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Ceis Genova L'abbraccio n°64

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L’ABBRACCIO 64

Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova

16126 Genova - Via Asilo Garbarino, 9/B Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.02.02 r.a. Direttore Responsabile: Silvano Balestreri Realizzazione e stampa: TotalPrint Genova S.r.l. N. 64 • 2° Trimestre 2011 - N. 2 del 2011 Prezzo 1,00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Inscrizione al R.O.C. n° 16776 del 17/04/2008 Poste Italiane S.p.A. sped abb. postale - D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova

Emergenza Nord Africa volontari e accoglienza


L’ABBRACCIO Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione spedita in abbonamento postale

Fassolo

Trasta

Via Asilo Garbarino, 6-9/B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.002 In questa sede sono offerti i servizi: Accoglienza notturna per tossicodipendenti “Odissea”, accoglienza per minori stranieri “Samarcanda”, presidio residenziale per minori stranieri richiedenti asilo “Tangram”, comunità psichiatrica per adolescenti “La Finestra sul Porto”, Prevenzione, Inserimento disabili, Direzione e uffici.

Salita Cà dei Trenta, 28 - 16161 Genova Comunità Terapeutica Riabilitativa, Comunità di Reinserimento Sociale, Comunità semiresidenziale e residenziale di Accoglienza, Auto Aiuto Tel. 010.7404474 - Case alloggio “La Tartaruga” e “Tartaruga Levante” per persone malate di Aids Tel. 010.7411128 - “Castore e Polluce” comunità per persone con doppia diagnosi Tel. 010.7403071

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Ramon Fresta In redazione Aldo Castello Disegni Piccardo, Reginaldo In copertina Sbarchi a Lampedusa dal sito www.ilrivoltoso.com Foto Giorgio Raffo, i Ragazzi di Trasta Hanno collaborato Don Mimmo Battaglia, Sabina Erizzo, Angela Miali, i Ragazzi di Trasta Direzione e redazione Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010. 25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

Siamo anche in tutta Italia

Impaginazione e stampa TotalPrint Arti Grafiche Genova S.r.l. Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Sped. abb. postale 50% - Genova Periodico associato USPI

La nostra filosofia

• BOLZANO • BELLUNO

iamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi.

S

• TRENTO • VARESE

VICENZA • TREVISO • • IVREA • VERONA • VENEZIA • MILANO • CREMONA • PADOVA • PIACENZA • TORINO • VERCELLI • PARMA • MANTOVA • REGGIO EMILIA • MODENA • BOLOGNA • RAVENNA

• AOSTA

Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa.

• GENOVA

• SANREMO

• LA SPEZIA • PISTOIA • PRATO • FIRENZE

Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi.

• AREZZO • JESI

Chi siamo Dove siamo

• MUCCIA • SPOLETO

Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo.

• ALBA ADRIATICA • PESCARA • VITERBO • ANGUILLARA • CIVITAVECCHIA

Via Asilo Garbarino, 6 B - 9 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

• ROMA • ANZIO • FORMIA • CASERTA

• BARI • AVELLINO

• GRAVINA

Enrico Costa Presidente • CAGLIARI

Paolo Merello Direttore Generale E-mail: csgenova@csgenova.org E-mail certificata: csgenova@pec.it Pagina Web: http://www.csgenova.org

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• COSENZA

• CATANZARO

Federazione Italiana Comunità Terapeutiche Tel. 06.66.16.66.68 Via Bravetta, 365 00164 Roma Presidente Don Mimmo Battaglia

• MESSINA • REGGIO CALABRIA

• CATANIA

Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.


L’ABBRACCIO EDITORIALE

Riflessioni sui migranti: garantire l’accoglienza e la dignità dei popoli di Enrico Costa*

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a cronaca quotidiana sull’acuirsi dei percorsi migratori dai Paesi del Nord Africa, induce alcune riflessioni. In noi sono maturate anche grazie alla ospitalità che- come Centro di Solidarietà di Genova - abbiamo offerto a 10 minori arrivati a Genova da Lampedusa. Questi ragazzi sono stati inseriti nelle comunità Samarcanda e Tangram, servizi che gestiamo per conto del Comune (insieme ad Agorà e ARCI) rivolti a minori extracomunitari, rifugiati o non accompagnati. La vicinanza con il Nord Africa (poche miglia) e la condivisione della cultura e spiritualità Mediterranea, ci rendono in qualche modo responsabili nell’assisterle in questi momenti di difficoltà e trasformazione. Abbiamo, in seguito, accolto in altri spazi creati ad hoc, anche persone adulte provenienti sempre dalla Tunisia, dal Marocco e dalla Nigeria. Oggi è il momento dell’assistenza ma fino a pochi mesi fa’ era uno stretto rapporto di collaborazione commerciale; in alcuni paesicome la Tunisia- le aziende italiane facevano a gara per produrre in loco ed aumentare la competitività sui mercati: come la Romania, era una provincia del sistema industriale italiano. Il passo ulteriore è l’attenzione alle persone: da abitanti di un paese amico e partner si trovano costrette, spendendo una enormità,

a lasciare affetti e tradizioni per tentare la fortuna. Come rispondiamo a queste aspettative? Una accoglienza immediata da parte della Protezione Civile, ma subito dopo ci sono la clandestinità e/o una vita con prospettive minime. Qui la nostra responsabilità è quella di affiancare a una accoglienza immediata un progetto di vita positivo che potrebbe essere migliore se sviluppato nel paese natio. Attenzione, non parlo di respingimenti ma di accoglienza prima in Italia e poi al paese di origine, sostenuta da programmi di formazione, a tutti i livelli, affinché la loro terra possa riprendersi e svilupparsi nello scenario internazionale. Il “lavoro” è il loro bisogno primario, va interpretato come dignità dell’uomo e valore fondante della nostra Costituzione. E il lavoro si trova solo dove ci sono le condizioni giuste. Non confondiamo l’assistenzialismo con il lavoro. Guardiamo con rispetto e senso di responsabilità, privi di pregiudizi, per capire dove esistono o potrebbero esistere queste opportunità di lavoro oneste e dignitose. Se l’Italia o l’Europa sono questo dove: bene, se può essere lo stesso paese di origine ancora meglio, ma occorre investire per arrivare a tanto. Allora avrebbe senso impiegare le risorse impegnate nell’ospitalità e per arginare la clandestinità in programmi di assistenza, di for-

mazione e investimenti produttivi direttamente nei paesi di origine: dalla dignità delle persona alla dignità dei popoli. Vogliamo guardare alle loro identità nazionali, alla fierezza, alla cultura, alle tradizioni e soprattutto ai rapporti personali che messi insieme diventano nazione. Dobbiamo fare di più per favorire la dignità di popoli così prossimi a noi, così nostro prossimo, direbbero i cristiani. Succede normalmente di spostarsi per migliorare le condizioni di vita, ma quando lo spostamento diventa diaspora ed un popolo rischia di disgregarsi, vuol dire che l’umanità è poco solidale. Un’attenzione speciale va data ai minori che vivono con anticipo identiche o simili aspettative; per loro la solidarietà e l’assistenza anche formativa- deve essere moltiplicata esponenzialmente. Dobbiamo fare attenzione che non imbocchino strade pericolose o ancor peggio che f iniscano in braccio a profittatori delle loro debolezze. Abbiamo una grande responsabilità per il futuro della loro vita. *Presidente Centro di Solidarietà di Genova

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L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

La prevenzione non si fa con gli spot ma ricostruendo famiglia e scuola di Mimmo Battaglia

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n occasione della giornata mondale contro la droga, la FICT ha rilasciato la seguente nota: Se da una parte si ha la strana sensazione che l’allarme sociale rispetto ai danni diretti e correlati all’uso di droghe si sia quasi del tutto disinnescato, dall’altro, tutti coloro che, a vario titolo, vi si ritrovano con le “mani in pasta” sanno bene che il fenomeno continua ad esserci e a manifestarsi in forma sempre più grave. E come riprova, forse, dovremmo avere il coraggio di aprire di più gli occhi iniziando a guardare le nostre città, ascoltando con maggiore compartecipazione gli operatori pubblici e privati del settore dipendenze e, ancor di più, i tanti genitori e giovani che il problema lo vivono in prima persona. Gli “spinelli” sono ormai alla portata di tutti e non sorprende più incontrare gruppetti di ragazzi che li usano alla luce del sole; “alzare il gomito” è considerato normale; dedicare gran parte del tempo a chattare e addirittura a giocare d’azzardo da soli o in comitiva, una nuova modalità per cercare consenso e per rincorrere il brivido dell’invincibilità. Non si tratta più di fare la differenza tra droghe leggere e droghe pesanti, si tratta ormai di fronteggiare un mercato sempre più agguerrito, flessibile e globale, per cui dal piccolo dettaglio si è passati alla grande distribuzione, non solo di sostanze ma anche di subdoli e ingannevoli bisogni. 4

La nostra società è ormai una società additiva; si usano sostanze per essere più in forma, per essere più magri, meno stanchi, più empatici, meno ansiosi, per essere “in”. Il mercato delle sostanze a tutto questo risponde con un fatturato che va ben oltre il prodotto interno lordo di molti paesi, e che per di più è in mano e arricchisce le maf ie. Pensiamo davvero di vincere? La droga è diventata bene di consumo e quindi qualcosa che appartiene alla sfera individuale e la possibilità di abusare è diventata bandiera di libertà. Ed è proprio sull’”IO CONSUMO”, che è il primo comandamento della nostra società, che tale mercato fiorisce, si accresce, si moltiplica. In uno scenario così, anche gli operatori sono in difficoltà perché, se è vero che per una società postmoderna essere è consumare, il consumo di sostanze è per eccellenza il miglior consumo possibile. Sappiamo bene che l’incontro con le sostanze lascia una traccia indelebile nella vita dell’individuo

È sempre attuale l’insegnamento di Don Lorenzo Milani

per cui riteniamo che sia prioritario lavorare soprattutto sui livelli di prevenzione, e senza dimenticare mai che l’educare viene prima del prevenire! E prevenzione non si fa con le lezioni frontali, con gli spot televisivi pagati a caro prezzo, ma si fa ricostruendo un terreno sociale educativo in cui la famiglia ridiventi protagonista come primo nucleo di una società che si voglia civile; la scuola il luogo sacro dell’apprendimento in sinergia con la famiglia e non, come ormai da più parti si avverte, in una relazione di conflitto perenne. Un ter reno sociale educativo in cui, gli adulti in genere riprendano il proprio naturale compito educativo e gli stessi giovani vengano affiancati e incoraggiati a prendere coscienza delle mille strumentalizzazioni di cui sono vittime e del benessere che scaturisce dal sentirsi legittimamente parte integrante di un sistema sociale. E forse proprio a partire dalla lotta alle dipendenze potremmo ricostruire una società che in questi giorni ci pare persa, imbarbarita, malignamente malata. Ci piace raccontare, infatti, e testimoniare soprattutto, che all’interno di questa società additiva, c’è una parte più silente che gradualmente comincia ad organizzarsi e a far sentire la propria voce: una voce che declama diritti e non solo lamentele, una voce che si traduce in spirito di servizio e di professionalità, in desiderio del bene comune e in passione per l’umanità. È la voglia di tutti coloro che, simbolicamente e non solo, hanno il coraggio di esporsi e di dire “io non mi drogo”. A dare avvio a questa cordata c’è un team di servizi pubblici e privati abitati da donne e uomini, mamme e papà, lavoratori e volontari, giovani e


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

meno giovani, portatori di valori e di significati, prima ancora che di servizi. Donne e uomini, accomunati soprattutto dal desiderio di contrapporsi all’incongruenza tra il dire e il fare e forti della convinzione che un cambiamento è possibile. Mi piacerebbe che l’attenzione rivolta a questo settore non fosse episodica per un pulmino che si ribalta, per morti per overdose, per suicidi eccellenti, o per scandali di personaggi mediatici, ma avesse la giusta continuità e la giusta attenzione che non è certo l’attenzione dei media sui fatti di cronaca, ma l’attenzione e il riconoscimento di un sistema che potrebbe far rientrare al primo posto il valore del contagio positivo, l’importanza della famiglia, l’importanza delle relazioni umane, l’importanza dell’etica e l’importanza della politica. Il 26 giugno ricorre anche l’anniversario della morte di Don

Lorenzo Milani. Penso che non dovremmo mai dimenticare quel suo insegnamento: “ho scoperto che il problema dell’altro è uguale al mio: uscirne insieme è fare politica”.

Giornata Mondiale contro la droga

“IO NON MI DROGO” di Don Mimmo Battaglia Presidente FICT

dalla rivista on-line della Fict

La famiglia deve tornare protagonista come primo nucleo della società civile

Via Romairone, 42 E r. | 16163 Genova | tel. 010.71.52.59 | 010.85.98.919 | 010.72.69.541 | www.totalprint.it

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L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

Giornata mondiale contro la droga, si scrive droga ma si parla dell’uomo di Ramon Fresta

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n occasione del 26 giugno, giornata dell’ONU contro la droga, desidero condividere alcuni dati e riflessioni su questo tema del quale mi occupo da più di 25 anni. La Commissione globale per le politiche sulle droghe, nata dall’esperienza di una precedente Commissione latinoamericana sulle droghe, è un gruppo internazionale che vede tra i suoi membri esponenti del mondo della politica, dell’economia e della cultura mondiale; non ha nessun ruolo uff iciale ma si pref igge come scopo quello di sviluppare un dibattito internazionale sulle modalità più efficaci ed umane di trattare la questione delle droghe. Pochi giorni fa, questa Commissione ha dichiarato che la politica degli ultimi 50 anni sulle droghe ha fallito e invitava l’ONU a prenderne atto e modificare la strategia, ar rivando a propor re la legalizzazione della cannabis. A loro ha replicato Yuri Fedotov, direttore generale dell’UNODC (l’ufficio dell’ONU che si occupa di droghe e criminalità), dicendo che piuttosto di fallimento bisognerebbe parlare di ricerca di una soluzione definitiva e aggiungendo che la legalizzazione è una questione interna degli Stati membri. Solo pochi mesi fa, a marzo, dallo stesso Fedotov è stata proposta a Vienna una risoluzione europea di contrasto alla tossicodipendenza che privilegiava l’attività di recupero e reinserimento… 6

Yuri Fedotov, direttore generale Unodc

Insomma siamo alle solite: chi dice droga si e chi ribatte droga no, ognuno adducendo una serie di motivazioni a supporto della propria tesi. Continuo a pensare che sia un dibattito sterile ed ideologico. In Italia è, di fatto, tollerato l’uso personale di droghe e l’alcool (che circola liberamente) non mi risulta produca meno danni delle droghe alla popolazione… mi chiedo se veramente ci sia interesse verso l’uomo e come mai non si affrontino in modo deciso le cause della tossicodipendenza e si pensi solo alla repressione del crimine legato alla droga: tutte le varie proposte di legalizzazione non hanno come scopo la diminuzione della popolazione tossicodipendente, ma la lotta al narcotraffico! Qualche dato per capire di cosa stiamo parlando: Tre milioni di utilizzatori "regolari", 500mila "consumatori problematici" per un giro d'affari che muove 24 miliardi di euro l'anno in Italia questo è il mercato della droga presentato a maggio nel libro bianco del Consiglio Superiore delle Scienze Sociali. Un mercato fiorente che in dieci anni, dal 2001 al 2010, in Italia ha pro-

vocato 5.700 morti per abuso di sostanze stupefacenti. Sempre a maggio la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga della polizia (DCSA) ha presentato il rapporto sulle attività del 2010 dal quale emerge che Il mercato della droga si evolve e si diversif ica, con aspetti di novità particolarmente allarmanti: accanto alle droghe tradizionali (eroina, cocaina, cannabis), per le quali l'offerta non accenna a diminuire, deve registrarsi la crescente diffusione delle droghe sintetiche, soprattutto tra i giovani. Più di tre tonnellate la quantità di sostanze sequestrate, da registrare anche l’incremento dello spaccio via internet. Infine ecco la fotografia dei tossicodipendenti del 2° millennio che emerge da una ricerca condotta da Eurisko e Federserd (Federazione italiana dei servizi per le tossicodipendenze, i SerT): nessuna differenza di età - si comincia a 12 anni come a 65 - e nessuna differenza di censo o di cultura, tanto che alle porte dei Sert bussano pensionati, operai, studenti, giovani manager rampanti, professionisti di vecchia data. Un paziente su due lavora, uno su tre è sposato o convive, uno su quattro ha figli. Sempre più “insospettabile” chi finisce nella morsa delle droghe. E da noi? Nel 2010 il Sert (servizio tossicodipendenze) della ASL 3 ha avuto in carico 4350 pazienti, di questi 1500 circa erano nuovi. Sul totale si è registrato un significativo aumento dei consumatori di cannabinoidi ( dal 16.50 al 18.50 %), aumentati- seppur in misura minore- anche i consumatori di cocaina (dal 9,45 al 10,25 %) mentre diminuiscono (-1.43%) le persone che si rivolgono a loro per problemi legati alle “nuove droghe” (exctasy, amfetamine, inalanti...). Lo zoccolo duro, neanche a


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

dirlo, è rappresentato dagli eroinomani che sono poco più della metà del totale (2200). Tra tutti i loro pazienti poco più del 52% è trattato farmacologicamente con sostitutivi (metadone o buprenorfina) o altri farmaci, mentre circa il 10 % è inviato in Comunità. Il dato sicuramente più allarmante è l’enorme crescita ( poco quantif icabile) della “zona grigia”, quella delle persone che consumano, anche in modo pesante, e non sono conosciute né assistite dai servizi. Un numero favorito dalla “assuefazione” della società, ormai abituata a convivere con le sostanze; un fenomeno che ha ripercussioni negative sulla società: il 30 % della popolazione carceraria italiana è detenuta per reati connessi, direttamente o indirettamente, alle droghe; negli ospedali abbiamo un alto numero di ricoveri dovuti all’uso di sostanze (legali e/o illegali) e alle sue conseguenze; i costi emotivi e sociali che le famiglie devono sostenere sono altissimi. In questo quadro i giovani finiscono per essere i più penalizzati, sul loro benessere non si investe in modo adeguato: la scuola pubblica è sempre più penalizzata e svuotata di contenuti e risorse; i giovani non hanno spazi per loro nelle città moderne (in molte piazzette e cortili è affissa la targa che vieta il gioco del pallone…), sulla prevenzione al disagio non ci sono fondi se non per campagne costose e poco efficaci, e non parliamo del mondo del lavoro e della sua precarietà. Oltre a qualche spot pubblicitario, ai giovani va offerta la possibilità concreta di essere protagonisti della propria vita, di potersi costruire un futuro. Se non si lavora in questa prospettiva, i produttori e gli spacciatori di droghe continueranno ad aumentare il

loro business mortale. Occorre operare affinché le persone giovani siano in grado di affrontare le difficoltà della vita, avendo sviluppato una buona idea di se, la capacità di stare in relazione con gli altri condividendo idee e problemi ed aiutandosi a vicenda. È esattamente il lavoro che si fa in comunità: si sperimenta cosa vuol dire essere protagonisti della propria esistenza, essere se stessi nella relazione con gli altri, assumere le proprie responsabilità e fare un progetto di vita che sia tarato sulle proprie capacità reali. La Federazione Mondiale delle Comunità terapeutiche, riunitasi a Genova nello scorso ottobre, ha illustrato una serie impressionante di successi ottenuti nei suoi 40 anni di lavoro; Giovanni Serpelloni capo del DPA (Dipartimento delle Politiche Antidroga) ha dichiarato, un paio di mesi fa, il proponimento di attivare una serie di misure più centrate sulle persone tossicodipendenti con la creazione di un nuovo approccio alle politiche di riabilitazione e reinserimento, ma soprattutto, di supportare fattivamente le organizzazioni e gli operatori che si dedicano a tali attività. La comunità di recupero è stata indicata come una soluzione che per-

mette di affrontare costi minori rispetto a quelli dei detenuti in carcere o dei dipendenti in ospedale e di poter quindi utilizzare una parte di fondi per investire su nuove soluzioni, cosa di cui si sente un grande bisogno tra gli addetti ai lavori. Il sistema di cura delle dipendenze avrebbe bisogno di essere aggiornato, è nato negli anni ’70 e tarato su una realtà che oggi è completamente mutata, alcune modif iche sono state apportate (più per merito di singoli responsabili/operatori che non per strategie centrali), ma il cambiamento del fenomeno è continuo e, soprattutto, viaggia ad una velocità maggiore. Il 26 giugno è la giornata ONU contro le droghe, dall’anno della sua istituzione1987- ad oggi c’è stata una evoluzione negativa dell’attenzione nella società e nei media rispetto al fenomeno e alla sua pericolosità, arrivando alla “quasi normalità” di cui parlavo prima. Il risultato è che le dipendenze aumentano, senza allerta sociale calano gli investimenti e, a fronte di tanti riconoscimenti verbali, le comunità e, l’intero sistema di prevenzione, cura e riabilitazione soffrono paurosamente e rischiano il collasso… è questo che vogliamo per il futuro? 7


L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

Angela: “Vado in congedo da volontaria ho vissuto ventisei anni di emozioni e speranze” di Angela Miali*

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opo 26 anni con grande commozione lascio il centro. È molto difficile dire cosa è stato per me essere volontaria di questa grande struttura che ho visto crescere e ingrandirsi. Nel ruolo di responsabile dell'auto aiuto, ho avuto il privilegio di accogliere tante persone, tante

famiglie in diff icoltà, piene di dolore e disperazione. A tutte il centro ha cercato di dare risposte e sostegno. Con loro ho pianto e sperato, condiviso fallimenti e delusioni. Con gioia all’interno del gruppo con Giully, Pino, Ornella, Giuliano e in ultimo Sabina abbiamo

visto ritornare la speranza e la voglia di crescere nelle persone che si sono affidate alla forza del gruppo. Molte famiglie con la risoluzione positiva del problema del loro familiare in programma hanno ritrovato gioia e serenità. Aver fatto un cammino al loro fianco cercando di dar loro sostegno e fiducia, aver visto fermarsi le lacrime e ritrovare il sorriso è stato il motivo che mi ha tenuto al centro per molti anni. Ventisei anni sono tanti anche per me, è tempo di andare in pensione e lasciare spazio a persone più giovani. Ringrazio il Centro e in particolare l’indimenticabile Bianca Costa che con il suo sorriso mi è stata vicina nei momenti più difficili e tutte le persone che mi hanno sostenuto. Non voglio fare nomi (potrei dimenticarne qualcuno), voglio dire che da tutti operatori e collaboratori del Centro mi sono sempre sentita accolta con rispetto e amicizia. Ringrazio i colleghi dell'Auto Aiuto che non mi hanno mai fatto mancare il loro affetto. Ringrazio e faccio auguri di un buon lavoro a Sabina che ha accettato di portare avanti l’impegno del centro dell’Auto Aiuto. Ringrazio Enrico Costa, che con molto coraggio e ottimi risultati ha accettato la difficile eredità di sua madre Bianca un abbraccio a tutti

Franca Fassio, responsabile dei volontari con l’eurodeputato Francesca Balzani 8

* volontaria del Centro


L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

Sabina: “Il mio debutto da volontaria in un mondo finora sconosciuto” di Sabina Erizzo*

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uando per la prima volta ho varcato la soglia del Centro di Solidarietà non avevo nessuna idea di cosa avrei potuto fare. Sono stata subito introdotta nei gruppi di Auto-Aiuto dove, per più di un anno, ho svolto il ruolo di ascoltatrice silente. È così che sono entrata in un mondo per me sconosciuto, fino ad allora: in primo luogo ho avuto la fortuna di conoscere Angela, la mia responsabile, che insieme ad Ornella, Giulli e Pino mi hanno accolto nella loro equipe con un calore umano, una fiducia ed una simpatia che- fino ad allora- raramente avevo sperimentato. Il lavoro che abbiamo svolto insieme per più di tre anni, accogliendo i famigliari dei ragazzi in programma e condividendo i loro vissuti ed i loro sentimenti, ha operato un cambiamento profondo nella mia vita, rendendomi consapevole dell’importanza di “essere gruppo” per aprire la propria vita allo sviluppo e alla crescita. Mi è stata data fiducia al punto che oggi, sostenuta dai miei collaboratori e da Angela (che nel frattempo ha purtroppo deciso di ritirarsi), ricopro il ruolo di responsabile. In questa nuova veste ho avuto l’opportunità di partecipare al corso che Lucio Soave ha tenuto ai responsabili dei diversi settori di attività del Centro. È stata un’esperienza forte. Ciò che avevo sperimentato nella pratica del lavoro, corrispondeva e trovava sistemazione ed approfondimento nella teoria che lui ci portava. Ero dunque entrata in un sistema

f ilosof ico, in una visione della vita, in una dimensione spirituale ed universale. Ecco chiarirsi l’importanza del gruppo; non solo come strumento di lavoro ma come luogo dove, portando la propria esperienza e rileggendola arricchita dal confronto con gli altri, si ha l’opportunità di prendere coscienza, divenire consapevoli di chi siamo e dove andiamo. Altra cosa dalla cultura, esasperatamente individualista, che ci circonda. Il gruppo è il luogo dove si può parlare liberamente di se perché non si è giudicati, dove diventiamo consapevoli dei nostri sentimenti ed emozioni, per poterli modificare e perseguire l’obiettivo di stare meglio. Quando ci si confronta si ha il timore di essere toccati nelle proprie insicurezze, se stiamo male abbiamo paura di stare peggio. Per questo fa paura l’idea del cambiamento, ma il confronto e la condivisione sono strumenti utili per gestire la paura e alleviare il senso di colpa. Il gruppo muove energia e fa sentire la solidarietà, mette in relazione le persone, fornisce sostegno e nuova forza. Per questo cerchiamo di trasmettere ai genitori di ragazzi che lottano per uscire dalla tossicodipendenza che è un dovere etico partecipare ai gruppi, dando il proprio contributo senza paura di condividere. Non si può disattendere questa esperienza perché si tratta di un’esperienza d’amore: per la vita, per se stessi e per i propri figli…

Un giorno dedicato ai campioni della solidarietà

“Volontari, facciamo la differenza!” è lo slogan dell’Anno europeo del volontariato e della cittadinanza attiva nel cui segno sabato 7 maggio 250 associazioni genovesi si sono aperte alla città. Il Centro di Solidarietà di Genova ha partecipato all’Open Day, organizzato per l’occasione dal Celivo, associazione di volontariato promossa e costituita dalle associazioni di volontariato presenti sul territorio. L’europarlamentare Francesca Balzani è stata al Centro di Solidarietà insieme all’Assessore regionale ai Servizi Sociali, Lorena Rambaudi. Balzani - che ha scelto il Centro di Solidarietà per stabilirvi il suo ufficio personale - è intervenuta sul tema “2011 Anno europeo del volontariato: cittadini attivi per il bene comune e lo sviluppo sociale”. Don “Fully” Francesco Doragrossa, responsabile del Movimento Ragazzi e assistente spirituale del Centro, ha illustrato il valore del volontariato nell’ambito dei servizi del Centro.

* volontaria del Centro 9


L’ABBRACCIO CALENDARIO SOLIDALE

Scegliendo di regalare un calendario o di inviare biglietti natalizi con le opere dell’artista Giorgio Oikonomoy si aiuta in maniera concreta il Centro di Solidarietà di Genova. Per le offerte di calendari e biglietti augurali è possibile rivolgersi in Via Asilo Garbarino, 6 B - 16126 Genova Tel. 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.02.02 csgenova@csgenova.org Tutti gli stampati possono essere personalizzati e gli ordini fatti on line direttamente sul sito www.csgenova.org. Le immagini dei quadri sono state donate al Centro dall’artista solidale Oikonomoy le cui opere hanno ricevuto riconoscimenti internazionali.

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L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

le foglie di trasta

“Le Foglie di Trasta” è il mensile che dà voce alla Comunità di Trasta. L’Abbraccio gli dedica cinque pagine. Una scelta per far conoscere lo sforzo

e l’impegno dei ragazzi della comunità. Gli articoli ospitati in questo numero sono stati selezionati dalla redazione de “Le Foglie di Trasta”.

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L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

le foglie di trasta

CARI AMICI VOLONTARI GRAZIE DI ESSERCI

QUELLE MAGICHE PERSONE CHE DANNO SENZA NESSUN INTERESSE

La parola volontario mi fa venire in mente uno spirito di volontà gratuita che vola in mezzo a noi. Una mano tesa ad aiutarci a risolvere bisogni che abbiamo trascurato o che non potremo mai avere se non in questo ambiente dove tutto è per noi, dove tutto è fatto con amore È un sorriso che arriva gratuito da fuori, incondizionato, è del tempo regalato, a noi che abbiamo vissuto vite sofferte, che ci siamo ammazzati a poco a poco. Noi vogliamo dire grazie È una piccola parola ma racchude tutto il sacrificio di queste persone, compresi i nostri operatori. Grazie di esserci

Per me: “Volontariato” era una parola spesso sentita nei telegiornali o in contesti di chiesa. Nella mia cerchia personale non c'era mai stato nessun contatto con questo tipo di attività, fino a quando non sono approdato al C.E.I.S. Sono rimasto un po' stupito quando ho sentito parlare di volontari in struttura; persone che insegnano, cuciono e organizzano attività didattiche, scuola ed eventi di sorta. Insomma persone tutto fare che si aggirano in mezzo a noi per aiutarci dove manchiamo ma soprattutto dove è loro possibile. Per uno come me - che ad esempio ha fatto in passato il commerciante - è stato difficile comprendere questo tipo di attività, in quanto nella mia vita se si dava qualcosa ci si aspettava sempre qualcos'altro in cambio. Non so se sia dovuto al percorso che stò facendo con i miei compagni, ma ho incominciato a capire e ad apprezzare ciò che fate per noi. Il senso di “dare” per il piacere e il beneficio che se ne trae, credo che sia qualcosa che abbraccia sia noi che voi e per questo penso che siamo molto fortunati. Voglio ringraziarvi e spero nonché mi auguro che da parte di tutti noi di “I ragazzi di Trasta” possa avvenire l'auspicata crescita nel percorso che stiamo facendo. Perché credo sia l'unica forma di gratitudine che possiamo concretamente offrirvi e comunque, sia grazie ancora di esserci. H.

S.

I pensieri e le poesie pubblicate in queste pagine sono stati letti all’Open Day del Centro di Solidarietà dai ragazzi di Trasta. I giovani, veri protagonisti dell’evento, hanno così voluto dire grazie ai volontari che li accompagnano nel difficile cammino del Progetto Uomo. 12


L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

le foglie di trasta

LA NOSTRA SARTA: NUCCIA Abbiamo deciso di fare una breve intervista alla Nuccia che è la nostra sarta e che da anni, da sempre è volontaria al centro. 1) Da quanti anni fai volontariato al Centro di Solidarietà? Sono trent'anni che faccio volontariato al CE.I.S. e sono stata una delle prime - insieme a Bianca Costa a organizzare la prima Comunità qui a Genova in località Mulinetti nel 1982. Mi occupavo di allestire ed arredare la struttura che sarebbe diventata la "Comunità", prendendo spunto da quella sorta a Lucca che in quel tempo abbiamo visitato in sieme a Bianca. Così nacque la prima Comunità: "Orione 82". 2) Cosa ti ha avvicinato al volontariato? Angelina Jolie, volontaria per l’Onu tra i rifugiati del Kenia

Partecipando ad una conferenza di Bianca Costa. Proprio in quegl'anni lei volgeva i suoi occhi al tema della tossico-dipendenza e cercava volontari; io l'ho seguita e da lì ho cominciato a frequentare dei corsi per volontari - specificatamente sulla tossico-dipendenza - all'interno del CE.I.S. 3) Non ti é mai venuta meno la voglia di fare volontariato e cos'é che ti fa continuare? Non mi é mai venuta meno questa voglia. Vado avanti così ormai da molti anni, anche se per alcuni momenti ho dovuto lasciare il mio impegno da volontaria solo per questioni familiari, ma il mio cuore é sempre rimasto al "Centro" e appena ho potuto ho ripreso la mia attività con varie mansioni. Attualmente presto il mio servizio tutte le settimane nelle varie Comunità all'interno del Centro di Solidarietà, collaborando con gli operatori e gli stessi ragazzi nella realizzazione di spettacoli teatrali. B.

NOI & VOI Anche se siete al di là della barriera il vostro pensiero è al di qua della barriera Noi eravamo un tempo relitti umani voi belli e forti con noi oggi belli e forti Tra vesti cucite tra argilla modellata tra lezioni impartite il vostro interesse per noi è scolpito nel nostro cuore La vostra umiltà e dignità da a noi un sorriso che un tempo non c’era. Bacio un volto di un volontario e mi domando Dove siete? Risplende un sorriso nel vosto bel viso anche se il vostro mondo è a noi sconosciuto, Bello è che l’universo della semplicità è dentro voi Grazie del pensiero che avete per noi... G. 13


L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

le foglie di trasta

INDIMENTICABILE SERATA: CONCERTO E INCONTRO CON MAX PEZZALI Ciao amici delle “foglie di Trasta“, la comunità ci ha offerto la grande occasione di andare al concerto di Max Pezzali! Non avete idea di quanto eravamo contenti quella sera di maggio!!!! Quando siamo arrivati là ci siamo presentati ai ragazzi che ci hanno invitato al concerto. Erano due amici di Max e ci hanno subito chiesto se ci avrebbe fatto piacere fargli un’intervista. Noi, eccitati dall’idea ci siamo andati subito. Mentre ci stavamo avviando verso il camerino, ci siamo preparati le domande da fargli, il buttafuori voleva bloccatrci... ma noi abbiamo insistito e vinto!!! Dopo circa mezz’ora è iniziato il concerto, ci siamo avviati verso il palco, lasciando gli “anziani” (Roberto, Paolo e la nostra op. Laura) seduti sulla panchina per tenerci le giacche. Facevamo fatica a muoverci perchè lì dentro c’era una confusione totale, cantavamo, ballavamo... circondati da tantissima gente, tanti ragazzi intorno a noi bevevano alcool... noi ci siamo

divertiti... senza usare nessuna sostanza. Grazie per questa oppotunità. Ed ora l’intervista: 1) Cosa ti ha spinto verso il mondo della musica e com'é che in seguito sei diventato un cantautore? All'inizio mi piaceva più ascoltare che suonare in prima persona. Ho capito che si poteva fare qualcosa di più con la musica, quando ho conosciuto un D. J. Americano e mi sono reso conto che con dei semplici strumenti economici, si poteva fare musica. Abbiamo incominciato così, poi con la tecnologia odierna si può far di tutto; é solo questione di passione e il modo lo trovi. 2) Puoi raccontarci in breve la tua "Evoluzione" musicale? Nella vita si cresce, a vent'anni vedi il mondo in un certo modo e ne hai una certa percezione. La vita é una sola e col passare degli anni devi solo cambiare la prospettiva. 3) Ci vuoi parlare della tua personale visione del mondo che traspare dai testi delle tue canzoni? Io credo che oggi il vero problema della società e dell'informazione sia che si raccontano solo cose che vanno di moda e di cui a nessuno "Frega Niente". Penso che servano dei racconti sinceri, non solo per far sensazione al momento. Raccontare il proprio punto di vista é secondo me la cosa più importante dire come ci é arrivato e quali sono le su prospettive. N. - D. - R.

I ragazzi di Trasta e un’operatrice con Max Pezzali 14


L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

le foglie di trasta

GITA SUL MONTE DI PORTOFINO Anno 2011, primo maggio, gita sul monte di Portofino. All'ultimo, al gruppo si aggiunge Natale, c'é un po’ di confusione con i panini e i succhi di frutta col risultato che non avremo acqua da bere; colpa anche mia che non me ne sono portata. Verso le dieci partenza con il Doblò (si scrive così?), Roberto é un po’ dispiaciuto perchè non lo lascio guidare: Bolzaneto, Recco per l'autostrada, quindi Aurelia fino a Ruta di Camogli e poi su fino a Portofino Vetta dove, inaspettatamente, troviamo ancora molti posti liberi nel parcheggio. La giornata é molto bella, la temperatura ideale, il primo tratto, fino alle Pietre Strette é piuttosto pianeggiante e si va bene. Poi, da lì, si scende piuttosto rapidamente verso San Fruttuoso. Bellissime visuali sulla baia, passiamo attraverso un piccolo agriturismo (nei miei ricordi non c'era), ecco appare la torre dei Doria e siamo arrivati. La spiaggia é abbastanza piena di gente in costume e il flusso da e per i battelli che arrivano e partono é abbastanza intenso; Fabio, il più coraggioso, si caccia in acquia, che dev'esser fredda ma fuori il sole é caldo, é mezzogiorno. Stiamo un pò seduti all'ombra a goderci il paesaggio e poi ripartiamo per San Rocco; breve sosta per mangiarci il panino (gigantesco!) e berci un succo e poi su, salita. Ripida a tratti e poi discesa e ancora salita, insomma un discreto saliscendi; a tratti ci sono delle catene fisse perchè é un po’ ripido, ma i ragazzi non hanno problemi. Fa caldo e cominciamo a renderci conto che non abbiamo acqua; il vecchio (che sarei io) viene per ultimo, non é granchè allenato e sciuscia un po’. Incontriamo un pò di gente, qualche ragazza/signora, l'unico che ha contatti con queste sono io e i ragazzi mi invidiano un po’. Dopo quasi tre ore di bellissimi paesaggi, di continue salite e discese, di una gran sete e di caldo, si arriva ad una fonte in prossimità di San Rocco e finalmente si beve a volontà perchè é bella fresca. Poco dopo siamo a San Rocco, bella piazzetta con

vista e i bambini che giocano a pallone; poi di nuovo salita (gradini questa volta) per raggiungere Portofino Vetta. Ci mettiamo una mezz'oretta, ma non é ripida, siamo nel bosco e non fa troppo caldo. Rientro senza problemi di traffico (paventati) e per le sei siamo a Trasta. Si parla di ripetere l'esperienza, io sono disponibile… parliamone. A.

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Ceis Genova L'abbraccio n°64 by gammaufficiosrl - Issuu