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Le vite infinite di Maia

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UAO Universale d’Avventure e d’Osservazioni


L’acronimo (Science, Technology, Engineering and Mathematics) indica l’insieme dei saperi cruciali per l’innovazione e lo sviluppo. Chiamiamo libri STEM i testi di narrativa o non-fiction pensati per accrescere le conoscenze dei ragazzi in queste discipline e per abbattere lo steccato che in Italia ancora separa la cultura scientifica e quella umanistica.

Christopher Edge Le vite infinite di Maia traduzione dall’inglese di Paola Mazzarelli dello stesso autore: La lunga notte di Charlie Noon ISBN 978-88-3624-396-9 Prima edizione italiana novembre 2021 ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2025 2024 2023 2022 2021 © 2021 Carlo Gallucci editore srl – Roma Titolo dell’edizione originale inglese: The Infinite Lives of Maisie Day Pubblicato in accordo con Nosy Crow Ltd Testi © Christopher Edge, 2018 Copertina e disegni in apertura dei capitoli © Matt Saunders, 2018

Gallucci e il logo

sono marchi depositati

Se non riesci a procurarti un nostro titolo in libreria, ordinalo su: g a l l u c c i e d i t o r e. c o m Il marchio FSC® garantisce che questo volume è realizzato con carta proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile e da altre fonti controllate, secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. L’FSC® (Forest Stewardship Council®) è una Organizzazione non governativa internazionale, indipendente e senza scopo di lucro, che include tra i suoi membri gruppi ambientalisti e sociali, proprietari forestali, industrie che lavorano e commerciano il legno, scienziati e tecnici che operano insieme per migliorare la gestione delle foreste in tutto il mondo. Per maggiori informazioni vai su https://ic.fsc.org/en e https://it.fsc.org/it-it Tutti i diritti riservati. Senza il consenso scritto dell’editore nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma e da qualsiasi mezzo, elettronico o meccanico, né fotocopiata, registrata o trattata da sistemi di memorizzazione e recupero delle informazioni.


Christopher Edge

Le vite infinite di Maia

traduzione dall’inglese di Paola Mazzarelli


A Chrissie, Alex e Josie Per sempre


“To see a World in a Grain of Sand And a Heaven in a Wild Flower Hold Infinity in the palm of your hand And Eternity in an hour”*

William Blake, Auguries of Innocence

* Vedere un mondo in un granello di sabbia / e un paradiso in un fiore di campo, / tenere l’infinito sul palmo della mano, / e l’eternità in un’ora.


0 C’è chi dice che tutto è cominciato con un Big Bang, ma per quel che mi riguarda quella è l’ultima cosa che ricordo con precisione. Un bang così forte che mi ha fatto dimenticare tutto il resto. Tutto tranne un palloncino rosso che volava nel cielo azzurro. Poi il buio.


1 Il trillo insistente della sveglia mi strappa a un sogno stranissimo. C’entravano dei delfini parlanti e la fine del mondo, mi pare. È buffo come l’attimo del sogno appena prima che ti svegli può sembrare il momento in assoluto più reale. Sei perfettamente convinta che sia vero – che stia proprio succedendo a te – anche se in quel momento stai parlando con un delfino. Ma come apri gli occhi, il sogno comincia a svanire e non resta che uno strano groviglio di pensieri senza nessun senso compiuto. Cercando a tentoni il pulsante sopra la sveglia, mi scuoto dalla testa gli ultimi frammenti del sogno, con gli occhi che sbattono al ritmo dei numeri sul quadrante.


9:00 Per un istante mi spavento. Perché nessuno mi ha ancora svegliata? Ma poi guardo la data.

SABATO 9 GIUGNO È il mio compleanno. Salto giù dal letto e corro ad aprire le tende. Il sole inonda la stanza. Dalla finestra vedo, disteso sul prato e protetto da grandi teli di plastica, il gazebo che mamma e papà hanno comprato per la mia festa. Manca solo che papà lo monti. Dietro la staccionata in fondo al giardino si vedono i binari della ferrovia e più in là il retro dei negozi che salgono lungo Cheswick Hill. È una splendida giornata d’estate. Non posso fare a meno di sorridere. Oggi sarà il giorno più bello della mia vita. Compio dieci anni. L’antico filosofo greco Pitagora riteneva il numero dieci il più importante in assoluto. Sfruttando quel numero, in pratica inventò la matematica. Diceva che l’universo intero è fatto di numeri. E che il numero dieci è la chiave per capire tutto. Dunque, se questo è vero, avere dieci anni dev’essere una pacchia.

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Forse, ora che ho dieci anni, mamma e papà mi lasceranno andare ai negozi da sola e magari anche stare alzata fino a tardi la sera, come Lily. Lily è mia sorella. Ha quindici anni e mi odia. Mamma e papà dicono che non è vero che mi odia. Secondo loro è solo un po’ stressata perché sta preparando i GCSE, cioè gli esami finali della scuola dell’obbligo, ma a me non sembra una scusa valida. Io quell’esame in matematica l’ho passato a sei anni; in fisica, chimica e biologia a sette. Poi ho fatto gli esami finali del liceo e adesso sono iscritta alla facoltà di matematica e fisica della Open University. Il fatto è che sono “molto dotata” per quelle materie. A quanto pare questo mi inserisce nel due per cento della popolazione. Il che non vuol dire che io sia più intelligente di tutti gli altri. In francese sono una frana totale, per dire. È che mi piace imparare come funziona l’universo. Lily pensa che questo faccia di me un alieno. Ma, come ho detto, Lily mi odia. Mi infilo la vestaglia sopra il pigiama e scendo di sotto. Tutto tace in casa. Di solito a quest’ora papà è già in cucina a preparare uno dei suoi “frittini del sabato”, con un gran sbattere di stoviglie qua e là, mentre mamma sta seduta al tavolo a leggere il giornale.

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In fondo alle scale vado a destra, verso la cucina. Sotto i piedi nudi le piastrelle bianche e nere dell’ingresso sono gelide. Rabbrividisco. Il tavolo della cucina è deserto, il fornello è spento, tutte le superfici luccicano. Qui non c’è nessuno. Sbircio dalla porta a vetri della veranda da cui si accede al giardino dietro casa, pensando che mamma e papà siano usciti a montare il gazebo per la festa di oggi, ma nemmeno là c’è nessuno. Forse si sono nascosti da qualche parte, per saltar fuori all’improvviso cantando “Tanti auguri a te!” «Mamma! Papà!» chiamo. «Dove siete?» Rimango ferma per qualche istante, pronta a fare la faccia sorpresa quando saltano fuori. Ma non salta fuori nessuno. Il sorriso che mi accompagna da quando ho aperto le tende di camera mia comincia a svanire. Se mamma e papà pensano che questo sia divertente, beh, avrei qualcosa da dire in proposito. Il soggiorno è vuoto come la cucina, la tv è spenta, non c’è un solo cuscino fuori posto sul divano. Non mi stupisce che Lily non si sia ancora alzata, perché nel fine settimana di solito non compare prima delle dieci. C’entra col fatto che è adolescente e gli ormoni che le circolano nel cervello la fanno dormire fino a tardi. Magari

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comincerà a succedere la stessa cosa anche a me, adesso che ho dieci anni. Magari cambia tutto, adesso che ho dieci anni. Ho fatto il giro del piano terra – ingresso, cucina, soggiorno – e sono di nuovo al punto di partenza. Se davvero si sono nascosti da qualche parte per farmi una sorpresa, qui non ci sono tanti altri posti a disposizione. Non abbiamo una casa molto grande. Ai piedi delle scale, chiamo di nuovo. «Mamma! Papà! Non è divertente. Dove siete?» Ancora nessuna risposta, solo un silenzio irreale che pare riempire tutta la casa. Sento un brivido, anche se dalla mezzaluna di vetro colorato sopra la porta d’ingresso alle mie spalle entrano in pieno i raggi del sole. Dove sono tutti? Non possono essere andati chissà dove senza di me. La contentezza con cui sono saltata giù dal letto ha ceduto a un’inquietante sensazione di ansia. Corro su per le scale, due gradini alla volta, non desiderando altro che questo stupido nascondino finisca. Giro sul pianerottolo e vado ad aprire la porta della camera di mamma e papà. La stanza è ancora immersa nel buio, perché le tende non lasciano filtrare il sole del mattino, ma alla luce che entra dalla porta vedo che dentro non c’è nessuno. Il

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copriletto è in perfetto ordine. Sembra addirittura che stanotte non abbiano dormito qui. L’ansia che mi serpeggiava nello stomaco si è mutata in un solido groviglio di paura. Riattraverso il pianerottolo, lanciando un’occhiata nella mia stanza e poi anche dietro la porta del bagno, giusto per sicurezza. Ma nemmeno lì c’è nessuno. L’unico essere vivente che vedo è un ragno che scappa verso i rubinetti della vasca quando tiro la tenda della doccia. Mi piglia un altro brivido. Il sole che entra dalla finestra del bagno sembra aver perso ogni calore. C’è qualcosa che non quadra. Tornata sul pianerottolo, mi fermo sotto la seconda rampa di scale, quella che porta alla stanza di Lily, su in mansarda. In fondo alla scala c’è un cartello di divieto di transito e Lily ci ha scritto sotto “VIETATO L’INGRESSO ALLE SORELLE”. Intende me. Di norma, non mi azzarderei ad avvicinarmi alla sua stanza il sabato mattina. Se la disturbi il sabato mattina, quando sta lì a poltrire a letto, la piglia un furore che non ha niente da invidiare a un’eruzione vulcanica. Ma questo non è un sabato normale. È il mio compleanno e io voglio sapere dove sono finiti tutti.

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«Lily!» grido dal pianerottolo e la voce rimbalza tra le pareti vuote. «Sei sveglia?» Nessuna risposta. «Lily!» Niente. Guardo il cartello di divieto di transito, poi scuoto la testa. Questa è un’emergenza. Poso il piede sul primo gradino e comincio a salire, passando velocemente in rassegna dentro di me le scuse che tirerò fuori quando Lily mi urlerà contro perché l’ho svegliata. Ma cosa faccio se non la trovo in camera sua? La nostra casa di solito è piena di rumori e questo silenzio comincia davvero a innervosirmi. Poi sento suonare il campanello. Sussulto per la sorpresa, ma appena mi rendo conto di che cosa significa, mi coglie un senso di sollievo. Devono essere mamma e papà. Si saranno alzati presto per preparare la festa e poi si saranno accorti che mancava qualcosa e saranno andati a comprarlo. Sono usciti, lasciando me e Lily a letto, e ora che sono qui fuori impacciati dalle borse con gli acquisti hanno suonato per farsi aprire. Torno indietro di corsa, riattraverso il pianerottolo, mi fiondo giù per le scale. Ora finalmente comincia davvero, la giornata del mio compleanno.

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Passando nell’ingresso, ho la sensazione che il suono del campanello si prolunghi come se qualcuno ci avesse lasciato il dito sopra troppo a lungo. Poi cessa di colpo e nell’aria vibra di nuovo lo stesso silenzio assoluto di prima. Quel campanello dev’essere rotto. Un po’ perplessa, mi preparo in faccia un gran sorriso. Sono curiosa di vedere che cosa hanno comprato per la mia festa. Ma come apro la porta, il sorriso sparisce e le labbra si tendono in un urlo muto. L’allegro “ciao” che stava per uscirmi di bocca mi si strozza in gola. Resto immobile, orripilata, con gli occhi sbarrati. Fuori non c’è nessuno. Ma il peggio è che non c’è nulla. Né mamma. Né papà. Nessuna macchina parcheggiata nel vialetto. Nessun vialetto. Nessuna strada. Nessuna casa intorno. Nulla di nulla. Solo un vuoto, infinito spazio nero. Scruto dentro l’oscurità, cercando di dare un senso all’impossibilità di ciò che vedo. Tutto questo non può essere. Richiudo violentemente la porta, prima che mi esploda il cervello. Con la mano sulla maniglia vacillo, ansante, cercando di capire che cosa succede.

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C’è una striscia di arcobaleno che corre sulle piastrelle lucide del pavimento. Sono i raggi del sole che entrano attraverso il vetro colorato sopra la porta a creare questa striscia, che si sposta piano piano nell’arco della mattinata. Ma quando ho aperto la porta, non c’era il sole in cielo. Nessun sole. Nessun cielo. Non c’era niente. Ora sono davvero terrorizzata. Mi scosto dalla porta. Se fuori non c’è niente, chi suonava il campanello? Scappo in cucina, barcollando, sbattendomi la porta alle spalle per cercare di chiudere fuori quello che ho visto. Poi mi accascio sul tavolo, tremante, aggrappandomi al bordo con dita incerte, per impedirmi di cadere. Che sta succedendo?

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È un bel tipo, Maia. Per il compleanno ha chiesto un regalo da niente: l’attrezzatura per costruire un reattore nucleare. Ma il giorno della festa la casa è vuota e fuori non c’è altro che oscurità, fitta e terrificante. E lei, intrappolata in una realtà in continua trasformazione, dovrà fare affidamento sulle leggi dell’universo e sull’amore della propria famiglia per salvarsi.

Ma sarà sufficiente?

UN’AVVENTURA MOZZAFIATO TRA I MEANDRI DELLA SCIENZA «L’insegnante di scienze che tutti rimpiangono di non aver avuto» The Times

«Un romanzo di scienza e mistero che spezza il cuore e fa girare la testa, firmato dall’impareggiabile Christopher Edge» The Guardian

traduzione di Paola Mazzarelli

Consigliato dagli ai anni

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