L’ABBRACCIO n68 Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova
La presentazione di un volume per testimoniare le esperienze delle comunità terapeutiche da tutto il mondo di Enrico Costa ........................................................... 3
Introduzione di Fabio Folgheraiter ...........................................................4
I cambiamenti nel contesto e nelle politiche di Mauro Palumbo ........................................................... 6
Intervista a Luigi Ferrannini e Paolo Merello ........................................................... 8
26 giugno: giornata mondiale della droga 16126 Genova • Via Asilo Garbarino, 9/B • Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.02.02 r.a. N. 68 • 2° Trimestre 2012 • N. 2 del 2012 • Prezzo 1,00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 • Iscrizione al R.O.C. n° 16776 del 17/04/2008 Poste Italiane S.p.A. sped abb.postale • D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova
L’integrazione attraverso il dialogo di Mario Dondi e Claudio Torrigiani ..........................................................12
L’ABBRACCIO Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova
Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Michele Serrano In redazione Aldo Castello
Fassolo
Trasta
In copertina Il libro “La comunità terapeutica nella società delle dipendenze” Erickson, 2012
Via Asilo Garbarino, 6-9/B
Salita Cà dei Trenta, 28
16126 Genova
16161 Genova
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Foto Francesca Galliani Courtesy VisionQuesT gallery Hanno collaborato Fabio Folgheraiter, Mauro Palumbo, Paolo Merello, Luigi Ferrannini, Mario Dondi, Claudio Torrigiani, i Ragazzi della comunità di Trasta Direzione e redazione Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02
In
servizi:
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minori stranieri richiedenti asilo “Tangram”,
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disabili,
- “Castore e Polluce” comunità per persone
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Aids
con doppia diagnosi Tel. 010.7403071.
Siamo anche in tutta Italia
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LA NOSTRA FILOSOFIA Siamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi. Fino a quando
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una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a
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che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può
Chi siamo Dove siamo
alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa
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questo terreno noi possiamo tutti mettere
Presidente Enrico Costa Direttore Generale Paolo Merello E-mail:csgenova@csgenova.org E-mail certificata:csgenova@pec.it Pagina Web:http://www.csgenova.org
2
L’ABBRACCIO
non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri. Aosta Ivrea Torino Varese Vercelli Sanremo Genova Milano Piacenza Parma
Cremona Verona Vicenza Trento Bolzano Belluno Treviso Padova Venezia Mantova
Reggio Emilia Modena Bologna Ravenna La Spezia Pistoia Prato Firenze Arezzo Jesi
Spoleto Muccia Viterbo Anguillara Civitavecchia Roma Alba Adriatica Pescara Anzio Formia
Caserta Avellino Bari Gravina Cosenza Catanzaro Messina Reggio Calabria Catania Cagliari
Un volume per testimoniare le esperienze delle comunità terapeutiche da tutto il mondo Nell’ottobre del 2010 si è tenuto a Genova il: IV Institute WFTC “The future of TC in the Changing World” ecco i risultati dei lavori di Enrico Costa
L
a Federazione Mondiale WFTC, interlocutore qualificato
dell’ONU,
l’organizzazione
più
è
probabilmente
importante
nell’ambito
delle Comunità Terapeutiche e riunisce più di 400 Comunità in 42 Paesi. Da 40 anni applicano uno stesso metodo, originario degli Stati Uniti cui è dato il nome di “Progetto Uomo”, che si basa su questi principi: • Volontarietà e attenzione alla persona
trovare tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.
• Coinvolgimento sociale e della famiglia • Essere a termine Ed è articolato in tre fasi: accoglienza – comunità –
E noi
reinserimento.
Siamo qui per capire che la droga non è il problema,
Ricordiamoci che senza reinserimento sociale ogni
semmai il problema sono le paure.
sforzo è vanificato.
Siamo qui perché le paure si affrontano.
In Italia questo metodo è stato reso noto e
Siamo qui per aggiornare e rinvigorire
sviluppato da Don Mario Picchi, scomparso lo
il metodo per affrontare le paure.
scorso 29 maggio 2010, e da Bianca Costa Bozzo
Siamo qui per dare alle persone gli strumenti per
insieme ad altri “padri fondatori” tanto da essere
riprendersi in mano la propria vita.
oggi più di 50 CEIS distribuiti in tutta l’Italia.
Siamo qui perché la forza viene dal gruppo –
Ogni mattina in tutte le Comunità del mondo che
la Comunità – la Comunità Terapeutica che è
si riconoscono nella WFTC e nel “Progetto Uomo”
l’intervento
viene recitata la “Filosofia” che è stata scritta
dipendenze. A tutti quanti il mio grazie di cuore, il
da una delle prime persone che hanno seguito il
grazie della città, il grazie delle persone che con le
Programma terapeutico.
indicazioni di questo Institute troveranno maggior
più
importante
nel
recupero
dalle
forza per prendere in mano la propria esistenza. Grazie alla preziosa cura del professor Mauro
Siamo qui perché non c’è alcun rifugio dove
nasconderci da noi stessi. Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo
Palumbo, del professor Mario Dondi e del dottor Claudio Torrigiani le esperienze riportate durante il congresso hanno preso la forma di un volume che rappresenta una realistica fotografia della situazione dipendenze oggi a livello internazionale. Un volume concepito con criteri scientifici che diverrà un valido strumento di lavoro per tutti gli operatori del settore.
L’ABBRACCIO
3
Introduzione al volume
La comunità terapeutica nella società delle dipendenze
di Fabio Folgheraiter*
Francesca Galliani - Courtesy VisionQuest gallery
C
on grande piacere saluto la pubblicazione
rivolgimento paradigmatico in cui siamo immersi, volenti
di
o nolenti è necessario acuire lo sguardo e potenziare la
questo
importante
contributo
alla
chiarificazione e, in prospettiva, anche al
ragione per scandagliare i fenomeni più in profondità.
rilancio del ruolo «storico» delle Comunità Terapeutiche
Non è semplice decifrare la portata e la natura dei
(CT) nel quadro delle imponenti e per tanti aspetti
sedimenti
inquietanti trasformazioni delle politiche pubbliche
terapeutiche
socioassistenziali in tutti i Paesi a welfare maturo, tra cui
crescente tecnicità hanno lasciato sul terreno, ma è su
l’Italia in prima fila.
questo basamento o zoccolo duro di atteggiamenti
Nel bene e nel male, il nostro Paese è stato senz’altro un
professionali, e più in generale civici, che si potrà forse
punto di riferimento per esperienze rilevanti nel campo
ricostruire un sistema di welfare all’altezza dei tempi
dei trattamenti delle dipendenze mentali — così come
grami — sicuramente meno enfatici e meno ingenui —
nell’ambito più noto della psichiatria.
che sono all’orizzonte.
Gli esiti funzionali spiccioli di tali pratiche sono stati in
In questo quadro si colloca il volume qui presentato
genere valutati e soppesati a sufficienza ma a fronte del
e, prima ancora, la grande Convention (ottobre 2010)
4
L’ABBRACCIO
socioculturali mosse
da
che
decenni
buoni
di
pratiche
intendimenti
e
da
della World Federation of Therapeutic Communities
Recuperarsi vuol dire imparare, spesso con immense
da cui queste pagine hanno tratto vita grazie all’ottimo
fatiche, a ri-orientare la propria vita.
lavoro di curatela del collega Mauro Palumbo e dei suoi
Chi
collaboratori.
fondamentali
I
considerato, a tutti gli effetti, maestro di umanità.
saggi
contenuti
nel
testo
trattano
in
maniera
ci
riesce,
passi
ai
primi
seppur
dell’astinenza,
può
essere
Le
CT. Nulla posso aggiungere qui nel merito, se non
sono letteralmente «utenti» né nel periodo duro del
sottolineare ulteriormente il nodo della relazionalità.
recupero né tantomeno nella successiva epoca del
In questi decenni le CT hanno rappresentato, se si
«reinserimento».
vuole,
alle
Affermiamo questo giacché quando una persona si
politiche sociosanitarie e socioassistenziali moderne,
trasforma e quando poi torna trasformata nel proprio
basate come noto sul principio della community care
ambiente di vita, non è solo da vedersi come un essere
(deistituzionalizzazione) e della valorizzazione delle
che subisce gli influssi di un ambiente benevolo e ne
relazioni informali di aiuto nei territori, dove le persone
viene migliorato, quanto piuttosto come polo virtuoso
«destinatarie» dei servizi vivono e lavorano.
di una relazione sociale umanizzante a tutto tondo.
L’esperienza delle CT in tutto il mondo ha mostrato come
Con l’esito, strano in apparenza ma meraviglioso e
tali principi debbano essere declinati diversamente a
perfettamente giustificato da logiche stringenti, che
seconda della specificità dei problemi, anche all’interno
tante di queste persone diventano nei fatti validi
dello stesso campo in espansione delle dipendenze, ma
«operatori sociali».
mai contraddetti frontalmente o radicalmente.
Esperti capaci di impegnarsi utilmente nei medesimi
L’utilità strategica di troncare di netto le relazioni
programmi terapeutici da loro stessi attraversati e in
«ecologiche» nel mondo della vita delle persone
altri progetti di welfare territoriale dove l’esperienza di
dipendenti non è in contrasto con la necessità di pensare
essere andati a fondo del proprio vivere e di averlo alla
il processo di cambiamento — laddove possibile —
fine riacquistato, fa la differenza.
come portato di dinamiche relazionali autentiche prima
Come ho cercato di dimostrare in qualche mia opera
ancora che di manipolazioni tecniche illuminate.
di ricerca**, infatti, un «servizio sociale» illuminato è, di
Le CT efficaci — come direbbe Carl Rogers — troncano
questi tempi, solo quello che sa trasformare le pietre
e sopiscono le relazioni invischianti e al contempo fanno
scartate in testate d’angolo.
controtendenza
rispetto
che
fermandosi
approfondita tutti gli aspetti cruciali della vita delle
un’apparente
persone
non
«escono»
dalla
dipendenza
non
perno su quelle virtuose per il rilancio e la qualificazione di rapporti autenticamente e semplicemente umani, sia nel setting chiuso iniziale (non a caso, quella istituzione è stata denominata «comunità») sia nello svolgersi
*Fabio Folgheraiter è professore di Metodologia
successivo del nuovo progetto di vita «normale»
del Lavoro sociale all’Università Cattolica del
psichicamente preparato in quell’ambiente chiuso ma —
Sacro Cuore di Milano, dove coordina il Corso
se, per l’appunto, efficace — mai autoreferenziale.
di laurea in Servizio sociale e il Corso di laurea
L’esperienza mondiale delle CT ha dimostrato che
magistrale in Scienze del Lavoro sociale e delle
«chiudere» va bene ma non per soffocare il recovery nei
politiche di welfare.
tecnicismi bensì per concentrare le energie psichiche e prepararsi a nuove responsabilità civiche, sia verso se
È co-fondatore del Centro Studi Erickson e dirige
stessi e la propria famiglia sia verso le comunità locali e
la rivista scientifica «Lavoro Sociale». È inoltre
le istituzioni.
autore di numerosi studi sul social work e le
Il principio di relazionalità, che rimane centrale nelle
politiche di welfare.
esperienze di mutualità (come ad esempio nei gruppi di auto-mutuo aiuto) ma che anche si vede all’opera nelle ordinarie attività quotidiane dentro una ben impostata
**Si segnalano, su tutte, Tossicodipendenti
CT, evidenzia quella che rimane a mio avviso la linea
riflessivi e Natural Helpers, edite entrambe per i
portante per delle ragionevoli strategie di nuovo welfare, vale a dire l’incontestabile valore umano (e quindi
tipi delle Edizioni Erickson
valore sociale tout court) delle esperienze di recupero.
L’ABBRACCIO
5
I cambiamenti nel contesto e nelle politiche La società delle dipendenze e i suoi riflessi sulla mission delle comunità terapeutiche di Mauro Palumbo
L
’evoluzione del fenomeno della dipendenza costituisce uno dei fili rossi che legano i diversi saggi del volume. Anche se questo è centrato sui
mutamenti nel modello e nella prassi delle CT, è tuttavia evidente che queste si sono dovute misurare, nel corso degli anni, con mutamenti di contesto che ne hanno influenzato sia l’utenza e l’operatività, sia le relazioni con gli altri servizi rivolti alle tossicodipendenze. Il fenomeno cui il volume assegna maggiore spazio è ovviamente quello del mutamento nelle forme della dipendenza. In una prima fase (in cui nacquero le prime comunità) il consumo di droga, di norma eroina, etichettava pesantemente gli utilizzatori, che subivano ben presto un vero e proprio stigma sociale, oppure, nel caso delle droghe cosiddette “leggere”, assumeva spesso valenza simbolica di culture alternative. Oggi possiamo parlare di “società delle dipendenze”, sia perché si moltiplicano enormemente non solo le
Francesca Galliani - Courtesy VisionQuest gallery
sostanze, ma anche le forme della dipendenza (da gioco, da sesso, da lavoro, da web, ecc.), sia perché
e la routine, mentre come additivi prestazionali aiutano
si differenziano notevolmente i modelli di consumo,
a sopportare l’intensificazione dei ritmi di lavoro.
sia infine perché la dipendenza coesiste sempre di
Dal punto di vista dei soggetti, questi fenomeni
più con la “normalità” e il consumo di sostanza, come
rompono gli argini rispetto a nicchie definite di soggetti
accadeva un tempo per il fumo,in alcuni casi assume il
abbastanza
valore di status symbol, come tanti beni di consumo. Le
come tossicodipendenti, capaci con la loro “diversità”
statistiche ci dicono che in media abusa di sostanze il
di confermare la maggioranza della popolazione nella
3% della popolazione mondiale, quindi una quantità di
sua “normalità”. Nella società delle dipendenze
persone enorme, la cui incidenza aumenta ancora nelle
riduce la possibilità di individuare particolari tratti
aree territoriali in cui l’utilizzo ricreativo e socializzante
caratteristici dei soggetti a rischio di sviluppare una
si combina con quello volto a migliorare le performance
vera e propria patologia e si riduce anche la possibilità
delle persone, in tutti i campi, da quello lavorativo a
di attivare corrispondenti strategie di prevenzione
quello sessuale. Ma la quota di coloro che usano sostanze
o
e che varcano, a volte inconsapevolmente, i confini
sostanze, magari poliassuntori, si vivono spesso come
della “normalità” è molto più consistente. Stupefacenti
consumatori “occasionali” e in quanto tali immuni
e psicofarmaci assumono anzi un doppio ruolo: come
sia dalla dipendenza che dagli effetti indesiderati
sostanze psicotrope aiutano a superare la quotidianità
delle sostanze, che spesso imparano a controllare o
6
L’ABBRACCIO
di
facilmente
trattamento.
e
Molti
visibilmente
soggetti
che
identificabili
si
assumono
dissimulare per lungo tempo. Una società sempre meno
inoltre la diffusione del piccolo spaccio effettuato da
capace di indicare cosa è buono e giusto e cosa non lo
consumatori abituali a vantaggio del proprio gruppo
è appare sempre più popolata di persone che transitano
di amici, moltiplicando comportamenti illegali con
questi confini nella convinzione, spesso illusoria, della
modalità che ne rendono poco percepibile la rilevanza
reversibilità delle loro scelte e dei loro effetti. Al tempo
penale. Infine, proprio la “normalità” della droga agevola
stesso, si moltiplicano i casi di “doppia diagnosi”, in
anche la convinzione che se ne possano controllare
cui invece della “normalità della droga” si identifica
gli effetti e rende quindi molto più difficile l’auto ed
una “doppia patologia”, anche qui con interrelazioni
etero attribuzione della connotazione di “dipendente”:
bidirezionali tra i due ambiti (fisico e psichico).
anche in questo caso il fenomeno è particolarmente
Questa diffusione delle dipendenze avviene per due
evidente
fenomeni distinti ma convergenti, bene illustrati in vari
I notevoli cambiamenti intervenuti nell’area del consumo
saggi del volume, che dedica la sua prima parte proprio
hanno prodotto sfide importanti per le CT, nate, come
all’esame della evoluzione del fenomeno dipendenza
si è detto, per fronteggiare un tipo specifico (e in quel
secondo una pluralità di punti di vista scientifici ed
momento predominante e generatore di allarme sociale)
operativi.. Il primo è costituito dall’evoluzione sociale
di dipendente, con un modello d’intervento a sua volta
complessiva, che enfatizza l’esigenza di performance
relativamente standardizzato proprio perché tarato
sempre più spinte in tutti i campi e che vede,
su di esso. Di contro, sia l’evoluzione del fenomeno
soprattutto nei giovani, la ricerca del limite sul piano
dipendenze,
fisico piuttosto che su quello culturale o valoriale: la
(spesso anche fortemente medicalizzate) con le quali
necessità di confrontarsi con i propri limiti fisici sembra
il pubblico ha affrontato il problema, hanno contribuito
sopperire all’assenza di regole e strutture rispetto alle
a modificare anche il contesto istituzionale entro il
quali costruire, per contrapposizione anche conflittuale,
quale le CT operavano. Ad una prima fase in cui le CT si
la propria identità. Non a caso il tema della dipendenza,
situavano quasi in un “deserto” di servizi pubblici e quasi
prima trattato con maggior frequenza da psicologi,
in alternativa, da un certo punto in poi, ai Ser.T. (perché
è oggi terreno di studi ampiamente frequentato dai
l’astinenza era condizione essenziale per essere ammessi
sociologi, che proprio in questo volume propongono
alle CT), segue una fase in cui non solo si accentuano le
due
interesse.
collaborazioni pubblico-privato, ma si articolano anche
Dall’altro lato, si assiste all’ampliarsi dell’uso della droga,
maggiormente i servizi per le dipendenze (nascono
magari occasionale, per favorire la socializzazione, per
ad esempio i centri di alcologia nelle ASL) e sorgono
migliorare le proprie prestazioni, in breve per favorire
Comunità private, che operano sul mercato. Volontariato
o accentuare la propria collocazione all’interno sia di
e terzo settore, stato e mercato trovano nuove modalità
gruppi amicali o ricreativi, sia di contesti lavorativi. In
di coesistenza e (non sempre) di integrazione, mentre
breve, il consumo di sostanze non è percepito come
anche l’utenza delle CT va focalizzandosi sugli “ultimi”,
antisociale, ma addirittura come socializzante e come
che non dispongono di risorse sufficienti per governare
marker di successo. Questo fenomeno apre la strada
o risolvere grazie alle proprie reti parentali e di relazioni
ad un consumo mimetizzato, socializzato, integrato
primarie il fenomeno (anche avvalendosi di servizi
(ricreazionale e prestazionale). Consumo diffuso nei
residenziali di mercato per il tempo necessario).
contesti di vita e di lavoro con forme di dipendenza che
Nel contempo, se da un lato le CT devono misurarsi con
si costruiscono progressivamente e si protraggono nel
una pluralità di attori che intervengono nel campo della
tempo in modo subdolo, senza creare grande allarme
prevenzione, cura e recupero, dall’altro lato debbono
sociale ed ingannando genitori (e figli?), famiglie
fare i conti con i profondi mutamenti del welfare, che, a
ed educatori. Proprio questo fenomeno favorisce la
causa della riduzione significativa delle risorse dedicate
diffusione della percezione di “normalità” nell’uso della
e della crisi di modelli di intervento consolidati, è sfidato
droga, come appare molto evidente nel caso dell’alcol o
a trovare nuove forme di risposta a bisogni in crescita;
delle cosiddette droghe “leggere”. Si moltiplicano inoltre
risposte capaci di coniugare una maggiore integrazione
luoghi considerati “franchi” per l’uso di droga: si pensi
tra pubblico, privato, volontariato e terzo settore con
all’alcol e all’ecstasy nelle discoteche e si moltiplicano
una reale capacità di attivazione delle risorse delle
anche i “transiti” da una sostanza all’altra, il loro uso
persone “oggetto” degli interventi. Una prospettiva
combinato e così via. L’aumento del consumo favorisce
entro la quale le CT operano da sempre.
saggi,
complementari,
di
notevole
nel
sia
caso
degli
l’avvio
di
abusatori
modalità
di
alcol.
differenziate
L’ABBRACCIO
7
L’intervista doppia Luigi Ferrannini, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze ASL 3 Genovese e Paolo Merello, Direttore del Centro di Solidarietà di Genova si confrontano sul futuro delle comunità e sulle interazioni con il servizio pubblico di Paolo Merello e Luigi Ferrannini
IL MONDO DELLE DIPENDENZE PATOLOGICHE IN QUESTI ANNI HA CAMBIATO RADICALMENTE VOLTO: CI TROVIAMO DI FRONTE AD UN GRANDE AUMENTO DI SOGGETTI POLIASSUNTORI. COME PENSI SI DEBBA ORIENTARE LA COMUNITÀ TERAPEUTICA A RIGUARDO? Paolo Merello
Luigi Ferrannini
La Comunità ha una grande potenzialità rispetto ad
Le
altri interventi: incontra l’uomo e non la sostanza.
danni
Pur nella personalizzazione dei vari percorsi cerca
maniera
di andare al di là di cosa la persona assume ma
quindi
vuole rifondare le relazioni e i valori che possono
Il valore clinico delle CT è in grande evoluzione rispetto
permettere alla persona, una volta terminato il percorso,
alle mutazioni di contesto e utenza che ruotano
di reinserirsi nel tessuto sociale di appartenenza.
intorno ad esse: il modello di Comunità terapeutica
Quindi per noi la poliassunzione ha un significato relativo
va rivisto in maniera che la comunità “interna” si
che non interferisce né modifica il percorso comunitario.
modifichi rispondendo ai mutamenti di quella “esterna”.
Questo
Il
ogni
ovviamente
percorso
in
prescinde comunità
dal
è
fatto
che
personalizzato
e
diverse
sostanze
specifici
terzo
che
devono
differente. pericolose
aspetto
terapeutiche
si
utilizzate
Le dal
da rifà
essere
affrontati
generalizzazioni punto
di
affrontare a
comportano
tre
per
vista
in
sono clinico.
le
comunità
importanti
concetti:
tarato sulla persona, ripeto, e non sulla sostanza.
appropriatezza del trattamento, personalizzazione e
Per noi il «male di vivere» si affronta sperimentando
outcome clinico. Su questi aspetti si gioca molto del
le situazioni protette della comunità imparando ad
futuro dell’intero sistema comunitario delle Dipendenze.
affrontarle in maniera diversa, nel lavoro, con la famiglia, con la propria emotività. I MAGGIORI STUDI SCIENTIFICI SULLA CANNABIS HANNO ACCERTATO CHE TALE SOSTANZA ACCELERA IN MODO SIGNIFICATIVO L’INSORGERE DI MALATTIE PSICHICHE DURANTE GLI ANNI CRITICI DELLO SVILUPPO DEL CERVELLO, CON POSSIBILI CONSEGUENZE PER TUTTA LA VITA. AGGIUNGENDO CHE LA CANNABIS È LA DROGA PIÙ USATA AL MONDO COME RIDARE DIGNITÀ, VALORE E RISORSE ALLA PREVENZIONE (CHE HA TRA LE ALTRE COSE RISPETTO AI TRATTAMENTI COSTI PIÙ CHE DIMEZZATI)? P.M. Un
L.F. euro
quanto
Condivido quanto detto da Paolo. La Prevenzione è
tre euro spesi per i servizi di cura; un euro in cure
un compito della società, non dei tecnici. Compito
ne fa risparmiare sette in attività di repressione.
loro è individuare i fattori di rischio e orientare i servizi
Risultato:
rende
ad evidenziarli quanto più precocemente possibile.
tanto
investito
un
prevenzione
speso (!)
prevenzione
repressione.
C’è la necessità di costruire un’alleanza fra culture tecniche e sociali questo sì. Inoltre dobbiamo rilevare il
un loro intervento precoce, incisivo, onesto sulle
fallimento delle politiche nazionali in materia di sostanze
sostanze stupefacenti. La famiglia va però aiutata
stupefacenti: a fronte di una normativa dura improntata
a divenire una fonte credibile dai ragazzi sul tema
alla repressione vi è stata un’applicazione “leggera” che
delle sostanze. È compito delle Amministrazioni e
ha creato un’ambiguità di fondo che forse è la peggiore
dei Servizi mettere a disposizione dei genitori e delle
cosa che potesse accadere.
L’ABBRACCIO
ventuno
in
rende
La prevenzione deve iniziare dai genitori: è necessario
8
quanto
euro
in
euro
in
famiglie le conoscenze e le competenze adeguate. Analogamente insegnanti, educatori e mondo della scuola e della formazione vanno attivati e precocemente. Ci
vuole
più
lavoro
di
prossimità
ovunque
si
raccolgano giovani: stazioni, fermate delle corriere, luoghi
di
smistamento,
bus;
più
presenza
nei
luoghi reali di vita. I servizi di prossimità e di strada non
devono
focalizzarsi
solo
sulla
popolazione
marginale ma essere punto di contatto con quella più integrata con finalità educative e con funzione di collegamento tra i giovani, le famiglie e i servizi. Bisogna
puntare
alla
creazione
di
comunità
competenti: è un lavoro culturale e educativo che deve coinvolgere chi amministra, chi programma, chi insegna, chi opera nei servizi. Il rinnovamento passa attraverso un processo educativo e culturale che consenta alle comunità locali di essere protagoniste e segna la fine della delega a tecnici, «esperti» della materia: è la comunità medesima che, attraverso un percorso di conoscenza agevolato, questo sì, dagli esperti, e di analisi critica delle proprie modalità interattive, delle proprie difficoltà e delle proprie risorse, diviene il fulcro delle politiche di contrasto al consumo di droghe.
Francesca Galliani - Courtesy VisionQuest gallery
IL CONSUMO DI SOSTANZE PSICOATTIVE VARIA ANCHE IN RELAZIONE AI PROCESSI DI CAMBIAMENTO DELLA SOCIETÀ. COSA POSSONO FARE LE COMUNITÀ TERAPEUTICHE DI FRONTE ALLA SOCIETÀ DELLE DIPENDENZE? P.M.
L.F.
«È la società, quella società in quel tempo ed in quel
Più che di società delle Dipendenze parlerei di società
luogo, che decide cosa è droga» e, conseguentemente,
della solitudine, della esternalizzazione. Dappertutto
stabilisce le politiche di prevenzione, gestione e
impera
l’agito
recupero.
da
senza
fungere
“aggettivate”
ad
l’individuo in grado di comunicare con i suoi simili.
interventi coordinati e sequenziali nel ciclo delle
Devo anche fare una critica ai miei colleghi clinici:
droghe”, che ritroviamo nella nostra pubblicazione.
smettetela di classificare i sentimenti come sintomi
Questo mi pare un’affermazione che ci deve far
di una qualsivoglia patologia: se uno è triste non
riflettere e che porta ad una forse scontata risposta: le
deve
comunità terapeutiche devono diventare portatrici di
patologia dei sentimenti, questo eco-mostro abusivo!
messaggi culturali alla società attuale per modificarne
Penso anche che la CT non può pensare di trasformare
le
solidarietà
la società: la CT è uno strumento, una tecnica.
invece che l’individualismo, l’interiorità invece che
È l’intreccio fra medicina tradizionale e medicina della
l’apparire, la diversità invece che la massificazione,
narrazione che modifica la società.
loro
il
articolo
“Dalle
credenze
coraggio
e
i
delle
Cipolla
prevenzioni
valori
scelte
sottostanti:
invece
e
la
che
la
essere
per
forza
compensazione
può
nel
concludono
di
che
Lombi
Così
camera
mentalizzazione
depresso.
rendendo
Demoliamo
la
delega.
Bisogna avere il coraggio e la forza di poter comunicare tutto questo. Non per forza con proclami o gesti eclatanti ma nella relazione personale di ognuno di noi con chi ci sta davanti, lasciando che i migliori testimoni di questo siano i ragazzi che escono positivamente dai nostri percorsi.
L’ABBRACCIO
9
STIAMO ASSISTENDO AD UN’EVOLUZIONE DELL’INTERVENTO COMUNITARIO DALLA FILOSOFIA DELL’AUTO AIUTO AD UN AUMENTO DELLA PRESENZA SANITARIA NELLE NOSTRE STRUTTURE. FENOMENO DA CONTRASTARE O ACCOMPAGNARE? P.M.
L.F.
Per noi la dipendenza non è una malattia cronica.
Qui vedo un rischio per le CT: nel Servizio Sanitario
O almeno non nel senso sanitario del termine di
nazionale
uso comune. Sennò non avrebbe senso la comunità
specializzazione dei servizi che rischia di mettere
terapeutica: per curare le malattie servono i farmaci!
in un angolo quelli integrati o addirittura toglierli
Partendo da questo assunto di base non deriva
dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Quindi è
automaticamente
componente
necessario definire bene le reciproche aree in maniera
sanitaria nelle nostre strutture: nel nostro centro
che ognuno faccia il suo e non vi sia confusione.
operano
Va bene l’integrazione, ma nel rispetto delle differenze
un
parecchi
rifiuto infermieri,
della
medici
e
altre
stiamo
assistendo
ad
una
richiesta
di
professionalità sanitarie che sono indispensabili per
e peculiarità.
una riabilitazione ma che non sono i responsabili
L’altro aspetto riguarda l’auto aiuto nelle CT: penso
della stessa ma coadiuvano la componente educativa.
che il modello utilizzato sia un’evoluzione del concetto
Nelle comunità terapeutiche la terapia è la comunità
originale in quanto nelle CT vi sono figure tecniche
stessa.
competenti che affiancano la persona nel processo
La struttura e la filosofia dell’auto-aiuto sono elementi
di cambiamento, mentre l’auto aiuto non prevede tali
chiari di una CT.
professionalità specifiche.
I programmi di trattamento non devono essere rivolti solamente al sintomo o all’abuso di sostanze, ma anche alla risoluzione delle cause che hanno portato alla dipendenza e alla preparazione della persona a una vita
Rispettare le diverse
senza droga. La parte sanitaria può essere una componente del percorso per es. nei trattamenti ambulatoriali realizzati
competenze e peculiarità è la chiave per una proficua collaborazione.
nei Ser.T., nei ricoveri ospedalieri, nelle prescrizioni farmacologiche
sostitutive
(metadone
ad
es.).
Di sicuro il confine è sottile per chi come noi opera nel settore socio-sanitario ma questa incertezza può aiutare noi tutti a comprendere che i due mondi non devono per forza essere distinti ma possono lavorare armonicamente per uno stesso fine: il benessere della persona.
DI FRONTE A QUESTO PANORAMA IN CONTINUO CAMBIAMENTO QUALI SONO LE SFIDE DELLA CT NELL’ATTUALE CONTESTO POLITICO-SOCIALE? P.M.
L.F.
Direi che nell’attuale contesto di politiche e temi relativi
La sfida principale delle CT
all’abuso di sostanze (es., varie opzioni di trattamento,
terapia di comunità; un intervento più di “care”
strategie di riduzione del danno, pressioni economiche
rispetto alla cura tradizionale. Quindi evolvere senza
in termini di sanità), la sfida dominante della CT è
stravolgere il concetto stesso di comunità terapeutica.
di ristabilire il suo posto unico e la sua missione —
L’altra sfida è non farsi mettere in un angolo, essere
promuovere il recupero e il corretto vivere della persona.
marginalizzati: quindi attenzione alle ideologie che
Questa è la nostra identità, attaccata da parole che
rischiano di depotenziare la cultura e l’etica della CT.
rischiano di minarla: provo a elencarli per sommi capi
Dobbiamo anche avere il coraggio di dire che oggi le CT
(ma la pubblicazione li affronta in maniera esaustiva).
stanno “surrogando” le istituzioni consolidanti (scuole,
Trattamenti brevi: è utile ribadire che per il tipo di utenti
associazioni, oratori, istituti,anche conventi, …): la CT
10
L’ABBRACCIO
è quella di fare davvero
che arrivano alle nostre strutture la durata del trattamento
deve restituire questa delega alla società in quanto non
non può essere inferiore ai 9 – 12 mesi. Se vogliamo fare
è questo quello che deve fare.
altre cose (disintossicazioni, sostegno ad aree specifiche della
persona)
allora
si
possono
fare
interventi
minori ma non chiama mola comunità terapeutica. Accreditamenti: gli standard di personale richiesti non rispettano e valorizzano l’operatore di comunità ma
sono
vincolate
che
non
portano
Valutazione
a
livelli
benefici
degli
di
istruzione
alle
interventi:
nostre
troppo
sterili
strutture.
spesso
chi
costruisce i programmi e i parametri di valutazione non conosce il metodo della comunità terapeutica. E quindi non usa i corretti strumenti per misurarla. Il nostro centro sta conducendo una ricerca sulla valutazione della
nostra
comunità
terapeutica
utilizzando
personale di provata esperienza scientifica ma che va settimanalmente nelle nostre strutture a studiarle da dentro; e no somministrando asettici questionari! Questi alcuni tarli che rischiano di corrodere la nostra comunità, queste le sfide che dobbiamo affrontare.
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COME AFFRONTARE LA SEMPRE MAGGIORE RICHIESTA DI INTERVENTI PER SOGGETTI CHE PRESENTANO COMORBILITÀ PSICHIATRICA? COME SI INTEGRA QUESTO INTERVENTO CON IL METODO DELLA CT? L.F.
P.M. Dal
Sul concetto di comorbilità secondo me c’è molta
2000 abbiamo aperto la prima comunità per doppia
confusione: in teoria si parla di essa quando vi sono due
diagnosi della Liguria e non possiamo ancora dire
malattie diverse che si esprimono in uno stesso corpo.
di
campo.
Diverso è il caso delle nostre “doppie diagnosi”: in questo
Di sicuro l’unica strada è quella dell’integrazione
caso vi sono due manifestazioni di una stessa sofferenza.
degli
farmaco
Se vogliamo mantenere il concetto per rappresentarne la
funzioni
complessità allora posso essere d’accordo, ma altrimenti
articolazione
il concetto è improprio. È malata la mentalizzazione,
Ecco
e
un’altra
poter
dare
che
delle
interventi:
gruppo,
che
sfida
certezze
socio
pubblico
devono
stiamo
e
trovare
e
affrontando.
in
questo
sanitario,
privato una
sono
loro
struttura.
l’espressione della sofferenza interna, non la mente.
In prima battuta per molti dei soggetti presenti
Per il resto sono d’accordo con Paolo nell’individuare
nella nostra struttura non si può parlare di un
l’integrazione e non la contrapposizione come lo
reinserimento
strumento
operativa
allora protetti vivere
per
sono per una
far
funzionare
autonomo stati
affiancati
favorire fase
nella
a
società:
alla
un’uscita minor
questa
ecco
struttura dalla
intensità
che
alloggi
comunità
principe
per
affrontare
i
trattamenti
comunitari delle c.d. doppie diagnosi.
e
terapeutica.
È richiesta una presenza molto più forte del Servizio Pubblico anche durante il percorso: questa estensione del gruppo di lavoro si rivela una “carta” vincente nella progettazione dei percorsi e nella capacità di trattenere gli utenti all’interno del trattamento. Fondamentale è trovare personale sanitario interno allo staff che conosca e si confronti con la nostra filosofia di intervento, quel “Progetto Uomo” scritto da don Picchi che ancora oggi mantiene intatta la sua attualità.
L’ABBRACCIO
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L’integrazione attraverso il dialogo Servizi e comunità hanno una sfida comune: riconoscersi nei propri ruoli di Mario Dondi e Claudio Torrigiani
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L
a crisi in atto sullo scenario nazionale ed
post
internazionale induce a riflettere con prudenza
complessità è evidente che qualsiasi semplificazione
e sobrietà rispetto alla disponibilità di risorse
del problema che porti ad intervenire su una sola
per la copertura dei servizi di welfare. Si rende dunque
componente (medica, educativa, culturale, politica…)
necessaria, anche da parte delle Comunità terapeutiche,
produce scarsi risultati. Di qui la necessità di un
una riorganizzazione complessiva che ne valorizzi il ruolo
approccio di tipo connettivo che valorizzi l’apporto
entro un sistema di interventi adattabili e sostenibili, in
dei vari attori coinvolti, con modalità processuali,
un approccio di welfare relazionale e di community.
sempre rivedibili, di proposta progettuale e terapeutica.
La multidimensionalità della “questione dipendenze”
Per la centralità accordata alla relazione con l’utenza
si è amplificata con la socializzazione consumistica
le CT continuano a svolgere funzioni fondamentali:
dell’uso di sostanze e le forme diffuse di comportamenti
sviluppano capacità di resilienza rispetto alle ricadute
compulsivi che l’ambiente tecnologico delle società
e competenza nel riformulare percorsi individuali
12
L’ABBRACCIO
moderne
agevola:
in
uno
scenario
di
tale
e progetti territoriali.La consapevolezza di questi punti
di
forza
è
fondamentale
per
posizionarsi
correttamente nel sistema dei servizi di welfare. Sono molteplici gli aspetti problematici che le CT dovranno affrontare. I rapidi cambiamenti ambientali e
antropologici
modificano
le
condizioni
culturali
di contesto e le forme di adattamento dei soggetti giovani ed adulti rispetto a momenti di passaggio. Momenti di riorganizzazione personale e di ripristino delle relazioni più intime si manifestano lungo tutto l’arco di vita di un soggetto e, con la precarizzazione e svalutazione dei riferimenti simbolici e l’allentamento delle tutele istituzionali, richiedono agli individui un faticoso percorso di ricostruzione dal basso. La società consumistica delle dipendenze, dal canto suo, sviluppa appetiti che non devono essere appagati, ma che al limite possono essere traslati verso altri settori di consumo: le nuove dipendenze hanno a che fare con la quotidianità, non vanno ricercate fuori dai luoghi di vita e di lavoro, si insinuano fra gli interstizi e nei ritagli del nostro tempo diurno e notturno e nello spazio fisico e virtuale. Si delineano così nuovi profili d’abuso legati all’utilizzo della tecnologia, al gioco, al sesso ecc…,
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dove i protagonisti sono soggetti spesso molto giovani mimetizzati nelle trame della rete digitale. Sul piano delle risposte possibili un rilevante problema culturale consiste nell’eccessiva medicalizzazione dell’intervento sulla dipendenza e sui disturbi compulsivi, che ha comportato
una
marginalizzazione
dell’approccio
educativo alla questione. Il fenomeno è pervasivo ed è stato alimentato non solo da disattenzione, ingenuità e impreparazione, ma in alcuni casi dalla fattiva adesione del mondo adulto. La soluzione semplice ha sempre un suo fascino, anche perché aiuta a sfuggire alle responsabilità. Occorre dunque ripensare ai fattori formativi ed educativi nei contesti familiari, scolastici, ludici, ricreativi e sportivi, con una continuità di
che questo approccio si diversifica da contesto a contesto. E’ una scommessa sul senso di appartenenza della popolazione, sul potenziamento delle competenze della cittadinanza attiva e sulla possibilità di mantenere i benefici essenziali del welfare europeo come conquista inalienabile di civiltà, nella direzione di una maggiore governance istituzionale e nel rispetto dei vincoli di sostenibilità della spesa pubblica. Un welfare relazionale e societario di questo tipo non è esente da alcuni rischi, in particolare la possibile e probabile diversificazione tra le diverse esperienze, che riproporrebbe interrogativi sulle modalità di remunerazione dei servizi nei diversi
metodo e di significati rispetto alle declinazioni di
contesti e sulla comparabilità dei progetti e degli
interventi che sono già state realizzate fino ad ora
interventi finanziati. E’ dunque urgente riflettere su
dalle CT nelle reti sociali. Riguardo al finanziamento
alcune condizioni non negoziabili, relative a prestazioni
del servizio, poi, si renderà probabilmente necessaria
da garantire su tutto il territorio per ridurre i rischi di
una compartecipazione degli utenti alla spesa e, da
disparità e di eccessive penalizzazioni per le comunità
parte delle CT, l’offerta di servizi innovativi remunerati
locali meno ricche di risorse e di associazionismo
finalizzati all’auto-mantenimento.
organizzato. Questo tipo di evoluzione si coniuga con
Il quadro che si prospetta è quello di un welfare localizzato
una forte accelerazione della funzione di sussidiarietà
che attenua la sua intenzionalità di fornire prestazioni
e con l’evoluzione di un federalismo che rimandi alla
universalistiche e, nell’ottica della sussidiarietà, propone
cittadinanza la responsabilità politica a livello locale. Se
alle amministrazioni locali di essere promotori, collettori
questo orientamento si realizzerà diverrà fondamentale
e registi delle iniziative dalla società civile. E’ evidente
per le CT ed i loro enti di riferimento non solo il rapporto
L’ABBRACCIO
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con le aziende sanitarie e gli assessorati deputati al
processi decisionali e programmatori previsto dalla
sociale ed all’istruzione, ma anche intense relazioni
legge 328/2000. Le nuove leadership di CT dovranno,
pubbliche di carattere politico con le amministrazioni
presumibilmente, svolgere un ruolo politico rinnovato,
comunali, da un lato e di carattere civile con la comunità
molto più pregnante nella realtà locale e meno
locale, dall’altro. E’ dunque possibile che si configurino
protetto della condizione monocratica dei fondatori.
due fonti e sezioni di Welfare: un Welfare state “classico”,
In questa prospettiva la CT – in virtù del suo impegno
con l’onere di fornire le garanzie fondanti dello stato
per la collettività – rende permeabili i propri confini
sociale e un Welfare societario, cui spetterebbe definire
che si aprono all’esterno e propone di occuparsi della
le peculiarità a livello locale, progettare le risposte più
prevenzione, dell’orientamento e dell’intercettazione
appropriate, attivare le risorse disponibili e valorizzarle
precoce delle dipendenze consumistiche potenzialmente
adeguatamente.
patologiche. La priorità che le CT hanno davanti è un
Nel welfare societario è possibile che il ruolo della
vero e proprio imperativo, quasi un ritorno alle origini:
CT
interventi
occuparsi dell’educazione e della difficoltà a crescere dei
tradizionali, una funzione allargata o diffusa, che utilizza
giovani nella nostra società. Vi è l’esigenza di una nuova
le conoscenze acquisite sul campo e affina le modalità
alfabetizzazione per le famiglie, i giovani, gli operatori
di intervento pedagogico e psicoeducativo rispetto ai
delle professioni di aiuto e, contemporaneamente,
mutati scenari e ai destinatari potenziali di prestazioni
l’urgenza di azioni di sostegno agli operatori delle varie
innovative. Sono ipotizzabili forme organizzate di
organizzazioni, comprese le aziende del commercio e
gestione
coordinamenti
dell’industria. A tal fine potrebbero essere inclusi nelle
territoriali che si occupino non solo degli interventi
attività programmate nei piani di zona veri e propri
da erogare, ma anche di valutazione e progettazione
presidi di vicinato, in grado di fornire consulenza ed
delle politiche territoriali, con il pieno compimento
orientamento, formazione e sostegno agli operatori e
del principio di sussidiarietà e di partecipazione ai
alle famiglie. Per operare in continuità fra l’impostazione
adempia,
dei
oltre
servizi
all’erogazione
all’interno
degli
di
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L’ABBRACCIO
tradizionale del trattamento comunitario e le diverse
modo adeguato dei fattori di contesto e di sistema
modalità di intervento nel contesto, è necessario
che influenzano l’efficacia dei percorsi comunitari.
ridefinire l’intervento di comunità terapeutica come
Riguardano il metodo in quanto la pluralità di attori
il luogo di condivisione dei vissuti e di revisione dei
implicati richiede di partire da una definizione condivisa
comportamenti non funzionali dei soggetti partecipanti.
di quale sia il cambiamento o l’insieme di possibili
Diviene così possibile conciliare il lavoro di comunità con
cambiamenti che un trattamento efficace dovrebbe
la permanenza nella famiglia di origine o realizzare forme
produrre: è una questione non banale, che richiede
abitative e di convivenza
l’adozione
diverse, prospettando una
valutativi
continuità
intervento
partecipazione degli attori
fra struttura e territorio
coinvolti, alla negoziazione
altamente proficua sotto
e condivisione dei signifi-
diversi aspetti. Le comunità
cati,
e le associazioni del terzo
collettivo.
settore sarebbero già ora
CT e di rete dei servizi
in grado di organizzare
significa, infatti, parlare di
interventi
una pluralità di approcci,
di
di
sistema
di
di
approcci
improntati
alla
all’apprendimento Parlare
questo tipo, con numerose
metodi
ricadute e vantaggi, tra
lavoro, il che implica la
cui:
l’impatto
necessità
di
sensibilizzazione,
in
trasferimento il
termini
dei
rinnovamento (già
di
di
accordare
rilevanza agli elementi di
saperi,
processo, per metterli in
e
il
acquisito
storicamente)
strumenti
il
rafforzamento del rapporto fiduciario
e
di
relazione con la maggiore Francesca Galliani - Courtesy VisionQuest gallery
grazie
o
minore
efficacia
trattamento Sul
piano
del
terapeutico. valutativo
l’interlocuzione diretta con la comunità locale e, di questi
queste problematiche rinviano agli approcci basati
tempi non meno importante, l’accresciuta efficienza.
sulla teoria, che postulano l’esigenza aprire la black
I mutamenti sopra delineati pongono sfide di tutto
box e di scandagliare in profondità sia le logiche
rilievo a chi voglia cimentarsi nella valutazione dei
sottese
servizi erogati dalle CT e della loro efficacia. Sono sfide
processo) sia quelle relative agli effetti che si suppone
che, in estrema sintesi, riguardano il merito e il metodo.
esso produca sui destinatari (teoria dell’impatto).
Riguardano il merito in quanto il lavoro di recupero,
Vien poi da chiedersi se e come sarà necessario
riabilitazione e reinserimento svolto dagli operatori
utilizzare le informazioni e le conoscenze restituite
in CT si colloca entro un percorso più ampio e
dalla valutazione per ripensare la logica dell’intervento
complesso, lungo il quale anche altri attori definiscono
comunitario, da un lato e il posizionamento della CT nella
obiettivi, forniscono input, effettuano valutazioni ecc…
rete dei servizi e, più in generale nella società, dall’altro.
Il trattamento comunitario si configura perciò come
Siamo fiduciosi, perché è sempre stata riconosciuta
un tratto (più o meno lungo) di tale percorso, la cui
la peculiarità delle esperienze di comunità italiane, la
efficacia va letta come il contributo di un attore della
loro capillarità, originalità e diversificazione: le CT sono
rete ad un processo più ampio e articolato, definito
terre di mezzo, plasmabili ed adattabili, fra i luoghi
da una pluralità di soggetti e che, soprattutto, non
dell’inclusione e quelli della marginalità, capaci di
si esaurisce con l’uscita della persona dalla CT ma
affrontare le sfide che, sopratutto oggi, si giocano nei
prosegue, con la sua socializzazione, lungo tutto
tempi e nei luoghi della quotidianità. L’auspicio è che le
l’arco della vita. La valutazione deve perciò riuscire
trasformazioni in atto possano essere vissute e praticate
a:
contributo
in modo funzionale alle mutate esigenze, accrescendo
caratterizza
la capacità autoriflessiva e propositiva delle CT e il loro
valorizzare
terapeutico l’intervento
in
e della
modo
appropriato
socio-educativo CT;
valutare
che
il
l’integrazione
della
CT nella e con la rete dei servizi; tener conto in
all’attuazione
dell’intervento
(teoria
del
contributo alla costruzione di una società almeno un poco migliore.
L’ABBRACCIO
15
In memoria di Don Piero Tubino
Per Don Fully dalla Comunità
Don Tubino alla guida dell’Auxilium è stato accanto
Caro amico, amico di strada,
a mia madre negli anni del suo primo impegno e
amico di cammino.
voglio ricordarlo con le sue parole:
Tu che ci hai voluto dare la mano
“Fin dagli anni sessanta don Tubino, che ha preso le redini dell’Auxilium, ha creato un centro dove la porta è sempre aperta. Cerchiamo di offrire di piu’ di una risposta ai bisogni immediati.... Ancora una volta a bussare sono soprattutto gli immigrati. Ma immigrati italiani, famiglie intere giunte dal sud in cerca di lavoro. Non è facile la vita in città....
E condividere momenti belli e brutti con il tuo esempio. Tu, uomo semplice, con la tua motoretta senza abito da prete; un uomo qualunque con un cuore grande e un carisma forte uomo tra noi in questo progetto di vita.
Poi improvvisamente ci troviamo davanti ad una
Tu esempio di uomo che ci hai raccontato
emergenza nuova, inattesa. La Droga. Ne parlo con
che la vita è una cosa davvero misteriosa nelle
don Tubino e lui mi dice che posso usare la sede
vicende di ogni giorno,
dell’Auxilium per studiare il problema e organizzare
che i problemi non mancano mai,
gli incontri con gli esperti....”
che a volte ci sentiamo imprigionati dalle situazioni spiacevoli;
Accogli presso di Te o Signore Don Piero Tubino che
altre volte cerchiamo di fuggire da una realtà dura e
con Bianca ha aperto la strada della speranza a chi
complicata.
ha paura delle proprie capacità.
A volte tocchiamo il cielo con un dito Enrico Costa
E tutto può diventare leggero e luminoso, la gioia o la serenità ci avvolgono un po’. E poi si ricomincia.
“ANGOLA: la magia dell’adesso” foto di Francesca Galliani Per gentile concessione dela Galleria VisionQuesT
Quello che ci dimostri tu, amico, andare a ricostruire, a dare una parola, la tua, sempre piena di speranza. Tu, esempio predicatore che non si stanca mai di
in questo numero abbiamo pubblicato alcune
dire “credici”.
foto di Francesca Galliani tratte dalla sua mostra
Noi vogliamo salutarti e augurarti un “in bocca al
personale “ANGOLA: la magia dell’adesso”.
lupo” condito con un “grazie amico”,
Cercare sempre di eliminare la barriera che la
grazie di esserci stato e comunque , anche se
separa dai soggetti che ritrae, in modo duro, diretto a volte rischioso; la fotografia di Francesca
lontano, di “esserci”.
Galliani, ma per lei è più corretto parlare di arte,
Noi siamo persone che forse non pregano, o forse sì,
nasce da questo desiderio. In queste opere uniche,
ognuno di noi lo sa, ma comunque ora lo vogliamo
che partono dal lavoro fotografico sulla danza,
fare,
Galliani ci offre la gioia, la passione e pulsione del momento, tutto il resto cessa di esistere, la realtà di ogni giorno del paese, la povertà, la lunga storia di
con la speranza che il Signore oppure chi per Lui, ti sostenga
colonizzazione portoghese, le guerre civili.
e ti aiuti in questa altra missione.
info@visionquest.it - www.visionquest.it
Ancora grazie di esserci sempre stato! Con affetto, Silvana e tutta Trasta