L’ABBRACCIO
38
Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova
e l a t a N n o u B
“Non bussate: è già aperto” Ernesto Olivero
16126 Genova - Via Asilo Garbarino, 9/B Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.02.02 r.a. Direttore Responsabile: Silvano Balestreri Realizzazione e stampa: TotalPrint Genova S.r.l. N. 38 • 4° Trimestre 2004 - N. 4 del 2004 Prezzo 1 Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 tariffa R.O.C. Poste Italiane S.p.A. sped abb. postale - D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova
L’ABBRACCIO Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione spedita in abbonamento postale
Fassolo
Trasta
Via Asilo Garbarino, 6-9/B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02 In questa sede sono offerti i seguenti servizi: Casa di Accoglienza per tossicodipendenti “Casabella”, Casa alloggio “La Tartaruga” per persone malate di Aids, progetti “Odissea 2000” “Castore e Polluce” ed “Euphòria”, servizi di Prevenzione ed Auto Aiuto, direzione e uffici.
Salita Cà dei Trenta, 28 - 16159 Genova Rivarolo Comunità Terapeutica Riabilitativa, Comunità di Reinserimento Sociale, Comunità semiresidenziale e residenziale di Accoglienza, Tel. 010.7404474
Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Ramon Fresta In redazione Aldo Castello La copertina è di Emanuela Luzzati Disegni Luzzati, Emanuela Fava, Piccardo e Reginaldo Foto Angela Miali, Hanno collaborato Roberto Buzzi, Don Fully, Franco D., Giovanna Moisio, Ornella Senis
Centro città Centro adolescenti “In-Chiostro”, salita S. Maria di Castello 15; Lunedi mercoledì e venerdì dalle 14.30 alle 18.30 Tel. 010.2468573 - 340.4821045
Direzione e redazione Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02 Impaginazione e stampa TotalPrint Arti Grafiche Genova S.r.l.
Siamo anche in tutta Italia
Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Sped. abb. postale 50% - Genova
La nostra filosofia iamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi.
S
Periodico associato USPI
Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa.
Chi siamo Dove siamo
Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo.
Via Asilo Garbarino, 6 B - 9 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02
Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio?
Bianca Costa Bozzo Presidente
Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire.
Paolo Merello Direttore Generale E-mail: csgenova@csgenova.org Pagina Web: http://www.csgenova.org
Federazione Italiana Comunità Terapeutiche Tel. 06.66.16.66.68 Via Bravetta, 365 00164 Roma Presidente Egidio Smacchia
2
Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.
L’ABBRACCIO L’EDITORIALE
Nella parabola del Vangelo lo spirito del Centro di Bianca Costa Bozzo*
I
l quasi trascorso 2004 ha visto il Centro compiere i suoi primi trent’anni. Questi sono stati vissuti insieme a voi e ci hanno visto crescere uniti nella realizzazione del nostro progetto di solidarietà. Sono stati anni che abbiamo percorso con molta emozione ma anche con alcune difficoltà: una delle più grandi è stata quella di cercare di sensibilizzare la nostra società spesso indifferente e al più, talvolta, appena tollerante nei confronti del “ problema droga”. In questo Natale, intendo fermarmi con voi e riflettere sulla pagina del Vangelo che racconta del paralitico a Cafarnao. Quattro persone, quattro amici, nonostante i coraggiosi tentativi, non riescono ad arrivare a Gesù; poiché non rinunciano al progetto salgono sul culmine della casa dove Egli stava e, dopo averne scoperchiato il tetto, calano da li il letto con l’amico paralitico che così raggiunge il Signore. Cristo colpito dalla forza di volontà, dalla fede e dalla determinazione di questi uomini, guarisce l’invalido. Al di là del valore cristiano di questo episodio, mi coinvolge da sempre, la grande umanità che esso rivela. E la mia attenzione si ferma sui quattro amici: sono uomini che hanno entusiasmo, che ricorrono a tutti i mezzi ordinari e straordinari, hanno speranza, ottimismo.
A loro non interessa quello che la gente può pensare di un simile modo di agire: a loro interessa arrivare “costi quel che costi”. Se si fossero lasciati dominare dalla prudenza, dalla paura o dalla pigrizia, non avrebbero raggiunto il loro scopo.
impegno e professionalità, ai richiami di dolore ed ai bisogni delle persone che quotidianamente si rivolgono a noi e, da noi, sperano di ricevere aiuto. Tanti auguri a voi tutti Bianca Costa *Presidente Centro di Solidarietà di Genova Il Mercatino di San Nicola
M
i piace vedere la loro forza davanti agli ostacoli, la loro costanza, il loro essere “veri”, la loro grande umiltà. Anche noi del Centro siamo stati chiamati, attraverso la necessità, al servizio verso coloro che hanno bisogno; ma siamo chiamati anche al senso di responsabilità che abbiamo nell’accompagnarli. Quante volte “i nostri primi trent’anni” hanno visto anche noi” scoperchiare i tetti… calare il letto…” ed i quattro amici siamo tutti noi: volontari, operatori, famiglie…, senza voi non avrei potuto realizzare quanto è stato realizzato. Siete stati tutti presenti, con il vostro pensiero, con le vostre firme, nel libro che mi avete regalato per il giorno della Laurea “Honoris Causa”. E’ stato il riconoscimento, non tanto alla mia persona, quanto al nostro Servizio, da parte della città che ci ha guardato, uniti per raggiungere gli scopi che ci eravamo prefissi. Ancora tante pagine aspettano di essere scritte insieme da tutti noi; perché ancora molti progetti attendono di essere concretizzati per rispondere, con sempre maggior
Ormai è diventata una tradizione. Bianca Costa, anche quest’anno ha inaugurato il Mercatino di San Nicola in Piazza Piccapietra, dove il Centro di Solidarietà è presente con uno stand che offre interessanti e curiose idee per i regali di Natale. Bianca in costume medievale ha tagliato il simbolico nastro mercoledì 8 dicembre. Alla simpatica manifestazione hanno partecipato i rappresentanti di Comune, Provincia e Regione. Nella foto, insieme a Bianca, tutti rigorosamente in costume: (da sinistra) Alessandro Repetto, Presidente della Provincia di Genova; Claudio Montaldo, Assessore ai lavori pubblici del Comune di Genova; e Gianni Plinio, Vicepresidente della Giunta regionale della Liguria e Assessore alla Cultura e Turismo.
3
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
La cultura della solidarietà nella giornata contro l’Aids di Ramon Fresta
M
ercoledì 1° dicembre, in occasione della Giornata mondiale per la lotta contro l’Aids, il Ministero della Salute in collaborazione con il Comune di Genova, ha organizzato una serie di manifestazioni nella città che quest’anno è Capitale Europea della Cultura. Obiettivo principale della comunicazione dell’intera giornata: sensibilizzare la popolazione e l’opinione pubblica sulla malattia HIV-AIDS, focalizzando l’attenzione sul nuovo significato del rapporto malattia-malato nella società di oggi. Slogan dell’evento: “Dignità – diritti – responsabilità”, in altre parole il riconoscimento dello stato di diritto della persona malata e di quella sana, la responsabilità dei propri comportamenti, l’attenzione
alla salute come bene individuale e collettivo, il comportamento responsabile e rispettoso. La manifestazione era articolata in un convegno, un concorso nazionali e un happening artistico. Il convegno nazionale, organizzato dal Ministero della Salute in collaborazione con il Comune di Genova, dal titolo “Non dimentichiamo: l’AIDS esiste ancora… AIDS oltre la cura per una migliore qualità della vita”, si è svolto a Palazzo Tursi con l’obiettivo di analizzare la complessità sociale della malattia, non da un punto di vista meramente sanitario ma considerando le interazioni che investono il rapporto tra sieropositività/Aids e il contesto ambientale, culturale, relazionale. Dopo i saluti istituzionali, ci sono stati l’intervento introduttivo del
Red Ribbon: il fiocco rosso della solidarietà
Ministro della Sanità Gerolamo Sirchia, e le relazioni del dottor Gianni Rezza della Commissione Nazionale per la lotta con l’AIDS e le malattie infettive emergenti e riemergenti, e della Dottoressa Antonella Cinque, Capodipartimento della Prevenzione e Comunicazione del Ministero della salute.
I
l ministro, tra le altre cose, ha precisato che i tempi per un possibile vaccino italiano sono nell’ordine di 5-6 anni almeno, essendo ancora in fase 1. Il Dr. Rezza ha fatto un breve excursus sull’andamento dell’AIDS da quando si è manifestato ad oggi fornendo alcuni dati, ha evidenziato come si sia allungata la vita delle persone sieropositive con l’utilizzo combinato di farmaci, passando da una sieroconversione entro i 12 anni prima del ’97 ad una sieroconversione oltre i 20 anni nel 2001. Un dato preoccupante: la Liguria con il 4.7 % è al terzo posto in Italia per incidenza di casi di AIDS notificati nel 2003; ( per gli altri dati guardate la tabella dell’Istituto Superiore di Sanità).
L
a dott.ssa Cinque ha rimarcato l’impegno del Ministero per quanto attiene alla prevenzione ed ha accennato alle diverse campagne informative messe in atto negli anni. E’ seguito un dibattito in gruppi di lavoro al quale hanno partecipato esperti, operatori, medici e opinion maker con un taglio quindi molto pragmatico volto ad indagare le vecchie e le nuove domande collegandole con le rispo-
4
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
ste esistenti, da potenziare o costruire.
T
ra gli altri nodi, per quanto ci riguarda più da vicino è emerso come regioni vicine a noi (Piemonte e Lombardia) abbiano un’offerta di case-alloggio decisamente superiore in grado di fornire alternative all’ospedalizzazione, diminuendo i costi globali ed assicurando un ambiente familiare alle persone. Riguardo all’inserimento lavorativo si è evidenziato quanto lo stigma negativo influisca ancora pesantemente non permettendo- ad esempio- l’uso di alcuni strumenti normativi che potrebbero favorire le persone che si stanno avviando verso una sorta di “cronicizzazione”. In un altro gruppo è emerso come ci sia correlazione tra lunghi periodi di detenzione ed una maggiore incidenza di sieropositività tra la popolazione carceraria. Tutti temi sui quali si dovrà lavorare in futuro. Contemporaneamente in via Garibaldi e in piazza della Meridiana, nelle strade e nei palazzi, si è svolto un grande happening artistico e musicale – ad ingresso gratuito – rivolto ai giovani e agli adulti che, dalle 18 a mezzanotte hanno potuto partecipare ad iniziative di arte classica e contemporanea. Tra gli artisti partecipanti all’ happening negli atri dei palazzi: Paola Turci, con uno spettacolo di canzoni e letture; la Banda Bardò in versione acustica, Lucamor, leader dei Mau Mau con una performance di luci, reading e musica; i Sensasciou, gruppo genovese vincitore del Premio Tenco; i dj Fabio De Luca, Luca De Gennaro, Capasoul, Mauro S.A.R.S. Nei cortili e nelle due piazze adia-
centi via Garibaldi erano installate le tre scenografie vincitrici del concorso nazionale di installazioni urbane, che ha visto la partecipazione di giovani artisti dai 18 ai 40 anni, invitati ad esprimersi sul tema dell’attenzione alla persona, sul riconoscimento della dignità di ciascun individuo. I partecipanti hanno progettato e realizzato installazioni urbane a grande impatto visivo. Tra le opere vincitrici, la seconda classificata è Elisabetta Nasuti con l’opera : “Per la foto ricordo, di qua”; Elisabetta ha ideato molti progetti graf ici per il Centro e siamo contenti di poterci congratulare con lei. Durante i giorni 29-30 novembre in Galleria Mazzini le Associazioni aderenti al Coordinamento genovese hiv genovese ( A.F.E.T., ANLAIDS, Agenzia Giovani Adulti., Gigi Ghirotti, Centro di Solidarietà di Genova, Auxilium - Casa Nostra, LILA, Comunità San Benedetto al Porto), Il Comune di Genova - Direzione Servizi alla Persona e Il Sert della Asl 3 Genovese hanno organizzato “prima del primo”.
Ovvero un percorso costituito da pannelli preparato-interpretato dalle realtà che aderiranno (le associazioni; gruppi classe ; gruppi informali di giovani ;ecc ) Ogni partecipante era libero di di esprimere un suo punto di vista sul titolo della campagna 1° dicembre 04: “Non dimentichiamo... L’Aids esiste ancora”. Era presente uno stand che le associazioni del coordinamento genovese hanno utilizzato per far conoscere le proprie iniziative e le attività che durante l’anno portano avanti. Gli obiettivi di tale iniziativa possono riassumersi in: offrire occasione di partecipazione e riflessione a realtà genovesi (gruppi; scuole; singoli cittadini) proporre dei momenti che abbiano un carattere informativo e di prevenzione. Sensibilizzare ai temi della campagna ministeriale del 1 dicembre 2004 Anche il maestro Lele Luzzati ha contribuito all mostra con un suo disegno che è stato esposto e riprodotto su migliaia di cartoline-ricordo distribuite ai partecipanti.
Il manifesto della giornata per la prevenzione
5
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
Ogni giorno l’Aids uccide 8.200 persone nel mondo di Ramon Fresta
S
olo nel 2003 più di 5 milioni di uomini nel mondo sono stati contagiati dall’HIV o hanno sviluppato l’AIDS e 3 milioni sono morti per questa causa. Come dire che ogni giorno circa 14.000 persone si sono ammalate e che fra queste almeno 2.000 sono bambini con meno di 15 anni. Numeri che alla fine del 2003 si traducono in più di 40 milioni di persone costrette su tutto il globo a convivere con un problema di AIDS o HIV. E’ questa la fotografia scattata dall’ISS nel corso di un’indagine che ha monitorato passato e futuro dell’AIDS nel mondo e in Italia.
N
onostante l’impegno della ricerca e il cammino fatto sulla strada della lotta all’AIDS, alla
f ine del 2003 più del 95% dei nuovi contagi riguarda ancora i Paesi a basso-medio reddito. In particolare il Sud-Africa dove si contano più di 25 milioni di ammalati, il Sud-Est asiatico con 8 milioni di casi, l’Europa dell’Est e l’Asia centrale con circa 1milione e mezzo di contagiati ciascuno.
L
e cose vanno un solo un po’meglio nel Nord America e in Europa, dove i sieropositivi ammontano rispettivamente a un milione e a più di 550.000. Ma è soprattutto nell’Europa dell’Est che negli ultimi 10 anni si è registrato il maggior incremento di contagi. In Estonia, ad esempio, i casi di AIDS ogni milione d’abitante erano 300 nel ‘99 e sono diventati quasi 2.500 nel 2002.
Lo scambio del Red Ribbon come gesto d’amore
S
ituazione assai poco incoraggiante anche in Russia, dove dai 300 casi nel ‘99 si è passati a quasi 2.000 nel 2002. Nell’Ucraina, che nel ‘95 non contava pressoché alcun sieropositivo, nel 2002 si sono registrati oltre 1.000 casi su un milione di abitanti. Allarme in Vietnam, soprattutto per i tossicodipendenti che fanno uso di droghe per via endovenosa: se nel ‘98 solo il 20% di questa categoria era sieropositivo, nel 2001 più di 8 tossicodipendenti su 10 hanno dovuto fare i conti, oltre che con la droga, anche con un contagio da HIV/AIDS.
M
a come vanno le cose in Italia? I casi noti di AIDS fino al giugno 2004 ammontano a circa 54.000. Circa 34.000 di malati sono già deceduti, perciò si stima che siano 20.000 le persone che ogni giorno combattono la propria personale battaglia contro la malattia. Secondo gli ultimi dati notif icati al Centro Operativo AntiAids sarebbero 847 i nuovi casi registratisi nel primo semestre del 2004, numeri che confermerebbero una certa stabilità nel trend d’incidenza della malattia che, dopo un costante incremento sino al 1995, è diminuito rapidamente a cominciare dal 1996. I casi hanno poi continuato a scendere fino al 2001, anno in cui si è registrata una battuta d’arresto e il numero dei nuovi contagi in un anno è rimasto costante.
L
e regioni più colpite sono nell’ordine: Lombardia, Lazio, Liguria ed Emilia Romagna. Le città in cui invece sono stati riscontrati tassi d’incidenza più elevati nell’ultimo anno sono 6
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
Ravenna, Piacenza, Lecco, Varese, Rimini e Roma. E’ aumentata, inoltre, la proporzione dei casi riguardanti i cittadini stranieri, passati dal 4.5% del 1995 al 15% nel 2003.
L
a maggior parte dei casi, più del 70%, riguarda soggetti compresi in una fascia d’età che va dai 25 ai 39 anni. In particolare sono aumentati coloro che ricevono la diagnosi della malattia intorno ai 35-39 anni. Fattore che ha spostato molto in avanti l’età media in cui la malattia viene scoperta, passata dai 29 del 1985 ai 40 anni del 2003 per l’uomo e dai 24 ai 38 per le donne. Quasi il 60% dei contagi è
attribuibile all’uso di droghe per via endovenosa, ma è in netto aumento la proporzione dovuta a una trasmissione sessuale del virus, soprattutto tra gli eterosessuali che, praticando rapporti non protetti, rappresentano la categoria più colpita nell’ultimo anno.
D
i tutti i 54.000 casi diagnosticati fino al 30 giugno 2004, 741 riguardano bambini con meno di 13 anni. L’incidenza maggiore nella popolazione pediatrica si registra in Lombardia, subito dopo nel Lazio e nell’Emilia Romagna.
S
i tratta tutto sommato di numeri incoraggianti, perché in
costante diminuzione dal 1997, e frutto dell’effetto combinato dei trattamenti antiretrovirali nelle donne in gravidanza e delle terapie mirate, che hanno permesso da un lato di ridurre la trasmissione verticale del virus, dall’altro di allungare il tempo di incubazione della malattia.
D
al 1994 sino ad oggi non sono stati infatti più riportati casi in emofilici. Dei 689 bambini che hanno contratto l’infezione dalla madre, 356 sono figli di una tossicodipendente, mentre 247 sono nati da donne che hanno preso l’infezione per via sessuale.
Il drammatico bilancio dell’ ONU e dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità
7
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
La comunità Castore e Polluce per curare psiche e dipendenze di Ornella Senis*
S
toricamente il privato sociale ha avuto e ha tuttora una posizione di rilievo nel trattamento (prevenzione, cura, reinserimento sociale) delle tossicodipendenze, collaborando in maniera più o meno intensa e funzionale, anche a seconda di vari fattori (epoche storiche, realtà locali, ecc), con le agenzie del Servizio Pubblico deputate allo scopo ( SERT, ecc).
N
egli ultimi tempi ed in particolare negli ultimi 10-15 anni (ma importanti “segnali premonitori” in tal senso risalgono a diverso tempo prima!) si è assistito ad una sempre più evidente e progressiva trasformazione della “popolazione” dei tossicodipendenti, nel senso di un aumento della gravità dei quadri clinici anche e soprattutto per la sempre più frequente presenza di comorbilità psichiatrica ad essi associata, verosimilmente dovuta a fattori diversi. Si è infatti sempre più affermato nel tempo il “poliabuso”e la “polidipendenza” da più sostanze, col risultato di aumentare esponenzialmente i danni e i rischi per la salute già di per sé connessi all’utilizzo di una sola droga; inoltre rispetto alle droghe maggiormente in uso in passato (negli anni sessanta e settanta) si è verificato un incremento ragguardevole del consumo di tutte quelle sostanze (cocaina, amfetamine, acidi, ecstasy,ecc) in grado di favorire, slatentizzare e persino scatenare, specie se assunte in combinazione tra loro, distur8
bi psichiatrici anche di notevole gravità.
T
utto ciò è stato vissuto (non senza comprensibili difficoltà) in prima persona dagli operatori del privato sociale impegnati nel difficile compito della cura e del recupero dei soggetti tossicodipendenti, che si sono trovati “giocoforza” a confrontarsi con questa nuova realtà emergente riguardante ad esempio l’utenza delle comunità di recupero. Non a caso negli ultimi anni sono sorte sul territorio nazionale comunità terapeutiche del circuito del privato sociale dette per “doppia diagnosi” in quanto rivolte al trattamento residenziale di quei soggetti contemporaneamente affetti da un disturbo correlato all’abuso/dipendenza da sostanze e da un disturbo psichiatrico di asse I e/o asse II, per riferirsi ai criteri diagnostici del DSM IV (non entriamo qui nel merito di una complessa questione come quella della/e diagnosi e della primarietà vs. secondarietà del disturbo psichiatrico rispetto all’uso di sostanze). E’ importante qui sottolineare molto sinteticamente come questi “nuovi” utenti, data l’elevata complessità delle problematiche sanitarie, sociali e spesso legali/giudiziarie che li accompagnano, siano molto impegnativi dal punto di vista del trattamento e della loro gestione, che inevitabilmente richiede la collaborazione di
diverse risorse del servizio pubblico (Ser.T., S.S.M., Ospedali, ecc) e del privato sociale (comunità residenziale, diurne, case-alloggio, strutture per “bassa soglia”, ecc.). In altre parole, a fronte di problematiche così complesse e onerose, diventa fondamentale ed essenziale un lavoro di “rete” che permetta, pur nel pieno rispetto delle competenze e delle autonomie delle singole agenzie, una reale e piena collaborazione dei diversi servizi impegnati nella gestione del caso, utilizzando quanto più possibile in maniera integrata le rispettive capacità e professionalità.
I
nfatti una presa in carico congiunta da parte del sert, della salute mentale e del privato sociale permetterebbe di dare unicità all’ intervento riducendo al minimo il rischio di scindere l’utente come se la parte tossicomanica non andasse ad influire su quella psichiatrica e viceversa.
C
ome operatori delle comunità terapeutiche sentiamo di poter affermare che il lavoro in rete, importante durante tutta la fase di trattamento residenziale, diventa essenziale anche per la costruzione di un progetto terapeutico realizzabile, che possa anche prevedere la gestione delle “crisi” e delle acuzie psicopatologiche che, in qualsiasi momento del percorso, possono presentarsi sia per il “fisiologico” andamento altalenante di molte patologie psichiatriche sia per gli squilibri indotti dalle ricadute nell’uso di sostanze. Nella nostra esperienza si osserva che il momento della crisi è un punto particolarmente delicato e di non facile gestione all’interno del
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
percorso terapeutico e riabilitativo degli utenti in trattamento e che ha ripercussioni a vari livelli:
N
el contesto comunitario: l’operatore è tenuto non solo a gestire la crisi del singolo (spesso coincidente con scompensi di natura psicopatologica) ma anche a garantire la tutela del gruppo dei pari avendo a disposizione strumenti che non sono propriamente quelli di una struttura sanitaria. Infatti la mancanza, ad oggi, di una convenzione che definisca i parametri e gli strumenti idonei per una struttura di doppia diagnosi, costringe gli operatori del privato sociale a non accogliere utenti considerati “ troppo gravi” in rapporto alle risorse a disposizione. sul territorio, poiché la mancanza di un lavoro di rete può fortemente compromettere il percorso terapeutico riabilitativo con il conseguente rischio di abbandono del progetto da parte dell’utente e, inevitabilmente, il ritorno a stili di vita e di abuso antisociali, potenziando il fenomeno cosiddetto ”della porta girevole”. Elemento di riflessione del lavoro degli operatori del privato sociale è relativo ai criteri di valutazione dei progetti riabilitativi in doppia diagnosi: cosa significa concludere un percorso terapeutico per un paziente in doppia diagnosi? Qual è il livello di funzionamento sociale e di tenuta psicologica che ci si aspetta?
L
a risposta a queste domande porta alla definizione di indicatori per la misurazione e il monitoraggio dei percorsi terapeutici attivati quali, ad esempio: la definizione del grado di autonomia funzionale al quale può arrivare l’utente alla fine del percorso riabilitativo l’allungamento dei tempi di astinenza durante e dopo l’inserimento in Comunità la riduzione dei comportamenti antisociali l’inserimento in progetti lavorativi che tengano conto delle reali potenzialità del singolo (borse lavoro, inserimenti protetti…) la prevenzione dal rischio di ulteriori ricadute attraverso la definizione di un’adeguata rete di supporto per l’utente in reinserimento, composta da riferimenti del pubblico e del privato sociale, che possano essere vissuti e utilizzati come forme di sostegno emotivo e
operativo a breve e a lungo termine il coinvolgimento, laddove possibile, del contesto familiare, affinché possa essere, in divenire, anch’esso anello della rete di supporto attivata.
I
n conclusione, il privato sociale è oggi consapevole di essere un anello della rete allargata dell’intervento sui bisogni dell’utente, con una sua dignità e forza che, necessariamente, ha bisogno di supporto e collaborazione degli altri attori del mondo sociale e del mondo sanitario per dare risposte adeguate: il lavoro terapeutico per gli utenti “doppia diagnosi” non può essere, a nostro avviso, un aggregato di interventi specialistici ma una efficace collaborazione tra gli attori della rete nella definizione di un progetto comune. *Coordinatrice area terapeutica del Centro di Solidarietà
La litografia “Legame dell’unione” di Escher scelta come simbolo del progetto Castore e Polluce
Q
uali percorsi di reinserimento sociale e lavorativo può sostenere un utente con queste problematiche?
9
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
“Mappe” la casa alloggio dove si ritorna a vivere di Giovanna Moisio*
L’
apertura della casa alloggio “Mappe”, progetto che prevede l’inserimento di pazienti HIV oppure Doppia Diagnosi , è stata determinata dalla necessità di dare una risposta al bisogno reale di persone con problematiche relazionali, psichiatriche, mediche e sociali, e ciò è stato reso possibile dal finanziamento della regione con delibera della Giunta Regionale 1821/03.
P
rima di giungere alla stesura definitiva del progetto ed alla stipulazione della convenzione con …, nonché all’apertura della casa alloggio, si è lavorato per individuare gli obiettivi, le modalità e le procedure di lavoro all’interno della stessa.
S
i è giunti alla conclusione che l’obiettivo e la funzione della casa alloggio fosse il recupero, il potenziamento e lo sviluppo equilibrato delle capacità cognitive e relazionali dell’ospite, il cui sviluppo è già compromesso ma riattivabile in un contesto di vita migliore. L’apertura della casa alloggio è datata al 4 Ottobre 2003 con l’inserimento di due ospiti seguiti da me.
U
na seconda casa è stata aperta e resa operativa in data aprile 2004, con il conseguente inserimento di altri tre ospiti. L’organico è composto da: -un responsabile; 10
-un educatore professionale; -un infermiere professionale; -uno psicologo; -un medico generico; -un medico psichiatra.
L’
équipe, utilizzando come strumenti di lavoro il colloquio individuale e il rapporto interpersonale con ciascun ospite, si è posta come obiettivo quello di osservare la situazione e il soggetto per definire poi un programma educativo individuale tenendo conto dei seguenti aspetti: Capacità di relazione; Rapporto con educatore e medici, salute, lavoro e tempo libero.
L
a f igura dell’educatore in questo periodo all’interno della casa alloggio ha svolto un ruolo signif icativo, instaurando una relazione di fiducia con l’utente, una comprensione empatica che ha permesso all’ospite di fidarsi. La relazione è indubbiamente lo strumento centrale del nostro lavoro, e l’osservazione all’interno della casa ha permesso all’équipe di raccogliere informazioni relative alle abilità e potenzialità che ognuno degli ospiti possiede o di cui difetta. E’ stata prestata molta attenzione al modo di rapportarsi, alle modalità comunicative che ciascun ospite utilizza ed alle capacità pratiche che possiede.
L’
’intervento educativo viene effettuato su 3 aree:
-area relazionale e sociale,che consiste nel rispetto delle regole; -area della gestione economica e domestica; -area della salute della persona.
P
arallelamente all’intervento generale ne viene formulato uno individuale, stabilendo linee guida per il raggiungimento di alcuni obiettivi delle aree sopra citate, in base a quelli che sono i bisogni e le capacità di ogni singolo ospite.
I
l programma individuale ha un carattere di provvisorietà e flessibilità: in altre parole è un programma di lavoro da verif icare periodicamente.
I
n questo anno e mezzo l’apertura delle due case è stata fondamentale poiché ha consentito agli ospiti della Casa Alloggio La Tartaruga e della Ct di Doppia Diagnosi un distacco graduale dalle strutture di provenienza, offrendo agli stessi l’opportunità di verificarsi all’esterno, cioè con quella difficile quotidianità che in passato ha comportato non pochi problemi di gestione.
S
i ritiene inoltre opportuno segnalare cha dall’apertura delle case tre utenti hanno concluso, per mezzo di un colloquio individuale avuto con Bianca nel mese di novembre 2004, il loro programma.
G
li stessi ospiti delle case prestano attualmente servizio di volontariato presso il Centro. *Operatrice della Comunità Castore e Polluce
L’ABBRACCIO LA TESTIMONIANZA
Ero ridotto a uno zombie ho ritrovato la dignità di uomo
B
uongiorno a tutti, è molto che non scrivo e non so dove andrò a parare. Fare questa relazione della mia vita che ho condotto in questi ultimi tre anni di comunità non è una cosa semplice. Potrei cominciare dalla fine, della quale non posso dire che bene. Lo sottolineo perché ho finito il programma, sono in una delle due case alloggio del Centro (cosa mai sperata) e di quando in quando ho anche un lavoro, che anche se poco mi basta per qualcosa come un po’ di autonomia nel gestirmi senza più dover chiedere sempre aiuto ai miei familiari e questo mi da orgoglio. Se andiamo a monte, in quel di novembre 2001, posso dire che sono entrato in comunità come uno zombie e dopo un po’ di mesi (sono un alquanto lento) ho cominciato a vedere la realtà. Ho iniziato a Trasta con il gruppo TNT, ossia Doppia Diagnosi, e sono stato maggiormente privilegiato rispetto ai ragazzi della CT, anche se buona parte della disciplina l’ho imparata lì. Imparata non è la parola giusta ma è entrata nel mio carattere: non fare così, si fa così, gestione….. Tutti tasselli della filosofia letta ogni mattina che hanno contribuito ha formarmi un carattere nuovo. Ma devo tutto agli operatori che hanno creduto in me anche se io non ho mai creduto in me stesso: loro mi hanno seguito, guidato nei gruppi dove facevo scena muta a causa della mia timidezza o perché non trovavo nulla da dire o non riu-
scivo a scavare e a mettere a fuoco quei pensieri che per lo più sfuggono ma sono anche fatti di saggezza. Spicca su tutti la figura di Giovanna che mi ha proprio preso per mano; non trovo le parole, comunque gli altri operatori mi hanno accettato ma lei ci ha proprio messo il cuore. Più che un lavoro per me Giovanna svolge il suo impegno professionale come se fosse una missione. Ho passato qualche brutto momento per via degli psicofarmaci che assumevo un giorno si e l’altro anche. Dell’alcol invece non ho sentito molto la mancanza, infatti giro per la città tranquillo, vado nei bar dove prendo il mio buon caffè e stop. Sono cambiato e me lo hanno permesso anche i miei compagni di avventura, ciascuno con le proprie esperienze. Non ho mai fatto uso di sostanze come eroina o cocaina, ma solo alcol e psicofarmaci. Quindi mi sono sempre trovato un po’ spaesato quando sentivo nei loro racconti le sensazioni che ave-
vano provato. Ho lavorato su di me dal primo giorno e, senza modestia, mi sono subito installato nella mente quello che andava fatto, posizione dalla quale non sono mai stato fuorviato. Devo ancora un po’ imparare a gestire gli impulsi di aggressività che a volte mi assalgono, che però mi tengo dentro. Sono sempre stato introverso e anche ora che mi metto a nudo provo un po’ di timidezza ed emozione. Cambiando scena, siamo andati in Via Asilo Garbarono, dove tutto sembrava crollare, ma anche lì sono, come dire sopravissuto ( uno si affeziona ad un ambiente ed è logico, ma fa parte della vita), anche se dentro di me ho mantenuto le regole di Trasta anche ora che sono a casa mia, ed è un punto a favore direi. Nel lavoro non mi sono mai tirato indietro e penso di avere fatto del bene anche ai ragazzi che ho avuto insieme a me, ma non mi va che ci si approfitti della mia ingenuità. Faccio le cose di istinto e so che molte volte sono sbagliate ma non posso farne a meno o almeno se sbaglio me ne rendo conto. E’il mio carattere. Grazie a tutti. Franco
Il seminario di Federsolidarietà Vilma Mazzocco Presidente Nazionale di Federsolidarietà ha partecipato il 18 novembre al Seminario sulla Cooperazione Sociale organizzato al Centro di Solidarietà da Valerio Balzini che ci scrive questa lettera: Caro Paolo, ti ringrazio per la bella e coinvolgente ospitalità che hai organizzato durante la permanenza di Vilma in Liguria. Al di là della "ufficialità" della visita ti assicuro che è stato oltremodo interessante toccare con mano la vivacità della tua realtà ed il lavoro che state portando avanti con fatica. In questi giorni mi sono spesso chiesto che forza straordinaria potremmo esprimere tutti insieme rispetto alle capacità potenziali e alle competenze di ciascuno, e quale spreco di energie comporti la mancanza di fiducia che spesso contorna alcuni rapporti all'interno della nostra federazione. Ti ringrazio della stima che avverto da parte tua, e che ti assicuro è ricambiata, e spero anche grazie a questo che sia possibile costruire percorsi positivi per tutti. Ti saluto con affetto e ti prego di estendere i ringraziamenti, anche a nome della Presidente Nazionale, a Bianca e ai tuoi collaboratori. Valerio
11
L’ABBRACCIO LA VITA DEL CENTRO
Un lavoro per i più deboli la nuova sfida del Centro di Roberto Buzzi*
L
avoro e cittadini “deboli”. Il Centro Solidarietà di Genova sta ponendo un’attenzione specifica a questa relazione e sta investendo risorse umane ed economiche per creare opportunità e percorsi di inserimento lavorativo. In generale, quando parliamo di soggetti deboli ci riferiamo a quelle persone che per circostanze e per percorsi di vita “soffrono” una situazione di difficoltà e di disagio psico-sociale. Questa condizione ha riflessi, spesso gravi, sia sulle opportunità lavorative a cui può accedere il soggetto, sia sulla percezione che ha delle proprie capacità e competenze.
P
eraltro, è all’incontro tra la realtà del lavoro e l’aspettativa individuale per lo stesso, che si possono creare situazioni di disagio, alle quali non sono estranee neanche quelle persone che per legge non possono essere definite “deboli”. Si sta dicendo che, oggi, l’accesso al mondo del lavoro ha una sua intrinseca complessità, alla quale si aggiungono le abilità/inabilità e le motivazioni individuali. Per un soggetto “debole”, quindi, il problema è duplice: la sua “disabilità/disagio” e il mercato nel quale andarsi a inserire.
Q
uesto è il contesto nel quale si inserisce il “Progetto Lavoro” del Centro.
S
e partiamo dai nostri programmi riabilitativi, con le persone in trattamento per la dipendenza e non solo, ci rendiamo conto che quello del lavoro e dell’aspettativa lavorativa diventa una 12
sfida ad alta priorità. a sfida vede impegnati il Centro, con la sua funzione di agenzia di mediazione con il mondo del lavoro, e la persona con la sua storia, sociale e lavorativa, le sue capacità residue e le difficoltà oggettive, la percezione della propria “debolezza” e le sue aspirazioni e aspettative. L’obbiettivo primo è la costruzione di un progetto lavorativo, a volte del tutto nuovo, che sia orientativo, formativo ed esperieziale. La politica del Centro è quella di articolare moduli diversi di approccio e inserimento al lavoro, utilizzando strumenti consoni ai diversi livelli considerati.
L
S
i parla di inserimento diretto con assunzione in regola, attraverso la Cooperativa Sociale Multiservice; si parla di progetti di inserimento in laboratori rimotivazionali, attraverso il Progetto Equal; si parla di percorsi di mediazione per tirocini lavorativi in azienda, in collaborazione con la Provincia di Genova; si parla di progetti borsa lavoro, in collaborazione con il Comune di Genova e con altre agenzie. Si coglie, quindi, una traiettoria di interventi che vanno da forme di lavoro a contratto, fino a interventi puramente socio-assistenziali.
P
artendo dalla persona, dalle sue caratteristiche, dal suo potenziale si proietta un’ipotesi progettuale che sia compatibile alla “velocità” di quella peculiare persona. L’obbiettivo è quello di portare la persona a vivere situazioni di agio in quello che può essere il suo rapporto con il lavoro e con l’aspettativa di ruolo che ne scaturisce. L’obbietti-
vo è, in sintesi, quello di creare percorsi sostenibili ora di ricollocamento lavorativo, ora di inserimento lavorativo/formativo, ora di sostegno a un riavvicinamento al lavoro.
L
o sforzo è quello di un allargamento della prospettiva culturale nella quale si situa il rapporto tra soggetto “debole” e mondo del lavoro. Si tratta di mutare il punto di osservazione, per il quale consuetamente si pensa il cittadino “debole” sia inadeguato a priori rispetto al suo diritto al lavoro, per cui l’unica chance diventa quella dell’atteggiamento più spesso filantropico, che solidaristico, di chi il lavoro lo da o dovrebbe darlo. Il cambiamento si situa all’incontro tra impresa e soggetto “debole”, attraverso un complesso di azioni di mediazione che permettano ai due interlocutori di distanziarsi dai rispetti stereotipi culturali, ampliando e integrando i significati di produttività e solidarietà.
I
l fine è quello di individuare nicchie di lavoro, di mansioni, di compiti per cui la persona anche se “debole”, possa manifestare le sue specifiche abilità lavorative e d’altro canto l’azienda possa, esprimere il suo scopo sociale e solidaristico, in una cornice di produttività.
U
scendo dalla rigidità dei termini si scopre che il “disabile”, lo “svantaggiato”, diventano un plus valore, economico e sociale, se inseriti in contesti lavorativi e organizzativi dove il loro operato sia effettivamente un risorsa e non un ripiego. Importante è coniugare persona, in quanto risorsa umana, e organizzazione del sistema lavoro, ma questo vale per chiunque, anche per coloro senza certificazione di “debolezza” o “disabilità”.
*Responsabile del progetto lavoro
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
Cerchiamo tra i nostri ragazzi il tesoro nascosto del Vangelo di Don Fully* “Il regno di Dio è simile a un tesoro nascosto in un campo. Un uomo lo trova, lo nasconde di nuovo, poi, pieno di gioia corre a vendere tutto quello che ha e compera quel campo. Il regno di Dio è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose. Quando ha trovato una perla di grande valore, egli va a vendere tutto quel che ha e compera quella perla.” Vangelo di Matteo 13,44-46
I
l Tema della Messa del Centro di solidarietà di quest’anno è il Tesoro Nascosto e la Perla Preziosa; da questo brano di Vangelo infatti in quest’anno pastorale il nostro Cardinale Arcivescovo ci invita infatti a riscoprire in noi il dono prezioso della Vocazione, della Chiamata. In sintesi il Tesoro Nascosto, la Perla Preziosa siamo proprio noi, quella Perla che il Signore è venuto a cercare nella sua Venuta in mezzo a noi. Del resto non è questo il percorso di un ragazzo in comunità, dove si entra per riscoprire il tesoro nascosto in noi, anzi deturpato in noi da una vita senza regole, senza amore verso se e gli altri, ma pur sempre presente e in attesa di essere riscoperta? Non è questo che noi cerchiamo di fare con fatica nella nostra casaalloggio della Tartaruga, dove con grande coraggio cerchiamo di riscoprire la Vita come perla pre-
ziosa da difendere e sorreggere a tutti i costi? E non è forse nascosto il tesoro di chi, più a lungo, sosta nel percorso di Castore e Polluce, cercando e ricercando di “ricomprare” la propria vita nascosta da mille medicine? Non è forse il percorso offerto alle famiglie, quello di riscoprire la propria vocazione a essere famiglia, a essere genitori, che donano vita, cioè a un certo punto la spingono a essere se stessa? Non è quello che andiamo insegnando a tanti adolescenti, quello cioè di sentirsi chiamati a vivere la propria vita nel coraggio, nella ricerca del senso della vita, nella capacità di donarsi, spendersi per dei valori che vedono nell’Altro il Tesoro Nascosto?
I
volontari e operatori non scoprono proprio il Servizio come Tesoro della propria vita e per esso lasciano tutto, comodità, tempo, lavoro semplice, tran tran quotidiano per poter aiutare altri a prendere in mano la propria vita come dono? Come vedete dunque la Vocazione non è “pane da preti e suore” , ma il nostro ricercare quotidiano, la nostra fondamentale domanda di senso che cerca risposte: perché vivo? Che senso ha amare, soffrire, incontrarsi, gioire, impegnarsi se poi in un modo o nell’altro “dovremo partire”? Bene lo sanno i nostri ragazzi, ben più preparati di altri ad affrontare queste domande che al di fuori di qui sono taciute in un
mare di formalismo, di consumi, di “cose da fare” che impedisce di guardare in faccia la realtà e affrontare queste impegnative domande sulla propria vita. Chi ha zittito questa ricerca con la roba, una volta fuori dalla schiavitù, sa bene che bisogna dare risposta altrimenti non ce se ne cava fuori per nulla. Chi sono, che voglio, come vivo con gli altri, con chi voglio vivere, che obiettivi mi do nella vita. La Vocazione risponde a tutto questo. E scoprire la fede è davvero qualcosa di grande che illumina, che fa scoprire la propria vita come un Dono; è un incontro con un Tu, la cui umanità trasformata perché Figlio di Dio, ci interroga sulla nostra umanità.
C
hiediamo dunque nella celebrazione dell’Eucarestia che il Signore illumini la Vocazione di ciascuno e in specie la nostra vocazione che come Centro di Solidarietà siamo chiamati a servire il Signore nell’impegno solidale a favore dell’uomo. *Sacerdote del Centro La messa con il Cardianale
Il Cardinale di Genova, Tarcisio Bertone, celebrerà la messa di Natale del Centro di Solidarietà nella Parrocchia di San Teodoro a Dinegro lunedì 20 dicembre alle ore 18.30.
13
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
Gli amici e i sostenitori del Centro
AZIENDE CHIMICHE ANGELINI BOERO COLORI C.E.I.(costruzioni edili industriali) CALVINI AGENZIE CAMISASCA CANEPA & CAMPI CHANCE COM.INT COMTRADE COSTA CROCIERE COSTA EDUTAINMENT ECOLOGITAL ENERCARBO Gianni Stagno GREEN FUEL GRUPPO VIZIANO ICAT FOOD ISCOTRANS MARIOTTI MADI VENTURA.. MOTONAUTICA CALZA NAVALSEA NAVIGAZIONE FINEMME SAAR SAIF COMBUSTIBILI SEFIMAR SGARBI SERVICE Sofia Mosci SPIGA NORD STUDIO BUFFONI WORDS
14
L’ABBRACCIO AGENDA
Calendario 22 ottobre: Aldo rappresenta il Centro ad un workshop sul Servizio Civile Nazionale organizzato dalla Caritas. 26 ottobre: Bianca, insieme ad altri esponenti del CLAIESS incontra gli assessori regionali Levaggi e Morgillo, tema dell’incontro sono le difficoltà del Privato Sociale 2 novembre: Bianca e Ramon partecipano alla trasmissione “Buongiorno Liguria” a Telecittà per presentare le novità del Centro 9 novembre: Bianca presenta le novità del Centro di Solidarietà ad un incontro del Rotary Club Genova. 10 novembre: Claudia e Donatella dell’Equipe della Prevenzione sono relatrici al convegno” adolescenti tra agio e disagio” organizzato a Palazzo Tursi . 11 novembre: Ezio presenta le attività della doppia diagnosi alla trasmissione “Liguria in diretta” a Primocanale. 24 novembre: si riunisce il Consiglio d’Amministrazione della Cooperativa per discutere, tra l’altro, dell’aggiornamento del regolamento
per i soci-lavoratori. 2 e 3 dicembre: si svolge la “Conferenza di Servizio” del Dipartimento genovese delle Dipendenze, Bianca ed Ornella sono tra i relatori. 2 dicembre: Ramon e Ezio partecipano alla trasmissione “Liguria in diretta” di Primocanale, in occasione della giornata mondiale dell’AIDS, presentano le attività della Tartaruga ed alcuni dati sulla malattia. Dal 5 al 23 dicembre: il Centro sarà presente con un suo standpieno di vantaggiose idee-regalo- al Mercatino di San Nicola in Piccapietra. 14 dicembre: Bianca parteciperà, in Provveditorato, ad una riunione del Comitato tecnico provinciale per l’educazione alla salute e la prevenzione. 15 dicembre: Bianca e Aldo saranno presenti al Convegno: “ Il Servizio Civile: dall’obbligo alla scelta. Organizzato al Quadrivium da Caritas e CELIVO. 15 dicembre: nella sala mensa del Fassolo, Bianca farà gli auguri ai ragazzi, volontari ed operatori dei servizi di via garbarino e si svolgerà
l’annuale pranzo natalizio. 17 dicembre: A Trasta ci sarà un anticipo di Natale con Cena e scambio di auguri tra Bianca, ragazzi, volontari ed operatori della Comunità. 20 dicembre: Il Cardinale di Genova Tarcisio Bertone celebrerà l’annuale Messa del Centro alle ore 18.30 nella parrocchia di San Teodoro in Piazza Dinegro.
Cento litografie di Luzzati per il Centro Il maestro Emanuele Luzzati, da sempre amico del Centro di Solidarietà, ha realizzato l’immagine del simbolo dell’iniziativa Cento per il Centro. L’iniziativa è rivolta al mondo delle imprese e alle singole persone che con il loro contributo sostengono le attività di prevenzione. Il disegno di Luzzati, pubblicato nella pagina accanto, è stato riprodotto in cento litograf ie f irmate dall’autore e numerate. Le litografie saranno offerte come ricordo a quanti parteciperranno al progetto 100 per il Centro.
Una storica azienda genovese si rinnova e propone la sua gamma di prodotti di alto livello qualitativo corredata dalla certificazione della qualità ISO 9002.
DA OGGI LE PITTURE PER L’EDILIZIA, L’INDUSTRIA E LA MARINA AVRANNO IL NUOVO MARCHIO
Una garanzia in più di continuità e adattamento alle mutevoli esigenze del mercato Colorificio Federico Torre S.p.A. - Via Romairone, 72 16163 Genova - S. Quirico Tel. 010.72.64.911 - Fax 010.72.64.948 15
"Via S. Lorenzo: La strada più bella d'Italia" Secolo XIX, giugno 2001 (Realizzata con Sistemi Applicativi Silossanici "Ariete").
Le soluzioni Boero per il Restauro e la Ristrutturazione: Silicati Silossani Acrilici Elastomerici