Skip to main content

Ceis Genova L'Abbraccio n°99

Page 1

L’ABBRACCIO n99 Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova

2020

Una nuova coscienza collettiva

Per una nuova coscienza collettiva Editoriale di Enrico Costa ........................................................... 3

Curare l’anoressia del senso comunitario di Francesco Giorgino ...........................................................4

La sfida di una nuova coscienza collettiva di Luca Ubaldeschi ........................................................... 6

#laculturacura? di Serena Bertolucci ........................................................... 8

Famiglia: il petrolio del nostro Paese di Gigi De Palo ......................................................... 10

16126 Genova • Via Asilo Garbarino, 6/B • Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.002 r.a. N. 99 • 2° Trimestre 2020 • N. 2 del 2020 • Prezzo 1,00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 • Iscrizione al R.O.C. n° 16776 del 17/04/2008 Poste Italiane S.p.A. sped. abb. postale • D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova

Il bivio inatteso: nuove fratture o nuovo universalismo nella società globale di fronte alla pandemia di Andrea M. Maccarini ..........................................................13


L’ABBRACCIO Dove possiamo Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova

incontrarci

Siamo anche in tutta Italia

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Alessandro Censi Buffarini In redazione Elisabetta Aicardi, Agnese Schiaffino Hanno collaborato Francesco Giorgino, Luca Ubaldeschi, Serena Bertolucci, Gigi De Palo, Andrea M. Maccarini Direzione e redazione ASS. CENTRO DI SOLIDARIETÀ di GENOVA Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.002

Fassolo

Via Asilo Garbarino, 6-9/B - 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.002 ceisge@ceisge.org fondazione@pec.ceisge.org www.ceisge.org

Trasta

Salita Cà dei Trenta, 28 - 16161 Genova

LA NOSTRA FILOSOFIA Siamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi. Fino a quando

Impaginazione Xedum srl

una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a

Stampa RESTART di Marina Cosco & C. sas Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Sped. abb. postale 50% - Genova

che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto né può conoscere

Casa Bozzo

Via Edera 22 - 16144 Genova

Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

se stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno

Presidente CEIS Genova Enrico Giuseppe Costa Direttore Generale CEIS Genova Paolo Merello

noi possiamo tutti mettere radici e crescere

Casa Apollaro

non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.

Via Cavassolo 23 - 16022 Davagna (GE) Aosta

Venezia

Roma

Ivrea

Mantova

Alba

Torino

Reggio

Varese

Emilia

Adriatica Pescara

Vercelli

Modena

Anzio

Sanremo

Bologna

Formia

Genova

Ravenna

Caserta

Milano

Avellino

Piacenza

La Spezia Pistoia

Centro Di Solidarietà Di Genova Coop. Sociale Onlus

Parma

Prato

Gravina

Cremona

Firenze

Cosenza

Associazione Centro Di Solidarietà Di Genova Onlus

Verona

Arezzo

Catanzaro

Vicenza

Jesi

Messina

Multiservice Società Cooperativa Sociale

Trento

Spoleto

Il Boschetto Di Campi – Società Cooperativa Agricola E Sociale

Bolzano

Muccia

Belluno

Viterbo

Treviso

Anguillara

Padova

Civitavecchia

Chi siamo Fondazione Centro Di Solidarietà Bianca Costa Bozzo Onlus

Ceis Genova Sport - Societa Sportiva Dilettantistica A R.L. Unipersonale

2

L’ABBRACCIO

Galata

Via Galata, 39 - 16121 Genova

Loano

Via Sant’Agostino 13 - 17025 Loano (SV)

Bari

Reggio Calabria Catania Cagliari


Per una nuova coscienza collettiva Editoriale di Enrico Costa

L

e sollecitazioni che l’umanità ha vissuto durante la pandemia hanno toccato tanto gli aspetti sanitari

ed

economici,

quanto,

soprattutto,

gli aspetti sociali. Questi ultimi hanno, e, soprattutto, avranno un’evoluzione molto marcata, condizionando inevitabilmente i comportamenti individuali e collettivi. È quindi importante capire come si sta formando la coscienza collettiva e contribuire con decisione affinché tale coscienza sia caratterizzata da valori che arricchiscano la dignità dell’uomo e la prosperità del creato. Quali stimoli ci lascia il presente? e quale la giusta impostazione per il futuro? Provare a indicare le riflessioni più immediate può aiutare a tracciare un percorso formativo per una nuova coscienza collettiva. Come affrontare la povertà attuale? Aldilà di interventi caritatevoli, che taluni definirebbero “elemosina”, è vitale affrontare la povertà con la creazione di valore, non solo di carattere economico, quanto culturale e, soprattutto, sociale. Neanche la redistribuzione della ricchezza, se esula da un percorso di creazione di valore, può essere una panacea alla povertà.

illuminata ci aiuta nei momenti cruciali; solo un sistema

Un secondo stimolo è il sentimento di solidarietà;

centrale solido può trovare risposte adeguate per

la pandemia ha fatto emergere un lato bellissimo

momenti difficili. E’ importante stimolare le istituzioni

dell’uomo, la solidarietà verso l’altro. Quanti esempi di

anche con legittime contestazioni, senza però mancare

generosità, di altruismo, di sacrifici abbiamo vissuto!.

mai di valorizzarle. Il rispetto delle regole è emerso in

La solidarietà tra lavoratori e imprenditori per il bene

tutta la sua importanza; quanto è rischioso essere fuori

dell’impresa si è manifestata in maniera sorprendente;

dalle regole!

non più la “lotta di classe“ ma sacrifici e rinunce reciproche per la sopravvivenza dell’azienda.

Ritengo, infine, un grave errore pensare che il prossimo futuro sia un’edizione più “sanitarizzata” e più “smart”

Solidarietà che è fortificata dal senso di comunità; il

del recente passato; la scala dei valori personali,

mio bene è correlato al bene dell’altro, il bene della mia

economici, culturali e istituzionali è cambiata… è già

comunità è correlato al bene della comunità vicina.

cambiata. Importante è quindi saperla interpretare

La pandemia ci aiuterà a comprendere che nella nostra comunità globale lo spirito di solidarietà tra le

e plasmare; in altre parole si sta formando una nuova coscienza collettiva!

comunità e tra i singoli, è la strada maestra verso un

Siamo quindi infinitamente grati alle autorevolissime

futuro dignitoso per l’uomo e rispettoso del creato.

persone che in queste pagine ci donano testimonianze

Altro elemento emerso in questo tempo è la conferma di quanto sia preziosa l’autorità: un’autorità solida e

e indicazioni preziosissime per il nostro futuro. Enrico G. Costa

L’ABBRACCIO

3


Curare l’anoressia del senso comunitario di Francesco Giorgino, giornalista RAI, docente presso Università Luiss di Roma

N

egli ultimi mesi abbiamo coltivato l’illusione

degli esseri umani, a livello micro, meso e macro sociale.

che la parola “pandemia” fosse da sola in grado

Emile Durkheim, prima ancora di Mauss, aveva spiegato

di restituire la complessità dei molti fenomeni

che i fatti sociali sono modi di agire e di pensare esterni

innescati contemporaneamente e simultaneamente

ai singoli individui, eppure dotati di un forte potere di

dalla diffusione su scala globale del Covid. Il ricorso al

condizionamento della condotta umana. La società

solo lessico medicalizzato ha avuto sì il vantaggio di

pandemica si sta edificando in continuità con queste

generare nella collettività la consapevolezza dei molti

teorie essendo in grado di produrre conseguenze in

rischi collegati al coronavirus con il chiaro e palese intento

più ambiti: sanitari, occupazionali e produttivi, politici,

di contrastare l’emergenza sanitaria, ma di certo non

relazionali, culturali, tecnologici e persino antropologici.

garantisce la messa a fuoco degli aspetti identificativi

È una tesi che si può sostenere con convinzione, a

delle altre due emergenze: quella economica e quella

maggior ragione se si prende atto che siamo sospesi

sociale. Un bias semantico, insomma, al quale rimediare

tra “un non più” e “un non ancora”. Una lettura ancora

utilizzando le chiavi interpretative tipiche delle scienze

a caldo della diffusione del contagio suggerisce, infatti,

sociali. Seguendo questo approccio, la pandemia è

di impostare l’analisi dividendo tra un “prima” ed un

anzitutto un “fatto sociale totale”: espressione usata dal

“dopo”. Ad esempio, la situazione ante-Covid aveva

sociologo ed antropologo Marcel Mauss nella sua teoria

manifestato da un lato le fragilità di molti sistemi e

del dono costruita sul presupposto che lo scambio di

sottosistemi sociali, dall’altro aveva svelato il tentativo

beni è una delle modalità universali per creare relazioni

di definire nuovi equilibri geopolitici in base alle spinte

umane autentiche perché fondate sul dare, sul ricevere

dettate

e sul ricambiare. “Fatto sociale totale” è un fenomeno

macro economiche e dagli sviluppi più recenti del

talmente rilevante che attraverso di esso è possibile

paradigma della globalizzazione. Prima dell’arrivo

interpretare estensivamente molti ambiti della vita

della pandemia, la globalizzazione - almeno in quanto

4

L’ABBRACCIO

dall’evoluzione

delle

principali

dinamiche


ideologia - era già entrata in crisi. Ed era inevitabile che

diverso da quello consolidatosi finora. Un modello

ciò accadesse, atteso che dall’inizio del nuovo millennio

rispetto al quale, come ha ricordato Philip Kotler, pesino

ad oggi sono stati diversi i colpi assestati all’ordine

dinamiche di consumo più contratte dal punto di vista

mondiale. Ordine costruito sul presupposto dell’azione

quantitativo, ma anche atteggiamenti nuovi come quelli

a

degli attivisti della decrescita, dei sostenitori accaniti

distanza,

dell’erosione

dei

confini

geografici, si

del cambiamento climatico, dei propagatori di modelli

dimentichino a tal fine gli effetti provocati dall’attacco

ispirati dalla logica della sostenibilità ambientale anche

alle Torri Gemelle nel 2001 e dalla crisi finanziaria prima

in conseguenza del fatto che le risorse della terra sono

ed economica poi del 2008. E ora? La risposta resta

oggettivamente limitate.

un incognita e contempla due scenari tra loro antitetici:

E veniamo ora al modello socio-culturale. Il Covid

esplorazione di nuove risposte sovranazionali (in

non è la causa, ma l’effetto di molti comportamenti

questo contesto analitico si inserisce il tema del ruolo

umani più recenti. La società pre-pandemica è stata

dell’Europa); potenziamento della domanda di confine

la società degli individui più che quella delle persone

territoriale per andare incontro ai bisogni delle singole

in quanto “io sociali”, dei soggetti impegnati nella

comunità nazionali.

realizzazione di percorsi di autodeterminazione, della

Il virus ha colpito sistemi e sottosistemi già malati

libertà dagli altri più che della libertà da sé stessi,

o quanto meno debilitati. Si pensi alla politica,

della frammentazione più che della coesione sociale,

all’economia e al modello socio-culturale prevalente.

del presentismo e della cultura della simultaneità

dell’interconnessione

Cominciamo

dalla

stabile

politica,

tra

qui

sistemi.

da

Non

prendere

in

considerazione più che come polity o politic, come policy ovvero come capacità di programmazione, abilità nell’individuazione delle soluzioni più idonee, della

loro

concretizzazione

e

della

misurazione

degli effetti. Prima dell’arrivo del coronavirus, molte democrazie liberali erano già in affanno, quando non in crisi. Una crisi di rappresentanza e di governabilità. Già sottoposta dagli anni Novanta in avanti a traumi da cambiamento dovuti a fattori esogeni ed endogeni rispetto

al

sistema

politico,

l’Italia

non

è

stata

risparmiata da questo processo. Per far fronte a tali fragilità sono state provate nell’ultimo periodo strade molto diverse tra loro: referendum costituzionale per superare il meccanismo del bicameralismo perfetto; iniezione di democrazia diretta nel modello della democrazia

rappresentativa;

difesa

degli

interessi

nazionali. La pandemia ha già gettato gran parte del mondo in una spirale recessiva dalla quale sarà difficile uscirne in tempi brevi. Quello che stiamo vivendo è uno shock da domanda, oltre che da offerta. Per rimanere allo specifico dell’Italia, le previsioni più ottimistiche ruotano intorno ad una perdita di oltre dieci punti di Pil per il 2020. I consumi hanno già registrato, specie in alcuni settori, contrazioni davvero molto preoccupanti. Crescono le disuguaglianze sociali. Sono molte le categorie di lavoratori poco garantiti o niente affatto garantiti. Occorre ricercare un nuovo equilibrio tra sistema economico pubblico e privato. Diventa

che ha negato dignità alla memoria e alla tradizione e ha limitato la capacità prospettica, del dirittismo più che del combinato disposto di diritti e doveri, di espressioni materialistiche manifestatasi con chiarezza a livello antropologico, del primato dell’anoressia del senso comunitario a fronte della bulimia degli stimoli di conoscenza tipici dell’era iper-complessa e iperconnessa. Nel mezzo della società pandemica abbiamo assistito ad alcuni segnali incoraggianti poiché in controtendenza con le distorsioni appena segnalate: condivisione del disagio, etica della responsabilità individuale, autonomia più che sola eteronomia per stare ad una rappresentazione dicotomica cara a Kant, cultura della resilienza, desiderio di coesione. Una delle cose migliori del periodo di quarantena è stata, infatti, la domanda di “socialità altra” che si è levata dal basso. Domanda che deve indurre gli studiosi a riconsiderare le categorie con le quali la cosiddetta “platform society” è stata inquadrata finora dal punto di vista ontologico e fenomenologico. La società post-pandemica dovrà essere rimodellata partendo da queste consapevolezze, se si vuole evitare che aumenti il cratere venutosi a creare all’interno del reticolo relazionale e soprattutto se si vuole recuperare l’idea di comunità. Un’idea che deve poggiarsi sul rispetto reciproco, sulla valutazione delle conseguenze sugli altri delle proprie azioni, sul dialogo inter-generazionale, sulla riconoscibilità dell’essenziale rispetto al superfluo, sul senso del limite umano. Quel limite che ci induce ad annotare, oggi più di ieri, che l’uomo non può mai bastare a sé stesso.

indispensabile misurarsi con un modello di capitalismo

L’ABBRACCIO

5


La sfida di una nuova coscienza collettiva di Luca Ubaldeschi, direttore del Secolo XIX

S

e alziamo lo sguardo dal terreno di battaglia

vite ci porta spesso a rimuovere in fretta i problemi e

sanitario,

a ingannare la memoria, ma non abbiamo dimenticato

sul

quale

si

sono

giustamente

concentrate le nostre forze negli ultimi mesi, la

che

prima

che

il

virus

rivoluzionasse

la

nostra

pandemia del Covid-19 ci mette di fronte a una sfida

quotidianità eravamo immersi in un altro dramma

probabilmente ancora più impegnativa della ricerca

globale, quello dei cambiamenti climatici. Un tema

di un vaccino. Ci impone infatti di riflettere sui nostri

che abbiamo accantonato nel nome di un allarme più

modelli di sviluppo. Voglio essere chiaro: non si tratta di

urgente, ma che resta in tutta la sua gravità e richiede –

rinnegare scelte di campo in modo aprioristico, quanto

anche qui – una risposta collettiva all’altezza.

di prendere atto che nella nostra corsa verso il futuro avevamo abbassato troppo la testa guardando soltanto all’obiettivo e non al percorso attraverso il quale poterlo raggiungere.

Se è chiaro il campo di gioco nel quale dovremo misurarci d’ora in avanti, più incerto è il panorama delle soluzioni alle quali affidarci. O meglio: conosciamo le risposte ai problemi, ma è legittimo nutrire qualche

Auspicare oggi la nascita di una “Nuova coscienza

dubbio sulla nostra volontà di adottarle. È vero che

collettiva” non è quindi una astratta speranza da

rispetto al passato abbiamo misurato durante le fasi

cenacolo

difesa

più critiche dell’emergenza un’onda di solidarietà a

rimandabile soltanto pagando un prezzo che rischia di

tratti anche commovente. Un senso di appartenenza a

essere davvero elevato. C’è una frase di Louis-Ferdinand

un destino comune che ha prodotto uno sforzo senza

Céline che a mio parere fotografa con molta efficacia

precedenti. Ma quanto di questo spirito riusciremo a

l’importanza della posta in gioco: “La coscienza,

conservare quando – e ci auguriamo sia il più presto

nel caos del mondo, è una piccola luce, preziosa, ma

possibile – torneremo a impadronirci pienamente delle

fragile”.

nostre vite? Frasi come “Andrà tutto bene” e “Uniti

Proviamo ad analizzarla. Che il mondo attraversi una

ce la faremo” sono state utili per cementare le nostre

fase di caos è dimostrato dalle cronache che hanno

comunità minacciate, ma ora dobbiamo riuscire a

accompagnato la prima metà del 2020, con immagini

declinarle in base alle nuove esigenze e passare dalla

di dolore e morte fissate nella nostra mente e capaci

cura di un virus alla creazione di una sensibilità più

di unire con il filo dell’angoscia gli angoli più lontani

profonda.

del nostro pianeta ferito. Abbiamo pertanto bisogno

In questo viaggio sarebbe di grande aiuto riscoprire

di aggrapparci alla luce della coscienza e di renderla

due parole da tempo trascurate, “fiducia” e “limite”.

più intensa e robusta. Da qui nasce il passaggio dal

Credo si possa essere tutti d’accordo sul fatto che la

discorso individuale a quello di comunità. Poiché

diffidenza abbia gradualmente guadagnato terreno:

sappiamo che la società è qualcosa di più della somma

sta a noi ora arginarla e restituire spazio all’idea che

delle sue parti, cioè degli individui, l’affermarsi di una

soltanto guardando con fiducia a chi ci sta vicino –

nuova coscienza collettiva può essere lo strumento con

persone, comunità, Stati – abbiamo qualche chance di

la forza necessaria a rischiarare il buio di questa fase

farcela. Non per un malinteso sentimento di ingenuità,

storica.

ma per la convinzione che la sfida possa essere vinta

D’altronde

intellettuale,

sappiamo

ma

che

una

forma

l’emergenza

di

sanitaria

soltanto unendo le forze.

non è l’unica molla a spingere verso un salto di

Se siamo d’accordo su questo punto, il passo successivo

consapevolezza generalizzato. La velocità delle nostre

viene di conseguenza: nel momento in cui torniamo

6

L’ABBRACCIO


ad avere più fiducia negli altri, dobbiamo riscoprire

trascurato la questione che avrebbe dovuto essere la

il senso del limite, scegliere di fermare aspirazioni e

priorità indiscussa, la scuola. Probabilmente non è stata

desideri individuali nel nome di un equilibrio superiore.

una scelta deliberata, è capitato come conseguenza

Non è questione di debolezza, di rinunciare a qualche

di altre mosse assolutamente importanti, che hanno

traguardo, ma di trovare una strada più sicura per

riguardato il lavoro o i trasporti. Ma è successo. E

raggiungerlo.

questo è grave. Sì, è grave rimandare il momento in

Con questi presupposti, la strategia che dovremmo adottare parrebbe quindi priva di ambiguità: abbiamo misurato la pericolosità della minaccia, consolidiamo un nuovo patto sociale per allontanare definitivamente l’allarme Covid-19 e preservarci da altri, possibili

cui affrontare il problema della convivenza in aula e dell’insegnamento in presenza. Non soltanto perché così si trascurano esigenze organizzative o non si tengono nel dovuto conto le necessità delle famiglie. Ma perché in un orizzonte più largo vuol dire tenere in scarsa considerazione il futuro delle prossime

rischi. In breve, torniamo a immaginare un futuro più

generazioni, il nostro futuro. E a me preoccupa un

sostenibile.

Paese che non ha a cuore il proprio futuro.

Ma proprio intorno a questo obiettivo, sul quale a

C’è però tempo per rimediare, l’Italia è chiamata a un

parole nessuno si sentirebbe di obiettare, si muovono

esame di riparazione a settembre. E non serve neppure

perplessità

nostre

studiare molto, solo guardare dentro di sé e capire

possibilità. Dubbi che nascono da un caso concreto

che soltanto muovendo i primi passi con la guida di

emerso in Italia nei mesi della pandemia. Cioè nel

una nuova coscienza collettiva si possono aggiustare

momento in cui, passata la fase più acuta, abbiamo

i conti. Con la scuola e con gli altri fondamenti della

ricominciato a mettere in moto le nostre vite e abbiamo

nostra costruzione sociale.

capaci

di

allontanarlo

dalle

L’ABBRACCIO

7


#laculturacura? di Serena Bertolucci, direttore di Palazzo Ducale di Genova

I

mesi appena trascorsi, con quelle loro tempistiche in

riesce a trovare le forme per concretizzarsi – è così

realtà solo apparentemente lente, hanno indotto a più

improvvisamente diventata sempre più strettamente in

di una riflessione intorno al ruolo della cultura, sulla

rapporto o, forse meglio, in dipendenza, con la creatività.

sua necessità, sulla sua quotidianità. Le istituzioni culturali

Ci siamo tutti trovati nel bisogno di adoperare un

sono precipitate nella repentina necessità di mantenere

linguaggio che fosse più efficace nella lontananza

un rapporto con i propri frequentatori, abituali o nuovi

che nella vicinanza, come se ciò fosse una novità. Ma

che fossero, improvvisamente trovatisi nella innaturale

in realtà è stata solo una presa di coscienza, perché

condizione di non poter avere più contatti diretti né con

ad essere precisi, proprio su vicinanza e lontananza,

il prodotto artistico, né con la comunità di riferimento.

spesso più metaforiche che reali, già si sviluppava il

La creazione, che è l’atto primario attraverso il quale -

rapporto tra fruitori e patrimonio culturale. Difficoltà di

per dirla con Benedetto Croce - l’intuizione fantastica

comprensione e di accessibilità erano barrire invalicabili

8

L’ABBRACCIO


nel cammino verso il museo, così come l’idea di cultura

chi frequenta i luoghi della cultura non può essere

alta e di cultura bassa. È passato il Covid e abbiamo

considerato un consumatore, quanto piuttosto un

finalmente compreso che l’arte, e l’inclusione, non

fruitore, o meglio ancora un viaggiatore, nel tempo e nei

devono avere problemi di vertigini.

tempi.

Se siamo poi d’accordo sul fatto che il ruolo principale

In un momento in cui il mondo ci si è improvvisamente

della cultura sia quello di costruire le identità particolari

ristretto alle mura di casa, ci è stata fornita l’occasione

e collettive, non possiamo non convenire sul fatto che

di aprire gli orizzonti all’educazione nella sua accezione

troppo poco era stato fatto fino ad ora per facilitare

più bella, quella della consapevolezza di essere parte

questo processo; se andando ancora oltre volessimo

di una comunità custode di un patrimonio materiale e

considerare

immateriale, migrante del tempo con un bagaglio colmo

(questione

attualissima,

in

tempi

di

distruzioni di statue) che il ruolo dell’interpretazione del patrimonio sia quello di aiutare ad elaborare i traumi piuttosto che oscurarli, non possiamo non riflettere sul fatto che quanto provato, sperimentato e realizzato ai tempi del coronavirus proprio nelle modalità della valorizzazione culturale sia stato un touch point nella crescita di tutti. Non ho le competenze per comprendere se l’arte ci abbia davvero curato nel periodo del coronavirus; quello che so per certo è che ha curato il modo di raccontarla, di condividerla e persino di valorizzarla attraverso il digitale, tornato finalmente ad essere un mezzo narrativo, non un fine autoreferenziale e di vita breve. Questi tempi ci hanno aiutato a comprendere come l’esperienza della conoscenza possa essere

di suggestioni. E quella medesima consapevolezza può ricondurci oggi alla riconquista dei nostri spazi abituali, appena resi nuovamente fruibili. Rendiamo impossibile uscire da un museo o da un incontro con un bene culturale senza aver ottenuto una suggestione, una informazione o avere un nuovo desiderio di conoscenza di sé e del mondo, piccolo o grande che sia. Essere

consapevole

significa

avere

gli

strumenti

per andare oltre la superficialità di giudizio, oltre l’arroganza, anche quella proliferata nelle piazze digitali, oltre al luogo comune. Essere consapevole mi permette di entrare in rapporto con chi mi è vicino, discutere opinioni, diventare parte attiva del bene culturale.

assai più soddisfacente di un acquisto, e che più di un

Il museo divento io, io sono il museo. Non mi conosco se

acquisto si radica nella nostra memoria, contribuendo

non mi riconosco. E divento portatore sano di cultura.

in modo significato a formare la nostra identità. Quindi

Ecco in questo senso più che mai la cultura cura.

L’ABBRACCIO

9


Famiglia: il petrolio del nostro Paese di Gigi De Palo, Presidente nazionale Forum delle Associazioni Famigliari

L

a famiglia è fonte di bellezza e cellula fondamentale

Ma quel che è più incredibile della vita di famiglia è

di ogni comunità. Oggi, forse, una delle poche

percepire dentro di te che tutto ciò che stai vivendo,

in circolazione capaci davvero di generare e

oltre che una Grazia, è anche un gettare dei semi che

alimentare il senso di una coscienza collettiva. Bellezza

probabilmente non vedrai sbocciare, se non in minima

è, ad esempio, dormire nel lettone per svegliarsi insieme

parte. Ciò che conta è sapere di aver contribuito a

al mattino; è inventarsi giochi che riuniscano insieme più

formare, in una società in difficoltà e oggi quasi avvitata

generazioni – nipoti, genitori, nonni – per la gioia stessa

su se stessa, delle cellule staminali – rigorosamente

della presenza degli altri. O, ancora, bellezza è pure

adulte – in grado di dare sapore all’impasto. Un percorso

svegliarsi in piena notte e scoprire di non essere stato il

che riguarda prima di tutto marito e moglie e che poi ci

solo a aver pensato a una colazione notturna in cucina.

mette di fronte al meraviglioso mistero dei figli.

Bellezza che crea comunità è lo sguardo di un genitore verso una figlia malata, quella Tachipirina messa per far abbassare la febbre e lo stato di attesa, febbrile pure lui, con la speranza di veder scendere la gocciolina di sudore che indichi un pronto miglioramento. Certo, non parliamo di una realtà perfetta: la famiglia è innanzitutto l’assalto dei figli che mi corrono intorno quando apro la porta di casa, dopo una faticosa giornata di lavoro. Ciascuno con qualcosa da raccontarmi, la proposta di qualche gioco o il racconto di qualche soddisfazione vissuta. Una dimensione non sempre facile da vivere, con le spalle pesanti di stanchezza. Eppure, proprio in questa dimensione, si finisce sempre per scoprire qualcosa di utile e di prezioso. Non si è mai veramente pronti per essere padre o madre. Almeno, io non lo ero. Il ruolo di genitore, di fatto, non è inquadrabile in una scienza esatta. E neppure quello di marito. Con mia moglie Anna Chiara, ad esempio, imparo a essere marito ogni giorno e sarebbe finto negare che non si passi anche attraverso momenti di incomprensione, litigio, silenzio.

Famiglia è avere il coraggio di relazioni vere, di spirito ‘comunitario’ tra nuclei familiari che si aiutano nelle difficoltà, è non tirarsi indietro e fare scelte che magari costano, ma rappresentano la sintesi di quel “per sempre” pronunciato davanti al sacerdote. Oggi c’è estremo bisogno di una coscienza collettiva: la famiglia, negli ultimi 20-30 anni, è stata dimenticata, messa da parte, emarginata, sottovalutata. Non si è pensato a essa come a un moltiplicatore di bellezza e di futuro per il Paese. Non si sono identificati i figli come un bene comune utile, necessario e imprescindibile per garantire un domani allo Stato. Tutto questo, nella recente emergenza-coronavirus, è stato amplificato: sono essenzialmente tre i sentimenti prevalenti che le famiglie italiane si sono trovati a dover vivere nelle settimane di isolamento forzato a casa: smarrimento, preoccupazione e rabbia. Lo smarrimento per l’improvvisa novità di scuole e asili chiusi, per il vincolo del ‘lavoro agile’ tra le mura domestiche e per lo sconvolgimento repentino delle modalità con cui affrontare certe relazioni sociali e una

Nella quotidiana sfida familiare, la ricchezza del totale

routine di vita quotidiana che si credevano inscalfibili;

non è data né dalla somma, né dall’analogia tra le

la preoccupazione di milioni di nuclei familiari per il

personalità e i caratteri. I miei figli Giovanni, Thérese,

rischio di contagiare se stessi o i propri cari e, dunque,

Maddalena, Gabriele e il più piccolo Giorgio Maria sono

il dover vivere persino il gesto solitamente distratto

speciali proprio perché unici. Ognuno di loro è in grado

dell’uscire a fare la spesa con fatica, timore, paura; la

di dire e di dare qualcosa che nessun altro sarebbe in

rabbia di tanti genitori che, da un giorno all’altro, hanno

grado di mettere in comune.

perso tutte o quasi le fonti di reddito con cui sostentare

10

L’ABBRACCIO


e mantenere se stessi e i propri figli e che non sanno se,

imprevisti ostacoli. Nell’attesa di un intervento concreto,

quando, quanto e per quanto potrà esserci un sostegno

serio e importante dei governanti per trasformare le

dello Stato rispetto a questa condizione, né se essa

incertezze, le preoccupazioni e la rabbia in certezze,

diventerà definitiva al termine dell’emergenza.

consolazioni e speranze realistiche.

Come sempre, anche in questo caso, l’unico efficace

Di fronte alla tentazione – molto grande in questo

ammortizzatore sociale del Paese – la famiglia – si

tempo – di cadere nel tranello dell’indignazione o della

è ritrovato solo, a doversi rimboccare le maniche

rassegnazione, la maggior parte delle famiglie ha però

per provare a reggere l’urto dell’ennesima, ma in

saputo sperare contro ogni speranza, sapendo andare

questo caso spaventosa, onda di tsunami che sta

oltre e rimboccandosi le maniche, imparando all’istante

sommergendoci da tutti i lati. Le famiglie, lo sappiamo

a vivere questo periodo così com’era e a trarne, anzi,

bene, non possono scioperare, né abbandonare il ponte

il meglio per crescere. I dati ci dicono che le famiglie

della nave, anche se tutto intorno rema contro di loro.

hanno approfittato di questi mesi per cementarsi e

Ciò che possono fare – e hanno effettivamente fatto

rafforzarsi, per stringersi insieme e alimentare un amore

– per provare a richiamare l’attenzione di istituzioni,

sempre più forte.

politica, economia e della società tutta è raccontare

Anche perché un momento di ‘crisi’, di converso,

e raccontarsi, attraverso i media e i social, nelle loro

può essere un’opportunità per fermarsi e riflettere

situazioni e difficoltà, come pure nelle risorse che sono

su se stessi, sulle proprie carenze relazionali, sui

riuscite a mettere in campo per tentare di superare gli

difetti nell’impiego del proprio tempo, sui limiti

L’ABBRACCIO

11


nell’organizzazione tra le mura domestiche e nei

Forse, questo tempo di prova e di sacrifici che speriamo

rapporti con i propri familiari. Un tempo di riscoperta

di avere ormai quasi dietro le spalle è davvero servito

di virtù, gesti, pensieri, letture, valori che il tran tran

a qualcosa: a comprendere quali sono le relazioni, le

quotidiano difficilmente dà modo di fissare con

attività, le parole, i gesti, le scelte davvero importanti ed

attenzione. Un’occasione per fare ordine e scoprire (o

essenziali. Capire meglio come vivere bene nonostante

riscoprire) l’utilità delle tecnologie per non perdersi di

il Covid-19 era un’opzione troppo ghiotta da cogliere

vista, ma anche per sperimentare la bellezza imperfetta

per imparare da questo tempo ‘forte’ – che pian piano,

eppure ineffabile della nuzialità, della genitorialità,

giorno dopo giorno, sembra lentamente allentare le

dell’essere figli, fratelli, sorelle, nonni, nipoti, parenti,

proprie maglie e restituirci libertà che pensavamo

amici. A distanza, se necessario, ma senza perdere

perdute – come vivere meglio anche quando, speriamo

mai il ‘focus’ sul valore assoluto della persona e della

il prima possibile, gli ultimi spiccioli di pandemia che

vita. Della comunità e del senso di comunità (sia essa

ancora oggi avvolgono il Pianeta saranno soltanto un

digitale e, necessariamente, umana e sociale).

lontano ricordo.

12

L’ABBRACCIO


Il bivio inatteso: nuove fratture o nuovo universalismo nella società globale di fronte alla pandemia di Andrea M. Maccarini, Professore di Sociologia Università di Padova

L

a grande pandemia di Covid-19 costituisce per

Eppure

la società globale una sfida inattesa e temibile.

collettivamente – incamminati quasi per accidens

Rispetto all’organismo umano, questo virus

lungo una via che sapevamo essere ignota e tortuosa,

manifesta effetti sistemici, non limitati a un solo organo

ma che forse inconsciamente credevamo si srotolasse

o a pochi sintomi tipici. Analogamente, la pandemia

indefinitamente davanti a noi, sempre lasciandoci

come macrofenomeno sta sfidando la società non

il tempo, senza costringerci a decidere, senza che le

sotto un solo aspetto, ma nei suoi stessi fondamenti

crisi e i problemi, che tutti retoricamente definivano

culturali, sociali, politici ed economici. Tra le tante

“urgenti”, lo fossero davvero. Avevamo una soffusa

metafore che si potrebbero inventare, la sfida può

coscienza di avere perso le coordinate del mondo

essere vista come l’avvicinarsi improvviso di un bivio

passato, ma non credevamo davvero di doverci

che non ci aspettavamo, perché sulle nostre mappe

impegnare a costruirne uno nuovo – qui e ora, non

non era segnalato oppure appariva assai più lontano

nella nebbia rassicurante del futuro remoto. La nostra

nello spazio e nel tempo.

identità sociale, sempre più incerta, sradicata e

Prima della pandemia, la società globale aveva già

vivevamo

sospesi

–

come

individui

e

oscillante, è stata lo specchio di questa condizione.

da tempo abbandonato l’assetto tipico del secondo

Con la pandemia, il bivio incredibilmente si avvicina

Dopoguerra:

era

e richiede di scegliere: subito, in fretta. Dobbiamo

ormai tramontata non soltanto l’era del bipolarismo

decidere da che parte svoltare e dobbiamo farlo ora.

tra Stati Uniti ed Unione Sovietica, ma anche il breve

Il bivio prospetta direzioni opposte: da un lato la

momento degli Usa come unica superpotenza globale.

costruzione di strutture sociali e identità collettive

Vecchi e nuovi imperi – Cina, Russia, Turchia – già (ri)

più chiuse e conflittuali, che rimettono in discussione

emergevano, prefigurando un nuovo ordine mondiale

ogni amicizia e ogni solidarietà del passato, ogni

fondato sulle diverse civiltà. Il tema ambientale era

senso di universalismo culturale. Dall’altro il tentativo

già divenuto centrale, per esempio con la nuova

di generare un assetto solidale che non sia un “post-

sensibilità per il cambiamento climatico. L’Europa e il

qualcosa” (post-guerra fredda per esempio), ma si

mondo occidentale avevano già dovuto fronteggiare

definisca da sé, secondo categorie nuove.

una grande crisi economica e l’emergere di partiti e

La finestra temporale in cui la scelta resterà aperta

dottrine politiche neonazionaliste. I sistemi di welfare

è molto stretta, le conseguenze saranno durevoli.

e il modello sociale europeo erano già sotto pressione,

Se osserviamo “al rallentatore” come sta andando

per molteplici cause economiche, demografiche ed

la corsa, non troviamo molti motivi di ottimismo. Le

endogene al sistema stesso. La solidarietà sociale,

organizzazioni internazionali – come l’Oms – non

interna e internazionale, era già in crisi. Molte delle

hanno dato buona prova di sé e la loro credibilità è

culture storiche che avevano disegnato la mappa

forse ai minimi storici. Il livello di fiducia reciproca

simbolica delle identità collettive, in Occidente e

tra Paesi appare molto basso. L’Europa ha affrontato

altrove, erano al tramonto; ci muovevamo già in una

la crisi pandemica nella totale divisione. Non si tratta

terra incognita.

soltanto della solidarietà verso i Paesi più colpiti,

in

ambito

politicointernazionale

L’ABBRACCIO

13


ma più in generale della mancanza di protocolli e

Il tempo per sterzare, tuttavia, c’è ancora. Il problema è

di una catena decisionale comune per affrontare il

capire se e dove stiano le forze per farlo. In tutti i Paesi

problema. I Paesi europei sono andati in ordine sparso

si sono visti gruppi sociali, categorie professionali

su tutti i punti chiave della crisi; manca persino un

e

criterio condiviso per contare le vittime. Tra i membri

profondamente nel sacrificio e nella lotta accanita

dell’Unione, vecchie spaccature sono riemerse; siamo

per l’aiuto reciproco. In Italia, per esempio, le famiglie

tornati a osservarci attraverso i vecchi stereotipi,

hanno come sempre preso e attutito i colpi per tutti,

talora addirittura pararazzisti, che hanno nutrito la

mantenendo la disciplina sociale, sostenendo i propri

coscienza collettiva europea in secoli passati. In alcuni

membri più vulnerabili, mediando le povertà emergenti,

casi, come quello italiano, la solidarietà sociale appare

e pagandone il prezzo. Medici e infermieri, ricercatori

in crisi addirittura all’interno, tra regioni e aree del

e (spesso) insegnanti, e molti altri ancora hanno fatto

Paese, tra gruppi d’interesse e come sempre tra fazioni

funzionare i rispettivi sistemi. Il problema ora è duplice:

politiche. Il mondo anglosassone ha palesemente

anzitutto, bisogna che la memoria sociale non si

abdicato a quella leadership morale e a quella

sciolga al sole dell’estate, che il momento carismatico

efficienza organizzativa che ne aveva fatto il baluardo

del sacrificio collettivo non finisca nell’oblìo, lasciando

della civiltà durante la Seconda guerra mondiale.

riaffiorare le divisioni. Per questo ogni storia, ogni

L’oceano Atlantico appare allargarsi, allontanando

esempio, ogni narrazione positiva è un patrimonio

tra loro i lembi di quello che una volta si chiamava

prezioso che può generare reciprocità, legami e

“Occidente”. Sul piano globale, la cooperazione con

orientamenti solidali durevoli. L’altra questione è se

grandi entità geopolitiche come Russia e Cina appare

queste forze riusciranno – in un tempo ragionevole –

sempre più carica d’incomprensioni. La partita, per

a collegarsi tra loro e a produrre un cambiamento di

ora, è vinta dai calcoli strategici e dai giochi a somma

rotta da parte di classi politiche e dirigenti non sempre

zero, dai tentativi di trarre vantaggio dalle debolezze

all’altezza,

altrui. Le soluzioni che si prospettano appaiono legate

questo momento storico. Il tempo è poco, nuove

all’intreccio tra un controllo sociale radicale, una

identità

sorta di panòpticon digitale, e varie forme di chiusura

emergono, di solito, precisamente da esperienze di

localistica.

forte impatto, benché non così rapidamente.

14

L’ABBRACCIO

parti

cospicue

della

influenzandone

collettive

cittadinanza

il

sarebbero

modo

impegnarsi

d’interpretare

necessarie,

ed

esse


È molto difficile, dunque, indicare dove e come

guida del Ministero dell’istruzione. Ogni comunità

l’esperienza

identità

deve dimostrare se e quanto è davvero interessata

relativamente coerenti e capaci di azione collettiva. È

e coinvolta. Ed è possibile – infine – che il sistema

possibile, tuttavia, individuare alcuni, cruciali test che

politico eviti d’interrompere l’anno scolastico 2020-

metteranno alla prova queste forze. Tra i molti esempi

21 appena dopo l’inizio, a causa delle scadenze

possibili mi limito a indicarne due: uno per l’Italia, uno

elettorali? È davvero impossibile trovare soluzioni

a livello internazionale. A livello nazionale, è possibile

diverse?

vissuta

si

tradurrà

in

stringere un grande patto per le nuove generazioni? Bambini e giovani sono stati tra i più penalizzati dalla crisi. È possibile gestire il ritorno a scuola nel modo migliore possibile? Ciò significa molte cose e ha varie implicazioni, circostanziali e strutturali. Per esempio: se istruzione e cura dei bambini e dei giovani sono sul serio priorità nazionali, occorre destinare ai sistemi e servizi che li riguardano, e alle loro famiglie,

Sul piano internazionale, è importante che vaccini e cure contro il virus siano resi disponibili a tutti, come un tipo particolare di bene comune. Una scelta di questo genere opporrebbe una forma di solidarietà globale alla sfida globale e potrebbe generare, a sua volta, un’ulteriore catena di fiducia e cooperazione, potenzialmente espansiva.

un livello di risorse dignitoso. È possibile fare questo,

Il confine tra nuove forme di universalismo e nuovi

ora, senza veti da parte d’interessi concorrenti? La

conflitti, oggi, passa anche di qui. La possibilità di

sfida riguarda anche il concretizzarsi dei “patti di

sopravvivenza delle nostre civiltà si lega anche a

comunità” prefigurati dal gruppo di esperti guidato

queste issues, nelle scelte politiche come nei gesti e

dal prof. Patrizio Bianchi e menzionati nelle linee

comportamenti della vita quotidiana.

L’ABBRACCIO

15


SOSTIENI IL CEIS GENOVA Con il tuo contributo potremo portare avanti i progetti di agricoltura sociale, finanziare le attività sportive per le comunità di minori, potremo finanziare progetti di reinserimento lavorativo e sviluppare campagne di prevenzione. COME PUOI SOSTENERCI Tramite Bonifico Bancario presso Banca Prossima S.p.A. Iban IT85 B033 5901 6001 0000 0007 632 Tramite Donazione on line collegandoti all’ indirizzo www.ceisge.org/ceis-genova-sostienici oppure Devolvi il tuo 5x1000 a Fondazione Centro di Solidarietà Bianca Costa Bozzo Onlus C.F. 95080550106

L’ECCELLENZA ITALIANA DEL COLORE www.gruppoboero.it 16

L’ABBRACCIO


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Ceis Genova L'Abbraccio n°99 by gammaufficiosrl - Issuu