Jean-Franรงois Chabas
LIBRO 3
TURI
La testa rovesciata all’indietro, Turi vedeva sol-
tanto i piedi dell’uomo-sole, lunghi e scuri, con le unghie piatte e perlacee. Piedi così magri la cui pelle sembrava tesa dalle sole ossa. Il ragazzo dai capelli blu si rese conto che lo stregone si era avvicinato all’isola. Lo udì sogghignare e capì che da un essere simile non c’era da attendersi alcuna pietà. «Vigliacco!» gli gridò. «Combatti a distanza, codardo che non sei altro!» «Perché mi dovrei battere contro di te? Non sto lottando, faccio solo ciò che sta scritto. Verrà il giorno in cui mi vorrai bene, amico mio». Turi credette di aver capito male, tuttavia quella frase enigmatica gli rimase impressa nella mente. Poi accadde una cosa incredibile.
UAO Universale d’Avventure e d’Osservazioni
Jean-François Chabas Le cronache di Zi. Libro 3 - Turi traduzione dal francese di Marina Karam della stessa serie: Libro 1 - Phelan Libro 2 - Nara ISBN 978-88-9348-797-9 Prima edizione italiana ottobre 2020 ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2024 2023 2022 2021 2020 © 2020 Carlo Gallucci editore srl - Roma Titolo dell’edizione originale francese: Les Chroniques de Zi. Livre 3 – Turi © 2019 Éditions Nathan, SEJER - Parigi, Francia Mappa disegnata da Audrey Gaucher
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Jean-Franรงois Chabas
LIBRO 3 - TURI traduzione dal francese di Marina Karam
Terre del Nord
Tirnambana
Mare di Felfelfly Reame dei Mille Laghi Reame delle Tre Onde
N O
E
Foresta Incantata
S oh
Fiume S
Paese dell’Est
Cairnbaan
Monti Gialli
Paese dei Ghiacci
Catena di Tak
Capitolo 1
L
a fata si stiracchiò. Le sue ali si dispiegavano poco per volta, man mano che venivano riscaldate dai raggi del sole nascente. Le gocce di rugiada che scintillavano sulla loro superficie ne facevano risaltare il rosa sgargiante. Era questo il primo pensiero, pieno di gioia, che veniva in mente alla creatura del Piccolo Mondo a ogni suo risveglio: il giorno si offriva a nuovi piaceri. “I miei amici sono partiti per le Tre Onde” disse tra sé. “A quest’ora, sono già in cammino… Che possano fare buon viaggio!” Chinò la schiena, per poi inarcarla come fanno i gatti. Lungo la coscia intravide un velo di polvere; si leccò le dita e le fece scorrere sulla pelle. Zi, la fata delle Terre del Nord, era civettuola. Doveva essere perfetta, come piaceva a lei. L’alone azzurrognolo che l’aveva circondata al calar della notte si era appena diradato, poiché il giorno stava ormai sorgendo. Nan, colei che era sempre al suo fianco, brontolò poco più in là. La festa era stata lunga e travolgente, nell’oscurità delle distese selvagge, e tutti avevano a malapena chiuso occhio. Zi non aveva quasi bisogno di sonno: sembrava che la sua eterna allegria le nutrisse sia il corpo sia lo spirito, mettendola al riparo dalla stanchezza. «Fai rumore, con quelle ali» brontolò Nan. 7
Le cronache di Zi
“Proprio una strana idea, quella di vestirsi” pensò Zi osservando la compagna. Ne era convinta da secoli: l’abito era un’assurdità che riguardava più gli umani che le fate. La tunica argentata di Nan era bella, ma in fin dei conti non c’era vestito per cui valesse la pena di rinunciare a stare nuda. «Scusa» disse lei, con tono conciliante. «Scusati pure, intanto mi hai svegliato…» Zi sorrise puntando il dito verso quella piantagrane di una fata. «Insomma, è appena l’alba e già tenti di attaccar briga, cattivona!» «Non farlo!» «Cosa? Non fare cosa? Non capisco…» «Il dito! Non farlo! Non sei un’umana e lo sai benissimo, Zi, che da noi è…» «Una minaccia? Perché con il dito faccio… così?» Nan si alzò di scatto. L’estremità di una delle sue ali era piegata ad angolo retto, contro l’orecchio e, secondo Zi, questo le dava un’aria davvero comica. «Basta! Guarda che ti uccido!» «Ma no che non mi ucciderai, e sai perché?» «Mia cara Zi, sono proprio curiosa di saperlo» «Ma… perché sono molto più forte di te, ecco perché!» Nan fece per gettarsi su Zi ma, ancora avviluppata in un sonno pesante, si impigliò con il braccio nell’ala ripiegata e, trascinata dal suo goffo slancio, finì per torcersi su se stessa. Zi sorrise, fece una linguaccia alla sua avversaria e volò via. Poi si posò sulla cima non spinosa di un gigantesco cactus candelabro, la cui scorza verde chiaro era costellata di macchie ocra a causa dei raggi obliqui del sole nascente. Quel giorno non aveva voglia di battersi con Nan. Le loro scaramucce andavano avanti fin dalla notte dei tempi, e Zi non ne poteva 8
Turi
proprio più. Le piacevano le novità, le grandi sorprese. E infatti la morte dell’Orco l’aveva davvero sbalordita! Gli esseri del mondo magico si conoscevano e si riconoscevano tutti, a distanza e nel corso degli anni; c’era tra loro un legame alquanto strano, indefinibile, che faceva sì che sapessero mille cose gli uni degli altri, un aspetto che in apparenza non esisteva tra gli umani. Era come se a questi ultimi bastasse non essere più in contatto diretto per ignorarsi. Un folletto sapeva più cose su una fata di quanto un nomade delle Terre del Nord sapesse su un contadino del reame dei Mille Laghi. Gli uomini non erano curiosi gli uni degli altri se non quando credevano di poter ottenere qualche vantaggio… Zi, invece, aveva imparato tutto il possibile sugli altri esseri magici, gentili o crudeli, grandi o piccoli. Era interessata a tutti, senza eccezione. Alcuni, tuttavia, l’attiravano più di altri e l’Orco era uno tra questi. La sua leggendaria invulnerabilità – legata non soltanto al fatto che per gli uomini era impossibile fargli del male, ma che anche stregoni e chimere dalla straordinaria potenza non erano riusciti ad avere la meglio su di lui – era stata oggetto delle voci più folli. Si diceva che, se l’avesse voluto, se mai gli fosse saltato il ghiribizzo di lasciare le sue montagne, l’Orco avrebbe potuto dominare su tutti. Persino un’alleanza sarebbe stata inefficace di fronte alle sue eterne resurrezioni. Quante frecce e lance, e pesanti pietre da catapulta gli uomini gli avevano scagliato contro inutilmente? Quanti malefici sortilegi si erano infranti al solo contatto con il suo corpo, scivolandogli sulla pelle come l’acqua sulle piume di un cigno? Quante volte il drago bianco l’aveva incenerito? Zi la birichina, la temeraria, che non aveva paura di nulla e sprizzava gioia noncurante in faccia ai suoi nemici, aveva temuto l’Orco come tutti. Ci si poteva soltanto inchinare al cospetto di un essere che era vano ridurre in cenere. Allora, come si spiegava che il ra9
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gazzo dai capelli blu fosse riuscito ad annientare quel titano? Lui, che aveva le sembianze di un uomo molto giovane, non era quindi umano? E anche se la natura di quel Turi fosse stata magica, da dove gli venivano quei poteri sconosciuti? Era un autentico enigma. Zi cercò di pensarci su, ma, dato che quella riflessione non poteva basarsi su nessuna delle sue conoscenze dei secoli passati, si scoraggiò. “Divento brutta quando mi si corruga la fronte” disse tra sé. “Togliamoci dalla testa ciò che non possiamo comprendere e concentriamoci su quello che è alla nostra portata, poiché abbiamo tante cose da fare!” La fata delle Terre del Nord spiegò le ali diafane. Si guardò attorno. Lentamente, il terribile sole del deserto saliva a prendere il suo posto nel cielo. Avrebbe regnato da tiranno per l’intera giornata, dissolvendo la frescura del mattino per arrostire la sabbia e le rocce. Poi sarebbe arrivata la sera, e con essa la calma. Era la legge di quelle terre. Volando in direzione della fata, una libellula scartò da un lato, sorpresa da quell’apparizione che era la copia, gigantesca, del proprio corpo. Poi Zi si staccò dal cactus candelabro, senza sforzo, felice di se stessa, della vita lunga e bella delle fate, delle sue amicizie, delle sue inimicizie, del sapore dell’aria e dei misteri meravigliosi che avrebbero per sempre ingannato la noia.
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Jean-François Chabas è nato a Neuilly-sur-Seine
nel 1967 e vive nei Paesi Baschi. Prima di scrivere ha fatto mille mestieri. I suoi pluripremiati romanzi per ragazzi sono tradotti in tutto il mondo. Con Gallucci ha pubblicato i primi due volumi della serie Le cronache di Zi – Phelan e Nara – e gli albi illustrati La furia di Banshee, Fenrìs, Il canto della Felicità e Lo scrigno incantato. Appassionato di fauna selvaggia e di paesaggi incontaminati, quando non scrive esplora montagne, deserti e sponde di oceani lontani.
Della stessa serie: LIBRO 1 - PHELAN
LIBRO 2 - NARA
Turi decide di accompagnare Nara
nel regno delle Tre Onde, insieme con Phelan. Ma su di loro aleggia l’ombra della strega, mentre forze oscure e inquietanti pericoli si moltiplicano senza sosta. Il lungo viaggio si trasforma in un’autentica odissea e la rivalità dei due giovani metterà a dura prova la loro fraterna amicizia.
Una scrittura avvincente con il respiro epico delle grandi saghe fantasy.