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Ceis Genova L'abbraccio n°63

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L’ABBRACCIO 63

Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova

16126 Genova - Via Asilo Garbarino, 9/B Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.02.02 r.a. Direttore Responsabile: Silvano Balestreri Realizzazione e stampa: TotalPrint Genova S.r.l. N. 63 • 1° Trimestre 2011 - N. 1 del 2011 Prezzo 1,00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Inscrizione al R.O.C. n° 16776 del 17/04/2008 Poste Italiane S.p.A. sped abb. postale - D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova

Buona Pasqua di Solidarietà


L’ABBRACCIO Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione spedita in abbonamento postale

Fassolo

Trasta

Via Asilo Garbarino, 6-9/B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.002 In questa sede sono offerti i servizi: Accoglienza notturna per tossicodipendenti “Odissea”, accoglienza per minori stranieri “Samarcanda”, presidio residenziale per minori stranieri richiedenti asilo “Tangram”, comunità psichiatrica per adolescenti “La Finestra sul Porto”, Prevenzione, Inserimento disabili, Direzione e uffici.

Salita Cà dei Trenta, 28 - 16161 Genova Comunità Terapeutica Riabilitativa, Comunità di Reinserimento Sociale, Comunità semiresidenziale e residenziale di Accoglienza, Auto Aiuto Tel. 010.7404474 - Case alloggio “La Tartaruga” e “Tartaruga Levante” per persone malate di Aids Tel. 010.7411128 - “Castore e Polluce” comunità per persone con doppia diagnosi Tel. 010.7403071

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Ramon Fresta In redazione Aldo Castello Disegni Luzzati, Pasca, Piccardo, I Ragazzi di Castore e Polluce, Reginaldo, In copertina Uno dei disegni dei ragazzi di Castore e Polluce Foto Equipe della Prevenzione, Giorgio Raffo, i Ragazzi di Trasta, Attilio Repetto, Hanno collaborato Equipe della Prevenzione, Sandro Frega, Roberto Gaggero, Ezio Lazzari, i Ragazzi di Trasta, Roberto Solinas

Siamo anche in tutta Italia

Direzione e redazione Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010. 25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

La nostra filosofia

• BOLZANO

Impaginazione e stampa TotalPrint Arti Grafiche Genova S.r.l. Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Sped. abb. postale 50% - Genova Periodico associato USPI

• BELLUNO

iamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi.

S

• TRENTO • VARESE

VICENZA • TREVISO • • IVREA • VERONA • VENEZIA • MILANO • CREMONA • PADOVA • PIACENZA • TORINO • VERCELLI • PARMA • MANTOVA • REGGIO EMILIA • MODENA • BOLOGNA • RAVENNA

• AOSTA

Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa.

• GENOVA

• SANREMO

• LA SPEZIA • PISTOIA • PRATO • FIRENZE

Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi.

• AREZZO • JESI

Chi siamo Dove siamo

• MUCCIA • SPOLETO

Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo.

• ALBA ADRIATICA • PESCARA • VITERBO • ANGUILLARA • CIVITAVECCHIA

Via Asilo Garbarino, 6 B - 9 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

• ROMA • ANZIO • FORMIA • CASERTA

• BARI • AVELLINO

• GRAVINA

Enrico Costa Presidente • CAGLIARI

Paolo Merello Direttore Generale E-mail: csgenova@csgenova.org E-mail certificata: csgenova@pec.it Pagina Web: http://www.csgenova.org

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• COSENZA

• CATANZARO

Federazione Italiana Comunità Terapeutiche Tel. 06.66.16.66.68 Via Bravetta, 365 00164 Roma Presidente Don Mimmo Battaglia

• MESSINA • REGGIO CALABRIA

• CATANIA

Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.


L’ABBRACCIO EDITORIALE

La Provvidenza e Bianca sono al nostro fianco di Enrico Costa*

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l 18 gennaio scorso, S.E. il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della C.E.I., ha fatto visita alla struttura di Trasta. Sulla collina alle spalle di Bolzaneto hanno sede tre servizi residenziali del Centro di Solidarietà: la Comunità terapeutica “Trasta”, per persone con problemi di dipendenza patologica da sostanze; la “Tartaruga”, una doppia casa alloggio per persone con problemi legati all’HIV e la comunità “Castore e Polluce”, che si occupa di pazienti con patologia psichiatrica unita all’uso di sostanze. In questo momento, i tre servizi accolgono 60 ospiti, donne e uomini provenienti dalla Liguria e da regioni vicine. Il Cardinale Bagnasco ha incontrato i nostri ragazzi, dirigenti, operatori, volontari e sostenitori del Centro. Ha, inoltre, celebrato una S. Messa nella piccola cappella della struttura; durante la funzione Enrico Costa ha dato il benvenuto con un messaggio che è anche un documento programmatico rispetto alle attività che il Centro sta portando avanti o intende far partire presto. Qui di seguito vi proponiamo il testo integrale di questo messaggio. Eminenza Reverendissima, amato Arcivescovo di Genova, Le diamo un altro benvenuto a Trasta e La ringraziamo di cele-

brare la S. Messa in questa cappella, che fa parte integrante della Comunità e, oltre a essere luogo di preghiera, è anche luogo di lettura, di studio - anche universitario - e di conversazione delle persone della Doppia Diagnosi. Queste mura sono un luogo di transito così come tutto qui a Trasta è un percorso in cui le persone, siano essi residenti temporanei, operatori, volontari o visitatori hanno modo di riflettere e lavorare su se stessi. Noi interpretiamo questa Sua celebrazione della S. Messa e la partecipazione delle Istituzioni come un gesto di solidarietà e sostegno in questo cammino, in questo lavoro su se stessi. La ringraziamo di cuore e ringraziamo le autorità e tutti i parenti e gli amici dei residenti temporanei, i volontari e gli operatori del Centro e tutti quanti sono qui stasera perché la solidarietà si nutre di spiritualità, di presenza, di fatti concreti e sicuramente anche di Provvidenza. Quella stessa Provvidenza ha mandato qualche anno fa’ Bianca e ora noi cerchiamo di portare avanti le sue opere; e con il suo aiuto dal Cielo siamo riusciti a realizzare alcuni nuovi interventi che già lei aveva in mente quali per esempio una seconda casa per persone con problematiche HIV e la nuova comunità per minori con problematiche psichiatriche che

Lei ha inaugurato meno di un anno fa’. Ancora stiamo avviando con la Sanità Pubblica un nuovo intervento di pronta accoglienza per la dipendenza da sostanze. Tutto questo è stato reso possibile dalla risorse delle Istituzioni Pubbliche con cui cerchiamo di coltivare la massima collaborazione; ma queste risorse non sarebbero state sufficienti se non affiancate da quelle dei privati e delle Istituzioni bancarie e imprenditoriali e soprattutto dal prezioso contributo dei volontari. E tutto questo funziona perché c’è la dedizione e la professionalità degli operatori. I segnali di difficoltà ed i tagli delle risorse potrebbero spaventarci, ma li affrontiamo con serenità, forti delle certezze che la solidarietà della comunità cittadina, delle istituzioni, della Chiesa e con la benedizione della Provvidenza, ci sosterranno nei giorni futuri così come la presenza di oggi ha voluto testimoniare. E poi sappiamo che possiamo contare sempre su Bianca! *Presidente Centro di Solidarietà di Genova

Il Cardinale di Genova A. Bagnasco in visita alla struttura di Trasta con il presidente del Centro Enrico Costa 3


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

Welfare la ricetta della Lega Coop “rafforzare le persone” di Sandro Frega*

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ertamente è un momento diff icile, ma non è come le altre volte. Chi opera nei servizi sociali e socio-sanitari ha sviluppato gli anticorpi; da sempre opera in situazioni difficili sia per le persone di cui si occupa, sia per la strutturale situazione di sottodimensionamento della spesa sociale. Ma oggi è diverso, il virus è mutato, quegli anticorpi rischiano di essere inutili.È evidente che la manovra f inanziaria del governo, con la logica dei tagli lineari e non selettiva produce un danno di dimensioni enormi (basta pensare che il finanziamento del sistema dei servizi sociali è sceso da un miliardo e ottocento milioni di € a 275 milioni), una manovra che non

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promuove sviluppo, ma che rischia di accentuare i tratti sociali della crisi scaricandone sugli Enti Locali e sui cittadini più deboli i costi e che -soprattutto- rivela un disegno che non è solo economico e f inanziario ma che mira a destrutturare il sistema di sicurezza sociale, a mettere in discussione diritti costituzionalmente riconosciuti. Oggi è questo il problema: una riforma del welfare mai affrontata veramente dalla politica e dalle istituzioni arriva in maniera strisciante, colpendo i cittadini più deboli e gli operatori sociali. Oggi c’è una strada obbligata per uscire dalla crisi: “rafforzare le persone”, le relazioni tra di loro, costruire legami, fare siste-

Sandro Frega

ma, creare nuove politiche di sviluppo fondate sulla coesione sociale. Invece vediamo che in molti settori della politica e delle istituzioni si motiva, con la gravità della crisi, la necessità di allontanare ancora nel tempo il momento delle scelte strategiche necessarie a fare ripartire con una nuova “spinta propulsiva” il sistema. Mentre il paese produce meno ricchezza, viene riproposta come inevitabile la scelta di contrarre le risorse disponibili per finanziare servizi e welfare, e ciò proprio, al contrario, mentre ci sarebbe bisogno di un welfare più efficace ed adeguato. Noi siamo invece convinti che l’innovazione e lo sviluppo del Welfare è, insieme, condizione favorevole e fattore decisivo per un nuovo sviluppo del Paese: il benessere delle persone, di tutti i cittadini è un motore dello sviluppo; può e deve diventare fine e mezzo della crescita economica e sociale. Bisogna lavorare insieme per un Welfare di comunità, connotarsi come sistema aperto e davvero pluralista, nel quale sussidiarietà significhi che


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

sia a pieno titolo riconosciuto, promosso e concretamente sostenuto il ruolo strategico e l’apporto dei soggetti senza fine di lucro, per una decisa qualificazione ed estensione delle risposte ai bisogni. Un sistema nel quale il superamento del binomio pubblico/statale ed il riconoscimento del ruolo dei corpi sociali intermedi, non si traduca nella delega esclusiva agli stessi della responsabilità della risposta, ma si accompagni al rafforzamento della capacità pubblica di porsi a garante del rispetto dei diritti dei cittadini. Questo è il nostro modello, questa è l'unica risposta per fare in modo che i diritti dei cittadini, a partire da quelli più deboli, possano essere tutelati e promossi. *Vice Presidente Lega Coop - Liguria

I disegni che illustrano questo articolo sono stati fatti dai ragazzi della comunità Castore e Polluce nell’ambito della loro attività di laboratorio artistico.

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Attiv@mente: debutta sulla rete il progetto prevenzione del consumo di alcol attraverso la peer education e la realizzazione di uno spazio Web di Equipe Prevenzione del Centro di Solidarietà di Genova*

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el capoluogo ligure è stato recentemente avviato il progetto “Attiv@mente”, finanziato dalla Provincia di Genova e condotto dal Centro di Solidarietà di Genova. Si tratta di un progetto di prevenzione al consumo di alcol ed altre sostanze psicotrope, condotto secondo la metodologia dell’educazione tra pari e rivolto a sei scuole secondarie di secondo grado, sia a Genova sia nel territorio provinciale:in città sono l’Istituto “Majorana-Giorgi”, l’I.P.S.S.A.R. “Nino Bergese” e l’I.I.S. “Vittorio Emanuele - Ruffini” , in Provicia abbiamo l’I.I.S. “Natta-Deambrosis” di Sestri Levante, l’Istituto “Primo Levi” di Borgo Fornari e l’ente di formazione professionale “Forma” di Chiavari . Sono attualmente coinvolti circa 120 studenti, che in veste di peer leader si cimenteranno sia in una serie di incontri di sensibilizzazione con i compagni delle classi prime o seconde, sia nella realizzazione di una piattaforma Web che, partendo dal tema specifico della promozione della salute, possa diventare un portale per ragazzi, che accolga le loro istanze e proposte. Non si tratterà dunque di una piattaforma professionale, ma di un luogo che possa essere vissuto, o meglio realmente “abitato” dagli adolescenti; un luogo dove discutere liberamente di varie tematiche, dove impegnarsi insieme per la realizzazione di articoli, news ed eventi (reali o virtuali), ma anche uno spazio dove interagi6

re divertendosi, partendo dal presupposto che la partecipazione sia uno dei nuclei fondanti della prevenzione del disagio e della promozione della salute. I contenuti, la struttura e gli aspetti grafici di questo spazio in Rete saranno interamente def initi nelle prossime settimane dagli studenti, che andranno successivamente a costituire dei gruppi di lavoro simili a vere e proprie redazioni, individuate in base alle tematiche selezionate. A partire da queste prime fasi, l’auspicio è che venga a realizzarsi una sorta di “Web peer education” , che possa richiamare e coinvolgere, sia come lettori partecipi, sia come nuovi autori, altri adolescenti del territorio e, perché no, della stessa Rete. Potrebbe così attivarsi un processo continuo, quasi di auto-generazione della piattaforma come spazio non solo per la promozione della salute, ma anche per la condivisione di idee e per la libera espressione dei ragazzi. L’intero percorso del progetto Attiv@mente sarà accompagnato da un attento processo di valutazione, col quale s’intende giungere a verificare l’efficacia del progetto stesso rispetto agli obiettivi preposti, e al contempo far emergere gli aspetti di efficienza, in termini di rapporto tra costi e benef ici, di simili iniziative. Siamo infatti convinti che, in un periodo di scarsi investimenti nel mondo del sociale e nelle attività di promozione della salute, sia quanto mai importante

dimostrare il valore, l’efficacia, e quindi la replicabilità e la sostenibilità dei progetti, sia attraverso un solido impianto valutativo, sia soprattutto con una precisa comunicazione dei risultati ottenuti. Tra gli obiettivi di “Attiv@mente” figurano, in particolare, la diffusione di una corretta informazione tra i ragazzi sugli aspetti medici e legali dell’assunzione di sostanze psicotrope, l’acquisizione dei giovani di una consapevolezza e di un atteggiamento critico rispetto al consumo stesso, l’impegno attivo degli studenti nella realizzazione della piattaforma, sia in termini di inserimento di contenuti, sia in termini di discussione online degli stessi, tramite strumenti multimediali quali blog o social network integrati nel futuro sito Web. A tale proposito, sono individuate diverse fasi realizzative del progetto e per ciascuna di esse sono stati opportunamente predisposti differenti strumenti di valutazione. Innanzitutto, è stata effettuata una selezione o “reclutamento” degli studenti nelle varie classi terze (in qualche caso nelle seconde o nelle quarte) di ciascuna scuola, tramite un questionario di auto-valutazione, volto a verificare l’interesse e la motivazione di ciascuno a partecipare all’intero progetto. Una volta costituiti i gruppi interclasse, è stato realizzato un ciclo di tre incontri di informazione e sensibilizzazione per ciascun gruppo, in orario curricolare; il primo di questi incontri, svolto in partnership con il Servizio delle Dipendenze (nelle persone della dott.ssa Gabriella Zanone e del dott. Giovanni Astegiano per le scuole del territorio genovese, e della dott.ssa Anna Scelzo per l’area del Tigullio) ha riguardato gli aspetti medici e gli effetti fisici del consumo di droghe legali ed illegali. Il secondo incontro, gestito con


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la collaborazione del Comandante della Polizia Stradale di Chiavari Ruggero Ferri, ha avuto come tema la sicurezza stradale e le problematiche legali connesse al consumo di alcol ed altre sostanze. Il terzo incontro, a cura del Centro di Solidarietà di Genova, ha riguardato alcuni aspetti socio-culturali legati all’alcol, tra cui la rappresentazione del consumo da parte dei media, della pubblicità e dei diversi gruppi sociali. In conformità ai contenuti trattati, sono stati predisposti e somministrati ai ragazzi dei questionari d’ingresso, che verranno successivamente ripetuti in modalità di post-test alla fine del progetto, per valutare il livello di acquisizione delle informazioni essenziali sul tema proposto. Dopo la fase informativa, i peer leader sono stati distribuiti nei due diversi gruppi previsti: quello per la realizzazione della piattaforma in Rete e quello per gli incontri di sensibilizzazione, in modalità di peer education, di altri coetanei delle classi prime o seconde dei vari istituti. In questa fase, attualmente in svolgimento nei sei istituti in orario extrascolastico, si tiene conto soprattutto dell’adesione e

della presenza effettiva dei ragazzi, che costituiscono un importante indicatore della riuscita del progetto. Una volta iniziata l’ultima fase, quella del completamento dello spazio Web, subentreranno altri parametri di valutazione, tra cui l’analisi quantitativa e qualitativa delle interazioni a distanza, in forma di materiali, commenti e discussioni inseriti nella piattaforma virtuale. Per accompagnare i ragazzi nelle loro attività di elaborazione dello spazio multimediale, si è scelto di inserire nel progetto anche una serie di incontri di sensibilizzazione sui rischi legati alla Rete, che saranno gestiti dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, nella persona del dott. Roberto Surlinelli. Sarà infine condotto, per ciascun istituto, un focus group conclusivo che vedrà protagonisti, oltre ad alcuni peer leader, i dirigenti scolastici, gli insegnanti referenti del progetto e gli eventuali altri docenti coinvolti o interessati alle attività. Con tale strumento s’intende valutare sia la reale adesione delle sei scuole all’idea di fondo e al processo attuativo dell’intero progetto Attiv@mente, sia l’impatto

complessivo dell’iniziativa sui diversi istituti, in termini di soddisfazione e coinvolgimento della popolazione obiettivo. Come operatori impegnati nella prevenzione, siamo convinti che il progetto Attiv@mente rappresenti una maniera innovativa di guardare alla promozione della salute, tenendo conto delle preferenze e delle specificità comunicative dei giovani nativi digitali; inoltre pensiamo che la scelta di una peer education che guardi anche alla Rete consenta di ovviare ad alcuni dei maggiori ostacoli che solitamente si presentano nei progetti di educazione tra pari, tra cui la difficoltà di creare percorsi a lungo termine e di garantire quindi una continuità delle iniziative di promozione della salute nelle diverse scuole. *Roberto Buzzi Nicoletta Vaccamorta Marco Vagnozzi

Nelle foto l’Equipe della Prevenzione durante un incontro (a sinistra) e due momenti delle attività nelle scuole (sopra) 7


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Lezione: educare alla salute la prevenzione si impara a scuola di Roberto Solinas*

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ome si può fare attività di prevenzione nella scuola? Esiste ormai da parecchi anni uno spazio specifico all’interno delle scuole superiori dove confluiscono tutte le iniziative in tal senso: la cosiddetta “Educazione alla salute”, cornice dove operano gli insegnanti (e gli studenti) maggiormente sensibili al problema delle dipendenze. Questo spazio, purtroppo, si è ridotto molto spesso ad una serie di iniziative sporadiche che hanno avuto una ricaduta limitata sugli studenti. I nostri ragazzi hanno visto passare a scuola un numero imprecisato di medici, assistenti sanitari e specialisti nell’ambito della prevenzione che hanno raccontato loro tutto quanto c’era da sapere sulle sostanze, sui loro effetti e, in genere, sui comportamenti a rischio. Ma queste lezioni hanno cambiato, se pur in minima parte, l’atteggiamento dei nostri ragazzi di fronte alle sostanze? È molto difficile dirlo, si sa che nel lavoro educativo le ricadute si vedono nel medio-lungo termine. Tuttavia continuo ad essere, in merito, piuttosto scettico. Ecco perché ho accolto, con entusiasmo, gli ultimi progetti che stiamo sviluppando grazie

I ragazzi durante le attività di formazione del progetto “Attiv@mente” 8

all’iniziativa e alla collaborazione del Centro di Solidarietà; progetti che hanno un comune denominatore: i ragazzi sono finalmente protagonisti. Il progetto “Attiv@mente”, in particolar modo, si fonda sulla peer education, sull’educazione tra coetanei i quali, meglio di qualsiasi esperto, possono aiutare i loro compagni a riflettere e a sviluppare un senso critico su questi temi. Alcuni studenti di terza e quarta scientif ico, dopo aver ricevuto un’adeguata formazione, andranno nelle classi seconde per parlare dell’uso di alcool, per ragionare sui danni immediati che procura l’abuso di alcoolici, per illustrare le nuove norme del codice della strada, per riflettere sulla spinta sociale che invita al consumo (basta accendere la tv per imbattersi in uno degli innumerevoli spot che pubblicizzano sostanze alcooliche di ogni genere). Questa credo che sia la strategia giusta. Non si vuole sminuire il ruolo degli esperti, comunque indispensabili per formare gli studenti che devono condurre i gruppi nelle classi, ma di riconoscere che i ragazzi sono la nostra risorsa più importante se vogliamo portare avanti nelle scuole una politica significativa di prevenzione. Molto diverso il discorso per tutte quelle situazioni border line, per i ragazzi che esprimono già grandi segnali di disagio che, spesso, portano a comportamenti di dipendenza. In questo caso è necessaria la presenza a scuola di uno psicologo che possa essere un punto di riferimento per gli studenti e, allo stesso tempo per insegnanti e genitori. La nostra

esperienza al ITIS Majorana è, sicuramente, molto positiva ma gestire uno sportello di ascolto in una scuola è, tutt’altro, che semplice. Esistono almeno due ordini di problemi. Il primo riguarda l’aspetto economico: uno psicologo offre una professionalità che deve essere retribuita. Io credo che la presenza dello psicologo dovrebbe essere istituzionale (come accade in tanti sistemi scolastici in Europa) e non gravare sulle striminzite casse delle scuole italiane. Il secondo problema ha a che fare con la percezione dello sportello da parte dei docenti. Quando l’attività di ascolto funziona tutti gli insegnanti si dimostrano attenti a cogliere il disagio dei propri studenti, a suggerire l’opportunità dello sportello, a monitorare periodicamente le situazioni critiche. In caso contrario si incontrano resistenze enormi perché, per nulla al mondo, si può perdere mezz’ora di lezione. Un’ultima riflessione riguarda proprio il ruolo dei docenti. Alcuni insegnanti si chiamano fuori dall’attività strettamente educativa, sottolineando che la funzione docente riguarda la trasmissione di contenuti e ha poco a che vedere con la formazione della persona (quello è compito delle famiglie). A mio avviso niente di più sbagliato e fuorviante: la scuola è una comunità di crescita dove tutti (anche il personale non docente) devono dare il loro contributo. Gli studenti, in un contesto scolastico positivo e stimolante, possono essere educati al ragionamento, possono imparare a riflettere e a prendere decisioni consapevoli. Questa credo che sia la vera attività di prevenzione da cui nessun docente si può esimere. * Docente dell’Istituto MajoranaGiorgi


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Compie un anno “la nuova avventura” della Comunità “La Finestra sul Porto” di Roberto Gaggero*, Ezio Lazzari**

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l giorno 11 febbraio 2011 presso la nuova sede dell’Assessorato alla Sanità della Regione Liguria abbiamo festeggiato il primo anno di attività della Comunità “La Finestra sul Porto”, comunità terapeutica-riabilitativa per minori. Si è trattato di una festa costituita non da brindisi e da discorsi rituali, ma da una serie di riflessioni a più voci sulla nostra esperienza, alla quale hanno attivamente partecipato, oltre naturalmente agli operatori della Struttura e del centro Solidarietà di Genova, i Servizi Invianti (SCAC), il Dipartimento di Salute Mentale, i Distretti territoriali (ATS) e quanti fossero coinvolti/interessati al progetto. La def inizione più usata l’anno scorso, al momento dell’apertura, fu “una nuova avventura”, termine che nasceva dalla consapevolezza che l’esperienza di comunità con un gruppo di adolescenti con disturbi psichici e comportamentali sarebbe stata una impresa ardimentosa. Erano almeno 40 anni che si aspettava a Genova l’apertura di una comunità terapeutica per adolescenti strettamente inserita nel territorio e nei servizi socio-sanitari della città. Non una casa di campagna isolata nell’Appennino, finalizzata in qualche modo a limitare la vita di relazione del minore, ma una comunità in centro alla città, proprio sopra il suo vero e unico centro, il porto, in grado di offrire un aiuto basato sulle relazioni interne ed esterne, partendo da un rigoroso inquadramento clinico e un corretto trattamento psicologico e farmacologico.

In particolare la comunità è stata pensata come un sostegno alla famiglia, ovviamente in difficoltà spesso molto carente, per favorire una maturazione, che potesse consentire un rientro del ragazzo in società dopo un soggiorno residenziale non troppo prolungato (da 6 a 24 mesi). Il successo della comunità sarà valutato in rapporto alla prevalenza di ragazzi utilmente rientrati in famiglia o inseriti in strutture non contenitive al momento della raggiunta maggiore età o in qualche caso divenuti del tutto autonomi. Per arrivare a tali obiettivi è stato avviato un lungo lavoro preparatorio già dalla metà del 2009, che ha consentito di creare una equipe flessibile, dinamica e comunque tutt’ora in formazione, ma comunque pensata su questi presupposti. In occasione di tale incontro gli operatori della comunità hanno

presentato il loro lavoro. L’incontro è stato introdotto dagli interventi della dr.sa Angela Grondona responsabile della U.O.C. Consultoriale e dal Dr. Luigi Ferranini Direttore del Dipartimento di Salute Mentale della ASL 3 Genova. Ha portato il suo saluto anche il Dr. Schiaff ino, dirigente della Regione Liguria Assessorato alla Sanità. Roberto Gaggero, Medico Responsabile della Comunità, ha riferito sull’esperienza clinica di questo primo periodo: sono stati ospitati 12 ragazzi (8 femmine, 4 maschi), di età compresa tra 13 e 17 anni, per periodi variabili da alcuni mesi a 12 mesi. Le diagnosi erano differenziate: forme di tipo psicotico (due casi), ai disturbi di personalità border-line (tre), disturbi della condotta e antisociali (5), disturbi affettivi e della condotta alimentare (2). Il trattamento individuale è costituito da psicoterapia in alcuni casi e uso di psicofarmaci in dieci. Le dimissioni sono state in diversi casi non programmate, determinate da scelte della famiglia o da comportamenti agiti dai ragazzi; anche

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in questi casi comunque l’evoluzione successiva all’uscita dalla comunità è stata nel complesso positiva (abbiamo sempre seguito i ragazzi anche fuori dalla comunità, rendendoci disponibili per eventuali riammissioni se necessario, come è già avvenuto). Inoltre sono stati considerati brevemente i presupposti teorici alla base degli interventi terapeutici: la psicoanalisi, la psicologia dello sviluppo e in particolare la psicologia cognitiva, la teoria dell’attaccamento di Bowbly, le neuroscienze. Inoltre a fondamento delle attività delle Comunità del Centro di Solidarietà è sempre stato il “Progetto Uomo”, che prevede un percorso educativo-riabilitativo, che parte dalla fase di accoglienza f ino al momento del reinserimento sociale. Ezio Lazzari, Coordinatore della Comunità, ha riferito dei problemi organizzativi a partire dai rapporti con i molteplici servizi coinvolti (Consultorio, Salute Mentale, Distretti Sociali, SET, Tribunale per i Minori) per arrivare alla programmazione delle diverse attività dei ragazzi (scuola, sport, tempo ligure, esperienze formative) fino alla gestione dell’equipe degli educatori. Due degli operatori (Chiara e Fabiano) hanno raccontato il loro rapporto con i loro utenti di riferimento, un esordio schizofrenico e un disturbo di personalità border-line; la relazione tra l’educatore e l’utente ha 10

assunto in questi casi un elevato valore terapeutico, testimoniando l’impegno e la difficoltà del loro lavoro. Il compito dell’educatore è quello di diventare il punto di riferimento essenziale per il ragazzo. Il Dr. Sergio Calabrò, psichiatra consulente, ha parlato come portavoce del gruppo di operatori della ASL 3, che in questo anno hanno appog-

giato e sostenuto la nostra Comunità. Ha nar rato con molto entusiasmo le relazioni con i ragazzi, le loro difficili storie individuali e famigliari, le emozioni che suscitano in tutti operatori. Si è soffermato sul ruolo dello psichiatra come contenitore e come modulatore delle emozioni. La dr. Rita Schenone e il Dr. Luca Panarello quali consulenti ASL, si sono occupati rispettivamente della fase di valutazione preliminare e della preparazione all’inserimento e dell’intervento psicoterapeutico, sia di gruppo mediante tecniche di rilassamento sia individuale.

Le dr.sse C. Venturini e A. Scibilia hanno seguito il gruppo dei genitori, che si riunisce tutti i mercoledì pomeriggio, e hanno riferito la loro esperienza, sottolineando l’utilità della presa in carico delle famiglie, che hanno portato le loro difficoltà e i loro conflitti, esprimendo l’ambivalenza del rapporto con la comunità (dipendenza e speranza da un lato, attacco e fuga dall’altro). La Dr. M. Dolcino ha riferito sulle dinamiche del gruppo degli ospiti, nel quale le interazioni tra di loro sono esplicitate in modo molto signif icativo e sono possibili anche interventi di mediazione. Tutti i partecipanti, oltre a riferire su quanto è stato fatto, hanno cercato di trarre delle conclusioni utili per il futuro e di proporre iniziative per il prossimo anno. Dal punto di vista assistenziale è emersa la necessità di ampliare l’intervento terapeutico rivolto agli adolescenti, associando l’accoglienza in comunità a una presa in carico globale, che preveda anche un centro diurno e/o un trattamento semiresidenziale), un night-hospital, un servizio di psicoterapia intensiva e urgente per i casi che presentano un esordio acuto di una grave forma psicopatologica. Per il Centro Semiresidenziale, in accordo con l’ASL 3, è stato già avviato un concreto progetto di attuazione. Inoltre sono stati discussi alcuni progetti concernenti


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l’attività culturale, la ricerca clinica e la formazione. Prima di tutto è stato programmato un Convegno sulla Psicopatologia in Adolescenza, che dovrebbe essere organizzato nel prossimo autunno. Inoltre a breve inizieranno a frequentare la Comunità gli studenti del Corso di Laurea per Educatori e quelli di Psicologia. È stata inoltre ipotizzata la possibilità di istituire un Corso di formazione in Psichiatria dell’Adolescenza in collaborazione con l’Università di Genova e l’ASL 3. Infine sono stati individuati alcuni temi di ricerca clinica: la psicoterapia dei pazienti in comunità, l’inquadramento diagnostico della forme psichiatriche adolescenziali, l’uso dei farmaci, l’applicazione della teoria dell’attaccamento. Queste sono state le riflessioni del gruppo. Non bisogna tuttavia nascondere le difficoltà e le insidie della sfida intrapresa appena un’ anno fa. Il rischio di fallimento, il peso delle responsabilità, l’alto grado di pericolosità dei casi inse-

riti negli ultimi mesi rappresentano motivi di preoccupazione e di attenta analisi di quanto è stato fatto. L’adolescenza è per eccellenza l’età del rischio e dell’incertezza; una comunità come la nostra condivide tale difficile esperienza. Non vi sono punti di riferimento certi, né linee guida validate da ampie esperienze. Ogni intervento rappresenta un tentativo meditato, ma richiede di essere sottoposto alla verifica dei risultati L’unico modo per superare queste difficoltà è rappresentato dalla possibilità di creare veramente un lavoro di rete tra la Comunità e tutti i servizi. L’esempio più significativo è costituto dal problema delle crisi acute e degli agiti devastanti; si richiede una consapevolezza dei limiti e delle possibilità di ciascuna struttura. Solo una stretta collaborazione e la possibilità di realizzare programmi a lungo termine possono consentirci di affrontare adeguatamente i casi più difficili. Il prossimo anno, il secondo, dovrà essere quello delle verifi-

che e del consolidamento delle nostre iniziative. * Direttore Sanitario Comunità ** Coordinatore Comunità

Le foto del servizio, scattate all’interno della struttura, illustrano bene l’origine del nome della comunità “La Finestra sul Porto”

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le foglie di trasta

LAVORO: UN PROBLEMA NON DA POCO Mi sembra ieri che sono entrato qui dentro e invece sono passati 2 anni e mezzo. Ora mi sto affrontando nella parte finale della comunità, cioè il reinserimento nella società, andando ad affrontare le problematiche giornaliere di vita, andando a cercare lavoro, portando curriculum in giro per le varie agenzie interinali o nelle varie ditte, consegnandoli personalmente o inviandoli tramite Internet con delle e-mail nella speranza che qualcuno ti dia una risposta positiva e finalmente dire ci sono riuscito anche, io come tanti altri, a trovare un’occupazione . Ma per raggiungere certi obiettivi ci vuole tempo, determinazione, costanza e non arrendersi mai, anche quando le cose non vanno come devono andare, cercare di non abbattersi per tutti i: “grazie siamo già a posto, comunque le faremo sapere”. La rabbia, la delusione il malessere, molto facilmente prendono il sopravvento su di noi e le tentazioni fuori sono moltissime e di ogni genere. Il “reinserimento” è anche affrontare tutte le difficoltà, la gestione del denaro, il sapersi organizzare mensilmente, le varie spese, preventivare facendo dei consultivi mensili, cercare di far bastare i soldi e cercare di risparmiare mensilmente qualche cosa (è molto difficile riuscirci). Io personalmente, proprio in questi giorni sono riuscito nell’impresa di trovare lavoro e comincerò lunedì prossimo nella nuova avventura come corriere per una ditta di Genova. Sono ansioso e curioso di cimentarmi in questa nuova avventura ma nel contempo determinato e concentrato. P.

“Le Foglie di Trasta” è il mensile che dà voce alla Comunità di Trasta. L’Abbraccio gli dedica tre pagine. La scelta è motivata dal desiderio di far conoscere lo sforzo e l’impegno dei ragazzi della comunità. Gli articoli che L’Abbraccio ospita in questo numero sono stati selezionati dalla redazione de “Le Foglie di Trasta”.

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LE MIE ESPERIENZE IN COMUNITÀ

LA MIA RICADUTA

Sono molti anni che so di avere un problema con l’alcool. Fin da giovane ho iniziato subito a bere continuando con l’abuso, più o meno, di quasi tutte le sostanze stupefacenti. Ma di tutto questo la sostanza che mi ha fatto toccare il fondo è la bottiglia. Circa 6 anni fa, ho fatto la mia prima esperienza comunitaria, perchè ero arrivato all’ingestibilità totale della mia vita. Finito il mio primo programma comunitario mi sono ritrovato ad affrontare la vita, ma purtroppo non sono durato molto nell’essere sobrio o, a dir si voglia lucido, quindi nel giro di pochi mesi mi sono ritrovato nella medesima comunità a ripercorrere lo stesso programma, con lo stesso risultato. Ritoccando ancora il fondo. Non mi sono fatto mancare l’esperienza carceraria, dopo di che ho deciso di affrontare in maniera definitiva il problema con qesta sostanza che mi ha rovinato la vita. Sono arrivato alla comunità CEIS di Trasta con l’anno nuovo, provenendo da un altra struttura. In passato alcune persone, a me care, mi avevano parlato molto bene del CEIS e conseguentemente ho chiesto io di approdare qui. Di tutte le esperienze comunitarie, penso di portarmi dietro qualcosa di utile per affrontare la mia dipendenza, voglio con qesta opportunità, che è il CEIS, riuscire a chiudere il cerchio intorno a me, lasciando fuori tutto ciò che ha comportato la mia schiavitù all’alcool. In questo mese a Trasta ho avuto modo più diretto per lavorare su me stesso, non voglio sprecare l’occasione che ho. Ne vale della mia vita.

Mi chiamo I. e ho conosciuto il centro nel 1999. Adesso ho 30 anni. Nella mia vita sono più le cose brutte che mi sono cercato che le cose belle, purtroppo. Forse perchè già da piccolo ero molto libero e le compagnie in periferia sono quelle che sono. La mia prima comunità l’ho fatta da giovanissimo e, come capita spesso a noi tossicodipendenti, non sono riuscito a trovare uno sfogo, uno sport, un lavoro che mi appagasse veramente. Fuori è una realtà che non riesco a concepire, ma l’accetto, perchè se tutti ragionassero come me sarebbe utopia. Qui ora sto cercando di reagire, per poter avere un futuro sereno senza più ricadute. Ogni qualvolta fanno sempre più male. È sempre dura ricominciare. Ma non è neanche molto tardi.

H.

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I.


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IL MIO RAPPORTO CON GLI OPERATORI Va detto subito che sono 23 mesi che sono in comunità, nell’arco di questo tempo ho fatto un po’ di cazzate, alcune molto serie altre un po’ meno. E, a mettermi davanti ai miei errori fatti, ci sono stati sempre i miei cari operatori. Con loro ho avuto momenti difficili e molto duri, fatti di incomprensioni e incazzature. C’è voluto un po’ di tempo per capire che, alle volte, avere con me un atteggiamento molto duro era per farmi riflettere e quindi a fin di bene. Detta cosi sembra una cosa abbastanza comune, ed è per questo che voglio essere più preciso. Quando ho fatto delle cazzate serie (ricorrere all’uso di droghe) sono stato ripreso in ufficio dall’operatore (Luca), un uomo dalla statura piccola, ma con una gran voce quando si tratta di urlarti. Il passo successivo al “fischione”, è stato che ho dovuto lasciare le mie sigarette in uff icio e sono stato messo in punizione, qua in comunità si dice “andare ai lavori”, per riflettere su quello che ho commesso. Questo tipo di riflessione è durata circa un mese, dove non potevo parlare con nessuno e lavorare dalle ore 07.00 del mattino alle ore 22.00 di sera con 7/8 sigarette al giorno. Ecco, quando parlo di momenti difficili è quello che vi ho appena raccontato e, in quei momenti, il mio rapporto con gli operatori era molto acceso e incazzoso. Un altro episodio che mi viene in mente è che, dopo un uscita svago che avevo fatto, ho avuto la brillante idea di farmi una lampada prima di rientrare senza averlo comunicato. Appena sono arrivato mi hanno chiamato in ufficio e mi hanno “stappato le orecchie” e sono andato a pulire i cessi di sabato sera mentre tutti gli altri si guardavano il film. Per raccontarvi tutte le volte che sono finito in direzione o

messo ai lavori dovrei scrivere un libro e non mi sembra il caso. Voglio dirvi che non sono stati inutili questi momenti, diciamo di “riflessione”, perchè, dopo 2 anni circa, ho riconosciuto alcune mie problematiche e dinamiche sbagliate su cui ho potuto lavorare e migliorarmi, anche se ancora su certi punti devo continuare a lavorarci. Ho molta fiducia negli operatori, anche se la maggior parte delle volte fa male sentirsi dire quali sono i propri problemi, paure e difficoltà nell’affrontare la vita senza usare sostanze. Nell’arco di tutti questi mesi di comunità ho visto cambiare un po’ di cose: è andato via il direttore della struttura ed è arrivata la nostra cara direttrice, il rapporto con lei è partito abbastanza bene poi, a causa delle mie „stronzate” è andato peggiorando sempre di più. Ecco, in quei momenti ho rimpianto il vecchio direttore, anche perché, ovviamente, anche in quel periodo sono stato messo ai lavori. Il suo modo per stimolarmi era provocarmi, sempre a f in di bene, ma al momento quando lo faceva era molto poco piacevole. Devo dire che ho sempre avuto molto rispetto per loro come persone e per quello che fanno per noi, anche quando ho commesso degli errori mi hanno sempre dato la possibilità di ricominciare da dove sbagliavo. Adesso la mia operatrice Laura è un po’ più serena con me (almeno spero); anche lei, quando ho avuto il periodo „no” c’è rimasta molto male. Prima della mia ricaduta aveva abbastanza fiducia in me, come un po’ tutti gli altri operatori. Laura adesso è più disponibile nell’accettare le mie richieste di uscita e quant’altro. Avendo anche un po’ tradito la fiducia che aveva riposto in me, era diventata „mister no”, nel senso che, quando le facevo qualche richiesta, ancora prima che la proponessi, mi diceva sempre la stessa frase: “NO, PERÒ DIMMI”, questa cosa è andata avanti per circa 3 mesi e mezzo. Finalmente questi brutti periodi sono passati. Adesso sono molto più sereno con me stesso e anche con i miei cari operatori. A. 15


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