Skip to main content

Ceis Genova L'Abbraccio n°93

Page 1

L’ABBRACCIO n93 2018

Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova

L’Altro

L’altro di S.E. Cardinale Angelo Bagnasco ...........................................................4

Conoscere l’altro nel “quotidiano” di Andrea Castanini ........................................................... 6

L’altro e l’incontro con l’altro di Maria Rita Parsi ........................................................... 8

È bello che tu esisti! di Madre Elvira Petrozzi ......................................................... 10

Il ricordo di una città che incontra gli “altri” di Franco Enriquet ..........................................................12

16126 Genova • Via Asilo Garbarino, 6/B • Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.002 r.a. N. 93 • 4° Trimestre 2018 • N. 4 del 2018 • Prezzo 1,00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 • Iscrizione al R.O.C. n° 16776 del 17/04/2008 Poste Italiane S.p.A. sped. abb. postale • D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova

Chi è l’altro per me... come mussulmano di Salah Husein ..........................................................14


L’ABBRACCIO Dove possiamo Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova

incontrarci

Siamo anche in tutta Italia

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Alessandro Censi Buffarini In redazione Elisabetta Aicardi, Agnese Schiaffino Hanno collaborato S.E. Cardinale Angelo Bagnasco, Andrea Castanini, Maria Rita Parsi, Madre Elvira Petrozzi, Franco Enriquet, Salah Husein

Fassolo Via Asilo Garbarino, 6-9/B - 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.002

ceisge@ceisge.org fondazione@pec.ceisge.org www.ceisge.org

Direzione e redazione ASS. CENTRO DI SOLIDARIETÀ di GENOVA Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.002 Impaginazione Xedum srl

LA NOSTRA FILOSOFIA Siamo qui perché non c’è alcun rifugio dove

Davagna Via Cavassolo 23 - 16022 Davagna (GE)

Stampa RESTART di Marina Cosco & C. sas

una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro

Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Sped. abb. postale 50% - Genova Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

nasconderci da noi stessi. Fino a quando

se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi

Trasta Salita Cà dei Trenta, 28 - 16161 Genova

chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere

Presidente CEIS Genova Enrico Giuseppe Costa

non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.

Direttore Generale CEIS Genova Paolo Merello

Aosta

Venezia

Roma

Ivrea

Mantova

Alba

Torino

Reggio

Varese

Emilia

Adriatica Pescara

Vercelli

Modena

Anzio

Sanremo

Bologna

Formia

Genova

Ravenna

Caserta

Milano

Avellino

Piacenza

La Spezia Pistoia

Parma

Prato

Gravina

Cremona

Firenze

Cosenza

Verona

Arezzo

Catanzaro

Vicenza

Jesi

Messina

Multiservice Societa’ Cooperativa Sociale

Trento

Spoleto

Il Boschetto Di Campi – Societ’

Bolzano

Muccia

Belluno

Viterbo

Treviso

Anguillara

Padova

Civitavecchia

Chi siamo

Casa Bozzo Via Edera 22 - 16144 Genova

Fondazione Centro Di Solidarietà Bianca Costa Bozzo Onlus Centro Di Solidarieta’ Di Genova Coop. Sociale Onlus Associazione Centro Di Solidarieta’ Di Genova Onlus

Cooperativa Agricola E Sociale Ceis Genova Sport- Societa Sportiva Dilettantistica A R.L. Unipersonale

2

L’ABBRACCIO

Loano Via Sant’Agostino 13 - 17025 Loano (SV)

Bari

Reggio Calabria Catania Cagliari


L’altro Editoriale di S.E. Cardinale Angelo Bagnasco

N

essuno è solo se stesso, ma sempre di più: è il

La persona non è una cosa che sta fuori dal nulla, ma -

frutto di una storia fatta di volti, nomi, ambienti,

molto di più - è una realtà vivente, ed è vivente in modo

tradizioni. In questa storia, i primi a cui siamo

umano, perché si dispone liberamente all’incontro con

debitori sono i nostri genitori, i nonni, gli amici. Nessuno

il tu degli altri, chiunque siano. Ognuno sa di essere

si pone, ma ognuno si riceve da Dio come un dono: il

pienamente per sona quando riconosce nell’altro non

primo destinatario di noi stessi è proprio ciascuno

un alieno, un estraneo, un concorrente, ma se stesso:

di noi. Se vivessimo veramente alla luce di questa

se stesso non perché siamo identici, sovrapponibili, ma

consapevolezza - il Creatore mi ha regalato a me stesso

perché ci riconosciamo appartenenti alla medesima

- sono certo che vivremmo meglio, riconciliati non solo

meraviglia che è l’uomo. Se questo vale per tutti, e

con il mondo, ma innanzitutto con noi stessi. Vivremmo

questo sguardo è possibile a tutti, gli occhi della fede

gli inevitabili limiti che abbiamo - fisici, psicologici,

svelano sul volto dell’altro i lineamenti di Gesù Cristo, i

spirituali... - non come una condanna insopportabile, ma

lineamenti di Dio!

come parte del dono che siamo per noi credendo che

La relazione è desiderata da tutti, tutti aspiriamo ad

tutto ha un senso, anche il limite e il bisogno. Vivere

amare e ad essere amati, ma - non ce lo nascondiamo

riconciliato con se stesso significa vivere non risentito,

- entrare in relazione, come amare, è una cosa seria. La

significa poter avere uno sguardo più sereno sugli altri e

tentazione di tirarci indietro dall’altro è ricorrente: tanto

sulla vita, sapendo che la perfezione è di Dio, datore di

più oggi siamo spinti dalla cultura unica a pensare a

ogni bene, e che ogni frammento dell’esistenza è come

noi stessi, a rinchiuderci in una libertà vuota e slegata

un germoglio di infinito, una promessa di eternità.

che nega se stessa, e che imprigiona nell’angusto

Come già detto, ciò è possibile a partire da Dio poiché

perimetro di sé. L’occidente, che si è ubriacato di

nessuno si crea e nessuno è proprietario di sé, neppure

autodeterminazione assoluta, sta diventando stanco

della propria vita. La “qualità della vita”, di cui tanto

della

si parla, non è l’efficienza, il successo, il vigore, ma il

convertirci ad una libertà che non è sciolta dai legami,

vivere dentro ad una rete di rapporti di benevolenza e

ma che dentro ai legami trova se stessa : sono i legami

di vicinanza. Sta nel non essere soli davanti all’esistenza

degli altri - dalla famiglia agli amici, del lavoro al

terrena: custodire relazioni di reciproco riconoscimento

tempo libero, alla malattia..., ma sono anche i legami

e di vicinanza è la nostra casa, non la solitudine. È

dell’educazione, della morale, delle leggi, di una società

questa l’esperienza comune che dovrebbe illuminarci

che cerca di essere ordinata. Senza legami non c’è

nei momenti di difficoltà e di prova. Comprendere che

libertà e i legami sono sempre relazione.

noi ci siamo perché Dio esiste non è una intuizione

Spesso si sente invocare una società globale più vivibile,

fredda e lontana, ma una verità che scalda il cuore e

umana e solidale: e questo è un desiderio universale.

permette di vivere “ora” in vista del “per sempre”,

Ma richiede serietà e impegno: in qualunque comunità,

permette di vivere con gli altri, come pellegrini in vista

anche per la strada, è necessario che quel desiderio,

della vita eterna, il Paradiso. Coltivare il rapporto con

quella specie di benefica utopia, sia accolta non solo dal

Dio si chiama preghiera, vita spirituale, cammino di

nostro cuore, ma anche dalle nostre mani. Dare corpo

grazia, esistenza nello Spirito... si chiama via della vita,

al sogno tocca a ciascuno senza spettare o pretendere

strada della gioia. Gesù non ha assicurato la prosperità

che comincino altri: il gioco” a chi tocca per primo” è un

su questa terra, ma ci ha promesso di stare con noi, cioè

brutto gioco che non porta a nulla. Ognuno è chiamato

di rimanere in una relazione di amore con ciascuno:

ad essere il primo... con l’onore di esserlo e certo che

relazione che non è di superficie, estrinseca, ma penetra

non è e non resterà solo, e sapendo che esistere - si

la carne e l’anima e consente di esistere non come delle

potrebbe dire - significa amare, significa poter dire a

pietre, ma delle persone.

qualcuno: è bello che tu ci sia, tu non morirai...

propria

malintesa

libertà:

tutti

dobbiamo

L’ABBRACCIO

3


Conoscere l’altro nel “quotidiano” di Andrea Castanini, Vicedirettore del Secolo XIX

M

i chiedono di spiegare cosa sia l’altro nella

una casa travolta da una frana, come la maschera da

mia professione, il giornalista. Per fortuna non

sub sbalzata dai rottami di una vettura distrutta in un

è difficile, almeno nella teoria. L’altro, nella

incidente stradale. Tracce di una normalità violata, di

mia professione, è semplicemente la mia professione.

vite altrui stravolte in pochi minuti.

Niente di più, niente di meno. Il nostro lettore si aspetta

Ma guardare gli oggetti e le orme lasciate dalle persone

da noi – o ci illudiamo che lo pensi - di guardare, capire

non è sufficiente. Per capire e riferire, il giornalista

e spiegare quello che è altro da sé, quei fatti che le

deve provare a stabilire un contatto con l’altro. E, a

conoscenze all’interno dei rapporti familiari e personali

volte, gli capita di scoprire che l’altro desidera, come il

non gli consentono di venire a sapere. E questa

cronista, che la sua storia sia resa pubblica e condivisa

convinzione determina il nostro lavoro. A volte per

con migliaia di altre persone, perché si sente simile

il giornalista la conoscenza piena delle notizie e delle

a loro. Come è accaduto alla donna di Certosa, una

persone che ne fanno parte è un percorso tortuoso

sfollata, che due mesi dopo il crollo del ponte, quando

e difficile, addirittura doloroso quando si tratta di

è giunto il momento di tornare nella sua casa per

entrare in sintonia con persone mai viste che stanno

poche ore a prendere gli oggetti più cari, ha accettato

attraversando i momenti più difficili della loro vita:

di farsi accompagnare da un giornalista del Secolo

lutti, malattie, disgrazie, migrazioni, tracolli economici.

XIX. Il momento più intimo dopo la tragedia è stato

Bisogna comprendere, avvicinarsi in punta di piedi e

messo in comune con altre persone, che lo avrebbero

cercare di stabilire un legame con i protagonisti dei fatti,

raccontato ad altre decine di migliaia. E non certamente

le vittime, i testimoni. Non è mai facile, neanche per il

per esibizionismo, ma per la consapevolezza della

cronista più esperto. Certe volte capita che il mestiere

valenza pubblica di quell’evento privato. Perché gli

del giornalista sia difficile proprio perché non si riesce

oggetti salvati dalla sua casa erano il simbolo di uno

a capire fino in fondo una realtà molto lontana da noi. E

sradicamento e di una ferita per un’intera città. E i

allora, in quei casi, bisogna insistere, studiare, chiedere

lettori dovevano saperlo.

aiuto a chi ne sa più di noi, perché per riuscire a spiegare

L’altro siamo noi prima di diventarlo.

un fatto con parole semplici è necessario averlo prima

A ogni giornalista di cronaca capita, prima o poi,

compreso.

di entrare in un ospedale o in una casa di riposo per

Cercherò di fare degli esempi, per essere più chiaro e

raccontare un fatto. Può essere un caso di malasanità,

meno generico.

un episodio di maltrattamento, una protesta dei

L’altro è una finestra aperta.

familiari dei ricoverati o dei sindacati. A me capitò per

Quando un giornalista entra nel privato di una persona,

un incendio che anni fa arrivò a sfiorare una residenza

vede aprirsi un universo parallelo. Le vite degli altri non

per anziani in una zona collinare della Valbisagno. Gli

sono mai esattamente come ce le aspettiamo. E gli

infermieri e il resto del personale in quella circostanza

uomini lasciano il segno della loro personalità ovunque.

ingaggiarono una lotta disperata contro le fiamme,

L’altro e il suo mondo interiore possono fare capolino

usando le manichette per l’irrigazione fino all’arrivo

da una semplice scritta lasciata sui muri di un edificio

risolutivo dei Canadair. Quegli uomini difendevano

popolare, in una periferia problematica. Può essere

persone fragilissime, incapaci di scappare da sole.

una frase che esprime un vuoto interiore, un grido di

Insieme al loro lavoro difendevano anche se stessi,

rabbia, una pulsione che cerca sfogo e che, insieme ad

quegli anziani che un giorno sarebbero diventati e che

altre, forma un racconto e delinea un contesto sociale.

qualcun altro avrebbe dovuto difendere. Raccontarlo è

In altre circostanze, a raccontarci le vite degli altri

stato interessante.

sono gli oggetti che le persone si lasciano alle spalle.

L’altro è quello che abbiamo scelto di non essere, o

I giocattoli che fanno capolino dalle pareti sventrate di

che non siamo diventati per caso.

4

L’ABBRACCIO


Le vite di tutti noi sono costruite da bivi, strade

aizzano le folle virtuali. Avere a che fare con loro può

interrotte, incontri che ci spingono in una direzione o

essere persino divertente, una volta che si prendono

in un’altra, da decisioni giuste e sbagliate che segnano

le misure. L’aspetto che ho trovato più inquietante,

un’esistenza. Molto spesso al giornalista, soprattutto

però, è un altro, ed è stata l’assenza assoluta di dubbi

in cronaca, capita di raccontare le storie di persone

sugli argomenti su cui molti lettori intervengono con

che si sono spinte troppo oltre, lungo strade da cui

i loro commenti. E alla fine mi si è aperto un dubbio,

è difficile tornare. Che si tratti di parlare di ragazzi

e cioè che la cerchia di amicizie che noi ci creiamo su

distrutti dalla droga, o di uomini che hanno lasciato la

Facebook, Twitter e gli altri social, sia in realtà una

famiglia e vivono per strada, o dei protagonisti di gesti

grande eco che serve ad amplificare i pensieri che già

sconsiderati e distruttivi, lo sforzo più grande per chi

abbiamo. La differenza tra “noi” e gli “altri” equivale,

scrive dovrebbe essere quello di non cristallizzare

per chi la pensa così, a quella tra giusto e sbagliato.

l’essenza di una persona a un singolo fatto di cronaca.

Non so dire dove ci porterà, ma lo trovo pericoloso.

Non sempre ci si riesce. Però ci si deve provare. Non

L’altro è il rivale di William Wilson

basta dire “nessuno tocchi Caino”, occorre anche

Una novella di Edgar Allan Poe racconta la lotta,

capire perché uno come noi sia diventato Caino.

durata anni, di un tale chiamato William Wilson

L’altro non è chi scrive “mi piace” sulla nostra

contro un compagno di scuola che si chiama

pagina Facebook.

esattamente come lui e che, con il tempo, finisce

Una delle esperienze professionali più istruttive che

per assomigliargli sempre di più. Soltanto quando

ho avuto recentemente è stata quella di moderatore

uccide il suo rivale, vinto dall’ossessione, William si

dei commenti sul sito internet del mio giornale, in un

accorge di avere ucciso se stesso: il protagonista e

periodo in cui mi occupavo di sport. In quell’occasione

l’altro erano la stessa persona e i loro destini erano

ho scoperto l’esistenza di alcune categorie di persone

indissolubilmente intrecciati. Ecco, io credo che sia

che allignano sui social network e che a volte ne

obbligo del giornalista raccontare l’altro che è in noi

fanno un’arma. Ci sono gli odiatori professionali, che

e quanto di nostro sia presente nell’altro. Così, forse,

insultano chiunque la pensi diversamente da loro. I

c’è una speranza che l’odio di William Wilson non

troll, che si divertono a seminare zizzania. I tribuni, che

prevalga.

L’ABBRACCIO

5


L’altro e l’incontro con l’altro di Maria Rita Parsi, psicoterapeuta - Membro del Comitato ONU per i Diritti del Fanciullo – Presidente Fondazione “Fabbrica della Pace e Movimento Bambino Onlus”

“L’

altro” e “l’incontro con l’altro” sono la fine

pienamente saziato e liberato da una fame che, crescendo,

di ogni solitudine, di ogni prenatale, diadico

diventerà, poi, piacere d’essere nutriti non solo dal cibo

contenimento, di ogni isolamento e di ogni

quotidiano ma, per simbiotica analogia, dal Sapere, dalla

separatezza dal mondo. E ci consentono, sin dalla nascita,

Bellezza, dalla Bontà, dal Bene, dall’Equilibrio psicofisico e

di “costruire un ponte” sin dalla nascita, tra la mente, il corpo

mentale che nasce dalla ricerca della conoscenza di sé e

e l’immaginario che è esclusivamente nostro e le persone

dal rapporto con l’altro. L’altro inteso, dunque, come “altro

e l’ambiente che ci circondano. Poiché all’origine di ogni

da sé”.

vita umana, c’è il “contenimento del Grembo della madre”.

L’altro inteso come lo intende Ryszard Kapuscinski nel

C’è la Diade del “Due in una”. Ovvero di quella simbiosi

libro “L’altro” (Feltrinelli 2015) quando scrive: “L’altro

madre - neonato/neonata che, fisicamente, termina con

comincia dove comincia la volontà di capire e investigare”.

la nascita e fa sperimentare, a ciascun essere umano e a

L’altro, allora, come “ponte con il mondo” e a partire dal

tutti, il trauma del primo distacco. Ovvero dell’uscita dalla

padre, dalla sua presenza che dovrebbe essere costante e

mitica “grotta” di platonica memoria, dal grembo della

protettiva per la madre e per i figli. E, dunque, se il padre

dea-madre, all’interno del quale si è maturato il percorso

c’è, se il padre è, per intenderci, il San Giuseppe della

prenatale della “vita che prende le forme della vita”. E che

situazione che si pone “a servizio”, per amore, della donna-

da feto, si trasforma in neonato/a. Quel contenimento

madre e del bambino ( che è “divino” come lo sono tutti

continua, poi, tra le braccia della madre e/o di chi, dopo

i bambini!). Se il padre - insomma - realizza il progetto

la nascita - si prenderà costantemente cura del neonato/a.

umano della Triade - madre-padre-figlio/a - a motivo della

E, ancora, attraverso l’allattamento che, col nutrimento

quale si rompe, dopo il parto, la continuità simbiotica della

primario - per amore -, se amore e cure ci sono - trasferirà

Diade madre-bambino e si crea il ponte con il mondo degli

al neonato/a il piacere di poter sopravvivere, pur se

altri, con il mondo intorno. Con il mondo, per incontrare il

nell’iniziale dipendenza totale, ancora, di poter essere

quale, proprio il padre è - o dovrebbe essere - normativo

6

L’ABBRACCIO


regolatore, guida, supporto, capace, con l’esempio e la

trasformazioni e soluzioni che, invece, si possono

presenza, di favorire - insieme alla madre e ai parenti -

garantire a se stessi soltanto attraverso un’introspettiva

un contatto con l’ambiente intorno, con l’altro e con gli

conoscenza di sé. Infatti, come scrive Aristotele: “Chi

altri. Un contatto foriero del conoscersi, dell’incontrarsi,

conosce i propri limiti, non tema il suo Destino”. Laddove

del rispettarsi nonostante specialità e differenze. Per,

la conoscenza di sé permette di non proiettare sull’altro

poi, vivere insieme, nello scambio d’ogni condivisione, di

e/o sugli altri sia la parte peggiore di noi - delegando

ogni riconoscimento di sé. Proprio grazie al ri-conoscere

proprio all’altro il compito di agirla, metterla in atto,

gli altri e al vedersi dagli altri riconosciuti. Vero è, però,

rappresentarla con la nostra - inconsciamente - colpevole

che l’altro è e può diventare “altro da sé” soltanto, se e

complicità; sia attribuendo all’altro da sé compensazione

quando, ciascuno di noi riesce, anzitutto e soprattutto, a

e riscontro che appartengono alle nostre esigenze,

conoscere e a ri-conoscere se stesso e a “radicarsi” nella

fantasie, desideri. I quali, invece, dovrebbero prendere

propria anamnesi. Ovvero, a “radicarsi” nel comprendere,

forma non per una proiettiva delega all’altro ma per

decriptare, codificare, analizzare il flusso, step by

un’alleanza, una collaborazione, una comunità d’intenti,

step, della propria crescita, dell’esperienza prenatale,

obbiettivi e progettualità che consentono di realizzarsi

infantile, preadolescenziale, adolescenziale. E, ancora,

“in metropolitana”. Come appunto scriveva il prete-

nel conoscere la propria storia e quella della propria

poeta sessantottino Michel Quosit. Ovvero con gli altri

famiglia. Con tutte le considerazioni e gli approfondimenti

e grazie, anche proprio al rapporto ben definito con gli

che questa analisi comporta. Analisi e approfondimenti

altri. Così, autentico, costruttivo ed, anche foriero di

che contribuiscono a favorire - se sostenuti anche dalla

creatività, progettualità, collaborazione, è l’incontro con

conferma di figure educative - il misurarsi con la vita e con

l’altro da sé, allorquando una persona riesce a distinguere

il comportamento degli altri, empatizzando, ascoltando,

sé dall’altro, ben evidenziando le affinità elettive e la

prestando attenzione ed interagendo, senza confondere

comune, irrinunciabile umana matrice che, dall’inconscio

se stesso con l’altro. Senza “proiettare”, confusivamente,

e

sull’altro, aspettative, bisogni, difficoltà, problemi e/o

rappresentazioni che appartengono - pur nella unicità e

al contrario, attribuendo all’altro, possibilit, conferme,

specialità di ciascuno - a tutti gli esseri umani.

dall’immaginario

collettivo,

estrae

le

simboliche

L’ABBRACCIO

7


È bello che tu esisti! di Madre Elvira Petrozzi - Fondatrice Comunità Cenacolo

N

elle

nostre

impegnati

Comunità nel

spesso

cammino

di

i

ragazzi

esercizio d’amore nell’accogliere l’altro, come una

risurrezione

verifica dei nostri autentici sentimenti e della nostra

vengono a chiedermi aiuto per qualcuno

fede. Accogliere l’altro dà la possibilità alla mia vita

che abbiamo appena accolto e che sta vivendo un

di comprendere che misura e che capacità ha il mio

momento di crisi; vengono con grande affetto e

cuore, il mio corpo, la mia anima, la mia vita… di

partecipazione da me per il bene di un altro, e questo

dilatarsi per fare spazio a qualcun altro. L’attenzione

mi rivela sempre chiaramente come tutti nel cuore

agli altri è una palestra che libera dalla pigrizia,

sentiamo la spinta, la chiamata, a incarnare l’amore

dall’indifferenza, dalla noia, dall’egoismo. Se non ci

che Gesù ha per l’uomo. Nella nostra esperienza,

si allena ad amare gli altri, l’anima dell’uomo diventa

quando i ragazzi arrivano in Comunità, innanzitutto

“rachitica”, “anchilosata”, e l’indifferenza poco a

li accogliamo. Il primo amore che conoscono e

poco anestetizza il cuore che diviene totalmente

incontrano è quello del volto del fratello che gli

insensibile e “si blocca”: non reagisce più, non

sorride, che gli sta accanto: e quell’amore apre il

sente più, non vive più, non “batte” più perché non

loro cuore alla fiducia di credere che è possibile

ama più! Imparare ad amare gli altri è un esercizio

cambiare vita. È questa la “scuola di vita” della

dunque fantastico perché permette all’amore dentro

Comunità Cenacolo: sperimentare che l’uscire da te

di te di aumentare sempre di più. Più amiamo

stesso e l’andare verso l’altro in un’azione concreta

gli altri più siamo ricchi noi: ricchi di libertà, di

che coinvolge la tua vita, ti rende felice. L’amore fa

volontà, di tenacia, di fedeltà, di sacrificio. L’amore

del bene certamente a chi lo riceve, ma fa tanto bene

è dinamismo, non si ferma mai e non si inceppa mai,

anche a chi lo dona. Se alla vita manca il dono di

è un fuoco sempre acceso che non si consuma, che

se stessi, manca la gioia vera. E pensare che essa

rende la vita sempre più attiva e attenta agli altri,

nasce da quei piccoli gesti quotidiani che sono alla

capace di cogliere le esigenze della persona amata o

portata di tutti: un sorriso, una parola, uno sguardo,

di quella bisognosa ancora prima che lei le esprima.

un incontro, un gesto di carità, un dirsi grazie, un

Lo sguardo dell’amore rende capaci di vedere la

chiedersi perdono... Si è davvero felici solo quando

necessità del fratello prima ancora che la sua bocca

impariamo a donare il nostro tempo, a scomodarci e

la esprima.

ad uscire dai nostri egoismi per andare incontro a chi

Un giorno uno dei nostri giovani ha testimoniato:

ha bisogno di noi.

«Ogni tanto mi veniva in mente: quando sarò papà

Quando arriva qualcuno che “bussa” alla porta del

amerò tantissimo i miei figli; quando sarò marito

tuo cuore e ti scomoda, ti dona la possibilità di vivere

amerò tantissimo mia moglie…», ma poi si è reso

l’amore autentico: se in quel momento, nonostante

conto che era un’illusione, una fantasia, una teoria

tu abbia già programmi o idee da compiere, ti fermi

che non avrebbe mai realizzato se oggi non avesse

e riesci ad ascoltare l’altro, se lo fai entrare in te

imparato ad “amare tantissimo” chi aveva accanto.

e tu entri in lui, raccogli come frutto la gioia della

E allora ha raccontato che una sera, stanco morto

comunione. A volte quando le persone ci chiedono

per aver portato mattoni e impastato cemento tutto

un favore o un aiuto nel momento che noi riteniamo

il giorno per costruire i muri di una nostra casa,

sbagliato - e spesso cadiamo nel pensare che “è

era felice di poter andare a letto a riposare. Mentre

sempre il momento sbagliato” - ci innervosiamo e

era ormai pronto al riposo, un ragazzo gli si è fatto

facciamo “pesare” il fatto di essere stati scomodati

vicino e gli ha chiesto: «Ho bisogno di parlare con

mentre abbiamo altro da fare. Invece dovremmo

te stasera. Vero che parli un po’ con me?». In quel

considerare questo “scomodarci” come un’occasione

momento ha vissuto una lotta tremenda dentro se

che la vita ci dona per imparare ad amare, come un

stesso: «Miseria! Siamo settanta in casa e proprio

8

L’ABBRACCIO


da me deve venire, che ho lavorato duro tutto il

né sperimentato la pace che nasce dal chiedersi

giorno?». Era tentato di dire al giovane: «Guarda,

perdono, come potranno scegliere di vivere questo?

parliamo domani; sono stanco morto!». E invece ha

Se non hanno sperimentato che la felicità nasce

condiviso: «L’ho guardato e gli ho detto: sì, arrivo!»,

quando sai rinunciare a qualcosa di tuo per donarlo

e poi ha aggiunto: «Perché lui oggi è mio figlio, e io

agli altri, come potranno domani essere uomini e

oggi mi sento “suo” padre!». Padri e madri, fratelli

donne generosi e felici?

e sorelle, lo si diventa nella vita quando perdi il tuo

Sono consapevole che è l’incontro vivo con Dio

egoismo, le tue pretese, la tua prepotenza, e diventi

che muove a incontrare nella verità i fratelli. È nel

amico, fratello, sorella, madre, padre… di quelli che

riconoscere l’amore infinito di Dio per noi che in

oggi vivono con te. Questa è la vera Risurrezione:

Gesù si è fatto vita, presente, reale, che scopriamo

imparare che nell’amore che doni, che ti costa fatica

la verità di noi: che siamo suoi figli amati! E questa

e sacrificio, sta la pienezza della vita!

verità ci rivela che l’altro, il prossimo, è “mio

Spesso incontro i genitori che hanno portato i figli

fratello, mia sorella”. Nelle nostre case negli ultimi

“disperati” nella nostra Comunità. Alcuni di loro mi

anni quando festeggiamo la vita di un giovane o di

dicono: «Suora, ma noi non abbiamo fatto niente di

una persona accolta, usiamo cantare un ritornello

male!». Ma non basta non fare niente di male! Nella

che dice così: “È bello che tu esisti, è bello che tu

vita bisogna vivere il bene se si vuole trasmettere il

esisti…”. È un bisogno che abbiamo quello di sentire

bene. Se i tuoi figli non hanno visto con i loro occhi il

qualcuno che ci dice: “È bello che tu esisti!”, che

bene, non hanno visto gesti autentici di amore, non

ci rivela che siamo un dono! Ma è una necessità

hanno udito parole di bontà, di rispetto e di verità,

della vita anche diventare capaci dire nella verità a

L’ABBRACCIO

9


qualcuno: “È bello che tu esisti!”. Riconoscere che

provate a chiudere gli occhi e a pensare al momento

l’altro è un dono per me! Provate a farlo anche voi in

del vostro concepimento, a contemplare il miracolo

famiglia, tra amici, nei vari gruppi di appartenenza.

dell’inizio della vostra vita nel grembo di vostra

Guardatevi negli occhi con sincerità e ditevi l’un

madre. E con le orecchie del cuore ascoltate la voce

l’altro: “È bello che tu esisti!”. Sentirete la gioia di

di Dio, il sussurro dello Spirito Santo, che quando ci

ricevere queste parole, e gusterete la bellezza di

ha creati ha detto a ciascuno di noi, alla nostra vita

dirle riconoscendo nella persona che il Signore ci ha

che cominciava: “È bello che tu esisti!”.

messo accanto in quel momento un dono di Dio! Poi

10

L’ABBRACCIO


Il ricordo di una città che incontra gli “altri” di Franco Enriquet, Presidente Associazione Gigi Ghirotti Onlus di Genova

I

l titolo che si è voluto dare a questo numero della

Serra. Il convegno ebbe per tema le problematiche

Rivista, L’Altro” e l’invito a scrivere il mio pensiero

della spasticità, cause, prevenzione e assistenza.

sui temi di interesse pubblico mi ha subito portato

Era il tempo di Giancarlo Piombino, Sindaco della

alla mente il ricordo di Rosanna Benzi e la sua rivista

città, di Bruno Orsini, Assessore Comunale. Incalzati

“Gli Altri”. Un ricordo che potrebbe essere di monito

da una sinistra agguerrita e particolarmente attenta

per i nostri tempi allo scopo di mantenere quei val-

ai bisogni dei più deboli ci fu consenso unanime tra

ori che la generazione passata ha fatto di Genova una

destra e sinistra. Fu raggiunto l’obbiettivo di dotare

città all’avanguardia nell’impegno sociale mirato so-

la città di più centri di educazione motoria (CEM)

prattutto alle persone più in difficoltà, disabili, malati,

gestiti dal Comune per le persone con disabilità tra

emarginati.

cui ovviamente i bambini spastici.

Rosanna Benzi era una tredicenne di poca cultura,

In questa lotta è stato partecipe Giacomo Piombo

lo ammise lei stessa, quando giunse a Genova;

che ha costituito la Consulta degli Handicappati,

non poteva essere diversamente data l’età e la

un organismo di consultazione riconosciuta dalla

provenienza da un povero paesino del Piemonte con

Regione per conoscere i problemi e le esigenze del

una famiglia altrettanto povera. Si trovò però immersa

mondo della disabilità. Per anni Piombo ha diretto

in un mondo cittadino che le diede cultura, stimoli,

la Consulta di cui Rosanna era parte. Il loro impegno

entusiasmo per combattere contro i tanti pregiudizi

è stato fondamentale nel campo della scuola e del

del tempo sulla disabilità, sui malati scomodi, sulla

lavoro per evitare le discriminazioni di cui tanti disabili

sessualità, combattere contro l’emarginazione del

soffrivano.

diverso e per il riconoscimento di diritti negati a chi

Bottaro che ha di gran lunga anticipato nei fatti la

esposto a esclusione sociale. Un impegno perché

recente legge del “Dopo di noi”, realizzando la Casa

tutti potessero essere accolti con gli stessi diritti nella

Famiglia nella ex Scuola Speciale Vidoni di via Teano

comunità. Rosanna fu un terreno fertile e diede molti

ove trovano residenza permanente molti giovani

frutti.

disabili. Una residenza che sostiene il Comune sotto

Tra i tanti ricordi emerge la lotta perché i bambini

lo stretto controllo dei familiari per sollevarli dalla

spastici

assillante preoccupazione del dopo di loro.

potessero

avere

un

servizio

pubblico

Tra i membri della Consulta Roberto

dal Comune. I loro genitori riuniti nell’AIAS, una

Figura di spicco Enrico Montobbio con la sua opera

organizzazione privata guidata da Ubaldo Mannoni

antesignana in Italia per l’inserimento lavorativo dei

non riusciva più con i propri mezzi a dare un servizio

disabili in contatto con Rosanna e i suoi collaboratori

di riabilitazione per i propri figli. La camera di

per scambi di opinioni e cose pratiche da portare a

Rosanna divenne il centro d’incontro per studiare

compimento. Don Andrea Gallo lo incontrai più volte

come raggiungere l’obbiettivo. Ne divenni il braccio

da Rosanna e con lui i suoi tossici che potevano

operativo per l’assenza di Ubaldo trasferito all’estero

entrare liberamente da lei e per lei avevano grande

dalla sua Banca. Scese in campo da Firenze anche

rispetto e certo traevano qualche utile riflessione

il Prof. Milani, neuropsichiatra, portato a Genova

sul valore della vita di fronte a una persona che era

da Camillo Arcuri, il giornalista genovese amico

stata tanto penalizzata ma senza segni di resa. Bianca

di Rosanna e nella redazione de “Gli Altri”. Il Prof

Bozzo Costa, amica di Rosanna, che a Genova ha dato

Milani, fratello di Don Milani, venne a Genova per

vita al CEIS per la riabilitazione dei tossicodipendenti,

una giornata di convegno al Teatro dell’AMGA di via

una istituzione della nostra città ora anche fortemente

L’ABBRACCIO

11


impegnata con suo figlio Enrico Costa, che ne ha

sofferenze evitabili. Nacque qualche anno dopo

assunto le redini, per l’accoglienza e l’integrazione

l’Associazione Gigi Ghirotti che oggi ha 34 anni di

di tanti migranti. Maria Chighine, di casa nel grande

vita, una organizzazione di cure palliative domiciliare.

Ospedale San Martino e quindi di Rosanna, fondatrice

Una realtà che è testimonianza di quanto nelle nostra

del Tribunale Ligure per la Difesa dei Diritti del Malato,

città si sia stati attenti ai bisogni dei più deboli e in

sempre attenta a cogliere ovunque situazione di

qualche misura vi si è fatto fronte.

disagio dei malati per mano di chi preposto alla loro

Per rispondere alla domanda “Chi è l’altro per me”

assistenza.

ho descritto la storia delle realtà cui la nostra città

Nei primi anni settanta iniziai a occuparmi della terapia

ha dato vita negli ultimi decenni e tutte per opera di

del dolore nei malati di cancro, un aspetto di cura

chi ha visto nell’altro il bisogno cui andare incontro.

del malato trascurato nelle fasi più avanzate di una

Sono dunque realtà da tenere in vita, alimentare e

malattia non più guaribile. Lavoravo come anestesista

accrescere ma richiedono sempre più forze, persone

in Chirurgia Toracica ove la gran parte dei malati era

con passione, entusiasmo, dedizione, disinteresse,

affetto dal cancro polmonare. Un impegno non facile

sacrificio. Non dobbiamo far perdere alla nostra città

poiché il farmaco più utile per alleviarne il dolore era e

quanto è stato realizzato in questi anni trascorsi, anni

resta la morfina, impiego allora generalmente escluso

che sono stati un laboratorio di idee e realizzazioni che

sia per motivi culturali sia per difficoltà legislative. Fui

molte città potrebbero invidiarci. Non bisogna lasciar

più volte ospitato sulla Rivista “Gli Altri” per parlarne.

spazio ai sentimenti di intolleranza, fastidio, rifiuto per

Il problema dell’eutanasia verso la terapia del dolore,

chi riteniamo diverso per il colore della pelle, per chi

le scelte difficili dei genitori di bambini nati con

non ha l’aspetto fisico che ci aggrada, per chi ci può

gravi malformazioni nel dilemma se mantenerli o no

infastidire peri suoi bisogni e turba la nostra routine

in vita con la prospettiva di un’esistenza costellata

quotidiana. Non lasciamo che l’indifferenza tarpi le ali

dalla sofferenza. Nessuno come Rosanna poteva

a una città che tanto si è distinta nell’impegno sociale

essere più partecipe di questo impegno contro tante

e nella solidarietà.

12

L’ABBRACCIO


Chi è l’altro per me... come mussulmano di Salah Husein, Imam di Genova

L’

individuo umano si costruisce nell’interazione

del rapporto tra questa diversità etnica, nazionale

con gli altri. Ma chi è “l’altro” per me, come

e sessuale è la conoscenza che apre le porte della

musulmano?

convergenza e della convivenza.

L’altro

è

mio

fratello,

mia

madre, mia moglie, il mio vicino… l’altro è tutto ciò

Nell’Islam non deve esserci odio, non si deve ridere

che non è “io”, è il diverso da me. Nella vita di tutti

degli altri, non bisogna rubare o in generale, far

i giorni, l’universalità dell’islam ha aperto gli orizzonti

del male ad altri. Tutto ciò fa parte della cultura

della convergenza e della convivenza che unisce e

musulmana e qualsiasi comportamento sbagliato è

non differenzia e trascende i confini della razza e del

dovuto all’inosservanza dell’Islam. Il responsabile di

nazionalismo. Allah disse: “O uomo, ti abbiamo creato

certe azioni è la persona che le ha commesse e sarà

da maschio e femmina, e ti abbiamo fatto popoli e

responsabile individualmente d’avanti a Dio. L’Islam

tribù, affinché vi possiate conoscere” (Al-Hujurat:13).

è una chiamata universale che parla all’essere umano

Il discorso è rivolto a tutte le persone di diverse razze

indipendentemente dalla sua lingua, genere, cultura

e nazionalità. Mostra che l’ingresso nella formulazione

o identità: l’Islam non appartiene a nessuna nazione

L’ABBRACCIO

13


particolare e non esclude una nazione da nazioni. Fin

Bisogna avere buone relazioni sociali con l’altro:

dall’inizio, il Corano ha deciso che tutte le persone

visitare, ospitare ecc. avere un buon ascolto dell’altro

provenivano dalla stessa origine: l’Onnipotente dice:

e conversare con lui,vivere in pace, collaborare con

“Leggi nel nome del tuo Signore che ha creato l’uomo

lui per stabilire interessi ed evitare danni. L’Islam ha

da un’aderenza.”. [Al-Alq: 1-2] Il concetto di vita

fondato i rapporti fra i membri della sua società su

condivisa e convivenza effettiva è approfondito da un

due basi essenziali:

senso di libertà, protezione, rispetto e rimozione di

1) La salvaguardia della fratellanza, il legame solido

tutte le forme di paura, conflitto e umiliazione. L’Islam

che unisce gli uni agli altri.

è una religione di misericordia per tutte le persone,

2) La Protezione dei diritti e dei valori sacri che l’Islam

come è anche la religione della pace. In che posizione

ha preservato per ogni individuo di questa società.

mi trovo io, musulmano, nei confronti dell’altro?

Si tratta della preservazione del loro sangue, del loro

14

L’ABBRACCIO


onore e dei loro beni.

le vostre richieste e rispettate i legami di sangue.

Ogni parola, atto o comportamento che arrecano

Invero Allah veglia su di voi” (4:1).

un’offesa o un pregiudizio a questi due principi, sono

La riconciliazione degli altri è molto importante. Se

proibiti dall’Islam. La gravità di questa proibizione

due parti in disaccordo sono tenute a regolare il loro

varia a seconda dei danni materiali o morali che ne

litigio come esige la fratellanza, è dovere della società

risultano.

farli riconciliare. La società musulmana è segnata dalla

Nei seguenti versetti ci sono degli esempi di ciò che

collaborazione e la solidarietà. Così, non è permesso

nuoce alla fratellanza fra la gente e ai loro valori sacri.

al musulmano di guardare come semplice spettatore

Allah l’Altissimo ha detto:

alcuni dei suoi membri litigare e uccidersi fra loro,

“In verità i credenti sono fratelli: ristabilite la concordia

lasciando propagare l’incendio e aggravare la rottura.

tra i vostri fratelli e temete Allah vi sarà usata

È invece dovere di coloro che sono saggi e ne hanno

misericordia. O credenti, non scherniscano alcuni di

i mezzi, di intervenire per riportare la pace fra loro in

voi gli altri, ché forse questi sono migliori di loro. E le

tutta imparzialità e giustizia, e senza obbedire alle loro

donne non scherniscano altre donne, ché forse queste

tendenze. Allah l’Altissimo ha detto infatti: “ristabilite

sono migliori di loro. Non diffamatevi a vicenda e non

la concordia tra i vostri fratelli e temete Allah” (49:10).

datevi nomignoli. Com’è infame l’accusa di iniquità

Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, ha mostrato

rivolta a chi è credente. Coloro che non si pentono

il merito della riconciliazione e il pericolo dei litigi e

sono gli iniqui. O credenti, evitate di far troppe

dell’astio. Ha detto:

illazioni, ché una parte dell’illazione è peccato. Non

“Volete

vi spiate e non sparlate gli uni degli altri. Qualcuno

della preghiera, del digiuno e delle elemosine?”

di voi mangerebbe la carne del suo fratello morto?

Dissero: “Certo, oh Messaggero di Allah!” Disse:

Ne avreste anzi orrore! Temete Allah! Allah sempre

“La

accetta il pentimento, è misericordioso” (49:10-12).

si deteriorano, questo flagello rade tutto al suo

Allah ha affermato all’inizio di questi versetti che i

passaggio. Non dico che rade i capelli, ma rade la

credenti sono fratelli uniti dalla fratellanza della fede.

fede” (at-Tirmidhi e altri).

Ora, la fratellanza implica che si conoscano fra loro e

L’Islam incoraggia la tolleranza, il che migliora la

che non si rinneghino, che mantengano i loro legami

relazione con l’altro. Come anche incoraggia la dignità

e non li rompano. che i loro rapporti siano amichevoli

e il reciproco rispetto, necessarie per risolvere le

e non ostili, che si amino e non si detestino e che si

divergenze. Per l’Islam, ogni popolo ha il diritto di

uniscano fra loro senza alcuna discordia.

difendere la propria identità e di coesistere con l’altra.

Un hadith (detto del profeta Muhammadd) dice anche:

Si può raggiungere la comunicazione tra i popoli con

“Non vi invidiate gli uni gli altri, non vi volgete le spalle,

la cooperazione con l’altro attraverso programmi

non vi odiate e siate fratelli, oh servitori di Allah!”

pratici. Tuttavia la libertà di espressione non dovrebbe

(al-Bukhari e altri).

essere considerata una scusa per indebolire la sacralità

l’Islam proibisce al musulmano di essere freddo col

dell’altro.

suo fratello, di rompere con lui e di volgergli le spalle.

Il rispetto dell’altro e la libertà di agire non è riservata

Non permette a dei musulmani che sono in disaccordo

ai musulmani, ma è estesa a tutte le persone; il profeta

di rompere i loro legami per più di tre giorni, il tempo

disse chi infastidisce una persona perché creda in

necessario a placare la loro ira. Una volta passato

un’altra religione sarà il mio avversario nel giorno del

questo termine, devono sforzarsi di ristabilire fra loro

giudizio.

che

vi

indichi

riconciliazione

un’azione

perché,

più

mentre

meritevole

le

relazioni

la pace e l’amicizia, dominando i richiami dell’orgoglio, della collera e del litigio. Una delle buone qualità lo-date dal Corano è ciò che dice a proposito dei credenti: “umili con i credenti” (5:54). La proibizione di questa rottura diventa ancora più severa quando si tratta di genitori, visto il carattere sacro dei legami di parentela decretato dall’Islam. Allah l’Altissimo ha detto: “E temete Allah, in nome del Quale rivolgete l’un l’altro

L’ABBRACCIO

15


SOSTIENI IL CEIS GENOVA Con il tuo contributo potremo portare avanti i progetti di agricoltura sociale, finanziare le attività sportive per le comunità di minori, potremo finanziare progetti di reinserimento lavorativo e sviluppare campagne di prevenzione. COME PUOI SOSTENERCI Tramite Bonifico Bancario presso Banca Prossima S.p.A. Iban IT85 B033 5901 6001 0000 0007 632 Tramite Donazione on line collegandoti all’ indirizzo www.ceisge.org/ceis-genova-sostienici oppure Devolvi il tuo 5x1000 a Fondazione Centro di Solidarietà Bianca Costa Bozzo Onlus C.F. 95080550106

L’ECCELLENZA ITALIANA DEL COLORE www.gruppoboero.it 16

L’ABBRACCIO


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Ceis Genova L'Abbraccio n°93 by gammaufficiosrl - Issuu