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Ceis Genova L'abbraccio n°53

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L’ABBRACCIO 53

Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova

i d i n i g a m m i e L 008 Casa Aperta 2

16126 Genova - Via Asilo Garbarino, 9/B Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.02.02 r.a. Direttore Responsabile: Silvano Balestreri Realizzazione e stampa: TotalPrint Genova S.r.l. N. 53 • 3° Trimestre 2008 - N. 3 del 2008 Prezzo 1,00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Inscrizione al R.O.C. n° 16776 del 17/04/2008 Poste Italiane S.p.A. sped abb. postale - D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova

Il Centro si apre e incontra il territorio


L’ABBRACCIO Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione spedita in abbonamento postale

Fassolo

Trasta

Via Asilo Garbarino, 6-9/B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02 In questa sede sono offerti i servizi: Accoglienze notturne per tossicodipendenti “Casabella” e “Odissea”, accoglienza per minori stranieri “Samarcanda”, presidio residenziale per minori stranieri richiedenti asilo “Tangram”, Prevenzione, Inserimento disabili, Direzione e uffici.

Salita Cà dei Trenta, 28 - 16159 Genova Rivarolo Comunità Terapeutica Riabilitativa, Comunità di Reinserimento Sociale, Comunità semiresidenziale e residenziale di Accoglienza, Auto Aiuto Tel. 010.7404474 - Casa alloggio “La Tartaruga” per persone malate di Aids Tel. 010.7411128 “Castore e Polluce” comunità per persone con doppia diagnosi Tel. 010.7403071

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Ramon Fresta In redazione Aldo Castello Disegni Luzzati, Piccardo e Reginaldo In copertina L’ingresso della Comunità di Trasta (foto C. Palmieri) Foto Carlo Palmieri Hanno collaborato Progetto Uomo Net, Roberto Buzzi, Sandro Calvani, Donatella Peroni, i Ragazzi di Trasta Direzione e redazione Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

Siamo anche in tutta Italia

Impaginazione e stampa TotalPrint Arti Grafiche Genova S.r.l.

La nostra filosofia

• BOLZANO • BELLUNO

Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Sped. abb. postale 50% - Genova Periodico associato USPI

iamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi.

S

• TRENTO • VARESE

VICENZA • TREVISO • • IVREA • VERONA • VENEZIA • MILANO • CREMONA • PADOVA • PIACENZA • TORINO • VERCELLI • PARMA • MANTOVA • REGGIO EMILIA • MODENA • BOLOGNA • RAVENNA

• AOSTA

Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa.

• GENOVA

• SANREMO

• LA SPEZIA • PISTOIA • PRATO • FIRENZE

Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi.

• AREZZO • JESI

Chi siamo Dove siamo

• MUCCIA • SPOLETO

Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo.

• ALBA ADRIATICA • PESCARA • VITERBO • ANGUILLARA • CIVITAVECCHIA

Via Asilo Garbarino, 6 B - 9 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

• ROMA • ANZIO • FORMIA • CASERTA

• BARI • AVELLINO

• GRAVINA

Enrico Costa Presidente • CAGLIARI

Paolo Merello Direttore Generale E-mail: csgenova@csgenova.org Pagina Web: http://www.csgenova.org

• COSENZA

• CATANZARO

Federazione Italiana Comunità Terapeutiche Tel. 06.66.16.66.68 Via Bravetta, 365 00164 Roma Presidente Don Mimmo Battaglia

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• MESSINA • REGGIO CALABRIA

• CATANIA

Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.


L’ABBRACCIO L’EDITORIALE

La nuova stagione della prevenzione di Enrico Costa*

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al 1982 il Centro di Solidarietà di Genova ha sviluppato un modello preventivo che comprende attività di studio, progettazione, realizzazione e valutazione di interventi a valenza preventiva ed educativa con adolescenti, su commissione e in collaborazione con enti ed istituzioni diverse. Queste attività hanno come fine primario il miglioramento e il potenziamento della qualità di vita dei giovani e delle comunità con le quali interagiscono, adoperandosi nella realizzazione di progetti di promozione e di tutela della salute. Tutti gli interventi di promozione della salute ad oggi sostenuti dal Centro constano di azioni volte allo sviluppo virtuoso delle risorse personali, ossia potenziare la capacità di comprendere le possibilità praticabili nel panorama delle proprie scelte, di assumere decisioni libere, responsabili e competenti che riguardino la propria salute e di acquisire comportamenti e stili di vita salutari senza dimenticare il forte ancoraggio alla rete familiare e sociale dell’individuo. Purtroppo il panorama nel quale agire è preoccupante: il governo ha intrapreso una strada di maggiore severità nei confronti dei consumatori di sostanze; l’azione di contrasto è sicuramente importante ma, a mio parere, va accompagnata inderogabilmente ad una adeguata azione preventiva nei confronti dei giovani. Tale azione non può essere solamente quella, pur importantissima, svolta dalle

Forze dell’Ordine sulla strada o a campagne allarmistiche. Sottolineare solo l’aspetto della trasgressione rischia di bloccare la comunicazione con i giovani e, paradossalmente “tentarli” a fare sperimentazioni. Il deficit di comunicazione con il mondo degli adulti è preoccupante! Da alcuni studi emerge come quasi il 90% degli italiani esprima biasimo verso il consumo di droga, ma a fronte di questa elevata condanna sociale è inversamente proporzionale la possibilità di parlarne sia in privato che in pubblico. Rispetto agli altri giovani europei, i ragazzi di casa nostra ricevono meno ragguagli tramite la famiglia, i mass-media o gli operatori specializzati; ma ancora più grave è che solo una minima parte si rivolgerebbe al “mondo degli adulti” per informarsi su questo argomento, solo il 19% dei nostri ragazzi (in Europa la media è del 27%) discuterebbe con i genitori di tali questioni: un dato su cui riflettere. È come se avessimo innalzato un muro di disapprovazione sociale lasciando soli i più deboli a fronteggiare una situazione in cui è più facile procurarsi droghe che parlarne, senza dimenticare che questo fenomeno investe pesantemente anche fasce più adulte di popolazione. Scopo del Centro è sempre stato quello di fornire risposte adeguate ai fenomeni di disagio che, di volta in volta, il nostro territorio proponeva e di farlo in modo professionalmente adeguato. Per que-

sto motivo oggi la nostra opera di prevenzione/promozione della salute si sta aprendo anche a nuove prospettive: il mondo del lavoro in primis. Come è nostra consuetudine vogliamo fare questo passaggio nel modo migliore possibile, confrontandoci con esperienze diverse e con il nostro territorio; per questo motivo abbiamo organizzato il convegno “Promuovere per prevenire” che si svolgerà alla sala Sivori il 20 ottobre con la partecipazione di illustri relatori quali, tra gli altri, il Senatore Carlo Giovanardi, il Dr. Pellai dell’Università di Milano, il Dr. Mariani del CNR di Pisa e il Dr. Merlo presidente della Autorità Portuale. Con questo incontro noi vogliamo fare emergere le strategie ottimali per la prevenzione, stimolare la costruzione di una rete per dare il via ad azioni utili ad invertire l’attuale trend che vede sempre più giovanissimi dipendenti da sostanze legali ed illegali, un aumento dei morti di overdose in Italia, famiglie in forte sofferenza e costi sociali in costante aumento per arginare a valle questo fiume in piena e per farlo ritengo imprescindibile un investimento sull’interiorizzazione di valori quali solidarietà e responsabilità e sull’agirli concretamente. Per farlo, secondo noi, occorre una maggiore allocazione di risorse pubbliche: oggi noi facciamo prevenzione grazie soprattutto a contributi di privati o delle Fondazioni bancarie. Mi piace terminare con un richiamo a quella parte del mondo degli adulti che oggi delega ad altri questa azione: non lasciate fare la prevenzione solo a pochi, facciamola tutti insieme! *Presidente Centro di Solidarietà di Genova 3


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

Un nuovo modello per la Comunità terapeutica di Donatella Peroni*

“Una Comunità cura e si prende cura quando educa a prendersi cura di sé, a riconoscere i propri limiti, e ad accettare che per ognuno ci sono dei traguardi possibili”.

L

e seguenti riflessioni sono il frutto di un lavoro di scambio tra i vari Centri (tra cui anche il centro di Spoleto) che la Federazione ha promosso attraverso le reti tematiche, che raccolgono anche le Comunità e i progetti per le persone che presentano comorbilità psichiatrica: le persone in doppia diagnosi. I Centri della Federazione che dichiarano di avere un programma per persone in doppia diagnosi sono 19, di questi 14 hanno partecipato almeno una

volta alla rete tematica, mentre tutti hanno partecipato ad una ricerca promossa dalla federazione presentata al convegno di Bolzano nel maggio 2006. Attualmente 19 Centri della Federazione stanno partecipando ad un progetto nazionale di ricerca “Psychiatric and Addictive Dual Disorders in Italian Therapeutic Communities – PADDI-TC.” promosso dal Dipartimento di Neuroscienze e Tecnologie Biomediche dell’Università degli studi di Milano - Bicocca, dal Dipartimento di Scienze Sanitarie Applicate e Psicocomportamentali dell’Università degli studi di Pavia e dalla Società Italiana di Psichiatria delle dipendenze (SIP. Dip.) La Comunità terapeutica è un luogo che educa, di prevenzione e

di cura quando: • si basa su principi definiti, esplicitati in modo chiaro che si traducono operativamente esplicitati e chiari per tutti sia per chi lavora nella comunità sia per le persone residenti; • accoglie attraverso un clima attento e caldo orientato da una chiara intenzionalità educativa; • la persona può sperimentare nella concretezza del quotidiano che è possibile un cambiamento; • il processo di crescita è basato sul confronto: con gli altri (operatori e utenti) che fungono da modelli d’identif icazione e come atteggiamento del gruppo di lavoro; • le persone ricevono gratificazioni per il loro progressi, anche quando non sono come noi vorremmo; • le relazioni hanno un loro spazio un tempo, dei limiti dati dai diversi ruoli che si muovono all’interno di questo contesto, sono relazioni che hanno una loro costanza e coerenza, e que-

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L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

sto permette alle persone di sperimentare una stabilità che acquista una funzione ripartiva; • quando la comunità non si chiude e non è auto referenziata, ma si pone e si percepisce come punto di una rete. Una rete che protegge che funge da supporto. L’obiettivo di essere un punto di rete è un traguardo importante, non ancora raggiunto; la tematica della doppia diagnosi infatti si colloca all’interno di una separazione tra i servizi che si occupano delle dipendenze e quelli che si occupano della malattia mentale. Nei primi anni il dibattito era molto centrato sulla separazione “… di questo che è così … mi occupo io … di quest’altro ti occupi tu …” in questo quadro c’è tutta la diatriba su ciò che è doppia diagnosi e cosa non lo è, ci si chiedeva se una persona abusa di sostanze perché ha problemi psichiatrici o viceversa ha problemi psichiatrici perché abusa di sostanze; e altri dibattiti sui riconoscimenti dei ruoli, dei primariati, su questioni economiche, cose che chi si occupa di questi problemi conosce benissimo. Oggi sembra che l’atteggiamento sia in parte cambiato, anche se siamo ancora lontani dal mettere insieme le risorse per affrontare i problemi. Ci sono servizi che ancora non riescono a trovare canali di comunicazione, e ancora molto spesso le persone doppia diagnosi sono considerate troppo gravose per le comunità, troppo tossiche per i servizi psichiatrici e troppo psichiatriche per i servizi per le dipendenze ed infine troppo pericolose per la società. Tutto questo porta a considerare la Comunità come un contenitore che assomiglia o a un recinto “meglio lì che in strada” o a una

clinica da dove si esce quando si è “guariti dalla malattia” quindi o nessun obiettivo o obiettivi troppo alti e irrealistici. QUALE MODELLO DI COMUNITÀ TERAPEUTICA OGGI Il lavoro con la rete che si occupa di persone in doppia diagnosi ha permesso di riflettere molto su questo tema. Quando sono nate le reti il problema di chi lavorava con la doppia diagnosi era farsi riconoscere il proprio intervento con pari dignità, non come un surrogato del percorso tradizionale, ma come un nuovo modello d’intervento. L’incontro con le problematiche complesse che la doppia diagnosi ha insegnato a non semplificare, a mediare, soprattutto a cercare dei modi per mantenere il rapporto con le persone anche quando non tutto va come previsto, ha insegnato che porsi delle domande è a volte più importante che avere delle certezze. Superato il modello gerarchico, piramidale, carismatico a favore di un modello integrato, circolare, complesso dove le differenze sono più importanti delle uniformità. La doppia diagnosi ha richiesto la presenza di diverse figure professionali che interagiscono nella equipe a pari dignità, dove ogni ruolo professionale ha un confine chiaro e definito, ma in relazione con altre figure professionali. Un modello di Comunità quindi che è un contesto terapeutico che integra nella quotidianità gli interventi educativi, psicoterapeutici e psichiatrici. Le persone che si incontrano hanno bisogno di un contenitore forte dove il percorso non è parcellizzato, ma parte di un

tutto che si costruisce insieme, il gruppo di lavoro con l’utente, la famiglia i servizi. La Comunità cura se riesce a tenere insieme le relazioni al proprio interno e all’esterno. Il lavoro non si esaurisce quindi in una relazione a due tra operatore e utente, ma è il frutto di un insieme complesso di relazioni di cui la Comunità è un contenitore privilegiato. L’intreccio di tali relazioni è il luogo del cambiamento. Il documento base della FICT afferma “promuoviamo la cultura del lavoro di Comunità inteso come ambiente educativo che favorisce l’apprendimento sociale in una dimensione di gruppo” (dal documento base della Federazione). In Comunità sono possibili quindi diversi livelli di interazione e quindi diverse opportunità di relazione che diventano una ricchezza perché si sa come spesso le persone con cui si lavora sanno distruggere relazioni e progetti, perché questo è quello che hanno imparato a fare nella loro vita. È interessante vedere proprio in questa ottica, come in questi anni sono cambiati i gruppi di lavoro. Dall’operatore unico a diverse professionalità diversi ruoli che interagiscono: L’OPERATORE NELL’APPROCCIO INTEGRATO • Ruolo Specialistico connesso all’appartenenza al gruppo di lavoro; • Ruolo Specifico legato alle proprie competenze tecniche (da A. Mosti “L’approccio integrato della dipendenza da alcool” in Medicina delle tossicodipendenze It. J. Addiction, n°29, annoVIII/2000); 5


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• Ruolo nell’organizzazione non è il singolo che cura, ma l’organizzazione che si prende cura delle persone e dei loro problemi (da A. Orsenigo “Quando l’organizzazione è un sostegno” in “Animazione Sociale “ gen. 2007). Nella Comunità come contesto terapeutico ogni figura professionale è competente nella propria area, ma ogni intervento deve tenere presente la relazione con le altre figure professionali e il contesto in cui si attua. Ogni ruolo è terapeutico nella sua centratura sulla relazione. Una Comunità che cura è una Comunità che non costruisce progetti a prescindere, ma che parte da una conoscenza della persona per costruire progetti con la persona e non sulla persona. Qui si apre il tema della diagnosi, con gli psichiatri che hanno partecipato alla rete, ma anche con gli educatori questo è stato un tema di interesse per tutti. Tutti riteniamo che è indispensabile una valutazione diagnostica, ma che questa non è sufficiente né per def inire la presa in carico e la cura, ad esempio non è opportuno operare una selezione a partire dalla diagnosi psichiatrica “di partenza”, a volte tutti ci sentiamo un po’ imbrigliati da queste categorie, ci sentiamo un po’ stretti. La diagnosi è un ottimo punto di partenza, ma per costruire un progetto con la persona i criteri diagnostici non vanno usati in modo categoriale, rigido, ma soggettivo. Comprendere chi è la persona che si ha di fronte, come ragiona, come pensa, guardare che cosa fa … prima di progettare con lei, è il punto di partenza. Risulta quindi 6

più funzionale definire in itinere la diagnosi della persona che si rivolge alla comunità e basarsi su un profilo diagnostico complesso che tiene conto dei punti di vista di tutti quelli che lavorano nella struttura e che evidenzi le risorse e le capacità di relazionarsi al gruppo e di sostenere la convivenza. Una Comunità cura e si prende cura quando educa a prendersi cura di sé, a riconoscere i propri limiti, e ad accettare che per ognuno ci sono dei traguardi possibili, e che quei traguardi non sono uguali per tutti, che guarda lontano anche di fronte alla cronicità delle situazioni in cui gli obiettivi non sono grandi come ci piacerebbe, e soprattutto una Comunità che sa ricominciare sempre che accetta i fallimenti come parte del

percorso. Quando si lavora con questi livelli di gravità e gravosità, si impara subito a fare i conti con il fallimento, con il senso di impotenza di chi si deve continuamente ridimensionare, non in senso riduttivo, ma proprio nel senso di ricollocarsi continuamente per trovare dimensioni nuove, per mantenere sempre aperta una strada ….. “Nessuno è profondamente sé stesso sino a quando non riesce ad abbracciare, con libertà, delicatezza ed affetto, la propria fragilità. Fragilità che va custodita. In quell’incontro è nascosto il segreto della nostra autenticità ….” (don Mimmo Battaglia). *Responsabile della Comunità per doppia diagnosi EMMAUS di Piacenza

Strada facendo... Questo pannello, disegnato dai ragazzi di Trasta per il loro spettacolo teatrale di Casa Aperta 2008, rappresenta bene la strada percorsa da loro e dal mondo delle Comunità. Serve a farci capire che il percorso non è finito, ma tutti insieme abbiamo ancora del cammino da percorrere.


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DIPENDENZE: la cannabis domina il mercato mondiale della droga di Sandro Calvani*

Il commento del direttore dell’Unicri ai dati del Rapporto mondiale sulle sostanze stupefacenti 2008

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el 2007 la coltivazione di papavero da oppio a livello mondiale è aumentata del 17%, soprattutto a causa dell’aumento della produzione in Afghanistan (92% della produzione mondiale), ma anche a causa dell’aumento della produzione nel Sud Est Asiatico, dopo i sei anni precedenti di declino. Si nota tuttavia un declino nella coltivazione mondiale rispetto agli anni ’90. La coltivazione della foglia di coca è aumentata in Colombia, Bolivia e Perù del 16% mentre la produzione è rimasta stabile, a causa dello scarso rendimento del raccolto. Si nota anche in questo caso un declino nella coltivazione mondiale, rispetto agli anni ’90. La cannabis continua a dominare il mercato mondiale in termini di diffusione della coltivazione, volume di produzione e numero di consumatori. I maggiori produttori sono le Americhe (55%), Africa (22%) Asia e Europa. Recentemente, si assiste ad un aumento della produzione in Afghanistan (nel 2007, l’area dedicata alla coltivazione di cannabis equivale ad un terzo dell’area dedicata alla coltivazione del papavero da oppio: produzione quasi pari al Marocco) e della produzione in

serra in Europa (coltivazione idroponica). La coltivazione in serra ha portato alla selezione di piante con un contenuto sempre più alto di THC e sul mercato USA i livelli di THC sono raddoppiati tra il 1999 e il 2006 da 4,6% a 8,8%. La produzione di amfetamine e stimolanti, inclusa l’ecstasy, è rimasta stabile, con un leggero aumento delle amfetamine e una diminuzione dell’ecstasy. La metamfetamina viene prodotta principalmente nel Sud Est Asiatico, Nord America e Oceania, dove vi è maggiore disponibilità di precursori e la richiesta rimane alta. L’Amfetamina continua a essere prodotta principalmente in Europa, mentre l’ecstasy viene prodotta in Nord America, Europa Occidentale e Oceania. I sequestri su scala mondiale sono aumentati per cannabis (12%) e oppiacei (oppio 10%, morf ina 31%) mentre quelli di eroina sono rimasti stabili. Dopo cinque anni di espansione, i sequestri di cocaina sono diminuiti del 5%. I sequestri di amfetamine, metamfetamine e ecstasy sono diminuiti dall’8 al 15% tra il 2005 e il 2006. I sequestri maggiori di oppio, eroina e morfina hanno interessato rispettivamente l’Iran (81% del totale dei sequestri per oppio ed eroina), il Pakistan (70% del totale dei sequestri di morfina), la Turchia e la Cina. I sequestri di oppiacei sono cresciuti in media del 9% ogni anno negli ultimi dieci anni, in

maniera maggiore rispetto alla produzione mondiale. Il traff ico di oppiacei continua invariato sugli stessi canali, con i mercati di Europa, Medio Oriente e Africa approvvigionati dall’oppio afgano, i mercati asiatici forniti dal Myanmar e il Nord America dal Messico, dalla Colombia dal Guatemala e dal Perù. Recentemente, sono stati riportati sequestri su nuovi corridoi di traffico, come ad esempio dall’Afghanistan alla Cina, attraverso il Pakistan e l’Asia Centrale o il sequestro di oppio afgano in USA e Canada. Nonostante la maggioranza degli oppiacei continui ad arrivare in Europa attraverso l’Iran e la via dei Balcani, si nota un aumento del traffico attraverso il Pakistan, l’Africa Occidentale e Orientale. Aumentano i sequestri di oppiacei destinati al mercato europeo, sulla rotta del Mar Nero che interessa Iran, Azerbaijan, Georgia, Ucraina e Romania. COCAINA Circa l’85% dei sequestri di cocaina su base mondiale sono avvenuti nelle Americhe. Si è verificata una notevole diminuzione dei sequestri in Nord America, a causa della contrazione nella domanda; c’è stata anche una diminuzione dei sequestri anche in Sud America, dove il consumo aumenta. I sequestri continuano a crescere in Europa Occidentale, Centrale e in Africa Occidentale, testimoniando lo sviluppo di nuove rotte di traffico che collegano il Sud America con l’Europa. 7


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I sequestri di cocaina in Africa rappresentano il 2,1% del totale mondiale dei sequestri, infatti del numero totale dei sequestri effettuati in Europa nel 2007, il 22% provenivano dall’Africa. Gruppi criminali provenienti da paesi dell’Africa Occidentale dominano il mercato della cocaina in Europa. CANNABIS La cannabis è la sostanza più diffusa sul mercato illecito, il suo traffico è quello più ampio a livello mondiale, il più capillare ed il più organizzato e la sua caratteristica principale è di essere intraregionale. Dei 170 paesi che hanno riferito sequestri di sostanze illegali, più del 99% ha riportato sequestri di cannabis. Entrambi i sequestri di cannabis, foglie e resina, sono diminuiti nel corso del 2004-2006. Nel 2006, la maggioranza dei sequestri di cannabis (foglie) hanno riguardato Messico (36%), USA (23%) e Sud Africa (7%). L’Europa Centrale e Occidentale restano il mercato più ampio per il traffico della resina di cannabis, con il 63% sul totale dei sequestri. La resina è stata sequestrata principalmente in Spagna (45%), seguita dalla Francia (7%) dal Regno Unito (5%) e dall’Italia (2%). Se la produzione di cannabis dovesse aumentare in Afghanistan, potrebbe verif icarsi un effetto rebound in Europa. ECSTASY E STIMOLANTI È importante sottolineare come i sequestri di ecstasy siano diminuiti insieme alla sua produzione. Il maggior numero di sequestri tra il 2000 e il 2006 sono avvenuti in 8

Europa, Nord America, Oceania. In particolare questi ultimi paesi hanno visto un aumento del traffico riflesso nei sequestri, che per il Nord America sono aumentati dal 20% del 1995 al 34% del 2006. Nonostante l’Europa (con Olanda e Belgio) resti il centro maggiore di produzione e traffico, l’ecstasy viene prodotta ormai in tutto il mondo, localmente in “super laboratori” centralizzati e controllati da sofisticati gruppi criminali ed esportata anche verso destinazioni lontane via aerea, marina e postale. Sequestri recenti includevano nelle preparazioni insieme all’ecstasy, sostanze quali marijuana, cocaina e efedrina. AMFETAMINE I sequestri di amfetamine e amfetamino-simili (ATS) sono aumentati sensibilmente nel 2006. Il traffico di ATS resta primariamente un traffico intra-regionale, vi è sempre più evidenza di un traffico interregionale dei precursori, provenienti soprattutto dal Sud Est Asiatico. I sequestri di ATS hanno riguardato per il 91% le amfetamine e per il 9% l’ecstasy. Le amfetamine hanno anche superato le metamfetamine nel numero dei sequestri: 40% contro il 33%. Nel 2006 la maggioranza dei sequestri di ATS hanno riguardato le seguenti regioni: Vicino e Medio Oriente: 32% – principalmente amfetamina; Asia Orientale e Sud Est Asiatico: 26% – principalmente metamfetamina; Nord America: 17% – principalmente metamfetamina ed ecstasy; Europa Occidentale e Centrale: 16% – principalmente amfetamina e ecstasy.

TREND DEL CONSUMO GLOBALE Il numero dei consumatori nella fascia di età 15-64 anni è rimasta stabile per il quarto anno consecutivo e si attesta a meno del 5% della popolazione mondiale (208 milioni di persone hanno consumato droga negli ultimi dodici mesi). Il consumo problematico interessa lo 0,6% della popolazione mondiale (circa 26 milioni di persone). Il numero di consumatori di sostanze illecite resta comunque bassissimo se si confronta con quello dei consumatori di tabacco o di alcol, sostanze utilizzate da almeno un quarto della popolazione mondiale e non soggette a restrizioni nella produzione o nel consumo, come le droghe sotto controllo internazionale. La cannabis è la sostanza più usata, seguita da amfetamine e amfetamino-simili, cocaina, oppiacei ed eroina. La richiesta di trattamento per uso di sostanze è un indicatore importante a livello mondiale, perché rivela le categorie di sostanze che pongono il maggiore peso economico sul sistema sanitario dei paesi. Ancora oggi il trattamento dell’uso problematico di sostanze è scarsamente finanziato o addirittura inesistente a livello mondiale. I consumatori problematici di sostanze, sottoposti a programmi di trattamento comprensivi sia dal punto di vista sanitario che sociale, restano una esigua minoranza rispetto alla totalità dei consumatori. L’UNODC stima che a livello mondiale soltanto 1 su 5 consumatori problematici riceva un trattamento adeguato. Il tipo di trattamento più diffuso in Asia ed in Europa è quello per gli


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oppiacei. In Europa, la richiesta di trattamento per oppiacei è più alta nei paesi dell’Est che in quelli occidentali. In Sud America si assiste ad una netta prevalenza della richiesta di trattamento per uso di cocaina, che è salita di 6 punti percentuale tra il 2005 e il 2006. Mentre in Nord America la richiesta di trattamento per cocaina si è stabilizzata, in Europa è triplicata nell’arco di un decennio. In Africa, la richiesta di trattamento riguarda soprattutto la cannabis, in maniera minore la cocaina. Con l’entrata sul mercato di cannabis ad elevato contenuto di THC, la richiesta di trattamento per questa sostanza è aumentata in tutto il mondo. Nel 2006 essa è stata la maggiore causa di trattamento per Africa, Oceania e Nord America. La proporzione di richieste di trattamento per stimolanti e amfetamine resta alta in Asia. È aumentata leggermente in Europa e diminuita rispetto alla richiesta per altre sostanze in Nord America. Gli oppiacei restano il maggiore problema in termini di trattamento. Questo, combinato con l’aumento della produzione in Afghanistan richiede uno sforzo di monitoraggio rigoroso del mercato. La domanda di oppiacei resta stabile sul mercato mondiale (Europa e il Nord America), tranne che nei paesi vicini all’Afghanistan e sulle rotte di traffico, specialmente in Africa Orientale e Meridionale. Il consumo di cocaina resta elevato e diffuso in Sud America mentre una contrazione dell’uso si è verificata in Nord America: negli Stati Uniti, la proporzione dei lavoratori positivi al test per la cocaina è sceso del 19% nel 2007 e del 36% dal 1998. Importante è l’aumento della domanda sulle rotte di traff ico

dell’Africa Occidentale verso tari delle Convenzioni, mostrano l’Europa. che, in una prospettiva storica, gli Il mercato dei consumatori di can- strumenti adottati dalla Comunità nabis è il più ampio in assoluto Internazionale per frenare la rispetto alle altre sostanze. Secon- domanda delle sostanze poste do le stime UNODC, il 3,9% della sotto controllo sono stati efficaci. popolazione mondiale tra i 15 e i Molto ancora resta da fare sul 64 anni ha usato cannabis nel piano della produzione, del traffi2006. L’uso di cannabis è diminui- co e del trattamento dei consumato in Oceania, resta stabile in tori problematici. Europa e in Nord America, è Il consumo di sostanze deve rienaumentato in Africa Occidentale e trare in una prospettiva di salute Centrale ed in Sud America. pubblica, dove deve occupare un Il consumo di amfetamine e sti- posto ben definito e avere adeguamolanti ha interessato lo 0,6% te risorse, accanto alle risorse della popolazione tra i 15 e i 64 dedicate alle operazioni di polizia anni nel 2006. e di sicurezza sociale. I consumatori di ecstasy sono sti- Il controllo della droga deve essemati allo 0,2%. re compreso nell’ambito di una La prevalenza d’uso non è cam- più ampia prospettiva della prebiata, ma insieme, le stime di con- venzione del crimine ed interpresumo di questo gruppo di sostanze tato nei suoi collegamenti con la superano quelle per eroina e corruzione, il malgoverno ed il cocaina. Circa il 55% del numero terrorismo. totale dei consumatori di amfeta- La sicurezza pubblica deve essere mina e ATS si trova in Asia. sempre accompagnata dalla necesIl consumo di amfetamine e sti- sità di rispettare i diritti fondamolanti ha interessato lo 0,6% mentali e la dignità della persona. della popolazione tra i 15 e i 64 *Direttore dell’UNICRI anni nel 2006. La maggioranza sono consumatori Per saperne di più collegatevi al sito di metamfetamina. Il numero dei www.unodc.org consumatori in Nord America si attesta intorno al 15% del totale Il genovese Sandro Calvani, Direttore dell’UNICRI, con mondiale, mentre il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon in Europa rappresenta il 10%. La crescita della consapevolezza, a livello mondiale, dei pericoli dell’uso di droga, dopo la grave crisi dell’oppio in Cina degli inizi del secolo, nonché l’impegno, assunto nel 1998 dagli Stati firma9


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Promuovere la salute, una sfida per tutti di Roberto Buzzi*

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erché oggi un convegno sulla promozione della salute? Perché promuovere per prevenire... anche il complesso fenomeno del consumo di sostanze stupefacenti e delle dipendenze? Perché richiamarsi al tema della salute e della sua promozione, nella scuola, nel lavoro, nel tempo libero, attraverso gli “sguardi” esperti di relatori addetti ai lavori e gli “sguardi” di quegli attori sociali che questi mondi li vivono ogni giorno, giovani e adolescenti, insegnanti, lavoratori. Domande in apparenza legittime, cioè scontate nelle risposte, quanto piuttosto inevitabili se rapportate all’attualità sociale che attraversa il nostro vivere quotidiano e quello delle giovani generazioni. Non è quindi per semplif icare rispetto a complesse questioni come quella dei consumi di droga, all’opposto proprio per offrire margini più ampi di analisi e di comprensione. Il primo rilievo è il riferimento alla salute e non alla malattia, non per celarne l’esistenza, viceversa per prevenirla e curarla con strategie complesse e atteggiamenti ecologici. Avere un approccio ecologico alla salute, nella sua cura e nella sua educazione, ridimensiona il bisogno di cercare nel quadro sociale e nelle sue pieghe gli elementi di disturbo, insani, malati, difettosi e successivamente di rispecchiali su singoli individui o su singoli gruppi con il fine di designarli portatori “strutturali” od “occasionali” di un problema. Uno stantio e sciocco espediente di scovare le pagliuzze negli altrui occhi, per non far caso al trave nei propri occhi. Il secondo rilievo, corollario del 10

primo, è sulla promozione di stili di vita dettati da scelte di benessere individuale e sociale, riconoscenti delle differenze, capaci al dialogo e generatrici di integrazione. Possiamo parlare quanto vogliamo intorno a un fatto, a un ragazzo che si droga, a una ragazza anoressica in f in di vita, a una madre che uccide il proprio f iglio in preda alla depressione, a un ubriaco che investe e uccide due vite, a un operaio che precipita dalle impalcature, ma f inché ci porremo con atteggiamento o consolatorio/vittimistico o giudicante/punitivo o peggio indifferente, perché “non mi riguarda”, avremo dribblato la nostra responsabilità sociale e di convivenza civile. Non stupiamoci se oggi si è alla ricerca di corpi scolpiti, di corpi “vetrina” e di incredibili performance individuali, all’interno di

un cor po sociale per nulla in forma: è in pieno rispettata la norma dominante e condizionante che invita con insistenza ossessiva alle pratiche di self safety per garantirsi sempre più ampie platee di ossequiosi consumatori. Come dire: divide et impera! In quella che Bauman nomina “Società


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

liquida”, alimentata costantemente dalla componente “rischio”, elemento precursore di ansia, paura ed incertezza, accade, neanche per caso, che si sviluppi un processo che viene definito di “individualizzazione”, col quale si deve intendere la necessità da parte degli individui di costruirsi da soli le proprie biografie scegliendo tra nuovi e sempre mutevoli modi di vita (Luisa Stagi, 2008, Anticorpi, Milano, Franco Angeli). Il “Potere” avvertito, ma anche subito, di detenere delle opzioni assolutamente individuali, se da un lato aumenta la libertà di scegliere, dall’altro aumenta la pressione a conformarsi a richieste interiorizzate (Ibidem). Il rischio è che ciò diventi il contenitore, mentale e fisico, di rappresentazioni di un sé poco autentico

e molto solo, in un’improbabile sequenza di autodeterminazioni, sempre più spesso “agite”. Ed all’interno di questa sequenza che si possono inserire quelle fenomenologie del consumo di sostanze, ormai non più riducibili a scontate pratiche trasgressive da parte di adolescenti o giovani disagiati o disadattati o devianti. Dieci anni fa presentavamo una card ai ragazzi, con lo slogan su un lato “Ci sto dentro”, inteso “OK, mi diverto ma non sono bevuto o altro”, e sull’altro lato “Non ci sto più dentro”, inteso “Sono fuori di testa dal bere e altro”. Oggi questo slogan è completamente rovesciato dal paradigma: per stare dentro il gruppo, dentro gli schemi sociali del consumo, per stare al passo con i tempi, con lo studio, il lavoro, l’a-

more, il tempo libero... e forse (purtroppo) anche la famiglia necessito di protesi di qualunque tipo, chimiche, affettive, tecnologiche… purché il mio senso di insicurezza si plachi. Ecco alcuni buoni motivi per “rischiare” un convegno sul tema della salute, nella vita di tutti i giorni e nei luoghi della vita, quantomeno per il semplice motivo che la salute non è una cosa che si può spezzettare e curare nelle singole parti, pena l’auto-rigetto, ma va presa e curata nel suo essere plurale e unica, nel suo essere voce di quel Io – Tu per un progetto Noi, che Martin Buber ha sintetizzato nel “Si fa Io solo nel Tu. Questa è la salute, che è costitutivamente relazione e quindi dialogo. *Responsabile Settore prevenzione del Centro di Solidarietà

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L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

“La vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare... mi fido di te”*

* Jovanotti, “Mi fido di te” - “Lorenzo 2005 - Buon Sangue”

Massimiliano e i suoi compagni di Trasta

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tanchezza, paura e voglia di realizzare lo spettacolo per noi importante dopo cinque mesi di lavoro, oltre al nostro quotidiano, partire dal niente e riuscire a creare uno spettacolo tutto nostro con il grande aiuto della nostra operatrice Ornella. La notte prima di casa aperta eravamo molto agitati e stanchi dopo tutti i preparativi sia per lo spettacolo che per allestire la casa e il campo. Il giorno dello spettacolo noi della compagnia del teatro eravamo nervosissimi, il mattino l’abbiamo passato a finire di allestire il campo dove avremmo fatto lo spettacolo, non vedevamo l’ora di farlo, ma verso le 14.30 il tempo è cambiato, da che c’era il sole si è fatto nuvolo tutto di un colpo e da lì a poco è venuto giù il diluvio… Paola e Alex sono dovuti correre su per mettere via tutto, dai pannelli alle casse dell’impianto acustico, lo spettacolo non si faceva più, il campo era diventato una piscina, tutti noi speravamo che smettesse ma il tempo non accennava a cambiare. In casa c’erano tutti i parenti e gli amici che nel frattempo erano arrivati, e dopo un po’ abbiamo deciso di farlo la 12

domenica dopo, se non che verso le 16.00 ha smesso di piovere ed è spuntato un po’ di sole e d’accordo con Ornella abbiamo deciso che nonostante tutto avremmo fatto lo spettacolo, abbiamo tolto con scope e palette tutta l’acqua che potevamo, abbiamo rimesso le cose a posto e siamo partiti. La gente cominciava

a salire, e dopo che erano tutti seduti ai loro posti lo spettacolo è cominciato. Eravamo tutti lì con i nostri vestiti neri e a piedi nudi con un’emozione che non ti faceva respirare. Mario e Norberto sono usciti dalle quinte con un grosso striscione bianco in mano alto due metri e lungo otto, noi pronti ad uscire, Riccardo, il nostro maestro di teatro, seduto al nostro fianco per regolarci tutte le musiche e i tempi, entriamo sul palco dietro lo striscione, parte la canzone di Jovanotti “MI FIDO DI TE”, ci

posizioniamo in fila dietro lo striscione, Alessandro e Paola partono dal pubblico con una bomboletta spray in mano e scrivono sul telone il titolo dello spettacolo… “MI FIDO DI TE”, Riccardo cambia musica e sotto il ritmo di un pezzo rock siamo entrati in scena trovandoci faccia a faccia con il pubblico. Lo spettacolo è cominciato con la scena di Barbara sotto i sacchi, poi Mario con la maschera e poi un tango dove tutti combattono fino allo sfinimento e buttano via la loro maschera. Alla fine c’è stata la danza del risveglio, come la rinascita di un seme con una musica rilassante dove tutti noi ci siamo riscoperti, riconosciuti e abbracciati dopo un ballo di colori, esprimendo la nostra fantasia e raccontando una favola scritta da noi. Poi prendendoci tutti per mano, dopo esserci presentati al pubblico ci siamo lanciati in uno scatenato ballo, sia tra di noi che con il pubblico, con in sottofondo una canzone di Fabrizio De Andrè.


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Gli scatti dello spettacolo

Alcuni momenti dello spettacolo “MI FIDO DI TE”: gli ultimi preparativi, scene della rappresentazione (allegoria della vita di strada e del recupero), la torta che ha allietato attori e ospiti e l’abbraccio finale con il regista 13


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La nostra volontà supera anche le intemperie Alex e la “Compagnia del Teatro” di Trasta

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oi del teatro, undici, insieme, come una squadra di calcio ci siamo allenati un inverno e un’estate per la partita più importante, lo spettacolo che di noi avrebbe detto qualcosa, avrebbe fatto capire chi siamo, da cosa ne veniamo e cosa vogliamo. Durante tutto il training ci siamo impegnati, abbiamo discusso, ci siamo aiutati e a volte odiati, sapendo dentro di noi che comunque volevamo portare a termine questa cosa, che poi è la rappresentazione nostra, con la nostra festa, di ciò che facciamo, a livello morale, qui in comunità;volevamo far sapere a chi ci ha aiutato, ci ha sostenuto e comunque non ci ha emarginato, che veramente passando da malessere a benessere e viceversa siamo qui e vogliamo tornare a vivere una vita che abbiamo lasciato chissà dove, ma che c’è. La Domenica dello “show” è stato un trauma:abbiamo al mattino corso avanti e indietro per terminare il lavoro di mesi, sistemato ciò che c’era da sistemare, in ansia per la prima, stanchi ma carichi;nel primo pomeriggio ormai pronti per riunirci e concentrarci, a gelare gli stati d’animo con del ghiaccio secco e duro come un macigno, è stato l’unico grande acquazzone pomeridiano, con annessa grandine, dell’estate che ha distrutto ogni speranza di fare lo spettacolo in tempo, alle 16, 30 prima della messa. Forse è stata un ulteriore sfida del cielo per vedere la nostra volontà, per testare ulteriormente i nostri 14

sensi, fatto sta che noi volevamo farlo, chi proponeva di farlo in settore, chi di dare dei teloni al pubblico, chi di fare la danza del sole, chi di mangiare e poi farlo in notturna, ma di andare avanti… dovevamo farlo. Eravamo affranti, con le facce cupe, ma dentro di noi sapevamo che avremmo fatto qualcosa e infatti cosi è stato, appena ha smesso di piovere, abbiamo deciso con gli operatori e la direzione, di fare lo spettacolo dopo la messa. E cosi è stato, abbiamo rimontato tutto, di corsa, bagnati, con la felicità che si mischiava alla paura e all’adrenalina, sapere di cominciare senza potersi essere fermati mezz’ora a concentrarsi, ma ormai eravamo in gioco , pronti e via… Il campo era zuppo, ma the show must go on , eravamo carichi e non abbiamo sentito l’acqua, non ce ne siamo accorti, eravamo troppo carichi e concentrati. È stato bellissimo, Luca (a droga ta bruscio u servellu), Massimo (attenti al fuoco), Alex (non farla qui, Brutus), Sergio (passami la chiave), Alessandro (circolare, avanti circolare), Norberto (edizione straordinaria, comunità chiuse tossici in libertà), Walter (dica trentatre, come sta?), Roberto (la pace sia con te e con il tuo spirito), Mario (la maschera, solo tra la gente) e Barbara (la roba, il male, la tentatrice), tutti quanti con la mitica Ornella, che ci ha sopportato, sostenuto e ha sofferto e gioito con noi, che senza di lei, nulla sarebbe successo, Paola, Daniele, Stefano che ci hanno aiu-

tato nei dietro le quinte, e erano con noi durante tutto il training, Luigia e Enrico che hanno letto e si sono immersi in ciò che comunque appartiene anche a loro, Riccardo per i ritocchi finali , Jimmy Paganini Per l’impianto stereo e tutti i compagni, che anche se non ci hanno lasciato la lasagna alla sera, erano con noi;tutti quanti abbiamo partecipato a un qualcosa, e questo è stato intenso, un’emozione molto forte. Lo spettacolo ha avuto successo, tutti eravamo soddisfatti e poi la realtà di dove siamo ci si è materializzata nuovamente davanti, forse con un po’ di consapevolezza in più, forti di aver fatto qualcosa insieme e nonostante tutto, essere arrivati in fondo, e averlo fatto bene! Adesso il teatro ha ripreso , stiamo preparando , partendo dal laboratorio, un qualche altro spettacolo, le persone forse cambieranno, ma le emozioni e la soddisfazione saranno uguali e ovviamente , come ogni anno, lo spettacolo sarà sempre meglio di quello dell’anno prima o, per i più obiettivi, diverso… THE SHOW MUST GO ON!


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GRAZIE! Il Ministero ci ha accreditato i soldi che singole persone e aziende hanno destinato al Centro attraverso il 5 per mille: nelle casse della Fondazione sono arrivati 27.645 euro. Tutti noi del Centro vogliamo ringraziarvi per il sostegno che ci date perché, come dice lo slogan della nostra campagna, è anche grazie al vostro aiuto che possiamo guardare lontano e traguardare nuovi obiettivi per essere sempre in prima linea nell’aiutare i più deboli.

IL CENTRO HA BISOGNO DI VOI BASTANO 1.000 EURO ALL’ANNO PER SOSTENERE LE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE E RECUPERO CHE IL CENTRO OFFRE ALLA CITTÀ DA PIÙ DI TRENT’ANNI. IL CONTRIBUTO È TOTALMENTE DEDUCIBILE. POTETE VERSARLO IN QUESTO MODO: BONIFICO BANCARIO A FAVORE “FONDAZIONE “CENTRO DI SOLIDARIETÀ ONLUS” ISTITUTO S. PAOLO IMI - SEDE DI GENOVA IBAN FONDAZIONE IT47 K030 6901 4001 0000 0060 830 CAUSALE “100 X CENT(R)O” Deducibilità per le imprese: Ai sensi art 13 Dlgs 4/12/97 n° 460 le offerte alle ONLUS sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi fino ad un importo di € 2.065,83 annui o il 2% del reddito d’impresa, come documentazione è valida la ricevuta del bonifico bancario. 15


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Ceis Genova L'abbraccio n°53 by gammaufficiosrl - Issuu