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Ceis Genova L'abbraccio n°77

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l’abbraccio n77 Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova

L’Assessore alle politiche sociali Lorena Rambaudi risponde alle domande del CEIS Genova ...........................................................4

Il Convegno annuale del CEIS Genova dedicato alla Famiglia ........................................................... 7

Riflessioni di un giorno di Paolo D’Attilio ........................................................... 8

Tangram Una comunità per minori non accompagnati richiedenti asilo di Anna Rita Sgarban ......................................................... 10

Arrivi e partenze di Massimiliano Guidotti ..........................................................12

16126 Genova • Via Asilo Garbarino, 6/B • Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.002 r.a. N. 77 • 3° Trimestre 2014 • N. 3 del 2014 • Prezzo 1,00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 • Iscrizione al R.O.C. n° 16776 del 17/04/2008 Poste Italiane S.p.A. sped abb.postale • D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova

Associazioni e Istituzioni Un’esperienza di integrazione in mare di Katiusha Del Dottore e Chiara Ghirardo ..........................................................13


L’ABBRACCIO Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione del Ceis Genova

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Michele Serrano In redazione Aldo Castello

Fassolo

Trasta

Disegni Luciana Rattazzi - Il mare d’inverno Courtesy Franz Prati

Via Asilo Garbarino, 6-9/B

Salita Cà dei Trenta, 28

16126 Genova

16161 Genova

Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.002

Hanno collaborato Lorena Rambaudi, Paolo D’Attilio, Anna Rita Sgarban, Massimiliano Guidotti, Katiusha Del Dottore e Chiara Ghirardo Direzione e redazione Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.002 Impaginazione Xedum srl Stampa Tipografica Derthona srl

In

servizi:

Comunità

Accoglienza notturna per tossicodipendenti

questa

sede

sono

Comunità

“Odissea”, accoglienza per minori stranieri

Comunità semiresidenziale e residenziale di

“Samarcanda”,

i

Riabilitativa,

Reinserimento

Sociale,

per

Accoglienza, Auto Aiuto Tel. 010.7404474. - Case alloggio “La Tartaruga” e “Tartaruga

comunità

Levante”

psichiatrica

Finestra

sul

residenziale

Terapeutica di

minori stranieri richiedenti asilo “Tangram”, “La

presidio

offerti

per

Porto”,

adolescenti Prevenzione,

per

persone

malate

di

Aids

Tel. 010.7411128

collocamento disabili, Accoglienza Profughi

- “Castore e Polluce” comunità per persone

Adulti, Direzione e uffici.

con doppia diagnosi Tel. 010.7403071.

Siamo anche in tutta Italia LA NOSTRA FILOSOFIA

Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Sped. abb. postale 50% - Genova Periodico associato USPI

Siamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi. Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona

Chi siamo Dove siamo

può alla fine manifestarsi chiaramente a se

Via Asilo Garbarino, 6 B - 9 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.002

offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti

Presidente Enrico Costa Direttore Generale Paolo Merello ceisge@ceisge.org fondazione@pec.ceisge.org www.ceisge.org

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L’ABBRACCIO

stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri. Aosta Ivrea Torino Varese Vercelli Sanremo Genova Milano Piacenza Parma

Cremona Verona Vicenza Trento Bolzano Belluno Treviso Padova Venezia Mantova

Reggio Emilia Modena Bologna Ravenna La Spezia Pistoia Prato Firenze Arezzo Jesi

Spoleto Muccia Viterbo Anguillara Civitavecchia Roma Alba Adriatica Pescara Anzio Formia

Caserta Avellino Bari Gravina Cosenza Catanzaro Messina Reggio Calabria Catania Cagliari


Editoriale di Enrico Costa

I

l ricordo del dolore per i migranti morti soffocati

sono i corsi formativi, né l’integrazione; ci sono solo la

in fondo ai barconi ormai vicini alla costa è ancora

noia e la frustrazione; se va bene qualche lavoretto senza

recente, ma tra poco sarà dimenticato e sarebbe

troppe regole. Anzi no, mi sbaglio, c’è qualcos’altro: il

davvero ipocrita limitarsi a sperare che tragedie del

rischio molto concreto di venire reclutati dalla malavita

genere non avvengano più. La forza della disperazione

organizzata, un giro dal quale è poi difficile uscire, ma

continuerà a spingere migliaia di persone verso le nostre

che ad un giovane uomo pieno di rabbia e di dolore

spiagge e non tutti ce la faranno. Sarebbe vano tentare

può facilmente sembrare una soluzione.

di impedirlo, ma anche noi persone comuni possiamo

Siamo noi quelli che possono fare la differenza, siamo

fare qualcosa. Possiamo cominciare a domandarci

noi quelli che possono indirizzare le istituzioni verso

come contribuire per dare anche a loro la possibilità di

scelte eque e che manifestino rispetto per la vita. È

un’esistenza degna come quella cui ogni essere umano

dalla nostra visione e dal nostro impegno che dipende

ambisce. Possiamo cominciare a considerarli esseri

tutto. Sapremo vedere la dignità di queste persone e

umani.

considerarli anche solo alla stregua di buoni vicini,

In Liguria, come nel resto d’Italia, le istituzioni e le

sapremo desiderare per loro un esistenza ricca e piena

organizzazioni del terzo settore danno un primo

come quella che augureremmo ad un fratello? In caso

rifugio a migliaia di individui, per lo più compresi tra i

contrario possiamo continuare a scandalizzarci perché

20 e i 30 anni. Sono la speranza di chi rimane a casa,

ne sono morte alcune decine sul fondo di un gommone,

genitori o figli, e conta sulla loro forza per la propria

pensando sotto sotto che hanno rischiato troppo.

sopravvivenza. È una generazione che affronta lo

Dobbiamo vivere tutti insieme su questa terra e non

sbaraglio di un viaggio carico di rischi e di incognite

possiamo che vincere insieme.

per fuggire a situazioni di tragedia, miseria e pericolo.

Luglio 2014

Ora che il percorso della loro vita li ha portarti qui accanto a noi, cosa possiamo offrire loro oltre al tetto e alle minime garanzie costituzionali? Riusciremo ad aiutarli a dare significato e dignità alla propria esistenza? Di pari passo con gli sforzi per fornire una prima accoglienza decorosa è importante che la burocrazia si faccia interprete dei principi sociali solidali propugnati dalla nostra costituzione e, con tempi celeri, accerti l’eventuale riconoscimento dello status di rifugiato o di protezione internazionale con la conseguente consegna dei vari tipi di permesso di soggiorno. Senza permesso di soggiorno non c’è dignità, non c’è vita, c’è solo l’attesa. Partono carichi di sogni e di energia con l’obiettivo di costruire un futuro per sé e per la propria famiglia. Partono alla volta di un paese straniero che riescono a mala pena a immaginare, ma che certo devi apparirgli dorato e si ritrovano in un limbo, metà ospiti, metà prigionieri. Costretti all’inazione, per quanti vogliono restare; perché senza permesso non c’è lavoro, non ci

Luciana Rattazzi - Il mare d’inverno - Courtesy Franz Prati

L’ABBRACCIO

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L’Assessore alle politiche sociali Lorena Rambaudi risponde alle domande del CEIS Genova

Luciana Rattazzi - Il mare d’inverno - Courtesy Franz Prati

GENTILE

QUESTO

di provenienza, per cercare di impostare misure che

NUMERO DELLA NOSTRA RIVISTA AL PROBLEMA DEI

in qualche modo limitino i flussi verso l’Europa. L’altra

PROFUGHI E DEI RIFUGIATI POLITICI PER RICORDARE

questione riguarda proprio l’Europa e le regole che

LE MOLTE VITTIME DECEDUTE DURANTE IL VIAGGIO

abbiamo concordato con il trattato di Dublino. Oggi

IN MARE ANCHE RECENTEMENTE. SECONDO IL

quel trattato va rivisto, perché ci troviamo di fronte ad

SUO PARERE, PRIMA ANCORA DI PARLARE DI

uno scenario che è cambiato, con dei flussi che sono

ACCOGLIENZA, QUALI POTREBBERO ESSERE LE

drammaticamente aumentati quindi quegli accordi

STRATEGIE POLITICHE NAZIONALI ED EUROPEE PER

risultano inadeguati. L’Italia è geograficamente una

PORRE UN ARGINE A QUESTE STRAGI?

porta, al di là dei valori di solidarietà che spero la nostra

Sul piano internazionale dobbiamo lavorare su tre livelli:

nazione possa esprimere, non siamo in grado di integrare

innanzitutto la politica estera e il rapporto con i paesi

le persone con questi flussi. Per questo motivo abbiamo

4

ASSESSORE,

L’ABBRACCIO

DEDICHIAMO


bisogno che ci sia maggiore libertà di circolazione, cosa

cui le persone sono in attesa del riconoscimento dello

che oggi ufficialmente non esiste. Questo è il terzo

status di rifugiato, senza il quale non è loro consentito

aspetto da considerare: bisogna rivedere la tipologia

l’accesso ai circuiti SPRAR. Rispetto a questo tema

dei permessi. Abbiamo assistito frequentemente a

stiamo cercando di dare regole condivise con la

disordini, anche con grave disagio per l’ordine pubblico,

creazione degli HUB regionali, che siano dei punti di

perché alcune di queste persone non si vogliono far

snodo, d’identificazione e conoscenza della persona,

identificare; la legge infatti prevede che il soggetto

propedeutico al loro ingresso nel circuito SPRAR e

rimanga nel paese dove l’identificazione è avvenuta.

sul territorio. Il modello lo abbiamo chiaro in mente

Alcuni di loro, al contrario, hanno altri obiettivi, altri

ed è già scritto negli atti. Ci sono importanti accordi

legami, persone che li aspettano altrove. Bisogna che

Stato-Regioni, l’ultimo approvato il mese scorso, che ci

le norme europee ci aiutino e non ci lascino soli ad

portano a identificare una filiera dell’accoglienza. Ora

affrontare un’emergenza per cui non abbiamo le risorse

siamo in quella faticosa fase di trasformare le idee in

né la forza sufficiente, sia in termini di accoglienza, sia

atto. Passi avanti sono stati fatti, ma c’é ancora molto

di integrazione.

da fare. Proprio oggi mi sono occupata di accoglienza

L’INTERVENTO DELLE REGIONI HA SICURAMENTE MIGLIORATO

LA

ACCOGLIENZA,

SITUAZIONE

VUOLE

DELLA

SPIEGARE

AI

PRIMA NOSTRI

LETTORI QUALE È OGGI L’ITER CHE I SOPRAVVISSUTI AFFRONTANO AL LORO ARRIVO?

dei minori, perché è una competenza regionale quella di creare un HUB specifico per i minori. Il tema dei minori è molto delicato e impegna gli enti locali territoriali con

maggiore

preoccupazione.

Sono

necessarie

strutture adeguate che abbiano, oltre alle altre, anche competenze educative, nello stesso tempo è necessario

Dall’emergenza Nord Africa, gestita in primo luogo

mantenere i costi a livelli sostenibili. Le comunità per

dalle Regioni, abbiamo tratto molti insegnamenti.

minori devono offrire un servizio 24 ore su 24 e spesso

Abbiamo creato un tavolo di coordinamento a livello

quelle che offrono servizi di qualità hanno costi troppo

nazionale, mai esistito prima, che coinvolge i Ministeri,

alti. Su flussi non programmati cosi’ consistenti sono

le Regioni e le autonomie locali e ci incontriamo

cifre difficili da coprire. Rispetto a pochi anni fa il

regolarmente a Roma presso il Viminale per affrontare

miglioramento è evidente, ma c’è ancora molta strada

la programmazione dell’accoglienza e dell’integrazione.

da fare.

Questo è uno strumento di metodo che ha dato grandi risultati. Abbiamo portato la rete SPRAR da

NEL CASO DEGLI AVENTI DIRITTO IL PERCORSO

6000 a 20.000 posti, abbiamo avuto conferma di un

BUROCRATICO PER IL RICONOSCIMENTO DELLO

aspetto già noto, ossia che non si puo’ affidare la prima

STATUS

accoglienza a enti che non hanno le competenze per

ADEGUATO

gestirla. L’accoglienza nelle tendopoli, negli alberghi in

RICHIEDENTI?

assenza di un “know how” sociale non ha funzionato.

Esiste

Sono necessarie le competenze delle comunità che

riconoscimento ha ancora un tempo d’istruttoria troppo

già si occupano di rifugiati per gestire questo tipo di

lungo, le persone arrivavano ad attendere anche sette o

emergenze, dunque il nostro obiettivo è stato ampliare

otto mesi per il primo appuntamento. Su nostra richiesta

la rete SPRAR, ossia la rete delle comunità che si

le commissioni territoriali sono state potenziate quindi

occupano di rifugiati adulti e minori, definendo regole

un primo passo è stato fatto, ma non è sufficiente.

omogenee a livello nazionale, valide su tutto il territorio.

Inoltre in questi flussi migratori non è facile distinguere

Un grande obiettivo raggiunto, che poteva avere

tra gli aventi diritto allo status di rifugiato rispetto e chi

un risultato ancora piu’ positivo se i flussi si fossero

appartiene a un flusso spontaneo non programmato

attestati sul livello dello scorso anno. I flussi invece sono

senza le basi per il riconoscimento. È necessario un

molto aumentati, adesso non vorrei dire cifre inesatte,

potenziamento ulteriore delle commissioni territoriali in

ma siamo già a 50.000 presenze dall’inizio dell’anno.

modo che si possa distinguere, in tempi adeguati, tra

Quindi abbiamo messo a segno un obiettivo importante

le due tipologie di persone che avranno poi un diverso

che purtroppo non è stato sufficiente a causa del grande

riconoscimento giuridico.

DI

un

RIFUGIATO ALLE reale

POLITICO

ESIGENZE

problema

di

IN

DEI

ITALIA

È

SOGGETTI

tempi,

ottenere

il

aumento dei flussi. Prima ancora c’è la pronta accoglienza: quel periodo in

SEMPRE

RIGUARDO

A

QUESTO

TEMA,

COSA

L’ABBRACCIO

5


Luciana Rattazzi - Il mare d’inverno - Courtesy Franz Prati

SIGNIFICA PER I CITTADINI ITALIANI E PER I

riusciamo a mettere insieme un sistema efficiente, che

PROFUGHI

in parte è già stato creato se pure è da perfezionare, il

IL

PASSAGGIO

DELLE

COMPETENZE

DALLA PROTEZIONE CIVILE ALLE PREFETTURE?

processo dovrebbe funzionare anche in assenza della

La protezione civile aveva operato di fronte ad uno

dichiarazione di emergenza. È chiaro che le prefetture

stato di dichiarazione di emergenza, ma i soggetti

si basano anche sulla nostra collaborazione, ma questo

attuatori erano identificati dalle Regioni quindi, di fatto,

è quello che vogliamo.

sono state le Regioni ad avere in capo l’emergenza Nord Africa. Di quell’esperienza è stato recuperato il metodo di lavoro della cabina di regia regionale. Ora è il prefetto del comune capoluogo che deve coordinare e convocare una riunione periodica in cui tutti soggetti istituzionali, ma anche le associazioni che compongono

LA CARENZA DI STRUTTURE DI PRIMA ACCOGLIENZA PUO’ ESSERE COLMATA DALLE ASSOCIAZIONI DEL VOLONTARIATO E DEL TERZO SETTORE? IN CHE MODO LE REGIONI POSSONO SOSTENERE QUESTE ASSOCIAZIONI?

programmare

Gli enti disponibili all’accoglienza hanno diritto alle

l’accoglienza sul territorio. Si tratta di uno strumento

quote nazionali che sono definite in ragione di 35

per creare facilità di comunicazione e chiarezza di

euro al giorno per gli adulti e 45 euro per i minori

metodo in capo alle Prefetture in via ordinaria e non

come prima accoglienza. Le risorse, stabilite a livello

di emergenza. Questo limita alcuni poteri e pone alcuni

nazionale, provengono dal Ministero degli Interni e dal

quesiti che abbiamo voluto chiarire con il governo. Per

Ministero del Welfare. Per quanto riguarda gli adulti le

esempio se i Prefetti hanno la facoltà di requisire spazi

risorse vengono trasferite alle prefetture che hanno dei

anche in assenza di una dichiarazione di emergenza.

contratti con gli enti terzo settore, per i minori invece

Ci è stato risposto affermativamente, anche se va

il passaggio attraverso i comuni. Questa differenza è

considerata come estrema ratio. Oggi si ragiona in un

dovuta ad una campagna nazionale promossa dall’Anci.

sistema di ordinarietà in quanto i fenomeni migratori

Il Sindaco che accoglie i minori sul suo territorio infatti,

sono definiti flussi non programmati, ma sappiamo

ne diventa responsabile. In alcuni casi si tratta di una

che si ripetono costantemente; chiamarla emergenza

tutela diretta in altri di un affido ai servizi sociali,

sarebbe anacronistico. La dichiarazione di emergenza

comunque la responsabilità fa capo al Sindaco, quindi il

puo’ certamente sveltire alcune procedure, ma se

coinvolgimento e l’approvazione del comune che deve

la

6

rete

sociale,

L’ABBRACCIO

si

riuniscono

per


farsi carico della procedura amministrativa è necessario. Abbiamo siglato un accordo Stato, Regioni e Autonomie Locali, in conferenza unificata, in cui abbiamo dichiarato la nostra disponibilità a collaborare, solo se ci viene assicurata la necessaria copertura economica perché gli enti locali territoriali non hanno risorse sufficienti, soprattutto dopo i tagli di bilancio degli ultimi anni. Per il 2014 sono stati stanziati 270 milioni a livello nazionale. RECENTEMENTE

LEI

HA

DICHIARATO:

<<CHI

CONTINUA A ESSERE OSTILE NEI CONFRONTI DEGLI IMMIGRATI NON HA ANCORA CAPITO, AL DI LÀ DEI VALORI UMANI E SOLIDALI CHE OGNUNO DI NOI PUÒ AVERE OPPURE NO, CHE SENZA FLUSSI MIGRATORI L’ITALIA

È

DECLINO, LA

DESTINATA

CONSIDERATA

VECCHIAIA

DELLA

INESORABILMENTE LA

BASSA

AL

NATALITÀ,

POPOLAZIONE

E

LO

SBILANCIAMENTO TRA POPOLAZIONE PRODUTTIVA ED IMPRODUTTIVA>>. DAL SUO PUNTO DI VISTA QUALI

SONO

LE

AZIONI

CHE

LA

PUBBLICA

AMMINISTRAZIONE ATTUA O POTREBBE ATTUARE PER SENSIBILIZZARE IL COMUNE SENTIRE DEI CITTADINI A QUESTO PROPOSITO? Si tratta di un aspetto culturale molto problematico.

Famiglia del disagio, famiglia della speranza Interverranno: • Onorevole Franca Biondelli Sottosegretario Delega alla Famiglia • Lorena Rambaudi, Assessore alle politiche sociali – Regione Liguria • Emanuela Fracassi, Assessore Politiche Sociali Comune di Genova • Donatella Bramanti Professore Associato di Sociologia dell’infanzia e della Famiglia Università Cattolica • Mons. Piero Pigollo, Direttore dell’Uff. per la famiglia e la vita Diocesi di Genova • Salah Hussein, IMAM di Genova • Pier Giorgio Semboloni, Codirettore del

Durante l’emergenza Nord Africa mi sono molto

Centro Genovese di Terapia della

stupita delle dure reazioni oppositive che si sono

Famiglia

manifestate. Penso che ci sia alla base la paura, che forse in misura diversa esiste in tutti noi, ad affrontare le cose sconosciute. In questa seconda emergenza ho già riscontrato un atteggiamento diverso, ma sono necessari tempi lunghi per affrontare paure

• Maria Mensitieri, Presidente AMALI Liguria. All’interno dell’ambiente famigliare,

profondamente radicate. Certo se per i cittadini ci

naturalmente preposto proprio alla cura

fossero maggiori risorse in termini di casa e lavoro

e alla formazione dell’individuo, a volte

questa guerra tra i poveri avrebbe meno ragione di

nascono drammi capaci di rovinare la vita

essere. Da assessore comunale mi sono spesso sentita dire: <<Voi aiutate loro e noi>>. Con qualche risorsa in più si stempererebbe il conflitto, invece purtroppo molti italiani sono in una condiziona di fragilità e disagio e

di molte persone. Un’azione tempestiva, ancor meglio se

questo non fa che acuire un atteggiamento di rifiuto.

condotta da una mediazione professionale,

Comunque io confermo la mia dichiarazione. Basta

permetterebbe di far emergere questi

osservare gli andamenti demografici previsionali da

drammi in maniera consapevole, ponendo

oggi al 2020 o al 2030 per capire che l’immigrazione, i giovani immigrati con loro famiglie, rappresenta una ricchezza per il nostro paese. La Liguria è una regione

le basi concrete per la loro risoluzione.

anziana, in uno stato anziano, in un’Europa anziana,

Venerdì 10 ottobre 2014

dunque la nostra supremazia rischia di avere una fase

ore 8,30 - Sala Quadrivium

di

declino

determinata

anche

dall’impoverimento

anagrafico. Questo è un aspetto che va fatto capire e conoscere, un dato importante su cui riflettere.

Piazza Santa Marta 2 Genova L’ABBRACCIO

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Riflessioni di un giorno di Paolo D’Attilio, Prefetto Vicario di Genova

S

abato 19 luglio u.s. alle ore 17.00 è giunta, nello spazio acqueo antistante il porto di Genova, la motonave ALPINE LOYALTY che alcuni giorni

prima ha raccolto nel canale di Sicilia gli occupanti di una barca in avaria. È la prima volta che lo sbarco di migranti avviene in queste acque, perché proprio a Genova era diretta la motocisterna. A un miglio e mezzo dalla costa avviene il trasbordo sulla navebus - ONDA AZZURRA – e, come un gruppo di turisti, i profughi raggiungono il padiglione B della Fiera. Al momento dell’attracco in banchina si notano volti stanchi ma sereni. Qualche bambino saluta, altri immortalano questo momento con il telefonino. Scendono lentamente, uno alla volta. Sono 108 tra uomini, donne e molti bambini, di diverse etnie: egiziani, somali, eritrei, malesi, siriani e sudanesi. Grazie

Luciana Rattazzi - Il mare d’inverno - Courtesy Franz Prati

al supporto degli interpreti e dei mediatori vengono immediatamente individuati i diversi gruppi familiari e le persone vulnerabili (donne e minori non accompagnati). Quello che colpisce è la loro tranquillità. La Prefettura di Genova ha coordinato il piano dello sbarco e ha organizzato la prima accoglienza. Infatti, nei giorni precedenti l’arrivo dei migranti, si sono tenute diverse riunione per assicurare l’accoglienza che deve essere loro garantita in ossequio alla normativa nazionale ed a quella europea. Tutto, o almeno quasi, è stato meticolosamente predisposto. Grazie alla disponibilità e al contributo preziosissimo delle associazioni di volontariato, del 118, dell’Asl 3 genovese sono state montate, all’interno del padiglione, delle tende nelle quali sono stati allestiti dei micro ambulatori per lo screening sanitario e delle sale di ascolto dove

Il personale dell’Ufficio immigrazione della Questura ha allestito, in zona decentrata, uno spazio per le operazioni di identificazione. Dopo aver vinto i timori da parte dei profughi a riferire informazioni sulla presenza di eventuali scafisti, il personale della squadra mobile è riuscito a sottoporre a fermo giudiziario tre migranti gravemente indiziati del delitto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Pur svolgendosi tutto in estrema serenità, l’imprevisto ed elevato numero di minori non accompagnati, 39 sul totale di 108, ha creato qualche difficoltà in merito al loro collocazione in strutture protette ad alta specializzazione presenti sul territorio. Grazie

i mediatori hanno fornito informazioni sulla normativa

all’impegno profuso dai rappresentanti del Comune di

concernente l’immigrazione, i diritti e i doveri e

Genova e alla disponibilità dei gestori delle strutture,

condizione degli stranieri in Italia. Le ulteriori visite

alla fine, tutti i minori hanno trovato accoglienza in

mediche, dopo il primo controllo effettuato a bordo

strutture idonee. Passata la mezzanotte tutti e 108

della nave cisterna, hanno consentito di appurare che

hanno trovato una sistemazione nei centri individuati

tutti i profughi erano in buone condizioni fisiche. È

dalle Prefetture liguri.

stata realizzata anche una zona per la distribuzione

Le particolari situazioni dei paesi del Nord Africa

di pasti caldi, bevande e la consegna di indumenti e

hanno comportato l’intensificarsi degli sbarchi sulle

generi sanitari.

coste italiane e ha visto crescere il numero di stranieri

8

L’ABBRACCIO


Luciana Rattazzi - Il mare d’inverno - Courtesy Franz Prati

da accogliere in modalità diffusa su tutto il territorio

Regioni ed Enti locali oggi tutte le istituzioni coinvolte

nazionale

si sono impegnate ad affrontare la situazione degli

e

ciò

in

considerazione

dell’avvenuta

saturazione dei centri governativi e di quelli garantiti

sbarchi impegnandosi a:

da alcuni enti locali. Tale afflusso, a differenza degli

• dare risposte immediate alle esigenze di accoglienza

anni precedenti, non ha registrato flessioni nel periodo

delle persone che sbarcano sulle coste italiane

invernale ed è andato ad aggravarsi con la stagione

• elaborare un piano strutturato che permetta di

estiva. L’operazione Mare Nostrum ha consentito di

ricondurre a gestione ordinaria e programmabile

far giungere in Italia, ad oggi, circa 80 mila profughi.

gli interventi relativi sia agli adulti che ai minori non

Numeri così elevati hanno messo in difficoltà la capacità

accompagnati.

di accoglienza italiana. A fronte dell’eccezionalità degli arrivi, pertanto, il Ministero dell’Interno ha predisposto piani di ripartizione di detti cittadini coinvolgendo direttamente le Prefetture. Anche Genova, nel suo ruolo di Prefettura capoluogo, è stata coinvolta in questa ripartizione elaborata a livello centrale. Attraverso i tavoli di coordinamento regionale - presieduto dal

Solo con la realizzazione di un sistema che consenta il rapido passaggio da una fase di soccorso a una di seconda accoglienza ed integrazione sarà possibile far fronte all’attuale situazione ed evitare che cittadini stranieri una volta sbarcati e sistemati nelle varie strutture,

pur

se

meritevoli

di

protezione,

siano

abbandonati a se stessi.

Prefetto - è stato condiviso con Regione ed enti locali il piano di intervento ministeriale e concertato il reperimento di ulteriori posti di accoglienza. Una

gestione

dell’accoglienza

diffusa

tramite

le

Prefetture senza il coinvolgimento dei territori rischia di creare disagi e tensioni. Con l’intesa siglata tra Governo,

L’ABBRACCIO

9


TANGRAM Una comunità per minori non accompagnati richiedenti asilo di Anna Rita Sgarban Per raccontare Tangram, potremmo partire dai numeri:

viaggio ho raggiunto la Libia, dove sono rimasto un mese

• 2008 - anno di apertura di Tangram;

e da dove mi sono imbarcato per l’Italia. Ho viaggiato

• 63 - i minori accolti fino a oggi;

come clandestino pagando 500 denari a un trafficante.

• 14 – i posti disponibili della struttura;

Nel luglio del 2013 sono arrivato a Lampedusa da li sono

• 10 - le strutture che in Italia si occupavano di

stato portato a Roma e dopo sei mesi sono giunto a

m.n.a.r.a. (minori non accompagnati richiedenti asilo), fino alla fine del 2013; • 57 - le strutture che in Italia accolgono m.n.a.r.a. da gennaio 2014; • 3 - gli enti che hanno dato vita a Tangram: Consorzio

Genova, dove ho presentato domanda di asilo politico.” POTREMMO PARTIRE DAI VIAGGI “Sono partito dall’Afghanistan su un camion con 30 persone e affrontato 8 ore di viaggio per arrivare in

Agorà, CEIS Genova e Arci solidarietà, col supporto

Pakistan. Da li ho proseguito per l’Iran, poi a piedi sono

del Comune di Genova.

salito su una montagna e sono arrivato in Turchia. Col camion sono andato in Grecia poi in Romania e da li fino

POTREMMO PARTIRE DALLE STORIE

in Belgio, poi in Italia, sempre con un camion ”.

“Sono un ragazzo di diciotto anni, nato e vissuto nella

“Sono partito, ho pagato. Ho attraversato tanti paesi,

città di T. in M. Mio padre lavora in una farmacia del

tanti mesi, ma un viaggio che tu non sai. A piedi, in

governo, ho un fratello e una sorella, la mia mamma è

camion, tante, tante persone. Persone abbandonate, che

morta quando avevo 6 anni. Ho frequentato la scuola

non ce la facevano. Poi sono arrivato in Libia e sono stato

per sette anni e al termine degli studi, a dodici anni,

nascosto per tanto tempo. Poi sono stato in prigione in

sono tornato a casa e ho lavorato come saldatore per

Libia. Ci ho messo 2 anni di viaggio per arrivare.”

sei mesi. Alla fine del 2012 è scoppiata una guerra civile tra gli estremisti islamici e i governativi. La mia casa non

POTREMMO PARTIRE DAI NOMI

era più un posto sicuro dove vivere. I ribelli per quattro

Sawele, Robbel, Essa, Sohel, Zemikiel, Salman, Solomon,

mesi sono stati tranquilli, ma poi hanno imposto la legge

Razzak, Mahmoud, Awas.

islamica. Hanno imposto alle ragazze di mettere il velo, ai ragazzi di indossare ampie tuniche oltre ad una lunga

POTREMMO PARTIRE DAI PAESI DI PROVENIENZA

serie di divieti, come uscire la notte o andare al mercato

Afghanistan, Gambia, Pakistan, Bangladesh, Turchia,

durante alcuni orari. La popolazione non ha accettato

Mali, Ghana, Eritrea, Somalia, Guinea, Togo, Nigeria.

tali imposizioni e sono cominciate le ritorsioni. Nel mese di Dicembre 2012 i ribelli si sono presentati a casa mia, hanno preso cibo e soldi, mio fratello è scappato. Quel

POTREMMO PARTIRE DALLA TERMINOLOGIA E DALLE DEFINIZIONI

giorno io dormivo da un amico, il mattino dopo mio

Rifugiato:

padre mi ha chiamato per dirmi di non tornare. Ero già

Il rifugiato è titolare di protezione internazionale. Si

per strada e sono tornato indietro, a casa del mio amico,

tratta di persona che “(...) temendo a ragione di essere

ma i ribelli erano già arrivati e gli avevano tagliato i

perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità,

piedi quindi sono scappato. Ho raggiunto il villaggio

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per

dove avevo studiato e li ho incontrato quattro maliani,

le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese d’origine

con loro sono andato verso l’Algeria, dato che i francesi

di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di

bombardavano il villaggio. Ho attraversato il confine a

questo timore, avvalersi della protezione di questo

piedi e sono giunto in Algeria. Dopo altri dieci giorni di

Paese (...)”. Questa definizione viene enunciata dall’art.

10

L’ABBRACCIO


1A della Convenzione di Ginevra del 1951 e recepita

persecuzioni, sono stati in carcere, hanno imbracciato

nell’ordinamento italiano dalla legge n.722 del 1954.

fucili, hanno vissuto la guerra, hanno subito la carestia. A casa non possono tornare, sarebbe troppo pericoloso.

Richiedente protezione internazionale Richiedente protezione internazionale è la persona che, fuori dal proprio Paese d’origine, presenta in un altro Stato domanda per il riconoscimento della protezione internazionale. Il richiedente rimane tale, finché le autorità competenti (in Italia le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale) non decidono in merito alla stessa. Minore

straniero

protezione

non

un

subito, perché sono state scelte migratorie forzate, li hanno segnati, ma chi è riuscito a superare tutto ciò, ed è arrivato vivo sulle nostre coste, ha un’altra chance. POTREMMO PARTIRE DAL PRESENTE Tangram è un POCP (presidio di ospitalità collettiva protetto) che può ospitare fino a quattordici minori

accompagnato

internazionale:

Arrivano spaventati, stanchi, sfiniti. I viaggi che hanno

minore

richiedente non

stranieri

non

accompagnati

richiedenti

protezione

avente

internazionale. L’accoglienza è di tipo residenziale: 24

cittadinanza italiana o di altri stati dell’Unione europea,

ore su 24 per 365 giorni l’anno. I nostri ospiti al momento

che si trova sul territorio dello stato italiano privo di

provengono da: Afghanistan, Gambia, Guinea, Guinea

assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di

Bissau, Mali, Ghana, Senegal e Bangladesh. La loro

altri adulti per lui legalmente responsabili, in base alle

età media è di diciassette anni. Molti sono musulmani

leggi vigenti nell’ordinamento italiano, il quale richiede

osservanti. Molti giungono analfabeti. In molti, benché

all’Italia la protezione che il suo paese d’origine non gli

lo scorso giugno abbiano concluso il percorso scolastico

ha assicurato. Per i minori stranieri non accompagnati

ottenendo la licenza media, continuano a studiare,

si applicano le norme previste in generale dalla legge

perché il tempo per loro scorre veloce e non c’è tempo

italiana in materia di assistenza e protezione dei minori.

da perdere!

Le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale Esaminano

in

modo

decentrato

le

istanze

di

riconoscimento dello “status di rifugiato”. La legge prevede che la Commissione territoriale provveda all’audizione del richiedente entro 30 giorni dalla trasmissione dell’istanza fatta dalla Questura e che la

POTREMMO FINIRE COL FUTURO Quanti ragazzi ancora accoglieremo? Quali saranno le loro storie? In che condizioni arriveranno? Questo non possiamo saperlo, ma sappiamo che Tangram sarà, per un breve periodo della loro vita, un rifugio sicuro dove ricominciare a vivere e sperare.

decisione venga poi adottata entro i successivi 3 giorni. POTREMMO PARTIRE DAL LAVORO SVOLTO IN QUESTI ANNI Tangram è tra le prime dieci strutture che in Italia hanno accolto minori stranieri che scappano dai propri paesi e che non possono farvi ritorno. È una struttura rinomata che in questi anni di attività ha dettato buone prassi a livello nazionale. La rete dei servizi attivata e le convenzioni in atto ci consente di offrire un’assistenza sanitaria e scolastica tale da accogliere, curare, istruire in maniera adeguata i ragazzi.L’equipe è formata da educatori e educatrici che sanno ben coniugare l’esperienza, la professionalità, il know-how specifico, necessario a sostenere i nostri ragazzi nel loro percorso in Italia. POTREMMO PARTIRE DAI NOSTRI OSPITI Sono ragazzini che scappano dal loro paese, lasciando lì la madre e il padre. Alcuni sono orfani, hanno subito

Luciana Rattazzi - Il mare d’inverno - Courtesy Franz Prati

L’ABBRACCIO

11


Arrivi e partenze di Massimiliano Guidotti

P

erché non racconti una storia che parli di

sa dirci ancora cosa fa per vivere; Alì ci manda a dire

qualcuno dei vostri ragazzi? Così mi è stato

che ha raggiunto l’Inghilterra dove lavora in un kebab

proposto e io, che amo raccontare, ho accettato

e ha imparato a fare la pizza. Concludo con la lettera

con piacere; poi però, al momento di sceglierne una, mi

che Famory ci ha scritto prima di andarsene. Scelgo

sono accorto che non era possibile. Non era possibile

di riportarla così com’è. Dice molto, anche senza

perché, nella mia mente, transitavano decine di

correzioni.

frammenti di decine di storie: è come stare nella sala d’aspetto di una stazione ferroviaria e veder passare

“Per tutti voi,

tante persone, provare a intuire qualcosa della loro vita, della loro storia, semplicemente osservandone i gesti,

non ho niente da offrirvi solo il mio gratitudine per tutto

le parole che non comprendi, gli sguardi, l’aspetto,

ciò che avete fatto per me, per la mia cultura era difficile

immaginarle in altri posti e in contesti diversi, lontani

capire darmi il mangiare, dormire senza fare niente,

da qui molto più di quanto distanze geografiche e

ho trovato una famiglia dentro, la vostra accoglienza,

chilometri possano dire. Mi rendo conto che è sempre

il modo di ascoltarmi, aiutarmi mi ha profondamente

un affacciarsi appena nella vita delle persone rifugiate e

colpito. Vi ringrazio del fondo del cuore e vi porto con

richiedenti asilo, uno stare al limite - e a volte al di fuori

me nel mio cuore per sempre.

- di un altro universo, magari mentre si fuma insieme

Voglio anche dirvi che di una parte sono contento di

tentando di parlare in una lingua che nasce al momento,

affrontare la nuova vita da solo anche è difficile per me

mista di parole inglesi, italiane, francesi e gesti.

lasciarvi perché vi considero la mia seconda famiglia.

Eppure, malgrado ciò, passano ugualmente sensazioni,

Vi auguro una vita piena di felicità e soprattutto la salute

impressioni, ugualmente si riesce a dire, a sentire e così,

e spero che il vostro centro rimane sempre aperto per

anche se la bocca di Ibrahim riesce solo ad aprirsi in

aiutare le persone come noi.”

un sorriso di ragazzino e non parla, sono densi e felici Famory, ugandese

i suoi occhi quando, dopo giorni di tentativi, riesce a prendere la linea e a telefonare a casa, sono liete le sue mani che stringono la mia per condividere la

abituato al via vai di persone e, anche quando qualche

Auxilium per rifugiati e richiedenti asilo

volto lascia un solco più profondo, non penso mai di

Attraverso

felicità di aver tranquillizzato i parenti. Chissà perché Ismail, al momento di partire, ti abbraccia forte al limite della commozione, non me l’aspettavo; sono

aver fatto altrettanto. Sono contento di sorprendermi qualche volta eppure, sono convinto di aver sempre e solo fatto il mio lavoro, né più né meno. Sono tante le storie, troppe per poterne scegliere una e nessuna ha una fine; ne osserviamo un frammento, una tappa e non sappiamo come finirà. A volte, per ragioni che non possiamo capire fino in fondo, qualcuno va via sbattendo la porta, sentendosi tradito e abbandonato e forse, come noi, non compreso. Talvolta, invece, si stabilisce un legame che resiste alla distanza: qualcuno ci telefona dalla Francia per salutare anche se non

12

L’ABBRACCIO

l’Area

Persone

Straniere, la Fondazione Auxilium mette a disposizione 78 posti per persone rifugiate e richiedenti asilo all’interno dello Sprar, più altri 10 posti per profughi appena giunti

sul

territorio

nazionale.


Associazioni e Istituzioni Un’esperienza di integrazione in mare di Katiusha Del Dottore e Chiara Ghirardo

Luciana Rattazzi - Il mare d’inverno - Courtesy Franz Prati

Q

uesta

è

un’esperienza

che

nasce

promuove iniziative di prevenzione del disagio e tutela

dall’integrazione tra il mondo associativo – le

della salute mentale utilizzando attività ludico-sportive,

istituzioni pubbliche – il privato. Sono coinvolte

riabilitative, con particolare riferimento al campo della

in questo Progetto di vela solidale: l’Associazione

nautica. Non Solo Vela ha finanziato il progetto.

“Non Solo Vela” di cui è Presidente Lorenzo Costa, l’ASL 3 Genovese con la Dr.ssa Cristina Venturino

L’uso della barca a vela per le categorie psico-

psicoterapeuta, il Municipio di Genova con l’educatore

sociologiche del disagio ha già una lunga storia, che

Giovanni Massone, entrambi in modalità volontaria e

va al di là del contesto psichiatrico. Perché la barca a

infine il CEIS Genova che ha messo a disposizione gli

vela? Perché è un setting/luogo educativo riabilitativo

operatori, una infermiera, un volontario e i pazienti.

che contiene molti elementi atti a suscitare processi di

Non Solo Vela è una associazione di volontariato che

crescita e cambiamento.

L’ABBRACCIO

13


È contenitivo: la barca è uno spazio ristretto, dove

la barca è un microcosmo in cui tutti sono esposti

si è tenuti insieme dalla lontananza da terra e dalla

al controllo di tutti; questo ne fa uno strumento di

necessità di stare in un piccolo gruppo centrato sul

notevole interesse euristico, sperimentale e terapeutico.

fare e sul raggiungimento di un obiettivo. È un luogo

La barca rappresenta una sorta di officina, un luogo,

dove si creano dei legami, dove è necessario cooperare,

dove osservare le modalità relazionali dei pazienti

assumere dei ruoli condivisi e seguire delle regole

e degli operatori, un laboratorio dove stimolare i

comuni. È aperto all’esterno: il contatto o meglio

vari soggetti a una presa di coscienza, il tentativo di

l’immersione nell’ambiente marino e atmosferico è

offrire “in vivo” alcune opportunità di trasformazione

una esperienza molto forte. La barca come oggetto in

e cambiamento. La barca naviga se si crea un team in

movimento, comporta l’apprendimento di competenze

grado di sviluppare le proprie potenzialità individuali,

e abilità che hanno un riscontro immediato sul

l’auto-responsabilizzazione,

mondo esterno. In sintesi lo stare in barca ci è parsa

cooperazione come modalità di rapporto con agli altri.

un’occasione di grande intensità per sentire noi stessi

Sviluppare queste tre dimensioni nei pazienti è un

come parte di un ambiente fisico e umano, per creare

obiettivo

legami, recuperare capacità di stare insieme su una

psichiatrica;

stessa barca.

quelle maggiormente legate alla possibilità di creare

centrale

nel

queste

l’indipendenza

campo

tre

della

dimensioni

e

la

riabilitazione dell’IO

sono

l’apprendimento

collegamenti, inserirsi, crescere all’interno di una vita

delle manovre tecniche, come indossare una stessa

sociale soddisfacente e sono quelle maggiormente in

divisa e ricoprire ruoli funzionali al raggiungimento

gioco in ogni percorso di evoluzione individuale-sociale.

di uno scopo condiviso. La barca a vela e il mare

Il

possono

caratterizzato da:

Da

questo

insieme

può

rappresentare

partire

l’avventura,

che

diventa

setting

educativo/riabilitativo

della

barca

è

elemento centrale per sviluppare processi di crescita e

cambiamenti.

A

bordo

di

un’imbarcazione

lo

- lontananza dagli stimoli consumistici

scambio sociale è vissuto in maniera più intensa, si

- impossibilità di fuga sino al rientro a terra

ha la possibilità di sperimentare in tempi brevi nuovi

- ristrettezza dello spazio

modi di essere con se stessi e con gli altri. La barca,

- interdipendenza delle responsabilità

per le sue caratteristiche strutturali, diviene una vera

- inevitabilità della comunicazione

e propria “cassa armonica” delle dinamiche relazionali

- l’essere sul e nel mare

del gruppo-equipaggio, amplificandone sia l’intensità L’equipaggio di una barca a vela è la metafora di un

sia la visibilità. sugli

piccolo gruppo centrato su un obiettivo per raggiungere

operatori sono legate all’arricchimento generato da una

il quale occorre porre estrema attenzione ai processi

reciproca e genuina conoscenza tra pazienti e operatori

interni al gruppo e ai mutamenti dell’ambiente esterno.

e le figure dei tecnici-velisti. Proprio questi ultimi, che

Fondamentale

sono sconosciuti al paziente e quindi non inquadrabili

l’ambiente esterno come punto di partenza e come

in un ruolo di medicalizzazione, si sono rivelate

luogo in cui i parametri presenti saranno quelli

molto importanti per permettere e favorire la libera

utilizzabili per veleggiare: si crea uno stretto legame

espressione di parti più sane dei pazienti, producendo

tra

una sorta di affrancamento dagli insidiosi meccanismi di

pratico (operativo) e osservazione dell’ambiente, che

stigmatizzazione che avvengono nella sclerotizzazione

permettono di intuire la grande potenzialità educativo-

dei ruoli e delle competenze professionali all’interno

terapeutica della vela.

dei luoghi di cura e riabilitazione. Le abbiamo definite

In barca bisognerà elaborare le dimensioni interne

figure cerniera.

soggettive (intenzioni, necessità, bisogni, obiettivi),

Le

La

ripercussioni

possibilità

di

dell’esperienza

sperimentarsi

lavorativa

all’interno

di

un

pensiero

esterne

appare

la

funzione

teorico-cognitivo,

oggettive

(condizioni

di

osservare

comportamento

della

barca

e

canovaccio relazionale meno rigido ha favorito una

dell’equipaggio) e quelle più generali delle condizioni

enorme quantità di stimoli per lavorare sulla coesione

meteo che limitano e condizionano le possibilità

del gruppo e sul lavoro in gruppo con evidenti

di navigare sul registro della sicurezza-incolumità.

ripercussioni sulla psicologia individuale.

Stimolare i pazienti a elaborare strategie operative,

La vita di bordo è molto diversa da quella a terra,

che tengano conto degli elementi appena menzionati

14

L’ABBRACCIO


per confluire in un’azione di buon esito, è un modo di

che stimola autonomia e responsabilità verso se stessi

offrire loro strumenti pratici con un notevole potenziale

e verso gli altri, che spinge a un maggior contatto con

evolutivo. Nel microcosmo della barca si lavora alla

paure ed incertezze, che genera maggiore tolleranza

costruzione di un gruppo che usufruirà di una “cornice”

alle frustrazioni e sviluppa capacità di cooperazione,

terapeutica

alternano

partecipazione e socializzazione. Fondamentale è stata

momenti strutturati caratterizzati da specifici interventi

l’integrazione tra le diverse figure presenti: i tecnici

ad altri più informali in cui prevalgono l’accoglienza e

conduttori del corso, gli operatori come mediatori e

l’incontro, allo scopo di avvicinare il paziente e ridurre

facilitatori delle relazioni tra docenti e allievi/pazienti e

gli spunti negatori o di attacco, confidando nella fiducia

i volontari come risorsa di sostegno. Il ruolo di tecnico,

e nel calore del rapporto interpersonale ed oggettuale.

altro rispetto alle vicende psichiatriche dei pazienti, si è

Nel gruppo sono favorite le funzioni terapeutiche

rivelato fondante sia sotto il profilo educativo/imitativo

dell’informazione,

(setting)

variabile,

dove

dell’auto-aiuto,

si

dell’universalità,

della trasmissione di competenze, sia per la possibilità

dell’apprendimento interpersonale lavorando sull’esame

di cimentarsi in un rapporto nuovo, non irrigidito negli

di realtà e sulla riattivazione di parti sane dell’IO.

inevitabili stereotipi del rapporto operatore/paziente.

Sono facilitati inoltre sia l’attivazione sia lo sviluppo

Insieme, tecnici, operatori e volontari, si è cercato di

di momenti risocializzanti, l’infusione di speranza, il

creare uno spazio in cui fosse presente una dimensione

comportamento imitativo con l’intento di supportare le

transizionale di piacere e di vita. La diversificazione

parti malate con “protesi sociali” che permetteranno un

dei ruoli e delle competenze ha aiutato a inserire

rientro nel mondo degli scambi interpersonali e sociali

quest’esperienza nella dimensione viva del reale,

in un quadro di miglioramento della qualità della vita.

sempre presente nel confronto con modelli di vita

Nel microcosmo della barca è possibile creare un clima

diversi rispetto a quelli dei pazienti.

Luciana Rattazzi - Il mare d’inverno - Courtesy Franz Prati

L’ABBRACCIO

15


Luciana Rattazzi Luciana Rattazzi è nata a Genova. Dai primi anni

con i polpastrelli, come un chitarrista, per estrarre,

ottanta trasferisce la propria attività di progettista e

muovendoli in cerchio sulla carta, sentimenti in

di esperta di tecniche grafiche a Roma, dove apre uno

contrasto e potenti evocazioni. Linea orizzontale e

studio di architettura con Franz Prati. Dal 1987 al 1999

tempesta perfetta, visione dell’Aperto e ‘teoria della

insegna presso l’Istituto Europeo di Design di Roma,

nube’, queste opere toccano il lucore del nascosto con

diretto da Francesco Moschini. Suoi disegni e progetti

realismo fantastico, e evocano in silenzio la situazione

sono stati pubblicati su numerose riviste nazionali ed

degli umani sotto il cielo e proprio dentro il mare.

internazionali ed esposti in diverse mostre. Affianca alla normale attività di studio una personale ricerca sul disegno di paesaggio e sulle possibilità espressive dei materiali primari della rappresentazione, carboni e polvere di fusaggine, su tela e stampa. Nel 2006 espone le sue opere in una personale allo “Spazio della Volta” a Genova.

Sono stazioni del dramma cosmico, figure felici, e consolanti, di tutto ciò che è plumbeo, capaci di rendere concreto l’astratto di inospitali barriere, fatte di poca luce e di molta acqua, dove non c’è nulla se non lo spazio e il tempo, qualche creatura degli abissi, e i relitti a venire. Un caso pittorico della natura, uno dei più difficili per

Non sono propriamente disegni, queste opere di Luciana Rattazzi, perché in esse non si rinvengono linee, né pitture, sono artifici molto espressivi che controllano la texture della carta con polveri bianche e nere e riproducono, in chi li osservi, lo spirito

i pittori e per i poeti, viene prodigiosamente tracciato da un severo quasi-nulla che si apre ai possibili della visione ed affronta i temi più grandi: il volume del cielo, le brume e i pulviscoli, le forme cosmiche della schiuma della luce…

gigante del mare, sospeso e dubitoso. Senza matita e senza pennello, lei lavora con le dita, o meglio,

www.gruppoboero.it www.gruppoboero.it

da un testo di Guglielmo Bilancioni


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Ceis Genova L'abbraccio n°77 by gammaufficiosrl - Issuu