L’ABBRACCIO n103 Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova
2021
La vita “senza dimora”
Vivere senza dimora Editoriale di Marco Bucci ........................................................... 3
Il diritto alla casa di Pierpaolo Bombardieri ........................................................... 5
Focus su interventi pubblici di contrasto alla povertà abitativa di Giulia Amato ........................................................... 7
Parlare di dimora è parlare di un bisogno primitivo e come tale eterno dell’essere umano tanto quanto del mondo animale. Un bisogno supremo. Un bisogno che è una forza, una spinta verso il miglioramento di se stessi e quindi della civiltà e della umanità. Tutti mirano a una dimora e tutti mirano a farla sempre più bella sempre più confortevole sempre più grande. E questo è un motore di crescita della persona e dell’umanità. Parlare di dimora come indirizzo anagrafico o di un diritto umanitario è troppo poco. Figuriamoci ipotizzare di essere senza una dimora! La dimora è parte integrante dell’essere umano; facilitando la disponibilità di una dimora si contribuisce alla crescita dell’umanità. Convinti di tanta importanza della dimora abbiamo chiesto al Sindaco Marco Bucci, alle istituzioni e agli esperti più coinvolti di condividere le loro considerazioni e di ciò siamo loro infinitamente grati. Buona lettura!
Enrico Costa
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Povertà abitativa e futuro di Alessandra Locatelli ......................................................... 10
Dal lockdown alla campagna vaccinale: l’impatto amplificato della pandemia sulle persone senza dimora di Sabina Licursi ...........................................................11
Quel senza fissa dimora che io sono di Pietro Piro ..........................................................13
Un mosaico di storie di Andrea Chiappori ..........................................................15
Trasformare l’housing sociale di Mario Montalcini ..........................................................17
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occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro
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se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere
Presidente CEIS Genova Enrico Giuseppe Costa Direttore Generale CEIS Genova Paolo Merello
una persona non confronta se stessa negli
non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.
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Vivere senza dimora Editoriale di Marco Bucci, Sindaco di Genova
I
l diritto alla casa, a vivere in un’abitazione dignitosa,
che riguarda 750mila persone in tutta Europa e circa
rientra nel novero dei diritti fondamentali dell’uomo.
50mila solo in Italia, di cui 8mila donne.
A dirlo, ancor prima del senso di fratellanza e
umanità che ci lega come persone, è la sentenza n. 119/1999 della Consulta che ha sancito, scolpendolo nel corpus giuridico del nostro Paese, un principio chiave già stabilito dalla nostra Carta Costituzionale. La pandemia che ha funestato l’Italia nell’ultimo anno e mezzo, con il suo carico di lutti e tragiche conseguenze a livello sanitario, economico e sociale, ha acceso i riflettori sul tema dei “senzatetto”, sulle persone in
Le situazioni di marginalità sociale possono riguardare persone diverse per sesso, età, salute e condizione sociale: anziani e giovani, donne sole e persone che hanno interrotto i rapporti famigliari e che non riescono più a rintrodursi nel mercato del lavoro, con gravi problemi economici, di salute fisica o mentale, migranti in fuga da guerre e persecuzioni come la recente situazione del popolo afghano.
condizione di grave emarginalità e sulle nuove povertà
Storicamente le Amministrazioni locali, lavorando nella
emergenti. Un fenomeno che investe la società nel suo
cornice tracciata dalla legislazione europea e nazionale,
complesso e che, a partire dal 2000, in ambito nazionale
hanno cercato di creare un sistema di azioni e servizi
e comunitario, ha visto uno sforzo notevole in termini
rivolti alle persone senza dimora e in povertà urbana
di comprensione e nuove policy per varare misure
estrema, anche attraverso un intervento attivo e la
efficaci al contrasto della cosiddetta “Homelessness”,
professionalità degli Enti del Terzo settore.
L’ABBRACCIO
3
Da anni il Comune di Genova collabora con gli Enti
conseguenti modifiche che hanno inciso sul mutamento
del Terzo settore. In particolare, l’Amministrazione
del tessuto sociale.
comunale ha un ruolo di governance, attraverso lo strumento del Patto di Sussidiarietà, per la gestione di interventi e servizi a favore delle persone senza dimora o in condizioni di povertà urbana estrema.
La vision è quella di realizzare un sistema basato su diverse tipologie d’offerta di servizi anche in collaborazione con i soggetti pubblici e privati, sociali e sanitari, territoriali e ospedalieri, con soggetti del
L’obiettivo generale è quello di garantire la possibilità
Terzo settore, Forze dell’Ordine, Enti Ospedalieri e
alla persona in difficoltà di trovare una risposta ai
Regione Liguria. La realizzazione di questo sistema
suoi bisogni primari, nel pieno riconoscimento della
sarà basata su servizi come Educativa Territoriale
centralità della persona, attraverso un approccio
e di Strada finalizzata al sostegno immediato e
multidimensionale al bisogno che si sviluppa mediante
all’accompagnamento ai servizi di accoglienza diurni
progetti personalizzati e azioni di prevenzione orientate
e serali; Accoglienza Serale e Notturna offerta in
alla ricostruzione della propria autonomia economica e
situazioni di emergenza sanitaria, climatica, ambientale,
abitativa e di una significativa rete di relazioni positive.
al fine di tutelare l’incolumità delle persone in situazioni
Attraverso il Patto di Sussidiarietà, il Comune di Genova
di maggiore criticità, principalmente nel periodo
sostiene i servizi di prima e di seconda accoglienza,
invernale;
diurni e notturni, aiutando le persone senza dimora
strutture comunitarie, convivenze, alloggi singoli, anche
dapprima con un sistema di pronta accoglienza, di
attraverso la modalità dell’“Housing first”; Servizio di
tipo “emergenziale”, a cui possono seguire proposte
ricezione posta attraverso l’organizzazione di uno o più
di accoglienza residenziale, in comunità, convivenze e
poli cittadini dedicati alla ricezione e alla distribuzione
alloggio singoli, con diversi livelli di presenza educativa.
della posta delle persone senza dimora.
Strumenti che accompagnano la persona in un percorso
A ciò si aggiunge un sistema volto a rispondere al
personalizzato di graduale ritorno all’autonomia.
bisogno alimentare ed economico delle persone che
Questo sistema di welfare ha un ruolo chiave nella
vivono in precarie condizioni economiche e abitative
promozione della coesione sociale e nella costruzione
attraverso, da un lato, i Centri distribuzione alimenti
della sicurezza sociale: un fondamentale strumento
che prevedono la distribuzione di alimenti e nel
di sostegno volto a contrastare le situazioni di grave
contempo azioni volte all’educazione alimentare, alla
emarginazione adulta, specialmente nel periodo della
salute e alla lotta allo spreco alimentare in sinergia con
pandemia, e sul quale intendiamo lavorare in maniera
i progetti già attivi sul territorio cittadino e, dall’altro,
ancora più intensa affinché la persona possa accedere
i Centri distribuzione e somministrazione pasti al fine
a percorsi di inclusione attiva per una migliore qualità
di delineare una rete di mense cittadine che possano
di vita.
anche rappresentare il primo luogo dove la persona
Il Comune di Genova ha recentemente pubblicato il
Accoglienza
Residenziale
Leggera
in
possa chiedere sostegno e aiuto.
bando per il rinnovo del sistema degli interventi e dei
Genova, per diventare sempre più grande, sempre più
servizi per le persone senza dimora o in condizione di
importante a livello nazionale e internazionale, non
povertà estrema. Un nuovo Patto di Sussidiarietà con
deve lasciare indietro nessuno, lavorando ogni giorno
gli Enti del Terzo settore che sarà stipulato entro il
per dare attuazione ai princìpi di solidarietà, fratellanza
30 settembre, un progetto che evidenzia un graduale
e altruismo che sono alla base della convivenza
cambio di prospettiva verso la visione di un sistema
civile, facendo sì che nessuno sia lasciato indietro. Un
complesso di servizi per la persona senza dimora
obiettivo, quest’ultimo, che si può raggiungere solo
e in condizione di povertà estrema, uno strumento
unendo le forze migliori della nostra società, a partire
rivisto nell’ottica di una maggiore appropriatezza
dalle realtà del Terzo settore come il CEIS Genova,
organizzativa e gestionale dei setting di accoglienza/
promotrici di progetti e azioni concrete volte a dare ai
assistenza e di attenzione ai diversi aspetti a tutela
più bisognosi la speranza concreta di una vita migliore,
della persona in condizione di fragilità sociale, anche
diversificando i propri interventi in base alle esigenze
in considerazione delle evidenze rilevate nel corso
specifiche della persona, restituendole consapevolezza
dell’emergenza sanitaria provocata dal Covid-19 e delle
e fiducia.
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L’ABBRACCIO
Il diritto alla casa di Pierpaolo Bombardieri, Segretario Nazionale Sindacato U.I.L.
A
nche quando si affronta il tema del “diritto
diffusione del benessere sociale, dei servizi essenziali e
alla casa” mi pongo la stessa domanda: quale
più in generale dei diritti. Contraddizioni che la recente
modello di sviluppo vogliamo per il nostro
pandemia ha marcato ancor più, accentuando quelle
futuro? Quello del libero mercato o quello, in questo
disuguaglianze di cui tanto si discute. La pandemia ha
caso, della sostenibilità in termini ambientali, sociali
cambiato le abitudini di noi tutti e tra queste anche il
ed economici? Si parla tanto di superare le crescenti
tempo di vita trascorso nella propria casa. Le misure
diseguaglianze, eppure le scelte rimangono sempre le
conseguenti alla crisi sanitaria hanno modificato anche
stesse anche alla luce di dati che continuano a segnare
l’organizzazione e la modalità del lavoro e, quindi, il
numeri tutt’altro che confortanti. Noi rivendichiamo un
rapporto tra lavoro e territorio. Il lavoro si è spostato
modello di sviluppo che guarda alla sostenibilità ma per
dalle città alle periferie, alle aree interne, ai borghi, ai
fare questo è necessario agire insieme, sulla cultura, sulla politica, sulle istituzioni, in un percorso che porti a scelte diverse. Quando parliamo di sostenibilità dobbiamo innanzitutto tener presenti le sue ricadute e, quindi, quando ragioniamo di rigenerazione urbana e politiche urbanistiche bisogna tener la barra dritta sul rispetto del nostro territorio e sul contenimento del consumo del suolo, perché le risorse di cui disponiamo non
piccoli centri urbani facendo, così, percepire ancor più alle persone la carenza o peggio l’assenza di strutture e servizi. Tutto questo fa propendere per un ripensamento complessivo di territori troppo spesso trascurati se non dimenticati. Alla disomogeneità dei servizi offerti si aggiunge il tema del disagio abitativo, un fenomeno in costante e preoccupante crescita.
sono infinite. Decisioni e scelte sostenibili si scontrano
La casa è una delle emergenze più acute del nostro
con le contraddizioni del modello di sviluppo con cui
Paese ed anche per questo motivo abbiamo guardato
conviviamo. Un modello non orientato all’equità, alla
al blocco dei licenziamenti come importante argine
L’ABBRACCIO
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a tutela dei redditi di fronte all’emergenza sanitaria e
Investimento Europei 2021-2027. In questo contesto
sociale. Il continuo crescere dell’incidenza degli affitti
chiediamo di esser coinvolti strutturalmente come parti
sui redditi, oltre a pesare sui consumi, alimenta il disagio
sociali anche per arrivare ad una visione d’insieme e
sociale delle famiglie a reddito medio e medio basso, di
coerente. Da tempo ormai chiediamo, da una parte, una
quelle monoreddito, degli anziani, dei single, dei giovani
legge quadro sulla rigenerazione urbana in grado di
e dei lavoratori immigrati. Con una platea così vasta
definire il perimetro degli interventi e degli investimenti
non è più rinviabile una nuova e importante politica
necessari a migliorare le condizioni sociali, economiche
abitativa pubblica. I temi della rigenerazione urbana e
e abitative. Allo stesso tempo, dall’altra parte, insistiamo
delle politiche abitative devono essere all’agenda delle
per avere tavoli di confronto sui territori tra prefetture,
declinazioni programmatiche del PNRR per ricomporre
comuni, forze sociali rappresentative degli inquilini e
le frammentazioni e promuovere il benessere economico
dei proprietari tesi a concludere protocolli finalizzati a
e sociale del Paese. Bisogna garantire il diritto alla
soluzioni di accompagnamento sociale e a evitare i più
casa per migliaia di nuclei famigliari che non riescono
urgenti rischi di conflitto sociale che sono dietro l’angolo
a pagare l’affitto, che vivono nello spettro degli sfratti,
laddove il diritto alla casa viene minato e negato.
che una casa non ce l’hanno o che rimangono bloccati mesi, se non anni, nelle liste di attesa per l’assegnazione di un alloggio popolare. Bisogna prendere atto che il diritto all’abitazione è un diritto fondamentale il cui valore sociale, al pari del lavoro, deve trovare finalmente tutele collettive che si traducano nel consolidamento e allargamento del patrimonio di edilizia pubblica e nella definizione di livelli essenziali delle prestazioni in materia di welfare abitativo. E come possiamo fare tutto questo? Come decidiamo di ricostruire il nostro Paese? Con quale metodo? Noi guardiamo, a maggior ragione in un periodo di ricostruzione, alla via del confronto e della codecisione, quella che in Europa viene definita come “dialogo sociale”. E lo chiediamo soprattutto all’interno dei percorsi del PNRR dove sono state apposte risorse per l’edilizia residenziale pubblica; per programmi di housing temporaneo; per progetti di recupero territoriale e d’incremento della disponibilità di alloggi pubblici; per interventi di rigenerazione urbana nelle Città Metropolitane, con particolare attenzione alle periferie. Risorse importanti alle quali si dovranno aggiungere quelle dei fondi europei da integrare con quelle nazionali. Nel PNRR, però, non viene affrontano in maniera organica il disagio abitativo ed è sottovalutata la
misura
dell’intervento
destinato
all’incremento
dell’edilizia residenziale pubblica. L’“Agenda urbana europea” promuove la modernizzazione dei servizi
I piani di rigenerazione urbana non possono non affrontarsi la questione del contrasto alla povertà di chi non ha una casa o non riesce a sostenerne i costi. Servono nuove risorse per il fondo di sostegno all’affitto e il fondo per la morosità incolpevole; per la predisposizione di incentivi alla rinegoziazione dei canoni; per i ristori ai proprietari che subiscono il ritardo nei canoni; misure di graduazione delle esecuzioni degli sfratti; semplificazione delle procedure necessarie ad erogare contributi agli aventi diritto. Ciò non significa che una corretta politica abitativa deve affrontare solo condizioni di emergenza, ma deve essere in grado di superare i nodi strutturali del diritto alla casa, come quelli legati all’acquisto della prima casa per i giovani. Gli incentivi fiscali per la proprietà o per l’affitto, i bonus volti alla riqualificazione degli edifici non possono rappresentare l’unica politica legata alla casa messa in campo a livello centrale. È essenziale e strategico un nuovo programma pluriennale volto a incrementare lo stock di edilizia pubblica da perseguire anche attingendo dalle risorse del PNRR, dei fondi europei 2021-2027 e quelle nazionali. Un ruolo importante può essere svolto, come avviene da decenni in molti paesi europei, dall’edilizia sociale a costi sostenibili che integra l’edilizia pubblica e deve trovare il suo spazio nella collaborazione fra soggetti istituzionali, imprenditoriali, associativi e cooperativi.
urbani e l’inclusione ed uno dei cinque obiettivi delle
L’abitare
politiche di coesione 2021-2027, con lo slogan “Europa
presupposto insieme al lavoro per programmare il
più vicina ai cittadini”, intende incoraggiare lo sviluppo
proprio percorso di vita, coltivare le proprie ambizioni
sociale, economico e ambientale nelle aree urbane
e i propri sogni. L’accesso alla casa è una risposta ad un
e nelle aree interne, destinando almeno il 6% del
bisogno primario, un tema di diritto che come tale va
totale delle risorse dedicate dai Fondo Strutturali e di
garantito e assicurato per non lasciare nessuno indietro.
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L’ABBRACCIO
è
un
diritto
umano
che
costituisce
il
Focus su interventi pubblici di contrasto alla povertà abitativa di Giulia Amato, direttore Relazioni istituzionali, affari legislativi e politiche comunitarie dell’Agenzia per la coesione Territoriale- Presidenza del Consiglio dei Ministri
L
a povertà abitativa rappresenta un fenomeno
povertà ha riguardato meno le famiglie i cui redditi di
preoccupante ed in costante crescita nel nostro
riferimento sono legati a persone pensionate. Lo studio
Paese. Il 2020, in particolar modo, a causa della
mostra inoltre come l’incidenza della povertà assoluta
pandemia globale da Covid-19 ha avuto un evidente
in Italia possa variare anche a seconda del titolo di
effetto sulle condizioni economiche delle famiglie italiane. Secondo uno studio Istat la condizione di povertà assoluta in Italia ha riguardato 5,6 milioni di persone, cioè circa il 9,4% dei residenti, con una crescita del 1,7% rispetto alle stime dell’anno precedente. L’aumento ha riguardato principalmente le regioni del
godimento dell’abitazione in cui si vive, e la situazione è particolarmente critica per chi vive in affitto. Le famiglie affittuarie nel Mezzogiorno si trovano in condizione di povertà assoluta nel 22,1% dei casi, rispetto al 18,1% del Nord e al 12,3% del Centro. L’affitto medio per le famiglie
Centro-Nord, sebbene nel Mezzogiorno continui a
in povertà assoluta è pari a circa 330 euro mensili.
mantenere i valori più alti di incidenza. Questo aumento
Paga invece un mutuo il 19,8% delle famiglie in povertà
è dipeso dalla perdita dell’occupazione da parte di uno
assoluta che vivono in casa di proprietà, con una rata
o più membri della famiglia, mentre l’incidenza della
mensile di circa 460€.
L’ABBRACCIO
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Anche a fronte di questi numeri, il contrasto alla povertà
2014-2020 (PON METRO 14-20), a titolarità dell’Agenzia
abitativa è diventato centrale negli interventi posti
per la coesione territoriale, sostiene fra i suoi interventi
in essere sia dalle Regioni che dalle Amministrazioni
anche la realizzazione di opere pubbliche (insieme
centrali e la politica abitativa è diventata a tutti gli effetti
all’acquisto e installazione di beni, forniture e impianti
un pilastro centrale della politica sociale. Tra le azioni
tecnologici connessi ai lavori) finalizzate alla creazione
poste in essere, in particolar modo dalle Amministrazioni
o recupero di alloggi da destinare all’assegnazione a
regionali e locali, rientra il finanziamento per morosità
individui e famiglie con particolari fragilità sociali ed
incolpevole, grazie al quale vengono supportati quegli
economiche.
inquilini che hanno stipulato un contratto con un soggetto privato ma che, per problemi non dipendenti dalla propria volontà – ad esempio perdita del lavoro – sono destinatari di uno sfratto. L’intervento evita la perdita della casa, sana le morosità e fornisce un contributo per i canoni futuri. Il fondo si rivolge ad assegnatari di case popolari riconosciuti come morosi incolpevoli – con determinate classi di Isee – coprendone canoni di locazione dovuti e utenze primarie. Il Programma Operativo Nazionale Città metropolitane
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L’ABBRACCIO
Tra gli interventi di rilievo supportati dal PON METRO 1420, rientra quello del cohousing per anziani. Il modello innovativo del cohousing, che sostituisce e supera la tradizionale modalità di assistenza offerta dalla “casa di riposo per anziani”, è proposto in maniera trasversale rispetto alle città che fanno parte del Programma. L’obiettivo è quello di offrire una soluzione abitativa alle persone anziane bisognose, e incentivare un modello di coabitazione che supporta un invecchiamento attivo degli ospiti, la loro autodeterminazione, la condivisione
di un contesto più familiare, simile ad una piccola
Nelle
comunità in grado di innalzare la qualità della vita. Le
di
strutture ospitano un numero ridotto di persone che
attraverso una stretta collaborazione con le pubbliche
condividono gli ambienti e la loro gestione, affiancati
amministrazioni. Inoltre, il progetto prevede azioni
da operatori sociosanitari nel ruolo di “mediatori della
incentrate sull’inserimento lavorativo, con il supporto
convivenza”.
anche dei Centri per l’Impiego, con lo scopo di
Gli ospiti sono supportati da personale
specializzato che li guida verso la condivisione delle attività di gestione quotidiana e di governo del fondo cassa destinato alla spesa alimentare. Ruolo del supporto è anche facilitare, qualora sia possibile, l’inserimento degli anziani nella rete dei servizi del quartiere e delle realtà sociali circostanti. Altre linee di intervento prevedono programmi di rigenerazione di quartieri urbani e di recupero di alloggi sfitti, nel rispetto del principio di “consumo a suolo zero”. In questa direzione vanno anche le azioni previste nel Piano
attività
saranno
volontariato,
coinvolte
specializzate
nei
le
associazioni
servizi
sociali,
raggiungere una più ampia inclusione sociale. Sempre
il
PNRR
prevede
l’investimento
2.3,
“Programma innovativo della qualità dell’abitare” che si pone l’obiettivo di realizzare nuove strutture di edilizia residenziale pubblica, per ridurre le difficoltà abitative, con particolare riferimento al patrimonio pubblico esistente, e alla riqualificazione delle aree degradate, puntando principalmente sull’innovazione verde e sulla sostenibilità.
Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), in particolare
L’investimento si articola in due linee di interventi, da
nella missione 5 (componente 2) Infrastrutture Sociali,
realizzare senza consumo di nuovo suolo:
Famiglie, Comunità e Terzo Settore, nel quale sono
1. riqualificazione e aumento dell’housing sociale,
programmate risorse per interventi – temporanei e definitivi – di housing sociale, rivolti ai soggetti più deboli. Il PNRR pone inoltre particolare attenzione agli interventi di rigenerazione urbana, anche come strumento
di
supporto
all’inclusione
soprattutto
giovanile, e al recupero del degrado sociale e ambientale, attraverso la realizzazione di nuove strutture di edilizia residenziale pubblica e la rifunzionalizzazione di aree e strutture edilizie pubbliche esistenti. Tra le azioni
ristrutturazione e rigenerazione della qualità urbana, miglioramento dell’accessibilità e della sicurezza, mitigazione della carenza abitativa e aumento della qualità ambientale, utilizzo di modelli e strumenti innovativi per la gestione, l’inclusione e il benessere urbano; 2. interventi sull’edilizia residenziale pubblica ad alto impatto strategico sul territorio nazionale.
previste, l’investimento 1.3, “Housing temporaneo e
Il problema abitativo, anche a causa della pandemia
stazioni di posta” che si pone l’obiettivo di aiutare le
in atto, rappresenta pertanto un’emergenza che può
persone senza dimora ad accedere ad una sistemazione
riguardare tipologie diverse di soggetti della quale lo
temporanea, in appartamenti per piccoli gruppi o
Stato ha deciso di farsi carico con mezzi ingenti e nuovi
famiglie, offrendo servizi integrati volti a promuovere
strumenti per il futuro.
l’autonomia e l’integrazione sociale.
La soluzione, come spesso accade, risiede nella
L’investimento si articola in due categorie di interventi:
collaborazione tra attori diversi. La creazione ed il
1. Housing temporaneo, in cui i Comuni, singoli
rafforzamento di reti che colleghino amministrazioni
o in associazione, metteranno a disposizione
pubbliche, associazioni nazionali e locali ed Enti del
appartamenti per singoli, piccoli gruppi o famiglie
Terzo Settore, capaci di sfruttare al meglio le risorse
per periodi fino a 24 mesi e attiveranno progetti
provenienti dai Fondi europei e da quelli Nazionali
personalizzati per singola persona/famiglia al fine
appare la risposta più forte, rapida ed incisiva al
di attuare programmi di sviluppo della crescita
problema abitativo in atto.
personale e aiutarli a raggiungere un maggiore grado di autonomia;
La lotta al contrasto della povertà e dunque anche alla povertà abitativa rappresenta uno degli obiettivi
2. Stazioni di posta, ovvero centri che offriranno, oltre
di sviluppo previsti anche nell’Agenda ONU 2030
a un’accoglienza notturna limitata, ulteriori servizi,
e costituisce un faro per le prossime attività delle
quali servizi sanitari, ristorazione, orientamento al
organizzazioni
lavoro, distribuzione di beni alimentari, ecc.
orientate al welfare economico e sociale.
amministrative
pubbliche
e
private
L’ABBRACCIO
9
Povertà abitativa e futuro di Alessandra Locatelli, Assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari Opportunità Regione Lombardia
I
l tema abitativo si lega indissolubilmente al percorso
è necessario puntare di più sull’inclusione lavorativa
di autonomia, di inclusione e al progetto di vita di ogni
e su quella abitativa perché per arginare la povertà e
persona. Oggi più che mai, a seguito dell’emergenza
l’emarginazione e vivere dignitosamente la propria vita
sanitaria, sociale, economica ed occupazionale che
in una comunità è necessario potersi mantenere e avere
stiamo vivendo, è necessario dare la giusta importanza
un posto sicuro dove stare. Saranno quindi centrali il
al ruolo che rivestono le politiche sociali a tutti i livelli
tema del lavoro e dell’abitare.
istituzionali e in tutti i territori. Gli strascichi pesanti di questa crisi saranno visibili per molto tempo, per questo dobbiamo essere pronti ad intervenire fin da subito per
Le politiche abitative e i contesti abitativi sono indissolubilmente legati, poiché è naturale che l’ambiente circostante e gli spazi abitativi condizionino la crescita
programmare una vera ripartenza, dal punto di vista
della persona e siano elementi che misurano la qualità
sanitario ma anche da quello sociale.
della vita. Oggi le istituzioni sono chiamate ad elaborare
È evidente che in un contesto quale è quello attuale,
strategie unitarie per favorire il raggiungimento di
le persone più fragili e le loro famiglie stanno pagando
obiettivi condivisi, in grado di migliorare le risposte
il prezzo più alto e non sarà facile superare le fratture
pubbliche ai bisogni abitativi dei cittadini. Ogni persona
sociali e talvolta personali che si sono venute a
ha il diritto di vivere in un luogo sicuro, dove poter
creare nell’ultimo anno e mezzo. Sono convinta che
organizzare la propria vita: per questo le politiche abitative devono mettere in campo azioni mirate, in grado di agevolare l’ingresso dei soggetti in difficoltà o particolarmente fragili nei percorsi di assegnazione. Ma non solo: il contesto abitativo è determinante per lo sviluppo di alcune dinamiche nel percorso di crescita e di vita di una persona. Quando dico questo intendo specificare che non si tratta infatti solo di avere un tetto sopra alla testa - anche se in casi di grave marginalità può sembrare così - ma che politiche abitative più robuste potrebbero essere in grado di rendere più dignitosa la vita delle persone, di evitare la ghettizzazione e l’isolamento in alcuni casi particolari e di allontanare dal degrado, ed evitare che questo possa ulteriormente diffondersi specialmente in alcune zone delle nostre città già note per questo prima della pandemia. Le politiche abitative nei vari aspetti descritti, dunque, a mio avviso non possono non legarsi alle politiche sociali, alle strategie di contrasto alla povertà, alla salute e al benessere delle persone. Le istituzioni hanno il compito e la responsabilità di intervenire con misure più concrete e mirate, con politiche più intraprendenti per il futuro, tenendo conto del mutato contesto in cui ci troviamo a vivere e dell’aumentato rischio di cadere sotto la soglia di povertà per un numero sempre più elevato di persone e nuclei familiari.
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L’ABBRACCIO
Dal lockdown alla campagna vaccinale: l’impatto amplificato della pandemia sulle persone senza dimora di Sabina Licursi, professoressa associata di Sociologia presso l’Università della Calabria
L
a pandemia da Covid-19 non ha avuto e continua
recente stanziamento di 20 milioni di euro del Fondo
a non avere su tutti le stesse conseguenze. Sulle
Povertà 2020 per interventi di supporto alle persone
vite fragili degli homeless l’impatto è certamente
senza dimora. Il secondo elemento, esso stesso effetto
amplificato. Lo si può notare sia analizzando i periodi
delle conseguenze socio-economiche della pandemia,
di lockdown sia guardando all’organizzazione della
è relativo all’aumento della povertà assoluta. Si è
campagna vaccinale. Inoltre, le persone senza dimora
già verificato lo scivolamento in strada di persone e
hanno dovuto fronteggiare tanto gli effetti diretti del
famiglie in povertà, di molti stranieri con lavori precari
virus, prive della casa, di quel riparo privato ritenuto la
o in nero, di altri working poor, stimato nei primi studi
più efficace strategia di difesa dalla minaccia esterna
condotti nel 2020, ad esempio, dalla Banca d’Italia
del contagio; quanto le conseguenze indirette, legate
e dalla Caritas. Resta da aggiungere che le prime
ai repentini cambiamenti organizzativi e operativi che i
valutazioni del Reddito di emergenza, adottato come
servizi per la grave marginalità hanno dovuto affrontare.
misura eccezionale di sostegno a famiglie in difficoltà
Per
comprendere
la
situazione
che
è
venuta
a
determinarsi può essere utile tenere in conto due elementi di analisi. Il primo è relativo alla debolezza delle politiche di welfare dedicate all’homelessness in Italia. Con differenze anche marcate tra regioni, gli
a seguito della pandemia, e del Reddito di cittadinanza non sono rassicuranti rispetto alla capacità di protezione dell’intera platea delle persone più bisognose. Si veda, ad esempio, la recente pubblicazione Caritas, Lotta alla povertà: imparare dall’esperienza, migliorare le risposte.
interventi dedicati al contrasto della povertà estrema
Durante le prime fasi dell’emergenza, responsabili e
sono prevalentemente diretti al contenimento dei
operatori di dormitori normalmente affollati, di mense
bisogni primari (cibo, abbigliamento, igiene personale),
aperte su più turni e frequentate da centinaia di
attraverso servizi assistenziali, sebbene le Linee di
persone, di unità di strada, di servizi diurni per la doccia
Indirizzo del Ministero del lavoro e delle politiche
e il guardaroba o di empori solidali hanno cercato
sociali per il Contrasto alla grave emarginazione adulta
di rispondere ai bisogni delle persone senza dimora.
sollecitino interventi diretti ad affiancare gli homeless
Come? Da quanto è possibile ricostruire1, i servizi hanno
verso obiettivi di inclusione sociale, e nonostante il
reagito in maniera diversa, a seconda soprattutto delle
1 Il riferimento è a tre ricerche: fio.PSD, Federazione Italiani degli Organismi per le Persone Senza Dimora (2020), I servizi ai tempi del Covid-19, www.fiopsd.org; fio.PSD, IREF (2020), Instant report: L’impatto della pandemia sui servizi per le persone senza dimora, Roma, https://www.fiopsd.org/ wp-content/uploads/2020/11/Instant_report_2020.pdf; Gaboardi M., Cosentino R., Demita S., Santinello M. (2020), Terzo settore, grave marginalità e Covid-19, Università degli Studi di Padova, https://www.unipd.it/sites/unipd.it/files/20200702l.pdf.
L’ABBRACCIO
11
loro dimensioni e della loro organizzazione. In generale, i dormitori e i centri di accoglienza grandi hanno dovuto trasferire alcune persone in altre strutture per abbassare il numero e la densità di presenze. Hanno spesso riorganizzato i tempi dell’accoglienza, dilatando gli orari di apertura e consentendo alle persone accolte di trascorrere le ore diurne nella struttura. Allo stesso tempo, hanno dovuto limitare o negare nuove accoglienze, con la conseguenza di lasciare fuori chi si è ritrovato in strada durante il lockdown. I dormitori in cui si sono verificati casi di positività, sospetti o conclamati, hanno sperimentato difficoltà a individuare spazi adeguati per la quarantena e l’isolamento. Le mense si sono quasi sempre riorganizzate, assicurando pasti da asporto, spesso in numero maggiore rispetto agli accessi precovid. Le Unità di strada hanno dovuto ridurre i contatti e gli scambi con le persone, nel rispetto delle norme sulle distanze di sicurezza e il divieto di assembramento. Queste norme hanno avuto il loro impatto maggiore sui servizi che, per loro mission, prevedono colloqui e una relazionalità diretta, come centri di ascolto e sportelli di segretariato sociale. Sebbene molti di questi abbiano
codice fiscale o residenza. Nonostante l’accelerazione
tentato una riorganizzazione a distanza (videochiamate,
della campagna vaccinale, infatti, continuano a rinnovarsi
colloqui sul web, ecc.), l’esito non sempre è stato quello
gli appelli per evitare una discriminazione istituzionale
sperato, anche per le caratteristiche dei beneficiari e le condizioni di indigenza in cui versano. Sicuramente una migliore risposta alla situazione di emergenza è stata possibile per i servizi di housing first o che prevedono l’uso di appartamenti per l’accoglienza, poiché in questi casi l’équipe di operatori ha potuto seguire – anche se a distanza – le persone inserite in spazi domestici e maggiormente protettivi. La pandemia per le organizzazioni che si occupano di persone senza dimora ha avuto effetti non solo sugli spazi e la loro rimodulazione, ma anche sul personale. In particolare, con riferimento ai volontari, si è registrata una contrazione delle disponibilità delle persone più avanti negli anni e quindi maggiormente a rischio in caso di contagio. Mentre, sugli operatori sono ricadute la situazione di paralisi/rallentamento nell’accesso ai servizi pubblici delle persone accolte (si pensi agli ambulatori socio-sanitari, alle questure, agli uffici comunali, ecc.) e la riorganizzazione interna delle strutture (dormitori e mense, soprattutto).
nell’accesso all’immunizzazione. Per raggiungere gli homeless, alla organizzazione di giornate dedicate, che possono favorire una maggiore distribuzione dei vaccini, sono da affiancare occasioni di sensibilizzazione più prossime, nei servizi dedicati o in strada, nei luoghi di vita delle persone senza dimora. La vaccinazione garantisce il diritto alla salute degli homeless e di quanti vivono in condizioni di estremo disagio, ma ha anche l’effetto indiretto di favorire un loro più agile accesso agli altri servizi socio-sanitari, mense, dormitori. Con l’obiettivo, tuttavia, non di ritornare alla ‘normalità’ dell’accoglienza pre-covid, ma di mettere a frutto gli apprendimenti maturati nell’emergenza pandemica. Le prime letture circa l’impatto che ha avuto sulle persone più fragili e non solo in termini sanitari, hanno già messo in evidenza che si è prodotto un cambiamento significativo nell’organizzazione dei servizi dedicati, da cui potranno derivare apprendimenti utili per il futuro degli stessi servizi e, ancora di più, per l’adozione di politiche sociali mirate. La pandemia ha chiaramente messo in evidenza che serve un piano di sostegno straordinario perché la
L’avvio della vaccinazione ha reso immediatamente
povertà estrema è destinata ad aumentare, e che c’è
evidente le difficoltà di accesso – anche solo per il
bisogno di servizi centrati sulla persona, che si sono
sistema di prenotazione adottato – per le persone più
dimostrati meglio in grado di affrontare la gestione
fragili o non in possesso di permesso di soggiorno,
dell’emergenza.
12
L’ABBRACCIO
Quel senza fissa dimora che io sono di Pietro Piro, sociologo, direttore Biblioteca “Veni Creator Spiritus”
V
orrei provare a dire qualcosa sui “senza fissa
città. Avevo visto dei film, qualche documentario, ma
dimora”, evitando il freddo elenco dei mali
mi restituivano solo una immagine sbiadita, senza
che affliggono la nostra società, i numeri,
sostanza. Poi, incaricato dai servizi sociali di supportare
l’eterna disputa sulle “cause” e l’improbabile elenco dei
queste persone in un percorso di inserimento lavorativo
“rimedi”. Vorrei dire quello che ho imparato dai senza
e nella ricerca di migliori condizioni di esistenza, ho
fissa dimora frequentandoli, ascoltando le loro storie
dovuto passare molte ore in loro compagnia. Ascoltare
personali, esplorando insieme i porti sicuri che offre la
il loro racconto di vita. La prospettiva che li definiva,
città (il dormitorio, la mensa, l’infermeria) e fuggendo da
l’enorme ingranaggio sociale che li stritolava. Ho detto
mille fantasmi. Prima di conoscere direttamente queste
“ho dovuto” con coscienza. Perché l’impatto con queste
persone, avevo idee vaghe e confuse. Molti pregiudizi,
persone non è stato facile. Non è stato facile seguirli
qualche idea folle e romantica maturata da letture
nei loro esodi giornalieri da un capo all’altro della città.
giovanili e, soprattutto, nessuna idea concreta, reale,
Non è stato facile trovare dei punti di contatto e stabilire
tangibile, di come si potesse sopravvivere in una grande
una “fiducia di servizio” necessaria per dare avvio a un “supporto educativo”. Perché una persona senza fissa dimora è innanzitutto una persona ferita. Una persona che vive nella dimensione della perdita e del lutto. Una persona che fugge il dolore della sua esistenza che lo ha tragicamente spogliato della condizione di cittadino con pieni diritti e lo ha gettato nei sotterranei dell’esistenza. Non ho mai conosciuto un senza fissa dimora senza una biografia di sofferenza, di violenza, di privazioni, di piccoli e grandi “errori”. Camminare insieme a un senza fissa dimora non è facile. Perché la sua mente insegue fantasmi, evita agguati continui, progetta fughe improvvise. Cosa ho imparato vivendo accanto a un senza fissa dimora? Mi si concedano dieci punti di attacco: Primo: sé ascolti con attenzione il racconto biografico, ti accorgi che è pieno di “punti di rottura”, di eventi drammatici che hanno spezzato la struttura portante della personalità. Eventi che hanno avuto la forza violenta di riscrivere la narrazione interiore e indirizzarla verso
una
progressiva
svalutazione
e
perdita
di
autonomia. Secondo: ci sono anche persone senza fissa dimora che hanno perso tutto quello che avevano e che hanno conosciuto ricchezza e prosperità. I caduti dall’alto. Le riconosci subito. Dai dettagli. Da alcune piccole
L’ABBRACCIO
13
tendenze alla cura di sé che si realizzano appena le
avendo più nulla, non potendo più consumare, vendere
condizioni lo permettono. Ma si tratta di una minoranza.
e comprare, subisce una negazione radicale della sua
La maggioranza è segnata da storie di povertà, di
persona. Cosa valgono i suoi ricordi, le sue, passioni, gli
ignoranza, di fragilità familiare. La condizione di senza
amori, le nostalgie e le tenerezze? Dove sono finiti i suoi
fissa dimora è solo l’ultima tappa di un percorso che
parenti, i suoi amici, i suoi amanti? Quando l’interiorità
comincia sin da bambino.
di una persona è nulla, non è più possibile riconoscere il
Terzo: nella biografia dei senza fissa dimora che ho
suo volto. Trasfigurato nell’indifferenza radicale.
conosciuto la violenza ha un ruolo essenziale.
Queste sono solo alcune delle cose che ho imparato.
Quarto: il tempo è il vero padrone. Il tempo è decisivo.
Che sono nulla. Che sono polvere. Quando penso
Da quanto tempo la persona si trova in questa
alle ore passate insieme, mi pare che essi mi abbiano
condizione? Un mese o un anno? Un anno o dieci anni?
permesso di vedere il “fondo” della nostra società.
Occorre vincere il tempo. È l’unica strada. Gli interventi
La sua menzogna e la sua ipocrisia. Pur rimanendo al
di aiuto devono essere immediati, decisi, essenziali. Un
sicuro nella mia condizione. Questo credo possa essere
giorno senza casa in una grande città può essere anche
definito “un privilegio”. Ma soprattutto, mi pare di aver
l’ultimo.
capito, che i senza fissa dimora ci fanno così paura –
Quinto: la paura è ovunque. Una persona senza fissa dimora ha paura di tutto e di tutti. La strada è feroce. Una circostanza qualunque può essere fatale. Sesto: la fame è continua. Fame di cibo. Fame di sostanze. Fame di affetto. Fame di accoglienza. Fame di pietà.
alcuni mostrano i segni della nausea - perché ci mettono di fronte alla fragilità dell’esistenza, al baratro che si apre sulle vite di ognuno di noi appena qualcosa “va storto”. Perche un senza fissa dimora è certamente un estraneo. Ma anche uno dei nostri mondi possibili. Un prossimo che mi interroga. Uno straniero che viene e chiede. La memoria viva della ferita nell’essere. L’impossibile che
Settimo: Un letto, un pasto caldo, una parola d’aiuto
diventa possibile. La catastrofe che barcolla sotto i colpi
sono essenziali. Sé non ci fossero, la morte sarebbe
del vino e della droga. Ciò che potrei essere e che potrei
sempre più vicina. Ma dopo l’essenziale, c’è ancora molto
diventare sé (…).
da fare. Perché un senza fissa dimora non ha fiducia in sé stesso e negli alti. Ha perso un legame essenziale per costruire l’autonomia: la silenziosa e profonda quiete di sapere di non essere solo nel mondo. Egli vive in un mondo dove non ci sono più fratelli. Ottavo: una casa non basta. Dove i legami di fraternità sono spezzati ci vuole un paziente lavoro di ricucitura. Una faticosissima opera di tessitura che coinvolga la persona come protagonista. La nostra società produce uno scarto umano strutturale. Non è un caso che ci siano tanti esclusi proprio dove si produce di più e la ricerca del benessere materiale è più sfrenata. Non c’è un posto per tutti e soprattutto, per i più sensibili, per i più fragili, per i più dubbiosi. Nono: chi viene escluso brutalmente da una società, come può rientrarvi senza trasformarla? Come potrebbe accettare ancora le idee di benessere, di progresso, di competizione, che lo hanno spinto verso il baratro? Cosa significa “reintegrarsi” in una società distruttiva dei valori fondanti della persona? Decimo: un senza fissa dimora è una persona. È la prima evidenza che sfugge. Il primo fondamento che cade. Non
14
L’ABBRACCIO
Un mosaico di storie di Andrea Chiappori, Comunità Sant’Egidio Genova
A
ll’inizio Antonio non ci lasciava neanche
naufragi e tradimenti, che esiste al mondo qualcuno di
avvicinare. Non voleva il nostro cibo, rifiutava
cui ti puoi ancora fidare.
cortesemente le nostre coperte. Se una sera
provavamo un po‘ a forzare la mano «dai, fa freddo, ti accompagniamo al dormitorio», la sera successiva scompariva, per riapparire dopo settimane, a volte dopo mesi. Ci sono voluti mesi di piccoli passi, di lenti avvicinamenti, di fughe e ritorni, mesi di pazienza – da parte nostra, ma anche, forse soprattutto, da parte sua – per conquistare almeno in parte la sua fiducia. E dove non è riuscita l’esperienza di noi più anziani, ha avuto successo la dolce testardaggine dei più giovani: il sorriso disarmante di Irene, la perseveranza di Paolo. Il momento di svolta è stato il disegno di uno dei bambini che Irene, studentessa universitaria, segue alla Scuola
Sant’Egidio ha iniziato a prendersi cura delle persone che vivono per strada a partire dalla fine degli anni Ottanta. Allora le strade della nostra città cominciarono a popolarsi di poveri che chiedevano l’elemosina, che dormivano sui cartoni o nelle stazioni ferroviarie, che frugavano nei cassonetti per cercare cibo: erano anziani senza casa, giovani segnati dalla droga, persone dimesse dagli ospedali psichiatrici. Poi con gli anni il mondo della strada si è allargato alle persone straniere che cercavano rifugio qui in Italia dalla guerra e dalla fame. Allora come oggi, si trattava di un mondo „ai margini“: persone che rimanevano escluse dai percorsi
della Pace. Poi Chiara, sua amica, che abitava vicina al
di integrazione nella società, che non riuscivano a
riparo di Antonio e che, conoscendone la passione per
trovare un lavoro stabile e che via via scivolavano
la lettura ha iniziato a portargli il giornale e qualche
verso la marginalità estrema. Negli anni a loro si sono
libro. Poi sono arrivati i documenti, la ricostruzione
aggiunti italiani che con le crisi economiche dell’inizio
della sua storia personale, fino al reddito di cittadinanza
secolo, in particolare quella del 2008, sono usciti dal
e, finalmente, all’approdo a una piccola casetta. Se
mercato del lavoro e non sono più riusciti a tenere
dovessimo descrivere il servizio di Sant’Egidio con i
quel livello di vita che permetteva di potersi pagare
senza dimora non riusciremmo tanto a farlo a partire
le spese di un apparamento in affitto. Oggi a Genova
dai numeri, ma dalle storie, come quella di Antonio. Non
i senza fissa dimora sono circa 1000. Di questi circa
dalle „tecniche“, ma da questo lento lavoro di tessitura
450 sono ospitati nei dormitori cittadini o in alloggi
di relazioni: aiutare un senza dimora è innanzitutto
messi a disposizione prevalentemente da associazioni
convincere una donna, un uomo, dopo una vita di
del mondo cattolico. Si stima che altri quattrocento
L’ABBRACCIO
15
circa vivano tra alloggi di fortuna (scantinati, case abbandonate) e la precaria ospitalità in casa di amici o parenti. Una rete di 14 tra parrocchie e associazioni li incontra tutte le sere, distribuendo in diversi punti della città cibo, bevande, calde, coperte e monitorando le condizioni di salute. È difficile, forse impossibile, tracciare un identikit del senza fissa dimora: sono italiani e stranieri, prevalentemente uomini, di età media bassa. Si incontrano persone straniere che non sono riuscite a integrarsi e sono via via scivolate nella marginalità, italiani con problemi psichiatrici, persone con seri problemi di alcolismo o giovani dipendenti da sostanze. Ma sono anche anziani provenienti dall’Est Europa che raggiungono l‘Italia alcuni periodi dell’anno e chiedono l‘elemosina per integrare le magre pensioni dei loro paesi o donne immigrate che hanno perso il lavoro come badanti e, finiti i risparmi, si sono trovate senza ospitalità. La durezza della vita per strada infragilisce il corpo e la psiche: tutto, anche le attività essenziali, è precario e faticoso: l‘accesso a docce e servizi igienici, la cura della salute, individuare i percorsi per avere la residenza e i documenti amministrativi. La pandemia, poi, ha reso più acuta la marginalità: durante il lockdown, quanto tutto il mondo ripodeva all’appello a stare a casa, per chi una casa non la possiede la vita si è complicata in modo acutissimo: chiusi i centri di distribuzione dei vestiti, chiuse le docce (e i bar, rendendo drammatica, soprattutto per le donne, la ricerca di servizi igienici), chiuse quasi tutte le mense, nessuno per strada a cui chiedere l‘elemosina per
potersi
almeno
comprare
qualcosa.
Persino
la ricerca di acqua – con tante fontane pubbliche all’interno dei parchi chiusi – ha iniziato a rivelarsi difficile. Tuttavia, quando si parla con una donna o un uomo che vivono per strada, quello che colpisce innanzitutto è la solitudine: «sei il primo che mi rivolge la parola oggi» quante volte ce lo siamo sentiti dire la sera? Quante volte abbiamo avuto la percezione che, accettare il nostro panino fosse solo un’occasione per cercare un volto amico, per commentare le ultime notizie, per avere qualche minuto di comunicazione reale con un altro uomo?
lavoravano nel campo alberghiero e della ristorazione, anziani che con la loro pensione aiutano figli o nipoti e non hanno più soldi per pagare affitto e bollette. Gli sfratti esecutivi dovrebbero essere sospesi fino alla fine dell’anno, ma cosa succederà dopo quella data? A Genova si parla di 3500 sfratti, di cui il 95% per morosità: tra le 7.000 e le 10.000 persone che potrebbere non avere più un tetto nei prossimi mesi. E, a fronte di questi numeri, nella sola Genova gli appartamenti sfitti sono circa 35.000. La vicinanza a queste situazioni ha fatto maturare negli ultimi anni la necessità di dare concrete risposte sull’emergenza alloggiativa: Sant‘Egidio ha avviato una rete di “case di ospitalità” - ad oggi 16 case che ospitano complesivamente 38 persone - per rispondere a questa domanda: si tratta prevalentemente di senza fissa dimora che hanno vissuota da lungo tempo l‘epseirienza della vita di strada. Con loro avviamo dei percorsi di inclusione sociale che li portano in tempi brevi a raggiungere una loro autonomia economica ed abitativa. Ma vengono ospitate anche persone e famiglie che con la crisi economica seguita alla pandemia non hanno più potuto avere una propria casa. Si tratta di un progetto che
La famiglia, la casa, una rete di rapporti sono dei bisogni
non riceve nessun finanziamento pubblico, ma solo
primari per le donne e gli uomini: ad avere bisogno di
sovvenzioni da parte di privati, e vuole essere una
una casa non sono solo i senza fissa dimora: persone
risposta ad un problematica che segnerà sempre di più
che hanno difficoltà a pagare l’affitto e le spese di
la vita e il futuro della nostra città. Antonio ha vissuto
amministrazione della loro abitazione, famiglie in cui la
per strada da quando aveva quindici anni. Quando ha
madre e il padre hanno perso il lavoro, badanti che con
messo piede per la prima volta nel suo appartamento è
la crisi sanitaria hanno visto restringersi le possibilità
scoppiato a piangere «non ho mai avuto una casa - ha
lavorative, persone che fino a prima della pandemia
detto - era così che lo immaginavo, il paradiso».
16
L’ABBRACCIO
Trasformare l’housing sociale di Mario Montalcini, Presidente di Homes4All
L
a
difficile
situazione
economica,
il
divario
dei procedimenti. Solo nel comune di Torino sono
crescente tra i valori del mercato immobiliare e i
più di 50mila gli appartamenti vuoti, quindi circa il
redditi, il cambiamento dei bisogni e, non ultime,
10% del patrimonio immobiliare è inutilizzato. (Fonte:
le crescenti difficoltà acuite dalla pandemia Covid,
Osservatorio della Condizione abitativa della Città di
hanno generato un aggravamento dell’emergenza
Torino, 2018). Nel 2020 il 58% delle famiglie italiane ha
abitativa a cui le città -e le amministrazioni pubbliche
avuto difficoltà economiche con un incremento del 12%
in generale- fanno fatica a dare risposta, a cominciare
rispetto al 2019 (Fonte: Osservatorio sul bilancio del
proprio dal problema abitativo, e per farlo devono
welfare delle famiglie italiane) Attualmente sono 6mila
sostenere costi altissimi. I dati sull’emergenza abitativa
le famiglie che a Torino attendono una sistemazione di
stanno crescendo giorno dopo giorno e parallelamente
edilizia popolare e l’emergenza abitativa aumenterà in
anche il bisogno di sicurezza, di vivibilità nei quartieri
modo esponenziale in autunno quando finirà il blocco
urbani e l’esigenza di ripopolare i piccoli centri per far rinascere nuove condizioni di vita, più a misura d’uomo. Per
dare
qualche
dato
significativo,
nel
degli sfratti imposto durante la pandemia. Dalla nostra esperienza abbiamo visto che i percorsi di povertà conclamata iniziano molto spesso dalla perdita della
2019
propria casa. Poco importa se ciò avviene per vicende
complessivamente sono state 2.495 le monitorie
personali o imprenditoriali, ma dalla perdita della
emesse relativamente ai procedimenti di sfratto per
casa in poi la gravità di qualsiasi situazione pregressa
morosità e per finita locazione per immobili ad uso
aumenta al punto che diventa difficilmente reversibile,
abitativo; rispetto all’anno precedente si è registrato
con costi altissimi per le persone, le famiglie e la
un aumento del 10% rispetto all’anno precedente. Gli
collettività intera. Poter avere accesso ad una casa
sfratti per morosità rappresentano il 91% del totale
è un diritto fondamentale che costituisce la base per
L’ABBRACCIO
17
una vita civile e dignitosa. Aspetto che ci ha spinto
famiglie in un percorso
a trovare delle soluzioni all’emergenza abitativa e al
e formazione in collaborazione con i Servizi Sociali.
bisogno primario della casa, dando vita alla Società
Personalmente sono rimasto particolarmente colpito
Benefit Homes4All, che vuole valorizzare questo
dal fatto che, nonostante il delicato e difficile momento
impegno e questa attitudine tramite la realizzazione di
che stiamo vivendo, è viva in tutti gli italiani una forte
una rete di sostegno a favore di chi si trova in situazioni
sensibilità ad aiutare le famiglie in emergenza abitativa.
di
abitativa,
Ne è stata prova il grande supporto alla campagna di
realizzando un modello di business innovativo e ad
equity crowdfunding tuttora attiva sulla piattaforma
alto impatto sociale. Il progetto ha raccolto l’adesione
LITA.co (600mila euro raccolti) e
della Città di Torino, della Compagnia di San Paolo,
oggi di più di 120 soci da tutte le regioni Italiane e
della Camera di commercio di Torino, di Torino Social
anche dall’estero che hanno investito nella startup
Impact e di UniCredit con i quali abbiamo costruito una
condividendone gli obiettivi sociali e aiutandoci nella
progettualità di sviluppo nazionale che è stata premiata
scalabilità del modello su altre città italiane, prima fra
dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito
tutte Genova e poi in altre città della Lombardia. Un
del Fondo Innovazione Sociale. Il modello operativo di
segnale forte che ci fa sperare di essere uniti e sostenuti
Homes4All prevede: l’acquisizione e la riqualificazione
da una rete di privati che, insieme alle istituzioni e agli
di immobili a basso costo preferibilmente in aree in cui
enti pubblici, ci permettono di costruire un nuovo
è possibile ottenere rigenerazione urbana ed evitare
modello collaborativo a sostegno dei cittadini per
la svalutazione di capitali immobiliari; la gestione
il diritto alla casa. In questo contesto, Homes4all si
degli immobili attraverso una serie di servizi a favore
è fatta promotrice anche della costituzione e della
dei proprietari e degli inquilini che riducono il rischio
nascita della Fondazione Impact Housing (FIH) per lo
locativo; l’inserimento, su indicazione delle Città con
studio e la divulgazione di nuovi modelli di inclusione
le quali operiamo, delle famiglie in emergenza abitativa
dell’abitare sostenibile che possano tradursi in progetti
ad un affitto calmierato; l’accompagnamento delle
concreti grazie all’interazione tra profit e non profit
18
vulnerabilità
L’ABBRACCIO
economica,
sociale
e
di sostegno di inserimento
l’adesione ad
in una visione nazionale ed internazionale. Scegliere
valorizzazione immobiliare delle aree urbane e un aiuto
Genova, come sede della Fondazione, risponde ad un
alle comunità ed ai nuclei famigliari. Investire ad impatto
riconoscimento della città quale culla della solidarietà
sociale, per il rafforzamento del lavoro e dei nuovi
sociale, una città aperta sul Mediterraneo, da sempre
modelli di abitare, rappresenta una grande opportunità
sede di accoglienza dello straniero con sensibilità e
di cambiamento e di valorizzazione economica. A
concretezza. Membri fondatori di FIH sono , oltre ad
partire da marzo 2021, a Torino, dove è nata la startup
Homes4All, Cooperativa COMIN Milano, che promuove interventi educativi a favore di minori e famiglie, di persone anziane o con disabilità, in situazione di povertà,
isolamento
CEIS Genova,
sociale,
fragilità;
Fondazione
che da decenni si occupa di persone
in condizioni di disagio e di altre fragilità attraverso percorsi terapeutici, educativi e di inclusione sociale e DRC Italia, (Danish Refugee Council) importante ONG internazionale attiva in oltre 40 paesi del mondo
Homes4All, abbiamo assegnato i primi appartamenti alle famiglie beneficiarie e acquisito un patrimonio immobiliare di 20 alloggi che saranno oggetto di ristrutturazione e di assegnazione. È linfa vitale per tutti noi condividere lo sguardo e la gioia dei componenti delle famiglie beneficiarie dei nostri alloggi quando grazie all’ ottenimento della casa si avviano verso un percorso di normalizzazione e di equilibrio finanziario.
rifugiate
Per questo ritengo fondamentale l’obiettivo comune del
e di migranti. Il coordinamento tra Torino, Milano e
welfare abitativo, portato avanti in sinergia, orientato
Genova, tre città all’avanguardia in tema di solidarietà
a mettere a punto azioni di sistema che coinvolgano
sociale con una visione internazionale permetterà alla
i vari attori che si occupano di rigenerazione delle
Fondazione di sviluppare importanti progettualità che
aree urbane più fragili per rispondere ai bisogni delle
terranno conto di nuovi modelli di housing sociale
famiglie in emergenza abitativa e per rendere le nostre
per la valorizzazione delle periferie che porterà alla
città più resilienti, inclusive e sostenibili.
specializzata
nell’accoglienza
di
persone
L’ABBRACCIO
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SOSTIENI IL CEIS GENOVA Con il tuo contributo potremo portare avanti i progetti di agricoltura sociale, finanziare le attività sportive per le comunità di minori, potremo finanziare progetti di reinserimento lavorativo e sviluppare campagne di prevenzione. COME PUOI SOSTENERCI Tramite Bonifico Bancario presso Banca Prossima S.p.A. Iban IT85 B033 5901 6001 0000 0007 632 Tramite Donazione on line collegandoti all’ indirizzo www.ceisge.org/ceis-genova-sostienici oppure Devolvi il tuo 5x1000 a Fondazione Centro di Solidarietà Bianca Costa Bozzo Onlus C.F. 95080550106
L’ECCELLENZA ITALIANA DEL COLORE www.gruppoboero.it 20
L’ABBRACCIO