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anno 5 #43 maggio 2008

G U I D O TA L A R I C O E D I T O R E

euro 5

www.insideitalia.it

IL SOGGETTO

del desiderio Corpi, muse, creatrici: le donne nell’arte parlano

Poste italiane spa spedizione in a.p. 70% Roma

Trasforini e Schloen

Chiasera

Eccher

Capasso

La poetica dell’antimito

Scully, astratte geometrie esistenziali

Dialoghi contemporanei


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INSIDE ART editoriale

Una sensibilità e una qualità che forse gli svizzeri hanno scoperto prima di noi

L’artista italiano protagonista dell’evento fieristico dell’anno

AD ART BASEL CON VITONE di GUIDO TALARICO

In alto: uno scatto dall’edizione 2007 di Art Basel copyright Ap/Lapresse

italiano Luca Vitone è uno dei dieci artisti che quest’anno firmerà la collettiva “en plein air”, ubicata negli spazi pubblici posti innanzi agli edifici di Art Basel, la più importante mostra d’arte contemporanea a livello mondiale in programma dal 4 all’8 giugno. Con lui Dan Graham, Isa Genzken, Roxy Paine, Thomas Baumann, Conrad Shawcross, Subodh Gupta, Sol LeWitt, Tobias Rehberger e Ugo Rondinone. Partecipare alla trentanovesima edizione di quello che viene considerato l’appuntamento più seguito dell’intera stagione fieristica, per il quarantaquattrenne artista genovese rappresenta il raggiungimento di un traguardo significativo che gli consente di entrare autorevolmente nel ristretto novero dei talenti emergenti di caratura internazionale. La mostra all’aperto, che va sotto il titolo “Public art projects”

L’

ed è coordinata dall’espertissimo Martin Schwancer, non è una tradizionale esposizione di sculture ma un modo per misurare le capacità d’intervento negli spazi urbani dei vari artisti. Una sfida che Vitone disputerà con “Gli occhi di Segantini”, un lavoro concepito come omaggio al pittore ottocentesco Giovanni Segantini e al suo non riuscito tentativo di realizzare un’opera monumentale dedicata all’Engadina. Vitone, che attualmente ha in corso una personale allo Spazio zero della Galleria d’arte moderna e contemporanea di Bergamo dal titolo “Ovunque a casa propria”, ha dimostrato di saper impiegare efficacemente diversi linguaggi espressivi come video, installazioni, fotografia, suono, performance, ponendo il concetto di luogo sempre al centro della sua narrazione. Una sensibilità artistica e una qualità realizzativa che gli svizzeri hanno saputo cogliere forse prima di noi.


INSIDEART Editore e direttore: Guido Talarico (g.talarico@insideitalia.it) Amministratore delegato: Carlo Taurelli Salimbeni (c.t.salimbeni@insideitalia.it) Editore incaricato: Benedetta Geronzi Caporedattore: Maurizio Zuccari (m.zuccari@insideitalia.it) Redazione: Giorgia Bernoni, Sophie Cnapelynck, Simone Cosimi, Annarita Guidi, Jan Pellissier, Maria Luisa Prete (redazione@insideitalia.it) Rubriche e columnist: Checchino Antonini, Veronica Laura Artioli, Lucia Bosso, Valerio Di Gravio, Mattia Marzo, Melissa Mattiussi, Ornella Mazzola, Silvia Moretti, Fabrizia Palomba, Lorenzo Perrelli, Valentina Piscitelli, Claudia Quintieri, Marilisa Rizzitelli, Aldo Runfola, Massimo Tigani Sava, Giulio Spacca, Smeralda Tronchetti, Alessandra Vitale Grafica: Gaia Toscano Foto e Service: La Presse/ap Manuela Giusto, Tommaso Le Pera T&P Editori, Millenaria, Crossgarden Marketing e pubblicità: Raffaella Stracqualursi pubblicita@insideitalia.it I nostri recapiti: via Eleonora Duse n. 6, 00197 Roma Tel. 0039 06 8080099 - 06 99700312 Fax 0039 06 99700312 www.insideitalia.it (segreteria@insideitalia.it) Concessionaria di pubblicità: Il Sole 24 Ore S.p.A. System Direzione generale: Fabio Vaccarono Direzione e amministrazione: Via Monte Rosa, 91 - 20149 Milano Tel. 02.3022.1 Fax 02.30223214 e-mail: direzionegerneralesystem@ilsole24ore.com Stampa: Fratelli Spada spa via Lucrezia Romana 60, Ciampino (RM) Distribuzione: Parrini & Co spa via Vitorchiano 81 Roma, Tel. 06334551 Abbonamenti: Il costo per 11 numeri è di 27.50 euro e può essere sottoscritto in qualsiasi momento dell’anno. Il costo dei numeri arretrati è di 10 euro. Per informazioni: segreteria@insideitalia.it. Inside art, Reg. Stampa Trib. Cz n. 152 del 23/03/04, è una testata edita da Guido Talarico Editore spa (presidente Guido Talarico, a.d. Carlo Taurelli Salimbeni, cons. Anne Sophie Cnapelynck). Direttore responsabile e trattamento dati Guido Talarico. Le notizie pubblicate impegnano esclusivamente i rispettivi autori. I materiali inviati non verranno restituiti. Tutti i diritti sono riservati. In copertina: Ugo Riva, Nuda verità, 2007

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INSIDE ART sommario

LIVING ART

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Universo Martelive di Claudia Quintieri

Visto da

J&peg, ibrido surreale di Ornella Mazzola

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In cartellone

Cosa c’è da vedere di Lorenzo Perrelli Il meglio del mese di Martina Altieri

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Primo piano

Paolo Chiasera, la poetica dell’antimito di Maurizio Zuccari

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Copertina

Dall’asimmetria all’identità di genere di Maurizio Zuccari L’altra metà del cielo oltre il nudo corpo, colloquio con Maria A. Trasforini Tra lotte e conquiste, intervista con Anne Schloen di Maria Luisa Prete

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Eventi

Scully, geometrie esistenziali di Danilo Eccher Georg Baselitz, un’arte eroica e provocatoria di Fabrizia Palomba

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Musei e gallerie

Museo Bilotti, scrigno delle passioni di Maria Luisa Prete Marca, Calabria contemporanea di Mattia Marzo Mucciaccia, una galleria da sogno di Veronica Laura Artioli

33

Vernissage

Le inaugurazioni in Italia di Annarita Guidi

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Indirizzi d’arte

Le esposizioni in Italia di Maria Luisa Prete

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Foto & video

Gli scatti da non perdere di Giorgia Bernoni World press photo: un anno di immagini di Alessandra Vitale Paola Mattioli, la giusta distanza di Anna Carone La poesia è elettronica di Claudia Quintieri

50

Talenti

Paolo Consorti, dentro la mia apocalisse di Giulia Cavallaro

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Mipiacenonmipiace

La morte del sapere di Aldo Runfola

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Inchiesta

Live video, palcoscenico sonoro di Mattia Marzo

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Kunstart, luci su Bolzano di Marilisa Rizzitelli Paolo Mauri, la Repubblica dei saperi di Nadine Solano Dialoghi contemporanei di Angelo Capasso Il simbolismo del Graal di Laura Andrenacci Terni, nuovi creativi crescono di Ferdinando Acciola

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Architettura

Il lungo, lo storto e il gobbo di Silvia Moretti

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Metropolis

Histò relais culti, un borgo per albergo di Sophie Cnapelynck

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Design & designer

Festarch, Cagliari: quando l’architettura intreccia le arti di Lucia Bosso Orlando, filologia del web di Giulio Spacca Pop design, gli oggetti del putiferio di Tobia Merlo

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Letture & fumetti

Mario Soldati, l’ambiguità della gioia. Parla Nello Ajello di Annarita Guidi Cornelio, il mondo bizzarro di Lucarelli di Checchino Antonini

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Musica & visioni

Afterhours, di sangue e demoni rock di Simone Cosimi Nazirock, il buco nero del Belpaese di Simone Cosimi Ascanio Celestini, la magia dell’oralità di Giorgia Bernoni

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#43

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Notizie

Mercato & mercanti

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MATERIAL ART

ABOUT ART


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INSIDE ART news

Ritaglia questo coupon

vale 1 ingresso

OMAGGIO per i lettori di

INSIDEART PIPPA BACCA La sposa turca

Un evento lungo due giorni. Is the party over? è il nuovo, poliedrico appuntamento firmato Festarte, il contenitore che da tempo si muove fra ricerca di idee inedite, scouting, promozione e sostegno a giovani artisti. Due serate all’insegna dei dj set di Mr Davidoo, Leo Pari e Intiman e una mostra di Massimo Festi curata da Isabella Falbo. Oltre alle performance e alle esposizioni di Silvia Guandalini e Francesca Pennini e dei fotografi Mario Cusimano, Claudio Laureti e Roberto Roda. Le pitture mediali mezze mascherate di Festi, quasi sbocciate dalla testa di Schnitzler, segneranno un weekend all’insegna dell’interrogativo dei nostri tempi: qual è la nostra (vera) identità? Inside Art è media partner dell’iniziativa. E vi regala un ingresso omaggio presentando il coupon sopra. Is the party over? Venerdì 23 e sabato 24 maggio. Ore 22,30, Rialtosantambrogio, via Sant’Ambrogio 4, Roma. Info: 065136278; www.festarte.it. (S.C.)

Cronaca di una morte annunciata. Quasi disegnata a tavolino prima di partire da Milano, avvolta in uno scafandro da sposa pomposo e demodé, per la terra santa. In autostop. «Per provare – aveva dichiarato l’artista Pippa Bacca, illustre sconosciuta nipote di Piero Manzoni – che accordando fiducia al prossimo si riceve solo del bene". Eccola lì, Giuseppina, contraddizione della nostra società paleo bestiale: corpo esanime fra i rovi di una periferia turca, stuprata da un balordo senza volto. Si, va bene: lo spocchioso D’Annunzio con le sue vite da trasformare in opere d’arte è lì a martellarci, dietro l’orecchio, che quello della sciagurata sposa turca non è niente di più che un’epifania del bello. La performance che trova – come in un triste reality – il suo epico culmine nell’intreccio di nervi d’artista e sangue d’umano. Sarà, caro Rapagnetta. Anche se sembra solo un inevitabile suicidio d’autore. (S.C.)

ROBA DA URLO

RIALTO, È QUI LA FESTA? Il nuovo appuntamento firmato Festarte

Il direttore Giuseppe Casa racconta la genesi dell’iniziativa

UNIVERSO MARTELIVE al 2001 a oggi Martelive si è confermato un appuntamento fisso con l’arte. Ogni martedì all’Alpheus di Roma, dal 29 aprile al 17 giugno, si snoda la nuova stagione del «primo festival multi artistico», come lo ha definito Giuseppe Casa, direttore artistico e presidente di Procult, l’associazione che lo patrocina. «Martelive nasce grazie a un gruppo di studenti universitari e dell’accademia delle belle arti di Roma», dice Casa. L’intento è «diffondere arte e cultura e 360 gradi tra i giovani», continua, «per farlo dobbiamo portarle lì dove essi trascorrono il tempo: i locali, le piazze. Abbiamo anche ideato un tour, Frammentimartelive, con gli artisti migliori in giro per l'Italia da luglio a settembre». A questo scopo è poi nato Formazionelive, corsi per chi voglia

D

organizzare eventi con pochi mezzi. Casa garantisce che c’è un grande bisogno di una simile figura professionale. «Martelive è solo il progetto principale, diverse iniziative correlate sostengono gli artisti in un modo alternativo, dando la possibilità di esibirsi e trovando spazi per farli esprimere prima di tutto nella propria città, per creare così un vero e proprio sistema: Martelive system» conclude il direttore, ricordando che l’ufficio stampa dell’organizzazione, Martepress, «nasce per mettere al servizio di altre strutture che operano nel mondo degli eventi culturali, e di artisti, il network, con l’auspicio di un Martelive sempre più nazionale, e perché no, europeo». Info: www.martelive.org. Claudia Quintieri

FOSSILI D’ARTISTA Triceratopi in saldo Collezionismo paleontologico: 490mila euro, da Christie’s, per lo scheletro di un triceratopo. Più che al gatto, attenti al cane. Che non azzanni l’osso.


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[] INSIDE ART news

DA ROMA A TORINO Cciaa, libri in Fiera

Si tratta di una gouache dipinta nel 1932 dal grande Hergé, per la copertina di un album di Tintin pubblicato in America, che la Maison de ventes artcurial di Parigi ha aggiudicato alla cifra record di 764.200 euro, a fronte di un prezzo di partenza di 280mila. La cifra con cui la pittura ad olio di Tintin è stata venduta rappresenta il nuovo primato mondiale per una rappresentazione a fumetti nel mondo delle aste. L’opera concepita dall’artista belga ha infatti stracciato il precedente record, appartenente a un disegno di Enki Bilal, venduto l’anno scorso per 177mila euro. (G. B.)

SCANDINAVIAN MEMO Il paese del nord in mostra Alla Fiera internazionale del mobile Saab ha presentato la mostra fotografica Scandinavian Memo. Un viaggio attraverso foto d’archivio e icone della penisola ritratte da Arne Jacobsen, Catherine Cabrol, David Muench, Ake Lindman. Dall’arte all’architettura, dal cinema allo sport, il tutto nello spazio delle Officine del volo di via Mecenate a Milano. www.gminforma.it. (Paola Buzzini)

I DIRITTI DI MARILYN TORNANO A NEW YORK Icona in tutto e, soprattutto, di tutti. La bionda Marilyn, simbolo più che attrice, sembra davvero non voler smettere mai di parlare di sé e si ritrova ancora una volta al centro di un dibattito che coinvolge fama, immagine e denaro. Una sentenza emessa ad aprile dal giudice Margaret Morrow ha sottratto agli eredi della Mmllc, la famiglia del maestro dell’Actor’s studio dell’attrice, l’ingente patrimonio stimato in 30 milioni di dollari derivanti dai diritti delle foto e gli accessori di Marilyn. Al momento della morte la Monroe era residente a New York città in cui, a differenza della cugina Los Angeles, i diritti di una celebrità si estinguono nel momento in cui questa viene a mancare. La sentenza ha elettrizzato gli eredi dei fotografi preferiti dalla star che godranno per il futuro dei proventi delle immagini. Ora Marilyn è di New York e la sua indimenticabile immagine a disposizione della città. (G. B.)

IN PILLOLE

TINTIN A 800MILA EURO Record di vendita per il fumetto

La Camera di commercio di Roma partecipa alla Fiera internazionale del libro con 29 case editrici romane, un appuntamento che si rinnova per il terzo anno a supporto delle piccole e medie imprese del settore, con stand e spazi gratuiti. A Torino dall’8 al 12 maggio. Info: www.fieralibro.com. Intanto, nel 2007 il Tempio di Adriano, sede della Cciaa di Roma, è stato designato dall’Unesco casa romana del World book capital.

RILANCIO FRANCESE Proposte per l’arte Trentacinque proposte per rilanciare il mercato dell’arte in Francia, relegata alla quarta posizione nel mercato delle transazioni d’arte. Le proposte prevedono la possibilità di richiedere prestiti a tasso zero per l’acquisto di opere d’arte e corpose detrazioni e facilitazioni fiscali.

MUSEO DEL ROCK Da luglio a Milano Sarà in mostra da luglio, all’interno della Fabbrica del Vapore a Milano, la grande raccolta di cimeli della storia del rock provenienti dalla collezione privata dello storico conduttore Red Ronnie. Pezzi unici che daranno l’avvio ad un museo permanente del rock.


          

L’ar te ha sempre stagione…

REALISMO TRASCENDENTALE L’ARTE DI ADI DA SAMRAJ 23 Febbraio - 22 Giugno

CENACOLO DI OGNISSANTI Chiesa di S.Salvatore in Ognissanti - Borgo Ognissanti,42 ingresso gratuito 9.00-13.00 15.30-19.30mercoledìchiuso

L’una di fronte all’altra la forza visiva dell’arte di Samraj e la pacatezza della pittura sacra rinascimentale de L’Ultima Cena del Ghirlandaio, affrescata nella parete di fondo del Cenacolo di Ognissanti che per la prima volta ha aperto le sue porte all’arte contemporanea. www.invernoafirenze.it.


VISTOOrnella DAMazzola

&peg: la sigla indica il formato delle immagini digitali ma anche un duo di giovani artisti lombardi, Antonio Managò e Simone Zecubi, che da tre anni su questo tipo di immagini lavorano attuando una sinergia tra computer grafica, pittura e scenografia. Lo scatto riprende mini set cinematografici con tanto di modellini da ingrandire, l’intervento pittorico e digitale ritocca il tutto. Il risultato è un’opera tecnicamente ibrida di grande effetto, anche per il maxi formato. Quindici esemplari sono esposti alla galleria Poggiali e Forconi di Firenze, nella prima personale di J&peg dal titolo Working mates. Su un fondale rigorosamente nero si staglia il nitore delle immagini, dove l’estremo realismo dei singoli dettagli si combina in una composizione surreale: «un dormiveglia a quattro mani» secondo la definizione di Achille Bonito Oliva, dove «tutte le epifanie sono possibili». Come quella, tanto per citare un esempio tra i più suggestivi, di due grandi tigri e una poltrona barocca con sopra un prosciutto inscritto in un cerchio di fuoco, che emergono dal buio in uno spazio di 2,20 x 3,20 metri. Ed è sempre un animale esotico, ma in vetroresina, a colpire il visitatore nella seconda sede della mostra, la project room ricavata da una ex officina, dove J&peg hanno realizzato l’installazione Ten seconds to midnight: una sorta di coccodrillo di tre metri è l’elemento di maggiore spicco in una scenografia che accosta un tempio, una palla di ghiaccio e un fiume a raggi laser in un ambiente di centoventi metri quadrati completamente oscurato. L’atmosfera è magica, sospesa e misteriosa. Elemento chiave della suggestione in entrambe le sezioni è proprio la tenebra che avvolge i soggetti e fa loro da enigmatico sfondo. Quel buio che dal pre-romanticismo in poi è il regno privilegiato dell’immaginazione perché, come scriveva Novalis, «più celesti di quelle stelle scintillanti ci sembrano gli occhi infiniti che la notte dischiude in noi». Fino al 19 luglio, galleria Poggiali e Forconi, via della Scala 35/a, Firenze. Project room via Benedetta 3/r. Dal lunedì al sabato 9.30-19.30. Info: 055287748; www. poggialieforconi.it.

J

J&peg, Mh..., 2007

J&PEG, IBRIDO SURREALE

A Firenze la prima personale di J&peg: sinergia sospesa di tenebra tra computer grafica, pittura e scenografia


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STOCCOLMA I divertimenti di Toulouse-Lautrec La stravagante e breve vita di Toulouse-Lautrec (1864-1901), piena di donne e liquori, è riflessa nell’ingannevole e luccicante mondo in cui viveva. L’esposizione conta circa duecento dipinti di taverne, teatri e sale da ballo che l’artista spesso frequentava e dove è cresciuto il suo mito. Fino al 25 maggio. national museum, Stoccolma. Info: www.nationalmuseum.se.

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Il miglior periodo di Vlaminck

A Venezia la storia dei barbari

Le provocazioni targate New York

No global e fotografia

Alcuni aneddoti hanno reso celebre Maurice De Vlaminck: l’esordio da ciclista e pugile, le stravaganti cravatte, la decisione di diventare pittore dopo l’incontro con André Derain. Durante l’occupazione nazista scrisse delle requisitorie contro l’arte moderna. Per questo, dopo la scomparsa non sono state organizzate molte retrospettive. Il Museo del Lussemburgo, a Parigi, ha colmato la lacuna con una mostra: un centinaio di tele dipinte fra il 1902 e il 1915, il suo periodo migliore.

Nel secondo secolo dell’era cristiana, l’impero romano comprendeva una bella fetta del mondo e la maggioranza di scienziati e studiosi del pianeta. Nel XVIII secolo lo storico inglese Edward Gibbon iniziò la sua grande opera “Declino dell’impero romano” ponendosi in tutti e sei i volumi la stessa domanda: che cosa andò storto? Gli organizzatori di “Roma e i barbari”, a Palazzo Grassi, sembrano cercare una risposta al quesito riuscendo a coprire circa ottocento anni di storia. Più di duemila pezzi provenienti da 200 musei di 23 paesi.

Bisogna mettere da parte i pregiudizi ed evitare le classificazioni. Non serve neanche cercare un filo conduttore. La Biennale 2008 del Whitney museum dell’arte americana, New York, non aspira a catalogare le tendenze dell’arte contemporanea o a costruire e proclamare in forma forzata stili o estetiche. Assicurano i due giovani commissari, Henriette Huldisch e Shamim M. Momin: «Abbiamo semplicemente cercato di tastare il polso allo stato dell’arte che si realizza oggi negli Stati Uniti e che abbiamo intercettato in un paesaggio in cui succede quasi di tutto».

Il prestigioso premio di fotografia “The lead awards” ha messo sul gradino più alto del podio una foto di Daniel Rosenthal che ritrae un gruppo di no global attaccato dalla polizia mentre manifesta durante il G8 tenutosi a Heiligendamm. Mentre i giovani vengono allontanati dagli agenti della polizia un arcobaleno irrompe nell’immagine creando un’atmosfera inaspettata. La composizione dei soggetti e la realizzazione creativa fanno dello scatto uno dei migliori dell’anno. Per lo meno secondo la giuria.


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INSIDE ART expo

mondo

pagine a cura di LORENZO PERRELLI

1 Fausto Melotti Il gioco delle coppie, 1984

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2 Wang Du, Défilé, 2000 3 Paul Cézanne

NEW YORK Melotti seduce la Grande Mela

Giocatori di carte, 1892

4 Maurice de Vlaminck Il ponte di Meulan, 1910

New York celebra con due mostre uno dei più importanti artisti italiani del XX secolo: Fausto Melotti. La prima è una retrospettiva, all’Acquavella, con 68 opere fra anni Trenta e Ottanta. L’altra, all’Istituto italiano di cultura, s’intitola “I viaggi di Fausto Melotti”: disegni, sculture e scatti di Mulas. Fino al 13 giugno. Acquavella galleries, New York. Info: www.acquavellagalleries.com.

5 Henri de Toulouse-Lautrec, La toeletta, 1891

PARIGI Vlaminck: l’istinto fauvista Un’esposizione di opere del fauvismo nel quindicennio 1900-1915. Proprio in quel periodo Maurice De Vlaminck aderì al movimento. Colori violenti, ritratti inquietanti e strani paesaggi. Fino al 20 giugno. Musée du Luxembourg, Parigi. Info: www.museeduluxembourg.fr.

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HUMLEBAEK Giacometti e Cézanne Paul Cézanne e Alberto Giacometti erano ossessionati, in giovane età, dall’erotismo e dalla sensualità. Poi avrebbero diversificato i propri motivi, tornando spesso a battere quei temi. In mostra 60 lavori di Cézanne e 110 di Giacometti. Fino al 29 giugno. Louisiana museum for moderne kunst, Humlebaek (Danimarca). Info: www.louisiana.dk.

BUCAREST Animazione e fiction In molte occasioni i cartoni animati o anche i fumetti hanno inspirato gli artisti dalla formazione più diversa tra cui, per primi, quelli della pop art. I vari personaggi animati presi in prestito per esempio dalla Walt Disney, spregiudicati e drammatici, offrono infatti una gamma infinita di potenzialità. Rientrano nell’esposizione diversi lavori firmati da Errò, Huyghe e Wang Du. Fino al 30 agosto. National museum of contemporary art, Bucarest. Info: www.mnac.ro.


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INSIDE ART expo

Italia

1 Nye Olagunju Lampade, 2008

2 Assadour Composition à l’arc, 1995 3 Giulio Paolini Stanza 18 (Il momento della verità), 2008 4 Mimmo Paladino Doriana e Massimiliano Fuksas, Exit, s.d. 5 Jannis Kounellis Senza titolo, 1979 6 Giorgio de Chirico Archeologi, 1965-75 7 Kruno Jasprika Group, 2007 8 Correggio Ritratto di gentildonna 1519

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MILANO Patterns

ROMA Correggio e l’antico

La collettiva a cura di Ivan Quaroni attinge immagini e suggestioni dalle arti decorative e dal paesaggio contemporaneo. Linguaggi fatti di ripetizione ritmica, dalle trame ornamentali agli intrecci geometrici, fino agli elementi pop ed espressionisti. Tra gli artisti Kruno Jasprica, Dany Vescovi, Davide Nido. Dal 18 maggio al 15 giugno, Sala civica "Radio", vicolo Comunale, Meda (Milano). Info: 0258308360; www.arsprima.it.

La prima monografica dedicata ad Antonio Allegri: 25 capolavori e alcune novità, come l’insieme delle opere di carattere mitologico, per esplorare l’impatto di Roma sulla visione dell’artista. Dal 22 maggio al 14 settembre, Galleria Borghese, piazzale Scipione Borghese 5, Roma. Info: 0632810; www.mondomostre.it.

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PISA De Chirico, l’enigma della pittura A trent’anni dalla scomparsa del maestro della metafisica, trentacinque opere intorno al tema dell’enigma e del senso celato ripercorrono le tappe salienti del percorso artistico di Giorgio De Chirico, teso a mostrare l’invisibilità. Accanto a capolavori noti come Piazza d’Italia, figurano nell’esposizione importanti ritrovamenti (Cavalli scalpitanti verso il mare) e opere inedite, come Cavaliere con cane e Venezia. Fino al 24 giugno, museo Piaggio “Giovanni Alberto Agnelli”, viale Rinaldo Piaggio 7, Pontedera (Pisa). Info: 058757282; www.museopiaggio.it.

ROMA La collection Lambert Lambert e l’Italia. Un legame testimoniato dalle opere di oltre 30 artisti internazionali, alcuni arrivati in Italia negli anni ’70 proprio grazie all’intuito di Lambert, come Cy Twombly e Brice Marden. Una collezione inaugurata nel palazzo di Caumont per le celebrazioni “Avignone capitale europea della cultura”. Dal 7 maggio al 15 luglio, Accademia di Francia a Roma, villa Medici, viale Trinità dei Monti 1, Roma. Info: 0667611; www.villamedici.it.

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INSIDE ART expo

Italia

pagine a cura di MARTINA ALTIERI

ASSISI E LONGIANO Assadour

VARIE LOCALITA’ Arte contemporanea in Sabina 1 La terza edizione di 20eventi Arte contemporanea in Sabina vede protagonista Richard Wentworth, direttore della Ruskin school (Oxford university). Scopo della mostra è mettere in contatto i giovani artisti stranieri con il territorio della Sabina e dare vita ad una strada dell’arte, un vero e proprio museo all’aperto. Dal 10 al 25 maggio, Fara Sabina, Toffia, Poggio Moiano, Bocchignano. Info: 0746286628, 3496133487; www.arteinsabina.it.

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TORINO Una stanza tutta per sé L’ambiente capace di stimolare più sensi come condizione ricercata per alimentare la creatività e cercare un contatto esclusivo con il visitatore. Venti artisti internazionali (tra cui Giulio Paolini e Alan Charlton) in questa mostra ispirata all’omonimo saggio di Virginia Woolf. Fino al 18 gennaio, Castello di Rivoli, Piazza Mafalda di Savoia, Rivoli (Torino). Info: 0119565222; www.castellodirivoli.it.

3 TORINO Short stories Oggetti da guardare, toccare e indossare, tavoli che fanno luce come lampade discrete. Una collezione di elementi d’arredo e gioielli contemporanei disegnati dagli architetti Doriana e Massimiliano Fuksas e dall’artista Mimmo Paladino. Dal 6 al 31 maggio, Galleria Biasutti, Via della Rocca 6b, Torino. Info: 0118141099; www.galleriabiasutti.com.

Doppio omaggio all’arte di Assadour: uno è quello della Fondazione Fazzini, che ospita 46 opere dal 1995 al 2008. Fino al 6 giugno, Museo Pericle Fazzini, piazza Garibaldi 1c, Assisi. Info: 0758044586; www.periclefazzini.it. L’altro è alla Fondazione Tito Balestra, con 45 opere dal 1967 al 2008. Fino al 29 maggio, Castello Malatestiano, Piazza Malatestiana 1, Longiano (ForlìCesena). Info: 0547665850; www.fondazionetitobalestra.org.

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INSIDE ART primo

piano

A sinistra: Paolo Chiasera foto Giorgio Benni courtesy Macro Sopra: Paolo’s brain, 2006 Nella pagina a fianco: senza titolo, 2006 courtesy dell’autore

Storia, potere, gruppo e follia: tutto l’ego in un cervello

LA POETICA DELL’ANTIMITO di MAURIZIO ZUCCARI

l sole cala sui colli di San Martino, alluma d’un ultimo barbiglio la calotta cranica, poi scompare dietro gli alberi della villa di campagna. Il cervello di Paolo s’illumina e si spegne, strade innervate a rappresentare il suo percorso mentale e artistico. Il significante, direbbe lui, dell’opera prima come dell’intero lavoro: storia, potere, gruppo e follia. Vie innervate nel mito, o meglio nella negazione di questo superego fragile. Basterebbe questo a capire, chiudere la porta e andarsene verso il sole calante, verso Firenze giù nella piana, invece si sta nel divano di pelle nera sfondato – unica concessione allo stile borghese, dice – e Paolo Chiasera s’accavalla innanzi, spalle al grande dipinto murale che presenterà alla prossima Quadriennale di Roma. Pezzi di cinema sparsi come brani di cervello, immagini oniriche e vita reale. Black brain. Cervello nero. Ha quest’altra fisima, Paolo. Dare un nome inglese ai suoi lavori, lui così attento alle parole, così pronto a buttare giù dallo scaffale un titolo per vedere se

I

combacia con quel che gli passa nella testa da intellettuale, prima che d’artista. Quelli che hai dipinto sul tuo cervello sono gli elementi cardine del tuo lavoro. Cominciamo dalla storia. «La mia visione della storia è l’eterno ritorno possibile, in cui a farla da padrone sono sempre i significanti, ovvero momenti potenziali. Il potere è una forma di abbandono e di svogliatezza, una forma di superamento di se stessi quasi in una lettura di Nietzsche fatta da Deleuze, il disfacimento del concetto di soggetto; il potere come superamento e tuffo in se stessi. L’infinitamente grande coincide con il piccolo, il potere è potenziamento. Nel gruppo ti relazioni con altri significanti e la follia o abbandono è legata alla possibilità di fallimento che ha a che fare con tutto il resto: sono affascinato da queste forme di deriva, dal momento in cui l’uomo tende a disperarsi, dalla perdita del controllo. Il mio lavoro è molto concentrato sul mio cimitero esistenziale». Tutte le tue storie parlano di storia, alcune termi-

L’ARTISTA Sulle vie del mito Paolo Chiasera nasce a Bologna il 14 giugno 1978. Passata l’infanzia a Castiglione dei Pepoli torna nel capoluogo felsineo dove segue il liceo e l’accademia di Belle arti, poi la kunsthochschule Weissensee a Berlino. Dopo il corso superiore di arti visive alla fondazione Ratti, dal 2001 inizia a esporre in Italia e all’estero, tra l’altro alla Sandretto Re Rebaudengo di Torino e al centro Reina Sofia di Madrid. Tra i suoi lavori: Young dictator’s village, The following days, Tupac project, Trilogy (Vincent, Cornelius, Pieter). Dopo un soggiorno a Berlino, dove pensa di tornare, vive e lavora con la moglie Sibilla e il cane Barone a Grassina (Firenze).


Paolo Chiasera


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nano disintegrate con la dinamite: in Young dictator’s village esplodono le cascine-ghetto di nove giovani emuli di dittatori, in The following days salta la testa di Pasolini. Nel momento in cui fai esplodere una tua opera, distruggi e annulli il tuo operato, superi la storia cancellandola? Qual è l’esito? Non l’opera per l’eternità, ma la distruzione della storia che essa rappresenta. «L’esito è la distruzione: perfetto! Voglio creare un ponte tra la mia esperienza e quello che vengo a conoscere, tra la mia persona e il mondo, questo processo è la struttura portante del mio lavoro, come le linee che congiungono storia, potere, gruppo e il tentativo di conoscere e scoprire immagini potenti e potenziali. Dopo Duchamp, cosa abbiamo avuto di realmente forte? Tutti gli americani lavorano sul cadavere di Warhol, mi sembra che questi ultimi anni abbiano prodotto un allontanamento dall’idea di opera, ora si può tornare a costruire grandi opere che però non hanno più fiducia nel futuro, come poteva avere il pensiero modernista, ma nascono dall’idea della sconfitta, sono castelli di carta fragilissimi ma enormi. Quindi credo che sia interessante tornare a credere nella possibilità del capolavoro, del grande progetto, dell’opera di grandi dimensioni che nasce sapendo di poter crollare da un momento all’altro. È una costruzione fragile che nasce sulle ceneri della sconfitta, vive della sua sconfitta. Una fragilità anche sul piano simbolico di farsi mito, significante. Questa è la scommessa dell’arte, sempre e comunque. Questa è la posizione che sto prendendo con coscienza nel linguaggio dell’arte». Questo tuo percorso sulla grandiosità del fragile

lo vedi anche come collettivo? «Non riconosco alla mia generazione questa soglia, ma la possibilità di gettare le basi per qualcos’altro che si svilupperà nelle successive, un po’ come per i pre-impressionisti e gli impressionisti. Questa generazione non ha le carte per ricostruire un pensiero forte ma ha l’esigenza di staccarsi dalla storia dell’arte recente basata sulla distanza rispetto all’opera, in cui la tensione era su un quotidiano e un sociale che non richiedeva uno sforzo d’opera eccessivo». Qual è la tua percezione del panorama dell’arte contemporanea? «What about the future? Mi piace citare Lacan: il significato è un sasso in bocca al significante. Il futuro sarà cromato. Non è un fatto di bravura, è una questione spirituale legata all’intuizione. Se hai questa puoi trasformare le tecniche, i medium in messaggi, epicentri, zone telluriche, terremoti che generano paura, interrogativi: non risposte ma momenti di tensione forte. In Italia ci sono bravi artisti che stanno mettendo in crisi, in mostra, la fragilità e la possibilità di torsione che possono avere le immagini. Diego Perrone con le forme che accartoccia, come se cercasse di digerire e trasformare qualcosa che gli è capitato in mano. Giuseppe Gabellone nel momento in cui elabora spazi mentali e poetici in cui vivono compresse figure che sembra quasi debbano generare qualcos’altro. Sento che in alcuni sta nascendo una dimensione germinale, questo fa ben sperare che il mio punto di vista possa essere condiviso da altri artisti nel loro percorso. Ma essendo nato a Bologna è come se avessi dentro di me, nel dna, l’idea di un’autonomia e una distanza contemplativa rispetto

Sopra e a destra: Forget the heroes 2008 In alto a sinistra: The trilogy: Vincent 2005 A pag 20: The trilogy drawings 2005-2006 A pag 21 dall’alto: Mstislav e Andrej in viaggio 2005-2007 Les dernières anées de Louis-Ferdinand, 2006-2007


[ ] LA MOSTRA Al Macro non è più tempo d’eroi

“Forget the heroes” è un lavoro sulla trasformazione delle ideologie di quattro pensatori del passato, sorta di ex eroi: Adam Smith, Le Corbusier, Seymour Cray e Noam Chomsky. A cura di Danilo Eccher, l’installazione si estende in tre sale del Macro. Nella prima un video mostra su quattro canali in loop come vengono distrutte le opere. La seconda presenta i materiali necessari al progetto, tra cui il tavolo da lavoro su cui sono state realizzate le sculture e la rampa a scacchi dove sono state distrutte. Ci sono anche una quindicina di disegni tecnici e i ritratti dei personaggi rappresentati. L’ultima sala (la prima per chi entra) vede esposta una nuova scultura biomorfa, fabbricata coi resti di quelle distrutte e posta su un pallet per essere di nuovo metaforicamente portata nel mondo. Catalogo Electa. Dal 29 maggio al 31 agosto, museo Macro, via Reggio Emilia 54, Roma. Da martedì a domenica 9-19, biglietto 1 euro. Info: 06671070400; www.macro.roma.museum.


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PERSONALI 2007 Tupac project Laf, Limehouse arts foundation, Londra The Trilogy Smith Stewart gallery New York 2006 The Trilogy: drawings Italian academy Columbia univerity, New York New sculptures Galleria Massimo Minini Art Basel, Basilea The Trilogy: Cornelius Mambo, Bologna The Trilogy: Vincent Hoet Bekaert gallery Gent The Trilogy: Vincent Galleria Francesca Minini Milano 2005 Young dictator’s village W139, Amsterdam 2003 Spazi circoscritti Galleria Massimo Minini Milano 2002 Ventesimo livello Gam, Torino

GALLERIE, SITO & QUOTAZIONI Francesca Minini Via Massimiano 25 Milano tel. 0226924671 www.francescaminini.it

Hoet Bekaert Rodelijvekensstraat 28 Gent, Belgio tel. 0032(0)472944971 www.iets.be Sito: www.paolochiasera.org Opere: da 2.000 a 35.000 euro

al mondo. Bologna l’ha sempre avuta, ha generato forti autonomie, uno per tutti Morandi». Veniamo alla tua storia personale. Quanto contano il posto in cui sei nato, le tue radici? «C’è qualcosa di imprescindibile e non spiegabile che ha a che fare con le tue emozioni e non puoi ingannare, a latitudine non si comanda. Il legame con il paesaggio italiano sicuramente mi appartiene, l’artista prima di tutto deve essere intellettualmente onesto con la propria educazione sentimentale. Sono nato a Bologna ma dal secondo giorno la mia famiglia si è trasferita a Castiglione dei Pepoli, nell’Appennino tosco emiliano, dove sono rimasto fino alle elementari per poi trasferirmi con la famiglia nuovamente a Bologna. È un paese arroccato al confine tra due regioni, una zona sismica dove il brigantaggio era ancora una storia che potevi sentire nel bar del paese dagli anziani e io forse ascoltavo e rubavo impressioni, tracce inconsapevoli, sedimenti tellurici per il mio cuore. Sono un sentimentale, nel senso che l’approccio col mondo è mediato dalla mia capacità di stupore e paura, un po’ come allora la paura del terremoto o dei briganti nel bosco. Ricordo che un inverno una grande nevicata aveva eretto una sorta di obelisco attorno a un albero, un muro frastagliato nel cortile del condominio in cui abitavo, ho aperto una porta in quel muro di neve. Ecco, quel muro è tornato nel mio lavoro, quella costruzione impossibile e fragile, per me altissima, nata nella notte e mostratasi completa al mattino. Lo stupore e la paura che crollasse l’indomani se non fosse rinevicato nella notte». Quel muro è stato l’inizio della tua volontà di diventare artista? «Diciamo che è rimasta un’immagine potenziale forte, una sorta di ossessione personalissima, la costruzione fragile è una questione che ritorna nel mio lavoro. Oggi, dopo la crisi della modernità in cui l’uomo dall’alto della sua costruzione tendeva a guardare l’orizzonte, è come una candela che brucia al contrario, come se questo lume fosse ribaltato attraverso una sorta di combustibile-mondo e bruciando al contrario illumina il basso, in cui il punto di visione è verticale: una sorta di caduta in cui il punto di incontro ha a che fare con epicentri simbolici. Tutto ha a che fare con l’ego. Tutto il mio lavoro cerca di essere un potenziamento dell’ego per cercare di distruggerlo, solo diventando immenso può essere allo stesso tempo piccolissimo. Nietzsche ci ha insegnato che il disfacimento del soggetto è possibile solo a patto di entrare in se stessi per superarsi, e superarsi vuol dire diventare non comprensibili, ma condivisibili. La condivisione avviene sul piano simbolico, in cui non sono più i significati a farla da padrone, come nell’informazione che

BOTTA & RISPOSTA L’arte della vita in dieci domande Cosa sognavi di diventare da bambino? «Un becchino, un cowboy, un pittore». Come sei diventato artista? «Lo sono sempre stato». Cosa vorresti essere se non fossi artista? «Allevatore di Weimaraner». Hobby, passioni? «A Firenze il mio tavolo al Santo bevitore con Chianti classico Colle Bereto 2003». Come definiresti la tua arte? «Come l’Araba Fenice». Come definiresti la tua vita? «Un esercizio di concentrazione». Ci sono valori eterni, nell’arte o nella vita? «Ci sono solo significanti». Chi sono i tuoi maestri, nell’arte o nella vita? «I pittori spagnoli del ‘600, i pittori fiamminghi del ‘500». Cosa trovi interessante oggi? «I cimiteri di campagna, le carcasse di animale, la violenza gratuita». Cosa non sopporti di questo tempo? «Come qualcuno ha detto la società moderna vuole ogni uomo al suo posto, ogni sforzo individuale inserito nei precisi termini dell’organizzazione collettiva fino a raggiungere l’esatta armonia delle cose di natura».


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DICONO DI LUI Luca Beatrice «La storia, raccontata e rivisitata attraverso simboli e icone. Il potere e la sua degenerazione in fanatismo. la follia, ovvero la vittoria dell’irrazionalità. E infine il gruppo, a sottolineare il bisogno di appartenenza che è alla base del desiderio e delle regole di qualsiasi comunità. Sono queste le parole chiave, i cardini concettuali, attorno a cui ruota il lavoro di Paolo Chiasera, giovanissimo artista italiano tra i più promettenti sulla scena internazionale ed europea».

Roberta Tenconi guarda caso è sempre comprensibile, ma sono i significanti a generare energie e linguaggio. Il simbolo è un contenitore incredibile in cui il mondo si incontra e si può riconoscere, soggettiva sarà la capacità di addentrarsi e secernere significati dal significante. Il tema del mio lavoro è quindi quello del significante, dell’enigma, dell’immagine, del suo essere fuori dal tempo perché in ogni tempo, fuori dalla storia perché colma di tutta la storia. I pretesti sono poi molteplici, al Macro si parte da uomini immensi che hanno riflettuto sull’economia, la linguistica, l’urbanistica, l’informatica e si arrovellano fino a distruggersi su un pavimento a scacchi». A proposito della mostra che inauguri a Roma a fine maggio, di che si tratta? «Forget the heroes parte dalla constatazione che alcune teorie astratte erano perfette e controllabili nel momento in cui vivevano come compartimenti stagni, ma se si mescolavano tra loro generavano un esito lontano dal postulato di partenza e dai precetti dei pensatori, qualcosa di nuovo e inaspettato che poteva anche tradire il principio base. Quindi il progetto in mostra si basa sull’abbandono di questi eroi, il titolo doveva essere I pensatori stanchi, sulla stanchezza e la svogliatezza che scende su di loro nel vedere che non riescono più a controllare le teo-

rie che hanno formulato. L’esito è una scultura in terracotta generata dai resti della disgregazione dei corpi di questi personaggi, rotti su un pavimento a scacchi, una sorta di forma archeologica che già in nuce aveva un’idea di apertura, di potenziale. Tutto fuorché l’esito, l’ultima scultura, che è posta in una zona di passaggio ed è la prima cosa che incontri, come se dovesse essere trasportata altrove, pronta a ritornare nel mondo perché vergine, non ancora usurata da tempo e cultura, non necessita del museo ma del mondo. Tutto il resto ha bisogno del museo, in quanto la distruzione di queste teorie non è avvenuta in un paesaggio naturale ma culturale, ben rappresentato dal museo che traduce la piattaforma del contemporaneo, da un lato storicizza e dall’altro registra, quindi è interessante come luogo simbolico. Poi ci sono quattro video che mostrano il processo quasi alchemico, la polverizzazione dei resti dei pensatori con i gesti ossessivi con cui li ho frantumati, la ricostruzione della materia con i particolari delle mani che agiscono e in qualche maniera intervengono sulla storia». Alla fine della storia, e dell’intervista, cosa vorresti che restasse del tuo lavoro? «Vorrei che restasse un grande enigma che muore e rinasce come l’araba fenice».

«Le opere di Paolo Chiasera sono costruite attorno a un sistema complesso di riferimenti che spaziano dal cinema alla letteratura, alla musica, alla storia dell’arte, fino ad eventi di natura politica. I suoi lavori polarizzano la nostra attenzione attorno ai temi cardinali della storia, delle dinamiche di gruppo e della perdita di controllo: concetti sviluppati attraverso l’analisi e la messa in scena di miti collettivi, ovvero simboli e icone storiche che hanno avuto e rivestono tuttora un ruolo cruciale nella società e le cui vicende... trascendono il caso specifico e possono essere assunte a paradigma della realtà in cui viviamo e delle sue ossessioni. Le tecniche utilizzate sono molteplici: pittura, video, installazione e performance nelle quali di frequente è l’artista stesso a vestire i panni del protagonista dell’opera. Spesso i lavori presentano un intenso impianto narrativo e sono popolati da personaggi dai nomi noti».


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la donna nell’arte

Paola Mattioli Statuina 4, 1985

DALL’ASIMMETRIA ALL’IDENTITÀ DI GENERE Alla vigilia della Grande guerra una signora in grigio, tale Mary Richardson, entrava alla National gallery di Londra e sfregiava la venere di Velasquez, il nudo più raffinato al mondo secondo il Times, per dare soggettività e peso politico alle donne. Nell’89 l’odalisca nuda di Ingres, mascherata da gorilla, si aggirava sui muri e negli autobus di New York. Così le Guerrilla girls, sorta di collettivo femminista artistico, chiedevano ai

passanti se le donne dovessero essere nude per entrare al Metropolitan museum, visto che meno del 5% di loro era nella sezione d’arte moderna ma l’85% dei nudi era femminile. Gesta e domande ribadite alla biennale del 2005 e ancora oltre, quando tale presenza era scesa al 3%. Pochi anni prima ad Aarhus, in Danimarca, cinque artiste erano entrate di notte nel museo di Aros nascondendovi le loro opere per chiedere un migliore

trattamento per le donne. Ecco le punte mediatiche della lunga stagione di conflitti tra l’invisibilità delle donne nelle arti e il ricorso massiccio alla loro fisicità, la discrasia tra presenza autoriale e visibilità corporea. L’asimmetria di genere, anche nelle arti, è questione vecchia come il cucco. Persa memoria storica delle artiste ammirate dai classici, per millenni l’eroe-padrone ha relegato in cucina la creatività femminile, metten-

done sotto vetro le nudità. Corpi da godere e mostrare, muse cui ispirarsi: anche la storia dell’arte è un’altalena di ludibrio e castrazione per l’altra metà del cielo. Ora che la modernità ha polverizzato ogni certezza, il mito di Narciso e l’uomo in quanto tale, forse per le donne è possibile ricollocarsi negli spazi perduti della creazione, conquistare un’identità di genere che sia prodromo di un’era diversa e migliore. (M. Z.)


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Trasforini: oggi il ruolo delle donne è cambiato anche nell’arte

L’ALTRA METÀ DEL CIELO OLTRE IL NUDO CORPO di MAURIZIO ZUCCARI

ocente di sociologia dei processi culturali all’università di Ferrara e storica dell’arte, Maria Antonietta Trasforini – Cervia, 1951 – si interroga da anni sul mito della creatività femminile accessoria e minore rispetto a quella maschile (suoi i recenti Nel segno delle artiste, Il Mulino, 2007 e Donne d’arte, Meltemi, 2006). Donne e arte, un binomio complesso. La provocazione delle Guerrilla girls di vent’anni fa sarebbe valida oggi? «Purtroppo è ancora valida, se non altro per tenere aperta la questione. Il panorama internazionale è molto variegato. Ad esempio: il manifesto delle Guerrilla girls alla Biennale di Venezia del 2005 denunciava una presenza di artiste al Met ancora più bassa rispetto all’‘89, passate dal 5% al 3%; in una manifestazione come l’ultima Documenta di Kassel le artiste erano molto numerose. Invece una recente ricerca su 20 delle più importanti gallerie di New York e su un campione di musei di arte contemporanea statunitensi dagli anni ‘70 al 2005 segnala che le mostre monografiche di artiste erano percentualmente aumentate fino alla metà degli anni ‘90 ma da quell’epoca è ricominciata una discesa. Insomma, anche l’arte è un campo in cui si misurano e si riflettono i rapporti sociali di genere». Perché? «Negli ultimi anni c’è molta visibilità per alcune figure ma dal punto di vista dei grandi numeri si è tornati indietro. C’è una divaricazione in termini percentuali tra le artiste presenti e la loro visibilità. Basta guardare le aste online: c’è Carla Accardi e poche altre. Il perché è chiaro e banale: c’è un arretramento del potere delle donne. È quello che definisco artista concettuale: l’artista, uomo o donna che sia, è una figura storica, è inserito in un sistema di relazioni e di potere, produce soggettività a partire da un certo momento storico. Comunque da posizioni marginali le donne hanno prodotto opere straordinarie. Le cose per fortuna cambiano anche in Italia».

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Com’è cambiata la percezione della donna nell’arte e delle donne d'arte, vale a dire le artiste, dall'età moderna a oggi? «Dall’età moderna a quella post-moderna è cambiato il ruolo delle donne anche nell’arte. Dall’essere prevalente oggetto di rappresentazione – i loro corpi rappresentati – sono diventate sempre più protagoniste e autrici di rappresentazioni, seguendo percorsi di professionalizzazione, guadagnando visibilità e peso sui mercati dell’arte. Non solo. Ma sono diventate anche narratrici di queste trasformazioni. Lo testimonia la grande svolta nella storia dell’arte, iniziata dagli anni ‘70. Da allora le storiche dell’arte hanno ridato visibilità non solo alle tantissime artiste del passato ma anche alla non neutralità del fare arte, al suo essere un vero e proprio campo di battaglia‚ per parafrasare un famoso manifesto di Barbara Kruger sul corpo delle donne». L’arte è androgina. O no? «Non credo che la questione possa essere posta così. È come dire che c’è un’arte femminile e un’arte maschile che è un rischioso quanto inutile stereotipo. Ci sono invece le artiste e gli artisti che fanno arte, che raccontano i loro punti di vista, che possono essere più o meno interessanti o emozionanti, che hanno più o meno potere simbolico. Per molto tempo, e la storia non è finita, le artiste per fare questo lavoro hanno dovuto lottare molto più degli artisti. L’etichetta di arte al femminile o di arte delle donne che si incontra oggi in molte mostre anche in Italia dovrebbe far riflettere. Le intenzioni riparative in quanto tali rischiano di essere controproducenti. Le opere delle artiste spesso sono bellissime e finalmente visibili mentre l’apparato critico e narrativo invece è spesso ottocentesco: definendole femminili rischia infatti di relegarle di nuovo in cucina. Insomma: quale sarebbe la reazione del pubblico se una mostra di soli artisti, come peraltro è quasi sempre successo, fosse intitolata semplicemente Arte al maschile oppure l’Arte degli uomini?».

LA MOSTRA/1 Riva, sculture di dolore Il percorso creativo di Ugo Riva, uno degli artisti più interessanti del panorama italiano, attraverso 40 lavori dal 1982 al 2007. Scultore legato alla tradizione classica, Riva è un artista materico, dal tratto doloroso e grave. Un espressionista impegnato nella ricerca drammatica. Le sue donne sembrano dure come pietre perché scolpite dalla sofferenza, ma allo stesso tempo sono sensuali e quasi accoglienti. Il discorso sulla figura umana si posa sulle donna intesa come madre, madonna, amante. Ugo Riva. Un artista contemporaneo e la classicità, fino al 31 agosto, Spazio Viterbi, via Torquato Tasso, Bergamo. Info: 035387604; www.provincia.bergamo.it. Ugo Riva. Scultore in bronzo, dal 7 maggio al 13 giugno, galleria Salamon & C, via san Damiano 2, Milano. Info: 0276013142.


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L’etichetta di arte al femminile o di arte delle donne che si incontra oggi in molte mostre anche in Italia dovrebbe far riflettere. Le intenzioni riparative in quanto tali rischiano di essere controproducenti

LA MOSTRA/2 Buttò, religiosa sensualità Rituali figurati, tableaux vivants, neogotiche pale d’altare sono le magistrali creazioni con cui Saturno Buttò da sempre indaga gli affascinanti misteri di una “oscura religione”: quella dell’innata sensualità del corpo. In continuo conflitto tra erotismo e dolore, trasgressione ed estasi, i pregiati dipinti su legno di Buttò sviscerano la visione intransigente dell’iconografia religiosa occidentale nei confronti del corpo, da un lato esibito come oggetto di culto, dall’altro negato nella sua valenza di purissima bellezza erotica. Dal 3 maggio al 3 giungo, Mondo Bizzarro gallery, via Reggio Emilia 32 c/d, Roma. Info: 0644247451; www.mondobizzarro.net.

Saturno Buttò Nana’s devotion, 2008 courtesy Mondo bizzarro gallery In alto a sinistra: Ugo Riva La donna di Arturo, 2007


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Anne Schloen: «Nell’arte le quote rosa sono improduttive»

TRA LOTTE E CONQUISTE di MARIA LUISA PRETE

l voto alle donne è stata una delle più grandi conquiste del ‘900; nel 1948 viene introdotto in Alto Adige. Per il sessantesimo anniversario dell’evento la mostra “Vote for women”, a Bolzano, diventa un pretesto per una più generale riflessione sull’universo femminile, il suo rapporto con l’arte e le contraddizioni ancora in essere nella società. La curatrice Anne Schloen spiega lo spirito e le intenzioni dell’iniziativa che, insieme alle personali di Ugo Riva e Saturno Buttò, fornisce spunto e immagini al servizio di copertina. Donne artiste e donne muse: qual è nell’arte contemporanea la relazione tra questi due ruoli? «Nel corso dei secoli il ruolo della donna come modello e musa si è decisamente contratto. La divisione dei ruoli propriamente sessista si è esaurita a partire dal XX secolo: Camille Claudel e Frida Kahlo sono delle importanti precorritrici, non furono solo muse di grandi artisti, ma furono in grado lore stesse di dar vita a capolavcri. Nell’arte contemporanea esistono molteplici ruoli per le donne. La divisione classica per cui la donna rappresenta la musa del’artista maschio permane. Esistono per altro anche coppie dove uomo e donna si ispirano vicendevolmente come nel caso di Marina Abramovic e Ulay. C’è poi un’altra variante quando le artiste analizzano la loro situazione. Sono vittime e carnefici allo stesso tempo: fonte di ispirazione e artiste». In che modo l’evoluzione del nudo è stata influenzata dall’emancipazione femminile? «Per secoli le raffigurazioni artistiche mostravano attraverso lo sguardo maschile il corpo femminile. A partire dagli anni ‘60 c’è stato un cambiamento di fondamentale importanza. Le artiste hanno sostituito questo sguardo prettamente maschile con una visione autodeterminata. Molte hanno lavorato proprio con la loro fisicità realizzando performance dove si presentavano consapevolmente svestite. Per le artiste femministe della prima generazione la nudità rappresentava una

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Il linguaggio figurativo sessuale nella creazione artistica può servire a elaborare strutture patriarcali o tabù

Letizia Werth Tuoristin, 2003-2004 Nella pagina a fianco: Parastou Forouhar Freitag (venerdì), 2003


LA MOSTRA/3 “Vote for women”, viaggio nella storia femminile “Vote for women” è un viaggio attraverso la storia delle donne e insieme un’analisi artistica del presente. La mostra mette in luce alcuni punti di intersezione tra politica e arte, storia e presente, norme sociali e ribellione individuale. Esposti i lavori della fase artistica iniziale dell’arte femminista di Valie Export e Adrian Piper, ma anche opere inedite come quelle delle artiste altoatesine Julia Bornefeld e Berty Skuber e gli spettacolari video di Vanessa Beecroft e Pipilotti Rist. Catalogo edito da Skarabeus Edizioni. Fino al 29 giugno, Kunst Merano arte, Portici 163, Merano (Bolzano). Info: 0473212646, www.kunstmeranoarte.org.

forma di autodeterminazione e di libertà. La trasformazione da oggetto di piacere a una versione emancipata funge da riflesso per la mutazione del ruolo della donna nella società». Come distinguere la creazione artistica dalla pornografia? «La pornografia è prevalentemente fatta da uomini per uomini e serve semplicemente come stimolo sessuale. Quando gli artisti o le artiste inseriscono nelle loro opere un linguaggio figurativo sessuale, forse vengono d’acchito interpretate come pornografiche. Si tratta in realtà non solo di una mera raffigurazione, quanto piuttosto di un livello di riflessione. In questo modo possono essere tematizzati aspetti diversi come le strutture patriarcali o i tabù. Le opere artistiche si inseriscono in un contesto diverso. A volte sono necessarie analisi approfondite per comprendere alcune opere. Le performance di Vanessa Beecroft vengono considerate dalle femministe misogine e pornografiche. Al contrario credo che analizzino ed esprimano chiaramente la posizione a favore delle donne da parte dell’artista e pongano un accento critico su come gli ideali classici di bellezza e la pressione della società ledano in realtà la donna e ne condizionino l’esistenza». La storia delle donne è una continua battaglia tra schiavitù e liberazione. Quale ruolo può avere l’arte in questo percorso? «L’arte può condurre l’attenzione su precise problematiche sociali. Quando negli anni ‘60 il femminismo penetrò nella scena artistica internazionale l’oppressione della donna divenne il tema centrale. L’arte è in grado di stimolare riflessioni e rende coraggiosi. La questione rimane sempre e comunque chi raggiunge l’arte e se è effettivamente in grado di cambiare qualcosa. Comunque sia non importa che un’opera nasca da un uomo o da una donna. Credo che le cosiddette quote rosa siano improduttive».


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SEAN SCULLY L’occhio astrattista

GEOMETRIE ESISTENZIALI

Più di trenta opere tra dipinti e disegni, dal minimalismo degli anni ‘70 al tratto impulsivo e all’indagine sul colore che caratterizzano la ricerca attuale dell’artista irlandese. Dopo la personale del 1996 alla Gam di Bologna, Sean Scully arriva per la seconda volta in Italia, sempre a cura di Danilo Eccher, direttore del Macro. La mostra è realizzata in collaborazione con la fondazione Joan Mirò di Barcellona e il Museo d’arte moderna di Saint Étienne. Fino al 31 agosto, Macro Future, piazza Orazio Giustiniani 4, Roma. Orari: da martedì a domenica 16-24. Info: 06 671070400; www.macro.roma.museum.

«Quella di Sean è una poetica complessa che coniuga e confonde i piani interpretativi» di DANILO ECCHER*

quella di Scully una sorta di geometria metafisica volta a richiamare uno sguardo contemplativo, un comunicare silenzioso dell’anima, che scopre, nella tremula fragilità del disegno, la propria segreta verità. Convivono così, nelle opere di Scully, due aspetti distinti: quello più appartato e meditativo, ispirato dai lavori di Ad Reinhardt, e quello più liturgico e spettacolare di Mark Rothko. Da un lato una geometria monastica, silenziosa, quasi monocromatica, ordinata per incroci di semplici pennellate che suggeriscono immagini vellutate, impalpabili, solamente sognate o venerate; dall’altro lato, un’atmosfera più coinvolgente, ritualmente definita nei vapori e nelle dissolvenze di una spiritualità geometrica centrale e incombente. Nel primo caso, un disegno sfuggente, leggibile nelle fessure degli intrecci, nel secondo uno più marcato e sicuro, capace di dare peso e potenza alle stesse sfumature. [...] Nascono così i grandi capolavori degli anni Novanta, da Cathedral, del 1989, a Red Star,

È

del 1990, da Day-Night, dello stesso anno, a Long Light, del 1998. Opere straordinarie, che portano a compimento una lunga ricerca estetica condotta lungo i tracciati di un’inquietante geometria. È proprio in queste opere che si intuisce la sfida di volere abbracciare entrambe le anime geometriche: quella analitica, seriosamente distaccata, e quella poetica, più incline all’invenzione fantastica. Ciò avviene, come nella grande tradizione astratta, lungo i bordi, a cavallo dei confini, nelle fessure di una superficie sempre più increspata. Così gli innesti, gli incastri, che per primi hanno spalancato lo sguardo nella voragine del bordo, possono anche acquietarsi sulla stessa superficie e scorgere una realtà che soggiace. La geometria si allenta e svapora nel corpo delle pennellate sempre più presenti e materiche, lasciando così spazio a un subbuglio magmatico di colori che esplodono allargando nuove e inattese fessure. Si definisce così un’immagine sempre più complessa, inquadrata in un reticolo geometrico di piani regolari ma, allo

Sean Scully Gabriel, 1993 Nella pagina a fianco dall’alto: Ernesto Neto É o Bicho, 2001 foto Eduardo Ortega Gregor Schneider Haus ur, Rheydt 1985 foto Gregor Schneider


Scully/Neto/Schneider

[ ] LE ALTRE MOSTRE Neto e Schneider, dall’ossessione al contatto

Oltre a Paolo Chiasera (vedi Primo piano), in mostra al Macro le opere di Gregor Schneider ed Ernesto Neto. Double continua il percorso di riproduzione delle stanze familiari di Schneider: una claustrofobia che si riflette nell’ulteriore ambiente ricostruito, una cella di isolamento – parte della ricerca sugli spazi socialmente rilevanti e anormali. Fino al 31 agosto. L’arte come luogo di interazione è invece al centro della produzione di Neto, alla sua prima mostra in un museo italiano: l’artista brasiliano delle sculture percorribili realizza per l’occasione un’installazione inedita, mirata alla sollecitazione sensoriale diretta del pubblico. Fino al primo febbraio. Macro, via Reggio Emilia 54. Orari: da martedì a domenica 9-19. Info: 06671070400; www.macro.roma.museum.

stesso tempo, percorsa da linee nervose e invadenti, che lacerano la superficie lasciando emergere insospettabili pulsioni sotterranee. È un apparente balbettio linguistico, un cortocircuito visivo, un inciampo concettuale, che però ha il pregio di frantumare una certezza solo superficiale, un’apparenza arrogante, una verità invidiosa. Il linguaggio di Scully mostra così i suoi mille travestimenti, le mille risorse di un processo conoscitivo, che non teme azzardi ma conserva il candore della sorpresa. In questo straordinario percorso artistico si riconosce l’ingenuità poetica di Osvaldo Licini, un senso commovente di ricostruzione del mondo che non può affidarsi esclusivamente alla pretesa di una geometria pura e distaccata. Anche qui, un timido tremore linguistico consente l’irrompere inquietante e festoso della trasgressione fantastica, dell’irriverenza infantile, dell’invenzione spregiudicata, del sorriso gioioso della sorpresa. L’arte di Sean Scully testimonia un importante contributo nel percorso conoscitivo della pratica astratta, se-

gna un contatto, forse un attrito, fra il misterioso concettualismo di un linguaggio impostato, rigido e sicuro nel le proprie alchimie intellettuali e il brivido di un incanto letterario che abita i sussulti della sorpresa e accende l’eccitazione della curiosità. Un’emozione che scaturisce dalla precisa trama di un disegno solidamente impostato e dalla sua pelle pittorica, dalla materialità densa e lucente che conserva ogni traccia del pennello. È come una luce intermittente che appare nelle fessure dell’opera e si acquieta sulla superficie, che lacera il disegno e ne conserva il segreto nella memoria, che accentua i contrasti cromatici e ne spegne le rivalità. Quella di Sean Scully è una poetica complessa, che coniuga e confonde più piani interpretativi, che muove dalla rarefazione intellettuale, per approdare alle profondità della più segreta spiritualità, che è consapevole di recitare un ruolo protagonista nella grande famiglia dell’astrattismo. *direttore del Macro e curatore della mostra estratto dal catalogo, courtesy Thames & Hudson


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Realismo e astrattismo incontrano la storia

UN’ARTE EROICA E PROVOCATORIA di FABRIZIA PALOMBA

l museo Madre di Napoli dedica a Georg Baselitz un’ampia retrospettiva curata da Norman Rosenthal, uno dei massimi studiosi dell’artista tedesco. La mostra, ricca e approfondita, presenta circa 120 opere esposte secondo un criterio cronologico, dagli anni ‘60 ad oggi. Disegni, dipinti e sculture offrono una panoramica completa del percorso artistico di Baselitz. In mostra le tele dei primi anni ‘60 come “Die grosse nacht im eimer” – considerato dall’artista stesso uno dei suoi lavori più riusciti – e le famose opere “Rebell” e “Der baum”, appartenenti alla serie degli “Hero paintings”. È possibile ammirare i dipinti Frattura, risalenti alla fine degli anni ‘60, e lo straordinario e noto “Schlafzimmer”. Baselitz, pittore, scultore, disegnatore e incisore, è noto soprattutto per i dipinti capovolti in cui lavora sullo spazio, liberandosi dal soggetto e stravolgendo la composizione. Nelle opere, che presentano figure semi astratte e molto spesso elementi cupi ed inquietanti, realismo e astrattismo si fondono in un unico stile. Molteplici le influenze artistiche, tra cui l’arte tradizionale africana, la pittura manierista francese e italiana, l’espressionismo astratto americano. L’arte di Baselitz, forte e spregiudicata, ha affrontato la storia e la storia dell’arte attualizzandone le tematiche attraverso uno stile molto personale, «in un modo che non può che essere definito eroico: la sua arte si è consapevolmente posta contro corrente pur riuscendo a rimanere sempre moderna» afferma il curatore Norman Rosenthal. «Benché nel quadro dell’arte moderna la sua figura appaia come quella di un deciso conservatore, Baselitz rimane un artista radicale, e persino provocatorio». L’artista ha dimostrato una straordinaria sensibilità nei confronti delle stragi che hanno investito la Germania all’avanzare del nazionalsocialismo fino alla ricostruzione postbellica, e il suo percorso è legato alle circostanze storiche e culturali che ha vissuto e di cui ha fatto parte.

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LA MOSTRA Liberatori capovolgimenti A più di dieci anni dall’ultima esposizione italiana, e dopo il successo ottenuto alla Royal academy of arts di Londra, le opere di Baselitz tornano nel nostro paese nella mostra a cura di Norman Rosenthal. Per la prima volta, insieme al dipinto Orangenesser, vengono esposti anche i bozzetti preparatori dello stesso. Dal 17 maggio al 15 settembre, museo Madre, via Settembrini 79, Napoli. Orari: dal lunedì al giovedì e domenica 10–21, venerdì e sabato 10-24, giorno di chiusura: martedì. Ingresso 7 euro. Info: 08119313016; www.museomadre.it.


Georg Baselitz

Georg Baselitz Das Idol, 1963 Nella pagina a fianco: Georg Baselitz Orangenesser 1982


Oltre 4% Lordo 3,30% Netto (b)

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Liquidità

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“Lyxor ETF Euro Cash” è un Fondo Comune armonizzato “a forma di deposito” che offre un’elevata remunerazione alla liquidità di investitori privati, istituzionali e aziende. L’ETF, infatti, ha l’obiettivo di replicare un indice che, al pari di un Conto Corrente o di un Deposito, cresce costantemente in virtù dei nuovi interessi che maturano ogni giorno (in base al tasso EONIA definito dalla Banca Centrale Europea).(a) - ALTO RENDIMENTO: Tasso medio EONIA oltre 4% lordo e 3,30% netto (di costi e tasse).(b) - BASSO RISCHIO: L’indice non può perdere valore e non è esposto ai rischi di cambio e di tasso. L’ETF, essendo un Fondo con patrimonio separato, non ha un rischio di fallimento dell’emittente. - VANTAGGIO FISCALE: “Lyxor ETF Euro Cash” è tassato al 12,5% e non al 27% come i Conti Correnti.(c) - LIQUIDABILITÀ: Vendita in tempo reale su Borsa Italiana. - NESSUNA CONDIZIONE O PENALE: No importi minimi/massimi, no permanenza minima, ecc... Negoziazione continua su Borsa Italiana - Costi totali (TER): 0,15% all’anno - Costi negoziazione minimizzabili(d) - Liquidità garantita da Banca IMI, UniCredit e Société Générale. Lyxor ETF Euro Cash - Codice Negoziazione: LEONIA - Isin: FR0010510800 Iscriviti ai seminari gratuiti su ETF di: Piacenza, Bologna, Torino, Verona, Roma, Firenze Richiedi gratuitamente la documentazione di tutti gli ETF di Lyxor a: w w w . E T F . i t i n f o @ L y x o r E T F. i t (*) Lyxor è il 1° emittente di ETF in Italia per Patrimonio, Raccolta, Controvalore, Contratti e Numero di ETF (fonte: Borsa Italiana per l'anno 2007). (a) Il tasso EONIA è la media ponderata dei tassi a cui un panel di 57 primarie banche, in un determinato giorno, hanno scambiato depositi overnight (oggi su domani) in Euro sul mercato interbancario. (b) Tasso medio Eonia dal 13/06/2007 (data dell’ultimo rialzo dei tassi BCE) al 27/12/2007: 4,01% lordo (fonte: Bloomberg). Il tasso al netto del costo di gestione dell’ETF, dei costi di acquisto e vendita (vedi nota “d”) e delle ritenute fiscali (vedi nota “c”) è pari a 3,30% netto per un investimento di EUR 50.000 (ovvero 3,36% netto per EUR 1.000.000; 3,36% netto per EUR 500.000; 3,35% netto per EUR 200.000; 3,33% netto per EUR 100.000; 3,30% netto per EUR 50.000; 3,19% netto per EUR 20.000; 3,02% netto per EUR 10.000; 3,02% netto per EUR 5.000) ipotizzando, in invarianza dei tassi, l’acquisto dell’ETF, la sua detenzione per un anno e la sua vendita. (c) Si applica lo stesso trattamento fiscale di un Fondo Comune “armonizzato” di diritto estero: 12,5% (senza obbligo di inserimento nella Dichiarazione dei Redditi) per un privato in regime di risparmio amministrato. (d) In media, per una negoziazione su Borsa Italiana, le principali banche on-line applicano una commissione percentuale con un costo massimo di EUR 20 (fonte: www.donovan.it). Ne consegue che, all’aumentare dell’importo investito nell’ETF, decresce l’incidenza percentuale della commissione di negoziazione: appena 0,002% per EUR 1.000.000; 0,004% per EUR 500.000; 0,01% per EUR 200.000; 0,02 % per EUR 100.000; 0,04% per EUR 50.000; 0,1% per EUR 20.000; 0,2% per EUR 10.000; 0,2% per EUR 5.000. Lo spread denaro-lettera esposto dallo Specialist (market maker) su Borsa Italiana è stato in media inferiore allo 0,01% (fonte: Société Générale dal 30/10/07 al 28/12/2007). “Lyxor ETF Euro Cash” è un fondo comune di investimento armonizzato di diritto francese ammesso alla quotazione su Borsa Italiana S.p.A.. I relativi prospetti, semplificati e completi, sono disponibili sul sito Internet www. ETF.it e presso Société Générale - via Olona n. 2 - 20123 Milano. EuroMTS Index®, EuroMTS® and EuroMTS Indices® sono marchi di EuroMTS Limited e MTSNext non sarà responsabile per perdite o danni di qualsiasi natura (inclusi, senza limitazione, le perdite da investimento) derivanti in tutto o in parte da Lyxor ETF Euro Cash o dalla fornitura a Lyxor A.M. di EuroMTS Index® e dei componenti dell'indice e dei marchi.

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INSIDE ART musei

museo Bilotti Edvige: cerco di dare continuità allo spirito di condivisione di Carlo

SCRIGNO DELLE PASSIONI di MARIA LUISA PRETE

dvige Bilotti è docente di Sociologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma e collabora con prestigiose istituzioni straniere. Impegnata da anni in progetti di tipo umanitario, culturale e artistico, ha affiancato lo zio Carlo nella realizzazione del museo Bilotti all’Aranciera di villa Borghese a Roma e del museo all’aperto Bilotti a Cosenza, costituito da sculture inserite come “personaggi urbani” nel cuore della città. Fa parte del comitato scientifico dello spazio espositivo capitolino con delega di presidente. Attualmente sta scrivendo un libro sulla vita dello zio.

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Edvige, suo zio Carlo Bilotti era un affermato imprenditore e un apprezzato collezionista, amico dei maggiori autori internazionali. Un suo ricordo. «Dai rapporti di amicizia che mio zio Carlo ha avuto con grandi artisti, da De Chirico a Warhol, da Lichtenstein a de Saint-Phalle, Hirst e Saville, sono nate numerose committenze, sia per la sua collezione personale sia per le sue società di profumi. Ho un vivo ricordo della sua euforia quando interveniva nel processo creativo. Negli ultimi anni abbiamo lavorato insieme su importanti progetti. Questa è stata per me un’esperienza straordinaria


[ ] LA MOSTRA Collezione Cotroneo: quando il privato si fa pubblico

Con l’esposizione di opere della collezione Cotroneo comincia il percorso esplorativo del museo Bilotti nella storia delle grandi raccolte italiane di arte contemporanea. Le opere di Anna Rosa e Giovanni Cotroneo raccontano la grande avventura della fotografia italiana contemporanea attraverso le scelte rigorose e personalissime di una coppia che ha fatto dell’arte il filo conduttore della propria vita. Una collezione sostenuta da forti legami e da un costante colloquio a due ma che, allo stesso tempo, si apre con generosità all’esterno facendo conoscere anche aspetti meno noti del nostro paese. Una storia privata. Fotografia e arte contemporanea nella collezione Cotroneo, fino al 25 maggio, museo Carlo Bilotti, Aranciera di villa Borghese, viale Fiorello La Guardia 4, Roma. Info: 0682059127; www.museocarlobilotti.it.

di scambio e condivisione di scelte, ma anche di conoscenza. Spesso mi raccontava storie e aneddoti che stanno dietro le sue più importanti acquisizioni e committenze, svelandomi aspetti inediti del mondo dell’arte. Per esempio, mi raccontò che Warhol, con il quale era andato al Moma a vedere una retrospettiva di De Chirico, dopo la mostra gli disse che secondo lui De Chirico ripeteva le stesse immagini, non solo perché gli venivano richieste da collezionisti e mercanti, ma perché considerava la ripetizione il suo mezzo di espressione. Gli disse che probabilmente avevano questo in comune. La differenza era che il maestro si ripeteva anno dopo anno, lui si ripeteva lo stesso giorno nello stesso dipinto. Carlo, che sapeva cogliere al volo le occasioni, gli propose subito una rivisitazione dei quadri di De Chirico. L’artista accettò entusiasta e nacque la serie di tele Warhol verso De Chirico. È da storie di questo genere che è nata l’idea di scrivere una sua biografia». Un museo nel cuore di Roma: Carlo Bilotti ha realizzato il suo sogno. Cultore dell’arte, voleva condividere la sua passione con il pubblico italiano. Dopo la sua scomparsa, sono cambiate le scelte artistiche dell'istituzione o cercano sempre di essere orientate alla sensibilità del fondatore? «Mio zio Carlo concepiva il museo non solo come spazio espositivo ma come entità culturale molto dinamica. Questa linea è stata fatta propria dai

rappresentanti del comune di Roma, La Rocca, Campitelli, Pirani, e della famiglia, mia zia Margaret, mio fratello Roberto e io, che guidiamo il museo. Il mio contributo è stato di spingere nella direzione di un approccio globale e interdisciplinare che vede i campi del sapere scientifico e artistico come aspetti interconnessi di una stessa realtà complessa. Un approccio che supera dunque le separazioni tradizionali. Le manifestazioni che privilegiamo esprimono queste interconnessioni tra le arti e anche tra arte e scienza». Ogni raccolta d'arte è un racconto. Quella dei Cotroneo, attualmente in mostra all’Aranciera, è storia privata che diventa pubblica. Quali suggestioni intende evocare? «La raffinata raccolta degli amici Cotroneo si inquadra nella logica interdisciplinare che caratterizza le attività del museo Bilotti. Oltre alla fotografia, in questo caso come memoria evocativa del passato ma anche come forma espressiva di astrattismo, vengono presentati installazioni, sculture, video e proiezioni». Con “Una storia privata” il museo Bilotti inaugura una serie di esposizioni dedicate al collezionismo privato. C'è un filo conduttore che legherà le varie mostre? «C’è un comune denominatore: la qualità e la storicità di grandi collezioni private non solo italiane. Questo per far conoscere opere d’arte importanti che altrimenti resterebbero nell’ambito privato e per dare continuità allo spirito di condi-

Berengo Gardin: San Marco, Venezia, 1959 In alto a sinistra: una foto di Edvige Bilotti

a destra: Carlo Bilotti e Andy Warhol


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INSIDE ART musei

visione, così com’è stato nel caso della nostra famiglia». Oltre il viaggio artistico attraverso le grandi collezioni, il museo ha altri appuntamenti in programma per il 2008? «Dopo la chiusura della mostra in corso, il museo Bilotti ospiterà la manifestazione On: percorso sensoriale tra arte, cultura e benessere. Gli spettatori verranno accolti in uno spazio di “multimedialità culturale” che prevede performance di teatro-danza contemporanea, istallazioni di videoarte e poesie che verranno recitate da Giorgio Albertazzi, Giancarlo Giannini e Piera Degli Espositi. La terrazza e l’esterno del museo saranno arricchiti dalle istallazioni luminose di Chiara Dynys. A giugno è prevista Cosmos, una collettiva di artisti che fanno riferimento a modelli di tipo fisico e astronomico tra cui Jennifer Steinkamp, Peter Halley, Shanzhia Sikander, Alberto Di Fabio, Ross Bleckner, Ivan Navarro. A settembre, con la performance-concerto di Mauricio Kagel e un’installazione sonora di Michelangelo Lupone sul lago retrostante il museo, daremo un’anticipazione del Festival internazionale di arte, scienza e cultura contemporanea che si concentrerà nel 2009. Verranno presentate opere e teorie sulle innovazioni scientifiche applicate alla musica, alle arti visive, al teatro, alla letteratura, all’architettura. A fine anno la grande mostra su De Chirico curata da Bonito Oliva sarà ospitata sia a Palazzo delle esposizioni che al museo Bilotti».


Marca Inaugurato a Catanzaro il nuovo polifunzionale museo delle arti

CALABRIA CONTEMPORANEA di MATTIA MARZO

n Calabria cresce il fermento per l’arte. Si sta formando un solido ponte per la cultura, basato sulla promozione dell’arte in tutte le sue forme, capace di legare l’estremo sud al resto del paese. Questo permette uno sviluppo intenso di idee, messe in pratica tramite eventi organizzati nei diversi poli culturali. Il Marca, museo delle arti di Catanzaro, da poco inaugurato, incarna e rappresenta in pieno questa sfida. «Questa struttura raccoglie 500 anni di storia del territorio locale che definiscono l’evoluzione dell’arte di questi luoghi» afferma il direttore artistico Sergio Risaliti, nato l’11 ottobre del 1962 a Prato, che ha ridisegnato l’impianto museologico allestendo il percorso che si sviluppa nelle eleganti sale del palazzo, ex istituto per sordomuti. Il polo museale si estende su tre piani e presenta ampi spazi divisi da grandi pareti bianche che con il

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parquet, una buon impianto di illuminazione e qualche scorcio dell’antico palazzo originario, danno un tocco di eleganza al museo. Un angolo suggestivo è la splendida parete in vetro, situata al primo piano, che regala una vista invidiabile sulla città. «Uno luogo bello, agile e adatto ai linguaggi delle generazioni attuali», continua il direttore, «ha una funzione polivalente ed è la somma di spazi museali diversi con prestazioni diverse, formati dalla Gipsoteca, dalla collezione Rotella e dal centro d’arte contemporanea distribuiti negli spazi del museo». Tra le opere in mostra, circa 120, si annoverano alcuni nomi di spicco come i maestri Andrea Cefaly, Mattia Preti e Mimmo Rotella, originari di Catanzaro. Il museo si inserisce in un percorso dedicato all’arte classica e contemporanea che la città, guidata dalla provincia, sta percorrendo da qualche anno al “Parco della biodiversità

In alto: Davide Rivalta Il caprone, 2008 courtesy Antonio Renda Nella pagina a fianco: l’ingresso del Marca Mimmo Rotella Noi amiamo Europa, 1987


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INSIDE ART musei

Il progetto ha stupito per la rapidità con cui è diventato concreto in soli due mesi

LA STRUTTURA Una pinacoteca, una gipsoteca e tante mostre Il polo museale Marca si sviluppa su tre piani e ospita diverse mostre. Al pianterreno si trova la pinacoteca e gipsoteca della Provincia, con 120 opere tra dipinti e sculture dal XVI al XX secolo, di: Antonello de Saliba, Battistello Caracciolo, Mattia Preti, Salvator Rosa e Andrea Sacchi. Presenti anche numerosi dipinti del maestro Andrea Cefaly (senior), oltre a gessi e marmi di Francesco Ierace. Al primo piano, fino al 28 settembre, sono esposte le grandi lamiere di Mimmo Rotella realizzate tra il 1980 e il 2004. Alcune di queste rimarranno nel museo, altre si uniranno ad altre opere donate dalla fondazione Mimmo Rotella per formare una collezione . Nel seminterrato ha sede il “Centro polivalente di cultura contemporanea” con il progetto “Archeologia del presente”. Tre artisti per raccontare i nuovi linguaggi dell’arte: Paola De Pietri, con 15 scatti inediti sulla città, Flavio Favelli, autore del bar, espone due installazioni site-specific e Davide Rivalta, con una serie di sculture in gesso, bronzo e resina. Il seminterrato verrà anche utilizzato per ospitare mostre temporanee e eventi culturali di altro genere, in collaborazione con istituzioni locali, come l’accademia di belle arti di Catanzaro. Il Marca si trova in via Alessandro Turco, Catanzaro. Info: 0961743901.

mediterranea” con i suoi 114mila mq di verde e nell’area archeologica del parco di “Scolacium” con “Intersezioni”, l’evento che ospita grandi nomi della scultura internazionale tra cui Mimmo Paladino e Antony Gormley. Un dato rilevante e, assolutamente positivo, è che i cittadini reagiscono agli stimoli culturali offerti, partecipando assiduamente agli eventi e seguendo in prima persona gli sviluppi di questo percorso. In città si percepisce la voglia di vivere l’arte e la cultura per «conoscere, riconoscere e identificarsi nell’evoluzione storico artistica del posto», come sottolinea Risaliti, «rintracciando la propria memoria e la propria identità in un itinere come quello offerto dal Marca». I progetti in cantiere sono numerosi, ma dovrà concretizzarsi il passaggio politico del presidente della provincia per proseguire nel cammino di ricerca artistica e culturale del museo.


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Uno spazio espositivo vivo e lontano dalla sacralità museale

UNA GALLERIA DA SOGNO di VERONICA LAURA ARTIOLI

el cuore di Roma, di fronte al Campidoglio, nell’Olimpo dell’arte classica e rinascimentale, quasi a sfidarne l’imponenza monumentale e statica, esiste da due anni un raffinato luogo di vibrante eccitazione artistica dove lo spazio e il tempo sembrano avvolti da quella che Jung avrebbe chiamato l’alchimia del sogno, ovvero il potere dei simboli come agenti evocativi del nostro inconscio. La galleria d’arte moderna e contemporanea Mucciaccia, nata da un’idea del giovane gallerista romano Massimiliano Mucciaccia, ha visto in poco tempo l’alternarsi di esposizioni che racchiudono in sé l’essenza delle più importanti avanguardie del Novecento: dalle mostre personali di De Chirico, Rotella e attualmente Rauschemberg, alle intense collettive con Fontana, Mirò, Ceroli, Chagall, Campigli, Boetti e Bianchi, per citarne alcuni. L’alta qualità e l’indiscutibile richiamo di pubblico che esercitano gli artisti rappresentati in galleria aspirano a creare un contesto di vivace dibattito d’opinione che aiuta ad avvicinare la comunità cittadina all’arte contemporanea, solitamente considerata nicchia esclusiva di intellettuali o esperti del settore. «Quando ho deciso di aprire questo spazio dopo undici anni di attività a L’Archimede, la galleria di mio padre, l’intento era quello di contribuire a sviluppare anche a Roma, come già si verifica da anni in altre capitali europee, un polo di interscambio culturale.» Così Massimiliano Mucciaccia presenta gli obiettivi

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del suo ambizioso progetto professionale: realizzare, attraverso l’arte moderna e contemporanea e le grandi correnti ideologiche che ne hanno sancito l’autonomia dalla purezza dei precedenti linguaggi estetici, un “milieu“ capace di stimolare, anche nello spettatore neofita, un personale codice di interpretazione della nostra società. «La partecipazione alle vernici e, più in generale, il costante flusso di visitatori in galleria sono per me una conferma di un nuovo spirito di relazione». Il pensiero di ritrovarsi fisicamente in uno spazio che, pur rimanendo centro attivo di promozione artistica e culturale, si spoglia di quella sacralità museale propria dei grandi contesti istituzionali per assumere i contorni di luogo vivo e fluido dove all’osservazione delle opere, e alla suggestione che può essere stabilita con esse, si sovrappone l’opportunità di comunicare liberamente, al di là delle convenzioni accademiche. «Credo che il futuro del mondo dell’arte – conclude il gallerista – risieda proprio nella sua potenzialità di vettore privilegiato per una comunicazione diversa, meno sovrastrutturata». Un invito, dunque, a non perdere di vista le proposte espositive di questo intuitivo gallerista emergente che, con una serie di incontri artistici di elevato profilo qualitativo, ha già saputo suscitare l’attenzione non solo di critici e collezionisti ma anche di tutti coloro che trovano nell’arte contemporanea e nei suoi eventi costante fonte di ispirazione intellettuale e motivo di aggregazione. Oltre il virtuale.

Mucciaccia

INSIDE ART gallerie


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INSIDE INSIDE ART gallerie

Massimiliano Mucciaccia nella sua galleria foto Manuela Giusto Sotto: Robert Rauschemberg Airport (switchboard), 1974

LA MOSTRA L’arte di Robert Rauschemberg La galleria espone le opere degli anni ’70 e ’80 di Robert Rauschemberg, artista americano dotato di inesauribile creatività, interprete della corrente minimalista che utilizza la tecnica del collage e del trasferimento su stoffa o su carta di immagini sottratte alla quotidianità. Un corpus di 20 opere polimateriche che definiscono una realtà coniugata al presente e che associano agli oggetti della cultura di massa sollecitazioni esotiche di mondi lontani. Catalogo a cura di Gianni Mercurio. In mostra fino al 5 giugno. Galleria Mucciaccia, Piazza D’Ara Coeli 16, Roma. Orari: dal lunedì al sabato 10.30-13.30 e 15.30-19.30. Info: 0669923801, www.galleriamucciaccia.it.


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INSIDE ART vernissage

ROMA Omaggio a Sol LeWitt A Roma si respira arte concettuale e minimalista per onorarne un capostipite, recentemente scomparso: Sol LeWitt. A due opere inedite il compito di rappresentarlo: #1153 Ripples (2005) e #375 (1982), eseguite – secondo la prassi dell’artista – dai suoi collaboratori. Attorno ai due wall drawings, opere di artisti che condividevano il modus operandi di Sol LeWitt, come Buren, che utilizzava le superfici murali come supporto e

l’analisi dei rapporti matematici nei solidi. Mochetti, presente in sala, commenta così la sua opera: «Filo Inox simboleggia il vero e il falso. Solo da lontano possono coincidere». Tra gli altri artisti alla vernice, Zorio e De Dominicis. Fino al 18 maggio, Galleria nazionale d’arte moderna, viale delle Belle arti 131, Roma. Info: 06322981; www.gnam. beniculturali.it. Foto Manuela Giusto. (Emanuela Mandolini)

ROMA Cuba potenza del segno

ROMA Le verità di Robusti tra paradossi e mostri

MILANO Le nuove mani della scultura

Nei vicoli del centro, tra le gallerie che orbitano nel circuito del festival Fotografia, Studio legale ha ospitato, il 4 aprile, il vernissage della mostra Decorazione o propaganda? Il reportage di Manolo Cinti è incentrato sul rapporto tra vecchi slogan rivoluzionari e realtà odierna. I numerosi ospiti accorsi all’inaugurazione sono stati accolti, oltre che dalle belle foto, dalle calde note della musica cubana, da buon rum e da sigari originali dell’isola. Foto Manuela Giusto. (Alessandra Vitale)

La fiera delle verità di Robusti varca i confini e racconta «il mostro dentro di noi», commenta Sgarbi. «Ogni mia opera – spiega l’autore alla vernice (nella foto di Manueala Giusto, tra la gallerista Cinzia Chiari e il curatore Alberto Agazzani) – nasce da un titolo che ho già in mente. Da una frase, da una riflessione anche banale prende corpo il quadro». Fino al 18 maggio, galleria Chiari, via S. Maria del Pianto 56. Dal 9 al 25 maggio anche alla Moretti gallery, 43-44 New Bond Street, Londra. (N. S.)

La collettiva “S-cultura #1” alla galleria Guido Iemmi inaugura un ciclo di esposizioni a cadenza annuale dedicate alle nuove mani di quest’arte primordiale, attraverso cinque giovani autori: l’iperrealismo di pietra di Daniela Novello, le audiosfere di Michele Napoli, l’astrattismo materico di Nada Pivetta, l’imprevedibilità di accostamenti di Alberto Gianfreda e le straordinarie reti di fil di ferro che intrecciano forme umane di Fabrizio Pozzoli. (S. M.)


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INSIDE ART vernissage

pagine a cura di ANNARITA GUIDI

MILANO Sforzinda, la città ideale

LUCCA Consani, sospensione e progresso

BOLOGNA Arte e musica intorno a Patti Smith

PESCARA Mitologici frammenti

Un’architettura tradizionale e contemporanea come Milano, rinascimentale Sforzinda e caotica metropoli. Neon sospesi nel cielo per l’installazione di Massimo Uberti (27 metri di diametro e 14 metri di altezza) pensata per il chiostro della Magnolia. La geometria dell’opera e la struttura del chiostro accolgono lo spettatore, costringendolo a rivolgere lo sguardo verso l’alto: si scopre così – in chiave contemporanea – l’arti-

Alla galleria Nicola Ricci, che dal 2001 ospita collettive e personali di pittura figurativa, fotografia, videoarte e scultura italiana e internazionale, Michelangelo Consani ha inaugurato la personale Quanto può durare un secondo? (nella foto una dei curatori, Katia Anguelova). Molti gli ospiti intervenuti: tra gli altri, il giovane artista Daniele Bacci, Claudio Poleschi di Poleschi Arte Contemporanea e Mauro Bianchini di White Project. Fino al 5 maggio. Info: www.gallerianicolaricci.net (A. G.)

La galleria Studio G7 ha inaugurato il 3 aprile una esposizione dedicata a Patti Smith, icona del rock femminile: un viaggio attraverso le immagini della poetessa di New York realizzato dall’artista bolognese Fabio Torre. Un evento importante che ha coniugato arte, musica ed espressività. Presenti all’inaugurazione, oltre all’artista, Claudio Marra (docente di arti visive a Bologna), Federica Muzzarelli, Francesco Tampieri, e naturalmente la gallerista Ginevra Gigolo. (Giulia Cavallaro)

Atelier 777 ha inaugurato il 5 aprile la personale Magica Fragmenta dell’artista napoletana Fosca. La figura mitologica di Pasifae è scomposta in 49 frammenti, parti di un’unica opera. Un rimando alla deframmentazione individuale e collettiva, tra incapacità umana di cogliere l’insieme dell’esistenza e valenza pregnante di ogni singolo elemento. Fino al 9 maggio, Atelier 777 contemporary art, via E. De Amicis 35, Pescara. Info: 0859430556; www.atelier777.eu. (A. G.)

colata pianta della città ideale progettata dal Filarete nel 1465. Molti gli ospiti all’inaugurazione (nella foto la direttrice di Never off Ilaria Barbieri e Xavier Dies Aguirre, direttore comunicazione Genworth financial) che dà il via ad una serie di appuntamenti in cui i milanesi saranno coinvolti nella creazione della loro città ideale. Fino al 16 ottobre, fondazione Stelline, corso Magenta 61, Milano. Info: www.unacittapossibile.com. (P. B.)


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INSIDE ART indirizzi

d’arte

AOSTA

TORINO

CITTÀ

CITTÀ

CITTÀ

GROBBERIO

ROBERTA SAVELLI

COLLETTIVA

Paintings

Form follows…risk

LEVI TABUSSO

MACKIE

Lo sguardo del sogno

Steal, in the silence

La poesia della pittura Una selezione di oltre trenta opere di piccolo e medio formato, eseguite dal 1987 a oggi, che ripercorre l’itinerario artistico di Franco Grobberio. L’artista privilegia le tematiche del sogno e del viaggio interiore dell’uomo attraverso dipinti a olio e acquarelli. Fino al 21 settembre, chiesa di san Lorenzo, via Sant’Orso, Aosta. Info: 0165238127; www.regione.vda.it.

Roberta Savelli con una tecnica pittorica gestuale e libera, colloca le sue figure su leggerissime tele di garza, le affianca in ritratti di gruppo o le lascia isolate in primi piani illuminatissimi. La predisposizione all’introspezione e la maturità artistica fanno della Savelli un’artista autentica che non pone veli tra l’osservatore e l’osservante. Fino al 24 maggio, Eventinove, via della Rocca 29/a, Torino. Info: 0118390013.

La mostra indaga nuove e interessanti linee di ricerca tra scultura, architettura e design contemporanei, in una realtà altamente contaminata e ibrida come quella della ex Cecoslovacchia. Gli artisti lavorano con materiali e media diversi dalla fotografia al video. Fino al 30 giugno, castello di Rivara, Rivara, Torino. Info: 012431122; www.castellodirivara.it.

Un’importante esposizione dedicata a due grandi artisti torinesi, Carlo Levi e Francesco Tabusso, accostati con grande originalità. Ad accomunare i due autori un dialogo continuo con la natura. Fino al 14 giugno, fondazione Giorgio Amendola, via Tollegno 52, Torino. Info: 0112482970; www.fondazioneamendola.it.

Nel lavoro di Christina Mackie l’accento è posto sul come eseguire le opere. In tal modo, esse vengono spogliate da ogni registro precostituito e da ogni significato fino ad evocare non solo l’oggetto in sè, ma una molteplicità di rimandi e corrispondenze. Fino al 31 maggio, galleria Sonia Rosso, via Giulia Di Barolo 11h, Torino. Info: 0118172478; www.soniarosso.com.

MILANO

CITTÀ

CITTÀ

CITTÀ

CITTÀ

COLLETTIVA

TIRAVANIJA

NASAN TUR

Foster, you’re dead

AIRÒ, DODGE WEINER

DJURBERG

Re-designed

Personale

Public privacy

Modelli di organi del corpo umano che diventano padiglioni dove sono proiettati video della celebre artista svedese Nathalie Djurberg. La sala espositiva si trasforma nell’interno del corpo umano e i video rappresentano desideri irresistibili e pensieri erotici. Fino al 30 giugno, fondazione Prada, via Antonio Fogazzaro 36, Milano. Info: 0254670515; www.fondazioneprada.org.

Un itinerario tra pubblico e privato, alla scoperta di quel luogo in cui sensibilità individuale e collettiva si intersecano. Nasan Tur induce lo spettatore a meditare sulla frantumazione della personalità del singolo che si massifica verso comportamenti standardizzati. Fino al 31 maggio, galleria Riccardo Crespi, via Mellerio 1, Milano. Info: 0289072491; www.riccardocrespi.com.

Personale La collettiva raccoglie opere di artisti appartenenti a diverse generazioni: Joseph Kosuth, Marzia Migliora, Michelangelo Pistoletto, Haim Steinbach, Vedovamazzei, Drè Wapenaar e Christopher Williams. Le opere selezionate discutono la relazione tra l’arte e l’oggetto. Fino al 15 maggio, galleria Lia Rumma, via Solferino 44, Milano. Info: 0229000101; www.gallerialiarumma.it.

Personale di Rirkrit Tiravanija: un progetto realizzato in collaborazione con l’architetto Neil Logan appositamente per la galleria. Nomade dalla nascita, Tiravanija traduce nella sua opera un’esperienza personale fatta di continui scambi tra culture. Fino al 31 maggio, galleria Emi Fontana, viale Bligny 42, Milano. Info: 0258322237; www.galleriaemifontana.com.

Tre personali di prestigio: Mario Airò e i suoi interventi dalla grande forza emotiva; Jason Dodge con una serie di singoli lavori dal fascino immaginifico; Lawrence Weiner e le sue creazioni concettuali. Dall’8 maggio al 28 giugno, galleria Massimo De Carlo, via Ventura 5, Milano. Info: 0270003987; www.massimodecarlo.it.


43

INSIDE ART indirizzi

pagine a cura di MARIA LUISA PRETE

d’arte

GENOVA

LA SPEZIA

SAVONA

BRESCIA

MANTOVA

MACCHIAVELLO

COLLETTIVA

MIMMO PALADINO

COLLETTIVA

ANGELO CAGNONE

Grugni e mugugni

China new vision

Personale

Do it yourself

Bagaglio a mano

Visi scolpiti da una città matrigna che molto prende e centellinando elemosina. Sono le facce di questi tipi, talvolta archetipi, che Macchiavello fissa sulle sue tavole: lo fa con fascinazione ma senza pietà. Uno sguardo critico a ricordare che a volte guardarsi allo specchio fa paura. Fino al 24 maggio, Violabox art gallery, via Trebisonda 56, Genova. Info: 0105957773; www.violabox.it.

Circa 80 opere di altrettanti artisti, con lo scopo di mostrare la multiforme scena artistica cinese. Questa coinvolge anche le arti tecnologiche, segno dell’affermarsi dei nuovi media, affiancate alle più diverse interpretazioni della pittura e della fotografia. Fino al 29 giugno, Centro d’arte moderna e contemporanea, piazza Cesare Battisti 1, La Spezia. Info: 0187734593; http://camec.spezianet.it.

Un’importante mostra di Mimmo Paladino dedicata al suo percorso grafico. Le principali tappe creative del maestro a partire da alcuni grandi fogli degli anni Novanta per approdare alle immagini ispirate al Don Chisciotte di Cervantes, da cui è scaturito un prezioso libro d’artista. Dall’11 maggio al 13 luglio, Complesso monumentale di santa Caterina, Finalborgo (Savona). Info: 0196816004.

La collettiva Do it yourself presenta opere di Daniela Alfarano, Federico Guerri e Marco Mazzoni. Il filo conduttore che avvicina le ricerche dei tre protagonisti è la scelta tecnica di utilizzare il disegno quale forma elettiva di espressione. Fino al 31 maggio, galleria delle Battaglie, via delle Battaglie 69/a, Brescia. Info: 0303759033; www.galleriabattaglie.it.

Una significativa mostra dedicata agli ultimi 20 anni del percorso creativo di Angelo Cagnone, uno dei più originali esponenti della pittura italiana come punto di incontro delle tendenze astratte o figurali. Fino al 25 maggio, Casa del Mantegna, via Giovanni Acerbi 47, Mantova. Info: 0376360506; www.provincia.mantova.it.

CITTÀ

CITTÀ

CITTÀ

CITTÀ

CITTÀ

LUCA REFFO

COLLETTIVA

COLLETTIVA

Flowers

ZHANG HUAN FRANKO B

JOHN BOCK

Shine on crime

Inside beyond

Entroterra italiano

Un film-performance sperimentale costituito da otto proiezioni che si rifanno a precedenti lavori di John Bock. La mostra presenta anche due film realizzati dall’artista, The palms e Inside beyond, una serie di disegni preparatori e due sculture. Fino al 24 maggio, galleria Giò Marconi, via Tadino 15, Milano. Info: 0229404373; www.giomarconi.com.

Presentate le opere che partecipano al progetto figurativo di Entroterra, sia quelli che hanno visto nascere lo spazio (Manzella, Toniutti, Giovannetti, Biancalani, Achilli) sia quelli che si sono aggregati in seguito (Borghetti, Gnocchi, Dalla Venezia, Iotti, Sambiasi). Fino al 30 giugno, Entrotera, via Biancospini 2, Milano. Info: 0242297041; www.entroterra.it.

Posizione e deposizione Il ciclo di dipinti trae ispirazione dalla lettura del romanzo Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov. Luca Reffo dipinge i personaggi inserendoli in ambienti domestici: le rappresentazioni sono un fermo immagine della scena di un crimine. Dal 9 maggio al 13 giugno, galleria Rubin, via Bonvesin de La Riva 5, Milano. Info: 0236561080; www.galleriarubin.com.

Tema della mostra i fiori: dalla sensualità dei papaveri di Carlo Ferrari alle rose bianche di Luciano Ventrone, cristallizzate nel momento della loro rappresentazione. Degni di nota i fiori dipinti da Maurizio Bottoni e le rappresentazioni di Doriano Scazzosi. Dall’8 maggio al 15 giugno, studio Forni, via Fatebenefratelli 13, Milano. Info: 0229060126; www.galleriaforni.it.

In Posizione e deposizione, Zhang Huan e Franko B, due tra i maggiori performer dell’arte contemporanea, dialogano per la prima volta insieme con una recente serie di opere alcune delle quali create per l’occasione. Fino al 15 giugno, galleria Pack, Foro Buonaparte 60, Milano. Info: 0286996395; www.galleriapack.com.


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INSIDE ART indirizzi

d’arte

TRENTO

VENEZIA

VENEZIA

PADOVA

BOLOGNA

PIERLUCA CETERA

GIORGIO BARRERA

POZZATI

GIUSEPPE BIASIO

Euclidea

True stories, storie vere

Ciao Roberta

Opere dal 1973 al 2008

ARIENTI PIETROIUSTI

La mostra presenta tre raccolte di dipinti: Euclidea, Picnosi e Le ore. Tre diverse interpretazioni del rapporto tra visione e opera d’arte. La pittura di Pierluca Cetera rievoca riflessioni sulla riva del mare. Il titolo Euclidea allude ai triangoli amorosi raffigurati nei dipinti. Dal 16 maggio al 5 luglio, Arte Boccanera, via Milano 128/130, Trento. Info: 0461984206; www.arteboccanera.com.

La ricerca di Giorgio Barrera muove da un interesse di tipo psicologico e sociologico nei confronti delle persone, viste come singolarità soggette ai condizionamenti del contesto sociale, e, di riflesso, verso gli spazi abitati intesi come teatro in cui va in scena la loro esistenza. Fino al 31 maggio, Jarach gallery, campo San Fantin (San Marco) 1997, Venezia. Info: 0415221938; www.jarachgallery.com.

Personale di Concetto Pozzati dal titolo “Ciao Roberta”. La scelta del luogo, una chiesa settecentesca che colpisce per unitarietà e armonia, è molto indicativa: sono esposti infatti all’interno, per la prima volta, i lavori del ciclo dedicato alla moglie Roberta, recentemente scomparsa. Fino al 20 maggio, chiesa di san Stae, campo San Stae 3013, Venezia. Info: 3351715818.

È un omaggio a Giuseppe Biasio l’antologica organizzata in occasione dell’ottantesimo compleanno dell’artista informale padovano, la cui attività tuttora feconda è ben rappresentata da circa 50 “combine paintings”, dal 1973 al 2008, che ne rivelano la carriera appassionata e coerente nello stile. Fino al 17 maggio, Anfiteatro arte, via Ognissanti 33, Padova. Info: 0498075616; www.anfiteatroarte.com.

Stefano Arienti e Cesare Pietroiusti si associano per la prima volta nella realizzazione di lavori che rivisitano esperienze precedenti di entrambi e le fondono in opere originali e connotate da inedite, sorprendenti implicazioni. Fino al 29 giugno, Mambo, via Don Giovanni Minzoni 4, Bologna. Info: 0516496611; www.mambo-bologna.org.

FORLÌ

FIRENZE

CITTÀ

CITTÀ

SIENA

COLLETTIVA

OLIVIERO TOSCANI

COLLETTIVA

MARC FERRERO

ALI HASSOUN

Baldessari e Depero Futurismi a confronto

Selected works

Il volto di Michelangelo

Piccole storie quotidiane 2008

Istanbul Modern

In mostra una selezione altamente significativa delle tantissime foto scattate da Oliviero Toscani, uno dei maggiori comunicatori visivi del nostro tempo, partendo dalle immagini di moda degli esordi per arrivare a quelle di impegno sociale attuali. Fino al 31 maggio, Suf art gallery, via Dei Della Robbia 99, Firenze. Info: 055503131; www.syr.fi.it.

Rari ritratti seicenteschi e settecenteschi, immagini del mito di Michelangelo. Da qui parte il percorso espositivo: disegni, sculture, medaglie e dipinti, in un viaggio a ritroso che comincia dall’Ottocento per giungere alle immagini eseguite quando il maestro era in vita. Dal 6 maggio al 30 luglio, casa Buonarroti, via Ghibellina 70, Firenze. Info: 055241752; www.casabuonarroti.it.

Regali e regole

La fondazione Dino Zoli inizia l’attività nel mondo dell’arte moderna e contemporanea con la mostra Baldessari e Depero. Futurismi a confronto, dedicata al movimento d’avanguardia che ha influenzato molti artisti nel corso del XX secolo. Dal 12 maggio al 13 luglio, viale Bologna 288, Forlì. Info: 0543755770; www.fondazionedinozoli.com.

Marc Ferrero ha un lunga esperienza nel disegno in bianco e nero (carboncino, pastello, tempera) prima di associarlo al colore. È influenzato dai fumetti, dalla musica e dal cinema, in particolare dai film anni ’50. Fino al 31 maggio, galleria del Palazzo, lungarno Guicciardini 19, Firenze. Info: 055281044; www.galleriadelpalazzo.com.

Ali Hassoun è un viaggiatore che si muove tra il passato e il presente, tra l’Occidente e l’Oriente, per catturare immagini degne di essere tramandate. Un testimone del nostro tempo. I suoi quadri sono una rappresentazione degli opposti, dove convivono forze uguali e contrarie. Dal 15 maggio al 7 giugno, Biale Cerruti art gallery, via di Città 111, Siena. Info: 0577223793.


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INSIDE ART indirizzi

d’arte

CITTÀ

CITTÀ

CITTÀ

MODENA

PARMA

LUIGI PELLANDA

PIERLUIGI FRESIA

COLLETTIVA

HEIMO ZOBERNIG

GUARESCHI

Personale

Personale

Il lavoro dell’arte

Personale

La nascita di un umorista

Luigi Pellanda è uno dei maestri dell’iperrealismo. Il disamore per i canoni tradizionali della ceramica bassanese lo porta alla sperimentazione di nuovi oggetti e colori più consoni e coerenti con i tempi moderni. Fino al 30 maggio, galleria d’arte Cinquantasei, via Mascarella 59/b, Bologna. Info: 051250885; www.galleria56.it.

Pierluigi Fresia indaga sui punti focali del pensiero e del ragionamento alla base della nascita di un evento. Nel lavoro fotografico dell’artista spesso parole e frasi appaiono slegate dall’immagine e questo stimola l’interpretazione dello spettatore. Nella stessa sede anche la personale dell’artista slovena Polona Maher. Fino al 13 giugno, galleria studio G7, via Val d’aposa 7g, Bologna. Info: 051266497; www.galleriastudiog7.it.

Un insieme di stili e linguaggi, in cui espressioni e tendenze anche contrastanti si avvicendano e articolano un percorso espositivo originale configurando la giusta occasione per riflettere su come è cambiato il concetto di lavoro nel tempo. Dal primo maggio al primo giugno, Magi ’900, via Rusticana a/1, Pieve di Cento (Bologna). Info: 0516861545; www.magi900.com.

Heimo Zobernig crea quadri e sculture a carattere geometrico astratto, essenzialmente rivolti a tematizzare il linguaggio figurativo. Il carattere oggettuale delle sculture comunica la sua poetica volta alla riduzione delle forme e interessata alle potenzialità dell’astrazione. Fino al 20 luglio, Galleria civica, corso Canalgrande 103, Modena. Info: 0592032911; www.comune.modena.it/galleria.

La mostra celebra il centenario della nascita dello scrittore Giovannino Guareschi. Un modo per scoprire le origini e la formazione culturale di un umorista che ha raccontato il mondo con la parola scritta e il disegno satirico. Fino al primo giugno, galleria San Ludovico, borgo del Parmigianino 2/b, Parma. Info: 0521218669

GROSSETO

PESARO URBINO

PERUGIA

CITTÀ

PESCARA

IGOR MITORAJ

PAOLA ANGELINI

COSTANTINI

COLLETTIVA

PARIDE PETREI

Ferro

Nell’aria

Sangue in Algeria

StoricaMente

Il diamante si farà grafite

Un evento pensato per la città: 13 sculture in ferro e circa 40 disegni inediti. Proprio il disegno per Igor Mitoraj è una disciplina che permette libertà del gesto e un rapporto nuovo fra tratto, luce e superficie. Fino al 15 giugno, palazzo dell’Abbondanza, via Goldoni, Massa Marittima (Grosseto). Info: 0566902289; www.comune.massamarittima.gr.it.

Paola Angelini si sofferma sul paesaggio, un genere dalla lunga tradizione che è mutato nel tempo, si è ampliato e confrontato con diversi contesti. In questa occasione, pur affrontandolo come paesaggio naturale, l’artista lo apre a nuove sfumature e riflessioni. Fino al 15 maggio, galleria Pu-Rì, via XX Settembre 13, Mondolfo (Pesaro Urbino). Info: 3341436316.

Nella personale di Gianluca Costantini “L’Algeria e il suo sangue” protagonisti, luoghi, eventi fissati in quadri di parole e immagini. L’immediatezza telegrafica del segno e la linea decorativa del lettering si sposano nell’immediatezza, emotiva e giornalistica, della notizia figurata. Fino al 23 maggio, galleria Miomao, corso Cavour 120, Perugia. Info: www.miomao.net.

L’esposizione, pensata come ideale omaggio ai maestri e agli allievi che hanno contribuito al prestigio plurisecolare dell’Ateneo perugino, presenta lo straordinario patrimonio di collezioni, strumenti, oggetti raccolti nel corso dei secoli. Fino al 2 giugno, centro espositivo Rocca Paolina, piazza Italia 11, Perugia. Info: 0753681405; www.provincia.perugia.it.

Interrotto il legame con la natura, l’uomo ha cessato di essere un fine per diventare un mezzo. Sotto il segno di questa inversione si sviluppa la mostra che nei diversi mezzi utilizzati esemplifica le molteplici direzioni del lavoro di Paride Petrei. Fino al 31 maggio, galleria Cesare Manzo, via Umbria 44, Pescara. Info: 085297206; www.galleriamanzo.it.


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INSIDE ART indirizzi

d’arte

ROMA

CITTÀ

CITTÀ

CITTÀ

CITTÀ

JOAN MIRÓ

MITCH EPSTEIN

MARK KOSTABI

NICO VASCELLARI

SANFILIPPO

Galería de antirretratos

Vietnam

Celebration

Personale

Gli anni della maturità 1961-1966

Mitch Epstein è un pioniere della fotografia a colori. Le sue opere sul Vietnam degli anni ’90 offrono l’equilibrio, caratteristico dell’artista, tra rigore formale e colorita intelligenza. Il vivido esempio di ciò che Joanna Lehan chiama «sbalorditivo uso del colore». Dal 9 maggio al 22 giugno, galleria Brancolini Grimaldi, via dei Tre orologi 6/a, Roma. Info: 0680693100; www.brancolinigrimaldi.com.

Circa 22 opere che danno una panoramica dell’arte di Marc Kostabi e mettono in evidenza i due mondi dell’artista: l’America anni ‘60 e la tradizione italiana. “Celebration” è il titolo della mostra perché cade nei 20 anni di attività del Kostabiworld, la sua factory di New York. Fino al 12 maggio, galleria Tondinelli, via delle Quattro fontane 128a, Roma. Info: 064744300; www.galleriatondinelli.it.

Nico Vascellari presenta un progetto inedito. I collage in mostra sono realizzati tagliando o strappando dei particolari dalle pagine di una rivista e incollandoli secondo l’ordine di impaginazione dlla rivista stessa. Il progetto prevede anche un’installazione sonora. Fino al 30 maggio, Loto arte, via Filippo Civinini 39, Roma. Info: 0636006879; www.lotodesign.com.

LATINA

NAPOLI

CITTÀ

CITTÀ

SALERNO

ANTONIO CASARIN

ULRIK HELTOFT

TADIELLO

MARCO TIRELLI

SUSIE J. LEE

Mad 2008

Recurring sightings

Eprom

Personale

Bodies of water

Nell’edizione 2008 Mad, rassegna d’arte contemporanea, conferma la sua vocazione di proporre forme espressive e creare momenti d’incontro che accrescano artista e pubblico. L’appuntamento di maggio è con i lavori dell’artista siciliano Antonio Casarin. Fino al 28 maggio, associazione James Joyce, via Nazario Sauro 14, Latina. Info: 0773664305.

L’artista danese Ulrik Heltoft trasforma in immagini fotografiche le descrizioni delle illustrazioni che lo scrittore francese Raymond Russell non ha mai realizzato per il suo libro “New impressions of Africa”. Fino al 30 maggio, galleria Raucci-Santamaria, corso Amedeo di Savoia 190, Napoli. Info: 0817443645; www.raucciesantamaria.com.

Eprom (erasable programmable read-only memory) è una memoria di sola lettura. L’installazione di Alberto Tadiello segue la logica di funzionamento di questa schede. Sulle pareti sono posti 40 carillon attivati da motorini elettrici. I piccoli cilindri sono destinati a un inevitabile logorio. Dall’8 maggio al 26 giugno, T293, piazza Amendola 4, Napoli. Info: 081295882; www.t293.it.

Circa 15 disegni e acquerelli come in una sorta di archivio delle apparenze. Un’ulteriore tappa del percorso dell’artista tra luce e ombra. Marco Tirelli considera la tela il diaframma tra visibile e invisibile e la pittura uno strumento per metterli in comunicazione. Fino al 31 maggio, studio Trisorio, Riviera Di Chiaia 215, Napoli. Info: 081414306; www.studiotrisorio.com.

La mostra di Susie J. Lee comprende una serie di video e installazioni. Il comune denominatore delle opere è l’acqua, non solo in quanto elemento di sostentamento della vita biologica e spirituale, ma anche come simbolo metaforico. Fino al 7 giugno, galleria Tiziana Di Caro, via delle Botteghelle 55, Salerno. Info: 0899953141; www.tizianadicaro.it.

I lavori affrontano il tema del legame con la terra e la mitologia mediterranea in cui si inseriscono figure innaturali, ritratte frontalmente, che fissano lo spettatore con grandi occhi asimmetrici. Una “galleria di antiritratti” che fonde strani personaggi con le stelle e i mondi celesti. Fino al 25 maggio, Reale accademia di Spagna, piazza San Pietro in Montorio 3, Roma. Info: 065812806; www.raer.it.

L’esposizione prevede una selezione di oltre trenta dipinti di Antonio Sanfilippo, realizzati fra il 1960 e il 1966, anni in cui l’artista siciliano raggiunge la piena maturità formale ed espressiva; di questo periodo preso in esame figurano anche degli inediti. Fino al 30 maggio, Edieuropa qui arte contemporanea, piazza Cenci 56, Roma. Info: 0664760172.


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INSIDE ART indirizzi

d’arte

CITTÀ

CITTÀ

CITTÀ

CITTÀ

CITTÀ

MATTEO PERETTI

ETTORE FRANI CHIARA TOMMASI

PIETRO PERRONE

LUCA BELLANDI

COLLETTIVA

Terra e altri volti

Almost

Art’s materials

Esposte 14 opere recenti introdotte in catalogo da un testo di Guglielmo Gigliotti che scrive: «Quanto si vede delle opere di Perrone sembra l’effetto residuale di un grande cataclisma atmosferico, un nubifragio che ha dilavato tutto, eccetto l’essenziale». Fino al 31 maggio, galleria Rosso20sette arte contemporanea, via d’Ascanio 27, Roma. Info: 0668193237; www.rosso27.com.

Diciotto poemi sulla bellezza come segreto da scoprire, tra una sfumatura di colore, tra le pieghe di un vestito: è questo il mondo seducente e misterioso che Luca Bellandi mette in scena per la mostra “Almost”, dove protagonisti assoluti sono gli oggetti – abiti, fiori, divani – dispersi nella memoria del quotidiano. Dal 9 maggio al 5 giugno, galleria Il Sole, via Nomentana 169, Roma. Info: 064404940; www.galleriailsole.it.

Oggetti e materie d’arte per una mostra che ospita lavori di Francesco Grillo, Giorgio Galotti, Luca Guatelli, Simone Racheli, Michele Giangrande, Cracking art, Giampietro Preziosa, David Reimondo, Tarshito, Maurizio Savini, Gualtiero Redivo. Fino al 16 maggio, galleria dell’istituto sant’Antonio dei Portoghesi, via dei Portoghesi 6, Roma. Info: 0668802496; www.ipsar.org.

Solo dettagli

Umano non umano Dopo una lunga ricerca espressiva condotta con sguardo onnivoro sul mondo e sulla società, Matteo Peretti presenta una nuova serie di sculture. All’origine di questi lavori c’è una lunga e paziente raccolta di oggetti e giochi che portano nel laboratorio dell’artista la loro storia e quella di chi li ha posseduti e usati. Fino al 24 maggio, Giga, via del Governo Vecchio 43/43a, Roma. Info: 0687440940; www.studiogiga.com.

La mostra mette a confronto la pittura di Ettore Frani con la serie fotografica su lambda di Chiara Tommasi. Le immagini di grande formato, in bianco e nero, giocano sull’ambiguità visiva tra le due tecniche, data dalla precisione del segno pittorico di Frani e dalla messa a fuoco fotografica dalle inquadrature taglienti di Tommasi. Dal 7 al 24 maggio, galleria Horti Lamiani Bettivò, via Giolitti 165, Roma. Info: 064460292.

BARI

MATERA

COSENZA

PALERMO

CAGLIARI

COLLETTIVA

CARLA VIPARELLI

BOCCIONI

FRANCO NOCERA

7 vizi capitali

Opere scelte

Una raccolta di disegni e incisioni

Lips and lipsticks

COLLETTIVO LOPEZ

L’intento della mostra è presentare e confrontare le diverse ricerche di alcuni fra i più noti protagonisti della pittura contemporanea italiana. Ognuno di loro ha dedicato un’opera a ciascuno dei 7 vizi capitali, interpretando il tema secondo il proprio stile e la propria poetica. Fino al 29 giugno, centro culturale Le muse, via Giovanni Giolitti 10, Andria (Bari). Info: 0883558136.

La mostra punta a evidenziare come la pittura sia asse portante della ricerca di Carla Viparelli. Il suo lavoro nasce dall’incontro tra il concetto e la materia, il punto di equilibrio è l’opera pittorica. La ricerca figurativa è dedicata all’analogia tra ordini di realtà apparentemente diversi. Fino al 2 giugno, palazzo Lanfranchi, piazzetta Giovanni Pascoli, Matera. Info: 0835256262.

In mostra 85 lavori grafici provenienti dalla collezione di Lidya Winston Malbin. Rappresentano un corpus unico che ripercorre l’intero iter creativo di Umberto Boccioni, fornendo una ricostruzione della genesi di molte sue opere. Fino al 14 settembre, Maon, via Raffaele De Bartolo 1, Rende (Cosenza). Info: 0984444113; www.maon.it.

Raufchgift Franco Nocera ha selezionato ogni immagine, ogni ritaglio di giornale, ogni goccia di colore; ha riversato sulla carta la sua idea di erotismo rendendo possibile questa mostra, un sogno inseguito per anni. L’artista fissa sul foglio pulsioni erotiche utilizzando il collage. Dal 10 al 31 maggio, galleria Studio 71, via Vincenzo Fuxa 9, Palermo. Info: 0916372862; www.studio71.it.

L’esposizione presenta 20 opere pittoriche su tela, realizzate con tecnica mista. Vicino alla Street art, lo stile di Collettivo Lopez unisce una pluralità di forme espressive riflettendo la visione della realtà e delle identità che lo rappresentano. Fino al 17 maggio, May mask cafè, via Vincenzo Sulis 63, Cagliari. Info: 070654443; www.maymask.com.


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INSIDE ART foto

pagine a cura di GIORGIA BERNONI

7

8

6

1 Nicol Vizioli Untitled, 2007 2 Luigi Ghirri Marina di Ravenna, 1972 3 Debora Hirsch Untitled (Blind Walk), 2007 4 Edward Steichen, George Washington Bridge, 1931 5 Sibylle Bergemann Marisa e Liane Sellin, 1981 6 Victor Burgin Portia - dettaglio (dalla serie Tales from Freud), 1984 7 Silvio Canini, Cina, 2005 8 Abelardo Morell, Image of the Coliseum inside Room # 20, 2007

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1 ROMA Su alluci privi di ossa

2 PRATO L’esordio di Ghirri

3 ROMA Il Brasile della Hirsch

4 REGGIO EMILIA Tutto Steichen

5 MILANO Una realtà incantata

“On boneless toes”. Il titolo della prima personale della giovanissima Nicol Vizioli è un verso della poetessa franco-statunitense Anaïs Nin. L’esordiente fotografa della provincia romana intende così veicolare la sensazione più adatta a descrivere gli scatti in mostra: momenti scarni, essenziali, che vivono di equilibrio precario. Fino al 17 maggio; Roma. Rufart gallery, via Benaco 2. Info: www.rufartgallery.it.

La mostra propone la lettura di un corpus di foto realizzate negli anni dell’esordio di Luigi Ghirri, tra il 1970 e il 1973. Le opere si rivelano come una serie di lavori in cui l’autore riesce a mettere a fuoco i punti fondamentali della sua poetica, caricandoli della tensione concettuale che animava il dibattito artistico di quegli anni. Fino al 25 luglio, galleria Enrico Fornello/P 2, via Paolini 27, Prato; tel. 0574462719.

BR-101 è la strada principale del Brasile, una strada federale che taglia longitudinalmente l’intero paese attraversando gli stati che lo compongono. BR-101 di Debora Hirsch è un lavoro fotografico, ma anche un percorso tra contraddizioni e paradossi di un paese che l’artista conosce bene per esservi nata e cresciuta. Fino al 9 maggio, sala Roberto Olivetti Roma, Via G. Zanardelli, 34. Info: 066834016.

Si annuncia come uno dei principali eventi del 2008 la mostra che porta per la prima volta in Italia oltre 450 immagini di Edward Steichen. Esposto l'intero percorso di un fotografo che si dedicò con risultati eccellenti a molti generi: dalla ritrattistica ai nudi, dai paesaggi alle nature morte,. Fino all’8 giugno, palazzo Magnani, corso Garibaldi, 29, Reggio Emilia. Info: 0522454437; www.palazzomagnani.it.

Sibylle Bergemann è uno dei nomi più noti della fotografia tedesca. L’antologica “Realtà incantata“ presenta al pubblico una sua selezione di oltre 70 opere: quaranta immagini in bianco e nero e trenta polaroid. Il lirismo delle sue opere attira l’osservatore dentro le immagini trattenendolo magicamente. Fino al 13 giugno. Galleria Grazia Neri, via Maroncelli 14, Milano. Info: 02625271; www.grazianeri.com.


1 2

3

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6 MILANO Burgin il concettuale

7 BELLARIA We are open

8 ROMA Abelardo Morell

Victor Burgin, raffinato teorico dell'immagine, si impone sulla scena dell’arte sul finire degli anni '60 come uno dei padri dell'arte concettuale, lavorando sia col mezzo fotografico che con l'immagine in movimento. Il concetto di rappresentazione è uno dei temi della sua produzione. Fino al 7 settembre, Villa Ghirlanda, via Frova 10, Cinisello Balsamo. Info: 026605661; www.museofotografiacontemporanea.org.

Ha recentemente inaugurato a Bellaria la sede espositiva 36A spazio gallery. In occasione dell’apertura la galleria ospita la personale di Silvio Canini “We are open“. Sono ripercorse le fasi salienti dell’artista attraverso i lavori che hanno dato vita a tre realizzazioni editoriali, alternati a scatti inediti e a originali produzioni video. Fino al primo settembre. 36 spazio gallery, via G. Pascoli, 36a, Bellaria. Info: 0541346924.

La galleria Moncada ospita la personale del cubano Abelardo Morell. Il corpus esposto si compone di scatti a colori e in bianco e nero che fanno parte di due distinti lavori in cui Morell ripercorre le origini della fotografia dando forma ad un processo di riproduzione che si materializza in suggestivi scatti. Fino al 28 maggio. Via Margutta, 54, Roma. Info: 063207956; www.valentinamoncada.com.


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INSIDE ART foto

WORLD PRESS PHOTO: UN ANNO DI IMMAGINI Come ogni primavera da oltre mezzo secolo la storia dell’anno appena trascorso si condensa sotto ai nostri occhi nelle immagini insignite del World press photo, ambito premio fotogiornalistico consegnato dall’omonima fondazione no profit olandese. Guerra, violenza e malattia costituiscono quasi una sacra triade nell’affresco che rappresenta i 365 giorni del 2007, un po’ perché gli argomenti fanno notizia, un po’ perché così è il mondo che ci circonda. Com’era prevedibile, il premio per la miglior foto dell’anno se l’è aggiudicato un’immagine scattata in Afghanistan, il teatro di guerra più frequentato dalla stampa internazionale negli ultimi anni. E poi Iraq, Kenya, Congo, Pakistan, Palestina, Colombia. A far riprendere un poco il fiato, regalando brividi di altra natura, le immagini premiate nelle categorie sport, natura, arte e intrattenimento, che ci trascinano tra la sorprendente microfauna oceanica e prestazioni atletiche da mozzare il fiato. Quattro i connazionali premiati: Francesco Zizola, Massimo Siragusa, Stefano De Luigi e Simona Ghizzoni. Le foto vincitrici esposte in Italia in due sedi: dal 10 maggio al 2 giugno, Museo di Roma in Trastevere, piazza sant’Egidio 1 b, Roma. Info: 065816563; www.museodiromaintrastevere.it. Dal 3 al 25 maggio invece alla galleria Carla Sozzani (espone una selezione dei lavori vincitori), corso Como 10 a Milano. Info: 02653531; www.galleriacarlasozzani.org. Alessandra Vitale

UNA (BRUTTA) CARTOLINA DAL FRONTE Lo sgomento del soldato nello scatto vincitore Anche quest’anno al World press photo ha vinto la guerra. Il riconoscimento per la migliore immagine del 2007 è andato a Tim Hetherington, fotografo inglese, grazie a uno scatto rubato in Afghanistan. Con metà volto coperto da una mano, un soldato americano si accascia in un bunker lasciando trasparire stanchezza, dubbi, sgomento. Quasi un emblema dello stato d’animo di chi vive in stato di belligeranza. Pur essendo scarna dal punto di vista estetico, come già accadeva per la foto vincitrice della precedente edizione che si contraddistingueva per eccesso contrario ossia per artificiosità, l’immagine ha un elevato potenziale espressivo che ha probabilmente motivato il verdetto della giuria. Come dire: l’estetica, quando bisogna parlare di guerra, è l’ultimo dei problemi anche per la foto migliore dell’anno.


Nella foto grande: Erik Refner, Denmark, Berlingske Tidende, Copenhagen Marathon finish line, 18 May 2007 1st prize Sports Features Stories Nella foto piccola: Tim Hetherington, UK, for Vanity Fair, American soldier resting at bunker, Afghanistan, 16 September 2007 World Press Photo of the Year 2007


( ) LA GIUSTA DISTANZA I ritratti evocativi di Paola Mattioli

«Ci sono una storia ed un significato particolare dietro ognuna delle foto, che si trovano come in orbita; non necessariamente sono manifesti, ma è anche questo che mi piace, questa idea di segreto. Ogni cosa conserva il suo piccolo mistero». Così l’autrice, la fotografa-filosofa Paola Mattioli parla della sua opera. Il volume, che raccoglie i lavori salienti dalla fine dei ’60 ad oggi, dichiara già nel titolo lo studio riguardo l’emblematica discrepanza tra fotografia e soggetto, e testimonia, anche attraverso la potenza realistica dei ritratti, le lezioni di Ugo Mulas, a cui Mattioli si ritrovò giovanissima a fare da assistente. I soggetti richiamano innegabilmente al contingente, ma ci appaiono nella loro alterità distintiva. È chiara la ricerca riguardo il linguaggio fotografico e la visione simbolico-misterica che ne deriva. Nei suoi lavori, da Cellophane a Neri Bianchi, a Fabbrico, lo sguardo e il soggetto della visione si compongono in una relazione ineluttabilmente mediata. (Anna Carone)

IL VOLUME

GIGLIOLA FOSCHI ELISABETTA LONGARI PAOLA MATTIOLI UNA SOTTILE DISTANZA Electa editore 122 pagine, 30 euro

Patrizia Guerresi, 2007 courtesy Paola Mattioli

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INSIDE ART foto


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[ ] INSIDE ART video

ELECTRONIC LOUNGE A Malpensa decolla l’arte

Nuovo spazio museale all’interno dell’aeroporto di Malpensa, nonostante la crisi che sta attraversando lo scalo. Lo scopo è di rendere fruibile l’opera d’arte in un contesto congeniale all’uomo moderno, spesso in viaggio. Esposte le opere di Roberto Cuoghi, Massimo Grimaldi, Pietro Roccasalva, Patrick Tuttofuoco e Anna Gaskell. Electronic Lounge La Donazione Halevim al Comune di Milano. Aeroporto di Malpensa, Terminal 1 fino al 28 maggio. Tel 0230329715; www.sea-aeroportimilano.it (C. Q.)

BOLOGNA, TORNA TIME CODE Quattro artisti per altrettante visioni del mondo Time Code prosegue, si rinnova e raddoppia nel mese di maggio. Quattro gli artisti di diverse provenienze che si succedono, protagonisti con i loro video e testimoni di un variegato panorama di sperimentazione. Sara Rossi, di origine milanese, e Martin Sastre, dell’Uruguay, espongono i propri lavori nella mostra che inizia l’8 maggio e termina con l’inizio della successiva, il 29 maggio, i cui protagonisti sono Riccardo Benassi di Cremona e la londinese Shona Illingworth. Ognuno dei videoartisti si fa latore della propria cultura. Sara Rossi indaga il rapporto uomo-natura in un tempo circolare che riesce a comprendere in sé un’evoluzione. Martin Sastre propone una coraggiosa critica alla società contemporanea focalizzando l’attenzione

sugli Stati Uniti e sui feticci della nostra civiltà. Famosi sono i suoi documentari satirici in cui ridicolizza la cultura moderna statunitense. Riccardo Benassi concentra invece la sua attenzione sulle relazioni e le cesure fra arte visiva e sonora, immagine e suono. Insieme a Benassi espone Shona Illingworth interessata, come il nostro artista, al confronto e alla combinazione di video e suono rivolto a rafforzare un impegno sociale. La Illingworth denuncia la situazione di chi viene in contatto con luoghi di reclusione fra cui prigioni, ospedali e campi di prigionia. Quattro diversi approcci, quattro finestre sul mondo. Mambo, Museo d'arte moderna di Bologna, via Don Minzoni 14. Tel. 0516496611; www.mambobologna.org. (C. Q.)


Arte e scienza nei video e negli ambienti di Bianco-Valente

LA POESIA È ELETTRONICA di CLAUDIA QUINTIERI

sopra: Deep Blue Ocean of Emptiness, 2002, courtesy Galleria Alfonso Artiaco, Napoli nella pagina a fianco dall’alto: Anna Gaskell Future’s Eve, 2000 Martin Sastre, Videoart, 2004

rte e Scienza. Quasi inutile dire che i due termini non sono contrapposti. Molteplici studi confermano che le due discipline non si diversificano su principi opposti, ma si completano con delle radici comuni come le intuizioni spazio-temporali. L’arte molto spesso anticipa la scienza che ne prende atto. Ed è la scienza, sotto il nome di tecnologia e di tecnica, a mettersi al servizio dell’arte, oppure è quest’ultima che si nutre della prima. Esempio calzante: la fotografia, il cinema, il video, per citare alcune invenzioni necessarie all’arte. Se si parla di arte e scienza non si può non citare il lavoro di Bianco-Valente, duo napoletano composto da Giovanna Bianco e Pino Valente, coppia anche nel privato. E con la tecnica entra in gioco la

A

poesia. Le immagini che gli artisti ci propongono in questa retrospettiva si nutrono di poesia elettronica, a cominciare dall’operazione concettuale con cui delle scritte si succedono nei video. Seguono i compiacimenti della natura che regna sovrana, lentamente attraversata dalla presenza umana che è più un sogno, una discreta invasione. Per giungere alle ultime opere in cui si allude ai neuroni del cervello con movimenti di alberi che ingabbiano il “tempo universale”. Memoria, cervello e corpo, tempo sono le materie prime di un ragionare con l’arte che tutto trasforma in immagini. Visibile invisibile, Bianco-Valente, Opere video e ambienti 1995-2008. Fino 25 maggio, civica Galleria d’arte moderna viale Milano 21, Gallarate, tel. 0331791266; www.gam.gallarate.va.it.


INSIDE ART talenti

emergenti

L’ARTISTA Personali tra Sidney e l’Italia Paolo Consorti é nato il 9 agosto 1964 a San Benedetto del Tronto, dove attualmente vive e lavora. Tra le sue numerose esposizioni italiane ed estere, iniziate nel 1996 con le collettive Ultime generazioni, XII Quadriennale Nazionale d'Arte al Palazzo delle Esposizioni di Roma e Memorie del futuro, (XXIX Premio Vasto) a Vasto. Tra le personali più importanti ricordiamo quelle a palazzo Ducale ad Urbino, allo spazio J.f.k. a New York, alla galleria il Ponte di Roma, alla Uber Gallery di Melbourne e alla galleria Gas di Torino. Attualmente, oltre all’esposizione bolognese nella galleria ArtSinergy, sta lavorando a una mostra a Sidney e a un progetto per un spazio pubblico a Milano. Parallelamente collabora ad un progetto editoriale con il cantante di Elio e le Storie Tese, che sarà protagonista nei panni di Dante della sua Divina commedia. Info: www.paoloconsorti.com

Un viaggio onirico nella materia artistica del giovane marchigiano

DENTRO LA MIA APOCALISSE di GIULIA CAVALLARO

olori intensi, personaggi in bilico tra realtà e finzione in un universo parallelo entusiasmante e sconsolante allo stesso tempo. Guardando le sue opere risaltano agli occhi e a i sensi mille sfumature. Paolo Consorti, giovane artista marchigiano, parla della sua ultima installazione “Inside the secret things“, Dentro le segrete cose, nella sede di Artsinergy a Bologna, e di cosa nasconde la sua arte. Lo stesso titolo per due opere: che cosa è cambiato dal 2006 ad oggi, oltre la tecnica? «Io mi sento sempre lo stesso, solo più disinvolto

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e disinibito nell’introdurre elementi disparati che rendono l’insieme più confusionale ma con una sua logica. È come quando da bambino hai delle certezze incrollabili che vengono gradualmente a cedere con il passare degli anni. È per questo che capisco sempre di più che solo ritornando bambini si ha la possibilità di percepire un paradiso inconfutabile. Per ora paradiso e inferno si mescolano inesorabilmente creando l’inquietudine di una pericolante e curiosa precarietà». Dai primi ibridi androgini a tema religioso (Antonio e il porco, La caduta di Saulo) agli odierni zoo gommosi, alla genia umanoide

Paolo Consorti

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LA MOSTRA Inside the segret things “Inside the secret things“, Dentro le segrete cose, è un lavoro che prosegue nel tempo con modalità differenti. I contenuti rimangono gli stessi del video del 2006, la tecnica cambia. Nell’installazione realizzata per la sede bolognese della galleria Artsinergy, Consorti ha un approccio più ambientale che crea un rapporto nuovo con lo spazio e con il fruitore, meno narrativo e più scenografico. Un passaggio che avviene nella continuità, come dimostra il titolo invariato che accomuna i due lavori: due aspetti di una stessa visione, apocalittica ma con sfumature ironiche. Emerge un atteggiamento disinibito nell’introdurre elementi nuovi e disparati che rendono l’insieme più confusionale ma con una propria logica. Nel realizzare la videoinstallazione Consorti si è avvalso di un team di esperti tra cui l’eclettico video artista Gianluca Beccari, in qualità di Video art director, e Clinio Giorgio Biaviati come direttore della fotografia. Galleria Artsinergy, Via San Giorgio, 3, Bologna. Fino al 24 Maggio. Tel:0515871145; www.artsinergy.com. In alto nel box:: l’artista, foto di Alessandro Lanciotti A destra: Paolo Consorti Apocalypse, 2008 In basso: elaborazione da Hiperlandscape 2 e 3, 2005


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INSIDE ART talenti

emergenti

dei gironi quasi infernali. Perché? «I miei mondi sono popolati da strani personaggi, sicuramente oggi più crudi. È un po’ come una matematica dell’anima che trova l’equilibrio nella contraddizione. Più scopri, più l’ombra si estende più l’arte cresce e più regredisce, come un’anima che più conosci e più ti fa paura. I miei personaggi sono i miei fantasmi, che esplorano la straordinaria realtà parallela di internet ma anche quella senza filtri della vita vera, incarnano le ossessioni e le manie di questa epoca». Leggo nelle tue opere una ricerca di spiritualità che non si placa. Come definisci questo bisogno nell’epoca contemporanea e come si riflette nei tuoi lavori? «La spiritualità fa parte dell’uomo, come il respiro. Senza respiro non c’è vita, non c’è arte». Cavie umane, materia pittorica e fotografia digitale, gli elementi protagonisti delle tue opere alchemiche. Perché questi mezzi espressivi? Da cosa è determinata invece la scelta dei contenuti? «La ricerca dei mezzi espressivi è sempre stata molto spontanea. Essi mi aiutano ad arrivare all’idea, utilizzando una forma che fa parte del mio modo di essere, semplice e tortuoso. Mi piace mescolare realtà e finzione, mi permette

di spingermi sempre più vicino all’immaginazione. Nelle scelte tematiche affronto il mondo, la realtà, da una prospettiva individuale partendo dal privato. Mi interessano soprattutto quei bisogni individuali che accomunano le persone. Quella follia non è solo mia e mi fa sentire, nel bene e nel male, vicino agli altri». Dalle preghiere della domenica ai siti porno fetish. Utilizzi tutto pur di non accontentarti della realtà, come tu stesso hai affermato. «Tutto ciò che ti fa vibrare, che eccita, commuove, smarrisce e consola. È come usare tutti i colori di una tavolozza: sapendoli mescolare al meglio si realizza il quadro». Luca Beatrice dice del tuo lavoro: “I personaggi di Consorti prendono per un braccio il primo che nella folla capita loro a tiro e lo sbattono tra la polvere per montarlo. Dove risiede allora la differenza tra la fine del mondo e un qualunque sabato sera?” «Luca Beatrice è entrato a fondo nel mio lavoro, e trovo questo suo commento affascinante e solo all’apparenza bizzarro. Mi piace molto suscitare pensieri e interpretazioni imprevedibili, lo trovo divertente. Credo che Luca abbia colto a pieno, quel senso apocalittico che attraversa tutto il mio lavoro. La fine del mondo è ovunque».

Supereva, 2007 courtesy Artsinergy


A quattrocento anni dalla nascita, il Don Chisciotte non è mai stato così moderno.

Pier Paolo Puxeddu+Francesca Vitale foto: Eligio Paoni, location Ex Pastificio Cerere

Un grande progetto che unisce arte e editoria, curato interamente da Mimmo Paladino con Editalia, per celebrare il quarto centenario della pubblicazione dell’opera di Cervantes.

Don Chisciotte di Mimmo Paladino Ventuno incisioni all’acquaforte e acquatinta, quattordici incisioni all’acquaforte, acquatinta e collage, sette acqueforti, tre collage e quindici impressioni tipografiche compongono l’opera. Con le immagini dell’artista, dialogano quattordici composizioni del poeta Giuseppe Conte. L’opera è stata interamente curata dall’artista in esclusiva per Editalia e realizzata in tiratura limitata di 120 esemplari, di cui 100, numerati in numeri arabi da 1/100 a 100/100, sono riservati ai collezionisti. Ogni esemplare reca la firma dell’artista. Il volume di grande formato (48 x 35,5 cm circa, formato massimo aperto 48 x 105 cm circa) è raccolto in fogli intonsi, piegati e non rilegati. Accompagnano il volume un’incisione ad acquaforte e acquatinta “fuori testo” di Paladino, numerata, firmata e corredata di certificazione, e il cd “Sui sentieri di Don Chisciotte”, cunto di Mimmo Cuticchio che, rievocando la tradizione orale dei cantastorie, dà voce alle mirabolanti avventure del Cavaliere errante.

numero verde 800 014 858

www.editalia.it


LA MORTE DEL SAPERE siste una sola cultura ormai ed è popolare. I più informati, oltre al vantaggio acquisito, possono vendere per buona qualunque cosa se nessuno è in grado di controllare e tra gli addetti ai lavori vige un rapporto di connivenza pressoché totale. Qui dunque nessuno sa niente, essendo morti quelli che avevano scommesso sulla reale possibilità di conoscere, nella convinzione di fare qualcosa di necessario, o per l’imprescindibile volontà di esprimersi. Dall’obsolescenza del sapere sono scaturiti modelli interpretativi opinabili i cui commenti e giudizi sono autonomi solo nel senso che si sottraggono al confronto; né d’altra parte ammettono umilmente la relatività dei valori che pretendono assoluti fosse pure, come usa dire, per quindici minuti soltanto. Nessun cenno da parte dei funzionari in carica circa la possibilità di essere smentiti un giorno. Tutti sono e si dichiarano autentici, coerenti con se stessi, con lo stato delle cose. L’arte contemporanea gode di popolarità crescente perché sfugge a una esegesi rigorosa. Mai infatti che essa smentisca l’idea fuori corso, sempre attuale, secondo cui ciò che è reale è razionale. Essa non può che accettare il dato, per mostrarne l’assurdità o sublimarlo.

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IPIACENONMIPIAC di Aldo Runfola

Christine Hill, Accounting portable office, 2003 (particolare), foto Lary Lamay courtesy Volksboutique, galleria Eigen+Art Berlin e Ronald Feldman fine arts, New York

L’arte contemporanea gode di popolarità crescente perché sfugge a una esegesi rigorosa. Essa accetta il dato per mostrarne l’assurdità o sublimarlo


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INSIDE ART inchiesta

Anche in Italia il movimento sta conquistando il proprio spazio

PALCOSCENICO SONORO di MATTIA MARZO

chiaro, arte e tecnologia sono ormai divenute, per certi versi, inseparabili. In questi anni si sta scrivendo la storia del movimento della live video. Un nuovo linguaggio visuale basato su piattaforme tecnologiche, come registratori Vhs e televisori con tubo catodico divenuti pc e free software. Una delle prime apparizioni per il grande pubblico è stata con la personale “Electronic art” di Nam June Paik. Era il 1968 quando l’artista ventisettenne, di origine sud coreana, esordiva colorando di immagini il Moma di New York. Oppure, sempre in quegli anni, la celebre “Serendipity cybernetic. The computers and the arts”, collettiva con più di 300 artisti da tutto il mondo che ebbe una grande rilevanza. In questa occasione è stato l’Institute of contemporary art di Londra a fare da palcoscenico. Si potrebbe far risalire a questi eventi, e quindi al ’68, un’ipotetica data di nascita per il movimento. Negli ultimi decenni anche in Italia il live video ha registrato una crescita che ci mette al passo con i grandi rappresentanti della scena europea. «È un momento eccitante», confida Claudio Sinatti, uno dei maggiori rappresentanti di questo nuovo linguaggio, «in cui si esplorano nuovi contenuti e si concretizzano le possibilità delle arti generative. Finalmente gli artisti si costruiscono degli strumenti». Unendo sperimentazione e applicazione, emergono nuove figure che svilup-

È

pano progetti con i numeri giusti per dare spinta al movimento. Ne abbiamo la conferma ogni volta che, in un qualunque evento di musica elettronica di livello, ci troviamo davanti schermi, proiezioni e giochi di colore. Gli anni Novanta sono stati il tramite che ha portato oggi il live video a una significativa trasformazione in live video. La modernità permette l’intervento in prima persona, su fonti video miscelando immagini, colori, transizioni o distorsioni. In questo, come nell’arte, predomina l’aspetto creativo e uno studio volto a scoprire i lati ancora sconosciuti e le potenzialità che le sorgenti video offrono. Grandi nomi nel campo del video cominciano a riscuotere successo grazie al lavoro svolto da autori come Gianluca Del Gobbo, ideatore e promotore del free software “Flxer”, programma che promette ottime prestazioni in materia di mix video, scaricabile gratuitamente da internet dal sito www.flxer.net. Oppure artisti del calibro di Claudio Sinatti, vj e ideatore anche delle superfici per la proiezione di video, come ad esempio l’opera-installazione “Carillon chandelier”. O ancora il mondo delle video installazioni che divengono interattive, capaci di dialogare, se pur secondo codici, con le persone. «I mutamenti più evidenti sono da un lato il livello di percezione del pubblico» afferma Del Gobbo «che si va sempre più raffinando. C'è poi il definirsi di stili diversi che differenziano


[] CLAUDIO SINATTI Fondatore di Sun Wu-Kung

Tre immagini dall’edizione 2007 del Live performers meeting di Roma In alto, a destra: Claudio Sinatti

live video

Sotto, a destra: Claudio Sinatti tre immagini dalle performance al Leoncavallo e a palazzo Moretti di Milano, 2007

Claudio Sinatti nasce a Milano nel 1972. Regista di videoclip dal 1996, ha diretto numerosi lavori per alcuni grandi artisti internazionali. Nel 1999 fonda il collettivo di sperimentazione audiovisiva Sun Wu-Kung, tra i primissimi in Italia a lavorare sui live video. Nello stesso anno crea la band audio-video Crop con il musicista Sergio Messina. Dopo aver partecipato a numerosi eventi nazionali e internazionali, oggi focalizza il suo lavoro su performance mixmediali, installazioni e film sperimentali. Ha una forte e costante interazione per la musica, espressa dalle numerose collaborazioni con diversi musicisti e tiene corsi sperimentali di film e video allo Ied (Istituto europeo di design) di Milano.


GLI EVENTI DI MAGGIO Visibile Invisibile (Varese) Prosegue il calendario espositivo riservato agli artisti di nuova generazione con “Visibile invisibile. Opere video e ambienti 1995-2008”. In concomitanza della terza edizione del festival Filosofarti, nelle sale della Gam è allestita la personale di Bianco e Valente, una coppia di protagonisti dell’arte italiana attivi da dieci anni. Vengono presentate opere video, ambienti visivi e sonori, partendo dalle realizzazioni degli anni Novanta, come “Untitled”, per arrivare ai lavori più recenti, come “Tempo universale”. Fino al 25 maggio, Civica galleria d’arte moderna, viale Milano 21, Gallarate (Varese). Info: 0331791266; www.gam.gallarate.va.it.

i numerosi artisti che fanno live video». L’arte quindi si affaccia in modo prepotente sui nuovi mezzi tecnologici che permettono anche di differenziare il target di possibili acquirenti in base ai propri gusti. Negli ultimi anni si nota infatti che non solo il live video è onnipresente a serate, eventi o meeting di musica elettronica, ma addirittura si può scegliere tra i diversi concept alla base del mixing video. Nel vjing emergono diverse correnti: quella “narrativa”, caratterizzata da un vero e proprio percorso logico che il vj – questo il nome tecnico di chi miscela i video – crea con loop che si intervallano e si ripetono, fornendo allo spettatore tanti livelli di percezione. Solo l'occhio più attento riesce a cogliere tutte le sfumature della storia. Oppure la corrente “generativa” che si basa su colori, flussi di ombre e cascate di luce proiettate, possibilmente, su superfici in situ, in una commistione tra «matematica e sentimento», per dirla come lo stesso Sinatti. Anche la domanda si differenzia a seconda del gusto personale o del tipo di

musica con cui si deve interagire. Quest’ultima costituisce un altro aspetto fondamentale per questo tipo di live video. C’è da considerare che le nuove piattaforme video permettono di usare le immagini in qualunque modo. Grazie a questo aspetto è possibile ridefinire il ruolo del live video, che non è fine a se stesso ma in stretto contatto con la musica che ne detta il ritmo. Siamo appena alle soglie del nuovo millennio che promette bene per questa come per tutte le arti che possono interagire con la tecnologia. «Il mio augurio», afferma Del Gobbo, «si è in parte già realizzato ed è quello di un’affermazione della figura del vj». Se è vero che non si può mettere un limite alla creazione umana, la tecnologia propone un modo nuovo e rivoluzionario di interpretare la realtà e legittimare le nuove forme d’arte. D’altronde «l´importante è concentrarsi sulla sostanza», conclude Sinatti, «ed esplorare territori nuovi e personali. Non credo sia necessaria una legittimazione di qualche tipo».

Lpm (Roma) Live performers meeting, l’incontro internazionale di live video performers, visual artist e vj, alla sua quinta edizione. L’evento, dedicato alle performance video dal vivo, ripropone ancora una volta la formula delle quattro giornate. L'interazione tra palco e platea e l'intreccio tra reazioni degli spettatori e azioni rappresentate danno vita a un evento dal carattere unico e irripetibile, in un programma come sempre ricco di workshop e showcase di progetti, software e prodotti all'avanguardia. Il live video è naturalmente il filo conduttore delle quattro giornate variamente caratterizzate dalla diversità delle tematiche e delle realtà partecipanti. Lpm si tiene il 29, 30, 31 maggio e il primo giugno al padiglione 9c dell'ex mattatoio di Testaccio, Roma. Info: www.liveperformersmeeting.net.


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INSIDE ART inchiesta

Audiovisiva (Milano) Audiovisiva è il festival di Esterni dedicato all'esplorazione artistica, all'indagine di linguaggi espressivi non convenzionali e alla sperimentazione di tecnologie digitali. È una manifestazione in cui i più interessanti artisti internazionali esplorano le potenzialità creative, comunicative e suggestive della sinergia tra musica, video, sound design e arti elettroniche. Dal 22 al 25 maggio i luoghi simbolo di Milano saranno trasformati e reinterpretati. La mostra interattiva penetra nel tessuto urbano, trasformando la città in un unico, grande palco. Tra i Navigli, le colonne di San Lorenzo, l’auditorium, i magazzini di porta Genova, passando per le periferie, prenderà forma una vasta area di sperimentazione. Info: www.audiovisivi.it.

BROGGINI: «IL LIVE VIDEO COME TERZA CULTURA»

Vittoria Broggini A sinistra: Gianluca Del Gobbo

La parola a Vittoria Broggini, curatrice ed esploratrice dei nuovi confini delle arti contemporanee. Nata il 29 settembre 1973 a Varese, dove vive e lavora come conservatrice e curatrice alla Gam (Galleria d’arte moderna) di Gallarate, organizza numerose mostre senza mettere da parte i progetti personali, esprimendo il suo parere anche sul movimento del live video. Da quanto tempo e attraverso quali strategie promuovi le arti visive? «Da circa otto anni faccio studio e ricerca sull’arte contemporanea curando sia mostre che eventi e progetti artistici, alcuni anche alla Gam, con un occhio particolare a quei linguaggi di frontiera, tra le arti, in cui convergono metodologie di ricerca e pratiche espressive diverse. Una sorta di “punta estetica” davvero molto interessante». Nell’articolo “Sound’s perspectives”, pubblicato sul “New York art magazine”, esponi la questione del suono come punto centrale per interpretare le nuove arti. Illuminaci. «In quel pezzo parlavo del suono e della sua sperimentazione da parte di alcuni artisti e di come lo sviluppo della sua progettualità e potenzialità sia da rintracciarsi anche nella contaminazione e nel rapporto con le arti visive. Ribadivo ciò che per me è importante e continua a essere un valore: un’arte capace di esperienza, di costruire una via alla conoscenza, sintesi fra cultura “umanistica” e cultura “scientifica”. Un’arte intesa come “terza cultura”». Considerata l’importanza della musica nella pratica del vjing, come si prospetta il futuro delle arti visive? «Non diverso dal suo presente, eterogeneo, movimentato. Connesso alla vita e per alcuni versi alla tecnologia di cui spesso l’arte ha saputo, e sa fare, un uso “situazionista”». Prossimi progetti personali? «Sto lavorando sui legami critici fra arte e ambiente. Ne nascerà una mostra che partirà da un’analisi del secondo termine inteso come prodotto dell’arte. In altre parole, l’ambiente è figlio della modernità. Di quando l’uomo scopre che quanto è per lui avvolgente non è un dato a sé stante, ma è un fatto, e “fatto” da lui. Cioè un prodotto della tecnica. Perciò, anche dell’arte». (M. M.)

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Homework festival 6.0 (Bologna) L'associazione culturale Homework presenta la sesta edizione di “Homework festival”, evento di arti e auto produzioni digitali audio e video. Nato come vetrina per artisti emergenti, si è trasformato in un evento di cultura e intrattenimento in grado di coinvolgere un pubblico sempre più numeroso. Gli artisti che parteciperanno al festival sono in parte invitati e in parte selezionati attraverso un bando. Sono premiate le produzioni, le performance, le installazioni e i progetti che sapranno distinguersi per valore, originalità e che sapranno esprimere il concetto di artigianato digitale. Homework festival, 15, 16, 17 maggio, Museo della Musica, Bologna. Info: www.homeworkfestival.net

Nella pagina precedente: un’immagine dal Lpm 2007 di Roma foto Pazzeski

GIANLUCA DEL GOBBO Inventore di Flxer

Nel 1996, dopo anni di esperienza nell'organizzazione di eventi, Gianluca Del Gobbo, classe 1970, fonda Flyer comunication, agenzia di comunicazione specializzata in progetti web. Si occupa dello sviluppo di tutte le applicazioni flash di Flyer. Interessato a ogni tipo di avanguardia in 10 anni di esperienze collezionate in diversi settori artistici, cura dal 2001 la sezione di web art alla biennale d’arte di Valencia e, nello stesso anno, crea “Flxer”, un software di mixaggio video distribuito gratuitamente. Oltre ad aver insegnato web design, allo Ied, tra i riconoscimenti riceve nel 2007 il premio “Content award Italy” per il miglior contenuto in formato digitale.


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INSIDE ART mercato

& mercanti

FAENZA Futuro presente Espressione del primo distretto culturale evoluto, il Festival di arte contemporanea futuro presente/present continuos, dal 23 al 25 maggio a Faenza, si propone come momento di analisi della crescita del mercato dell’arte contemporanea. Workshop, dibattiti ed incontri, eventi in tutta la città. www.festivalartecontemporanea.it.

MILANO Gli amici di Miart È stata presentata in chiusura di fiera l’Associazione amici di Miart: i soci fondatori intendono promuovere l’arte esponendo in luoghi di pubblica fruizione le opere acquistate alla manifestazione. Un fondo iniziale di un milione di euro ha inaugurato il progetto; la regione Lombardia ha già avviato l’iter per aderire all’Associazione in qualità di socio.

Salghetti Drioli: «L’essere una terra multiculturale ci favorisce»

KUNSTART, LUCI SU BOLZANO solo questione di giorni: il 22 maggio la quinta edizione di Kunstart accenderà i riflettori su Bolzano, polo d’attrazione per quest’anno di arte e cultura contemporanea. La fiera promette un respiro internazionale (oltre un terzo degli espositori proviene dall’estero) e conta di superare i 10mila visitatori. Non teme l’inaugurazione del nuovo Museion, anzi: l’abbinamento degli eventi mira ad offrire al pubblico l’opportunità di visitarli entrambi. Una scelta ponderata, il cui obiettivo è la promozione dell’Alto Adige a prestigioso distretto dell’arte. «L’essere una terra plurilingue e multiculturale – commenta il direttore artistico di Kunstart Giuseppe Salghetti Drioli – ci favorisce. Abbiamo un’amministrazione pubblica modello di efficienza, strutture ricettive ed istituzioni cul-

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turali che fanno sì che i nostri visitatori non siano occasionali o di passaggio». Ottanta gallerie selezionate sulla base delle proposte espositive, con un occhio ai curricula e senza nulla togliere a quelle giovani purché «dimostrino una progettualità ed un livello qualitativo adeguati». Occasioni fino a domenica 25 maggio: «Se calcoliamo le opere viste in fiera – continua Salghetti Drioli – è possibile contare transazioni che superano il milione di euro, ma poi ci sono le trattative che si concludono in galleria, per le opere più importanti». A completare il programma, il critico d’arte Francesco Bonami presenterà venerdì 23 la sua ultima produzione editoriale. Info: www.kunstart.it. Marilisa Rizzitelli

Heiner Meyer Miss Prada, 2008 courtesy Arthus Galerie


REDAZIONALE Al Cenacolo di Ognissanti uno studio contemporaneo sulla prospettiva firmato Adi Da Samraj Una doppia prospettiva, fisica e concettuale, caratterizza la poetica dell’artista americano Adi Da Samraj nel lavoro presentato in “Realismo Trascendentale: L’arte di Adi Da Samraj”. Dopo l’anteprima alla Biennale d’Arte di Venezia del 2007, Firenze è la seconda tappa europea della mostra. Al Cenacolo di Ognissanti sarà possibile confrontare, una accanto all’altra, la forza visiva dell’arte di Samraj con la pacatezza della pittura sacra rinascimentale de “L’Ultima cena” del Ghirlandaio, affrescata nella parete di fondo del Cenacolo che per la prima volta apre le sue porte ad uno studio contemporaneo. Invece di creare l’illusione prospettica, un’illusione che comunque presuppone l’esistenza dello spettatore rafforzando il senso di identità del soggetto individuale, l’artista americano invita chi osserva in un mondo stupefatto e stupefacente, un universo liberato dalla prospettiva. “Alberti's Window I”, probabilmente l’opera esposta più significativa con una base di 14 metri, fa infatti esplicito riferimento al lavoro e alle teorie sulla prospettiva di Leon Battista Alberti, tracciando il passaggio di due diverse misure del tempo e capovolgendo il paradigma del “dipinto come finestra”. Fino al 22 giugno. Cenacolo di Ognissanti, Borgo Ognissanti, 42 Firenze. Info: 0552388720, www.polomuseale.firenze.it/musei/ognissanti.

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Conversazione con il caporedattore Mauri: «Beni culturali, non farne carta straccia»

LA REPUBBLICA DEI SAPERI

Arte & media

Paolo Mauri Agf, courtesy Repubblica

iornalista, critico letterario e storico della letteratura, Paolo Mauri è nato a Milano nel 1945. Lavora per il quotidiano La Repubblica praticamente fin dalla fondazione: nel ’76 è stato collaboratore, nel ’77 è diventato redattore. Ha sempre scritto per le pagine culturali e dai primi anni ’90 ne è il caporedattore. Mauri è anche autore di studi su Carlo Porta e Luigi Malerba e della raccolta di saggi Corpi estranei. Le pubblicazioni più recenti sono L’opera imminente (Premio Cesare Pavese 1998), Nord e Buio, Premio Viareggio 2007 per la saggistica. In Italia si leggono pochi giornali. Fino a che punto la cultura in generale e l’arte in particolare catturano l’attenzione di questi pochi lettori? «In proporzione, direi molto. Una buona parte dei lettori di Repubblica si sofferma sulle pagine culturali, segue con interesse questi argomenti». I media penalizzano l’arte a favore di altri temi? «La tv non presta molta attenzione alle tematiche culturali. Certo, ci sono eccezioni interessanti. Ma si tratta per lo più di programmi trasmessi in orari scomodi, magari a tarda notte. Il discorso cambia per i quotidiani. Ormai da 15 anni, ogni lunedì noi pubblichiamo una pagina monografica dedicata all’arte: è un appuntamento fisso per il pubblico che lo attende volentieri perché vuole essere indirizzato, avere dei consigli». Dunque la critica esercitata da un quotidiano come il vostro può influenzare il giudizio del pubblico. «Il consenso di un quotidiano può sicuramente avere un influsso notevole. È anche per questo che noi privilegiamo gli eventi organizzati in spazi pubblici piuttosto che privati». Come giudica il panorama italiano dell’arte contemporanea? «Noto il diffondersi di spazi che privilegiano gli aspetti più eclatanti dell’arte. Si musealizza senza

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che l’opera passi al vaglio della critica: la scelta è affidata direttamente al curatore del museo. Forse ci vorrebbe una fase intermedia. D’altra parte l’elaborazione della critica è lenta, e questo ostacola la volontà di privilegiare gli autori d’oggi. Poi entrano in gioco altri fattori, come la necessità di attirare turismo culturale e di entrare nel mercato». Il critico riesce a essere libero dai condizionamenti del mercato, li influenza o li subisce? «I condizionamenti ci sono sempre. L’industria culturale cerca di orientare i giudizi, e ciò per certi versi è comprensibile. Sta al critico d’arte riuscire a muoversi liberamente, anche in base ai propri gusti e parametri di giudizio». Stampa, radio, tv: qual è il miglior veicolo per gli argomenti culturali? «Tutti, purché adottino linguaggi adeguati. Forse la stampa e la radio rappresentano luoghi privilegiati, perché possono sviluppare un discorso con tempi più tranquilli: penso a Radio Tre, per esempio. La televisione, invece, offre dei flash di pochi minuti o secondi, non sempre articolati in modo congruo». Qual è e quale sarà il ruolo dei nuovi media? «Dalla rete ci aspettiamo molto, perché permette di raggiungere le fonti più disparate. Ha e avrà un ruolo importantissimo, specialmente se la selezione dell’informazione sarà basata sulla qualità dell’informazione stessa. Questo è il difetto attuale: su internet c’è molto materiale, ma non selezionato». Il nuovo governo: cosa dovrebbe cambiare nelle politiche culturali? «Credo che il precedente governo abbia ben avviato le politiche culturali, grazie a iniziative come il nuovo codice dei beni culturali e del paesaggio che rappresenta uno snodo particolare su cui insistere. Bisogna renderlo operativo: farne carta straccia sarebbe un grande errore». Nadine Solano


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L’oralità, canale privilegiato per una scoperta mai definitiva

DIALOGHI CONTEMPORANEI di ANGELO CAPASSO

a pesantezza, lo spessore, la pienezza della parola si misura con il confronto. La parola nell’arte è un coltello dalla doppia lama: è scrittura e voce che incidono attraverso il dialogo. Il lavoro del critico si fonda sulla parola. Quest’ultima, oggi, torna alla ribalta come valore primario dell’esercizio critico grazie alla tecnologia digitale. Il digitale propone nuovamente la voce come elemento sostanziale della parola, anche in relazione alla sua versione scritta. Alcune proprietà della parola orale, quali l’impalpabilità aerea, la mobilità, la reversibilità, fanno della scrittura digitale (quella liquida o ibrida di Internet, degli sms, delle e-mail) una scrittura mobile che

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non si sedimenta nel calco d’inchiostro ma resta potenzialmente in azione, vivida e vitale, mantenendo in atto l’ambito dialogico originario da cui prende le mosse e che assume forma temporanea e mobile condividendo con la voce la sua temporaneità e reversibilità. Questa nuova oralità digitale propone la voce come essenza dell’esercizio critico, e il dialogo come espressione del confronto scoperto tra posizioni diverse. Riaffiorano quindi quegli aspetti che hanno costituito la base della critica negli anni Sessanta e Settanta: la scrittura intesa come mezzo per affermare la forza della parola, e quindi l’impegno politico della critica militante, e il rinnovarsi di una linea privilegiata nel rapporto tra artista e critico. Istanze queste che si sono perdute negli anni Novanta, a causa dell’improvvisa afonia della critica e del suo schiacciarsi su posizioni parassitarie, causate dall’affermarsi di una funzione inconsistente sul piano culturale, quale quella del curatore di mostre, che ha poche somiglianze con il lavoro del critico, ma di questo ha subdolamente tentato di rubare il ruolo. Riscoprire il principio del dialogo come elemento sussistente all’interno dell’opera d’arte, un nucleo duro che si sostanzia nel dialogo e scavalca di slancio l’inconsistenza (come materia prima dell’arte) che è prevalsa negli anni della leggerezza postmoderna. «Le immagini nascono dalle parole» so-


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Il critico brandisce la parola, come essenza del suo essere in atto, nel viaggio quotidiano attraverso l’arte e nella battaglia del senso L’incontro con l’artista come immersione nel mistero dell’opera d’arte

IL VOLUME

ANGELO CAPASSO OPERE D’ARTE A PAROLE Meltemi 235 pagine 19,50 euro

Sulle due pagine: Enzo Cucchi Il Vesuvio è il padre di tutte le nuvole del mondo album, 1984 courtesy galleria Poggiali e Forconi, Firenze

steneva Josef Beuys, ed il dialogo tra artista e critico è un modo per sollecitare l’arte nel suo essere una continua immaginazione. Il critico brandisce la parola, come essenza del suo essere in atto, nel viaggio quotidiano attraverso l’arte e nella battaglia del senso. È ruolo che rispolvera una figura ottocentesca, quella del dandy che risponde alla massificazione dei ruoli, propria del mondo postmoderno, dove artisti curatori galleristi sono un amalgama di cose che operano in una unica performance totale, e distingue, anzi giudica (come sostiene l’origine etimologica del termine “critica”) attraverso il pensiero che si incarna nella parola. Ogni dialogo tra artista e critico diviene la rappresentazione formale del senso dialogico dell’arte, fatto di uno scambio continuo tra parola e immagine, tra critico e artista, tra la storia e il presente. L’incontro con l’artista è un’immersione nel mistero dell’opera d’arte. È una immersione rituale che fa della parola uno strumento salvifico alternativo al silenzio, alla morte. Le parole intervengono a colmare lo spazio che una coperta mobile e ben tessuta, ma su una dimensione autonoma, lascia parzialmente allo scoperto. Le parole rappresentano, quindi, il canale privilegiato per una scoperta mai definitiva, sempre in atto, dell’esperienza conoscitiva fugace e temporanea che chiede all’interpretazione di non cristallizzarsi per consentire

nuove aperture e nuovi dialoghi. La libertà dell’arte si pone come esempio di un esercizio libero della creazione che non si può ricondurre all’interno di un’analisi lineare. Valorizzare il dialogo d’arte rappresenta, dunque, un modo (democratico) per evitare il ricorrente (e atrofizzante) sistema delle interviste, molto diffuso nell’editoria dei quotidiani, dei periodici e recentemente anche dei libri. Nell’intervista giornalistica prevalgono le dichiarazioni perentorie unidirezionali e l’interlocutore dell’artista si limita ad essere un microfono: il mezzo che regala la fama. Il dialogo, invece, fonda lo scambio alla pari, nella comune guerra del senso, e dei sensi, di cui l’arte è espressione.


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CULTURE DI STRADA Un concorso fotografico dall’Europa Nell’anno del dialogo interculturale, la commissione europea si confronta con i cittadini in un concorso fotografico aperto a tutti e libero nell’editing. L’invito è a uscire in strada imbracciando una fotocamera e abbracciando le diversità, senza limiti all’immaginazione, pronti anche a ritoccare, manipolare, montare e correggere le immagini prodotte. Per esprimere la propria visione di dialogo interculturale, con un richiamo universale alle genti della Comunità. Tre fotocamere in premio, del valore di 5.000, 4.000 e 3.000 euro, saranno assegnate da una giuria di artisti ed esperti di intercultura. Un quarto vincitore sarà votato online e premiato con una fotocamera e sei giorni di viaggio, per un valore di 5000 euro. Scadenza 30 giugno. Info e iscrizioni: www.street-cultures.eu/834.0.html?&L=9. (L. A.)

Uno scatto dalla mostra “Glass Dressing” Museo del Settecento Ca’ Rezzonico Venezia, 2006 foto Andrea Morucchio courtesy Trieste Contemporanea

GLI ALTRI CONCORSI

EVERYVILLAGE Contest on line

Sopra: una giovane fotografa foto Andrea D’Errico copyright Ap/Lapresse Nella pagina successiva, in alto: il logo del concorso Tile to play in basso: la sede della fondazione Ratti

Trieste Contemporanea premia il miglior vaso per bere

IL SIMBOLISMO DEL GRAAL n vaso per bere, con o senza piede, da realizzare esclusivamente in vetro soffiato, ispirandosi ai significati simbolici del Graal nelle diverse tradizioni e leggende. Senza trascurare la trasparenza del materiale, che alla luce si dà e dalla luce prende, trattiene e rimanda. Graal glass: è questo il tema dell’ottava edizione del concorso internazionale di design Trieste contemporanea, bandito dal comitato Trieste contemporanea e promosso con il patrocinio dell’Ince, iniziativa centro europea, per diffondere le espressioni del design dei paesi dell'Europa centro orientale. Il vaso, utensile primordiale, tema d’eccellenza nella storia della produzione in vetro, si presta oggi al rinnovamento formale. Originalità, profondità di concezione e innovatività del progetto saranno infatti i pri-

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mi criteri che guideranno la giuria, presieduta da Gillo Dorfles e composta da otto esperti internazionali, nella valutazione finale. Possono partecipare progettisti, singoli o in gruppo, nati nei 18 paesi aderenti all’Ince e in Estonia, Germania, Lettonia, Lituania e Turchia. La partecipazione è gratuita e si effettua on line, all’indirizzo www.continentalbreakfast.org/graalglass, entro il 10 giugno. Tre i premi, di 4.000, 3.000 e 1.000 euro, riservati rispettivamente al miglior progetto, al miglior progettista proveniente da uno dei paesi non membri dell’Unione europea e al progettista più giovane. I manufatti si realizzeranno, alla presenza degli ideatori, alla fornace Anfora di Murano, Venezia. Info: 040639187. Laura Andrenacci

In occasione dell’XI mostra di architettura, la Biennale di Venezia, presieduta da Paolo Baratta, presenta il concorso on line per studenti universitari di ogni disciplina, Every ville 2008. Comunità oltre il luogo. Senso civico oltre l’architettura, a cura di Aaron Betsky e Francesco Delogu. Scadenza: 1 luglio. Info: www.everyville.labiennale.org.

CREATIVITY DAY A Roma e Venezia Creativity day on the road. Appuntamento a Roma, il 28 maggio, e a Venezia, il 4 giugno, per i creativi del digitale che potranno partecipare a seminari, corsi, esposizioni e performance artistiche in comunicazione, design e arte. Info: www.creativityday.it/ho me.asp.

PROVA DI VOCE Terni, dal 15 al 21 Chiara Guidi della Societas Raffaello Sanzio tiene a Terni un laboratorio di sperimentazione vocale, dal 15 al 21 maggio, in collaborazione con il Festival Es.Terni 2008 e l'istituto superiore di studi musicali G. Briccialdi. Secondo la tecnica molecolare, la Guidi mette alla prova timbro, tono, altezza e intensità delle voci. Info: 3489838962.


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PER CRITICI IN ERBA Modena, fino al 16 maggio

LA PIASTRELLA INCONTRA IL DIGITALE Un premio per studenti di architettura e designer

Imprese di successo e giovani talenti per l’innovazione. Caesar Ceramiche festeggia i suoi venti anni di leadership nel mercato delle piastrelle con un ricco concorso a premi che coinvolge le facoltà di architettura e le principali scuole di design e cinematografia d’Italia. Tile to play è il titolo dell’iniziativa e il gioco è affidato a studenti e laureati in architettura, designer, film maker e visual artist rigorosamente sotto i 35 anni. Da soli o in gruppo avranno il compito di creare nuove suggestioni e reinterpretare il concetto stesso di piastrella, proponendo nuovi decori, forme, colori legati all’ambiente, all’abitare, alla città. A bando, tre premi in gettoni d’oro e grande visibilità per tutti i partecipanti. I progetti sfileranno infatti al World design capital di Torino. Ai concorrenti è richiesto l’invio di un video di tre minuti o di 15 frame utilizzando le tecniche dell’animazione digitale, della grafica digitale o del montaggio di slide e fotografie. I concorrenti segnaleranno poi uno scatto o un fermo immagine su un dettaglio che rappresenta il motivo decorativo della piastrella progettata. A partire dal 15 maggio e fino al 31 agosto, gli artisti dovranno iscriversi al sito www.tiletoplay.it, disponibile solo da quella data, e presentare gli elaborati richiesti. Una giuria composta da architetti, scrittori e registi sceglierà i vincitori, che riceveranno il premio a Bologna, il primo ottobre, nel corso del Cersaie. (L. A.)

CECAC, GIOVANI CURATORI D’ARTE A CONFRONTO La comunicazione globale e il museo del nostro secolo Milano chiama a confronto giovani curatori di arte contemporanea europei, selezionandoli in base al curriculum, agli interessi e alle motivazioni, senza obblighi di certificati di studio. Requisito indispensabile, la conoscenza dell’inglese. La seconda edizione del Cecac, corso europeo per curatori di arte contemporanea promosso dalla Provincia di Milano, dalla fondazione Antonio Ratti di Como e dalla rappresentanza a Milano della Commissione europea, si terrà dal 9 al 19 ottobre, allo spazio Guicciardini. Visiting professor: Charles Esche, direttore del Van Abbemuseum di Eindhoven e senior research fellow alla University of the arts of London. Il programma, nell’anno europeo del

dialogo interculturale, affronterà i temi della comunicazione globale tra le comunità creative, ridisegnando ragioni e finalità del museo nelle città del nostro secolo. Ad arricchire il confronto, Nedko Solakov, artista bulgaro scelto da Esche in qualità di visiting artist. Le domande vanno inviate a: Cecac, ufficio arti visive, settore Beni culturali arti visive e musei, Provincia di Milano, via Vittorio Veneto 2, 20124 Milano. Allegare il curriculum, copia dei testi pubblicati, progetti realizzati e lettera motivazionale. Frequenza e alloggio gratuiti. Il bando è aperto fino al 16 giugno. Info: 031233111; w w w. f o n d a z i o n e r a t t i . i t ; 0277406341; www.provincia.milano.it. (L. A.)

Per individuare critici e curatori che affianchino il lavoro e le ricerche dei giovani, per realizzare progetti e manifestazioni e favorire la progettualità, il comune di Modena indice un concorso regionale per giovani curatori e critici d’arte. Scadenza 16 maggio. Info: www.comune.modena.it.

FESTARTEFESTIVAL Solo progetti inediti Festarte festival bandisce un concorso per curatori d’arte e registi, network artistici, direttori creativi e artisti che operano nel campo delle arti visive, della performance, dello spettacolo e della musica, per progetti inediti. Scadenza, 21 maggio. Info: 065136278; www.festarte.it.


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Nel cuore dell’Umbria un’accademia proiettata verso il futuro

NUOVI CREATIVI CRESCONO di FERDINANDO ACCIOLA

el campo delle accademie di Belle arti non capita molto spesso di incontrare chi un’accademia l’ha fondata e continua a dirigerla. Questo mese portiamo all’attenzione dei nostri lettori una tra le prime del centro Italia, l’accademia di Terni, nata dall’esigenza di offrire un metodo nuovo e alternativo. Ne parliamo con il direttore dell’istituto, nonché fondatore Igor Borozan, artista poliedrico e dalle ampie vedute Le sue origini sono nell’ex Jugoslavia e nel corso degli anni ha avuto modo di viaggiare. Perché ha deciso di fermarsi proprio in Italia? «Pur essendo nato a Sarajevo le mie origini sono italo-montenegrine. Mio nonno ha vissuto nel Montenegro e questo ha lasciato un legame profondo nella mia famiglia. Il viaggio è, forse, il più concreto

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mezzo di conoscenza. Perché l’Italia? Perché mi sono sempre sentito italiano. Perché è una terra straordinaria con una storia straordinaria, un patrimonio artistico immenso. Chi non è affascinato dall’Italia, pur nelle sue contraddizioni?». Cosa l’ha spinta, nel 1998, a fondare l’accademia di Belle arti di Terni? «Avevo trent’anni. Sin da ragazzo sognavo una scuola nuova, alternativa. I miei continui viaggi di studio mi hanno permesso di conoscere diversi sistemi di insegnamento. L’International art school è un metodo che, pur basandosi su canoni classici, apre le porte alle nuove tecnologie. Così è possibile salvare la tempera all’uovo, il disegno leonardesco senza “offendere” l’arte contemporanea». Quali sono oggi le linee guida dell’accademia? «Credo nei giovani. Sono convinto che in tutta que-

Sopra, da sinistra: uno dei laboratori dell’accademia Figura in movimento, nudo fotografico, corso di fotografia Nella pagina successiva: il direttore Igor Borozan e l’esercitazione di un’allieva


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Terni

IL DIRETTORE Da Sarajevo a Terni

Igor Borozan nasce a Sarajevo nel 1968. Figlio d'arte, fra i suoi maestri ricordiamo Metka Kraigher e Nicola Gvozdenovic. Nel '90 l'approdo in Italia, dove studia e si specializza in illustrazione. Durante gli anni delle guerre nei Balcani si trasferisce in Svizzera dove espone nelle prestigiose gallerie di Horgen, Lucerna e Zurigo. Nel ’98 torna in Italia, e fonda l'accademia di Belle arti di Terni che a tutt'oggi dirige. Lo scorso febbraio é stato conferito del premio “San Valentino d’oro” per l’arte, premio conferito ai grandi nomi della cultura, della politica, della scienza e dello spettacolo.

sta materia prima ci sia il patrimonio di domani che va plasmato, riscoperto, educato. Le nuove menti, i nuovi creativi sono la chiave per un rigenerante rinnovamento. L’accademia è un contenitore, punto d’incontro tra artisti e professionisti affermati e giovani talenti emergenti, una realtà viva, vibrante e in continuo movimento». Prossimi progetti in cantiere? «I progetti su cui stiamo lavorando sono diversi. L’anno scorso, in occasione delle Giornate europee del patrimonio, è nato un buon connubio e una fruttuosa collaborazione con l’accademia di Belle arti di Madrid. Abbiamo realizzato www.ternimadridonline.eu, un sito che accoglie artisti italiani, spagnoli e non solo. C’è molto interesse a sviluppare questo progetto con nuove idee e nuovi espositori per ricche e sempre stimolanti proposte artistiche».

L’OFFERTA FORMATIVA Insegnamenti triennali e biennali I corsi dell’accademia sono una valida preparazione per costruirsi un lavoro professionale qualificato e si tengono all’interno dei laboratori e negli atelier dell’accademia. Diverse le cattedre attive: pittura, grafica, design di moda, fotografia, T.i.d. design, illustrazione, make-up artist e decoart. Per l’ammissione ai corsi è indispensabile avere una buona cultura di base che permetta quindi di concentrare lo studio in un settore specifico scelto al momento dell’iscrizione. Gli insegnamenti sono triennali e biennali e la frequenza è obbligatoria. Ad una notevole quantità di ore di studio corrispondono diverse attività, quali conferenze, workshops, stages ed esperienze esterne, da considerarsi parte integrante del programma stesso. Ogni anno accademico è suddiviso in due semestri, al termine dei quali sono previsti esami pratici e teorici. Infine sono attivi diversi master, corsi brevi ed intensivi, studiati appositamente per chi vuole conoscere o approfondire una determinata disciplina artistica. L’accademia si trova in corso Tacito 20, Terni. Info: 0744431918; www.italianartschool.it.


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Oltre l’Expo 2015, il punto sull’esplosione verticale di Milano

IL LUNGO, LO STORTO E IL GOBBO di SILVIA MORETTI

era una volta una legge fascista che, come ogni buon milanese sa, imponeva di non superare in altezza la Madonnina del Duomo. Quando Giò Ponti osò superarla di 19 metri si dovette correre ai ripari: il cardinale Montini fece installare una Madonnina anche in cima al Pirellone e vissero tutti felici e protetti. Ha una qualche implicazione sacrilega l’improvvisa ascesa di Milano verso i grigi cieli nordici? Affatto, dicono all’Urban center (centro multimediale per l’informazione sui progetti di sviluppo del territorio) dove fino al 10 maggio è possibile lasciarsi sedurre dalle promesse in scala della mostra “Milano - La città che sale”, ideata dall’assessore allo Sviluppo del territorio Carlo Masseroli e curata dagli architetti Anna Giorgi e Alfredo Spaggiari. Senza scomodare babeliche memorie, basti un quadro di Umberto Boccioni a farci sognare una città simbolo del progresso industriale e dell’uomo del futuro. Quale sarà dunque il futuro che Milano si sta costruendo mattone su mattone? I plastici in esposizione sono davvero splendidi:

C’

L’Altrasede della regione Lombardia, Citylife con i suoi tre grattacieli di 156, 185 e 216 metri, le varie torri residenziali, convenzionate o meno, addirittura due boschi in verticale, per un totale di ventitré nuovi edifici, di cui la metà ancora su carta ma da completare entro il 2015, giusto in tempo per l’Expo. «Grande opportunità» afferma Masseroli «che, oltre a offrire la capacità economica pubblica per realizzare parte degli investimenti, punterà i riflettori sulla città. Il Piano di governo del territorio, che sostituisce quello regolatore del 1954, permette oggi una nuova pianificazione basata sulla cosiddetta città pubblica. Grazie al rapporto tra pubblico e privato questo disegno sarà verosimile e comprenderà in particolare una nuova concezione di Milano fuori dai suoi confini amministrativi, in collegamento con il resto del territorio. Il grattacielo ha riscosso qualche perplessità: in realtà non è l’unica possibilità architettonica, ma è quella ideale in alcuni casi, cioè in funzione della morfologia della zona. Noi dobbiamo sprovincializzare Milano, non farla somigliare a un museo».

Sopra, a sinistra: l’assessore allo Sviluppo del territorio di Milano Carlo Masseroli e, a destra, l’architetto Daniel Libeskind a destra: rendering dell’area di Porta Nuova progetto Pelli Clarke Pelli architects, Kohn Pedersen Fox architects, Boeri studio A fianco: le tre torri di Citylife, soprannominate il lungo, lo storto e il gobbo, riqualificazione del quartiere storico della Fiera progetto Zaha Hadid Arata Isozaki, Daniel Libeskind


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I PROGETTI Torri stella Altezza: torre a, 29-46 m; torre b, 45-62 m; torre c, 38-55 m. Via Achille Papa, 24-28, area Portello. Progetto: Dini. Fine lavori: dicembre 2007. Le vele Altezza: m 51. Via Savona, 127-129. Progetto: Guido Maria Galbiati. Fine lavori: ottobre 2006. Torre Cesar Pirelli Altezza: 139 m. Area Garibaldi Repubblica. Progetto: Pelli Clarke Pelli. Fine lavori: 2011. Torre Arquitectonica Caputo Altezza: 144 m. Area Garibaldi Repubblica. Progetto: Arquitectonica, Caputo. Fine lavori: 2012. Torri Kpf Altezza: 140 m. Area Garibaldi Repubblica. Progetto: Kohn Pedersen Fox. Fine lavori: 2012. Torri Porta Nuova (Bosco verticale) Altezza: torre d, 75 m; torre e, 105 m. Progetto: Boeri. Fine lavori: 2012. Nuovo Portello Altezza: 42 m. Nuovo Portello. Progetto: Zucchi. Fine lavori: 2006. 52 Greenaway Altezza: 58 m. Via Lomazzo, 52. Progetto: Antonio Citterio, Anna Giorgi, Patricia Viel. Fine lavori: 2010. Torre delle arti Altezza: 93 m. Via Principe Eugenio, 1-5. Progetto: Archea. Fine lavori: 2010. Citylife Altezza: torre a, 216 m; torre b, 185 m; torre c, 156 m. Quartiere della Fiera. Progetto: Zaha Hadid, Arata Isozaki, Daniel Libeskind, Pier Paolo Maggiora. Fine lavori: 2013.

«Milano non è Venezia» aggiunge l’assessore, «è una città funzionale e contemporanea. Ed è importante lavorare su tre direttive, i servizi, le infrastrutture (entro il 2015 arriveremo a sei linee metro, a nove entro il 2025) e l’ambiente, dato che vogliamo passare da 18 metri quadri di verde per abitante a 35, e mettere a sistema tutti i parchi della città». L’architetto Spaggiari è d’accordo nel puntare tutto sulla collaborazione: «Abbattendo le barriere interne si crea una sinergia per superare quelle esterne. Con questi progetti, inoltre, Milano guarda a un contesto più ampio che è quello europeo da cui non si deve mai prescindere. La bellezza di una città è la bellezza del tessuto urbano delle grandi capitali. Prendiamo la torre di Libeskind: è innovativa, e simbolicamente si inchina alla guglia del Duomo. Non bisogna disprezzare l’estetica, richiami formali asettici sono già stati visti, Milano merita qualcosa di più». E i milanesi che cosa meritano? «Certamente non una città-vetrina» dice Luca Trada, portavoce del comitato No Expo. «Una città a misura dell’economia dell’effimero dove le merci circolano a beneficio di pochi abitanti. Si stanno costruendo ghetti per i ricchi, quartieri disconnessi dal tessuto urbano,

e non escludiamo che questi nuovi grattacieli rimarranno in gran parte vuoti, come appartamenti di rappresentanza per manager in trasferta. Penso al quartiere Isola, un tempo simbolo di convivenza del clandestino e dell’industriale, del commerciante e dell’operaio, penso alla borghesia illuminata che ha costruito Villaggio Falck e Qt8 appena trent’anni fa. Quanto all’area dell’Expo aggiudicato per il 2015, esisteva un’alternativa, ovvero la possibilità di costruire nei padiglioni del polo, sospendendo le manifestazioni fieristiche, senza consumare territorio nuovo, stessa logica da noi proposta per la città: riqualificare il degrado urbano, sistemare i vecchi stabili in disuso e promuovere politiche abitative che invoglino ad affittare gli alloggi sfitti. Oltre alla creazione di un polmone verde, stile Central park». È il verde il vero dilemma, problema direttamente collegato all’altro cancro del capoluogo lombardo, il traffico. Stefano Boeri, progettista, tra l’altro, del Bosco verde sopra nominato, immagina «un grande bosco intorno alla città, un anello di spazi verdi chiamato, nei progetti con la Provincia, Metrobosco. Non è un sogno, è qualcosa da realizzare insieme all’altro grande traguardo: dare ai milanesi la possibilità


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INSIDE ART architettura

Il quadro urbanistico delle aree di Milano interessate dai progetti In giallo, quelli in atto in rosso, quelli in programma Sotto: il Bosco verticale al quartiere Porta Nuova progetto Boeri studio Nella pagina precedente: la nuova sede della regione Lombardia progetto Pei Cobb Freed and partners

I PROGETTI L’Altrasede della Regione Lombardia Altezza: 161 m. Via Restelli. Progetto: Pei Cobb Freed & partners, Caputo, Sistema Duemila. FIne lavori: aprile 2009. World jewellery center Altezza: 71m. Via Achille Papa. Progetto: Urbam, Marco Cerri, Francesco Moglia, Saverio Valsasnini. FIne lavori: agosto 2008. Parco Adriano-Torre Benati Altezza: 72 m. Area ex Marelli. Progetto: Valentino Benati, Angela Benati, Federico Colletta, Maria Angela Molinari. Fine lavori: ottobre 2010. Parco Adriano-Torre Dna Altezza: 79 m. Area ex Marelli. Progetto: Caputo partnership. Fine lavori: aprile 2010.

di non usare la macchina. Il problema del traffico qui non è provocato dai residenti, ma dalle 600mila macchine che entrano di mattina per uscire la sera, espulse dalla città. Essere cittadini significa avere la casa, i giovani non devono scappare da Milano a causa degli affitti troppo alti». E come si intende abbassare la media dei costi degli alloggi meneghini? Con una soluzione, quella degli eco grattacieli, che impone un dispendio energetico enorme? «Ogni grattacielo è diverso da un altro. Non necessariamente lo sviluppo in altezza implica grandi consumi ed esiste l’edilizia popolare». «Al problema del caro casa», incalza Trada, «non rispondono né Santa Giulia, né Citylife, né Città della moda, anzi stimolano un boom speculativo dei costi che accelera la fuga dalla città e aumenta il pendolarismo, in una visione privatistica del territorio pubblico. Inoltre il progetto Expo insiste sui terreni agricoli provocando l’urbanizzazione di nuove aree». Dovremo allora necessariamente scegliere tra una città esteticamente appagante e invitante e una accessibile e popolare? In sostanza: tra Milano e i milanesi? Già, ma sarà una riflessione tutta nostra, visto che non influenzerà in alcun modo la direzione dei lavori.

Consorzio Adriano-Torri Residenziali Altezza: 65 m. Area ex Marelli. Progetto: Caputo partnership. FIne lavori: 2010. Rcs headquarter Altezza: 78 m. Area ex Marelli. Progetto: Boeri. FIne lavori: giugno 2007. Torre del Naviglio grande Altezza: 70 m. Piazza Tirana 24-25. Progetto: Quattroassociati, Corrado Annoni, Stefano Parodi, Michele Reginaldi, Daniele Saviola. Con GianLuca Cavazza, Massimiliano Lazzarotti, Marco Pizzuto Fine lavori: marzo 2006. Quartiere Ravizza (Torri ex Om) Altezza: 51 m. Nuovo quartiere Ravizza, area ex Om. Progetto: Massimiliano Fuksas. FIne lavori: 2005.


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INSIDE ART architettura

L’AREA EXPO 2015 Quartiere eco sostenibile per 180mila al giorno

In vista dell’Expo 2015 nasce un nuovo quartiere ecosostenibile caratterizzato dal contenimento dei consumi energetici. L’area fieristica di Rho-Pero, parto di Massimiliano Fuksas, si prestava per la dotazione di infrastrutture di collegamento. Spiegate le vele (simbolo dell’opera sono 1300 metri di vela per 9000 tonnellate tra vetro e acciaio) Milano si prepara a quasi 180mila visitatori quotidiani. La nuova area, a nord-ovest, prevede una filiera d’acqua e un parco che si interseca col Parco agricolo sud, uno spazio di 8000 metri quadri per bar e ristoranti, 2500 per negozi, e sarà collegata alla città da un percorso di terra e uno d’acqua lunghi 20 km. Il sito (più di un milione e mezzo di metri quadri) è proprietà della fondazione Fiera e gruppo Cabassi. «Cosa grave», ci avverte Luca Trada dei No Expo, «perché la fondazione è nel comitato promotore milanese dell’Expo e ha scelto una propria area per l’evento. Oggi quell’area ex-agricola vale circa 15 euro al metro quadro. Alla fine, il valore schizzerà a 500 euro al metro quadro. Una speculazione davvero intensiva». E la torre di 200 metri che dovrebbe svettare al centro del polo? «La Moratti non la vuole?», taglia corto Stefano Boeri. «Ha detto di no… quindi non si farà!».


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INSIDE ART metropolis

Dall’ingegno di Alessandro Agrati, un paradiso vicino Taranto

UN BORGO PER ALBERGO di SOPHIE CNAPELYNCK

HISTÒ RELAIS CULTI SAN PIETRO SUL MAR PICCOLO VIA SANTANDREA CIRCUMMARPICCOLO TARANTO TEL 0994721188 WWW.HISTO.IT WWW.CULTI.IT

Sopra: alcuni scatti dell’Histò Relais Culti Nella pagina precedente: la torre e il master plan dell’area espositiva Expo 2015 progetto 5+1AA

n questa sezione di Inside Art parliamo sempre di un luogo appena nato o all’avanguardia, un albergo, un ristorante o un negozio che si fa notare per design, originalità e bellezza. Questa volta però partiamo dal lontano 1990, in quell’anno Alessandro Agrati, proveniente dal mondo della moda e dell’arredamento, crea Culti. Un concept-store poliedrico, una boutique dove trovare gli oggetti di design ideati da lui per la casa, il giardino o per la barca, ma anche uno spazio benessere, un’enoteca, un ristorante, una cioccolateria e una fioreria. Seimila sono i prodotti della gamma Culti. Si sente molto profumo di qualità e di savoir vivre. Diciotto anni fa apriva il primo store, oggi Culti sta a Milano, Napoli, Bolzano, Merano, Montorfano, San Remo, Porto Cervo, Saint Moritz e Londra, insieme alla creazione del Sommita Relais Culti a Ostuni con nove camere. Ma la mente geniale di Agrati non si è messa a dormire sugli allori. Vicino a Taranto, sul mar Piccolo, realizza l’accurato restauro conservativo di un antico borgo trasformandolo in relais

I

a cinque stelle. Tra le pietre antiche e il coten si respira la storia e con un po’ di immaginazione si assapora un tempo senza tempo e si ritrovano emozioni e sensazioni dimenticate, ma sempre vive nei profumi e nei colori di questa terra baciata dal sole. All’interno del borgo contornato da mura di recinzione e affacciato su un uliveto secolare si trova anche la basilica dei Santi Pietro e Andrea, cornice ideale per un evento particolare. L’ospite dell’albergo, dopo aver attraversato la corte grande, si vede consegnare un piccolo scrigno che racchiude il “citro di San Pietro sul mar Piccolo”, originale chiave d’ingresso a una delle camere, che sono tutte diverse tra loro. Nove di queste si trovano nell’antica masseria. Le altre 37 sono suites-spa con zona benessere privata e si trovano nel chiostro dell’antica sorgente con vista sull’aranceto. La mattina gli ospiti possono prendere la colazione nel “caffè Histò”, mentre nell’antico ricovero delle lanterne, dove si trova oggi il ristorante “la lanternaia”, possono cenare a lume di candela sotto gli archi di pietra. Carpe diem.


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INSIDE ART design

Quattro scatti da Festarch 2007 foto Eugenio Schirru

FESTARCH, CAGLIARI: QUANDO L’ARCHITETTURA INTRECCIA LE ARTI In questo caso città, stagione e tema sono in perfetto equilibrio. Dagli ultimi due giorni di maggio al primo giugno, l’architettura diventa linguaggio di confronto all’ex manifattura tabacchi di Cagliari, con la seconda edizione di Festarch, Festival internazionale di architettura. Il tema scelto dalla direzione artistica di Stefano Boeri e Gianluigi Ricuperati è il turismo planetario, inquadrato attraverso quattro accezioni (vedere, ricordare, accogliere, difendere). E allora la Sardegna diventa il contesto ideale per un dibattito

che affronta con spirito acuto e lungimirante i significati di un atteggiamento destinato a crescere e a suscitare interrogativi incalzanti. Lo sfaccettato programma intreccia progetto, letteratura, musica, istruzione e prevede la partecipazione di ospiti di rilievo. Fra gli altri, gli architetti Peter Eisenman e Jacques Herzog, il fotografo Oliviero Toscani, i designer Fabio Novembre e Patricia Urquiola, lo scrittore Marcello Fois, il professor Hans Ulrich Obrist e il regista Tony Kaye. Tutti per raccontare

esperienze di territorio turistico mondiale e le loro opinioni. La Sardegna diventa così citazione frequente di trasformazioni ineluttabili, senso del territorio difeso con strenuità e abitudine al turismo. Nonostante l’attenzione che l’isola mostra di avere verso l’architettura contemporanea – basti pensare al progetto del museo di arte nuragica di Zaha Hadid e al piano urbanistico nell’arcipelago della Maddalena firmato da Stefano Boeri e Mario Cucinella per il G8 2009 – non riesce ancora del

tutto a distinguersi da quel carattere locale refrattario all’apertura totale e definitiva verso l’ospite. In questo senso il tema del festival e il luogo in cui si svolge, così legati, amplificano le riflessioni e permettono di introdurre sezioni interamente dedicate alla Sardegna. Fatta rivivere nei racconti di Marcello Fois e Flavio Soriga e nelle musiche jazz del festival di Berchidda (sabato 31 maggio). È forse il ritorno del genius loci? Info: www.festarch.it. Lucia Bosso


Profero, i mille volti della direttrice creativa uando ci si imbatte in personalità del calibro di Rosanna Orlando, direttore creativo dell’agenzia di marketing e comunicazione Profero in Italia, si rimane sorpresi per l’eclettismo e l’eccentricità. Come una vera artista la Orlando ha percorso un processo formativo pieno di sorprese e di novità, per cui – come dice lei stessa – «passare dai manoscritti medievali al web mi ha generato un trauma. Forse sto iniziando a superarlo». Lo stesso messaggio arriva dai primi anni trascorsi a Milano, in cui dice alla famiglia che sta frequentando l’università mentre, in realtà, sta seguendo la Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi, dove si diploma in scrittura drammaturgica. Ma non tradirà completamente le attese della famiglia, laureandosi in filologia medievale nella stessa città. Parte dunque dal teatro per approdare lentamente al mercato pubblicitario e sbarcare nella sede italiana di Profero. Un direttore creativo, è il suo credo, non si ferma mai: deve indagare, scoprire, conquistare, sognare o far sognare, divertire, rallegrare. È per tale motivo che intitola un suo libro “Sette vite”: raccolta di aforismi, aneddoti, racconti, acrostici sul mondo dei gatti con le illustrazioni di Olinsky (della galleria milanese L’affiche) tra arte disneyana e arte europea. Sulla scia di questo libro afferma che il creativo è chiamato a vivere ben più di un’esistenza, a non rimanere prigioniero di se stesso. Ma a cercare, a osare quel qualcosa in più che permette di sognare, senza fermarsi mai sullo stesso territorio. Rispettando questa convinzione Rosanna Orlando si è messa in gioco diverse volte, senza stancarsi: per Seat Pagine gialle, per il Jack Daniel’s live tour abbinato alla promozione di nuove band rock musicali (con il claim: “per tutta la musica che ami c’è un solo Jack” ) e per Ikea. Una personalità complessa, quindi, che vuole continuamente provare ad andare oltre, creando nuovi linguaggi per interagire con le diverse arti: il cinema, la letteratura e la comunicazione.

Q

Giulio Spacca

ORLANDO: FILOLOGIA DEL WEB

Rosanna Orlando Sopra: tre immagini per le campagne Ikea e Jack Daniel’s


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INSIDE ART design

Una retrospettiva sul boom creativo degli anni Sessanta

GLI OGGETTI DEL PUTIFERIO di TOBIA MERLO

hi è nato intorno al 1960 la categoria pop ce l’ha scolpita nel proprio Dna. Inizia infatti in quegli anni una parabola commerciale che porterà il banale oggetto quotidiano verso due direzioni in apparente cortocircuito: da una parte a farsi carico di un pesante sovrappiù di valore, traghettando la propria funzione dal piano meramente strumentale a quello simbolico, gravato da una nuova e contraddittoria gamma di valori. Dall’altra, a mettere alla prova creativi e, soprattutto, artisti sul campo a essi più famigliare: sposare le necessità del disegno industriale con una genuina ispirazione artistica. I

C

vecchi schemi ne escono completamente ribaltati. L’estetica tradizionale viene messa in discussione, strapazzata da un diverso modo di vivere condizionato dal consumismo dirompente, dalle leggi della moda, dalle imprevedibili possibilità che si aprono con i nuovi mezzi di trasporto, produzione e comunicazione. La globalizzazione – anche se molti dissentono – nasce qui. “Pop design. Fuori luogo, fuori scala, fuori schema”, sul filo dell’ironia e dell’autoironia, si propone di raccontare proprio quel lungo, meraviglioso momento di sana e deliberata follia nelle creazioni del design nostrano. Segnate dall’affermazione della


Pop design

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] INSIDE ART design

LA MOSTRA Otto percorsi, dal sesso alle lettere “Pop design. Fuori luogo, fuori scala, fuori schema”, curata da Luisa Bocchietto e proposta dall’Associazione Marcovaldo in collaborazione con Regione Piemonte e Compagnia di San Paolo, è articolata in otto sezioni. “Il fascino delle lettere”, “Lo sguardo zoom”, “Il colore rosso”. Ancora: “Un mondo di plastica” , “Luci della città”, “Offerta speciale”, “La stanza dei giochi” e “Animalia”. La mostra, catalogo Silvana Editoriale, fa parte del calendario di Torino 2008 World design capital. Fino al 14 settembre. Filatoio, via Matteotti 12023, Caraglio (Cn). Info: 3404962384; www.marcovaldo.it.

plastica, autentica e profetica metafora della futura liquidità verso cui stava marciando e continua a dirigersi il mondo contemporaneo. Tutto diviene troppo colorato, troppo marcato, troppo appariscente. Semplicemente: troppo. Il terrorismo delle unità di misura. Si ingigantisce, si riduce, si mimetizza. D’altronde, proprio per questo era nato il mefistofelico materiale plastico che ha cambiato le nostre esistenze. Arte prêt-à-porter, che si insinua nelle cucine, nelle auto, negli aerei, nei cessi, nei locali, nelle vite delle masse. Otto fitti percorsi, al Filatoio di Caraglio nel cuneense, tentano di sezionare temi e motivi di quel periodo. Dai richiami letterari al sesso, passando per le luci delle metropoli post-moderne e le reazioni critiche al consumo indiscriminato. Fino alle ideazioni ludiche e agli inserti animaleschi nei nuovi oggetti artificiali. Per cominciare, anche se ci siamo ancora ficcati fino alla punta dei capelli, a fare un po’ di storia della contemporaneità. Perché forse siamo tutti già un po’ più là.

Gufram, Cactus, 1971

Nella pagina precedente, in alto: Capitello, 1972 sotto: Bocca, 1971


Mario Sol

( ) LO SCRITTORE Talenti multipli, anticipazioni d’autore

Mario Soldati nasce a Torino il 17 novembre 1906. Dopo la laurea in Lettere, pubblica nel 1929 la sua prima raccolta di racconti, Salace. Nello stesso anno, Soldati si trasferisce negli Stati Uniti, dove insegna alla Columbia university: un’esperienza che confluirà nel romanzo America primo amore (1934). È l’inizio di una carriera composita, che passerà, oltre che per la narrativa – tra le altre opere, il magistrale Le lettere da Capri, Premio Strega nel 1954 – per il giornalismo, il cinema, la televisione. Tra gli anni Trenta e i Cinquanta Soldati dirige ventotto film, dall’esordio nel 1938 con La principessa Tarakanova e La signora di Montecarlo a Piccolo mondo antico (1941), da La provinciale (1953) a Policarpo ufficiale di scrittura (1959). La nascita della tv lo vede protagonista: il 3 gennaio 1954 la Rai trasmette il suo Le miserie del signor Travet. Quasi un’anticipazione della fortuna delle sue inchieste televisive, Viaggio lungo la valle del Po alla ricerca dei cibi genuini (1956) e Chi legge? Viaggio lungo il Tirreno (1956), a tutt’oggi considerate modelli d’inchiesta sul campo. Scompare nella sua villa a Tellaro (La Spezia) nel 1999.

Mario Soldati sul set elaborazione grafica da una foto dell’archivio fotografico Comitato Mario Soldati


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INSIDE ART letture

Una rassegna chiude il centenario dedicato al regista e scrittore Nello Ajello: «Un realista che disprezzava il realismo»

L’AMBIGUITÀ DELLA GIOIA di ANNARITA GUIDI

Era soprattutto un uomo del suo tempo, che ha espresso il Novecento con il suo modo di essere per tutta la vita un ex-scolaro dei gesuiti

n’immagine su tutte. A Venezia, nel Palazzo del cinema, tra le gigantografie degli artisti una su tutte colpisce gli occhi con un’immediatezza senza nome: è l’immagine che ritrae Mario Soldati, sigaro in mano e sorriso beffardo, smoking e sguardo senza scuse, alla première del suo Fuga in Francia. Maestro di onestà intellettuale e nell’arte di scaricare nell’allegria il senso del tragico, Soldati non teorizzava le arti. Si limitava a praticarle, ponendo sempre e comunque la vita al di sopra dell’arte stessa, sempre sperimentando, costantemente aggirando tanto gli scogli del Novecento (dalla psicanalisi al marxismo, al neorealismo) quanto il peso della tradizione. Una continua esplorazione della pienezza vitale attraverso l’equivoco, il doppio, il mascheramento, la contraddizione che fanno da specchio ad essere e sembrare, vero e falso. Nello Ajello – firma storica del giornalismo italiano, autore di volumi come Italiani di fine regime, Lo scrittore e il potere, Intellettuali e Pci. 1944-1958, Il lungo addio. Intellettuali e Pci dal 1958 al 1991 – racconta Mario Soldati, che figura nel suo Illustrissimi. Galleria del Novecento, dalla prospettiva di una lunga e intima amicizia: tra interviste e memorabili partite a carte, l’artista poteva ben apostrofare il giornalista napoletano con un «mi conosci meglio di me». Soldati: una personalità eclettica e un precursore. Questa capacità di anticipazione è un aspetto della sua sensibilità? «Soldati era una persona enormemente poliedrica, che considerava la cultura con disinvoltura: non dico uno sprezzo, ma una disinvoltura e uno spirito gioviale. Era un uomo di cultura, un grande scrittore e un grande uomo di spettacolo e queste tre dimensioni confluivano in lui in una maniera assolutamente naturale: il fatto di considerare Soldati un istrione era tutt’altro che una connotazione negativa, era qualcosa

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INSIDE ART letture

che apparteneva al suo modo di essere un artista. Da questo punto di vista la distanza tra il Soldati scrittore, il cineasta, l’autore di opere televisive è assolutamente impalpabile: era una persona che si esprimeva attraverso mezzi diversi con la stessa naturalezza, sempre». Quale fascinazione ha esercitato su Soldati l’Emilia Romagna? «Non so se sia stata questa terra in particolare ad esercitare una fascinazione su di lui: era infatti un artista profondamente italiano. Come è stato detto nell’ambito della tavola rotonda La scrittura e lo sguardo alla Biblioteca nazionale, il suo modo di concepire l’Italia aveva un suo itinerario: da Torino, dove era nato, seguiva il corso del Po, proseguiva verso il Tirreno, la Liguria diventata sua seconda terra. Questa successiva diversione verso l’Emilia Romagna è un po’ una novità. Ma io credo che ci si ritrovi lo spirito di Soldati, il fatto di sentirsi sempre a casa sua. Casa sua era l’Italia, un paese che amava profondamente e nel quale ritrovava continuamente appuntamenti aneddotici che sapeva raccontare in maniera molto leggera». D’altra parte la produzione cinematografica di Soldati, quando lo sfondo è l’Emilia Romagna, ha carattere drammatico, anche se con lieto fine: La donna del fiume, Italia piccola. «Certo, lui era una persona che coglieva tutti gli aspetti del reale, sia lieti che drammatici, senza mai però aggiungere un carattere di pesantezza alle cose che raccontava. Era un realista pur disprezzando il realismo professionale, perché era soprattutto una persona immaginosa. Aveva il dono di carpire ogni aspetto dell’Italia, paese, lo ripeto, da lui amato e descritto in mille modi, e sempre riusciva ad esprimere il meglio che vi si trovasse». L’attenzione al cibo è un aspetto della vitalità straordinaria di questo autore, una sua lettura della realtà e dell’identità. «Senza dubbio: il cibo e il vino. Lui passava per un tecnico del vino; non so fino a che punto avesse delle competenze scientifiche, in ogni caso metteva una enorme passionalità ed espressività in queste sue storie di carattere enogastronomico e geografico». Qual è stato l’impatto dell’esperienza americana sulla vita e la produzione di Soldati? «Direi piuttosto significativo. Lui, scherzosamente ma non troppo, perché la dissipazione faceva parte integrante del suo carattere, diceva: “Magari fossi restato americano, sarei adesso uno scrittore internazionale, letto a decine di migliaia di copie in tutto il mondo”. Aveva conservato la mitolo-

I LIBRI

MARIO SOLDATI

MARIO SOLDATI

VIAGGIO IN

ROMANZI

EMILIA ROMAGNA

I Meridiani 1.463 pagine 55 euro

Minerva 176 pag. 15 euro

[] Racconti, ritratti, appunti dedicati all’Emilia Romagna. A cura di Anna Cardini Soldati, foto d’epoca scattate da Volfango Soldati.

Un saggio di Bruno Falcetto, ricco di informazioni inedite, introduce i 5 principali romanzi di Soldati, tra cui L'attore, premio Campiello nel 1970.

LE MOSTRE DEL CENTENARIO Dalla letteratura al cinema, passando per la tv

Nell’ambito del grande progetto che celebra il centenario della nascita di Mario Soldati, una mostra percorre i diversi settori dell’attività artistica dell’autore. A Roma, nell’ambito della tavola rotonda Il più solare dei nostri scrittori, è stato presentato il volume Viaggio in Emilia Romagna – antologia di scritti dedicati a questa terra – ed è stata inaugurata la mostra didattica Mario Soldati. La scrittura e lo sguardo, a cura di Anna Cardini Soldati e Giuliana Zagra: 15 grandi pannelli con testi e immagini che raccontano la vita e il lavoro dell’artista, sia sui set dei suoi film che nei reportage realizzati per la televisione. A corollario della mostra, le proiezioni della prima puntata di “Viaggio lungo la Valle del Po” e della puntata “Capriccio napoletano” da “Chi legge?” e due trasmissioni monografiche: “Dieci minuti con Mario Soldati” e “Un’ora con Mario Soldati”. Fino al 15 maggio, Biblioteca nazionale centrale di Roma, viale Castro Pretorio, 105. Info: 064989339, www.bncrm.librari.beniculturali.it. Parte invece a Lerici, il 29 maggio, Mario Soldati. Una voce poco fa, progetto a cura del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma: una retrospettiva al Cinema Teatro Astoria, una mostra fotografica al Castello di Lerici e un convegno di studi a Villa Marigoli. Info: www.comune.lerici.sp.it.


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INSIDE ART letture

Un disegno di Mino Maccari tratto da “Canzonette e viaggio televisivo” di Mario Soldati, logo della mostra

gia dell’America, che aveva espresso in un libro splendido come America primo amore. Io ho riletto certi suoi articoli, scritti tra il 1944 e il 1945, quando arrivarono gli americani in Italia. Per lui fu un sussulto: “Ecco! Ecco, arrivano i cowboy, arrivano gli indiani!”. Quasi fosse un gioco, li vedeva con lo stesso sentimento con il quale lui stesso era affluito negli Stati Uniti: vedeva in questi americani l’America che tornava a lui. Non si trattava di una mitologia, perché era abbastanza corazzato contro le facili mitologie. Si trattava di una dimensione della sua immaginazione intellettuale». La visione di Mario Soldati è estremamente composita, capace di passare dall’obiettività dell’inchiesta alla lettura amara, acuta e ironica dei rapporti tra classi. Come definirebbe lo sguardo di questo autore sul suo tempo, il Novecento? «Da questo punto di vista, Soldati era un poco duplice. Recitava un po’ l’Ottocento, con le sue preferenze letterarie, certi richiami di carattere

estetico e persino con l’abbigliamento; ma era tutto un gioco. Soldati era soprattutto un uomo del suo tempo, che ha espresso il Novecento in molti suoi particolari: il suo modo di essere per tutta la vita un ex-scolaro dei gesuiti, il suo attaccamento ambiguo e contraddittorio alla religione ne fanno una persona tutt’altro che tutta d’un pezzo, o legata alla tradizione in modo critico». Il cortometraggio Chi è Dio? diretto da Soldati nel 1948, e rinvenuto nel 2003, racconta la dottrina cattolica: come lo collocherebbe nel panorama della sua produzione? «Certamente per lui Dio è stato sempre un problema, come la religione e la fede. Soldati ha risentito per tutta la vita dell’educazione cattolica, ha descritto in maniera mirabile preti e aspiranti tali: L’amico gesuita è uno dei suoi racconti più belli e ariosi. La mia impressione è che il dio di Soldati non sia un dio austero o punitore, ma un dio nel quale si riflettono tutte le ambiguità e i chiaroscuri della sua personalità».

SUGLI SCAFFALI Dorfles contro il rumore, le interviste di Bonito Oliva, i lager del fascismo

ACHILLE BONITO OLIVA ENCICLOPEDIA

GILLO DORFLES HORROR PLENI. LA (IN)

MARIO GEROSA RINASCIMENTO Meltemi 238 pagine 18,50 euro

MARTINA CORGNATI UN FOTOGRAFO DI NOME VAN LEO Skira 96 pag. 20 euro

ALESSANDRA KERSEVAN LAGER ITALIANI Nutrimenti 287 pagine 18 euro

CIVILTÀ DEL RUMORE

VIRTUALE

DELLA PAROLA

Skira 568 pag. 34 euro

Castelvecchi 325 pagine 22 euro

L’idea è quella – stuzzicante – di far confidare ai grandi artisti contemporanei la propria idea dell’arte. L’immenso volume raccoglie così oltre novanta interviste accumulate da Bonito Oliva dai Settanta a oggi. Per scavare direttamente nel genio.

L’illustre e lucidissimo critico, ormai novantottenne, si scaglia contro le nequizie – gli stupri, verrebbe da dire – sonore e visive delle nostre città e della nostra società. Al solito, mette assieme una quantità eccezionale di riferimenti. Con un obiettivo: il sacrosanto ritorno al diritto alla pausa. Al “between”.

Dopo il buon “Second life”, Gerosa butta uno sguardo al web 3.0, alla rete che ci aspetta dietro l’angolo. Con l’aggiunta di una sfumatura sociopolitica: riusciranno i nuovi sviluppi di internet a sconfiggere il digital divide? Come il social networking possa riversare i propri benefici (?) in quella real, di life.

Migliaia di ritratti femminili e maschili, autoritratti e vedute all’aperto, paesaggi di una società perduta. Cinquanta immagini del fotografo armeno Leon Boyadjian, meglio noto come Van Leo, curate da Martina Corgnati, per riscoprire mezzo secolo d’Egitto. E la fotografia che vi era sgorgata: arte assoluta.

Centomila sloveni, croati, serbi e montenegrini sono passati nei campi di concentramento approntati dall’Italia fascista fra il 1941 e il 1943. Il piano del generale Roatta era quello di fiaccare la resistenza jugoslava. Sterminando la popolazione civile. Un altro caso di rimozione forzata dalla storia. (S. C.). A.)


Il giallista si tuffa nel fumetto con un alter ego in crisi d’ispirazione

IL MONDO BIZZARRO DI LUCARELLI di CHECCHINO ANTONINI


Cornelio

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INSIDE ART fumetti

( ) L’AUTORE I dieci comandamenti del noir

Dice di sé Carlo Lucarelli che Scerbanenco, con “I ragazzi del massacro”, gli ha cambiato la vita. Che a fumetti, invece, predilige Elektra Assassin di Frank Miller & Bill Sienkiewicz e che il suo film di culto è “I duellanti”. Mangia spaghetti, beve succo di frutta all’albicocca e sotto la doccia canta l’Internazionale, versione di Franco Fortini. Scrive nella sua libreria, sul computer, preferibilmente di pomeriggio, di notte mai, con una musica di sottofondo che copra l’insopportabile (per lui) rumore della tastiera. Le dieci regole per scrivere un buon giallo, a suo dire, sono: partire da un “mistero misterioso”, centellinare le informazioni, mantenere la suspense, portare il lettore verso una prima soluzione poi aprire un altro mistero con un colpo di scena, creare un buon personaggio-guida e un altro che infittisca il mistero, location credibile, ritmo di scrittura incalzante, raccontare qualcosa che si ritiene importante con le parole più belle. Decima regola: dimenticare tutte le precedenti.

L’ALBO

LUCARELLI DI BERNARDO SMOCOVICH. DISEGNI DI FARA E STATELLA CORNELIO. IL CLUB DELLA PAURA Star comics 96 pagine 2,70 euro

Nella pagina precedente: una tavola da Cornelio Sopra: Cornelio Bizzarro

ovevano sceneggiare una storia e adattarla per un personaggio già esistente. Non ci sono riusciti, così è venuto fuori Cornelio, con le sembianze dello scrittore Carlo Lucarelli, scritto da lui stesso e Mauro Smocovich, suo collaboratore e curatore della rivista on line thrillermagazine.it. Un paio di mani in più per la scrittura saranno quelle di Giuseppe Di Bernardo, autore de “L’insonne”, serie anche questa di Star comics, che lancia alla Fiera del libro di Torino la miniserie dedicata ai “Delitti d’autore”, sei numeri con cadenza bimestrale. Direbbe il giallista, autore di Blu notte in televisione: «Se questo fosse un libro potrebbe essere “La metà oscura” di Stephen King e se fosse un film sarebbe un thriller claustrofobico degli anni Settanta, come quelli di Lucio Fulci. Ma questa è la storia di Cornelio Bizzarro, uno scrittore di successo senza più idee». Cornelio non è Lucarelli, di lui ha solo le sembianze e il mestiere. Anche il bonelliano Martin Mystere è scrittore e autore tv di successo. Ma Cornelio ha il terrore

D

della pagina bianca. Cosa nasconde questa brutta crisi creativa? Se non scrive, se non dà vita ai suoi eroi, i demoni dell’anima prenderanno il sopravvento? L’editore assicura noir, thriller e horror, Frankenstein, vampiri e zombie. Cornelius è pure il prete gesuita che compare in un paio di lavori di Lucarelli. Ma gli autori insistono: Cornelio è un’altra cosa. Questa la minitrama del primo volume, in edicola già a maggio: Frankenstein, vampiri e zombie. La cronaca, terreno di indagine per le serie televisive di Lucarelli, stavolta non c’entra. Il magazzino dove s’è andati a pescare per la nuova serie è la tradizione letteraria di genere. Comprimari: una suicide girl diciottenne bolognese che ha già un suo blog (blog.myspace.com/ragninellatesta), un clochard ex poliziotto, una scrittrice nemica di Cornelio e Grazia Negro ispettore di polizia che esiste davvero nei romanzi di Lucarelli. Grande attesa per l’incursione del bolognese e dei suoi “pards” nella letteratura disegnata. Un precedente già c’è: il soggetto del numero 153 di Dylan Dog, “La strada verso il nulla”.


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INSIDE ART musica

Afterhours

Vent’anni di carriera e ottavo disco in studio per la band di Manuel Agnelli

DI SANGUE E DEMONI ROCK di SIMONE COSIMI

ono questi i migliori Afterhours che conosciamo: quelli schizofrenici, veloci, brillanti, intimisti e universali al contempo. Seducenti sanguinari. Quelli stronzi, che ti spiazzano con piccole grandi novità ogni disco che fanno (e sono otto in studio moltiplicati per vent’anni suonati di carriera). Stavolta ci sono i fiati, a sostenere gli arrangiamenti, e la sorprendente varietà delle quattordici canzoni di un disco che

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prende il nome dal noir di un altro indimenticabile mito pop: Giorgio Scerbanenco. Graffianti nell’anima, non per finta. «Mi fai godere quando godi tu». La band dell’altra Italia: quella attenta ai particolari, ma che quando serve inizia a correre e ti trascina via. Quella del rock graffiante, allusivo, senza compromessi al ribasso. Il rock affascinante come i messaggi lasciati col rossetto sugli specchi dei locali. «Direi che è un disco avventuroso», confida il deus ex machina Manuel Agnelli, «perché riprende


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INSIDE ART musica

Agnelli: «Un disco avventuroso, recupera la voglia di giocare persa negli ultimi lavori»

ORECCHIO DA MERCANTE Come esaltarsi in cerca di novità ALMAMEGRETTA VULGUS Sanacore/Edel 15 euro

Rentrée in buona forma. Gennaro T e soci mancavano dal 2003. In mezzo, la separazione da Raiz – che però torna in “Guarda Annanz’” – e la tragica perdita di D.Rad. Ma non è per nulla un disco grigio, questo “Vulgus”. A partire dall’artwork di Mimmo Paladino. Senti “High and dry”, oppure la preziosissima voce di Horace Andy. Come sempre, in equilibrio fra mille rivoli.

HOLLOWBLUE STARS ARE CRASHING (IN MY BACKYARD) Midfinger/Audioglobe 15 euro

LA BAND Culto dell’indie rock italiano Gli Afterhours sono una delle band più influenti del rock alternativo nostrano, nata a metà anni ’80. A parte il leader, voce e chitarra, Manuel Agnelli e il batterista Giorgio Prette, l'attuale formazione è frutto di diversi avvicendamenti: comprende Dario Ciffo, Giorgio Ciccarelli, Roberto Dell'Era ed Enrico Gabrielli. Otto i dischi in studio dal lontano 1990, compreso l’ultimo “I milanesi ammazzano il sabato”, fuori per Universal. Il precedente, per Mescal, era del 2005: “Ballate per piccole iene”. Info: www.afterhours.it.

Sopra: gli Afterhours durante il tour statunitense del 2006 foto Roberta Accettulli

la voglia di giocare, persa negli ultimi due album. Come sempre, infatti, cerchiamo di dire qualcos’altro». Dentro, gente come John Parish (PJ Harvey), che timbra quella sassata di “È solo febbre”, Stef Kamil Carlens e Greg Dulli. E ancora: Cesare Malfatti e Brian Ritchie. Si ansima pesantemente, come in “Tutti gli uomini del presidente” o “Tutto domani”. Al ritmo di una musa ispiratissima eppure «un po’ puttana».

Un disco di una maturità impressionante. Fuligginoso come solo Nick Cave se fosse arrangiato dai Calexico e non disdegnasse delle raffinate aperture jazzy. L’estro dell’ombroso Gianluca Maria Sorace guida un talentuoso quintetto verso un noir folk-pop che si schiude quando meno te lo aspetti (“Tiger”) e costruisce ballad strazianti, fra qualche eco dal Duca bianco e una genuina ispirazione. Con il contributo del figlio d’arte Dan Fante. Da ascoltare la sera, tornati dal lavoro (se ne avete uno). Per disperarvi con stile.

PORTISHEAD THIRD Mercury/Island 20,50 euro

Una cosa è certa: tutta l’elettronica europea rischiava di ritrovarsi invecchiata di un lustro, dopo “Third”. Non è così (per fortuna?) perché il terzo disco – dopo dieci pesantissimi anni – della band, ci va vicino, alla coccarda di “rivoluzionario”. La voce di Beth Gibbons è più ammaliante che mai, calata com’è in quegli undici pezzi di cielo capovolto. E Geoff Barrow guarda avanti, dove drum ‘n’ bass e trip-hop costruiscono qualcosa di nuovo (“Nylon smile”).


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n sala, non c’è mai arrivato. Dopo la popolatissima anteprima capitolina al Piccolo Apollo “Nazirock”, l’escursione di Claudio Lazzaro nel cuore nero del neofascismo nostrano, non ha più trovato spazio né al politecnico Fandango di Roma né all’Anteo di Milano. Bloccato dalle diffide che Forza Nuova, il movimento di estrema destra guidato da Roberto Fiore, ha recapitato agli esercenti. Nel frattempo, il film è uscito in dvd con libro allegato, come il precedente lavoro sulla Lega Nord, “Camicie verdi”. «Anche in questo caso», dice il regista, «vittima di un inquietante fenomeno di autocensura che ha procurato non pochi problemi in alcune librerie Feltrinelli». Davvero strano. Perché se i settantaquattro minuti sulla musica e i rituali delle frange estremiste hanno un obiettivo dichiarato, è proprio quello di comprendere. Certo, non per condividere. Ma nemmeno per provocare gratuitamente le reazioni dei (giovanissimi) camerati italioti. Qual è il livello di pericolosità sociale del fenomeno: è un dramma o una farsa? «Una farsa proprio no. La questione è semplice: i voti della svastica e del saluto romano, quantificabili nell’ordine di 500mila, sono ormai sdoganati attraverso il sistema delle alleanze elettorali. Sono così penetrati nel sistema istituzionale con le loro posizioni e i loro obiettivi. Militanti e leader parlano apertamente di revisionismo, di riscrivere la storia. Ecco: se rimettiamo in discussione le fondamenta della nostra società, creiamo una latenza intellettuale che di per sé stessa rappresenta un pericolo. Non ci si riesce senza conoscerla, come faccio nel film». Com’è possibile che le istituzioni lascino carta bianca a questi gruppi, penso al “campo d’azione” annuale di Marta, vicino Viterbo? «La ragione è la solita: lasciando sbottare il fenomeno, si evita di far maturare il bubbone. Questo, però, dovrebbe essere concesso entro i limiti di legge». Ma sono davvero così brutti e cattivi, questi skinheads? O sono solo una delle nuove tribù giovanili, più pericolosa delle altre in quanto gioca con la storia? «Occhi cattivi non ne ho incontrati, lo ripeto sempre. Ho visto, piuttosto, ragazzini in età da superiori che, dietro i grezzi proclami di vecchi capi, cadono troppo facilmente nelle trappole di logore ideologie. Un po’ moda, un po’ globalizzazione, un po’ totale e disperante incomunicabilità». Dal film esce una mistura micidiale di inconsistenza storica e incrollabile fedeltà alla causa. “Infatti. Tanti ragazzi con i quali, per dirla con la lezione di Pier Paolo Pasolini datata 1974, non siamo riusciti a dialogare. Se li ascolteremo, forse riusciremo a disinnescarli».

Dopo la Lega, l’estrema destra: Lazzaro racconta l’Italia che c’è

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IL BUCO NERO DEL BELPAESE di SIMONE COSIMI

Un giovane manifestante di Forza Nuova foto Giulio Napolitano copyright Ap/Lapresse Nella pagina a fianco: due scene dal film e il regista Claudio Lazzaro In alto, nel box: Valentina Carnelutti in Sfiorarsi di Angelo Orlando


Nazirock

SFIORARSI A ROMA Orlando, un amore imploso nella realtà d’oggi Paolo e Céline passano mezza esistenza a incrociare sguardi e corpi senza accorgersi l’uno dell’altra, e quando la vita sembra finalmente farli trovare, le briciole di pane che hanno seminato lungo il percorso saranno pasto per i corvi. Alla terza prova da regista, Angelo Orlando sforna con la brava Valentina Carnelutti (cosceneggiatrice) un amore imploso nella Roma moscia e reale d’oggi. Una storia di vita arciquotidiana che ha il suo limite nel massimo pregio: la banalità dei gesti, la naturalezza di situazioni narrate e parole usate. Dove, malgrado la svista temporale su cui dovrebbe reggersi il racconto fino al coup de théatre finale, non mancano intuizioni originali nelle scarrellate della macchina da presa. In visione dall’8 maggio, il film si avvale della novità della vendita di biglietti anche su ebay.

CLAUDIO LAZZARO NAZIROCK Feltrinelli (libro e dvd) euro 14,90

[] IL REGISTA Documentarista per passione

“Nazirock”, distribuito in dvd da Feltrinelli Real Cinema, è il secondo film di Claudio Lazzaro dopo “Camicie verdi” (2006). Nato nel ‘44 a Milano, fa il giornalista da trent’anni. Ha sempre lavorato per la carta stampata, a parte qualche incursione in tv o nel cinema. Ha cominciato all’Europeo. Gli ultimi dieci anni li ha passati al Corriere della Sera, occupandosi di cronaca e di esteri. Due anni fa ha lasciato il Corriere e ha costituito una società, la Nobu productions, per realizzare documentari a basso costo, sfruttando la potenzialità delle nuove tecnologie.


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«Raccontare un episodio significa svelare parte della propria identità»

LA MAGIA DELL’ORALITÀ di GIORGIA BERNONI

e parole possono essere musica sussurrata, pietre acuminate e immagini evocative. Istantanea fotografica di un reporter o quadro astratto di un pittore surrealista. Le parole di Ascanio Celestini sono queste cose insieme: concentrano e conciliano differenti aspetti della realtà e dell’immaginazione che, una volta manipolate dall’artista romano e portate in scena, assumono un senso nuovo in chi le riceve. Scrittura, teatro, televisione, musica. Un artista completo. «Non credo che queste cose siano tanto differenti tra loro: la grande differenza non è tra i mezzi ma nell’utilizzo che se ne fa. Fondamentalmente racconto delle storie, che poi queste recitate in teatro o scritte in un libro è un proble-

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ma di confronto con dei mezzi diversi, che funzionano in maniera differente anche per motivi economici e di mercato». Internet e tecnologie. Quanto è ancora importante l’oralità, con la sua apparente semplicità, nella cultura di oggi? «Non credo che l’utilizzo di internet abbia cambiato molto la società, o comunque meno di quanto si possa credere. Innanzitutto perché penso che i cambiamenti culturali siano sempre molto più lenti di quelli tecnologici. Per quanto riguarda il linguaggio vero e proprio, e in particolare la memoria, da sempre viviamo a contatto con diverse tecnologie della memorizzazione. L’oralità è un’attitudine, un atteggiamento del linguaggio alla variabilità delle immagini che propone mentre la scrittura, suggellata in una


IN SCENA A ROMA Appunti per un film sulla lotta di classe

Ascanio Celestini

Uno spettacolo amaro e riflessivo, Appunti, l'ultimo lavoro che l'autore e attore romano porta in scena, al teatro Ambra Jovinelli dal 6 al 18 maggio, accompagnato dai musicisti Roberto Boarini al violoncello, Gianluca Casadei alla fisarmonica e Matteo D’Agostino alla chitarra. Dalle lotte sindacali agli scontri interinali l’opera vuole essere un omaggio ai cento anni della Cgil raccontando la vita dei lavoratori dei call center, razza dannatamente attuale e archetipo della nostra epoca lavorativa, costretta ad una esistenza assurda e precaria. Ambra Jovinelli, via Guglielmo Pepe 43/47. Info: 0644340262.

In basso: la copertina del cd “Parole sante”

Nella pagina a fianco e in alto: un’immagine dallo spettacolo “Appunti per un film sulla lotta di classe” foto Alessandro Sala Nella pagina successiva: un’immagine dallo spettacolo “Appunti per un film sulla lotta di classe” foto Alessandro Sala

forma definita, rappresenta soltanto una parte minima del nostro rapporto con il linguaggio. Le parole invece sono spesso suscettibili di variazioni e differenti interpretazioni». Nei tuoi monologhi mischi affabulazione fiabesca con episodi reali in un continuo alternarsi di livelli e ritmi. Da dove ha origine questa magica commistione? «Fin dal principio del mio percorso artistico ho sempre attinto molto dalle storie legate alla tradizione della letteratura orale lavorando nell’ambito dell’improvvisazione e su tutto il repertorio della tradizione orale. Poi, con il tempo, mi sono diretto verso il racconto personale e le storie di vita perché credo che una persona racconti principalmente per fare emergere la propria identità, unendo poi il suo vissuto personale agli episodi

che formano la storia. Sono convinto che raccontare un episodio reale significa svelare una parte consistente della propria identità e del proprio vissuto». Come ti sei trovato a lavorare in campo cinematografico, come in occasione di “Parole sante”, così differente e composito rispetto alla tua abituale metodologia di lavoro? «Io ho curato le interviste, poi c’è stato un lavoro tecnico fondamentale, quello del fonico e del direttore della fotografia, che prescindeva dal contenuto delle interviste. Quindi ho visionato il tutto e selezionato le parti che sono andate a comporre il documentario. La storia, desunta da ciò che successo veramente, l’ho pensata in modo da far emergere il più possibile la realtà per un cinema semplice ma immediato».

[ ] LA VITA E LE OPERE Dalla Cicoria alle Parole sante

Ascanio Celestini è nato a Roma il primo giugno del 1972. Inizia a lavorare in teatro con la Compagnia teatro del Montevaso e con Canti per l’Agresta, gruppo musicale che svolge un’attività di rielaborazione di canti e musiche. Con “Cicoria” prende avvio la sua produzione matura, snodatasi attraverso una prima fase artistica che si concretizza, tra il 1998 ed il 2000, nella composizione della trilogia “Milleuno”, opera sulla narrazione di tradizione orale. Nel 2000 mette in scena “Radio clandestina”, un racconto teatrale che raccoglie la memoria orale legata all’eccidio delle Fosse Ardeatine. Nel 2002 riceve il Premio della critica e il Premio Ubu «per la capacità di cantare attraverso la cronaca la storia di oggi come mito», a cui segue nel 2005 un secondo riconoscimento con “Scemo di guerra”. Sempre nel 2002 debutta lo spettacolo “Fabbrica”, risultato di due anni di ricerca. Del 2005 è lo spettacolo “La pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico”. Recente l’uscita nelle sale cinematografiche di “Parole sante”, il secondo documentario in cui torna a parlare di lavoro e sfruttamento dopo “Senza paura” che si occupava della vicenda di sei lavoratori notturni. Accompagna l’uscita del documentario il cd omonimo, vincitore del Premio Tenco 2007 come miglior debutto discografico dell’anno.


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Insieme a Paolini e a Baliani appartieni a quello che viene definito teatro di narrazione civile, dove l’impegno è la cifra caratteristica. «Penso che il problema non sia tanto nell’impegno, che può essere presente o meno in questi spettacoli, quanto nel fatto che la quasi totalità del teatro oggi in Italia è avvinghiato all’idea di una tradizione che in realtà non esiste. L’attore con la calzamaglia non è teatro di tradizione, ma la rappresentazione di un testo che da quattrocento anni viene proposto sempre nella stessa maniera. Esiste ancora questo tipo di teatro semplicemente per una questione burocratica: perché le istituzioni in quel genere di spettacolo, per motivi clientelari o di ignoranza, investono molto denaro. Invece quando tratti di qualcosa che riguarda direttamente il pubblico, parlando allo spettatore più che alle istituzioni o alle sedie vuote, vieni preso per un autore che fa del teatro impegnato». Cosa ti piace vedere a teatro? «Seguo con passione tutta la scena teatrale che, ormai da diversi anni, si autorganizza in cerca di una direzione autonoma. È il caso, per esempio, di un gruppo come il Teatro Settimo, che ora non esiste più, nel quale ha lavorato anche Marco Paolini. Sono esperienze nate in provincia, realtà di teatro di gruppo: questa per me rappresenta la parte più interessante del teatro in Italia di questi ultimi vent’anni. D’altra parte il nostro paese ha espresso qualcosa di interessante, sempre quando si è manifestato attraverso la sua cultura territoriale». «Appunti per un film sulla lotta di classe» è in scena a Roma. È possibile oggi parlare ancora di lotta di classe? «Oggi viviamo un conflitto, questo è evidente. Quasi sempre questo conflitto è legato alla contrapposizione tra poveri e ricchi. In occidente la ricchezza significa opportunità di consumo: se ho a disposizione del denaro posso comprare una macchina, una casa. Se non ho le risorse non posso essere un consumatore e questa è la differenza. Questo conflitto, quindi, o si traduce in una guerra civile o in una lotta di classe ma quest’ultima è possibile solo se esiste una coscienza di classe, che in questo momento ha difficoltà ad emergere». Progetti futuri, nuove idee? «Durante la prossima estate ho l’intenzione scrivere un libro su “Appunti“, il romanzo che suggellerà questa esperienza».

Il conflitto tra poveri e ricchi o si traduce in una guerra civile o in una lotta di classe possibile solo se esiste una coscienza di classe



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