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Il fiore del ricordo_completo

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fiore del ricordo angelo di liberto

Al risveglio da un sonno confuso, Lauri scopre che sua moglie Alma è scomparsa. Nessun avvertimento, nessuna spiegazione, nessun indizio. Ha lasciato dietro di sé soltanto un nome, a tormentare la coscienza di Lauri. Chi è Alfredo? L’amante che l’ha persuasa a fuggire, oppure l’uomo che l’ha rapita? Mentre crollano le certezze di un amore che credeva assoluto, totalizzante, ha inizio per Lauri un’odissea nei ricordi, una ricerca a ritroso per afferrare la verità dell’assenza.

In un percorso narrativo ipnotico e sorprendente, Angelo Di Liberto racconta il dubbio, il rimpianto, la nostalgia, il desiderio, mettendo a nudo un cuore innamorato, che neanche il dolore riesce a spezzare.

Via Lattea

Angelo Di Liberto

Il fiore del ricordo

ISBN 979-12-221-1330-2

Prima edizione completamente rivista, maggio 2026

Una precedente versione è stata pubblicata da Centauria, nel 2018, con il titolo

Confessione di un amore ambiguo

ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2030 2029 2028 2027 2026

© 2026 Carlo Gallucci editore srl - Roma

Gallucci e il logo sono marchi registrati

Le citazioni in epigrafe sono tratte da: Alberto Moravia, L’amore coniugale e altri racconti, Bompiani, Milano 1949. Patrick Modiano, Nel caffè della gioventù perduta, trad. it. di Irene Babboni, Einaudi, Torino 2010.

Se non riesci a procurarti un nostro titolo in libreria, ordinalo su: galluccieditore.com

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Angelo Di Liberto Il fiore del ricordo

romanzo

Prefazione

“L’illusionista compie il suo numero, apre la mano e l’oggetto sparisce”.

Come nel rigore di inchiesta di Scott Turow o di Robert M. Pirsig, il percorso di ricerca di Lauri, il chirurgo protagonista del romanzo di Angelo Di Liberto, assume un valore centrale, perché non si limita alla ricerca di prove materiali, ma esplora le ambiguità morali e psicologiche.

Chi indaga diventa anche esploratore dell’animo umano, mettendo in discussione verità apparenti e certezze. La tensione narrativa nasce dal conflitto tra fatti e coscienza, tra fatti e percezioni.

Così, la ricerca e il desiderio di ritrovamento della persona amata diventano un dinamismo etico in cui ogni scoperta rivela fragilità, responsabilità e complessità delle relazioni sociali, mostrando come la verità sia spesso stratificata e problematica.

La lingua segue la ricomposizione del percorso in un tessuto di più voci e di più velocità e in una alternanza di dialogo e meditazione.

L’indagine prende forma durante il viaggio, si tempera nel mare abissale del flusso di coscienza, si risolve nel teatro, trasformandosi in una confessione filosofica in movimento.

Lo spazio diventa mentale oltre che geografico, l’incontro tra personaggi non solo fonda una trama, ma anche una mappa concettuale che conduce sulle tracce della verità.

Il finale compie il destino di ambiguità preannunciato, mentre figura l’arte come veicolo di chiarezza che scaturisce e origina dall’itinerario personale dello scrittore e del suo protagonista.

Wanda Marasco, vincitrice del Premio Campiello 2025

Il fiore del ricordo

Ad Alma, ovunque sarai io sarò.

A Carlo e a quella libertà nel Burren, che ci diede, che ci fece.

Due tempi distinti

“Ma amare, talvolta, vuol anche dire non capire; perché se è vero che c’è una forma di amore che implica comprensione, è pur vero che ce n’è un’altra, più passionale, che rende ciechi sulla persona amata”.

Prima

«Alfredo».

Mi sento scuotere appena. Ho gli occhi impastati dal sonno.

«Alfredo».

Riconosco la tua voce. Mi solletica i peli del braccio. Mi sono addormentato subito dopo cena, di fianco, con il viso rivolto dal tuo lato per guardarti. Come ogni sera da quando ci siamo sposati.

«Mmm…» faccio uno sforzo per risponderti.

Sto ancora dormendo, e mi fa un po’ male la testa per via di quell’incidente di due sere fa.

Sbuffi, poi prendi l’aria, poi la consumi tutta quanta per domandare, ansiosa: «Dov’è il mio tailleur grigio?»

La tua mano si sostituisce alla voce. Mi serri il polso con un filo spinato a cinque punte. Non metto a fuoco il tuo viso. Ho la bocca secca, dovrei bere. Di solito tengo una bottiglia sul comodino: «Dove vuoi che sia? Nell’armadio in corridoio».

Sembro raffreddato. Le parole sono uscite dal naso con una nota baritonale. Ti faccio segno di passarmi l’acqua.

Abbandoni in fretta il mio braccio, giri intorno al letto e me la porgi, poi lasci la stanza. Sento i tuoi passi, il suono dei tacchi sui tasti del parquet. Bevo un sorso per ammorbidire le labbra e sciogliere la lingua.

C’è odore di pioggia, eppure avevo chiuso l’imposta prima di andare a letto. Non ho voglia di controllare.

Ci penserai tu. L’umidità è nemica della china, rovina i tuoi disegni. E non tiene la piega dei tuoi capelli. In quest’ordine.

I temporali ti angosciano perché irrompono all’improvviso, e finiscono nel mare. «Tutto finisce in mare» mi hai detto una volta.

Chiudo gli occhi, mi avvolgo tra le coperte e mi riaddormento convinto di avere confuso le tue parole. Se così non fosse, direi che non stai bene: tu non devi andare da nessuna parte in piena notte, e io non mi chiamo Alfredo.

Angelo Di Liberto , autore di romanzi e racconti, in rete ha fondato la comunità di lettori consapevoli “Billy, il vizio di leggere – il gruppo” e ha dato vita a “Modus legendi”, l’iniziativa che porta in classifica nazionale autori e libri di qualità. Con Gallucci ha pubblicato i libri per ragazzi Lea e Il coraggio di Giovanni (sul giovane Falcone, con la prefazione di Maria Falcone). Ha vinto il Premio nazionale di cultura Isola di Pino Fortini 2018.

Copertina: Sebastiano Barcaroli Studio

Illustrazione: © Shutterstock

Foto dell’autore: © Silvia Gallo Stampino

«Quest’attesa è asfissiante. Un’unica cosa me la rende sopportabile: la speranza che lei torni. Se il mattino ha ancora un senso è perché vivo per quel ritorno».

“Un puzzle, una storia d’amore, un giallo? Questo e molto altro: un romanzo inquietante e raffinato, che ti inchioda fin dall’inizio e non ti lascia più”

Amélie Nothomb

“L’indagine prende forma durante il viaggio, si tempera nel mare abissale del flusso di coscienza, si risolve nel teatro, trasformandosi in una confessione filosofica in movimento”

Marasco

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