Alfred Jarry
Ubu incatenato
Disegni e traduzione di Andrea Rauch
Signori, aprite le onecchie e non fate baccano. Noi, già Re di Polonia e d’Aragona, abbiamo massacrato un’infinità di persone, abbiamo riscosso tasse al triplo del dovuto, abbiamo pensato solo a dissanguare, scorticare, assassinare. Decervelliamo in pubblico, tutte le domeniche, su un terreno in periferia, circondati dai cavalli delle giostre e da venditori di cocco fresco…
uG universale Gallucci serie Agile
Alfred Jarry
Ubu incatenato Traduzione e disegni di Andrea Rauch
Alfred Jarry
Ubu incatenato traduzione e disegni di Andrea Rauch Nelle stesse edizioni: Ubu Re ISBN 978-88-9348-470-1 Prima edizione novembre 2018 ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2022 2021 2020 2019 2018 © 2018 Carlo Gallucci editore srl – Roma Titolo originale: Ubu enchaîné, 1900 g a l l u c c i H D. c o m Il marchio FSC® garantisce che la carta di questo volume contiene cellulosa proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. L’FSC® (Forest Stewardship Council®) è una Organizzazione non governativa internazionale, indipendente e senza scopo di lucro, che include tra i suoi membri gruppi ambientalisti e sociali, comunità indigene, proprietari forestali, industrie che lavorano e commerciano il legno, scienziati e tecnici che operano insieme per migliorare la gestione delle foreste in tutto il mondo. Per maggiori informazioni vai su www.fsc.org e www.fsc-italia.it Il bilancio dell’anidride carbonica generata da questo libro è uguale a zero. Le emissioni di CO2 prodotte per la realizzazione del volume, infatti, sono state calcolate da NatureOffice e compensate con progetti di rimboschimento, realizzati anch’essi da NatureOffice e finanziati in proporzione dall’editore. NatureOffice è una società di consulenza che studia e sviluppa strategie sostenibili per la salvaguardia del clima su base volontaria. È attiva in Europa e nel Nord e Sud America. Per saperne di più visita il sito www.natureoffice.com Tutti i diritti riservati. Senza il consenso scritto dell’editore nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma e da qualsiasi mezzo, elettronico o meccanico, né fotocopiata, registrata o trattata da sistemi di memorizzazione e recupero delle informazioni.
Ai tanti padroni che rafforzarono la sua corona quand’era Re UBU INCATENATO fa omaggio delle sue catene
padre ubu:
Cornogiduglia! Non avremo demolito tutto se non abbattiamo anche le rovine. Perciò non vedo altra maniera che equilibrarle in tanti begli edifici ben ordinati.
PERSONAGGI Padre Ubu Madre Ubu Eleuteria Pisciachiaro Pisciaboccale Lord Catoblepas Giacomo, domestico Padre Tiberge I tre Uomini Liberi Solimano, sultano turco Visir Carceriere Pie donne Presidente Giudici Avvocati Cancellieri Uscieri Guardie Poliziotti Demolitori Aguzzini Decano dei forzati Forzati Popolo
ATTO PRIMO
Scena Prima padre ubu, madre ubu (viene avanti silenzioso). Questa è bella! Non dici niente, Padre Ubu. Hai dimenticato come si fa a parlare? padre ubu: Perdìo, Madre Ubu! Non voglio più parlare. La parola mi ha procurato anche troppi dispiaceri. Meglio stare zitto. madre ubu: Dispiaceri? Come dispiaceri? Il trono di Polonia, il gran cappellone, l’ombrellino… padre ubu: Madre Ubu, dell’ombrellino non mi importa un bel niente. È troppo difficoltoso da usare e con la mia scienza in fisica avrei fatto prima a impedire la pioggia. madre ubu: Gran pezzo d’asino! Confiscate le ricchezze dei nobili, le tasse riscosse quasi tre volte, la mia dolce presenza al tuo risveglio nella tana dell’orso, il passaggio gratuito sulla nave che ci ha riportato in Francia, dove, proprio in virtù della tua chiacchiera potrai essere nominato, quando vuoi, Signore di padre ubu
madre ubu:
10
finanze. Eccoci in Francia.Ti par questo il momento di star zitto? padre ubu: Cornogiduglia, Madre Ubu! Quando eravamo in Polonia parlavamo francese e questo non ha certo impedito al giovane Brugelao di scucirmi le trippe, né al capitano Bordure di tradirmi indegnamente, né allo Zar di far paura al mio cavallo da finanze che mi ha scavallato in un fossato, ai nemici di sparare contro la nostra graziosa persona (per quanto ci si fosse raccomandati), né all’orso di fare a pezzi i nostri Palettini, benché gli si borbottasse in latino, né a voi, nostra signora e sposa, di sperperare i nostri tesori, compresi i dodici soldi al giorno che ci spettavano per il nostro cavallo da finanze. madre ubu: Dimentica queste miserie! Ma di cosa vivremo noi, se non vuoi più essere né Signore di finanze né Re? padre ubu: Del lavoro delle nostre mani, Madre Ubu! madre ubu: Come, Padre Ubu? Vuoi metterti ad accoppare i passanti? padre ubu: Certo no! C’è il rischio di essere colpiti. Io voglio essere buono con i passanti, Madre Ubu. Dato che siamo nel paese dove la libertà è uguale alla fraternità, che non è paragonabile che 11
Ubu incatenato
all’eguaglianza della legalità, e che per me vuol dire di essere uguale a tutti (dato che sarò ancora io che finirò con l’ammazzare tutti), andrò a farmi schiavo, Madre Ubu. madre ubu: Tu schiavo? Ma sei troppo grosso, Padre Ubu! padre ubu: Bene! Farò meglio i lavori più grossi. E voi, signora femmina nostra, andate a prepararci il grembiale da schiavo e poi restate così come siete, per far vedere a tutti che avete indossato il miglior vestito da cuoca schiava!
Scena Seconda Il Campo di Marte i tre uomini liberi, il caporale i tre uomini liberi: Noi siamo gli Uomini Liberi e questo è il nostro caporale. Viva la libertà, viva la libertà, noi siamo liberi. Non dimentichiamo mai che il dover nostro è d’essere liberi, sempre e comunque. Andiamo più adagio, ché non si rischi, non sia mai, di arrivare in orario. La libertà consiste nel non arrivare mai in orario, mai, mai!
12
madre ubu: Padre Ubu, Padre Ubu, come sei bello con il berretto e il grembiale.
Ubu incatenato
Per i nostri esercizi di libertà. Disubbidiamo tutti insieme… No! Non insieme: uno, due e tre! Il primo all’uno, il secondo al due, il terzo al tre. Ecco tutta la differenza. Inventiamoci un tempo diverso, anche se ci vorrà fatica. Disubbidiamo individualmente al caporale degli Uomini Liberi! il caporale: Adunata! Si disperdono tutti. Voi, uomo libero numero tre, sarete consegnato due giorni perché siete rimasto in riga con il numero due. La teoria dice: siate liberi. Esercizi individuali di disubbidienza… L’indisciplina cieca e continua è la forza principale degli Uomini Liberi. Spall’arm! i tre uomini liberi: Parliamo in riga, disubbidiamo. Il primo all’uno, il secondo al due, il terzo al tre! il caporale: Al tempo! Tu, numero uno, dovevi mettere l’arma a terra. Il numero due doveva sollevarla con il calcio in alto. Il numero tre doveva buttare l’arma sei passi indietro e assumere un atteggiamento libertario. Rompete le righe. Uno, due! Uno, due! Si radunano e escono evitando di stare al passo.
14
Atto primo
Scena Terza padre ubu, madre ubu madre ubu: Padre Ubu, Padre Ubu, come sei bello con il berretto e il grembiale. Adesso cerca pure qualche uomo libero per far prova su di lui del tuo uncino e della tua spazzola da lustrascarpe ed entrare così prima possibile nel tuo ruolo. padre ubu: Là in fondo ne vedo due o tre che scappano! madre ubu: Pigliane uno, Padre Ubu. padre ubu: Cornogiduglia! Non mi par vero. Lustratura di scarpe e piedi, taglio di capelli, bruciatura dei baffi, pezzetti di legno conficcati nelle onecchie… madre ubu: Sei fuori di testa, Padre Ubu! Ti credi ancora Re di Polonia? padre ubu: Cara la mia signora femmina, io so bene quello che faccio e voi non sapete quello che dite. Quando ero Re tutte queste cose le facevo a maggior gloria mia e della Polonia. Adesso avrò una tariffa e me le farò pagare: ad esempio torsione del naso tre franchi e venticinque. Per infilarvi al vostro stesso spiedo prenderò ancor meno. La Madre Ubu fugge.
15
Ubu incatenato
Scena Quarta padre ubu, i tre uomini liberi, il caporale Il Caporale e i Tre Uomini Liberi sfilano, Padre Ubu li segue al passo il caporale: Spall’… arm! Padre Ubu obbedisce con la sua scopa. padre ubu: Viva l’Armerdra! il caporale: Fermatevi, fermatevi! Anzi no, non vi fermate, disubbidite! Gli Uomini Liberi si fermano. Padre Ubu si sposta. Una nuova recluta! Chi è? È più libera di tutti e ha inventato uno spall’arm con la sua arma come non ne avevo mai visti in sette anni di addestramento. Spall’arm! padre ubu: Abbiamo obbedito, signore, per osservare i nostri doveri di schiavo. Ho fatto spall’arm. il caporale: Ho spiegato questo movimento mille volte ma è la prima volta che lo vedo fare da qualcuno. Voi conoscete meglio di me la teoria della libertà. Voi vi prendete la libertà di fare persino quello che è stato ordinato. Siete davvero il più grande uomo libero, signor…? padre ubu: Ubu, già Re di Polonia e d’Aragona,
16
i tre uomini liberi:
Noi siamo gli Uomini Liberi‌
Ubu incatenato
Conte di Sandomir, Marchese di San Gregorio. Attualmente schiavo, ai vostri ordini, signor…? il caporale: Caporale degli Uomini Liberi, Pisciachiaro, ma, in presenza delle signore, Marchese di Granpré. Vi prego di ricordare di chiamarmi con il mio titolo, anche se vi capita di darmi ordini, perchè, in quanto a sapienza, credo che siate almeno sergente. padre ubu: Caporale Pisciachiaro, ce ne ricorderemo. Ma in questo paese sono venuto a farmi schiavo e non a dare ordini, benché sia stato davvero sergente, in gioventù, e anche capitano dei Dragoni. Caporale Pisciachiaro, arrivederci (esce). il caporale: Arrivederci, Conte di San Gregorio. Squadra, alt! Gli uomini liberi marciano e escono dalla parte opposta.
Scena Quinta eleuteria, pisciaboccale pisciaboccale:
Mia piccola Eleuteria, siamo in ritardo, un po’, credo. eleuteria: Zio Pisciaboccale… 18
Atto primo pisciaboccale:
Non chiamarmi così, anche se non c’è nessuno. Marchese di Grandair non è forse un nome più semplice, come si può capire dal fatto che nessuno si volta a sentirlo? Oppure puoi dire semplicemente: zio. eleuteria: Zio, non importa se siamo in ritardo. Da quando mi avete trovato quest’impiego… pisciaboccale: Grazie a mie relazioni altolocate… eleuteria: …di cantiniera degli Uomini Liberi, ho imparato certe cose sulla loro teoria della libertà. Io arrivo in ritardo, loro non bevono, hanno sete, e così afferrano meglio quanto sia utile una cantiniera. pisciaboccale: Così non ti vedono mai e sarebbe molto più intelligente se non si facesse arrostire quotidianamente tuo zio al sole nel campo di manovre. eleuteria: Ma, zio Pisc… Zio, se è per questo perché non restate a casa? pisciaboccale: Sarebbe molto sconveniente. Non si deve permettere agli Uomini Liberi di prendersi troppe libertà. Uno zio, anche se non impedisce niente, è un custode vivente del pudore. Non si è solo una donna libera; si è sopratutto una nipote. Quindi, benché l’usanza di questo paese libero sia di andare in giro nudi, io ho preteso che tu non sia scoperta che ai piedi. 19
Ubu incatenato eleuteria:
E dunque non mi comprate mai le
scarpe! pisciaboccale:
D’altronde ho meno paura degli Uomini Liberi che del tuo fidanzato, il Marchese di Granpré. eleuteria: Eppure stasera darete un ballo in suo onore. Che bel nome che ha, vero zio? pisciaboccale: Per questo, bambina mia, è sconveniente che tu mi chiami… eleuteria: Pisciaboccale. Non dimenticherò, zio.
Scena Sesta gli stessi, padre ubu padre ubu: Questi soldati non sono ricchi, ragion per cui preferirei servire altri personaggi. Ehi, guardalà, una deliziosa giovinetta e un signore molto rispettabile che la protegge dal sole con un ombrellino di seta verde a disegni rossi. Cerchiamo di non spaventarla! Cornogiduglia, per la mia candela verde, mia soave fanciulla, mi prendo la libertà, la vostra, di offrirvi i miei servigi.Torsione del naso, estrazione del cervello, lustratura delle scarpe… pisciaboccale: Signore, sognate! Ha i piedi nudi.
20
pisciaboccale:
Per questo, bambina mia, è sconveniente che tu mi chiami… eleuteria: Pisciaboccale. Non dimenticherò, zio.
Ubu incatenato
Scena Settima gli stessi, poi madre ubu padre ubu: Madre Ubu! Portami l’uncino per lustrare, la cassetta per lustrare e la spazzola per lustrare, e questa fanciulla vieni a tenermela saldamente ferma per i piedi! (a Pisciaboccale) Quanto a voi, signore!… eleuteria e pisciaboccale: Aiuto! madre ubu (accorrendo): Eccomi, eccomi! Ma cosa ci fai col tuo armamentario da lustrascarpe? Questa qui è senza scarpe. padre ubu: Voglio lustrarle i piedi con la spazzola per lustrare i piedi. Io sono schiavo, cornogiduglia! Nessuno mi può impedire di fare il mio dovere di schiavo. Servirò senza misericordia. Uccidete, decervellate! La Madre Ubu tiene ferma Eleuteria. Il Padre Ubu si precipita su Pisciaboccale. madre ubu: Che brutalità stupida! Ecco, adesso è anche svenuta. pisciaboccale (cadendo): E io son morto! padre ubu (lustrando): Sapevo che li avrei fatti star buoni. Non mi piace che non mi venga riconosciuto quello che è mio. Non mi resta che riscuotere
22
Atto primo
il salario dovuto, che ho guadagnato onestamente col sudore della fronte. madre ubu: Svegliala, così ti potrà pagare. padre ubu: Oh no! Certo vorrebbe darmi la mancia e io non voglio che il giusto compenso per il mio lavoro. E poi, per evitare di far parzialità, bisognerebbe anche resuscitare quel tipetto che ho massacrato e ci vorrebbe troppo tempo. Inoltre da schiavo coscienzioso devo prevenire i suoi più piccoli desideri. Ah, ecco il portacarte della signorina e il portafoglio del signore. Intaschiamo. madre ubu: Tieni tutto per te, Padre Ubu? padre ubu: Credi forse che intenda scialacquare il frutto del mio lavoro per farti dei regali, stupida megera? (leggendo le carte) Cinquanta franchi… cinquanta franchi… mille franchi… signor Pisciaboccale, Marchese di Grandair… madre ubu: Volevo dire: non gli lasciate niente, signor Ubu? padre ubu: Madre Ubu! Vi metterò in tasca dopo avervi cavato gli occhi. Poi, in questa borsa ci sono solo quattordici monete d’oro con sopra il ritratto della Libertà. (Eleuteria riprende i sensi e cerca di scappar via) E adesso vai a cercare una carrozza, Madre Ubu. 23
Ubu incatenato madre ubu:
Vigliacco infingardo! Adesso non hai il coraggio nemmeno di scappare a piedi! padre ubu: No, voglio una gran carrozza per deporvi la fanciulla e riaccompagnarla a casa. madre ubu: Padre Ubu, le tue idee non hanno capo né coda. Stai diventando un uomo onesto, vedo. Sei impazzito che hai pietà delle tue vittime, Padre Ubu! E lasci in giro questo cadavere che sarà visto da qualcuno. padre ubu: Cerco di arricchirmi, come al solito. Continuo il mio lavoro di schiavo. Metteremo lei nella carrozza… madre ubu: E dove metteremo il Pisciaboccale? padre ubu: Nel baule della carrozza. Così cancelleremo le tracce del delitto. Tu salirai con lei per farle da infermiera, da cuoca e dama di compagnia. Io mi arrampicherò dietro… madre ubu (portando la carrozza): Avrai delle calze bianche e un abito dorato, Padre Ubu? padre ubu: Senza dubbio. Me lo sarò ben guadagnato con il mio zelo. Anzi poiché non ho ancora la divisa da lacchè sarò io ad accompagnare la signorina nella carrozza.Tu, sistemati dietro. Andiamo! Entra con Eleuteria all’interno della carrozza che si mette in marcia. 24
Alfred Jarry (1873-1907) è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo francese, l’inventore della Patafisica. Cominciò a scrivere prestissimo, e già a scuola abbozzò la prima versione di Ubu. Fu allievo del Premio Nobel Henri Bergson, amico del pittore naïf Rousseau, conobbe Oscar Wilde e pubblicò tutti i suoi testi con le edizioni del Mercure de France. Gallucci ha già pubblicato il suo Ubu Re, sempre con la traduzione e i disegni di Rauch. Andrea Rauch (Siena, 1948) è un maestro della grafica. Per Gallucci ha scritto e ideato insieme a Guido Scarabottolo la storia di Cos’è questa cosa? e ha riscritto e ridotto il celebre romanzo di Stevenson L’Isola del Tesoro, pubblicato in versione illustrata con i disegni di Roberto Innocenti. Suo è pure Pinocchio. Le mie avventure (Gallucci, 2016), racconto in prima persona della storia del celebre burattino, illustrato sempre da Scarabottolo.
Nel paese degli uomini liberi, Padre Ubu medita di farsi schiavo per essere davvero libero. Ubu finirà in galera, la Madre cucirà pantofoline, ma saranno ancora gli impuniti gaglioffi che conosciamo, capaci di piegare la libertà di tutti all’arbitrio dell’uno.