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12,5
Sulla penisola di Solak, da qualche parte a Nord del Circolo polare artico, c’è un avamposto militare in mezzo al nulla dei ghiacci dove vengono spediti i soggetti che hanno colpe da espiare. Solo uno dei quattro residenti è lì per scelta: scienziato climatico, cerca le prove dell’imminente collasso del Pianeta. Dopo il suicidio di uno dei compagni, i tre rimasti accolgono una nuova recluta misteriosa: un ragazzo muto. Chi arriva a Solak è un colpevole, come loro. Ma di cosa può essersi macchiato un tipo così gracile e mite? Con l’avvicinarsi della grande Notte polare le condizioni di vita alla base si fanno ancora più dure e gli uomini sono costretti a una convivenza sempre più tesa, che smaschera gli istinti peggiori rivelando gli inquietanti segreti del passato. Ma il destino li troverà anche in quell’oltremondo senza pietà dove nessuna apparenza può più ingannare. Con una prosa tagliente che non lascia scampo sin dalla prima parola, Caroline Hinault si addentra nei meandri più cupi della natura umana fino a raggiungerne il cuore pulsante in un travolgente crescendo di tensione. “Un esordio magistrale” LE NOUVEL OBS “Un intrigo impenetrabile raccontato con una lingua cruda e poetica insieme” LIBÉRATION
Caroline Hinault Solak
FR
Caroline Hinault Solak
CAROLINE HINAULT (Saint-Brieuc, Bretagne, 1981) insegna Letteratura a Rennes, dove vive. Solak, il suo primo romanzo, ha riscosso un gran successo di critica e di vendite e ha conquistato otto premi letterari.
Esecutivo 145x215mm
EN
romanzo
ES
“Esplosivo” RADIO FRANCE In copertina © Des Panteva / Trevillion Images, © GelgelNasution/ Shutterstock foto dell'autrice di © Carly Steinbrunn - Le Rouergue Art director: Francesca Leoneschi Graphic designer: Pietro Piscitelli / theWorldof DOT
¤ 16,00
traduzione di Maria Laura Capobianco
IT
“Se hai la fortuna di non morire di freddo o sul fondo di un crepaccio, l’altro pericolo bianco, più raro ma meglio non scordarselo, è l’orso. A Solak non si esce mai senza fucile, mai. […] Appena lo senti borbottare non devi neanche stare a rifletterci perché tra te e lui è una battaglia persa. […] Il ragazzino ha fatto sì con la testa, tipo a dire ho capito. Del pericolo grigio non gli ho parlato, tanto gli si sarebbe mostrato presto. Lo avrebbe acchiappato da un momento all’altro, squassandolo come si fa con un porro sporco di terra. L’isolamento, la solitudine, l’angoscia lo avrebbero strangolato. Non è una robetta da nulla, il momento in cui lo capisci. Niente e nessuno verrà a salvarci. Qui sei da solo. Una carcassa calda in un continente freddo. Qualcosa di vivo, ma non per molto”.