

STORIE DI SPORT





«E perché, lo chiami gol, quello?» Il capitano Smith ci pensò su. In effetti no, quello che si ricordava lui e che si ricordavano tutti era una specie di orrenda ciabattata, di tiro sbilenco e improbabile, di quell’accidente del caso, del destino, di quel momento lì che non capirai mai come è suc-









STORIE DI SCOUT






UAO
Universale d’Avventure e d’Osservazioni
Pier Domenico Baccalario, Alessandro Barbaglia, Chiara Bonazzi, Carlotta Cubeddu, Igor De Amicis, Caterina Guagni, Paola Luciani, Lucio Majelli, Davide Morosinotto, Daniele Nicastro, Andrea Pau, Federico Taddia, Andrea Visibelli
Storie di sport disegni di Michela Peloso
della stessa serie:
Racconti sotto l’albero
Racconti sotto l’ombrellone
Storie da paura
Farfalle nello stomaco
Storie di montagna
Storie di scout
ISBN 979-12-221-1360-9
Prima edizione maggio 2026
ristampa 8 7 6 5 4 3 2 1 0
anno 2030 2029 2028 2027 2026 © 2026 Carlo Gallucci editore srl - Roma
Il racconto Due cuori e un pessimo drive (A Woman Is Only A Woman) è tratto da The Clicking of Cuthbert (1922), G. P. Wodehouse, traduzione e adattamento di Carla Storti Il testo Il misterioso ragazzo del ring è tratto dal racconto The Game (1905), Jack London, traduzione e adattamento di Carla Storti
Copyright © 2026 Book on a Tree Srls
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Storie di sport
di Pier Domenico Baccalario, Alessandro Barbaglia, Chiara Bonazzi, Carlotta Cubeddu, Igor De Amicis, Caterina Guagni, Paola Luciani, Lucio Majelli, Davide Morosinotto, Daniele Nicastro, Andrea Pau, Federico Taddia, Andrea Visibelli
disegni di Michela Peloso
Introduzione
Il muscolo invisibile
Hoconosciuto lo sport molto prima di capirlo davvero.
Prima che le mie braccia diventassero spaghetti scotti dopo dieci vasche, prima che le gambe protestassero sulla terra rossa, prima che – a karate – tirassi pugni urlando il mio kiai sottovoce, perché non mi sembrava di essere convincente come Pegasus dei Cavalieri dello Zodiaco. Lo sport, per me, è cominciato sul divano del nonno.
Lui guardava tutto: calcio, ciclismo, pallavolo, sci, perfino il curling se capitava. E sì, pure l’automobilismo, perché – anche se si addormentava dopo dieci minuti, con tutto quel ronzio – sperava che alla partenza succedesse un incidente spettacolare. «Senza che nessuno si faccia male, eh» precisava sempre, con quella faccia seria a metà.

Era il suo modo di dire che lo sport è emozione pura, ma anche un patto: si gioca forte, si rischia, ma ci si protegge.
Mio nonno era ragazzo durante la guerra. Mi raccontava che allora non c’era tempo per lo sport, no davvero. Eppure, ogni tanto, una partitella ci scappava lo stesso: magari in un prato spelacchiato, con un pallone fatto di stracci. Bastava poco per alleggerire gli animi, per ricordare che la vita, anche nei giorni più storti, trova sempre un varco per correre.
Forse è per questo che, crescendo, ho capito che lo sport non è mai solo sport.
All’inizio era un affare privato: io e il mio corpo, a trattare. Io volevo fargli fare tipo un salto, e lui mi guardava come se fossi pazza: un po’ come quando Spider-Man sussurra «Vai, ragnatela» e non succede niente. Era un linguaggio fatto di respiro, ostinazione, piccoli sabotaggi reciproci. E di quella felicità che arriva solo dopo, quando hai già giurato che non lo farai mai più.
Poi ho scoperto che lo sport si fa anche insieme. È stato quando ho iniziato a giocare a calcetto. In squadra il ritmo non te lo inventi da sola: lo costruisci con chi ti corre accanto, con chi ti passa la palla, con chi cade e si rialza insieme a te.

Anche con chi si stizzisce quando sbagli un rigore.
O magari anche otto.
(Ovviamente è un numero a caso. Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale.)
È una magia semplice: la fiducia diventa un muscolo invisibile, cuore soprattutto, la squadra un luogo dove sbagliare non è una vergogna ma un modo per imparare a respirare insieme, a trovare un passo comune anche quando non ci si riesce subito.
Ma sotto il gioco, lo sport nasconde sempre un’altra storia. Fatta di attese, di disciplina, di pazienza.
Di sconfitte che bruciano e di cadute che insegnano più delle vittorie. Di corpi che cambiano e di sguardi che imparano a cambiare con loro.
Insomma, è più di una storia, una storia alla seconda, al cubo, che diventa epica. E nasce quando lo sport smette di essere un gesto individuale e diventa un gesto collettivo, diventa narrazione: di un modo di stare insieme, di immaginare chi siamo, di dare un nome alle nostre paure e alle nostre speranze.
Le storie che troverai in questa raccolta nascono tutte da lì.
Ne sono un esempio i racconti, diversissimi ma

complementari, di due scrittori anglofoni vissuti tra Ottocento e Novecento, Wodehouse e London: nel primo, il golf diventa una commedia irresistibile di amicizia e rivalità amorosa; nel secondo, il pugilato si fa lotta politica, con un ragazzo misterioso che combatte sul ring per finanziare una rivoluzione.
Poi arrivano le nostre voci di casa, ciascuna con un modo diverso di raccontare lo sport e ciò che gli ruota intorno. Igor De Amicis e Paola Luciani ci portano in mezzo a un campo occupato da una squadra di ragazze che trasformano una protesta silenziosa in un’onda di coraggio collettivo.
Daniele Nicastro ci fa respirare la polvere dei campi da tennis insieme a Mattia, che impara a cadere, scoprendo che il terreno che ti butta giù è lo stesso che ti sostiene quando ti rialzi. Alessandro Barbaglia ci regala il volo di Fragola sulla sua saltafossi blu: un secondo sospeso in aria che vale una vita intera e che cambia per sempre il suo sguardo sul mondo.
Davide Morosinotto ci toglie il fiato correndo accanto ad Alfio, un ragazzo che scappa e finisce per trovare, passo dopo passo, un modo per restare.
Pier Domenico Baccalario ci porta nel cuore im-

mobile del Canale di Suez, dove quattordici navi bloccate dalla Storia trasformano l’attesa in una comunità internazionale improvvisata, e una partita giocata su un ponte diventa il modo più semplice – e più umano – per restare vivi. Andrea Visibelli racconta lo sport come un varco verso l’amicizia, un luogo dove due solitudini imparano a riconoscersi correndo nella stessa direzione. Andrea Pau ci accompagna in una storia piena di ritmo e ironia, in cui lo sport diventa un modo per affrontare le proprie paure con un sorriso storto ma coraggioso.
Carlotta Cubeddu ci invita a guardare il corpo come un territorio da esplorare senza giudizio, e lo sport come un modo per abitarlo con più gentilezza. Lucio Majelli ci trascina invece sul confine sottile tra gioco e identità, mostrando come un gesto atletico possa diventare un modo per affermare chi siamo davvero. Chiara Bonazzi ci conduce nella Scozia dell’Ottocento, tra pietre di curling, orgoglio nazionale e rivalità antiche, ricordandoci che anche la Storia, a volte, si gioca su un campo ghiacciato. Federico Taddia ci porta accanto ad Annibale, che scopre come a volte un solo centimetro possa diventare un confine invisibile tra ciò che siamo e ciò che possiamo diventare.

Stampato e fabbricato per conto di Carlo Gallucci editore srl presso Grafica Veneta spa (Trebaseleghe, PD) nel mese di maggio 2026
LE STORIE
La flotta gialla di PIER DOMENICO BACCALARIO
Il ragazzo delle Olimpiadi di ANDREA PAU
Per un secondo tutto mio di ALESSANDRO BARBAGLIA
Resto o canestro? di ANDREA VISIBELLI
Dove mettere i piedi di CATERINA GUAGNI
Fuori gioco, fuori ruolo di IGOR DE AMICIS
E PAOLA LUCIANI
Il boss del ring di CARLOTTA CUBEDDU

Dalla periferia al centro di LUCIO MAJELLI
Olanda-Scozia: la pietra della discordia
di CHIARA BONAZZI

La grande fuga di DAVIDE MOROSINOTTO
Terra battuta di DANIELE NICASTRO
Un centimetro di FEDERICO TADDIA
Due cuori e un pessimo drive di G. P. WODEHOUSE
Il misterioso ragazzo del ring di JACK LONDON
a cura di CATERINA GUAGNI

In copertina
illustrazione: © Michela Peloso
Art director: Francesca Leoneschi
Graphic designer: theWorld ofDOT



una storia tira l'altra
Questi racconti sono per chi ama lo sport, ma anche per chi lo detesta. Com’è possibile? Perché qui il gesto atletico è solo l’inizio: il resto lo fanno il fiato corto, i sabotaggi del corpo e quelle piccole vittorie invisibili che accadono quando smettiamo di trattare con i nostri limiti e iniziamo ad ascoltarli. È in questo dialogo fatto di ostinazione e polvere che il cuore diventa il muscolo più importante di tutti, capace di trasformare ogni caduta in una storia epica.


«Perché lo sport non è mai solo un campo, una pista, una rete: è un luogo dove si diventa un po’ più grandi. Non perfetti, non imbattibili. Ma pronti a rialzarsi».





Caterina Guagni


disegni di MICHELA PELOSO
