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Tor e gli gnomi

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THOMAS LAVACHERY


Baby UAO Universale d’Avventure e d’Osservazioni


Thomas Lavachery Tor e gli gnomi traduzione dal francese di Marina Karam della stessa serie: Tor e il troll ISBN 978-88-9348-753-5 Prima edizione italiana marzo 2020 ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2024 2023 2022 2021 2020 © 2020 Carlo Gallucci editore srl - Roma Titolo dell’edizione originale francese: Tor et les gnomes © 2015, l’école des loisirs - Parigi, Francia

g a l l u c c i e d i t o r e. c o m Il marchio FSC® garantisce che questo volume è realizzato con carta proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile e da altre fonti controllate, secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. L’FSC® (Forest Stewardship Council®) è una Organizzazione non governativa internazionale, indipendente e senza scopo di lucro, che include tra i suoi membri gruppi ambientalisti e sociali, proprietari forestali, industrie che lavorano e commerciano il legno, scienziati e tecnici che operano insieme per migliorare la gestione delle foreste in tutto il mondo. Per maggiori informazioni vai su https://ic.fsc.org/en e https://it.fsc.org/it-it Tutti i diritti riservati. Senza il consenso scritto dell’editore nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma e da qualsiasi mezzo, elettronico o meccanico, né fotocopiata, registrata o trattata da sistemi di memorizzazione e recupero delle informazioni.


Thomas Lavachery

Tor e gli gnomi disegni dell’autore

traduzione dal francese di Marina Karam


Al mio figlioccio Hugo


Rumbolì, rumbolà!

Questa domenica, con mio padre e zio Einar, peschiamo all’ombra di un grande pino. Passa un’ora, poi un’altra. I pesci si rifiutano di abboccare. Papà ed Einar si guardano con la coda dell’occhio, e il fumo che esce dalle loro pipe diventa sempre più grigio. «Chiappe d’orso!» impreca papà. «Faccia d’alce!» mugugna zio Einar. Di ritorno a casa, la sera, siamo delusi e depressi a tal punto da aver 7


perso l’appetito. Mamma si preoccupa per noi. Va a prendere le marionette e ci fa uno spettacolino, tanto per svagarci. La rappresentazione mette in scena il Lupo e la Contadina che si con-


tendono un vaso pieno di zucchero. Mamma ha talento, i suoi personaggi sembrano vivi. È davvero carino, da parte sua, tentare di distrarci; solo che non ci riesce. Mentre lei ripone le marionette, papà manda giù lunghe sorsate di birra al miele. «C’è una sola spiegazione» dichiara alzandosi dalla sedia, come spinto da una molla. «Inutile continuare ad arrovellarsi…» Si accarezza la barba, lentamente. «Sì, sì. Non c’è altra spiegazione. C’è un farfajoll nel lago!» «Un cosa?» dico io, incuriosito. «Un farfajoll. Uno gnomo dei laghi e dei fiumi che si diverte a impedire ai pesci di abboccare all’amo» 9


«Che… che possiamo fare?» «Farlo fuori» risponde papà stringendo i pugni. L’indomani, papà e zio Einar partono all’alba per la montagna. Tornano a mezzogiorno con una saccoccia piena di quei trifogli neri coi quali si preparano i rimedi per dormire. Il nostro vicino Glamr, il guaritore, li dà ai suoi pazienti prima di cavar loro un dente. Papà sminuzza i trifogli e li butta in un intruglio composto di olio di foca, miele e burro rancido. La miscela viene fatta cuocere per il resto della giornata e per tutta la notte. Al mattino, la pentola di mamma contiene una sorta di melassa dal pro10


fumo abbastanza gradevole. Papà la versa in una bottiglia che portiamo al lago assieme alle canne da pesca, a un retino e a un fucile. È una giornata meravigliosa, il sole lancia i suoi raggi obliqui e gli uccelli cantano a ogni altezza degli alberi. Zio Einar getta la lenza per primo, con abilità: fzzzzzzz! Papà si china verso di me. «Mettiamoci a pescare come se nulla fosse» dice. «Il farfajoll arriverà per mettere in fuga i pesci, e allora…» «E allora?» «Vedrai». Nessuno di noi acchiappa alcunché. Dopo un tempo che mi sembra interminabile, papà ed Einar si scam12


biano uno sguardo d’intesa. L’uno prende la bottiglia di melassa, l’altro imbraccia il fucile. Io mi chiedo davvero che cosa sta per succedere. «Adesso tocca a te, trifoglio nero» sussurra papà. «Rumbolì, rumbolà, fa’ così ed ecco qua!» Poi lancia la bottiglia in aria, molto in alto. Einar prende accuratamente la mira e spara – BANG! – facendo esplodere il vetro. Una pioggia di frammenti cade nel lago e l’acqua si tinge di nero, un po’ come se una creatura del fondale avesse smosso la fanghiglia. Gli uccelli non cantano più. Zio Einar accende la pipa di papà, papà accende il tabacco di Einar: è il loro modo di congratularsi a vicenda. 13


Ben presto i pesci cominciano a salire in superficie, a pancia all’aria. Sono drogati. Io prendo il retino per acchiapparne uno grosso che va alla deriva nella nostra direzione, ma papà mi ferma con un gesto. «Non siamo qui per questo» mi ricorda. Torno a sedermi. L’attesa non dura a lungo. «Eccolo!» esclama papà tendendo il braccio. Poi raccoglie il retino ed entra in acqua fino alla vita per agguantare il nemico. Da dove mi trovo, non vedo granché: le spalle larghe di papà mi impediscono la visuale. «Preso?» s’informa Einar. «Quasi». 15


Sento i battiti del mio cuore. Non mi vergogno di affermare che, in vita mia, non ho mai provato una simile curiositĂ . Finalmente papĂ torna a riva e capovolge la rete per far cadere la sua preda sul tappeto di muschio. Allora mi avvicino per osservare meglio il farfajoll. Bianco come una rapa, ha le dimensioni di una mano umana. I grandi occhi dalle palpebre diafane occupano tutto il viso luccicante, nel quale si apre una piccola bocca rotonda. Ha una cresta, delle branchie argentate come le trote delle nostre parti, e svariate pinne. Braccia e gambe, sottili come fili, terminano con mani e piedi palmati. La 16


pelle è costellata di punti brillanti che sembrano lustrini, ed è cosÏ sottile da lasciar intravedere le migliaia di venuzze blu che l’attraversano. Al contrario dei pesci, il farfajoll ha un ombelico. 17


«Guardalo bene, Tor» sbotta papà ridendo. «Non ne vedrai tanti in vita tua!» «Faccia d’alce, ma è proprio brutto!» esclama zio Einar. Un commento che mi stupisce perché, dal canto mio, non lo trovo né bello né brutto, questo farfajoll. È soltanto straordinario. La gente del mio paese detesta i farfajoll e tutti gli spiriti maligni che vivono sulla terra e nelle acque. “Gli gnomi sono i figli del diavolo” dicono. E ho udito spesso questa frase tremenda: “L’unico gnomo buono è uno gnomo morto”. Non appena vengono a sapere che abbiamo pescato un farfajoll, i no18


stri vicini si precipitano a vederlo. Zio Einar posa il corpicino su un’antica pietra situata in mezzo alla piazza del villaggio. «Ma è ancora vivo?» chiede Glamr, il guaritore. «Sì» risponde papà. «Ma non ne ha per molto. Si sta prosciugando a vista d’occhio» «Questi mostriciattoli sanno respirare soltanto in acqua» borbotta il vecchio Viktor, appoggiandosi al bastone. E, in effetti, il farfajoll ha la bocca spalancata e agita le branchie come un disgraziato. La moglie del fabbro si china su di lui. «Che tu sia maledetto, gnomo!» grida. «Brutta razza! Farabutto!» 19


A quel punto ci si mettono tutti: papà, zio Einar, Glamr, il vecchio Viktor… insultano il farfajoll che sta soffocando sulla pietra. Gli mostrano il pugno e gli fanno le smorfie, così infuriati da mettermi paura. Povero farfajoll! Mi sa che sono l’unico ad avere compassione di lui. Quando la moglie del fabbro, con i capelli sciolti, sputa addosso allo gnomo, io distolgo lo sguardo e scappo via. 20


Tor non riesce a pescare nulla nel lago. Tutta colpa di un farfajoll, uno gnomo d’acqua dolce che si diverte a spaventare i pesci! Il padre e lo zio vogliono in tutti i modi scacciare quell’essere fastidioso e malevolo, ma Tor è incuriosito dalla strana creatura… «Rumbolì, rumbolà, fa’ così ed ecco qua!»

Thomas Lavachery (Bruxelles, 1966) è disegnatore di fumetti, sceneggiatore e regista per il cinema. Nel 2002 ha esordito nella narrativa per ragazzi con Bjorn il morfirio, da cui poi è scaturita un’intera saga di grande fortuna in Francia. Successo replicato nel 2015 con una nuova serie di romanzi dedicata al piccolo Tor. Nel 2020 Gallucci ha avviato la pubblicazione di entrambe in traduzione italiana.

Consigliato dai ai anni

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