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L’uragano. I ragazzi della Quercia Storta

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UAO Universale d’Avventure e d’Osservazioni


Sabina Colloredo L’uragano. I ragazzi della Quercia Storta disegni di Sara Not della stessa serie: Fuoco nel bosco SOS Messaggio in mare della stessa autrice: Non chiamarmi strega Quando diventammo streghe ISBN 978-88-3624-658-8 Prima edizione maggio 2022 ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2026 2025 2024 2023 2022 © 2022 Carlo Gallucci editore srl - Roma Pubblicato in accordo con Grandi & Associati, Milano Gallucci e il logo

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Sabina Colloredo

L’uragano I RAGAZZI DELLA QUERCIA STORTA

disegni di Sara Not


I personaggi Devin Ha undici anni e vive negli Stati Uniti. Adora l’Italia e soprattutto le cotolette, il risotto giallo e le lasagne. Va d’amore e d’accordo con la cugina Olivia.

Luca È il fratello maggiore di Devin, ha tredici anni e vuole fare l’avvocato ambientalista. Battibecca di continuo con la cugina Zoe, perché per lui come si fa in America è sempre meglio di come si fa in Italia.

Emma È la mamma di Luca e Devin. Se li è portati avanti e indietro dall’Italia agli Stati Uniti da quando erano in fasce. È insegnante di italiano in un’università americana. Fa jogging ogni mattina.


Olivia Ha dieci anni, ama e comprende più di tutti la natura e gli animali. Forma una coppia indistruttibile con il cugino Devin, che la fa ridere molto con le sue battute.

Zoe Ha quattordici anni ed è un’ambientalista convinta. Compete con il cugino Luca e dice a tutti cosa devono fare. Legge molto, l’unico momento in cui riesce a stare ferma.

Lavinia È la sorella di Emma, mamma delle due ragazze. Vive per le sue figlie, è molto miope e ha una gran paura di tutto. Lei e la sorella sono legatissime e litigano solo per il gusto di fare pace.


Capitolo uno

L’aria tremolava per il gran caldo emettendo un suono che sembrava un lamento: sszzss sszzss. Anche se l’estate scivolava nell’autunno, il sole picchiava come se fosse luglio. E se il Passerotto non ricordava male, anche luglio era stato torrido. Non parliamo di agosto. Afa, siccità e cicale: questo era stata l’estate. Il Passerotto, appollaiato sui rami della Quercia Storta, era costretto ad ascoltarle tutto il santo giorno, le cicale, e non le sopportava. Quella loro voce stridula che non smetteva mai! Lui invece non riusciva più a cantare. Aveva solo una gran sete. Un’arsura insopportabile. E per bere doveva volare sempre più lontano ogni giorno, perché il fiumiciattolo che scorreva vicino al nido si era prosciugato. Poi era stata la volta del torrente. Infine anche il fiume si era

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fatto fangoso e scorreva lento, con una sorta di gorgoglio che metteva tristezza. Perfino il silenzio dell’acqua infastidiva il Passerotto. Per non parlare della mancanza d’ombra. Le foglie erano avvizzite, gialle e secche come in autunno. Gli alberi si lamentavano in continuazione della mancanza di pioggia e dei raggi che rinsecchivano i rami, bruciavano le fronde e inaridivano le radici. Gli uomini la chiamavano siccità. L’unica che resisteva senza lamentarsi era la Quercia Storta. Sorgeva vicino al casale, all’ombra delle sue mura, e forse per questo soffriva il caldo meno degli altri. Era la più anziana. La più saggia. Una veterana del tempo che passa. La Quercia Storta aveva così tanti anni che nessuno si ricordava di averla mai vista piccola. Era sempre stata dov’era, in cima alla collina, forte della sua forza, calma, posata e generosa. Ospitava tutti gli uccelli e gli insetti che le chiedevano asilo. E anche i bambini più piccoli del casale, Devin e Olivia, trovavano posto sotto la sua chioma durante i lunghi pomeriggi di quell’estate soffocante. Si sedevano a gioca-

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re alla sua ombra, oppure semplicemente se ne stavano sdraiati a fissare il cielo e a contare le foglie. Devin e Olivia, rimuginava il Passerotto, erano bambini dolci ed educati. Non l’avevano mai spaventato battendo le mani o facendo richiami stupidi come gli altri esseri umani e neppure cercando di salire sui rami per guardare dentro il nido dove le sue uova palpitavano da giorni. Erano rispettosi e, se solo gli avessero dato un po’ d’acqua invece dei soliti semini, lui sarebbe stato sicuro di sopravvivere. A ogni siccità segue la pioggia. È una legge di natura,

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e la natura non sbaglia mai. Doveva solo resistere un altro po’. Il Passerotto raccolse le ultime forze e spiccò il volo. Doveva trovare ancora qualche filo di paglia e, se era fortunato, una piuma di uccello per rifinire il nido. La sopravvivenza della sua famiglia dipendeva da lui.

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