l’abbraccio n74 Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova
Fotografie coi ragazzi della Comunità di Samarcanda ...........................................................4
Tema di Natale di Giorgio Chiarva ........................................................... 6
Natale afghano di Laura Sicignano ......................................................... 10
Il Natale a cura dei Ragazzi della Comunità di Trasta ..........................................................14
Un grigio Natale a cura dei Ragazzi della 16126 Genova • Via Asilo Garbarino, 6/B • Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.002 r.a. N. 74 • 4° Trimestre 2013 • N. 4 del 2013 • Prezzo 1,00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 • Iscrizione al R.O.C. n° 16776 del 17/04/2008 Poste Italiane S.p.A. sped abb.postale • D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova
Comunità di Trasta ..........................................................15
l’abbraccio Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione del Ceis Genova
Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Michele Serrano In redazione Aldo Castello
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Trasta
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16126 Genova
16161 Genova
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Hanno collaborato Giorgio Chiarva, Laura Sicignano e i Ragazzi della comunità di Trasta Direzione e redazione Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.002 Impaginazione Xedum srl Stampa Tipografica Derthona srl
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La nostra filosofia Siamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi. Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona
Chi siamo Dove siamo
può alla fine manifestarsi chiaramente a se
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offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti
Presidente Enrico Costa Direttore Generale Paolo Merello ceisge@ceisge.org csgenova@pec.csgenova.org http://www.ceisge.org
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l’abbraccio
stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri. Aosta Ivrea Torino Varese Vercelli Sanremo Genova Milano Piacenza Parma
Cremona Verona Vicenza Trento Bolzano Belluno Treviso Padova Venezia Mantova
Reggio Emilia Modena Bologna Ravenna La Spezia Pistoia Prato Firenze Arezzo Jesi
Spoleto Muccia Viterbo Anguillara Civitavecchia Roma Alba Adriatica Pescara Anzio Formia
Caserta Avellino Bari Gravina Cosenza Catanzaro Messina Reggio Calabria Catania Cagliari
Editoriale di Enrico Costa
O
gni anno a Natale il pensiero va inevitabilmente a Gesù Bambino, ma noi al Ceis di Genova, quest’anno, invece di vederlo adagiato nella
mangiatoia, vogliamo proporvi di immaginarlo mentre osserva le mani abili e laboriose di Giuseppe intento al suo lavoro. Imparare per gioco quei gesti e imitarli, come fanno tutti i bambini. Cristo è il nostro Salvatore ma è anche un lavoratore, lui non era destinato a diventare un falegname, ma da quella esperienza possiamo ugualmente raccogliere una lezione sulla dignità del lavoro. Gesù a bottega da suo padre ha potuto raccogliere i segreti del mestiere, raffinare la propria arte. Comprendere il significato di obbedienza e, attraverso quella, imparare ad accettare le regole del gioco. Immaginiamo
il
padre
dedicarsi
all’insegnamento,
col desiderio di trasmettere al figlio, insieme alle competenze, anche la saggezza per portare avanti l’impresa di famiglia, tramandata da una generazione all’altra. Pensiamo alla soddisfazione che nasce dal vedere riconosciuto e retribuito il proprio lavoro, da cui si ricavano i mezzi materiali per sostenere sé stessi e i propri cari. Pensiamo alla qualità di quel lavoro: il falegname taglia, pialla, inchioda, incolla, costruisce qualcosa di reale.
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l’inizio di una attività lavorativa. La sua formazione, l’attenzione alle regole, l’obiettivo di raggiungere l’eccellenza in un settore produttivo. Il gusto di
Oggi drammaticamente ci accorgiamo di quanto sia
sperimentare e ricercare coltivando attività innovative,
stata dannoso, per la nostra economia, inseguire le
senza
sirene di un mercato virtuale in cui si è perso il senso
tramandate dalle precedenti generazioni.
necessariamente
trascurare
le
esperienze
più vero del lavoro, che è fatto principalmente di azioni, di sforzi che producono oggetti concreti.
Comprendere insomma che il lavoro non è uno scotto da pagare per ottenere i beni materiali che desideriamo,
Del Natale di solito si raccoglie l’aspetto festoso, invece
ma è centrale per lo sviluppo armonioso dell’esistenza
quest’anno, insieme ai nostri ragazzi (che compiono
di ogni individuo. Il Lavoro è vita.
grandi sforzi per riprendersi la propria vita), vogliamo celebrare la nascita di Cristo facendola coincidere con
Felice Natale a tutti dal CEIS di Genova.
l’abbraccio
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Fotografie coi ragazzi della Comunità di Samarcanda
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Q
uest’anno
il CEIS di Genova ha deciso di
Se ripenso a quella giornata non mi viene in mente
dedicare i calendari e i biglietti natalizi ai
niente… abbiamo fatto delle foto strane… mi veniva
ragazzi. Gian Luca Groppi, un affermato
da ridere e non sapevo nemmeno io perché facevamo
artista, ha realizzato per noi una serie di scatti con
queste fotografie, poi me lo hanno spiegato..
gli ospiti della Comunità Samarcanda, ovviamente
In tutte le foto non ci sono mai le facce eppure si
nel rispetto della loro privacy. I ragazzi sono rimasti
capisce qualcosa lo stesso
coinvolti in questo “gioco” e hanno partecipato da prima con una certa diffidenza che ben presto si è trasformata in entusiasmo. Il risultato sono questi 12 scatti a colori, visionari e poetici, che ben rappresentano la vita nella Comunità, le speranze e i timori dei nostri assistiti. Non sapevo che con le mani tenevo la luna prima di vedere la fotografia… non capivo bene cosa stavamo
Sono stato attaccato ad un tubo con le mani e mi hanno fatto una foto, anche il mio futuro è attaccato a un tubo uguale Mi sono divertito quando ci tiravamo le mele davanti al lavandino però non ci ho capito tanto di quello che facevamo
facendo, ma mi piaceva lo stesso fare le cose insieme a
Io ho capito dopo quello che facevamo e che qui devi
questa persona
scegliere fra giocare e studiare
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l’abbraccio
Il fotografo era molto gentile e ci faceva fare delle cose strane Io sorridevo anche se avevo davanti alla faccia una mattonella con disegnata la faccia Ci ha detto che queste foto diventano un calendario di tutto l’anno prossimo, ma io non ci sarò qui Dopo ho visto le foto e sono belle e mi sono divertito a guardarle perché c’ero anch’io Magari possiamo stampare le foto e farci un quadro da mettere a Samarcanda insieme alle altre perché sono belle Io però volevo vedere anche la mia faccia che la foto veniva più bella, ma lui non ha voluto perché non si poteva fare
Dovevo tenere sulle ginocchia tutti quei libri che pesavano tanto e quasi non ce la facevo più che mi scivolavano via Bello quando facevamo volare le mele e mi sono divertito Non ho capito bene cosa facevamo ma l’ho fatto lo stesso perché il fotografo era simpatico Se torna ci facciamo fare le foto in faccia Quella volta che ci ha detto di far finta di fare un gioco, ma io non lo conoscevo, anche nel mio paese si fanno i giochi tutti insieme però sono più belli, forse perché li conosco Spero che il calendario me lo danno anche a me cosi poi me lo porto via
Con la certezza che apprezziate il nostro sforzo, vi proponiamo di sostenerci acquistando i nostri biglietti o i calendari di cui trovate di seguito le caratteristiche tecniche e in allegato l’immagine. L’offerta è libera e può essere effettuata con bonifico bancario a:
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Tema di Natale di Giorgio Chiarva
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Tema:
guardarmi. Io questo tema non lo voglio fare! È tutti giù
É Natale, la mia famiglia riunita intorno all’albero.-
a ridere.
La voce della maestra risuona nel silenzio forzato
No, non va bene. Peró se lo faccio poi magari lo legge
dell’aula. Guardo la maestra poi guardo il foglio e,
davanti a tutti e sai che ridere. Non so cos’é peggio.
ubbidiente, scrivo. Sono perplesso. Guardo di nuovo la
Continuo a guardare il bianco del foglio come se fosse
maestra, poi i miei occhi tornano sul foglio bianco con
un nemico. Sto seduto al mio banco con la testa china,
le righe sottilissime nere. Orizzontali, parallele.
fermo, immobile, quasi senza respirare, la biro tra le
Sul quale sta scritto con la mia calligrafia incerta il
dita.
titolo: É Natale, la mia famiglia riunita intorno all’albero.
Peró bisogna che mi decida perché per un po’ va bene
La mia famiglia.
così ma non devo esagerare altrimenti poi è la maestra
È adesso? Mi chiedo.
che mi viene a chiedere.
Come faccio a dirglielo? E se le dicessi che non sto
Mi devo decidere, anzi, ho deciso, quasi quasi lo scrivo.
bene? Oppure che non lo voglio fare?
Poi peró lo dico alla mamma.
Potrei chiamarla, Maestra! Tutti che si voltano a
E la mamma? Cosa fa? Viene dalla maestra a dirle per
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l’abbraccio
favore non lo legga in classe?
mamma. Poi c’é nonno Fino che é papà di mio papà.
Perfortuna la mia mamma sa cosa fare. Certo che sa
La nonna non l’ho mai conosciuta. Poi sicuramente
cosa fare.
arrivano anche nonno Tano e Carmela, Carmelina come la chiamano tutti perché è piccina e sta sempre in disparte. Loro sono i papà e mamma della moglie di mio padre, la prima. Poi viene anche Amanda con
Svolgimento:
un signore che dicono sia un suo amico. Amanda é la
Guardo fuori dalla finestra e vedo i primi fiocchi di neve
mamma del marito di mia mamma.
che stanno scendendo. L’inverno si é fatto aspettare
Invece i miei cuginetti sono: Piero, Felicita, Marghe,
quest’anno ma ora la neve scende e renderà bianco
Adolfo, Ernesto, Gianni, Paolo 1 e Paolo 2, li dobbiamo
tutto il paesaggio proprio come deve essere il Natale.
chiamare così altrimenti non li distinguiamo, Andrea,
Le strade sono tutte illuminate e le vetrine sono
Marco, Giovanni, Pierpaolo, Nicola e Valeria. Poi
piene di cose bellissime. A me piace tanto l’ allegria
quest’anno ne sono nati due che non ho ancora visto
delle luminarie appese in centro. Ci sono gli angeli
ma che credo si chiamino Giuseppe e Maria. A me fa
che suonano le trombe e grandi fiocchi di neve che
un po’ ridere che Giuseppe e Maria arrivino proprio a
riflettono le loro luci nelle strade.
Natale e quando l’ho detto alla mamma ci siamo mesi a
A natale arrivano i giochi. Io ho chiesto tante cose
ridere da matti tutti e due.
perché siamo tanti in famiglia e sono tanti che mi fanno
Come dicevo la nostra e una grande famiglia e ci
i regali. Non è Babbo Natale che li porta, me l’ha detto
vogliamo tutti bene e ci divertiamo un sacco quando
mio fratello e allora quest’anno mi sono fatto furbo e ho
riusciamo a radunarci tutti. Ci vediamo a casa di nonno
scritto una lettera lunga lunga.
Fino che é la più grande e riesce a contenerci tutti e
La mia famiglia é tanta e a Natale ci incontriamo tutti.
stiamo insieme due giorni.
Siamo davvero tanti, non come le altre famiglie e io mi
Il nostro Natale é il 24, anche il 25 ma i regali arrivano
piace e mi diverto perché ho tanti fratelli e cugini.
il 24 alla sera. Ci sono ancora i piccoli che credono a
Adesso che sono in quinta e sono già
grande mia
babbo natale e quindi dobbiamo fare attenzione a
mamma mi ha spiegato che la nostra famiglia non è
come parliamo. La mia mamma é da due mesi che me
come le altre ma io non mi interessa, mi diverto ancora
lo ripete: non dovete dire che babbo natale non esiste,
di più.
non dovete dirlo.
Mia mamma ha un marito che é anche mio padre. Peró
Nonno Fino fa un grande albero nell’entrata di casa che
prima di questo marito ne aveva un altro e io ho anche
é molto grande e quindi ci stanno l’albero e anche tutti i
due fratelli più grandi di me che però non sono proprio
regali. Alla sera facciamo un grande tavolo dove stiamo
fratelli ma ci gioco lo stesso. Mio papà aveva una moglie,
tutti seduti e mangiamo tante cose buonissime che
molto, molto simpatica, una pittrice che parla sempre
non mangiamo mai. Sono cose che si mangiano solo
e ride tantissimo e mi fa dei regali che sento che mi
a Natale e solo da nonno Fino. Il nesquik di prosciutto
piacciono e me li tengo in camera però non sono regali
e la finanziera, ad esempio. il nesquik é una cosa di
che mi fanno divertire. Sono piccoli quadri divertenti,
prosciutto, pezzi di pollo e verdure tenuti insieme con
oppure tazze del caffellatte con dei colori bellissimi. Mi
una gelatina che trema tutta quando la mangi. Sembra
ha regalato anche un asse del gabinetto tutto colorato
quasi che tremi di paura.La finanziera é uno spezzatino
ma dopo qualche giorno é sparito. Chissà cosa mi
un pó acido con dentro anche le creste di gallo, i
regala quest’anno.
fegatini e la cervella. La mangiamo con la polenta fritta
Viene sempre con quattro bambini che sono due figli
é una bontá assolutamente spettacolosa. Poi mangiamo
di mio padre e due di uno che non sò. Però a Natale
i ravioli, ma quelli li mangiamo anche altre volte. Ogni
vengono tutti a festeggiare con noi meno il padre degli
tanto qualcuno dei cugini scappa da tavola per vedere
altri due che non conosco. Poi ci sono due zie che
se Babbo Natale è arrivato. È invece niente. Ma io lo
hanno anche loro dei figli, una é sorella di mio padre
so che non é Babbo Natale, ma dove sono i regali? I
e una sorella di mia madre, poi altri due zii che mi
grandi ridono e scherzano e noi figli invece siamo
confondo sempre di chi sono fratelli.
nervosissimi. Il signor Pino, che é l’amico di Amanda, a
Poi ci sono i nonni. Ambrogio e Tina sono i nonni di
un certo punto si alza e ci versa a tutti noi cuginetti
mia mamma, cioè sono i nonni miei ma genitori di mia
un goccio di vino, un po’ di più ai più grandi e un po’
l’abbraccio
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di meno ai più piccoli ma per farlo vuole che stiamo
suo biglietto e noi cerchiamo quelli nostri e quando ne
tutti attenti perché poi dobbiamo alzare il bicchiere e
troviamo uno strappiamo la carta più in fretta possibile
bere tutti insieme brindando al Natale ed alla nostra
e poi col gioco subito dalla mamma e da papà a far
famiglia. Noi dobbiamo alzarci in piedi e la più piccola,
vedere. Paolo 1 e anche Paolo 2 mangiano di continuo,
che é Valeria, non proprio la più piccola ma fa solo la
sono uguali di nome e di abitudini, vengono sempre a
prima, deve recitare la poesia di natale, sale sulla sedia
cercare i regali col panettone in mano e anche in bocca,
e noi dobbiamo stare tutti zitti ed ascoltare Valeria che
così quasi sempre ti trovi un pezzo di panettone che ti
non si ricorda le strofe e sua mamma che le suggerisce.
gira tra i piedi. L’altr’anno uno dei due ha infilato la testa
Abbiamo il bicchiere in mano e non vediamo l’ora di bere
sotto un mobile e poi non riusciva più a toglierla, ha
ma intanto ci diamo di gomito tutte le volte che sbaglia
fatto un gran baccano di pianti e lacrime dallo spavento
e ridiamo di nascosto.Poi, quando ha finito, i grandi
ma poi é arrivato Piero, il più grande, che gli ha tolto
applaudono e Il signor Pino prende anche lui il bicchiere
la mano da sotto la testa così gli é uscita subito. Che
e ci fa brindare tutti. Dobbiamo bere tutto il bicchiere,
scemo che é, si é messo con la testa sotto il mobile e
guai a lasciarne un po’, Il signor Pino si offenderebbe
poi ha cercato di infilare anche la mano così la testa gli
da matti e poi, dice lui, porterebbe sfortuna. Il signor
é rimasta incastrata. Ma lui é piccolo e queste cose non
Pino ci fa posare solennemente il bicchiere sul tavolo
le capisce ancora.
e poi battendo col coltello sul suo bicchiere ci da il via
Il difficile é raccogliere ognuno i suoi regali ma noi
a cercare i regali. É arrivato Babbo Natale!!! Ma come
abbiamo tutti una bella memoria e non é mai successo
ha fatto, nessuno di noi se n’é accorto, eppure ci sono
che ci confondessimo. Poi dobbiamo andare a dormire
decine di pacchi e pacchetti attorno all’albero che
ma siamo tutti molto eccitati e ogni tanto qualcuno si
solo dieci minuti fa non c’erano. Ogni pacchetto ha il
becca uno scappellotto, allora stiamo tutti bravi e piano
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l’abbraccio
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piano c’è ne andiamo a dormire.
e legge il mio tema? Se piange? Poi mi da un brutto
Qualcuno sta dal nonno e gli altri devono tornarsene
voto? È se invitassimo anche lei? Se é sola... Ma forse
a casa, quelli che abitano più vicini però poi il giorno
ha la sua famiglia, numerosa che si vogliono tutti bene.
dopo siamo di nuovo tutti insieme a giocare coi nostri
La guardo seduta alla cattedra. Non ha la faccia di una
nuovi regali.
persona felice. Gli occhi non sorridono mai. É anche
La nostra é una grande famiglia e ci vogliamo tutti
vestita male. Non curata. Anche troppo magra. Forse é
bene.
triste. Forse non ha nessuno con cui festeggiare. Allora mi alzo, col foglio in mano, sento gli occhi di tutti che mi seguono, il pavimento di legno, consumato e un po sconnesso, nel silenzio scricchiola sotto i miei
Tre bei fogli pieni di scritto, penso che possa bastare.
piedi. Guardo la maestra. La maestra alza gli occhi, mi
Forse dovevo descrivere meglio la nostra famiglia, ma
guarda, posa la penna, mi sorride, allunga una mano
é così complicata. Mi vergogno un po’ a consegnare il
per prendere il mio foglio.
mio tema, se la maestra lo legge in classe cosa penserà Guido Cimbri che ha la mamma separata e fa il natale solo con lei? Loro due soli. A Natale. Io, se fosse per me, li inviterei con noi, anche tanto due più due meno. Solo che Cimbri non mi è simpatico.
- Hai già finito? - Si, e, signora maestra, volevo dirle...pensavo che se voleva venire con noi a Natale....per la cena...sono sicuro che la mamma ne sarebbe felice.
Riguardo il foglio. Chissà com’é la famiglia della maestra. Saranno in tanti? E a Natale stanno insieme? È se invece fosse sola
20 dicembre 2012
l’abbraccio
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Natale afghano di Laura Sicignano
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N
ella mia famiglia il Natale non si è mai
spiaggia. Mi facevano male le ossa, perché ero stato
festeggiato perché siamo Afghani. Mi chiamo
a mollo nella barca senza mangiare 4 giorni, quindi
Saim e sono arrivato da solo a piedi dal mio
andava bene anche Italia. Mi hanno mandato in questa
paese, perché mi volevano sparare. Ma ora non voglio
comunità con altri minorenni arrivati soli da tutto il
raccontare questa storia. Ho compiuto 16 anni in Italia
mondo, un po’ matti come me. Dopo il viaggio tutti
nella comunità per minorenni dove mi hanno mandato.
diventano un po’ matti, nessuno dorme la notte e ci
Per Natale abbiamo fatto un albero tutti insieme: mi
suoniamo un sacco di botte. Io no. Non gioco a calcio e
sono divertito ad appendere le palle colorate. A gennaio
non faccio a botte perché ho male a un polmone: faccio
hanno buttato via l’albero. Mi è dispiaciuto, ma era tutto
partire la rissa, ma poi mi tiro indietro. Mentre facevamo
storto, perché gli altri ragazzi lo prendevano a pallonate.
l’albero diNatale, sottovoce ho detto a un africano:
Io no, io non posso giocare a calcio.
“Puzzi” e lui mi voleva dare le botte, ma il mio amico
Sono arrivato 2 anni fa e sapevo parlare 4 lingue, ma
afghano Sadakat, che è molto muscoloso, mi ha difeso.
nessuna europea. Sono in Italia perché i trafficanti, che
Il nero ha rotto una palla di Natale in testa al mio amico
mio zio ha pagato in dollari, mi hanno mollato su una
Sadakat e lui con la testa piena di sangue mi ha detto:
barca in mezzo al mare tra Grecia e Italia. “Che cos’ė
“Saim, non mi parlare mai più.
Italia?”, ho chiesto quando la polizia mi ha preso sulla
La mia testa è rotta per colpa tua”. Ma dopo è tornato
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l’abbraccio
mio amico. Con chi sta, se no? Qui siamo solo due
essere eleganti per Natale e soprattutto per le nipoti
afghani e lui è molto timido. Se una ragazza si avvicina,
della maestra. Ma quando stavamo per uscire, Sadakat
lui guarda per terra e non dice una parola. Allora arrivo
è diventato bianco come un morto. Gli era venuto il
io, parlo alla ragazza e lei tira un respiro di sollievo,
suo attacco di mal di pancia. Piangeva quasi, più per le
perché può lasciare quel noioso. Ma è lui il preferito
nipoti, che per il dolore. Ogni tanto gli succede e non
della maestra Linda e io non capisco perché: dopo
esiste la medicina giusta. Il Natale lo avrebbe passato a
un anno non sa ancora leggere né scrivere. Eppure la
letto. Allora mi sono incamminato da solo sotto la neve
maestra Linda a Natale lo ha invitato a casa sua. Poi si è
che mi faceva pensare all’Afghanistan. Era già buio, la
accorta che non faceva bella figura e ha invitato
gente correva da tutte le parti, carica di pacchetti e io
anche me. Non mi sono offeso. Che mi interessa se la
attraversavo la città illuminata di lampadine colorate,
maestra preferisce Sadakat? L’importante era uscire
verso la casa della maestra.
dalla comunità, sperare di mangiare qualcosa di diverso
Quando ho suonato al citofono, la voce allegra della
dalla solita pasta e soprattutto conoscere le nipoti
maestra ha detto: “Salite, ragazzi: quarto piano!” Non
della maestra! Lei ne parlava sempre e io ero andato
sapeva che c’ero solo io. Aveva lasciato la porta aperta:
a vederle su FaceBook: molto belle. Non come la
sono entrato nella sala tutta rosa, calda, con un tavolo
maestra Linda, che ha una certa età, è sempre agitata
apparecchiato per 7 persone. Alla radio mandavano
e non ha mai trovato il marito, perché è brutta. Vedevo
della musica allegra. Dalla cucina sentivo dei forti colpi
già il povero Sadakat in cucina a lavare i piatti con la
molto strani e la voce della maestra che borbottava
maestra, mentre io parlavo alle due ragazze del mio
qualcosa. Io non volevo disturbare: non ero mai stato in
viaggio, mangiando i dolci di Natale della loro zia.
una casa italiana, quindi sono rimasto in piedi in mezzo
Io e Sadakat al pomeriggio ci siamo fatti la barba, lavati
alla sala. C’era un albero di Natale con le palle tutte rosa
i capelli e messi il costume tradizionale afghano, un
e tanti pacchetti sotto.
camicione bianco lungo e i pantaloni larghi: volevamo
Ognuno aveva un biglietto con scritto un nome. C’era
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l’abbraccio
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anche il mio, quello di Sadakat, delle nipoti e di due
Le nipoti non rispondevano al cellulare. A me stava
maestri uomini, che i ragazzi africani prendevano in
venendo una gran fame, ma la maestra era troppo
giro perché dicevano che erano due femminucce.
agitata per ricordarsi che era ora di cena. A quel punto
Su un tavolino la maestra aveva messo tantissime
è squillato il suo telefono. Lei ha fatto un salto ed è
statuine di piccoli animali, case, mulini e bambini, tutti
corsa a rispondere. Erano i due maestri femminucce. Si
rosa, ricoperti di una polvere luccicante: mi piacevano
scusavano, facevano tanti auguri, ma la loro macchina
tantissimo. In particolare quella di un ragazzino che
era bloccata per il ghiaccio e non erano riusciti a
nascondeva una palla di neve dietro la schiena e aveva
scendere dalle alture dove abitavano.
la faccia furba di chi sta per tirarla. Era dietro alle
Alla notizia del ghiaccio, la maestra Linda si era agitata
altre statuine, ma io l’ho notata subito e l’ho presa in
ancora di più e io avevo paura che nella confusione
mano per guardarla da vicino. Mentre ero lì a guardare
avrebbe fatto bruciare la pasta o peggio mi avrebbe
la statuina della palla di neve, la testa della maestra è
mandato via senza cena. Allora le ho detto che avrei
spuntata dalla cucina. Si era vestita elegante, anche
provato io a chiamare le nipoti dal mio cellulare, così
lei di rosa come la casa: “Benarrivati ragazzi! Venite
lei si poteva occupare della pasta con calma. Lei mi ha
in cucina”. Ho posato la statuina al suo posto e sono
ringraziato, mi ha dato il numero e ha ricominciato a
andato in cucina. La maestra stava dando dei calci
spostare le
al frigorifero, che non si chiudeva. Ecco cos’era quel
bottiglie dal frigo al tavolo. Mentre dava i soliti calci, io
rumore che avevo sentito. Dopo due o tre calci, la porta
telefonavo. Una voce di ragazza mi ha risposto. Sentivo
del frigo si è chiusa e lei tutta felice si è girata verso di
dall’altra parte del telefono le risate di tante persone e
me. Ma il sorriso le è caduto dalla faccia appena ha
musica ad alto volume, come una festa. “Pronto? Pronto
capito che ero solo e ha chiesto: “Dov’è Sadakat?”. Le
chi parla?” diceva la voce allegra della ragazza, ma io
ho spiegato del mal di pancia e lei guardava per terra,
sono stato zitto e ho messo giù.
con le braccia lunghe sui fianchi. Non sapevo cosa dire,
Intanto la maestra Linda si era un po’ bruciata la mano
allora, indicando la casa e il suo vestito, le ho detto che
nel forno, controllando la cottura della pasta, ma era
il rosa era il mio colore preferito, anche se è una bugia.
tutta contenta perché diceva che era venuta buona.
Lei ha alzato la faccia e mi ha guardato. Mi ha detto
Io le ho detto: “Maestra, credo che con questo brutto
che anche a lei piaceva molto il mio vestito afghano e
tempo le sue nipoti sono a casa a dormire”.
mi ha fatto delle domande sui costumi tipici del mio
A lei di nuovo è caduto il sorriso e ha detto: “E ora chi
paese, ma mentre raccontavo, non ascoltava. Era molto
mangerà tutta la mia pasta?” e si è fermata in mezzo
agitata per la teglia nel forno con dentro la pasta al
alla stanza che quasi si metteva a piangere. Io avevo
sugo. Io speravo di mangiare qualcosa di diverso dalla
una gran fame e paura che la teglia finisse per terra.
pasta, ma ero ospite e poi la maestra aveva detto che
Allora gliel’ho presa dalle mani piano piano, con uno
la pasta al forno era l’unico piatto che sapeva cucinare
straccio per non scottarmi e le ho detto: “Maestra,
bene, perciò sono stato zitto. In cucina c’era un gran
mangiamola noi”. La pasta proprio non mi piace, ma
disordine: “Posso aiutarla, maestra?” Ma lei non voleva,
saltare la cena era peggio. Ci siamo seduti in cucina:
diceva che gli ospiti non devono fare niente, solo
la maestra era così stanca che non sembrava riuscire
godersi la casa. Allora stavo seduto mentre lei correva
a spostarsi in sala, anche se il tavolo era apparecchiato
da una parte all’altra. Ogni due minuti guardava nel
di là. Io ho preso due forchette e abbiamo iniziato a
forno perché temeva di bruciare tutto.
mangiare la pasta, così, dalla teglia. Le ho detto che era
Spostava in continuazione le bevande dal frigo al
molto buona. Lei mi ha sorriso.
tavolo della sala e dal tavolo al frigo: diceva che non
Mangiavamo in silenzio e si sentiva la musica alla radio.
voleva servire le bevande calde, ma neanche gelate.
Ormai avevamo quasi finito tutta la pasta, quando
Ogni volta doveva prendere a calci il frigo per chiuderlo
improvvisamente è saltata la luce, è diventato tutto
e sempre si beveva anche un pochino di vino. In questa
buio, la maestra ha fatto cadere il bicchiere di vino e io
confusione, improvvisamente mi chiede: “Ma che ore
sono scoppiato a ridere. Anche lei si è messa a ridere nel
sono, Saim?” Erano le otto passate. Solo io ero arrivato
buio. Allora ci siamo avvicinati alla finestra per vedere
puntuale. La maestra era preoccupata perché alla
se la luce fosse andata via in tutto il quartiere. Fuori
radio avevano detto che le strade erano bloccate dalla
era nero e la neve batteva contro il vetro. Le nostre
neve. Allora ha ini iato a telefonare agli altri ospiti.
facce si riflettevano sul vetro come in uno specchio. La
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l’abbraccio
maestra Linda ha detto: “Sono vecchia”. Io per non farla
e mi annoiavo, allora ho iniziato a guardarmi in giro.
rimanere male, le ho risposto: “Maestra, lei è vecchia
C’erano delle foto della maestra da giovane a braccetto
bella”. Poi ha acceso una candela, mi ha preso per
con un ragazzo, vestito da soldato.
mano e mi ha portato in sala a vedere le statuine rosa.
Forse era il fratello. La maestra dormiva con gli occhiali
Così illuminate una per una dalla candela, sembravano
storti sul naso e la luce rosa dell’albero le illuminava la
vive e magiche. Mi ha spiegato che cambiano colore
faccia. Sono andato in cucina per aggiustare il frigo, ma
con il tempo. Se è brutto e fa freddo diventano rosa.
non ci sono riuscito. Ho guardato dalla finestra. Fuori
Se c’è il sole e caldo, azzurre. Io le ho detto che non
aveva smesso di nevicare. Ho disegnato una faccia che
ci credevo. Allora la maestra mi ha promesso che mi
ride sul vetro. Dovevo andare via. Ho messo a posto gli
avrebbe invitato a cena un giorno di sole, così avrei
occhiali sul naso della maestra e, prima di uscire, ho
visto che mi diceva la verità.
spostato in prima fila la statuina del bambino con la
Improvvisamente è tornata la luce e si è acceso l’albero.
palla di neve. Magari la prossima volta la maestra me
Era bellissimo, tutto pieno di palle rosa. Allora abbiamo
l’avrebbe regalata. Fuori l’aria era fredda e pulita come
battuto le mani come a teatro e la maestra mi ha dato il
in Afghanistan, spuntava l’alba e per terra c’era un
mio regalo. L’ho aperto e dentro c’erano dei cioccolatini
tappeto di neve. In giro si vedeva soltanto uno spazzino
buonissimi che abbiamo deciso di mangiare subito, lei
che puliva la strada, cantando sottovoce. Io ho preso
con un bicchiere di vino, io di succo di frutta, seduti sul
una manciata di neve, ho fatto una palla e gliel’ho tirata.
divano, mentre la radio aveva ricominciato a funzionare.
Lui ha alzato la testa e mi ha lanciato anche lui una
La maestra era molto contenta adesso e voleva che
palla. Mentre correvo via mi ha gridato, ridendo: “Buon
ascoltassimo una storia che stavano raccontando alla
Natale, marocchino “. “ Non sono marocchino! Sono
radio. Era una storia di Natale famosa, mi diceva, che
afghano!” gli ho risposto. Nella strada le voci hanno
parlava di un bambino povero, molto buono. Ci siamo
fatto l’eco fino ai tetti. Era bello quel rumore nel silenzio
messi ad ascoltare e la maestra si è addormentata
del mattino. Gli gridato
subito. Era tardi. Io non capivo bene la storia alla radio
ancora: “Buon Natale, italiano!” e sono scappato via.
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l’abbraccio
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Il Natale a cura dei Ragazzi della Comunità di Trasta
Gian Luca Groppi - Courtesy VisionQuest gallery
N
atale. Mi ricordo il Natale di quando ero piccolo e
è diventata una giornata di tristezza interiore, a volte
aspettavo papà che tornasse dalla nave, a volte
anche di dolore. A parte quelle due persone che mi sono
non lo vedevo da mesi. Il mio papà era imbarcato
rimaste affettivamente, passo il Natale solo con i miei
sulle petroliere e stava sempre via sei, otto mesi all’anno, a
ricordi d’infanzia, pensando con un po’ di rammarico alle
volte non lo vedevo nemmeno a Natale. Quando arrivava
cose perdute. Si, è sempre una gran festa, ma non ha più
papà era un momento di gioia infinita, averlo vicino a me nel
l’importanza e il valore che aveva un tempo per me. A volte
giorno di Natale quando eravamo tutti riuniti tra fratelli, zii,
vorrei che non venisse neanche, oppure vorrei che passasse
cugini, faceva diventare tutto più bello fino dai preparativi
senza che io me ne accorgessi, specialmente quando
per l’albero. L’atmosfera che si creava in casa era unica,
sono in queste situazioni… come essere in comunità. E’
la stessa casa sembrava più grande, più bella; prendeva
molto triste veramente non poterlo passare con quelle
una luce particolare che a volte è difficile anche spiegare.
poche persone care che mi sono rimaste. Certo a volte
Durante i momenti dei pranzi e delle cene che a noi bambini
vorrei tornare indietro nel tempo e rivivere i momenti di
parevano interminabili, mio papà diventava un narratore
spensieratezza e felicità che avevo in quei giorni sereni a
e i suoi viaggi romanzi di avventura. Io rimanevo a bocca
casa mia, ma è solo una grande utopia. Poi penso che ci
aperta. Ovviamente il momento dei regali era meraviglioso.
sono ancora dei bambini, che questo è iul momento del
Il 24, la vigilia, andavo a letto aspettando l’indomani con
loro Natale, di accumulare bei ricordi di momenti felici e di
molta ansia. Poi sfasciavo i regali e salutavo i parenti che
calore, per me vuol dire già tanto. Questo è il mio Natale,
piano, piano arrivavano a casa. Era bello, molto bello.
forse non è un granché, ma comunque faccio i miei auguri
Ora non è più così, ha preso tutta un’altra piega. Ora lo spirito del Natale è solo nei ricordi e per me quella
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l’abbraccio
a tutti. Luca
Un grigio Natale a cura dei Ragazzi della Comunità di Trasta
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Q
uello che vi voglio raccontare è un Natale
protetto, un nido caldo, un’isola felice e tutto intorno
trascorso, non troppo lontano nel passato.
sai che c’è il delirio. Tutto passa, mi sono rifatto una
Natale dovrebbe essere la festa in cui nessuno,
vita, ho trovato un lavoro, una casa, avevo una gatta
dico nessuno, si senta solo e abbandonato, invece a me
che mi faceva le fusa….e una donna che mi amava e
è successo. Non avevo mai dato molto valore a questa
che senza di me si sentiva persa……Poi tutt’un tratto
festa, mi sembrava tutta una montatura pubblicitaria,
è crollato tutto come un castello di carte. E’ sceso di
solo soldi e consumo, ma, con l’allontanamento
nuovo il grigio, un grigio molto scuro con sfumature
dalle sostanze, per quasi otto anni ho piano-piano
di nero. Tutto intorno il mondo era pieno di colore, ma
ricominciato a dargli un valore.
io dentro ero grigio, triste, mi vergognavo di essere
Era il secondo Natale che passavo in comunità da
tornato indietro di 10 anni….vagavo per la città senza
Don Gallo e mi accorgevo che il valore più grande
meta, stavo male, malissimo, anzi di più! Mi sentivo gli
era passarlo insieme alle persone che erano li con me,
occhi della gente addosso, che mi giudicava, ma erano
perché avevamo uno scopo comune. Soprattutto era
i miei occhii, ero io che mi giudicavo e vedevo quanto
importante vivere quella giornata con la mente lucida.
ero caduto in basso. E tutto per cosa?? Per poche ore
Senza droghe o alcol era ancora più bello, più sereno,
di sballo! Non ne valeva proprio la pena. Ora sono qui in
felice e tranquillo. Sei sereno perché non ti manca nulla,
comunità…aspetto un altro Natale e spero di riprovare
quel poco che c’è è di tutti, sei felice di condividerlo
quelle emozioni di un tempo. Ora sono convinto sempre
con altre persone, persone che fino a pochi mesi prima
di più….BASTA! Gigi
sconosciute. E la tranquillità di essere in un luogo
l’abbraccio
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Gian Luca Groppi Gian Luca Groppi è nato a Piacenza nel 1970, dal 2012 vive e lavora a Genova. Dal 1997 si dedica alla fotografia, realizzando immagini che stampa personalmente.
“I” Internazionale di fotografia - Solighetto 2005 “Kilometri” Casa del Popolo - Lodi 2003 “Kilometri” Festival Internazionale “Carovane” 2003 “Duality” - Grazzano Visconti (PC) 2000
Fra le sue mostre personali: “B(e)sides, riunione di famiglia con figli unici”, Genova, VisionQuesT Contemporary Photography 2013
Fra i suoi premi principali: Segnalato al Premio Celeste 2010, Finalista “Art prize laguna 2008” Venezia 2008, Menzione speciale “Art prize laguna
“Mutazioni”, Parigi, Galerie Hautefeuille, 2012
2008” - Venezia 2008, Secondo premio Concorso
“Mutazioni” – Brescia, Wavephotogallery, 2012
fotografico “Crediamo ai tuoi occhi” Bibbiena (AR)
“L’Ultima Mutazione” - Piacenza, Spazio Biffi, 2011
“Portfolio 2004” Prato 2004, Primo premio Concorso
portfolio 2006, Secondo Miglior portfolio Italiano
“L’Ultima Mutazione di Groppi” - Acqui Terme, Palazzo
fotografico “lettura portfolio” Bibbiena (AR) 2004,
Chiabrera, 2010
Primo premio Concorso fotografico “Crediamo ai tuoi
“Mutazioni” Festival START - Galleria Joyce&Co Genova 2007
occhi” Bibbiena (AR) portfolio 2004 è stato curatore delle mostre collettive “LABIRINTI
“Mutazioni e altre storie” Galleria MICAMERA - Milano
E UMANITà” presso la Galleria d’Arte Moderna Ricci
2007
Oddi di Piacenza (Festival Carovane 2006, con la
“Il ritorno” Museo della fotografia - Bibbiena 2006 “I” Galleria Joyce&Co - Genova 2005
partecipazione del regista Giuliano Montaldo) e “CADUCITà” presso la galleria Joyce & Co. di Genova, 2010.
www.gruppoboero.it www.gruppoboero.it