dagmar bach Trilogia dei mondi paralleli
libro 3
l’ultimo mistero
Il mio cuore fece un balzo un po’ titubante, come se non sapesse decidere a quale emozione dare sfogo. [...] Qualcuno una volta ha detto (o forse l‘ha scritto, non ricordo) che gioia e dolore sono molto simili: mentre mi asciugavo le lacrime e mi avviavo verso l‘uscita, capii perfettamente cosa intendeva.
UAO Universale d’Avventure e d’Osservazioni
Dagmar Bach Trilogia dei mondi paralleli. Libro 3 Vicky. L’ultimo mistero traduzione dal tedesco di Angela Ricci della stessa serie: Libro 1. Vicky profumo di cannella Libro 2. Vicky un’altra gemella ISBN 978-88-9348-770-2 Prima edizione italiana marzo 2021 ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2025 2024 2023 2022 2021 © 2021 Carlo Gallucci editore srl - Roma Titolo dell’edizione originale tedesca: Die vertauschten Welten der Victoria King. Zimt und ewig © 2017 S. Fischer Verlag GmbH - Francoforte, Germania Illustrazione di copertina di Inka Vigh
g a l l u c c i e d i t o r e . c o m
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Dagmar Bach
Vicky L’ultimo mistero Trilogia dei mondi paralleli LIBRO 3
traduzione dal tedesco di Angela Ricci
Per Martin. E per tutti!
Programma di Vicky per le vacanze estive
1) Vedere Konstantin 2) Baciare Konstantin 3) Andare in piscina con Konstantin 4) Dormire 5) Aiutare mamma a gestire il b&b 6) Dormire ancora 7) Rivedere Konstantin e baciarlo di nuovo 8) Vedere Pauline 9) Chiedere a Pauline che diavolo sta facendo con Nikolas! 10) Far mettere insieme Pauline e Nikolas 11) Dare una mano in panetteria 12) Ma non troppo spesso (vedi punti 4 e 6) 13) Evitare se possibile di saltare in qualche mondo parallelo 14) Se dovesse accadere, cercare subito Konstantin e fare qualcosa insieme a lui 15) Provare a indagare di nuovo insieme a Pauline la causa di questi salti 16) Aiutare zia Polly e Frank al bar che stanno per aprire 17) Tornare a dormire 18) Vedere papà il più possibile 19) Vedere il sindaco il meno possibile 20) Tenere il sindaco alla larga da mamma, magari per sempre 21) Non farsi venire i sensi di colpa per quanto stabilito ai punti 19 e 20 22) Baciare di nuovo Konstantin… perché è bellissimo!
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Le cifre luminose rosa della mia sveglia indicavano le 23:58. Per quella che credo fosse la centesima volta quella sera, andai in punta di piedi alla finestra per dare un’occhiata al giardino immerso nel buio. Ma di Konstantin nessuna traccia. Possibile che avesse dimenticato che giorno era? No, di sicuro no. Forse era davanti alla porta di casa? Ma non avrebbe mai osato suonare il campanello e svegliare tutto il b&b a quell’ora. Anche se a mezzanotte… «Vicky!» sentii sussurrare da fuori, e un istante dopo un sassolino rimbalzò rumorosamente sul parquet della mia stanza. Mi affacciai alla finestra. «Vieni alla porta sul retro, lì non ci sentiranno!» Mi infilai la maglietta del pigiama e dei pantaloncini molto carini, che chiaramente avevo scelto di indossare quella sera per puro caso, percorsi tutto il corridoio fino alla cucina e uscii fuori. Vidi una sagoma appoggiata alla ringhiera della nostra veranda coperta e il mio cuore cominciò a battere all’impazzata. Io e Konstantin stavamo insieme ormai da sei settimane, ma io mi emozionavo ancora come il primo giorno. Lui si avvicinò, mi prese per mano e mi portò fino al dondolo. Faceva ancora un caldo pazzesco, anche se era mezzanotte. O forse dipendeva dalla presenza di Konstantin. 9
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La luce dei lampioni illuminava a malapena il nostro giardino, ma mi bastava la luce della luna per vedere il suo sorriso, mentre abbassava lo sguardo sull’orologio. «Ancora dieci» sussurrò «nove, otto, sette…» Il mio cuore fece una capriola. Erano giorni che aspettavo questo momento. «Cinque, quattro, tre…» Lui si chinò in avanti. Fu uno di quegli istanti che avrei voluto catturare per sempre. Davanti a me c’era Konstantin, le sue labbra sfioravano le mie, mentre da qualche parte una civetta cantava e intorno a noi le foglie frusciavano, agitate dalla brezza notturna che aveva un profumo… come dire… un po’ strano. Un profumo che assomigliava un po’ a… «Uno!» Gli occhi di Konstantin si illuminarono mentre mi baciava con dolcezza sulle labbra. «Tanti auguri di…» cominciò a dire, ma si interruppe, perplesso. «Vicky, possibile che…» Sì, era possibile. Ovvio, doveva succedere proprio adesso!
«Viiic!» strillò un attimo dopo qualcuno nel mio orecchio, poco prima di scaraventarmi a terra. Atterrai sul sedere, con la persona di cui sopra appesa al collo. Una persona che mi pareva di conoscere. «Tantissimi auguri di buon compleannooo!» cinguettò Claire, con i lunghi capelli biondi che mi coprivano completamente la faccia. I capelli biondi della Claire parallela. Nel mondo parallelo dove ero appena saltata. 10
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«Oh, grazie» risposi, dandole qualche pacca affettuosa sulla schiena. «Claire, sei pazza! Tirati su prima di schiacciare Vic. E poi adesso è il mio turno di fare gli auguri!» La versione parallela della mia migliore amica Pauline mi tolse di dosso Claire con ben poca delicatezza e mi porse una mano per aiutarmi ad alzarmi. «Non importa se oggi piove, nevica, o soffia la tempesta, tu sei un vero raggio di sole!» continuava a blaterare Claire, mentre avanzava a quattro zampe sul tappeto, in maniera decisamente poco signorile, per raggiungere il divano e lasciarsi infine cadere sui cuscini morbidi. «Ma questi pantaloni mi sono sempre stati così stretti? Non ce la faccio più» mormorò slacciando il bottone e tirando giù la cerniera lampo. «Ah, così va meglio» «Claire, riallacciati quei pantaloni» sibilò Pauline lanciandole un cuscino in grembo per precauzione. «Se i tuoi genitori ti beccano così, ti chiuderanno in casa per sempre» «Ah, lo facessero… quei cioccolatini ne sono valsi la pena, erano davvero deliziosi» «Non avresti dovuto mangiarli!» «Ma erano i cioccolatini dell’amore! E se qualcuno qui ne ha bisogno, quella sono io. Voi due siete già spudoratamente felici, soprattutto tu, Pauline!» Pauline alzò gli occhi al cielo e io mi guardai freneticamente intorno, sperando di essere spudoratamente felice con Konstantin anche in questo mondo. Avere un fidanzato diverso sarebbe stato davvero imbarazzante, e io sapevo bene di cosa parlavo, perché ormai avevo una certa esperienza di questi salti nei mondi paralleli, che continuavano a essere annunciati dal profumo di cannella. Avevo cominciato a saltare a dodici anni, ma negli ultimi tempi i salti si erano allungati. A quanto mi era parso di capire, le povere me parallele 11
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non avevano idea di cosa fosse capitato loro, io invece nel frattempo mi ero quasi abituata. Da un rapido controllo preliminare realizzai di essere nel salotto della mia me parallela, o meglio, della mia famiglia parallela. Non assomigliava molto al nostro b&b, la casa era decisamente più grande e più moderna, ma aveva comunque un certo tocco inglese. Al centro della sala c’era una gigantesca isola di divani color crema, con sopra dei cuscini di broccato (e Claire, che non la smetteva di canticchiare), davanti alle finestre erano appese delle tende rosse e verdi, e infine c’erano delle librerie e due poltrone, proprio di fronte a un grande caminetto. Nel complesso l’ambiente era un po’ meno kitsch rispetto al bed & breakfast dove vivevo con mia madre, ma il suo stile era inconfondibile. Il dettaglio più importante, comunque, era che in questo salotto stavamo evidentemente festeggiando il mio compleanno. «Dài, Pauline, spostati, voglio fare gli auguri anche io!» A parlare era stato Leonard, un mio compagno di classe che mi abbracciò così forte da tirarmi praticamente su dal pavimento. «Tanti auguri, Vic. E grazie di aver offerto a Claire quei cioccolatini, è stato uno spettacolo che non avrei mai voluto perdermi» scherzò lui, lanciando un’occhiata al divano, dove Claire si stava soffiando con poca eleganza il naso nella camicia. Successivamente la vidi cercare di cancellare dai cuscini le tracce lasciate dal suo trucco. Oh, santo cielo! Dopo Leonard vennero a farmi gli auguri Charlotte e Chiara, due amiche di Claire, e poi anche Steffi, Susan, Xavier, e ovviamente Nikolas, il migliore amico di Konstantin. In questo mondo Nikolas era indubbiamente il ragazzo di Pauline! Il mio cuoricino romantico si sciolse subito nel vedere lui che l’attirava a sé, e soprattutto lei che non lo cacciava via. Anche Clai12
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re li aveva notati, e riprese subito a singhiozzare, sempre più forte, quando tutto a un tratto David si presentò davanti a me e mi porse una mano. «Tanti auguri, Vic!» «Ah, grazie». C’era anche David quindi, un altro amico di Konstantin per il quale centomila anni prima, nel mio mondo, mi ero presa una cotta. «Il mio regalo è un buono da spendere in un negozio di elettronica. Se ti serve qualcosa possiamo andarci insieme» «Io, ecco…» «Se le serve qualcosa può andarci anche con me». Nel sentire quella voce mi venne subito la pelle d’oca. Era lui. Inconfondibilmente lui. Mi voltai e vidi Konstantin puntare verso di me, dall’estremità opposta di quel salotto sconosciuto. Aveva un gran sorriso stampato in faccia e mi fece l’occhiolino con aria complice. Per me era un indizio sufficiente… quello era il mio Konstantin, che da un po’ di tempo mi seguiva in questa follia dei mondi paralleli. Rimasi lì a guardarlo con occhi languidi (cosa che facevo abbastanza spesso, indipendentemente dal mondo in cui mi trovavo) e lui mi guidò dolcemente verso un angolo della stanza interamente occupato da un enorme e lucido pianoforte a coda. Chi suonava il piano a casa mia? Mi formicolavano le dita dalla voglia di provare. Magari le mani della me parallela avevano conservato una certa memoria dei movimenti? O era solo una questione di testa? E poi, cosa succedeva esattamente durante i salti? Io e l’altra me ci scambiavamo soltanto i corpi, e ognuna si teneva il suo cervello? Non ero ancora riuscita a trovare una risposta definitiva, mi pareva 13
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tutto troppo complicato, ma almeno non dovevo più affrontarlo da sola. «Figo, eh?» mi sussurrò Konstantin all’orecchio, osservando il nostro salotto parallelo. I suoi occhi brillavano di eccitazione, come due diamanti. I salti per lui erano una vera figata. «Mmm, sì, figo. Ma a dir la verità, io stavo benissimo anche nel nostro mondo». Dove ero da sola con lui. Ma ormai la mia vita era così, un’infinita serie di interruzioni al profumo di cannella. Mi guardai intorno con cautela. «Adesso che facciamo?» «Direi di raccogliere informazioni. Facciamo domande in giro senza farci notare» «Ok, però… dobbiamo stare attenti a non mettere in difficoltà le nostre versioni parallele… come ho fatto io di recente, ti ricordi?» Quando ripensavo alle situazioni imbarazzanti in cui avevo messo la povera altra me di qualche tempo fa mi sarei volentieri seppellita dieci metri sottoterra. «Saremo prudenti e discreti, non ti preoccupare» Konstantin mi fece di nuovo l’occhiolino. «Mi conosci, no?» Sì, lo conoscevo. E conoscevo bene anche la sua curiosità e la sua voglia di avventura, non esattamente la combinazione ideale per comportarsi senza dare nell’occhio. Ma qualcosa dovevamo pur fare. «Sono davvero felice di saltare insieme a te» «Anche io» disse Konstantin, chinandosi per darmi un delicato bacio sulla bocca. «Adesso rilassati e lasciati festeggiare un po’. In fondo è sempre il tuo compleanno». Sì, era una buona idea, quindici anni si compiono una sola volta nella vita, o no? E io mi sentii davvero una persona adulta mentre tornavamo mano nella mano dagli altri, in piedi davanti ai divani. Che ci guardavano con gli occhi spalancati. 14
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Mmm, strano. Ci guardavano come se ci fossimo improvvisamente tramutati in due alieni verdi con le antenne. «Che succede?» chiesi a Pauline, che aveva abbassato lentamente lo sguardo dal mio viso alle nostre mani intrecciate. «Perché non mi hai detto niente?» disse lei fissandomi negli occhi. «Detto cosa?» «Beh, che adesso è ufficiale» «Eh?» Lei alzò gli occhi al cielo. «Che tu e Konstantin state insieme ufficialmente» «No, ah…» Oh no! Non poteva essere vero! Come avevamo fatto a dare per scontato che anche le nostre versioni parallele fossero già una coppia? Eccoci di nuovo… avevo un’altra volta messo la me parallela in una situazione impossibile! Konstantin dal canto suo non sembrava molto turbato e mi diede un bacio dolce sulla mano, che continuava a stringere. «Perché stupirsi così tanto? Era solo questione di tempo. Insomma, lo sanno tutti che io e Vicky siamo fatti l’uno per l’altra». Non appena Konstantin finì di parlare, accaddero diverse cose tutte insieme. Primo: Pauline alzò gli occhi al cielo. Di nuovo. Secondo: le mie gambe si tramutarono all’istante in gelatina, mentre il sangue mi schizzava alla testa. Che cosa carina che aveva detto! Terzo: Claire cominciò a piangere. Di nuovo anche lei. «Siete così dooooolci» singhiozzò, stringendo un cuscino del divano. «Anche a me piacerebbe essere così innamorata, ma non riesco a essere invidiosa di voi, perché vi voglio troooooppo bene». 15
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A quel punto ebbi voglia anche io di alzare gli occhi al cielo, quella versione di Claire era davvero stranissima. Con il trucco ormai completamente sciolto, i pantaloni slacciati e gli occhi lucidi di lacrime, assomigliava alla sua smorfiosa versione parallela del mio mondo quanto un pavone assomiglia a un cetriolo di mare. All’improvviso però, qualcos’altro catturò la mia attenzione: i miei genitori, in piedi davanti alla porta scorrevole della terrazza, che mi osservavano. Sicuramente avevano visto quello che era successo con Konstantin, e solo questo bastò a provocarmi una scarica di adrenalina, proprio come era accaduto nel mio mondo, quando gli avevo presentato il mio ragazzo. Ma poi mi accorsi di un dettaglio: il braccio di mamma stretto alla vita di papà! E lui che si chinava su di lei e le sussurrava qualcosa all’orecchio, e lei che sorrideva! Deglutii a fatica. Evidentemente i miei genitori stavano ancora insieme in questo mondo. Ed erano felici! Il mio cuore fece un balzo un po’ titubante, come se non sapesse decidere a quale emozione dare sfogo: la felicità di vedere i miei genitori insieme, o la tristezza perché le cose nel mio mondo erano diverse? Nonostante l’indecisione – o forse proprio per questa – dovevo assolutamente guardarli più da vicino. Konstantin mi teneva ancora per mano, perciò me lo trascinai dietro. In realtà ero contenta che ci fosse, se fossi svenuta per l’eccitazione avrebbe potuto prendermi al volo. «Allora, Konstantin» disse mio padre porgendogli la mano. «Immagino che ci vedremo spesso?» aggiunse, squadrandolo con la sua tipica occhiata da attento avvocato. «È stata proprio una sorpresa» si inserì mia madre, dandomi un rapido abbraccio. «Tanti auguri, tesoro. Anche per il compleanno» sussurrò, dopodiché riservò a Konstantin un’occhiata curiosa quanto quella di papà. «Domani direi che è giunto il momento di fare 16
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una bella chiacchierata madre-figlia, e discutere la faccenda delle api e dei fiori…» «Mamma!» «Scusa, volevo solo dire che non ne abbiamo mai parlato esplicitamente…» «Mamma, ne abbiamo parlato un centinaio di volte» sibilai, voltando leggermente la testa per non far vedere a Konstantin quanto ero arrossita. «Ah sì? Beh, una volta in più non farà certo male. Sai, quando avevo la tua età…» «Meg, lascia in pace tua figlia, voglio farle gli auguri anche io!» L’aiuto inaspettato era arrivato da zia Polly, ovvero dalla zia Polly parallela, ma non avrebbe potuto scegliere un momento migliore. Mi lasciai abbracciare, decisamente sollevata. «La mia salvatrice!» le sussurrai all’orecchio, e lei ridacchiò. «Lo so. Tanti auguri per i tuoi quindici anni, Vic. E auguri anche al tuo fidanzato». Zia Polly si scostò leggermente, per sbirciare da sopra la mia spalla. «È davvero carino, in effetti forse è il caso che parli con tua madre di…» «Zia Polly! Adesso non cominciare anche tu!» «Ok, ok, stavo scherzando». Si spostò ancora un po’, liberando la visuale sul giardino e su una persona che non avrei proprio voluto vedere. «Ma chi l’ha invitato il sindaco?» «Nessuno» sospirò zia Polly. «Gironzola da queste parti da ore, ha sentito da Hennie, in panetteria, che c’era una festa. Se vuoi sapere come la penso, gli interessa soprattutto il buffet, ma forse vuole farsi degli amici, o fare campagna elettorale, non saprei. I tuoi nonni stravedono per lui, ma a te non sembra che abbia un che di ambiguo?» 17
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“Se solo sapessi!” fu il pensiero che mi balenò nella testa, ma tenni la bocca chiusa. I miei genitori stavano insieme in questo mondo, perciò il sindaco non mi dava alcun fastidio e poteva gironzolare quanto gli pareva, a patto che lasciasse in pace mamma. Alle sue spalle comunque stavano arrivando anche altri ospiti ben più preoccupanti: i Cloppenburg, ovvero i genitori di Claire. Ci mancavano solo loro! E neanche a farlo apposta, dal salotto giunse alle nostre orecchie un piagnucolio straziante. Non ebbi bisogno di voltarmi per sapere da dove veniva. Quei cioccolatini con il ripieno al liquore avevano ridotto Claire davvero male (promemoria per me stessa: evitare sempre l’alcol. Chissà che spettacolo imbarazzante potrei offrire da ubriaca). Purtroppo la madre di Claire era dotata di un udito davvero fino, perché inarcò le sopracciglia perfettamente disegnate e disse: «Santo cielo, ma cos’è questo rumore?» Mia madre rispose prontamente: «Il nostro porcellino d’India. Si è innamorato dell’aspirapolvere, che ovviamente non vuole saperne di lui». Poi mise un vassoio sotto il naso di Clarissa Cloppenburg. «Un cioccolatino, cara? Sono un’edizione limitata che abbiamo ordinato da una cioccolateria di Bruxelles che lavora solo per una clientela selezionata». La strategia funzionò alla perfezione. «Sono davvero deliziosi» cinguettò la madre di Claire mordicchiando l’angolo di un cioccolatino, che senza ombra di dubbio era una produzione di mia zia Polly. «Devi passarmi il contatto, magari potremmo ordinarli anche noi per la nostra festa l’anno prossimo». Mamma sorrise imperturbabile, la prese sottobraccio e la guidò con nonchalance verso un gruppetto riunito sulla terrazza, dove la fece sedere su una sedia che dava casualmente le spalle al salotto. Il 18
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tutto mentre mi faceva freneticamente cenno di trovare il modo di nascondere Claire. Non me lo feci dire due volte. «Claire» sibilai, accovacciata davanti al divano dove lei era crollata. «Devi venire con me» «Miamadrenonmidevevederecosì…» biascicò Claire. «Altrimenti non mi farà più uscire di casa fino alla maturità» «Appunto! Devi sparire per un po’. Pauline, aiutami!» Lanciai un’occhiata alla mia amica, che si scostò (malvolentieri, haha!) da Nikolas. Konstantin invece non si vedeva più da nessuna parte. «Portiamola in camera mia, poi decideremo cosa fare» dissi quando in tre riuscimmo a rimettere in piedi Claire. Per fortuna avevamo via libera, mia madre stava chiacchierando animatamente con quella di Claire, e zia Polly stava offrendo da bere al signor Cloppenburg. Accanto a lei notai la sagoma alta e imponente di Frank e sorrisi. Evidentemente anche in questo mondo zia Polly aveva trovato l’uomo dei suoi sogni, che visto da fuori assomigliava a un collage di star del cinema, e in realtà era il pasticciere migliore del mondo. «Checarinichesiete» biascicò di nuovo Claire, mentre la trascinavamo fuori dal salotto, lungo il corridoio e poi su per l’ampia scalinata di legno. Non era certo il momento più opportuno, ma non potei fare a meno di guardarmi intorno. In fondo ero pur sempre in un mondo parallelo – uno in cui non ero mai stata prima – e infatti dovevo sperare che almeno Pauline conoscesse bene questa casa. «Vieni, Claire, cerca di muovere le gambe, ce la puoi fare» stava dicendo lei in quel momento, ansimando per la fatica. «Masonocosìpesanti» mormorò Claire, appoggiando la testa alla mia spalla. «Che buon profumo che hai, Vic» 19
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«Ehm, grazie». Santo cielo. Ricorda, niente alcol, mi ripetei di nuovo come una specie di mantra. Assolutamente mai! Una volta arrivati al piano di sopra esitai per un istante. Non avevo idea di dove fosse la stanza dell’altra me, ma per fortuna Pauline ci spinse entrambe in direzione di una porta che si apriva sul lato destro di un lungo corridoio. «Adesso sdraiati e riposati, almeno finché i tuoi genitori non saranno tornati a casa, ok?» «Mmm» fece Claire, lasciandosi cadere sul gigantesco letto al centro della stanza. «Dopo però nel letto con Vic ci dormo io. Tu hai il tuo materasso qua sotto!» disse Pauline, indicando uno dei vari letti da campo sparpagliati ovunque. Che figata! Un pigiama party! Avrei dovuto organizzarne uno anche da me. Ma i ragazzi rimanevano a dormire con noi? «E dov’è la stanza degli ospiti dove dormono i ragazzi?» chiese in quel momento Claire, come se mi avesse letto nel pensiero, mentre cercava di togliersi i sandali dal tacco vertiginoso. Pauline alzò gli occhi al cielo, in questo mondo lo faceva spesso, quasi quanto nel mio. «Qui di fronte. Ma non osare infilarti là dentro» «Ma come faccio, se so che dentro c’è anche LUI?» «Lui chi?» chiesi, mordendomi la lingua un istante dopo. Che domanda stupida, almeno dal punto di vista dell’altra me, che doveva di sicuro sapere chi piaceva a Claire. «Adesso non rigirare il coltello nella piaga!» piagnucolò subito lei, voltandosi a pancia in giù con un gesto drammatico e affondando il viso nelle coperte. Dove probabilmente avrebbe lasciato quel che restava del suo make up. «Claire, riprenditi, dài. Ti piace David, lo sappiamo, ma sappiamo anche che a lui purtroppo piace Charlotte. E a lei piace lui, 20
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credo, ma non osa fare nulla a causa tua, il che è certamente apprezzabile, ma anche abbastanza cretino. E poi tu lo sai benissimo a chi piaci, o no?» disse Pauline con un sorriso. «A chi?» chiese Claire tirando su con il naso e sbirciando da sotto il braccio. «A Leonard, dài!» «Che cosaaaa?» «Su, lo sanno tutti». A parte me, ovvio. In ogni caso a pensarci bene aveva molto senso, persino nel mio mondo. «Ma Leonard è… Leonard!» «Già, un tipo carino e simpatico, che sa addirittura parlare di qualcosa che non siano i computer, al contrario di David». Anche quella era un’esperienza che avevo potuto toccare con mano. Ancora oggi non capisco che cosa ci trovassi in David, tutto quel suo blaterare di roba tecnologica avrebbe dovuto farmelo liquidare fin dall’inizio. E in effetti era andata proprio così, non appena era spuntato fuori Konstantin. All’improvviso sentii una spiacevole sensazione alla bocca dello stomaco. Konstantin! Che stava facendo di sotto? Perché non era rimasto con me? Dovevo tornare subito da lui. «Pauline, io…» «Non ti preoccupare, torna di sotto birthday girl, io aiuto la nostra amica ubriacona a togliersi le scarpe e ti seguo. Mi pare che stia già russando, che dici?» Claire era immobile sul mio letto e a intervalli regolari si produceva in grugniti non esattamente da damigella. Ridacchiai e provai a memorizzare nel dettaglio quella scena. Nel mio mondo, Claire non perdeva occasione di prendermi in giro, perciò quella era una sorta di compensazione. 21
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Ma la risata mi morì in gola quando tornai in salotto e vidi mia madre e Konstantin seduti sul divano dove poco prima c’era Claire, entrambi chini su un libro con aria complice. E non si trattava di un libro qualsiasi, l’avrei riconosciuto anche a dieci metri di distanza: era il nostro album di foto di famiglia. Pieno di imbarazzanti foto di me da piccola. «Konstantin, potresti venire un momento?» gracchiai, più che chiamarlo. «Mi serviresti con urgenza per fare… una cosa…» Per fortuna in quel momento mia madre fu chiamata da mia zia, che agitava il vassoio su cui una volta c’erano i suoi cioccolatini preferiti. Già, c’erano. Qualcuno li aveva divorati tutti (ed erano davvero parecchi) e a giudicare dallo sguardo vitreo del padre di Claire, avrei giurato che lui ne sapeva qualcosa. A questo punto poteva salire in camera mia a smaltire la sbornia con sua figlia. Nel frattempo Konstantin si era alzato e mi aveva presa per mano. «Che succede?» mi chiese mentre mi portava verso la cucina, lontano dagli altri. Pareva essersi ambientato abbastanza bene in casa, ma comunque almeno lì nessuno ci avrebbe disturbati. «In questo mondo non stiamo insieme da neanche un’ora» sibilai «e già ti fai mostrare da mia madre le foto di me da piccola? È un po’… come dire…» Mi mancavano le parole Konstantin sorrise compiaciuto. «Ma dài, Vicky, è stata un’idea fantastica invece, ho scoperto un sacco di cose. Per esempio che a tre anni ti sei messa un paio di mutandine di pizzo di tua madre in testa per fare un velo da sposa. A sei invece hai travestito la statua di Sigismondo, nel parco comunale, da Barbie Polvere di Stelle. E a otto…» «Ok, basta così!» Santo cielo, doveva proprio sapere tutto quanto? Tecnicamente era stata l’altra me a fare tutte quelle cose, ma le imprese della mia infanzia non erano state poi tanto diverse. Ed erano ugualmente imbarazzanti. 22
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«E non credi che gli altri possano sospettare che…» «Che sono innamorato pazzo?» Le sue fossette si fecero più marcate. «E che voglio sapere tutto quello che c’è da sapere su di te?» «Ah, ecco…» Ops. Avevo sentito bene? «Comunque mi sono occupato anche del mio io parallelo. Gli ho mandato un paio di messaggi, via email e con l’app Note. Gli ho anche lasciato un post-it sullo schermo del cellulare». Tirò fuori dalla tasca dei pantaloni uno smartphone con appiccicato un foglietto arancione coperto di scarabocchi. «Qui c’è tutto quello che deve sapere, ovvero che lui e l’altra Vic sono finiti in un mondo parallelo, che ogni tanto può succedere, e che durante i salti devono cercare di comportarsi in maniera responsabile» «Uao! Hai scritto tutte queste cose in così poco tempo?» Lui sorrise. «Beh, diciamo che le ho formulate in maniera un po’ diversa». Mi fece vedere il messaggio che aveva scritto sul post-it. Sei saltato in un mondo parallelo. Insieme a Vicky King. Da noi state insieme. Da stasera state insieme anche qui. Per favore comportatevi bene. Grazie. «Beh, non dici nulla?» mi chiese Konstantin con aria piuttosto orgogliosa. «Non sei un po’ troppo… diretto?» 23
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«Ma no. Così sapranno subito cosa sta succedendo. Anche a te sarebbe piaciuto averlo capito prima, o no?» «Sì, certo. Spero solo che capiscano che…» Spalancai gli occhi. «Allarme cannella!» Esatto. In quel momento mi era appena arrivata una lieve zaffata di profumo di cannella, e un istante dopo io e Konstantin – o quantomeno il nostro spirito – sparimmo dalla cucina di quella enorme, magnifica casa.
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Stampato per conto di Carlo Gallucci editore srl presso Rotolito spa (Pioltello, MI) nel mese di marzo 2021
© Hermann Köpf
Dagmar Bach (1978) è l’autrice per ragazzi tedesca rivelazione degli ultimi anni. Ha studiato architettura, pur avendo da sempre la passione per la scrittura. Con la Trilogia dei mondi paralleli ha avuto un successo immediato ed è entrata in brevissimo tempo nella lista dei bestseller dello “Spiegel”.
Finalmente un po’ di pace per Vicky! La scuola è finita, lei e Konstantin vanno d’amore e d’accordo e le vacanze si aprono con una bella festa di compleanno. Peccato però che la tranquillità finisca presto. A sconvolgere quella che sembrava una placida estate arrivano l’ex fidanzata di Konstantin e una nuova gemella dal “mondo parallelo”, decisamente invadente. C’è solo un modo per riprendere il controllo della situazione: svelare una volta per tutte il proprio segreto. Ma un mistero tira l’altro, e nel corso delle sue indagini Vicky riporterà alla luce insospettabili storie di famiglia.
Forse era meglio non sapere, piuttosto che dover affrontare la verità. Sempre che quella fosse la verità.
Consigliato dai ai anni
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