

Tonino Benacquista Ispirato a fatti irreali




romanzo FR EN ES
Trasgredisci, diamine! Scuoti, sconvolgi, oltraggia! Vivi! Sparisci senza dare spiegazioni, svegliati in una favela, sfida un nemico a duello, vomita in diretta, esplora territori di guerra, portati a letto 1.003 donne, rapina una banca: il campo delle possibilità è infinito! Osa tutto ciò che a noi comuni mortali costerebbe guai seri. Perché tu, se i giudici ti chiedessero che cos’hai da dire a tua discolpa, potresti semplicemente rispondere: “Sono uno scrittore”. Stupore della giuria! Attenuanti, scuse della corte, assoluzione immediata. E se anche ti mandassero in prigione potresti ambire, da vivo, allo status di artista maledetto. Me la immagino la tua reclusione, tutto solo in nove metri quadri: dieci risme di carta, una penna, mille giorni e mille notti, il cuore in rivolta e l’immaginazione senza più freni. Che libro ci tireresti fuori! La fine dei miei guai!
Tonino Benacquista
Ispirato a fatti irreali traduzione dal francese di Sara Prencipe
dello stesso autore, nel marchio Balloon Gallucci: Il grande libro dei record
ISBN 979-12-221-1216-9
Prima edizione italiana maggio 2026 ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2030 2029 2028 2027 2026 © 2026 Gallucci editore srl - Roma
Titolo originale: Tiré de faits irréels © 2025 Éditions Gallimard
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Tonino Benacquista
Ispirato a fatti irreali
romanzo
traduzione di Sara Prencipe
Il romanzo è il paradiso immaginario degli individui, il territorio in cui nessuno detiene la verità, ma tutti hanno il diritto di essere compresi.
Milan Kundera, L’arte del romanzo
Ciò che sembra dirci Cervantes, nel suo libro meraviglioso, è che il contrario della verità non è la menzogna. Il contrario della verità è la ragione.
José Bergamín, Le Clou brûlant
Prologo
In principio, Dio creò il Cielo e la Terra.
Dio disse: «Sia la luce!» E la luce fu.
Separò la terra dagli oceani, poi creò erbe che producono seme e alberi da frutto che producono frutto contenente il seme.
Poi creò i pesci, gli uccelli e tutti gli animali terrestri.
Osservò dunque la delicata armonia che già regnava quaggiù, lo splendore della natura, la dolcezza degli elementi, il ritmo delle stagioni.
Vide una mandria di cavalli galoppare in riva al mare al tramonto. Balene raggiungere i poli cantando. Grandi felini attraversare la savana. Aquile sorvolare vette innevate. Si meravigliò dell’intelligenza degli esseri viventi vedendo delfini parlarsi e scimmie ridere tra loro. Vide una lupa allattare un gattino rimasto orfano, un ratto soccorrere un fratello in difficoltà, una coppia di cigni giurarsi fedeltà, un elefante piangere un compagno. Vide l’eleganza nel movimento del gatto e la dedizione nello sguardo del cane. E Dio vide che tutto ciò era cosa buona.
Eppure Gli restava da compiere il Suo capolavoro, l’Uo-
mo, chiamato a dominare la flora e la fauna e a disporre della Terra come meglio credeva.
E Dio fu colto da un dubbio.
Essendo l’amore, la saggezza, la solidarietà e l’empatia già distribuiti e all’opera, Egli si rese conto troppo tardi che la Sua ultima e cara creatura, non dovendoli più incarnare, avrebbe portato con sé il caos fin dal suo arrivo nel giardino dell’Eden.
Allora Dio cercò un modo per rendere l’Uomo consapevole della bellezza naturale che lo circondava.
E per fargli vedere la complessità del mondo che ormai gli sarebbe appartenuto, così come quella della sua stessa psiche.
E per aiutarlo, soprattutto, a contenere il male che gli restava da compiere.
Allora Dio creò la letteratura.
Forse è proprio per queste ragioni che sono diventato editore.
Domani, per ragioni ben diverse, non lo sarò più.
Ma per ora pranzo con Benoît Clerc, venuto a intrattenermi con il suo motivo di sdegno del momento, come fa con ammirevole regolarità da vent’anni, cioè da quando lo pubblico. Che dire di Benoît, se non che esiste? E intendo dire che esiste in modo più intenso di noi, suoi contemporanei, ed è così che si guadagna da vivere, riportando eventi importanti in volumi di 120 pagine, al ritmo di uno ogni due anni. Per coloro che ancora non lo conoscessero, Benoît Clerc è l’inventore della passione e del lutto, che nessuno ha mai provato prima di lui. Il suo “sì” in municipio è stato molto più solenne del mio, e la morte di sua madre un evento ben più tragico di quella della mia. Mi ricorda quei personaggi di cui seguivamo le avventure nelle collezioni della Bibliothèque verte o rose della nostra infanzia. “Benoît si innamora”, “Benoît diventa papà”, “Benoît scopre che i suoi genitori sono mortali”. Certo, alle grandi tappe della sua vita, come quando
“Benoît divorzia”, lui preferisce dare titoli sobri come Una separazione (copie vendute: 22mila), a mio parere il suo libro migliore. Descrive con perizia una Gisèle umiliata dalle sue bugie, che lei ha tollerato finché lui non le ha rese pubbliche in “Benoît tradisce la moglie” (Gli strappi, 35mila copie), una crudele invettiva contro l’erosione del desiderio, sia maschile che femminile; probabilmente ho deciso di pubblicarlo grazie a quelle pagine, di una precisione disturbante, come un’ode tardiva al corpo dell’altro. A volte però gli mancano le parole per tradurre tutta la gravità dell’esistenza: “Benoît si ammala” (Un bel pasticcio, 3.200 copie), minuzioso resoconto di una mononucleosi descritta come un lungo esaurimento metafisico, non è riuscito a suscitare la compassione di un pubblico abituato a racconti di agonie ben peggiori. Fin dalla lettura del manoscritto avrei voluto dirgli: “Stavolta lascia perdere, Benoît. Qui il tuo ego, di fronte a se stesso in questa grande stanza bianca, non ha nulla da condividere con noi tranne la sua noia, e rendere avvincente la noia non è tra le tue capacità: questo pasticcio resterà soltanto tuo”. E invece l’ho pubblicato, perché non si lascia Benoît a soffrire da solo, e perché sono fedele ai miei autori, anche se talvolta vorrei che alcuni andassero a figliare altrove. Rimpiango però, nel suo interesse come nel mio, di non aver mai avuto il coraggio di dirgli: “Tu che hai saputo rendere pubblici la tua condotta e i tuoi stati d’animo, perché non li sfrutti per scandalizzarci? Se sei riuscito a convincere i lettori che la tua quotidianità fosse immediatamente convertibile in materiale narrativo,
perché non ti concedi qualsiasi stravaganza, in nome di questa impunità letteraria? Perché non mi porti un ‘Benoît alle porte dell’inferno’, il diario dei tuoi eccessi, tutti inqualificabili, a patto di saper trovare le parole? Trasgredisci, diamine! Scuoti, sconvolgi, oltraggia! Vivi! Sparisci senza dare spiegazioni, svegliati in una favela, sfida un nemico a duello, vomita in diretta, esplora territori di guerra, portati a letto 1.003 donne, rapina una banca: il campo delle possibilità è infinito! Osa tutto ciò che a noi comuni mortali costerebbe guai seri. Perché tu, se i giudici ti chiedessero che cos’hai da dire a tua discolpa, potresti semplicemente rispondere: ‘Sono uno scrittore’. Stupore della giuria! Attenuanti, scuse della corte, assoluzione immediata. E se anche ti mandassero in prigione potresti ambire, da vivo, allo status di artista maledetto. Me la immagino la tua reclusione, tutto solo in nove metri quadri: dieci risme di carta, una penna, mille giorni e mille notti, il cuore in rivolta e l’immaginazione senza più freni. Che libro ci tireresti fuori! La fine dei miei guai!”
Guai di cui nessuno dei miei autori, né dei miei collaboratori, sospetta la gravità: è il padre che è in me a rimandare all’ultimo istante il brutale risveglio dei suoi, o il codardo che, dopotutto, so di essere? E pensare che una volta ho rifiutato un romanzo a causa della sua scena d’apertura: una casalinga prepara la colazione al marito. Profumo di caffè, marmellata fatta in casa, camicia stirata. Poi lei va alla posta a ritirare una raccomandata a suo nome: l’uomo che l’aveva appena baciata in fronte chiede il divorzio tramite un avvocato.
Stampato e fabbricato per conto di Carlo Gallucci editore srl presso Grafica Veneta spa (Trebaseleghe, PD) nel mese di maggio 2026

In copertina: © 2018 Gérard Dubois
foto dell'autore di Francesca Mantovani © Editions Gallimard
Art director: Francesca Leoneschi
Graphic designer: Pietro Piscitelli / theWorldofDOT
Bertrand Dumas è un editore, e come tale ha consacrato quarant’anni della sua vita ai libri e alla letteratura, anteponendoli persino ad affetti e amicizie. Negli ultimi tempi però le vendite sono calate e domani la casa editrice dovrà dichiarare fallimento. Bertrand decide di non arrendersi fino all'ultimo: gli resta una notte per trovare un finanziatore, o un benefattore che, come in un romanzo, gli regali un lieto fine. Eccolo allora in pellegrinaggio da un possibile salvatore a un altro, a sfogliare una collezione di individui comici, bizzarri, finti colti, ingrati, mondani: da chi non crede più nel potere della cultura allo scrittore che decide di fraintendere accuratamente ogni parola. Il tempo scorre, il finale della storia della Bertrand Dumas Editore si avvicina…
Tonino Benacquista, con la sua scrittura brillante e ironica, dà vita a una commedia cinica e insieme piena di speranza per chi crede, ancora e sempre, nei libri.
“Con una penna affilata, inventiva e giocosa, Benacquista rende finalmente omaggio alla letteratura”
L E N OUVEL O BS
“Un racconto divertente, mordace e sottile sul ruolo della vera letteratura”
LE FIGARO MAGAZINE