L’ABBRACCIO n84 Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova
2016
Aiutati che il ciel ti aiuta? Il convegno di S. Egidio a Marassi di Paolo Lizzi ...........................................................4
Il ruolo della Polizia Penitenziaria nel percorso di risocializzazione di Massimo Di Bisceglie ........................................................... 5
Ieri, oggi, domani: esperienze di auto-mutuoaiuto in carcere a Milano di Guido Chiaretti ........................................................... 7
Dalla detenzione alla riabilitazione di Ramon Fresta ........................................................... 9
Report finale di valutazione del progetto TRAMPOLINO di Sonia Startari ...........................................................11
16126 Genova • Via Asilo Garbarino, 6/B • Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.002 r.a. N. 84 • 2° Trimestre 2016 • N. 2 del 2016 • Prezzo 1,00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 • Iscrizione al R.O.C. n° 16776 del 17/04/2008 Poste Italiane S.p.A. sped abb.postale • D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova
Una esperienza di riabilitazione di Gian Luca B ..........................................................14
L’ABBRACCIO Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione del Ceis Genova
Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Michele Serrano In redazione Aldo Castello
Fassolo
Trasta
Foto Immagini tratte dal volume di Uliano Lucas: “Il tempo dei lavori” (Ed Il canneto), scattate dentro il Carcere di Marassi Courtesy Uliano Lucas
Via Asilo Garbarino, 6-9/B
Salita Cà dei Trenta, 28
16126 Genova
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servizi:
Comunità
Hanno collaborato Maria Milano, Paolo Lizzi, Massimo Di Bisceglie, Guido Chiaretti, Ramon Fresta, Sonia Startari, Gian Luca B e i Ragazzi della comunità di Trasta
Accoglienza notturna per tossicodipendenti
Comunità
“Odissea”, accoglienza per minori stranieri
Comunità semiresidenziale e residenziale di
“Samarcanda”,
Direzione e redazione ASS. CENTRO DI SOLIDARIETÀ di GENOVA Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.002
Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.002 In
questa
sede
sono
i
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Reinserimento
Sociale,
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Accoglienza, Auto Aiuto Tel. 010.7404474. - Case alloggio “La Tartaruga” e “Tartaruga
comunità
Levante”
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minori stranieri richiedenti asilo “Tangram”, “La
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Siamo anche in tutta Italia
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LA NOSTRA FILOSOFIA Siamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi. Fino a quando
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una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a
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che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se
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stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona
Chi siamo Dove siamo
può alla fine manifestarsi chiaramente a se
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offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti
Presidente Enrico Costa Direttore Generale Paolo Merello ceisge@ceisge.org fondazione@pec.ceisge.org www.ceisge.org
2
L’ABBRACCIO
stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri. Aosta Ivrea Torino Varese Vercelli Sanremo Genova Milano Piacenza Parma
Cremona Verona Vicenza Trento Bolzano Belluno Treviso Padova Venezia Mantova
Reggio Emilia Modena Bologna Ravenna La Spezia Pistoia Prato Firenze Arezzo Jesi
Spoleto Muccia Viterbo Anguillara Civitavecchia Roma Alba Adriatica Pescara Anzio Formia
Caserta Avellino Bari Gravina Cosenza Catanzaro Messina Reggio Calabria Catania Cagliari
Editoriale di Maria Milano, Direttore Casa Circondariale Genova Marassi
O
ggi gli istituti di pena sono cambiati. Non ci
sia importante essere educati alla bellezza e quanto
sono più le celle stipate in modo indegno dove
non si possa dare niente per scontato.
i detenuti passavano il tempo inerti sui propri
letti o guardando la televisione. Ora si devono rispettare
Eppure so che chi finisce in carcere molto spesso
i parametri europei e la situazione è migliorata, ma
non ha avuto scelta, so che per alcuni questo è il solo
molto resta da fare, molto è ancora carente e pensare
luogo possibile e so che il recupero è una utopia. Per
di compiere un’ opera di riabilitazione con la maggior
questo motivo devo ringraziare le molte associazioni
parte dei detenuti è certo un’utopia. Eppure è proprio
di volontari che ci sostengono e ci aiutano a rendere
perseguendo questa utopia che riusciamo ad andare
più plausibile quest`utopia dando un’opportunità a
avanti, a fare meglio il nostro lavoro, e a riabilitarne
chi è ritenuto dalla maggioranza una causa persa.
qualcuno in più. Anche uno solo in più é importante, per
Una volta un volontario mi ha detto che era in carcere
lui, o per lei, anzi direi che è vitale.
per dare aiuto non solo detenuti, ma anche a noi, che ci lavoriamo. Mi ha colpito. E l’ho molto apprezzato
Quando sono arrivata a Marassi ho cominciato a girare
perché è vero.
per il carcere, a incontrare le persone; se lavori per un istituto penitenziario i luoghi di pena li devi vedere, devi capire che cosa significa starci dentro, e se si vuole ridare dignità alle persone ci vogliono fatti tangibili, piccoli magari, ma tangibili. Abbiamo cominciato dall`igienizzazione
dei
locali.
Ripulire
l’istituto,
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rinfrescandolo dando una mano di bianco, riparando i vetri rotti e sostituendo, per quanto possibile, i materassi e i guanciali più rovinati. Piccole cose, piccoli miglioramenti per mezzo dei quali abbiamo voluto esprimere la nostra attenzione per le persone e per il
I modelli per la dichiarazione dei redditi CUD, 730,UNICO contengono uno spazio dedicato al 5x1000.
loro recupero. Tutte queste attività sono svolte dalle persone detenute coordinate dal personale di Polizia penitenziaria e non di Marassi. Dietro ogni piccolo cambiamento c’è l’impegno, la passione e la fatica di molto personale di questo istituto.
Nella sezione relativa a: Volontariato, Onlus (Organizzazioni non lucrative di utilità sociale) puoi firmare e indicare il codice
Stare dentro non è bello, eppure per molti detenuti il carcere diventa un luogo protettivo, che li mette al riparo anche dalle “angosce”. Baumann, le ha chiamate
fiscale:
“vite di scarto”, e cambiare è difficile. È difficile per tutti,
FONDAZIONE CENTRO DI
ma molto più per chi non ha avuto chance. Ricordo
SOLIDARIETA BIANCA COSTA BOZZO
ancora lo stupore di due detenute che portammo anni
ONLUS
fa al Festival della Poesia a Palazzo Ducale. Erano incredule che tanta bellezza potesse trovarsi a Genova
C.F. 95080550106
a pochi passi da loro. Quell`episodio mi ha fatto comprendere con evidenza, quasi drammatica, quanto
IL TUO AIUTO È PREZIOSO L’ABBRACCIO
3
Aiutati che il ciel ti aiuta? Il convegno di S. Egidio a Marassi di Paolo Lizzi, Comunità di Sant`Egidio
S
ant’Egidio non è una comunità terapeutica. Non
detenuto all’ uscita dal carcere è veramente inquietante,
appartiene al privato sociale. Non è neppure
specie quando è solo e senza fissa dimora.
un’associazione di volontariato in senso stretto.
Nasce con un fondamento religioso: al centro ci sono
Certo la presenza del terzo settore, di associazioni laiche
il Vangelo, i poveri, la lotta contro l’ingiustizia e per la
e cattoliche accanto agli ex detenuti, fa la differenza,
pace nel mondo. L’incontro e l’amicizia con i poveri ci
ma rimangono finora esperienze troppo isolate. Si
ha portati fin dentro ai luoghi della reclusione: anche
avverte sempre più la necessità di un lavoro comune, di
perché,oggi più che mai, la popolazione carceraria è
una sinergia, di un progetto complessivo che badi alla
costituita in larghissima maggioranza da poveri. La mia
reale rieducazione del detenuto, al suo reinserimento.
attività si svolge all’interno delle carceri piemontesi,
Si dovrebbe potenziare il ricorso all’housing sociale per
in modo particolare le Case Circondariali di Novara e
detenuti non abbienti o privi di riferimenti economici e
Vercelli. Sono molteplici i nostri settori di intervento;
familiari. Quanto all’inserimento nel mondo del lavoro,
in riferimento al tema specifico del convegno, in
sono ancora troppo poco conosciuti gli incentivi che
particolare ricerca di strutture di accoglienza e alloggi,
la normativa prevede per gli imprenditori disponibili
aiuti economici a ex-detenuti indigenti e soli, avvio all’
ad assumere persone che rientrano nelle categorie
inserimento lavorativo.
svantaggiate fra cui i detenuti.
Il titolo del convegno: “Aiutati che il ciel ti aiuta?”
Per ottenere questi risultati, tuttavia, occorre un
è significativo, infatti il messaggio che l’istituzione
grande lavoro, da parte nostra, anche sul piano
trasmette al detenuto durante e dopo l’espiazione
culturale: il sistema penitenziario deve sollecitare
della pena è “aiutati”, “salva te stesso”, arrangiati con
istanze di “inclusione” nell’ambito della società dei
i tuoi mezzi. Del resto, si tratta di un messaggio molto
cittadini liberi. Sembra determinante progettare e
diffuso, direi preponderante nella nostra società.
mettere in atto iniziative, anche nuove ed originali, che
Prevale, soprattutto nel mondo occidentale, il disegno
incidano sul modo di percepire l’esecuzione penale
di costruire una società ricca, tranquilla e consumista,
da parte dell’opinione pubblica. Infine, non dobbiamo
ove non c’è spazio per l’altro e per tutto ciò che va
dimenticare che l’elaborazione di una cultura della
oltre se stessi e oltre le proprie preoccupazioni. I
pena fondata sulle ragioni dell’umanità può costituire
poveri, i devianti, sono visti come un ostacolo alla
un riferimento e un modello per altri paesi nel mondo.
realizzazione di tale disegno, quindi vengono espulsi
La presenza della Comunità di Sant’Egidio nelle carceri
dal tessuto sociale. Sono gli “scartati” di cui parla
del mondo, soprattutto in Africa (dove le carceri sono
frequentemente papa Francesco. I fondi a disposizione
veri e propri inferni in terra), ci ha fatto maturare la
delle amministrazioni penitenziarie sono spesso risicati,
consapevolezza di quanto sia importante il ruolo
le attività rieducative minime che un carcere deve
che l’Italia e l’Europa possono avere nel processo di
garantire dipendono spesso da sponsor privati, ma i
umanizzazione delle carceri ma anche nell’elaborazione
problemi più gravi vengono quasi sempre al termine
di una nuova cultura che metta al centro la dignità delle
della detenzione quando gli ex detenuti si scontrano
persone e il loro diritto alla riabilitazione.
la palese indifferenza delle istituzioni e se a tutto questo si aggiunge il clima giustizialista prevalente oggi nell’opinione pubblica, il panorama che si prospetta al
4
L’ABBRACCIO
Il ruolo della Polizia Penitenziaria nel percorso di risocializzazione di Massimo Di Bisceglie, Comandante Reparto Polizia Penitenziaria C.C. Genova Marassi
Uliano Lucas - Da: “Il tempo dei lavori” - Cortesia dell’autore
“Il crimine è una violazione delle persone e delle relazioni. Crea un obbligo di rimettere le
Polizia Penitenziaria rispetto al contenuto numero degli altri operatori. La valorizzazione delle diverse specificità professionali
cose a posto. La giustizia coinvolge la vittima,
e la multidisciplinarità dell’approccio sono garanzia per
il perpetratore e la comunità nella ricerca di
la costruzione di percorsi di reale reinserimento sociale
soluzioni che promuovano la riparazione, la
delle persone detenute. Il Corpo di Polizia Penitenziaria nasce con la legge
riconciliazione, il conforto, la riconquista della
15 dicembre 1990, n. 395, che, oltre a disciplinare
fiducia”.
il Howard Zehr
nuovo
“Ordinamento
del
Corpo
di
Polizia
Penitenziaria”, introduce diverse innovazioni per l’intera Amministrazione Penitenziaria. Di una profonda riforma del vecchio Corpo degli Agenti
In Italia quando si parla di personale penitenziario
di Custodia si avvertiva un forte bisogno da diverso
si
professionalità
tempo, ma soprattutto da quanto era entrato in vigore
eterogenee, con una netta prevalenza del personale di
il nuovo Ordinamento Penitenziario che modificava
vuole
intendere
un
insieme
di
L’ABBRACCIO
5
radicalmente la prospettiva della politica penitenziaria.
sintetizzato
Tra i compiti istituzionali conferiti al Corpo di Polizia
munus nostrum”. “Despondere”: ovvero assicurare,
Penitenziaria, elencati all’art. 5 della legge 15.12.1990 n.
garantire, mantenere viva la speranza rafforzandone il
395, è inserito: “partecipa, anche nell’ambito di gruppi
fondamento.
di lavoro, alle attività di osservazione e di trattamento
La
rieducativo dei detenuti e degli internati”.
specializzata perché ha il difficile compito di tenere
La sicurezza, intesa quale condizione preliminare per
insieme due ruoli: quello del controllo della sicurezza
la realizzazione delle finalità del trattamento, non è
e del recupero. Deve, altresì, contribuire a sollecitare
affidata in via esclusiva alla responsabilità della Polizia
il detenuto all’adesione indispensabile al programma
Penitenziaria e quest’ultima a sua volta prende parte
di recupero anche sostenendolo e controllandolo
alle iniziative trattamentali.
nel rispetto dei patti trattamentali eventualmente
Il
nuovo
modello
di
gestione
della
popolazione
Polizia
nel
motto:
Penitenziaria
“Despondere
è,
quindi,
spem
una
est
polizia
sottoscritti.
ristretta, conforme alle Regole Penitenziarie Europee, è
La funzione principale della Polizia Penitenziaria non è
fondato sulla differenziazione degli istituti penitenziari
quella di accertare il reato, di assicurare alla giustizia,
secondo la pericolosità dei soggetti e la loro posizione
ma quella di contribuire alla trasformazione degli
giuridica e sulla necessità di una comune assunzione di
individui, e in questo senso agli appartenenti al Corpo è
responsabilità.
richiesto un dippiù di “umanità” a cui deve certamente
L’obiettivo è quello di creare le condizioni affinché il
aggiungersi la cooperazione convergente degli altri
detenuto trascorra la maggior parte del proprio tempo
operatori carcerari e della società tutta.
al di fuori della stanza detentiva in spazi dedicati alle
In
attività trattamentali, all’interno dei quali è favorito
un
l’intervento degli operatori e dei volontari (“carcere
realizzazione compiuta del dettato costituzionale, e
aperto”).
non alla adozione di iniziative solo formalmente rivolte
Il metodo di lavoro si fonda sulla conoscenza del
a quello scopo, il ruolo della polizia penitenziaria,
detenuto e sulla condivisione delle conoscenze tra
nell’attività di osservazione e trattamento, non si può
tutti gli operatori penitenziari, in linea con il modello
ridurre alla mera rilevazione e segnalazione di modalità
europeo di “sorveglianza dinamica”.
di condotta significative.
tal
senso,
modello
considerata di
la
trattamento
volontà realmente
di
attuare
teso
alla
ruolo
Infatti, il personale di custodia è quello che più si occupa
fondamentale e la sua qualificazione professionale
di trattamento dal momento che osserva nell’arco
nell’ambito
sono
dell’intera giornata la vita detentiva dei soggetti ristretti:
del
l’agente di Polizia Penitenziaria è fonte di informazioni
cambiamento di un modello professionale che fino al
essenziali e deve dare un contributo fondamentale
1990 era fondamentalmente fondato sul controllo-
all’équipe di osservazione, specialmente all’ educatore,
custodia della persona, finalizzato prevalentemente a
con il quale è quotidianamente in contatto.
prevenire fatti e azioni che possono compromettere
Si tratta di un sapere che nasce e si consolida in
la sicurezza intramurale (evasioni, risse, aggressioni,
carcere a contatto con le persone detenute in quanto
danneggiamenti…) o la incolumità personale degli
il poliziotto conosce e riconosce i codici comunicativi
stessi detenuti (suicidi e autolesionismi).
della cultura carceraria.
Lo spirito delle riforme intervenute è stato quello di
Inoltre,
aver voluto demandare al Corpo di Polizia Penitenziaria
dell’operatore, più ancora che le reali condizioni
una specifica funzione di promozione del valore civico
degli utenti, a determinare la qualità dell’assistenza
della legalità che diviene componente fondamentale
fornita. Nel partecipare alle attività di rieducazione
dell’attività
Corpo.
accanto alle competenze tecniche assumono una
Questa visione presuppone che in tutte le relazioni
posizione di rilievo la soggettività e la riflessività
interpersonali, che intercorrono tra gli operatori e le
che
persone detenute, all’elemento della sicurezza debba
è chiamato a interrogarsi su quali valori e obblighi
sempre accompagnarsi un fattore trattamentale sotto
orientino la propria azione, entro quali limiti possa
forma di insegnamento ed esempio.
operare e compiere scelte, attribuendo senso e
La
Polizia
Penitenziaria dei
presupposto
Il
6
difficile
ha,
processi
ineludibile
lavorativa
compito
L’ABBRACCIO
degli
della
di
perciò,
un
conoscenza
per
l’attuazione
operatori
Polizia
del
Penitenziaria
è
in
molte
accompagnano
circostanze,
l’agire
sono
operativo.
significato al proprio agire professionale.
i
vissuti
L’individuo
Ieri, oggi, domani: esperienze di auto-mutuoaiuto in carcere a Milano di Guido Chiaretti, Sesta Opera San Fedele, Milano
U
na delle conseguenze della carcerazione è la progressiva perdita di autonomia della persona, soprattutto se non si hanno forti legami con il
nucleo familiare all’esterno. Da questo punto di vista chi invece è condannato alle Misure Alternative al carcere è avvantaggiato, perché “costretto” dalla sua situazione a doversi occupare della gestione dei suoi problemi, generalmente molto complessi, in prima persona, per quanto gli è concesso, e che paradossalmente “facilitano” il mantenimento della sua autonomia. È quindi importante per chi è detenuto in carcere partecipare ad attività che lo aiutino ad essere attivo e a non rinchiudersi sempre di più nella propria cella. Seguendo il filo del tempo, di seguito riporto tre esempi curati da Sesta Opera San Fedele: ieri, il laboratorio informatico a Bollate e Opera, oggi, il progetto di “mediazione tra pari” a Bollate, domani, la costituenda Associazione di detenuti a Opera. IL LABORATORIO DI INFORMATICA Il Laboratorio di informatica è attivo nel reparto dei “protetti” a Bollate dal 2010 e per i detenuti “comuni” ad Opera dal 2015. Questa attività di volontariato prevede che alcuni detenuti esperti di informatica, formati alla docenza da dipendenti volontari della STMicroelectronics, insegnino i rudimenti di informatica ad altri detenuti completamente, o quasi, digiuni della materia.
Uliano Lucas - Da: “Il tempo dei lavori” - Cortesia dell’autore
carcere che si occupa esclusivamente degli aspetti relazionali nel gruppo; grande attenzione e cura verso i partecipanti ai corsi (i docenti hanno organizzato
Ad oggi, a Bollate sono stati fatti 5 corsi che hanno
corsi di recupero per i partecipanti più anziani, corsi di
formato circa 50 detenuti docenti. Questi a loro volta
lingua per gli stranieri, corsi avanzati per i più bravi…);
hanno iniziato all’informatica altri 550 detenuti dello
rispetto delle regole che si sono dati per la gestione del
stesso reparto (tra cui 13 laureati, 120 diplomati, 320 con
laboratorio e, da ultimo, apertura dei corsi ai detenuti
licenza media inferiore, e 70 con licenza elementare)
“comuni” per superare la storica barriera culturale che
attraverso l’organizzazione di 44 corsi. Al di là degli
ha sempre separato queste due popolazioni carcerarie.
aspetti tecnici dell’imparare ad usare diversi programmi
A seguito della recente riorganizzazione del carcere
del computer, le caratteristiche più rilevanti di questa
di Opera per ottemperare le norme europee sul
attività formativa sono state: una stretta collaborazione
trattamento dei detenuti, questa esperienza è iniziata
tra i docenti che organizzano e gestiscono i corsi in
anche lì nel 2015 e attualmente sono stati tenuti già 8
totale autonomia, seguiti solo da un educatore del
corsi per un totale di 110 partecipanti.
L’ABBRACCIO
7
“MEDIAZIONE TRA PARI” A BOLLATE
associazione e in grado di interfacciarsi con l’istituzione
Nell’ambito del convegno mondiale di mediazione
e con il mondo esterno non in modo occasionale o
tenuto a Genova nel settembre del 2014, abbiamo
legato alla precarietà del singolo individuo.
organizzato in Sesta Opera un seminario su una nuova
Una
forma di Mediazione dei conflitti in carcere, nota come
Direzione dell’Istituto, è quella di ampliare l’offerta
“Mediazione tra pari”, tenuto da Javier Vidargas, uno dei
di partecipazione non solo a coloro che godono
principali promotori della prima esperienza iniziata nel 2005 nel carcere messicano di Hermosillo. La filosofia alla base di questo particolare approccio propone che siano gli stessi detenuti, opportunamente formati, ad agire come mediatori di conflitti tra gli altri detenuti dello stesso carcere. D’accordo con la Direzione di Bollate, e con la guida di operatori della associazione San Marcellino e di una docente del dipartimento di Lingue e culture moderne della Università di Genova, da maggio 2015 abbiamo iniziato a lavorare con le detenute del reparto femminile di Bollate, il reparto con la più alta conflittualità dell’istituto milanese, con l’obiettivo di individuare e motivare le risorse umane necessarie per portare avanti il progetto e di formarle poi secondo questa nuova metodologia. Lo scopo principale è trovare una soluzione alla difficile gestione dei conflitti interni a quel reparto dove da anni la stessa istituzione non è riuscita a trovare uno sbocco positivo. La scommessa per tutti noi oggi è di cercare e trovare soluzioni efficaci, paradossalmente proprio attraverso l’opera di mediazione delle stesse detenute, invece che con i ripetuti e spesso infruttuosi interventi esterni tradizionali. I primi segnali positivi si vedono già: mai infatti era accaduto che una qualsiasi attività proposta
prima
caratteristica,
voluta
dalla
stessa
dei benefici concessi dall’articolo 21 (che permette l’accesso al lavoro all’esterno del carcere), ma anche ad altri detenuti ritenuti idonei a vario titolo, le cui caratteristiche sono in corso di definizione. Gli stessi detenuti stanno oggi lavorando al codice etico della nuova associazione, cercando di individuare attraverso una loro riflessione comune, la nostra assistenza e quella di un docente di criminologia della università Bicocca di Milano, la natura più caratterizzante la partecipazione o l’esclusione dall’associazione in via di costituzione. Già questa attività li sta aiutando a passare da una indiscriminata adesione iniziale, che correva il forte rischio di essere strumentale e opportunistica, ad una pienamente convinta, condivisa e motivata da forti valori ideali. Dal punto di vista operativo, per esempio, diversi detenuti si sono coinvolti in una attività a favore delle persone non vedenti. Attraverso una convenzione con il Movimento Apostolico Ciechi (MAC) i detenuti, usando le attrezzature del Laboratorio informatico, stanno
trasferendo
le
registrazioni
di
audio-libri
contenuti in vecchie cassette a nastro su file digitali in formato mp3, registrati su CD o su chiavetta USB. In questo modo viene reso ancora fruibile il vasto parco libri della biblioteca del MAC, che conta circa 7000 volumi (un libro è registrato mediamente su
in quel reparto avesse avuto una partecipazione con
5-10 cassette), divenuto sempre più inaccessibile
una sufficiente dose di costanza dopo il primo incontro.
per la crescente difficoltà a reperire i vecchi lettori
Gli incontri di formazione alla mediazione invece
“mangiacassette”. Questa attività, iniziata nell’autunno
continuano ancor oggi a registrare la regolare presenza
2015, ad oggi ha prodotto i primi 400 libri ascoltabili
della
dai non vedenti con strumenti moderni e facilmente
maggior
parte
delle
detenute
inizialmente
selezionate. ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO PER I DETENUTI DI OPERA
fruibili da tutti. Cosa hanno in comune questi tre esempi? La visione comune che sottende queste diverse
Sul modello della associazione di detenuti volontari
attività della Sesta Opera è di aiutare i detenuti e la
“Articolo 21” presente a Bollate, abbiamo iniziato a
società a considerare il percorso carcerario come una
costituire una analoga associazione a partire dagli
opportunità e non un peso: cercano infatti di mettere
stessi detenuti del Laboratorio informatico di Opera, di
in moto potenzialità magari ancora nascoste, non
cui abbiamo detto sopra, aperta anche ad altri detenuti.
espresse o sopite dalla passività indotta dalla vita
Lo scopo della nuova associazione è quella di passare
carceraria, accompagnando questo difficile processo
da quella iniziale attività di volontariato fatta a livello
per ridare slancio e speranza alla loro vita e offrendo un
personale (tenere corsi di informatica di base) a più
senso alla loro pena attraverso una qualche possibilità
attività organizzate attraverso la struttura tipica di una
di riparazione del danno fatto alla società.
8
L’ABBRACCIO
Dalla detenzione alla riabilitazione di Ramon Fresta, CEIS Genova
Uliano Lucas - Da: “Il tempo dei lavori” - Cortesia dell’autore
U
no degli effetti collaterali più drammatici
La legislazione italiana, da molto tempo, ha creato delle
della tossicodipendenza riguarda le attività
norme in base alle quali chi sconta una pena per reati
delittuose e la conseguente carcerazione. La
dovuti alla propria dipendenza, può fruire di misure
tipologia dei reati ha una casistica molto ampia che varia
alternative alla carcerazione se intraprende un percorso
dallo spaccio al furto, la rapina, l’estorsione, eccetera.
di recupero. Questo è il motivo per cui da molti anni il
L’ABBRACCIO
9
CEIS Genova collabora con diversi Istituti carcerari.
CEIS Genova ha partecipato a un progetto finanziato
Il percorso che permette a una persona dipendente
dal Fondo Sociale Europeo all’interno dei due carceri
detenuta di accedere alle nostre Comunità è frutto di
genovesi. Nella rilevazione finale delle persone abbiamo
un lavoro di rete, che ci vede collaborare in sinergia
registrato 10 diverse nazionalità a Marassi e ben 19 a
con il SERT di appartenenza della persona, il SERT e gli
Pontedecimo dove sono straniere il 52% delle detenute.
educatori interni al carcere, il nostro consulente legale
In questo conteso riuscire a stabilire una comunicazione
e l’avvocato difensore della persona. Concretamente
chiara con le persone e instaurare una relazione di
la procedura prevede che l’operatore di un centro
fiducia è essenziale fin dai primi approcci, altrimenti
autorizzato incontri più volte la persona detenuta
le possibilità di portare avanti qualsiasi progetto sono
che fa specifica domanda per entrare in Comunità.
molto scarse. L’operatore non deve essere limitato
Si confronti quindi con il SERT interno, gli educatori
da pregiudizi, nello stesso tempo non può essere in
del carcere e il SERT di appartenenza per verificare
balia di obiettivi salvifici ad ogni costo. Ai detenuti
la congruità della richiesta. Se i colloqui preliminari
non è opportuno dire che “sicuramente” andranno in
sono risultati positivi l`operatore illustra il caso al
Comunità, né che la Comunità rappresenti la soluzione
responsabile della Comunità che deve dare il suo parere
a tutti i loro problemi, perché non è la verità. Al
sull’inserimento. Accertata l’unicità d`intenti dal punto
contrario bisogna riuscire a cogliere le motivazioni che
di vista educativo/riabilitativo, il consulente legale
possono determinare un cambiamento e fare in modo
della comunità raccoglie le disponibilità dei soggetti
che la persona ne diventi consapevole.
coinvolti, il progetto riabilitativo del SERT e fornisce il tutto al difensore del detenuto che provvederà a fare
Un nodo importante è anche quello di illustrare
istanza al giudice al quale spetta il parere definitivo
chiaramente
sulla concessione o meno della misura alternativa.
assolutamente diverso dal “codice della strada”. Negli
il
“Codice
della
Comunità”
che
è
anni mi sono reso conto di quanto sia importante, per Detto così appare tutto molto lineare, ma le variabili
chi proviene dal carcere, comprendere che denunciare
sono moltissime e, premesso che l’intervento con le
un comportamento sbagliato tenuto da un loro
persone tossicodipendenti non è mai semplice, operare
compagno di percorso, è un aiuto e non una “infamità”.
all’interno del carcere introduce ulteriori difficoltà
L’ultima variabile che dobbiamo avere chiara per i
e incognite. Va ricordato che quello carcerario è un
nostri inserimenti in comunità è dosare gli ingressi di
microcosmo particolare: possiede, valori, regole e
chi proviene dal carcere per dare modo alla struttura
linguaggi propri. Un piccolo aneddoto per capire
di metabolizzare al suo interno i nuovi arrivi, facendo
meglio: un giorno parlando con una persona venne
attenzione alla percentuale tra le diverse provenienze,
fuori questa frase: “dottò io so mariuolo, ma onesto”,
per evitare che vengano riprodotti i comportamenti
con questo voleva spiegare che lui non nascondeva di
e codici carcerari che potrebbero destabilizzare la
aver commesso dei reati, ma essi non erano tra quelli
struttura e vanificare il mandato riabilitativo della
bollati come “infamanti” dagli altri detenuti. Nel sistema
Comunità.
carcerario sono state create delle sezioni apposta per i cosiddetti “protetti”, cioè detenuti che hanno
Alla fine di tutto resta però fondamentale una cosa:
commesso reati che il “codice criminale” condanna, reati
la motivazione delle persone a voler cambiare. Senza
contro i bambini, collaboratori di giustizia, eccetera. La
questa componente nessun operatore di nessuna
cronaca di questi giorni ci fornisce l’esempio di un uomo
Comunità riuscirà ad aiutare qualcuno a portare in
rinchiuso a Poggioreale con l’accusa di aver abusato e
fondo un progetto riabilitativo che abbia qualche
ammazzato una bambina. Senza aspettare l’esito del
chance di successo.
processo, la condanna da parte degli altri detenuti è stata eseguita attraverso un violento pestaggio. Ricordiamo inoltre una buona parte dei detenuti proviene da paesi stranieri, quindi lascio immaginare quale Babele di lingue, di valori e contraddizioni sia contenuta in quel microcosmo. Lo scorso anno il
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L’ABBRACCIO
Report finale di valutazione del progetto TRAMPOLINO di Sonia Startari, Sociologa
Uliano Lucas - Da: “Il tempo dei lavori” - Cortesia dell’autore
PREMESSA
svolti da ottobre 2014 a marzo 2015.
Il progetto, finanziato dalla Compagnia di San Paolo
I corsi hanno coinvolto nove detenuti uomini dai 28
e
ai 45 anni e si sono sviluppati in tre fasi su contenuti
realizzato
Pontedecimo
dalla in
Casa
Circondariale
collaborazione
con
Il
di
Genova
Centro
di
professionalizzanti
tesi
all’avvio
al
lavoro
dei
Solidarietà di Genova, è stato ideato con la finalità di
partecipanti:
migliorare la qualità della vita dei detenuti con l’avvio di
- Lavori Edilizi
nove borse lavoro.
- Manutenzione del verde
Il percorso si è sviluppato con tre interventi di
- Ristrutturazione Idraulica
formazione della durata di tre mesi circa ciascuno,
Ogni fase ha previsto la partecipazione di tre detenuti
L’ABBRACCIO
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impegnati dal lunedì al venerdì per mezza giornata con
economico, che ha rappresentato la motivazione
lo sviluppo della parte teorica in aula e con laboratori
iniziale. Durante lo svolgimento poi del percorso:
artigianali specialistici che hanno permesso di attuare
“la motivazione cambia, cambia il loro atteggiamento e
lavori di manutenzione e ristrutturazione in alcune parti
il loro comportamento. I detenuti sentono di assumere
del carcere.
un ruolo di utilità sociale e si autoalimentano alla
In particolare con i lavori edili si è ristrutturata la parte
responsabilità”
della sezione maschile con la ritinteggiatura delle
(Coordinatore dei corsi).
celle, delle porte e delle finestre; nella seconda fase si è realizzata la manutenzione e la bonifica del verde
Il progetto ha avuto, inoltre, una funzione di mediazione
circostante la casa circondariale e nella terza fase si
tra il personale di polizia e i detenuti e tra i detenuti
sono aggiustati tutti i lavabi e piastrellato le docce della
stessi. Il personale di polizia, infatti, spesso rimane
sezione femminile. Tutti i lavori sono stati svolti dai
stupito positivamente dal comportamento dei detenuti,
detenuti insieme e sotto la supervisione del docente/
si approfondisce il livello relazionale:
tutor e dall’assistente capo della M.O.F.
“per il fatto di lavorare insieme ci si sente un po’ squadra e questo sentimento di appartenenza incide positivamente sull’atteggiamento che si ha nei confronti
SELEZIONE
dell’istituzione, ma anche su se stessi… è come se si
La selezione è stata gestita dall’equipe di trattamento
sentissero considerati realmente”
(educatori, psicologo etc.), i criteri si sono valutati in
(Coordinatore dei corsi).
base al tipo di pena e se il detenuto era già seguito dall’area del trattamento e pareva dare garanzie
“Oltre che sulla relazione incide sull’autoriflessività
sufficienti per partecipare a un progetto riabilitativo
di tutti, si superano le resistenze e i pregiudizi”
di questo tipo. Per partecipare a progetti come
(Comandante).
Trampolino
i
detenuti,
inoltre,
devono
rientrare
nell’ambito dei benefici del lavoro all’esterno (art.21 del
Il progetto ha dato modo di mantenere la piccola
regolamento penitenziario), questo beneficio è dato dal
manutenzione della struttura, visto le sempre più
Direttore e approvato dal Magistrato di sorveglianza.
scarse risorse economiche, bonificando l’ambiente e
Tutti i partecipanti a Trampolino per poter circolare
migliorando le condizioni di vita di tutti i detenuti oltre
nelle diverse sezioni del carcere dovevano aver ricevuto
che a organizzare in modo concreto e reale il tempo di
questo beneficio.
chi ha partecipato.
Nell’ambito dei benefici penitenziari di cui i detenuti
Uno dei detenuti, che ha seguito uno dei corsi,
possono usufruire, un progetto come Trampolino può
attualmente
essere un primo banco di prova per ottenere misure
comunale, il buon comportamento e il rispetto delle
alternative più ampie. Nel seguire con motivazione e
regole congiunte con le attitudini, la motivazione e le
buona condotta un corso di tre mesi con accesso ad
capacità personali, valutate durante il percorso, gli
altre sezioni del carcere è una sorta di curriculum per
hanno permesso di poter sviluppare un’esperienza
partecipare a progetti di più ampio respiro.
all’esterno della struttura circondariale.
Dalle interviste è emerso che sia gli operatori sia i
Di fondamentale importanza è stata la collaborazione
detenuti non sempre sono in linea con le valutazioni
del il CEIS Genova e la figura del docente/tutor che ha
dell’equipe di trattamento, gli intervistati dichiarano
dato i contenuti necessari e ha saputo rapportarsi con i
che i criteri formali di definizione delle graduatorie
partecipanti e gli operatori alimentando un buon clima
per la partecipazione a questi progetti sono basati sul
nel gruppo di lavoro.
carico familiare, situazione reddituale e lavorativa che
“Ho imparato cose nuove sulla sicurezza sul lavoro
non permettono di considerare dimensioni come le
sull’infortunistica a come usare dei macchinari”
attitudini e le motivazioni dei potenziali partecipanti.
“Il docente ha spiegato bene le cose”
segue
un
lavoro
presso
il
cimitero
“Il docente non ci ha trattato come detenuti” “Il docente ha avuto voglia di ascoltare” SVILUPPO DEL PROGETTO E PUNTI DI FORZA Il progetto ha fornito ai partecipanti un rimborso
12
L’ABBRACCIO
Il valore aggiunto dell’intero progetto è risultato:
- Lo sviluppo di competenze spendibili da parte dei
grado perché anch’essi molto motivati a realizzare
detenuti,
iniziative di questo tipo.
“Ho fatto un lavoro vero con regole orari”
Un elemento che era emerso più come preoccupazione
“Con questi corsi poi hai un attestato che lo puoi
che criticità era far entrare i detenuti uomini nella
utilizzare all’esterno anche solo per la credibilità
sezione femminile, ma non si è riscontrato nessun
sociale”
problema. Durante uno dei corsi, infine, uno dei detenuti
“Io ho proprio imparato il lavoro, ho imparato facendo”
è stato sostituito perché non si è attenuto al rispetto delle regole, assumendo un farmaco contemplato nelle sostanze stimolanti.
- L’attivazione del senso di partecipazione “Questi corsi non ti fanno uscire come criminale” “Quando lavori esisti anche per aiutare la famiglia”
CONCLUSIONI
“Ti fa pensare che credono in noi” “Quando
ti
mettono
vicino
alla
transenna
Dalle interviste realizzate al termine del progetto è emerso un alto grado di soddisfazione ad aver da una
psicologicamente ti aiuta a responsabilizzarti”.
parte attivato l’iniziativa, dall’altra avervi partecipato. il
L’esperienza di essere entrati in relazione con una
superamento di pregiudizi tra i detenuti stessi in
persona esterna nella qualità di docente/tutor ed
merito alla provenienza da culture eterogenee e
essersi rapporti con una modalità “normale” ha reso
tra i detenuti e gli agenti di polizia che hanno avuto
i partecipanti più motivati e propensi ad acquisire
modo di instaurare colloqui che approfondissero la
capacità lavorative. L’attestato di partecipazione al
conoscenza e facessero emergere aspetti personali
corso ha rappresentato l’evidenza che documenta
che diversamente sarebbero rimasti nascosti.
non
“Non credevo ci fossero degli agenti che ti potessero
lavorative, ma anche una buona predisposizione alle
vedere senza pregiudizi”
regole e alla responsabilità, fattori indispensabile per
“Il senso di fiducia che ti danno ti motiva rispetto alla
il raggiungimento del recupero sociale, il benessere
condotta”
del detenuto e la riabilitazione a 360 gradi. Anche
“Quando lavoravamo eravamo tutti allo stesso livello”
il rimborso economico ha inciso su questo aspetto,
“Il fatto di lavorare insieme scambiare i punti di vista fa
rendendo concreto e visibile, anche ai famigliari,
sentire una squadra”
l’impegno del detenuto oltre che essere un aiuto
- L’integrazione
culturale
che
ha
permesso
solo
l’acquisizione
di
determinate
capacità
effettivo al reddito. CRITICITÀ
La partecipazione ai corsi ha influito anche sul clima
La criticità maggiore, dichiarata da tutti gli intervistati,
relazionale, psicologicamente i detenuti si sentono più
è la carenza di risorse economiche che non permette
appagati e impegnati. Questo è stato fondamentale
il prolungamento di questi progetti e preclude la
anche per superare le differenze culturali sia tra i
possibilità di allargare la partecipazione a un numero
detenuti sia tra i detenuti e gli agenti di polizia.
più ampio di detenuti. Il numero di persone convolte è basso, questi progetti, proprio per la finalità che hanno, dovrebbero essere un’occasione per un più ampio numero di detenuti. I progetti di questo tipo che abilitano al lavoro anche attraverso un attestato sono percepiti come reale riabilitazione, l’attività professionalizzante
ha
una
funzione
anche
sulla
percezione che il detenuto ha sul proprio ruolo sociale. La carenza di risorse economiche incide anche sull’attrezzatura che risulta carente e rallenta il lavoro o non permette di svolgerlo al meglio. Altro punto debole è il sovraccarico del lavoro di sorveglianza degli agenti che però accettano di buon
L’ABBRACCIO
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Una esperienza di riabilitazione di Gian Luca B
Uliano Lucas - Da: “Il tempo dei lavori” - Cortesia dell’autore
E
ro un bambino come tanti altri, in una famiglia
più gravi. Non mi importava di niente e di nessuno, la
come tante altre. Nell`adolescenza, la mia
mia parte umana era più che altro un ricordo, quello
vivacità si era trasformata in una rabbiosa
che veniva fuori, era un animale ferito, rabbioso, sempre
insofferenza verso qualsiasi regola, così ci sono stati
affamato di roba. Vivevo in un mondo parallelo, delirante
i primi motorini rubati, le risse, le droghe leggere.
e malvagio, la droga mi aveva portato via il cuore. Ero
Crescevo, e insieme a me cresceva la droga; avevo
privo di rispetto per me stesso e degli altri.
bisogno di roba sempre più forte, che mi scuotesse,
Nel 2011 ho fatto la mia prima una carcerazione: otto
che mi tenesse in piedi. Ho cominciato a spacciare,
mesi. Otto mesi pieni di progetti, di buoni propositi, di
continuavo a rubacchiare e le risse diventavano sempre
promesse, ma solo venti giorni dopo che ero uscito ho
14
L’ABBRACCIO
ricominciato tuto da capo, ancora peggio. Senza mai
un individuo, una persona con determinate patologie e
fine, senza ritegno, né pensiero del domani.
disturbi che può essere aiutata.
Nel 2014, dopo un furto mi hanno messo agli arresti domiciliari, ero costretto ad abitare con mamma e papà,
Eravamo a ridosso del Natale 2015 quando mi dettero
ma il risultato era il medesimo. Dovevo solo trovare
la disponibilità di un posto letto in comunità, CEIS
delle scuse assurde per mettere in atto le mie modalità
Genova, Comunità di Trasta. Dopo qualche settimana il
di ricerca ed ero abilissimo a ingannare i miei familiari,
comitato del SERT ha stanziato i fondi per la retta di un
la mia compagna e i miei amici. Io mi dovevo fare, era
programma di recupero! Iniziavo a vedere uno spiraglio
questo l’unico scopo. Nel 2015 dopo aver scontato
di luce.
gli arresti domiciliari sono arrivate tutte insieme le denunce a piede libero che avevo accumulato negli
Senza sostanze la vita era più bella e gli sforzi fatti in
anni, la situazione era grave ma a me interessava solo
carcere davano dei frutti. Il 10 febbraio 2016 mi è stato
farmi e basta, dopo un anno che non uscivo di casa il
comunicato il rilascio dalla C.C. di Marassi. Potevo
mio pensiero era solo quello: farmi. Inevitabilmente
andare a dormire in comunità già quella notte. Mi
sono finito di nuovo in carcere, stavolta a Marassi.
sentivo libero, ma nutrivo anche la grande paura di
Quando entri li dentro ti senti un duro, uno che aveva
essere soverchiato dalla voglia di bere, di trasgredire,
messo in preventivo di essere rinchiuso, uno che non ha
di mandare tutto in malora. Quel giorno invece il mio
bisogno di nessuno, che ce la fa da solo, una tigre! Ma in
cammino ha preso un’altra piega. Di solito cercavo
realtà non sei una tigre, sei semplicemente in gabbia e
subito di arraffare qualcosa per me, quella volta ho
puoi ruggire quanto vuoi, ma non sei più padrone della
cercato di dare io qualcosa agli altri. In tasca non avevo
tua vita.
niente, ma potevo regalare la mia esperienza. La prima sera, durante una condivisione mi presentai, nessuno se
E questa volta è scattato qualcosa dentro di me, ho
lo aspettava da un nuovo arrivato, e mi mostrai a tutti
cominciato a vedere, a capire, che scempio avessi fatto
senza filtri, per quello che ero stato, quello che ero e
della mia vita.
quello che avrei voluto diventare.
Sono entrato in contatto con un medico del carcere,
Le giornate hanno cominciato a scorrere sempre più
tramite lui ho iniziato a vedere degli psicologi e il
veloci, forse perché ora riesco anche ad avere ricordi!
cambiamento in me diveniva più evidente. Ho richiesto
Non ne avevo più da tanto tempo, né belli né brutti.
di essere trasferito in una sezione attenuata all’interno
Tutto si sta trasformando: vedo la soddisfazione
del carcere di Marassi: la terza sezione attenuata, dove
negli occhi di mio padre, vedo mia madre contenta,
opera uno staff di persone qualificate per trattare la
entrambi orgogliosi di quel figlio che sembrava non
dipendenza delle sostanze. Mi sono affidato a loro,
potesse farcela. Vedo crescere l’amore tra me e la mia
comunicando, sfogando la mia rabbia e la mia paura,
compagna, lei mi è stata vicina nei momenti peggiori e
dedicandomi a tempo pieno alla mia ricostruzione.
ora non so se è più felice lei dei miei progressi oppure
Passavano i mesi e mi sentivo meglio, mi sentivo
io a vederla così felice.
realmente più stabile e più uomo, ma ero sempre rinchiuso in quella gabbia. Pensavo al tempo sprecato
Adesso sto lavorando con gli operatori sulla costanza
e quanto volessi riprendermi la mia vita… l’unico modo
dei risultati, il mio primo traguardo è dormire tranquillo
per farlo era uscire di li. Eppure avevo anche paura
senza temere che qualcuno possa strapparmi via
di uscire, temevo di ricaderci come nel 2011. Per me
di nuovo la libertà, e per arrivarci devo coltivare la
sarebbe stata la fine e avrei dato altra sofferenza a tutti
consapevolezza che ad acqua e senza alterazioni si vive
quelli che mi volevano bene e che mi avevano dato
bene.
ancora una volta fiducia. Lo staff del SERT interno e il mio dottore di riferimento mi hanno aiutato a scegliere e abbiamo deciso insieme di provare a entrare in una comunità. All’interno della comunità non sei più un numero, ma
L’ABBRACCIO
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FOTO di Uliano Lucas Uliano Lucas nasce a Milano nel 1942 e cresce
a diradare nell’ultimo quindicennio le corrispondenze
nel clima di ricostruzione civile e intellettuale che
giornalistiche per dedicarsi a inchieste di ampio
anima il capoluogo lombardo nel dopoguerra.
respiro condotte insieme a giornalisti, sociologici e
Ancora sedicenne prende a frequentare l’ambiente
storici. Ne sono esempio le immagini sui centri di
di artisti, fotografi e giornalisti che vivevano allora
recupero per tossicodipendenti a Torino, sulla difficile
nel quartiere di Brera. Partecipa a pieno alla vita
riconversione industriale nel ponente genovese, o
culturale della sua città per giungere, negli anni
il reportage sulle carceri di San Vittore e Bollate e
’60 e ’70 a un giornalismo impegnato, d’inchiesta
le fotografie che illustrano questa rivista. Scattate
civile. Collabora con Il Mondo, Tempo, L’Espresso,
all`interno della Casa Circondariale di Genova Marassi
L’Europeo, La Stampa, Il manifesto e molte altre
esse fanno parte del volume: “Il tempo dei lavori” (Ed
testate. La crisi editoriale gli anni ’80 e i ’90, lo induce
Il canneto).
www.gruppoboero.it www.gruppoboero.it