L’ABBRACCIO n99 Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova
2020
Una nuova coscienza collettiva
Per una nuova coscienza collettiva Editoriale di Enrico Costa ........................................................... 3
Curare l’anoressia del senso comunitario di Francesco Giorgino ...........................................................4
La sfida di una nuova coscienza collettiva di Luca Ubaldeschi ........................................................... 6
#laculturacura? di Serena Bertolucci ........................................................... 8
Famiglia: il petrolio del nostro Paese di Gigi De Palo ......................................................... 10
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Il bivio inatteso: nuove fratture o nuovo universalismo nella società globale di fronte alla pandemia di Andrea M. Maccarini ..........................................................13
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una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a
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che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto né può conoscere
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se stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno
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non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.
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Per una nuova coscienza collettiva Editoriale di Enrico Costa
L
e sollecitazioni che l’umanità ha vissuto durante la pandemia hanno toccato tanto gli aspetti sanitari
ed
economici,
quanto,
soprattutto,
gli aspetti sociali. Questi ultimi hanno, e, soprattutto, avranno un’evoluzione molto marcata, condizionando inevitabilmente i comportamenti individuali e collettivi. È quindi importante capire come si sta formando la coscienza collettiva e contribuire con decisione affinché tale coscienza sia caratterizzata da valori che arricchiscano la dignità dell’uomo e la prosperità del creato. Quali stimoli ci lascia il presente? e quale la giusta impostazione per il futuro? Provare a indicare le riflessioni più immediate può aiutare a tracciare un percorso formativo per una nuova coscienza collettiva. Come affrontare la povertà attuale? Aldilà di interventi caritatevoli, che taluni definirebbero “elemosina”, è vitale affrontare la povertà con la creazione di valore, non solo di carattere economico, quanto culturale e, soprattutto, sociale. Neanche la redistribuzione della ricchezza, se esula da un percorso di creazione di valore, può essere una panacea alla povertà.
illuminata ci aiuta nei momenti cruciali; solo un sistema
Un secondo stimolo è il sentimento di solidarietà;
centrale solido può trovare risposte adeguate per
la pandemia ha fatto emergere un lato bellissimo
momenti difficili. E’ importante stimolare le istituzioni
dell’uomo, la solidarietà verso l’altro. Quanti esempi di
anche con legittime contestazioni, senza però mancare
generosità, di altruismo, di sacrifici abbiamo vissuto!.
mai di valorizzarle. Il rispetto delle regole è emerso in
La solidarietà tra lavoratori e imprenditori per il bene
tutta la sua importanza; quanto è rischioso essere fuori
dell’impresa si è manifestata in maniera sorprendente;
dalle regole!
non più la “lotta di classe“ ma sacrifici e rinunce reciproche per la sopravvivenza dell’azienda.
Ritengo, infine, un grave errore pensare che il prossimo futuro sia un’edizione più “sanitarizzata” e più “smart”
Solidarietà che è fortificata dal senso di comunità; il
del recente passato; la scala dei valori personali,
mio bene è correlato al bene dell’altro, il bene della mia
economici, culturali e istituzionali è cambiata… è già
comunità è correlato al bene della comunità vicina.
cambiata. Importante è quindi saperla interpretare
La pandemia ci aiuterà a comprendere che nella nostra comunità globale lo spirito di solidarietà tra le
e plasmare; in altre parole si sta formando una nuova coscienza collettiva!
comunità e tra i singoli, è la strada maestra verso un
Siamo quindi infinitamente grati alle autorevolissime
futuro dignitoso per l’uomo e rispettoso del creato.
persone che in queste pagine ci donano testimonianze
Altro elemento emerso in questo tempo è la conferma di quanto sia preziosa l’autorità: un’autorità solida e
e indicazioni preziosissime per il nostro futuro. Enrico G. Costa
L’ABBRACCIO
3
Curare l’anoressia del senso comunitario di Francesco Giorgino, giornalista RAI, docente presso Università Luiss di Roma
N
egli ultimi mesi abbiamo coltivato l’illusione
degli esseri umani, a livello micro, meso e macro sociale.
che la parola “pandemia” fosse da sola in grado
Emile Durkheim, prima ancora di Mauss, aveva spiegato
di restituire la complessità dei molti fenomeni
che i fatti sociali sono modi di agire e di pensare esterni
innescati contemporaneamente e simultaneamente
ai singoli individui, eppure dotati di un forte potere di
dalla diffusione su scala globale del Covid. Il ricorso al
condizionamento della condotta umana. La società
solo lessico medicalizzato ha avuto sì il vantaggio di
pandemica si sta edificando in continuità con queste
generare nella collettività la consapevolezza dei molti
teorie essendo in grado di produrre conseguenze in
rischi collegati al coronavirus con il chiaro e palese intento
più ambiti: sanitari, occupazionali e produttivi, politici,
di contrastare l’emergenza sanitaria, ma di certo non
relazionali, culturali, tecnologici e persino antropologici.
garantisce la messa a fuoco degli aspetti identificativi
È una tesi che si può sostenere con convinzione, a
delle altre due emergenze: quella economica e quella
maggior ragione se si prende atto che siamo sospesi
sociale. Un bias semantico, insomma, al quale rimediare
tra “un non più” e “un non ancora”. Una lettura ancora
utilizzando le chiavi interpretative tipiche delle scienze
a caldo della diffusione del contagio suggerisce, infatti,
sociali. Seguendo questo approccio, la pandemia è
di impostare l’analisi dividendo tra un “prima” ed un
anzitutto un “fatto sociale totale”: espressione usata dal
“dopo”. Ad esempio, la situazione ante-Covid aveva
sociologo ed antropologo Marcel Mauss nella sua teoria
manifestato da un lato le fragilità di molti sistemi e
del dono costruita sul presupposto che lo scambio di
sottosistemi sociali, dall’altro aveva svelato il tentativo
beni è una delle modalità universali per creare relazioni
di definire nuovi equilibri geopolitici in base alle spinte
umane autentiche perché fondate sul dare, sul ricevere
dettate
e sul ricambiare. “Fatto sociale totale” è un fenomeno
macro economiche e dagli sviluppi più recenti del
talmente rilevante che attraverso di esso è possibile
paradigma della globalizzazione. Prima dell’arrivo
interpretare estensivamente molti ambiti della vita
della pandemia, la globalizzazione - almeno in quanto
4
L’ABBRACCIO
dall’evoluzione
delle
principali
dinamiche
ideologia - era già entrata in crisi. Ed era inevitabile che
diverso da quello consolidatosi finora. Un modello
ciò accadesse, atteso che dall’inizio del nuovo millennio
rispetto al quale, come ha ricordato Philip Kotler, pesino
ad oggi sono stati diversi i colpi assestati all’ordine
dinamiche di consumo più contratte dal punto di vista
mondiale. Ordine costruito sul presupposto dell’azione
quantitativo, ma anche atteggiamenti nuovi come quelli
a
degli attivisti della decrescita, dei sostenitori accaniti
distanza,
dell’erosione
dei
confini
geografici, si
del cambiamento climatico, dei propagatori di modelli
dimentichino a tal fine gli effetti provocati dall’attacco
ispirati dalla logica della sostenibilità ambientale anche
alle Torri Gemelle nel 2001 e dalla crisi finanziaria prima
in conseguenza del fatto che le risorse della terra sono
ed economica poi del 2008. E ora? La risposta resta
oggettivamente limitate.
un incognita e contempla due scenari tra loro antitetici:
E veniamo ora al modello socio-culturale. Il Covid
esplorazione di nuove risposte sovranazionali (in
non è la causa, ma l’effetto di molti comportamenti
questo contesto analitico si inserisce il tema del ruolo
umani più recenti. La società pre-pandemica è stata
dell’Europa); potenziamento della domanda di confine
la società degli individui più che quella delle persone
territoriale per andare incontro ai bisogni delle singole
in quanto “io sociali”, dei soggetti impegnati nella
comunità nazionali.
realizzazione di percorsi di autodeterminazione, della
Il virus ha colpito sistemi e sottosistemi già malati
libertà dagli altri più che della libertà da sé stessi,
o quanto meno debilitati. Si pensi alla politica,
della frammentazione più che della coesione sociale,
all’economia e al modello socio-culturale prevalente.
del presentismo e della cultura della simultaneità
dell’interconnessione
Cominciamo
dalla
stabile
politica,
tra
qui
sistemi.
da
Non
prendere
in
considerazione più che come polity o politic, come policy ovvero come capacità di programmazione, abilità nell’individuazione delle soluzioni più idonee, della
loro
concretizzazione
e
della
misurazione
degli effetti. Prima dell’arrivo del coronavirus, molte democrazie liberali erano già in affanno, quando non in crisi. Una crisi di rappresentanza e di governabilità. Già sottoposta dagli anni Novanta in avanti a traumi da cambiamento dovuti a fattori esogeni ed endogeni rispetto
al
sistema
politico,
l’Italia
non
è
stata
risparmiata da questo processo. Per far fronte a tali fragilità sono state provate nell’ultimo periodo strade molto diverse tra loro: referendum costituzionale per superare il meccanismo del bicameralismo perfetto; iniezione di democrazia diretta nel modello della democrazia
rappresentativa;
difesa
degli
interessi
nazionali. La pandemia ha già gettato gran parte del mondo in una spirale recessiva dalla quale sarà difficile uscirne in tempi brevi. Quello che stiamo vivendo è uno shock da domanda, oltre che da offerta. Per rimanere allo specifico dell’Italia, le previsioni più ottimistiche ruotano intorno ad una perdita di oltre dieci punti di Pil per il 2020. I consumi hanno già registrato, specie in alcuni settori, contrazioni davvero molto preoccupanti. Crescono le disuguaglianze sociali. Sono molte le categorie di lavoratori poco garantiti o niente affatto garantiti. Occorre ricercare un nuovo equilibrio tra sistema economico pubblico e privato. Diventa
che ha negato dignità alla memoria e alla tradizione e ha limitato la capacità prospettica, del dirittismo più che del combinato disposto di diritti e doveri, di espressioni materialistiche manifestatasi con chiarezza a livello antropologico, del primato dell’anoressia del senso comunitario a fronte della bulimia degli stimoli di conoscenza tipici dell’era iper-complessa e iperconnessa. Nel mezzo della società pandemica abbiamo assistito ad alcuni segnali incoraggianti poiché in controtendenza con le distorsioni appena segnalate: condivisione del disagio, etica della responsabilità individuale, autonomia più che sola eteronomia per stare ad una rappresentazione dicotomica cara a Kant, cultura della resilienza, desiderio di coesione. Una delle cose migliori del periodo di quarantena è stata, infatti, la domanda di “socialità altra” che si è levata dal basso. Domanda che deve indurre gli studiosi a riconsiderare le categorie con le quali la cosiddetta “platform society” è stata inquadrata finora dal punto di vista ontologico e fenomenologico. La società post-pandemica dovrà essere rimodellata partendo da queste consapevolezze, se si vuole evitare che aumenti il cratere venutosi a creare all’interno del reticolo relazionale e soprattutto se si vuole recuperare l’idea di comunità. Un’idea che deve poggiarsi sul rispetto reciproco, sulla valutazione delle conseguenze sugli altri delle proprie azioni, sul dialogo inter-generazionale, sulla riconoscibilità dell’essenziale rispetto al superfluo, sul senso del limite umano. Quel limite che ci induce ad annotare, oggi più di ieri, che l’uomo non può mai bastare a sé stesso.
indispensabile misurarsi con un modello di capitalismo
L’ABBRACCIO
5
La sfida di una nuova coscienza collettiva di Luca Ubaldeschi, direttore del Secolo XIX
S
e alziamo lo sguardo dal terreno di battaglia
vite ci porta spesso a rimuovere in fretta i problemi e
sanitario,
a ingannare la memoria, ma non abbiamo dimenticato
sul
quale
si
sono
giustamente
concentrate le nostre forze negli ultimi mesi, la
che
prima
che
il
virus
rivoluzionasse
la
nostra
pandemia del Covid-19 ci mette di fronte a una sfida
quotidianità eravamo immersi in un altro dramma
probabilmente ancora più impegnativa della ricerca
globale, quello dei cambiamenti climatici. Un tema
di un vaccino. Ci impone infatti di riflettere sui nostri
che abbiamo accantonato nel nome di un allarme più
modelli di sviluppo. Voglio essere chiaro: non si tratta di
urgente, ma che resta in tutta la sua gravità e richiede –
rinnegare scelte di campo in modo aprioristico, quanto
anche qui – una risposta collettiva all’altezza.
di prendere atto che nella nostra corsa verso il futuro avevamo abbassato troppo la testa guardando soltanto all’obiettivo e non al percorso attraverso il quale poterlo raggiungere.
Se è chiaro il campo di gioco nel quale dovremo misurarci d’ora in avanti, più incerto è il panorama delle soluzioni alle quali affidarci. O meglio: conosciamo le risposte ai problemi, ma è legittimo nutrire qualche
Auspicare oggi la nascita di una “Nuova coscienza
dubbio sulla nostra volontà di adottarle. È vero che
collettiva” non è quindi una astratta speranza da
rispetto al passato abbiamo misurato durante le fasi
cenacolo
difesa
più critiche dell’emergenza un’onda di solidarietà a
rimandabile soltanto pagando un prezzo che rischia di
tratti anche commovente. Un senso di appartenenza a
essere davvero elevato. C’è una frase di Louis-Ferdinand
un destino comune che ha prodotto uno sforzo senza
Céline che a mio parere fotografa con molta efficacia
precedenti. Ma quanto di questo spirito riusciremo a
l’importanza della posta in gioco: “La coscienza,
conservare quando – e ci auguriamo sia il più presto
nel caos del mondo, è una piccola luce, preziosa, ma
possibile – torneremo a impadronirci pienamente delle
fragile”.
nostre vite? Frasi come “Andrà tutto bene” e “Uniti
Proviamo ad analizzarla. Che il mondo attraversi una
ce la faremo” sono state utili per cementare le nostre
fase di caos è dimostrato dalle cronache che hanno
comunità minacciate, ma ora dobbiamo riuscire a
accompagnato la prima metà del 2020, con immagini
declinarle in base alle nuove esigenze e passare dalla
di dolore e morte fissate nella nostra mente e capaci
cura di un virus alla creazione di una sensibilità più
di unire con il filo dell’angoscia gli angoli più lontani
profonda.
del nostro pianeta ferito. Abbiamo pertanto bisogno
In questo viaggio sarebbe di grande aiuto riscoprire
di aggrapparci alla luce della coscienza e di renderla
due parole da tempo trascurate, “fiducia” e “limite”.
più intensa e robusta. Da qui nasce il passaggio dal
Credo si possa essere tutti d’accordo sul fatto che la
discorso individuale a quello di comunità. Poiché
diffidenza abbia gradualmente guadagnato terreno:
sappiamo che la società è qualcosa di più della somma
sta a noi ora arginarla e restituire spazio all’idea che
delle sue parti, cioè degli individui, l’affermarsi di una
soltanto guardando con fiducia a chi ci sta vicino –
nuova coscienza collettiva può essere lo strumento con
persone, comunità, Stati – abbiamo qualche chance di
la forza necessaria a rischiarare il buio di questa fase
farcela. Non per un malinteso sentimento di ingenuità,
storica.
ma per la convinzione che la sfida possa essere vinta
D’altronde
intellettuale,
sappiamo
ma
che
una
forma
l’emergenza
di
sanitaria
soltanto unendo le forze.
non è l’unica molla a spingere verso un salto di
Se siamo d’accordo su questo punto, il passo successivo
consapevolezza generalizzato. La velocità delle nostre
viene di conseguenza: nel momento in cui torniamo
6
L’ABBRACCIO
ad avere più fiducia negli altri, dobbiamo riscoprire
trascurato la questione che avrebbe dovuto essere la
il senso del limite, scegliere di fermare aspirazioni e
priorità indiscussa, la scuola. Probabilmente non è stata
desideri individuali nel nome di un equilibrio superiore.
una scelta deliberata, è capitato come conseguenza
Non è questione di debolezza, di rinunciare a qualche
di altre mosse assolutamente importanti, che hanno
traguardo, ma di trovare una strada più sicura per
riguardato il lavoro o i trasporti. Ma è successo. E
raggiungerlo.
questo è grave. Sì, è grave rimandare il momento in
Con questi presupposti, la strategia che dovremmo adottare parrebbe quindi priva di ambiguità: abbiamo misurato la pericolosità della minaccia, consolidiamo un nuovo patto sociale per allontanare definitivamente l’allarme Covid-19 e preservarci da altri, possibili
cui affrontare il problema della convivenza in aula e dell’insegnamento in presenza. Non soltanto perché così si trascurano esigenze organizzative o non si tengono nel dovuto conto le necessità delle famiglie. Ma perché in un orizzonte più largo vuol dire tenere in scarsa considerazione il futuro delle prossime
rischi. In breve, torniamo a immaginare un futuro più
generazioni, il nostro futuro. E a me preoccupa un
sostenibile.
Paese che non ha a cuore il proprio futuro.
Ma proprio intorno a questo obiettivo, sul quale a
C’è però tempo per rimediare, l’Italia è chiamata a un
parole nessuno si sentirebbe di obiettare, si muovono
esame di riparazione a settembre. E non serve neppure
perplessità
nostre
studiare molto, solo guardare dentro di sé e capire
possibilità. Dubbi che nascono da un caso concreto
che soltanto muovendo i primi passi con la guida di
emerso in Italia nei mesi della pandemia. Cioè nel
una nuova coscienza collettiva si possono aggiustare
momento in cui, passata la fase più acuta, abbiamo
i conti. Con la scuola e con gli altri fondamenti della
ricominciato a mettere in moto le nostre vite e abbiamo
nostra costruzione sociale.
capaci
di
allontanarlo
dalle
L’ABBRACCIO
7
#laculturacura? di Serena Bertolucci, direttore di Palazzo Ducale di Genova
I
mesi appena trascorsi, con quelle loro tempistiche in
riesce a trovare le forme per concretizzarsi – è così
realtà solo apparentemente lente, hanno indotto a più
improvvisamente diventata sempre più strettamente in
di una riflessione intorno al ruolo della cultura, sulla
rapporto o, forse meglio, in dipendenza, con la creatività.
sua necessità, sulla sua quotidianità. Le istituzioni culturali
Ci siamo tutti trovati nel bisogno di adoperare un
sono precipitate nella repentina necessità di mantenere
linguaggio che fosse più efficace nella lontananza
un rapporto con i propri frequentatori, abituali o nuovi
che nella vicinanza, come se ciò fosse una novità. Ma
che fossero, improvvisamente trovatisi nella innaturale
in realtà è stata solo una presa di coscienza, perché
condizione di non poter avere più contatti diretti né con
ad essere precisi, proprio su vicinanza e lontananza,
il prodotto artistico, né con la comunità di riferimento.
spesso più metaforiche che reali, già si sviluppava il
La creazione, che è l’atto primario attraverso il quale -
rapporto tra fruitori e patrimonio culturale. Difficoltà di
per dirla con Benedetto Croce - l’intuizione fantastica
comprensione e di accessibilità erano barrire invalicabili
8
L’ABBRACCIO
nel cammino verso il museo, così come l’idea di cultura
chi frequenta i luoghi della cultura non può essere
alta e di cultura bassa. È passato il Covid e abbiamo
considerato un consumatore, quanto piuttosto un
finalmente compreso che l’arte, e l’inclusione, non
fruitore, o meglio ancora un viaggiatore, nel tempo e nei
devono avere problemi di vertigini.
tempi.
Se siamo poi d’accordo sul fatto che il ruolo principale
In un momento in cui il mondo ci si è improvvisamente
della cultura sia quello di costruire le identità particolari
ristretto alle mura di casa, ci è stata fornita l’occasione
e collettive, non possiamo non convenire sul fatto che
di aprire gli orizzonti all’educazione nella sua accezione
troppo poco era stato fatto fino ad ora per facilitare
più bella, quella della consapevolezza di essere parte
questo processo; se andando ancora oltre volessimo
di una comunità custode di un patrimonio materiale e
considerare
immateriale, migrante del tempo con un bagaglio colmo
(questione
attualissima,
in
tempi
di
distruzioni di statue) che il ruolo dell’interpretazione del patrimonio sia quello di aiutare ad elaborare i traumi piuttosto che oscurarli, non possiamo non riflettere sul fatto che quanto provato, sperimentato e realizzato ai tempi del coronavirus proprio nelle modalità della valorizzazione culturale sia stato un touch point nella crescita di tutti. Non ho le competenze per comprendere se l’arte ci abbia davvero curato nel periodo del coronavirus; quello che so per certo è che ha curato il modo di raccontarla, di condividerla e persino di valorizzarla attraverso il digitale, tornato finalmente ad essere un mezzo narrativo, non un fine autoreferenziale e di vita breve. Questi tempi ci hanno aiutato a comprendere come l’esperienza della conoscenza possa essere
di suggestioni. E quella medesima consapevolezza può ricondurci oggi alla riconquista dei nostri spazi abituali, appena resi nuovamente fruibili. Rendiamo impossibile uscire da un museo o da un incontro con un bene culturale senza aver ottenuto una suggestione, una informazione o avere un nuovo desiderio di conoscenza di sé e del mondo, piccolo o grande che sia. Essere
consapevole
significa
avere
gli
strumenti
per andare oltre la superficialità di giudizio, oltre l’arroganza, anche quella proliferata nelle piazze digitali, oltre al luogo comune. Essere consapevole mi permette di entrare in rapporto con chi mi è vicino, discutere opinioni, diventare parte attiva del bene culturale.
assai più soddisfacente di un acquisto, e che più di un
Il museo divento io, io sono il museo. Non mi conosco se
acquisto si radica nella nostra memoria, contribuendo
non mi riconosco. E divento portatore sano di cultura.
in modo significato a formare la nostra identità. Quindi
Ecco in questo senso più che mai la cultura cura.
L’ABBRACCIO
9
Famiglia: il petrolio del nostro Paese di Gigi De Palo, Presidente nazionale Forum delle Associazioni Famigliari
L
a famiglia è fonte di bellezza e cellula fondamentale
Ma quel che è più incredibile della vita di famiglia è
di ogni comunità. Oggi, forse, una delle poche
percepire dentro di te che tutto ciò che stai vivendo,
in circolazione capaci davvero di generare e
oltre che una Grazia, è anche un gettare dei semi che
alimentare il senso di una coscienza collettiva. Bellezza
probabilmente non vedrai sbocciare, se non in minima
è, ad esempio, dormire nel lettone per svegliarsi insieme
parte. Ciò che conta è sapere di aver contribuito a
al mattino; è inventarsi giochi che riuniscano insieme più
formare, in una società in difficoltà e oggi quasi avvitata
generazioni – nipoti, genitori, nonni – per la gioia stessa
su se stessa, delle cellule staminali – rigorosamente
della presenza degli altri. O, ancora, bellezza è pure
adulte – in grado di dare sapore all’impasto. Un percorso
svegliarsi in piena notte e scoprire di non essere stato il
che riguarda prima di tutto marito e moglie e che poi ci
solo a aver pensato a una colazione notturna in cucina.
mette di fronte al meraviglioso mistero dei figli.
Bellezza che crea comunità è lo sguardo di un genitore verso una figlia malata, quella Tachipirina messa per far abbassare la febbre e lo stato di attesa, febbrile pure lui, con la speranza di veder scendere la gocciolina di sudore che indichi un pronto miglioramento. Certo, non parliamo di una realtà perfetta: la famiglia è innanzitutto l’assalto dei figli che mi corrono intorno quando apro la porta di casa, dopo una faticosa giornata di lavoro. Ciascuno con qualcosa da raccontarmi, la proposta di qualche gioco o il racconto di qualche soddisfazione vissuta. Una dimensione non sempre facile da vivere, con le spalle pesanti di stanchezza. Eppure, proprio in questa dimensione, si finisce sempre per scoprire qualcosa di utile e di prezioso. Non si è mai veramente pronti per essere padre o madre. Almeno, io non lo ero. Il ruolo di genitore, di fatto, non è inquadrabile in una scienza esatta. E neppure quello di marito. Con mia moglie Anna Chiara, ad esempio, imparo a essere marito ogni giorno e sarebbe finto negare che non si passi anche attraverso momenti di incomprensione, litigio, silenzio.
Famiglia è avere il coraggio di relazioni vere, di spirito ‘comunitario’ tra nuclei familiari che si aiutano nelle difficoltà, è non tirarsi indietro e fare scelte che magari costano, ma rappresentano la sintesi di quel “per sempre” pronunciato davanti al sacerdote. Oggi c’è estremo bisogno di una coscienza collettiva: la famiglia, negli ultimi 20-30 anni, è stata dimenticata, messa da parte, emarginata, sottovalutata. Non si è pensato a essa come a un moltiplicatore di bellezza e di futuro per il Paese. Non si sono identificati i figli come un bene comune utile, necessario e imprescindibile per garantire un domani allo Stato. Tutto questo, nella recente emergenza-coronavirus, è stato amplificato: sono essenzialmente tre i sentimenti prevalenti che le famiglie italiane si sono trovati a dover vivere nelle settimane di isolamento forzato a casa: smarrimento, preoccupazione e rabbia. Lo smarrimento per l’improvvisa novità di scuole e asili chiusi, per il vincolo del ‘lavoro agile’ tra le mura domestiche e per lo sconvolgimento repentino delle modalità con cui affrontare certe relazioni sociali e una
Nella quotidiana sfida familiare, la ricchezza del totale
routine di vita quotidiana che si credevano inscalfibili;
non è data né dalla somma, né dall’analogia tra le
la preoccupazione di milioni di nuclei familiari per il
personalità e i caratteri. I miei figli Giovanni, Thérese,
rischio di contagiare se stessi o i propri cari e, dunque,
Maddalena, Gabriele e il più piccolo Giorgio Maria sono
il dover vivere persino il gesto solitamente distratto
speciali proprio perché unici. Ognuno di loro è in grado
dell’uscire a fare la spesa con fatica, timore, paura; la
di dire e di dare qualcosa che nessun altro sarebbe in
rabbia di tanti genitori che, da un giorno all’altro, hanno
grado di mettere in comune.
perso tutte o quasi le fonti di reddito con cui sostentare
10
L’ABBRACCIO
e mantenere se stessi e i propri figli e che non sanno se,
imprevisti ostacoli. Nell’attesa di un intervento concreto,
quando, quanto e per quanto potrà esserci un sostegno
serio e importante dei governanti per trasformare le
dello Stato rispetto a questa condizione, né se essa
incertezze, le preoccupazioni e la rabbia in certezze,
diventerà definitiva al termine dell’emergenza.
consolazioni e speranze realistiche.
Come sempre, anche in questo caso, l’unico efficace
Di fronte alla tentazione – molto grande in questo
ammortizzatore sociale del Paese – la famiglia – si
tempo – di cadere nel tranello dell’indignazione o della
è ritrovato solo, a doversi rimboccare le maniche
rassegnazione, la maggior parte delle famiglie ha però
per provare a reggere l’urto dell’ennesima, ma in
saputo sperare contro ogni speranza, sapendo andare
questo caso spaventosa, onda di tsunami che sta
oltre e rimboccandosi le maniche, imparando all’istante
sommergendoci da tutti i lati. Le famiglie, lo sappiamo
a vivere questo periodo così com’era e a trarne, anzi,
bene, non possono scioperare, né abbandonare il ponte
il meglio per crescere. I dati ci dicono che le famiglie
della nave, anche se tutto intorno rema contro di loro.
hanno approfittato di questi mesi per cementarsi e
Ciò che possono fare – e hanno effettivamente fatto
rafforzarsi, per stringersi insieme e alimentare un amore
– per provare a richiamare l’attenzione di istituzioni,
sempre più forte.
politica, economia e della società tutta è raccontare
Anche perché un momento di ‘crisi’, di converso,
e raccontarsi, attraverso i media e i social, nelle loro
può essere un’opportunità per fermarsi e riflettere
situazioni e difficoltà, come pure nelle risorse che sono
su se stessi, sulle proprie carenze relazionali, sui
riuscite a mettere in campo per tentare di superare gli
difetti nell’impiego del proprio tempo, sui limiti
L’ABBRACCIO
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nell’organizzazione tra le mura domestiche e nei
Forse, questo tempo di prova e di sacrifici che speriamo
rapporti con i propri familiari. Un tempo di riscoperta
di avere ormai quasi dietro le spalle è davvero servito
di virtù, gesti, pensieri, letture, valori che il tran tran
a qualcosa: a comprendere quali sono le relazioni, le
quotidiano difficilmente dà modo di fissare con
attività, le parole, i gesti, le scelte davvero importanti ed
attenzione. Un’occasione per fare ordine e scoprire (o
essenziali. Capire meglio come vivere bene nonostante
riscoprire) l’utilità delle tecnologie per non perdersi di
il Covid-19 era un’opzione troppo ghiotta da cogliere
vista, ma anche per sperimentare la bellezza imperfetta
per imparare da questo tempo ‘forte’ – che pian piano,
eppure ineffabile della nuzialità, della genitorialità,
giorno dopo giorno, sembra lentamente allentare le
dell’essere figli, fratelli, sorelle, nonni, nipoti, parenti,
proprie maglie e restituirci libertà che pensavamo
amici. A distanza, se necessario, ma senza perdere
perdute – come vivere meglio anche quando, speriamo
mai il ‘focus’ sul valore assoluto della persona e della
il prima possibile, gli ultimi spiccioli di pandemia che
vita. Della comunità e del senso di comunità (sia essa
ancora oggi avvolgono il Pianeta saranno soltanto un
digitale e, necessariamente, umana e sociale).
lontano ricordo.
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L’ABBRACCIO
Il bivio inatteso: nuove fratture o nuovo universalismo nella società globale di fronte alla pandemia di Andrea M. Maccarini, Professore di Sociologia Università di Padova
L
a grande pandemia di Covid-19 costituisce per
Eppure
la società globale una sfida inattesa e temibile.
collettivamente – incamminati quasi per accidens
Rispetto all’organismo umano, questo virus
lungo una via che sapevamo essere ignota e tortuosa,
manifesta effetti sistemici, non limitati a un solo organo
ma che forse inconsciamente credevamo si srotolasse
o a pochi sintomi tipici. Analogamente, la pandemia
indefinitamente davanti a noi, sempre lasciandoci
come macrofenomeno sta sfidando la società non
il tempo, senza costringerci a decidere, senza che le
sotto un solo aspetto, ma nei suoi stessi fondamenti
crisi e i problemi, che tutti retoricamente definivano
culturali, sociali, politici ed economici. Tra le tante
“urgenti”, lo fossero davvero. Avevamo una soffusa
metafore che si potrebbero inventare, la sfida può
coscienza di avere perso le coordinate del mondo
essere vista come l’avvicinarsi improvviso di un bivio
passato, ma non credevamo davvero di doverci
che non ci aspettavamo, perché sulle nostre mappe
impegnare a costruirne uno nuovo – qui e ora, non
non era segnalato oppure appariva assai più lontano
nella nebbia rassicurante del futuro remoto. La nostra
nello spazio e nel tempo.
identità sociale, sempre più incerta, sradicata e
Prima della pandemia, la società globale aveva già
vivevamo
sospesi
–
come
individui
e
oscillante, è stata lo specchio di questa condizione.
da tempo abbandonato l’assetto tipico del secondo
Con la pandemia, il bivio incredibilmente si avvicina
Dopoguerra:
era
e richiede di scegliere: subito, in fretta. Dobbiamo
ormai tramontata non soltanto l’era del bipolarismo
decidere da che parte svoltare e dobbiamo farlo ora.
tra Stati Uniti ed Unione Sovietica, ma anche il breve
Il bivio prospetta direzioni opposte: da un lato la
momento degli Usa come unica superpotenza globale.
costruzione di strutture sociali e identità collettive
Vecchi e nuovi imperi – Cina, Russia, Turchia – già (ri)
più chiuse e conflittuali, che rimettono in discussione
emergevano, prefigurando un nuovo ordine mondiale
ogni amicizia e ogni solidarietà del passato, ogni
fondato sulle diverse civiltà. Il tema ambientale era
senso di universalismo culturale. Dall’altro il tentativo
già divenuto centrale, per esempio con la nuova
di generare un assetto solidale che non sia un “post-
sensibilità per il cambiamento climatico. L’Europa e il
qualcosa” (post-guerra fredda per esempio), ma si
mondo occidentale avevano già dovuto fronteggiare
definisca da sé, secondo categorie nuove.
una grande crisi economica e l’emergere di partiti e
La finestra temporale in cui la scelta resterà aperta
dottrine politiche neonazionaliste. I sistemi di welfare
è molto stretta, le conseguenze saranno durevoli.
e il modello sociale europeo erano già sotto pressione,
Se osserviamo “al rallentatore” come sta andando
per molteplici cause economiche, demografiche ed
la corsa, non troviamo molti motivi di ottimismo. Le
endogene al sistema stesso. La solidarietà sociale,
organizzazioni internazionali – come l’Oms – non
interna e internazionale, era già in crisi. Molte delle
hanno dato buona prova di sé e la loro credibilità è
culture storiche che avevano disegnato la mappa
forse ai minimi storici. Il livello di fiducia reciproca
simbolica delle identità collettive, in Occidente e
tra Paesi appare molto basso. L’Europa ha affrontato
altrove, erano al tramonto; ci muovevamo già in una
la crisi pandemica nella totale divisione. Non si tratta
terra incognita.
soltanto della solidarietà verso i Paesi più colpiti,
in
ambito
politicointernazionale
L’ABBRACCIO
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ma più in generale della mancanza di protocolli e
Il tempo per sterzare, tuttavia, c’è ancora. Il problema è
di una catena decisionale comune per affrontare il
capire se e dove stiano le forze per farlo. In tutti i Paesi
problema. I Paesi europei sono andati in ordine sparso
si sono visti gruppi sociali, categorie professionali
su tutti i punti chiave della crisi; manca persino un
e
criterio condiviso per contare le vittime. Tra i membri
profondamente nel sacrificio e nella lotta accanita
dell’Unione, vecchie spaccature sono riemerse; siamo
per l’aiuto reciproco. In Italia, per esempio, le famiglie
tornati a osservarci attraverso i vecchi stereotipi,
hanno come sempre preso e attutito i colpi per tutti,
talora addirittura pararazzisti, che hanno nutrito la
mantenendo la disciplina sociale, sostenendo i propri
coscienza collettiva europea in secoli passati. In alcuni
membri più vulnerabili, mediando le povertà emergenti,
casi, come quello italiano, la solidarietà sociale appare
e pagandone il prezzo. Medici e infermieri, ricercatori
in crisi addirittura all’interno, tra regioni e aree del
e (spesso) insegnanti, e molti altri ancora hanno fatto
Paese, tra gruppi d’interesse e come sempre tra fazioni
funzionare i rispettivi sistemi. Il problema ora è duplice:
politiche. Il mondo anglosassone ha palesemente
anzitutto, bisogna che la memoria sociale non si
abdicato a quella leadership morale e a quella
sciolga al sole dell’estate, che il momento carismatico
efficienza organizzativa che ne aveva fatto il baluardo
del sacrificio collettivo non finisca nell’oblìo, lasciando
della civiltà durante la Seconda guerra mondiale.
riaffiorare le divisioni. Per questo ogni storia, ogni
L’oceano Atlantico appare allargarsi, allontanando
esempio, ogni narrazione positiva è un patrimonio
tra loro i lembi di quello che una volta si chiamava
prezioso che può generare reciprocità, legami e
“Occidente”. Sul piano globale, la cooperazione con
orientamenti solidali durevoli. L’altra questione è se
grandi entità geopolitiche come Russia e Cina appare
queste forze riusciranno – in un tempo ragionevole –
sempre più carica d’incomprensioni. La partita, per
a collegarsi tra loro e a produrre un cambiamento di
ora, è vinta dai calcoli strategici e dai giochi a somma
rotta da parte di classi politiche e dirigenti non sempre
zero, dai tentativi di trarre vantaggio dalle debolezze
all’altezza,
altrui. Le soluzioni che si prospettano appaiono legate
questo momento storico. Il tempo è poco, nuove
all’intreccio tra un controllo sociale radicale, una
identità
sorta di panòpticon digitale, e varie forme di chiusura
emergono, di solito, precisamente da esperienze di
localistica.
forte impatto, benché non così rapidamente.
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L’ABBRACCIO
parti
cospicue
della
influenzandone
collettive
cittadinanza
il
sarebbero
modo
impegnarsi
d’interpretare
necessarie,
ed
esse
È molto difficile, dunque, indicare dove e come
guida del Ministero dell’istruzione. Ogni comunità
l’esperienza
identità
deve dimostrare se e quanto è davvero interessata
relativamente coerenti e capaci di azione collettiva. È
e coinvolta. Ed è possibile – infine – che il sistema
possibile, tuttavia, individuare alcuni, cruciali test che
politico eviti d’interrompere l’anno scolastico 2020-
metteranno alla prova queste forze. Tra i molti esempi
21 appena dopo l’inizio, a causa delle scadenze
possibili mi limito a indicarne due: uno per l’Italia, uno
elettorali? È davvero impossibile trovare soluzioni
a livello internazionale. A livello nazionale, è possibile
diverse?
vissuta
si
tradurrà
in
stringere un grande patto per le nuove generazioni? Bambini e giovani sono stati tra i più penalizzati dalla crisi. È possibile gestire il ritorno a scuola nel modo migliore possibile? Ciò significa molte cose e ha varie implicazioni, circostanziali e strutturali. Per esempio: se istruzione e cura dei bambini e dei giovani sono sul serio priorità nazionali, occorre destinare ai sistemi e servizi che li riguardano, e alle loro famiglie,
Sul piano internazionale, è importante che vaccini e cure contro il virus siano resi disponibili a tutti, come un tipo particolare di bene comune. Una scelta di questo genere opporrebbe una forma di solidarietà globale alla sfida globale e potrebbe generare, a sua volta, un’ulteriore catena di fiducia e cooperazione, potenzialmente espansiva.
un livello di risorse dignitoso. È possibile fare questo,
Il confine tra nuove forme di universalismo e nuovi
ora, senza veti da parte d’interessi concorrenti? La
conflitti, oggi, passa anche di qui. La possibilità di
sfida riguarda anche il concretizzarsi dei “patti di
sopravvivenza delle nostre civiltà si lega anche a
comunità” prefigurati dal gruppo di esperti guidato
queste issues, nelle scelte politiche come nei gesti e
dal prof. Patrizio Bianchi e menzionati nelle linee
comportamenti della vita quotidiana.
L’ABBRACCIO
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