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Il mondo di Lucrezia 9

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Goscinny • Catel

Anne Goscinny

disegni di Catel

«La mamma era nervosa per il mio viaggio a Londra. Non sopporta vedermi crescere!» Una gita scolastica all’estero, l’accoglienza di una ragazza inglese, una strana giornata sui mestieri e il primo litigio con la migliore amica… Tra avventure e sorprese, che fuochi d’artificio per Lucrezia, nell’anno della prima media! Anne Goscinny (1968) è cresciuta in mezzo alle storie di Asterix e del Piccolo Nicolas create dal padre, il grande René Goscinny. Quando i suoi due figli sono diventati grandi, si è dedicata alla scrittura di romanzi, pubblicati con successo in Europa e in Asia. La serie de Il mondo di Lucrezia è scaturita dall’amicizia con l’illustratrice Catel (1964), celebrata coautrice di molti fumetti e albi illustrati. Famosi sono i suoi graphic novel dedicati a donne che nella storia hanno lottato per la libertà e i diritti civili.

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Cosa farò da grande? ISBN 979-12-221-1334-0

Consigliato dai ai anni

9 99

€ 14,90

traduzione di Emanuelle Caillat


UAO Universale d’Avventure e d’Osservazioni


Anne Goscinny

disegni di Catel

Cosa farò da grande?

traduzione di Emanuelle Caillat


Anne Goscinny Il mondo di Lucrezia 9. Cosa farò da grande? disegni di Catel colori di Marie-Anne Didierjean traduzione dal francese di Emanuelle Caillat ISBN 979-12-221-1334-0 Prima edizione italiana settembre 2026 ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2030 2029 2028 2027 2026 © 2026 Carlo Gallucci editore srl - Roma Titolo dell’edizione originale francese: Le monde de Lucrèce 9 © 2023 Éditions Gallimard Jeunesse, Parigi, Francia Gallucci e il logo

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Il mondo di Lucrezia Cosa farò da grande?


A Madeleine du Chatenet


I preparativi

Potrei raccontare decine di volte il mio primo giorno alle scuole medie, e avrei ancora un sacco di cose da dire! Ogni volta che ricomincia la scuola è sempre la stessa storia. La sera prima Georges, il mio patrigno, chiede solennemente cosa voglio per cena, e la mamma mi propone di aiutarmi a preparare i vestiti che indosserò il giorno dopo. «Buonasera, tesori!» ha gridato Scarlett, la mia nonna materna, aprendo la porta di casa con le sue chiavi, subito dopo aver suonato tre volte il campanello. Quando ho sentito i tacchi di Scarlett, sono

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balzata da camera mia come un pupazzo a molla dalla scatola. Georges non ha reagito, perché era troppo occupato in cucina a fare il battuto. La mamma, invece, stava seduta in soggiorno con l’aria assente e il mio gattino Picasso sulle ginocchia. «Scarlett! Evviva, sei arrivata!» ho gridato abbracciandola fortissimo. «Finalmente una persona cortese in questa casa!» si è messa a ridere Scarlett, arrotolandomi la stola di volpe attorno al collo. Le ho subito tirato fuori la sua bottiglia di porto preferita, senza dimenticare gli anacardi. «Sei stata a un funerale, cara?» ha chiesto Scarlett alla mamma entrando in soggiorno. La mamma ha sospirato. «No no, tutto bene…» «Si vede!» ha detto ironica Scarlett. «Proble-

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mi di lavoro? Oppure… peggio! Ti si è rotto un tacco a spillo?» «Non ti preoccupare, Scarlett» ho spiegato. «Ogni anno è la stessa storia!» La nonna mi ha rivolto uno sguardo interrogativo. «Il giorno prima dell’inizio della scuola la mamma è sempre angosciata» ho proseguito. «Assolutamente no!» si è difesa la mamma soffiandosi il naso. Per fortuna il rumore del battuto di Georges ha messo un po’ di allegria. Io lo so che cos’ha la mamma. È triste perché io e mio fratello diventiamo grandi. «Mamma, io sarò sempre la tua stellina, sai?» ho detto abbracciandola. E mi sono accorta che siamo quasi alte uguali, perché lei è un po’ bassina. «Sì, amore mio» ha risposto la mamma tirando su col naso. «Ma mi piaceva così tanto prepararti i vestiti, aiutarti a fare l’astuccio senza dimenticare niente, pensare alla gomma, al righello, al compasso, alle matite colorate, ai…»

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«Il concetto è chiaro!» si è messa a ridere Scarlett. «Comunque sia, propongo di salire in camera di Lucrezia per aiutarla a scegliere un paio di jeans e un paio di sneacker tra tutti i jeans e tutte le sneaker che ha!» A quella prospettiva la mamma ha sorriso, e siamo salite tutte e tre in camera mia. «Cosa devi mettere nello zaino?» ha chiesto la mamma. «Il diario, l’astuccio e dei quaderni» ho risposto dando un po’ di trifoglio a Lady Gaga, la mia tartaruga. «Dovresti portare un vocabolario, è sempre utile il vocabolario» ha dichiarato la mamma. Io e Scarlett siamo scoppiate a ridere. «Ottima idea, tesoro» ha approvato Scarlett. «Se hai intenzione di zavorrare lo zaino di Lulù, in cantina dovrebbe esserci anche un’incudine!» La mamma non ha riso per niente. Guardando teneramente Patrice, il mio orsacchiotto di peluche, ha preso Picasso sulle ginocchia e gli ha fatto promettere di non crescere mai, almeno lui. A me piace un sacco il giorno che precede

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l’inizio della scuola. Ma quello era un grande giorno, perché cominciavano le medie. L’anno scorso, quand’ero piccola, alla scuola primaria avevamo una sola maestra. Adesso avrei avuto un prof per ogni materia. Per fortuna ritrovavo le Line, e anche Rose e Augustin, ed ero sicura che mi sarei fatta un sacco di nuovi amici.

«Vi invito al ristorante!» ha decretato Scarlett. «Così ti distrai un po’, tesoro» ha aggiunto accarezzando i capelli alla mamma. «Grazie, mamma, ma non possiamo. Lulù deve andare a letto presto. Le buone abitudini si prendono fin da subito. Non è assolutamente il caso di uscire quando il giorno dopo c’è scuola». Ovviamente ci sono rimasta male. Ho informato la mamma che non andavo più alla scuola primaria, ma che ero alle medie. I suoi occhi so-

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no diventati lucidi, come quando è commossa e supplica alle lacrime di non tradirla. «Capisco, tesoro» ha ribattuto Scarlett «ma la pizzeria qui all’angolo non è mica una discoteca!» «Allora andateci senza di me» ha dichiarato la mamma. «Per domani ho troppo lavoro». Io e Scarlett ci siamo guardate. Picasso, che capisce tutto anche se è ancora un cucciolo, è andato a fare le fusa sul collo della mamma. «Come vuoi» ha sospirato Scarlett alzandosi. Mi sono seduta accanto alla mamma, e le ho chiesto cosa pensava dei miei vestiti per il giorno dopo. Avevo scelto un paio di jeans neri, una camicetta bianca, una felpa grigia e le sneaker, quelle alte. «Perfetto» ha dichiarato. «Buona idea non farsi notare con colori vivaci. Le scuole medie sono una cosa seria».

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Sono andata da Victor, il mio fratellino, per avvertirlo di non mettersi in pigiama prima di cena. «Victor, Scarlett ci porta a mangiare la pizza!» «Mi dispiace, Lulù, non è possibile» «Non è possibile? Ma quanto sei strambo!? Di solito piangi sempre che vuoi andare in pizzeria, e adesso non ti va?» «È che… mi è appena venuto in mente che prima delle vacanze la maestra ci aveva dato un libro da leggere, e non l’ho ancora letto!» Mi sono seduta per terra, e ho riflettuto accarezzando le lunghe orecchie di Salmì, il coniglio di Victor. Proprio non ci voleva. «Ok, l’hai detto alla mamma?» «Certo che no. Già avrò un sacco di guai con la maestra, non è il caso che la mamma si impicci!» «E hai intenzione di leggerlo stasera?» «E forse tutta la notte!» ha brontolato mio fratello scrollando le spalle con aria abbattuta. Non sono riuscita a trattenermi: «Sei proprio un… un…» ma non ho concluso.

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Aveva avuto due mesi per leggere quel libro, davvero poco serio da parte sua. Ma adesso che sono grande e che vado alle medie, devo imparare a essere paziente e anche indulgente. «Lo so, Lulù» ha fatto Victor con una vocina così flebile, che mi è venuta voglia di abbracciarlo. Ho sentito che mi stavano per sgorgare le lacrime. Mio fratello mi fa arrabbiare, ma quando è triste o in difficoltà mi fa tanta pena. «Ok, avviso Scarlett che andremo in pizzeria un’altra sera» ho sospirato «e il libro te lo leggo io. Leggo molto più veloce di te. Poi te lo racconto, così non se ne accorge nessuno». Lo sguardo di Victor si è illuminato. «Sei la migliore delle sorelle, Lulù!» ha esclamato accendendo la console. «Gioco un po’, poi mi faccio bello!» «Ti fai bello per cosa?» ho chiesto aggrottando le sopracciglia. «Be’, per andare a mangiare la pizza con Scarlett mentre tu leggi il libro!» ha ribattuto mio fratello con un gran sorriso.

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Goscinny • Catel

Anne Goscinny

disegni di Catel

«La mamma era nervosa per il mio viaggio a Londra. Non sopporta vedermi crescere!» Una gita scolastica all’estero, l’accoglienza di una ragazza inglese, una strana giornata sui mestieri e il primo litigio con la migliore amica… Tra avventure e sorprese, che fuochi d’artificio per Lucrezia, nell’anno della prima media! Anne Goscinny (1968) è cresciuta in mezzo alle storie di Asterix e del Piccolo Nicolas create dal padre, il grande René Goscinny. Quando i suoi due figli sono diventati grandi, si è dedicata alla scrittura di romanzi, pubblicati con successo in Europa e in Asia. La serie de Il mondo di Lucrezia è scaturita dall’amicizia con l’illustratrice Catel (1964), celebrata coautrice di molti fumetti e albi illustrati. Famosi sono i suoi graphic novel dedicati a donne che nella storia hanno lottato per la libertà e i diritti civili.

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