Skip to main content

Ibrahim Kodra

Page 1

IBRAHIM KODRA


Descritto come un uomo dalla presenza importante, con passo deciso e massiccio, occhi vivi, irrequieti e pieni di luce, albanese d’origine, milanese d’adozione, di Ibrahim Kodra hanno scritto molti personaggi della scena artistico-culturale italiana e internazionale. Kodra arriva in Italia, a Milano, nel 1938 e subito si iscrive all’Accademia di Brera dove inizia un percorso e una carriera che, da lì a poco, lo porta ad affermarsi tra le più grandi personalità del mondo artistico contemporaneo. Concentrato inizialmente su disegni che esprimono la drammaticità del secondo conflitto mondiale contemporaneo a quel periodo, trova nella Brera di quegli anni il dialogo a lui più congeniale sia seguendo il lavoro di Funi e Carpi sia prendendo parte ai gruppi “Corrente” e “Oltre Guernica”. Nell’immediato dopoguerra Kodra partecipa come tutti gli altri artisti al cambiamento e alla ripresa della vita civile e culturale: il desiderio comune di dimenticare il recente tragico passato porta al superamento delle tecniche pittoriche convenzionali, in un fermento verso le nuove esperienze figurative che si erano già avviate in Eu-

ropa e in particolare in Francia. Ibrahim Kodra sperimenta le esperienze più significative dell’arte moderna come il cubismo e Picasso, Klee, Kandinskij, Mirò, Mondrian e la produzione degli anni Cinquanta vede protagoniste sia ricerche spaziali e astratte, sia ricerche di tendenza cubista. Questi sono per Kodra anni di studio molto attento, in cui rivolge un lungo processo di ricerca allo sviluppo di un suo linguaggio personale e inconfondibile, che possa esprimere la sua ispirazione al di là di ogni riferimento stilistico. È negli anni Sessanta che avviene la svolta cruciale per la sua arte: rivolgendo l’attenzione verso la ricerca di forme ed effetti cromatici nuovi, in cui le variazioni della luce si integrano alle geometrie delle forme, riesce a realizzare opere di forte emotività e dimensione magica, i cui elementi strutturali conferiscono a Kodra un’unica e propria personalità artistica, al di fuori di “scuole” o tendenze. L’approfondita esplorazione di immagini informali sfocia in una geometria pura, in cui le forme si trasformano in simboli che rimandano a un’origine totemica, graffitica, nuovi

3


Quei soldati di Kodra superano Guernica per diventare Street art

4

segni di un linguaggio universale che rimandano alla purezza dei segni antichi. Non a sproposito, Paul Eluard lo definì, nel 1947 “il primitivo di una nuova civiltà” facendo riferimento proprio al superamento evolutivo del linguaggio pittorico europeo. La scelta dei soggetti, personaggi inventati che lui chiama totem o idoli, ci riporta alla cultura popolare della sua terra d’origine e i colori emanano profumi orientali con un’accentuazione cromatica tipica dell’arte bizantina. Marco Valsecchi scrive di lui nel 1957: “Si direbbe che Kodra tra le tante sfaccettature del tardo cubismo del primo dopoguerra, abbia rintracciato le scaglie luminose dei vecchi mosaici bizantini, i bagliori delle antiche moschee e la favolosità dei pastori che bivaccavano sulle pendici dell’Olimpo”. L’Oriente entra senza schemi in una fusione magica tra una geometria delle forme - che si distribuisce creando un’architettura naturale con richiami futuristi - e una suggestione cromatica delle tonalità dell’azzurro sparse in modo graduale, riuscendo a coniugare in modo morbido

il suo vissuto milanese e le sue radici culturali albanesi. Spazialità e geometrizzazione delle figure si aggiungono a un universo surreale, ingenuo e favoloso. Ibrahim Kodra è l’artista che ha fatto suo il costruttivismo geometrico e l’ha reso poetico e magico. Dolce. Ne ha fatto la chiave per esprimersi e celebrare, a modo suo, la vita. La mostra “Ibrahim Kodra” presso la galleria Gare82 di Brescia presenta 42 opere dell’artista che raccontano l’arco temporale compreso tra il 1972 e il 1977, provenienti dalla collezione privata dei fratelli Ferdinando e Mario Spalinger che con Kodra hanno sempre avuto un rapporto di profonda stima e di cui sono stati mecenati nel corso degli anni Settanta. Ringraziamo la famiglia Spalinger / Baricelli, la Fondazione Ibrahim Kodra e il suo Presidente Fatos Faslliu per il prezioso supporto senza il quale quest’esposizione non sarebbe stata possibile.

Federica Picco

Uomini geometrici, post-cubisti, sbalzati dall’oscurità dei centri di potere; non più eroi sul filo della morte, monumenti guernichiani, ancor romantici, nella plasticità eloquente del sacrificio picassiano ma geometrie umanoidi nei caratteri squadrati della propaganda sovietica e comunista. È certamente quest’imprinting lontano di una scrittura coercitiva, impositiva, innaturale, dominatrice, nella quale il rosso predomina, a creare gli spazi compressi dei soldati di Kodra, altra grande k del Novecento, ancora da esplorare approfonditamente con il fine di tirare, dall’ordito, tutti i fili che ressero la Street Art metropolitana, costituendone un incunabolo prezioso. Kodra, albanese di formazione eminentemente italiana, - tra Metafisica e Novecento - assunse il linguaggio del movimentismo anarchico e post-sessantottesco. Un precedente urlato della Street Art metropolitana dell’incursione notturna, quello dell’artista, dell’attentato semantico ad ogni ideologia o comunque un compagno di strada, degli esordi. E a ben vedere questi uomini più cubitali - quanto caratteri tipografici - che cubisti sono lettere di un alfabeto violento, che è già writing.

Nonostante egli praticasse essenzialmente pittura di cavalletto - pur, anche, in formati d’ampia eloquenza - ne stabiliamo immediatamente un nucleo di prototipo dell’arte urbana che, in Kodra, coglieva suggestioni sia dal muralismo di matrice socialista che dalla decorazione di Novecento, immersa in una soluzione picassiana. Ma che beveva violenza anche dalle scritte da sottoportico. Accesi sono i colori, schematiche e simboliche le figure-lettere di Kodra, dal cui cognome dardeggia qualcosa di terribilmente evocativo, quanto un presagio; la kappa dell’Est e l’assonanza con il nome del serpente mortale, qualcosa di spaventosamente moderno: il signor K, degenerazione umana ad opera dello Stato; un Uomo gettato negli intricati, labirintici corridoi di un Castello, del quale non afferra né topografia né significato, in un processo infinito che schiaccia l’individuo attraverso la struttura deformante di organi giudicanti e plotoni d’esecuzione, e soldati con la mandibola di carri armati che hanno cancellato, in sé, ogni parvenza umana e sono semplicemente figure componibili, unità di base per le mostruose costruzioni di un mondo disumanizzato.

5


6

Con certezza, il periodo più autenticamente ribellista e proprio, nel segno e nello sviluppo plastico, in Kodra è quello post cubista, che annette certe suggestioni di Picasso. Ma se, nel maestro catalano la strage del bombardamento è catarsi tragica per una tensione alla democrazia, in Kodra il linguaggio di denuncia rivela una completa sfiducia in ogni forma di Stato. È il disagio, il dolore, il nichilismo armato che avanza, attraverso catene di comando entro le quali poliziotti o militari non sono più opliti greci, né fanti latini ma meccanismi biologici atti allo scontro, ripetitivi, robot senza valore, da abbandonare al di là di reticolati nel momento in cui mostrano i primi cedimenti. Eccolo allora, vedere proiettati, in grandi spazi, attraverso tele di dimensioni ragguardevoli, che avvertono la seduzione picassiana, i racconti dell’immane quotidiana angheria dello Stato, la bugia, la violenza istituzionale istituzionalizzata. Opere nelle quali Kodra prefigura, attraverso uomini in scatola, come merde d’artista esposte in un infinito supermercato di scatolame, con la razione K. Linguaggi da treno in corsa, da cavalcavia, da periferia urbana. È in questa luce che egli è un predecessore di quell’atto di massa che trasforma la tradizione del muralismo o della protesta scritta in un atto collettivo, mai autorizzato, sempre osteggiato. Questi soldatini di plastica, quei burocrati ordinati e stilizzati, perfetti per essere rinchiusi in scatole di giochi, du-

rante i periodi di tregua, scuotono l’anima di chi li osserva. Primavere di Praga, ribellioni ungheresi; siberie ma pure, arretrando, le ragioni dei cultori del mitra nella religione totalizzante della guerra di tutte le dittature novecentesche, uscite dallo stesso ceppo, quello del socialismo massimalista e finalizzate al controllo dei mezzi di produzione attraverso una sorta di repubblica dei filosofi. Questa vis politica Kodra - che aderì anche al movimento partigiano - assorbe, all’esordio, da Achille Funi, eloquente muralista negli anni del Fascismo, colui che, su un ponteggio, stava a disquisire con gli allievi sulla forza di ogni singolo personaggio dell’Iliade o dell’Eneide per stabilire se in uno scontro armato, mai affrontato, due avversari che non avevano mai incrociato le armi, in Omero o in Virgilio, avessero avuto la forza di atterrare l’avversario; e chi mostrasse più slancio. Kodra vide, in Funi, suo maestro, la pittura di grandi muri, di eroi antichi, riflessi nel presente. Ma l’artista albanese scarta l’idea d’ogni eroe mitico come se dietro all’atto di eroismo si nascondesse, in verità, una pura sopraffazione. Per questo i suoi superuomini di massa sono tutti identici, soldatini idioti ma violentissimi, specie se messi uno accanto all’altro, nel secolo breve, drammatico, terribile in cui il Nulla ha prevalso sull’uomo.

Maurizio Bernardelli Curuz

Se Kodra fosse vissuto in epoche remote, anziché pittore potrebbe essere stato alchimista. Nella sua lunga avventura verso la ricerca dell’Acqua di Vita, l’antico alchimista percorreva il difficile tortuoso itinerario che oggi si suole chiamare processo di identificazione. Nella sua altrettanto lunga avventura di creatore d’immagini, Kodra rifà lo stesso processo: una discesa alle origini per riconoscersi, per decifrarsi, per definirsi. L’Acqua di Vita non è mai sortita dagli alambicchi poiché al fondo dei misteri chiariti si colloca il grande mistero impenetrabile. Kodra non pretende d’esserne il solutore, s’accontenta di dare sembianza ai fantasmi con i quali si è intrattenuto durante le sue passeggiate nel territorio del meraviglioso. Quel territorio si estende su geografie culturali diverse e tuttavia l’una all’altra vincolate da quel comune denominatore ch’è la mediterraneità: un modo di essere e di sentire che va scomparendo per l’allarmante livellamento imposto dalla civiltà contemporanea che uniforma ideologie e comportamenti ma che in Kodra resiste indenne ed è anzi la molla che fa scattare i suoi viaggi ideali. Viaggi nei reami delle memorie perdute, nei fondali di una storia a noi proveniente in termini di mito o di leggenda. Viaggi che hanno per meta Cnosso e Atene e poi la Persia e poi Bisanzio: come l’alito del vento piega appena una foglia, così l’eco di una cultura ritrovata sommuove una linea o sollecita un timbro cromatico. Le immagini di Kodra

di pongono all’incrocio del passato e del presente, del mito e della realtà- Sono stratificazioni di memorie ancestrali, di portati culturali, di umori personali e, tuttavia, definite nel segno certo di una individualità creativa. Il giovane albanese che sbarcò in Italia in stagioni ormai lontane era sollecitato da quella curiosità intellettuale comune a tutti gli esponenti delle verdi generazioni. Molti, fra loro, indipendentemente dall’origine e dalla formazione, si disorientarono e, soprattutto dopo i ’45, cedendo alle lusinghe esercitate dalla pluralità di proposte cosiddette “europee”, finirono per anonimizzarsi in quella specie di esperanto di comodo che fu dapprima il post-cubismo, quindi l’informale. Kodra, invece, anche a costo di sembrare controcorrente, continuò nell’intimo i suoi pellegrinaggi fra Europa e mediterraneità. Una fatica ostinata ma anche una insopprimibile esigenza interiore. I pellegrinaggi gli furono giovevoli. Gli fu giovevole persino il ricordo dell’arte popolare levantina, dei tessuti, dei vetri decorati, delle maioliche dei contadini della sua terra. Gli fu giovevole, sull’opposto versante, saggiare i modi delle avanguardie storiche, anche in questo rivelando l’istinto innato verso la causa prima e il dubbio conseguente per gli svolgimenti successivi, il netto rifiuto ai manierismi di comodo. Nel suo processo d’identificazione, a dir vero, Kodra non ha mai temuto confronti e scontri, nemmeno quando

7


8

dinanzi a lui poteva insorgere, drammatica, l’antitesi dei dati, l’inconciliabilità degli opposti. Da alchimista paziente ne ha tentato il riavvicinamento, poi la fusione. La fusione di quei dati è la conquista del suo linguaggio maturo. Guardiamo queste opere, perché da sole fanno conferma. La frontalità bidimensionale dell’immagine reca con sé la grazia lieve del mosaico e, in pari tempo, potenzia l’icasticità delle componenti, il valore cromatico delle tessere e l’incisiva definizione del segno. Eppure l’immagine non fluttua nello spazio: se la lezione del cubismo non è passata senza lasciare traccia, essa deve pur fare i conti con la concezione orientale dell’immagine che si fonda sulla fissità. A questo punto, però, ciò che la fissità riteneva di ieratico, di sacrale, qui si europeizza su linea moderna: si fa laico e si tinge dell’impalpabile sostanza dell’ironia intellettuale. Che sono poi gli indizi della fusione cui si alludeva poc’anzi. Indizi che si possono individuare anche in alcune scelte tipologiche operate da Kodra, le figure singole e la coppia. Nonostante taluni attributi che paiono immettersi nel cuore delle nostre stagioni - gli strumenti musicali, ad esempio – essi si stagliano in una sfera fuori del tempo, incorrotta dagli eventi esistenziali. Sono, essi, i piccoli numi di un olimpo

sconosciuto, “minore”, più fiabesco che sacrale, sortito appunto dalle intese fra Levante e Occidente. Piccoli numi discesi a dialogare con gli uomini: riconoscibili ma inaccessibili, come il loro sorriso tanto remoto quanto ambiguo. E numi sono quelli che, per via di metamorfosi, si inverano nella coppia: il Re e la Regina, il Sole e la Luna o, se si vuole, Zeus e Demetra. Istintualmente, in questa immagine Kodra celebra concretamente la conciliazione degli opposti, regredita a livello di terrestrità, affermano in tal modo la sua visione del mondo, ch’è visione di pace, di fratellanza, d’amore. Scavalcando la tragica dissociazione fra Antigone e Creonte, l’artista inneggia alla verde dea che simboleggia il principio matriarcale finalmente congiunta in serene nozze col bruno dio del fuoco e dell’officina, il principio patriarcale. Sono pagine, ripeto, che rendono piena testimonianza del linguaggio maturo di Kodra. Non si può dire se i percorsi del nostro alchimista siano conclusi. Si può dire però che se gli antichi colleghi cercavano la pietra capace di trasmutare in oro ogni metallo vile, Kodra ha ritrovato in più occasioni l’oro che preferiamo: l’oro della poesia.

Carlo Munari, “L’oro della poesia”

LE OPERE


10

11

SENZA TITOLO tecnica mista su carta intelata 50x70


SENZA TITOLO tecnica mista su carta intelata 50x70

12

13

ARMONIA tecnica mista su tela, 54x65, 1977


VULCANO IN ERUZIONE tecnica mista su tela, 60x73, 1975

14

NEL CANALE DI SUEZ tecnica mista su tela, 80x80, 1976


CONVERSAZIONE tecnica mista su tela, 100x100, 1975

17

È NATO UN UOMO tecnica mista su tela, 60x73, 1977


18

19

PESCA SUB tecnica mista su tela, 60x73, 1975


20

21

IDOLO tecnica mista su tela, 50x70, 1975


22

23

IDOLO DEL MARE tecnica mista su tela, 65x80, 1974


OMAGGIO A THOMAS MANN tecnica mista su tela, 100x81, 1974

24

UN CASO DI COSCIENZA tecnica mista su tela, 150x150, 1973


26

AMORE E ODIO tecnica mista su tela, 150x150, 1974


IL PRIMO DONO tecnica mista su tela, 100x81, 1974

28

SUONATORI tecnica mista su tela, 80x80, 1973


30

PRIMO INCONTRO tecnica mista su tela, 90x90, 1974


ERANO GIOVANI, SPAGNA 75 tecnica mista su tela, 60x73, 1975

32

33

SUONATORE ROSA tecnica mista su tela, 60x70, 1974


34

35

SUONATORE VERDE tecnica mista su tela, 54x65, 1974


36

37

IL GELSO tecnica mista su tela, 46x55, 1976


38

39

ANATOMIA DI UN ESERCITO tecnica mista su tela, 100x40, 1975


40

41

VELIERI BIANCHI tecnica mista su tela, 50x65, 1975


POTERE MILITARE tecnica mista su tela, 60x73 1975

42

43

PESCANO PESCI INQUINATI tecnica mista su tela, 92x73, 1974


44

45

LA GRANDE CORSA tecnica mista su tela, 100x81, 1975


46

47

SUONATORE DI SAX tecnica mista su tela, 50x65, 1975


CANAL GRANDE tecnica mista su tela, 65x87, 1976

48

BAMBINA CON CAPELLI VERDI tecnica mista su tela, 60x60, 1974


50

51

PESCI tecnica mista su tela, 73x60, 1974


52

53

SENZA TITOLO tecnica mista su carta intelata, 50x70, 1977


54

55

RICORDO DI ISTANBUL tecnica mista su tela, 73x60, 1977


SENZA TITOLO tecnica mista su carta intelata, 50x70

56

57

LUNGO IL FIUME NILO tecnica mista su tela, 65x87, 1976


58

59

CACCIA SUL GARGA tecnica mista su tela, 65x81, 1975


60

61

MUSICISTA tecnica mista su tela, 46x55, 1975


BLUE MOSQUE tecnica mista su tela, 54x65, 1977

62

63

IDOLO VERDE tecnica mista su tela, 54x65, 1975


64

65

IDOLO VERDE CON UCCELLI tecnica mista su tela, 80x100, 1974


VISIONE POETICA tecnica mista su tela, 33x41, 1976

66

67

IL PRIMO RICORDO tecnica mista su tela, 50X61, 1975


68

69

MADRE NATURA tecnica mista su tela, 50x65, 1975


70

71

IDOLI tecnica mista su tela, 80X90, 1972


NOTE BIOGRAFICHE


Ibrahim Kodra nasce il 22 aprile 1918 a Ishem, in un piccolo villaggio dell’Albania centrale. Dopo gli studi scientifici conseguiti alla corte di re Zogu, frequenta la scuola d’arte Odhise Paskali di Tirana. Nel 1938 vince una borsa di studio messa a disposizione dalla regina d’Albania e realizza il suo sogno di studiare a Milano presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Fondamentale per lui l’insegnamento di Carrà, Carpi e Funi che lo seguiranno negli anni dell’accademia con i corsi di pittura e affresco. Nel 1942 vince un’altra borsa di studio, perché considerato il miglior studente di Brera. L’anno successivo si diploma e partecipa alla Mostra dei giovani alla Permanente di Milano. Apre il suo studio a Milano ed entra nel gruppo “Oltre Guernica” con il quale espone in una famosa collettiva in via Brera. Nel 1947 incontra Paul Eluard e l’anno successivo Pablo Picasso: entrambi rimangono colpiti dalle opere dell’artista albanese, tanto da dichiarare “Kodra è il primitivo di una

nuova società” (Paul Eluard) e “Anche la tua firma è un’opera d’arte” (Pablo Picasso). Kodra inizia a esporre con successo in tutto il mondo, da New York a Tokyo, da Palermo a Stoccarda. Partecipa nel 1953 alla collettiva internazionale dell’Università di Parigi e nel 1954 espone con Picasso, Rouault, Dufy, Matisse e Modigliani a Chiavari. Le sue opere risentono dell’influenza post-cubista del primo dopoguerra e si arricchiscono grazie alla memoria della sua terra di origine, un oriente vicino e ricco di tradizioni, incontro di culture sul Mediterraneo. Le sue figure, figlie degli arlecchini picassiani, si inseriscono in ambienti visionari pieni di luce: tessere luminose che richiamano le esperienze bizantine. I suoi lavori sono conservati in musei e collezioni private, tra cui il Museo del Vaticano. Muore a Milano il 7 febbraio 2006 e viene sepolto in Albania, come espresso nelle sue ultime volontà.

75


1945. Fa parte del gruppo ‘Oltre Guernica’ ed espone in una famosa collettiva del gruppo in via Brera.

1957. Personale alla Galleria Bergamini di Milano. È presente alla biennale di Sardegna, a Nuoro.

1946. Esce il libro ‘Anche l’Italia ha vinto’, con disegni di Kodra, Birolli e Vedova. La Casa degli Artisti di L’Aquila allestisce una sua mostra di disegni.

1960. Personale alla Galleria Senatore di Stoccarda. Per l’occasione viene pubblicato il volume “Nuova poesia italiana” con disegni di Kodra. Collettiva di litografie presso la Galleria Montenapoleone, con gli artisti Baumeister, Birolli, Delaunay, Deyrolle, Ernst, Kokoschka, Lèger, Mirò, Severini, Minguzzi.

1950. Esegue affreschi in edifici pubblici e privati milanesi. Viene edito il libro di poesie di A. M. Z. Tomsich, con disegni di Kodra. 1951. Espone alla Mostra interregionale di arte nel Palazzo Reale di Milano ed alla Biennale del mare di Genova.

76

1952. Mostra nazionale Maggio di Bari e collettiva alla Galleria Naviglio di Milano. 1953. Collettiva internazionale all’ università di Parigi. Collettiva presso la Galleria Schettini di Milano e presso la Famiglia Artistica di Brescia. 1954. Espone con Picasso, Rouault, Dufy, Matisse, Modigliani ed altri artisti alla Mostra di disegno e dell’incisione contemporanea di Chiavari (Genova). Collettiva alla Galleria Montenapoleone di Milano. 1955. Collettiva alla Galleria Schettini di Milano. Primo classificato al Premio Brianzolo Arte Estemporanea- riceve la medaglia d’oro da prefetto di Milano. Muore il padre: la nave Adriatic urta una mina inglese vagante nel mare Adriatico.

1961. Personale al museo di Ulm (Germania). Mostra di litografie alla libreria Feltrinelli di Milano. A Sesto Calende partecipa al premio Cesare da Sesto. 1962. Mostre di gruppo nelle gallerie Art-Work-Shop di Positano e Jardins des Arts di Roma. Personali a Cortina d’ Ampezzo ed alla Farsetti di Prato. Sue incisioni figurano nel primo libro sulla nuova poesia italiana edito in Germania.

1969. Personale alla galleria Princess Hall di New York. 1971. Riceve a Parigi la Medaglia d’oro internazionale di Scienza, arte e lettere dall’ Accademia Francese, consegnata personalmente dal ministro Michel Dubrè. 1976. La regione Sicilia, in collaborazione con la Galleria la Tela di Palermo, pubblica il volume “Kodra, giorno dopo giorno” di Virgilio Anastasi. 1980. Nel mese di agosto, la città di Amalfi, per iniziativa dell’Assessorato al Turismo e dell’Azienda Autonoma di Soggiorno, allestisce negli Antichi Arsenali della Repubblica di Amalfi una sua grande mostra antologica, che rimane aperta per mesi con grande concorso di visitatori italiani e stranieri. 1983. Il critico d’ arte del Corriere della Sera, Sebastiano Grasso, presenta la cartella di grafiche con poesie di Raphael Alberti “Omaggio a Kodra”, edizioni Manfert.

1963. A Palermo personale alla Galleria Chiodo e collettiva al Paradiso assieme a Picasso, Dalì, Matta, Ernst, Braque, Fontana.

1984. Personale in Germania in occasione del gemellaggio Milano-Francoforte. Personale alla Meeting Art Gallery di Vercelli.

1967. Collettiva alla Galleria Carpine di Roma, alla galleria Tavolozza e alla galleria Paladino di Palermo. Personale alla Galleria Bergamini di Milano. Collettiva alla Michelangelo di Firenze, al Palazzo della Permanente di Milano e alla Galleria il Salotto di Como.

1985. Personale presso il palazzo di Cernusco sul Naviglio. Collettive presso: Cologno al Serio, Galleria comunale di Seregno, Studio d’ arte Converso di Napoli. 1986. Riceve i premi la Madonnina e Arte+Arte per la pittura a Milano.

1989. Mostra antologica alla biblioteca Comunale di Arese (Milano). Personali presso: Palazzo Burgio di Marsala (Trapani), Palazzo comunale di Tradate, (Varese) Museo dello Stato di Tblisi (Georgia). Collettive presso la galleria i Portici di Tradate. 1990. Personali presso: Galleria Carreca di Trapani, Galleria Torchio di Milano. Collettive presso: Galleria la Tavolozza di Lecco, Metropolitan Museum di Tokyo. 1992. Mostra antologica presso il Maschio Angioino di Napoli. Personale alla Galleria Cacciapiatti di Novara. Collettiva presso la Sala Cambiasi di Genova. 1994. Collettive presso: San Simpliciano di Milano, Galleria il Leone di Palermo. 1996. Inaugura il foyer del Teatro Massimo di Palermo con una serie di opere d’ arte dal tema “Musici”. 1997. Il 30 novembre, a Zurigo, riceve il “Premio Skanderbeg per la pittura” che viene assegnato da una giuria internazionale organizzata dal giornale Bota Sot. 1998. Personale presso la Galleria Nazionale di Tirana. Altre mostre personali presso: Galleria Rediquadri di Rho (Milano), Favarotta Arte di Terrasini; Galleria Zelcova Arte di Rho (Mostra antologica), Parlamento Europeo di Strasburgo.

77


2 2000. Mostra itinerante: Corigliato Calabro (Cosenza) presso il Castello Ducale e la Galleria “il Serratore”; 2001. Mostra itinerante “Progetto Brinjat” presso la chiesa Maria SS. Assunta di Palazzo Adriano; Palazzo Musacchia di Piana degli albanesi e Santa Cristina di Gela.

78

2002. Kodra tra i paesi arbereshe del Molise: Campomarino, Portocannone, Montecilfone, Uriri, Palazzo comunale di Campomarino, Termini di Massa Lubrense “Novello Ulisse nelle terre delle Sirene”. Personale presso la fiera Arte Padova 2002. Mostra antologica presso il Palazzo Comunale di Portocannone (CB) ove gli viene conferita la cittadinanza onoraria. Presso l’hotel Olivellaa di Morcote (Lugano) viene allestita una importante mostra di grafica.

2003. Personale: Hotel Somerist, Termoli (Campobasso). Antologica presso la Galleria Civica di Tirana, Albania. Antologica presso la Galleria Internazionale d’Arte di Prishtine, Kosovo. Realizza la copertina della monografia “Leonardo Da Vinci” a cura di Massimo Grillardi edita da Italia Grandi Opere (Bologna). 2005. Realizza la copertina del volume “Fotogrammi Mediatici II”, di Giuseppe Falduto e Vincenzo Santagada, Edizioni Prometeo. 2012. Retrospettiva “Fantastic Albania”, Galleria Nazionale, Tirana 2017. Mostra collettiva “Ibrahim Kodra e i suoi compagni di strada: ’50 e ’60”, Museo della Permanente, Milano.

Nella pagina a fianco: le immagini n. 1 e 2 sono per gentile concessione della famiglia Spalinger / Baricelli nell’immagine n. 3, Kodra incontra Papa Paolo VI, che definì la sua arte un messaggio di pace; nelle immagini n. 4 e 5, Kodra nel suo studio.

1 4

3

5


Galleria Gare 82 Via G. Togni 31 • 25122 Brescia Tel. 348 2669339 info@gare82.net • www.gare82.net


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Ibrahim Kodra by Gare82 - Issuu