Skip to main content

Ceis Genova L'abbraccio n°56

Page 1

L’ABBRACCIO 56

Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova

Narcotraffico l’Onu dichiara guerra

16126 Genova - Via Asilo Garbarino, 9/B Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.02.02 r.a. Direttore Responsabile: Silvano Balestreri Realizzazione e stampa: TotalPrint Genova S.r.l. N. 56 • 2° Trimestre 2009 - N. 2 del 2009 Prezzo 1,00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Inscrizione al R.O.C. n° 16776 del 17/04/2008 Poste Italiane S.p.A. sped abb. postale - D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova


L’ABBRACCIO Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione spedita in abbonamento postale

Fassolo

Trasta

Via Asilo Garbarino, 6-9/B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02 In questa sede sono offerti i servizi: Accoglienze notturne per tossicodipendenti “Casabella” e “Odissea”, accoglienza per minori stranieri “Samarcanda”, presidio residenziale per minori stranieri richiedenti asilo “Tangram”, Prevenzione, Inserimento disabili, Direzione e uffici.

Salita Cà dei Trenta, 28 - 16159 Genova Rivarolo Comunità Terapeutica Riabilitativa, Comunità di Reinserimento Sociale, Comunità semiresidenziale e residenziale di Accoglienza, Auto Aiuto Tel. 010.7404474 - Casa alloggio “La Tartaruga” per persone malate di Aids Tel. 010.7411128 “Castore e Polluce” comunità per persone con doppia diagnosi Tel. 010.7403071

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Ramon Fresta In redazione Aldo Castello Disegni Piccardo, Reginaldo In copertina La campagna dell’Onu contro la droga Foto Equipe Prevenzione, Alessandro Lanza, Giorgio Raffo Hanno collaborato Cinzia Bruno, Roberto D’Alessandro, Marialuisa Guelfi, Florinda Leo, Giovanni Lizzio, Paola Ottenga, i Ragazzi di Trasta, Gabriele Tagliatti

Siamo anche in tutta Italia

Direzione e redazione Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010. 25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

La nostra filosofia

• BOLZANO

Impaginazione e stampa TotalPrint Arti Grafiche Genova S.r.l. Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Sped. abb. postale 50% - Genova

• BELLUNO

iamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi.

S

• TRENTO • VARESE

VICENZA • TREVISO • • IVREA • VERONA • VENEZIA • MILANO • CREMONA • PADOVA • PIACENZA • TORINO • VERCELLI • PARMA • MANTOVA • REGGIO EMILIA • MODENA • BOLOGNA • RAVENNA

• AOSTA

Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa.

• GENOVA

• SANREMO

• LA SPEZIA • PISTOIA • PRATO • FIRENZE

Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi.

• AREZZO • JESI

Chi siamo Dove siamo

• MUCCIA • SPOLETO

Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo.

• ALBA ADRIATICA • PESCARA • VITERBO • ANGUILLARA • CIVITAVECCHIA

Via Asilo Garbarino, 6 B - 9 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

• ROMA • ANZIO • FORMIA • CASERTA

• BARI • AVELLINO

• GRAVINA

Enrico Costa Presidente • CAGLIARI

Paolo Merello Direttore Generale E-mail: csgenova@csgenova.org Pagina Web: http://www.csgenova.org

• COSENZA

• CATANZARO

Federazione Italiana Comunità Terapeutiche Tel. 06.66.16.66.68 Via Bravetta, 365 00164 Roma Presidente Don Mimmo Battaglia

2

• MESSINA • REGGIO CALABRIA

• CATANIA

Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.


L’ABBRACCIO EDITORIALE

La droga è sempre in agguato e le comunità sono indispensabili di Enrico Costa*

“L

a droga ha il controllo sulla tua vita? La tua vita. La tua comunità. Non c’è posto per la droga”… è il tema della campagna triennale contro la droga dell’UNODC (Uff icio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine) lanciata il 26 giugno 2007, il focus per il 2009 è sul traff ico illecito di droga. Sono partito da questa campagna perché, in occasione dell’annuale giornata contro la droga, voglio condividere con voi alcuni ragionamenti. La prima riguarda il traffico illecito e la sua incidenza nella nostra Regione: il 2009 si è aperto con un sequestro record di 9 tonnellate di cocaina, pochi giorni fa la notizia dello smantellamento di una organizzazione di rom che movimentava una decina di quintali di droghe al mese; nel mezzo una serie infinita di sequestri e la notizia shock, fornita dalla regione, che si iniziano ad usare droghe a 11 anni. Se a questi uniamo i dati forniti dal Dipartimento centrale antidroga: 502 morti nel 2008 (più di uno al giorno), oltre 35.000 denunce per reati collegati agli stupefacenti, circa 1200 minori coinvolti nel narcotraffico con un aumento considerevole delle quantità di sostanze sequestrate. E se, inf ine, allarghiamo lo sguardo sul mondo, Il risultato che otterremo è assolutamente allarmante: aumenta l’uso delle droghe sintetiche e della

cocaina, sono sempre di più gli studi scientifici che denunciano i gravi danni irreversibili prodotti al fisico umano da, quelle che ci si ostina a chiamare, “droghe leggere”. Fonti dell’ONU stimano in 25 milioni i tossicodipendenti nel mondo e parlano di almeno 200.000 morti all’anno per effetti correlati alla droga. Non dobbiamo dimenticare che tutto ciò contribuisce ad alimentare le organizzazioni criminali italiane e mondiali dedite al narcotraffico; organizzazioni che sono legate anche al terrorismo internazionale (si vende droga per acquistare armi). A questo punto sorge spontanea la domanda su cosa si possa fare per mutare questa situazione, per invertire questo trend autodistruttivo che coinvolge così tanta gente nel mondo. Nel giornale troverete diversi articoli interessanti inerenti l’analisi della situazione genovese ed alcune proposte di cambiamento. Da parte mia intendo aggiungere che il Centro di Solidarietà è ben conscio della situazione e delle criticità inerenti ad essa; proprio per questo motivo stiamo lavorando all’organizzazione di due importanti appuntamenti, uno in ottica locale ed uno invece di respiro mondiale. Si svolgeranno entrambi a Genova ed avranno come tema una riflessione sul lavoro svolto finora dalle Comunità terapeutiche per tossicodipendenti, la

forma più efficace e completa per il recupero, e loro possibili evoluzioni; con questi due incontri intendiamo raccogliere esperti che si confrontino per iniziare a delineare strategie di intervento per il futuro. Ho sentito in giro che qualcuno mormorava sull’opportunità di chiudere le comunità, vor rei rispondere a queste persone invitandole a Trasta a vedere che tipo di lavoro facciamo, quali risultati si ottengono e quali siano l’impegno e la gioia da parte dei ragazzi e degli operatori al raggiungimento degli obiettivi prefissi. Vorrei inoltre invitarli a documentarsi su quanto il movimento delle comunità sia cambiato negli ultimi vent’anni per trovare risposte adatte ad un fenomeno in continua evoluzione. Oggi quando si parla di comunità bisogna pensare a strutture complesse che, al loro interno, propongono percorsi differenziati e personalizzati che possono essere residenziali, diurni, serali, di consulenza o di supporto. Si rivolgono a persone con problemi di dipendenza patologica, di dipendenza associata a malattia psichiatrica, a sieropositivi, a mamme con bambini, a chi ha difficoltà a reinserirsi, ai loro famigliari…insomma ad una vasta fetta del mondo del disagio. Sono stati fatti sforzi enormi per passare da interventi sostenuti solo dalla buona volontà a prassi basate su solide basi scientifiche e sorrette dalla grande professionalità -in costante aggiornamento- di chi opera al loro interno. I nostri operatori fanno parte delle società scientifiche, siedono ai tavoli di concertazione locali, nazionali ed internazionali in materia di droghe… Ma, evidentemente, per qualcuno tutto ciò non è sufficiente a riconoscere la bontà del lavo3


L’ABBRACCIO EDITORIALE

ro che stiamo portando avanti; se ancora, nel momento di scarse risorse, si pensa a tagli e non ad una ottimizzazione dei mezzi impiegati. Sono anni che andiamo chiedendo un adeguamento ai livelli europei dei fondi destinati alle dipendenze; persino il Presidente della Camera, ON. Fini, ha recentemente concordato che non si può contrastare la diffusione della droga con risorse inadatte, a Trieste (sede della conferenza nazionale sulle droghe) il Governo si è preso degli impegni nei confronti delle organizzazioni e degli operatori presenti… noi stiamo aspettando di vedere le parole che diventano fatti concreti. Nel frattempo non ci fermiamo, abbiamo aumentato l’impegno nella prevenzione con l’aiuto dei privati, abbiamo raddoppiato le risposte per i minori stranieri, continuiamo l’impegno per il collocamento lavorativo dei disabili e per le attività di bassa soglia. Continuiamo ad essere fermamente convinti che le risorse impegnate in questo campo siano un “investimento sulla qualità della vita della società”, investimento che da come risultati il passaggio tra gli attori attivi e produttivi di persone che prima erano un costo per la società, offre f inalmente tranquillità alle famiglie e permette di salvare vite umane… vi pare poco? Concludo con una speranza riferita alla campagna dell’ONU: mi auguro, che con l’impegno di tutti, il prossimo anno si possa dire che siamo riusciti ad invertire la tendenza e che la droga controlla molto meno di prima le nostre vite! *Presidente Centro di Solidarietà di Genova 4

Discorso del Segretario Generale dell’Onu “L’ABUSO DI DROGA PUÒ ESSERE PREVENUTO, CURATO E CONTROLLATO”

L’appello ai Governi del Segretario Generale dell’ONU per aiutare i tossicodipendenti e contrastare la produzione e il traffico di stupefacenti. Quest’anno ricorre il centenario da quando, 100 anni fa, si riunì a Shanghai la Commissione sull’Oppio per fermare l’aumento allarmante dell’uso di oppio. In anni più recenti, le Convenzioni delle Nazioni Unite hanno contribuito ad affrontare le sf ide dell’abuso di droga e a ridurre le terribili perdite in termini di individui, famiglie e società. L’abuso di droga può essere prevenuto, curato e controllato. Esorto, dunque, gli Stati membri a rendere più efficaci i loro interventi nel campo della prevenzione e ad integrare i trattamenti per le tossicodipendenze nei programmi della sanità pubblica. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità e l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine continuano a lavorare con i governi e i loro partner per rafforzare i trattamenti per le tossicodipendenze in tutto il mondo. Esorto, inoltre, la completa attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite contro il Crimine Organiz-

Ban Ki-Moon

zato Transnazionale e della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Corruzione. Questi strumenti possono aiutare nella lotta a prevenire e controllare i crimini legati alla droga, che rappresentano una seria minaccia per la sicurezza in numerose parti del mondo. Una maggiore assistenza allo sviluppo e un rafforzamento dello stato di diritto sono necessari nei paesi che sono più esposti a coltivazione, produzione e traffico illecito di droga. Senza questi elementi essenziali, questi Stati rischiano instabilità e incontreranno sf ide sempre maggiori nel raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. In questa Giornata Internazionale contro l’Abuso e il Traffico Illecito di Droga, è importante unirsi insieme per aiutare le persone affette dalla dipendenza dalla droga e per ridur re il numero di posti pericolosi nel mondo dove le droghe sono prodotte, vendute e consumate.


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

Il nuovo ruolo della comunità: assistenza personalizzata a misura delle diverse esigenze degli ospiti di Giovanni Lizzio*

I

l ruolo della comunità terapeutica negli anni è profondamente cambiato: negli anni ’70 erano presenti pochissime CT sul territorio nazionale, tutte pressoché rivolte a eroinomani. La domanda di trattamento era riferita ad un allontanamento def initivo dal mondo della droga e dal suo contesto di delinquenza per arrivare alla ricostruzione di una identità personale senza l’appoggio della droga. Oggi la richiesta è maggiormente differenziata, per trattamento e per tipologia di sostanza utilizzata; l’uso e abuso di sostanze oggi è anche al fine ricreativo e non solo “compensativo” come in passato ed il contesto familiare e sociale di riferimento delle persone tossicodipendenti non è necessariamente deteriorato. Semmai sempre più oggi si può parlare di disagio personale, di solitudine e incapacità comunicativa, nell’era della comunicazione globale, di buona disponibilità economica ma di scarsissima capacità progettuale personale prima, e professionale poi. Si diversificano quindi le dipendenze, dall’eroina alla cocaina, all’alcool alle pastiglie allucinogene, al gioco d’azzardo patologico. Anche l’età di inizio dell’uso di stupefacenti si è sempre più abbassato fino ad arrivare ai 14/15 anni. Alla Comunità oggi è richiesto di gestire una molteplicità di problemi e di dipendenze, con la scarsità di disponibilità economiche che

affligge il sistema sociale e sanitario. Il risultato di questi “ingredienti” sono percorsi di breve durata (che costino poco alle tasche pubbliche) e mirati sulla sostanza da cui la persona dipende, spostando di fatto il centro dell’attenzione dalla persona alla sostanza di cui abusa. Centrale resta invece la riabilitazione della persona, del suo contesto familiare e sociale e l’efficace reinserimento nella società. C’è poi da considerare anche che la Comunità oggi svolge anche una funzione di controllo e contenimento sociale, nonché di risparmio economico rispetto a trattamenti erogati direttamente dal Servizio Pubblico (Ospedale, Carcere..).

La possibilità per la Comunità di operare percorsi e trattamenti efficaci è tutta concentrata nella “porta di ingresso” della comunità stessa, l’invio: un invio progettato e concordato con obiettivi chiari e condivisi permette un’eff icace presa in carico e monitoraggio della persona. Un’invio coerente con il percorso che la persona deve intraprendere e il cammino che le altre persone della comunità stanno già facendo facilità l’inserimento e la motivazione al trattamento nella persona stessa. In sostamza, è necessaria un’efficace concertazione e strategie condivise tra servizio pubblico e CT nella definizione e monitoraggio dei trattamenti. Spesso la CT è utilizzata prevalentemente come contenitore per pro5


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

getti di riduzione del danno e contenimento del disagio individuale e sociale, perdendo la sua funzione primaria di aiuto al cambiamento e autonomizzazione per la persona inserita. Pertinenza dell’invio allora è anche integrazione tra le diverse realtà territoriali che si occupano di disagio e dipendenza; è anche possibilità di sperimentare borse lavoro ed altri strumenti per il reinserimento lavorativo della persona che conclude un trattamento in Comunità; è soprattutto pensare al dopo-comunità e non solo al durante. ALCUNE RIFLESSIONI

L

a forza della comunità: il lavoro di gruppo, l’introspezione personale ed il conseguente lavoro sul comportamento, in un luogo che è protetto e che accompagna al reinserimento.

La comunità è il luogo nel quale avviene il processo di cambiamento della persona:non è un lavoro semplice e ha bisogno di tempo e di motivazione, tutto ciò va tutelato. “Vittime del nostro successo”: alle comunità è chiesto oggi di derogare molto dai confini del proprio modello di intervento per accettare di trattare comunque le persone; la capacità di risposta porta a saper “sbrogliare” le urgenze ma rischia di far perdere identità al gruppo e alla comunità stessa. Prevenzione e promozione della salute: è necessario definire linee comuni tra SerT e Comunità ma anche con le altre realtà territoriali (scuole,oratori, luoghi di aggregazione giovanile) e strutturare interventi condivisi per prevenire situazioni di abuso e dipendenza.

Giovanni Lizzio mentre interviene al seminario che si è svolto nel maggio scorso alla Biblioteca di Quarto, sul nuovo percorso delle comunità terapeutiche nell’ambito del trattamento delle dipendenze.

*Responsabile terapeutico del Centro di Solidarietà di Genova

Una storica azienda genovese si rinnova e propone la sua gamma di prodotti di alto livello qualitativo corredata dalla certificazione della qualità ISO 9002.

DA OGGI LE PITTURE PER L’EDILIZIA, L’INDUSTRIA E LA MARINA AVRANNO IL NUOVO MARCHIO

Una garanzia in più di continuità e adattamento alle mutevoli esigenze del mercato Colorificio Federico Torre S.p.A. - Via Romairone, 72 16163 Genova - S. Quirico Tel. 010.72.64.911 - Fax 010.72.64.948 6


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

Comunità, gli inserimenti continuano a crescere ma le strutture regionali sono sotto utilizzate di Roberto D’Alessandro, Marialuisa Guelfi, Cinzia Bruno, Gabriele Tagliatti*

I

l processo che coinvolge congiuntamente Sert e Enti accreditati in relazione ai programmi terapeutici semiresidenziali o residenziali è costituito da diversi elementi, alcuni sicuramente peculiari del Dipartimento delle Dipendenze: • la presenza sul territorio di Enti accreditati diversi tra loro per storia, ispirazione, metodologia, programmi (complementarietà) • l’operatività dei servizi dei Sert che, a fronte di alcune omogeneità, presentano anch’essi diversità tra loro, di tipo organizzativo, di indirizzo clinico, di orientamento metodologico (diversità come arricchimento o come frammentazione che impoverisce?) • la partecipazione degli Enti accreditati al tavolo di programmazione costituito dal Comitato di Dipartimento insieme al Sert inteso come servizio pubblico: ovvero la possibilità, intrisa di potenzialità ma anche di insidie, di tenere insieme l’ente regolatore e finanziatore con gli enti titolari dell’erogazione delle prestazioni (corresponsabilità / co-progettazione) • la definizione di una prassi e una metodologia che riguardano tutto il processo dell’inserimento comunitario nelle sue componenti cliniche, amministrative, finanziarie: la decisione di procedere all’inserimento (verifica delle motivazioni, definizione degli obiettivi), la scelta della struttura, la preparazione congiunta all’inserimento, l’inseri-

mento, la valutazione in itinere, la valutazione finale (co-gestione e condivisione del processo, valutazione congiunta). La scommessa del Dipartimento dovrebbe essere, o avrebbe dovuto essere, quella di far evolvere il concetto originario di “collaborazione” verso quello di “messa in rete” fino alla possibilità di “fare sistema” (che comprende le accezioni di complementarietà, corresponsabilità, co-progettazione co-gestione del processo, valutazione congiunta). Sistema è un insieme di elementi che interagiscono tra di loro in modo da raggiungere uno scopo comune. Ogni elemento ha senso solo se considerato nella relazione con gli altri. Sistema non può che richiamare il concetto di complessità, ed è proprio la complessità del contesto e degli attori in campo che necessita di tale approccio: uno scenario in costante movimento ed evoluzione: cambiano le caratteristiche degli utenti, le sostanze e gli stili di consumo, le condizioni sociali e i livelli di integrazione familiare e ambientale, cambiano le motivazioni e le domande, gli obiettivi; cambiano gli operatori (sia fisicamente che come stili e metodologie professionali), cambiano le comunità (operatori, orientamenti, strumenti, programmi, ecc..), giusto allora porci alcune domande: • come valutiamo oggi la scommessa-dipartimento come capacità di fare sistema? • che voto diamo alla nostra capa-

Roberto D’Alessandro

cità di integrazione, complementarietà, corresponsabilità? • quanto riusciamo a cambiare per tenere testa ai cambiamenti del contesto? • quanto ci def iniamo ancora come noi e voi? • quanto il nostro sistema risente delle debolezze e incertezze a livello politico e amministrativo (sia nazionale, che regionale, che aziendale, che dipartimentale)? Domande dalle quali ne discendono altre che ci avvicinano all’operatività: • quanto il nostro sistema è efficace ed eff iciente, appropriato, rispondente alle domande manifestate dall’utenza …..? • quanto siamo capaci di innovazione e di flessibilità organizzativa e terapeutica? • quanto investiamo in termini di organizzazione, formazione e valutazione? La giornata di oggi può stimolarci a rispondere a queste domande 7


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

soprattutto a tracciare una prospettiva per il futuro. Di fatto ci siamo posti queste ed altre domande dall’avvio dell’esperienza del gruppo misto Sert-Comunità, e abbiamo nel tempo maturato alcune consapevolezze: per fare sistema dobbiamo innanzi tutto avere ben chiaro chi siamo, quindi conoscerci e confrontarci di più. Secondariamente riconoscerci in una organizzazione comune, condividere obiettivi comuni facendo convergere verso di essi le nostre specificità e specializzazioni: • per fare questo occorre aumentare la nostra capacità di valutazione del processo e dell’esito del nostro lavoro: dobbiamo poter disporre di un sistema di raccolta dati per aumentare la scientificità delle nostre valutazioni e apportare modif iche basate su evidenze e tendenze osservate nella realtà, evitando di procedere a vista o per sensazioni; • dobbiamo puntare sempre più al controllo e alla qualificazione della spesa, ovvero spendere bene le poche risorse disponibili ma anche evidenziare agli 8

amministratori l’impossibilità di reggere un sistema così articolato con risorse inadeguate; • dobbiamo poter effettuare analisi approfondite suffragate da dati che ci consentano di controllare tutto il processo e evidenziarne le disfunzioni connettendo l’analisi dei bisogni, l’analisi delle risorse, l’evoluzione della domanda, le linee e gli indirizzi politici, finanziari, organizzativi. A questo punto è naturale chiederci quale sia la situazione rispetto ai dati. Dal 2004 al 2006 (in parte anche il 2007) è stato portato avanti un lavoro articolato che ha consentito di raccogliere molti dati. Il sistema comprendeva la verifica incrociata dei dati ricavati dalle fatturazioni, dai moduli di inserimento in comunità (moduli 1 e 2), dai dati in possesso alle zone del Sert e alle Comunità. Un sistema tuttavia molto dispendioso in termini di risorse temporali, tanto che negli anni successivi non è stato possibile portarlo avanti. È chiaro che l’assorbimento delle risorse a livello territoriale e la scelta nel tempo di

ridurre e ridimensionare i livelli centrali e trasversali del Dipartimento porti qualche ricaduta in termini di prodotto… La necessità di ridefinire il sistema di raccolta dati sembrerebbe aver trovato una risposta nell’applicazione di MFP le cui potenzialità anche sul versante comunità ci potrebbero consentire di dotarci di un meccanismo più snello ed eff icace. Credo sia necessario arrivare a implementare tale sistema e ufficializzarne l’utilizzo, ovviamente previo un nuovo passaggio di addestramento. Certo qui ci scontriamo con l’annoso problema della difficoltà a far maturare la cultura del dato negli operatori, a trovare modi e mezzi per incentivare tale prassi consapevoli che essa comporta un investimento temporale. Ma è una scelta irrinunciabile se vogliamo lavorare secondo criteri di scientificità e qualità. Analizzando i dati che abbiamo potuto raccogliere sul 2007 e 2008 e tentando qualche raffronto, ove possibile, con gli anni precedenti, termino con alcune sintetiche osservazioni su quanto emerso: • Dal 2004 in poi assistiamo a un costante aumento di persone inserite in comunità, soprattutto per quanto riguarda i maschi. Anche la percentuale di utenti inseriti sul totale degli utenti del Sert evidenzia un aumento (dal 9,1 del 2005 al 10,7 del 2008) • Dal 2004 al 2008 si rileva una sensibile diminuzione percentuale di utenti inseriti in strutture dipartimentali (dal 68,2 del 2004 al 50,5 del 2008) a fronte di un notevole aumento di inserimenti in strutture extra regionali (dall’11,4% del 2004 al 29,8% del 2008), Il dato degli inserimenti in strutture regionali permane stabile, intorno al 20%


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

• Il dato sopra riportato presenta disomogeneità a livello di Unità Operative del Sert: È soprattutto l’UO Ponente a privilegiare l’inserimento in strutture extra regionali (31% nel 2007- 37% nel 2008), ma anche il Centro Levante invia circa il 45% dei propri utenti in strutture regionali ed extra regionali. L’UO valbisagno utilizza invece maggiormente strutture dipartimentali (68% nel 2007, 58% nel 2008) privilegiando poi le regionali sulle extraregionali. • Più del 50% del totale degli utenti inseriti in comunità proviene dall’UO Ponente, circa il 33% dal centro levante, e il 16% dalla Valbisagno (2007-2008) • L’età media degli inseriti è di 37 anni. La popolazione degli inviati in comunità è sempre più anziana. Nel 2008 il 23,2% è sopra i 45 anni e la percentuale sale al 43,5 sopra i 40 anni. • Sale anche il numero di inserimenti di ragazzi under 19 che passano dal 1,3 del 2004 al 3,6 del 2008. Se consideriamo la fascia 15-24 anni la percentuali di utenti inseriti è del 13%. Tra gli under 19 le femmine sono il 39% (da notare che la percentuale delle donne in carico al Sert è del 15%). Gli stranieri under 19 sono il 39%. Ben 15 ragazzi su 18 sono stati inseriti in strutture extraregionali • Cresce anche il numero di over 45 (dal 20% del 2004 al 22,7% del 2008). Di questi il 61% va in comunità dipartimentali, il 6% in regionali e il 34% in extraregionali. • Cresce esponenzialmente l’inserimento di utenti doppia diagnosi che passano da 40 nel 2004 a 75 nel 2008. Il 46% dei doppia diagnosi inseriti proviene dall’UO

Ponente mentre il 40% dal centro levante. Il 57% vanno in comunità dipartimentali, il 24% in regionali e il 18,6% in extraregionali. • Le motivazioni degli inserimenti: nel 2008 il 34% viene inserito su richiesta propria o della famiglia, seconda percentuale riguarda la richiesta di “programma individualizzato”, e il 12% la disponibilità di pene alternative. • La motivazione “richiesta utente famiglia” è rivolta con percentuali maggiori alle strutture dipartimentali, così come la “continuità terapeutica”. L’inserimento in extra regionali presenta alte motivazioni nel fallimento di altre strutture, nei tempi di ingresso rapidi, nel programma individualizzato e nella necessità di allontanamento. Le strutture regionali presentano percentuali superiori nella disponibilità di pene alternative e nel forte contenimento. • Riguardo agli obiettivi per l’inserimento, i più segnalati sono “affrontare problematiche della tossicodipendenza”, astensione dall’uso e “lavorare su atteggiamenti tossicomanici”. L’alternativa al carcere rappresenta il 6,6 degli obiettivi. Se accorpiamo le voci affini risulta che: gli obiettivi più

spiccatamente terapeutici (accorpando gli obiettivi 2-4-5-6-8-10) raggiungono il 43,6%; gli obiettivi dell’area riduzione del danno (111) il 17,4%; gli obiettivi legati a gravi condizioni psichiche (14-1516) il 9,5%; gli obiettivi legati a osservazione e sostegno della motivazione il 12,3%, l’alternativa al carcere il 6,6 e il reinserimento sociale il 6% • I dati sui giorni di permanenza in comunità evidenziano un alto tasso di abbandoni nel primo mese, soprattutto nelle strutture dipartimentali, e di abbandoni tra 1 e 3 mesi nelle extra regionali. • Il dato mancante perché implicherebbe un investimento in termini temporali oggi non sostenibile con le forze in campo è quello legato alla valutazione dell’esito, sia rispetto alle motivazioni della conclusione dell’inserimento che all’ efficacia nel tempo del programma comunitario. La valutazione potrebbe trovare maggiore impulso nell’avvio della nuova modulistica che consente una valutazione congiunta tra sert e comunità in itinere e alla conclusione del programma. *Dipartimento delle Dipendenze ASL 3 Genovese

9


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

Doppia diagnosi: gli strumenti diagnostici e la famiglia nel processo riabilitativo di Paola Ottenga*

I

l 24 Aprile a Piacenza si è svolto un incontro promosso dalla Comunità Terapeutica “Emmaus” dell’Associazione “La Ricerca” di Piacenza, coordinatrice incaricata della rete tematica Fict, Federazione italiana comunità terapeutiche, insieme3 al Dipartimento di Neuroscienze e Tecnologie Biomediche dell’Università degli studi di Milano-Bicocca, al Dipartimento di Scienze Sanitarie Applicate e Psicocomportamentali dell’Università di Pavia, all’Università di Chieti e alla Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze. È stata una preziosa occasione di incontro e di confronto fra colleghi di tutta Italia sul controverso tema della Doppia Diagnosi, utile per focalizzare un quadro clinico complesso e spesso sottovalutato anche in ambito specialistico,

Paola Ottenga

caratterizzato dalla concomitanza tra disturbi mentali e disturbi correlati all’uso di sostanze. Il primo elemento emerso è stato che la Doppia Diagnosi di per sé costituisce un indicatore di decorso sfavorevole e di insuccesso del trattamento, in quanto la concomitan-

za dei disturbi sembra rinforzare e peggiorare gli effetti di entrambe le condizioni prese singolarmente. Altri elementi fondamentali nell’eff icacia dell’intervento sono sicuramente la motivazione e l’adesione al trattamento dell’utente e la presa in carico di quest’ultimo da parte dei servizi pubblici, intesi come SerT e Centri di Salute Mentale attivamente collaboranti tra loro nel programmare eseguire il percorso terapeutico. D’altro canto la comunità deve poter garantire un trattamento personalizzato sia nelle modalità di intervento che negli obiettivi, e deve poter offrire una equipe curante multidisciplinare e con una formazione professionale specifica. Di grande interesse è stata la presentazione di uno studio nei Dipartimenti di Salute Mentale che riguarda oltre 400 utenti ospitati presso una ventina di comunità per Doppia Diagnosi che ha permesso di evidenziare alcuni dati cardine per programmare il trattamento dei pazienti con diagnosi di comorbilità. Per quanto riguarda gli aspetti epidemiologici

OPUSCOLI - RIVISTE LOCANDINE- MANIFESTI IMMAGINE COORDINATA VOLANTINI - PIEGHEVOLI BROCHURE - CARTELLINE MODULISTICA - CALENDARI CATALOGHI - LIBRI Via Romairone, 42 E r. - 16163 Genova San Biagio tel. 010.726.95.41 - info@totalprint.it - www.totalprint.it

10


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

è emersa una prevalenza di doppia diagnosi del 1,3%, con un’età media di 42 anni. Il 73% dei pazienti sono maschi, e le diagnosi psichiatriche più rappresentate sono Disturbo di Personalità (37%), Psicosi Schizofreniche (31%), e Psicosi Affettive (17%). La sostanza di abuso più utilizzata è l’alcool, per il 63% in situazione di poliabuso. Spesso, nonostante il percorso comunitario, gli utenti non sono in grado di acquisire una autonomia e una autosufficienza abitativa. È quindi necessario attivare progetti di residenze protette con programmi socio-educativi in fase di dimissione e promuovere spazi di collaborazione tra pubblico e privato sociale, per costituire una rete sociale intorno all’utente da mantenere nel tempo. Inoltre spesso il paziente con diagnosi di comorbilità è etichettato come troppo “tossico “per i servizi psichiatrici, troppo “psichiatrico” per i il SerT e troppo “pericoloso” per essere reinserito nella società, con il risultato che la comunità diventa un “recinto di contenimento” senza nessun obiettivo o aspettative non realistiche e che quindi non si concretizzeranno mai. Sempre più centrale risulta quindi il lavoro

con le famiglie, essenziale fin dall’inizio del percorso comunitario e che deve proseguire anche dopo la dimissione dell’utente. Proprio il lavoro sul nucleo familiare ha interessato gran parte della sessione pomeridiana del convegno, in quanto indispensabile al paziente, utile agli operatori che hanno nei familiari preziosi alleati, e fondamentale per i familiari stessi, alcuni dei quali riaccoglieranno gli utenti dopo la dimissione. Il lavoro si snoda su diversi piani: il riconoscimento e la gestione delle emozioni, anche quelle negative, che emergono riferite agli utenti, sostegno nel riconoscere e affrontare il peso della cura di un parente malato, sia quando era a casa che durante il percorso comunitario, chiarimenti e delucidazioni sulla complessità del quadro clinico e dei sistemi di cura, aiuto concreto nell’accettazione della cronicità e irreversibilità della patologia e nell’elaborazione di prospettive e strategie realistiche. Il lavoro con i familiari deve essere affrontato in diverse fasi: la prima consiste nel contatto con la famiglia e nell’inserimento in un contesto di terapia di gruppo; la seconda

affronta il chiarimento diagnostico del problema dell’utente, l’individuazione di risorse personali e la rielaborazione delle aspettative iniziali; la terza fase consiste nella preparazione del nucleo familiare alla dimissione dell’utente. Dalle relazioni in proposito al trattamento familiare è emersa l’importanza di un percorso dei parenti parallelo a quello comunitario dell’utente per modificare dinamiche patologiche che rischiano di riattivarsi appena il paziente rientra a casa e per garantire un supporto continuativo ai familiari anche dopo la dimissione. Gli ottimi risultati portati in merito dai colleghi hanno contribuito a moltiplicare l’impegno per sostenere il gruppo familiare che nella nostra struttura per Doppia Diagnosi è ancora giovane, anche se guidato da mani esperte. In conclusione l’incontro ha fornito a tutta l’equipe della comunità “Castore e Polluce” l’opportunità di fermarsi a riflettere e confrontarsi sul lavoro quotidiano e di ripartire forti delle esperienze e dei contributi dei colleghi delle altre strutture italiane. * Responsabile comunità Castore e Polluce

I locali della comunità “Castore e Polluce” a Trasta: gli interni con la sala da pranzo e il gazebo nel giardino 11


L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

Quando un figlio diventa all’improvviso ingovernabile i genitori si confrontano per imparare che cosa devono fare di Florinda Leo*

C

on il mese di maggio l’équipe di prevenzione ha avuto l’occasione di avviare, presso la Scuola Media di Casella, una serie di incontri di conoscenza - confronto e progettazione genitoriale. Il significato del setting voleva essere quello di costruire un’apertura attraverso il coinvolgimento di figure adulte (genitori e insegnanti!), significative per il processo evolutivo degli studenti, che potessero vivere la scuola quale laboratorio di progettazioni educative. Gli obiettivi degli incontri hanno complessivamente attraversato le aspettative dichiarate dai genitori, delineandosi nei concetti di performance e di modelli sociali/valoriali in un contesto di “consumo”. Il fenomeno del consumo di

sostanze, oggetto di ampio studio qualitativo durante tutte le attività che hanno visto come destinatari e co - costruttori di progettazioni gli adolescenti, è stato discusso partendo da un’analisi di alcune percezioni raccolte in un campione di n. 256 studenti genovesi appartenenti alla Scuola superiore. L’analisi dei dati ha evidenziato che il consumo di sigarette, sia come primo inizio che come abitudine, ha origine nel condizionamento del gruppo dei pari (85,2%), che trova conferma in quanto atteggiamento “alla moda” (70,7%) ed incoraggiamento secondario nei contesti familiari in cui anche gli adulti sono consumatori (52%). La forza del gruppo nell’implementazione di comportamenti di consumo emerge per tutte le sostanze psicoattive (alcol 76,2%; spinelli

82,8%; altre droghe 64,1%). Mentre lo sballo, come categoria di ricerca di senso nell’utilizzo di suddette sostanze, trova riscontro nel caso dell’alcol per l’83,6%, per gli spinelli nell’82,8% e per le altre droghe nel 75,8% del campione di riferimento. Viene pertanto riconosciuta la capacità delle sostanze di influire sull’organismo a livello sensoriale e non solo, attribuendone un signif icato di evasione della realtà e superamento dei confini definiti nell’arco che va non più dal consentito al proibito, bensì dal possibile all’impossibile. Nel mezzo, soprattutto per alcol (88,7%) e spinelli (78,1%), vi è il divertimento, quello che promette di non deludere mai! Quello per cui è possibile abbassare la percezione del rischio, quello che si è in

La prevenzione tra i giovani

Lavoro di gruppo per gli studenti con l’obiettivo di imparare a socializzare senza emarginare nessuno 12


L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

grado di controllare dentro e fuori il nostro corpo, che, guarda caso, assume sembianze emotive altrimenti difficili da sperimentare. Un divertimento che sta fuori da noi, perché ne siamo padroni nella misura in cui riusciamo a “starci dentro”, a contenere quello sballo tanto ricercato. E laddove ciò non basta, giunge anche la ricerca del piacere del rischio. Chiaramente non verso quelle sostanze per cui vi è assenza o comunque abbassamento della sua percezione, come nel caso delle sigarette, dell’alcol e degli spinelli, ma nei confronti di tutte le altre droghe illegali che, per motivi non ben definiti, assumono, almeno per alcuni giovani, un significato diverso, ove il conf ine si gioca anche sul f ilo del fascino dell’azzardo. Molti interrogativi spaziano nella mente degli addetti ai lavori e di chi, nel ruolo di adulto, si affaccia al variegato “mondo in fieri”. È così che negli incontri di Casella, si è cercato di essere un pò meno spettatori ed un po’ più responsabili di un mondo fatto di accadimenti, ove si intersecano significati ed esperienze autentiche di persone in formazione. Per questi adulti il concetto di performance si collega ad elementi di competitività, di superamento di limiti fisici e psicologici che scavalcano operazioni di sviluppo di capacità di vita quali l’intelligenza interpersonale, autoefficacia, autorealizzazione partendo da una dimensione singolare per divenire espressione sociale e pro sociale. Salto espressivo, di sovente, garantito da sostanze - protesi di “addiction” che non fanno altro che collocare la persona, sia essa giovane che adulta, in un altro da sé, per cui la società performante

(in contesti ludico - ricreativi: sport, happy hour, ecc.) ne esalta le funzioni e caratteristiche momentanee, senza, tuttavia, sostenerne/contenere l’e(in)voluzione. Il genitore, sembra quasi, osservare attonito e spaventato ciò che succede, con un margine di impatto verso le scelte ed i comportamenti dei figli che ha a che fare con emozioni che inducono più ad atteggiamenti di controllo, che di costruzione positiva e critica della realtà. Paiono emergere spinte giovanili verso modelli educativi che volgono ad ambienti lontani da quelli domestici (protettivi), ove ciò che prima veniva vissuto come “l’altro” (alternativo) diviene il conosciuto e l’esperito, passando da pratiche di rischio a normali condotte sociali di gruppo. E chi da tali spinte si discosta, si sente “sconfitto” ed “out” con episodi sporadici di azioni che mirano all’ingroup più che all’outgroup. Gli adulti assistono, quasi attoniti, ad un palcoscenico sociale ove un accuratissimo lavoro di cosmesi spinge i corpi dei loro “bambini” a gustare i Paesi dei Balocchi. Uno spazio tempo, sostenuto dall’identità del consumatore che, come dice il prof. Gatti, convinto di essere lui a scegliere, si ritrova ricco di cose inutili con un senso di sazietà legato alla volatilità degli oggetti, trasformati in soggetti di cult e sostenuti da palinsesti inneggianti “la bella vita e la bella musica … anche stasera nessuno sarà deluso!”. Accanto a questa situazione, descritta e localizzata nel contesto cittadino, si narrano episodi di consumo, sostenuto anche da soggetti adulti, facenti parte della collettività di riferimento, da cui si

evidenzia la necessità di definire i margini di coerenza educativa percorribili nel complesso contesto dei consumi. Fanno da eco le contraddizioni tra il pensare ed il fare dell’adulto, tra i desideri che si proiettano sui figli e la consapevolezza dell’imprescindibilità del loro processo di crescita. Il rischio, come definisce G. Cappello, è di una crisi vissuta principalmente da madri, padri, insegnanti che entrano improvvisamente in contatto con un figlio o un allievo diventato spesso ingovernabile. Un bambino il cui raggio di azione è uscito abbondantemente dalla sfera di fragile controllo, ove si fa spazio una domanda di intransigenza proiettata frequentemente sui figli degli altri; mentre nei casi più “fortunati” gli educatori si attrezzano, attraverso anche il mutuo sostegno, di un’identità che li sostenga nel complesso compito educativo. A questo livello, il dialogo, la relazione ed una ridef inizione del controllo come attenzione nei confronti di …, paiono essere strumenti educativi da confermare ed ampliare a più livelli affinché non siano solo i “soliti volti noti” a pensare, bensì una massa critica adulta più consistente. L’immaginazione va verso percorsi di confronto ove lo “sf igato” può assumere un altro significato, ove la “lucidità” può riappropriarsi del suo valore etimologico e semantico, ove l’adulto non si sente più solo, bensì parte di una rete sostenitiva del processo di crescita del giovane attraverso un forte patto educativo. * Operatrice Settore Prevenzione del Centro di Solidarietà 13


L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

Il Centro di Solidarietà di Genova sta organizzando un convegno dal titolo: “ESORDI E PERCORSI RIABILITATIVI: la valutazione diagnostica degli esordi e i successivi percorsi riabilitativi comunitari nel campo delle dipendenze”. Il Convegno si svolgerà lunedì 19 ottobre 2009, i relatori saranno i responsabili dei servizi, pubblici e privati accreditati, afferenti ai diversi dipartimenti liguri per le dipendenze. Gli aggiornamenti saranno pubblicati sul nostro sito web www.csgenova.org

GRAZIE!!!! Vogliamo ringraziare la Direzione dell’AMT, che attraverso il Dr. Gulluni, ci ha fatto pervenire in dono un buon numero di biglietti per viaggiare sui mezzi pubblici dell’azienda. Il Centro di Solidarietà

Tra gli altri, il giorno 3 giugno, è stata presente Francesca BalCome consuetudine in vista di zani, unica ligure eletta al Parimpegni elettorali, il Centro di lamento Europeo e amica del Solidarietà ha invitato a Trasta i Centro da molti anni. rappresentanti dei diversi schieramenti politici. Obiettivo degli incontri promossi da Enrico Costa è offrire ai nostri ragazzi la possibilità di ascoltare i candidati e avere così le idee chiare al momento del voto.

VISITE ELETTORALI

Momenti di relax a Boccadasse per i responsabili del Centro

È ripresa la simpatica tradizione per cui tutti i responsabili dei diversi servizi del Centro si riuniscono per una sera a cena: un’occasione per rilassarsi e parlare dei vari problemi in un’atmosfera di grande serenità. Quest’anno l’incontro ha permesso anche di salutare Walter Sanchez, Presidente di una comunità terapeutica sudamericana, che è ritornato in Perù dopo un periodo di formazione presso il Centro di Genova. 14


L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

LE FOGLIE DI TRASTA “PERCHÉ NO!” I Centri Solidarietà di Genova, Roma e Napoli, hanno indetto il giorno 14 maggio 2009 al porto antico di Genova, un concorso per gli studenti delle scuole medie inferiori e superiori (nella foto la premiazione). Il titolo di questa gara è “Perché No!” La partecipazione dei ragazzi e stata molto numerosa e la commissione giudicante, si è trovata in difficoltà nel votare una graduatoria giusta ed imparziale, perché tutti i lavori fatti e presentati erano veramente meritevoli di lode. Tutte le scuole hanno presentato contributi molto differenti tra loro: alcuni di questi, assomigliavano a spot pubblicitari; un altro era un semplice schema raffigurante scene di vita e strade diverse che portavano a conseguenze positive o negative, a seconda delle scelte che una persona decide di prendere; l’ultimo - che la giuria ha votato come miglior idea - era una fattispecie di video game, il quale trattava della vita di un uomo e di tutti i rischi che egli corre senza però pagarne lo scotto, infatti il personaggio - salendo su per le scale di un grattacielo - per gioco si butta nel vuoto, rialzandosi come se niente fosse accaduto. Lo slogan diceva: “La vita non è un video-gioco”. Di fatto è chiaro che nella vita, chi prende una strada “sbagliata”, non ha le stesse possibilità di salvezza che un video-game offre. Molti, sono stati i disegni dai colori sgargianti che hanno ben evidenziato il significato del “Perché No!” e la scelta alternativa per non cadere nel baratro della droga. Dai lavori presentati è inoltre emerso, che spesso gli adolescenti iniziano a far uso di sostanze per imitare magari i ragazzi più grandi o per voler appartenere ad un certo gruppo, considerato più forte e trasgressivo; anche le musiche ed i video-clips, hanno riprodotto esattamente: i sentimenti, le scelte, le tentazioni e la forza, che sono propri di questa gioventù nel dire “Perché No!”

Tutti questi lavori sono stati esposti in Via Asilo Garbarono che è la sede del Centro Solidarietà di Genova, affinché i dipendenti, i volontari ed i genitori dei ragazzi della Comunità potessero ammirare quelle piccole ma grandi opere d’arte, sentimenti e vita. Da quest’iniziativa è emersa l’idea di un progetto “pubblicità progresso” che si estende a livello nazionale, tramite i mass-media ed ogni sorta di promozione pubblicitaria, in quanto le riflessioni di tutti questi giovani appartenenti a diverse scuole sia medie inferiori sia superiori, giungono al cuore dei coetanei di tutta Italia in modo semplice ed al tempo stesso diretto. Grazie ai Centri di solidarietà, alla Provincia ed alla Banca Carige che hanno patrocinato questa convention, si è compresa la potenzialità racchiusa nella mente e nel cuore dei giovani: “ È bastato soltanto concedere a loro la possibilità di esprimersi!” A.

“Le Foglie di Trasta” è il mensile che dà voce alla Comunità di Trasta. L’Abbraccio gli dedica cinque pagine. La scelta è motivata dal desiderio di far conoscere lo sforzo e l’impegno dei ragazzi della comunità. Gli articoli che L’Abbraccio ospita in questo numero sono stati selezionati dalla redazione de “Le Foglie di Trasta”. 15


L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

LE FOGLIE DI TRASTA

IL TERREMOTO IN ABRUZZO In questo articolo, voglio fare alcune riflessioni sulla terribile vicenda del terremoto accaduta recentemente in Abruzzo, più precisamente nella città di l’Aquila e paesini limitrofi. Le mie considerazioni, derivano dal fatto che essendo io in Comunità: dove sono arrivato per mia libera scelta, lasciando la mia casa e le mie abitudini, ho cercato di immedesimarmi nella parte di una di quelle persone che ha subito questo terrificante evento geologico. Gente o meglio famiglie, con la loro casa e la loro normale quotidianità che in un attimo si sono trovati senza più niente; hanno perso praticamente tutto ciò che avevano e per un’estrema necessità, si sono di punto in bianco - dovute abituare a vivere in una tendopoli, la quale mi fa pensare ad un’enorme Comunità fatta di nuove regole di convivenza riportando quindi il mio pensiero al nostro modo di vivere qui in struttura. In questo senso immagino - e ne sono certo - la loro difficoltà nell’inserirsi in questa nuova e sconvolgente realtà, aggravata dal fatto d’avere forti dubbi su quel che sarà il loro futuro e come se tutto ciò non bastasse, bisogna necessariamente aggiungere il dolore struggente che alcuni di loro hanno provato per aver perso uno o più dei loro cari. Non è ancora

16

tutto, però, a questo punto la domanda sorge spontanea e naturale: Quanto durerà questo periodo di transizione e soprattutto quando, la loro vita potrà tornare alla normalità, ottenendo di ritornare a vivere in una casa vera? Tutti questi ragionamenti, sono andati formandosi nella mia mente guardando i vari TG in televisione ed ascoltando le interviste fatte a quella gente che vive queste enormi difficoltà in prima persona; molteplici, immagino che siano i disagi nel vivere in quelle determinate condizioni, privi di tutte quelle comodità che una casa vera e propria può offrire. Una cosa che mi ha colpito molto - al quale forse non avevo mai pensato - è il legame che una persona ha con il luogo dove é vissuta o con tutta probabilità è nata; vedere quelle persone, cercare di tornare a casa propria - accompagnate dai pompieri - per recuperare possibilmente quelle poche cose tra macerie e case ormai pericolanti ha toccato profondamente la mia sensibilità. Con tutto l’animo, mi auguro che tutte queste persone riescano in qualche modo a convivere tra loro trovando negli altri la forza di resistere alle avversità, condividendo tutti insieme le difficoltà ed il dolore per tornare più forti che mai ad una vita normale. Ciao Abruzzo, il pensiero delle “Foglie di Trasta” è rivolto anche a Te. G.


L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

VISITA AL GALATA “Museo del mare” Eccoci, siamo tutti pronti per andare a visitare il Galata che è il museo del mare di Genova. Venerdì 10 aprile, noi dell’accoglienza accompagnati dai nostri due operatori ed il nostro ospite peruviano, ci incamminiamo giù per la strada che ci porta a prendere l’autobus. Per noi è una strana sensazione oltrepassare il cancello e confonderci fra le altre persone della città, sembriamo sorpresi da ogni cosa che ci circonda. Scesi dall’autobus per poi prendere la metropolitana, troviamo ad aspettarci la nostra insuperabile Ivana, la quale ci accompagnerà in questo salto nel passato che racconta dell’emigrazione della nostra gente verso destinazioni lontane; lei ci farà da guida in questo viaggio, istruendoci passo per passo durante tutta la visita. In poco tempo arriviamo in Darsena, e finalmente al museo Galata; un piccolo breack - generosamente offerto dalla nostra Ivana - ci permette di organizzare il nostro giro all’interno della mostra. Sono le ore dieci, finalmente entriamo e muniti del nostro biglietto ci immergiamo nell’atmosfera che regna intorno a noi. Il museo è disposto su cinque piani, che andrò adesso ad enumerare: Il piano terra tratta l’epoca del remo, il primo ed il secondo riguardano l’età della vela, il terzo considera l’età in cui i vascelli andavano a vapore ed infine l’ultimo è interamente occupato da una terrazza panoramica. Al primo piano, abbiamo trovato il ritratto di Cristoforo Colombo - che è stato attribuito a Ridolfo del Ghirlandaio - ed alcuni suoi manoscritti, proseguendo nel percorso c’erano delle sagome di cera che rappresentavano gli schiavi ed i forzati i quali scontavano la loro pena remando sulle Galee, c’erano armature bellissime ed i cannoni della darsena, seguiva poi l’arsenale delle armi dell’epoca ed infine c’era una Galea costruita sui modelli di quel preciso periodo. Salendo al secondo piano c’erano moltissimi quadri d’epoca raffiguranti scene marine, i modellini delle tre Caravelle, antiche mappe e strumenti per la navigazione, polene bellissime - sculture di legno abilmente lavorate dai maestri d’ascia che rappresentavano figure mitologiche come sirene o dèi marini - che erano situate sulla prora delle navi ed erano considerate portatrici di buon auspicio per i marinai di quel tempo, seguiva poi una stanza in cui era situato un brigantino dove azionando il timone -

LE FOGLIE DI TRASTA

tramite spettacolari effetti visivi e sonori - si poteva navigare come fosse una realtà virtuale, attraverso oceani provando finanche il brivido di condurre una barca in una tempesta al largo di Capo Horn. Passando al terzo piano - incredibile ma vero - ci siamo imbarcati su un piroscafo muniti di passaporto e carta d’imbarco per Ellis Island che è un’isola al largo di New York. Abbiamo dunque trovato una console la quale, inserendo i nostri documenti di viaggio assegnava ad ognuno di noi il nome di un personaggio o figura dell’epoca realmente imbarcati tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento. All’interno della nave - passato il boccaporto tramite una passerella - siamo saliti su per una scala che conduceva alla stiva dove erano disposti molti bagagli appartenenti ai passeggeri e merci di vario genere. Proseguendo oltre, abbiamo trovato i servizi igienici, i dormitori maschili separati da quelli femminili, l’infermeria e la mensa, fino ad arrivare al ponte di comando dove abbiamo vissuto l’emozione del viaggio in Atlantico e l’arrivo nel porto di New York. Si termina la visita al quarto piano, dove si estende la terrazza panoramica da cui si può godere di una suggestiva vista a trecentosessanta gradi della nostra città; così concludiamo il nostro giro ed un po’ stanchi e affamati, salutiamo Ivana - a cui vanno i nostri ringraziamenti - e ci mettiamo sulla via del ritorno. S.

17


L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

INTERVISTA A WALTER LE FOGLIE DI TRASTA

Chi sei? “Il mio nome è Walter Sanchez, sono sposato ed ho due figli. Sono il presidente de “Il gruppo libertà” per la riabilitazione dei tossico-dipendenti a Lima, la capitale del Perù”. Parla del tuo passato. “Sono stato anch’io tossico-dipendente e facevo uso prevalentemente di pasta di coca, ma anche di cocaina, marijuana ed alcol. Ho incominciato molto presto ad usare queste sostanze; avevo circa quattordici anni e per procurarmi la droga, ho dovuto spacciarla. Così sono finito anche in carcere e fino all’età di ventisei anni, ho vissuto di espedienti: giravo per le strade della mia città, armato di pistola per difesa ma anche per aggredire quando lo ritenevo necessario”. Quale presidente di Comunità ed ex tossico-dipendente, quali sono le ragioni che ti hanno portato a fare uso di sostanze? “Bhé che dire, l’ho compreso solo dopo otto anni di riabilitazione. La causa primaria che mi ha portato a fare uso di droga, risale all’età della mia infanzia; avevo solo otto anni, quando un mio cugino ha cercato di violentarmi senza però riuscirci. I miei genitori lavoravano entrambi ed Io e i miei quattro fratelli eravamo spesso affidati a lui: questa situazione, ha maturato dentro di me molta rabbia e paura e mi ha portato a non avere più pudore, quindi ho cominciato ad avere rapporti con le ragazze già a dieci anni e comunque è nata dentro di me una grande aggressività, con me stesso e con gli altri. È questo che mi ha portato ad abusare di droga”. Come e quando hai smesso di drogarti? “Sono stati necessari dieci anni di riabilitazione, passati in molti centri di salute mentale ed ospedali. Quando mia moglie mi ha lasciato ed avevo perduto ormai ogni speranza, ho cercato in dio - attraverso la chiesa cattolica - la forza necessaria per ritrovare me stesso, i valori e le virtù che mi hanno permesso di continuare a vivere; così ho potuto riconquistare ciò che pensavo d’aver perso per sempre”.

18

Parla del tuo presente. “Oggi sono molto felice! Circa otto anni or sono, ho fondato la mia Comunità di riabilitazione per tossicodipendenti e questo - grazie a Dio - mi gratifica molto. Altresì sono riconoscente per l’invito del dottor Enrico Costa, che mi ha dato la possibilità di essere ospitato nella vostra Comunità”. Per quale motivo, sei venuto a Genova? “Sono venuto a Genova, perché voglio imparare le tecniche ed i mezzi di riabilitazione usati in questa Comunità terapeutica, sperando vivamente di apprendere quanto basta ad integrare il vostro sistema nella mia”. Quali sono le tue aspettative, in merito a quanto appena detto? “La mia speranza più grande è fondamentalmente quella di riuscire ad improntare la riabilitazione dei ragazzi della mia Comunità, sul modello della vostra”. Che cosa hai appreso fino ad ora? “Una cosa molto importante - quale presidente di un istituto di riabilitazione ed anche ex tossicodipendente - che ritengo di dover variare è la modalità di intervento che uso avere con i residenti della mia comunità; ossia devo prendere un certo distacco per poter essere maggiormente obbiettivo, senza farmi coinvolgere dai miei stessi sentimenti. Contando su uno staff di operatori professionali, i quali possano improntare il mio centro di riabilitazione sul modello della vostra Comunità terapeutica”... Quali sono le differenze che riscontri fra la nostra Comunità e la tua in Perù? “Riscontro due differenze principali: La prima è che nel mio Centro di riabilitazione, non esiste una struttura di Comunità terapeutica organizzata come la vostra; La seconda è che non possiamo contare su un’infrastruttura che ci consenta di poter attuare e mettere in pratica, un lavoro terapeutico come quello che io vedo svolgersi qui. Abbiamo fortunatamente un progetto - che è tuttora al vaglio delle autorità competenti - per poterci spostare in un’altra zona della città


L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

LE FOGLIE DI TRASTA

di Lima, dove esistono locali da ristrutturare e poter adibire a questo scopo”. Che cosa cambieresti nella nostra Comunità? “Ci tengo a precisare che non cambierei assolutamente niente nella vostra Comunità. Semmai, mi piacerebbe aggiungere qualcosa che qui - ed è un dato di fatto - non esiste completamente. La religione - come attitudine in quanto tale - è una manifestazione ed un’essenza dell’uomo direttamente creata da Dio, che si riflette quindi nelle relazioni interpersonali. Le virtù e la morale che gli utenti di Comunità, non hanno imparato prima, possono essere supportate dalla fede in Dio e nella chiesa cattolica; credo fermamente in questo concetto, perché io sono la prova vivente di questa reale verità”. Che cosa cambierai od aggiungerai nella tua comunità? “Più che cambiare qualcosa, io aggiungerò al mio sistema di riabilitazione dei miei residenti le modalità e le dinamiche terapeutiche che sto apprendendo qui; dove la forza del gruppo è la base del recupero del tossico-dipendente”. Parla di come si svolge una giornata nella tua Comunità. “Alle cinque e mezza del mattino si dà la sveglia a tutta la Comunità, abbiamo mezz’ora per prepararci e mettere in ordine le camere. Ci si riunisce per l’incontro del mattino, dove si recita la “filosofia” e si svolge il consueto rito cristiano religioso: Angelus, orazione della serenità, orazione dell’oggi, recitazione dei salmi (Liturgia delle ore), meditazione e lettura del libro “Parlare con Dio”, messa quotidiana facoltativa. Alle otto, si fa colazione; dopodiché si distribuiscono le responsabilità della giornata. A mezzogiorno o l’una al massimo, si pranza e nel primo pomeriggio, si possono fare gruppi con lo psicologo della struttura o con gli operatori stessi. Alle sette di sera, si cena e poi si può avere un po’ di tempo libero, dove ci si svaga guardando la TV o si fanno giochi di società. Alle nove, si va in camera a scrivere sul proprio diario personale, il resoconto della giornata e poi si va a dormire entro le dieci di sera; gli operatori invece, fanno l’ultima riunione della giornata”.

Quali sono le ragioni che ti hanno portato a fondare un Centro di riabilitazione per tossico-dipendenti? “Dopo otto anni di riabilitazione personale in varie Comunità terapeutiche - che nulla hanno a che vedere con quelle che ci sono qui nel vostro paese - incontrai Padre Eulogio Herran Pastor, lui mi convinse a fondare una mia propria struttura, dandomi una formazione di tipo spirituale con la quale io iniziai questa attività. A distanza di otto anni, ho realizzato che questo sistema aggiunto ad un reale modello terapeutico, possa migliorare significativamente la riabilitazione dei residenti della mia Comunità”. Desidero personalmente ringraziare il Centro di solidarietà di Genova ed il suo presidente Dr. Enrico Costa, per l’invito e la possibilità che mi è stata offerta, di poter fare esperienza in questa Comunità terapeutica. Soprattutto per il fatto che è molto importante per il futuro della mia Comunità e del progetto di cui ho parlato, durante questa intervista. Altresì ringrazio il direttore di questa Comunità Dr. Ezio Lazzari e tutto lo staff di operatori, nonché i volontari tutti. Il ringraziamento più importante, va a tutti gli utenti per il trattamento a me riservato e la cordialità ricevuti; in un futuro - che spero essere molto prossimo - invito inoltre una vostra delegazione per una visita nella mia Comunità a Lima in Perù, per osservare quali saranno i sostanziali cambiamenti che apporterò al mio sistema di riabilitazione già esistente, grazie a tutto ciò che ho imparato qui a Genova nella vostra bellissima Comunità. Traduzione e stesura S.

19


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Ceis Genova L'abbraccio n°56 by gammaufficiosrl - Issuu