Skip to main content

Ceis Genova L'abbraccio n°41

Page 1

L’ABBRACCIO

41

Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova

Cerchiamo volontari

16126 Genova - Via Asilo Garbarino, 9/B Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.02.02 r.a. Direttore Responsabile: Silvano Balestreri Realizzazione e stampa: TotalPrint Genova S.r.l. N. 41 • 3° Trimestre 2005 - N. 3 del 2005 Prezzo 1,00 Euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 tariffa R.O.C. Poste Italiane S.p.A. sped abb. postale - D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova


L’ABBRACCIO Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione spedita in abbonamento postale

Fassolo

Trasta

Via Asilo Garbarino, 6-9/B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02 In questa sede sono offerti i seguenti servizi: Casa di Accoglienza per tossicodipendenti “Casabella”, Casa alloggio “La Tartaruga” per persone malate di Aids, progetti “Odissea 2000” “Castore e Polluce” ed “Euphòria”, servizi di Prevenzione ed Auto Aiuto, direzione e uffici.

Salita Cà dei Trenta, 28 - 16159 Genova Rivarolo Comunità Terapeutica Riabilitativa, Comunità di Reinserimento Sociale, Comunità semiresidenziale e residenziale di Accoglienza, Tel. 010.7404474

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Ramon Fresta In redazione Aldo Castello La copertina è di i ragazzi di In-Chiostro Disegni Luzzati, Piccardo e Reginaldo Foto Pillola, i ragazzi di Trasta Hanno collaborato Carlo Lepri, l’equipe del Progetto inserimento disabile, Provincia di Genova, Ucil Comune di Genova, Eliana e Silvia

Centro città Centro adolescenti “In-Chiostro”, salita S. Maria di Castello 15; Lunedi mercoledì e venerdì dalle 14.30 alle 18.30 Tel. 010.2468573 - 340.4821045

Direzione e redazione Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

Siamo anche in tutta Italia

Impaginazione e stampa TotalPrint Arti Grafiche Genova S.r.l. Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Sped. abb. postale 50% - Genova

• BELLUNO

iamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi.

S

• TRENTO • VARESE

VICENZA • TREVISO • • IVREA • VERONA • VENEZIA • MILANO • CREMONA • PADOVA • PIACENZA • TORINO • VERCELLI • PARMA • MANTOVA • REGGIO EMILIA • MODENA • BOLOGNA • RAVENNA

• AOSTA

Periodico associato USPI

La nostra filosofia

• BOLZANO

Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa.

• GENOVA

Chi siamo Dove siamo

• SANREMO

• LA SPEZIA • PISTOIA • PRATO • FIRENZE

Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi.

• AREZZO • JESI • MUCCIA • SPOLETO

Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo.

• ALBA ADRIATICA

Via Asilo Garbarino, 6 B - 9 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

• PESCARA • VITERBO • ANGUILLARA • CIVITAVECCHIA • ROMA • ANZIO • FORMIA • CASERTA

Bianca Costa Bozzo Presidente

• BARI • AVELLINO

• GRAVINA

Paolo Merello Direttore Generale • CAGLIARI

E-mail: csgenova@csgenova.org Pagina Web: http://www.csgenova.org

• COSENZA

• CATANZARO

Federazione Italiana Comunità Terapeutiche Tel. 06.66.16.66.68 Via Bravetta, 365 00164 Roma Presidente Egidio Smacchia

2

• MESSINA • REGGIO CALABRIA

• CATANIA

Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.


L’ABBRACCIO L’EDITORIALE

Le nuove sfide del Centro, non saremo soli a combatterle di Bianca Costa Bozzo*

U

n drammatico fatto di cronaca: la tragica morte di una giovane donna di 31 anni, per overdose di cocaina, ha posto repentinamente Genova e la Liguria di fronte ad una dura realtà: la droga, anzi le droghe, sono ancora tra noi ed uccidono ancora. Tutti noi addetti ai lavori abbiamo sempre continuato a dire che non bisognava abbassare la guardia, che il fenomeno era ben lungi dall’essere in declino, era solo presente in forme diverse: meno visibili e per questo più subdole e pericolose. Gli ultimi avvenimenti hanno crudelmente fatto capire che non esistono potenzialmente ambienti indenni da questo flagello: le sostanze circolano tra i “salotti bene” come tra gli ultimi emarginati, sono presenti nelle scuole e nei posti di lavoro, le usano persone mature e giovanissimi… insomma sono presenti massicciamente nella società del secondo millennio. L’ultimo rapporto ministeriale sullo stato della tossicodipendenza in Italia, lancia un grido d’allarme riguardo all’uso di sostanze in età sempre più precoce: prime esperienze attorno ai 14 anni ed a 16 già in carico ai servizi. Dall’altra parte si trovano un numero considerevole di poli-assuntori di età estremamente avanzata che, una volta risolti i problemi con le sostanze hanno enormi difficoltà a trovare spazio nella vita “normale”. Io sono sempre stata profondamente convinta delle potenzialità dell’uomo, anche quello apparentemente più disperato, e su questa certezza- unita alla professionalità degli operatori e alla disponibilità dei volontari- è basata l’attività del Centro; per questo motivo gli stimoli provenienti dall’esterno ci inducono a riflettere per offrire risposte adeguate ai bisogni. Partendo da queste osservazioni, ritengo sempre più urgente un forte investimento nella prevenzione; sono fermamente con-

vinta che la prevenzione debba essere una azione costante fatta sul territorio e che coinvolga tutti, un’opera quasi “educativa” che deve essere mirata a tutto l’universo dei giovani ed ai loro adulti di riferimento: famiglie, professori, gestori del tempo libero… Il nostro settore prevenzione opera proprio in questo modo, attraverso i due progetti Euphoria ed InChiostro. Per il futuro abbiamo investito fortemente in questo settore creando una equipe multidisciplinare ed uno spazio apposito a Santa Maria di Castello. Rimane però sempre il problema della scarsità delle risorse destinate a questo comparto che mette fortemente a rischio il prosieguo delle attività. Oltre alla Prevenzione il Centro si occupa di altre forme di disagio. Ho sempre chiesto agli operatori del Centro di prestare attenzione a quello che accade attorno a noi, per cogliere i segnali o possibili richieste di aiuto alle quali dare risposte: da questa continua attenzione alle difficoltà del nostro territorio che sono scaturiti due nuovi servizi. In collaborazione con la Provincia, abbiamo avviato il settore inserimento disabili che ha come finalità quello di accompagnare verso il mondo del lavoro (e quindi verso l’autonomia) una utenza estremamente penalizzata: persone maggiori di 40 anni, disabili e, qualche volta, con scarse competenze professionali. Dopo il rodaggio di questo anno, questo servizio ci vedrà impegnati maggiormente nel prossimo 2006. Un altro segmento nel quale siamo impegnati è quello della “doppia diagnosi”, una realtà in costante aumento che l’uso di droghe sintetiche contribuisce ad alimentare; difficile da affrontare per le molte sfaccettature con le quali si presenta e con una utenza a cavallo tra due diversi servizi pubblici: Dipartimento delle Dipendenze e Dipartimento della Salute Mentale. È un tema talmente in evoluzione che la

F.I.C.T. (Federazione delle Comunità Terapeutiche) ha attivato un tavolo permanente di confronto e formazione dove si incontrano i responsabili di strutture operanti su tutto il territorio nazionale e che seguono giornalmente circa 400 persone in questa situazione. Per condividere e confrontare le nostre osservazioni abbiamo organizzato un convegno che si svolgerà il prossimo 28 ottobre a Palazzo San Giorgio. Tutte queste novità si sono inserite a f ianco dell’opera consolidata della Comunità Terapeutica e degli altri servizi per l’utenza con problematiche legate alla tossicodipendenza, che sono il motivo per cui il Centro è nato oltre trent’anni fa e continuano ad essere estremamente di attualità. Servizi che necessitano di risorse adeguate alle difficoltà che comportano ed agli investimenti necessari per renderli di qualità.

N

oi siamo profondamente convinti che l’uomo, per stare bene, deve sempre tendere ad obiettivi che abbiano un vero valore, raggiungerli vuol dire dare un significato alla propria vita; il senso del nostro lavoro è proprio quello di metterci al fianco delle persone che frequentano le nostre strutture, far loro recuperare fiducia in se stessi e speranza nel futuro, aiutarli a diventare protagonisti, come dice la nostra filosofia “ né il gigante dei sogni né il nano delle paure, ma un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire” Voglio chiudere con un ringraziamento ed un invito, il grazie è per tutti i nostri volontari che permettono al Centro di portare avanti i suoi servizi; l’invito è rivolto a coloro che vogliono dare un po’ del loro tempo: abbiamo bisogno anche di voi! Come vedete il futuro riserva sfide impegnative, ma so di non essere sola: ho fiducia nelle Istituzioni che hanno sempre creduto nel Centro, negli operatori bravissimi e professionali, negli amici e donatori che ci hanno sempre sostenuto e che, sono certa, continueranno a farlo. *Presidente Centro di Solidarietà di Genova 3


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

Disabili: da emarginati a risorsa nel mondo del lavoro di Carlo Lepri*

T

ra il 1975 e il 1980 alcuni grandi avvenimenti hanno interessato la vita delle persone disabili e quella delle loro famiglie. Tra le molte novità di quegli anni, due in particolare, hanno rappresentato bene il cambio epocale a cui abbiamo assistito: da una parte l’avvio e il consolidamento dell’integrazione scolastica e, dall’altra parte le prime, timide, esperienze di inserimento lavorativo. I due fenomeni, inserimento a scuola e inserimento nel mondo del lavoro, erano (e restano) intimamente collegati tra loro. Si può ben dire infatti che una delle maggiori consapevolezze che attraversò gli operatori in quegli anni era relativa al fatto che l’integrazione scolastica avrebbe avuto un senso compiuto solo se finalizzata al più generale inserimento sociale delle persone disabili e, in prospettiva,

al loro inserimento lavorativo. Non a caso a Genova, il primo gruppo tecnico che in quegli anni affrontò il tema dell’inserimento lavorativo, era costituito proprio da Operatori che avevano contribuito alle prime esperienze di inserimento scolastico. In questa prospettiva si può oggi affermare che, ad oltre 25 anni distanza l’inserimento lavorativo delle persone disabili, pur non esaurendo tutti gli aspetti del loro progetto di vita, rappresenta comunque un momento fondamentale e per certi versi conclusivo dell’itinerario educativo formativo attuato nelle età precedenti. L’allora inesplorato rapporto tra mondo della disabilità e mondo del lavoro pose da subito alcuni problemi di metodo e, al tempo stesso aprì nuove prospettive di riflessione scientifica soprattutto

nel campo delle discipline psicologiche e della formazione. Alcune di queste intuizioni divennero poi parte di molte delle esperienze che si svilupparono nel nostro paese e, ancora oggi, mantengono una loro sostanziale attualità e validità. Sul piano metodologico l’elemento dal quale partire fu la presa d’atto di una sorta di distanza “ontologica” tra mondo della disabilità e mondo del lavoro. Si può affermare che, allora come oggi, quantità e qualità di questa distanza fanno indiscutibilmente riferimento da una parte, alle caratteristiche soggettive della persona disabile e, dall’altra parte, alle caratteristiche socioeconomiche, organizzative e valoriali del mercato del lavoro di riferimento. La sfida metodologica consistette quindi nel “cosa fare” per poter avvicinare e incontrare tra loro questi due mondi sensibilmente distanti. Questa situazione pose gli operatori di fronte a tre necessità: 1) pensare a percorsi individualizzati

Una storica azienda genovese si rinnova e propone la sua gamma di prodotti di alto livello qualitativo corredata dalla certificazione della qualità ISO 9002.

DA OGGI LE PITTURE PER L’EDILIZIA, L’INDUSTRIA E LA MARINA AVRANNO IL NUOVO MARCHIO

Una garanzia in più di continuità e adattamento alle mutevoli esigenze del mercato Colorificio Federico Torre S.p.A. - Via Romairone, 72 16163 Genova - S. Quirico Tel. 010.72.64.911 - Fax 010.72.64.948 4


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

2) agire questi percorsi in maniera intraziendale 3) prevedere per questi percorsi un accompagnamento. L’esigenza di prevedere percorsi individualizzati era naturalmente legata alle caratteristiche soggettive di ciascun disabile e alla necessità di poter disporre di tempi di attuazione del percorso verso il lavoro che non fossero sottoposti ai vincoli temporali tipici degli strumenti tradizionalmente utilizzati allora nel campo della formazione professionale. L’intuizione che, sul piano del metodo, questi percorsi dovessero essere attuati all’interno delle imprese, cioè laddove il lavoro è “vero e concreto”, venne sostenuta via via dalla consapevolezza che gli apprendimenti dei compiti e delle relazioni risultavano significativi e stabili proprio a condizione che venissero sostenuti da condizioni di contesto che puntavano sulle aspettative di ruolo e sulla motivazione. Infine il tema dell’accompagnamento. Tema peraltro opportunamente approfondito in questa rivista dagli Operatori del servizio di mediazione per lo specifico di persone disabili a “bassa soglia”. Risultò allora, sul piano del metodo, come fosse necessario che, persona disabile e azienda, non venissero lasciati soli in questo percorso di avvicinamento reciproco. Emerse chiara la necessità di disporre di operatori che fossero in grado di conoscere e sostenere la persona disabile ma, soprattutto l’azienda e il gruppo dei lavoratori all’interno del quale la persona veniva inserita. Nacque in quel contesto e riferita alle funzioni sopra descritte la def inizione di “Operatore della mediazione”. Occorre dire, per completare que-

sta veloce panoramica, che emerse progressivamente tra gli operatori e nel sistema dei servizi la consapevolezza che fosse necessario affrontare l’inserimento lavorativo delle diverse “categorie” di disabilità con appositi strumenti e con operatori appositamente dedicati. Nacquero così progetti specifici che andavano a connotare gli interventi a seconda che la persona presentasse difficoltà prevalenti nell’area cognitiva, piuttosto che in quella relazionale o motoria o sensoriale e, successivamente, nel-

l’area delle dipendenze e della “disabilità complessa”. Questa specializzazione degli interventi ebbe un riflesso organizzativo molto evidente contribuendo alla nascita di diverse agenzie di inserimento al lavoro che oggi costituiscono la ricchezza del territorio genovese in questo settore. Il quadro, sul piano metodologico, si completò quando si arrivò a definire che la “distanza” tra disabilità e lavoro poteva essere superata a condizione che si creasse un’area della mediazione all’inter-

Cerchiamo volontari

Se hai un po' di tempo da offrire alle persone portatrici di un disagio puoi aiutarci nel nostro lavoro inoltre se hai 18 – 28 anni puoi effettuare il servizio civile nazionale nelle nostre strutture

Per informazioni:

010.254601 csgenova@csgenova.org telefono

Le persone disponibili parteciperanno ad attività formative e informative propedeutiche al servizio di volontariato

5


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

no della quale agissero: - operatori specializzati nella mediazione - dotati di strumenti di mediazione (borse di lavoro, tirocini, incentivi economici, sostegni legislativi ecc.) - inseriti in un Gruppo Operativo specializzato nelle attività di inserimento al lavoro. Anche sul piano psicosociale si acquisirono in quel periodo alcune consapevolezze che possiamo considerare tuttora fondamentali. Provo ad elencarne alcune. 1) Il ruolo lavorativo non può essere assegnato in modo “astorico”. Occorre cioè porre molta attenzione alla storia della persona e al suo percorso all’interno dei vari ruoli sociali. 2) Lavorare è una attività com-

plessa che chiama in gioco non solo aspetti cognitivi legati all’apprendimento dei compiti ma, soprattutto, dimensioni affettive e relazionali legate all’interazione tra i ruoli. In questo senso “imparare un lavoro” è diverso da “imparare a lavorare”. 3) Il lavoro, per una persona disabile così come per tutti, deve essere inserito in un progetto complessivo di vita. All’interno di questo progetto occorre che alcuni bisogni fondamentali siano soddisfatti prima e accanto all’inserimento nel lavoro. 4) è sempre importante, specie in alcune tipologie di disabilità, il coinvolgimento attivo della famiglia e dei parenti poiché solo da loro può venire un reale “permes-

Sono passati trent’anni dall’avvio delle prime esperienza di inserimento delle persone diversamente abili nel mondo del lavoro. È stata fatta molta strada, ma bisogna sviluppare nuove iniziative che sono alla base del progetto di mediazione al lavoro per disabili a bassa soglia del Centro di Solidarietà.

6

so a crescere”. 5) Infine l’inserimento al lavoro necessita di un approccio “antropologico” alla disabilità. Si intende sinteticamente, con questa definizione, affermare che l’inserimento lavorativo è possibile a condizione che vengano superate immagini stereotipate del disabile che fanno riferimento di solito al mondo dei “malati” a quello degli “assistiti” o degli “eterni bambini”. Per concludere credo si possa affermare, con una certa soddisfazione, che molte delle linee guida sperimentate a Genova in questi quasi trenta anni di lavoro sono alla base dei punti di forza introdotti dalla legge 68/99. Tuttavia la fida continua; e tra i problemi più evidenti che ci troviamo ad affrontare penso se ne possano indicare alcuni: - il pericoloso ritorno, sul piano culturale, di un approccio alla disabilità di tipo assistenziale all’interno del quale, alla categoria dei diritti, si sostituisce quello, f intamente solidaristico, della carità; • Il rischio continuo, conseguenza anche dell’approccio sopra ricordato, di finanziamenti inadeguati ai vari progetti attivati sul territorio; • Il pericolo che alcune categorie di cittadini, che accanto alla disabilità presentano problemi di svantaggio sociale, economico e culturale, restino cronicamente esclusi dai percorsi di integrazione lavorativa. Vedremo nei prossimi anni se, anche con il progetto di mediazione per disabili a bassa soglia, il sistema dei servizi riuscirà a rispondere a queste sfide. *Psicologo consulente del progetto di mediazione al lavoro per disabili del Centro di Solidarietà


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

Come “accompagnare” a fare qualcosa le persone con disagi persistenti di Roberto Buzzi, Marina Puppo, Francesca Salemi, Valeria Salmon, Livia Tordella*

A

tutti noi, in vari momenti della nostra vita quotidiana, piace essere “accompagnati”: “accompagnati” da qualcuno di nostra conoscenza e fiducia, “accompagnati” in qualche luogo, “accompagnati” a fare qualcosa. Per le persone disabili, essere “accompagnati” è ancora più importante, a volte necessario. Possiamo vedere il nostro progetto come un servizio di “accompagnamento” al lavoro: come un sostegno f isico e psicologico della persona disabile nella conoscenza, nell’ingresso e nella permanenza nel mercato del lavoro attraverso, un percorso di inserimento graduale e progressivo.

“accompagnati” da una persona di nostra conoscenza e fiducia

I

a prima fase del nostro “accompagnamento” verso il mondo del lavoro consiste in una serie di colloqui. Questi incontri servono per conoscere la persona disabile, per metterne in luce limiti e problematiche, per ricostruire esperienze lavorative passate, per individuarne capacità e potenzialità. Attraverso la conoscenza e il dialogo ci proponiamo di costruire con ognuno una relazione di fiducia. Successivamente il nostro delicato

compito diventa quello di individuare con la persona e per la persona “mansioni lavorative” semplici ma possibili. Possibili per il disabile e compatibili con il mondo del lavoro reale.

so di inserimento lavorativo è infine il sostegno e lo stimolo della persona disabile verso un compito o una mansione. Sostegno nell’imparare il compito, nel provare a farlo e poi nel provare a farlo da solo. Stimolo a continuare a svolgere il proprio compito con costanza e a capire se è fatto bene o male con il fine di “accompagnare” il più possibile il disabile a fare bene, regolarmente e autonomamente ciò che gli viene richiesto. LA NOSTRA UTENZA

“accompagnati” in un luogo

I

a seconda fase del nostro percorso riguarda l’accompagnamento della persona disabile in un ambiente di lavoro. Questa fase inizia con la ricerca, da parte nostra, di un’azienda disponibile ad accogliere il disabile al proprio interno per permettergli di entrare a far parte di un contesto lavorativo. È questo un momento molto delicato della nostra attività di “mediazione”: trovare un luogo adatto alla persona che dobbiamo inserire e alle mansioni che potrebbe svolgere. L’accompagnamento si concretizza poi nell’affiancare il disabile nella conoscenza del luogo di lavoro, delle regole e delle persone che ne fanno parte: presentargli l’azienda e presentarlo all’azienda, conoscere con lui i superiori e i colleghi e capire come ci si comporta. “accompagnati” a fare qualcosa

I

a terza fase del nostro percor-

G

li utenti ci vengono segnalati dalla Provincia di Genova e sono invalidi civili o del lavoro con problematiche socio-sanitarie e psicosociali di rilievo. Si tratta di persone con disagi personali persistenti nell’età adulta, con livelli di emarginazione elevata, indigenza economica grave e scarse competenze professionali. La gran parte delle persone che entrano a fare parte del nostro progetto è inoltre fuori dal mercato del lavoro da molti anni. Le biografie ci raccontano di percorsi lavorativi di scarsa rilevanza dal punto di vista formativo e professionale, caratterizzati da discontinuità e da periodi più o meno lunghi di disoccupazione. Le loro storie personali evidenziano inoltre una serie di disagi che si sono intersecati con abusi e dipendenze da alcool, da sostanze, da gioco e, talvolta, con il carcere. Sono uomini e donne di età compresa tra i 45 e i 60 anni e l’età adulta rappresenta spesso un elemento di ulteriore complessità nel 7


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

processo di reinserimento sociale e lavorativo. Queste persone si trovano oggi a dover trovare forme d’incontro tra la loro situazione di compromissione f isica e psicosociale e la realtà lavorativa, ma presentano una consapevolezza delle loro difficoltà attuali non sempre aderente alla realtà. LA MEDIAZIONE CON LE AZIENDE

L’

attività di mediazione lavorativa prevista nell’ambito del nostro progetto si propone di realizzare un percorso di avvicinamento di queste persone al mondo del lavoro. Attraverso una prima fase di analisi e di narrazione della propria storia lavorativa, ogni singolo Utente ha la possibilità di operare una “autovalutazione” realistica, indispensabile a muovere dei passi concreti verso l’inserimento lavorativo. Uno degli obiettivi fondamentali dei mediatori del lavoro è proprio quello di condurre le persone a comprendere quali siano le loro effettive capacità e competenze professionali residue. Un altro compito importante della mediazione lavorativa è legato a una adeguata conoscenza della persona, in grado di mettere in luce le possibili criticità o le problematiche che sono state di intralcio allo sviluppo delle autonomie professionali. Non si tratta di farsi carico a livello esistenziale o riabilitativo degli utenti; tuttavia, il fatto di avere un quadro conoscitivo completo della 8

persona, consente di reperire risorse formative e professionali mirate al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Per questo la mediazione lavorativa indirizzata alle fasce deboli a “bassa soglia” richiede interventi particolarmente delicati, complessi e di non facile attuazione. Parte centrale nel nostro progetto è il ruolo dell’azienda come unico posto dove un disabile possa effettivamente sperimentare il confronto con un luogo di lavoro e quindi nostro partner essenziale e partecipatore attivo. Abbiamo iniziato a contattare le aziende del territorio per valutare il loro interesse nei confronti del progetto e iniziare a sondare la loro eventuale disponibilità. Il risultato finora è stato molto positivo: la disponibilità è stata trasversale. I responsabili delle Associazioni di categoria ci hanno ascoltato, consigliato e informato sull’andamento e sulla realtà delle imprese del proprio settore, offrendoci sostegno nelle ricerca di aziende specifiche. Le cooperative sociali, istituzionalmente dedicate al reinserimento al lavoro di fasce deboli, ci hanno spiegato la loro attività, il loro modo di intendere gli inserimenti lavorativi e la loro attenzione alle singole persone con la proposta esplicita di collaborare perché il percorso di inserimento di ogni disabile sia portato avanti in piena sinergia. I responsabili del personale di grandi catene di supermercati si sono attivati con noi per ipotizzare

“mansioni possibili” all’interno delle loro strutture, piccoli lavori utili che possano essere affidati al disabile senza appesantire il normale funzionamento del supermercato. Le piccole imprese artigiane finora contattate si sono dimostrate interessate e disposte a farsi carico in prima persona di “problemi sociali che riguardano tutti”. Anche nei contesti in cui l’attenzione alla solidarietà è già un patrimonio acquisito si è trovata ampia collaborazione e apertura a nuovi spazi di intervento. IL VALORE ETICO DEL SERVIZIO A BASSA SOGLIA

Q

uando raccontiamo agli amici, ai familiari o ai colleghi che lavorano in ambito sociale di cosa si occupa il nostro progetto, ci viene quasi sempre rivolta una prima domanda: cosa si intende per “bassa soglia”? In effetti, se non si condivide una definizione comune di questo strano termine, se non si comprendono le caratteristiche particolari di questo tipo di utenza, non si possono neppure capire le ragioni che hanno indotto la Provincia di Genova a investire nuove risorse in questo settore, coinvolgendo nel progetto il Centro di Solidarietà. Innanzitutto va detto che la cosiddetta “bassa soglia” rappresenta un’area marginale delle fasce deboli e, in quanto tale, è stata considerata finora quella più complessa e tradizionalmente refrattaria a ogni tipo di intervento. Gli utenti che entrano a far parte


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

del nostro progetto hanno un quadro di criticità socio-sanitario e professionale notevole, tuttavia - a dispetto di uno scenario poco rassicurante - l’esperienza ci sta mostrando che esistono delle potenzialità inespresse anche là dove in apparenza sembra non esserci più un gran numero di risorse disponibili. Per questa ragione il tentativo di offrire una risposta progettuale proprio a quelle persone che della “non-progettualità” hanno fatto (anche loro malgrado) uno stile di vita consolidato, appare una bella sfida sul piano metodologico e, al

contempo, un gesto di grande valore etico e di largo respiro culturale. In un’epoca in cui le scelte politiche vengono indirizzate in prevalenza là dove il ritorno economico o di immagine sia prontamente fruibile, l’opportunità di dare vita a un progetto sperimentale dedicato ai più “svantaggiati tra gli svantaggiati” ci sembra un atto moralmente coraggioso e socialmente apprezzabile. IL GRUPPO DI LAVORO

I

l gruppo che si occupa del progetto è composto da Roberto

Buzzi, con funzioni di coordinatore e da Marina Puppo, Francesca Salemi, Valeria Salmon, Livia Tordella, con funzioni di mediatori al lavoro. Il gruppo si avvale di momenti di supervisione, sul metodo di lavoro e sui casi che si presentano, condotti dal Dr. Carlo Lepri. Persone, competenze e professionalità diverse unite per trovare, in stretta collaborazione con le orientatici del Servizio Collocamento Disabili della Provincia, una proposta personalizzata per ogni utente. *Gruppo di lavoro del progetto

Il Centro nave sicura nel mare in tempesta della vita Giovedì 19 maggio 2005 eravamo pronte per quella che si è poi rivelata una grande esperienza di crescita personale. Appena entrate nella struttura del C.S.G. e raggiunto l’ultimo piano, con le pareti intonacate di azzurrino e la vista del mare, ci è sembrato di essere giunte su una nave, pronte per salpare. Il capitano (Angela) ed i suoi collaboratori ci hanno dato il benvenuto e salutandoci è come se ci avessero augurato di fare buon viaggio. La nave era ricolma di passeggeri (i ragazzi – ospiti della struttura), alcuni sul ponte della nave (in giardino) a prendere il sole, altri nelle proprie cabine (nelle loro stanze) a riposare, altri ancora nell’angolo relax a fare due chiacchiere tra loro…. Siamo state accolte all’interno del C.S.G. (dopo aver frequentato un corso di formazione per facilitatori di gruppi di automutuo-aiuto presso l’ALFAPP

promosso dal Celivo, organizzato dall’Ass. Laura Panarello) con il ruolo di osservatrici all’interno dei gruppi di familiari dei ragazzi con problemi di tossicodipendenza. Partecipare a questi gruppi è stato per noi un cammino molto importante; ascoltare il vissuto (personale) di ciascuno di loro è stato ogni volta come approdare in un porto diverso,ciascuno con le sue caratteristiche, lasciando dentro di noi forti emozioni. Silvia: “La mia paura più grande era quella di avere l’ “equipaggiamento” giusto per ogni evenienza, come accade ogni volta che affronto una situazione per me nuova, ma in fin dei conti mi sono accorta che l’ “equipaggiamento” giusto è essere semplicemente se stessi, essere veri, solo così puoi essere adeguata per ogni circostanza”. Eliana: “Io ero più tranquilla forse perché avevo già dovuto affrontare “il mare in tempesta” in prima persona e so cosa vuol dire essere

travolti dalle onde. Speravo solo che i partecipanti del gruppo potessero sentire (anche con il mio silenzio) il rispetto ed il calore che avrei provato nei loro confronti”. “Calarsi” nella parte dell’osservatore non è stato semplice; in più di un’occasione, dopo aver ricevuto tanto, avremmo voluto dare qualcosa anche noi, ma il silenzio era il nostro accordo principale con i facilitatori (Giuliano, Ornella e …); pensiamo comunque che non esista osservatore che nel suo silenzio non comunichi qualche suo stato d’animo. Giovedì 16 giugno 2005 si è concluso il nostro “viaggio” e, come in tutti i viaggi, molti sono i ricordi che conserveremo gelosamente dentro di noi. Ringraziamo il capitano ed il suo equipaggio, ma soprattutto i passeggeri (i familiari) perché sono proprio loro che hanno reso unica questa nostra traversata. Silvia ed Eliana 9


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

Repetto: le strategie della Provincia perché nessuno sia escluso dal lavoro di Ramon Fresta

P

residente Repetto, parliamo di disabili e lavoro, la Provincia come è organizzata riguardo a questo tema? “Il periodo trascorso dall’inizio del 2000, entrata in vigore della Legge 68/99, a tutto il 2004, rappresenta un arco temporale significativo, che consente un primo bilancio dell’applicazione della normativa che tutela il diritto al lavoro dei lavoratori disabili. Terminata la fase di avvio e sperimentazione di servizi per l’inserimento lavorativo. L’Amministrazione Provinciale opera attualmente in un sistema sempre più consolidato, contraddistinto dal pieno utilizzo degli strumenti messi a disposizione dalla normativa, dal progredire dell’integrazione e delle sinergie tra i diversi attori pubblici e privati del sistema, dal numero e qualità degli avviamenti al lavoro. In questo contesto l’Amministrazione provinciale ha scelto di dare all’Ufficio inclusione e collocamento disabili un’organizzazione del lavoro più efficiente ed efficace attraverso una miglior definizione di due servizi strettamente correlati: Il servizio alle persone e il servizio alle imprese”.

P

uò indicarci quali obiettivi avete al riguardo e quali risultati sono stati raggiunti? “I risultati attuali sono soddisfacenti, sia in termini di inserimenti lavorativi (nel primo semestre 2005 si è registrato un incremento 10

degli avviamenti al lavoro di persone disabili del 12%), sia in termini di azioni di sostegno all’occupabilità” dei lavoratori disabili (cioè la possibilità/capacità di inserirsi nel modo del lavoro). L’obiettivo prioritario dell’Amministrazione resta comunque l’incremento degli inserimenti al lavoro, per innalzare i tassi di partecipazione alla vita attiva e prevenire, sui nuovi iscritti, uno stato di disoccupazione prolungato. È all’interno di questo obiettivo che ha avuto particolare rilevanza l’accordo siglato a luglio 2004 tra Provincia di Genova, INAIL, ANMIL (l’Associazione degli Invalidi del Lavoro) e ASL 3 per favorire il reinserimento lavorativo di lavoratori divenuti invalidi a causa infortuni sul lavoro. Altro obiettivo importante è quello di favorire l’ingresso nel mondo del lavoro delle persone che presentano maggior gravità e criticità e di conseguenza maggiori diff icoltà di integrazione socio-lavorativa. Questo comporta - viste anche le caratteristiche prevalenti delle persone di nuova iscrizione - la necessità di rinforzare gli strumenti di accompagnamento al lavoro e di sperimentare sempre nuove modalità di soluzione del problema: un esempio è il Servizio di Mediazione “a bassa soglia” che abbiamo affidato al Centro di Solidarietà di Genova dedicato a sostenere quella fascia di disabili di difficile collocazione. Nel 2005 è già stata potenziata la sperimentazione avviata nel 2004

Intervista all’onorevole Alessandro Repetto presidente della Provincia di Genova: coinvolgere sempre di più le aziende nella quale sono stati utilizzati strumenti innovativi”.

L

a modalità utilizzata con il Centro di Solidarietà è stata applicata anche con altre organizzazioni e altre tipologie di utenti? “Operare in modo specifico con tipologie differenziate di lavoratori disabili è un modo che permette di aumentare le probabilità di successo dell’inserimento lavorativo e di prevenire l’aggravarsi di situazioni a rischio di disagio sociale. In quest’ottica la Provincia ha stipulato convenzioni con diverse agenzie che operano sul territorio: CEPIM (lavoratori disabili con sindrome di Down), UCIL (lavoratori con disabilità psichiatrica), Centro Studi dell’ASL 3 e Servizio d’Inserimento Lavorativo di ASL 4 (disabili intellettivi e motori), Consorzio Sociale “R. Tassano”( disabili e fasce deboli), Istituto e Cooperativa “D. Chiossone” (persone non vedenti). La conferma dell’attenzione che l’Amministrazione pone verso le situazioni di maggior difficoltà è l’interazione e la corresponsabilità attivata con molti enti pubblici che, attraverso le chiamate nominative, hanno assunto disabili con gravi criticità d’inserimento nel mercato del lavoro privato. Un ulteriore possibilità di incrementare l’ingresso nel mondo del lavoro di persone a inserimento critico è offerta dall’utilizzo dell’art. 14 del Dlgs. 276/03 che pre-


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

vede l’affidamento di commesse da parte di aziende private a cooperative sociali e contestuale assunzione in cooperativa di disabili). Proprio in questi giorni si stanno realizzando le prime attribuzioni di commesse da parte di aziende private ad alcune cooperative sociali dell’area genovese e del Tigullio”.

I

l panorama del mercato del lavoro in Liguria non è roseo, come affrontare questa situazione? “Un’osservazione importante che condiziona anche le priorità dell’Amministrazione sta nella valutazione della compatibilità tra i profili ”bassi” delle persone disabili in carico e le caratteristiche delle posizioni lavorative che il mercato del lavoro offre: non tutti i posti di lavoro disponibili nelle aziende in obbligo si possono ritenere effettivamente tali per i disabili iscritti. Occorrerà pertanto mettere in campo iniziative che coinvolgano anche aziende non in obbligo e tutto il mondo della cooperazione, non solo con un richiamo alla responsabilità sociale delle imprese e alla solidarietà, ma con un sistema incentivante e di abbattimento dei costi del lavoro”.

C

i può fare una fotografia della tipologia di persone a cui sono rivolti i vostri servizi? “La netta prevalenza data all’aspetto della disabilità, in cui sono ricompresi, oltre agli invalidi civili, gli invalidi del lavoro e gli invalidi per servizio, deriva dal fatto che alle Amministrazioni provinciali è stata delegata la gestione della legge di tutela di tale categoria.

Ciò non esclude che si intervenga anche su situazioni di persone seguite e segnalate da servizi socio-sanitari, utilizzando la metodologia delle politiche per l’inclusione: presa in carico, presidio e condivisione del percorso con la persona, utilizzo del lavoro di sistema, condivisione della costruzione del profilo lavorativo e del percorso con le aziende. Quando parliamo di disabilità sappiamo che ad essa vengono ricondotte moltissime altre situazioni di disagio, a causa delle patologie che sono ad esse correlate: l’esempio più calzante è quello della dipendenza da sostanze (droghe o alcool) che, inevitabilmente, comporta con il tempo patologie di tipo invalidante. Anche molti detenuti o ex detenuti, spesso tali per reati legati alla tossicodipendenza, rientrano tra i nostri iscritti. Nei confronti delle persone ex detenute o soggette a misure alternative alla pena, va precisato che è proseguita, presso il Centro di Servizio Sociale Adulti del Ministero della Giustizia, una collaborazione fornita attraverso un servizio di orientamento specialistico, che nel 2005 si sta connotando come un servizio consolidato e che potrebbe inserirsi in un progetto più ampio, ancora in fase di studio, in cui coinvolgere anche i centri provinciali per l’impiego”.

comporta necessariamente strumenti specifici di supporto alle attività. Alcuni sono già attivi: un sistema di monitoraggio e valutazione costante, supportato da un sistema informativo efficace ed aggiornato, momenti di coordinamento mensili, formalizzati, con le agenzie che erogano i servizi e tavoli di lavoro con le agenzie pubbliche e del privato sociale che sono parte della rete di lavoro. Non ultima, la formazione degli operatori: crediamo che la qualità delle risorse umane a servizio dei lavoratori disabili abbia un ruolo rilevante in tutto ciò. Nel 2004 si è avviato un percorso di formazione sulla normativa e sui diritti e opportunità esistenti per le persone disabili rivolti agli operatori. A breve la formazione proseguirà anche per tutto il 2006 con un percorso dedicato al consolidamento delle competenze e del ruolo degli operatori dei servizi di orientamento e di mediazione al lavoro”.

P

residente, per finire, quali strategie si propone l’Amministrazione Provinciale in questo campo? “In conclusione possiamo affermare che la complessità delle azioni messe in gioco costituisca una sfida per gli anni a venire; ciò

Alessandro Repetto, presidente della Provincia

11


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

Le strutture operative della Provincia per il collocamento dei disabili

L’

attività di Mediazione al lavoro a “Bassa Soglia” dedicato a persone con particolari e plurime criticità è affidato dalla Provincia di Genova all’équipe del Centro e si inserisce in un contesto di servizi coordinato dall’Ufficio Inclusione e Collocamento Disabili.

L’

Ufficio Inclusione e Collocamento Disabili nasce alla fine del 2003 per accorpamento di due preesistenti unità operative dedicate ai lavoratori disabili: l’Ufficio Inclusione - maggiormente orientato ad azioni di sostegno all’inserimento lavorativo - e l’Ufficio Collocamento Disabili - dedicato ad azioni di collocamento mirato di lavoratori disabili presso aziende pubbliche e private in obbligo di assunzione.

I

l riferimento normativo che sostiene le azioni dell’Ufficio è la Legge 68 del 1999 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” che esprime il concetto di “collocamento mirato” (il lavoratore giusto al posto giusto) e def inisce gli obblighi di assunzione di lavoratori disabili delle aziende pubbliche e private, a seconda della loro grandezza in termini di personale.

L’

Uff icio è strutturato in modo da offrire servizi ai due soggetti “clienti” del collocamento mirato: le aziende “in obbligo” e i “lavoratori disabili”. 12

T

ra i servizi principali resi alle aziende c’è il servizio di incrocio domanda-offerta e di preselezione, che permette di presentare alle aziende che hanno l’obbligo di assunzione di personale disabile lavoratori con caratteristiche adatte ai posti di lavoro disponibili. Importante servizio per le aziende è anche l’azione di monitoraggio degli inserimenti al lavoro compiuti tramite le agenzie di mediazione che collaborano con l’Ufficio. La verifica costante dell’inserimento del lavoratore in azienda permette il superamento di difficoltà di integrazione e previene l’interruzione del rapporto di lavoro. In alcuni frangenti vengono svolte vere e proprie azioni di consulenza alle aziende circa la gestione ottimale delle risorse umane inserite.

A

i lavoratori disabili iscritti vengono offerti alcuni serivizi che permettono di compiere un percorso personalizzato verso il lavoro: il servizio di orientamento permette di valutare la situazione del lavoratore disabile “a tutto tondo”(capacità, motivazioni, vincoli, risorse e criticità) e di formulare un progetto individualizzato; il servizio di mediazione al lavoro “accompagna” la persona ad un graduale inserimento lavorativo, tenendo conto della disabilità e delle capacità del lavoratore in funzione di uno sbocco lavorativo. Inf ine, il servizio di incrocio

domanda offerta presenta alle aziende che devono assumere lavoratori disabili i nominativi di lavoratori conosciuti tramite il servizio di orientamento e adatti a ricoprire la posizione lavorativa offerta. Questo servizio svolge l’azione di monitoraggio degli inserimenti di cui si è già accennato in precedenza. Dal punto di vista organizzativo l’Ufficio è strutturato con un’unica Direzione, e due ambiti operativi uno per l’area genovese ed uno sul territorio del Tigullio. In ciascun ambito è presente uno Sportello per le iscrizioni, accoglienza e prima informazione, un servizio di orientamento e un servizio di mediazione al lavoro.Tali servizi sono svolti da Agenzie esterne tramite l’affidamento in appalto. Altri servizi di mediazione ed inserimento lavorativo - come quello svolto dall’équipe del Centro - sono affidati ad enti esterni tramite convenzione. Si tratta di enti che possiedono la capacità di operare con specifici tipologie di lavoratori disabili; tra queste, oltre al CSG, la Provincia ha stipulato convenzione con CEPIM, UCIL, Centro Studi dell’ASL 3, Servizio d’Inserimento Lavorativo di ASL 4, Consorzio Sociale “R. Tassano”, Istituto e Cooperativa “D. Chiossone”. La Direzione dell’Ufficio coordina e gestisce i servizi in una logica di rete, rapportandosi con i soggetti pubblici e privati che operano nell’ambito dell’inserimento lavorativo e con i servizi socio sanitari. IL CONTESTO LOCALE DEL COLLOCAMENTO DISABILI • Il numero complessivo degli iscritti al collocamento disabili è di 5.728 persone; oltre la metà


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

• •

•

• • •

• •

(2.939) sono donne. Dei 5.728 iscritti, 4.824 (84%) si sono dichiarati disponibili al lavoro. La metà ha un’età compresa tra i 45 ed i 65 anni e circa l’80% possiede il solo diploma di media inferiore. Circa il 70% degli iscritti ha un’invalidità che comporta più di una minorazione o malattia invalidante. Nel corso dell’anno 2004 sono state effettuate oltre 900 iscrizioni di nuovi lavoratori disabili. Sono stati avviati al lavoro circa 600 persone. Dall’inizio dell’attività -e sino al 31/12/04- il Servizio di Orientamento (Genova + Chiavari) ha accolto 1.181 persone e svolto 1.591, colloqui; Sono stati realizzati 350 percorsi di inserimento lavorativo conclusi con il 60 % d’assunzioni; Sono stati realizzati oltre 100 azioni di preselezione e incrocio domanda-offerta.

S

e si incrocia il dato relativo alla presenza frequente di lavoratori con diagnosi plurima con l’età dei nuovi iscritti (il 55% ha un’età compresa tra i 35 ed i 55 anni) e con il livello di scolarizzazione (il 63% ha solo il diploma di licenza media), si può ipotizzare una certa complessità ricorrente delle situazioni individuali e dunque dei processi di inserimento lavorativo. Da questi dati si può dedurre che il maggior numero degli iscritti non possiede quei requisiti d’età e percorso formativo più facilmente spendibili ed apprezzate dal mercato. È questa la sfida che L’Ufficio - avvalendosi anche del supporto del Centro - si trova ad affrontare attraverso la realizzazione di eff icaci interventi di mediazione al lavoro.

DOVE SI TROVANO GLI UFFICI E I SERVIZI Ufficio Inclusione socio lavorativa - Collocamento Disabili Indirizzo: Sito Internet: e-mail:

Via Cesarea, 14 - Genova www.provincia.genova.it/pal collocamentodisabili@provincia.genova.it

Sportello Collocamento Disabili Indirizzo: Orari:

Via Cesarea, 14 - Genova da lunedì a venerdì 9,00/12,30 martedì e giovedì 15,30/16,30 Informazioni telefoniche: lunedì, martedì, giovedì 14,30/15,30 Telefono 010 5497520/521 Fax 010 5497525 Servizio Orientamento Indirizzo: Orari: Telefono Fax e-mail:

Via Cesarea, 14 - Genova da lunedì a venerdì 9,00/12,30 martedì e giovedì 14,30/16,30 010 5497528 010 5497525 orientamento.disabili@provincia.genova.it

Servizio di Mediazione al Lavoro (accessibile unicamente su invio del Servizio Orientamento) Indirizzo:

Via Peschiera 9 - Genova c/o Ente Isforcoop

Sportello Collocamento Disabili di Chiavari Indirizzo: Orari: Telefono: Fax:

Viale Millo, 13/b - 16043 Chiavari (GE) da lunedì a venerdì 9,00/12,30 martedì e giovedì 14,30/16,30 0185 360901/02 0185 300144

Servizio Orientamento di Chiavari Indirizzo: Orari: Telefono

Viale Millo, 13/b - 16043 Chiavari (GE) giovedì ore 8,30/12,30 - 14,30/16,30 0185 370091 - 0185 306649

Servizio di Mediazione al Lavoro di Chiavari (accessibile unicamente su invio del Servizio Orientamento) c/o Ente Forma Indirizzo:

Viale Millo 9- 16043 Chiavari (GE) 13


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

Esperti di tutta Italia al convegno del Centro

14


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

La “task force” del Comune per dare una mano alla fascia debole di gruppo di lavoro U.C.I.L*

L’

UCIL nasce nel 1992 all’interno del Comune di Genova, Direzione Servizi Sociali, con il mandato di sperimentare un progetto di avvio al lavoro per persone ex-tossicodipendenti (Progetto PASS) finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri ai sensi del D.P.R. 309/90; nello stesso anno raccoglie l’esperienza del Programma P.I.L. • per “minori a rischio” già attivo da alcuni anni, e del progetto di avvio al lavoro per disabili motori e psichici gestito in collaborazione col Centro Studi della ASL 3 Genovese, col quale avvia una Convenzione per progetti che riguardano circa 200 disabili inseriti nella Civica Amministrazione, nelle aziende e nelle associazioni genovesi; • nel ‘95 inizia la collaborazione con i Servizi di Salute Mentale per l’inserimento lavorativo di pazienti psichiatrici; • dal ‘96 amplia l’intervento ad altre fasce di bisogno, quali stranieri, senza dimora, persone in stato di detenzione, donne che hanno subito maltrattamenti “in protezione sociale”; • nel ‘98 l’UCIL passa dalla Direzione Servizi Sociali alla U.O. Politiche Attive del Lavoro; con questo passaggio il Comune intende inserire gli interventi di supporto lavorativo per le “fasce deboli “ nelle politiche più complessive gestite nella città sul tema dell’occupazione.

LA MEDIAZIONE AL LAVORO

N

ei primi anni di costituzione dell’Ufficio vengono avviati a Genova, su impulso della Federazione Regionale Solidarietà e Lavoro in accordo con la Regione Liguria, due corsi per “Operatore della Mediazione” con l’obiettivo di formare degli operatori su competenze specif iche inerenti la “presa in carico” delle persone in vario tipo di difficoltà e il rapporto con l’azienda per l’inserimento lavorativo, raccogliendo l’esperienza fatta dal Centro Studi della ASL 3 genovese. La mediazione al lavoro si definisce come un percorso “ponte” tra i Servizi Sociali e Sanitari territoriali, che hanno in carico il progetto di vita complessivo della persona e operano su un primo livello, e il mondo del lavoro; il “ponte” è costituito dal Servizio di Mediazione, di secondo livello, che deve essere in grado di dialogare col mondo dei Servizi e il mondo delle Imprese, mediando le rispettive esigenze. L’inserimento lavorativo viene riconosciuto come un intervento di forte autonomizzazione della persona dal punto di vista sociale, di riabilitazione dal punto di vista sanitario, che comunque determina una forte riduzione di costi assistenziali.

la Regione Liguria, la Provincia di Genova, il Ministero e l’Ispettorato del Lavoro, le Cooperative, le Associazioni, le Aziende, il Volontariato, cercando il più possibile di coordinare le iniziative cittadine sull’inserimento lavorativo con l’obiettivo di razionalizzare i costi e massimizzare i risultati da una parte, e dall’altra di diffondere e ampliare le conoscenze e la cultura su questo tema. Negli anni l’UCIL ha promosso delle sperimentazioni su particolari settori e fasce di bisogno (carcere, immigrati, persone senza f issa dimora), che si stanno oggi sempre più articolando e consolidando. I vari progetti di gestione “ordinaria” hanno obiettivi molto diversi a seconda delle persone alle quali si rivolgono, variando dallo scopo occupazionale a quello riabilitativo a quello di socializzazione. L’intervento di inserimento lavorativo, e questo è un dato comune a tutti i progetti, è la tappa finale di un percorso concordato con i Servizi Segnalanti e soprattutto con le persone che stipulano con l’Ufficio un “contratto”, ove sono esplicitati e concordati i vari passaggi e le regole. Il cliente/utente è al centro dell’intervento, porta le sue esigenze rispetto al lavoro nei modi più svariati, dal bisogno di “orientamento al mondo”, alla ferma convinzione di voler fare un lavoro qualsiasi, al non voler proprio andare a lavorare, per scelta o per paura, a dispetto dell’operatore segnalante; molto spesso porta bisogni e richieste di tipo più ampio, e sta all’operatore della mediazione ricontestualizzare l’intervento.

L’INTERVENTO DELL’UCIL

L’

Ufficio lavora in rete con gli altri servizi pubblici e privati quali

IL GRUPPO DI LAVORO

L’

Ucil è organizzato in gruppi 15


L’ABBRACCIO COSTRUIRE IL FUTURO

L’appetitosa torta alla frutta preparata dagli “chef” di Trasta per la festa di settembre. Sopra un momento della recita andata in scena sul palcoscenico della Comunità

La grande festa di fine estate: “Casa aperta” a Trasta Un momento dell’applaudita recita delle “star” di Trasta. Accanto lo striscione sventolante come al carnevale cinese che festeggia il sole ritornato a splendere nella vita dei ragazzi della Comunità

16


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

di lavoro specifici a seconda dei progetti (PIL, CEL, PASS, BUS, PAGA), che sono composti da operatori pubblico/privati, ossia figure tecniche (e amministrative) sia dipendenti dal Comune di Genova che in convenzione con il privato sociale o con i Servizi Sanitari, e si avvale di consulenze specialistiche e supervisioni. La collaborazione che si è ottenuta da questa commistione di ruoli e provenienze è uno dei punti di forza dell’Ufficio, in quanto esprime una pluralità di approcci e modalità possibili di intervento molto vicina ai bisogni espressi dal territorio. ALCUNE RIFLESSIONI

L’

intervento dell’Ucil si è basato sulla convinzione e la condivisione del metodo della mediazione, ereditato dalla notevole esperienza dell’inserimento lavorativo dei disabili È sperimentato nei nostri progetti su altre “fasce deboli”. In questi 13 anni abbiamo verificato l’importanza del progetto individualizzato, dell’ascolto e dell’orientamento “alla persona”, del monitoraggio e supporto durante l’esperienza che deve spesso continuare nel momento cruciale del raggiungimento dell’obiettivo e anche un passo dopo, perché spesso il coronamento del sogno si è dimostrato proprio il momento nel quale la persona ricade, abbandona,fugge. Abbiamo visto come “dare ascolto” sia già spesso importante per la persona che intende entrare o rientrare nel mondo del lavoro, e che l’azienda è ben contenta di avere un supporto nella gestione delle sue risorse umane, “normali” o “deboli” o al limite tra queste due etichette. Nei giorni nostri la metodologia e

gli strumenti dell’inserimento lavorativo per le fasce deboli sono stati mutuati negli interventi di avvio al lavoro per la normalità, ribadendo la necessità di percorsi individualizzati che vedano la persona al centro dell’intervento: su questo principio si fondano oggi i Servizi per l’Impiego pubblici e privati previsti dalla recente normativa sul lavoro. E questo accade in una fase storica dove rispetto al lavoro la discussione è molto ampia (… “ce n’è di meno, è meno garantito, deve essere più flessibile, è sempre più specialistico”…) e le nuove emergenze o debolezze aumentano e sfumano i rispettivi confini “di genere” (immigrati, donne, ma anche cassintegrati o

lavoratori in mobilità, ultra-quarantenni…) Un ulteriore nodo cruciale sta nella contrazione delle risorse disponibili: corriamo il rischio che alcuni interventi così importanti nel campo dei diritti vengano meno per l’esaurimento dei flussi finanziari pubblici che ne hanno garantito l’esistenza negli anni. Occorre ribadire la necessità di politiche di inclusione, riavviare percorsi di riprogettazione e concertazione tra istituzioni e “privato sociale”, ottimizzare quanto esiste e inventare nuovi modi di sostenere percorsi così importanti di reinserimento sociale. *Ufficio coordinamento inserimenti lavorativi del Comune di Genova

Il sindaco di Genova Giuseppe Pericu con Bianca Costa Bozzo, presidente del Centro di Solidarietà

17


L’ABBRACCIO INSIEME PER IL CENTRO

Cento per Centro Nella gara della solidarietà è più facile vincere insieme IL CENTRO HA BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO. BASTANO 1000 EURO ALL’ANNO PER SOSTENERE LE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE E RECUPERO CHE IL CENTRO OFFRE ALLA CITTÀ DA PIÙ DI TRENT’ANNI. IL CONTRIBUTO È TOTALMENTE DEDUCIBILE. POTETE VERSARLO CON LE SEGUENTI MODALITÀ: BONIFICO BANCARIO A FAVORE DI FONDAZIONE “CENTRO DI SOLIDARIETÀ ONLUS” ISTITUTO S.PAOLO IMI - SEDE DI GENOVA C/C N° 60830 ABI 1025 CAB 1400 CAUSALE “100 X CENT(R)O” Ci hanno aiutato: AZIENDE CHIMICHE ANGELINI - BOERO - CALVINI AGENZIE CAMISASCA - CANEPA & CAMPI - C.E.I. - CHANCE - COM.INT - COMTRADE COSTA CROCIERE - COSTA EDUTAINMENT - ECOLOGITAL - ENERCARBO G.O. - GRUPPO VIZIANO - G.S. - ICAT FOOD - ISCOTRANS LEVORATO MARCEVAGGI - MADI VENTURA - MOTONAUTICA CALZA NAVALSEA - NAVIGAZIONE FINEMME - OFFICINE MARIOTTI - P.L. FERRARI & C. - SAAR SAIF COMBUSTIBILI - SEFIMAR - SGARBI SERVICE - S.M. SPIGA NORD - STUDIO BUFFONI - TOTALPRINT - WORDS Deducibilità per le imprese: Ai sensi art 13 Dlgs 4/12/97 n° 460 le offerte alle ONLUS sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi fino ad un importo di € 2.065,83 annui o il 2% del reddito d'impresa, come documentazione è valida la ricevuta del bonifico bancario.

V i a P. P a s t o r i n o 1 8 6 r. - 1 6 1 6 2 G e n o v a - Te l . 0 1 0 . 7 4 . 1 5 . 0 5 4 - F a x 0 1 0 . 7 4 . 1 6 . 2 8 1 i n f o @ t o t a l p r i n t . i t - w w w. t o t a l p r i n t . i t 18


L’ABBRACCIO APPUNTAMENTI

IMPEGNI DEL CENTRO

Calendario 6 luglio: Il COREAT ha un’audizione con gli Assessori Regionali M.Costa e C. Montaldo, il tema sono le difficoltà del settore e le strategie future. Per il Centro sono presenti Bianca e Ramon. 6 luglio: Aldo partecipa ad un incontro, organizzato dalla FICT a Firenze, riguardo a Progetti sul fondo 8 x 1000. 7 luglio: Si svolge l’assemblea della CLESC ( Conferenza Ligure Enti di Servizio Civile), per il Centro è presente Aldo. 12 luglio: Bianca viene intervistata dall’emittente “Primocanale” 13 luglio: Aldo partecipa, in rappresentanza del Centro, ad un incontro in Regione sul monitoraggio del Progetto Equal. 1 agosto: Ramon rappresenta il Centro ad un incontro dei partners locali e transnazionali del progetto Equal “ELE- CHANGE” 2 agosto: Paolo e Ornella partecipano ad un incontro sulla “bassa soglia” presso l’assessorato competente del Comune. 7 settembre: Bianca è intervistata dall’emittente Telenord riguardo a

fatti di cronaca che delineano nuove tendenze nell’uso di droghe. 10 settembre: Si svolge l’annuale festa di “Casa Aperta” alla Comunità di Trasta. 12 settembre: A Bologna si tiene un incontro della rete tematica ”percorsi giudiziari” della FICT; la coordina l’Avv. Marco Cafiero 16 settembre: Bianca e Paolo incontrano il nuovo Direttore Sanitario ed il nuovo Direttore Generale della ASL 3, i dottori Ferrannini e Parodi. 21 settembre: Bianca e Paolo incontrano l’Assessore Regionale Massimiliano Costa per uno scambio di opinioni sulle prospettive future del comparto. 27 settembre: Paolo partecipa all’assemblea ordinaria del CLAIESS. 28 settembre: L’Avv. Marco Cafiero partecipa -a Bologna- all’incontro dei Coordinatori delle reti tematiche avviate dalla FICT su diversi temi legati alle dipendenze. 29 settembre: L’Assessore a Cultura, Sport e Spettacolo della Regione Liguria, Fabio Morchio, in visita alla Comunità di Trasta. 30 settembre: Il CLAIESS ha un incontro in Regione per discutere del Piano Triennale dei Servizi Sociali, è presente Paolo come coordinatore del COREAT.

Agenda 5 ottobre: Il DR. Vinai, Consigliere della Fondazione CARIGE, è in visita al Centro. 6 ottobre Bianca partecipa alla trasmissione “Parliamone Insieme” condotta da Claudio Bollo alla mattina su Tele Genova. Il Centro è presente anche alle trasmissioni del 18 e 22. 28 ottobre A Palazzo S.Giorgio si svolgerà il convegno “Doppia Diagnosi e Comunità Terapeutica”, organizzato dal Centro per condividere e confrontare i dati su questo argomento. 21-24 novembre Una delegazione del Centro (composta da Bianca, Bernadette e Paolo) parteciperà all’incontro seminariale e all’assemblea della FICT, a Varese 7-23 dicembre Il Centro sarà anche quest’anno tra gli espositori del Mercatino di San Nicola in Piazza Piccapietra.

Ricordiamo che le offerte destinate al Centro Solidarietà di Genova possono essere detratte dalla Dichiarazione dei Redditi, sino alla cifra di € 2.065,83 I versamenti possono essere effettuati: • c/c bancario 11308 Cab 01402 Abi 6175 Banca Carige; • oppure c/c postali 22030167 e 1258169, intestati al Centro Solidarietà di Genova • c/c bancario 60830 Cab 1400 Abi 1025 Istituto San Paolo Imi, intestato Fondazione Centro di Solidarietà Onlus L’assessore regionale Fabio Morchio

19


"Via S. Lorenzo: La strada più bella d'Italia" Secolo XIX, giugno 2001 (Realizzata con Sistemi Applicativi Silossanici "Ariete").

Le soluzioni Boero per il Restauro e la Ristrutturazione: Silicati Silossani Acrilici Elastomerici


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Ceis Genova L'abbraccio n°41 by gammaufficiosrl - Issuu