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artisti

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...nocte


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Flavio

Favelli


Bova di notte, 2009

Smalto su incisione, cm 16 x 21,5 Palazzo Mesiani

Piccola e preziosa appare Bova in questa incisione sulla quale l’artista interviene con smalto nero e rossi di fuoco. I contorni del borgo sono come rilevati da una sottile quanto marcata linea rossa che separa le case dal cielo, cielo scuro di notte. La linea rossa tratteggia il confine tra l’abitato e l’orizzonte, come a delimitare un borgo di vita contro un cielo di stelle oscurate da manti di nuvole nere. L’incisione originaria risale al 1703 e fa parte dell’opera “Il Regno di Napoli in prospettiva” di Gian Battista Pacichelli che, corredata da centinaia incisioni, fu pubblicata postuma. Osservando l’incisione il piccolo borgo è caratterizzato, allora come oggi, dai tanti campanili che spiccano sulle case, campanili che ripercorrono la storia centenaria di Bova, crogiuolo di religioni diverse, dove oriente e occidente si incontrano nei rituali praticati all’interno delle tante chiese che ivi sorgevano, ognuna dedicata ad un santo diverso.

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Seguendo le ondulate strade che segnano l’irto percorso prima di giungere a Vua, sembra di percorrere un viaggio a ritroso nel tempo. Il nero e il rosso con i quali Favelli interviene, conferiscono all’incisione una dimensione intima, privata, personale, tanto che l’opera sembra provenire dall’interno di una vecchia stanza, come uno dei quadri che adornano le camerette dei ricordi d’infanzia, magari prezioso, alto alla parete, ma poi incautamente colorato da mani di bimbo. Si ferma così il ricordo in un istante. E si ritorna a Bova, di notte.


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Francesco

Scialò


Sogni d’oro, 2007/2009

Installazione Chiesa dello Spirito Santo

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Dieci bambini silenti. Dieci bambini assenti. Dovrebbero giocare, saltare, parlare, piangere, gioire. Invece, non si guardano. Sfere luminose che brillano di luce propria. Quale bambino non ha paura del buio? Quale adulto da bambino non ha visto dispiegarsi nella quiete notturna mostri e fantasmi e ha chiamato aiuto? Chi dirà sogni d’oro a questi bambini? I bambini sono sospesi, ancora quieti di un inquietudine che non comprendono, indossano gli abiti dello stessa artista. Il lavoro intenso, profondo, suggestivo fa riflettere sull’infanzia, sulla famiglia, sulla solitudine dell’uomo che comunque in gruppo con addosso i vestiti di un altro fin da bambino si perde nell’oscurità di una notte. Una notte, infine, che non è poi così buia, perché rischiarata da piccole fonti luminose che indicano il percorso di ogni individuo, probabilmente dal suo nascere. La ricerca di Francesco Scialò da anni è incentrata sulle problematiche e i disagi sociali che la comunità dei consumi genera, procreando fantocci di patchwork di fronte all’agire inarrestabile di quello che intorno accade. In questo lavoro è racchiuso il mondo dell’infanzia, il sogno di un adulto ancora bambino o la realtà di una bambino già adulto ed anche in questa occasione l’artista riesce a toccare con leggerezza mista ad incanto tematiche attuali e scottanti. Il mondo dell’infanzia che era stato provocatoriamente appeso ad un cappio, ora è sospeso in un sogno. Ma a ben guardare questo sogno inquieta più che un impiccagione spettacolare. Dove troveranno pace questi bambini inermi, chi li assolverà dal peccato originale? Forse una chiesa sconsacrata, dove l’installazione si colloca, richiama ogni bene e allontana ogni male, ma tutto questo non basterà alle animelle del Limbo, illuminate da troppe luci della ribalta.


Foto di Antonio Sollazzo


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Margherita

Crocco


Paradoxalvision

Serie di 9 fotografie, cm 80 x 80 Palazzo Mesiani

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Il lavoro è tratto dal progetto “Paradoxalsvisions”, serie di fotografie scattate dall’artista tra il 2006 ed il 2007 a New York, dove il corridoio di un immobile di China Town ( Manhattan) diviene metafora spaziale della fase onirica. Paradoxalvisions si riferisce, infatti, ad una “fase paradossale”, ossia il momento in cui il sogno si rivela nei primi attimi del risveglio attraverso immagini, prive di ogni definizione spazio-temporale. È l’inconscio che si svela in pochi istanti tra la notte e l’alba del giorno dopo, travestendosi di sogno in un ambiente sospeso tra realtà e irrealtà, lasciando tracce impercettibili del suo passaggio. Le fotografie si susseguono con una sequenza quasi cinematografica rispettando un ordine anacronico, dove i volti sono fuori fuoco e delle presenze quasi magiche appaiono in uno spazio onirico rappresentato dal corridoio. In questo luogo di passaggio, ogni immagine priva di una comprensione immediata, fa trapelare situazioni che rimandano a rituali atavici ed al mondo infantile. Frammenti che magicamente si dipanano lungo la via di un senso che trova la sua unica rappresentazione in una forma onirica del vissuto. L’atmosfera è sospesa in un luogo senza confini e in un tempo non determinato, che per questo può appartenere un po’ a tutti. Aleggia intorno alle figure e agli spazi definiti da forme generali, una sorta di attesa, a tratti tranquilla a tratti inquieta, perché in quel luogo, dove l’immagine di sogno si spiega a favore di un immagine reale, tutto può accadere.


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Angelo

Sarleti


Vouyer x 4 (Daniela), 2003 Video Palazzo Mesiani (facciata)

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Nel buio della notte una vecchia donna seminuda viene osservata in quattro momenti differenti attraverso una finestra, ponte sospeso tra l’io e il mondo. Ed è come entrare dentro la nostra cara vecchia terra, salda e forte di tradizioni secolari, decadente nei suoi contorni di superficie opaca espugnabile. In uno spaccato di un vissuto che si proietta fuori da sé per farsi osservare, l’individuo si svela, apparentemente protetto dalle mura domestiche e dall’oscurità della notte. Il voyeurismo di una falsa sequenza narrativa si rivela voyeurismo iconografico di icone inesistenti, spettacolo di una società che ha da tempo legittimato l’atto di sorvegliare. All’interno di questo meccanismo, globale e globalizzato, l’artista si riappropria della capacità di osservare, tramite un vera e propria azione performativa, in cui fare diviene guardare, e guardare diviene osservare l’individuo, rispettando la sua identità. Il video, sguardo antagonista e discreto rispetto all’occhio vigile e invasivo del Grande Fratello orwelliano, si appropria di una privacy inevitabilmente già violata e perciò utilizzabile esplicitamente dall’arte che la rende pubblica.


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Marco Bernacchia


Infinite Loop Of Deth, 2009 Installazione Palazzo Mesiani

La notte svela un mondo invisibile. Nel buio le cose che ci circondano si coprono di un alone sinistro derivato dal non poter vedere a pieno. La frustrazione di non poter possedere in maniera completa tutte le informazioni dell’insieme delle cose che ci circondano, ci fa avere paura, ci spaventa. La Morte trova il suo habitat naturale nel buio, strano a dirsi, ma la morte vive nei nostri pensieri tanto più quanto ci si priva di appoggi concreti. La luce, riflettendo sugli oggetti, ci regala le forme e i colori di ciò che ci circonda e, concretizzando ciò che ci circonda, ci rende immuni dalla paura del vuoto. Nel buio, i pensieri spogliati di appigli materiali si spingono verso la primitiva paura della morte, che proviene dalle radici della nostra esistenza, fin da prima che i predatori naturali dell’uomo si estinguessero. Musica concreta ricavando suono solo dal rumore emesso da una trappola per insetti. Il rumore della scarica elettrica provocata dalla morte dell’insetto viene usata per produrre una colonna sonora in omaggio della morte stessa dell’insetto. (Marco Bernacchia)

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In Infinite Loop Of Deth il fastidio di un suono comune diviene elemento di disturbo per un passaggio immediato ed indolore dalla vita alla non/vita. La notte dei sensi e la fine corporea dell’esistenza lascia trapelare le recondite paure che ogni individuo porta dentro di sé. La macchina è oggetto di morte e di sublimazione insieme in un mondo che sempre più oggi mette in connessione la costruzione e la distruzione, affidando il giudizio finale ad elementi artificiali di cui l’uomo stesso è autore.


• Foto di Giovanni Ghiandoni realizzazione tecnica san donato electroink


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Lascia ch’io pianga Lascia ch’io pianga la dura sorte, E che sospiri la libertà! E che sospiri, e che sospiri la libertà! Lascia ch’io pianga la dura sorte, E che sospiri la libertà! Lascia ch’io pianga la dura sorte, E che sospiri la libertà! E che sospiri, e che sospiri la libertà! Lascia ch’io pianga la dura sorte, E che sospiri la libertà!


Maria

Vittoria Perrelli


Sola voce, 2009

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Installazione sonora Campanile della Cattedrale

Maria Vittoria Perrelli da anni indirizza la sua ricerca artistica verso interventi in cui il sonoro è elemento determinante non solo a livello sensoriale/uditivo ma anche cognitivo. Il suo essere donna dà spesso seguito a riflessioni al femminile che aprono le porte ad un mondo intimo, delicato, sommerso. Universo di ricordi e memorie che il suono spiega a favore di immagini che rimandano ad esperienze di un vissuto, ora lontano ora vicino, a volte coperto di veli di piombo, a volte leggero come mani di fata, ma che si risolve in parole e musica, legittimando così la sua stessa esistenza nell’atto conoscitivo/ interpretativo. Il lavoro istallato su uno dei tanti campanili sparsi per il borgo restituisce il suono alla campana, afona ormai da decenni. Ma non il rintocco delle campane colma il grande silenzio, ma una melodia che viene da lontano, da una donna che narra la sua impossibilità di cantare dentro la chiesa. L’aria s’intitola “Lascia ch’io pianga”, ed è tratta dal repertorio di Carlo Broschi (1705-1782), in arte Farinelli, famoso castrato sopranista. Durante il XVI secolo, infatti, non era permesso alle donne di cantare dentro i Templi della Fede cattolica, per questo le voci dei castrati erano fra le più ricercate e pagate. Il loro canto era strumento musicale potentissimo e racchiudeva le caratteristiche delle voci maschili, femminili e bianche, il tutto amplificato da una poderosa cassa toracica, sviluppatasi come effetto della castrazione, che permetteva fiati lunghissimi e messe di voce incredibili. In questo lavoro il silenzio di una notte diviene così assordante, stranamente ridondante. E rimanda non più alla quiete di un luogo solitario, quanto piuttosto ad un veto, ad una imposizione che obbliga la parola a tacere. E i veti e i dictat ancora mai sopiti, invadono i pensieri di chi ascolta questo canto, sotto un campanile non più silente, ma depositario di voci che reclamano la libertà.


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Paolo Genoese

Paolo

Albanese


Bhu Bhu 7 tee, bb7, 2009

Video Installazione, Vecchio Acquedotto

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Microcosmiche esperienze, giochi di colori che squarciano il buio di una stanza per arrivare al soffitto, immagini che si compenetrano con altre immagini, in un parallelo non definito, quasi casuale, volontariamente caotico, di costruzione e decostruzione della figura e del paesaggio. La video istallazione di Paolo Genoese e Paolo Albanese prende vita all’interno dell’ex acquedotto: costruzione in nudo cemento armato, spazio grigio e scarno di forme che si anima di cromatismi sensibili proiettati al soffitto, mentre il pavimento si ricopre di un tappeto di cuscini. Il lavoro dei due giovani artisti da luogo ai mondi possibili che la notte spiega per le vie del borgo di Bova, quando la quiete si diffonde per l’aeree e i fantasmi della mente prendono forma, amplificati dai sensi dell’udito e della vista. Una vista che si aguzza, si ingegna, si confonde e s’ immedesima con l’occhio della telecamera che diviene prolungamento necessario extra sensoriale. Genoese e Albanese – anche ideatori e organizzatori del FaceFestival, evento con i quale Alter Vua entra in collaborazione - sono spesso protagonisti dei loro video insieme ai paesaggi urbani, pulsanti e informi, in cui si immergono durante un lungo viaggio, che ha inizio al tramonto e dura fino all’alba del giorno dopo. Nella loro ricerca il video tende a scostarsi dalla proiezione tradizionale per conquistare completamente il luogo, donandogli l’anima. (BB7) restituisce il rumore dell’acqua al vecchio acquedotto di Bova. Lo spazio interagisce con l’opera, fino ad esserne fagocitato. Pareti e soffitti, piani e superfici, interstizi nascosti e vuoti evidenti, ma anche accessori casuali e decontestualizzati, come cuscini e fogli di plexiglas, contribuiscono alla creazione del piccolo abitacolo interattivo.


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Mauro

Laruffa


Placenta Cosmoidale, 2009

tecnica mista su legno cm 257 x185

Mondi collegati, 2009

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vetro, calce, acrilico cm 115 x 40 Palazzo Mesiani

Nell’onirico surreale mondo di Mauro Laruffa fanno capolino volti nascosti da miriadi di stelle e galassie. A volte sembra che un grande buco nero sprigioni la sua forza sovraumana e trascini via con sé in un vortice di colori tutto ciò che intorno gravita. Delle altre, invece, come in una tacita notte d’estate l’intero sistema appare immobile agli occhi di uno spettatore inerme avvolto da uno splendido spettacolo. Spettacolo di forme che si compongono come fluide fuoriuscite da un mondo irreale. Nell’ universo immaginario racchiuso in una tela, abita ogni forma di vita, umana, animale, vegetale, e il tutto si assembla sotto forma di componenti chimiche stratificate e reali, che si spargano come polvere di stelle su una superficie piana, gravitando dal cielo alla terra senza mai fermarsi. E quando accanto alla tela trova spazio un oggetto sembra che il tutto acquisti una dimensione tridimensionale e la superficie che prima imprigionava su un piano quell’universo allora inizia a roteare ed a conquistare lo spazio. L’ object trouvé, giunto da inconsce galassie e che prende lentamente forma e concetto, pare a tratti una clessidra che tacitamente scandisce il tempo a tratti un peso che calibra con la sua concretezza l’enorme divenire universale creando un equilibrio ultraterreno, che dà ordine al caos cosmico. E’ una « pantachimica », così come viene definita dall’artista, ciò che muove la sua ricerca, dove nulla si deve alla razionalità quanto piuttosto a reazioni chimiche tra particelle molecolari che, insieme o separatamente, portano ad evoluzioni stabili e/o instabili, sensazioni di un essere semiseriatragicacomicaidealistasurreale.


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Gianfranco

Scafidi


In Dreams, 2009 Installazione Palazzo Mesiani

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Quando l’oscurità si propaga per ogni interstizio, quando buio tutto intorno appare, quando le coordinate spazio temporali si frantumano di fronte ad una dimensione cognitiva alterata, in quel momento si giunge ad uno stato zero. Questa sensazione di regressione e successivo azzeramento, quasi come un ritorno allo stato puro della forma e dello spirito, fa emergere l’intima essenza ben celata sotto la maschera che ogni uomo durante il giorno porta con sé e su di sé. E allora quella maschera si annulla di specifici contorni, smorfie e tratti, diventando bianca, impersonale, priva di ogni espressione, perché non identifica più un personaggio ma può appartenere indistintamente ad ogni individuo. Ed in quel frangente di hegeliana memoria, quando “tutte le vacche sono nere”, la maschera scivola via, liberando un inconscio che scopre fantasmi e paure, sogni ed incanti dal mondo di Orfeo. Bova, borgo piccolo e solitario, nell’oscurità sembra essere abitato da presenze sconosciute ma percettibili, che aguzzano e amplificano nel visitatore in particolare il senso dell’udito. Nel silenzio il fruscio di una foglia parla di venti lontani, l’ululato di un cane diviene melodia incalzante e inquieta, lo scricchiolio di una porta si trasforma nel rumore di un pendolo che scandisce il tempo. Così in una dimensione temporale sospesa, il lavoro di Gianfranco Scafidi prende corpo, riflettendo e facendo riflettere sull’intimo e quasi ancestrale rapporto che lega il territorio di Bova alle condizioni personali e impersonali che accompagnano la notte.


Questa sezione nasce dalla volontà di far emergere e crescere, attraverso il confronto con realtà differenti e più mature, alcuni tra i giovani

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artisti del luogo.


Sezione

Sperimentale


Davide Scialò

Senza Titolo, 2009 olio su tela con bassorilievo in tela cucita e riempita di spugna Palazzo Mesiani

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Davide Scialò nasce a Reggio Calabria nel 1988, attualmente frequenta la Facoltà di Architettura nella sua città. Nelle sue tele dai colori forti, accattivanti, quasi violenti, non vi è un particolare riferimento politico, sociale o morale, ma come flusso di immagini ininterrotto, forme ataviche e primordiali prendono naturalmente corpo all’interno della superficie. Superficie stessa che si disperde al di fuori della cornice, proponendo un’insieme labirintico, di ferite e feritoie attraverso le quali emergono inconsce realtà, sospese fra luci e tenebre. Il linguaggio adoperato richiama la forza espressiva dei Fauves e degli artisti del Die Brucke, oltre le forme e le visioni della più recente Transavanguardia italiana e del Neo-espressionismo degli anni ‘60/’70.


Pietro & Giuseppe Plutino Notturno, 2009 olio su tela Palazzo Mesiani

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Pietro e Giuseppe Plutino nascono a Reggio Calabria nel 1989, diplomatisi all’Istituto d’Arte, attualmente frequentano il I anno dell’Accademia di Belle Arti della loro città. I lavori esposti si presentano come unica entità di espressioni individuali. “Animale notturno”, significato di mondi invisibili/ esistenti, fascino sconcertante, metafora della notte e dei suoi abitanti. Ad Alter Vua l’opera, nel suo doppio, assume un significante altro dal soggetto rappresentato e sposta il modello pittorico verso una collocazione altra nello spazio, dove il contenitore diviene involucro consapevole di oscure sensazioni.


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Interviste ad AlterVua

Il luogo – il tempo - l’opera: sono queste tre delle coordinate fondamentali, immaginarie o reali, notturne o diurne, vere o fallaci, attraverso le quali si può leggere la storia dell’arte. A Bova, piccolo borgo in provincia di Reggio Calabria, pare che queste coordinate si frantumino di fronte ad una realtà troppo novella nella sua esistenza contemporanea. E allora ad ogni artista è stato chiesto di immaginare un Luogo in un Tempo sospeso dove collocare una propria Opera. Le interviste che seguono, assolte da analisi e giudizi, introducono così in poche e semplici parole, mentre assenze e presenze si affollano ai margini, il pensiero di ogni protagonista di Alter Vua. E se queste risposte si accostano ai lavori presenti nell’esposizione un mondo possibile prende forma e concetto.


Flavio Favelli Quale luogo? Il Mausoleo di Lenin nella Piazza Rossa di Mosca Quale tempo? Fine degli anni 50, dopo la destalinizzazione Quale opera? Nel Mausoleo di Lenin, sgomberato dalla salma, la mia collezione di ceramiche e porcellane cinesi, vari vetri e conchiglie

Francesco Scialò Quale luogo? Un campo profughi Quale tempo? Uno qualsiasi Quale opera? Una mucca altoatesina da 40 litri di latte al giorno

Margherita Crocco Quale luogo? Immagino uno spazio anonimo, che non appartiene a nessuno in particolare, uno spazio di passaggio che Marc Augé chiamerebbe un “non luogo”, immagino in questo spazio una tranquillità apparente, un silenzio costante, une luce intermittente. Immagino un luogo in cui chiunque possa sostare per meditare e contemplare, forse il vuoto stesso o la presenza


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Interviste ad AlterVua

non dichiarata. Quale tempo? Forse oggi, ieri o domani. In questo luogo il tempo è senza struttura e tutto si articola seguendo un ritmo anacronico, ma ben scandito dall’evolvere dei giochi di luce. Quale opera? Un trittico di Paradoxalsvisions probabilmente. Perché questo lavoro vuole essere un interrogazione dello spazio onirico che popola il nostro inconscio, durante la fase paradossale del nostro sonno.

Angelo Sarleti Quale luogo? New York stock exchange Quale tempo? 9 agosto 2007 Quale opera? Non un lavoro mio ma la zattera di Gericault.


Maria Vittoria Perrelli Quale luogo? La scelta del luogo nella mia ricerca è fondamentale. E’ sempre un interstizio, uno spazio circoscritto compromesso dal passaggio del tempo. Un luogo che può essere immaginario, estraneo, “ancorato” alla storia. Un luogo che può diventare “liquido”, cambiare la sua consistenza, modificarsi. E’ lo spazio occupato dal corpo ma anche uno spazio politico che non scende a compromessi e che, nel suo farsi, ricostruisce una linea d’azione. Quale tempo? Il tempo del prima e del dopo. In una zona franca dove gli usuali sistemi di attese non arrivano. La scansione ciclica e periodica dell’eternità. Il tempo della coscienza, della consapevolezza di non essere nello stesso luogo per troppo tempo. La forzatura e la costrizione in uno spazio non fisico. Lo scorrere prepotente degli eventi, la misura dell’urgenza e della necessità. E’ la soglia di attenzione, l’intangibilità più assoluta. Quale opera? Considero l’opera come un contrattempo, come un mezzo che determina incertezze, che diventa dono quando ha coscienza relazionale. O disturbo o momento di riflessione quando si insinua nella contingenza degli eventi e della storia. E’ opera ancor prima che essa venga contaminata dalla materia. L’opera che modifica lo spazio e il tempo, che cambia, che destruttura, che distoglie dall’abitudine, riproponendosi come incertezza.


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Interviste ad AlterVua

Marco Bernacchia Quale luogo? Il luogo è sempre quello più giusto per essere capiti, o per arrivare con un dato messaggio ad un dato obbiettivo. L’energia del luogo deve bilanciarsi con quella dell’idea. La somma e l’equilibrio dei due fattori determina la riuscita di un lavoro Quale tempo? Il tempo è soggettivo, non rappresenta che le tensioni individuali e le paure nei confronti del futuro. La paura che possa sfuggire al nostro controllo ci fa correre in avanti spesso senza pensare e senza guardare dove si mettono i piedi. Il tempo dovrebbe essere scandito dal ritmo degli elementi naturali, oppure dalla velocità di una macchina che percorrere un certo percorso. Invece il tempo è mentale, viene spesso sprecato per cercare una soluzione e un rimedio al problema del tempo perso. Quale opera? L’opera non esiste. È in chi la vuole vedere. (“Opera” che sottintende ogni frutto dell’ ingegno - intellettuale o materiale – dell’uomo è un termine che si carica di una forze monumentale più grande del concetto che vuole descrivere, io preferisco sostituire il termine Opera con Prodotto, che a parer mio ridimensiona di un poco il concetto di arte e la colloca più al centro di un sistema sociale, delineandone delle capacità di comunicazione diverse e togliendola definitivamente dal piedistallo borghese che gli si vuole costruire intorno). L’arte è un’espressione di creatività, non la produzione di un oggetto concettuale fine a se stesso.


Paolo Genoese & Paolo Albanese Quale luogo? Paolo • qualunque spazio buio sul pianeta. Paolo • ovunque ci sia una mente dallo sguardo curioso. IL LUOGO metafisico è UNA TESTA O forse sono due... nono mi suggeriscono che è una sola … bhu chiedi a Paolo il luogo fisico è rimasto probabilmente lo stesso e viene chiamato, da chi lo conosce... THE LAND OF ENCHANTEMENT che viene chiamato anche NM o almeno tutto è realmente partito da lì, quello di cui ci occupiamo adesso intendo. Quale tempo? Paolo • IL TEMPO È QUELLO DELL’ORA/DELL’ADESSO/ DELL’ISTANTE CHE MUTA SUBITO O FORSE S’È FERMATO… è comunque sicuramente il momento durante il quale il viandante stimolato prende coscienza di stare viaggiando. Paolo • Il tempo è solo una convenzione. Quale opera? Interazione

Mauro Laruffa Et… allora. Esistono pianeti nell’universo che l’uomo disconosce, qui la contaminazione non esiste e il tempo non ha limiti, non sono però luoghi inanimati, dal satellite si scorgono fusioni di colori che danno vita a creature misteriose che, non curanti di essere osservate, proseguono nel loro viaggio verso il mondo onirico.


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Interviste ad AlterVua

Gianfranco Scafidi Quale luogo? Dentro la mia testa Quale tempo? Adesso, prima, tra un attimo… Quale opera? Me stesso. Non saprei scegliere un lavoro in particolare a cui sono legato, credo che se dovessi rispondere domani alle stesse domande darei delle risposte diverse, e cambierebbero ancora se a pormi questi stessi quesiti fosse un’altra persona…Per quanto riguarda il luogo e il tempo, credo siano due condizioni consequenziali ed imprescindibili…Allora ti rispondo nella maniera più completa ed esauriente che posso pensare…Perché in fondo, indirettamente, qualsiasi lavoro vado a presentare, si tratti di una performance, di un’installazione, di un video, di una scultura, sarà comunque parte di me, in quel preciso momento, in quel determinato spazio… Spero di aver risposto in maniera soddisfacente.

Davide Scialò La percezione della realtà, che durante la notte perde la sua oggettività, è un piccolo esempio della percezione deviata del medioevo, dove la paura e le superstizioni facevano da cornice ad ogni singolo gesto. La realtà diventa soggettiva. L’inconscio diventa protagonista. E’ una dimensione superiore, dove la logica diventa caos. Senza dimenticare che il caos non è altro che un tipo di ordine


più alto. Quale luogo? In qualche Cattedrale Gotica della Francia Settentrionale Quale tempo? Medio Evo Quale opera? Non ha alcun nome quest’opera…

Pietro e Giuseppe Plutino Quale luogo? Collocheremo le nostre opere all’interno di uno spazio, dove il rapporto uomo-natura è in perfetto equilibrio e armonia. Quale tempo? Il tempo che immaginiamo, nella realtà non esiste. E’ una sorta di rifugio per la mente, lontano dai disordini che l’uomo col suo agire ha provocato. Quale opera? Le opere che sceglieremo saranno manifesto del nostro pensiero e strumento contro i disordini della realtà.


Flavio Favelli •

Francesco Scialò •

Flavio Favelli nasce nel 1967 a Firenze, attualmente vive e lavora a Savigno (BO). Dopo la Laurea in Storia Orientale all’Università di Bologna, prende parte al Link Project (1995-2001).

Francesco Scialò nasce nel 1963 a Reggio Calabria, dove attualmente vive e lavora.

bio

Fra le principali mostre personali: 2008 Galleria Sales, Roma 2007 BUREAU, la Maison Rouge Fondation Antoine de Galbert, Parigi 2007 AMBIENT TOUR, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino 2005 ROSÈ ROYAL a cura di A. Zabludowicz, Projectspace176, Londra 2005 VESTIBOLO D’ASPETTO a cura di S. Pezzato, Project Room, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato 2004 INTERIOR, IIC, Los Angeles 2003 LA MIA CASA È LA MIA MENTE, Galleria Maze, Torino 2002 MY HOME IS MY MIND, Artinprogress, Berlino Fra le principali mostre collettive: 2008 ITALICS a cura di F. Bonami, Palazzo Grassi a Venezia 2008 XV QUADRIENNALE, Palazzo delle Esposizioni, Roma 2008 THE DAWN OF TOMORROW/CONTEMPORARY ART IN ITALY FROM ITALIAN COLLECTIONS, Elgiz Museum of Contemporary Art, Istanbul 2008 ARCHEOLOGIA DEL PRESENTE a cura di S. Risaliti, Museo delle Arti, Catanzaro 2006 GIARDINO a cura di L. Hegyi, PAN, Napoli 2005 BOLOGNA CONTEMPORANEA a cura di P. Weirmeier, Galleria d’Arte Moderna, Bologna 2003 CLANDESTINI a cura di F. Bonami, 50a Biennale di Venezia, Venezia 2002 EXIT a cura di F. Bonami, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino Flavio Favelli ha progettato e realizzato due installazioni bar funzionanti al MAMBO Museo di Bologna e al MARCA Museo di Catanzaro e due ambienti pubblici e permanenti: Vestibolo nella Sede ANAS di Venezia di Palazzetto Foscari e Sala d’Attesa nel Pantheon di Bologna all’interno del Cimitero Monumentale della Certosa che accoglierà la celebrazione di funerali laici.

Mostre personali: 2000 FRANCESCO SCIALÒ, Galleria B&D Studio, Milano 1997 CAMPO FIORITO, galleria Placenta Arte, Piacenza Fra le principali mostre collettive : 2004 MERIDIANI D’ORIENTE – IV ed. BOVARCHÈ a cura di G. Perretta, Palazzo Mesiani, Bova (RC) 2002 UNA BABELE POSTMODERNA a cura di E. Di Mauro, Palazzo Pigorini, Parma 2002 ALTO VOLUME CORPORALE a cura di G. Gradassi e G. Marziani, Palazzo Piacentini, San Benedetto del Tronto 2001 IPERNATURA a cura di L. Beatrice, G. Gradassi, G. Marziani, Stamperia dell’Arancio Artecontemporanea, Ascoli Piceno 2000 IRONIC Trevi Flash Art Museum, Trevi (PG) 2000 TRAPASSATO FUTURO a cura di A. Riva, Cartiere Vannucci, Milano 2000 SUI GENERIS a cura di A. Riva, PAC, Milano 2000 ARCO artefiera, Madrid, Spagna 1999 ULTRASCULTURE a cura di L. Pratesi e R. Ridolfi, Spazio Pescheria, Pesaro 1999 WORK IN PROGRES a cura di M. Campitelli, Teatro Miela, Trieste 1999 ARTEFIERA, galleria B&D, Bologna 1998 CRONACHE VERE a cura di A. Riva, Spazio Console, Milano 1998 ALTER STATUS a cura di M. Campitelli, galleria B&D, Milano 1997 Performance AZIONE, Teatro Toledo, Napoli 1997 ARTISSIMA, galleria Marsilio Margiacchi, Torino 1996 PANORAMA ITALIANO, Trevi Flash Art Museum, Trevi (PG) 1996 NATURA NATURANS, Musei Civici, Trieste 1995 APERTO ITALIA a cura di F. Bonami, H. Kontova, G. Perretta, S. Risaliti, M. Senaldi, Trevi Flash Art Museum, Trevi (PG) 1994 EQUINOZIO D’AUTUNNO, Castello di Rivara, Rivara (TO) 1985 PROGETTO IMPOSSIBILE a cura di P. Balmas, Palazzo Braschi, Roma


Margherita Crocco •

Angelo Sarleti •

• Marco Bernacchia

Margherita Crocco nasce nel 1979 a Milano, attualmente vive e lavora a Parigi. Nel 2004 si laurea in Etnologia presso l’ Università Paris VIII di Parigi. Nel 2005/06 frequenta “One year certificate program” presso l’ International Center of Photography di New York. Nel 2006 ottiene una Professional Honorable Mention presso l’ International Photography Award, e nello stesso anno una borsa di studio presso l’ International Center of Photography di New York.

Angelo Sarleti nasce nel 1979 a Reggio Calabria, attualmente vive e lavora a Milano. Nel 2002 si diploma in Pittura presso l’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Nel 2006 ottiene una borsa di studio della DENA Foundation for Contemporary Art.

Marco Bernacchia nasce a Senigallia (AN) nel 1979, dove attualmente vive e lavora. Diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino, nel 2007 consegue la Laurea in Pittura frequentando il corso specialistico.

Fra le principali mostre collettive: 2008 PLUS D’HISTOIRE, Centro d’arte contemporanea di Montpellier, Cathédrale Saint Anne, Montpellier 2008 Selezionata durante il PORTFOLIO REVIEW DI ARLES, Esposizione al Parc Des Ateliers, Festival Fotografico d’Arles, Arles 2008 EXPOSITIONS #12, Fetârt presenta 13 fotografi, Arles 2008 PARADOXALSVISIONS, Incontri Fotografici di Montpellier, Boutogragphies 2008, Montpellier 2008 ART SHANGAI 2008, Louise Alexander Gallery 2008 DEMONOLOGY, Galleria Iris, Parigi 2008 ETATS DES LIEUX, Municipio 20° arrondissement, Parigi 2007 DOMINOES, Frederic, Alexander Gallery, Sardegna 2007 FOCUS ON MONFERRATO, Regione Piemonte, Roma 2006 ELLIPSES, Galerie Sévigné, Parigi 2006 International Center of Photography, Shift, New York.

Mostre personali: 2009 BILLIONAIRES a cura di K. Anguelova, Galleria Artra, Milano 2006 NOT HERE a cura di M. Scotini, Artra, Milano Fra le principali mostre collettive: 2008 NO LOCATION RELOCATION a cura di M. Farronato, sede italiana ATKearney, Milano 2008 ARRIVI E PARTENZE a cura di A. Fiz e W.Gasperoni, Mole Vanvitelliana, Ancona 2007 MAC/VAL - Musée d’art Contemporain du Val de Marne, Paris (France) - a cura di K. Anguelova e A. Poggianti 2007 VIDEOART YEARBOOK07 a cura di R. Barilli, Ex convento di S. Cristina, Bologna 2007 TINA B.- THE PRAGUE CONTEMPORARY ART FESTIVAL / MOBILE VIDEO ART a cura di G. Zone e F. Di Nardo, Praga (Czech republic) 2007 ROUND TRIP-AN ITINERARY BETWEEN PARIS, MILAN AND NEW YORK a cura di F. Di Nardo, Centre International des Re’collets, Paris(France) 2006 VIDEOART YEARBOOK06 a cura di R. Barilli, Ex convento di S. Cristina, Bologna 2005 ANIGMA 2 - INTERNATIONAL FESTIVAL OF DIGITAL IMAGING AND ANIMATION a cura di M. Gorni e A. Martinov, Novosibirsk (Russia) 2005 CON ALTRI OCCHI a cura di K. Anguelova e R. Pinto, Palazzo della Ragione, Milano 2004 EMPOWERMENT a cura di M. Scotini, Museo d’arte contemporanea di Villa Croce e Palazzo Bombrini, Genova 2003 PLAY a cura di M. Chini, Care Off, Milano 2003 CONTESTED SPACE a cura di M. Scotini, Spazio Alcatraz, Firenze 2002 ROTTE METROPOLITANE a cura di R. Tempestini e G. Cauteruccio, Palazzo Vivarelli Colonna, Firenze 2001 BUTTERFLY a cura di R. Tempestini, Galleria La Corte Arte Contemporanea, Firenze

Mostre personali: 2009 MARCO BERNACCHIA a cura di E. Vannini, galleria Franco Marconi, Ancona 2008 WRONG VERSION, galleria Fuori Zona, Macerata 2008 WHITE CUBE/SATELLITE a cura di E. Rapa, Frazione Mezzanotte 84, Pergola (PU) 2007 SEGUE DIBATTITO a cura di M. Martinetti, Pinacoteca Comunale, Città di Castello 2006 GINNASIO PROJECT WINDOW a cura di M. Martinetti e M. Predicatori, progetto di M. Coccia, Trevi Flash Art Museum, Trevi (PG) Fra le principali mostre collettive: 2009 A COMPASS NEEDLE FOR OUR STARRY UNIVERSE a cura di G. Von Holden, Zelle Arte Contemporanea, Palermo 2008 COLLETTIVA a cura di R. Bianchini, spazio GATE 21, Catania 2008 ABOVtheTRE a cura di J. Junemann, galleria NIU, Barcellona (Spagna) 2008 ITALIAN ARTIST a cura di J. Valencik, galleria Nova Sin, Prague 2008 CLUB/DEBIL a cura di U. Bemmann, spazio Alte Feuerwache Lpschwitw, Dresda (Germany) 2007 I-CITY PERIFERICHE a cura di F. Basso, S. Cini, E. Piccardo, E. Vannini, Palazzo Re Enzo, Bologna 2006 NEW LIBERALISTC PLESURE a cura di E. Vannini, Biagiotti progetto arte, Firenze 2006 PREMIO DAMS a cura di R. Barilli, Pinacoteca Nazionale, Bologna 2006 PREMIATA OFFICINA TREVANA a cura di M. Coccia e M. Martinetti, Trevi Flash Art Museum, Trevi (PG) 2005 SISTEMI OPERATIVI, Palazzo Ducale, Urbino 2005 ZONE DI TRANSITO a cura di A. Mazzola, Galleria A+A, Venezia 2004 OUTING a cura di M. Coccia, Trevi Flesh Art Museum, Trevi (PG) 2004 + POSITIVE a cura di V. Dehò, Kunst Museum, Merano


Maria Vittoria Perrelli • Maria Vittoria Perrelli nasce nel 1979 a Loreto (AN), attualmente vive e lavora tra Bologna e Loreto. Si è diplomata in Decorazione presso l’Accademia di Belle arti di Bologna. Mostre personali: 2009 SCELGO a cura di S. Russo e S. Taccone, Teatro Minimo, Teatro Instabile, Napoli 2008 TRACES OF PEOPLE a cura di M. Marchetti e S. Meneghini, Zuni arte contemporanea, Ferrara 2005 MURART a cura di E. Vannini e F. Pagliuca, Screening video di S. Mandracchia e M.V. Perrelli, Club 74, Bologna Fra le principali mostre collettive: 2009 COMINCIA ADESSO! #1, Primo tempo del progetto espositivo e seminariale a cura di S. Taccone, Ventre, Napoli 2009 INCONTRI DI FRONTIERA a cura di S. Taccone, Centro Hurtado, Scampia, Napoli. 2009 PLAYLIST a cura di Neon>campobase, Galleria Neon, Bologna. 2008 ART/ACTIVISM a cura di M. Scotini, Workshop NABA, Milano 2008 SAME DEMOCRACY a cura di M. Paderni e E. Vannini, Galleria Neon Campobase, Bologna 2007 I-CITY PERIFERICHE. MAPPE MENTALI PER UNA PERIFERICA a cura di S. Cini, F. Basso, E. Vannini, E. Piccardo, Urban Center, Bologna 2007 VENTI DI ERASMUS a cura di A. Romanini e del Ministero delle Politiche Giovanili, Darsena, Rimini 2006 NEON>VIDEO a cura della Galleria Neon di Bologna, MIART, Milano 2006 CINEMA INFINITO/NEVERENDING. CINEMALABORATORIO DI SUONI E VISIONI, progetto a cura di ZimmerFrei, Galleria Civica di Arte Contemporanea, Trento 2006 ARTISSIMA 13, progetto neon>video a cura di G. Gianuizzi, Lingotto, Torino 2002 ACCADEMIA IN STAZIONE a cura di M. Romano e R. Daolio, Stazione FS, Bologna

• Paolo Genoese & Paolo Albanese

Paolo Genoese nasce a Pisa nel 1980; Paolo Albanese nasce a Reggio Calabria nel 1974, attualmente vivono e lavorano a Reggio Calabria. Tra le principali mostre collettive 2009 MADI, Castello Aragonese, Reggio Calabria 2009 MODART, via Margutta, Roma 2009 THE LAND OF ENCHANTMENT, Galleria Imago, Pisa 2008 BRIGITTE NEI MONDI POSSIBILI, VideoInstallazione permanente, Reggio Calabria 2008 FACE.FESTIVAL#2, Arte- Creatività- Ecocultura, Ecolandia, Fortino di Arghillà, Reggio Calabria 2007 FACE.FESTIVAL#1, Arte- Creatività- Ecocultura, Ecolandia, Fortino di Arghillà, Reggio Calabria

Mauro Laruffa • Mauro Laruffa nasce nel 1980 a Taurianova (RC), dove attualmente vive e lavora. Ha compiuto gli studi a Roma, conseguendo una specializzazione in marketing e comunicazione. Nel dicembre 2005 inizia la sua ricerca artistica in maniera autonoma, apprendendo da riconosciuti artisti sia italiani che stranieri identificabili nell’avanguardia contemporanea.


• Gianfranco Scafidi

Fra le principali mostre collettive: 2009 ALTERAZIONI_PROCESSI SINTATTICAMENTE SIMILI in collaborazione con W. Carnì e C. Torchia, a cura di Associazione Eventoarea ONLUS, Facoltà di Architettura, Reggio Calabria. 2008 KAULONE, Performance a cura dell’Associazione Experimenta Teatro dell’Arte, in collaborazione con Eventoarea ONLUS, MIBAC, Regione Calabria, Monasterace (RC) 2007 PORELARTE, Zaragoza (Spa) 2005 L’INFERNO DI DANTE, Istituto Italiano di Cultura di Madrid, Madrid 2004 PIOGGIA – Performance a cura dell’Associazione culturale St.Art, durante la mostra “Una città per l’arte”, Rotonda Nervi, Reggio Calabria 2004 MAC21 DÈDALO ESPACIO, Fiera d’Arte Internazionale, Malaga 2004 APPARTENENZE, Torre Nervi, Reggio Calabria 2004 MERIDIANI D’ORIENTE – IV ed. BOVARCHÈ a cura di G. Perretta, Palazzo Mesiani, Bova (RC) 2003 ARTISTI PER STRADA, a cura dell’Associazione “Reghion 2000”, Palazzo San Giorgio, Reggio Calabria

bio

Gianfranco Scafidi nasce nel 1976 a Melito Porto Salvo (RC), attualmente vive e lavora a Reggio Calabria. Nel 1997 consegue il diploma in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria.


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