Giasone ripudiò Medea e sposò la greca Glauce. Che ne sarebbe stato dei due figli che Medea aveva avuto da Giasone? Il padre avrebbe continuato a occuparsi di loro? E lei? Non solo il marito l’aveva abbandonata, ma probabilmente sarebbe stata esiliata dal paese dove aveva vissuto per tanti anni. Tornare nella Colchide era impossibile, considerato il modo in cui era scappata dalla sua terra natale. Ora sarebbe stata la giovane rivale a occupare la camera nuziale e a sfilare nelle ricche sale davanti al popolo, conquistato dalla sua fresca bellezza. No. No. Non lo avrebbe permesso. Le restava il suo orgoglio. Doveva agire. Per l’onore dei suoi figli. Per il suo onore. Non era più Medea, la maga?
UAO Universale d’Avventure e d’Osservazioni
Françoise Rachmuhl Le donne del mito traduzione dal francese di Roberta Schiavo ISBN 978-88-3624-514-7 Prima edizione italiana febbraio 2022 ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2026 2025 2024 2023 2022 © 2022 Carlo Gallucci editore srl - Roma Titolo dell’edizione originale francese: Les femmes de la mythologie © 2021 Flammarion - Paris, Francia
g
Illustrazione di copertina: François Roca Lettering del titolo: Pemberley Pond Gallucci e il logo
sono marchi registrati
Se non riesci a procurarti un nostro titolo in libreria, ordinalo su: g a l l u c c i e d i t o r e. c o m Il marchio FSC® garantisce che questo volume è realizzato con carta proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile e da altre fonti controllate, secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. ® L’FSC (Forest Stewardship Council®) è una Organizzazione non governativa internazionale, indipendente e senza scopo di lucro, che include tra i suoi membri gruppi ambientalisti e sociali, proprietari forestali, industrie che lavorano e commerciano il legno, scienziati e tecnici che operano insieme per migliorare la gestione delle foreste in tutto il mondo. Per maggiori informazioni vai su https://ic.fsc.org/en e https://it.fsc.org/it-it Tutti i diritti riservati. Senza il consenso scritto dell’editore nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma e da qualsiasi mezzo, elettronico o meccanico, né fotocopiata, registrata o trattata da sistemi di memorizzazione e recupero delle informazioni.
Françoise Rachmuhl
traduzione di Roberta Schiavo
Antefatto
c La guerra di Troia
Durante un banchetto organizzato da Zeus, re degli dèi e sovrano del mondo, Eris, la dea della discordia, alla quale malauguratamente non era arrivato alcun invito, si intrufolò tra gli ospiti e lanciò sulla tavola imbandita una mela d’oro. Sul pomo c’era scritto: “Alla più bella”. Subito Era, moglie di Zeus, Atena, la vergine guerriera figlia del signore degli dèi, e Afrodite, dea dell’amore, allungarono la mano per afferrare quel dono. «Aspettate, mie signore!» gridò Zeus. «Solo una di voi potrà ottenere la mela. Cercate Paride, un mortale, pastore nelle terre d’Asia e figlio di Priamo, re di Troia. Sarà lui a decidere a chi assegnare la vittoria». E così accadde. Le tre dee sfilarono a una a una davanti al giovane e ognuna di loro gli promise
5
mari e monti: Era, la ricchezza e il potere, Atena, l’invincibilità in battaglia, Afrodite, l’amore della donna più bella del mondo. «Chi è?» chiese Paride, spinto da un improvviso interesse. «Elena, la moglie del re di Sparta, Menelao» «Ma è sposata!» «Che importa! La farò innamorare così tanto di te che accetterà di seguirti fino in capo al mondo!» Paride consegnò la mela d’oro ad Afrodite. Il giovane ignorava che quel gesto avrebbe dato inizio alla guerra di Troia, una delle più famose, delle più lunghe e delle più sanguinose dell’Antichità. Il grande poeta Omero, vissuto probabilmente intorno all’VIII secolo a.C., ha raccontato le vicende della guerra di Troia nell’Iliade, e il ritorno in patria di Odisseo, Ulisse per gli antichi Romani, al termine del conflitto, nell’Odissea. Nel mondo antico come in quello moderno, nel corso dei secoli, il destino dei Greci e dei Troiani ha poi continuato a ispirare generazioni di artisti e di poeti in molti paesi.
6
Anche se la leggenda ha preso il sopravvento sui fatti, la guerra di Troia è avvenuta davvero: gli archeologi hanno scoperto, tra i diversi strati di macerie che ricoprono il presunto sito della città, i resti di un incendio gigantesco.
7
Elena
c Sparta, Grecia
Leda, moglie di Tindaro, re di Sparta, amava passeggiare lungo le rive del fiume che bagnava la città. Più di tutto adorava dare da mangiare ai cigni che le si avvicinavano non appena la vedevano. Il cigno più alto, più bello e più prestante di tutti gli altri, che era in testa al gruppo, si era lasciato accarezzare a lungo. A malincuore la giovane donna si era staccata da lui per far ritorno a palazzo, dove la attendeva il marito. Il cigno, in realtà, non era altri che Zeus. Innamorato perdutamente di Leda, il re degli dèi aveva escogitato questo stratagemma per sedurla. Così, dopo nove mesi, la regina diede alla luce due coppie di gemelli: Polluce ed Elena, figli del divino padre, e Castore e Clitennestra, figli di Tindaro.
9
Elena era la bambina più bella che si potesse desiderare. I genitori, la nutrice, i servitori, i membri della corte e naturalmente i fratelli la adoravano e cedevano a ogni suo capriccio. Clitennestra, un po’ gelosa della sorella, cercava di imitarla. Elena era ancora una ragazza quando il re di Atene, Teseo, che aveva sentito parlare della sua straordinaria bellezza, decise di rapirla con l’aiuto dell’amico Piritoo, per farne in seguito la sua sposa. Poiché entrambi desideravano prenderla in moglie, decisero di tirare a sorte per la sua mano: a spuntarla fu Teseo. Il giovane allora affidò Elena alle cure della madre in un villaggio sperduto dell’Attica. Qui la ragazza venne trattata con ogni riguardo e in poco tempo riuscì a familiarizzare con le persone che la circondavano nel nuovo ambiente. Sparta, però, non poteva tollerare un oltraggio simile. Così i gemelli Castore e Polluce, che erano diventati due guerrieri formidabili, andarono a riprendersi la sorella, strappandola dalle mani dei suoi rapitori. La giovane principessa riprese la sua tranquilla esistenza nella reggia di Sparta, protetta dalla dolcezza del nido familiare. Poiché era una ragazza di buona famiglia e ben educata,
10
imparò a svolgere tutte le mansioni richieste a una donna dell’alta società: governare la casa, comandare la servitù, occuparsi delle provviste, filare e tessere la lana per confezionare degli splendidi abiti, ricevere ospiti illustri e intrattenerli… Chissà se, mentre teneva in mano la conocchia o il fuso, in cuor suo Elena non sognasse un destino diverso! Quando fu in età da marito, su consiglio di Ulisse, famoso per la sua intelligenza, Tindaro convocò tutti i pretendenti della figlia e fece loro promettere non solo di rispettare la scelta di Elena, ma di correre in aiuto del fortunato in caso di attacco. Dopo che tutti ebbero giurato, la giovane donna posò la corona di fiori che teneva in mano sulla testa di Menelao. Alla morte di Tindaro, Menelao divenne re di Sparta. Elena partorì una bambina a cui fu dato il nome di Ermione. Nella reggia i giorni trascorrevano felici e monotoni. Elena svolgeva alla perfezione il suo ruolo di signora della casa e di regina. Era davvero contenta di questa vita? O sognava per sé un’altra sorte? A quell’epoca, solo una città dell’Asia Minore poteva eguagliare la potenza commerciale, politica
11
e militare dei principi della Grecia e delle isole vicine: Troia. Celebre per la bellezza dei cavalli, il valore dei guerrieri e le ricchezze che custodiva, la città era governata dal re Priamo e dai suoi cinquanta figli. Fra tutti spiccava Ettore, il capo degli eserciti troiani, ovunque rinomato per la sua intelligenza, le sue doti di comando, la sua pietà verso gli dèi e il suo valore, pari a quello di Achille tra i Greci. Le due potenze intrattenevano da lungo tempo rapporti commerciali e di amicizia, quando Paride fu inviato in veste di ambasciatore a Sparta. Il principe troiano era bello, molto elegante, e si vantava anche di essere un valoroso guerriero. Come lui anche gli uomini del suo seguito indossavano vesti sontuose e avevano modi cortesi. Secondo le usanze del tempo, i delegati furono ricevuti con tutti gli onori: fu tutto un susseguirsi di feste e banchetti. Incalzato da affari importanti, Menelao fu costretto a partire. Raccomandò alla moglie di intrattenere con ogni riguardo gli ospiti in sua assenza. Dopo la sua partenza, Paride, che non aveva dimenticato la promessa di Afrodite, dichiarò il suo amore alla bella Elena. Aveva già lasciato intuire
12
i suoi sentimenti all’amata con sospiri e messaggi discreti. Le propose quindi di fuggire con lui alla volta di Troia dove l’avrebbe presa in moglie. Elena non esitò neppure un momento: nuovi amori, una terra tutta da scoprire, da conquistare! A dire il vero, fu Afrodite in persona a spingerla ad accettare la proposta del principe troiano. A quei tempi gli dèi interferivano spesso nel destino degli uomini. Dopo aver fatto piazza pulita di buona parte delle ricchezze del regno, pensando che le sarebbero servite come dote per il nuovo matrimonio, abbandonò la figlioletta alle cure di Menelao e fuggì. Senza rimorsi? Non abbastanza da rimanere a Sparta, è evidente. Di certo non sapeva che dal suo gesto sarebbe seguita una guerra sanguinosa, durata più di dieci anni. Durante il viaggio verso i lidi dell’Asia, i due fuggitivi si unirono in matrimonio. Non appena entrarono a Troia, tutti furono conquistati dalle buone maniere e, soprattutto, dalla radiosa bellezza di Elena. «Il suo volto ci illumina come quello di una dea!» dichiarò il vecchio re Priamo, affascinato
13
dalla novella sposa del figlio. Non solo la città, ma tutto il paese intorno era caduto vittima dell’incanto di Elena. A palazzo la giovane conduceva una vita felice, non molto diversa, in verità, da quella che aveva vissuto a Sparta: si occupava della casa, comandava la servitù, si prendeva cura del marito, al quale non mancava di rinnovare il guardaroba lavorando al telaio, perché Paride teneva molto al suo aspetto. E anche lei non era da meno, volendo mantenere viva la fiamma del loro amore. Tuttavia, tra la Grecia e Troia scoppiò una guerra, perché i Troiani si rifiutarono di restituire Elena e i beni che aveva portato via al momento della sua fuga. Due anni dopo gli eserciti greci sbarcarono sulle spiagge di fronte alla città, ed Elena smise di essere bene accetta tra le cerchie dei Troiani. Lei stessa si sentiva divisa a metà. Dall’alto delle mura inespugnabili, poteva indicare a Priamo a uno a uno i capi dei guerrieri greci che affollavano la piana di Troia: anche se li rivedeva per la prima volta dalla sua fuga, li riconosceva tutti. E quando vide Menelao alle prese con Paride, in cuor suo non seppe più a chi augurare la vittoria.
14
Ma l’intervento di Afrodite salvò il principe troiano dai colpi mortali del suo rivale. Mentre la guerra si trascinava e tanti valorosi guerrieri morivano da entrambe le parti, Elena si sentiva responsabile. Si malediceva, si dava della “cagna”. Non osava più mettere piede fuori dal palazzo di giorno. Paride a volte, ma più spesso Ettore, che aveva un forte ascendente sui suoi concittadini, la difendevano dagli insulti e persino dalle pietre che le venivano tirate addosso. Di notte, avvolta in uno spesso velo, usciva di nascosto dalla reggia. Fu così che incontrò Ulisse; il quale, insieme all’amico Diomede, si era arrampicato con coraggio e audacia sui bastioni della città per trafugare la statua di Atena che proteggeva Troia. Elena lo riconobbe subito, dietro il suo travestimento da mendicante. Non solo non lo denunciò, ma lo condusse nei suoi appartamenti per offrirgli un bagno, seguito da un buon pasto, piaceri che l’eroe aveva ormai dimenticato nella rozza tenda all’accampamento greco. Si fece raccontare com’era la vita al campo, come si difendevano dagli attacchi dei nemici nella piana, come si comportava Menelao, uno dei migliori guerrieri greci, a quanto sapeva. Poi gli indicò la
15
strada per arrivare alla cittadella e penetrare nel santuario dove era custodita la statua della dea: non c’era nessuno a sorvegliarla, perché i Troiani non immaginavano che i Greci fossero tanto arditi da superare le loro mura. Nell’ultimo anno di guerra Paride venne ucciso. Elena non versò troppe lacrime per lui. Fu quindi costretta a sposare Deifobo, un altro figlio di Priamo, di cui non era innamorata. Ma una donna del suo rango non poteva restare vedova. In seguito anche Ettore, il valoroso comandante dei Troiani, morì sul campo di battaglia per mano di Achille, dopo essere stato ingannato da Atena, che si era schierata a fianco dei Greci. La sua morte fu un duro colpo per Elena. L’eroe, infatti, era stato sempre gentile con lei, difendendola in più occasioni dagli attacchi del popolo. Era responsabile della sua bellezza? E delle assurde fantasticherie e delle passioni irrazionali che gli dèi avevano insinuato nel suo animo? Quando i Greci, dopo aver incendiato il loro campo sulla spiaggia e fatto salpare le navi, lasciarono un cavallo di legno – il celebre cavallo di Troia – come dono alla dea Atena fuori dalle porte della città, i Troiani esitarono sul da farsi.
16
Dovevano trasportarlo fino al tempio della dea? La guerra era davvero finita? Erano stati loro alla fine a spuntarla? Al contrario dei suoi sudditi, incerti su come agire, Priamo, che era molto devoto agli dèi, non volle attendere oltre per offrire questo dono ad Atena. Allora i Troiani condussero l’enorme cavallo in processione fino alla cittadella, lo depositarono lì per celebrare la vittoria e, ignari di quanto sarebbe accaduto, passarono la notte tra musiche e balli, lasciando le porte del palazzo spalancate. In realtà, dentro i fianchi del cavallo si erano rinchiusi i migliori guerrieri greci, tra cui Ulisse e Menelao. I Troiani non nutrivano alcun sospetto e avevano abbandonato il cavallo per cantare, bere e danzare. Ma qualcuno aveva intuito l’inganno. Elena non chiuse occhio quella notte. Girò a lungo intorno all’enorme statua e con dolcezza chiamò per nome i guerrieri nascosti dentro, imitando la voce delle loro mogli. Alcuni di loro dall’interno stavano per risponderle, ma Ulisse lo impedì: continuava a nutrire sospetti verso di lei. Elena, però, non li tradì. Rientrò a palazzo, combattuta tra il desiderio di riunirsi con la sua famiglia e la paura per gli
17
inevitabili massacri che sarebbero avvenuti di lì a poco. Per molti Troiani quella fu l’ultima notte nella città devastata dalle fiamme. Nelle sue stanze Elena attendeva insieme a Deifobo l’arrivo di Menelao: sapeva che l’eroe greco sarebbe venuto a cercarla. Per punirla, per ucciderla, per portarla via con sé? Avrebbe accettato qualsiasi verdetto. Alla fine, Menelao giunse insieme a Ulisse. I due eroi prima furono costretti ad affrontare Deifobo che vendette a caro prezzo la vita. Elena non fece nulla perché il giovane principe venisse risparmiato. Fu questo a scagionarla agli occhi di Menelao? Lo sposo tradito non solo non la uccise, ma la riportò a casa sulla sua nave. Ben presto, tornata in Grecia, Elena riprese l’antico ruolo di moglie e regina. E fino alla fine dei suoi giorni, quando la colse una morte dolce, la figlia di Zeus e Leda conservò la sua straordinaria bellezza.
18
Françoise Rachmuhl vive nella regione parigina dividendo il suo tempo tra la scrittura e l’animazione di laboratori nelle scuole. Da sempre appassionata di miti e leggende, è autrice di diversi libri per ragazzi sugli dèi e gli eroi classici.
Le donne della mitologia non sono soltanto mogli, madri, figlie e nutrici. Con la loro astuzia o saggezza, le loro cure o i poteri magici, hanno un ruolo cruciale nel destino dei Greci. Elena che con la sua fuga scatena la guerra di Troia, Arianna che tradisce il suo paese per amore di Teseo, Medea che consuma un’atroce vendetta... E poi Andromaca, Penelope, Elettra, Antigone, Antiope, Alcesti a comporre dieci ritratti del variegato universo femminile dei miti. “Come poteva battersi contro le sue sorelle Amazzoni che l’avevano amata, rispettata… Che avevano nutrito così tanta fiducia in lei… e così tanto sospetto verso gli uomini?”
Consigliato dagli ai anni
11 99