REGGIE NAUS
Una mattina Michael si sveglia e dalla finestra vede una nuova casa… che in realtà somiglia più a un veliero. Nella sua via si è trasferita una famiglia di pirati! I lupi di mare mostrano strane abitudini: infilzano il cibo con un pugnale e hanno scavato un fossato in cui nuota un pescecane da guardia. Michael però è entusiasta e non vede l’ora di fare amicizia con Billy, il figlio dei vicini. Purtroppo, non tutti gli abitanti del quartiere sono altrettanto ben disposti verso i nuovi arrivati… soprattutto da quando una serie di furti ha sconvolto la loro tranquillità. «se qui i ragazzini giocano ai pirati, io allora gioco ai ragazzini, perché sono un pirata!» disse billy. michael sgranò gli occhi. «come-come? un pirata? non ci credo neanche un po’!»
REGGIE NAUS reggie naus (Uden, Paesi Bassi, 1973) fin da bambino voleva essere un pirata, ma poi ha scoperto di soffrire il mal di mare. Perciò ha cominciato a scrivere storie, e si è talmente divertito che è diventato un amatissimo autore di libri per ragazzi! I pirati della porta accanto è illustrato da mark janssen (Eijsden, Paesi Bassi, 1974), un artista eclettico che realizza disegni per giornali, riviste e soprattutto libri per adulti e ragazzi.
Consigliato anni dai ai
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UAO Universale d’Avventure e d’Osservazioni
Reggie Naus I pirati della porta accanto disegni di Mark Janssen traduzione dal nederlandese di Davide Trovò ISBN: 978-88-3624-312-9 Prima edizione italiana settembre 2021 ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2025 2024 2023 2022 2021 © 2021 Carlo Gallucci editore srl - Roma Titolo dell’edizione originale nederlandese: De piraten van hiernaast Testo e disegni © Reggie Naus e Mark Janssen, Uitgeverij Ploegsma, 2011
This publication has been made possible with financial support from the Dutch Foundation for Literature. Opera pubblicata con il sostegno della Fondazione Nederlandese per la Letteratura. Stampato per conto di Carlo Gallucci editore srl presso Rotolito spa (Pioltello, MI) nel mese di settembre 2021
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Reggie Naus
I pirati della porta accanto
disegni di Mark Janssen traduzione di Davide Trovò
Nuovi vicini
Era sera e Michael si infilò a letto. Aveva la luna storta. L’indomani sarebbero cominciate le vacanze estive. In realtà avrebbe dovuto essere contento, ma quell’anno era tutto diverso. Martin, il suo migliore amico, si era trasferito. Nei primi tempi gli aveva inviato un messaggino di tanto in tanto, ma poi più niente. In altre parole, quell’estate Michael non avrebbe avuto nessuno con cui giocare! Come se non bastasse, proprio quel giorno papà aveva ricevuto brutte notizie: non sarebbero potuti andare da nessuna parte perché c’era troppo da fare al lavoro. Per la prima volta in vita sua, Michael non era in vena di vacanze estive. Forse avrebbe potuto rimanere a letto fino alla ripresa delle lezioni.
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Non che la scuola lo entusiasmasse, ma almeno là non si annoiava a morte! Si tirò il lenzuolo fino al mento e chiuse gli occhi. Nel cuore della notte si svegliò. Da fuori proveniva un baccano tremendo. C’era il temporale. Michael sentiva i tuoni e il vento che dal mare soffiava sulla città. All’improvviso un lampo rischiarò l’intera stanza. Lui però non aveva paura dei temporali. Lì sulla costa, dove abitava da sempre, erano piuttosto frequenti. Chiuse gli occhi e si riaddormentò. Il mattino seguente fu svegliato dai raggi del sole che tentavano di farsi strada tra le tende. La tempesta sembrava passata. Michael tuttavia fece finta di niente. Dell’estate e del sole che splendeva forte e caldo non ne voleva proprio sapere. Avrebbe potuto benissimo essere inverno. Mostrò la lingua alla luce del mattino e si nascose sotto il lenzuolo.
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Tutto inutile, non era affatto stanco e presto il caldo divenne insopportabile. Aveva la fronte madida di sudore. «No» brontolò. «Non è estate. È inverno!» Si sforzò di rimanere a letto, ma cominciava a mancargli l’aria. Con un gesto di stizza gettò via il lenzuolo e saltò giù dal materasso. Andò alla finestra per chiudere meglio le tende. Forse così quell’odioso sole se ne sarebbe rimasto fuori! Mentre afferrava le tende, lanciò un’occhiataccia oltre il vetro. La sua camera si trovava su un lato della casa e dava sul terreno dei vicini, che se ne erano andati qualche tempo prima. La loro vecchia abitazione era stata demolita e al suo posto per alcune settimane Michael non aveva visto che una nuda distesa di sabbia. Ora però sembrava che finalmente i nuovi vicini avessero cominciato a costruire un’altra casa. Ma da dove erano saltati fuori? Quando Michael si era coricato la sera prima non c’era ancora niente di niente!
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Sentiva il rumore di seghe e martelli e notò assi dappertutto. Qua e là erano sparse grandi casse di legno, alcune chiuse, altre aperte. Qualcuno stava scavando un fosso attorno al perimetro. Michael si arrese. Faceva troppo caldo per dormire, oltretutto i nuovi vicini lo incuriosivano. Si vestì e scese le scale. In casa regnava ancora il silenzio. Da un momento all’altro, i suoi genitori si sarebbero alzati per andare al lavoro. Michael sarebbe rimasto tutto il giorno da solo. Per fortuna lo consideravano grande abbastanza. Dopotutto via dei Gerani si trovava in un quartiere tranquillo e lui era abituato a starsene per conto suo. Uscì di casa e la brezza marina gli soffiò sul viso. La strada di Michael si affacciava sulla spiaggia e sul mare. Secondo papà tutti avrebbero voluto abitare in via dei Gerani, per questo era un quartiere tanto esclusivo. Eppure Michael avrebbe preferito che fosse un po’ meno signorile. Non succedeva mai nulla di interessante e non ci abitava nessun altro ragazzino.
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Fece un tratto di marciapiede e si fermò a osservare il cantiere dei vicini. Che strano! Non si vedeva neanche un mattone; anzi, la casa veniva costruita con assi di legno che parevano già vecchie e consunte. Da qualche parte tra le pareti si udiva qualcuno cantare. Sul fosso che circondava la casa era stata posata una passerella e nello scavo c’era un tubo da giardinaggio da cui zampillava acqua. Era tale e quale al fossato di un castello! «Ciao, vicino» disse a un tratto una voce accanto a lui. Michael si girò a guardare e vide al suo fianco un ragazzino. Aveva più o meno la sua età, indossava un paio di calzoncini e una maglietta a righe e sulla testa aveva annodato un fazzoletto rosso. Sembrava un pirata… «Ciao» rispose Michael lanciandogli un’occhiata dubbiosa. «Ti sei trasferito qui?» L’altro annuì. «Mi chiamo Billy». Michael fece un cenno a sua volta. «Io Michael». Per qualche istante si guardò attorno impac-
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ciato. Non sapeva bene che cosa avrebbe dovuto dire. «Da dove vieni?» chiese dopo che erano rimasti per un po’ a fissare quella casa strampalata. Billy sventolò la mano verso il mare e disse: «Da qualche parte là in mezzo». Michael diede un’altra occhiata al fazzoletto sulla testa del ragazzino. «Perché sei vestito così strano?» chiese. «Stai giocando ai pirati?» Billy lo guardò perplesso. «Giocare ai pirati? Che vuol dire?» Per un attimo Michael pensò che stesse scherzando, ma Billy aveva l’aria serissima. «Quando fai finta di essere un pirata… si dice giocare ai pirati!» spiegò. «Che giochi strani si fanno da queste parti» disse Billy scuotendo la testa. «Giocare ai pirati! No, mi sa che io giocherò ai ragazzini». Dopodiché si piazzò accanto a Michael, nella stessa identica posizione. «Che stai facendo?» chiese Michael stupito.
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«Che stai facendo?» lo scimmiottò Billy. «Non fare lo stupido» disse Michael. «Non faccio… Volevo dire: non fare lo stupido» disse Billy. Poi si mise a ridere. «Se qui i ragazzini giocano ai pirati, io allora gioco ai ragazzini, perché sono un pirata!» Michael sgranò gli occhi. «Come-come? Un pirata?» Billy annuì e si guardò attorno annoiato. A Michael venne da ridere. «Non ci credo neanche un po’» «Pazienza» disse Billy con un’alzata di spalle. In quel momento Michael udì qualcuno cantare sul tetto della curiosa abitazione. Quindici uomini sulla cassa del morto, io-ho-ho, e una bottiglia di rum! Alzò lo sguardo e vide un uomo che camminava lassù in cima con in spalla alcune tavole. Aveva lunghi capelli neri, una barbetta ispida e un cappello a tesa larga con una grande piuma. «È mio papà» disse Billy.
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Michael fissava quel tizio in preda allo stupore. Che stesse giocando pure lui ai pirati? «Billy!» gridò l’uomo dal tetto. «Vieni a darmi una mano, razza di pelandrone! Dobbiamo ancora issare la bandiera e bracciare i pennoni!» Poi si bloccò e posò lo sguardo su Michael. «Cosa vedono i miei occhi? Hai già conosciuto i vicini, eh?» «Buongiorno» disse educato Michael. «Io…» «Salite un attimo!» gridò il padre di Billy. «Così non ci tocca starnazzare come tre gabbiani col mal di mare!» «Vieni» disse Billy e Michael lo seguì sulla passerella. Nella casa non c’era ombra di scale, ma il padre di Billy si aggrappò a una fune e con un salto atterrò a un palmo dai piedi di Michael. Non ce lo vedeva proprio suo papà a fare una cosa simile! «Piacere di conoscerti, giovanotto!» disse l’uomo porgendo la mano a Michael. «Sono il capitano Hector Spingarda. E Billy si è già presentato». Michael gli strinse la mano con un certo ti-
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more. «Mi chiamo Michael Brugman. Abito qui accanto». Il capitano Spingarda guardò la villetta di Michael. «Beh, una casetta niente male per un piccolo mozzo come te!» «No» si affrettò a dire Michael. «Ci abito con i miei genitori». Il capitano si voltò portandosi la mano alla bocca. «Betsie! Nonno! Venite quaggiù! Abbiamo visite!» Michael vide una signora con una chioma di riccioli biondi sbirciare da sopra le assi. «Ciao!» lo salutò la donna, dopodiché afferrò una fune e prese a calarsi goffamente. Michael notò che era molto in carne e che indossava un vestito all’antica, come quelli che si vedono in certi film. «Sono la mamma di Billy» disse una volta scesa. «Mi fa piacere che sei passato. A Billy non guasterebbe avere qualche amichetto». Billy distolse lo sguardo, seccato. «È per lui che abbiamo deciso di stabilirci qui» proseguì la signora Spingarda. «La vita da pirata non si addice a un ragazzino».
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Billy alzò le spalle e rivolse lo sguardo al mare. «Fosse per me, tornerei indietro oggi stesso». Il padre guardò da sopra la spalla e annuì. «Anch’io, ragazzo, ma la nave è andata in malora e i porti di pirati ormai scarseggiano. È tempo di ammainare le vele» «Quando sarò grande avrò una nave tutta mia» disse Billy. «Così tornerò a vivere per mare». Il capitano scoppiò in una risata fragorosa. «E dove troveresti l’equipaggio, sentiamo? Ormai i pirati sono praticamente spariti!» Poi diede ai due ragazzini una pacca sulla spalla talmente forte che per poco non caddero faccia in avanti. «Adesso però bisogna darsi da fare! La casa va finita, perché tutto questo lavoro comincia a scocciarmi. E sapete bene che cosa succede quando mi scoccio!» «Che cosa?» domandò Michael. «Si mette a giocare con la pistola» disse la signora Spingarda. «Esercitazione, la chiama lui. Noi dobbiamo lanciare in aria bottiglie vuote e lui le colpisce standosene pancia all’aria
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sull’amaca. Poi a chi tocca raccattare i vetri rotti? Alla sottoscritta». «Rum!» proruppe una voce dall’alto. «Cos’è stato?» chiese Michael spaventato. «È il nonno» disse Billy. «Abita anche lui con noi». «Rum!» tuonò di nuovo la voce. «Rum!» «Sì, sì, adesso arrivo» disse la signora Spingarda e cominciò a frugare in una delle casse. «Il nonno ha vissuto mille avventure» disse il capitano. «Era il corsaro più temibile dei Sette mari. Al confronto Barbanera era un pupetto. Ora però non è più un giovincello, quindi può anche trascorrere la vecchiaia in tranquillità con noi». «Rum!» All’improvviso, da dietro le assi fece capolino un vecchio decrepito. Aveva il viso coperto di cicatrici e lunghi capelli grigi che spuntavano da sotto un cappello da pirata. Nonno Spingarda portava una benda nera su un occhio e gesticolava come un forsennato con un uncino di ferro. «Rum!» sbraitò ancora una volta. Poi di
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colpo spiccò un balzo e piombò con un tonfo nell’acqua del fossato. «Sempre la stessa storia» borbottò il capitano Spingarda allungandosi per recuperare il nonno annaspante. «Tuoni e fulmini!» imprecò il vecchio. «Acqua!» Si mise a sputacchiare a destra e a manca come se avesse bevuto qualcosa di stomachevole. «Eccoti il rum, nonno» disse la signora Spingarda porgendogli una bottiglia. Il nonno sorrise di gioia e buttò giù una gran sorsata. Michael intanto assisteva alla scena un po’ confuso. «Beh, ehm…» disse infine. «Benvenuti nel quartiere, allora».
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Una mattina Michael si sveglia e dalla finestra vede una nuova casa… che in realtà somiglia più a un veliero. Nella sua via si è trasferita una famiglia di pirati! I lupi di mare mostrano strane abitudini: infilzano il cibo con un pugnale e hanno scavato un fossato in cui nuota un pescecane da guardia. Michael però è entusiasta e non vede l’ora di fare amicizia con Billy, il figlio dei vicini. Purtroppo, non tutti gli abitanti del quartiere sono altrettanto ben disposti verso i nuovi arrivati… soprattutto da quando una serie di furti ha sconvolto la loro tranquillità. «se qui i ragazzini giocano ai pirati, io allora gioco ai ragazzini, perché sono un pirata!» disse billy. michael sgranò gli occhi. «come-come? un pirata? non ci credo neanche un po’!»
REGGIE NAUS reggie naus (Uden, Paesi Bassi, 1973) fin da bambino voleva essere un pirata, ma poi ha scoperto di soffrire il mal di mare. Perciò ha cominciato a scrivere storie, e si è talmente divertito che è diventato un amatissimo autore di libri per ragazzi! I pirati della porta accanto è illustrato da mark janssen (Eijsden, Paesi Bassi, 1974), un artista eclettico che realizza disegni per giornali, riviste e soprattutto libri per adulti e ragazzi.
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