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Ceis Genova L'Abbraccio n°98

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L’ABBRACCIO n98 Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova

2020

Popoli in movimento

Lavoro, Festa, e Sviluppo Umano Integrale Editoriale del Cardinale Peter K. A. Turkson ........................................................... 3

La percezione dell’alterità di Francesco Surdich ........................................................... 8

I migranti oggi vengono definiti prevalentemente come coloro che scappano da guerre, carestie, persecuzioni politiche; è doveroso rammentare, però, che i popoli si muovono da sempre per traguardare obiettivi personali che spesso nulla hanno a che vedere con situazioni a “rischio vita”: perché poco si parla di questa naturale propensione al “viaggio”? Affidiamo questi spunti agli illustri autori che abbiamo l’onore di ospitare e che ringrazio di cuore. Un ringraziamento speciale a S.E. Cardinale Peter K.A. Turkson per la sua ispirata lettera che riceviamo e con immensa gioia pubblichiamo integralmente. Buona lettura! Enrico Costa

Le tre famiglie dei migranti: quando la politica ostacola la normalità di Maurizio Ambrosini ......................................................... 10

Politiche internazionali sulla gestione del fenomeno delle “immigrazioni” di Marina Pupella ..........................................................13

Le politiche migratorie necessarie. Qualche spunto di Andrea T. Torre ..........................................................15

16126 Genova • Via Asilo Garbarino, 6/B • Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.002 r.a. N. 98 • 1° Trimestre 2020 • N. 1 del 2020 • Prezzo 1,00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 • Iscrizione al R.O.C. n° 16776 del 17/04/2008 Poste Italiane S.p.A. sped. abb. postale • D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova

Immigrazione: a cosa dobbiamo pensare per costruire una società accogliente di Sergio (Pippo) Rossetti ..........................................................18


L’ABBRACCIO Dove possiamo Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova

incontrarci

Siamo anche in tutta Italia

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Alessandro Censi Buffarini In redazione Elisabetta Aicardi, Agnese Schiaffino Hanno collaborato Cardinale Peter K. A. Turkson, Francesco Surdich, Maurizio Ambrosini, Marina Pupella, Andrea T. Torre, Sergio (Pippo) Rossetti Direzione e redazione ASS. CENTRO DI SOLIDARIETÀ di GENOVA Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.002

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LA NOSTRA FILOSOFIA Siamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi. Fino a quando una persona non confronta se stessa negli

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occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a che non permette loro di condividere i suoi

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segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto né può conoscere

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se stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi

Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno

Presidente CEIS Genova Enrico Giuseppe Costa Direttore Generale CEIS Genova Paolo Merello

noi possiamo tutti mettere radici e crescere

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non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.

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Cooperativa Agricola E Sociale Ceis Genova Sport- Societa Sportiva Dilettantistica A R.L. Unipersonale

2

L’ABBRACCIO

Loano

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Reggio Calabria Catania Cagliari


Lavoro, Festa, e Sviluppo Umano Integrale Editoriale del Cardinale Peter K. A. Turkson

È

con gioia che colgo questa occasione per

d’incontro” (Compendio DSC, 273). Ogni giorno milioni

condividere alcuni pensieri sul lavoro nella

di persone collaborano allo sviluppo attraverso le loro

pubblicazione

mia

attività manuali o intellettuali, nelle grandi città o nelle

riflessione tocca tre punti: il lavoro, la festa, et lo sviluppo

aree rurali, con incarichi sofisticati o semplici. Tutti sono

umano integrale.

espressioni di un amore concreto per la promozione del

del

CEIS,

Genova.

La

1. LAVORO Cominciamo con la nozione di “lavoro”. Per la tradizione della Chiesa cattolica, il lavoro non è solo qualcosa che possiamo fare in cambio di qualcos’altro. Il lavoro non è semplicemente opus servile, ma piuttosto opus humanum; il lavoro è prima di tutto “una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale” (Laudato Si’ [LS], 128). Infatti, “siamo chiamati al lavoro fin dalla nostra creazione” (LS, 128), a “coltivare e custodire” il giardino del mondo (cfr. Gn

bene comune, di un amore civile (cfr. LS, 231). Pertanto, il lavoro non può essere considerato una merce o un mero strumento nella catena di produzione di beni e servizi (Laborem Exercens, 7), ma piuttosto, poiché è la base dello sviluppo, ha la priorità su qualsiasi altro fattore di produzione, compreso il capitale (cfr. Compendio DSC, 276). Da qui l’imperativo etico di “difendere i posti di lavoro” (Evangelii Gaudium [EG], 203), e di crearne dei nuovi in proporzione all’aumento della redditività economica (cfr. EG, 204), oltre a garantire la dignità dell’opera stessa (cfr. EG, 205).

2,15), a collaborare con il Figlio di Dio, attraverso il nostro

Tuttavia, dobbiamo solo dare uno sguardo sincero ai

lavoro, per la redenzione dell’umanità (cfr. Laborem

fatti per vedere che il lavoro, molto spesso, ostacola

Exercens, 27). Come spiega Papa Francesco in Laudato

tristemente la realizzazione umana pur servendo a

Si’ (n.67), “mentre «coltivare» significa arare o lavorare

coltivare e mantenere la creazione di Dio. Una verifica

un terreno, «custodire» vuol dire proteggere, curare,

della realtà sul lavoro, anche nel nostro secolo, mostra

preservare, conservare, vigilare. Ciò implica una relazione

che abbiamo ancora gravi problemi di disoccupazione,

di reciprocità responsabile tra essere umano e natura”,

sfruttamento, tratta, salari ingiusti, ambienti di lavoro

una responsabilità che deriva dal dono di aver ricevuto

malsani, esaurimento di ambienti naturali e progressi

in affidamento la creazione di Dio. Quindi, il modo in cui

tecnologici discutibili. In realtà, non dobbiamo difendere

lavoriamo e il modo in cui trattiamo la creazione (il modo

o creare posti di lavoro che danneggino l’ambiente, la

in cui “la dominiamo”) è inestricabilmente collegato

nostra casa comune, o che distruggano i rapporti sociali

al modo in cui ci relazioniamo con il Creatore e ha un

e fomentino la guerra e non la pace, o non aumentino

effetto, nel bene e nel male, sulla nostra vocazione, sul

la dignità dei lavoratori. Quindi che tipo di lavoro

nostro personale sviluppo umano.

dovremmo difendere, creare e modellare? Questo è un

Il lavoro, oltre ad essere essenziale per la realizzazione

problema complesso che richiede una risposta saggia.

della persona, è anche una chiave per lo sviluppo sociale.

Rispondere a problemi sociali difficili o a ciò che è

San Giovanni Paolo II lo ha espresso meravigliosamente,

noto nella tradizione cattolica come “i segni dei tempi”,

quando ha spiegato che “oggi più che mai lavorare è un

è stato l’obiettivo delle encicliche sociali moderne.

lavorare con gli altri e un lavorare per gli altri: è un fare

La prima fu pubblicata nel 1891 per rispondere ai

qualcosa per qualcuno” (Centesimus Annus, 31), e i frutti

problemi dell’industrializzazione e dello sfruttamento

del lavoro offrono “occasione di scambi, di relazioni e

dei lavoratori. Nel mondo di oggi, rispondere alla

L’ABBRACCIO

3


complessità del problema del “lavoro” richiede un’analisi

quasi tutte le culture (cfr. Moran 2017)1, ma sono anche

approfondita e interdisciplinare.

associate a una comprensione più umana del lavoro.

È possibile affrontare questa complessità attraverso un’analisi basata sull’immagine biblica di conservare e coltivare il giardino. Si offre a noi una triplice immagine di questo giardino: (i) il giardino dell’Eden, dell’intera creazione (cfr. Gn 2, 8-15), da cui siamo stati espulsi perché, come esseri umani, fraintendemmo la nostra missione e fingemmo di occupare il posto di Dio, cosa che stiamo ancora facendo quando non rispettiamo i limiti della Terra; (ii) il giardino di Getsemani (cfr. Lc 39, 46), dove Cristo assunse le conseguenze del nostro peccato e pianse, anticipando la sua passione per la redenzione dell’intera creazione; e (iii) il giardino del Sepolcro (cfr. Gv 20, 1-11), l’immagine di un nuovo cielo e di una nuova terra (cfr. Ap 21, 1) come frutto della risurrezione di Cristo, da dove il Cristo risorto pronuncia il nostro nome, come ha fatto con Maria Maddalena, e ci manda a lavorare, a celebrare e vivere in un modo nuovo.

2. FESTA Cosa induce le persone a cambiare i loro abitudini e comportamenti in modo radicale, indipendentemente dal costo o dalle conseguenze che ciò comporta? La ricerca antropologica ci dice che la motivazione non deriva semplicemente da una logica economica di costi e benefici, e neanche da una logica scientifica di ricerca e conoscenza. Piuttosto, la motivazione per un cambiamento radicale (o una “conversione”) proviene da una combinazione di fonti collegate più al significato della vita e alla celebrazione dei rituali, in particolare di quelli religiosi. I rituali, infatti, hanno avuto un ruolo cruciale nella nostra evoluzione come “esseri sociali”, perché attraverso di essi gli individui nelle comunità umane sono diventati “come uno” per uno scopo comune, e, attraverso la partecipazione ai rituali, sono stati socializzati nel valore del bene comune, della condivisione, della solidarietà. Le

Un altro tentativo di rispondere alla complessità

feste o i rituali religiosi, quindi, favoriscono lo sviluppo

degli attuali problemi di “lavoro” è quello su cui il

integrale: cioè lo sviluppo per tutti gli esseri umani e per

nostro Dicastero ha lavorato con l’Organizzazione

tutte le dimensioni della persona umana (cfr. Populorum

internazionale del lavoro (ILO) negli ultimi anni. Il

Progressio, 14), e promuovono anche l’ecologia integrale:

progetto si chiama “Il Futuro dell’occupazione: Lavoro

cioè l’ecologia sia naturale che sociale (cfr. LS 137 ss).

dopo Laudato Si”, ed è stato avviato nel 2014, dopo

Ci sono molte ragioni per cui i rituali sono così influenti

che molti lavoratori, sindacati, movimenti sociali,

nella nostra comprensione e promozione dello sviluppo.

imprenditori ed esperti abbiano riconosciuto che

Permettetemi di evidenziare i seguenti:

la questione del lavoro aveva bisogno di un nuovo

(i) Primo, i rituali o le feste religiose tendono ad affermare

approccio in virtù delle nuove realtà socioeconomiche e politiche. Il progetto ha cinque linee di investigazione

i valori di gruppo, anche se ciò implica l’abbandono dei benefici individuali. In altre parole, i rituali religiosi

che cercano di rispondere a cinque aree chiavi che

ostacolano la logica dell’egoismo e rafforzano la logica del

influenzano il lavoro e lo sviluppo umano: (i) ecologia e

bene sociale; aiutano coloro che celebrano il passaggio

ambiente, e come lottare per creare posti di lavoro che

dal beneficio “mio” o “nostro” a un approccio inclusivo più

possano “prendersi cura” della nostra casa comune;

ampio. Ciò offre l’opportunità alle persone di entrare nella

(ii) pace e giustizia sociale, e come lottare per creare

logica di una causa comune che trascende gli individui e

posti di lavoro che non causino problemi sociali;

persino l’organizzazione a cui appartengono.

(iii) demografia e migrazione, e come affrontare le questioni sul lavoro considerando l’attuale movimento delle persone e la crescente popolazione mondiale; (iv) robotica, intelligenza artificiale e tecnologia, e in che modo la tecnologia può servire tutta l’umanità e non solo alcuni; e (v) creazione, innovazione e cambiamenti, e in che modo l’impresa può aiutare gli esseri umani a sviluppare la loro vocazione creativa al lavoro.

(ii) In secondo luogo, i rituali aiutano le persone a convertirsi dal vedere il loro comportamento da un punto di vista puramente pragmatico, a uno più olistico. Ad esempio, alcune domande che sentiamo spesso nei media riflettono questo approccio pragmatico preponderante alle questioni socio-ecologiche: è meglio per me o no? Aiuta i nostri interessi nazionali (italiani)? Sta rendendo il nostro Paese “great again”? Come se

A ciò che precede, bisogna aggiungere un punto

ciò che ferisce gli altri fosse meglio per me; o come se i

importante: quello della “festa”, del “banchetto”,

nostri interessi nazionali fossero scollegati dagli interessi

siccome le feste non sono solo legate al lavoro in

degli altri Paesi; o come se rendere un Paese più grande

4

L’ABBRACCIO


fosse accettabile ad ogni costo, soprattutto al costo di

nostra chiamata a vivere più semplice e in comunione,

danneggiare la nostra terra comune. In questo senso, le

in solidarietà, cioè a condividere (spezzare) il pane con

feste o i rituali hanno il potenziale di toccare emozioni

gli altri. Il frutto del lavoro delle mani dell’uomo non può

e sentimenti, che sono fondamentali per qualsiasi

essere il beneficio di alcuni a scapito di altri, come sta

cambiamento di comportamento, e per ideare una

accadendo con l’attuale modello di sviluppo. Nelle parole

comprensione diversa di ciò che dobbiamo fare, cioè

di Benedetto XVI, il pane dell’Eucaristia ci forma insieme

che tipo di lavoro dovremmo promuovere e difendere. Il

come comunità, permettendoci di “portare Dio all’uomo

lavoro, come abbiamo spiegato prima, non riguarda solo

e al mondo” (Benedetto XVI, Corpus Christi, 2011). D’altra

il “fare”, ma riguarda anche chi siamo come individui e

parte, il vino/sangue è anche un’espressione di gioia

come membri di una comunità.

e di dolore. Gioia di festa - noi beviamo vino quando

(iii) In terzo luogo, i rituali operano anche in un ordine

celebriamo (cfr. Gv 2, 1-12), e dolore dello spargimento

superiore dei significati che non sono necessariamente

di sangue, del sacrificio. Il lavoro richiede sacrificio, ma

basati sul ragionamento discorsivo. In alcune feste o

anche celebrazione. Il sacrificio, almeno in termini cristiani,

rituali, le persone condividono “storie” con le quali si

significa che lavoriamo per gli altri; la celebrazione

ricollegano allo scopo e alla passione del loro lavoro. Il

significa che condividiamo il frutto del nostro lavoro

lavoro, in questo senso, diventa qualcosa di più legato

con altri, mentre ci aiutiamo l’un l’altro a trovare il senso

alla loro vocazione e alla loro creatività. E questo non è

della nostra esistenza comune, della nostra origine e del

solo modellato da “storie”, ma anche da simboli come

nostro destino comune (cfr. LS 159, 202). Ecco perché

il pane e il vino nell’Eucaristia. Il pane e il vino sono il

Papa Francesco sottolinea il contributo che la spiritualità

frutto sia della terra/vite che del lavoro delle mani

cristiana offre per cambiare il mondo e lasciare questa

dell’uomo, quindi un’espressione di ecologia integrale,

terra in qualche modo migliore di come l’abbiamo trovata.

di come una dimensione chiave dell’umanità come il

Le feste cristiane, specialmente i sacramenti, basati sulla

lavoro è anche parte della natura, e diventano lo stesso corpo e sangue di Cristo risorto. Il pane simboleggia la semplicità della vita e ci ricorda la

nostra fede in un Dio Trinitario, possono ispirare questo cambiamento, questa conversione (cfr. LS, 15). In effetti, la nostra spiritualità basata sulla festa può proporre

L’ABBRACCIO

5


“un modo alternativo di intendere la qualità della vita…

inclusa) e riduce rapidamente tutto in spazzatura (cfr. LS

capace di gioire profondamente senza essere ossessionati

22), facilita la gratificazione istantanea egocentrica (cfr.

dal consumo”, che quindi “incoraggia uno stile di vita

LS, 162), corrodendo i fondamenti della vita sociale e

profetico e contemplativo” (LS, 222). In questo modo,

naturale (cfr. LS, 20-22; 146; 229).

la spiritualità cristiana e le sue feste accendono l’amore personale e sociale (cfr. LS, 231), perché favoriscono “sobrietà e umiltà” a livello personale (LS, 224), mentre aumentano la “ capacità di vivere insieme e di comunione” (LS, 228). In altre parole, la spiritualità cristiana e le sue feste, da un lato, ci invitano a praticare “la piccola via dell’amore”, emulando la spiritualità di Santa Teresa di Lisieux. Ciò significa l’amore nelle relazioni individuali espresse in “qualsiasi piccolo gesto che semini pace e amicizia”, contrastando così “la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo” (LS, 230). D’altra parte, la spiritualità cristiana e le sue feste ci invitano anche a diffondere l’amore “civico e politico”, cercando “di costruire un mondo migliore”, migliorando le “macrorelazioni”, cioè “sociali, economiche e politiche”, per il bene comune e una “cultura della cura” che può permeare tutta la società (LS, 231). Le feste, infatti, possono aiutarci ad amare di più e a capire più profondamente cosa significa essere umani. (iv) In quarto luogo, la spiritualità derivante dalle feste cristiane può aiutarci a indirizzare l’armonia tra lavoro e riposo e ad approfondire il significato di entrambi. Le feste come i sacramenti ci ricordano l’importanza di “rendersi presenti serenamente davanti ad ogni realtà, per quanto piccola possa essere” (LS, 222), “senza stare a pensare a ciò che viene dopo”, accettando “ogni momento come un dono di Dio da vivere in pienezza” (LS, 226). Quando una festa è buona, nessuno la vuole lasciare. Questa è una buona base per superare quell’ansia malsana che ci rende consumatori superficiali, aggressivi e compulsivi “(LS, 226).

Quando proviamo a misurare il tempo solo come valore in termini di uso efficace e produttività misurabile, noi

stiamo

consapevolmente

o

inconsciamente

sopravvalutando l’individualismo (interessi individuali o di gruppo) sul bene comune e mettendo velocità e

competitività

su

altre

qualità

come

comunità,

dipendenza, lentezza e vulnerabilità. La fede e le feste cristiane possono aiutare a invertire questa mentalità e incomprensione a breve termine, fondamentale per una buona creazione di ricchezza. In breve, le feste cristiane e i Sacramenti in generale, ma in particolare l’Eucaristia domenicale, incorporano il valore del rilassamento e della festa e del “riposo contemplativo”, che non sono né improduttivi né inutili. Al contrario, ci aiutano a scoprire il significato del lavoro, fornendogli una dimensione di ricettività e gratuità, “che è diversa dall’inattività” (LS, 237). Il valore del riposo contemplativo che si trova nella celebrazione dei sacramenti “apre gli occhi sul quadro più ampio e ci dà una rinnovata sensibilità per i diritti degli altri”, mentre ““ci incoraggia a fare nostra la cura della natura e dei poveri” (LS, 237). Questo valore della festa domenicale o del Sabbath è, quindi, non solo importante per le persone religiose. Influisce sul modo in cui comprendiamo le nostre relazioni reciproche e con la natura, influenzando quindi la nostra comprensione del lavoro e dello sviluppo nella società più grande. Infine, la domenica (Sabbath) viene considerata come fonte per lo sviluppo umano reale. 3. SVILUPPO UMANO INTEGRALE Rivisitare il potenziale delle nostre feste cristiane

Oltre a raddrizzare l’effetto del “consumismo” (LS, 203),

non solo ci aiuterà a capire meglio il significato del

le feste cristiane possono anche aiutarci a correggere

lavoro e a difendere e promuovere il lavoro inclusivo

gli effetti della “rapidizzazione”, un “ritmo intensificato

e sostenibile, ma ci aiuterà anche a rivisitare l’intera

di vita e lavoro” che ostacola lo sviluppo (LS, 18) ed è

nozione di sviluppo umano, normalmente limitato alla

interessando tutti i lavoratori d’oggi. In effetti, la mentalità

crescita economica. Questa comprensione limitata della

a breve termine, sostenuta dalla “rapidizzazione”, non

crescita ha guidato il sistema economico moderno verso

ha riguardato solo le attività finanziarie, ma anche la

un percorso pericoloso, che ha valutato i progressi in

maggior parte di ciò che facciamo ogni giorno! Questa

termini di capacità di sfruttare e utilizzare risorse naturali

mentalità a breve termine ha anche fomentato una

e capitale umano, e si è concentrato sull’aumento della

cultura usa e getta, in cui abbiamo bisogno di produrre

produzione separato dalle preoccupazioni delle persone

velocemente,

scartare

e del pianeta. Ciò ha avuto devastanti conseguenze

velocemente, e su larga scala. Ciò riguarda coloro che

ambientali e sociali. Viceversa, se interiorizziamo ciò che

non sono veloci, quelli che ne hanno bisogno (la terra

celebriamo nelle nostre feste cristiane, ciò significa che

6

L’ABBRACCIO

consumare

velocemente

e


abbiamo un’origine comune, una casa comune condivisa

ricchi, ma come una vita più degna e rispettosa della

e un destino comune (cfr. LS, 202), quindi la nostra

persona umana . Tuttavia, per realizzare un tale sviluppo,

dignità individuale non può essere curata e sviluppata

non possiamo semplicemente fare affidamento sulla

senza curare e sviluppare la terra, i suoi beni e il nostro

nostra capacità di ragionare. Dobbiamo anche contare

futuro, che sono tutti interconnessi.

sulla nostra capacità di celebrare.

La Laudato Si’ (43) afferma che la nostra dignità umana si sviluppa attraverso “tre relazioni fondamentali e strettamente intrecciate: con Dio, con il nostro prossimo e con la terra stessa”. Primo, ogni persona umana è in una relazione con Dio, l’autore della nostra dignità; secondo, con altre persone, come sorelle e fratelli; e, infine, con il giardino, il mondo o la terra, la nostra casa comune.

BIBLIOGRAFIA BENEDETTO XVI, Omelia della Santa Messa nella Solennità del Corpus Domini, Basilica di San Giovanni in Laterano, Roma, giovedì 23 giugno 2011. DICASTERY

FOR

PROMOTING

INTEGRAL

HUMAN

DEVELOPMENT, Note of the Holy See regarding the 2030

Sto includendo le tre immagini del giardino, il giardino

Agenda

dell’Eden, del Getsemani e del Sepolcro, perché sono il

Vaticana, Città del Vaticano, 2017, 173 p.

mondo reale che Dio ci ha affidato: tutta la creazione,

FRANCESCO, Esortazione apostolica Evangelii gaudium ai

comprese le difficoltà del mondo e del lavoro, frutto del

vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate

nostro peccato, ma anche la creazione di Dio redenta

e ai fedeli laici sull’ annuncio del vangelo nel mondo attuale,

da Cristo. Condividiamo la vocazione di costruire ora, ai

Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2013, 134 p.

nostri tempi, i Nuovi Cieli e la Nuova Terra. Migliorando

-------------------, Lettera enciclica Laudato si’. Sulla cura della

tutte le nostre relazioni interconnesse, saremo meglio

casa comune, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano,

equipaggiati per rispondere a tale chiamata e per

2015, 225 p.

promuovere lo sviluppo umano effettivo, lo sviluppo per

GIOVANNI PAOLO II, Discorso alla Terrza Conferenza Generale

tutte le persone (non solo per pochi), per l’intera persona

dell’Episcopato Latino-Americano, Puebla (28 gennaio 1979),

umana (non solo per il suo / la sua dimensione materiale),

for

sustainable

development,

Libreria

Editrice

I/8, in AAS 71 (1979) 194-195.

e per la casa comune. Come dice Paolo VI, “lo sviluppo

-----------------------------, Laborem exercens (14 Septembre

non si riduce a una semplice crescita economica. Per

1981), in AAS 73 (1981) 577-647.

essere autentico, deve esser integrale, cioè promuovere

-----------------------------, Sollicitudo rei socialis (30 Décembre

ogni uomo e tutto l’uomo” . Lo sviluppo integrale e

1987), in AAS 80 (1988) 513-586.

solidale per l’umanità è “la promozione di ogni uomo e

-----------------------------, Centesimus annus (1er Mai 1991), in

di tutto l’uomo” . Un approccio olistico dello sviluppo

AAS 83 (1991) 793-867.

della persona umana copre tutti gli aspetti della vita, il

----------------------------, Messaggio per la Giornata Mondiale

sociale, l’economico, il politico, lo spirituale, il culturale e

della Pace 2000, 13-14, in AAS 92 (2000) 365-366.

il personale, e si stende ad ogni persona . Tale compito

MORAN, E.F., People and Nature. An Introduction to Human

richiede una concezione dell’economia che garantisca, a

Ecology Relations, Manchester and Oxford, Willey-Blackwell,

livello internazionale, l’equa distribuzione delle risorse e

2nd ed., 2017.

risponda alla coscienza dell’interdipendenza economica,

PAOLOVI, Lettera enciclica Populorum progressio, in AAS 59

politica e culturale che unisce ormai definitivamente i

(1967) 257-299.

2

3

4

popoli tra loro e li fa sentire legati ad un unico destino . Lo sviluppo si intende pure non solo come un elevamento di tutti i popoli al livello di cui godono oggi i Paesi i più

PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2013, 519 p.

1

MORAN, E.F., People and Nature. An Introduction to Human Ecology Relations, Manchester and Oxford, Willey-Blackwell, 2nd ed., 2017.

2

PAOLO VI, Lettera enciclica Populorum progressio, n. 14: AAS 59 (1967), p. 264 e DICASTERY FOR PROMOTING INTEGRAL HUMAN DEVELOPMENT, Note of the Holy See regarding the 2030 Agenda for sustainable development, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2017, 173, p. 33.

3

Cfr. PAOLO VI, Lettera enciclica Populorum progressio, n. 14, Op. cit., p. 264.

4

Cfr. DICASTERY FOR PROMOTING INTEGRAL HUMAN DEVELOPMENT, Op. cit., p. 33.

L’ABBRACCIO

7


La percezione dell’alterità di Francesco Surdich, storico, docente di Storia e Filosofia UNIGE, Presidente di Unite - Università della Terza Età - di Genova

N

ell’Europa occidentale nei confronti delle

Lévi Strauss, è quasi sempre attraverso il modo

diverse alterità culturali con le quali questo

della violenza che è avvenuto l’incontro con l’uomo

mondo venne in contatto hanno operato per

primitivo”, le società diverse dalla nostra diventarono

secoli categorie concettuali aprioristiche del tutto

sistematicamente oggetto di discriminazione ed in

inadatte ad aprirsi alla comprensione e descrizione del

genere venne loro accordato uno “status marginale”.

mondo altro in quanto del tutto omogenee al processo

Questo

di aggregazione che a partire dalla fine del Quattrocento

sistema interpretativo fondato sulle assenze-negazioni,

si

con

simboleggiate da attitudini culturali che agli Europei

l’Europa come centro culturale e di coesione, al punto

sembravano particolarmente emblematiche da questo

da produrre situazioni ed atteggiamenti analoghi e

punto di vista e che portavano a sottolineare soprattutto

speculari da parte delle diverse realtà culturali che con

ciò che esse non erano rispetto a noi, premiando le

essa entrarono in contatto, come ci chiarisce questo

analogie e condannando le diversità. Così, fin dalle

aneddoto riferito da Claude Lévi-Strauss:

prime iniziative espansionistiche europee si andò

“Nelle Grandi Antille – scriveva infatti il più autorevole

definendo un repertorio piuttosto statico e stereotipato

antropologo del Novecento in Razza e storia -, pochi

di definizioni e di immagini sistematicamente ricorrenti

anni dopo la scoperta dell’America mentre gli Spagnoli

anche a distanza di secoli e pure concernenti aree

spedivano commissioni di inchiesta per stabilire se gli

geografiche e culturali lontane e ben diverse fra loro, in

indigeni fossero o no dotati di un’anima, questi ultimi

conseguenza di un approccio strumentale alle culture

si preoccupavano di immergere i prigionieri bianchi

“altre”, fortemente negativo e/o riduttivo.

venne

determinando

su

scala

planetaria

sott’acqua per verificare, con una sorveglianza prolungata, se il loro cadavere fosse o meno soggetto a putrefazioni”. Poiché, come osservava Pierre Clastres, allievo di

8

L’ABBRACCIO

rappresentava

il

frutto

di

un

collaudato

Viaggiatori, missionari, funzionari coloniali, avventurieri, ma anche studiosi e scienziati di tutte le epoche e delle più diverse nazionalità, ci hanno trasmesso infatti,


riguardo le popolazioni europee, una lunga serie di

dell’Ottocento alle sempre più raffinate e mistificanti

pregiudizi, incomprensioni e condanne a proposito

forme di omologazione ed appropriazione del “diverso”,

di consuetudini, riti, modi di vita, rapporti familiari

fondate, attraverso il ricatto economico, sulla persuasione

e sociali, ecc., di cui ci offre un eloquente esempio

propagandistica e sul recupero consumistico, finalizzati

fra i tantissimi dello stesso genere che potremmo

alla creazione ed al funzionamento di un mercato

citare, quello che scriveva nel 1866, a proposito delle

mondiale ed alla divisione internazionale del lavoro,

popolazioni da lui incontrate nella zona delle sorgenti

sul

del Nilo, l’esploratore inglese Samuel Baker:

dell’assimilazione e dell’integrazione ad ogni costo.

“La natura umana, vista nel suo stato primitivo tra i selvaggi di questo continente, non si eleva al di sopra del livello del bruto e non può essere paragonata alla nobiltà del cane; questi negri non hanno la nozione della riconoscenza, della pietà, dell’amore, del sacrificio; non hanno nessun concetto del dovere e della religione; l’avarizia, l’ingratitudine,

conformismo

dei

comportamenti,

sulla

logica

Perché questo atteggiamento si possa rovesciare dovrà svilupparsi un processo storico-culturale del rapporto con l’alterità, il solo capace di produrre quella sorta di partecipazione creativa e di adesione al mondo in grado di consentire un più corretto rapporto con esso in un’età come la nostra che soltanto sulla partecipazione

l’egoismo e la crudeltà sono le qualità che li caratterizzano.

e comprensione tra i popoli può gettare le basi di una

Sono tutti ladri, pigri, invidiosi e pronti a saccheggiare i loro

nuova antropologia, di un nuovo modo di rapportarsi

vicini più deboli od a farli schiavi”.

tra le società. Altrimenti continueranno ad essere

In questo modo vennero favorite la nascita e la diffusione

sempre valide le considerazioni trasmesseci da Manuel

di una tipologia descrittiva pseudoscientifica, elaborata in

Scorza in una breve nota introduttiva, dal significativo

funzione esclusiva del potere economico e politico e di un

titolo Il volto dei senza volto, al catalogo di una mostra

presunto diritto morale e giuridico di occupare i territori

di immagini fotografiche sull’America Latina, svoltasi a

degli indigeni e di disporre della loro vita e dei loro beni

Genova nel febbraio-marzo 1984, nella quale lo scrittore

in nome di astratte concezioni di civiltà e di progresso

peruviano faceva notare che:

col loro corredo di regole e di comportamenti cultuali e

“Fra realtà e fantasia, fra Europa e America, si sono

religiosi considerati in maniera automatica come unico ed

interposti, fino a poco tempo fa, i sogni, gli incubi, le

indiscutibile punto di riferimento:

speranze, le disillusioni, le utopie dell’Europa (…): Ma

“La società colonizzata – ci ha fatto rilevare a questo

fino a molto poco tempo fa l’Europa non ci vide. Ci

proposito Frantz Fanon ne I dannati della terra - non è

guardò ma non ci vide. Come poteva vederci se noi

solo descritta come una società priva di valori. Non basta

stessi non riuscivamo a guardarci perché ci vedevamo

al colono affermare che i valori hanno abbandonato, o

gli occhi dei nostri colonizzatori”.

meglio non hanno mai abitato, il mondo colonizzato.

Il fatto è che in ogni epoca – come osservava Carlo

L’indigeno lo si dichiara impermeabile all’etica, assenza di

Samonà a proposito della conquista del Nuovo Mondo

valori, ma anche negazione di valori (…). In questo senso,

– la scoperta e la conquista sono apparse “come una

è il male assoluto. Elemento corrosivo, che distrugge tutto

troppo rapida deflorazione dell’ignoto” in quanto “il

ciò che l’avvicina, elemento deformante, che travisa tutto

violatore ha avuto fretta di penetrare il suo nemico”,

ciò che l’avvicina, che travisa tutto quello che si riferisce

che “materialmente vinto e talora ridotto a passività, ha

all’estetica, depositario di forze malefiche, strumento

di fatto negato la sua più intima essenza”.

inconscio e irrecuperabile di forze cieche”.

Ma, proprio perché, come ci fa notare Serge Latouche

L’espansione europea, invece di creare un’occasione ed

in un suo saggio sul significato, la portata e i limiti

una possibilità di incontro e conoscenza, servì di fatto

dell’uniformazione planetaria, non c’è più “speranza di

a determinare una più o meno dissimulata gerarchia

fondare alcunché di durevole sulla truffa di una pseudo-

di culture e civiltà, che contribuì ad individuare ed a

universalità

definire un ordine evolutivo che andava dalla natura

dalla negazione dell’Altro”, varrebbe invece “la pena

alla civiltà ed alla modernità inteso come sviluppo dalla

di fare la scommessa che ci sia uno spazio comune

semplicità primordiale alla complessità. In questo modo

di coesistenza fraterna da scoprire e da costruire”,

l’espulsione del “selvaggio” dal consesso degli uomini

fondato “su un consenso veramente universale” e su

“civili” andò facendosi, di secolo in secolo, sempre

“un dialogo autentico tra le cultura”, punto di partenza

più sottile, passando dalle elaborazioni degli etnologi

per la “creazione di un’umanità pluralista”.

imposta

dalla

violenza

e

perpetuata

L’ABBRACCIO

9


Le tre famiglie dei migranti: quando la politica ostacola la normalità di Maurizio Ambrosini, scrittore, docente Università di Milano, responsabile scientifico del Centro Studi Medì e direttore ella rivista internazionale “Mondi Migranti”

L’

immigrazione in Italia, come è già avvenuto

ritorni, più o meno frequenti, in occasione delle vacanze.

negli altri paesi sviluppati, sta assumendo

Emergono qui fenomeni come quello della maternità a

sempre più un profilo familiare. Anche nel

distanza, ossia le modalità con cui le madri cercano di

2018, come negli anni precedenti, la maggioranza dei

mantenere viva la propria presenza presso i figli lasciati

nuovi permessi di soggiorno rilasciati a cittadini di

in patria, e insieme della sofferenza emotiva che da

paesi extra-UE (il 52,4%), sono stati concessi per motivi

entrambe le parti s’infiltra nella relazione. Una rilevanza

familiari.

corrispondente assume il cosiddetto triangolo della

La maggior parte degli immigrati anche in Italia vive ormai qui con la propria famiglia, e anche nei nuovi ingressi le ragioni familiari prevalgono sull’asilo, persino negli scorsi anni segnati dagli ingressi di richiedenti asilo arrivati dal mare. Questo fatto ha importanti conseguenze. Quando i migranti s’insediano stabilmente, s’infrange il sogno delle società riceventi di approvvigionarsi di manodopera senza pagare costi sociali .

cura, ossia il fatto che l’accudimento dei figli coinvolge figure terze, normalmente le nonne materne, chiamate a surrogare le madri e ad aiutarle a mantenere una presenza affettiva accanto ai figli. Infine arriva il momento del ricongiungimento e della ricomposizione del nucleo, o mediante il ritorno in patria o come accade più spesso oggi, con il trasferimento dei familiari nella società ricevente, se appena il (o la) primomigrante riesce a conseguire un accettabile livello di integrazione a livello economico e abitativo.

La traiettoria dal lavoratore migrante solo alla famiglia

Ma il ricongiungimento, anziché rappresentare il lieto

immigrata è però tutt’altro che lineare. La vita familiare

fine di una storia di sofferenza e di perseveranza, è

dei migranti si presenta come un percorso complesso

spesso un nuovo inizio, con tutte le incognite e i rischi

e accidentato, fatto di separazioni e di ritrovamenti, di

che ne derivano. Incide in proposito anche il fatto che i

nostalgie e di legami, di ostacoli imprevisti, di ritorni

ricongiungimenti sono percorsi complicati, avvengono

indietro, di nuove partenze. A volte le famiglie sono già

spesso a tappe, non di rado rimangono parziali. I

spezzate prima della partenza, altre volte si sfaldano,

tempi sono comunque lunghi, richiedono in genere

o si formano nuove unioni, in altri casi recuperano i

diversi anni. Come si può intuire, nel rapporto con i

rapporti e riescono a riassestarsi nel nuovo contesto di

figli queste lunghe parentesi di genitorialità a distanza

vita. Il ricongiungimento è lo sbocco di molti percorsi,

pesano parecchio sulla possibilità di ricostruire rapporti

ma pure un processo irto di ostacoli giuridici, economici

di confidenza e intimità. È la dinamica che può essere

e psicologici. Nei casi più diffusi, la migrazione familiare

descritta nei termini delle «tre famiglie» dell’immigrato:

è un processo a più stadi: la famiglia che vive insieme

la famiglia che si ricompone nel paese di destinazione,

al paese di origine deve affrontare la prova di una

infatti, non solo è diversa dalla seconda, quella che

separazione, allorquando parte colui (o colei) che ha

viveva nella nostalgia nel tempo della separazione

maggiori possibilità di oltrepassare i confini e trovare un

forzata, ma anche dalla prima, quella che si era formata

lavoro. Poi viene il tempo della lontananza e dei legami

nel paese di origine. Nel frattempo tutti i protagonisti

affettivi a distanza, rinsaldati ma anche deformati dai

sono cambiati: non solo i figli che sono cresciuti,

10

L’ABBRACCIO


ma anche i coniugi, che hanno dovuto condurre per

gli stranieri provenienti da paesi poveri la possibilità

anni una vita indipendente, assumere nuovi compiti,

di beneficiare del diritto alla vita familiare: vincoli di

sviluppare competenze che non avevano.

anzianità di residenza, di reddito, di requisiti abitativi,

Oggi però anche le famiglie immigrate, per un certo

di età per i figli, di grado di parentela per altri congiunti.

periodo abbastanza accettate, si vengono a trovare

L’immigrazione familiare è dunque coinvolta nell’irri-

in una posizione centrale del dibattito europeo su

gidimento della regolazione politica dell’immigrazione.

immigrazione,

multiculturalismo,

Appare in alcuni paesi come il luogo per eccellenza

sottoposte come sono a tensioni sempre più forti: il

della formazione di «vite parallele», ossia di comunità

rispetto dei diritti umani nel quadro delle legislazioni

impermeabili al contatto con la società ricevente

nazionali obbliga i governi democratici all’apertura nei

e chiuse nella riproduzione della propria diversità

confronti dell’arrivo dei familiari, mentre la paura di

culturale. Africani e mussulmani sono al centro delle

sopportare costi sociali aggiuntivi induce a introdurre,

polemiche. Le famiglie immigrate da certe aree del

e non di rado ad aggravare, vari vincoli che limitano per

mondo sono sospettate di essere l’ambito in cui,

integrazione

e

L’ABBRACCIO

11


al riparo delle mura domestiche, si riproducono

esercitata su di loro da padri e mariti. La stessa

l’oppressione patriarcale e le disuguaglianze di genere.

protezione loro accordata ha come contrappeso una

Sono temute come potenziali agenzie di introduzione

visione vittimistica e passivizzante della mobilità

di

la

migratoria al femminile. A loro volta, gli uomini sono

poligamia. Sono sotto osservazione per il timore che

sì investiti di un protagonismo, ma declinato in termini

alimenti pratiche illiberali e lesive della dignità umana,

oppressivi e patriarcali.

costumi

culturalmente

stigmatizzati,

come

dai matrimoni combinati alle mutilazioni genitali femminili.

Il paradosso è che certe tematiche femministe vengono oggi riprese in chiave anti-immigrati, ottenendo un

Si nota dunque una sorta di doppiopesismo in fatto

consenso trasversale a volte insospettabile. Si sostiene

di famiglia: malgrado molti governi e forze politiche

di voler difendere le donne, ma in realtà si imprigionano

proclamino ad alta voce il valore della famiglia, quando

gli immigrati, specie se provenienti da alcune aree del

si tratta di famiglie immigrate la loro voce si affievolisce

mondo, entro stereotipi preconfezionati: le donne come

o cambia di tono. Alle famiglie immigrate non viene

vittime, gli uomini come oppressori retrogradi.

riconosciuto il valore sociale attribuito alle famiglie native. Anzi, le famiglie immigrate possono essere temute e attaccate come protagoniste della cosiddetta “sostituzione etnica” della popolazione autoctona.

Il futuro della coesione sociale di un’Italia ormai multietnica

non

potrà

che

passare

attraverso

il

riconoscimento del ruolo delle famiglie immigrate come fattore di “normalizzazione” dell’immigrazione, di

Riaffiora qui, tra l’altro, una visione delle donne migranti

sviluppo delle relazioni interpersonali e con le istituzioni

come soggetti passivi delle migrazioni, e spesso come

pubbliche, di promozione della crescita di nuove

vittime: anche le campagne politiche contro il velo sono

generazioni ben inserite nei contesti di vita, istruzione,

state giustificate, con implicito paternalismo, come

lavoro. Abbiamo bisogno di politiche che promuovano

battaglie in difesa delle donne contro l’oppressione

la normalità, non l’emergenza permanente.

12

L’ABBRACCIO


Politiche internazionali sulla gestione del fenomeno delle “immigrazioni” di Marina Pupella, giornalista di Avvenire

«

Trasformare internazionale

il

modo risponde

in

cui

alle

la

comunità che

internazionale nel suo insieme verso una cooperazione

vedono coinvolti i rifugiati». La dichiarazione di

rafforzata e la solidarietà con i rifugiati e i paesi ospitanti

Filippo Grandi, Alto commissario delle Nazioni Unite per

interessati», che può considerarsi un equivalente del

i rifugiati (Unhcr) al primo Forum globale sui rifugiati

Global Compact for Migrations, che ha avuto il sostegno

tenutosi lo scorso dicembre a Ginevra, offre interessanti

di una larga maggioranza di paesi, ma non del governo

spunti di riflessione ma anche un’opportunità per

italiano. I flussi migratori continuano a spaventare o

dare una soluzione al fenomeno dell’immigrazione,

forse non sarebbe azzardato dire offrono il fianco alla

che vede ancora oggi grande disomogeneità di

propaganda di buona parte della compagine politica

intenti fra i Paesi occidentali. La cittadina svizzera

nazionale e in alcuni casi anche di quella internazionale,

ha riunito per tre giorni 750 delegazioni fra rifugiati,

incline a non far alcuna differenza fra migranti e rifugiati

capi di Stato e di governo, leader delle Nazioni Unite,

rispolverando così le antiche paure verso “l’altro”:

istituzioni internazionali, organizzazioni per lo sviluppo,

il “diverso”. Vale la pena ricordare a questo proposito

rappresentanti

società

le parole del sociologo Maurizio Ambrosini, in merito

civile. Agire collettivamente per migliorare inclusione,

alla drammatica vicenda della ‘Sea Watch 3’ affidate

istruzione e occupazione di chi cerca asilo è l’ambizioso

alle colonne di “Avvenire” lo scorso mese di luglio: « La

obiettivo assunto dai tremila partecipanti, un primo

tendenza a criminalizzare la solidarietà verso i migranti

passo verso una visione a lungo termine, intesa a non

è in atto in diversi Paesi del mondo, dall’Ungheria di

demandare più e solo alle singole comunità, spesso

Orbán agli Stati Uniti di Trump, ma non è un processo

dimenticate e trascurate, il compito di accogliere chi

incontrastato. La Corte costituzionale francese ha

fugge dagli orrori della guerra. Al Forum sono stati

emesso una sentenza esemplare, stabilendo che il

messi sul piatto impegni finanziari non da poco: oltre

principio di fraternità inscritto tra i valori cardine della

4,7 miliardi di dollari sono stati assicurati dal World

Repubblica, insieme alla libertà e all’uguaglianza,

bank group, con un finanziamento specifico destinato

impedisce di criminalizzare la solidarietà con i migranti.

a rifugiati e comunità di accoglienza e uno separato

Le norme che perseguono chi fornisce aiuto agli stranieri,

per sostenere il settore privato e la creazione di posti

ancorché privi di regolari permessi, sono state dichiarate

di lavoro. Un miliardo di dollari è stato annunciato dalla

incostituzionali. Così il Global Compact for Migration,

Banca interamericana di sviluppo. Altro non trascurabile

pur riconoscendo la sovranità degli Stati in materia di

proposito è l’implementazione del Global Compact

accessi al territorio, stabilisce il dovere di salvare le vite

on Refugees, la risoluzione dettante le linee guida

in pericolo e di concedere ai migranti l’accesso ai servizi

sulla gestione dei rifugiati nei paesi dove sono accolti,

essenziali. Le persone che arrivano dal mare in cerca di

approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite

asilo- prosegue Ambrosini - sono solo una componente

il 18 dicembre 2018, con 181 voti a favore, compreso

minoritaria della popolazione immigrata: in tutto, tra

quello dell’Italia. Quasi scontato il voto contrario di

richiedenti e rifugiati riconosciuti, si tratta di 300mila

Stai Uniti e Ungheria. «Un accordo non giuridicamente

persone su 5,5 milioni circa di immigrati regolari, più

vincolante - indica il rapporto dell’Alto Commissario -

una stima di 5-600.000 in condizione irregolare.

dell’imprenditoria

e

situazioni

ma che rappresenta la volontà politica della comunità

della

L’ABBRACCIO

13


Spesso si dimentica che l’unica immigrazione davvero

Somalia (0,9 milioni). Aree del mondo in cui intere

deregolata, del tutto libera, o se si vuole ‘disordinata’, è

popolazioni sono costrette a vivere e subire il dramma

quella che arriva da altri Paesi dell’Unione europea: 1,5

della guerra che, in alcuni casi, come per l’Afghanistan

milioni di persone in Italia, 16,9 milioni nella Ue. Senza

si prolunga da quattro decenni. Da qui l’esortazione

contare la relativa facilità d’ingresso da molti Paesi

della stessa Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati,

dell’Europa orientale candidati all’ingresso nell’Unione

a intensificare il sostegno a favore dei cittadini afghani

ed esentati dall’obbligo del visto per soggiorni turistici

costretti ancora oggi esodi forzati - malgrado le false

di durata inferiore ai tre mesi: dall’Albania all’Ucraina,

partenze di accordi di pace annunciati dalle principali

passando per la Moldova». Mentre preoccupa e non poco,

forze in campo, Taliban e Stati Uniti, ma mai definiti

il numero di persone che non hanno avuto altra scelta

- e delle comunità che li accolgono. L’anabasi afghana

se non quella di abbandonare la propria terra a causa

sta ormai entrando nel suo quinto decennio, sono 4,6

dei conflitti interni. L’ultimo Global trend presentato

milioni su scala globale i cittadini sradicati - dei quali

dall’Unhcr a Roma alla vigilia della Giornata mondiale

come ricordavamo 2,6 milioni registrati come rifugiati

del rifugiato, che si celebra in tutto il mondo, dovrebbe

e altri due milioni rimasti sfollati nel loro del Paese.

suonare come campanellino d’allarme per chi ha il pallino

È la popolazione sotto il mandato dell’Unhcr rimasta

di erigere muri: sono 70,8 milioni le persone fuggite dai

sfollata ed espropriata di tutto per più lungo tempo a

loro Paesi nel 2018, un nuovo record registrato, con un

livello mondiale. La maggior parte, circa il 90 per cento,

aumento di 2,3 milioni rispetto all’anno precedente. Di

continua a trovarsi in Pakistan e in Iran. Secondo l’Agenzia

questi 25,9 milioni hanno lo status di rifugiati, 41,3 milioni

Onu, gli afghani rappresentano il singolo gruppo più

sono sfollati interni, 3,5 milioni sono richiedenti asilo.

esteso di richiedenti asilo arrivati in Europa, in seguito

Complessivamente il 60% di tutti i rifugiati provengono

al netto peggioramento delle condizioni di sicurezza dei

da soli 5 Paesi: Siria (6,7 milioni), Afghanistan (2,7

loro territori, stretti nella morsa di incessanti attacchi

milioni), Sud Sudan (2,3 milioni), Myanmar (1,1 milione),

terroristici di matrice qaedista e jihadista.

14

L’ABBRACCIO


Le politiche migratorie necessarie. Qualche spunto di Andrea T. Torre, Direttore Centro Studi Medì. Migrazioni nel Mediterraneo

D

opo il cambio di Governo avvenuto lo scorso

i temi centrali di necessarie Politiche “razionali” che

settembre, associazioni, attivisti ed esperti

abbiano uno sguardo di più ampio respiro.

del settore hanno iniziato ad incalzare il

nuovo Esecutivo auspicando un cambio di rotta nelle politiche dell’immigrazione. Quel che ha accomunato la maggior parte di questi interventi, però, è il concentrarsi principalmente sul tema dei “migranti”, identificati -

Le tematiche legate ai temi emergenziali (sarebbe meglio dire pseudo emergenziali visto che non vi è alcuna emergenza immigrazione) mantengono da troppo tempo il centro della discussione a

per trionfante senso comune - con coloro che arrivano

prescindere dal piano della realtà. Secondo questa

dagli sbarchi attraverso il Mediterraneo, come la

narrazione non ha alcuna rilevanza il fatto che il

priorità nell’agenda delle politiche migratorie auspicate.

numero di persone arrivate dal Nord Africa si sia

Nonostante

Sicurezza,

ormai molto ridotto (poco più di 11.000 nel 2019),

principale oggetto delle motivate istanze di revisione o

ciò che importa pare essere solo la narrazione

cancellazione, sono rimasti in vigore. Queste richieste

della

sono indubbiamente giuste ma toccano solo parzialmente

considerazioni che si devono fare sono le seguenti:

ciò

ancora

oggi

i

Decreti

potenziale

invasione.

In

questo

senso

L’ABBRACCIO

le

15


Non c’è mai stata alcuna invasione, bensì un aumento

Guardando alla realtà dei dati, l’immigrazione in

sensibile di arrivi via mare tra il 2014 e il 2017 dovuto in

Italia negli ultimi cinque anni è solo moderatamente

gran parte alla dissoluzione dell’apparato statale libico.

cresciuta, nonostante lo spauracchio degli sbarchi.

Nessun “mutamento epocale” quindi, ma una situazione

Il periodo in cui è aumentata prepotentemente è

geo-politica non adeguatamente gestita.

stato il decennio 2001-2011 (+ 203%) mentre dal 2011

Il calo degli arrivi dalla Libia parte dal luglio 2017 ed è, da allora, sempre stato costante; ciò è dovuto

ad oggi l’incremento è stato molto più contenuto (+19,7%).

soprattutto ad una drastica riduzione di arrivi dal Niger.

Tornando al tema delle Politiche Migratorie, spesso

Lo scorso anno la maggior parte delle persone

si paventano misure lassiste o permissive mentre,

sbarcate sono state di nazionalità tunisina, cosa

semmai,

che dovrebbe decisamente convincere l’UE ad uno

di ingressi molto rigide. Nel caso degli ingressi

sforzo a sostegno dell’unico paese del nord Africa

per motivi di lavoro - che sono il cardine della

che ha avuto una transizione democratica ma che ha

legislazione basata sul Testo Unico 286/98 - il dato

un’economia molto fragile.

è palese. Giova sempre ricordare che gli ingressi per

16

L’ABBRACCIO

l’Italia

ha

avuto

da

sempre

politiche


motivi di lavoro sono attivati da un datore di lavoro

2. Riprendere il tema del diritto di voto amministrativo.

che assume un lavoratore straniero e che, per questo

Può sembrare quasi una provocazione in questa

motivo, ne richiede l’ingresso in Italia. Questo avviene

temperie politica, invece dovrebbe essere una delle

attraverso quote annuali che il governo stabilisce

prime misure da adottare per favorire un processo

con un decreto flussi ad inizio anno. Orbene, questo

di cittadinanza pienamente acquisita anche per

decreto flussi dal 2013 prevede possibilità di ingresso

coloro che non desiderano diventare italiani. Non

annue per poco più di 30.000 persone, di cui una

si capisce perchè ancora oggi i cittadini stranieri

parte consistente (negli ultimi anni quasi il 60%) per

residenti nelle città italiane da decenni non possano

lavoro stagionale. Ricordo che nel solo 2007 erano

eleggere il loro Sindaco mentre, in nome dello

stati rilasciati 220.000 visti di ingresso per queste

jus sanguinis, sia consentita la facoltà di eleggere

ragioni. Le quote di ingresso sono poi ulteriormente

deputati a cittadini italiani che mai sono stati

suddivise tra paesi di origine per cui le possibilità di

nel nostro paese (che in molti casi acquisiscono,

ingresso regolare per lavoro sono davvero residuali.

legittimamente, la cittadinanza italiana per avere un

C’è poi un’ulteriore considerazione da fare, basata

passaporto che consente loro di muoversi nel mondo

sull’esperienza di questi meccanismi: le persone

più agevolmente). Il voto amministrativo risponde ad

per cui si chiede ufficialmente un visto di ingresso

uno dei principi liberali classici, “no taxation without

sono da sempre in gran parte già presenti in Italia,

representation” e non necessariamente - come alcuni

overstayers, cioè persone entrate con il visto turistico

studi lasciano pensare - il voto dei cittadini stranieri

e rimaste oltre la scadenza dello stesso. Le quote di

è da dare per acquisito verso un unico schieramento

ingresso annue, quindi, quando erano numericamente

politico ma sarebbe, al contrario, assai più variegato.

consistenti, svolgevano la funzione di “sanatoria mascherata” consentendo la riduzione degli irregolari presenti, che non casualmente negli ultimi anni sono invece aumentati.

3. Oltre a questi aspetti normativi è fondamentale la revisione dell’apparato dello Stato che si occupa della tematica. Appare quanto mai necessaria la creazione - seppur tardiva - di competenze specifiche nella

L’aumento del numero degli ingressi consentiti per

Pubblica Amministrazione che svincolino la gestione

motivi di lavoro è il primo punto che si potrebbe

dell’Immigrazione “ordinaria” dal Ministero degli

rapidamente

attuare,

poichè

Interni se non per i necessari passaggi alla sicurezza

richiederebbe

soltanto

l’adeguamento

normativamente numerico

e all’ordine pubblico. Ci si domanda perchè, ancora

nell’annuale Decreto Flussi; ciò avrebbe invece

oggi, chi deve rinnovare un permesso di soggiorno

l’effetto di non costringere persone che desiderano

lo debba fare andando in Questura e non possa,

venire in Italia (o che vi sono da tempo) ad

invece, espletare queste pratiche negli uffici del

inserirsi artatamente nel canale della Protezione

Comune di residenza. La necessità di formare una

Internazionale. Detto che questo provvedimento

nuova generazione di funzionari pubblici competenti

consentirebbe di rimettere in moto un meccanismo

è stata ampiamente evidenziata anche dalle gestioni

inceppato da tempo, ci sono poi altre politiche

delle “emergenze” recenti che hanno messo in luce la

necessarie per dare un maggior respiro all’intera

carenza di formazione specifica in materia.

tematica. Vediamone alcune:

Ovviamente

questi

sono

solo

alcuni

spunti

e

1. Rivedere il Testo Unico del 1998 che, avendo oltre

riguardano temi specifici della presenza straniera nel

vent’anni, risente dello scenario in cui è stato

nostro paese; una gran parte di politiche pubbliche

generato. Allora risiedevano in Italia un milione di

“indistinte” ormai norma la loro presenza che come

cittadini stranieri mentre ora sono otre 5 milioni

abbiamo visto è davvero molto rilevante. I punti che

e 200 mila; di questi, un milione sono nati in

ho provato ad evidenziare, però, sono aspetti poco

Italia (cioè non migranti) e un altro milione, nel

presenti nel dibattito pubblico, che è monopolizzato

frattempo, sono diventati cittadini italiani dopo

dai temi degli sbarchi e della riforma del regolamento

aver acquisito la cittadinanza “elettiva” in quanto

di Dublino; temi cogenti ma, come ho provato ad

residenti continuativi da oltre 10 anni; si tratta,

argomentare, più centrali nella logica della polemica

cioè, di uno scenario completamente mutato che

politica contingente piuttosto che in un’ottica di

richiederebbe una legislazione adeguata.

governo di lungo periodo.

L’ABBRACCIO

17


Immigrazione: a cosa dobbiamo pensare per costruire una società accogliente di Sergio (Pippo) Rossetti, consigliere PD in Regione Liguria

D

Da qualche anno a questa parte ascoltando la

climatiche, sono tutti ottimi esempi di “push factors”:

parola “migrante” la prima immagine che viene

a causa di queste condizioni di vita instabili, spesso

in mente è quella di un giovane uomo con la

pericolose, alcuni esseri umani decidono di partire

pelle scura, partito dalle coste Africane o mediorientali

alla ricerca di un posto più sicuro dove poter non solo

per arrivare in Europa colmo di speranze ma privo dei

sopravvivere, ma anche costruire un futuro protetto per

mezzi utili per farle diventare realtà. Potremmo pensare

sé e la propria famiglia. Ma non è tutto.

che sia un’associazione logica, semplice, volontaria, ma non è per niente così: i concetti di “migrazione” e “migrante” sono cambiati nel tempo, così come le immagini mentali che associamo alle parole che usiamo quotidianamente per parlare dell’argomento.

A muovere i flussi migratori passati, contemporanei e futuri, sono anche e soprattutto i “pull factors”, fattori di attrazione e promesse che i paesi del Primo Mondo hanno, spesso inconsapevolmente, fatto alle nazioni più povere: pace, facile accesso ai servizi e allo studio,

Nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale

al mondo del lavoro. Per chi combatte ogni giorno

i “migranti” erano i nostri antenati: italiani che

contro la precarietà della vita, l’Europa può sembrare

decidevano di abbandonare il proprio paese, le proprie

il paradiso terrestre. Così come lo possono sembrare

famiglie e tutti gli affetti, per inseguire il grande “sogno

alcune regioni dell’Italia settentrionale per chi vive in

americano”. Nonostante qualcuno sia poi tornato nel

alcune zone del sud, o certi paesi per chi, preparato

Bel Paese, vittorioso o sconfitto, di una grande parte di

e istruito, non si sente accettato e valorizzato nel

loro non si è mai più saputo nulla.

luogo di nascita e decide di portare altrove le proprie

Allora nessuno dei parenti rimasti a casa avrebbe mai

competenze. Capiamo, dunque, che sebbene il concetto

potuto immaginare che, una volta arrivati in America, i loro

di “immigrato” ci faccia facilmente pensare all’uomo

cari erano costretti a dover sopportare una vita difficile,

nero, in realtà sono immigrati anche tutti quelli che,

da reietti, colma di pregiudizi e razzismo. Una vita simile a

per un motivo o per l’altro, usufruendo di più o meno

quella che troppo spesso devono affrontare gli immigrati

mezzi e possibilità hanno abbandonato la città natale,

di oggi qui da noi, in Italia. Eppure nonostante i concetti

ovunque essa si trovi. L’arrivo nel “nuovo mondo”,

e le immagini dell’immigrazione siano evidentemente

purtroppo, è spesso sconvolgente per i migranti,

cambiate nel corso dell’ultimo decennio, e ci si aspetta

soprattutto per i più poveri. Rendendosi conto che la

che continueranno a cambiare anche nei prossimi anni,

realtà occidentale non è così rosea come si descrive, e

le origini di ogni flusso migratorio sono sempre molto

che la società in cui ci si approda non è sempre pronta

simili tra loro. Per fare un po’ di luce sull’argomento sarà

ad accogliere esseri umani ritenuti “diversi”, i migranti

utile parlare di “pull factors” (fattori di attrazione) e “push

si trovano costretti ad avere a che fare con infiniti

factors” (fattori di spinta).

problemi, primo fra tutti la discriminazione.

I fattori di spinta sono, forse, quelli più semplici da

Ne sentiamo e leggiamo spesso, ma non ancora

comprendere anche da chi non ha mai sentito la

abbastanza: ogni giorno in Europa a qualcuno è

necessità di lasciare la propria casa e il proprio paese.

impedito di partecipare attivamente nel mondo del

Miseria,

lavoro e nella società a causa di stereotipi, pregiudizi e

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guerra,

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carestia,

persecuzioni,

emergenze


discriminazioni. Per contrastare questi comportamenti

Liguria come in tante altre regioni italiane ed europee,

e abbattere gli ostacoli quotidiani che gli immigrati

non sono ancora in grado di poter accedere facilmente

devono affrontare, l’Unione Europea ha introdotto

a servizi fondamentali quali le prestazioni sanitarie, il

nei paesi membri una legge comune che ha come

trasporto pubblico e addirittura la possibilità di dormire

obiettivo quello di assicurare uguali diritti a tutti gli

ogni notte in una casa. Per poter effettivamente

individui. Con la Risoluzione dell’Assemblea Generale

permettere che queste persone vivano una vita degna

dell’ONU 72/157, adottata il 19 dicembre 2017, i paesi

di questo nome, ritengo sia doveroso l’intervento delle

membri dell’Unione Europea sono chiamati a stabilire e

autorità competenti, a partire dalla Regione.

utilizzare misure efficaci per combattere il razzismo, le discriminazioni, la xenofobia e l’intolleranza. Allo stesso modo sono chiamati a intraprendere azioni efficienti per promuovere la tolleranza, l’inclusione, l’unità e il rispetto della diversità.

La condizione di svantaggio dei nostri ospiti deriva spesso da forme di discriminazione diretta e indiretta, profondamente insidiate nel sistema burocratico. Le tristi conseguenze di questa diseguaglianza potrebbero essere evitate, per esempio, attraverso la pianificazione

A casa nostra, in Liguria, sono molteplici le norme già

di luoghi in cui poter denunciare, in modo tutelato per

operative a fine di far fronte al rapido divulgarsi di

il denunciante, la discriminazione subita. Ugualmente

pregiudizi e stereotipi razzisti. Purtroppo è evidente

vantaggiosa potrebbe essere l’introduzione di codici

che, nonostante le misure attive, il problema del

di comportamento antidiscriminatori nelle politiche

razzismo è ancora vivo e troppo doloroso: il manifestarsi

aziendali e negli uffici pubblici, insegnati durante la

dell’ignoranza nella società crea parecchi problemi

formazione del personale attraverso iniziative promosse

agli immigrati, e delle stesse difficoltà soffrono anche

dalla Regione. Allo stesso tempo ritengo che nella

le famiglie che hanno adottato bambini di colore. Lo

nostra società ci sia un altro grande vuoto che merita

status d’immigrato comporta il dover vivere situazioni

di essere riempito, quello della corretta informazione

precarie e difficili, spesso durante molto tempo. Per

dei cittadini riguardo ai propri diritti. Per colmare

questo motivo mi auguro si possa presto adottare un

questa importante mancanza, d’intesa con chi è già

nuovo approccio che, nell’ambito delle competenze

attivo nel settore, le istituzioni devono compiere azioni

della Regione, sia capace di pianificare azioni concrete,

utili affinché tutte le persone abbiano gli strumenti e

utili a garantire il divieto di discriminazione e assicurare

le informazioni necessarie per poter tutelare i propri

l’uguaglianza di tutti i cittadini. Troppi immigrati, in

diritti.

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