L’abbraccio piÚ forte Valerio Berruti
A Nina e Zeno, grazie per i vostri abbracci. Non smettete mai di stringervi.
Valerio Berruti L’abbraccio più forte testi di Valerio Berruti e Piero Negri Scaglione traduzione inglese a cura di David Haughton dello stesso artista: Il sentiero Come il vento tra i salici La giostra di Nina ISBN 978-88-9348-990-4 Prima edizione maggio 2020 8 7 6 5 4 ristampa anno 2024 2023 2022
3 2 2021
1 0 2020
© 2020 Carlo Gallucci editore srl – Roma Disegni © 2020 Valerio Berruti Testi © 2020 Piero Negri Scaglione Testi © 2020 Valerio Berruti www.valerioberruti.com g a l l u c c i e d i t o r e . c o m
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L’abbraccio piÚ forte Valerio Berruti
Ossitocina Oxytocin (C43H66N12O12S2)
di / by Piero Negri Scaglione
«Write something poetical» Valerio says to me. He’s an artist, so he wants his bread, but also his roses. He got the bread, but not for himself: it was for the Verduno hospital… 250,000 euros, which have helped to contribute to Piedmont’s response to the emergency. The roses are for everyone: his drawings, the video, the song and this book. The most intense embraces. In other words, I was supposed to write something poetic about embraces. About how we miss them, and how often we will give them when we are finally allowed to touch each other, or not touch each other, like we used to do. But I went to an Italian scientific high school and as a friend of mine says (a friend who is also a famous singer, who writes beautiful and poetic songs), even as an over-fifty I can still tell without a moment’s hesitation whether someone I meet went to a scientific high school or a classical one. If I’d gone to a classical high school I could have thrown in a Latin quotation here, or better still a Greek one, and that would have done the trick (actually, I did find a quotation, and I think it’s a wonderful one, but it wasn’t by someone who went to an Italian classical high school, it was by Martin Buber, a philosopher theologian a long way from classical culture. He wrote that «The world is not comprehensible, but it is embraceable». And my goodness he’s right! Now that we’ve had to try not to embrace each other for a while – and found it incomprehensible – we all know that). But no, I took the scientific road, so my poetic and sentimental education took place in film clubs. I’ve seen a lot of films recently, and seen lots of embraces in them. I observed each one of them. In one of the films that I watched while quarantined, a new character entered and immediately announced «Hi everyone, I’m Olaf and I love warm hugs!» That sounded pretty poetic to me, even if Olaf was a snowman and the film was Frozen. That’s quite a paradox: even a snowman made of ice aches for the kind of warmth that – unless they’re a character in an animated cartoon – would actually melt them. I kept noticing: in almost every film, sooner or later someone embraces someone else. It’s just natural. It’s a human need. I think science confirms that.
«Scrivi qualcosa di poetico» mi dice Valerio, che è un artista, quindi vuole il pane ma anche le rose. Il pane l’ha avuto, non lui ma l’ospedale di Verduno, 250mila euro che hanno aiutato a mettere in piedi parte della risposta piemontese all’emergenza, le rose le abbiamo tutti noi. Sono i suoi disegni, il video, la canzone, questo libro. Gli abbracci più forti. Dovevo scrivere qualcosa di poetico sugli abbracci, insomma. Su quanto ci mancano e quanti ne daremo una volta che ci sentiremo di nuovo liberi di toccarci, o non toccarci, come prima. Ma io ho fatto il liceo scientifico e come dice un mio amico, che tra l’altro è anche un cantante famoso, uno che scrive testi belli e sì, poetici, ancora oggi che ho superato i cinquanta sono in grado di distinguere senza esitare uno che ha fatto lo scientifico da uno che ha fatto il classico. Avessi fatto il classico, me la sarei cavata con un po’ di latino, meglio ancora il greco, una citazione e via (in realtà una citazione l’ho trovata, mi sembra bellissima, ma non è da liceo classico, è di Martin Buber, un filosofo teologo che non fa parte del canone della cultura liceale. Dice: «Il mondo non è comprensibile, ma è abbracciabile». È proprio così, porca miseria, è proprio vero, ora che abbiamo provato a non abbracciarci per un po’ – e a non capirci niente – lo sappiamo tutti). Invece ho fatto lo scientifico e la mia educazione poetica e sentimentale l’ho fatta al cineforum. Ho visto tanti film in questo periodo e ci ho trovato tanti abbracci. Li ho notati tutti. In un film che ho visto in quarantena arriva un personaggio nuovo e dice subito: «Ciao a tutti, io sono Olaf e amo i caldi abbracci». Mi è sembrato tutto abbastanza poetico, anche se Olaf è un pupazzo di neve e il film è Frozen. È bello il paradosso, perfino un omino fatto di ghiaccio brama il calore che – se non fosse un cartone animato – lo farebbe sciogliere. Ci ho fatto caso, in quasi tutti i film c’è qualcuno che si abbraccia, prima o poi. È naturale, è una necessità vitale. Lo dice la scienza, credo. Siccome ho fatto lo scientifico e credo nel metodo ipotetico deduttivo, ho fatto un’ipotesi e l’ho verificata. Come potevo, con i mezzi che
And so, since I went to a scientific high school and I believe in the hypothetical deductive method, I formulated a hypothesis and verified it. As best as I could, with the means available: on the Internet, by reading other people’s researches. That’s where I found the poetry. Real poetry. I discovered that embraces stimulate the production of haemoglobin. They’re good for the blood. They get oxygen to circulate. Virginia Satir, an American psychotherapist who declared that the world can only be healed if families are healed first, has also said that four embraces a day are needed to survive, eight to stay healthy and twelve to grow. Embraces encourage self-esteem (obviously) and discourage depression. They also help – considerably – the production of oxytocin. Oxytocin. I’m not sure whether this is poetic, but it’s an admirable word. And it has an even more admirable chemical formula: C43H66N12O12S2. It contains nine amino acids and is produced by certain glands above our eyes, after which the neurohypophysis, situated more or less in the centre of the head, sends it to the circulatory system, i.e. (more poetically) the bloodstream. The more we embrace the more oxytocin we produce and cause to be produced. Sending it into circulation in two bodies simultaneously… our own and that of the person we’re embracing. Oxytocin is a love hormone. It makes us more altruistic, generous and empathetic. It helps us to trust others and to perceive their emotions, to be more extroverted and more open to new ideas. Professor Sebastian Korb, of the Superior School of Advanced Studies in Trieste, a neuroscientist (hobby: traveling; favourite dish: ćevapčići), has demonstrated that oxytocin helps parents to imitate the expressions on their infants’ faces when they cry. Fathers as well as mothers. So caring behaviour is not a feminine monopoly, as is widely believed. It’s all about oxytocin. Or, if you prefer, oxytocin makes for better dads. Oxytocin has monogamous tendencies. The University of Bonn in Germany demonstrated that heterosexual males who had been administered oxytocin tended to avoid attractive women who were not their companions, while the behaviour of singles did not change. At the same university, a different research project showed that oxytocin inhibits fear centres in the brain. Oxytocin lowers social inhibitory brakes, anxiety and stress. In other words, during the quarantine months a bit more embracing would have done us good. But it was forbidden… especially between strangers. L’abbraccio più forte – or The Most Intense Embrace – is one way of getting around this problem: don’t mention it publically, but this book stimulates the production of oxytocin. (traduzione di David Haughton)
avevo a disposizione: Internet, e le ricerche degli altri. Così ho trovato la poesia, quella vera. Ho saputo che gli abbracci stimolano la produzione di emoglobina. Fanno il sangue buono, portano ossigeno in giro. La psicoterapeuta americana Virginia Satir, quella che sosteneva che il mondo si può guarire solo se prima si guariscono le famiglie, diceva che per sopravvivere sono necessari quattro abbracci al giorno, otto per mantenersi in salute, dodici per crescere. Gli abbracci favoriscono l’autostima (ma questo è ovvio) e sfavoriscono la depressione. Gli abbracci aiutano, e non poco, la produzione di ossitocina. Ossitocina. Non so se sia poetica, però è una bella parola. Ossitocina. Ed è ancora più bella la sua formula chimica: C43H66N12O12S2. È fatta di nove amminoacidi, la producono certe ghiandole che abbiamo sopra gli occhi, poi la neuroipofisi, che sta più o meno al centro della testa, la diffonde nel torrente circolatorio (a proposito di poesia), cioè nel sangue. Più abbracciamo, più ossitocina produciamo e facciamo produrre. E mandiamo in circolo in due corpi alla volta, il nostro e quello di chi abbracciamo. L’ossitocina è l’ormone dell’amore. Ci rende più altruisti, generosi, empatici, più fiduciosi nei confronti del prossimo e più bravi a percepire le emozioni sul volto degli altri, ci fa più estroversi e più aperti a nuove idee. Il professor Sebastian Korb della Scuola superiore di studi avanzati di Trieste, neuroscienziato (hobby: viaggiare; piatto preferito: ćevapčići), ha dimostrato che l’ossitocina facilita l’imitazione delle espressioni di pianto dei neonati. Anche nei maschi. Quindi i comportamenti di accudimento non sono poi così tipicamente femminili come in genere si crede. È tutta una questione di ossitocina. Oppure, se preferite, l’ossitocina rende papà migliori. L’ossitocina rende monogami. L’Università di Bonn, in Germania, ha dimostrato che i maschi eterosessuali che avevano assunto ossitocina tendevano a evitare le donne attraenti che non erano le loro compagne, mentre non cambiava il comportamento dei single. Nella stessa università, un’altra ricerca ha dimostrato che l’ossitocina inibisce i centri della paura del cervello. L’ossitocina abbassa i freni inibitori sociali, l’ansia e lo stress. Insomma, abbracciarci un po’ di più nei mesi di quarantena ci avrebbe fatto solo bene. Però non si poteva, soprattutto tra sconosciuti. L’abbraccio più forte è un modo per rimediare. Non ditelo in giro, ma sembra che anche questo libro faciliti la produzione di ossitocina.
L'Abbraccio più forte The Most Intense Embrace
Il flipbook contiene due sequenze di disegni che, se sfogliate rapidamente, producono l’effetto di un’animazione. Per vedere il movimento sulle pagine dispari, stringi il libro con la mano sinistra dal lato della costa; trattieni le pagine del libro con l’indice e il pollice destri e lasciale poi scorrere velocemente. Inverti le mani per vedere la sequenza di sinistra. The flipbook contains two sequences of drawings which, if viewed rapidly, generate an animation effect. To see the sequence on the odd pages, squeeze the book with your left hand on the side of the spine; hold the pages of the book with your right index finger and thumb, and then quickly slide them. Invert your hands to vew the sequence on the left.
Marisa e Mauro
Alessandro e Matilde
Andrea
Azzurra
Emanuele e Tommaso
Ileana e Beppe
Cecilia e Lorenzo
Alessia e Giulia
Zoe
Francesco, Damiano e Beatrice
Maria Teresa
Il flipbook d’artista di Valerio Berruti a tiratura limitata e numerata per conservare la memoria di un anno incredibile.
Ai tempi del confinamento l’abbraccio più forte è un’emozione.