MARINO BARTOLETTI LA CENA DEGLI DEI
Il Grande Vecchio era sicuro che in quel Luogo avrebbe trovato amici straordinari. La sua vita, un po’ riservata, gli aveva comunque consentito di frequentare uomini potenti, dive bellissime, campioni ineguagliabili, artisti formidabili: molti li avrebbe rivisti volentieri, qualcuno che – per anagrafe – aveva solo incrociato lo avrebbe voluto conoscere un po’ meglio. Così stilò un piccolo elenco e pregò Francangelo, il suo assistente, di cercarli. Quando vide arrivare quel celebre tenore con l’enorme foulard al collo, quel grandissimo pilota con lo sguardo malinconico, quel ragazzo timido con la bandana in testa, quella principessa col sorriso un po’ triste e altri ospiti strabilianti capì di aver avuto un’idea bellissima. La cena fu un successo. Tutti andarono via felici. Con un cavallino fra le mani. «Sembrava che gli ospiti, anche quelli che si erano incontrati da pochi minuti, si conoscessero da sempre. Sic accanto a Marco e ad Ayrton pareva un bimbo affamato di favole. […] E Tazio che chiedeva a Lucio se veramente avesse cantato un intero disco chiamato Automobili; e Luciano che ripercorreva con Lady D le serate passate insieme nel nome della solidarietà; e il commendatore che faceva il galante con la divina Maria, chiedendole della sua Norma e della sua Violetta…»
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universale Gallucci
Marino Bartoletti La cena degli dei ISBN 978-88-3624-047-0 Prima edizione dicembre 2020 ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2024 2023 2022 2021 2020 © 2020 Carlo Gallucci editore srl - Roma
g a l l u c c i H D. c o m
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Marino Bartoletti
La cena degli dei
Prefazione di Alessandro Cattelan
Vorrei un tavolo a fianco di Alessandro Cattelan
Quante volte a cena con i nostri amici abbiamo fatto il gioco del “dimmi con chi vorresti andare a cena potendo scegliere tra tutti i personaggi presenti e passati della storia�? Dalle risposte di ognuno potevi ottenere un ritratto abbastanza dettagliato della persona. Leggendo la lista degli invitati alla cena dei sogni di Marino Bartoletti (che “delega� un Grande Vecchio non difficile da identificare) ho ritrovato esattamente la persona che pensavo di conoscere. Un appassionato di storie, di racconti che si sono fatti spazio nel suo immaginario a forza di imprese eroiche, di battaglie contro tutto e tutti e di sacrifici sovrumani, non avrebbe potuto comporre una tavolata di amici migliore. E lo ha fatto con la gentilezza e il rispetto tipici di chi sa vedere oltre il risultato e ricono5
sce il percorso che sta dietro a un successo. Il momento in cui una coppa si alza, una medaglia viene appesa al collo, un pugno si stringe in cielo, un applauso scende da una tribuna o da un loggione sono solo le immagini conclusive di una storia che si fonda però sulle sue stesse pieghe. Quelle che non conoscevamo, che non abbiamo visto, quelle che illustrano ciò che non immaginiamo abbia fatto parte della vita di tante leggende e che sono il cuore pulsante del racconto di questa rimpatriata. Sarà interessante scoprire come le personalità più diverse entreranno in contatto, sapranno convivere e si mischieranno nella narrazione di un grande appassionato e conoscitore di sport (e certamente non solo) nella sua forma più profonda. Un raconteur che merita di partecipare a questa cena. Una cena alla quale sicuramente avremmo voluto essere presenti anche noi, magari in un tavolo a fianco, solo per poter origliare un discorso o sbirciare furtivamente per catturare un’espressione inedita di questi giganti della nostra storia. Beh… Ringraziamo Marino Bartoletti che ci ha riservato un posto d’onore.
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Marino Bartoletti
La cena degli dei
A Enzo Ferrari che a settant’anni pensava al futuro
Si sentiva solo
Il Luogo era senza dubbio “paradisiaco”. Diciamo pure all’altezza della sua fama. Il Grande Vecchio in vita sua non s’era mai abbandonato alle mondanità. Ma di certo lì, dove era salito ormai da qualche anno, si era trovato subito bene. Sì, aveva avuto qualche piccola discussione con il Grande Vecchio Titolare, ma già si sapeva che possedevano entrambi caratteri un po’ spigolosi. D’altra parte era stato proprio il GVT a volerlo accanto senza se e senza ma: superando anche la resistenza di qualche “consigliere” con la memoria troppo lunga e ingiustamente prevenuta. C’era chi era arrivato a riesumare per dispetto quella vecchia storia di Saturno che mangia i suoi stessi figli, cavalcata addirittura dal quotidiano della Casa. Qualcuno aveva pure insinuato che non avesse neanche voluto ricevere il papa polacco quando era andato a trovarlo nella sua fab11
brica. Ma era vero il contrario. Il Grande Vecchio sarebbe stato felice di incontrarlo, tanto si riconosceva nel pragmatismo e nell’umanità di quell’Uomo. La verità è che si stava ormai preparando al suo viaggio più importante. Il santo Padre, non avendolo potuto incontrare, si era fatto accompagnare alla sua scrivania deserta, e dal suo stesso telefono lo aveva chiamato premurosamente a casa per sapere come stesse e poi benedirlo. Aveva espresso il desiderio di salire su una delle meravigliose automobili che lì venivano costruite e fare un giro in pista. «Chi mi accompagna?» aveva chiesto con dolce determinazione. Al volante si era messo Piero, che del padre possedeva la gentilezza e la fierezza. E quel papa, in piedi con i capelli spettinati, era sembrato davvero un bambino felice in un giorno di festa. Certo, quando il GV si era trovato di fronte al Titolare, in un giorno caldissimo, qualche scintilla ci fu: gli venne fatto subito capire che lì non poteva “comandare” lui come aveva sempre fatto; che sarebbe stato trattato da par suo, ma nel rispetto di regole – come dire – consone al Luogo. 12
Eppure un po’ si annoiava. Anche “prima” c’erano giorni nei quali non voleva vedere nessuno (non tutti, abbacinati dal suo successo, ne avevano capito fino in fondo i tormenti), ma ce n’erano altri in cui sembrava un bambino quasi goloso. Goloso di calore umano, persino di affetto. Lui che, dietro a quegli occhiali scuri (che aveva portato con sé) pareva voler nascondere i sentimenti. Soprattutto quelli più delicati e fragili, a cominciare dall’amicizia. Già, ma aveva mai avuto un amico vero? Certamente sì. Soprattutto nei primi decenni della sua vita. I compagni di sogni e di avventura, per esempio, scelti con molta – quasi animalesca – attenzione. Degli uomini a cui affidava le sue macchine non era mai stato amico (se non agli inizi): era un lusso crudele che aveva imparato a non potersi permettere. Comunque gli era tornata la voglia di fare due chiacchere. E lì, in quel Luogo senza barriere, di potenziali interlocutori interessanti ce n’erano senz’altro tanti! Il GVT, a onor del vero, gli aveva riservato un trattamento di tutto rispetto, quasi esclusivo: una sorta di 13
ufficio privato, con annessa foresteria. E persino un assistente personale, che si chiamava Francangelo. Era un cherubino di grande esperienza. Aspirava da tempo (diciamo pure da secoli) al titolo superiore di serafino con le ali di prima classe, ma il CdA degli arcangeli non era convinto della sua propensione a dire “bugie a fin di bene” e per questo ne aveva se non stoppato, di certo rallentato la promozione. D’altro canto aveva tutta una vita (celeste) davanti, e sicuramente lo gratificava molto essere considerato l’elemento di fiducia del GV. Il quale, pur con modi tutti suoi, gli voleva bene. E anzi, avendo a sua volta un rapporto molto particolare con la verità, non disprezzava affatto quello che Michele, Gabriele, Raffaele, Barachiele e altri celebri colleghi più rigorosi e austeri, consideravano un difetto. Anche se nel Luogo i titoli erano aboliti, Francangelo chiamava il principale “commendatore”. Oppure “ingegnere”, quando capiva che era meglio marcare un po’ le distanze. Gli bastava immaginarne gli occhi dietro quelle lenti scure o una certa smorfia della bocca per capirne al volo ombre e umori. In fondo lo conosceva da molto tempo: perché è giusto ricordare (da 14
qui il motivo fondamentale per cui era stato scelto) che a lungo ne era stato l’angelo custode. E infatti afferrò al volo il senso di quella malinconia e il suo apparentemente inatteso desiderio di “voler vedere qualcuno”. Già, ma chi? E soprattutto come si poteva fare?
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Stampato per conto di Carlo Gallucci editore srl presso Grafica Veneta spa (Trebaseleghe, PD) nel mese di dicembre 2020
MARINO BARTOLETTI (Forlì, 1949) è uno dei più celebri giornalisti italiani. Ha condotto e
spesso ideato trasmissioni storiche come Il processo del lunedì, La Domenica Sportiva, Pressing, Quelli che il calcio. È stato direttore del “Guerin Sportivo” e dell’Enciclopedia Treccani dello Sport, oltre che delle testate sportive della Rai e di Mediaset. È una delle figure televisive più amate dal pubblico e anche un grande esperto di musica. In particolare della storia del Festival di Sanremo, del quale è stato giurato, opinionista e anche selezionatore delle canzoni in gara. Da qualche anno si è arreso volentieri alle sempre più insistenti richieste di diventare uno scrittore. Con Gallucci ha in corso di pubblicazione la serie per ragazzi La squadra dei sogni. Questo è il suo primo romanzo per tutti.
In copertina Foto dell’autore: © Dante Valenza / Gente Art director: Francesca Leoneschi Graphic designer: Pietro Piscitelli / theWorldof DOT