Come il vento tra i salici Valerio Berruti Beppe Fenoglio Kenneth Grahame
UAO Universale d’Avventure e d’Osservazioni
Come il vento tra i salici un progetto di Valerio Berruti TESTI Il vento nei salici di Kenneth Grahame traduzione di Beppe Fenoglio Nuovo parole e musica di Gianmaria Testa Il tradimento d’amore di tre langhetti di Paola Farinetti Progetto grafico Marco Ruffo Coordinamento editoriale Cristina Ghisolfi ISBN 978-88-9348-986-7 Prima edizione ottobre 2016 Nuova edizione dicembre 2020 ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2024 2023 2022 2021 2020 © Carlo Gallucci editore srl – Roma La traduzione di Beppe Fenoglio è pubblicata su licenza della Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino Published by arrangement with The Italian Literary Agency, Milano Nuovo, parole e musica di Gianmaria Testa per gentile concessione di © Edizioni Produzioni Fuorivia s.a.s. – EMI Music Publishing Italia S.r.l. Il tradimento d’amore di tre langhetti © Paola Farinetti g a l l u c c i e d i t o r e. c o m Il marchio FSC® garantisce che questo volume è realizzato con carta proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile e da altre fonti controllate, secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. L’FSC® (Forest Stewardship Council®) è una Organizzazione non governativa internazionale, indipendente e senza scopo di lucro, che include tra i suoi membri gruppi ambientalisti e sociali, proprietari forestali, industrie che lavorano e commerciano il legno, scienziati e tecnici che operano insieme per migliorare la gestione delle foreste in tutto il mondo. Per maggiori informazioni vai su https://ic.fsc.org/en e https://it.fsc.org/it-it Tutti i diritti riservati. Senza il consenso scritto dell’editore nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma e da qualsiasi mezzo, elettronico o meccanico, né fotocopiata, registrata o trattata da sistemi di memorizzazione e recupero delle informazioni.
Come il vento tra i salici un progetto di
Valerio Berruti
da “The Wind in the Willows� di Kenneth Grahame nella traduzione di Beppe Fenoglio con la colonna sonora di Gianmaria Testa
Il tradimento d’amore di tre Langhetti
Il vento tra i salici è il titolo di un classico della letteratura per l’infanzia scritto da Kenneth Grahame e pubblicato per la prima volta nel 1908. Se vogliamo andare per le spicce, ma anche avere un’idea della sua importanza, possiamo dire che questo testo ha rappresentato per l’Inghilterra quello che Pinocchio di Collodi ha rappresentato per l’Italia. Un libro che travalica i confini e le epoche e sa elevarsi a vera letteratura, superando gli steccati di genere. Da questo testo è nata l’ispirazione di Valerio Berruti per una nuova opera d’arte che prende vita tra le righe del racconto: l’artista acquistò a Londra da un antiquario un’edizione del 1917 e sulle pagine di questo prezioso libro ha realizzato 71 disegni che messi in sequenza creano una videoanimazione. Il soggetto dei disegni è un bambino, la traccia sicura dell’artista lo disegna sulle pagine del libro mentre è seduto a terra con lo sguardo rivolto verso l’alto, come se guardasse le fronde di un albero (di un salice). L’animazione lo rende protagonista, tra movimenti e sguardi rivolti allo spettatore che creano un rapporto di interazione emotiva. Ma l’obiettivo dell’artista non si è fermato a questo. Evitando il puro esercizio di stile, si è mosso molto più in profondità, offrendoci una riflessione sul concetto di “traduzione” (in un’altra lin7
gua, ma anche in un altro linguaggio artistico) e anche sul concetto di radici, di appartenenza a una terra. L’intero progetto, infatti, vuole essere un omaggio alle Langhe, sua terra di origine e terra d’origine di Beppe Fenoglio, che su cinque quaderni di scuola, in un periodo presumibilmente compreso tra il ’43 e il ’44, tracciò, per piacer suo e per esercitarsi nella conoscenza letteraria dell’inglese, la traduzione in italiano di quel grande classico. Una traduzione “libera”, diciamo così, che fino al 2007, per Einaudi, è stata l’unica a disposizione dei lettori italiani con il titolo Il vento nei salici e che ora è praticamente introvabile. Chiunque leggendola – o almeno a me è successo così – ci troverà dentro, acerba e a tratti un po’ arcaica, una scrittura sonora molto fenogliana, quasi a pensare che Grahame sia stato uno dei veri e indiscussi maestri di scrittura di Fenoglio. O comunque qualcuno su cui Fenoglio ha riflettuto parecchio, sul quale ha scavato e si è esercitato, trovando tra le pieghe della traduzione e di quell’inglese fatto di frasi complesse e secche al tempo stesso, un suo stile. O semplicemente riconoscendolo, come in un gioco di specchi. Indimenticabile, ad esempio, la descrizione che compare già nelle prime pagine del romanzo, del fiume, il grande protagonista: «Giudicò la sua felicità totale quando, a furia di gironzare intorno senza meta, improvvisamente ristette sulla proda d’un fiume gonfio. Mai prima in sua vita aveva visto un fiume – questo lustro, sinuoso animale a pieno corpo, che incalza e gorgoglia, afferra le cose con un chioccìo e le rilascia con una risatina – avventarsi sulle sue fresche compagne di svago che si divincolavano e nuovamente erano sorprese e imprigionate. Tutto tremolava, tutto brividiva – bagliori e sprazzi e faville, fruscii e rigurgiti, cicaleggi e gorgogli». È della Talpa, la protagonista, questa visione emozionata. Un albese ha un sussulto, immediato: ma quel fiume senza nome è forse il Tanaro? Quelle vegetazioni sono forse i pioppi, il sambuco, le gaggìe? 8
Chi vi scrive non è un’esperta di Beppe Fenoglio, né di arte contemporanea, sebbene un’appassionata sincera di entrambi. Non ho quindi la competenza per addentrarmi nell’uno come nell’altro campo. Forse l’ho fatto già troppo, ben oltre il consentito. Mi fermo, quindi, e cerco di limitarmi a dare degli spunti che siano anche una specie di “istruzioni per l’uso” per immergersi nell’avventura di questa opera, che nasce con radici salde e conficcate nella terra di Langa, ma che allo stesso tempo ha la leggerezza per elevarsi a essere patrimonio di tutti. Un’opera che si apre a tanti sottotesti, a tante riflessioni altre, prima fra tutte, la libertà della vera arte che è quella di “tradire” i maestri, per tenerne intatto lo spirito, piuttosto che la lettera. Regola numero uno, a mio parere, di qualsiasi tipo di arte della modernità. La colonna sonora scelta per accompagnare il video è la canzone Nuovo di Gianmaria Testa, altro “langhetto” d’adozione, che da questa prospettiva piccola piccola ha girato e parlato al mondo. Musicista, poeta e amico dello stesso Valerio, ha approvato la scelta dell’artista ed è stato coinvolto fin dall’inizio nel progetto. Avrebbe dovuto e soprattutto voluto scrivere una canzone inedita, appositamente per i disegni animati di Berruti, galleggianti sulle parole di Grahame e di Fenoglio, ma non ha fatto in tempo, la malattia se l’è portato via prima. Allora abbiamo scelto tra il suo repertorio Nuovo, che è una canzone fresca, aerea, pure lei, una canzone che Gianmaria ha scritto pensando al suo ultimo figlio, appena nato e appunto “nuovo”: dalle radici, da due genitori, sempre nasce una terza “cosa”, altra, che delle radici conserva il ricordo, ma che però è unica, irripetibile e appunto nuova. Ci sembrava perfetta per questo progetto, quasi la chiusura di un cerchio. Il testo della canzone è incluso nel libro: un flipbook che mostra in sequenza tutti i disegni e grazie allo scorrere veloce delle 9
pagine restituisce al lettore l’idea del movimento e la sequenza della videoanimazione. All’interno del flipbook si trova anche la traduzione di Beppe Fenoglio, che è ormai fuori catalogo da più di dieci anni. Un ringraziamento speciale per questo va alla figlia, Margherita, oltre che all’Einaudi. Quello che avete tra le mani è in definitiva un oggetto dai molti usi. Prezioso. Volendo si può scegliere di far scivolare veloci le dita sulle pagine e in contemporanea, metter su il Cd di Gianmaria Testa, per ascoltare la canzone come la colonna sonora dei disegni. Oppure si può scegliere di usarlo come un vero e proprio libro, tradizionale, girare una a una le pagine e tuffarsi nelle parole di Fenoglio, con un occhio a riposarsi sulle opere di Valerio Berruti. Da ottobre 2016 il video ha un’installazione fissa nella sua casa più giusta: il Centro Studi Beppe Fenoglio di Alba. Ma la video animazione sonorizzata da Nuovo è anche disponibile per tutti online, usando il link a Vimeo o il codice QR che trovate nella pagina successiva di questo libro anomalo. Un piccolo gioiello di tenerezza, regalo di tre uomini delle Langhe.
Paola Farinetti ottobre 2016 10
Nuovo - parole e musica di Gianmaria Testa nuovo come un giorno che non c’era come la sera quando arriva già nuovo com’è nuova la stagione e nuovo il nome che la chiamerà nuovo di promessa mantenuta nuova la voce sconosciuta che la tiene e la terrà nuova questa mano che ti tocca nuova la bocca che ti parlerà nuovo da lasciare un gusto in gola nuovo come una parola che non so nuovo che se chiamo e non rispondi molto forte, molto più forte ti chiamerò nuovo come un’altra volta ancora per chi non c’era e non sapeva già nuovo com’è nuova la canzone per ogni voce che la canterà nuovo che ti lascia un gusto in gola nuovo come la parola che non so nuovo che se chiamo e non rispondi molto forte, sempre più forte ti chiamerò videoanimazione disponibile su Vimeo al link https://vimeo.com/164815041
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Come il vento tra i salici
[I] La proda del fiume
Per tutta la mattina la Talpa aveva atteso di lena alla ripulitura primaverile della sua casetta. Prima con scope, poi con cenci da polvere; quindi su scale e sgabelletti e seggiole, con un pennello e un secchio d’acqua di calce; finché ebbe polvere in gola e negli occhi, e schizzi di bianco su tutto il pelo nero, e la schiena dolorante e le braccia stremate. La primavera spaziava nell’aria lassù e nella terra sotto e tutt’intorno, penetrando anche la sua casina senza luce e spazio del suo spirito di divino scontento e desiderio. Nulla di strano, quindi, se tutto d’un subito gettò il pennello sull’impiantito, sbottò: «Stufa sono!» e: «Basta così!» e anche: «All’inferno la ripulitura di primavera!» e uscì decisamente di casa senza manco indugiarsi a infilar la giacchetta. Qualcosa da lassù la chiamava imperiosamente, e imboccò il ripido e angusto budello che nel suo caso rispondeva alla ben ghiaiata via carrozzabile in possesso degli animali le cui residenze erano più prossime al sole e all’aria. Così cavò, frugò, grattò e raschiò, e di nuovo raschiò, grattò, frugò e cavò, manovrando briosa le zampette e bisbigliando a se stessa: «Si sale! Si sale!» finché, fuori! il suo grugnetto 15
emerse nel sole, e si trovò a zampettare nell’erba calda d’un gran prato. «Bello!» si disse. «Meglio che imbiancare!» Il sole picchiava rovente sul suo pelo, languide brezze carezzavano la sua fronte affocata, e dopo la clausura sotterranea in cui era vissuta tanto tempo la carola d’uccelli felici piombava sulle sue orecchie insordite come un frastuono. Sobbalzando a quattro zampe, nella gioia di vivere e nel godimento della primavera senza ripulitura, seguitò la sua strada pel prato finché raggiunse la siepe al lato opposto. «Ferma là!» intimò un coniglio matusotto allo spiraglio della siepe. «Sei soldi pel privilegio di transito sulla strada privata!» Fu ciurlato in un momento dalla Talpa, impaziente e disdegnosa, che trotterellò a ridosso della siepe, motteggiando gli altri conigli che frettolosi occhieggiavano dalle lor tane a veder che baruffa succedesse. «Salsa di cipolle! Salsa di cipolle!» notò beffarda, e fu lontana prima che i conigli potessero rimuginare una risposta pienamente soddisfacente. Allora quelli presero tutti a rampognarsi a vicenda. «Lo scemo che sei! Perché non le hai detto…?» «Già, perché non dirle…» «Potevi ricordarle…» e così via, come di solito; ma, naturalmente, era troppo tardi, come capita sempre. Tutto pareva troppo bello per esser vero. Errò mobilissima qua e là, pei campi, lungo le siepi, attraverso i boschi cedui, trovando ovunque uccelli che nidificavano, fiori in boccio, foglie stormenti – tutto felice e progressivo, e indaffarato. E invece d’aver la coscienza a disagio che la pungesse e le bisbi16
gliasse: «Imbianca!» poteva soltanto avvertire quanto fosse esilarante esser l’unico cane ozioso tra tutti questi cittadini
affaccendati. Dopo tutto, il lato migliore d’una vacanza consiste non tanto nel riposarsi, quanto nel veder gli altri allo sgobbo. Giudicò la sua felicità totale quando, a furia di gironzare senza meta, improvvisamente ristette sulla proda d’un fiume gonfio. Mai prima in sua vita aveva visto un fiume – questo lustro, sinuoso animale a pieno corpo, che incalza e gorgoglia, afferra le cose con un chioccìo e le rilascia con una risatina – avven17
tarsi sulle sue fresche compagne di svago che si divincolavano e nuovamente erano sorprese e imprigionate. Tutto tremolava, tutto brividiva – bagliori e sprazzi e faville, fruscii e rigurgiti, cicalecci e gorgogli. La Talpa era ammaliata, rapita, affascinata. Sulla proda trotterellò al pari d’un essere minuscolo che ansima al fianco d’un uomo che lo tiene estasiato con storie eccitanti; finalmente stanca, sedette sulla riva, mentre il fiume non cessava di parlarle, sciabordante processione delle più belle storie del mondo, scaturite dal cuore della terra per esser narrate infine all’insaziabile mare. Come sedette sull’erba e volse gli occhi oltre il fiume, una tana tenebrosa, nella riva opposta, appena al pelo dell’acqua, fermò il suo sguardo, e come in sogno le venne fatto di considerare che graziosa e intima dimora sarebbe stata per un animale da poche esigenze e anelante a un gioiellino di residenza fluviale, proprio sul pelo dell’acqua e remota dal chiasso e dalla polvere. Come vi figgeva gli occhi, un alcunché di lustro e di minuto parve ammiccare nel cuore della tana, vanì, poi riscintillò ancor più, come una stellina. Ma difficilmente poteva essere una stella in sì inverosimile situazione; ed era troppo brillante e minuscolo per essere una lucciola. Poi, come scrutava, esso la fissò, talché si rivelò per un occhio; e un musetto cominciò gradatamente a formarsi intorno all’occhio come una cornice intorno a un quadro. Un musetto bruno, con baffi. Un musetto tondo e serio, con nell’occhio lo stesso barbaglio che per primo aveva attratto l’attenzione della Talpa. 18
Orecchiette ben modellate e pelo fitto, come di seta! Era il Topo d’acqua!
I due animali ristettero e si sogguardarono l’un l’altro con cautela. «Ehi, Talpa!» disse il Topo d’acqua. «Beh, Topo?» disse la Talpa. «Ti garberebbe traghettare?» s’informò subito il Topo. «Oh, a parole è un conto» replicò la Talpa, piuttosto agra, del tutto nuova a un fiume e alla vita rivierasca e alle sue evenienze. Il Topo non ribatté parola, ma si curvò e sciolse una gomena 19
e fece forza; poi balzò leggero in una barchetta che la Talpa ancora non aveva notata. Era dipinta in turchino all’esterno e bianco all’interno, e capiva giusto due animali; e il cuore della Talpa volò tutto verso essa, anche se non aveva ancora pienamente compreso il suo servizio. Il Topo vogò ratto all’altra riva e attraccò. Poi protese la zampa anteriore come la Talpa scendeva con titubanza. «Appoggiati a questa!» disse. «Su, salta decisa!» e la Talpa con suo stupore e rapimento si trovò positivamente seduta a poppa d’una vera barca. «Magnifica giornata, questa!» constatò, mentre il Topo scostava e ripigliava i remi. «Sai, non son mai stata in barca in vita mia» «Che?» scattò il Topo, a bocca aperta. «Mai stata in… mai… beh, io… che facevi, allora?» «È tutto bello così?» indagò la Talpa timidamente, per quanto preparatissima a crederlo, mentre giaceva al suo posto e ispezionava i cuscini, i remi, gli uncini e tutti gli attraentissimi arredi e avvertiva il lieve oscillare della barca sotto di lei. «Bello? È l’unica cosa bella» sentenziò il Topo d’acqua solennemente, mentre si raccoglieva in avanti per la battuta. «Credimi, mia giovane amica, non c’è nulla, assolutamente nulla che valga la metà del semplice bazzicare intorno alle barche. Semplice bazzicare» continuò trasognato «bazzicare intorno alle barche; bazzicare…» «Bada in testa, Topo!» stridé la Talpa d’un tratto. Troppo tardi. La barca cozzò nella ripa scoscesa. Il vogato20
re, il sognatore gaudioso, giacque al fondo della barca, i piedi all’aria.
«…intorno alle barche… o con le barche» continuò il Topo posatamente, ricomponendosi con un piacevole risolino. «Dentro o fuori, non conta. Nulla sembra veramente importare, e qui sta il fascino. Che tu salpi o no; che tu arrivi a destinazione o tutt’altrove o neppure arrivi, tu sei sempre all’opera, e non fai nulla in particolare; e quando hai finito, resta ancora altro da fare, e lo puoi fare se ti garba, ma solitamente te ne astieni. Senti qui! Se proprio non hai affari stamattina, 21
vuoi che scendiamo il fiume insieme e ci passiamo tutta una giornata?» La Talpa zampettò per incontenibile felicità, fece il petto con un sospiro di pieno contento, e si riadagiò beata sui soffici cuscini: «Che giornata vado a avere!» disse. «Salpiamo tosto!» «Tieni saldo un minuto, allora!» ingiunse il Topo. Annodò la gomena a un anello del suo attracco, s’inerpicò alla sua tana, e dopo un breve intervallo riapparve vacillante sotto un ponderoso paniere di vimini per la colazione. «Sistematelo sotto i piedi» osservò alla Talpa durante il trasbordo. Poi sciolse la gomena e ripigliò i remi. «Che c’è dentro?» s’informò la Talpa, fremente di curiosità. «C’è pollo freddo» replicò il Topo brevemente «lingua fredda…1» «Oh, basta, basta!» implorò la Talpa in estasi. «È troppo!» «Davvero lo pensi?» chiese il Topo con tutta serietà. «È solo quel che mi provvedo in queste escursioncelle; e l’altre bestie mi dicon sempre che sono un dappoco e…» La Talpa non ne intese una parola. Assorbita nella nuova vita in cui entrava, inebriata dal riscintillio e dall’incresparsi dell’onde, dagli effluvi e dai suoni e dal sole, aveva affondata una zampa nell’acqua e sognava lunghi sogni da desta. Il Topo d’acqua, da quel buon compare che era, continuò a vogare metodicamente e si fè scrupolo di non disturbarla. «Quel tuo abito mi piace, vecchia mia» notò dopo mezz’ora o 1 Lacuna nel testo per: «coldtonguecoldhamcoldbeefpickledgherkinssalad frenchrollscresssandwidgespottedmeatgingerbeerlemonadesodawater»
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quasi. «Intendo procurarmi un abito da società in velluto nero un giorno o l’altro, appena potrò offrirmelo» «Chiedo venia» disse la Talpa, riconnettendosi con isforzo.
«Devi giudicarmi molto zotica; ma tutto questo è così nuovo per me. Così – questo – è – un – fiume» «Il Fiume» corresse il Topo. «E tu vivi veramente presso il fiume? Che bella vita!» «Presso di lui e con lui e su lui e in lui» disse il Topo. «È fratello e sorella per me, e zie, e compagnia, e cibo e bevande, e naturalmente bagno. È il mio mondo, e io non ne voglio altro. 23
Quel che non possiede non val la pena d’esser posseduto, quel che non sa non merita d’esser saputo. Dio! Che giorni s’è avuti insieme! D’inverno o d’estate, di primavera o d’autunno, ha sempre il suo brio e le sue attrattive. Quando le piene capitano di febbraio, e le mie cantine e fondamenta son piene rase d’un liquido che non mi giova affatto, e l’acqua bruna corre radendo la finestra della mia miglior stanza da letto; o quando s’inaridisce tutto e svela chiazze di fango che odora come un pasticcio d’uva passa, e i giunchi e le ortiche ingombrano i canali e io posso cercare terra asciutta sulla più parte del suo letto e trovare cibo fresco e quelle coselline che la gente assorta lascia cadere fuori barca!» «Ma non è noiosetto a volte?» arrischiò la Talpa. «Tu e il fiume soli, e nessun altro con cui barattare una parola?» «Nessun altro con cui… beh, non intendo esser sgarbato con te» disse il Topo con indulgenza. «Tu sei nuova a tutto ciò, e naturalmente non puoi sapere. La riva è così affollata oggigiorno che molta gente emigra a frotte. Oh, no, mica è il solito trasloco, tutt’altro. Lontre, martin pescatori, stròlaghe, galline acquatiche, tutti costoro tutto il giorno e ogni giorno a pretender qualcosa da te – come se uno non avesse i suoi impicci cui badare!» «Che c’è laggiù?» volle sapere la Talpa, accennando con la zampa a uno sfondo selvoso che cupamente incastonava i verzieri su una proda del fiume. «Quello? Quello è il Bosco Selvaggio» l’informò il Topo, conciso. «Mica ci andiamo spesso, noi del fiume» 24
«Non c’è… non c’è gente di fiducia, laggiù?» domandò la Talpa un tantinello nervosa. «Beh» replicò il Topo «fammi pensare. Gli scoiattoli, gente
dabbene. E i conigli… qualcuno, ma i conigli son di varia natura. E poi c’è il Tasso, naturalmente. Abita proprio nel cuore del bosco; non vivrebbe altrove, manco lo pagassi. Caro vecchio Tasso! Nessuno bazzica con lui. E tanto meglio…» aggiunse significativamente. «Perché, chi dovrebbe bazzicare con lui?» incalzò la Talpa. «Beh, naturalmente… ci son altri» spiegò il Topo con qualche 25
titubanza. «Donnole… e ermellini… e volpi e così via. Gente di creanza per qualche aspetto… io son buon amico loro… quando ci s’incontra, si passa insieme la giornata, e altro ancora di simile… ma talora trascendono, non c’è motivo di negarlo, e allora… beh, non puoi fidartene del tutto, e questo è il fatto». La Talpa sapeva che andava contro l’etichetta degli animali l’insistere su un cruccio possibile, o anche l’alludervi; così lasciò cadere l’argomento. «E oltre il Bosco Selvaggio?» domandò. «Dove tutto è azzurrino e brumoso, e quel che vedi puoi scambiarlo per una collina o per qualcosa come il fumo delle città o semplicemente per culmini di nubi?» «Al Bosco Selvaggio segue il Gran Mondo» le apprese il Topo. «Qualcosa che non conta, né per te né per me. Io non ci sono stato mai, e mai ci andrò, e neppure tu, se tieni un briciolo di senno. Di grazia, non alludervi più. Là! Finalmente ecco il nostro stagno, dove faremo colazione». Abbandonando la corrente principale, passarono in quello che a prima vista pareva un laghetto incastonato dalla terra. Dossi verdi digradavano verso le due prode, brune radici serpentine balenavano sotto lo specchio dell’acqua cheta, mentre a un capo il flusso argenteo e lo schiumoso rovescio d’una cateratta, al braccio d’una ruota molare perennemente gocciolante che a sua volta reggevasi a un mulino intonacato di grigio, empiva l’aria d’un murmure blando, sordo e depresso, ma con tante vocine che a intervalli si distinguevano allegramente. Era così bello che la Talpa poté soltanto levar le zampe e sclamar roca: «Oh, oh!» 26
Il Topo accostò la barca alla ripa, l’ormeggiò, aiutò a riva l’ancor goffa Talpa, e scaricò il paniere. La Talpa impetrò come una grazia il permesso di disfarlo tutto da sé; e il Topo fu molto
lieto di compiacerla e di stendersi quant’era lungo sull’erba a riposare, mentre la sua eccitatissima amica sciorinava la tovaglia e la stendeva, dava di piglio ai singoli involucri misteriosi e ne disponeva il contenuto nel debito ordine, ancora biascicando «Oh! oh!» a ogni nuova rivelazione. Quando tutto fu apparecchiato, il Topo l’invitò: «Dacci dentro, vecchia mia!» e invero la Talpa fu lietissima d’obbedire, ché quella mattina 27
aveva intrapreso la ripulitura di primavera prestissimo, come suole la gente, e non s’era soffermata a prendere un boccone e tanto meno un pasto; ne aveva viste un sacco da quell’ora che adesso le appariva remota di molti giorni. «Che guardi?» sbottò il Topo, quando il filo della lor fame fu alquanto smussato, e gli occhi della Talpa poterono scostarsi un poco dalla tovaglia. «Guardo» disse la Talpa «una fila di bolle che vedo viaggiare sul pelo dell’acqua. La cosa mi par comica» «Bolle? Oho!» commentò il Topo, e dié in un grido festoso a mo’ d’invito. Un gran muso lustrante emerse sulla proda, e la Lontra vi si inerpicò e si scosse l’acqua dal pelo. «Ingordi pezzenti!» osservò avviandosi alle provviste. «Perché non m’hai invitata, Topolino?» «È stata un’improvvisata» si giustificò il Topo. «A proposito… l’amica mia signora Talpa» «Lusingata, certamente» disse la Lontra, e le due bestie furono tosto amiche. «Che trambusto dappertutto!» continuò la Lontra. «Tutto il mondo sembra al fiume, oggi. Son venuta a questo stagno a cercarmi e godermi un momento di pace, e incappo in due compari pari vostri! Almeno… chiedo scusa… mica intendevo questo, sapete». Ci fu un frusciare alle lor spalle, da una siepe in cui le foglie dell’altr’anno ancora pendevano fitte, e un muso striato posto su due alte spalle li sogguardò. 28
«Fatti avanti, vecchio Tasso!» gridò il Topo. Il Tasso avanzò balzelloni un passo o due; poi bofonchiò: «Hm, compagnia» volse le spalle e sparve. «Non si smentisce!» osservò il Topo deluso. «Semplicemente
detesta la società. Non lo si vedrà più, oggi. Beh, dicci: chi c’è al fiume?» «Il Rospo, per citarne uno» replicò la Lontra. «Nel suo sandolino nuovo di trinca; nuovo il costume, nuovo tutto!» I due animali s’ammiccarono e risero. «Un tempo non c’era altro che la vela» rievocò il Topo. «Poi 29
se ne stufò e si diede all’azzardo. Nulla gli talentava più che il puntare tutto il giorno e ogni giorno, e ne sortì un bel pasticcio. L’anno scorso, l’uzzolo della casa natante, e noi tutti s’è dovuto andare a soggiornare con lui nella sua barca attrezzata a casa, a fingere di godersela un mondo. Pareva deciso a vegetare il resto di sua vita in una casa natante. Sempre così, tutto quel che imprende; se ne stufa, e te ne tira fuori una fresca» «Buona pasta, però» notò la Lontra meditabonda «ma nessuna stabilità… specie in barca!» Donde sedevano potevano adocchiare la corrente principale attraverso l’isoletta che li separava; giusto allora apparì sfrecciando un sandolino, il vogatore – una figura corta e atticciata – sguazzando co’ remi malamente, e beccheggiando a tutto spiano, e, pare, remando di tutta forza. Il Topo si rizzò e dié una voce, ma il Rospo – ché era lui – crollò il capo e insisté gravemente sulla vogata. «Sarà sbalzato di barca in un minuto, se beccheggia a quel modo» commentò il Topo, riponendosi a sedere. «Naturale» chiocciò la Lontra. «L’ho mai contata quella buona del Rospo e del sovrintendente alle cateratte? Fu così. Il Rospo…» Un’errabonda mosca maggiolina volubilmente deviò sulla corrente nell’ebbra guisa prodotta dal caldo sangue d’una mosca maggiolina che sgrana gli occhi alla vita. Un rigurgito d’acqua e uno schiocco! e la mosca maggiolina non la si vide più. E neanche la Lontra. La Talpa chinò gli occhi. La voce s’indugiava ancora nelle sue 30
orecchie, ma il terreno su cui la Lontra s’era stesa era lampantemente deserto. Non una Lontra visibile fino al lontano orizzonte. Ma sul pelo dell’acqua riapparve la fila di bolle. Il Topo canticchiò un motivetto a bocca chiusa, e la Talpa
rammentò che l’etichetta degli animali proibiva ogni sorta di commenti sulla repentina scomparsa d’un amico in qualsiasi momento o per qualsiasi motivo. «Beh» disse il Topo «credo che si debba sgomberare. Mi domando chi di noi è meglio rifaccia il paniere». Non s’espresse come se fosse terribilmente geloso dell’operazione. 31
«Oh, ti prego, lasciami fare» pregò la Talpa. Così, naturalmente, il Topo l’accordò. Rifare un paniere non è lavoro piacevole quanto disfarlo. Non l’è mai. Ma la Talpa era inclinata a godere di tutto, anche se dopo aver fatto il paniere e strettamente legatolo scorse un piatto balenare tra l’erba, e dopo una seconda fatica il Topo le additò una forchetta che tutti avrebbero vista, e in ultimo, to’! il vasetto della mostarda, su cui s’era seduta senza saperlo – finché la cosa fu terminata, senza molta perdita di calma. Il sole declinava, come il Topo vogava pianamente verso casa tutto assorto, mormorandosi stralci di poesie, e non curandosi molto della Talpa. Ma la Talpa era satura di cibo, e d’intimo compiacimento, e d’orgoglio, e già di casa in una barca (così pensava) e cominciava a dimenarsi: e d’un tratto sbottò: «Topolino! Ti prego, voglio remare, adesso!» Il Topo crollò il capo con un sorriso. «Non ancora, mia giovane amica» disse «attendi ancora qualche lezione. Mica è facile come sembra». La Talpa si chetò per un minuto o due. Ma prese a ingelosirsi sempre più del Topo, che vogava forte e facile a un tempo, e il suo orgoglio cominciava a sussurrarle che poteva fare altrettanto bene. Scattò in avanti e aggranfiò i remi, così d’un subito che il Topo, che fissava l’acqua e continuava a declamar sommesso, fu colto alla sprovvista e sbalzato dal suo sedile con le zampe al vento per la seconda volta, mentre la Talpa trionfante usurpava il suo posto e brandiva i remi con piena confidenza. 32
«Ferma, somaro!» strillò il Topo dal fondo della barca. «Non sai fare, tu! Ci affogherai!» La Talpa raccolse i remi sventagliando, e solcò profondamente l’acqua. Smarrì la superficie, le piote le si levarono in testa,
e si trovò a ridosso del Topo prostrato. Allarmatissima, dié di piglio alla murata, e un istante dopo plaff! La barca capottò, e la Talpa si trovò a dibattersi nel fiume. Oh, com’era fredda l’acqua, e oh, come umida! Come rombò nelle sue orecchie, mentre colava giù, giù, giù! Come rutilante e gradito apparve il sole, quando riemerse tossendo e sputac33
chiando! Come nera la sua angoscia, quando si sentì risprofondare! Poi una zampa robusta l’afferrò alla collottola. Era il Topo, e evidentemente rideva – la Talpa poteva sentirlo ridere, nel fremito del suo braccio e della sua zampa, e anche nel collo suo, della Talpa. Il Topo afferrò un remo e l’infilò sotto il braccio della Talpa; poi fece lo stesso con l’altro e, nuotandole a tergo, spinse a riva la bestia miserabile, la trasse e la compose sulla proda, una motosa e soda massa di miseria. Quando il Topo l’ebbe frizionata un poco e l’ebbe spremuto quel po’ po’ di liquido, disse: «Su, vecchia mia! Trotta su e giù lungo il canale di rimorchio, finché ti riscaldi e ti rasciughi, mentre io mi tuffo a cercare il paniere». Così la sventurata Talpa, fradicia fuori e dentro vergognosa, trotterellò finché fu rasciugata, mentre il Topo si rituffava, ricuperava la barca, la dirizzava e l’ormeggiava, cercava qua e là sulla riva la sua fluttuante proprietà, e finalmente riusciva a ricuperare il paniere e si sforzava d’approdare col carico. Quando tutto fu pronto per la seconda partenza, la Talpa, claudicante e accasciata, prese posto a poppa; e come si scostarono, esordì con voce piana e rotta dall’emozione: «Topolino, mio generoso amico! Sono dolentissima della mia sciocca e sconoscente condotta. Quasi mi si spezza il cuore alla prospettiva che avrei potuto smarrire quel bellissimo paniere. In verità, sono stata una completa somara, e lo riconosco. Vuoi chiudere un occhio su ciò e perdonarmi, e lasciare che le cose procedano come prima?» 34
«Ma sì, che tu sia benedetta!» accondiscese il Topo in euforia. «Che è un po’ d’umido per un topo d’acqua? I più giorni ci son dentro più che fuori! Non ci pensar più; e, sentimi! Mi persuado che tu farai meglio a fermarti da me un po’ di tempo. Oh, una casa nuda e di dozzina, sai – mica come quella del Ro-
spo, tutt’altro. Ma tu ancora non l’hai vista, quella; però, posso metterti comoda. E t’insegnerò a vogare e a remare, e in breve sarai a tuo agio sull’acqua come noi tutti». La Talpa fu così commossa dalla sua gentile eloquenza che non poté trovar voce per rispondergli; e dovette tergersi un luc35
cicone o due col dorso della zampa. Ma il Topo discretamente guardò altrove, e subito la Talpa si sentì rivivere e anche in grado di ricambiare l’impertinenza di due galline d’acqua che sogghignavano a quella inzaccherata apparizione. Quando rincasarono, il Topo attizzò il fuoco nel tinello e, procuratale una vestaglia e pantofole, insediò la Talpa in una poltrona di fronte al caminetto, e fino all’ora di cena le narrò storie del fiume. Storie da far trasalire un animale terrestre come la Talpa. Storie di cateratte, e di piene improvvise, e di lucci all’agguato, e di navigli che abbandonavano bottiglie con messaggi, e di aironi e di com’erano disdegnosi coi loro interlocutori; e avventure nei canali, e della pesca notturna con la Lontra, o di escursioni lontano pei campi col Tasso. La cena risultò una refezione particolarmente festosa; ma poco dopo una Talpa terribilmente sonnacchiosa dovette venir scortata al piano superiore dal suo ospite accorto, alla miglior stanza da letto, dove tosto affondò il capo nel guanciale in gran pace e contento, sapendo che il suo nuovo amico il Fiume lambiva il davanzale della sua finestra. Questo giorno fu solo il primo di molti simili per la Talpa emancipata, ognuno più lungo e pieno d’interesse come la maturante estate s’avanzava. Imparò a nuotare e a vogare, e penetrò nel tripudio dell’acqua corrente; e con l’orecchio ai canneti colse, a intervalli, qualcosa di quello che il vento susurrava tra loro con tanta costanza.
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Kenneth Grahame (Edimburgo, 1859 - Pangbourne, 1932), autore di narrativa fantastica per ragazzi, deve la sua fama al romanzo Il vento tra i salici, considerato un classico della letteratura inglese. In Italia lo tradusse per primo Beppe Fenoglio (Alba, 1922 - Torino, 1963) che traspose la storia, originariamente ambientata lungo le rive del Tamigi, sulle colline attorno ad Alba. In quegli stessi luoghi è nato, nel 1977, Valerio Berruti, artista che nel suo lavoro utilizza la juta, il cemento, l’affresco e i pixel per ritrarre i bambini, protagonisti di un tempo in cui tutto può ancora avvenire. Berruti ha collaborato con musicisti come Paolo Conte, Ryuichi Sakamoto, Lucio Dalla e Gianmaria Testa (Cavallermaggiore, 1958 - Alba, 2016). Anche Gianmaria, cantautore, poeta e scrittore, quarto protagonista di questa opera, è nato nelle Langhe, ma un po’ più verso la pianura. Da questa parte del mare è il titolo del suo libro-testamento, uscito postumo, ma è bello ricordare – insieme ai molti lavori discografici – anche il suo lavoro di scrittore per ragazzi con l’editore Gallucci, e in particolare Il sentiero e altre filastrocche, realizzato in collaborazione proprio con Valerio Berruti.
Grazie al Centro Studi Beppe Fenoglio a Bianca Roagna e Elisa Di Paola Grazie a Margherita Fenoglio per la sua generosità e per far sì che Beppe continui a vivere. Un ringraziamento speciale a Tommy e Vera per avermi aperto gli occhi. A Elisa, Zeno, Nina, Marisa, Mauro, Giuliana, Dada, Niccolò, Martina e Massimo. Grazie di cuore a Paola Farinetti e a Nicola Testa. E soprattutto grazie a Gianmaria con cui ho condiviso un progetto che è la nostra anima, le nostre radici e i nostri battiti. Per sempre.
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Nella stessa collana: Rita Levi-Montalcini Eva era africana Gianni Rodari La storia degli uomini
(sette edizioni)
(sette edizioni)
Ernesto Ferrero Il giovane Napoleone (tre edizioni) Hans-Georg Noack Benvenuto
(due edizioni)
Lene Kaaberbøl Wildwitch 1. La prova del fuoco Ermanno Detti, Roberto Innocenti Storia di Leda Rita Levi-Montalcini Le tue antenate
(dodici edizioni)
Lene Kaaberbøl Wildwitch 2. Il sangue di Viridiana Lucy Maud Montgomery Anna dai capelli rossi 1
(diciotto edizioni)
Lucy Maud Montgomery Anna dai capelli rossi 2. Anna di Avonlea
(quindici edizioni)
Gill Lewis, Jo Weaver Una storia come il vento Lene Kaaberbøl Wildwitch 3. La vendetta di Kimera Lucy Maud Montgomery Anna dai capelli rossi 3. Anna dell’isola
(dodici edizioni)
Dagmar Bach Trilogia dei mondi paralleli 1. Vicky profumo di cannella Lene Kaaberbøl Wildwitch 4. Il risveglio di Bravita Lucy Maud Montgomery Anna dai capelli rossi 4. Anna di Windy Poplars
(dodici edizioni)
Dagmar Bach Trilogia dei mondi paralleli 2. Vicky. Un’altra gemella Lucy Maud Montgomery Anna dai capelli rossi 5. La casa dei sogni di Anna
(dieci edizioni)
Jean-François Chabas Le cronache di Zi 2. Nara Lene Kaaberbøl Wildwitch 5. La ribellione di Kahla Sabina Colloredo, Fabio Visintin Non chiamarmi strega
(due edizioni)
Lucy Maud Montgomery Anna dai capelli rossi 6. Anna di Ingleside
(otto edizioni)
Lucy Maud Montgomery Anna dai capelli rossi 7. La Valle dell’Arcobaleno Jean-François Chabas Le cronache di Zi 3. Turi Lucy Maud Montgomery Anna dai capelli rossi 8. Rilla di Ingleside Laura Ingalls Wilder La casa nella prateria 1 Luca Di Fulvio I ragazzi dell’Altro Mare
(dieci edizioni)
(due edizioni)
Berruti, Fenoglio, Grahame Come il vento tra i salici
(due edizioni)
(tre edizioni)
Dello stesso autore:
VALERIO BERRUTI L’ABBRACCIO PIÙ FORTE 240 pagg. ISBN 978-88-9348-990-4 euro 24,00
“Dentro a questo libro c’è tutto quello che il lockdown ha rappresentato per me: la paura, l’emergenza, l’isolamento, la mancanza del contatto reale con le persone. Allora era il tentativo di andare oltre la chiusura fisica imposta per mettersi al lavoro e fare la mia parte. Oggi significa restituire l’immagine di una rete fatta di persone che formano la comunità e si sono prese per mano in un abbraccio” Valerio Berruti a la Repubblica
Stampato per conto di Carlo Gallucci editore srl presso Grafica Veneta spa (Trebaseleghe, PD) nel mese di dicembre 2020
Tutto nasce dal romanzo per ragazzi Il vento tra i salici, pubblicato da Kenneth Grahame nel 1908. Sulle pagine di una vecchia copia, scovata in un mercatino londinese, Valerio Berruti ha disegnato 69 tavole che, sfogliate velocemente, animano questo “flipbook”. Tutt’intorno scorre la preziosa traduzione di Beppe Fenoglio, in cui la storia è trasposta nelle sue Langhe. Un’opera unica, per tutte le età.