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Ceis Genova L'Abbraccio n°96

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L’ABBRACCIO n96 Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova

2019

Il Valore dell’Educazione

Editoriale di Enrico Costa ........................................................... 3

Ascoltare i desideri, individuare le capacità, addomesticare le motivazioni di Leopoldo Grosso ...........................................................4

Il Valore dell’educazione di Livia Turco ........................................................... 7

Strategie per contrastare il consumo di sostanze psicotrope: la promozione delle competenze sociali di Linda Lombi ........................................................... 8

Educare nella società dell’incertezza di Mauro Palumbo ...........................................................11

16126 Genova • Via Asilo Garbarino, 6/B • Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.002 r.a. N. 96 • 3° Trimestre 2019 • N. 3 del 2019 • Prezzo 1,00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 • Iscrizione al R.O.C. n° 16776 del 17/04/2008 Poste Italiane S.p.A. sped. abb. postale • D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova

Il coraggio di educare e la forza della relazione di Marco Vagnozzi ..........................................................13


L’ABBRACCIO Dove possiamo Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova

incontrarci

Siamo anche in tutta Italia

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Alessandro Censi Buffarini In redazione Elisabetta Aicardi, Agnese Schiaffino Hanno collaborato Leopoldo Grosso, Livia Turco, Linda Lombi, Mauro Palumbo, Marco Vagnozzi Direzione e redazione ASS. CENTRO DI SOLIDARIETÀ di GENOVA Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.002

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una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a

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che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto né può conoscere

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se stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno

Presidente CEIS Genova Enrico Giuseppe Costa Direttore Generale CEIS Genova Paolo Merello

noi possiamo tutti mettere radici e crescere

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non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.

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L’ABBRACCIO

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Editoriale di Enrico Costa, presidente CEIS Genova

Q

uanto è cruciale l’educazione! Ci accorgiamo

izzazione ci impegniamo quotidianamente, con giovani e

quanto sia fondamentale che le persone e la

adulti, nell’educare ad amare sé stessi, al rispetto dell’altro,

società siano impostate secondo una sana edu-

al bene comune e al senso di comunità. Amare sé stessi

cazione tanto nei momenti positivi quanto - e forse so-

vuol dire conoscersi, accettare i propri limiti, prendersi cura

prattutto – nelle situazioni di maggior criticità individuale

di sé e progettare il futuro. Rispettare l’altro vuol dire ac-

e sociale. Tuttavia, parlare e/o scrivere di “educazione”

cettare l’altro nella sua individualità, unicità anche diversità;

rischia di essere un esercizio sterile e vuoto se non si tenta

vuol dire lavorare per una società aperta ed inclusiva: un

di declinarlo con contenuti chiari e precisi. Senza preten-

ambiente in cui regna il rispetto è favorevole allo sviluppo

dere di avere un modello ideale, per noi del CEIS Genova

di una comunità solidale, in cui anche i più fragili e i più pic-

“educare” significa impegnarsi a “tirar fuori” il meglio che

coli riescono a trovare il proprio spazio; educare al bene

c’è dentro alla persona e che spesso non sa di avere, ov-

comune vuol dire lavorare insieme sui temi della pace, dei

vero valorizzare quanto di buono ci sia potenzialmente in

diritti umani, della legalità, dell’ambiente e dello sviluppo,

un individuo. In che modo? Con la relazione, con l’ascolto

del dialogo tra le culture, a cominciare dal proprio territo-

attento e non giudicante, un ascolto in cui è importante

rio. Il perseguimento del bene comune implica l’essere uniti

talvolta spegnere il cervello e accendere il cuore. La

da un progetto esistenziale accomunante e che guardi al

relazione rappresenta dunque una delle caratteristiche

futuro, così come il rispetto e la garanzia dei diritti/doveri

distintive della figura di un buon educatore e della sua

inalienabili di ciascuna persona. Infine, educare al senso

“missione”, il modo attraverso il quale le intenzioni edu-

della comunità, al sentirsi parte di una comunità (tema a

cative diventano lavoro e risultati educativi; laddove non

cui abbiamo dedicato un intero numero dell’Abbraccio)

c’è relazione interpersonale non c’è la possibilità di dare

vuol dire molto semplicemente aiutare a comprendere

seguito alle intenzioni educative e, conseguentemente,

la bellezza del farsi carico gli uni degli altri nel rispetto e

aspirare a ottenere dei cambiamenti positivi.

nell’amore di tutti e di ciascuno. L’importanza che ricopre

È chiaro comunque che educazione è un termine che deve

questo tema ci ha spinti, ancora una volta, a intercettare e

essere declinato, riempito di contenuti; è un po’ come il ter-

condividere con voi il pensiero illuminato degli autori che

mine qualità, che di per sé sembra dire tanto ma se non

hanno accettato generosamente di scrivere, e che qui desi-

specificato rimane solo pura retorica. Nella nostra organ-

dero ringraziare di cuore, in questo numero dell’Abbraccio.

L’ABBRACCIO

3


Ascoltare i desideri, individuare le capacità, addomesticare le motivazioni di Leopoldo Grosso, psicologo-psicoterapeuta e presidente onorario “Gruppo Abele”

L

a riabilitazione, ma anche lo stesso trattamento

stimolo, supporto e contenimento, che si rendono nec-

delle persone tossicodipendenti, si sviluppa su

essarie a seconda dei momenti e delle situazioni. La

quattro assi, strettamente integrati e inter-

relazione dell’educatore, le sue parole, il suo modo di

dipendenti, senza alcun predominio di un piano sull’altro:

essere, si appoggiano a loro volta sulla concretezza

medico-farmacologico, psicologico, sociale, educativo.

dell’intervento, sul terreno prescelto per lo svelamento

Su questo presupposto sono stati creati i Ser.t e le co-

di potenzialità e della messa alla prova di capacità, a

munità terapeutiche, anche se successivamente i tagli

fronte della sfida dell’impegno e della costanza richiesta

alla spesa sociosanitaria e la riduzione degli organici

nella piccola-grande impresa condivisa. L’ “empower-

hanno sottratto risorse e ridotto drasticamente alcuni

ment”, l’acquisizione di competenze, l’incrementata fi-

essenziali ambiti di intervento, sbilanciando e depoten-

ducia e stima di sé, una maggiore sicurezza personale e

ziando la globalità dell’impostazione degli interventi. La

la sensazione di contare e potere di più, costituiscono

dimensione educativa nei progetti e nei percorsi di re-

l’esito atteso del processo di capacitazione, così come

covery (di recupero dai lacci e dalle devastazioni della

declinato dalla scuola indiana di Amartya Senn e di Yu-

dipendenza conclamata) non consiste nel semplice

nus. Quale terreno di condivisione e quale costruzione

epigono complementare di un intervento clinico che fa

di capacità? L’ascolto dei desideri è il punto di parten-

perno sulla diagnosi, né si configura come mero codice

za. I desiderata (de-sidera) sono spesso stelle luccicanti

di attinenza comportamentale alle prescrizioni riabilita-

e irraggiungibili. Indicano tuttavia la direzione del desi-

tive, ai corretti rapporti intra-familiari, o alla prevenzi-

derio, che non può essere ignorata, perché costituisce la

one delle ricadute. Il lavoro educativo dispiega tutta la

sorgente della motivazione. La direzione va colta, per

propria autonomia e potenzialità di risorsa approccian-

essere declinata ed addomesticata, con la formulazione

dosi in via prioritaria non ai deficit, le mancanze, man-

di obiettivi alla portata del soggetto, che richiedono,

chevolezze e limiti delle persone in difficoltà, ma cer-

per il loro raggiungimento, capacità da costruire o raf-

cando di valorizzarne le capacità esistenti e possibili, di

forzare. La formazione di capacità è un processo gradu-

stimolare interessi e voglia di fare. Solo in seconda bat-

ale, che a sua volta esige disciplina, tenacia, costanza.

tuta, a partire da un rapporto che ha saputo guadag-

La scarsa tolleranza alla frustrazione, propria di molte

narsi fiducia e interessamento, vengono affrontati i

persone dipendenti (concausa o co-risultato della

blocchi, le interferenze, i condizionamenti negativi inte-

dipendenza qui poco importa), è un primo duro osta-

riorizzati che precludono l’espressione delle qualità per-

colo da superare. Ci aiuta la pedagogia del principio di

sonali o impediscono la realizzazione di parti “sane” di

frustrazione ottimale, che definisce l’obiettivo appena

sé. La relazione è la chiave dell’intervento educativo.

poco sopra alla portata del soggetto, che, affiancato e

Una relazione che si costruisce su una proposta di con-

accompagnato (stimolato, supportato, contenuto), ri-

divisione, nel condurre insieme un’esperienza, nel fare

esce a sostenere la prestazione richiesta. La remuner-

qualcosa di coinvolgente, in un ruolo di co-protagonisti,

azione è duplice: la soddisfazione premiale estrinseca

da soli oppure in un gruppo . Condivisione è affianca-

per l’obiettivo conseguito, ma, soprattutto, il riverbero

mento, dialogo permanente che si alimenta dal confron-

intrinseco dell’”impresa” compiuta, che significa non

to sul fare, e si declina nell’alternanza delle funzioni di

tanto

4

L’ABBRACCIO

l’acquisizione

di

competenze

quanto


l’interiorizzazione dello sforzo, l’acquisizione della cons-

nel rispetto e nel non giudizio dell’altro, che l’educatore,

apevolezza che con costanza e applicazione alcuni sco-

ma anche il volontario formato, trascorrono insieme alle

pi a cui si tiene, e qualche piccola ambizione, sono con-

persone in comunità, a facilitare l’aprirsi spontaneo e

seguibili. Sono imprese alla portata del soggetto

l’ascolto e, soprattutto a consentire l’esercizio di

(appena qualche centimetro sopra le sue corde, dove in

un’osservazione ravvicinata, fondamentale per intra-

genere il punto di debolezza si colloca nella mancanza

vvedere potenzialità, riconoscere capacità, cogliere cu-

di tenuta dello sforzo necessario) e ciò significa, nella

riosità ed interessi. Il secondo passo è allestire un set-

pratica educativa, lavorare per micro-obiettivi, progetti

ting specifico, idoneo all’emersione delle capacità

che possono apparire a scartamento ridotto, piccoli tas-

intraviste, dove prima l’accorgersi e poi il riconoscimen-

selli, ma essenziali, all’interno della dinamica della cura e

to delle abilità personali possano avvenire soprattutto

della finalità complessiva dell’approccio terapeutico. Il

dai compagni di viaggio, il cui rimando risulta sempre

conseguimento della patente guida col superamento

più

dell’esame di teoria, un diploma da saldatore, un tiro-

dell’operatore, perché vissuto come più “vero”, meno

cinio di restauro mobili, un corso da OS, per rimanere in

rituale, senza sconti e sospetti di paternalismo. Una vol-

ambito pre-professionale; oppure un’esperienza tea-

ta acquisita la consapevolezza di possedere alcune doti

trale o altri ambiti espressivi; senza dimenticare i con-

(i propri “doni” o “talenti” secondo il linguaggio evan-

testi sportivi, ecc… sono tra gli esempi più diffusi e ba-

gelico) l’ultimo passo prevede l’interlocuzione diretta

nali. In comunità, soprattutto con i ragazzi più giovani, il

dell’educatore che propone alla persona interessata un

compito di favorire e facilitare una possibile individu-

investimento specifico sul potenziamento e talvolta sul-

azione personale è una delle quattro funzioni cardine

la pre-professionalizzazione delle proprie capacità.

del lavoro terapeutico (l’abbandono del consumo, la

Quando il percorso ha successo, il risultato è la formazi-

ridefinizione dello stile di vita, l’esperienza affettiva-cor-

one di uno spezzone di identità, una maggiore evidenzi-

rettiva sono le altre tre). Come si favorisce un processo

azione di un tratto “forte” di sé in cui ci si riconosce e si

di formazione identitaria? E’ la condivisione del tempo,

è riconosciuti: un parziale percorso di costruzione di

pregnante

e

convincente

della

restituzione

L’ABBRACCIO

5


un’immagine positiva di sé stesso che risponde in qual-

senza costruire una reale alleanza di lavoro, che può

che misura alla domanda: ”Chi sono io, se non sono più

rendere più difficile conseguire obiettivi magari più

un tossicodipendente?”. Terminato il percorso comuni-

modesti ma raggiungibili, perché si vogliono perseguire

tario, per evitare il ritorno devastante dello stigma so-

mete di più alto livello, ma irrealistiche in base alla grav-

ciale, non basta infatti essere un “ex-tossicodipenden-

ità della situazione, all’ “arrendevolezza” della motivazi-

te”, dove l’aspetto positivo è unicamente definito dal

one e alle effettive capacità in atto. Il secondo è

negativo che non c’è più, che pur continua a persistere

l’accanimento terapeutico, stretto parente del primo er-

nella definizione dell’identità. L’educazione non mira al

rore, che avviene quando l’operatore si ostina a pensare

miglior bene dell’altro senza che l’obiettivo venga con-

che una persona debba e possa raggiungere determi-

diviso dalle persone che si intendono aiutare. Altrimenti

nati risultati a prescindere da altre variabili che non ven-

è il paternalismo autoritario, di chi sa che cosa è bene

gono tenute in debito conto e che invece giocano un

per l’altro, a prescindere dal fatto che il diretto interes-

ruolo spesso decisivo. In questi casi è l’equipe che ha il

sato possa essere d’accordo o meno. I fraintendimenti

compito, nella sua funzione caledoscopica, di tutelare le

che possono originare da questo posizionamento sono

persone da alcuni atteggiamenti e comportamenti dei

più di uno. Il primo è una tendenza a “salvare” l’altro,

propri operatori.

6

L’ABBRACCIO


Il Valore dell’educazione di Livia Turco, Presidente Fondazione “Nilde Iotti”

C

iascuno di noi è educatore/educatrice.

patrimonio di conoscenze, sia ispirato da un corredo

Ciascuno di noi deve svolgere una funzione

di valori che sa testimoniare con la forza dell’esempio.

educativa.

Sono convinta che oggi il messaggio educativo viene

In questo nostro tempo, in questa nostra società il va-

accolto ed è efficace se viene raccontato attraverso la

lore della educazione va riscoperto, rinnovato, valoriz-

forza dell’esempio e se è proposto mettendo in gioco

zato, rimesso al centro. Perchè bisogna ricostruire la

una relazione umana significativa.

forza dei legami sociali e della comunità, ricostruire una

Questi sono ingredienti preziosi nella società di oggi at-

comunicazione ed anche una solidarietà tra le gener-

traversata da solitudini, individualismi, impoverimento

azioni.

delle relazioni umane.

L’educazione è un nutrimento fondamentale per vivere

L’altro compito fondamentale della educazione è quello

bene, per creare coesione sociale e per sentirsi soll-

di tirare fuori tutte le capacità delle persone perché

ecitati in quanto singole persone ad essere attive nella

ciascuno sia protagonista della propria vita.

società e protagoniste della propria vita. L’educazione

Bisogna avere creatività e capacità di innovazione cos-

si basa sull’esercizio di alcune doti fondamentali.

tante per trovare lavoro, creare lavoro, creare sviluppo.

La relazione di fiducia con l’altro, l’altra basata sulla au-

L’educazione deve sconfiggere ogni atteggiamento

tentica capacità di ascolto;

assistenzialistico e promuovere una forte capacità im-

L’arte maieutica di tirare fuori le capacità nascoste, le

prenditiva, di creazione ed invenzione di attività e la-

abilità contenute in ciascuna persona perché essa sia

vori.

sempre protagonista della sua vita; L’autorevolezza che

L’operatore sociale può e deve svolgere una eccellente

deriva prima di tutto dalla forza dell’esempio e dalla

formazione educativa. proprio a partire dalla sua attitu-

forza della competenza;

dine a costruire relazioni umane di ascolto e di confron-

La sollecitazione alla curiosità per conoscere i fatti nuo-

to con l’altro, l’altra. Proprio a partire dall’arte maieu-

vi della vita e per avere uno sguardo largo che conidce

tica di tirare fuori le capacità delle persone. In questo

il passato e guarda al futuro

modo si combatte la cultura dello scarto e si promuove

L’educazione presuppone che l’educatore abbia un

la cultura della dignità umana.

L’ABBRACCIO

7


Strategie per contrastare il consumo di sostanze psicotrope: la promozione delle competenze sociali di Linda Lombi, sociologa e docente presso Università Cattolica di Milano

N

onostante oggi nel dibattito pubblico si parli

drugs, no future. Le droghe nell’era dell’ansia sociale”,

meno di sostanze psicotrope rispetto a qual-

edito da Feltrinelli), affermava che «l’intensificazione

che anno fa, il consumo di alcol e droghe resta

dello svolgimento del lavoro, l’abbattimento di strut-

un fenomeno diffuso e preoccupante. L’ultima “Relazi-

ture temporali profonde e interiorizzate, così come

one al Parlamento sulle tossicodipendenze in Italia”,

lo smantellamento di domeniche e vacanze, il cam-

pubblicata nel 2018, conferma come oltre un terzo degli

bio sistematico di orari e luoghi di lavoro, il dissolvi-

studenti italiani (circa 880.000) abbia provato almeno

mento di relazioni sociali e legami emotivi conducono

una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria

molto spesso a stati d’animo estremi e vacillamenti

vita e che il 26% lo abbia fatto nell’anno precedente la

della personalità che incentivano proprio la disponi-

rilevazione. Tuttavia, ad abusare di sostanze psicoattive

bilità all’automanipolazione chimica». Come ci ricorda

non sono solo i giovani studenti, ma spesso anche gli

Bauman, l’uomo postmoderno si configura sempre più

adulti, soprattutto se prendiamo ad esame, oltre alle

come un consumatore di merci in cui assume il ruolo

droghe illegali, anche l’alcol.

di “collezionista di piaceri” o “recettore di sensazioni”.

Sono numerosi gli studi che testimoniano come oggi

In questo quadro, le sostanze stupefacenti tendono

le motivazioni che spingono le persone alla fruizione

sempre più a caratterizzarsi come merci al pari di al-

di sostanze con effetti psicotropi siano diverse, almeno

tri prodotti, in grado di soddisfare bisogni funzionali,

in parte, rispetto a quelle del passato. Certo, in taluni

incrementare le situazioni di piacere e produrre sen-

casi il consumo (e soprattutto l’abuso) risponde ancora

sazioni più o meno intense, secondo una strategia di

ad una funzione di tipo consolatoria rispetto al disagio

approvvigionamento influenzata da un’abile offerta di

personale e sociale, al male di vivere, all’insofferenza

mercato. Come è possibile allora intervenire in questo

per le proprie condizioni di vita. Tuttavia, in molti casi

scenario per tutelare la salute degli adolescenti, ma

nella società odierne l’uso di alcol e droghe può es-

anche degli adulti? Molti lamentano che non si parli più

sere ricondotto a finalità che potremmo definire “per-

di droghe, che esse siano ormai “normalizzate”, che bi-

formative” (orientate cioè ad aumentare la socialità, la

sognerebbe tornare a fare informazione nelle scuole,

resistenza, la forza, l’energia, la creatività, il piacere).

e magari bisognerebbe farlo con toni allarmanti. Oggi

In una società che accelera i suoi tempi, che si fa sem-

abbiamo a disposizione studi che ci dicono in modo

pre più esigente nei confronti dei singoli soggetti at-

chiaro (secondo un approccio evidence-based, direb-

traverso la prescrizione di una molteplicità di ruoli e di

bero gli esperti) che cosa funziona e cosa no in ma-

relative aspettative, il consumo di sostanze psicotrope

teria di prevenzione del consumo di sostanze. Queste

può rappresentare il tentativo di indurre artificial-

ricerche convergono nel rilevare come, sebbene la tr-

mente la capacità di sopportare la fatica, di socializ-

asmissione di informazioni che mirano ad accrescere

zare, di raggiungere uno stato di decompressione e di

la consapevolezza sui rischi legati all’assunzione di

relax. Amendt, in un suo famoso libro del 2003 (“No

sostanze psicoattive rappresenti la strategia alla base

8

L’ABBRACCIO


di ogni intervento condotto nell’ambito della preven-

un processo denominato di “ottimismo irrealistico” per

zione, essa non è sufficiente a scongiurare il consumo

descrivere il fenomeno di distorsione cognitiva basato

(anzi, a volte può essere pure dannosa, perché au-

su un errore di giudizio circa la pericolosità dei rischi.

menta la curiosità verso le droghe). Neppure usare le

Tale distorsione si esplica nel fatto che le persone ten-

strategie che fanno appello alla paura (ossia basate su

dono a collocarsi in uno stato di basso rischio rispetto

comunicazioni dal forte impatto emotivo, per esempio

ad altri soggetti coinvolti nella medesima situazione,

attraverso l’impiego di immagini “forti”), sembra funzi-

ritenendosi sempre meno minacciati rispetto ad un

onare perché – dicono gli studiosi – esse generano un

generico individuo medio. Questa distorsione è neces-

processo di “evitamento difensivo”, ossia una rimozi-

saria per ridurre l’ansia associata agli eventi e permette

one del contenuto del messaggio considerato spesso

ai soggetti di conservare un buon livello di autostima.

esagerato o inverosimile.

Sulla base di questo meccanismo psicologico, gli indi-

Inoltre, a supporto della tesi che adottare un approccio

vidui tendono ad attribuire a se stessi caratteristiche

meramente informativo non sia efficace, vanno ricor-

di invulnerabilità ed immunità personale, che li porta

dati alcuni fenomeni di ordine psichico che neutraliz-

a sottostimare la probabilità di cadere vittime di un

zano i messaggi sui rischi. Già negli anni Ottana Neil

evento negativo collegato alla propria condotta per-

Weinstein, un ricercatore americano, aveva descritto

sonale. “Non può capitare proprio a me” pare essere

L’ABBRACCIO

9


un’asserzione, assai diffusa, che riassume questo at-

sesso di tali abilità rafforza le strategie di fronteggia-

teggiamento.

mento (coping) non solo verso le sfide quotidiane, ma

Che cosa fare allora, se informare sui rischi non è suf-

anche verso le pressioni del gruppo dei pari aiutando

ficiente? Gli esperti convergono che oggi si può fare

la persona a resistere alle influenze sociali. Chi dovreb-

prevenzione sulle sostanze e, più in generale, promu-

be insegnare queste abilità? Certamente, esistono pro-

overe la salute, rafforzando alcune abilità sociali del-

grammi specifici e strutturati che possono essere im-

la persona. Gli esperti le chiamano le “Life Skills” (le

plementati soprattutto in ambito scolastico. Tuttavia,

abilità di vita). Si tratta di competenze che mettono

la prima agenzia di socializzazione ove queste abilità

in grado la persona che le possiede di controllare il

si apprendono resta la famiglia. Ricordo un esimio col-

proprio comportamento, affrontare meglio le sfide

lega che mi diceva come la prevenzione al consumo di

della quotidianità, migliorare le relazioni interper-

sostanze psicotrope inizi al banco dei giocattoli: quan-

sonali, gestire le emozioni. Possedere un buon livello

do il genitore educa il bambino a sopportare la frus-

di queste abilità consente al soggetto di “sapere cosa

trazione dell’attesa, rafforza la sua resilienza e la sua

fare ed essere consapevole di poterlo fare”. Questo ap-

capacità di procrastinare la ricompensa, ma gli insegna

proccio, detto altrimenti “educativo-promozionale”,

anche a gestire le emozioni e a sopportare la pressione

sposta l’attenzione dall’acquisizione di conoscenze

sociale, la spinta all’emulazione. Certamente questo

all’interiorizzazione di abilità, come per esempio la

non sarà sufficiente a scongiurare ogni rischio ed il ru-

capacità di prendere decisioni e risolvere problemi, di

olo educativo del genitore va ben oltre questo esem-

essere asserviti, resilienti, empatici, consapevoli delle

pio, ma si tratta di un primo passo verso un processo

proprie emozioni e risorse, di sapere deferire una grati-

sfidante che, per funzionare, deve durare nel tempo e

ficazione nel tempo. La cosa interessante è che il pos-

trovare l’alleanza delle altre agenzie educative.

10

L’ABBRACCIO


Educare nella società dell’incertezza di Mauro Palumbo, docente di Sociologia, Università di Genova

S

ociologi e filosofi sociali da tempo sottolineano

Problema che si pone per tutti i membri di una società,

la forte discontinuità della società contempora-

ma che ovviamente è percepito in modo più drammatico

nea con quella che l’ha preceduta, anche di pochi

dagli adolescenti e dai giovani, e più in generale da tutte

lustri. La società liquida, la società degli individui, la so-

le persone alle quali la vita ha fornito meno certezze e

cietà dell’incertezza, sono solo alcune delle più fortunate

meno sponde su cui appoggiarsi. La perdita del senso

e illuminanti definizioni che pensatori come Zigmunt

del confine e del limite, ossia di quelle “sponde” scon-

Bauman, Norbert Elias, Ulrich Beck, hanno utilizzato per

trando le quali generazioni di giovani hanno costruito

sottolineare tre aspetti chiave, che generano a livello per-

la propria identità e hanno ridefinito l’insieme di real-

sonale difficoltà molto più forti di quelle affrontate dalle

izzazioni (le certezze) e opportunità (le speranze) con

precedenti generazioni.

cui progettare il proprio futuro, ha prodotto un eterno

Società liquida, forse il termine di maggior successo,

presente e un eterno senso di indefinitezza. Non so chi

segnala il progressivo opacizzarsi di strutture forti,

sono e quindi non so cosa voglio, potrei essere tutto e

regole chiare e diffuse (anche se non necessariamente

volere tutto ma non sono nulla e nulla vale la pena di

condivise), percorsi standard di vita, che potevano cos-

essere perseguito. Naturalmente il sociologo è por-

tituire riferimenti forti grazie ai quali le persone costru-

tato ad analizzare le caratteristiche sociali che produ-

ivano la propria identità contestandole, adeguandosi,

cono questi vissuti, quindi a constatare che la “società

ribellandosi, ma in ogni modo crescendo in una dial-

dell’incertezza”, terzo elemento chiave, è tale perché

ettica produttiva. Non ostante tuttora siano molto im-

sono sempre meno presenti strade ben definite, conseg-

portanti la famiglia di origine, il tipo di lavoro svolto, il

uenze chiare di scelte irreversibili, che permettono alle

titolo di studio conseguito, la parte di mondo in cui si è

persone di costruire la propria vita attraverso un mix di

nati, l’influenza di queste sulle persone viene percepita

vincoli e opportunità. Questa incertezza si traduce tra

in modo attenuato se non falsato e il passaggio da una

l’altro, per i giovani e anche per i meno giovani, nel pas-

fase di vita ad un’altra, da un gruppo sociale ad un altro,

saggio dal “ciclo di vita” ai “percorsi di vita”, ossia da

da una condizione ad un’altra, viene vissuto come frutto

una sequenza di tappe consolidata e condivisa (conclu-

delle scelte individuali piuttosto che come risultato di

sione degli studi, inizio di un lavoro stabile, autonomia

decisioni assunte all’interno di condizioni e vincoli più o

economica e indipendenza abitativa, formazione di una

meno rigidi. Di qui la “società degli individui”, in cui le

nuova famiglia…) ad una eterna transizione da una tappa

persone sono fin da piccole abituate a pensare che tutto

all’altra, con percorsi sempre più lontani dalla linearità e

dipende da loro e (correlativamente) tutto ruota intorno

dagli standard delle generazioni precedenti. Si traduce

a loro, venendo meno la percezione dei condizionamenti

quindi nella impossibilità di pianificare nel lungo periodo,

sociali (di tipo sia materiale che morale). Questo genera

di dare per acquisita una volta per tutte una tappa rag-

non solo biografie centrate su valori di autorealizzazione

giunta, perché potrà essere messa in discussione in un

di tipo “egoistico” o narcisistico, ma soprattutto vite vis-

futuro anche prossimo. Quindi nella difficoltà di rispon-

sute come se tutto ciò che conta possa essere frutto es-

dere in modo convinto alle domande di base (chi sono,

clusivo di scelte individuali, producendo quindi quel mix

cosa voglio, dove sto andando …). In breve, tutti questi

di senso di onnipotenza (solo io sono artefice del mio

cambiamenti sociali, in parte irreversibili e amplificati

destino) e di impotenza (se fallisco capisco che non pos-

anche dalla diffusione dei social, forniscono guide, riferi-

so fare nulla per decidere della mia vita), che a sua vol-

menti, percorsi, sempre meno leggibili e chiari. Come se

ta forieri ad un tempo di individualismo e frustrazione.

il flusso di un fiume in una valle ben tracciata si trasfor-

L’ABBRACCIO

11


masse nell’avanzare dell’acqua in una pianura melmosa,

“leve” esterne. Le nostre ricerche evidenziano l’aumento

o se il cammino lungo un sentiero di montagna sfociasse

delle persone in condizioni di vulnerabilità, in partico-

in un canalone ghiaioso privo di segnavia. Di qui la sfida

lare tra i giovani, condizioni spesso collegate all’essere

educativa: aiutare le persone a trovare al proprio inter-

ai margini di agenzie educative quali la scuola, il lavoro,

no quelle certezze e quei riferimenti che sempre meno

la formazione (i cosiddetti NEET), ma anche ai margini

trovano all’esterno, o perché assenti o perché nascosti.

della vita sociale e culturale del loro ambiente di riferi-

In passato la sfida educativa era volta principalmente a

mento. Sono condizioni spesso frutto di contraddizioni

conciliare la necessità di seguire le regole e di adeguarsi

sociali reali: basti pensare alla disoccupazione, alla dif-

ad esse con il desiderio di essere protagonista della pro-

ficoltà di trovare un lavoro adeguato agli studi compiuti,

pria vita e del proprio futuro, facendo di queste regole i

di modificare il proprio status sociale con lo studio e con

punti di appoggio su cui costruire il proprio destino. Ora

il lavoro, che dipendono dalla stagnazione economica

non ci sono più punti di appoggio su cui fare leva per

piuttosto che dalla cattiva volontà delle persone. Come

cambiare il mondo o noi stessi e l’educazione si traduce

ha scritto Beck, nella società contemporanea si chiede

nella capacità di aiutare le persone a leggere un mon-

alle persone di cercare soluzioni biografiche alle con-

do sempre più complesso (ma non per questo “incom-

traddizioni sistemiche, colpevolizzandole quindi anche

prensibile”) e a costruire al loro interno quei riferimenti

per eventi che non dipendono da loro e favorendo così

e quelle certezze che in precedenza potevano trovare

reazioni sfiduciate o pretese irrealistiche (il mix di senso

“specchiandosi” in (o ribellandosi a) quelle che potevano

di onnipotenza e impotenza che deriva da una cattiva

osservare all’esterno. Una sfida che richiede operatori

rappresentazione della realtà). Aiutare a riportare i piedi

sempre più lucidi e maturi (anche loro sono figli della

per terra e aiutare a capire su quali risorse personali far

società dell’incertezza e la vivono sulla propria pelle)

leva per camminare sulle proprie gambe è la sfida che

nella capacità di fornire stimoli per una non facile lettura

ogni educatore si trova oggi a dover affrontare, quale

della realtà (per trovare riferimenti “solidi” in una soci-

che sia il suo pubblico di riferimento. Ripulendo innanzi

età “liquida”) e di evidenziare le “leve” interne (le risorse

tutto il terreno dalle scorie lasciate dai cattivi maestri

delle persone) su cui queste possono agire per uscire

che hanno fatto credere che esistano soluzioni semplici

da situazioni di difficoltà e per supplire la carenza di

a problemi complessi…

12

L’ABBRACCIO


Il coraggio di educare e la forza della relazione di Marco Vagnozzi, educatore del CEIS Genova. direttore della collana di saggistica per la casa editrice Divergenze.

A

partire da una definizione particolarmente

frontare gli ostacoli e le difficoltà della vita1. Dinanzi alle

efficace di Duccio Demetrio, all’educare si

molteplici sfide a cui l’attualità ci espone, come edu-

possono attribuire almeno tre significati: in

catori, professionisti nelle relazioni d’aiuto, insegnanti

primo luogo, dare sostentamento, nutrimento (dal la-

o genitori, è necessario innanzitutto riprendere questa

tino edere, “mangiare”) quindi la capacità di tirar fuori

definizione e ripartire da essa. Senza scadere in facili

le risorse insite nell’educando (educere), come voleva

logiche emergenziali, che vogliono mostrarci quotidi-

già la maieutica socratica. In altre parole, educare non

anamente come la nostra società sia di volta in volta

vuol dire solo trasmettere nozioni, ma cogliere le abil-

attraversata da problematiche sempre più urgenti ed

ità e le particolarità di chi si ha davanti, valorizzandole.

allarmanti (l’emergenza droga tra i giovani, la paura del

Infine vi è anche un terzo significato di questa parola,

diverso, le nuove forme di dipendenza, e così via), si

ovvero condurre fuori (ex-ducere), portare l’altro ad af-

tratta qui di affrontare fenomeni di difficile compren-

1. D. Demetrio, L’educazione non è finita. Idee per difenderla, Cortina, Milano 2009

L’ABBRACCIO

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sione e risoluzione con le uniche armi che abbiamo:

certi versi ancor più difficile poiché pone l’educatore,

quelle dell’educazione come capacità di costruire ponti

talvolta, nella scomoda condizione di dover superare il

fra le persone, di rinforzare le relazioni. Come disse in-

luogo comune, la paura, la diffidenza, e non di rado la

fatti Martin Buber, nel momento in cui ci occupiamo di

discriminazione come pensiero dominante. In tal senso,

cogliere nei destinatari dei nostri interventi educativi

il valore dell’educazione sta altresì nel coraggio di osare,

determinate capacità e risorse, ed appunto di porli di

di andare contro corrente, di essere in campo anche e

fronte alle sfide della vita, non possiamo dimenticare

soprattutto per gli ultimi. L’educatore è dunque colui

che il nostro compito più importante sia quello di aiu-

che ha il coraggio di credere che un cambiamento sia

tare la persona a riallacciare e recuperare quei rapporti

possibile, anche laddove si trova di fronte a sfide appar-

interpersonali, familiari e sociali che oggi si stanno a

entemente impossibili, è colui che ha il coraggio di non

poco a poco perdendo . Questo monito vale per tutti

cedere alla rassegnazione e alla banalità della chiacch-

noi educatori, indipendentemente da chi siano tali des-

iera comune, è colui che prova a costruire ponti laddove

tinatari e da quale sia il livello d’intervento. Per chi si

i più non vedono altro che muri.

occupa di comportamenti a rischio legati al consumo di

Ritornando ora ai tre significati che abbiamo origi-

sostanze, nel campo della prevenzione e della promozi-

nariamente delineato per la parola “educazione”,

one della salute, l’azione educativa deve strutturarsi

non si può non considerare quanto essi ci ricordino

proprio come costruzione di relazioni, offerta di alterna-

l’urgenza dell’intervento educativo di fronte ad una

tive, attenzione alle esigenze delle famiglie dei ragazzi

serie di trasformazioni sociali in atto, che rendono ul-

che s’incontrano; deve essere ri-costruzione del tessuto

teriormente ardua la nostra sfida. Una certa cultura

sociale, prevenzione di comunità come coinvolgimento

predominante del successo ad ogni costo, della per-

dei diversi attori in gioco, perché la persona non sia mai

formance e della mercificazione di ogni aspetto della

sola di fronte alle sfide del mondo. Deve essere supporto

vita umana, ha notevolmente trasfigurato le tre dimen-

e affiancamento alla scuola come luogo di crescita, di

sioni dell’educare. Al nutrimento e al sostentamento si

incontro e di auto-realizzazione, per fronteggiare i cres-

è sostituito l’ingozzamento forzato di una società dei

centi fenomeni di abbandono e dispersione scolastica.

consumi che ci spinge veramente a “parlare come man-

Per chi lavora come educatore a fianco di chi è ancora

giamo”, nel senso che tendiamo a parlare mediamente

più in difficoltà, perché già coinvolto in una dipendenza,

male, con un impoverimento grave del linguaggio e del

è doppiamente importante ricostruire le relazioni che

sapere, e a nutrirci ancor peggio, sia spiritualmente sia

sono andate perdute, disgregate dalla preminenza di

materialmente. Troviamo, di conseguenza, figli sem-

una sostanza che ha alterato i rapporti sociali e familiari.

pre più imbottiti di prodotti di consumo d’ogni genere,

Educare anche in questo caso significa sostenere, val-

genitori che rispondono ad ogni loro richiesta per la dif-

orizzare le risorse e riabituare la persona alle sfide della

ficoltà di porre dei limiti. Lo stesso educare come “tirar

vita. Significa ridare regole, abitudini sane, spingere

fuori” le capacità del singolo cede il passo ad una liber-

l’individuo a riscoprire autenticamente le proprie emoz-

tà di espressione e di scelta sempre più ampia, quanto

ioni, ma anche reinserirlo nel tessuto sociale, fornirgli

fasulla, perché non lascia al giovane la capacità di sa-

strumenti per affrontare le difficoltà quotidiane di una

pere come e cosa scegliere, insomma gli strumenti per

precarietà non esclusivamente economica, ma sempre

orientarsi nella vita quotidiana3. Le persone appaiono

più esistenziale. Lo stesso, in fondo, si potrebbe dire per

sempre più disorientate da una sovrabbondanza di in-

la questione dell’integrazione, che porta l’educatore a

formazioni nella quale non sanno discernere quali cose

diventare guida e supporto ai nuovi figli delle migrazioni,

siano realmente valide ed importanti. Difficile, in tal

a chi fugge da situazioni di guerra o disperazione nella

senso, che emergano quei talenti e quelle capacità, che

speranza di trovare un nuovo futuro; l’accoglienza, da

finiscono per disperdersi nel mare magnum di un voci-

sempre parte integrante del mestiere dell’educare, sia

are indistinto in cui tutto ha lo stesso apparente valore.

come ascolto sia come aiuto concreto, è un campo per

Se poi pensiamo all’educare come “portar fuori”, come

2

2. M. Buber, Discorsi sull’educazione, Armando, Roma 2009 3. M. Vagnozzi, Liberarsi con la filosofia, in L. Lombardo, L’alunno. Tutto ciò che la scuola non ha il coraggio di rivelare, Divergenze, Belgioioso 2018

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L’ABBRACCIO


esporre al mondo e alle sue sfide, esso è sovente inteso

la necessità di mettersi in gioco, di rischiare, senza

(erroneamente) come trasmettere ai figli una cultura

l’accezione negativa che normalmente s’attribuisce a

e una logica del più forte o della competizione, in una

questa parola4. Rischiare vuol dire infatti essere aut-

specie di realtà spaventosa, dove chiunque può minac-

enticamente presenti a se stessi, scegliere consapevol-

ciare la nostra incolumità, come nello stato di natura di

mente, affrontare la vita senza fuggire da essa, vivere

Hobbes. Si crede allora che il giovane vada tutelato, in

realmente anziché consumare la vita e ciò che ne fa

qualche modo protetto da tutto questo. Ciò non las-

parte.

cia spazio all’errore, all’incidente di percorso, come el-

Se sapremo insegnare all’altro il grande valore di ques-

emento dal quale si potrebbe invece imparare e grazie

to rischio autentico che è l’accettare la sfida del vivere

al quale si potrebbe crescere. Una normale sfida quo-

quotidiano, saremo stati buoni educatori. Lo saremo

tidiana diventa, per le nuove generazioni, un ostacolo

stati ancor di più, se riusciremo a trasmettere l’idea

spesso insuperabile, uno sbaglio viene vissuto come un

che questa stessa sfida sia un viaggio che va compiuto

fallimento per il quale ci si può colpevolizzare o auto-

insieme, non da un Io isolato, ma da una molteplicità

punire. Di fronte a tutto questo, l’educatore ha un com-

relazionale di individui che riconoscono finalmente se

pito quasi titanico, quello di trasmettere all’educando

stessi e gli altri come persone libere.

4. R. Buzzi, F. Leo, N. Vaccamorta, M. Vagnozzi, Perché non rischiare? Forme di relazione e di espressione corporea nella promozione della salute e nella prevenzione al disagio in adolescenza, Erga, Genova 2009.

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