UAO Universale d’Avventure e d’Osservazioni
Roberto Piumini Il ragazzo di fuoco disegni di Serena Riglietti lettering del titolo: Pemberley Pond dello stesso autore: il mare Omi e Cic io, pi Non sta mai ferma Malagna e il gatto voglioso ISBN 978-88-3624-267-2 Prima edizione settembre 2021 ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2025 2024 2023 2022 2021 © 2021 Carlo Gallucci editore srl - Roma Pubblicato in accordo con Grandi & Associati, Milano Gallucci e il logo
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Roberto Piumini
Il ragazzo di fuoco Il romanzo del giovane Foscolo
disegni di Serena Riglietti
A Emanuela Bussolati, gran donna di figure e colori, e buona amica
Cucendo e sgranando
«Niccolò dov’è?» dice la nonna, alzando la faccia dal cucito. «A guardare il mare» risponde Rubina un po’ indispettita, interrompendo il lavoro. Vorrebbe essere anche lei a guardare il mare, ma c’è da riempire di piselli la ciotola, e il mucchio dei baccelli chiusi è ancora più grande di quello degli sgranati. Per la verità, poco prima, il fratello si è seduto accanto a lei, per aiutarla, ma dopo il quindicesimo baccello sgranato si è fermato, ha chiuso gli occhi, ha inspirato profondamente, ha riaperto gli occhi, ha tirato con affetto un lobo della sorella, come gli piace fare, e senza una parola se ne è andato.
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«Ci va sempre più spesso, a guardare il mare» dice la nonna, con lo sguardo allo splendore del cielo orientale, oltre il tetto della chiesa. «Ieri mi ha detto una cosa strana» dice Rubina, riprendendo a sgranare. È brava in quel lavoro: troncare la punta, tirare il filamento, aprire il baccello, spingere i piselli col dito lungo la conca, farli cadere con un leggero crepitio nella ciotola, gettare il baccello vuoto nel mucchio dei vuoti, e prenderne uno dal mucchio dei pieni. La nonna sposta lo sguardo dal cielo alla nipote. «Cosa ti ha detto, Rubina?» «Che va a vedere se la nave di papà ritorna». La nonna fa un sospiro. «Quand’era piccolo, aspettava davvero, tutti i giorni, la nave di papà. Sapeva benissimo che sarebbe arrivata solo dopo un mese, o due, ma la cercava lo stesso con lo sguardo, vicino al molo. Era buffo: si alzava sulla punta dei piedi, metteva la mano a visiera sulla fronte, e restava lì, traballando, a guardare l’orizzonte». Rubina interrompe di nuovo il lavoro, chiude gli occhi, immagina la scena.
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«Adesso, credo che cerchi un’altra cosa» dice la nonna. «Cosa?» «Non lo so. Solo Dio sa dove vanno i suoi pensieri e i suoi desideri, sotto quella zazzera accesa…» Rubina guarda il cielo. «Papà non torna più, adesso…» dice, a voce bassa. Per distrarla dal ricordo, la nonna intona un mormorio di canzone. Ai bambini piace il tono misterioso. Rubina, sgranando, bisbiglia le parole, che conosce a memoria. Non vuole dirle a voce alta, per non rovinare il canto della nonna.
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Sulla prua dello scoglio
Niccolò, o Ugo, come vuole essere chiamato, avanza a salti sugli scogli, scalzo e rapido. Conosce bene quel percorso d’aria, pietra fredda all’ombra e rovente al sole, qui e là bagnata dagli spruzzi delle onde. Già da piccolo, prima che la famiglia si trasferisse a Spalato, lo aveva imparato. Da un anno, dopo la morte del padre, lui e Rubina sono tornati a Zante, con la nonna, mentre la madre è andata a Venezia, per trovare un lavoro e una casa per la famiglia. Ugo ha percorso quella pista di scogli decine di volte, sempre più veloce e sicuro. Una sera, alla poca luce di un quarto di luna, ha sfidato se stesso, e ha cominciato a correre tra i massi. Dopo cinque passi è caduto, ha urtato e sfregato violentemente
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una coscia su uno spigolo di scoglio, e ha imparato che, di notte, il sangue è nero. Dietro, stamattina, con più prudenza, procede Daniele, che ha quasi la sua stessa età. Erano amici già da piccoli, prima della partenza per Spalato, e si sono ritrovati, con molta gioia, dopo quella separazione di tre anni. La corsa da stambecco di Ugo finisce sull’ultimo scoglio, che segna il limite settentrionale della baia del porto. È appena più grosso degli altri, e qualche ninfa marina, di quelle che in antico proteggevano i marinai e i pescatori, fece in modo che la sua cima fosse piatta, appena inclinata verso il mare, regalando un comodo e sicuro riposo a chi sia arrivato fino a lì. Con le gambe contratte per la fatica e il rischio, Daniele arriva alla piccola piattaforma. Ugo è seduto, coi piedi che sporgono oltre il bordo dello scoglio, esposti agli spruzzi delle onde. Daniele ha mezzo anno in più, e mezza spanna di statura in meno dell’amico. Gli siede accanto nel breve silenzio che anche chi abita in riva al mare mantiene sempre quando arriva davanti all’orizzonte marino. Il vento scompiglia i suoi capelli neri, e quelli rossi di Ugo: fiamme di diverso colore che
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sbandierano su due corpi sottili, immobili sulla prua della scogliera. Non proprio immobili, in realtà: come pupille, le teste ruotano adagio, percorrendo con sguardi paralleli, oltre l’azzurro dello stretto, i verdi e i bruni della costa greca. Ugo sposta il ciuffo rosso dagli occhi, tende il braccio, punta il dito. «Vedi laggiù?» «Dove?» «Quel punto della costa che sporge» «Quello scuro?» «Sì, quello: è punta Katakolo. C’è una baia, là dietro, e un porto» «Come lo sai? Ci sei stato?» «L’ho vista su una mappa dell’abate» «Quello che ti racconta le storie degli dèi?» dice Daniele, abbassando gli occhi sulla roccia, dove un granchietto corre qua e là, come per sfuggire al suo sguardo crucciato. Daniele è ebreo, e gli è proibito ascoltare storie di santi cattolici e dèi greci. «Proprio lui. Sai cosa c’è, laggiù, camminando dritti per una giornata?»
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«Cosa c’è?» «Olimpia». Daniele sbircia il profilo dell’amico, che appare e scompare dietro il sipario agitato dei capelli. «Olimpia?» «Una città antichissima. Ogni quattro anni, ci si tenevano i Giochi Olimpici» «Erano cose proibite?» chiede Daniele corrugando di nuovo la fronte. «Erano grandi cerimonie in onore degli dèi, dentro e fuori bellissimi templi, e poi c’erano gare di corsa, di carri, di cavalli, di lancio del disco, del giavellotto, e di salto, e la lotta… Ci andavano gli atleti migliori della Grecia, e non c’erano solo cerimonie e gare, ma anche spettacoli di teatro, musica, danza. E per la durata di quei giochi, tutte le guerre venivano sospese». Lentamente lo sguardo di Daniele si alza, cerca il punto della costa greca, tenta di vedere qualcosa nella fosca piana che s’addentra, oltre la punta di Katakolo, nel Peloponneso. «A parte le cerimonie» dice «mi racconti di quelle gare?» Ugo riempie lentamente i polmoni di vento marino, e comincia a raccontare.
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L’abate Martelaos, nel suo grande studio ombroso, non ha solo mappe della Grecia, o degli Stati d’Europa, ma anche libri di storie di dèi ed eroi, alcuni con illustrazioni. E non ha solo mappe e libri, ma anche una voce che, variando di tono secondo avvenimenti e personaggi, racconta storie e leggende a chi vuole, o può, ascoltarle.
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Ugo ha i capelli rossi e il fuoco nella mente. Vive con la nonna e la sorella Rubina a Zante, isola greca sotto il governo veneziano, alla fine del XVIII secolo. Ed è il capo di una banda di ragazzi e ragazze che giocano a sconfiggere turchi e pirati, fanno teatro di guerra e di Pasqua, spiano e preparano sorprese ai mascalzoni dell’isola. Ugo deve anche tener testa all’amica Zoe e alla piccola Rubina dalla parola pungente. Sente parlare di lontane rivoluzioni, e vede da vicino le violenze che, anche su quell’isola, subiscono gli ebrei. Di queste emozioni Ugo scrive: e sono poesie di un ragazzo che, lo si vede bene, da grande sarà grande poeta.
Non avrei mai immaginato, nemmeno osato sperare, che un ragazzo di dodici anni potesse scrivere un testo così intenso e sapiente.
Consigliato dai ai anni
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