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La dieta anti-Alzheimer. Ricette per la salute del cervello

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specializzato in demenza, è direttore del Banner Sun Health Research Institute, uno dei più rinomati istituti di ricerca sull’Alzheimer. Ricercatore in neurologia presso la University of Arizona College of Medicine di Phoenix, è autore del volume The Alzheimer’s Answer e ha curato il volume Palliative Care for Advanced Alzheimer’s and Dementia. rante Sanctuary di Camelback Mountain, è stato copresentatore dello show Worst Cooks in America su Food Network, ha partecipato a The Next Iron Chef, The Best Thing I Ever Ate e Chopped All-Stars.

Fabio Piccini, medico e psicoanalista membro ordinario dell’International Association for Analytical Psychology (iaap), ha dedicato la maggior parte della sua carriera allo studio e al trattamento della patologia del comportamento alimentare. Ricercatore in Scienza della nutrizione presso la Facoltà di Medicina dell’Università Politecnica delle Marche, è autore di numerosi articoli e testi tra cui Anoressia, Bulimia, Binge Eating Disorder, Pane al pane e vino al vino, La dieta più antica del mondo.

La dieta anti-alzheimer

Ricette per la salute del cervello

Alzheimer: un’epidemia prevenibile Prevenire l’Alzheimer con l’alimentazione La malattia di Alzheimer: che cosa dice la scienza • che cos’è la malattia di alzheimer? • alimenti o integratori? • vitamine del complesso b e cervello • antiossidanti e prevenzione dei danni cellulari

La malattia di Alzheimer rappresenta nei Paesi occidentali la principale causa di deterioramento cognitivo. La ricerca oggi è focalizzata sulla prevenzione e in particolare sullo studio di un’appropriata terapia dietetica, che ha dimostrato di essere la migliore strategia per contrastare l’insorgere della patologia. In questo libro – unico nel suo genere nel panorama editoriale italiano – un neurologo e uno chef suggeriscono un vero e proprio ricettario per la prevenzione dell’Alzheimer a tavola, facendo ricorso alle informazioni validate dagli studi scientifici più recenti. 100 ricette deliziose, salutari e di facile esecuzione, che aiutano anche a proteggere il cuore e a preservare la linea, proponendo uno stile alimentare dalle forti influenze mediterranee e asiatiche, in grado di soddisfare anche i palati più raffinati.

€ 14,90

Ricette per la salute del cervello

LA DIETA ANTI-ALZHEIMER

Beau MacMillan, chef presso il risto-

edizione italiana a cura di FABIO PICCINI

SABBAGH • MACMILLAN

Marwan Sabbagh, neurologo e geriatra

LIBRERIA

La nuova dieta mediterranea che nessuno conosce

MARWAN SABBAGH BEAU MACMILLAN

LA DIETA ANTI-ALZHEIMER Ricette per la salute del cervello LIBRERIA

Abitudini alimentari per proteggere la salute • bevande • prima colazione • spuntini e antipasti • zuppe • insalate e sandwich • piatti principali • verdure, cereali e legumi • condimenti e salse

Risorse utili per famiglie e pazienti


specializzato in demenza, è direttore del Banner Sun Health Research Institute, uno dei più rinomati istituti di ricerca sull’Alzheimer. Ricercatore in neurologia presso la University of Arizona College of Medicine di Phoenix, è autore del volume The Alzheimer’s Answer e ha curato il volume Palliative Care for Advanced Alzheimer’s and Dementia. rante Sanctuary di Camelback Mountain, è stato copresentatore dello show Worst Cooks in America su Food Network, ha partecipato a The Next Iron Chef, The Best Thing I Ever Ate e Chopped All-Stars.

Fabio Piccini, medico e psicoanalista membro ordinario dell’International Association for Analytical Psychology (iaap), ha dedicato la maggior parte della sua carriera allo studio e al trattamento della patologia del comportamento alimentare. Ricercatore in Scienza della nutrizione presso la Facoltà di Medicina dell’Università Politecnica delle Marche, è autore di numerosi articoli e testi tra cui Anoressia, Bulimia, Binge Eating Disorder, Pane al pane e vino al vino, La dieta più antica del mondo.

La dieta anti-alzheimer

Ricette per la salute del cervello

Alzheimer: un’epidemia prevenibile Prevenire l’Alzheimer con l’alimentazione La malattia di Alzheimer: che cosa dice la scienza • che cos’è la malattia di alzheimer? • alimenti o integratori? • vitamine del complesso b e cervello • antiossidanti e prevenzione dei danni cellulari

La malattia di Alzheimer rappresenta nei Paesi occidentali la principale causa di deterioramento cognitivo. La ricerca oggi è focalizzata sulla prevenzione e in particolare sullo studio di un’appropriata terapia dietetica, che ha dimostrato di essere la migliore strategia per contrastare l’insorgere della patologia. In questo libro – unico nel suo genere nel panorama editoriale italiano – un neurologo e uno chef suggeriscono un vero e proprio ricettario per la prevenzione dell’Alzheimer a tavola, facendo ricorso alle informazioni validate dagli studi scientifici più recenti. 100 ricette deliziose, salutari e di facile esecuzione, che aiutano anche a proteggere il cuore e a preservare la linea, proponendo uno stile alimentare dalle forti influenze mediterranee e asiatiche, in grado di soddisfare anche i palati più raffinati.

€ 14,90

Ricette per la salute del cervello

LA DIETA ANTI-ALZHEIMER

Beau MacMillan, chef presso il risto-

edizione italiana a cura di FABIO PICCINI

SABBAGH • MACMILLAN

Marwan Sabbagh, neurologo e geriatra

LIBRERIA

La nuova dieta mediterranea che nessuno conosce

MARWAN SABBAGH BEAU MACMILLAN

LA DIETA ANTI-ALZHEIMER Ricette per la salute del cervello LIBRERIA

Abitudini alimentari per proteggere la salute • bevande • prima colazione • spuntini e antipasti • zuppe • insalate e sandwich • piatti principali • verdure, cereali e legumi • condimenti e salse

Risorse utili per famiglie e pazienti


La dieta anti-Alzheimer Ricette per la salute del cervello

Marwan Sabbagh - Beau MacMillan Edizione italiana a cura di Fabio Piccini


©2014 Academia Universa Press – Edizioni Plan – Milano, Italy www.edizioniplan.it info@edizioniplan.it Titolo originale: The Alzheimer’s Prevention Cookbook. Recipes to Boost Brain Health ©2012 The Crown Publishing Group, divisione di Random House LLC Edizione italiana a cura di Fabio Piccini Foto: Caren Alpert, Leo Gong, Shutterstock

I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento totale o parziale con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotostatiche) sono riservati per tutti i Paesi. È vietata la riproduzione, anche parziale, o a uso interno didattico, con qualsiasi mezzo, non autorizzata. Prima edizione: maggio 2014 Nell’eventualità che illustrazioni di competenza altrui siano riprodotte in questo volume, l’editore è a disposizione degli aventi diritto che non si sono potuti reperire. L’editore porrà inoltre rimedio, in caso di cortese segnalazione, a eventuali non voluti errori e/o omissioni nei riferimenti relativi. Nel rispetto della normativa vigente sulla trasparenza nella pubblicità, le immagini escludono ogni e qualsiasi possibile intenzione o effetto promozionale verso i lettori. ISBN 978-88-8871-963-4 Stampa presso Grafiche Flaminia – Trevi (PG) – Maggio 2014 – 14.83.281.0


Indice Alzheimer: un’epidemia prevenibile di Fabio Piccini

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Prevenire l’Alzheimer con l’alimentazione

12

La malattia di Alzheimer: che cosa dice la scienza

21

1 •

Che cos’è la malattia di Alzheimer?

22

2 •

Alimenti o integratori?

34

3 •

Vitamine del complesso B e cervello

42

4 •

Antiossidanti e prevenzione dei danni cellulari

48

5 •

L’infiammazione, ovvero come spegnere il fuoco che brucia il cervello

64

6 •

I grassi non sono tutti uguali

78

7 • L a

dieta mediterranea: una protezione completa contro l’Alzheimer

Ricette per la salute del cervello

92 99

La nuova dieta mediterranea che nessuno conosce di Fabio Piccini

100

Abitudini alimentari per proteggere la salute

104

8 •

Bevande

109

9 •

Prima colazione

125

10 •

Spuntini e antipasti

137

11 •

Zuppe

153

12 •

Insalate e sandwich

165

13 •

Piatti principali

185

14 •

Verdure, cereali e legumi

2 07

15 •

Condimenti e salse

229

Risorse utili per famiglie e pazienti

24 4

Ringraziamenti

24 6

Note e riferimenti bibliografici

24 8

3


Alzheimer: un’epidemia prevenibile di Fabio Piccini

Le cause dell’Alzheimer

L

a malattia di Alzheimer è attualmente la principale causa di deterioramento cognitivo tra gli abitanti dei paesi occidentali, dove è responsabile di oltre il 75% dei casi di demenza diagnosticati. La sua prevalenza nella popolazione adulta è andata costantemente aumentando nel corso degli ultimi cinquant’anni e, se manterrà gli attuali tassi di crescita, ci si aspetta che entro il 2047 si sarà quadruplicata. Per capire meglio gli estremi del problema, basti pensare che circa il 50% degli individui con un’età superiore agli 85 anni - che attualmente costituiscono il segmento di popolazione maggiormente in crescita - soffre di Alzheimer. L’Alzheimer è una malattia le cui cause sono riconducibili a molti fattori diversi. Nelle forme ad esordio precoce sono stati identificati tre diversi geni che pare predispongano gli individui che ne sono portatori a sviluppare la malattia nella sua forma maggiormente aggressiva. Fortunatamente questa predisposizione interessa meno del 5% dei casi diagnosticati, nel restante 95% paiono entrare in gioco altri fattori tra i quali, oltre all’età e al sesso femminile, vi sono il fatto di soffrire di iper-insulinemia (la cosiddetta sindrome metabolica), sovrappeso e diabete di tipo 2 (fattori, questi ultimi, in gran parte dipendenti dallo stile di vita). L’Alzheimer è una patologia devastante dal punto di vista fisico, ma estende i suoi effetti anche all’ambito sociale, in quanto è capace di alterare gravemente il benessere dei pazienti e dei loro familiari, costringendoli spesso ad internare i loro cari in strutture protette (ormai sempre più sature), i cui disagi e i cui costi finiscono per rendere la situazione familiare ancora più pesante della malattia in se stessa. Nonostante questo, dell’Alzheimer si parla poco e mal volentieri e viene spesso sottodiagnosticato dagli stessi medici di famiglia. Se chiediamo all’uomo comune quali siano le cause dell’Alzheimer, molto probabilmente ci risponderà che si tratta di una malattia genetica o di un disturbo della vecchiaia senza saper dire molto di più. Né saprà spiegare come mai determinate popolazioni siano più colpite di altre. Né saprà perché negli ultimi decenni la prevalenza della malattia sia andata crescendo in maniera esponenziale.

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Alzheimer: un’epidemia prevenibile

In realtà, se consideriamo che tutto il mondo occidentale pare affetto da una epidemia ingravescente di obesità, di insulino-resistenza1 e diabete di tipo 2 - che abbiamo visto essere concause della malattia - è logico aspettarsi che negli anni a venire, visto il progressivo aumento dell’età media della popolazione, l’incidenza della malattia di Alzheimer sia destinata ad aumentare proporzionalmente. Del resto, anche solo cinquant’anni or sono, era considerata rara. Oggi invece, quasi chiunque ha un familiare - o conosce qualcuno - che soffre di questa sindrome e, se consideriamo che non stiamo parlando di una malattia infettiva, ma di una condizione neurodegenerativa legata a cattive abitudini di vita, questo significa che ci deve essere qualcosa di terribilmente sbagliato nel nostro modo di vivere. Di solito problematiche quali l’obesità, l’intolleranza glicemica, l’iperinsulinemia e il diabete di tipo 2 vengono trattate come entità separate e curate sequenzialmente, dimenticando che in realtà si tratta di patologie strettamente collegate tra loro e che si manifestano in maniera simultanea nell’ambito di una condizione che è la sindrome metabolica (anche detta insulino-resistenza). Capire tutto questo ha un’importanza fondamentale nella prevenzione di una malattia come l’Alzheimer. Si è visto infatti - in numerosi studi epidemiologici - che il fatto di essere sovrappeso ed insulino-resistenti a un’età di 50-60 anni aumenta di molto il rischio di soffrire di Alzheimer in vecchiaia. E tutto ciò non è affatto strano se si pensa che la lesione anatomo-patologica di base responsabile dei danni di questa malattia consiste nell’accumulo nel sistema nervoso centrale di una proteina amiloide glicosilata (capiremo più avanti nel testo di cosa si tratta) da cui originano una serie di placche e di grovigli di fibrille. Queste lesioni inducono successivamente una reazione infiammatoria che finisce per diventare autoaggressiva e che distrugge progressivamente le cellule del cervello portando infine a morte il paziente (non dimentichiamo che l’Alzheimer si situa tra le prime dieci cause di morte per gli abitanti del mondo occidentale). Ma da dove nascono la sindrome metabolica e il diabete? E perché negli ultimi decenni queste patologie si sono diffuse in modo esponenziale tra gli abitanti del mondo occidentale? Vengono chiamate “malattie del progresso”, ma che cosa significa esattamente questa definizione? 1 Con il termine insulino-resistenza (che è sinonimo di sindrome metabolica o sindrome X) si intende la bassa sensibilità delle cellule all’azione dell’insulina, il che può portare negli anni a sviluppare un diabete mellito di tipo 2. La causa più comune di questa patologia risiede in un’alimentazione troppo ricca di carboidrati raffinati e in una scarsa attività fisica. L’attuale prevalenza della sindrome tra gli adulti italiani è del 27%. Il che significa che un italiano su tre non ha le risorse metaboliche sufficienti ad assumere la quantità e il tipo di carboidrati comunemente raccomandati nelle linee guida nutrizionali.

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La dieta anti-Alzheimer

Potremmo anche chiederci: come mai noi occidentali sembriamo ammalarci (e morire) di malattie che in altre parti del mondo sono pressoché sconosciute? Se andiamo a vedere la classifica delle principali cause di morte nel nostro settore del mondo scopriamo che sei su dieci dipendono da patologie che sarebbero assolutamente prevenibili mediante semplici modifiche dello stile di vita. Scopriamo inoltre che queste patologie (stiamo parlando di ictus, infarto, cancro, diabete, insufficienza renale, Alzheimer) sono più o meno tutte correlate tra loro anche per quanto riguarda le cause predisponenti, i fattori scatenanti e di mantenimento. E tra queste troviamo naturalmente anche l’Alzheimer. Al momento attuale, possiamo dire con ragionevole certezza che l’Alzheimer è una malattia che ha stretti legami con una alterazione del metabolismo dei grassi e degli zuccheri e con alcune problematiche cardiovascolari, pertanto tutti gli sforzi fatti per trattare e/o prevenire queste patologie influiranno positivamente anche su una diminuzione globale del rischio di contrarre l’Alzheimer. Sappiamo inoltre che buona parte dei danni attribuibili a questa malattia possono essere prevenuti o attenuati controllando i livelli di ossidazione e di infiammazione cellulare e dunque che ogni strategia mirante a ridurre queste condizioni non potrà che ripercuotersi positivamente sui suoi sintomi o sulla probabilità di esserne colpiti.

Una proposta innovativa Da tutte queste considerazioni muove il ragionamento dei due autori di questo libro, un neurologo ed uno chef, i quali vogliono insegnare al lettore che “noi siamo quello che mangiamo” e di conseguenza che “prevenire è meglio che curare”. È noto infatti che il modo migliore per prevenire insulino-resistenza, obesità e diabete di tipo 2 consiste nel modificare le proprie abitudini alimentari e il proprio stile di vita. Lo stesso è vero quando si desidera diminuire i livelli di infiammazione o di ossidazione cellulare. Tutte cose che - se realizzate - aiutano a proteggere il cervello dal rischio di sviluppare l’Alzheimer. L’aspetto interessante di questo libro è scoprire che è possibile aumentare i livelli alimentari di antiossidanti e di antinfiammatori senza per questo sacrificare il gusto del cibo. Questo è importante perché non stiamo parlando di una dieta dimagrante da seguire per qualche mese, ma di una vera e propria modifica permanente del proprio stile alimentare che non potrebbe essere mantenuta a lungo qualora non venisse considerata più che soddisfacente (a differenza della maggior parte delle cosiddette “diete”). Un piacevole 6


Alzheimer: un’epidemia prevenibile

effetto collaterale di questo tipo di alimentazione è che, essendo più ricca di nutrienti che non di calorie, porta con sé anche un utile effetto dimagrante e, essendo molto ricca di prodotti freschi, in particolare verdure e frutta, aiuta a ridurre la quantità totale di sostanze coloranti, conservanti e di altri additivi nocivi che vengono spesso aggiunti ai cibi di origine industriale (e che rientrano tra i fattori predisponenti allo sviluppo di molte “malattie del progresso”). La cosa strana, a mio modo di vedere, non è tanto che gli autori abbiano deciso di scrivere un libro del genere, quanto piuttosto che nessuno avesse pensato di farlo prima. Se facciamo una rapida ricerca sulle principali librerie online italiane, scopriamo che esistono molti libri sull’Alzheimer, ma pochissimi tra questi sono dedicati alla prevenzione e nessuno tratta dettagliatamente di alimentazione. Questo è perlomeno strano in un paese come l’Italia dove i libri (e le trasmissioni televisive) dedicano davvero tantissimo spazio a tali argomenti e dove, nonostante esistano decine di trasmissioni televisive dedicate alla cucina, non ce n’è nemmeno una dedicata alla cucina salutare (o “preventiva” di certe malattie). Anzi, guardando la maggior parte di questi programmi, si ha l’impressione opposta, ovvero che le ricette proposte non siano affatto protettive della salute, ma casomai il contrario. È un vero peccato, perché questo tipo di trasmissioni è molto seguito e potrebbe essere una facile occasione per divulgare un po’ di nozioni utili a quel 27% di italiani, che attualmente - stando alle statistiche dell’Osservatorio Italiano di Cardiologia - soffre di sindrome metabolica ed è pertanto a rischio di sviluppare, con il passare degli anni, patologie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e Alzheimer. Si provi ad immaginare che impatto avrebbe sulle abitudini alimentari degli italiani (e sulla prevenzione di queste patologie) una sola stagione di “Master Chef ” dedicata esclusivamente a questo argomento, con gli chef che insegnano ai telespettatori come modificare le loro ricette preferite in favore di una cucina appetitosa ma ricca di antiossidanti e antinfiammatori, povera di grassi saturi di origine animale e di zuccheri (e carboidrati raffinati) e con poco sale aggiunto. Tutte cose ben note, ma che verrebbero in questo modo memorizzate dai telespettatori in maniera assolutamente pratica ed efficace. Perché nessuno abbia ancora pensato ad un format del genere rimane un mistero. Questo ci riporta all’importanza di disporre finalmente di un libro che finora mancava nel panorama editoriale italiano e che è destinato a diventare un nuovo standard di riferimento nell’ambito della prevenzione della malattia di Alzheimer, come del resto è già accaduto nel mercato statunitense. Le ricette proposte dagli autori fanno ampio ricorso a frutta, verdura e spezie (tutti alimenti facilmente reperibili nei mercati italiani molto più che nella maggior parte di quelli statunitensi) pertanto questo tipo di cucina sarà molto gradita anche ai vegetariani, cui insegnerà sicuramente nuovi trucchi per rendere ancora più salutari le loro abitudini (nella mia esperienza ho incontrato molti vegetariani in sovrappeso o obesi). Vi è spazio naturalmente anche per piatti a base di carne, o di pesce sia di mare e sia di fiume (il cui consumo viene ampiamente caldeggiato). E vi sono naturalmente anche ricette per la colazione e la preparazione di dolci e dessert. Insomma tutto il necessario per un menù completo in grado di soddisfare i palati più diversi e raffinati.

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La dieta anti-Alzheimer

Come prevenire diabete e insulino-resistenza Non manca quasi nulla (vi sono pure le raccomandazioni per un utilizzo appropriato del vino), ma a mio parere un argomento necessiterebbe di un ulteriore approfondimento, o meglio un’abitudine che potrebbe essere utilmente integrata con lo stile alimentare suggerito dagli autori ma che purtroppo il libro non affronta, forse temendo un “conflitto di interessi” con la sua finalità, che è quella di essere un “libro di cucina”. Mi spiego meglio. Per funzionare a dovere, il corpo umano necessita di un approvvigionamento costante di energia che è necessaria per alimentare tutte le reazioni biochimiche indispensabili alle funzioni metaboliche delle cellule di cui esso è composto. La “moneta energetica” per eccellenza del corpo umano, l’unica cioè da cui le cellule traggono l’energia che serve a far funzionare ogni reazione, è il glucosio. Perché il corpo possa funzionare a dovere è pertanto necessario che venga mantenuto ad ogni costo un flusso stabile di glucosio nel sangue (la cosiddetta glicemia). Per ottenere questo risultato esistono fondamentalmente due modi: il primo è introdurre glucosio mediante gli alimenti, mentre il secondo consiste nel produrre il glucosio che serve utilizzando scorte energetiche precedentemente accumulate2. Nel primo caso diremo che il metabolismo si trova in uno stato insulino-dipendente in quanto l’insulina è l’ormone responsabile dell’assorbimento del glucosio a partire dalla digestione degli alimenti. Nel secondo caso diremo che il metabolismo è in uno stato glucagone/ GH-dipendente in quanto glucagone e ormone della crescita (GH sta per Growth Hormone) sono i due ormoni responsabili della produzione di glucosio a partire dalle scorte di glicogeno muscolare e di grasso. La prima evenienza si verifica quando ci alimentiamo ad intervalli regolari, la seconda quando lasciamo a digiuno il corpo per un po’ (come avviene durante il sonno). Possiamo dire pertanto che il corpo - dal punto di vista metabolico - si trova di solito o in uno stato di nutrizione o in uno stato di digiuno. Se il digiuno non si protrae per più di otto-dodici ore, i livelli di glucosio vengono mantenuti stabili grazie alla glicogenolisi3. Dalle dodici alle ventidue ore di digiuno subentra invece la gluconeogenesi (questo è stato dimostrato con raffinati studi di spettrofotometria a risonanza magnetica)4. Questo significa che se non si assumono alimenti per più di dodici ore il corpo inizia a distruggere le proprie scorte di grasso onde mantenere stabili i livelli glicemici (cominciate a capire dove voglio arrivare?). Quando invece si mangia in continuazione e in eccesso, come purtroppo accade alla maggior parte degli abitanti dei paesi occidentali (e a circa il 40% degli italiani), l’organismo viene riempito continua2 I depositi di energia di scorta cui l’organismo può attingere consistono nel glicogeno (uno zucchero complesso che è accumulato nei muscoli e nel fegato) e nel grasso. Quando si rende necessario disporre di glucosio è possibile ottenere glucosio dal glicogeno mediante un processo chiamato glicogenolisi, oppure produrlo a partire dai trigliceridi (ottenuti dal grasso per lipolisi) mediante un processo chiamato gluconeogenesi. In caso di estrema necessità è possibile utilizzare la gluconeogenesi anche a partire da aminoacidi ottenuti dalle proteine muscolari mediante un processo chiamato proteolisi. 3 L’unico glicogeno che può essere utilizzato a questo scopo è quello contenuto nel fegato in quanto i muscoli non dispongono dell’enzima necessario a produrre glucosio destinato ad essere immesso nel sangue, ma sono in grado di usare il glicogeno accumulato soltanto per le loro specifiche necessità metaboliche. Questo spiega perché ben presto l’organismo è costretto a ricorrere ad un altro meccanismo per procurarsi il glucosio che gli serve. 4 Rothman DL, Magnusson I, Katz LD et al. “Quantitation of hepatic glycogenolysis and gluconeogenesis in fasting humans with 13C NMR”. Science 1991; 254: 573-6

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Alzheimer: un’epidemia prevenibile

mente di glucosio e questo genera uno stato metabolico dominato dall’insulina, in quanto quest’ultima è l’ormone che serve a far assorbire il glucosio alle cellule. L’insulina però non si limita a questo, ma fa anche in modo che il glucosio in eccesso rispetto alle spese metaboliche correnti non venga buttato via ma accumulato - sotto forma di glicogeno o di grasso - allo scopo di costituire una riserva in caso di digiuno. Il fatto che venga preferita l’una o l’altra di queste due vie metaboliche dipende semplicemente da questioni di priorità e di spazio. Dato che il glicogeno è la miglior riserva di glucosio, l’insulina per prima cosa ordina alle cellule del fegato e del muscolo di accumulare glicogeno. Dopo che i depositi di glicogeno sono stati riempiti, il glucosio che resta finisce a rimpinguare i depositi di grasso i quali, come tutti sappiamo, hanno capienza pressoché illimitata. Quando il nostro metabolismo è dominato dall’insulina, il corpo si trova quindi in modalità di accumulo e si predispone al sovrappeso e all’obesità. Dato che l’insulina porta all’accumulo di grasso bianco, essa genera (in maniera diretta o indiretta) anche stati infiammatori, aumento della pressione arteriosa, stress cardiocircolatorio e anomalie a diversi organi e sistemi, pertanto dopo qualche anno di questo regime il corpo cerca di mettere in atto un meccanismo di compenso allo scopo di limitare i danni. È così che nasce l’insulino-resistenza, un innalzamento della sensibilità dei recettori cellulari dell’insulina che ha lo scopo di proteggere le cellule da questa secrezione eccessiva. Quando le cellule divengono insulino-resistenti non lasciano più entrare al loro interno il glucosio, quest’ultimo resta nel sangue, la glicemia si eleva e si verifica una malattia chiamata diabete. Allo sviluppo del diabete consegue un ulteriore stress ossidativo per le cellule e un ulteriore aumento della risposta infiammatoria, cui fa seguito lo sviluppo di malattie cardiovascolari, della malattia di Alzheimer e di alcune forme cancerose. Ecco perché mangiar troppo e male accorcia la vita. Se vogliamo invertire questo meccanismo senza dover far ricorso a pillole esiste un solo metodo: mangiare meglio e un po’ meno e/o mangiare più raramente. Per quanto detto poc’anzi questi semplici rimedi attuati in successione - o in maniera alternata - sono in grado di invertire quasi completamente il processo dell’insulino-resistenza anche se questo è già in fase avanzata. Il trucco consiste nel provocare uno shift da un metabolismo basato sulla produzione di insulina a uno basato su quella di glucagone e ormone della crescita, che sono i due ormoni che predominano sulla scena metabolica quando il corpo non viene alimentato abbastanza frequentemente da essere in grado di mantenere stabile la glicemia con le sole scorte alimentari. 9


La dieta anti-Alzheimer

Le regole del digiuno intermittente Vi sono però casi in cui questi accorgimenti non sono sufficienti ad ottenere i risultati desiderati a causa dell’eccessiva progressione delle alterazioni patologiche già in atto. La ricerca ha dimostrato che in queste situazioni è necessario ricorrere ad un metodo ancora diverso: il digiuno intermittente, il quale è in grado di ridurre i livelli di insulina in maniera assolutamente superiore rispetto ai precedenti5. Il digiuno intermittente consiste nell’astenersi volontariamente dall’assumere qualsiasi tipo di cibo o di bevanda contenente calorie per un lasso di tempo che va dalle 16 alle 24 ore al massimo. I metodi che si possono usare per ottenere questi risultati sono essenzialmente due: • digiunare per un giorno intero (24 ore); • digiunare per una quantità di tempo variabile dalle 16 alle 20 ore. Entrambi questi metodi possono essere messi in pratica con frequenze diverse nel corso della settimana. La scelta dell’uno o dell’altro, come pure della frequenza relativa dei digiuni, dipende essenzialmente dagli scopi per cui si decide di intraprendere questo schema nutrizionale, dalle proprie abitudini di vita e dalle abitudini individuali. Questa strategia, indipendentemente dagli altri effetti metabolici del digiuno, sembra in grado di influire positivamente sulla longevità sia del corpo sia del cervello6. Particolarmente affascinante, dato che stiamo parlando di Alzheimer, è il fatto che gli studi più approfonditi sugli effetti del digiuno intermittente siano stati messi in atto proprio da un ricercatore che si interessa specificamente di invecchiamento del cervello e che è attualmente il neuroscienziato più citato dalle riviste di neurologia: il prof. Mark P. Mattson7. A lui sono infatti da attribuire gli studi più autorevoli ed avveniristici che sono stati realizzati in questo ambito scientifico8. Secondo Mattson il digiuno intermittente e la restrizione calorica sono i due metodi più affidabili per garantire la longevità e la salute cognitiva. Ho discusso approfonditamente le diverse strategie di digiuno intermittente nel mio libro La dieta più antica del mondo9 e concordo pienamente con Mattson nel confermare l’assoluta efficacia di questo 5 Halberg N, Henriksen M, Soderhamn N et al. “Effect of intermittent fasting and refeeding on insulin action in healthy men”. Journal of Applied Physiology 2005; 99(6): 2128-46. Ed anche: Klein S, Sakuray Y et al. “Progressive alterations in lipid and glucose metabolism during short-term fasting in young adult men”. American Journal of Physiology Endocrinology and Metabolism 1993; 265(5): 801-6. 6 Kassi E, Papavassiliou AG. “Could glucose be a proaging factor?” Journal of Cellular and Molecular Medicine 2008; 12(4): 1194-8. 7 Si veda questa intervista rilasciata al giornalista Gary Taubes: http://archive.sciencewatch.com/ana/st/alz2/11julSTAlz2Matt/ 8 Martin B, Mattson MP, Maudsley S “Caloric restriction and intermittent fasting. Two potential diets for successful brain aging”. Ageing Res. Rev. 2006 August; 5(3), 332-353. (articolo reperibile al link http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2622429/) 9 Piccini F, La Dieta Più Antica Del Mondo. Baldini Castoldi e Dalai. Milano 2013.

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Alzheimer: un’epidemia prevenibile

metodo associato ad uno stile nutrizionale come quello suggerito in questo testo (ricco di alimenti di origine vegetale, di olio extravergine di oliva e pesce con molte spezie e aromi ricchi di poteri antinfiammatori e antiossidanti), in quanto io stesso - oltre a consigliarlo ai miei pazienti - lo applico personalmente da diversi anni. Le ricette proposte da Sabbagh e MacMillan rappresentano il piano alimentare attualmente più sicuro (e scientificamente validato) per la prevenzione del deterioramento cognitivo e della malattia di Alzheimer e che - se associate ad un qualsiasi protocollo di digiuno intermittente unitamente ad una supplementazione con acidi grassi omega-3 e acido folico - possono addirittura costituire un innovativo protocollo terapeutico per i casi di malattia di Alzheimer in fase iniziale, come dimostrato dai più recenti studi condotti al National Institute on Aging dal gruppo di ricerca diretto da Mark P. Mattson10. E per finire vi ricordo che, dato che i cambiamenti nel cervello iniziano decine di anni prima dell’emergere dei sintomi della malattia, ogni modifica che mettiamo in atto oggi può dare origine a grandi miglioramenti negli anni a venire. Ed è pertanto importante cominciare prima possibile a seguire regole alimentari salutari se si desidera mantenere sani nel tempo il proprio corpo ed il proprio cervello. 10 Mattson MP, “Pathways towards and away from Alzheimer disease”. Nature, 2004 August 5; 430(7000): 6311-639. Reperibile al link: http://www.ncbi. nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3091392/

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Prevenire l’Alzheimer con l’alimentazione di Marwan Sabbagh

La diffusione della malattia

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e avete preso in mano questo libro è molto probabile che lo abbiate fatto in quanto siete stati testimoni delle devastazioni che l’Alzheimer ha provocato in una persona che amavate - forse si trattava di vostro padre, o forse di vostra madre, o magari di un vostro fratello o di una sorella - ed ora guardate con terrore alla possibilità di trovarvi voi stessi in quella situazione. Non siete i soli. L’Alzheimer rappresenta attualmente una delle maggiori sfide per la salute del ventunesimo secolo e i numeri che descrivono la malattia peggiorano anno dopo anno. Stando alla Alzheimer’s Association - nei soli Stati Uniti - vi sono attualmente 5,4 milioni di persone cui è stata diagnosticata la patologia cui si aggiungono altri 22 milioni di malati sparsi nel resto del mondo. Negli Stati Uniti questi pazienti necessitano dell’assistenza quotidiana di quasi 14,9 milioni di persone (in gran parte familiari). E stando alle statistiche fornite dalla Alzheimer’s Association i quasi 15 milioni di “badanti” consumano risorse di tempo che se venissero impiegate sotto forma di lavoro retribuito varrebbero circa 202 miliardi di dollari all’anno. Peraltro a questi mancati guadagni vanno aggiunte le ulteriori spese per la propria salute cui tali persone vanno incontro per il solo fatto di dover accudire i pazienti; spese che, solo nel 2010, sono state calcolate in circa 7,9 miliardi di dollari. Teniamo presente che molti di loro devono anche prendersi cura - nel frattempo - di altri membri della famiglia, perciò sono stati definiti con il triste epiteto di “generazione sandwich”. L’essere costretti a prendersi cura allo stesso tempo di familiari più giovani e più vecchi di loro fa sì che abbiano meno tempo di preoccuparsi del proprio benessere e questo è comprensibile ma potenzialmente rischioso. Il risultato è che molti di loro vanno incontro ad una serie di problemi di salute, prima fra tutti la depressione. Vista la rapidità con cui la popolazione dei baby-boomers sta attualmente invecchiando, la malattia di Alzheimer, che costituisce attualmente la sesta causa di morte negli Stati Uniti, non potrà che colpire un numero sempre maggiore di persone col passare del tempo. Secondo alcune stime è probabile che affliggerà quasi un ottavo delle persone appartenenti a questa generazione. Nei primi sei anni del nuovo secolo, mentre le morti attribuibili a ictus, cancro della prostata, cancro del seno, infarto e HIV sono diminuite, quelle causate da malattia di Alzheimer sono aumentate di circa il 66%. Quasi un americano su dieci nella fascia di età superiore ai 65 anni soffre di una qualche forma di demenza ed ogni anno circa 100.000 persone muoiono a causa di questa patologia.

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Prevenire l’Alzheimer con l’alimentazione

L’Alzheimer è così diffuso che quasi ognuno di noi ha un parente che ne soffre o conosce qualcuno la cui vita è stata drasticamente cambiata dal doversi prendere cura di un familiare affetto da questa malattia. I costi totali sostenuti per la cura dell’Alzheimer nel 2011 ammontano a circa 183 miliardi di dollari, con un aumento di circa 11 miliardi rispetto all’anno precedente. Tali numeri sono destinati ad aumentare se non faremo qualcosa per cercare di proteggere la salute a lungo termine del nostro cervello.

Conoscere per prevenire Purtroppo al momento non esiste alcuna cura specifica per questa malattia. Una volta che la diagnosi è stata fatta (e questo accade raramente nelle prime fasi della malattia), la medicina è in grado di fare ben poco per arrestarne la devastante progressione. Le opzioni terapeutiche sono attualmente molto limitate e se anche le terapie sono in grado di migliorare un po’ la sintomatologia, esse non hanno alcun reale effetto sulla malattia. Ma le notizie non sono soltanto negative e sono qui per dirvi che vi sono alcuni passi semplici e concreti che ciascuno di noi può fare per evitare di andare ad ingrossare le fila dei pazienti affetti da malattia di Alzheimer e ad aumentare le statistiche che la riguardano. Nonostante esistano fattori di rischio non modificabili, siamo comunque in grado di batterci per ritardare lo sviluppo della malattia, e uno dei metodi più efficaci che si conoscono consiste nel ripensare il modo in cui ci nutriamo. Proprio così. Mangiare diversamente può aiutare il nostro cervello a funzionare meglio e in ultima analisi tener lontano l’Alzheimer. Vi sembra troppo bello per essere vero? Un numero crescente di studi prospettici pubblicati negli ultimi anni ha dimostrato che una maggior assunzione di determinati cibi - quelli ricchi di vitamine del complesso B (particolarmente B6, B12 e folati), antiossidanti, antinfiammatori e acidi grassi polinsaturi - si correla con un minor rischio di contrarre la malattia. Stiamo dicendo che alimenti comuni, da molti già utilizzati in cucina, possono essere l’arma migliore nella battaglia contro le demenze e contro il declino cognitivo del cervello. E se questo non fosse già da solo sufficiente a convincervi ad agire, vi informo che questo tipo di alimentazione aiuta anche a tener lontano obesità, malattie cardiovascolari, molti tumori e una serie di altre patologie che sono tutte correlate alla malattia di Alzheimer. L’idea che sta dietro questo libro è semplice. La conoscenza aiuta a proteggersi. In particolare

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La dieta anti-Alzheimer

la conoscenza delle più recenti scoperte scientifiche ci conferisce il potere di mettere in atto cambiamenti che possono modificare la nostra vita. Solo riuscendo a capire certe scoperte - come ad esempio i danni che i radicali liberi possono causare al cervello ed al resto del corpo, o i legami tra diabete e malattia di Alzheimer - vi sentirete in grado di salvaguardare la salute del vostro cervello. Lo scopo di questo libro è proprio darvi la possibilità di fare passi concreti nella prevenzione della malattia, aiutandovi così a ridurre il rischio di contrarla. Dato che i cambiamenti nel cervello iniziano decine di anni prima dell’insorgenza dei sintomi, ogni modifica che mettiamo in atto oggi può dare origine a grandi miglioramenti negli anni a venire. Non voglio dire che conquistare questa consapevolezza sia un processo semplice, assolutamente! Specie quando c’è ancora così tanto che non sappiamo e quando le conoscenze cambiano così rapidamente. Siamo bombardati ogni giorno da nuove e talora contraddittorie informazioni e i continui aggiornamenti possono essere dispersivi anche per quanti come me hanno dedicato la vita allo studio dell’Alzheimer.

L’importanza della dieta Sebbene siamo ancora lontani dal comprendere in maniera definitiva in che modo genetica e ambiente interagiscano tra loro nel causare i cambiamenti del cervello che si associano all’Alzheimer, disponiamo già di informazioni utili in grado di salvarci la vita. Di fatto la ricerca proveniente dalla Scienza della Nutrizione ha identificato una serie di comportamenti legati al consumo di cibo che paiono abbassare la probabilità che un individuo possa sviluppare deficit cognitivi come pure la malattia di Alzheimer. Queste sono proprio le informazioni che intendiamo condividere con i lettori di questo libro. In qualità di medico, neurogeriatra, specialista in demenze e direttore delle ricerche di un importante istituto di istruzione e ricerca, sono coinvolto ogni giorno in studi che finiscono per fare notizia sulle pagine dei giornali e sui media. Insieme ad eminenti colleghi ho passato decenni a cercare di scoprire le cause, le terapie e le strategie preventive della malattia di Alzheimer. Avendo partecipato a dozzine di studi clinici e di ricerca sia sull’Alzheimer sia su altre malattie degenerative del cervello umano, so esattamente quanto confusivi possano risultare tali dati. Ecco un’altra delle ragioni per cui ho deciso di scrivere questo

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Prevenire l’Alzheimer con l’alimentazione

libro: per distillare la ricerca più aggiornata sulle relazioni esistenti tra dieta ed Alzheimer in una serie di indicazioni semplici che possano essere comprese e messe in pratica da chiunque. Come medico debbo confrontarmi ogni giorno con i danni che la malattia di Alzheimer causa nei pazienti che ne sono affetti e con le paure ed il senso di sconforto che colpiscono i loro familiari. Le persone, in particolare coloro che fanno parte di quell’enorme corte che assiste i pazienti, mi chiedono spesso cosa fare per evitare di cadere esse stesse vittime della malattia. Ho cercato di rispondere a questa domanda nel mio primo libro (The Alzheimer’s Answer: Reduce Your Risk and Keep Your Brain Healthy) che parlava di aspetti correlati alla riduzione del rischio, ma senza scendere nei dettagli in merito all’importante questione della dieta. Medici e ricercatori consigliano da tempo di attenersi a diete particolari allo scopo di prevenire molte patologie quali ad esempio le malattie cardiovascolari, l’ipercolesterolemia, l’ipertensione arteriosa, il diabete e il cancro. Dunque perché non fare lo stesso con l’Alzheimer? E così ho deciso di scrivere un libro che spiegasse alla gente in che modo la dieta può diminuire - o viceversa aumentare - i rischi di contrarre la malattia e quali cambiamenti nelle scelte dei cibi possono essere messi in atto per ottenere benefici a lungo termine sia per il nostro cervello sia per il nostro corpo.

Che cosa sappiamo sull’Alzheimer Mentre le neuroscienze continuano ad avanzare, ci rendiamo conto che più cose impariamo a proposito del funzionamento del cervello e più diviene chiaro che ciò che mangiamo può avere un impatto importante nella nostra battaglia contro l’Alzheimer e contro le demenze in generale. E dato che ci sono tuttora degli enormi buchi neri nelle nostre conoscenze in merito, inizierò con il mettere a fuoco ciò che sappiamo per certo. Ad esempio, sappiamo che le diete ricche in grassi saturi e povere di antiossidanti e vitamine sono correlate all’insorgenza della malattia di Alzheimer. Sappiamo che, anche se una persona ha una genetica che la predispone a contrarre l’Alzheimer, è possibile ritardare di molti anni l’insorgenza dei sintomi della malattia. Ciò è possibile grazie all’adozione di misure preventive quali le modifiche delle abitudini dietetiche in quella fase della vita che è compresa tra i trenta e i sessant’anni. Anche un modesto ritardo nell’insorgenza dei sintomi significherebbe un enorme risparmio di risorse per l’intero sistema sanitario nazionale; se soltanto potessimo ritardare di un solo anno l’insorgenza dei nuovi casi di Alzheimer, questo permetterebbe di ridurre del 5% la prevalenza della malattia entro il 2030. Al contrario se non facciamo nulla per fermare questa marea crescente di nuovi casi, nel 2050 da 14 a 16 milioni di americani saranno affetti da Alzheimer. Ciò permette agli esperti in politiche sanitarie di calcolare che - in assenza di modifiche all’attuale trend di diffusione della malattia essa costerà alle casse del paese la mirabolante cifra di 1000 miliardi di dollari.

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La dieta anti-Alzheimer

Mentre i ricercatori sono da tempo a caccia di terapie innovative per la malattia manifesta, vi è un crescente consenso sul fatto che prevenire l’Alzheimer sia una strategia di gran lunga preferibile al tentare di curarlo una volta che si sia sviluppato. Ecco perché abbiamo dedicato tanta attenzione agli effetti dell’alimentazione sul cervello; perché la dieta rimane uno dei fattori più semplici da modificare per quanto riguarda lo stile di vita, a partire da subito, per chiunque voglia provarci. Vi sono ovviamente delle riserve e alcune di esse sono piuttosto serie. Ad esempio il fatto che la prevenzione è un tipo di intervento molto più difficile da valutare rispetto ad un trattamento terapeutico, ed è ben noto che l’industria farmaceutica si è dimostrata molto più abile nel trattare sintomi che non nel guarire malattie. Mentre potrebbe essere necessario attendere decenni prima di trovare una cura per l’Alzheimer, molti scienziati ritengono che sia possibile attualmente sopprimere o ritardare l’insorgenza di questa terribile malattia. Stiamo a questo scopo valutando una serie di strategie che vanno dall’esercizio fisico, alle vitamine, agli integratori, alle terapie ormonali, ai farmaci antinfiammatori, a quelli che abbassano i livelli di colesterolo e, certo, anche alla dieta. Le principali ragioni per scrivere un libro a proposito di quest’ultima promettente ipotesi preventiva sono, in primo luogo, l’ampia mole di studi che ha dimostrato gli effetti benefici che certi cibi hanno sul cervello e, in secondo luogo, il fatto che a differenza delle terapie ormonali o di altri farmaci, un protocollo nutrizionale è accessibile a chiunque e non causa alcun effetto collaterale. Non voglio dire che l’Alzheimer possa essere prevenuto completamente in questo modo. Vi sono fattori di rischio, quali la genetica, l’età e il sesso sui quali non siamo in grado di intervenire, almeno per ora. E non sappiamo nemmeno se anche la più sana delle diete sia in grado di bypassare una predisposizione genetica a sviluppare la malattia. Ma questo non significa che contrarre la patologia di Alzheimer sia inevitabile o che non ci sia assolutamente nulla da fare perché non è possibile opporsi alla genetica. Se da un lato i fattori genetici che predispongono a sviluppare la malattia non possono essere ignorati, vi sono anche molte altre concause non genetiche che possono rappresentare gli obiettivi di interventi preventivi. Abitudini dietetiche sbagliate possono portare a sviluppare obesità e diabete, due patologie che sono state collegate a loro volta all’insorgenza della malattia di Alzheimer; dunque esistono delle abitudini dietetiche che possono far bene sia al corpo sia alla mente. Pertanto, anche se c’è ancora moltissimo da scoprire a proposito di questa sindrome incredibilmente complessa, perché non cercare di ottenere nel frattempo il massimo a partire da quello che già sappiamo? Possiamo forse permetterci di attendere che ogni ipotesi venga verificata onde poter essere accettata o smentita con certezza? Questo processo può comportare tempi di attesa della durata di decenni. E con i casi di Alzheimer che continuano a crescere senza controllo siamo sicuri che sia saggio adottare un atteggiamento attendista? Perché non cerchiamo invece di prendere in mano attivamente la responsabilità della nostra salute? La filosofia che sta dietro questo libro afferma che vi è un’alternativa all’attesa passiva delle cure, o all’attesa che la malattia decida se svilupparsi o meno.

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Prevenire l’Alzheimer con l’alimentazione

Un nuovo regime alimentare Il nostro obiettivo consiste nell’offrire un piano alimentare che renda la prevenzione dell’Alzheimer un obiettivo raggiungibile. Considerate tale piano un protocollo del tipo: “dalla scienza - alla tavola - alla salute del cervello” (la nostra versione del concetto “dalla fattoria - alla tavola”). È piacevole, divertente e alla portata di tutte le tasche (specie se sull’altro piatto della bilancia si mettono i costi variabili dai 30 ai 70 mila dollari all’anno che il fatto di contrarre la malattia comporterebbe). Tra l’altro le lezioni e le ricette che troverete in questo volume non si limiteranno ad aiutarvi a combattere l’Alzheimer. Il vantaggio secondario che otterrete aderendo alle raccomandazioni contenute nel libro è che migliorerete anche la salute del vostro sistema cardiovascolare, ridurrete il giro vita, migliorerete i vostri livelli di energia e ridurrete il rischio di contrarre molte malattie infiammatorie. In altre parole, imparando a cucinare e ad alimentarvi in maniera più corretta proteggerete non soltanto il vostro cervello ma l’intero corpo. E vi posso anche assicurare che le vostre papille gustative non si lamenteranno affatto. Anzi, probabilmente vi ringrazieranno. Buona parte di questo piano alimentare si basa sull’assunzione quotidiana di frutta, verdure, spezie e proteine, quali ad esempio melagrane, verdure a foglia verde, cannella o anche curcuma, pesce o carne di pollo. Prenderemo a prestito alcuni dei più salutari e preziosi espedienti dietetici provenienti da tutto il mondo, dal Mediterraneo, all’Asia del Sud in modo da offrirvi ricette

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La dieta anti-Alzheimer

semplici e deliziose che vi permetteranno di portare a tavola la scienza della prevenzione delle malattie. Come sempre, tutto si basa sul fatto di disporre delle informazioni giuste. Ad esempio: sapevate che fare tre pranzi a base di pesce alla settimana può ridurre il rischio di contrarre l’Alzheimer di circa il 40-60%, o che un cucchiaino di cannella è sufficiente a fornirvi la giusta dose giornaliera di antiossidanti (quelle specie di spazzini dei radicali liberi che aiutano a combattere gli effetti dell’invecchiamento) raccomandata dalle linee guida internazionali? Avete mai sentito dire che l’India gode della minor incidenza di malattia di Alzheimer in tutto il mondo? E che gli scienziati attribuiscono questo fatto alla passione che i popoli dell’Asia del Sud hanno per la curcuma? Se sapeste che un mezzo cucchiaino di chiodi di garofano contiene due volte gli antiossidanti che gli scienziati raccomandano di assumere ogni giorno, sono sicuro che scambiereste volentieri i vostri biscottini al cioccolato con dei biscottini friabili a base di zenzero e chiodi di garofano. Grazie al magico talento di Beau MacMillan, chef del ristorante del Sanctuary Resort di Camelback Mountain (Arizona), le ricette contenute in questo libro vi permetteranno di trasformare cannella, curcuma, chiodi di garofano e una moltitudine di altri ingredienti salutari in frequentatori regolari della vostra cucina tanto quanto lo sono attualmente il sale o il pepe. Ma state tranquilli, nonostante useremo spezie di provenienza indiana, non vi faremo mangiare solo curry o vindaloo. Anzi, tutti i prodotti presenti in questo libro - dalle barrettte, ai frullati, agli stufati, alle insalate - sono stati adattati ai gusti occidentali. Beau MacMillan è stato il co-conduttore della serie Worst Cooks in America (I peggiori cuochi degli Stati Uniti) per la rete Food Network e attualmente è un regolare frequentatore dello show The Best Thing I Ever Ate (La miglior cosa che ho mai mangiato) e Chopped All-Stars (I migliori fatti a pezzettini) e sa perfettamente come rendere nutriente e delizioso qualsiasi piatto. Insieme abbiamo esaminato a lungo i migliori ingredienti che vengono considerati utili nella prevenzione dell’Alzheimer, dopo di che Beau è riuscito a creare con questi una serie di piatti salutari e assolutamente deliziosi. Questo libro vuole insegnarvi come mettere in atto modifiche realizzabili (e dalle solide basi scientifiche) al vostro modo di cucinare e di mangiare. Le nostre ricette permettono a ciascun lettore - sia questi un cuoco esperto come pure un novizio in cucina - di scegliere cosa cucinare a partire da una serie di menù che prevedono piatti ricchi di proteine come ad esempio Omelette di spinaci con zenzero, pollo e pomodori secchi (pag. 136), ottimo breakfast alternativo a basso tenore di grassi saturi; oppure una Composta di frutta secca speziata (pag. 242) che da sola vi permette di assumere la dose giornaliera raccomandata di antiossidanti; o la Zizania con tuberi (pag. 224), una cena rapida e deliziosa che vi insegna come portare anche a casa vostra la dieta mediterranea, o ancora uno Stufato di agnello aromatizzato alle spezie (pag. 206) che permette di introdurre la curcuma in un classico della cucina nordamericana; o ancora il nostro classico Brodo stimolante per il cervello (pag. 154), anch’esso aromatizzato alla curcuma, che può essere usato come base per un’infinità di zuppe. Dimenticate dunque la piramide alimentare. Dimenticate le diete a punti, le calorie, la diatriba proteine-contro-carboidrati e tutto il resto. La nostra filosofia è molto semplice: nutrite prima di tutto il vostro cervello e la salute del corpo non potrà che migliorare di conseguenza. La nostra dieta rivoluzionerà 18


Prevenire l’Alzheimer con l’alimentazione

il vostro modo di mangiare. Anziché cercare di aprirvi la strada tra le classiche cinque porzioni al giorno di questo o quel nutriente, o di contare le calorie, o di tener d’occhio i carboidrati, il vostro obiettivo sarà quello di totalizzare il maggior numero possibile di dosi di alimenti che hanno dimostrato di essere in grado di prevenire l’Alzheimer. Nel corso di questo processo, vi renderete conto che starete riducendo anche la vostra suscettibilità alle malattie infiammatorie e alle malattie cardiovascolari, al cancro e al diabete. Noi lo chiamiamo: “mangiare dalla testa in giù” e costituisce un nuovo e potente modo di guardare all’alimentazione umana. Nutrire bene il cervello nutre anche il corpo, preserva la mente e migliora la salute della vostra famiglia. Sia che dobbiate prendervi cura di un genitore anziano, o che dobbiate accudire una banda di bambini, o anche solo badate a voi stessi, questo libro vi darà gli strumenti per migliorare la funzionalità del vostro cervello e farla durare più a lungo facendovi nel contempo sentire in perfetta forma da tutti i punti di vista.

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La dieta mediterranea: una protezione completa contro l’Alzheimer

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specializzato in demenza, è direttore del Banner Sun Health Research Institute, uno dei più rinomati istituti di ricerca sull’Alzheimer. Ricercatore in neurologia presso la University of Arizona College of Medicine di Phoenix, è autore del volume The Alzheimer’s Answer e ha curato il volume Palliative Care for Advanced Alzheimer’s and Dementia. rante Sanctuary di Camelback Mountain, è stato copresentatore dello show Worst Cooks in America su Food Network, ha partecipato a The Next Iron Chef, The Best Thing I Ever Ate e Chopped All-Stars.

Fabio Piccini, medico e psicoanalista membro ordinario dell’International Association for Analytical Psychology (iaap), ha dedicato la maggior parte della sua carriera allo studio e al trattamento della patologia del comportamento alimentare. Ricercatore in Scienza della nutrizione presso la Facoltà di Medicina dell’Università Politecnica delle Marche, è autore di numerosi articoli e testi tra cui Anoressia, Bulimia, Binge Eating Disorder, Pane al pane e vino al vino, La dieta più antica del mondo.

La dieta anti-alzheimer

Ricette per la salute del cervello

Alzheimer: un’epidemia prevenibile Prevenire l’Alzheimer con l’alimentazione La malattia di Alzheimer: che cosa dice la scienza • che cos’è la malattia di alzheimer? • alimenti o integratori? • vitamine del complesso b e cervello • antiossidanti e prevenzione dei danni cellulari

La malattia di Alzheimer rappresenta nei Paesi occidentali la principale causa di deterioramento cognitivo. La ricerca oggi è focalizzata sulla prevenzione e in particolare sullo studio di un’appropriata terapia dietetica, che ha dimostrato di essere la migliore strategia per contrastare l’insorgere della patologia. In questo libro – unico nel suo genere nel panorama editoriale italiano – un neurologo e uno chef suggeriscono un vero e proprio ricettario per la prevenzione dell’Alzheimer a tavola, facendo ricorso alle informazioni validate dagli studi scientifici più recenti. 100 ricette deliziose, salutari e di facile esecuzione, che aiutano anche a proteggere il cuore e a preservare la linea, proponendo uno stile alimentare dalle forti influenze mediterranee e asiatiche, in grado di soddisfare anche i palati più raffinati.

€ 14,90

Ricette per la salute del cervello

LA DIETA ANTI-ALZHEIMER

Beau MacMillan, chef presso il risto-

edizione italiana a cura di FABIO PICCINI

SABBAGH • MACMILLAN

Marwan Sabbagh, neurologo e geriatra

LIBRERIA

La nuova dieta mediterranea che nessuno conosce

MARWAN SABBAGH BEAU MACMILLAN

LA DIETA ANTI-ALZHEIMER Ricette per la salute del cervello LIBRERIA

Abitudini alimentari per proteggere la salute • bevande • prima colazione • spuntini e antipasti • zuppe • insalate e sandwich • piatti principali • verdure, cereali e legumi • condimenti e salse

Risorse utili per famiglie e pazienti


specializzato in demenza, è direttore del Banner Sun Health Research Institute, uno dei più rinomati istituti di ricerca sull’Alzheimer. Ricercatore in neurologia presso la University of Arizona College of Medicine di Phoenix, è autore del volume The Alzheimer’s Answer e ha curato il volume Palliative Care for Advanced Alzheimer’s and Dementia. rante Sanctuary di Camelback Mountain, è stato copresentatore dello show Worst Cooks in America su Food Network, ha partecipato a The Next Iron Chef, The Best Thing I Ever Ate e Chopped All-Stars.

Fabio Piccini, medico e psicoanalista membro ordinario dell’International Association for Analytical Psychology (iaap), ha dedicato la maggior parte della sua carriera allo studio e al trattamento della patologia del comportamento alimentare. Ricercatore in Scienza della nutrizione presso la Facoltà di Medicina dell’Università Politecnica delle Marche, è autore di numerosi articoli e testi tra cui Anoressia, Bulimia, Binge Eating Disorder, Pane al pane e vino al vino, La dieta più antica del mondo.

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Ricette per la salute del cervello La malattia di Alzheimer rappresenta nei Paesi occidentali la principale causa di deterioramento cognitivo. La ricerca oggi è focalizzata sulla prevenzione e in particolare sullo studio di un’appropriata terapia dietetica, che ha dimostrato di essere la migliore strategia per contrastare l’insorgere della patologia. In questo libro – unico nel suo genere nel panorama editoriale italiano – un neurologo e uno chef suggeriscono un vero e proprio ricettario per la prevenzione dell’Alzheimer a tavola, facendo ricorso alle informazioni validate dagli studi scientifici più recenti. 100 ricette deliziose, salutari e di facile esecuzione, che aiutano anche a proteggere il cuore e a preservare la linea, proponendo uno stile alimentare dalle forti influenze mediterranee e asiatiche, in grado di soddisfare anche i palati più raffinati.

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