi li centrammo da quaranta metri. Loro la presero d’assalto, intorno. Era un ostacolo assolutamente perfetto. I loro fummo costretti a ritirarci. 35
Nella produzione letteraria di Ernest Hemingway la poesia ricopre un ruolo minore e marginale. Molti non sanno neppure che in varie epoche della sua vita egli compose versi, sia pure senza una reale convinzione. Non è un caso che l’intera sua produzione si limiti a 88 poesie, delle quali solo una parte pubblicate quando Hemingway era ancora in vita e per la maggior parte appartenenti all’epoca giovanile, prima di diventare scrittore. Tuttavia, le sue poesie hanno un’importanza da non sottovalutare: rappresentano il suo esordio 37
letterario con un libro intitolato Three Stories and Ten Poems uscito a Parigi, città che lo aveva accolto così come decine di altri grandi americani che gli furono maestri e consiglieri, da Gertrude Stein a Ezra Pound, e in qualche maniera le sue poesie contengono in nuce tutti gli elementi che con ben altro spessore e capacità scrittorica ritroveremo nei racconti e nei romanzi. Vita e morte, viaggi, amicizie, amori, mare, guerra del disincanto, come se le poesie fossero una sorta di traccia per la narrativa futura. Per una fruizione più profonda delle poesie, pubblicate in Italia da Mondadori col laconico titolo 88 poesie (così come I quarantanove racconti...) conFesta mobile, l’appassionata vita di un americano a Parigi che si ritrova poeta ma vuole diventare scrittore anzi, come spesso accadrà, un cronista della propria vita. 38
Forse, poeticamente, Hemingway racchiude il suo meglio nell’ultimo epigramma del 1956, un concentrato di umorismo macabro, passione, solitudine: “Se non sarai il mio biglietto augurale / M’impiccherò al tuo albero di Natale”.
Claudio Pozzani
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Capitolo V
Fucilarono i sei ministri alle sei e mezzo del mattino contro il muro di un ospedale. C’erano pozze d’acqua nel cortile. C’erano foglie morte bagnate sul selciato del cortile. Pioveva a dirotto. Tutte le persiane dell’ospedale erano inchiodate. Uno dei ministri aveva la febbre tifoide. Due soldati lo portarono da basso e poi fuori sotto la pioggia. Cercarono di farlo star dritto contro il muro ma lui cadde a sedere in una pozza d’acqua. Gli altri cinque stavano molto tranquillamente contro il muro. Alla seduto nell’acqua con la testa sulle ginocchia.
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“La felicità nelle persone intelligenti è la cosa più rara che conosca.” (Ernest Hemingway)
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Illustrazione di Gianfranco Uber 46
Capitolo VI
Nick sedeva contro il muro della chiesa dove lo avevano trascinato per metterlo al riparo dal fuoco della mitramente da sotto il corpo. Era stato colpito alla spina dorsale. Il suo viso era sporco e sudato. Il sole gli splendeva sul viso. La giornata era caldissima. Rinaldi, largo di spalle, con l’equipaggiamento sparso disordinatamente intorno a lui, giaceva contro il muro a faccia in giù. Nick scrutava attentamente davanti a sé. Il muro rosa della casa di fronte si era staccato dal tetto, e la testata di un letto di ferro pendeva contorta verso la strada. Due austriaci, morti, giacevano tra le macerie all’ombra della casa. In fondo alla strada c’erano altri morti. In città le cose procedevano. Andava bene. Ormai i portaferiti 47
sarebbero arrivati da un momento all’altro. Nick voltò cautamente la testa e guardò Rinaldi. “Senta, Rinaldi. Senta. Io e lei abbiamo fatto una pace separata”. Rinaldi giaceva immobile al sole respirando a fatica. “Non… patrioti”. Nick voltò cautamente la testa dall’altra parte con un sorriso sul volto sudato. Rinaldi era un pubblico deludente.
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Come scrive Vincenzo Mantovani, traduttore e curatore di 88 poesie, la poesia è stata per Hemingway «... un hobby, un mezzo per esprimere sensazioni e sentimenti passeggeri... appunti, impressioni, noterelle, minute di lettere non spedite.»
un ebreo non ammazzare, Non arruolarti nell’esercito; 49
pigliare troppe mogli non bisogna; non scrivere mai per le riviste; non grattarti la rogna. Metti sempre una carta sul sedile del cesso, con la guerra sta in campana, tieni pulito, non essere malmesso, non sposare una puttana. Non pagare i ricattatori, gli avvocati tieni a bada, Tutti gli amici ti lasceranno prima o poi moriranno, lo sai, che la tua vita sia sana e pulita e in paradiso li ritroverai. Da Ernest Hemingway, 88 poesie (Mondadori, 1998), traduzione di Vincenzo Mantovani
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Capitolo VII
Mentre i cannoni facevano a pezzi la trincea di Fossalta, lui giaceva schiacciato al suolo e pregava oh gesù cristo fammi uscire di qui. Gesù caro ti prego fammi uscire. Cristo ti prego ti prego ti prego cristo. Se riuscirai a impedire che mi ammazzino farò tutto quello che dici. Credo in te e dirò a tutti quelli che conosco che sei l’unico che conta. Ti prego ti prego gesù caro. Il cannoneggiamento si spostò lungo la linea. Ci mettemmo a rabberciare la trincea e al mattino spuntò il sole e la giornata fu calda e afosa e tranquilla e silenziosa. La sera dopo, tornato a Mestre, non parlò di Gesù alla ragazza della Villa Rossa con la quale andò su in camera. E non ne parlò mai a nessuno. 51
I romanzi di Hemingway sono stati i libri, che negli anni dell’adolescenza, hanno maggiormente contribuito alla mia formazione culturale: quasi iniziatici. Nel leggerli, durante le lunghe estati passate in Toscana dai nonni, prima, e ad Alassio, accanto al famoso Muretto di Berrino, dopo, sono nate la mia passione e la mia scelta di vita: viaggiare e scrivere, che continuano ancora oggi a 77 anni. Ecco dove ho incontrato le tracce del Premio Nobel nei miei numerosi viaggi in America Latina. Cuba. Ernest Hemingway visse a L’Avana dal 1939 al 1960, nella Finca La Vigia situata su di una bre53
ve collina, circondata da un verdissimo parco, nel quartiere di San Francisco da Paula, 15 km a sud dal centro, quartiere ormai assorbito dal tessuto urbano della capitale cubana. Nelle sue luminose stanze tutto è come l’ha lasciato il grande scrittore, compresa la sua macchina per scrivere con cui ha realizzato il suo ultimo romanzo Isole nella corrente. Mentre nel parco si apre l’occhio vuoto della piscina dove Ava Gardner ha nuotato nuda. E ancora. D’obbligo bere un mojito alla Bodeguita del Medio e un daiquiri al Floridita, come amava fare il Premio Nobel, anche se si è sempre immersi in una folla di turisti un po’ alticci. sull’Atlantico, dove Hemingway era solito andare a pescare e dove ha ambientato parte del suo romanzo Isole nella corrente. Iniziato nel 1950, fu pubblicato postumo nel 1970. Nel 1977 il regista Fran54
Cabo Blanco. Porto peschereccio nell’estremo nosciuto il pescatore, a quel tempo giovanissimo, che negli anni Cinquanta portava Hemingway con Ava Gardner e altri attori di Hollywood a pescare i black marlin. Ho raccolto le memorie e fotografato quanto resta di quegli anni ruggenti nel vicino hotel Cabo Blanco Fishing Club.
Da vecchio… Ecco come il Premio Nobel avrebbe voluto trascorrere i suoi ultimi anni. Ma purtroppo non ci riuscì. Sono concetti e parole che condivido. “Da vecchio, voglio poter essere un uomo saggio senza scocciare troppo”, fece una pausa mentre il cameriegli versava il Tavel. Hemingway assaggiò il vino e 55
fece un cenno col capo. “Mi piacerebbe vedere nuove battaglie, cavalli, balletti, naggi da bar, grandi puttane internazionali, ristoranti, vere una riga a riguardo”, disse. “Vorrei scrivere tantissime lettere ai miei amici e ricevere le loro risposte. Vorrei essere capace di fare l’amore E non voglio essere come Bernie Baruch. Non mi siederò sulle panchine al parco, ma potrei andarci a sfamare i piccioni, di tanto in tanto. E non avrei neanche la barba lunga, sarei solo un vecchio che non somiglia a Shaw”. Fece una pausa, accarezzandosi la barba col dorso della mano. Si guardò intorno con aria pensierosa: “Non ho mai incontrato Shaw. Non sono mai stato alle cascate del Niagara. Farei una bella gara di trotto, si è più bel cadavere dai tempi di Pretty Boy Floyd. Solo gli 56
stupidi pensano a salvarsi l’anima. Chi diavolo ci penserebbe mai? È un nostro dovere perdere l’anima con intelligenza, venderla come si venderebbe un’opinione da difendere. E cercare di renderla l’opinione più cara che . -
rosamente. “Basta preoccupazioni, basta pensieri”, disse.
Con le dita prese un lungo asparago e lo guardò senza grande entusiasmo. “Solo un uomo davvero bravo può riuscire a trovare un senso nella morte”, concluse. (da
Pietro Tarallo
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Capitolo VIII
Alle due del mattino due ungheresi entrarono in una taAvenue. Drevitts e Bayle arrivarono alla stazione di stavano uscendo a marcia indietro da un vicolo col furgone. Boyle sparò buttandone giù uno dalla cabina e uno dallo sportello posteriore. Quando vide che erano morti tutt’e due, Drevitts si spaventò. “Diavolo, Jimmy,” disse “non avresti dovuto farlo. Possiamo andare incontro a un mucchio di grane”. “Sono dei ladri, no?” disse Boyle. “Sono degli immigrati, no? Chi diavolo dovrebbe piantar grane?” “Forse stavolta è andata bene,” disse Drevitts “ma come facevi a sapere che erano degli immigrati 59
quando li hai fatti secchi?” “Immigrati,” disse Boyle “riconosco un immigrato a un chilometro di distanza”.
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“Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti.” (Ernest Hemingway)
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Pietro Tarallo davanti al busto di Hemingway nel bar El Floridita a L’Avana. Foto di Massimo Bisceglie 64
Capitolo IX
Il primo matador ricevette la cornata nella mano destra prese nella pancia e lui si tenne attaccato al corno con una mano mentre si premeva l’altra sul ventre, e il toro lo e lui giacque nella sabbia, e poi si alzò come un ubriaco e cercò di percuotere gli uomini che lo portavano via e urlò che gli portassero la spada, ma perse i sensi. Il ragazzo avanzò nell’arena e doveva ammazzare cinque tori perché i matadores non possono essere più di tre, e all’ultimo da. Riusciva appena ad alzare il braccio. Cinque volte ci provò e la folla taceva perché era un toro in gamba e sembrava che non ci fosse altra scelta, o lui o il toro, e 65
sabbia e vomitò e gli tennero sopra una cappa mentre la folla urlava e lanciava oggetti nell’arena.
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C’erano Ike e Tony e Jacque e il sottoscritto che giravano per il centro di Schio tre giorni di licenza e ti senti un gran dritto si guardava com’erano fatte, loro e io. Solo com’eran fatte, santo Dio. Perché la faccia non interessa quando hai solo tre giorni di licenza né ad Ike né a Tony né a Jacque né al sottoscritto. La faccia è gratis, la guardi, ne hai diritto perché la caviglia è un segno. Buono è il cognac anche se Martel non è, la caviglia ha segreti che tiene per sé. 67
Certe volte li serba, o li scambia con te. Fra tre giorni saremo di nuovo all’inferno, ecco perchÊ Da Ernest Hemingway, 88 poesie (Mondadori, 1998), traduzione di Vincenzo Mantovani
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Canto per i critici con le tasche piene di ranno ventiquattro critici che con me ce l’hanno sperano che crepi che ti lasci andare per poter essere i primi ad annunciare ogni sintomo di debolezza o di rapido declino. (Sono tutti uguali, il tedio è genuino, gente volgarissima, personaggi da strapazzo, tossicomani, soldati, prostitute, uomini senza cazzo) 69
Se non vi garbano, io certo non vi adulo e invece d’un consiglio mi compiaccio Questo, ragazzi, è l’augurio che vi faccio. Da Ernest Hemingway, 88 poesie (Mondadori, 1998), traduzione di Vincenzo Mantovani
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Capitolo X
Picchiarono il cavallo bianco sulle zampe e lui si sollevò sella. Le viscere del cavallo penzolavano in una massa bluastra e oscillavano avanti e indietro mentre partiva al piccolo galoppo, con i monos che lo picchiavano sulla parte posteriore delle zampe con le canne. Andava al piccolo galoppo, a scatti, lungo la barrera. Fermandosi si impuntò, e uno dei monos lo prese per le briglie e lo chi, si sporse in avanti e minacciò il toro con la lancia. del cavallo, che era nervoso e vacillante. Il toro non si decideva a caricare. 71
“Dicono che il seme di ciò che faremo è in noi tutti, ma vita scherzando quel seme sia coperto da un humus più ricco e da un letame di migliore qualità.” (Ernest Hemingway)
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Insegna del bar El Floridita a L’Avana, Cuba. Foto di Massimo Bisceglie 76
Capitolo XI
La folla urlò in continuazione e buttò pezzi di pane stanco, dopo tanti colpi di spada dati male, e piegò le ginocchia e si adagiò sulla sabbia e uno della cuadrilla si chinò sopra il suo collo e lo uccise col puntillo. La folla scavalcò la barrera e circondò il torero e due uomini lo agguantarono e lo tennero stretto e qualcuno gli tagliò il basso, con un viso olivastro, e ubriaco fradicio, e diceva dopo tutto è già successo prima. Veramente io non sono un torero molto in gamba. 77
Hanno detto di lui...
Elio Vittorini
I simboli nascono, in Hemingway, senza travaglio uterino; per elisioni, sottintesi, e ritorni di immagini: come Minerva nacque dal cervello di Giove. In ogni pagina di Hemingway noi troviamo come un fatto già vecchio dell’uomo che le vie della purezza sono simili a quelle della corruzione, e che la purezza è feroce, e che ogni velleità di ferocia è una velleità di purezza, e poi troviamo, implicito, un ideale stoico. 79
Sono di stoicismo i suoi simboli. Perciò appunto sembrano immotivati; o, specie dove descrive, e parla di Spagna, di Africa, di guerra, impressionisti. Egli racconta senza motivazione, non dice nulla che mostri o spieghi qualcosa, eppure convince che questa vita è gioventù, solo gioventù, un’orgia intrepida, e solo nella goventù è purezza, e l’uomo non importa se si logora o brucia, sarà uomo ancora nello stoicismo, sapendo bere la cicuta.
Storia contemporanea in Americana, Bompiani, 2012
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Emilio Cecchi
Il “dialogato” di Hemingway che nelle pagine scorre sempre di pelle in pelle, anche là dove non v’è ombra di interlocutori né di dialogo; ed è forse il miglior regalo che Hemingway fece alla letteratura; benché purtroppo fosse un regalo che doveva diventare prestissimo una sorta di contagio e d’infezione internazionale. Oggi ce lo ritroviamo fra i piedi ovunque e a ogni tratto. Nella prosa narrativa corrente, e nelle stesse corrispondenze giornalistiche; e consiste… nell’organizzare una sorta di “fugato” sopra un qualsiasi aforisma, una qualsiasi battuta della noia, della disperazione quotidiana. Hemingway ha veramente il genio di queste orchestrazioni a due o tre voci.
Introduzione a Americana, Bompiani, 2012 81
Cesare Pavese
Stendhal-Hemingway. Non raccontano il mondo, la società, non danno il senso di attingere a una larga realtà interpretando a scelta, a volontà – come Balzac. Come Tolstoj, come ecc. Hanno una costante di tensione umana che si risolve in situazioni sensorio-ambientali rese con assoluta immediatezza. Altre non ne saprebbero rendere… Su questa costante han costruito un’ideologia, che è poi il loro mestiere di narratori: l’energia, la chiarezza, la non-letteratura… Narrerà ora non chi “conosce la natura umana” e ha fatto scoperta di psicologie di realtà, esperienze angolari che gli rimano e cadenzano e ricamano il discorso. Hemingway ha la morte violenta.
Il mestiere di vivere, Einaudi, 2014 82
Capitolo XII
Se era vicino, proprio davanti a te, vedevi Villalta rivolgersi al toro ringhiando e maledirlo, e quando il toro caricava ruotare il busto all’indietro restando ben piantato nell’arena come una quercia investita dal vento, le gambe unite, la muletta trascinata sulla sabbia e la spada che ne seguiva la curva. Poi Villalta malediva il toro, gli agitava la muletta sotto il muso, e ruotava il busto all’indietro per sfuggire alla sua carica, fermo sulle gambe e con la muletta che descriveva la sua curva, e a ogni movimento dalla folla partiva un boato. Quando decise di ucciderlo accadde tutto di seguito, in un lampo. Il toro che lo guardava, pieno d’odio, proprio davanti a lui. Lui estrasse la spada dalle pieghe della muletta e prese la mira con lo stesso movimento e gridò 83
al toro: Toro! Toro! E il toro caricò e Villalta caricò e per un attimo furono una cosa sola. Villalta e il toro furopiedi e l’elsa rossa della spada che sporgeva ottusamente dalla gobba del toro. Villalta, con la mano alzata per salutare la folla, e il toro che vomitava sangue tra i mugzampe.
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Lo sapevi che...
L’avventurosa vita all’Avana di Hemingway era fatta di scrittura, spedizioni a bordo della Pilar, la barca d’altura che lo assorbì per anni in una vita da lupo di mare (ingaggiò anche una lotta con uno squalo, per disfarsi del quale sparò, col risultato di ferirsi a entrambe le gambe!), grandi feste con gli amici e grandissime bevute di rum, mojito, daiquiri e non solo alla Bodeguita del Medio, al Floridita e in altri bar. La vita di Hemingway è stata costellata tutta di piccoli e grandi incidenti. Dalle ferite di guerra provocate dalle schegge di mortaio a Fossalta, in Italia, 85
Bumby nei giorni intorno al Natale del ’27, che lo rese cieco per una quindicina di giorni, all’infortunio di Parigi nel 1928 quando gli crollò sulla testa un lucernario, causandogli nove punti sutura, agli incidenti incorsi durante un safari sfortunato in Africa nel 1953, quando fu coinvolto in ben due incidenti aerei, il secondo dei quali gravissimo e invalidante. Oltre ad aver vinto il Premio Pulitzer (nel 1953) e il Premio Nobel per la Letteratura (1954), Hemingway è stato il primo a vincere, in Italia, il Premio Bancarella (sempre nel 1953). Nel 1978 l’International Astronomic Union ha dato il nome Hemingway a un asteroide della fascia principale (la regione che contiene la maggior concentrazione di asteroidi del sistema solare).
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Nella casa di Key West, in Florida, dove Hemingway visse dal 1929 al 1939, si trovano ancora oggi i discendenti dei suoi gatti polidattili (cioè con un dito della zampa in più). Anche nella Finca Vigìa, a Cuba, lo scrittore viveva il suo tempo domestico circondato dai gatti. Di loro scrisse una volta: «Ai gatti riesce senza fatica ciò che resta negato all’uomo: attraversare la vita senza fare rumore.» Hemingway si è suicidato il 2 luglio del 1961 nel suo buen retiro di Ketchum, Idaho, a poche ore di distanza dalla morte di Louis-Ferdinand Céline, un altro fra i sommi scrittori del Novecento a livello mondiale, colpito da aneurisma nel villino-catapecchia di Meudon, nei pressi di Parigi.
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Capitolo XIII
schietti e poi tutti girarono l’angolo, ballando. La strada ne era piena. Maera lo vide e poi lo vidi anch’io. Quando smisero di suonare per sedersi sui talloni lui si accovacciò nella strada insieme a loro e quando ripresero a suonare saltò su e si rimise a ballare con loro lungo la strada. Era proprio ubriaco. Seguilo, disse Maera, mi odia. Allora scesi e li raggiunsi e lo acchiappai mentre stava accovacciato in attesa che la musica riprendesse e dissi: Andiamo Luis. Cristo, hai i tori oggi pomeriggio. Lui non mi diede ascolto, tutto intento com’era ad aspettare che la musica ricominciasse. Dissi: Non fare lo stupido, Luis. Torniamo in albergo. 89
Poi la musica riprese e lui balzò in piedi e si strappò da me e si mise a ballare. Io lo presi per un braccio e lui si liberò e disse: Oh, lasciami in pace. Non sei mio padre. Tornai in albergo e Maera era sul balcone a guardare nella strada per vedere se lo avrei portato indietro. Rientrò quando mi vide e scese al pianterreno, disgustato. Bé, dissi, dopo tutto è solo un messicano selvaggio e ignorante. Sì, disse Maera, e chi ammazzerà i suoi tori quando si sarà buscato una cogida? Noi, immagino, dissi. Sì, noi, disse Maera. Noi ammazziamo i tori dei selvaggi, e i tori degli ubriaconi, e i tori dei ballerini di riau-riau. Sì. Li ammazziamo noi. Altroché se li ammazziamo. Sì. Sì. Sì.
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“Un uomo non può morire che una volta; una morte dobbiamo a Dio e vada come vuole, chi muore quest’anno non dovrà farlo quello successivo.” (Ernest Hemingway)
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Illustrazione di Gianfranco Uber 94
Capitolo XIV
Maera giaceva immobile, la testa sulle braccia, il viso nella sabbia. Sentiva il calore e la vischiosità del sangue che aveva perso. Sentiva, ogni volta, il corno arrivare. A volte il toro si limitava a urtarlo con la testa. Una volta il nella sabbia. Qualcuno tirava il toro per la coda. Lo coprivano di contumelie e gli agitavano la cappa sul muso. Poi il toro sparì. Due o tre uomini sollevarono Maera e si misero a correre con lui verso le barriere oltre il cancelDeposero Maera su un lettino e uno degli uomini andò a chiamare il dottore. Gli altri rimasero lì in piedi. Il dottore arrivò di corsa dal corral dove stava ricucendo i cavalli dei picadores. Dovette fermarsi per lavarsi le mani. 95
Sopra, in tribuna, il pubblico urlava. Maera aveva l’impressione che ogni cosa diventasse sempre più grande, e poi sempre più piccola. Poi diventò sempre più grande, e poi sempre più piccola. Poi tutto si mise a correre sempre più in fretta come quando si accelera la velocità di proie-
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Hanno detto di lui...
Italo Calvino
azioni che compie, essere se stesso nella somma dei suoi gesti, nell’adesione a una tecnica manuale o comunque pratica, cerca di non avere altro problema, altro impegno che il saper bene fare una cosa: pescare bene, cacciare, far saltare un ponte, guardare una corrida come va guardata, anche far bene l’amore... Hemingway ha capito qualcosa di come si sta al mondo a occhi aperti e asciutti, senza illusioni nÊ misticismo, come si sta soli senza 97
angosce e come si sta in compagnia meglio che soli: e, soprattutto, ha elaborato uno stile che esprime compiutamente la sua concezione della vita, e che se talvolta ne accusa i limiti e i vizi, può nelle sue riuscite migliori (come nei racconti di Nick Adams) essere considerato il linguaggio più secco e immediato, più privo di sbavature e timidezze, il più limpidamente realistico della prosa moderna.
Hemingway e noi in Perché leggere i classici, Mondadori, 2014
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Sylvia Beach
Il nostro giovane amico è ora il padre riconosciumanzo o una novella in Francia o in Inghilterra o in Germania o in Italia, senza accorgerci che di là c’è passato Hemingway. È entrato persino nelle antologie per le scuole, per buona fortuna dei ragazzi, Devo dire che non mi sono mai preoccupata di sascrittore, e neanche gli scrittori giunti alla maggiozati; ma per una volta tanto penso che i lettori di Hemingway debbano sapere chi gli ha insegnato a scrivere: è stato Ernest Hemingway.
Shakespeare and Company, Sylvestre Bonnard, 2004 99
Alberto Moravia
I suoi libri migliori, lontanissimi da noi eppure belli, i soli che ci piacciano e che rileggiamo voe che hanno conservato il fascino della sua prosa infantilmente unidimensionale e spavalda, all’apparenza semplice e ordinata, in realtà piena di poetica ambiguità (non c’è ombra di razionalità nella prosa di Hemingway, chiunque abbia provato a tradurla, sa che va in pezzi e che occorre rifarla tutta da capo), luminosa e sempre un tantino convenzionale, i suoi libri che sopravviveranno come esempi di un ideale letterario di tutta un’epoca, Hemingway li scrisse fra il 1920 e il 1930 e sono in tutto due romanzi, Fiesta e Addio alle armi e il volume di racconti I quarantanove racconti. La semplicità o meglio la mancanza d’idee di Hemingway ne fanno uno scrittore di racconti piuttosto che di romanzi. Hemingway è stato il creatore di quella 100
particolare maniera di narrare al tempo stesso li-
Niente e cosĂŹ sia, in
, Bompiani, 2000
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Fernanda Pivano
Fuori dal tempo la sua prosa stellante e inimitabile, i suoi dialoghi dove le parole cadono come gocce di perle col peso di glabre verità inconfutabili, le sue innovazioni stilistiche e contenutistiche, il suo modo di narrare con un’aderenza alla realtà che veniva dall’ansia di abolire le sovrastrutture, resteranno come gioielli; pochi gioielli per una breve vita, scintillanti di una freschezza tanto più preziosa perché conquistata attraverso meditazione, ripensamenti, rifacimenti, ma soprattutto attraverso tagli severi che toglievano ogni intralcio mondo dove il ritratto della realtà era intriso di tragedia ma anche di amore per la vita.
Hemingway, Bompiani, 2001 102
Capitolo XV
Impiccarono Sam Cardinella alle sei del mattino nel corridoio del carcere di contea. Il corridoio era alto e stretpiccagione. Cinque uomini condannati all’impiccagione erano nelle cinque celle in fondo. Tre degli uomini da impiccare erano negri. Avevano molta paura. Uno dei bianchi sedeva sulla branda con la testa tra le mani. L’altro era disteso sulla branda con una coperta intorno alla testa. Da una porta nel muro uscirono sul palco della forca. Erano in sette, compresi due preti. Sorreggevano Sam Cardinella, che era in quello stato dalle quattro del mattino. 103
Mentre gli legavano le gambe due guardie lo tenevano su e i due preti gli dicevano qualcosa sotto voce. “Sii uomo, disse un prete. Quando andarono verso di lui col cappuccio da mettergli in testa Sam Cardinella no sorretto lo lasciarono andare. Erano disgustate, tutt’e due. “E se prendessimo una sedia, Will?” chiese una delle guardie. “Meglio che ce ne procuriamo una” disse un uomo con la bombetta. Quando si ritirarono tutti in fondo al palco, dietro la botola, che era pesantissima, fatta di quercia e d’acciaio e montata su cuscinetti a sfera, Sam Cardinella fu lasciato là seduto, ben legato, col più giovane dei due preti ingipalco un momento prima che la botola si aprisse.
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“Il mondo spezza tutti quanti e poi molti sono forti nei punti spezzati. Ma quelli che non spezza li uccide. Uccide imparzialmente i molto buoni e i molto gentili e i molto coraggiosi. Se non siete fra questi potete esser certi che ucciderà anche voi, ma non avrà una particolare premura.” (Ernest Hemingway)
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Hemingway all’Hotel Savoia Beeler, Genova Nervi 108
Indice Introduzione di Barbara Garassino e Massimo Morasso Sono cent’anni da quando... di Massimo Bacigalupo Lo sapevi che... Nella produzione letteraria... di Claudio Pozzani I romanzi di Hemingway... di Pietro Tarallo Hanno detto di lui... Lo sapevi che... Hanno detto di lui...
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