Skip to main content

Piccole donne crescono

Page 1

. LOUISA M AY ALCOT T .

Piccole donne crescono traduzione di

Angela Ricci


Alla nuova coppia importava poco di quel che gli altri pensavano di loro. Si stavano godendo quell’ora felice che raramente torna più di una volta nella vita, il momento magico che restituisce la giovinezza a chi l’ha perduta, riveste di bellezza le persone più ordinarie, fa sentire ricchi anche i più poveri e dona al cuore un assaggio di paradiso.


UAO Universale d’Avventure e d’Osservazioni


Louisa May Alcott Piccole donne crescono traduzione dall’inglese di Angela Ricci della stessa serie: Piccole donne ISBN 978­88­3624­014­2 Prima edizione febbraio 2021 ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2025 2024 2023 2022 2021 © 2021 Carlo Gallucci editore srl ­ Roma Titolo originale: Good Wives galluccieditore.com Stampato per conto di Carlo Gallucci editore srl presso Grafica Veneta spa (Trebaseleghe, PD) nel mese di febbraio 2021

Il marchio FSC® garantisce che questo volume è realizza­ to con carta proveniente da foreste gestite in maniera cor­ retta e responsabile e da altre fonti controllate, secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. L’FSC® (Forest Stewardship Council®) è una Organizzazione non governativa internazionale, indipendente e senza scopo di lucro, che include tra i suoi membri gruppi ambientalisti e socia­ li, proprietari forestali, industrie che lavorano e commerciano il legno, scienziati e tecnici che operano insieme per migliorare la gestione delle foreste in tutto il mondo. Per maggiori informazio­ ni vai su https://ic.fsc.org/en e https://it.fsc.org/it­it Tutti i diritti riservati. Senza il consenso scritto dell’editore nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma e da qualsiasi mezzo, elettronico o meccanico, né fotocopiata, registrata o trattata da sistemi di memorizzazione e recupero delle informazioni.


Louisa May Alcott

Piccole donne crescono

traduzione dall’inglese di Angela Ricci


Pettegolezzi

Per riprendere da dove ci eravamo lasciati e assistere al matri­ monio di Meg a mente fresca, è opportuno cominciare con qualche pettegolezzo sulla famiglia March. Ma lasciatemi dire prima di tutto una cosa: se per caso qualcuno dei lettori più anziani dovesse lamen­ tarsi delle troppe “smancerie” presenti in questa storia, come temo potrebbe accadere (mentre non temo affatto questa obiezione da parte del pubblico più giovane), risponderò loro citando la signora March: «Cosa ci si può aspettare con quattro ragazze così vivaci in casa, e un vicino giovane e affascinante come dirimpettaio?» Nei tre anni appena trascorsi la famigliola aveva visto non pochi cambiamenti. La guerra era finita e il signor March era tornato a casa sano e salvo, a occuparsi dei suoi libri e della piccola parroc­ chia che in lui aveva trovato un pastore buono e illuminato. Era un tranquillo studioso, ricco di saggezza – che è cosa diversa dall’eru­ dizione –, di quella carità che vede in ogni uomo un fratello e della devozione che fa sbocciare nell’animo nobiltà e tenerezza. Sebbene la povertà e la sua severa integrità morale gli avessero precluso un maggiore successo mondano, questi attributi gli attira­ vano i favori di tante persone ammirevoli, esattamente come le erbe dolci attirano le api, e lui da parte sua donava a tutti il suo miele, che cinquant’anni di vita dura non erano riusciti a rendere amaro. 5


Piccole donne crescono

Giovanotti coscienziosi sentivano che il cuore di quello studioso dai capelli grigi era giovane quanto il loro; e le donne – inquiete o pre­ murose che fossero – si recavano d’istinto da lui con i loro dubbi, si­ cure di trovare mite comprensione e saggi consigli. I peccatori con­ fessavano i loro peccati a quell’uomo anziano dal cuore puro e da lui ricevevano rimproveri e salvezza. Gli uomini di talento trovavano in lui un compagno, e gli ambiziosi intuivano l’esistenza di ambizioni più nobili di quelle che loro stessi nutrivano. Persino i materialisti ammettevano che la sua fede era qualcosa di bello e vero, sebbene «non ci si mangiasse». A un osservatore esterno poteva sembrare che fossero le cinque in­ dustriose donne a governare la casa, e questo era senz’altro vero sotto molti aspetti, ma il capofamiglia rimaneva il tranquillo studioso, seduto in mezzo ai suoi libri. Era lui la coscienza di quella casa, ancora e con­ forto per tutti, ed era a lui che quelle donne sempre indaffarate tra mil­ le preoccupazioni si rivolgevano nel momento del dubbio, riscoprendo ogni volta il senso più profondo delle sacre parole “marito” e “padre”. Le ragazze aprivano il loro cuore alla madre e la loro anima al padre; e a entrambi i genitori, che vivevano per loro e per loro af­ frontavano ogni fatica, donavano un amore che cresceva di anno in anno e li univa nel più dolce dei legami, capace di riempire la vita di benedizioni e di sopravvivere persino alla morte. Dopo tre anni la signora March era vivace e allegra come sempre, sebbene i suoi capelli fossero un po’ più grigi dell’ultima volta in cui l’abbiamo vista. Inoltre era così presa dalle faccende di Meg che i ragazzi feriti e le vedove dei soldati che ancora riempivano case e ospedali sentivano decisamente la mancanza delle sue materne visite e della sua carità missionaria. John Brooke aveva fatto il suo dovere di uomo e soldato per un anno, poi era stato ferito e rimandato a casa, e non gli era stato più 6


Pettegolezzi

concesso di tornare al fronte. Non aveva ricevuto medaglie o altre onorificenze, benché le meritasse, poiché aveva rischiato con gioia tutto ciò che possedeva, nel momento in cui la vita e l’amore erano in piena fioritura, e perciò ancora più preziosi. Rassegnatosi infine a essere escluso dalla leva, si era impegnato a guarire, a trovarsi un mestiere e a costruire una casa per Meg. Il buonsenso e l’ostinata indipendenza, da sempre parte del suo carattere, lo avevano indotto a rifiutare una generosa offerta del signor Laurence e ad accettare un posto da bibliotecario, e lui era felice di cominciare la sua nuova vita con un salario guadagnato onestamente, piuttosto che correre dei rischi prendendo del denaro a prestito. Meg aveva passato il tempo dividendosi tra il lavoro e l’attesa e diventando ancora più donna, più esperta nell’arte di governare la casa, e più bella che mai, perché è questo che fa l’amore. Le sue ambizioni e le sue speranze di ragazza le avevano causato qualche delusione, per via dell’umile condizione nella quale avrebbe comin­ ciato la sua vita da moglie. Quando Ned Moffat aveva sposato Sallie Gardiner, Meg non aveva potuto fare a meno di notare la loro bella casa e la loro carrozza, e i tanti doni ricevuti, e i loro splendidi abiti, desiderando in segreto di poter avere tutte quelle cose. Ma invidia e malcontento sparivano nell’istante in cui pensava all’amore e alla paziente fatica con cui John aveva sistemato la casetta che l’aspetta­ va, e ogni volta che sedevano insieme al tramonto, a parlare dei loro piani, il futuro le appariva così bello e luminoso da farle dimenticare tutto lo splendore di Sallie, e allora sentiva di essere lei la ragazza più ricca e felice del mondo. Jo non era più tornata dalla zia March, perché la vecchia signora aveva preso Amy in tale simpatia da corromperla con l’offerta di pagarle le lezioni di disegno del migliore maestro in circolazione, privilegio per il quale Amy si sarebbe prestata a servire una padrona 7


Piccole donne crescono

anche più severa. E quindi ora dedicava le mattinate al lavoro e i pomeriggi al piacere, e se la cavava benone. Jo dal canto suo si era consacrata alla letteratura e a Beth, che continuava a essere molto debilitata, benché la febbre le fosse passata ormai da un pezzo. Non si poteva dire che fosse un’invalida, ma non era più la creatura flo­ rida e sana di una volta, sebbene fosse sempre allegra, speranzosa, serena e indaffarata a sbrigare le tranquille faccende che tanto ama­ va. Era l’amica di tutti e l’angelo della casa, come era sempre stata, anche prima che coloro che l’amavano imparassero a riconoscerlo. Fintanto che lo Spread Eagle si impegnava a pagarle un dollaro a colonna per la sua “spazzatura” – così la chiamava lei – Jo si sen­ tiva una donna in carriera e continuava a inventare diligentemente le sue storielle romantiche. Ma grandi piani erano in fermento nel suo cervello affollato di idee e nella sua mente ambiziosa. La pila di manoscritti nel vecchio mobile da cucina in soffitta cresceva costan­ temente, in attesa del giorno in cui uno di essi avrebbe donato fama e onori al nome “March”. Laurie si era diligentemente iscritto all’università per compiacere suo nonno e portava avanti gli studi con il maggiore agio possibi­ le, poiché desiderava compiacere anche se stesso. Il denaro, i suoi modi, un discreto talento e un cuore d’oro – per colpa del quale spesso finiva nei guai tentando di tirarne fuori qualcun altro – lo rendevano davvero baciato dalla fortuna e allo stesso tempo lo espo­ nevano al rischio di diventare troppo viziato, cosa che gli sarebbe probabilmente accaduta, come era accaduta a tanti altri ragazzi pro­ mettenti, se a proteggerlo da ogni male, come una sorta di talisma­ no, non ci fossero stati un nonno anziano e gentile che lo spingeva al successo, un’amica materna che lo considerava come un figlio suo e, non meno importante, quattro ragazze innocenti che gli volevano bene, lo ammiravano e credevano in lui con tutto il cuore. 8


Pettegolezzi

Essendo tuttavia “umano come tutti”, perdeva tempo in giochi e corteggiamenti, e si tramutava all’occorrenza, seguendo le mode universitarie, in un dandy, un nuotatore, un romantico o un atle­ ta; subiva e faceva scherzi, parlava il gergo studentesco e più di una volta era arrivato pericolosamente vicino a farsi sospendere o espellere. Tuttavia, poiché dietro alle sue bravate c’erano solo eu­ foria e amore per il divertimento, riusciva sempre a cavarsela con una confessione sincera, un onorevole pentimento, o ricorrendo all’irresistibile potere di persuasione di cui era un vero maestro. Andava molto fiero della sua abilità di scamparla sempre per un pelo e gli piaceva emozionare le ragazze March con i resoconti dettagliati dei suoi trionfi contro tutori furiosi, solenni professori e nemici di ogni sorta che era riuscito ad annientare. I suoi com­ pagni di classe erano degli eroi agli occhi delle quattro sorelle, che non si stancavano mai di ascoltare le imprese dei “nostri”, e quando Laurie li invitava a casa si crogiolavano nei sorrisi beati di quegli amiconi. Amy gradiva particolarmente quel genere di onore e divenne la reginetta del gruppo, grazie ai suoi modi signorili e al fascino natu­ rale che le era toccato in sorte, di cui lei aveva imparato a fare buon uso. Meg del resto era troppo presa dalle sue faccende private e da John per curarsi di qualsiasi altra creatura, e Beth era così timida da osare a malapena alzare lo sguardo su di loro, chiedendosi come facesse Amy a comandarli a bacchetta. Jo invece si sentiva perfet­ tamente a suo agio e doveva sforzarsi di non imitare atteggiamenti, pose e parlata di quei gentiluomini, che le parevano molto più natu­ rali del decoro prescritto alle giovani fanciulle. Tutti i ragazzi ado­ ravano Jo, ma nessuno si innamorava di lei, mentre al contrario solo pochi di loro non pagarono all’altare di Amy il tributo di qualche romantico sospiro. 9


Piccole donne crescono

Parlando di romanticismo, non si può non menzionare la “Piccio­ naia”. Questo era il nome della casetta marrone che il signor Brooke aveva approntato per Meg. Era stato Laurie a battezzarla così, ri­ tenendo il nome molto appropriato per due dolcissimi amanti che «se ne vanno in giro come due piccioncini, tubando e scambiando­ si baci». Era una casina minuscola, con un piccolo giardino sul re­ tro e un praticello grande quanto un fazzoletto da taschino davanti. Meg aveva in mente di abbellirlo con una fontana, qualche arbusto e un’infinità di adorabili fiori, ma per il momento la fontana era una specie di urna malandata, poco più che una ciotola fatiscente, gli arbusti si limitavano a qualche giovane larice in bilico tra la vita e la morte, e i fiori consistevano in varie file di bastoncini a indicare dove erano stati piantati i semi. All’interno tuttavia la casa era molto accogliente e la sposa felice non vi aveva trovato alcun difetto, dalla soffitta alla cantina. A dir la verità, il salotto era così piccolo che la giovane coppia poteva ritenersi fortunata di non possedere un pia­ noforte, perché non ci sarebbe mai entrato; la sala da pranzo poteva contenere al massimo sei persone, stringendosi un po’; e i gradini che portavano in cucina parevano costruiti al preciso scopo di far precipitare servitù e servizi di porcellana a capofitto nel secchio del carbone. Ma una volta abituati a quei minuscoli difetti, nella casetta non mancava nulla. Era stata arredata con buongusto e buonsenso, e il risultato era molto soddisfacente. Nel salottino non c’erano tavo­ lini dal piano di marmo, né specchi a figura intera, né tende di pizzo, ma mobili semplici, tanti libri, un paio di bei quadri, un vaso di fiori nella finestra a bovindo e, sparpagliati qua e là, i tanti regali ricevuti dagli amici, veri e propri messaggi d’affetto. La statuetta di Psiche in marmo pario donata da Laurie non era certo meno bella perché stava su una mensola costruita da John; nessun tappezziere avrebbe mai potuto disporre le semplici tende 10


Pettegolezzi

di mussola con grazia maggiore di quanto aveva fatto la mano d’ar­ tista di Amy, e nessun ripostiglio era meglio provvisto di auguri, parole care e speranze felici, di quello in cui Jo e sua madre avevano sistemato le poche casse, scatole e fagotti di Meg. Sono inoltre asso­ lutamente certa che la cucina non avrebbe avuto quell’aspetto così ordinato e accogliente se non ci fosse stata Hannah a scegliere, dopo dozzine di tentativi, il posto giusto per ogni singola pentola o padella, e a preparare il fuoco in modo da poterlo accendere «nell’istante in cui la signora Brooke metterà piede in questa casa». Dubito inoltre che sia mai esistita una giovane sposa che all’inizio della sua vita coniugale avesse a disposizione un tale assortimento di strofinac­ ci, presine e sacchetti di stoffa. Beth ne aveva cuciti così tanti che probabilmente sarebbero bastati fino alle nozze d’argento, e aveva anche realizzato tre tipi diversi di panni per pulire il servizio nuziale di porcellana. Chi paga per avere queste cose non saprà mai cosa si perde. An­ che il più umile degli oggetti domestici si tramuta in qualcosa di splendido quando proviene da mani affettuose, e ogni cosa nel pic­ colo nido di Meg ne era la prova: tutto in quella casa, dal mattarello della cucina al vaso d’argento sul tavolo del salotto, esprimeva amo­ re e tenere premure. E quanto si erano divertiti a progettare insieme quelle stanze, quante solenni spedizioni per fare acquisti, quanti buffi errori e quante risate per gli assurdi affari di Laurie. Come ogni buon aman­ te degli scherzi, per quanto avesse quasi terminato l’università il gio­ vane gentiluomo era rimasto il ragazzino di una volta. La sua ultima mania era diventata quella di portare alla giovane padrona di casa, a ogni visita settimanale, qualche nuovo, utile e ingegnoso marchin­ gegno. Una volta era un sacchetto di speciali mollette da bucato, quella successiva un’incredibile grattugia per la noce moscata che 11


Piccole donne crescono

era andata in pezzi al primo tentativo di usarla, e quella dopo ancora un prodotto per pulire i coltelli che li aveva rovinati tutti, una spaz­ zola per tappeti che strappava i peli e lasciava lo sporco, un sapone miracoloso che faceva venir via anche la pelle delle mani, un mastice universale che incollava saldamente solo le dita dell’illuso acquiren­ te, e ogni sorta di oggetto di latta, da un salvadanaio per gli spiccioli a un meraviglioso bollitore che prometteva di pulire qualsiasi cosa con il proprio vapore, salvo esplodere durante l’operazione. Meg aveva provato invano a farlo smettere, John lo prendeva in giro e Jo lo chiamava “signor Spendaccione”, ma lui si era messo in testa di sostenere i prodotti dell’ingegno americano, e di rifornir­ ne i suoi amici. E quindi ogni settimana si presentava con qualche assurdità. Infine tutto fu pronto, dalle saponette colorate di Amy, in accor­ do con il colore delle varie stanze, alla tavola apparecchiata da Beth per il primo pasto nella nuova casa. «Sei soddisfatta? La senti casa tua? Pensi che potrai essere felice qui?» chiese la signora March, mentre passeggiava a braccetto con la figlia nel suo nuovo regno, stringendola ancora più teneramente del solito. «Sì mamma, sono molto soddisfatta, grazie a tutti voi. E sono co­sì felice che non riesco nemmeno a dirlo» rispose Meg con uno sguar­ do più eloquente di qualsiasi parola. «Se solo avesse un paio di domestici sarebbe perfetto» disse Amy mentre usciva dal salotto, dopo aver tentato a lungo di decidere se la statuetta in bronzo di Mercurio stesse meglio sullo scaffale o sopra il caminetto. «Io e la mamma ne abbiamo parlato e ho deciso di provare a fare come lei. Per le commissioni e per aiutarmi a sbrigare qualche faccenda ho Lotty. Mi rimarrà a malapena qualcosa da fare per 12


Pettegolezzi

evitare di impigrirmi o di farmi prendere dalla nostalgia di casa» rispose Meg. «Sallie Moffat ha quattro cameriere» replicò Amy. «Se Meg avesse quattro cameriere non saprebbe dove metterle. I padroni di casa finirebbero a dormire accampati in giardino!» si intromise Jo, che avvolta in un grembiulone azzurro stava dando un’ultima lucidata alle maniglie delle porte. «Sallie ha sposato un uomo ricco ed è appropriato che abbia tan­ te cameriere in una casa come la sua. La prima casa di Meg e John è più modesta, ma ho la sensazione che sarà piena di felicità quanto quella più grande. È un grosso errore per le ragazze giovani come Meg non lasciarsi altro da fare se non provare vestiti, dare ordini e spettegolare. Nei primi tempi da sposata non vedevo l’ora che i miei abiti nuovi si sdrucissero o si strappassero, per avere il piacere di rammendarli. Non ne potevo più di ricamare e di decorare il mio fazzoletto da taschino» «E perché non andavi in cucina a far danni, come fa Sallie per divertirsi, anche se non le riesce mai niente e la servitù non fa che prenderla in giro?» chiese Meg. «Dopo un po’ ci sono andata, non per fare danni però, ma per imparare da Hannah a cucinare, in modo da non farmi ridere dietro dalla servitù. All’inizio era come un gioco, ma poi è arrivato il momento in cui sono stata felice di avere non solo la volontà, ma anche la capacità, di cucinare cibo sano per le mie ragazze, e di fare da sola quando non ho più potuto permettermi un aiuto. Tu farai questo percorso al contrario, Meg cara, ma le lezioni che imparerai adesso ti saranno utili quando John diventerà ricco, per­ ché anche la più splendida delle padrone di casa deve sapere come si fanno le faccende, se vuole essere servita in maniera onesta e appropriata» 13


Piccole donne crescono

«Sì mamma, ne sono sicura» disse Meg, dopo aver ascoltato ri­ spettosamente quella piccola lezione, perché anche la migliore del­ le donne non perderebbe mai l’occasione di acquisire nozioni utili su come si manda avanti una casa. «Sapete, questa è la mia stanza preferita di questa casetta» aggiunse poco dopo, una volta salita al piano superiore, riferendosi all’ordinatissimo ripostiglio per la biancheria. Vi aveva trovato Beth, che stava impilando le lenzuola candide sugli scaffali, entusiasta per l’ottima disposizione. Tutte e tre le sorelle risero per le parole di Meg, perché quel commento sul ripostiglio era infatti una battuta di spirito. Dopo aver dichiarato che non le avrebbe dato nemmeno un centesimo se avesse sposato “quel Brooke”, la zia March si era trovata in un certo imbarazzo quando il tempo aveva placato la sua ira e l’aveva indotta a pentirsi di quella promessa. Non intendeva venir meno alla parola data, ma si era lambiccata il cervello alla ricerca di un modo per aggirarla, e infine aveva escogitato un piano soddisfacente. Aveva commissio­ nato alla signora Carrol, la madre di Florence, una generosa forni­ tura di lenzuola e tovaglie, con tanto di iniziali ricamate, e le aveva chiesto di mandarle come regalo a suo nome. Il segreto tuttavia era trapelato, ma con grande divertimento di tutta la famiglia la zia March aveva tentato in tutti i modi di far finta di niente, insisten­ do che l’unica cosa che poteva dare a Meg erano le vecchie perle che da lungo tempo aveva promesso alla prima nipote che si fosse sposata. «Tutta questa biancheria dà un tocco casalingo che apprezzo molto. Avevo un’amica che mise su casa con sole sei paia di len­ zuola. In compenso aveva una gran quantità di coppette lavadita, ed era contenta così» disse la signora March, passando la mano su una tovaglia damascata e apprezzandone con gusto tutto femminile la qualità. 14


Pettegolezzi

«Di coppette lavadita non ne possiedo neanche una, ma questo set di biancheria mi basterà per il resto dei miei giorni, ha detto Hannah». Meg aveva un’aria decisamente soddisfatta, e ne aveva tutte le ragioni. In quel momento un giovanotto alto e dalle spalle larghe, con i capelli corti, un cappello di feltro a scodella e un cappotto svolaz­ zante, arrivò dalla strada a passo svelto, scavalcò la recinzione bassa, senza disturbarsi ad aprire il cancello, e si diresse verso la signora March, a braccia tese e pronunciando un caloroso: «Eccomi qui, mamma! Sì, è tutto a posto». Quelle parole erano una risposta all’occhiata che la signora gli aveva lanciato, dolce e allo stesso tempo interrogativa. I begli occhi di lui risposero con una franchezza tale che quella piccola cerimonia si concluse, come d’abitudine, con un bacio materno. «Questo è per la futura signora Brooke, con i migliori auguri dell’artigiano che l’ha realizzato. Che gioia vederti, Beth! E che spettacolo che sei, Jo. Quanto a te, Amy, stai diventando decisamen­ te troppo bella per non avere un fidanzato». Mentre parlava, Laurie consegnò a Meg un pacchetto avvolto in carta marrone, tirò scherzosamente il nastro tra i capelli di Beth, fis­ sò a occhi spalancati l’enorme grembiule di Jo, e simulò uno sguar­ do rapito di fronte ad Amy. Dopodiché strinse la mano a tutti, e tutti cominciarono a parlare. «Dov’è John?» chiese Meg ansiosa. «Si è fermato a ritirare la licenza per domani, mia cara signora» «E chi ha vinto l’ultima partita, Teddy?» chiese Jo, che nonostan­ te i suoi diciannove anni continuava a interessarsi agli sport maschili. «Noi, ovviamente. Quanto avrei voluto che ci vedessi» «E come sta l’adorabile signorina Randal?» chiese Amy con un sorriso eloquente. 15


Piccole donne crescono

«È sempre più crudele. Non vedi quanto mi struggo per lei?» rispose Laurie, battendosi il petto e accompagnando il gesto con un sospiro melodrammatico. «E che marchingegno hai portato questa volta? Scartalo, Meg, vediamo» disse Beth, lanciando un’occhiata curiosa al pacchetto. «È un oggetto molto utile da avere, nel caso scoppi un incendio o entrino dei ladri» commentò Laurie, mentre dalla carta faceva ca­ polino un tric trac, accolto dalle risate delle ragazze. «Se John non è in casa e tu sei spaventata per qualcosa, signora Meg, agitalo fuori dalla finestra e tutto il vicinato accorrerà in un attimo. Carino, no?» A quel punto Laurie diede un saggio delle potenzialità dell’oggetto, costringendo tutti i presenti a tapparsi le orecchie. «E poi parlano di gratitudine… A proposito, dovresti proprio es­ sere grata a Hannah per aver salvato la tua torta nuziale. L’ho incon­ trata mentre arrivavo e se non l’avesse difesa con le unghie e con i denti le avrei certamente sottratto un boccone, perché mi è sembrata davvero ricca e gustosa» «A volte mi domando se crescerai mai, Laurie» disse Meg con voce materna. «Sto facendo del mio meglio, signora mia, ma temo di non poter diventare più alto di così. Di questi tempi un metro e ottanta è il massimo a cui i giovani possono aspirare» rispose il giovane genti­ luomo, la cui testa sfiorava il lampadario. «Immagino che mangiare qualcosa in questo salottino immacola­ to sarebbe una sorta di sacrilegio, ma io sto morendo di fame, perciò vi propongo di aggiornarci» aggiunse infine. «Io e la mamma restiamo ad aspettare John. Dobbiamo sistema­ re ancora un po’ di cose» disse Meg, ricominciando a darsi da fare qua e là. 16


Pettegolezzi

«Io e Beth invece dobbiamo andare da Kitty Bryant a prendere de­ gli altri fiori per domani» disse Amy, mentre si legava un appariscente cappello sopra i suoi altrettanto appariscenti riccioli, ammirandone l’effetto insieme a tutti gli altri. «Forza Jo, non piantarmi in asso anche tu. Sono così stanco che non riuscirei mai ad arrivare a casa da solo. Ma qualsiasi cosa tu fac­ cia, non toglierti quel grembiule. Ti dona» disse Laurie, vedendola riporre nella sua borsa capiente quell’indumento che detestava in maniera particolare. Poi Jo gli offrì il braccio per sostenerlo mentre si incamminavano. «Teddy, adesso voglio parlare seriamente con te di domani» fece quando si furono allontanati. «Devi promettermi che ti comporterai bene, che non farai scherzi di nessun genere e che non rovinerai i nostri piani» «Neanche uno scherzo, giuro» «E non dire cose buffe nei momenti solenni» «Ma se non lo faccio mai! Di solito ci pensi tu» «E ti supplico, durante la cerimonia non mi guardare. Se lo fai, mi verrà sicuramente da ridere» «Tanto non te ne accorgeresti. Piangerai così tanto da non vedere più nulla intorno a te, come se fossi immersa nella nebbia fitta» «Io piango solo se succede qualcosa di molto triste» «Per esempio quando un amico parte per andare all’università?» chiese Laurie con una risata allusiva. «Non ti pavoneggiare, quella volta ho singhiozzato un pochino per solidarietà con le altre» «Appunto. Senti, Jo, come sta il nonno questa settimana? È di buonumore?» «Molto. Perché me lo chiedi? Hai combinato qualche guaio e vuoi sapere come la prenderà?» chiese Jo, un po’ bruscamente. 17


Piccole donne crescono

«Oh, Jo, non penserai mica che io sia in grado di guardare tua madre in faccia e dirle che va tutto bene, se non fosse davvero così?» ribatté Laurie fermandosi, e guardandola con aria offesa. «No, certo che no» «Allora non essere così sospettosa. Voglio solo chiedergli un po’ di soldi extra» disse Laurie riprendendo a camminare, rincuorato dal tono sincero di Jo. «Ne spendi un sacco, Teddy» «Ah, sai, non sono io che li spendo, in qualche modo si spendono da soli. E prima che me ne renda conto sono finiti» «Guarda che lo so che sei così buono e generoso che presti de­ naro a tutti e non riesci a dire di no. Abbiamo saputo quello che hai fatto per Henshaw. Se i soldi li spendessi tutti per cose del genere, nessuno avrebbe da ridire» disse Jo affettuosa. «Oh, aveva fatto una tragedia per niente. Come potevo permet­ tere che si ammazzasse di lavoro quando gli bastava un piccolo aiuto, considerando che quell’uomo vale più di tutti noi giovanotti sfaccendati messi insieme?» «Certo. Però non capisco che necessità hai di avere diciassette gilet, un’infinità di cravatte e un cappello nuovo ogni volta che tor­ ni a casa. Pensavo che avessi superato la fase del damerino, invece ogni tanto ritorna. E poi la moda del momento è davvero orribile: i capelli a spazzola, la giacca così stretta, i guanti arancioni e gli stivali con la punta quadrata. Se tutto questo orrore fosse a buon mercato non ti direi nulla, ma questi vestiti costano quanto gli altri, e in più non mi piacciono per niente!» Laurie gettò il capo all’indietro e rise così di cuore nel senti­ re quelle critiche che il cappello di feltro gli scivolò a terra. Jo lo calpestò, ma Laurie rispose a quel gesto di sfida lanciandosi in un lungo discorso in cui illustrava i vantaggi di un vestiario 18


Pettegolezzi

comodo, dopodiché ripiegò il cappello maltrattato e se lo infilò in tasca. «Basta con le lezioni, in fondo sono un bravo ragazzo! Me ne sorbisco già abbastanza durante la settimana, quando torno a casa vorrei rilassarmi. Domattina mi alzerò senza preoccuparmi dei soldi e renderò tutti i miei amici orgogliosi di me» «Ma io non ho intenzione di lasciarti in pace se non ti fai ricre­ scere i capelli. Non sono certo un’aristocratica, ma non mi va di farmi vedere in giro con uno che sembra un pugile professionista» disse Jo in tono severo. «Guarda che questa acconciatura senza pretese aiuta a studiare meglio, è per questo che l’abbiamo adottata» ribatté Laurie, che cer­ tamente non poteva essere accusato di vanità dopo aver sacrificato i suoi splendidi riccioli per quel taglio a spazzola. «Comunque, Jo, credo che il giovane Parker sia davvero pazzo di Amy. Non fa che parlare di lei, scrive poesie e sospira in maniera molto sospetta. Ma è meglio se evita di far sbocciare la sua passione, vero?» aggiunse dopo qualche minuto di silenzio in tono confidenziale, quasi da fra­ tello maggiore. «Certo che sì. Non abbiamo in programma altri matrimoni in famiglia, almeno non nei prossimi anni. Santo cielo, ma cosa passa per la testa di quei ragazzini?» Jo pareva scandalizzata come se Amy e il giovane Parker avessero dodici anni. «Ah, le cose cambiano in fretta, signora mia. Anche tu sei ancora una bambina, Jo, eppure sarai la prossima a partire e ci lascerai tutti in lacrime» disse Laurie, scuotendo la testa come per disapprovare quei tempi degenerati. «Non ti preoccupare, io non sono una che piace. Non mi vorrà nessuno, e meno male, perché in ogni famiglia che si rispetti dev’es­ serci una vecchia zitella» 19


Piccole donne crescono

«Ma sei tu che non dai a nessuno uno straccio di possibilità» disse Laurie, e mentre la guardava con la coda dell’occhio, il suo volto abbronzato prese un po’ più di colore. «Non fai mai vedere il lato dolce del tuo carattere, e se per sbaglio qualcuno se ne accorge e non riesce a nascondere quanto gli piaccia, ti comporti come la signora Gummidge con il suo corteggiatore in David Copperfield: gli rovesci addosso un pentolone di acqua fredda e tiri fuori le spine, e a quel punto nessuno osa più toccarti, o anche solo guardarti» «È che non mi piacciono queste cose. Ho troppo da fare per per­ dere tempo con queste sciocchezze e trovo terribile separare una fa­ miglia in questo modo. Adesso però non ne parliamo più. Il matrimo­ nio di Meg ha dato alla testa a tutti quanti, non facciamo che parlare di innamorati e di altre assurdità del genere. E io non ho voglia di litigare, perciò cambiamo argomento». Jo sembrava perfettamente in grado di rispondere a qualunque provocazione con un pentolone di acqua fredda, e qualsiasi fossero i sentimenti di Laurie, lui li sfogò con un fischio prolungato e con una terribile profezia, pronunciata poco prima di salutarsi davanti al cancello di casa: «Ricordati le mie parole, Jo: la prossima sei tu».

20


Louisa May Alcott nacque nel 1832 a Germantown, negli Stati

Uniti, e morì a Boston nel 1888. Il padre, Amos Bronson Alcott, era un filosofo di una certa fama e fece studiare la figlia sotto la guida dei più grandi intellettuali americani dell’epoca, tra i quali Ralph W. Emerson e Henry D. Thoreau. A causa delle modeste condizioni economiche della famiglia, Louisa cominciò a lavorare in giovane età. Proprio nelle sue esperienze di insegnante, sarta e governante, oltre che scrittrice, trovò gli spunti per i quattro libri della saga Piccole donne, che l’ha resa famosa in tutto il mondo.

Immagine di copertina: © Maria Yakimova / Trevillion Images Progetto grafico: Camille Barrios / ushadesign


Per Meg, Jo, Beth e Amy è giunto il momento di lasciare la famiglia e trovare il proprio posto nel mondo, chi seguendo le proprie personali aspirazioni, chi imboccando invece un cammino più tradizionale. Tutte e quattro le sorelle March impareranno però, ciascuna a modo suo, che la vita non è fatta solo di scelte, ma anche di opportunità inaspettate, incontri casuali, imprevisti e sorprese. E che il lieto fine arriva sempre per chi non smette di sperare.

Tutti i ragazzi adoravano Jo, ma nessuno si innamorava di lei.

. N UOVA

TRADUZIO NE

.


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Piccole donne crescono by Carlo Gallucci editore Srl - Issuu