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Ceis Genova L'abbraccio n°68

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L’ABBRACCIO n68 Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova

La presentazione di un volume per testimoniare le esperienze delle comunità terapeutiche da tutto il mondo di Enrico Costa ........................................................... 3

Introduzione di Fabio Folgheraiter ...........................................................4

I cambiamenti nel contesto e nelle politiche di Mauro Palumbo ........................................................... 6

Intervista a Luigi Ferrannini e Paolo Merello ........................................................... 8

26 giugno: giornata mondiale della droga 16126 Genova • Via Asilo Garbarino, 9/B • Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.02.02 r.a. N. 68 • 2° Trimestre 2012 • N. 2 del 2012 • Prezzo 1,00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 • Iscrizione al R.O.C. n° 16776 del 17/04/2008 Poste Italiane S.p.A. sped abb.postale • D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova

L’integrazione attraverso il dialogo di Mario Dondi e Claudio Torrigiani ..........................................................12


L’ABBRACCIO Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Michele Serrano In redazione Aldo Castello

Fassolo

Trasta

In copertina Il libro “La comunità terapeutica nella società delle dipendenze” Erickson, 2012

Via Asilo Garbarino, 6-9/B

Salita Cà dei Trenta, 28

16126 Genova

16161 Genova

Telefono 010.25.46.0 Fax 010.25.46.002

Foto Francesca Galliani Courtesy VisionQuesT gallery Hanno collaborato Fabio Folgheraiter, Mauro Palumbo, Paolo Merello, Luigi Ferrannini, Mario Dondi, Claudio Torrigiani, i Ragazzi della comunità di Trasta Direzione e redazione Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

In

servizi:

Comunità

Accoglienza notturna per tossicodipendenti

questa

sede

sono

Comunità

“Odissea”, accoglienza per minori stranieri

Comunità semiresidenziale e residenziale di

“Samarcanda”,

presidio

offerti

i

Riabilitativa,

Reinserimento

Sociale,

per

Accoglienza, Auto Aiuto Tel. 010.7404474.

minori stranieri richiedenti asilo “Tangram”,

- Case alloggio “La Tartaruga” e “Tartaruga

comunità psichiatrica per adolescenti “La

Levante”

Finestra sul Porto”, Prevenzione,Inserimento

Tel. 010.7411128

disabili,

- “Castore e Polluce” comunità per persone

Accoglienza

residenziale

Terapeutica di

Profughi

Direzione e uffici.

Adulti,

per

persone

malate

di

Aids

con doppia diagnosi Tel. 010.7403071.

Siamo anche in tutta Italia

Impaginazione Xedum srl

LA NOSTRA FILOSOFIA Siamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi. Fino a quando

Stampa Tipografica Derthona srl

una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a

Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Sped. abb. postale 50% - Genova Periodico associato USPI

che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può

Chi siamo Dove siamo

alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa

Via Asilo Garbarino, 6 B - 9 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

questo terreno noi possiamo tutti mettere

Presidente Enrico Costa Direttore Generale Paolo Merello E-mail:csgenova@csgenova.org E-mail certificata:csgenova@pec.it Pagina Web:http://www.csgenova.org

2

L’ABBRACCIO

non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri. Aosta Ivrea Torino Varese Vercelli Sanremo Genova Milano Piacenza Parma

Cremona Verona Vicenza Trento Bolzano Belluno Treviso Padova Venezia Mantova

Reggio Emilia Modena Bologna Ravenna La Spezia Pistoia Prato Firenze Arezzo Jesi

Spoleto Muccia Viterbo Anguillara Civitavecchia Roma Alba Adriatica Pescara Anzio Formia

Caserta Avellino Bari Gravina Cosenza Catanzaro Messina Reggio Calabria Catania Cagliari


Un volume per testimoniare le esperienze delle comunità terapeutiche da tutto il mondo Nell’ottobre del 2010 si è tenuto a Genova il: IV Institute WFTC “The future of TC in the Changing World” ecco i risultati dei lavori di Enrico Costa

L

a Federazione Mondiale WFTC, interlocutore qualificato

dell’ONU,

l’organizzazione

più

è

probabilmente

importante

nell’ambito

delle Comunità Terapeutiche e riunisce più di 400 Comunità in 42 Paesi. Da 40 anni applicano uno stesso metodo, originario degli Stati Uniti cui è dato il nome di “Progetto Uomo”, che si basa su questi principi: • Volontarietà e attenzione alla persona

trovare tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.

• Coinvolgimento sociale e della famiglia • Essere a termine Ed è articolato in tre fasi: accoglienza – comunità –

E noi

reinserimento.

Siamo qui per capire che la droga non è il problema,

Ricordiamoci che senza reinserimento sociale ogni

semmai il problema sono le paure.

sforzo è vanificato.

Siamo qui perché le paure si affrontano.

In Italia questo metodo è stato reso noto e

Siamo qui per aggiornare e rinvigorire

sviluppato da Don Mario Picchi, scomparso lo

il metodo per affrontare le paure.

scorso 29 maggio 2010, e da Bianca Costa Bozzo

Siamo qui per dare alle persone gli strumenti per

insieme ad altri “padri fondatori” tanto da essere

riprendersi in mano la propria vita.

oggi più di 50 CEIS distribuiti in tutta l’Italia.

Siamo qui perché la forza viene dal gruppo –

Ogni mattina in tutte le Comunità del mondo che

la Comunità – la Comunità Terapeutica che è

si riconoscono nella WFTC e nel “Progetto Uomo”

l’intervento

viene recitata la “Filosofia” che è stata scritta

dipendenze. A tutti quanti il mio grazie di cuore, il

da una delle prime persone che hanno seguito il

grazie della città, il grazie delle persone che con le

Programma terapeutico.

indicazioni di questo Institute troveranno maggior

più

importante

nel

recupero

dalle

forza per prendere in mano la propria esistenza. Grazie alla preziosa cura del professor Mauro

Siamo qui perché non c’è alcun rifugio dove

nasconderci da noi stessi. Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo

Palumbo, del professor Mario Dondi e del dottor Claudio Torrigiani le esperienze riportate durante il congresso hanno preso la forma di un volume che rappresenta una realistica fotografia della situazione dipendenze oggi a livello internazionale. Un volume concepito con criteri scientifici che diverrà un valido strumento di lavoro per tutti gli operatori del settore.

L’ABBRACCIO

3


Introduzione al volume

La comunità terapeutica nella società delle dipendenze

di Fabio Folgheraiter*

Francesca Galliani - Courtesy VisionQuest gallery

C

on grande piacere saluto la pubblicazione

rivolgimento paradigmatico in cui siamo immersi, volenti

di

o nolenti è necessario acuire lo sguardo e potenziare la

questo

importante

contributo

alla

chiarificazione e, in prospettiva, anche al

ragione per scandagliare i fenomeni più in profondità.

rilancio del ruolo «storico» delle Comunità Terapeutiche

Non è semplice decifrare la portata e la natura dei

(CT) nel quadro delle imponenti e per tanti aspetti

sedimenti

inquietanti trasformazioni delle politiche pubbliche

terapeutiche

socioassistenziali in tutti i Paesi a welfare maturo, tra cui

crescente tecnicità hanno lasciato sul terreno, ma è su

l’Italia in prima fila.

questo basamento o zoccolo duro di atteggiamenti

Nel bene e nel male, il nostro Paese è stato senz’altro un

professionali, e più in generale civici, che si potrà forse

punto di riferimento per esperienze rilevanti nel campo

ricostruire un sistema di welfare all’altezza dei tempi

dei trattamenti delle dipendenze mentali — così come

grami — sicuramente meno enfatici e meno ingenui —

nell’ambito più noto della psichiatria.

che sono all’orizzonte.

Gli esiti funzionali spiccioli di tali pratiche sono stati in

In questo quadro si colloca il volume qui presentato

genere valutati e soppesati a sufficienza ma a fronte del

e, prima ancora, la grande Convention (ottobre 2010)

4

L’ABBRACCIO

socioculturali mosse

da

che

decenni

buoni

di

pratiche

intendimenti

e

da


della World Federation of Therapeutic Communities

Recuperarsi vuol dire imparare, spesso con immense

da cui queste pagine hanno tratto vita grazie all’ottimo

fatiche, a ri-orientare la propria vita.

lavoro di curatela del collega Mauro Palumbo e dei suoi

Chi

collaboratori.

fondamentali

I

considerato, a tutti gli effetti, maestro di umanità.

saggi

contenuti

nel

testo

trattano

in

maniera

ci

riesce,

passi

ai

primi

seppur

dell’astinenza,

può

essere

Le

CT. Nulla posso aggiungere qui nel merito, se non

sono letteralmente «utenti» né nel periodo duro del

sottolineare ulteriormente il nodo della relazionalità.

recupero né tantomeno nella successiva epoca del

In questi decenni le CT hanno rappresentato, se si

«reinserimento».

vuole,

alle

Affermiamo questo giacché quando una persona si

politiche sociosanitarie e socioassistenziali moderne,

trasforma e quando poi torna trasformata nel proprio

basate come noto sul principio della community care

ambiente di vita, non è solo da vedersi come un essere

(deistituzionalizzazione) e della valorizzazione delle

che subisce gli influssi di un ambiente benevolo e ne

relazioni informali di aiuto nei territori, dove le persone

viene migliorato, quanto piuttosto come polo virtuoso

«destinatarie» dei servizi vivono e lavorano.

di una relazione sociale umanizzante a tutto tondo.

L’esperienza delle CT in tutto il mondo ha mostrato come

Con l’esito, strano in apparenza ma meraviglioso e

tali principi debbano essere declinati diversamente a

perfettamente giustificato da logiche stringenti, che

seconda della specificità dei problemi, anche all’interno

tante di queste persone diventano nei fatti validi

dello stesso campo in espansione delle dipendenze, ma

«operatori sociali».

mai contraddetti frontalmente o radicalmente.

Esperti capaci di impegnarsi utilmente nei medesimi

L’utilità strategica di troncare di netto le relazioni

programmi terapeutici da loro stessi attraversati e in

«ecologiche» nel mondo della vita delle persone

altri progetti di welfare territoriale dove l’esperienza di

dipendenti non è in contrasto con la necessità di pensare

essere andati a fondo del proprio vivere e di averlo alla

il processo di cambiamento — laddove possibile —

fine riacquistato, fa la differenza.

come portato di dinamiche relazionali autentiche prima

Come ho cercato di dimostrare in qualche mia opera

ancora che di manipolazioni tecniche illuminate.

di ricerca**, infatti, un «servizio sociale» illuminato è, di

Le CT efficaci — come direbbe Carl Rogers — troncano

questi tempi, solo quello che sa trasformare le pietre

e sopiscono le relazioni invischianti e al contempo fanno

scartate in testate d’angolo.

controtendenza

rispetto

che

fermandosi

approfondita tutti gli aspetti cruciali della vita delle

un’apparente

persone

non

«escono»

dalla

dipendenza

non

perno su quelle virtuose per il rilancio e la qualificazione di rapporti autenticamente e semplicemente umani, sia nel setting chiuso iniziale (non a caso, quella istituzione è stata denominata «comunità») sia nello svolgersi

*Fabio Folgheraiter è professore di Metodologia

successivo del nuovo progetto di vita «normale»

del Lavoro sociale all’Università Cattolica del

psichicamente preparato in quell’ambiente chiuso ma —

Sacro Cuore di Milano, dove coordina il Corso

se, per l’appunto, efficace — mai autoreferenziale.

di laurea in Servizio sociale e il Corso di laurea

L’esperienza mondiale delle CT ha dimostrato che

magistrale in Scienze del Lavoro sociale e delle

«chiudere» va bene ma non per soffocare il recovery nei

politiche di welfare.

tecnicismi bensì per concentrare le energie psichiche e prepararsi a nuove responsabilità civiche, sia verso se

È co-fondatore del Centro Studi Erickson e dirige

stessi e la propria famiglia sia verso le comunità locali e

la rivista scientifica «Lavoro Sociale». È inoltre

le istituzioni.

autore di numerosi studi sul social work e le

Il principio di relazionalità, che rimane centrale nelle

politiche di welfare.

esperienze di mutualità (come ad esempio nei gruppi di auto-mutuo aiuto) ma che anche si vede all’opera nelle ordinarie attività quotidiane dentro una ben impostata

**Si segnalano, su tutte, Tossicodipendenti

CT, evidenzia quella che rimane a mio avviso la linea

riflessivi e Natural Helpers, edite entrambe per i

portante per delle ragionevoli strategie di nuovo welfare, vale a dire l’incontestabile valore umano (e quindi

tipi delle Edizioni Erickson

valore sociale tout court) delle esperienze di recupero.

L’ABBRACCIO

5


I cambiamenti nel contesto e nelle politiche La società delle dipendenze e i suoi riflessi sulla mission delle comunità terapeutiche di Mauro Palumbo

L

’evoluzione del fenomeno della dipendenza costituisce uno dei fili rossi che legano i diversi saggi del volume. Anche se questo è centrato sui

mutamenti nel modello e nella prassi delle CT, è tuttavia evidente che queste si sono dovute misurare, nel corso degli anni, con mutamenti di contesto che ne hanno influenzato sia l’utenza e l’operatività, sia le relazioni con gli altri servizi rivolti alle tossicodipendenze. Il fenomeno cui il volume assegna maggiore spazio è ovviamente quello del mutamento nelle forme della dipendenza. In una prima fase (in cui nacquero le prime comunità) il consumo di droga, di norma eroina, etichettava pesantemente gli utilizzatori, che subivano ben presto un vero e proprio stigma sociale, oppure, nel caso delle droghe cosiddette “leggere”, assumeva spesso valenza simbolica di culture alternative. Oggi possiamo parlare di “società delle dipendenze”, sia perché si moltiplicano enormemente non solo le

Francesca Galliani - Courtesy VisionQuest gallery

sostanze, ma anche le forme della dipendenza (da gioco, da sesso, da lavoro, da web, ecc.), sia perché

e la routine, mentre come additivi prestazionali aiutano

si differenziano notevolmente i modelli di consumo,

a sopportare l’intensificazione dei ritmi di lavoro.

sia infine perché la dipendenza coesiste sempre di

Dal punto di vista dei soggetti, questi fenomeni

più con la “normalità” e il consumo di sostanza, come

rompono gli argini rispetto a nicchie definite di soggetti

accadeva un tempo per il fumo,in alcuni casi assume il

abbastanza

valore di status symbol, come tanti beni di consumo. Le

come tossicodipendenti, capaci con la loro “diversità”

statistiche ci dicono che in media abusa di sostanze il

di confermare la maggioranza della popolazione nella

3% della popolazione mondiale, quindi una quantità di

sua “normalità”. Nella società delle dipendenze

persone enorme, la cui incidenza aumenta ancora nelle

riduce la possibilità di individuare particolari tratti

aree territoriali in cui l’utilizzo ricreativo e socializzante

caratteristici dei soggetti a rischio di sviluppare una

si combina con quello volto a migliorare le performance

vera e propria patologia e si riduce anche la possibilità

delle persone, in tutti i campi, da quello lavorativo a

di attivare corrispondenti strategie di prevenzione

quello sessuale. Ma la quota di coloro che usano sostanze

o

e che varcano, a volte inconsapevolmente, i confini

sostanze, magari poliassuntori, si vivono spesso come

della “normalità” è molto più consistente. Stupefacenti

consumatori “occasionali” e in quanto tali immuni

e psicofarmaci assumono anzi un doppio ruolo: come

sia dalla dipendenza che dagli effetti indesiderati

sostanze psicotrope aiutano a superare la quotidianità

delle sostanze, che spesso imparano a controllare o

6

L’ABBRACCIO

di

facilmente

trattamento.

e

Molti

visibilmente

soggetti

che

identificabili

si

assumono


dissimulare per lungo tempo. Una società sempre meno

inoltre la diffusione del piccolo spaccio effettuato da

capace di indicare cosa è buono e giusto e cosa non lo

consumatori abituali a vantaggio del proprio gruppo

è appare sempre più popolata di persone che transitano

di amici, moltiplicando comportamenti illegali con

questi confini nella convinzione, spesso illusoria, della

modalità che ne rendono poco percepibile la rilevanza

reversibilità delle loro scelte e dei loro effetti. Al tempo

penale. Infine, proprio la “normalità” della droga agevola

stesso, si moltiplicano i casi di “doppia diagnosi”, in

anche la convinzione che se ne possano controllare

cui invece della “normalità della droga” si identifica

gli effetti e rende quindi molto più difficile l’auto ed

una “doppia patologia”, anche qui con interrelazioni

etero attribuzione della connotazione di “dipendente”:

bidirezionali tra i due ambiti (fisico e psichico).

anche in questo caso il fenomeno è particolarmente

Questa diffusione delle dipendenze avviene per due

evidente

fenomeni distinti ma convergenti, bene illustrati in vari

I notevoli cambiamenti intervenuti nell’area del consumo

saggi del volume, che dedica la sua prima parte proprio

hanno prodotto sfide importanti per le CT, nate, come

all’esame della evoluzione del fenomeno dipendenza

si è detto, per fronteggiare un tipo specifico (e in quel

secondo una pluralità di punti di vista scientifici ed

momento predominante e generatore di allarme sociale)

operativi.. Il primo è costituito dall’evoluzione sociale

di dipendente, con un modello d’intervento a sua volta

complessiva, che enfatizza l’esigenza di performance

relativamente standardizzato proprio perché tarato

sempre più spinte in tutti i campi e che vede,

su di esso. Di contro, sia l’evoluzione del fenomeno

soprattutto nei giovani, la ricerca del limite sul piano

dipendenze,

fisico piuttosto che su quello culturale o valoriale: la

(spesso anche fortemente medicalizzate) con le quali

necessità di confrontarsi con i propri limiti fisici sembra

il pubblico ha affrontato il problema, hanno contribuito

sopperire all’assenza di regole e strutture rispetto alle

a modificare anche il contesto istituzionale entro il

quali costruire, per contrapposizione anche conflittuale,

quale le CT operavano. Ad una prima fase in cui le CT si

la propria identità. Non a caso il tema della dipendenza,

situavano quasi in un “deserto” di servizi pubblici e quasi

prima trattato con maggior frequenza da psicologi,

in alternativa, da un certo punto in poi, ai Ser.T. (perché

è oggi terreno di studi ampiamente frequentato dai

l’astinenza era condizione essenziale per essere ammessi

sociologi, che proprio in questo volume propongono

alle CT), segue una fase in cui non solo si accentuano le

due

interesse.

collaborazioni pubblico-privato, ma si articolano anche

Dall’altro lato, si assiste all’ampliarsi dell’uso della droga,

maggiormente i servizi per le dipendenze (nascono

magari occasionale, per favorire la socializzazione, per

ad esempio i centri di alcologia nelle ASL) e sorgono

migliorare le proprie prestazioni, in breve per favorire

Comunità private, che operano sul mercato. Volontariato

o accentuare la propria collocazione all’interno sia di

e terzo settore, stato e mercato trovano nuove modalità

gruppi amicali o ricreativi, sia di contesti lavorativi. In

di coesistenza e (non sempre) di integrazione, mentre

breve, il consumo di sostanze non è percepito come

anche l’utenza delle CT va focalizzandosi sugli “ultimi”,

antisociale, ma addirittura come socializzante e come

che non dispongono di risorse sufficienti per governare

marker di successo. Questo fenomeno apre la strada

o risolvere grazie alle proprie reti parentali e di relazioni

ad un consumo mimetizzato, socializzato, integrato

primarie il fenomeno (anche avvalendosi di servizi

(ricreazionale e prestazionale). Consumo diffuso nei

residenziali di mercato per il tempo necessario).

contesti di vita e di lavoro con forme di dipendenza che

Nel contempo, se da un lato le CT devono misurarsi con

si costruiscono progressivamente e si protraggono nel

una pluralità di attori che intervengono nel campo della

tempo in modo subdolo, senza creare grande allarme

prevenzione, cura e recupero, dall’altro lato debbono

sociale ed ingannando genitori (e figli?), famiglie

fare i conti con i profondi mutamenti del welfare, che, a

ed educatori. Proprio questo fenomeno favorisce la

causa della riduzione significativa delle risorse dedicate

diffusione della percezione di “normalità” nell’uso della

e della crisi di modelli di intervento consolidati, è sfidato

droga, come appare molto evidente nel caso dell’alcol o

a trovare nuove forme di risposta a bisogni in crescita;

delle cosiddette droghe “leggere”. Si moltiplicano inoltre

risposte capaci di coniugare una maggiore integrazione

luoghi considerati “franchi” per l’uso di droga: si pensi

tra pubblico, privato, volontariato e terzo settore con

all’alcol e all’ecstasy nelle discoteche e si moltiplicano

una reale capacità di attivazione delle risorse delle

anche i “transiti” da una sostanza all’altra, il loro uso

persone “oggetto” degli interventi. Una prospettiva

combinato e così via. L’aumento del consumo favorisce

entro la quale le CT operano da sempre.

saggi,

complementari,

di

notevole

nel

sia

caso

degli

l’avvio

di

abusatori

modalità

di

alcol.

differenziate

L’ABBRACCIO

7


L’intervista doppia Luigi Ferrannini, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze ASL 3 Genovese e Paolo Merello, Direttore del Centro di Solidarietà di Genova si confrontano sul futuro delle comunità e sulle interazioni con il servizio pubblico di Paolo Merello e Luigi Ferrannini

IL MONDO DELLE DIPENDENZE PATOLOGICHE IN QUESTI ANNI HA CAMBIATO RADICALMENTE VOLTO: CI TROVIAMO DI FRONTE AD UN GRANDE AUMENTO DI SOGGETTI POLIASSUNTORI. COME PENSI SI DEBBA ORIENTARE LA COMUNITÀ TERAPEUTICA A RIGUARDO? Paolo Merello

Luigi Ferrannini

La Comunità ha una grande potenzialità rispetto ad

Le

altri interventi: incontra l’uomo e non la sostanza.

danni

Pur nella personalizzazione dei vari percorsi cerca

maniera

di andare al di là di cosa la persona assume ma

quindi

vuole rifondare le relazioni e i valori che possono

Il valore clinico delle CT è in grande evoluzione rispetto

permettere alla persona, una volta terminato il percorso,

alle mutazioni di contesto e utenza che ruotano

di reinserirsi nel tessuto sociale di appartenenza.

intorno ad esse: il modello di Comunità terapeutica

Quindi per noi la poliassunzione ha un significato relativo

va rivisto in maniera che la comunità “interna” si

che non interferisce né modifica il percorso comunitario.

modifichi rispondendo ai mutamenti di quella “esterna”.

Questo

Il

ogni

ovviamente

percorso

in

prescinde comunità

dal

è

fatto

che

personalizzato

e

diverse

sostanze

specifici

terzo

che

devono

differente. pericolose

aspetto

terapeutiche

si

utilizzate

Le dal

da rifà

essere

affrontati

generalizzazioni punto

di

affrontare a

comportano

tre

per

vista

in

sono clinico.

le

comunità

importanti

concetti:

tarato sulla persona, ripeto, e non sulla sostanza.

appropriatezza del trattamento, personalizzazione e

Per noi il «male di vivere» si affronta sperimentando

outcome clinico. Su questi aspetti si gioca molto del

le situazioni protette della comunità imparando ad

futuro dell’intero sistema comunitario delle Dipendenze.

affrontarle in maniera diversa, nel lavoro, con la famiglia, con la propria emotività. I MAGGIORI STUDI SCIENTIFICI SULLA CANNABIS HANNO ACCERTATO CHE TALE SOSTANZA ACCELERA IN MODO SIGNIFICATIVO L’INSORGERE DI MALATTIE PSICHICHE DURANTE GLI ANNI CRITICI DELLO SVILUPPO DEL CERVELLO, CON POSSIBILI CONSEGUENZE PER TUTTA LA VITA. AGGIUNGENDO CHE LA CANNABIS È LA DROGA PIÙ USATA AL MONDO COME RIDARE DIGNITÀ, VALORE E RISORSE ALLA PREVENZIONE (CHE HA TRA LE ALTRE COSE RISPETTO AI TRATTAMENTI COSTI PIÙ CHE DIMEZZATI)? P.M. Un

L.F. euro

quanto

Condivido quanto detto da Paolo. La Prevenzione è

tre euro spesi per i servizi di cura; un euro in cure

un compito della società, non dei tecnici. Compito

ne fa risparmiare sette in attività di repressione.

loro è individuare i fattori di rischio e orientare i servizi

Risultato:

rende

ad evidenziarli quanto più precocemente possibile.

tanto

investito

un

prevenzione

speso (!)

prevenzione

repressione.

C’è la necessità di costruire un’alleanza fra culture tecniche e sociali questo sì. Inoltre dobbiamo rilevare il

un loro intervento precoce, incisivo, onesto sulle

fallimento delle politiche nazionali in materia di sostanze

sostanze stupefacenti. La famiglia va però aiutata

stupefacenti: a fronte di una normativa dura improntata

a divenire una fonte credibile dai ragazzi sul tema

alla repressione vi è stata un’applicazione “leggera” che

delle sostanze. È compito delle Amministrazioni e

ha creato un’ambiguità di fondo che forse è la peggiore

dei Servizi mettere a disposizione dei genitori e delle

cosa che potesse accadere.

L’ABBRACCIO

ventuno

in

rende

La prevenzione deve iniziare dai genitori: è necessario

8

quanto

euro

in

euro

in


famiglie le conoscenze e le competenze adeguate. Analogamente insegnanti, educatori e mondo della scuola e della formazione vanno attivati e precocemente. Ci

vuole

più

lavoro

di

prossimità

ovunque

si

raccolgano giovani: stazioni, fermate delle corriere, luoghi

di

smistamento,

bus;

più

presenza

nei

luoghi reali di vita. I servizi di prossimità e di strada non

devono

focalizzarsi

solo

sulla

popolazione

marginale ma essere punto di contatto con quella più integrata con finalità educative e con funzione di collegamento tra i giovani, le famiglie e i servizi. Bisogna

puntare

alla

creazione

di

comunità

competenti: è un lavoro culturale e educativo che deve coinvolgere chi amministra, chi programma, chi insegna, chi opera nei servizi. Il rinnovamento passa attraverso un processo educativo e culturale che consenta alle comunità locali di essere protagoniste e segna la fine della delega a tecnici, «esperti» della materia: è la comunità medesima che, attraverso un percorso di conoscenza agevolato, questo sì, dagli esperti, e di analisi critica delle proprie modalità interattive, delle proprie difficoltà e delle proprie risorse, diviene il fulcro delle politiche di contrasto al consumo di droghe.

Francesca Galliani - Courtesy VisionQuest gallery

IL CONSUMO DI SOSTANZE PSICOATTIVE VARIA ANCHE IN RELAZIONE AI PROCESSI DI CAMBIAMENTO DELLA SOCIETÀ. COSA POSSONO FARE LE COMUNITÀ TERAPEUTICHE DI FRONTE ALLA SOCIETÀ DELLE DIPENDENZE? P.M.

L.F.

«È la società, quella società in quel tempo ed in quel

Più che di società delle Dipendenze parlerei di società

luogo, che decide cosa è droga» e, conseguentemente,

della solitudine, della esternalizzazione. Dappertutto

stabilisce le politiche di prevenzione, gestione e

impera

l’agito

recupero.

da

senza

fungere

“aggettivate”

ad

l’individuo in grado di comunicare con i suoi simili.

interventi coordinati e sequenziali nel ciclo delle

Devo anche fare una critica ai miei colleghi clinici:

droghe”, che ritroviamo nella nostra pubblicazione.

smettetela di classificare i sentimenti come sintomi

Questo mi pare un’affermazione che ci deve far

di una qualsivoglia patologia: se uno è triste non

riflettere e che porta ad una forse scontata risposta: le

deve

comunità terapeutiche devono diventare portatrici di

patologia dei sentimenti, questo eco-mostro abusivo!

messaggi culturali alla società attuale per modificarne

Penso anche che la CT non può pensare di trasformare

le

solidarietà

la società: la CT è uno strumento, una tecnica.

invece che l’individualismo, l’interiorità invece che

È l’intreccio fra medicina tradizionale e medicina della

l’apparire, la diversità invece che la massificazione,

narrazione che modifica la società.

loro

il

articolo

“Dalle

credenze

coraggio

e

i

delle

Cipolla

prevenzioni

valori

scelte

sottostanti:

invece

e

la

che

la

essere

per

forza

compensazione

può

nel

concludono

di

che

Lombi

Così

camera

mentalizzazione

depresso.

rendendo

Demoliamo

la

delega.

Bisogna avere il coraggio e la forza di poter comunicare tutto questo. Non per forza con proclami o gesti eclatanti ma nella relazione personale di ognuno di noi con chi ci sta davanti, lasciando che i migliori testimoni di questo siano i ragazzi che escono positivamente dai nostri percorsi.

L’ABBRACCIO

9


STIAMO ASSISTENDO AD UN’EVOLUZIONE DELL’INTERVENTO COMUNITARIO DALLA FILOSOFIA DELL’AUTO AIUTO AD UN AUMENTO DELLA PRESENZA SANITARIA NELLE NOSTRE STRUTTURE. FENOMENO DA CONTRASTARE O ACCOMPAGNARE? P.M.

L.F.

Per noi la dipendenza non è una malattia cronica.

Qui vedo un rischio per le CT: nel Servizio Sanitario

O almeno non nel senso sanitario del termine di

nazionale

uso comune. Sennò non avrebbe senso la comunità

specializzazione dei servizi che rischia di mettere

terapeutica: per curare le malattie servono i farmaci!

in un angolo quelli integrati o addirittura toglierli

Partendo da questo assunto di base non deriva

dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Quindi è

automaticamente

componente

necessario definire bene le reciproche aree in maniera

sanitaria nelle nostre strutture: nel nostro centro

che ognuno faccia il suo e non vi sia confusione.

operano

Va bene l’integrazione, ma nel rispetto delle differenze

un

parecchi

rifiuto infermieri,

della

medici

e

altre

stiamo

assistendo

ad

una

richiesta

di

professionalità sanitarie che sono indispensabili per

e peculiarità.

una riabilitazione ma che non sono i responsabili

L’altro aspetto riguarda l’auto aiuto nelle CT: penso

della stessa ma coadiuvano la componente educativa.

che il modello utilizzato sia un’evoluzione del concetto

Nelle comunità terapeutiche la terapia è la comunità

originale in quanto nelle CT vi sono figure tecniche

stessa.

competenti che affiancano la persona nel processo

La struttura e la filosofia dell’auto-aiuto sono elementi

di cambiamento, mentre l’auto aiuto non prevede tali

chiari di una CT.

professionalità specifiche.

I programmi di trattamento non devono essere rivolti solamente al sintomo o all’abuso di sostanze, ma anche alla risoluzione delle cause che hanno portato alla dipendenza e alla preparazione della persona a una vita

Rispettare le diverse

senza droga. La parte sanitaria può essere una componente del percorso per es. nei trattamenti ambulatoriali realizzati

competenze e peculiarità è la chiave per una proficua collaborazione.

nei Ser.T., nei ricoveri ospedalieri, nelle prescrizioni farmacologiche

sostitutive

(metadone

ad

es.).

Di sicuro il confine è sottile per chi come noi opera nel settore socio-sanitario ma questa incertezza può aiutare noi tutti a comprendere che i due mondi non devono per forza essere distinti ma possono lavorare armonicamente per uno stesso fine: il benessere della persona.

DI FRONTE A QUESTO PANORAMA IN CONTINUO CAMBIAMENTO QUALI SONO LE SFIDE DELLA CT NELL’ATTUALE CONTESTO POLITICO-SOCIALE? P.M.

L.F.

Direi che nell’attuale contesto di politiche e temi relativi

La sfida principale delle CT

all’abuso di sostanze (es., varie opzioni di trattamento,

terapia di comunità; un intervento più di “care”

strategie di riduzione del danno, pressioni economiche

rispetto alla cura tradizionale. Quindi evolvere senza

in termini di sanità), la sfida dominante della CT è

stravolgere il concetto stesso di comunità terapeutica.

di ristabilire il suo posto unico e la sua missione —

L’altra sfida è non farsi mettere in un angolo, essere

promuovere il recupero e il corretto vivere della persona.

marginalizzati: quindi attenzione alle ideologie che

Questa è la nostra identità, attaccata da parole che

rischiano di depotenziare la cultura e l’etica della CT.

rischiano di minarla: provo a elencarli per sommi capi

Dobbiamo anche avere il coraggio di dire che oggi le CT

(ma la pubblicazione li affronta in maniera esaustiva).

stanno “surrogando” le istituzioni consolidanti (scuole,

Trattamenti brevi: è utile ribadire che per il tipo di utenti

associazioni, oratori, istituti,anche conventi, …): la CT

10

L’ABBRACCIO

è quella di fare davvero


che arrivano alle nostre strutture la durata del trattamento

deve restituire questa delega alla società in quanto non

non può essere inferiore ai 9 – 12 mesi. Se vogliamo fare

è questo quello che deve fare.

altre cose (disintossicazioni, sostegno ad aree specifiche della

persona)

allora

si

possono

fare

interventi

minori ma non chiama mola comunità terapeutica. Accreditamenti: gli standard di personale richiesti non rispettano e valorizzano l’operatore di comunità ma

sono

vincolate

che

non

portano

Valutazione

a

livelli

benefici

degli

di

istruzione

alle

interventi:

nostre

troppo

sterili

strutture.

spesso

chi

costruisce i programmi e i parametri di valutazione non conosce il metodo della comunità terapeutica. E quindi non usa i corretti strumenti per misurarla. Il nostro centro sta conducendo una ricerca sulla valutazione della

nostra

comunità

terapeutica

utilizzando

personale di provata esperienza scientifica ma che va settimanalmente nelle nostre strutture a studiarle da dentro; e no somministrando asettici questionari! Questi alcuni tarli che rischiano di corrodere la nostra comunità, queste le sfide che dobbiamo affrontare.

Francesca Galliani - Courtesy VisionQuest gallery

COME AFFRONTARE LA SEMPRE MAGGIORE RICHIESTA DI INTERVENTI PER SOGGETTI CHE PRESENTANO COMORBILITÀ PSICHIATRICA? COME SI INTEGRA QUESTO INTERVENTO CON IL METODO DELLA CT? L.F.

P.M. Dal

Sul concetto di comorbilità secondo me c’è molta

2000 abbiamo aperto la prima comunità per doppia

confusione: in teoria si parla di essa quando vi sono due

diagnosi della Liguria e non possiamo ancora dire

malattie diverse che si esprimono in uno stesso corpo.

di

campo.

Diverso è il caso delle nostre “doppie diagnosi”: in questo

Di sicuro l’unica strada è quella dell’integrazione

caso vi sono due manifestazioni di una stessa sofferenza.

degli

farmaco

Se vogliamo mantenere il concetto per rappresentarne la

funzioni

complessità allora posso essere d’accordo, ma altrimenti

articolazione

il concetto è improprio. È malata la mentalizzazione,

Ecco

e

un’altra

poter

dare

che

delle

interventi:

gruppo,

che

sfida

certezze

socio

pubblico

devono

stiamo

e

trovare

e

affrontando.

in

questo

sanitario,

privato una

sono

loro

struttura.

l’espressione della sofferenza interna, non la mente.

In prima battuta per molti dei soggetti presenti

Per il resto sono d’accordo con Paolo nell’individuare

nella nostra struttura non si può parlare di un

l’integrazione e non la contrapposizione come lo

reinserimento

strumento

operativa

allora protetti vivere

per

sono per una

far

funzionare

autonomo stati

affiancati

favorire fase

nella

a

società:

alla

un’uscita minor

questa

ecco

struttura dalla

intensità

che

alloggi

comunità

principe

per

affrontare

i

trattamenti

comunitari delle c.d. doppie diagnosi.

e

terapeutica.

È richiesta una presenza molto più forte del Servizio Pubblico anche durante il percorso: questa estensione del gruppo di lavoro si rivela una “carta” vincente nella progettazione dei percorsi e nella capacità di trattenere gli utenti all’interno del trattamento. Fondamentale è trovare personale sanitario interno allo staff che conosca e si confronti con la nostra filosofia di intervento, quel “Progetto Uomo” scritto da don Picchi che ancora oggi mantiene intatta la sua attualità.

L’ABBRACCIO

11


L’integrazione attraverso il dialogo Servizi e comunità hanno una sfida comune: riconoscersi nei propri ruoli di Mario Dondi e Claudio Torrigiani

Francesca Galliani - Courtesy VisionQuest gallery

L

a crisi in atto sullo scenario nazionale ed

post

internazionale induce a riflettere con prudenza

complessità è evidente che qualsiasi semplificazione

e sobrietà rispetto alla disponibilità di risorse

del problema che porti ad intervenire su una sola

per la copertura dei servizi di welfare. Si rende dunque

componente (medica, educativa, culturale, politica…)

necessaria, anche da parte delle Comunità terapeutiche,

produce scarsi risultati. Di qui la necessità di un

una riorganizzazione complessiva che ne valorizzi il ruolo

approccio di tipo connettivo che valorizzi l’apporto

entro un sistema di interventi adattabili e sostenibili, in

dei vari attori coinvolti, con modalità processuali,

un approccio di welfare relazionale e di community.

sempre rivedibili, di proposta progettuale e terapeutica.

La multidimensionalità della “questione dipendenze”

Per la centralità accordata alla relazione con l’utenza

si è amplificata con la socializzazione consumistica

le CT continuano a svolgere funzioni fondamentali:

dell’uso di sostanze e le forme diffuse di comportamenti

sviluppano capacità di resilienza rispetto alle ricadute

compulsivi che l’ambiente tecnologico delle società

e competenza nel riformulare percorsi individuali

12

L’ABBRACCIO

moderne

agevola:

in

uno

scenario

di

tale


e progetti territoriali.La consapevolezza di questi punti

di

forza

è

fondamentale

per

posizionarsi

correttamente nel sistema dei servizi di welfare. Sono molteplici gli aspetti problematici che le CT dovranno affrontare. I rapidi cambiamenti ambientali e

antropologici

modificano

le

condizioni

culturali

di contesto e le forme di adattamento dei soggetti giovani ed adulti rispetto a momenti di passaggio. Momenti di riorganizzazione personale e di ripristino delle relazioni più intime si manifestano lungo tutto l’arco di vita di un soggetto e, con la precarizzazione e svalutazione dei riferimenti simbolici e l’allentamento delle tutele istituzionali, richiedono agli individui un faticoso percorso di ricostruzione dal basso. La società consumistica delle dipendenze, dal canto suo, sviluppa appetiti che non devono essere appagati, ma che al limite possono essere traslati verso altri settori di consumo: le nuove dipendenze hanno a che fare con la quotidianità, non vanno ricercate fuori dai luoghi di vita e di lavoro, si insinuano fra gli interstizi e nei ritagli del nostro tempo diurno e notturno e nello spazio fisico e virtuale. Si delineano così nuovi profili d’abuso legati all’utilizzo della tecnologia, al gioco, al sesso ecc…,

Francesca Galliani - Courtesy VisionQuest gallery

dove i protagonisti sono soggetti spesso molto giovani mimetizzati nelle trame della rete digitale. Sul piano delle risposte possibili un rilevante problema culturale consiste nell’eccessiva medicalizzazione dell’intervento sulla dipendenza e sui disturbi compulsivi, che ha comportato

una

marginalizzazione

dell’approccio

educativo alla questione. Il fenomeno è pervasivo ed è stato alimentato non solo da disattenzione, ingenuità e impreparazione, ma in alcuni casi dalla fattiva adesione del mondo adulto. La soluzione semplice ha sempre un suo fascino, anche perché aiuta a sfuggire alle responsabilità. Occorre dunque ripensare ai fattori formativi ed educativi nei contesti familiari, scolastici, ludici, ricreativi e sportivi, con una continuità di

che questo approccio si diversifica da contesto a contesto. E’ una scommessa sul senso di appartenenza della popolazione, sul potenziamento delle competenze della cittadinanza attiva e sulla possibilità di mantenere i benefici essenziali del welfare europeo come conquista inalienabile di civiltà, nella direzione di una maggiore governance istituzionale e nel rispetto dei vincoli di sostenibilità della spesa pubblica. Un welfare relazionale e societario di questo tipo non è esente da alcuni rischi, in particolare la possibile e probabile diversificazione tra le diverse esperienze, che riproporrebbe interrogativi sulle modalità di remunerazione dei servizi nei diversi

metodo e di significati rispetto alle declinazioni di

contesti e sulla comparabilità dei progetti e degli

interventi che sono già state realizzate fino ad ora

interventi finanziati. E’ dunque urgente riflettere su

dalle CT nelle reti sociali. Riguardo al finanziamento

alcune condizioni non negoziabili, relative a prestazioni

del servizio, poi, si renderà probabilmente necessaria

da garantire su tutto il territorio per ridurre i rischi di

una compartecipazione degli utenti alla spesa e, da

disparità e di eccessive penalizzazioni per le comunità

parte delle CT, l’offerta di servizi innovativi remunerati

locali meno ricche di risorse e di associazionismo

finalizzati all’auto-mantenimento.

organizzato. Questo tipo di evoluzione si coniuga con

Il quadro che si prospetta è quello di un welfare localizzato

una forte accelerazione della funzione di sussidiarietà

che attenua la sua intenzionalità di fornire prestazioni

e con l’evoluzione di un federalismo che rimandi alla

universalistiche e, nell’ottica della sussidiarietà, propone

cittadinanza la responsabilità politica a livello locale. Se

alle amministrazioni locali di essere promotori, collettori

questo orientamento si realizzerà diverrà fondamentale

e registi delle iniziative dalla società civile. E’ evidente

per le CT ed i loro enti di riferimento non solo il rapporto

L’ABBRACCIO

13


con le aziende sanitarie e gli assessorati deputati al

processi decisionali e programmatori previsto dalla

sociale ed all’istruzione, ma anche intense relazioni

legge 328/2000. Le nuove leadership di CT dovranno,

pubbliche di carattere politico con le amministrazioni

presumibilmente, svolgere un ruolo politico rinnovato,

comunali, da un lato e di carattere civile con la comunità

molto più pregnante nella realtà locale e meno

locale, dall’altro. E’ dunque possibile che si configurino

protetto della condizione monocratica dei fondatori.

due fonti e sezioni di Welfare: un Welfare state “classico”,

In questa prospettiva la CT – in virtù del suo impegno

con l’onere di fornire le garanzie fondanti dello stato

per la collettività – rende permeabili i propri confini

sociale e un Welfare societario, cui spetterebbe definire

che si aprono all’esterno e propone di occuparsi della

le peculiarità a livello locale, progettare le risposte più

prevenzione, dell’orientamento e dell’intercettazione

appropriate, attivare le risorse disponibili e valorizzarle

precoce delle dipendenze consumistiche potenzialmente

adeguatamente.

patologiche. La priorità che le CT hanno davanti è un

Nel welfare societario è possibile che il ruolo della

vero e proprio imperativo, quasi un ritorno alle origini:

CT

interventi

occuparsi dell’educazione e della difficoltà a crescere dei

tradizionali, una funzione allargata o diffusa, che utilizza

giovani nella nostra società. Vi è l’esigenza di una nuova

le conoscenze acquisite sul campo e affina le modalità

alfabetizzazione per le famiglie, i giovani, gli operatori

di intervento pedagogico e psicoeducativo rispetto ai

delle professioni di aiuto e, contemporaneamente,

mutati scenari e ai destinatari potenziali di prestazioni

l’urgenza di azioni di sostegno agli operatori delle varie

innovative. Sono ipotizzabili forme organizzate di

organizzazioni, comprese le aziende del commercio e

gestione

coordinamenti

dell’industria. A tal fine potrebbero essere inclusi nelle

territoriali che si occupino non solo degli interventi

attività programmate nei piani di zona veri e propri

da erogare, ma anche di valutazione e progettazione

presidi di vicinato, in grado di fornire consulenza ed

delle politiche territoriali, con il pieno compimento

orientamento, formazione e sostegno agli operatori e

del principio di sussidiarietà e di partecipazione ai

alle famiglie. Per operare in continuità fra l’impostazione

adempia,

dei

oltre

servizi

all’erogazione

all’interno

degli

di

Francesca Galliani - Courtesy VisionQuest gallery

14

L’ABBRACCIO


tradizionale del trattamento comunitario e le diverse

modo adeguato dei fattori di contesto e di sistema

modalità di intervento nel contesto, è necessario

che influenzano l’efficacia dei percorsi comunitari.

ridefinire l’intervento di comunità terapeutica come

Riguardano il metodo in quanto la pluralità di attori

il luogo di condivisione dei vissuti e di revisione dei

implicati richiede di partire da una definizione condivisa

comportamenti non funzionali dei soggetti partecipanti.

di quale sia il cambiamento o l’insieme di possibili

Diviene così possibile conciliare il lavoro di comunità con

cambiamenti che un trattamento efficace dovrebbe

la permanenza nella famiglia di origine o realizzare forme

produrre: è una questione non banale, che richiede

abitative e di convivenza

l’adozione

diverse, prospettando una

valutativi

continuità

intervento

partecipazione degli attori

fra struttura e territorio

coinvolti, alla negoziazione

altamente proficua sotto

e condivisione dei signifi-

diversi aspetti. Le comunità

cati,

e le associazioni del terzo

collettivo.

settore sarebbero già ora

CT e di rete dei servizi

in grado di organizzare

significa, infatti, parlare di

interventi

una pluralità di approcci,

di

di

sistema

di

di

approcci

improntati

alla

all’apprendimento Parlare

questo tipo, con numerose

metodi

ricadute e vantaggi, tra

lavoro, il che implica la

cui:

l’impatto

necessità

di

sensibilizzazione,

in

trasferimento il

termini

dei

rinnovamento (già

di

di

accordare

rilevanza agli elementi di

saperi,

processo, per metterli in

e

il

acquisito

storicamente)

strumenti

il

rafforzamento del rapporto fiduciario

e

di

relazione con la maggiore Francesca Galliani - Courtesy VisionQuest gallery

grazie

o

minore

efficacia

trattamento Sul

piano

del

terapeutico. valutativo

l’interlocuzione diretta con la comunità locale e, di questi

queste problematiche rinviano agli approcci basati

tempi non meno importante, l’accresciuta efficienza.

sulla teoria, che postulano l’esigenza aprire la black

I mutamenti sopra delineati pongono sfide di tutto

box e di scandagliare in profondità sia le logiche

rilievo a chi voglia cimentarsi nella valutazione dei

sottese

servizi erogati dalle CT e della loro efficacia. Sono sfide

processo) sia quelle relative agli effetti che si suppone

che, in estrema sintesi, riguardano il merito e il metodo.

esso produca sui destinatari (teoria dell’impatto).

Riguardano il merito in quanto il lavoro di recupero,

Vien poi da chiedersi se e come sarà necessario

riabilitazione e reinserimento svolto dagli operatori

utilizzare le informazioni e le conoscenze restituite

in CT si colloca entro un percorso più ampio e

dalla valutazione per ripensare la logica dell’intervento

complesso, lungo il quale anche altri attori definiscono

comunitario, da un lato e il posizionamento della CT nella

obiettivi, forniscono input, effettuano valutazioni ecc…

rete dei servizi e, più in generale nella società, dall’altro.

Il trattamento comunitario si configura perciò come

Siamo fiduciosi, perché è sempre stata riconosciuta

un tratto (più o meno lungo) di tale percorso, la cui

la peculiarità delle esperienze di comunità italiane, la

efficacia va letta come il contributo di un attore della

loro capillarità, originalità e diversificazione: le CT sono

rete ad un processo più ampio e articolato, definito

terre di mezzo, plasmabili ed adattabili, fra i luoghi

da una pluralità di soggetti e che, soprattutto, non

dell’inclusione e quelli della marginalità, capaci di

si esaurisce con l’uscita della persona dalla CT ma

affrontare le sfide che, sopratutto oggi, si giocano nei

prosegue, con la sua socializzazione, lungo tutto

tempi e nei luoghi della quotidianità. L’auspicio è che le

l’arco della vita. La valutazione deve perciò riuscire

trasformazioni in atto possano essere vissute e praticate

a:

contributo

in modo funzionale alle mutate esigenze, accrescendo

caratterizza

la capacità autoriflessiva e propositiva delle CT e il loro

valorizzare

terapeutico l’intervento

in

e della

modo

appropriato

socio-educativo CT;

valutare

che

il

l’integrazione

della

CT nella e con la rete dei servizi; tener conto in

all’attuazione

dell’intervento

(teoria

del

contributo alla costruzione di una società almeno un poco migliore.

L’ABBRACCIO

15


In memoria di Don Piero Tubino

Per Don Fully dalla Comunità

Don Tubino alla guida dell’Auxilium è stato accanto

Caro amico, amico di strada,

a mia madre negli anni del suo primo impegno e

amico di cammino.

voglio ricordarlo con le sue parole:

Tu che ci hai voluto dare la mano

“Fin dagli anni sessanta don Tubino, che ha preso le redini dell’Auxilium, ha creato un centro dove la porta è sempre aperta. Cerchiamo di offrire di piu’ di una risposta ai bisogni immediati.... Ancora una volta a bussare sono soprattutto gli immigrati. Ma immigrati italiani, famiglie intere giunte dal sud in cerca di lavoro. Non è facile la vita in città....

E condividere momenti belli e brutti con il tuo esempio. Tu, uomo semplice, con la tua motoretta senza abito da prete; un uomo qualunque con un cuore grande e un carisma forte uomo tra noi in questo progetto di vita.

Poi improvvisamente ci troviamo davanti ad una

Tu esempio di uomo che ci hai raccontato

emergenza nuova, inattesa. La Droga. Ne parlo con

che la vita è una cosa davvero misteriosa nelle

don Tubino e lui mi dice che posso usare la sede

vicende di ogni giorno,

dell’Auxilium per studiare il problema e organizzare

che i problemi non mancano mai,

gli incontri con gli esperti....”

che a volte ci sentiamo imprigionati dalle situazioni spiacevoli;

Accogli presso di Te o Signore Don Piero Tubino che

altre volte cerchiamo di fuggire da una realtà dura e

con Bianca ha aperto la strada della speranza a chi

complicata.

ha paura delle proprie capacità.

A volte tocchiamo il cielo con un dito Enrico Costa

E tutto può diventare leggero e luminoso, la gioia o la serenità ci avvolgono un po’. E poi si ricomincia.

“ANGOLA: la magia dell’adesso” foto di Francesca Galliani Per gentile concessione dela Galleria VisionQuesT

Quello che ci dimostri tu, amico, andare a ricostruire, a dare una parola, la tua, sempre piena di speranza. Tu, esempio predicatore che non si stanca mai di

in questo numero abbiamo pubblicato alcune

dire “credici”.

foto di Francesca Galliani tratte dalla sua mostra

Noi vogliamo salutarti e augurarti un “in bocca al

personale “ANGOLA: la magia dell’adesso”.

lupo” condito con un “grazie amico”,

Cercare sempre di eliminare la barriera che la

grazie di esserci stato e comunque , anche se

separa dai soggetti che ritrae, in modo duro, diretto a volte rischioso; la fotografia di Francesca

lontano, di “esserci”.

Galliani, ma per lei è più corretto parlare di arte,

Noi siamo persone che forse non pregano, o forse sì,

nasce da questo desiderio. In queste opere uniche,

ognuno di noi lo sa, ma comunque ora lo vogliamo

che partono dal lavoro fotografico sulla danza,

fare,

Galliani ci offre la gioia, la passione e pulsione del momento, tutto il resto cessa di esistere, la realtà di ogni giorno del paese, la povertà, la lunga storia di

con la speranza che il Signore oppure chi per Lui, ti sostenga

colonizzazione portoghese, le guerre civili.

e ti aiuti in questa altra missione.

info@visionquest.it - www.visionquest.it

Ancora grazie di esserci sempre stato! Con affetto, Silvana e tutta Trasta


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Ceis Genova L'abbraccio n°68 by gammaufficiosrl - Issuu