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VIENNA, secessione|movimento moderno: Otto Wagner e Adolf Loos

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VIENNA

secessione | movimento moderno

Otto Wagner e Adolf Loos


VIENNA 1857 Ringstraße

Fino al 1857 la città di Vienna era racchiusa e difesa da due cinte murarie: quella interna, più antica, che difendeva la città storica di impianto medievale, e quella più recente (Linienwall) che difendeva i quartieri periferici (Vororte) costruiti dal ‘600 in poi. Una larga fascia di territorio (il Glacis) profonda tra 500 e 1000 m. all’esterno della prima cinta era stata lasciata libera da edificazione per esigenze militari. Il Glacis si era inizialmente configurato come elemento di separazione tra la città antica (Altstadt), sede della corte e dell’amministrazione, con tessuto edilizio compatto e sistema viario tipicamente medievale modificato solo da alcuni inserimenti settecenteschi, e i quartieri più recenti, meno densi ed abitati anche da famiglie borghesi e dell’aristocrazia. Già nei primi decenni del secolo XIX la sistemazione con alberature, viali per il passeggio, caffè e chioschi aveva iniziato a mutare il significato e gli usi di questo spazio. Dopo i moti rivoluzionari del ‘48, l’ascesa della borghesia liberale, il contrastato ma inevitabile passaggio dal regime assolutistico alla monarchia costituzionale, la straordinaria crescita della città come centro motore dell’impero asburgico, un aumento della popolazione sono i fattori determinanti di una trasformazione urbana di largo respiro. Nel dicembre 1857 un editto imperiale stabilisce la demolizione della prima cinta muraria e una nuova utilizzazione del Glacis In realtà l’amministrazione dello Stato aveva elaborato nei mesi precedenti due proposte di sistemazione del Ring, nelle quali già comparivano, con soluzioni diverse, alcuni degli elementi di base del concorso (area per esercitazioni militari, residenza imperiale, boulevard alberato lungo l’anello, quartieri residenziali privati). L’Amministrazione tuttavia non fece proprio nessuno dei progetti premiati, ma affidò all’architetto Lohr e ad una commissione composta dai primi tre classificati (1° F. Stache, 2° L. Forster, 3° E. Van der Null , A. Siccard von Siccardsburg ) e da funzionari ministeriali, il compito di elaborare una proposta definitiva, che venne approvata nel 1859. Nei contenuti del bando, nella decisione di destinare i 4/5 dei terreni del Glacis ai monumenti, agli spazi e agli edifici pubblici, alle strade, ai parchi, e di riservare solo 1/5 agli edifici privati (i cui contributi serviranno a finanziare parte dell’operazione pubblica), nei risultati della commissione e nella risolutezza con cui si iniziano i lavori, si esprime una chiara determinazione a fare di Vienna una grande e solenne “capitale imperiale”


Vienna 1858


Vienna 1860


Otto Wagner Vienna 1841-Vienna 1918

Egli vive quando le grandi capitali Europee subiscono delle grandissime trasformazioni in cui perdono il loro carattere di identità organiche. Quello che sta accadendo a Vienna suscita in lui un espressione che verrà così ricordata: “L’eclettismo della città ha festeggiato le sue orge” (Eclettismo come mancanza di stile e di unità) Wagner dal 1850 frequenta l’Akademisches Gymnasium di Vienna mostrando una notevole predisposizione nell’arte del disegno e dell’Architettura. Nel 1857 si iscrive al Polytechnisches Institut viennese e dopo tre anni si trasferisce a Berlino per frequentare la Königliche Bauakademie dove incontra Schinkel con il quale affronta il tema della città moderna, (Berlino verrà trasformata da come un oggetto del Re di Prussia). I suoi studi tuttavia terminano di nuovo a Vienna presso l’Akademie dove è allievo dei due progettisti dell’Opera: Eduard van der Nüll e August Siccard von Siccardsburg presso cui divenne professore nel 1894.

Wagner esprime una visione unitaria, mutata dai grandi architetti-paesaggisti del Rinascimento e del Barocco: la città aperta, sintesi di valori spaziali, estetici, funzionali e storici; una continuità spazio -tempo dove la ripetitività non deturpi, e sia interrotta da luoghi di servizio e di incontro che diventino “punti di quiete” e di riferimento. L’attenzione maggiore è la strada e alla piazza, dove individuo e architettura diventano città via. L’esperienza della metropolitana contribuisce più di ogni altra cosa a formare la visione urbana e urbanistica di Wagner: esigenza di un percorso rapido e aperto che unifichi la città nel suo divenire, nel suo farsi metropoli illimitata, porta necessariamente ad allineamenti, a incroci ad angolo retto, a blocchi edilizi squadrati, a una apertura sul territorio. Questa unità per Wagner, può essere ottenuta solo con l’arte e un’arte che esprima i tempi nuovi poiché “ la città e la più moderna delle cose moderne”.

Egon Shiele: ritratto Otto Wagner 1910

Architetto della metropoli


…la composizione dovrà sempre adattarsi al materiale e alla tecnica, mai viceversa. […] La composizione dovrà tener conto del luogo, del tempo, della moda; le opera d’arte del passato che hanno tenuto conto di questi aspetti possono ancor oggi essere riconosciute in rapporto al sito, al tempo e all’aspetto esteriore […]. Poiché i paesi dell’area civilizzata si esprimono e vivono con una certa uniformità, le differenze saranno limitate essenzialmente ai materiali e al clima”. Wagner, Otto, Architettura moderna pag68-71


Villa Wagner I 1886

Hüttelbergstraße 26, Vienna

Decide di costruire a Hutteldorf, poco fuori Vienna, un aulica residenza estiva per se e per la sua famiglia. L’edificio è costruito in stile neopalladianesimo, a pianta simmetrica forma di parallelepipedo affiancato da due logge laterali, ed e circondato da un vasto giardino anchesso disegnato da Wagner. Una grande scalinata serve l’accesso al portico che è sostenuto da quattro maestose colonne di ordine ionico. Sulle pareti laterali l’architetto ha fatto incidere due motti che rimandano ai due prinipi che stanno alla base del pensiero architettonico: funzionalità “Artis sola domina necessitas” e Bellezza “Sine arte sine amore non est vita”.


Standtbahn 1894-1901

(Metropolitana)

Il suo primo incarico dopo la nomina nel 1894 a Consigliere superiore per l’edilizia. In sette anni vennero realizzate una quarantina di stazioni, una quindicina di ponti e viadotti e una linea ferroviaria di circa 80km fra piano sotterraneo e sopraelevata. E tuttavia profondamente inserita nella struttura urbana esistente, e dal punto di vista formale le stazioni si differenziano in relazione al tessuto urbano nel quale sono collocate. Così i Karlsplatz le stazioni gemelle ( “gabbiette “) risentono della presenza eclettica dell’ opera di Fischer von Erlach, generando una dualità tra storicismo e il nuovo stile che proprio in quella piazza lo stesso anno, veniva rappresentato dal Palazzo della Secessione di Olbrich; L’Hofpavillon, stazione all’aperto dinanzi a Shönbrunn, è come un opera conclusa nella campagna, un tempietto di caccia o sala d’aspetto stile impero ad uso degli ospiti di corte. Il treno passa sotto al padiglione mentre la stazione lo sovrasta richiamando con una cupola e tamburo la chiesa di San Carlo, simbolo della città. Accanto alla stazione c’è un portico in ferro per accoglere la carrrozza imeriale, evocando la modernità agrappata alla tradizione; tuttavia appare leggermente stonato, come volesse annunciare l’avvento inevitabile della modernità.


Ankerhaus

1894-1895 Spiegelgasse 2, Vienna Commissionata a Wagner dalle assicurazioni Anker. La verticalità viene esasperata rispetto alle quinte della piazza, il prolungamento dei pilastri sembrano diventare obelischi, ma l’impressione viene smorzata dalla trasparenza ferro-vetro che ingabbia la struttura tradizionale: il basamento due agili piani curtain-walls (tendaggio) destinato a magazzino e lassù per assonanza, una serra galleggiante, adibita a studio fotografico con torretta piramidale e semisfere, occhio sulla città. Dunque possiamo leggere la tradizione racchiusa sopra e sotto dalla modernità, difficoltà di trattenere assieme moderno e tradizione ma anche il continuo trasformarsi del linguaggio.


Majolikahaus

1898-1899 Linke Wienzeile 28/40, angolo con Kostelegrasse, Vienna Conclusi i lavori per la metropolitana costruisce due case per appartamenti, per le quali viene incolpato dai contemporanei d’aver tradito la tradizione viennese ed essersi allineato con il movimento moderno della Secessione (nasce nel 1898, con lui altri architetti come Hoffman Olbric Loos, ma poi ci sarà una sorta di chiusura del gruppo rispetto al movimento moderno). Le due palazzine sono adiacenti si snodano attorno a corti imponenti molto decorate. Dai prospetti non riusciamo a leggerne l’articolazione interna dato dalla regolare scansione ritmica delle aperture. Il blocco d’angolo ripropone strategie architettoniche conosciute: balaustra in ferro che va ad agganciarsi all’edificio apparentemente tradizionale se non fosse per la ricca decorazione che lo caratterizza. Maiolica perché l’intera facciata è rivestita interamente da tessere di maiolica, che riportano un disegno floreale. Non si vede mai il muro, la struttura totalmente rivestita in nome della modernità. Wagner continua ad riflettere allo stile ed all’utile. La maiolica consente il massimo dell’igiene e si presta ad essere lavata in nome della modernità. Stile dell’utile La ricca decorazione floreale ci mostra che tutto quello che noi osserviamo è una maschera, una forma transeunta, in continuo movimento. Viene chiaramente espresso il tema Semperiano come qualcosa che si sovrappone alla struttura, per cui la finestra è un taglio all’interno di una tenda, che interrompe il rivestimento decorativo. La facciata una cortina calata davanti al prospetto. La decorazione che restituisce la facciata ondeggiante instabile.


Chiusa sul Donaukanal 1904-1906 Vienna

A causa della sua posizione in riva al Danubio, Vienna era stata, per secoli esposta alle inondazioni. Tra il 1869 e il 1875, vennero eseguiti i lavori di rinforzo del Dounakanal, quel braccio del fiume povero d’acqua che attraversa la città e ne divide il centro nei distretti Innere Stadt e Leopoldstadt; l’intervento era finalizzato a ridurre il pericolo delle piene. 1892 approvata una legge, contemporaneamente alla costruzione della ferrovia urbana, proponeva la trasformazione del canale in un porto commerciale: per assicurarne il funzionamento anche nei periodi di siccità era necessario regolarne il regime. Wagner tra il 1894 e il 1908 incaricato dalla commissione per il traffico progettò e costruì la diga di Nußdorfe la chiusa di Kaiserbad. Di quest’ultima rimane solo la fabbrica di controllo, appare come immerso nell’acqua e spezza con discrezione il paesaggio fluviale, il disegno prospettico lo fa apparire come elemento di continuità della banchina, da cui emerge come natante ormeggiato; le rampe al piano superiore sembrano fare parte di un tutt’uno con il muro della banchina e il disegno delle mattonelle blu e bianche a greca ondeggiante ripete lo scorrere delle acque. E’ fortemente attento alla cura dei particolari, diventa così una lieta sosta nello scorrere del traffico fluviale, come avviene dall’altra parte del canale dove la banchina sembra percorsa dalla metropolitana e interrotta da una discreta stazione. Il tema del rivestimento è presente ricoprendo la struttura muraria con lastre di granito il basamento e marmo bianco sulla fascia centrale entrambe chiodate con la stessa tecnica costruttiva adottata per il rivestimento della chiesa di San Leopoldo realizzata negli stessi anni e anche per la Postsparkasse.


Chiesa di San Leopoldo 1905-1907 Baugartner Höhe 1, Vienna

La chiesa di San Leopoldo sorge nel quartiere dell’ospedale psichiatrico Steinof dove avveniva la ricerca circa le malattie mentali. Wagner viene chiamato a progettare una chiesa, che distribuirà seguendo un impianto molto tradizionale (a croce greca con pronao) alla quale sovrappone un’altro linguaggio. Opera contemporanea alla Postparkasse, dai caratteri neoclassici con evidenti risonanze alla Nikolaikirche di Shinkel a Postdam. La calotta emisferica della cupola, rivestita in rame, e in origine con scanalature dorate, nonché gli interni lucenti fanno pensare alle architetture balcaniche e perfino iraniane.


La plasticità viene accresciuta all’esterno dai contrasti fra il basamento di muratura, le lastre di marmo (spesse 2cm), bullonate e in parte sovrapposte, (dettaglio che ha permesso di risolvere alcuni problemi di tenuta delle lastre alla superficie muraria).


Le soluzioni piÚ originali sono nella cupola, ribassata di 17m, con un soffitto che risolve i problemi di acustica e di riscaldamento, a piastre rabitz ancorate a un’armatura metallica. La struttura portante della cupola è a travi reticolari a estradosso curvo convenienti alla base della lanterna, portato da pilastri reticolari inclinati. Le feritoie del tamburo dirigono la luce sulle vetrate del soffitto.


La matrice funzionale si esprime a vari livelli: i materiali incorruttibili, facili da pulire e igenici; la luminosità non ostacolata e la comodità; la convergenza naturale verso i luoghi delle cerimonie e i messaggi iconografici, sono solo gli aspetti tecnici di un attenzione rivolta alle profonde esigenze degli utenti; non è una casa di Dio, che prostra o esalta, ossessiona o redime; è il luogo gioioso d’incontro per malati per i quali la luce, i colori e i messaggi semplici sostituiscono i dogmi e i misteri. Il tema si presta anche a realizzare un Gesamtkunstwerk (Opera d’arte totale) termine usato per la prima dal filosofo teologo Karl Friedrich Eusebius Trahndorff poi dal 1849 adottato anche da Richard Wagner nel suo (Arte e rivoluzione) dove tutte le arti musica poesia e arti figurative convergono al fine di realizzare una perfetta sintesi delle diverse arti. Qui viene colto il meglio dell’esperienza secessionista: le vetrate sono di Kolo Moser, i mosaici degli altari di Remigius Jeiling e Rudolf Jettmar, le statue dei Santi sui campanili di Richard Luksch.


Postsparkasse 1903-1912

Georg-Coch-Platz 2, Vienna

La Postsparkasse rappresenta pienamente il nuovo secolo e la nuova architettura. Nessuna reminescenza di stili storici, niente architettura di palazzo, neppure rinascimento libero, ma solo stile utile. Il rivestimento esterno in lastre di granito e marmo inchiodate da bulloni di aluminio, nascondono interamente la struttura muraria, (tecnica usata anche nella chiesa di San Leopoldo e per la chiusa di Kaiserband) nel volta testa dell’angolo però,Wagner svela la sua tecnica costruttiva: definisce e mostra chiaramente ogni elemento architettonico, a partire dal rivestimento, il suo ancoraggio e la struttura portante. L’alluminio oltre che nei bulloni compare anche nei radiatori e nel rivestimento dei pilastri della sala, nei pilastri della pensilina d’ingresso, nelle finiture delle porte d’ingresso nei parapetti delle scale e nella statuaria. Le lastre che rivestono le pareti esterne sono in leggero rilievo vivacizzando plasticamente l’edificio. Nel corpo centrale dove dovrebbe esserci il massimo della stabilità visiva, si concentra il massimo della decorazione restituendo la forma in continua vibrazione, in continuo cambiamento. Il basamento richiama bugne ad onda che si mostrano come rivestimento.

“L’impronta dei nuovi materiali e delle nuove tecniche deve essere evidente nella forma artistica” O.Wagner. Le pareti delle stanze, delle scale e dei corridoi sono rivestite in marmo, l’architetto allude al tappeto semperiano (oltre al motivo decorativo, anche i giunti della volta rimando alle cuciture di un tappeto). L’architettura si presenta ancora una volta nella sua complessa dualità: composizione e costruzione, struttura e rivestimento.


Villa Wagner II 1912 Hüttelbergstraße 28, Vienna

Nel 1912 costruisce la sua seconda villa, completamente nuda con basamento appena accennato mentre tutta la decorazione è concentrata sulla porta d’ingresso con forma telescopica racchiusa nella porta :“la decorazione è sul punto di partire, sul punto di lasciarci”. L’opera si presenta composta, ritmata e perfettamente dimensionata. Il richiamo a Loos e Hoffman non è senza significato. Quest’opera che è anche l’ultima è la più moderna. Wagner accoglie qui il razionalismo dell’uno e il geometrismo dell’altro; non può rinunciare all’ornamento, che fa parte della sua sessa idea di architettura, ma lo appoggia su un impianto ai limiti della sobrietà simile alle “scatole” loosiane. L’organizzazione dell’interno e tutta nuova: i servizi al piano seminterrato, hall loggia e soggiorno al piano rialzato, ambienti notte al piano superiore.


Ogni nuova creazione, se vuole essere veramente moderna, deve corrispondere alle esigenze del nostro tempo e ai nuovi materiali, deve esprimere nel migliore dei modi la nostra mentalità democratica e responsabile, deve tener conto delle enormi conquiste tecniche ed economiche e dello spirito pratico tipico dell’uomo moderno […]. A differenza dei nostri predecessori, ai quali erano stati tramandati pochi motivi e avevano poche possibilità di scambio coi popoli vicini, noi, grazie ai nuovi rapporti sociali e alle conquiste di questi tempi, abbiamo a disposizione tutta la scienza e le possibilità del mondo”. Wagner, Otto, Architettura moderna pag.65-66


Adolf Loos Brno1870 - Kalksburg, Vienna1933


Caffe Museum Brno1870 - Kalksburg, Vienna1933


American Bar


Casa in Michaelerplatz Goldman & Salatsch , Michaelerplatz 3, Vienna 1909


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