N1°
Anno XXXII
Ottobre-Novembre 2018
in università dal 1987
BENVENUTI IN UNIVERSITÀ La guida all’università 2018/2019
CHIAVI DI LETTURA
Un nuovo anno federativo per la FUCI
GIOVANI D’EUROPA Tra speranze e desideri
BENVENUTI A MILANO!
INDICE EDITORIALE
pag. 1
PAROLE DI VITA: Studiare significa amare (Don Luigi Galli)
pag. 2
SORGENTE DI ENERGIA NELLA VITA DA UNIVERSITARIO (Simone Corbellini & Pietro Signò)
pag. 4
CHIAVI DI LETTURA - VOCI LIBERE NELLA SOCIETA’ CHE CAMBIA (Marco Casetti)
pag. 6
RAF, CHI? (Lucilla Incarbone)
pag. 8
GUIDA ALLUNIVERSITÀ 2018/2019
pag. 9
(Lorenzo Cattaneo)
INSTANTANEE D’ESTATE
pag. 16
IL FUORISEDE DISPERATO: Torta al Cioccolato (Lisa Rancati)
pag. 17
I GIOVANI EUROPEI HANNO SCELTO DI NON PARTECIPARE? (Marco Demo)
pag. 18
IL GIRADISCHI: La Libertà (Carlo Carbone)
pag. 21
GUARDA E IMPARA: I sogni segreti di Walter Mitty (Mattia Bizzozero) IL PIACERE DELLA LETTURA: Ciò che inferno non è (Monica Agnelli) RIDICI SU... (Massimiliano Puppi) RESPONSABILI REDAZIONE Mattia Bizzozero Marco Demo Chiara Magnani DIRETTORE RESPONSABILE Paolo Danuvola DIREZIONE, REDAZIONE via S. Antonio, 5 - 20122 Milano PROPRIETA’ Fondazione Ambrosiana Attività Pastorali Milano. Registrato presso il Tribunale di Milano, n. 113 del 16/02/1987 Stampato con il contributo dell’Università derivante dai fondi previsti per le attività culturali e sociali.
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HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Monica Agnelli Benedetta Baietta Francesca Bertuglia Carlo Carbone Marco Casetti Lorenzo Cattaneo Laura Fumagalli don Luigi Galli Lucilla Incarbone Marta Magnani Massimiliano Mariani Lisa Rancati Arianna Uccelli GRAFICA & COPERTINA A CURA DI: Massimiliano Puppi
EDITORIALE
OH MATRICOLA, BENVENUTA! “Chi per la prima volta, si affaccia all’università è come un romantico che s’appressa ad un castello misterioso. Essa si presenta come qualche cosa di grande e indeterminato, e l’indeterminato grandemente sentito, come dicono i moderni, si traduce in sentimento; il sentimento gonfia le vele d’un’arcana poesia animatrice”. (G.B. Montini, Cosicenza universitaria, 1930) L’ignoto può destare paura e immobilizzarti, ma spero che si traduca nel sentimento che descrive tanto bene Papa Paolo VI e ti affascini, attragga, incuriosisca e ti faccia sognare. Ricordati di tenere i piedi ben fissi a terra e guardare avanti alla meta. L’università è uno strumento unico che dopo la sua conclusione ti permette di svolgere, o almeno ce lo si augura, quella professione che hai sempre desiderato. Non sai ancora quale sia? Non ti preoccupare, ogni tanto fermati e chiediti: “Cosa ha rivelato oggi lo studio su di me?”. Durante gli anni universitari un giovane costruisce la propria identità: conosce se stesso, si forma e scopre la propria vocazione. Il discernimento vocazionale è uno degli strumenti indispensabili per lo studente universitario. Occorre concepire il discernimento come “capacità di giudicare rettamente” e vocazione non come “una predestinazione a fare qualcosa che Dio ha scelto per te e da cui non potrai mai sfuggire”, ma come “chiamata di Dio a partecipare alla sua vita”. Come ha ricordato l’Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, in occasione della visita agli universitari al Politecnico del marzo scorso: “l’unica vocazione che esiste per tutti è quella di essere felici nella comunione con Dio per l’eternità, è vivere da figli”. Nessuno di noi possiede l’esperienza, la vocazione, la curiosità, la personalità, la sensibilità di un altro: esci dagli schemi! Segui quel seminario che potrebbe essere importante per la tua formazione professionale o quella conferenza anche se si tiene al di fuori dell’Università e non ti aiuta per l’esame della settimana successiva. Sempre più
spesso, il mondo accademico è un ambiente di forte competizione, che aumenta negli studenti il rischio di identificarsi con il mero giudizio del professore. Lo studente, però, non è solo un voto: è una persona, il cui valore prescinde dall’esito delle prove. Questo non vuole sminuire l’importanza degli esami, ma permette di vederli sotto una nuova luce. L’università, infatti, non deve essere un esamificio, ma un luogo di formazione. E’ dovere di ciascuno studente contribuire alla creazione di luoghi e momenti che favoriscano la relazione con l’altro e permettano di aprire gli occhi al mondo. E’ importante non perdere la percezione della realtà con uno studio che si fermi alle nozioni dei testi, ma rimanere connessi: noi viviamo nel mondo e non solo in università. Ci si può abbonare ad una rivista che parla di problemi sociali oppure sporcarsi le mani in qualche esperienza di volontariato. Vivi al meglio questi anni universitari, e che possano far fruttare al tuo futuro! LORENZO CATTANEO Giurisprudenza
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PAROLE DI VITA
DON LUIGI GALLI Assistente spirituale Fuci UCSC
STUDIARE SIGNIFICA AMARE Per persone che decidono di investire cinque anni di vita dedicando parte del proprio tempo allo studio potrebbe sembrare superfluo; in realtà trovo che pochissimi studenti sappiano studiare e non tanto per pigrizia, ma perché non sanno cosa sia lo studio. Studiare è primariamente un’attività del cuore, infatti il termine latino “studere” si può anche tradurre con “amare”. La conoscenza non è solo un atto d’amore, ma solo l’amore permette una vera conoscenza. Si conosce con il cuore, cioè con la libertà del proprio intimo e dunque studiare impegna la libertà e quindi l’amore. Conoscere vuol dire non solo prendere atto che ‘una cosa è così’, ma significa anche ‘unirsi’ a quella cosa e diventarne responsabili, cioè legarsi ad essa amandola. Cosa significa tutto ciò? Almeno due cose: Amare ciò che si studia perché si pensa già al servizio da rendere alle persone per le quali si studia; amare lo studio fino a “perdersi” in esso. Perché tutto non degeneri nella “secchione ria” (forma epidemica e surrogato del vero amore) bisogna declinare lo studio con la libertà. Solo le persone libere possono amare lo studio, perché ad esso si “legano” con la forza dell’amore. Non è un paradosso; si vuole affermare la necessità di acquisire al più presto la capacità di dominare lo studio senza esserne mai dominati; il prezzo che pagano coloro che sono angosciati dallo studio è troppo alto e solo in minima parte ricompensato da qualche successo. Essere liberi dallo studio per poter essere liberi di studiare; in questo modo le ore passate sui libri, anche con fatica e sacrificio, diventano
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un atto d’amore. Ma non siamo ancora al punto centrale: perché studere=amare? Conta, forse, l’atto dello studio in sé stesso? Oppure lo studio prende valore da ciò che si studia? Lo studio è sempre lo studio di qualcosa e, quindi, è sempre apertura alla verità. La verità (ogni verità) è sacra e poterla conoscere è un privilegio e una grazia. Studiare non è aumentare le conoscenze o apprendere un mestiere (una università che mettesse queste cose al primo posto non sarebbe degna del nome che porta), bensì avere la passione per la verità. La passione della verità che nasce dall’amore toglie la paura perché dove c’è l’amore non può esserci la paura. Oggi la nostra più grande nemica è la paura: paura di non passare gli esami, paura di non trovare lavoro, paura di essere abbandonati, paura di essere costretti ad abbandonare perché si è capito che non era amore. C’è il rischio che il percorso universitario sia un percorso accidentato, pieno di insidie e trabocchetti. Ma non è così per chi ama; per chi ama lo studio, cioè per le persone libere e senza paura, il percorso universitario diventa una grande avventura di ricerca esistenziale ed intellettuale. Avere a che fare con la verità non può essere un gioco lasciato nelle mani degli imbecilli, dei paurosi o dei pigri.
SPIRITUALITÀ
SORGENTE DI ENERGIA NELLA VITA DA UNIVERSITARIO L’entusiasmo dei primi giorni di Università ci trascina fuori dalla pigrizia di fine estate per scoprire questo nuovo mondo in cui siamo approdati. In cerca di nuove esperienze appassionanti, ammaliati dal fascino della grande città, dalla libertà di essere (quasi) adulti, cerchiamo in ogni modo di riempire la nostra anima di soddisfazioni. Se siamo qui è perché vogliamo raggiungere quella aspirazione che ci ha spinto a proseguire gli studi: essere finalmente quello che vogliamo essere. Se davvero è questo il nostro desiderio e obiettivo, dobbiamo tenere in conto che solo le esperienze autentiche ci portano a questo risultato, senza lasciarci la bocca asciutta.
SIMONE CORBELLINI Giurisprudenza
PIETRO SIGNÒ Economics and Management
le lezioni che ci appassionano, i nostri nuovi amici che sono davvero simpatici, i nostri stessi obiettivi mancano di sale, di significato. D’altra parte abbiamo fatto una scelta impegnativa. Perché portarla avanti? Perché lo sforzo di raggiungere questo sogno del cuore? Un primo invito, al quale forse non si pensa di solito, è quello di dare un senso a tutte le belle cose che facciamo, dalla discoteca con gli amici al nostro percorso di studi più o meno entusiasmante. Siamo all’Università ormai, non si può più perdere tempo! E per poterlo fare è necessario guardarci dentro, trovare del tempo, del silenzio, per capire finalmente chi siamo, chi vogliamo essere e cominciare a esserlo, senza che sia una semplice maschera esteriore. Non uscire da te stesso, rientra in te: la verità abita nell’intimo dell’uomo. - Sant’Agostino d’Ippona
La pienezza di una vita vissuta non è calcolata in base alla realizzazione di personali soddisfazioni, ma in base alla ricerca e al raggiungimento della pace. A volte capita di ritrovarci tra silenziosi pensieri che ci spingono a chiederci perché stiamo facendo ciò che facciamo. Così, quei momenti in cui le nostre belle esperienze,
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È con questa frase che vogliamo porci questo interrogativo: perché scegliere di intraprendere un percorso di spiritualità in un luogo del sapere come l’Università? Parlare di spiritualità ai nostri giorni sembra qualcosa di datato, che puzza di vecchio e che ci dà l’impressione di qualcosa di noioso e lontano da noi, completamente diverso dalla realtà concreta con la quale ci confrontiamo ogni giorno e che poniamo sempre alla base di ogni concetto e riflessione. Allora perché scegliere un cammino di spiritualità, quando questa sembra così inutile? L’eterno contrasto tra trascendenza e materia è insito nell’uomo da sempre,il quale, per potersi
realizzare appieno, necessita di una formazione non solo rivolta alla praticità della vita, a cui l’Università risponde già egregiamente, ma anche alla sua astrattezza, alle sue verità nascoste al di sotto di un sottile lembo di mantello, che solo un percorso spirituale può sollevare e farci comprendere un poco di più. Orientarsi verso un percorso spirituale significa non solo scavare in profondità nella nostra vita, ma domandarsi il senso di quanto accade, ricercando un significato che dia colore e sostanza al nostro vivere. La spinta verso la leggerezza dello spirito sembra
in amicizia, con lo scopo di riuscire a individuare nell’altro la scintilla di Dio e per condividere una parte delle proprie capacità, affinché tutti ne traggano qualcosa di bello e autentico. Spiritualità non è solo preghiera, ma ricerca, dedizione, interiorità, amicizia, amore, perdono e rispetto. Ognuno di noi, in cuor suo, sa che ad alcune domande non vi è risposta e sa che la razionalità non porta il suo “lume” nei luoghi più remoti del cuore dell’uomo, dove si interroga sul senso degli eventi che dilaniano la terra. Ma ognuno dispone di un piccolo grande strumento per portare una fioca luce dove esiste oscurità, un leggero conforto dove esiste sofferenza, il piacere di una presenza dove vi è solitudine, la consolazione dove c’è tristezza. Per riuscire nella nostra carriera universitaria e in ogni parte della nostra vita dobbiamo attingere a una sorgente inesauribile che sgorga dal profondo di noi stessi, che ci suggerisce chi siamo veramente, quella fiamma che arde con forza e che ci riempie: l’incontro con Cristo.
esserci stata donata per superare, tante volte, le difficoltà che quotidianamente incontriamo; sapere che vi è un “oltre” dà forza e speranza, ponendo un freno ad un’emorragia di umanità che coinvolge il nostro pianeta. Possiamo quindi intraprendere un percorso che si può definire spirituale. Ma questo percorso non è coltivabile solo nella nostra intimità e individualità, perché può essere anche partecipazione attiva in Università. Questa crescita ha senso proprio in Università perché complementare con il nostro percorso di studi. La proposta spirituale della FUCI ha proprio questo obiettivo: stimolare la ricerca della propria sorgente di energia, che dà senso alle nostre scelte e che ci permette di riuscire nel nostro progetto di vita. Camminare con la FUCI significa aderire a un piccolo gruppo, accomunato dai medesimi valori e che si riunisce
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LA NOSTRA STORIA
CHIAVI DI LETTURA...
Per la FUCI il tema dell’anno federativo 2018/2019 ha una portata molto pesante e importante: CHIAVI DI LETTURA - Voci libere nella società che cambia. Le mozioni approvate nell’Assemblea Federale del 67° Congresso Nazionale a Reggio Calabria evidenziano che la Fuci ha bisogno di riflettere su questioni importanti e d’attualità con lo stile che più ci caratterizza: quello della ricerca senza dimenticare il nostro essere cattolici. Lo stile della Ricerca merita un’analisi attenta e puntuale di fenomeni di enorme rilevanza; l’Università in questo è sicuramente maestra: imparare questo metodo così fondamentale ci permette di intraprendere il primo passo verso una nostra chiave di lettura. Le mozioni approvate durante l’Assemblea Federale vertono sul fenomeno mafioso, sulle questioni bioetiche, sulla diversità tra nord e sud e ancora sulla contrapposizione tra nazionalismi e abbattimento delle frontiere. Questi temi significativi evidenziano che nel nostro Paese, e così nella nostra società, ci sono grandi sconvolgimenti in corso e c’è sempre più necessità di un cambiamento radicale. La società nella quale viviamo si trova in una fase di temporanea euforia, sporcata però da tragici eventi sullo sfondo. Il mondo corre veloce ed è importante saper leggere i segni dei tempi per non rimanere indietro e non cadere nelle sue trappole. Questo mondo caotico però è la nostra casa ed è necessario sfruttare al meglio tutto ciò che ci circonda. Nel libro “La Chiave” lo scrittore Joe Vitale afferma che il segreto per ottenere ciò che vogliamo è apprezzare completamente questo momento. Se sentiamo gratitudine per questo istante,
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MARCO CASETTI GIURISPRUDENZA
tutto ciò che ci capiterà scaturirà da esso. Saremo ispirati a fare una certa cosa e passare al punto più in alto; ma, per passare al punto più in alto, dobbiamo vivere con gratitudine il momento presente. Partendo quindi da ciò, è bene che considerare quest’anno come trampolino di lancio per guardare oltre i muri delle nostre piccole aule universitarie e immergerci nella frenesia della nostra società, avendo il coraggio di cavalcare l’onda dell’attualità, in modo critico e costruttivo; di formarci alla cura del bene comune; di farci stimolo culturale nelle sfide della contemporaneità; di essere creatori di luoghi di servizio e cura dell’altro. Le insidie derivanti dall’espressione libera e approfondita possono essere molte: i tempi incalzanti degli avvenimenti, i modi, i possibili effetti negativi e le conseguenti critiche, ma questo non deve essere d’ostacolo al desiderio di formare pienamente le nostre coscienze all’attualità. Quello che per noi deve essere bussola di orientamento è il metodo con cui da sempre affrontiamo la realtà che ci circonda e che è specifico del nostro essere fucini: osservare gli avvenimenti, approfondire accuratamente la tematica, ricercare senza pregiudizi. Per riscoprirci fucini è necessario continuare a investire nel luogo che per noi è casa: l’Università. Le chiavi di lettura - ossia possedere un particolare punto di vista nell’interpretazione di un testo letterario, un film, un avvenimento, per non essere invisibili ai più - possono consistere nel rispondere al bisogno di relazioni che permane nei nostri spazi, valorizzando l’aspetto più umano della realtà accademica, che ci permette di trovare ristoro dalla
frenesia quotidiana. Nella lingua inglese chiave di lettura si può tradurre come “key to interpretation”; questa traduzione ci aiuta a capire che approfondendo e ricercando non si legge soltanto la realtà, ma la si deve anche interpretare. Solo in questo modo una chiave di lettura diventa uno strumento ricco e indispensabile per leggere il mondo: un mondo sicuramente sempre più complesso e difficile. In quest’ottica è fondamentale vedere lo studio non come il semplice conseguimento di un esame per la verbalizzazione o il titolo di studio. Lo studio deve essere il mezzo privilegiato attraverso il quale osservare il mondo: quello che studiamo serve nel mondo, per poter vivere tutti i giorni nel migliore dei modi come cristiani attenti e responsabili. Anche la nostra attività Fuci può essere, in quest’ottica ancora più arricchente. Possiamo essere quel modo alternativo di guardare le cose, con spirito di lungimiranza e oggettività, se sappiamo trovare nel nostro impegno di studio un valido ausilio per comprendere la complessità della società attuale. Per fare ciò, però, è necessario riuscire a osservare al di là del proprio naso e cercare di esaminare con attenzione le dinamiche circostanti, valorizzando il nostro stile fucino. La C di FUCI deve essere sempre alla base di tutto quello che facciamo: il nostro è un servizio che rivolgiamo agli altri e a noi stessi. Non dimentichiamolo! Cercare di guardare con prospettiva critica la società in cui siamo inseriti, senza avere paura di esprimere a voce alta la nostra opinione e senza dimenticarci di esprimerla nei luoghi in cui viviamo maggiormente, può essere una modalità per divenire azione e per essere pensiero costruttivo. L’Università è essa stessa società, ossia luogo all’interno del quale si dibatte riguardo le tematiche di attualità, innovazione e ricerca, utilizzando quello
che è lo stile dell’approfondimento. Molto spesso non ci sembra, ma nelle nostre Università si trovano i più differenti fattori sociali e le più disparate situazioni. Un esempio semplice è la svariata collocazione geografica degli studenti e quindi la loro eterogeneità. Essere voci libere è sempre stato importate nei tempi e un cristiano voce libera è ancora più importante. Lo stile che contraddistingue il cristiano è quello del pianissimo, uno stile sottile e quasi anonimo che porta a sconvolgimenti epocali e radicali. I discepoli erano in dodici e hanno evangelizzato il mondo. L’universitario cattolico è più agevolato: oltre ad avere questo stile ha il grandissimo ruolo del metodo della ricerca. Attraverso questo lavoro di approfondimento metodologico che siamo spinti a fare come voci libere nella società che sta cambiando, la Federazione ci aiuta attraverso il lavoro delle Commissioni Nazionali di studio. Questi organi federativi propongono periodicamente del materiale di approfondimento sulle questioni più rilevanti che emergono dalle mozioni approvate al congresso così per aiutarci a formare col metodo della Ricerca la nostra coscienza critica. Uscire da sé stessi per riscoprirsi nell’altro come protagonisti della propria vita e della società. È importante quindi impegnarci per essere voci libere che si esprimono all’interno di una società mutevole, che non sempre si dimostra pronta e favorevole ad accogliere il pensiero dei giovani, in particolare degli universitari cattolici.
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LUCILLA INCARBONE Most
RAF, CHI? Se vi dovesse capitare di imbattervi in qualche sigla, nel mezzo di un discorso fucino, e di non capire nulla, niente panico! È tutto normale. Oggi siamo qui per capire insieme chi è il RAF. Il primo pensiero potrebbe andare alla Royal Air Force, ossia l’aviazione britannica, oppure, per i più attenti alla storia, alle Rote Armee Fraktion, un gruppo terroristico tedesco. Niente di tutto questo (per fortuna). La sigla R.A.F. sta, infatti, per Rappresentante dell’Assemblea Federale, sei persone che hanno il compito di rappresentare ciascun fucino d’Italia partecipando al Consiglio Centrale, uno degli organi della FUCI. Questa figura ha il compito di approfondire i temi che i fucini hanno segnalato come di loro interesse. Per portare avanti questo, i RAF collaborano tra loro all’interno di Commissioni Nazionali approfondendo le tematiche da quattro punti di vista principali: Teologico, Culturale, Formativo alla Politica e Universitario. Uno dei carismi più importanti della FUCI è, infatti, la ricerca e la vocazione intellettuale, che permette di studiare le materie con metodo e ampio respiro. Quest’anno, io stessa ho deciso di candidarmi a questa carica, insieme ad altri tre fucini: Julia, Davide e Giovanni. Insieme ai membri della Presidenza Nazionale, lavoreremo per approfondire i temi presentati dai gruppi di tutta Italia attraverso le Mozioni al Congresso di Reggio Calabria dello scorso maggio. Questo non è l’unico compito del RAF, che deve avere un occhio attento al territorio della sua regione e non solo: si propone di aiutare i gruppi che si trovano in difficoltà con la programmazione
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dell’anno. A differenza delle cariche della Presidenza Nazionale, il Rappresentante dell’Assemblea Federale non vive a Roma, ma rimane nel proprio ateneo cercando, per quanto possibile, di vivere l’intensa vita del suo gruppo fucino. Per quanto riguarda gli approfondimenti, man mano che ci addentreremo insieme in quest’anno tutto da scoprire, vedrete che verranno pubblicati alcuni documenti che prenderanno forme diverse in base alla modalità che meglio rispecchia il tema; avrete veri e propri scritti, video e materiali multimediali che possono essere utili al gruppo, per preparare i propri incontri, e ai fucini, per informarsi, studiare e divertirsi a scoprire nuovi punti di vista. La raccomandazione è, dunque, questa: tenete gli occhi aperti e abbiate cura di quello che verrà prodotto. Leggetelo, guardatelo, usatelo per i vostri studi, curiosate nei materiali per il vostro interesse personale, metteteci la testa e la faccia: siate fucini con il cuore, la passione e con la mente!
FRANCESCA BERTUGLIA Lettere
Cara matricola, bentrovata in Università! Forse ti sentirai confusa e spaesata nei tuoi primi giorni di esplorazione di questo luogo, ma vedrai che presto l’Università ti aprirà le porte di un mondo tutto nuovo, da scoprire, da apprezzare e da comprendere, con le sue bellezze e le sue difficoltà. Ti auguro, comunque, che questo luogo possa diventare importante per te e per la tua vita. Per vivere e concepire l’Università in maniera attiva vi è un progetto associativo che, cara matricola, mi sentirei di consigliarti: si chiama Fuci, e il suo acronimo significa Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Non lasciarti spaventare dalla sigla, e andiamo alla sostanza: questa è un’esperienza di crescita formativa e personale che permette di mettersi alla prova in termini relazionali, organizzativi, valoriali. È un’esperienza che fa vivere l’Università, che rende questo luogo, appunto, vivo e vivace. Far parte della Fuci vuol dire credere in un’Università che dà speranza e frutto, dal momento in cui le proprie conoscenze e il proprio metodo sono un elemento didattico che si possono sfruttare per intraprendere questo progetto di gruppo. Infatti, ogni gruppo di ogni città in cui la Federazione è presente si dedica a determinate attività dentro e fuori l’ambiente universitario che si basano sulle risorse di ciascun aderente, e l’unione, infine, fa la forza. Ciò fa intuire come la realtà associativa in questione si basi sul confronto, che riguardi la programmazione, un determinato tema, il rapporto con gli altri. Tutto questo implica inevitabilmente mettersi in gioco, insieme a persone che,
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in positivo e in negativo, vivono la tua stessa esperienza. Dunque, cara matricola, se pensi che il nostro progetto ti possa incuriosire, innanzitutto non dimenticare una cosa fondamentale: siamo presenza viva in Università, anche per aderire a quell’insegnamento di fede che ci è stato trasmesso dalla Parola, per cercare di farci prossimi a chi ci sta vicino, anche nelle aule dell’università, anche nelle nostre case. Cara matricola, se di nuovo queste affermazioni ti sembreranno scontate, non lasciarti ingannare e non demordere, perché ogni percorso fa acquisire la propria consapevolezza col tempo e ogni consapevolezza è conseguente ad un vissuto, a una riflessione, a un sentimento. La Fuci, a noi studenti “veterani”, ha insegnato questo: gli anni dell’Università sono anni fulcro della formazione della propria persona, non sprechiamoli inutilmente. Lasciamoci andare alla curiosità, all’approfondimento, alla passione per ciò che ci anima. Studiare e creare rapporti umani significa anche questo. Ma lo dobbiamo volere: per noi stessi, per gli altri, per il futuro di cui stiamo gettando le basi, e che un giorno vorremmo vedere realizzato. Pensaci anche tu, cara matricola. Intanto, non possiamo far altro che augurarti buon cammino, e che la tua avventura nel mondo dei giovani sia ricca di ciò che ti fa stare bene.
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L’UNIVERSITÀ STATALE Cara matricola, L’Università Statale degli Studi di Milano - le cui soglie in questi giorni sono state varcate per la prima volta da tante matricole ignare - e che invece tanti altri studenti hanno, per così dire, fuori dagli occhi, è una delle maggiori istituzioni universitarie italiane. Essa si dirama in numerose sedi in svariate zone di Milano, tra cui la sede centrale, situata in Via Festa del Perdono, e - nei paraggi - le sedi di Via Santa Sofia e Via Conservatorio, le quali ospitano le facoltà di stampo umanistico, mentre l’area scientifica si concentra principalmente in Città Studi. Queste poche righe vogliono svelare alcune curiosità sulle origini di quella che definirei la nave sulla quale molti si sono imbarcati solo di recente e che per qualche anno li accompagnerà in un viaggio tanto stimolante quanto impegnativo. Il tutto attraverso un cenno sugli albori della sede di Via Festa del Perdono, con l’invito a scovare altrettante curiosità nelle altre sedi. L’Università fu fondata nel 1923, ma l’edificio che oggi ospita la sede centrale, la cosiddetta Ca’ Granda, trova le sue origini molto prima, quando nella seconda metà del Quattrocento Francesco Sforza, subito dopo la sua conquista del Ducato di Milano, ordinò la costruzione dello “Spedale dei Poveri”, allo scopo di dotare la città di un unico grande ospedale per la cura dei malati, precedentemente ospitati in vari ospizi della città. A tal fine incaricò per la realizzazione dell’opera l’architetto Antonio Averlino, detto il Filarete, per quello che diventò poi uno dei primi edifici rinascimentali a Milano. La costruzione
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CHIARA MAGNANI Giurisprudenza
venne iniziata nel 1456, a seguito di un decreto con cui il Duca fece dono alla città del grande terreno su cui sarebbe sorto l’Ospedale, il quale già nel 1472 iniziò a svolgere le sue funzioni. L’opera venne ultimata nel 1805, dopo un ininterrotto lavoro di allargamento e perfezionamento della struttura, che all’epoca rappresentava una delle più grandi strutture ospedaliere d’Italia. L’intero complesso era circondato dall’acqua del Naviglio, e sia i malati che gli approvvigionamenti giungevano in barca, questi ultimi venivano poi scaricati nei sotterranei della Sala della Crociera, presumibilmente quella che oggi è la biblioteca Sottocrociera. L’ospedale continuò la sua attività fino alla prima metà del ‘900, quando durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1943, la struttura fu gravemente pregiudicata dai bombardamenti, provocando danni cui si cercò di porre rimedio alla fine della guerra con un restauro di non poco conto, seguito dal mutamento di destinazione, per cui nel 1958 divenne ufficialmente sede dell’Ateneo, e che ci riconduce alla ‘UniMi di Via Festa del Perdono’ che conosciamo oggi.
BENEDETTA BAIETTA Scienze motorie e dello sport
Cara matricola, Università Cattolica del Sacro Cuore: in questo caso è confermato il detto “nomen omen”, infatti a oggi è il più importante ateneo cattolico d’Europa, con ben dodici facoltà e cinque campus sul territorio nazionale, ma chiaramente non è sempre stato così. Tutto ha avuto inizio da una fine, quella di Giuseppe Toniolo, economista e sociologo, che nel 1918 ha chiamato al suo capezzale Padre Agostino Gemelli e i suoi cooperatori e, con queste parole, li ha incoraggiati: “Io non vedrò la fine della guerra: ma voi, appena essa è terminata, fatela, fatela, l’Università Cattolica”. Così nel 1919 padre Agostino Gemelli, Ludovico Necchi, Francesco Olgiati, Armida Barelli ed Ernesto Lombardo, personalità attive a livello culturale e religioso, si sono messe in moto per realizzare presto un ateneo cattolico in grado di incidere, accrescere e valorizzare la cultura nazionale. Come in ogni grande progetto, non sono mancate le difficoltà, ma il loro impegno li ha portati, già nel 1921, a inaugurare la prima sede dell’Università, in via Sant’Agnese 2 (tuttora una delle sedi). I primi corsi attivi sono stati Scienze Filosofiche e Scienze Sociali e gli studenti iscritti sono stati sessantotto! Nel 1932 è stata trasferita nel monastero cistercense di Sant’Ambrogio che, tra l’altro, è l’attuale sede centrale. Del resto i chiostri del Bramante, incorniciati dagli archi e dalle colonne che formano il porticato, donano alla sede di Largo Gemelli quel clima elegante e appartato che la rende speciale, ma non abbastanza per essere di supporto durante le sessioni estive, infatti a questo ci penseranno sicuramente i vostri nuovi compagni. L’Università, tuttavia, non è e non deve essere solo un luogo di studio, ma anche di
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L’UNIVERSITÀ CATTOLICA
incontro: una palestra di vita. “Gli attrezzi” però hanno ben più valore e si tratta dei docenti, dei compagni, ma anche dei gruppi studenteschi, delle squadre sportive e del centro pastorale, indispensabili per una piena vita universitaria. Pur essendo cattolica, anche questa università ha le sue superstizioni: una leggenda narra che, se si attraversasse uno dei cortili dritto per dritto e non a L, non ci si laureerebbe più. In ogni caso, mantiene anche le sue tradizioni, come il Giardino delle Vergini, un cortile tranquillo e pieno di alberi, ma aperto solo al gentil sesso. Non possiamo ancora menzionare il tradizionale salto delle siepi, ma se vi capiterà diimbattervi in giovani appena laureatisi che corrono per il giardino scavalcando siepi, non preoccupatevi, lo studio non li ha fatti impazzire (per quanto possiamo saperne), si tratta invece di un gesto liberatorio che guarda entusiasta verso un nuovo inizio. A proposito di corse, a tutti i ritardatari che arrivano sempre in aula con il fiatone consigliamola scorciatoia attraverso la Basilica Ambrosiana, che porta dritti all’ingresso Gnomo, proprio quello vicino alla nostra auletta Fuci,vi aspettiamo!!
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MASSIMILIANO MARIANI CLES Economia e Scienze Sociali
L’UNIVERSITÀ BOCCONI Cara matricola, sei giunta dove troverai Knowledge that matters, come si può leggere all’ingresso della nuova Aula Magna: l’Università Bocconi. La Bocconi è una delle più importanti università italiane ed europee per quanto concerne gli studi economici e giuridici: la sua fama e il suo alto livello d’insegnamento, che attraggono studenti da tutto il mondo, creano un ambiente multiculturale e molto vivace: passeggiando per il campus sentirai sicuramente parole in spagnolo, in inglese, in cinese e in molte altre lingue. Gli edifici principali sono situati tutti nello stesso isolato, poco oltre Viale Beatrice d’Este. Le strutture più importanti sono: la sede storica (Via Sarfatti, 25), chiamata i Leoni per le due statue poste all’ingresso, tra le quali non si deve passare, pena il non laurearsi mai; la Biblioteca (Via Gobbi, 5), la più importante in Italia per le scienze economiche, e alcuni uffici per gli studenti, come il SEDIN (Servizi didattici per l’informatica) e il Centro Linguistico; lo Sportello Unico (Piazza Sraffa, 11), in cui si trovano quasi tutti gli uffici utili agli studenti; il Velodromo (Piazza Sraffa, 13), così chiamato per la sua forma ellittica, nel quale si tengono buona parte delle lezioni delle lauree triennali; l’Edificio Roentgen (Via Roentgen, 1), l’ultimo ad essere costruito, sede degli uffici dei professori e dei tutor dei corsi. L’Università offre anche tre mense dove poter pranzare e anche cenare: una si trova sotto il pensionato (Via Bocconi, 12), confidenzialmente chiamata dei Poveri, la più grande e frequentata; una nell’edificio storico (Via Sarfatti 25), detta dei Ricchi,
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posta al piano sotterraneo; un’altra sotto l’Edificio Roentgen, vicina al B-Bar, il bar della Bocconi. Come potrai notare giungendo sul posto, si stanno compiendo lavori per ampliare ulteriormente il campus: nel 2016 sono iniziati i lavori di costruzione del nuovo campus, composto di 5 edifici e un’area verde di 17 mila metri quadri. Si prevede che saranno completati nell’anno accademico 2019-2020. Ci sono poi vari pensionati, tutti abbastanza prossimi all’università; il più lontano dista dalle sedi principali circa 15 minuti con i mezzi pubblici. Sono tutti accessibili dagli studenti, a patto che siano “ospiti” di un residence della struttura, e possono essere un valido rifugio per studiare in compagnia nei periodi più caldi, quando diventa difficile trovare un posto nelle aree studio, dislocate un po’ ovunque nel campus e negli edifici. Per mantenere alto il livello dei suoi studenti e allenarli alle sfide del mondo lavorativo, la Bocconi pretende molto impegno e determinazione dai suoi allievi: è inutile negare che la competizione sia alta, ma i compagni che troverai sono fra i migliori studenti italiani e stranieri nel tuo campo di studi; a livello amministrativo, l’Università ha tempistiche eccellenti, ma spesso concede poco tempo per adempiere alle proprie pratiche, come iscriversi o pagare le rette. Penso che, se vissuta con dedizione e secondo i propri ritmi, l’esperienza in Bocconi sia davvero ricca, adatta a chi vuole uno sguardo ampio sul mondo ed è pronto a mettersi in gioco.
LAURA FUMAGALLI Giurisprudenza
Cara matricola, perché scegliere la Bicocca? L’Università Bicocca è una delle più importanti della Lombardia. Innanzitutto è giovanissima, è nata quasi quando nascevi tu, nel 1998. La sua giovinezza non è un difetto, ma un punto di forza: moderna e innovativa così da essere sempre sul pezzo! L’università propone numerosi corsi di studio all’interno delle aree disciplinari: giuridica, scientifica, medica, economico-statistica, psicologica, sociologica e di formazione. La maggior parte degli edifici si sviluppano nell’area presso Greco Pirelli, anche se esistono poli a Mantova, Lecco, Bergamo e uno è persino negli Stati Uniti! Tra gli aspetti migliori dell’ateneo ci sono sicuramente le numerose proposte che fa quotidianamente: iniziative culturali, convegni, giornate di studi, conferenze, attività... se siete persone curiose e interessate la Bicocca è l’università giusta per voi. Inoltre sostiene e incentiva i rapporti con il mondo del lavoro, permettendo agli studenti di affacciarsi sull’ambiente lavorativo in modo positivo e coinvolgente, grazie allo stretto rapporto che ha con numerosissime aziende sul territorio. Infatti, al fine di favorire un primo contatto con il mondo del lavoro, l’Università Bicocca offre a studenti e laureati l’opportunità di svolgere un’esperienza di stage presso un ente sia in Italia che all’estero. In questo modo potrete arricchire la vostra esperienza personale, sperimentare le vostre competenze acquisite, mettervi in gioco direttamente sul campo. Sul sito ufficiale è presente la JOBacheca in cui si possono trovare le opportunità per l’inserimento lavorativo. Oltre 700 aziende pubblicano quotidianamente annunci (3000 offerte
GUIDA ALL’UNIVERSITÀ 2018/2019
L’UNIVERSITÀ BICOCCA
all’anno) e consultano i CV dei laureandi\ laureati. Non solo. Ogni anno viene proposto il Career Day d’Ateneo, una giornata intera dedicata alla conoscenza delle opportunità di stage e di lavoro anche internazionali, a cui partecipano oltre cento aziende. Questa è un’occasione importantissima per presentarsi e proporsi in un ambiente nuovo. In più, la Bicocca è un’università che si pone vicino allo studente e cerca di rispondere a tutte le sue esigenze, andandogli incontro. Ogni anno l’ateneo cerca di agevolare gli studenti con nuove convenzioni stipulate con enti pubblici e privati, sia di carattere culturale - per esempio le convenzioni attive con i maggiori teatri di Milano che propongono iniziative di formazione culturale -, ma anche di carattere commerciale (acquisto auto, tariffe ridotte con mezzi pubblici, sconti presso supermercati), inoltre annualmente vengono proposti bandi per le borse di studio.
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GUIDA ALL’UNIVERSITÀ 2018/2019
IL POLITECNICO Cara matricola, Il Politecnico, fondato il 29 novembre 1863, è il più antico ateneo di Milano. È un’Università scientifico-tecnologica che forma ingegneri, architetti e designer. Nasce con il fermento evolutivo - che si manifesta in Lombardia a partire degli anni Trenta dell’Ottocento, a favore di uno sviluppo dell’istruzione tecnico-scientifica, indicata come “una delle principali fonti di progresso” sia dai gruppi imprenditoriali che dagli intellettuali ed economisti impegnati nel promuovere il processo di modernizzazione del Paese. Il Politecnico di Milano è situato dal 1915 in Città Studi di fronte a Piazza Leonardo e dal 1989 anche in zona Bovisa. Oggi, uscendo dalla metro verde a Piola, ci si ritrova di fronte la magnifica facciata del Poli e, una volta all’interno del campus, ci si può orientare facilmente anche grazie alle mappe disponibili sul sito internet e i primi giorni è possibile ritirare il materiale per le matricole all’interno della facciata principale. Per la perfetta gestione degli edifici si è ben pensato di dotarli di un nome che risulta coerente con la serietà e meticolosità ingegneristica: la “Nave”, il “Trifoglio”, l’“Acquario” ne sono alcuni esempi. Le aule sono facilmente raggiungibili tra una lezione e l’altra e il primo anno non mancherà qualche lezione nella N.0.1, aula storica dedicata nel 1968 a Giulio Natta, studente al Politecnico ed inventore di una innovazione che ha cambiato la Storia, che ha spalancato nuovi orizzonti nel campo tecnologico mondiale, che ci ha portati alle sofisticate tecnologie dell’automazione di oggi: la plastica.
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ARIANNA UCCELLI Ingegneria
Ad oggi, tutti gli studenti affascinati dall’open day e dalle presentazioni, si sono prontamente iscritti alla triennale ed hanno continuato a frequentarla per un periodo di tempo dai 3 ai +∞ anni. Effettivamente il Politecnico è un ottimo trampolino di lancio per entrare nel mondo del lavoro, e decisamente non solo a livello italiano. Tanti sono gli eventi proposti per approfondire i propri studi o per orientarsi una volta terminata la laurea, per esempio vari seminari e congressi, le attività di laboratorio, corsi di lingua e lezioni aggiuntive per prendere affidabilità con programmi informatici quali Matlab, nonché agevolazioni per vari servizi (come se lo studente del Politecnico non fosse già impegnato a lezione dalle 8 alle 19). Infatti, gli orari pesanti e il tosto carico di studio rendono il Politecnico una sfida bella impegnativa, che spesso può portare al ripensamento della propria carriera accademica. Il mio consiglio è quello di imparare i ritmi, sapere fin da subito che saranno serrati e mettersi in gioco con serietà. È importante non accumulare esami: presentati a tutti gli appelli e stai in pari, non cominciare a dire ‘ok questo lo tengo per il prossimo settembre’, si accumulano. Se si comincia a vivere la carriera con difficoltà basta rendersene conto, ma non allarmarti: il tempo c’è per laurearsi, allontanati da un ambiente che senti competitivo e cerca altre motivazioni, ricerca una certa serenità; ognuno ha le proprie tempistiche, il che non sottintende nulla. Gli studi proposti sono tutti molto affascinanti e se hai scelto questa università lo scoprirai presto! Buon martirio!
LO STUDENTE IGNOTO Università Della Vita
Care e disperate matricole, ecco a voi un breve glossario su questo universo folle che è l’università. Abbiamo selezionato qualche domanda tra le più gettonate, e anche se vi parranno banali a prima vista, scoprirete che non è così. • Facoltà e Corso di Laurea sono sinonimi? No, non sono sinonimi. Le Facoltà compongono le Università ragguppando un certo numero di corsi di laurea affini tra loro, per questo ogni Facoltà è coordinata da un singolo Preside. Il Corso di Laurea indica il percorso formativo intrapreso, che rilascia il titolo corrispondente. Ad esempio, la Facoltà di Studi Umanistici comprende il Corso di Laurea in Lettere, triennale e magistrale, che rilascia il titolo di Dottore. • Cosa sono i crediti formativi universitari? Per i comuni mortali CFU, sono gli indici di misurazione del carico didattico richiesto allo studente, per la preparazione degli esami o di altre attività universitarie certificate. Introdotti nel 1999, i crediti formativi sostituiscono la logica di annualità e semestralità. Per le lauree triennali il numero acquisito totale deve essere 180, per le lauree magistrali 120, per le lauree a ciclo unico 300.
GUIDA ALL’UNIVERSITÀ 2018/2019
GLOSSARIO GOLOSO
• Cosa presuppone il piano di studi? Indica la programmazione degli esami che si devono sostenere nel corso degli anni, e in base al corso di laurea frequentato o permette di inserire insegnamenti a libera scelta o tra una rosa proposta, o indica la successione rigida delle attività da svolgere. • Studente in corso o fuori corso? Si diventa studenti universitari fuori corso se si oltrepassa il tempo legale previsto per conseguire la laurea. Perciò, se ci si laurea dopo quattro anni anziché tre, si dice essere studenti al primo anno fuori corso. Attenzione a questa problematica, poiché comporta anche un dispendio economico non indifferente. • Cosa è un salto d’appello? Tecnicamente parlando, il salto d’appello è il divieto per uno studente di sostenere un esame nell’appello immediatamente successivo a una bocciatura avvenuta nell’appello appena sostenuto. Pertanto è una pratica che sta a discrezione dei docenti.
• Cosa è un Esame? Ebbene sì, non è come ti ha raccontanto tuo cugino fuoricorso: esitono esami! e dovrai anche sostenerli, ma non ti preoccupare: con un po’ di c... concentrazione riuscirai sicuramente a passarli.
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Istantanee D'Estate
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IL FUORISEDE DISPERATO POLLINO lo Chef Fucino
TORTA AL CIOCCOLATO
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te 200 g - Cioccolato fonden - burro 100 g - latte 100 g - zucchero 100 g - uova 4 - farina 200 g - lievito
Fai sciogliere su l fuoco il cioccola to con lo zucche il burro, il latte. ro, Quando è sciolt o aggiungere la farina, il lievito uova e un pizzic e le o di sale. Cuocere in forno a 180 gradi per 17 minuti.
e e affreddar . r e r ia c s forno, la a su un piatto olta dal t tort a lt o v una ettere la m iacre. e t n e am glassa a p o lo e v successiv a ero con zucch guarnire
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ATTUALITÀ
I GIOVANI EUROPEI HANNO SCELTO DI NON PARTECIPARE? Il 2018 si prospetta essere l’anno più importante per la tenuta dell’assetto dell’Unione Europea. La tematica che tiene banco nell’ultimo periodo è la crisi delle rotte migratorie, ma anche a livello economico si sono consumati molti scontri, come le opinioni divergenti emerse riguardo alla proposta di un bilancio unico per i paesi dell’Eurozona e la creazione di un ministro delle finanze unico europeo che lo potesse gestire.
L’opinione pubblica si sta interrogando e ogni giorno sia sui giornali sia in televisione non mancano le possibilità di discutere e informarsi sul futuro dell’Europa e della moneta unica. Il vero problema è che gli unici a essere interpellati a riguardo sono economisti, giuristi, opinionisti o politici che sono nati in piena guerra fredda, quando l’Europa era ancora divisa da una cortina di ferro. Il mondo era retto dal solo scontro bipolare tra Stati Uniti e mondo occidentale contro l’Unione Sovietica
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MARCO DEMO Giurisprudenza
e il mondo comunista; in Europa c’erano le frontiere e quando si viaggiava oltre alla dogana era necessario cambiare il proprio denaro, perché ogni Stato aveva una rispettiva moneta con un proprio tasso di cambio. Per il cittadino comune, che magari voleva vedere Parigi o Berlino oppure fare un’esperienza all’estero in Spagna, era molto difficile o impensabile lafacilità che i giovani di oggi possono trovare nello spostarsi in Europa e inoltre un giovane fino alla fine degli anni ‘80 non avrebbe preso in considerazione un Paese dell’Est Europa per una qualsiasi esperienza personale o lavorativa, dato che era visto come un luogo oscuro e chiuso al resto del mondo. I giovani di oggi danno per scontato molte novità che l’Unione Europea ha portato: la soppressione delle frontiere interne agli Stati aderenti all’Unione o l’introduzione della moneta unica, ma anche il progetto Erasmus per molti studenti universitari che vogliono capire come sia il mondo fuori dalla propria università, approfondire il proprio percorso di studi, imparare una lingua diversa e mettere alla prova il proprio istinto di sopravvivenza. Viene data per scontato la garanzia europea di due anni sui prodotti che si acquistano e tutte le tutele del consumatore che l’UE ha introdotto. L’ultima grande rivoluzione di cui i giovani degli anni Novanta sono testimoni è l’abolizione del roaming-dati nei Paesi dell’Unione Europea per cui ora, mentre si viaggia in Europa, è possibile fare chiamate e navigare su internet con il proprio smartphone senza dover pagare costi aggiuntivi. Il problema dell’essere giovane è di non
avere storia e quindi non sapere in prima persona come si stava prima, però il giovane ha anche la possibilità di scrivere la storia nel lungo periodo. Se prendiamo come esempio la Brexit i giovani hanno commesso molti errori riguardo la partecipazione al dibattito sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Il risultato ha visto la vittoria con il 52% di chi ha scelto di uscire, ma il dato più eclatante è stato quello per cui, sebbene i giovani britannici (fascia 1824) fossero per il 75% favorevoli al rimanere nell’Unione Europa, solo il 36% di loro si è presentato alle urne, contro l’80% degli elettori over 65 che sono riusciti a far valere il proprio peso elettorale. In Europa i centri di ricerca valutano una tendenza simile che vede i giovani favorevoli all’Unione Europea e le fasce d’età più anziane contrari a questa. Il confronto riguardo alla partecipazione al dibattito europeo va fatta confrontando i giovani di oggi con i giovani di ieri (che sono gli attuali over 65 per lo più euroscettici). Il problema ruota attorno alla percezione della partecipazione alle questioni politiche. Gli anziani sono vissuti tra il secondo dopoguerra e gli anni di piombo, e durante questo periodo una generazione è stata formata alla partecipazione politica come obbligo morale di partecipare al bene della comunità nazionale. I giovani si formavano
in scuole di partito molto selettive. Chiunque faceva attività politica o come rappresentante in università o in luoghi istituzionali o semplicemente organizzando incontri in qualche appartamento parlando di guerra fredda, missili nucleari o terzomondismo. Ognuno si identificava con uno dei due mondi e i rispettivi avamposti politici in Italia, per cui o eri democristiano o eri comunista. Prima di essere una scelta di posizioni politiche, la politica era una scelta identitaria ed era parte dell’individuo. All’epoca era in ballo la libertà delle persone e la costruzione di una nuova società uscita distrutta dalla seconda guerra mondiale. Il sogno europeo era presente e rappresentava l’unico modo per mantenere la pace, evitare che Francia e Germania potessero riarmarsi e tornare a fare la guerra con il rischio di portare di nuovo l’Europa alle soglie della devastazione nucleare. I giovani nati negli anni ‘90, al contrario, non sanno cosa significhi vivere in un mondo dove ci sono il Muro di Berlino, la guerra fredda e i missili nucleari puntati da qualcuno verso qualcun altro. Le nuove generazioni percepiscono la politica come la cricca di poche persone che devono fare loschi affari. Sono state tradite le vecchie appartenenze di partito, la politica non è più costituzione
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identitaria della Persona e anzi chi la sente tale viene bollato come pazzo, idealista o futuro corrotto. Chi si occupa di politica oggi lo fa per scelta e non per obbligo morale, in questo modo la partecipazione giovanile ai dibattiti - come quello sul futuro dell’Europa - è inferiore e, se chiamati alle urne, i giovani di oggi vedono il proprio voto come una perdita di tempo, una nullità e non perdono tempo a informarsi, ritenendo che le cose siano già state decise. Gli anziani invece credono ancora fortemente in quel voto perché formatisi in un periodo in cui la partecipazione rappresentava un vero cambiamento. I giovani di oggi danno per scontati gli obiettivi raggiunti dall’Unione Europea e quindi non si interessano perché credono che la situazione non possa cambiare, al massimo esprimono il proprio parere su qualche social network, cosicché questi diventino una miriade di opinioni personali scritte su internet che poi non si concretizzano nella massa critica di un movimento o nel voto. Gli anziani, invece, hanno visto come si stava prima dell’Unione Europea e hanno creduto in quel sogno, hanno rimesso le loro aspettative nell’Euro, però il giorno dopo la sua entrata in vigore si sono resi conto che i prezzi erano aumentati e i propri stipendi o pensioni erano dimezzati. Hanno vissuto il prima e il dopo, riescono quindi a vedere i pro e i contro, ma questi ultimi prevalgono perché, avendo un’aspettativa di vita inferiore rispetto a quella di un giovane, preferiscono ragionare nel breve periodo e guadagnarci subito dalla fine dell’Euro, anziché pensare alle conseguenze di lungo periodo che potrebbero crearsi, come dovrebbe invece fare un giovane. Gli anziani di oggi sono quei giovani di ieri che nel sogno europeo ci avevano creduto, ma che hanno toccato con mano le sue contraddizioni e i suoi fallimenti, in loro sono sorti i sentimenti di rigetto di quel progetto.
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I giovani di oggi, che si sono autoesclusi dal dibattito, non hanno la lungimiranza di vedere ciò che è andato storto e correggerlo. I giovani europei di oggi sono nati nel benessere e nel consumismo e credono che tutto possa risolversi da solo, che non possano esserci grandi cambiamenti. Non capiscono cosa possa significare una guerra, una frontiera o la fine dell’Erasmus e il ritorno del roaming. Come già successo nel Regno Unito, i giovani si alzeranno dai divani dove ora sono sdraiati intenti a vedere su Instagram o su YouTube cosa succede nel mondo, e quando si renderanno conto che qualcosa è veramente cambiato scenderanno in piazza a dire che non ci stanno, però in quel momento la decisione del popolo sovrano sarà già stata presa e la scelta dei giovani risulterà essere stata quella di non scegliere.
IL GIRADISCHI CARLO CARBONE Ingegneria Chimica
“Libertà è partecipazione!”: così recita parte del ritornello di un brano di Giorgio Gaber. La libertà, che può essere considerato, senza ombra di dubbio, il più compiuto manifesto del pensiero e della creatività del cantautore milanese. Libertà è partecipazione, appunto: questa frase dovrebbe risuonare come un vero e proprio slogan, oserei dire come un tormentone, per un qualsiasi artista impegnato. Ma veniamo al sodo: la libertà, secondo Gaber, si discosta dal concetto di libertà inteso nel linguaggio usuale: libertà non è “faccio quello che voglio!” (senza vincoli e restrizioni), libertà è essere parte ATTIVA di un collettivo, è partecipare in modo critico (e allo stesso tempo costruttivo) alla società civile, offrirsi come parte integrante del motore che muove il progresso della civiltà (progresso da intendersi in tutte le sue sfaccettature, dal progresso scientifico- tecnologico, al progresso della coscienza umana, a quello sociopolitico). Nella prima strofa della canzone esordisce la libertà intesa come “assenza di vincoli sociali”, che al giorno d’oggi risulta anacronistica, poiché si adatta solo ad un’umanità allo stato brado, per la quale domina ancora l’istinto animale: “Vorrei essere libero come un uomo appena nato, che ha di fronte solamente la natura […], sempre libero e vitale fa l’amore come fosse un animale […]”. Subito dopo subentra il ritornello: “La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone […]”: è una libertà diversa da quella di “Into the Wild”, non è una libertà eremitica, che si sposa in un contesto di autoesilio dalla società: secondo Gaber, la stessa società non rappresenta un vincolo alla libertà, ma ne è un prerequisito indispensabile. Nella seconda strofa l’autore va oltre, e mette in luce le
LA LIBERTÀ! falle della società odierna, nella quale l’uomo è tutto meno che libero; un uomo che “ha il diritto di votare, e che passa la vita a delegare; e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà”: non è sufficiente essere parte passiva della collettività, occorre anche partecipare in maniera costruttiva e impegnarsi, ognuno nel suo piccolo, a migliorare il proprio angolo di mondo, senza subire passivamente le decisioni che provengono dall’alto, ma combattendo in prima linea contro le ingiustizie e gli abusi di potere. La libertà non si porta a compimento col solo diritto di voto, che prevede una scelta che spazia solo tra alcune opzioni preimpostate, la libertà prevede di poter scegliere senza vincoli arbitrari (una visione piuttosto utopica, poiché è difficile pervenire a una scelta universalmente condivisa!). Per l’artista, la libertà è condividere ed essere ascoltati senza pregiudizi. La libertà è un diritto che trae la sua linfa da un dovere: la partecipazione alla società. L’idea di fondo è che noi siamo liberi di scegliere, (di scegliere) se partecipare o meno, e dunque “siamo liberi di scegliere di essere liberi”!
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GUARDA E IMPARA
MATTIA BIZZOZERO Linguaggi dei media
Walter Mitty (Ben Stiller), triste impiegato che lavora come manager delle immagini d’archivio alla rivista LIFE, non riesce a trovare la fotografia da inserire per la copertina dell’ultimo numero cartaceo della rivista. Sentendo aria di licenziamento, Walter segue i consigli della collega Cheryl (Kristen Wiig), della quale è segretamente innamorato, e intraprende un viaggio che lo conduce fino in Afghanistan, alla ricerca di Sean O’Connell (Sean Pean), famoso fotografo autore del negativo scomparso. “I sogni segreti di Walter Mitty” è un film che racconta un itinerario, iniziato sul luogo di lavoro, monotono e divenuto insopportabile, e concluso in un luogo in cui Walter arriva grazie a una sua innata capacità: il sogno. Il viaggio di Walter, quindi, non è solo un’avventura per sentieri impervi e terre inesplorate, ma anche un’immaginazione di cui il protagonista fa esperienza sognando ad occhi aperti. Una volta che la sua mente inizia a sognare non si ferma più, lui si estranea dal mondo reale, vestendo i panni di un famoso esploratore artico o di un astronauta, per cercare di rendere la realtà che lo circonda meno noiosa, meno stressante. Walter viaggia mentalmente in continuazione per cercare di sopportare la difficile condizione lavorativa in cui si trova, ma non riesce mai ad escludere dai suoi sogni Cheryl, come se questa lo distraesse sempre e comunque, perfino mentre cerca di distrarsi. Cheryl è il vero centro dei suoi sogni, è colei che riesce a colorarli, a dar loro un senso e, alla fine, aiuta Walter a concretizzarli e a trovare una pista che lo conduca a Sean. Giorni, notti, settimane: i sogni possono durare in eterno e restare
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in un limbo di possibilità senza mai essere realizzati. Ci sono sogni, diversi dagli altri, che non sono freschi e fugaci, ma sedimentano nei nostri ricordi e diventano chiodi fissi. Entrando in università si riesce a discernere più facilmente i sogni effimeri da quelli che invece aiutano realmente a costruire la propria persona. L’università è un luogo in cui interrogare e interrogarsi, chiedere consiglio alla cultura, come Walter fa con Cheryl, perché la distanza che ci separa dalla realizzazione dei nostri desideri diminuisca sempre di più fino a scomparire, finché non siamo finalmente felici e soddisfatti. In università non bisogna preoccuparsi delle imposizioni cui i nostri genitori ci obbligano mascherandole in desideri, come LIFE fa con Walter perché trovi il fotogramma. In università bisogna solo preoccuparsi di ciò che conta per noi, del nostro futuro, delle persone che noi vogliamo diventare. Basandoci su queste aspettative, occorre che sappiamo iniziare il viaggio con il piede giusto e, qualora ci accorgessimo che il sentiero intrapreso è sbagliato, tornare indietro e individuare quello giusto per noi, senza rimpianti, senza tristezza, ma sempre con la voglia di chi ha fame di vittoria, di chi farebbe di tutto per realizzare il “sogno di una vita”. L’università, allora, deve essere un posto in cui viaggiare sempre a vele spiegate, senza paura, anche qualora dovessimo arrivare in luoghi in cui mai avremmo pensato di giungere.
IL PIACERE DELLA LETTURA MONICA AGNELLI Lettere
Don Pino sorride. Un sorriso quieto […] Mi ricordo ancora la prima lezione con lui. Si era presentato con una scatola di cartone. L’aveva messa al centro dell’aula e aveva chiesto cosa ci fosse dentro. […] Poi era saltato sulla scatola e l’aveva sfondata. “Non c’è niente. Ci sono io. Che sono un rompiscatole.” Ed era vero. Uno che rompe le scatole in cui ti nascondi, le scatole in cui ti ingabbiano, le scatole dei luoghi comuni, le scatole delle parole vuote, le scatole che separano un uomo da un altro uomo.
amore, per questo ha ricevuto sorrisi dal sapore più intenso, accettando che tutto quello che stava vivendo lo stesse cambiando, per questo non prova più paura:
La voce narrante è Federico, un diciassettenne che attraverso le pagine di questo libro racconta del suo professore di religione, Don Pino Puglisi, e della sua battaglia contro la mafia; attraverso il punto di vista di un ragazzo che, persuaso dalle parole del professore, decide di prendere parte alla missione di quest’ultimo accostandosi a lui, passeggiando per le strade di Brancaccio, un quartiere della sua città, Palermo, culla dell’attività mafiosa. Lì si ritroverà a dover fare i conti con un mondo che fino a quel momento aveva sempre ignorato. Federico, la cui vita viene completamente stravolta, che scopre cosa significhi vivere fuori dalla bolla in cui è sempre vissuto, che ha potuto assaggiare il sapore amaro della crudeltà e la dolcezza dell’amore che scaturisce dalla misericordia, intesa come “amore verso colui che è misero”, che ha dato un senso più concreto e completo alle poesie che ama. I suoi amici e il fratello lo chiamano “Poeta” per via del suo amore per la poesia di Petrarca, attraverso cui cerca l’amore, quello vero, e lo ritrova nell’ultimo luogo in cui avrebbe potuto immaginare di trovarlo, a Brancaccio. Tutto questo è stato possibile perché Federico si è messo in gioco, ha donato
Federico può essere ognuno di noi, basta dire “si” a quello che giorno per giorno ci accade, e avere il coraggio di lasciarci plasmare per poter poi generare da quelle esperienze qualcosa di nuovo, mettendo in discussione noi stessi. Guardandolo viene da pensare che a volte dobbiamo “morire” per dare spazio ad un “io” nuovo; come il seme che per dare frutto s’annulla, così anche noi dobbiamo permettere alla vita di “uccidere” i nostri schemi, i nostri pregiudizi. Papa Francesco diceva che ci sono due modi di vivere: essere spettatori che guardano la propria vita passar loro davanti, oppure indossare un paio di scarpe e camminare. La prima è l’opzione di chi sceglie di non uscire dalle proprie comodità, di chi non osa uscire dagli schemi, di chi “non rompe le scatole”; la seconda opzione parla di coloro che sono disposti a fare fatica, accettando di lasciarsi cambiare dalla vita e di dare nuovi frutti prendendo ciò che di buono questa gli dà e cambiando sapore alle cose spiacevoli.
Tutti pensano che a renderci felici debba essere la vita, ma io una cosa l’ho capita: per essere felici serve solo coraggio […] come un seme che prima è piccolissimo e poi diventa un albero dai rami grandi e forti, capaci di dare ombra e riparo.
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RIDICI SU...
La Morale Del Coniglio Un coniglio corre in giro triste per i boschi, si è appena iscritto all’università: deve seguire lezioni e dare esami di qua e di là. Avvicinatosi ad un grande albero in mezzo ad uno dei cortili dell’università, vede in alto, su un ramo, un bel corvo felice. Il coniglio interessato per quella visione gli chiede: “Hey amico cosa stai facendo?” il corvo senza scomporsi: “Nulla amico mio!” “Ma come?! non ti annoi?” risponde sbigottito il coniglio. “No rispose il corvo è molto piacevole e gratificante dovresti provare anche tu!” Incuriosito dalla questione e sopreso per la felicità del corvo, il coniglio si siede vicino all’albero. Dopo poco passa un lupo, guarda il coniglio, intento a non fare nulla, e se lo mangia. La morale di questa storia è che per non fare un cazzo nella vita bisogna essere seduti molto in alto.
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EC-Citando Eva!! Possibile che tu voglia fare sempre l'originale? Adamo dopo la cacciata dal Paradiso Terrestre
LA MIA ESPERIENZA! Ciao! Mi chiamo Francesca e frequento Lettere moderne alla Statale di Milano. Sono una fucina perché è un'esperienza di crescita a livello personale, che permette di allargare i propri orizzonti, a livello universitario e a livello relazionale. È inoltre un ambito associativo in cui si impara a lavorare in équipe e a gestire bene il nostro tempo da studenti universitari impegnati nel volontariato. Cara matricola, l’Università non è una tappa obbligatoria, però, se questo percorso viene intrapreso, la serietà e l'impegno nello svolgerlo sono i primi punti saldi da perseguire per capire veramente cosa vogliamo aspettarci dall'Università. Di certo vivere questo luogo formativo in maniera attiva e positiva è una marcia in più che ci rende più sicuri di noi stessi e più speranzosi verso il nostro futuro.
Piacere di conoscerti matricola: sono Marco, un torinese trapiantato a Milano che frequenta il secondo anno di Giurisprudenza in Cattolica. Sono Presidente del Gruppo Fuci della Cattolica e mi trovo qui per un gioco del destino: mentre scrivevo la tesina di maturità ho incontrato per la prima volta la Fuci e mi ha molto incuriosito; una volta arrivato in Università l’ho cercata e me ne son innamorato. Cara matricola, benvenuta all’Università! Iniziando questa stupenda avventura non posso che farti un grande in bocca al lupo. Abitarla però non è facile, spesso all’inizio si è confusi e disorientati, spesso a lezione non sappiamo bene che facciamo. La Fuci ti aiuta a vivere l’Università tutti i giorni e in maniera più divertente: quale migliore opportunità negli anni migliori della nostra vita! Vieni a trovarci allora, ne varrà la pena.
Siamo studenti universitari presenti in molte città d’Italia, che cercano di vivere al meglio un’esperienza formativa personale utile al loro futuro, secondo un particolare stile di fede, approfondimento e relazione. I percorsi che portiamo avanti a livello di gruppo riguardano il mondo universitario, socio-culturale e spirituale. Con impegno e costanza ci adoperiamo affinché nella nostra città la presenza in università sia la più costruttiva possibile. Tutto questo è la F.U.C.I. acronimo di Federazione Universitaria Cattolica Italiana. A Milano sono presenti due gruppi, uno presso l’Università Statale e l’altro presso l’Università Cattolica.
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