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Ritorno in Università: equipaggiarsi a distanza, Settembre 2020

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N. 4 ANNO XXXIII

Settembre - ottobre 2020


Redazione: Gabriele Cavicchioli Lucille Venturini Valentina Stabilini Direttore Responsabile: Paolo Danuvola Direzione, redazione: via S. Antonio, 5 - 201 22 Milano Proprietà: Fondazione Ambrosiana Attività Pastorali Milano. Registrato presso il Tribunale di Milano, n. 1 1 3 del 1 6/02/1 987 Stampato con il contributo dell’Università derivante dai fondi previsti per le attività culturali e sociali.

Hanno contribuito a questo numero: Marta Magnani Sara di Marino Don Giuseppe Lotta Clarissa Pezzola Francesca Bertugia Federico Vivaldelli Tindara Scirocco Paolo Danuvola Gabriele Cavicchioli Isabella Daino Chiara Lambranzi Gloria Parone Carlo Carbone Letizia Bigatti Mattia Bizzozero Valentina Stabilini Leonardo Mancini Grafiche & copertina a cura di: Gabriele Cavicchioli


Editoriale

pag 1

Parole di vita

pag 2

Politica e SocietĂ

pag 4

Estate fucina

pag 6

La nostra federazione

pag 8

(Marta Magnani)

(Don Giuseppe Lotta)

(Francesca Bertuglia & Tindara Scirocco) (Gabriele Cavicchioli) (Chiara Lambranzi)

La parola al giurista

pag 1 0

Il giradischi

pag 1 2

Guarda e impara

pag 1 3

Il piacere della lettura

pag 1 4

Voci dagli Schermi

pag 1 6

Pollino lo Chef Fucino

pag 20

Le nostre interviste

pag 21

(Federico Vivaldelli) (Carlo Carbone)

(Mattia Bizzozero)

(Valentina Stabilini)

(Leonardo Mancini & Sara di Marino & Clarissa Pezzola)


REINVENTARE L’UNIVERSITÀ, SI PUÒ? Ci siamo, finito settembre, le giornate iniziano ad accorciarsi e un grande appuntamento ci aspetta: l’inizio dell’università. Gli studenti che hanno già superato la “fase matricola” potrebbero dirsi abituati a questo continuo primo giorno di scuola. Eppure, con tutti i cambiamenti che ci sono stati in questo 2020 quasi nessuno si sente ancora abituato alla didattica a distanza. Quest’anno l’arrivo in Università non avrà il sapore e il carico di emozioni di sempre. Sono poche le categorie di studenti che varcheranno la soglia dei nostri Atenei, prima di tutti le Matricole. Dopo una maturità insolita e gli ultimi mesi vissuti lontano dai compagni alcune matricole potrebbero sentirsi spaurite all’idea di iniziare un nuovo cammino, non solo perché l’inizio dell’Università porta sempre con sé timori come il dubbio di aver fatto la scelta sbagliata, ma anche perché da settembre gli Atenei saranno più vuoti e probabilmente gli studenti potranno vedersi più raramente e potranno sedersi mantenendo una certa distanza. Solitamente, quando si è nella stessa aula, non importa che tu abbia un pc tutto tuo o la connessione peggiore del mondo: il semplice fatto di incontrare qualcuno, guardarlo negli occhi e parlargli, è l’innesto per iniziare una Relazione. Tuttavia, in questo momento storico di grande incertezza come si fa a investire nelle relazioni in università?

Sembra si sia presentata una nuova sfida per queste generazioni: reinventare il significato di stare ed essere Università. Uno spiraglio di luce in questa situazione forse c’è: vivere l’università non solo come mera frequentazione di lezioni e spazi, ma anche come impegno personale, partecipazione attiva e Ricerca incessante. Con questa visione, l’Università non si limita a corridoi, locandine appese e biblioteche, ma diventa un luogo vivo in grado di accogliere desideri, ambizioni, relazioni e scoperta dei propri talenti. Come abbiamo scritto nel numero precedente, "Essere Comunità in Quarantena", tanti lati della nostra vita da studenti hanno continuato a permanere nonostante la distanza: le amicizie, il senso di Comunità, il desiderio di rimanere “colleghi” e di aiutarsi a vicenda. Perché questo? Perché abbiamo deciso di credere in uno Stile di vivere l’Università che continuasse a valorizzare l’umanità e la sensibilità di ognuno anche attraverso gli schermi. Stanno cambiando le modalità, è vero, ma questo non significa che siamo giunti ad uno snaturamento dell’Università. Se mai, siamo proprio sull’onda del cambiamento e tocca a noi scegliere cosa vuol dire essere universitari in questo Tempo.


CHIAMATI AD USCIRE Immagino che all’inizio dell’università di esprimere tutta la sua potenzialità di ciascuno abbia in mente degli obbiettivi luogo bello per l’umanità - ha come preda raggiungere; magari si prefigura una supposto essenziale che gli annunciatori carriera, uno sbocco professionale. Sicu- si amino come Gesù ama. Senza questo ramente, nel cuore si agitano domande amore fedele, costante, capace di prosulla giustezza della scelta fatta, sulle muovere, stimare, progettare, recuperare persone che si conosceranno, sui docenti e di perdonare non può esistere un’azioed altre ancora. Tra le domande più pro- ne feconda dei credenti nel mondo. fonde, che magari fatichiamo ad esplici- Quando parliamo di “amore” non ci litare, vorrei metterne in evidenza una che mitiamo al sentimento, ma intendiamo può aiutare a costruire un percorso uni- tutta quella rete di coinvolgimento, inteversitario ricco di senso: “per chi divento resse reciproco e di servizio che lo adulto?” (o concretizzano. Chi “ingegnere” o desidera essere un "...una domanda che può “architetto” o discepolo maturo “medico” ecc.). aiutare a costruire un percorso di Gesù non può È una domanda universitario ricco di senso è prescindere dal che implica formarsi in questa “per chi divento adulto? (o un’uscita dai “ingegnere” o “architetto” o dimensione propri orizzonti interpersonale co“medico” ecc.)." personali verso sì connotata. La una dimensione scoperta che la più ampia. propria crescita e Durante l’ultima cena Gesù consegna maturazione non sia semplicemente un “comandamento nuovo” ai suoi affare proprio può guidare verso scelte discepoli: quello di amarsi vicende- di fecondità e di dedicazione alla realtà volmente come Lui li ha amati. Il segno mondiale, ricca di bisogni e di ingiustizie da cui tutti potranno riconoscere l’au- o anche alla realtà ecclesiale. tenticità della loro testimonianza sarà Tuttavia, si corre concretamente il riproprio la qualità della loro relazione. schio che tutto questo sia vissuto come Proseguire la missione di Gesù di un’eventualità e non come qualcosa di annunciare e rendere presente il regno di necessario, così come la fede può essere Dio - che porta salvezza e realizzazione percepita e vissuta in una dimensione ad ogni uomo e un volto nuovo del intimista ed individualista. mondo, libero dalle ingiustizie e capace Un inaspettato spunto di riflessione


può venire da uno sguardo al dibattito, invero molto ideologizzato, sul tema dell’obbligatorietà del servizio militare di leva o, alternativamente, del servizio civile. Le motivazioni dei vari dialoganti sono le più disparate ma è il tema dell’obbligatorietà di fermarsi un anno che può fungere da spunto per il ragionamento: con tutti i suoi limiti e problemi e, per di più, limitata ai maschi, la “naja” imponeva un brusco confronto del proprio progetto formativo o lavorativo con la dimensione sociale/comunitaria/nazionale. Nel percorso verso la dimensione adulta ci si incontrava/scontrava, infatti, con una realtà altra rispetto a quella data della propria quotidianità e a quella immaginata dei progetti personali. L’effetto poteva essere quello di un contributo alla maturazione della persona sotto il profilo dell’appartenenza responsabile a una comunità nazionale e sotto il profilo dell’agire dovendo rendere conto ad altri del proprio operato. Oggi l’incontro con questa dimensione è totalmente nelle mani dello studente: molti cercano di crescervi attraverso esperienze di volontariato, di impegno sociopolitico, di servizio civile ma potremmo benissimo avere persone che attraversano tutto il percorso universitario totalmente ed esclusivamente centrate su se stesse. Anche i percorsi istituzionali universitari e le recenti problematiche legate all’epidemia e al conseguente distanziamento tra le persone rischiano di portare verso una concezione della vita come autoreferenziale. Ecco quindi la necessità di pensare a qualcosa che connoti il percorso di crescita universitario in modo tale da creare, nel singolo, un confronto “liberamente obbligato” e ben strutturato con la dimensione interpersonale e comunitaria. L’esperienza di riferimento è quella della vita comunitaria, dove i componenti

della comunità sperimentano il reciproco coinvolgimento, la conoscenza ricca di stima che può aiutare a capire vicendevolmente i doni di ciascuno e di come metterli a frutto, la bellezza di una progettualità condivisa, la responsabilità di ciascuno rispetto a tutti i componenti della comunità stessa, uno sguardo attento e profondo sulla realtà mondiale ed ecclesiale e la preghiera insieme. Per un giovane credente all’inizio del percorso universitario, diventa essenziale cercare e coltivare esperienze di gruppo dove queste dinamiche comunitarie si coltivino seriamente, pur senza la completezza del vivere in una comunità. L’appartenenza a un gruppo così richiede quindi serietà, fedeltà, disponibilità e continuità, proprio per realizzare l’obbiettivo di rendere strutturale e non episodica la formazione ad un modo di amare realmente evangelico e maturo. Perseverare in questa esperienza contribuirà in modo significativo a dare una risposta sperimentata e oggettiva alla domanda da cui abbiamo iniziato, collocando il proprio percorso di realizzazione personale nell’immenso orizzonte dello sguardo di Dio che continua a chiamare uomini che collaborino alla realizzazione del suo progetto di salvezza.


DAD, UNO SPECCHIO DEL NOSTRO TEMPO? Un’altra sigla si aggiunge alla lista nel mondo della scuola e della formazione: DAD, la didattica a distanza che in moltissimi hanno imparato a conoscere, per diversi mesi. Anche se si sfocia in luoghi comuni quando si parla di questa tematica, come il mondo intero non era preparato a una pandemia, così anche l’istruzione in generale non era preparata nell’immediato, e abituarsi a una novità non è sempre semplice per nessuno; per chi, dai vertici, ha dovuto riorganizzare l’intero sistema, con tutta la sua burocrazia e le sue problematiche già pregresse; per gli insegnanti di ogni ordine e grado; per i presidi; per i bambini delle elementari, per i preadolescenti delle scuole medie e per tutti i loro genitori che hanno dovuto seguirli; per tutti gli studenti delle superiori. Non è stato facile neanche per noi, studenti universitari, e parte integrante di una macchina gigantesca. È un dato di fatto che la vita universitaria in presenza, e quindi la frequenza regolare delle lezioni, è tutta un’altra cosa. Non possiamo nemmeno fare un paragone, altrimenti anche l’essenza di gruppi associativi come è il nostro verrebbe meno, se dicessimo che tenere gli incontri e organizzare riunioni su Zoom sia la norma. Di discussioni e di polemiche se ne sono lette tante nei mesi scorsi, valutando i pro e i contro di

questa DAD. Le ore passive che molti impiegano sui mezzi pubblici per recarsi in ateneo in questi mesi sono scomparse, e ne constatiamo la comodità per un minor dispendio di tempo, di energie e di denaro, è vero. Ma è anche vero che le aule ci regalano il contatto umano, che è quello che ci rimane nel tempo. Tuttavia, quasi tutti i docenti hanno riorganizzato le proprie lezioni, tra dirette streaming, registrazioni audio, presentazioni Power Point, dispense. Alcuni sono stati più innovativi, altri meno, ma in qualche modo ci siamo adattati, cercando di fare il nostro dovere di studenti, cercando di adeguarci alle difficoltà del momento. Non si può negare che alcune facoltà, come quelle scientifiche, abbiano contato qualche problema in più, a causa dei professori impegnati negli ospedali, a causa delle ore in laboratorio e dei tirocini che bisognerà recuperare, e così via. Si procede per considerazioni ovvie fin qui, e dispiace, perché forse ci vuole ancora del tempo affinché la didattica a distanza sia elaborata del tutto, sia analizzata in tutte le sue sfaccettature, andando oltre le semplici lamentele. I prossimi mesi avranno protagonista una didattica mista, che porrà di fronte ai nostri occhi nuove sfide e nuove discussioni. Quello che possiamo fare è sempre lo stesso: se vogliamo sentirci


parte di qualcosa – pur con tutte le difficoltà del caso – è fare la nostra parte, ognuno a suo modo. L’Università è un sistema così complesso, che sviscerarlo completamente riesce a pochi, però bisogna ammettere che è uno specchio del nostro tempo, come è sempre stato

in passato. La DAD rimane uno specchio del nostro tempo allora, in questo 2020. Magari questo ci porterà a osservare con un altro sguardo gli edifici che ci sono tanto cari, ogni volta che da ora in poi ci passeremo davanti.

SETTE CONSIGLI PER SOPRAVVIVERE ALLA DIDATTICA A DISTANZA Punta la sveglia al mattino Parla con i colleghi e togli il pigiama. Confrontati sulle cose che studi, dialoga, Regolati come se dovessi andare a lezione, fai colazione e preparati mentalmente alla giornata che ti attende. Anche se sei a casa, cambiati: si sa mai che ti chiedano di accendere la webcam…

Trova un posto tranquillo e silenzioso dove seguire.

Ricavati una postazione fissa, che sia solo tua, da dove seguirai le lezioni. Se condividi gli spazi con i tuoi familiari, fai capire loro che non devono disturbarti. Se tuo fratello ti ruba la scrivania, sei autorizzato a farlo sloggiare. Il fine giustifica i mezzi

Non pensare “Tanto le lezioni sono registrate”.

La tentazione di non seguire perché si può riascoltare la lezione è diabolica. Si rischia di accumulare tantissimo materiale da rivedere. Infatti, seguire una registrazione di un’ora ne richiede almeno il doppio. Quindi, disattiva le notifiche che potrebbero distrarti e segui volta per volta, senza lascare troppi arretrati. Questa è l’unica strategia efficace per non ritrovarsi con l’acqua alla gola a Natale.

Vai a studiare in biblioteca.

Studiare con altri – e fare pause caffè insieme – aiuta a concentrarsi e motiva. Studiare da soli per molto tempo può essere demoralizzante.

scambia opinioni con chi sta studiando le tue stesse cose: ti sentirai più motivato! Attenzione però a non farti influenzare: nello studio, come in montagna, ciascuno ha il suo passo. Il tempo necessario per preparare una materia è soggettivo!

Staccati dagli schermi quando puoi.

La DAD ti costringe a ore intere passate davanti al PC. Per il tuo benessere fisico e mentale, prenditi del tempo in cui stare lontano dai video, specie nei momenti di svago. Quando finisci una lezione leggi, esci, fai attività fisica, parla al telefono: per Netflix c’è il dopocena ;)

Scopri la vita universitaria.

La vita universitaria non è solo didattica. È incontro, relazione, confronto: te ne accorgi se la vivi in Ateneo. Tutto questo da casa viene meno, ma ci sono tantissime associazioni universitarie che anche a distanza stanno cercando di mantenere un po’ di spirito comunitario, tra cui la FUCI! Se sei curioso di scoprire cosa significa vivere l’Università pienamente, contattaci!


CARITÀ INTELLETTUALE Cos'è e perché è centrale nella vita di un universitario Una delle tradizioni più forti della FUCI è, senza dubbio, la settimana teologica di Camaldoli. Diversi fucini aspettano con ansia la fine della sessione estiva per riunirsi con i colleghi da tutta Italia per un evento che è insieme formazione, preghiera e allo stesso tempo divertimento. Quest’anno, a malincuore, si è dovuto rinunciare a tutto questo a causa dell’epidemia di Coronavirus. Quest’estate non si è quindi avuta l’occasione di riflettere sul tema della carità intellettuale, da sempre uno dei temi a cui la FUCI, seguendo l'insegnamento di Paolo VI, è assai affezionata. Ma se questo argomento è così importante per la nostra federazione, è allo stesso tempo complesso e in qualche modo sfuggente, tant’è che spesso ci si domanda cosa sia esattamente questa particolare forma di carità. Forse anche per questa ragione la Presidenza nazionale ci ha invitato a portare avanti una riflessione personale su questo tema. Per accompagnarci, ci ha lasciato un libretto ricco di spunti, intitolato “La carità non verrà mai meno”. Prendendo ispirazione da questo libretto, nelle prossime righe potrete leggere un tentativo di rispondere alla domanda: “Che cos’è la Carità

intellettuale? E perché è così rilevante per un fucino?”. Ma, prima di iniziare non si può non ringraziare Martina, Presidente nazionale, che ha gentilmente fornito il materiale su cui si basano le prossime riflessioni. Iniziamo subito dal cercare di dare una definizione di carità intellettuale che sia il più possibile chiara. Si può partire dicendo che la carità intellettuale è una delle tre forme, individuate per la prima volta dal beato Antonio Rosmini, in cui può manifestarsi l’amore cristiano. Le altre due manifestazioni prendono il nome di carità temporale e di carità spirituale. La prima anima tutti quegli atti che aiutano il prossimo nella propria vita materiale (da qui l’aggettivo di temporale). La Caritas, che opera nelle nostre parrocchie, secondo questa visione esercita, in primis, la carità temporale. La seconda, invece, si manifesta quando ci si prende cura della vita spirituale del prossimo. Ad esempio, un prete o un laico che si dedica alla pastorale sta compiendo senza dubbio un atto di carità spirituale. La carità intellettuale si pone invece a metà strada fra queste due e si manifesta quando una persona dona agli altri la propria conoscenza oppure dà un aiuto nella ricerca della Verità. In sintesi, si può dire che: “Nella


carità temporale doniamo ciò che abbiamo, in quella intellettuale ciò che sappiamo e in quella spirituale noi stessi” (dalla relazione tenuta da Giuseppe Lorizio all'incontro "Carità intellettuale e nuovo umanesimo, Assisi 2015). Già è possibile intuire perché la carità intellettuale è tenuta in così grande considerazione dalla FUCI: chi altri se non noi studenti universitari, insieme a tutti gli altri accademici, abbiamo fatto dello studio e della conoscenza la nostra vocazione? E come in ogni vocazione e dono, anche a noi studenti è richiesta un’assunzione di responsabilità. Da un lato siamo chiamati a ricercare la Verità in maniera critica e ragionata e dall’altro ci si chiede di non tenere per sé questa conoscenza. Sarebbe infatti un peccato se questa non venisse messa a disposizione degli altri e rimanesse sterile. E con ciò non si intende che il sapere e lo studio debbano essere sempre mirati all’utile e al ritorno economico. La cultura è messa a frutto anche solo quando contribuisce a far progredire intellettualmente le altre persone a cui è tramandata. Questa è carità intellettuale: mettere a servizio degli altri il proprio studio. La difficoltà principale nel fare ciò è che i vari campi di studio sono estremamente variegati e lo stesso vale per le situazioni che ogni giorno ci si trova ad affrontare. Quindi non è mai evidente come mettere in pratica la carità intellettuale, né esiste una ricetta valida in ogni caso. Tuttavia, può venire in aiuto porsi queste domande: “Per chi lavoro? Il mio studio e il mio lavoro vanno a vantaggio solamente mio o anche degli altri?” Se ad esempio impiego le mie conoscenze solo per arricchirmi senza produrre un vantaggio per gli altri, allora le mie conoscenze e il mio lavoro saranno sterili. Questo,

Hayez- Ritratto di Gian Battista Rosmini (1800)

tuttavia, non significa demonizzare il ritorno economico. Se un ingegnere progetta una centrale elettrica, è sacrosanto che riceva un compenso per il proprio lavoro, ma allo stesso tempo il suo ingegno permetterà a un’intera città di avere accesso alla corrente elettrica. Con queste veloci riflessioni non si pretende in nessun modo di esaurire il tema della carità intellettuale. Anzi, per chi volesse approfondire le letture abbondano. Mi sento di consigliare in particolar modo: il capitolo “Spiritualità dello studio” del libro "Bild, Itinerari formativi per dare ragione della speranza", curato dalla Presidenza nazionale della FUCI. Infine, vi invito a partecipare agli incontri insieme a tutti i gruppi di Milano dove ci sarà l'occasione di informarsi e confrontarsi su questi argomenti.


ASPETTANDO L'ALBA Leggere il presente per disegnare il futuro Il ciclo di incontri Aspettando l’alba è nato da un’idea della Commissione per la Promozione Federativa e della Presidenza Nazionale, per aprire un tavolo di confronto su temi d’attualità con ospiti esperti, che potesse essere vissuto senza i formalismi di un evento ufficiale. Per chi fosse stato troppo preso dagli esami a giugno e se li fosse persi, le registrazioni degli incontri sono disponibili sulla pagina Facebook del nazionale! La prima relatrice è stata Christiana Ruggeri con Natura in quarantena: il respiro della terra nel silenzio dell’uomo. Nell’intervista la giornalista ha toccato moltissimi temi legati all’ambientalismo, soffermandosi soprattutto sull’importanza della responsabilità individuale, che comprende il cambiamento di abitudini e la realizzazione del rapporto insolubile tra uomo e natura. Ruggeri ha sostenuto la necessità di una ridefinizione dell’ambiente nella sua accezione comune, inserendo l’uomo come sua parte integrante. Sono affrontati anche il Green New Deal e il legame tra ambiente ed economia, nella riflessione su come il rilancio economico europeo potrebbe essere realizzato attraverso una transizione verso un modello economico più ecosostenibile. Infine, il focus si sposta sul tema sociale, con le problematiche dei migranti climatici e del legame tra povertà ed esposizione a eventi climatici catastrofici.

Michele Nicoletti ha trattato il tema L’Italia s’è desta: come l’Italia ha superato le notti della sua storia, inizialmente paragonando l’attuale periodo alla stagione degli anni 70 e 80, notte del paese in quanto periodo di terrorismo e violenza sia nella sfera politica che nella vita quotidiana. Al centro del suo discorso ci sono i giovani, in particolare universitari, di allora e di oggi e il tema della responsabilità. I primi, infatti, sono coprotagonisti e principali ereditieri dei periodi di crisi che avvengono in tale periodo della loro vita, con le cui conseguenze devono poi fare i conti per gran parte dell’età adulta loro vita adulta. La responsabilità invece si riferisce sia alla parte di colpevolezza che può esserci nella generazione di situazioni che portano a periodi bui, sia nell’atteggiamento da adottare per reagire ad essi. In particolare, il professore suggerisce di costruire una prospettiva per il futuro e ribellarsi alle ingiustizie attraverso tolleranza, rispetto e studio. Inoltre, sottolinea come l’impegno nello studio sia fondamentale nella formazione di una classe dirigente che non abbia solo buoni principi ma sia preparata e professionale. L’intervista con Nini Giacomelli, La creatività vien di notte: come accendere nel buio la luce della mente, ha una forte componente autobiografica, in cui si rende evidente come le esperienze, il modo di fare arte e la


creatività si intrecciano nella storia del singolo. Protagonista dell’incontro è la cultura, con la crisi che vive da molti anni a causa del disinteressamento da parte della politica, e come questa sia fondamentale nell’espressione e nella definizione di un popolo. Promotori di questa sono gli artisti, che in tempi difficili hanno il ruolo di raccontare il momento cercando l’afflato interiore di speranza e bellezza. Nel suo discorso, Giacomelli rinnova sollecita (?) nei giovani la fiducia a rinnovare il sistema culturale, grazie alle loro maggiori possibilità e competenze, e a sognare in grande, senza fermarsi a guardare impotenti le miserie umane. Nell’ultimo incontro, Gli ultimi saranno i primi? La povertà nella società dello scarto, è stato intervistato Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. In quest’intervista è emerso da subito il tema dei migranti, divisivo in Europa e comune a molte zone del mondo, e della loro integrazione in una società che ne ha bisogno ma è molto limitata anche dall’assenza di un’efficace azione politica, che sembra faticare nel dialogo con una società rivelatasi più accogliente di come viene dipinta. Un altro argomento politico emerso è l’azione compatta dell’Europa, in particolare nel Mediterraneo, che da anni è teatro di atroci guerre che colpiscono molti civili e in cui la situazione geopolitica è cambiata, senza che si sia instaurata una collaborazione coesa tra gli stati europei, per quanto questi condividano gli stessi valori e, spesso, interessi. La parte finale dell’incontro tratta invece un argomento più sociale: il confronto tra le generazioni attualmente al potere e quelle più giovani, lasciando come insegnamento importante per le prime l’imparare la bellezza dell’invecchiare e farsi indietro, per le seconde l’importanza di leggere i segni dei

tempi e di appassionarsi. Alla FUCI in particolare il professore ha lasciato le parole ‘Un’intelligenza pensosa e simpatetica per il proprio tempo è fondamentale, dove matura la profezia, che è dire la parola di Dio e trasmettere la passione dei profeti del nostro tempo’. Andrea Riccardi, classe 1950, fondatore della Comunità di Sant'Egidio

Christiana Ruggeri, classe 1969, giornalista e scrittrice

Michele Nicoletti, classe 1956, professore di filosofia presso l'Università di Trento. Eletto deputato nella scorsa legislatura

Nini Giacomelli, classe 1955, è paroliere e scrittrice. Da anni lavora nel mondo del teatro


TAGLIO DEI PARLAMENTARI La vittoria del Sì: un'analisi Le votazioni sono sempre più veritiere dei sondaggi, e se poi le votazioni avvengono in contemporanea e sono due (a volte tre), allora le sorprese possono moltiplicarsi! E’ quanto avvenuto nel recente appuntamento elettorale che ha visto svolgersi -e a volte sovrapporsi in modo contrastante- i risultati del referendum con quelli dei partiti nelle elezioni di sei regioni e centinaia di comuni in tutta Italia. Così l’affermarsi del ‘SI’ vede arrivare in porto il taglio-icona dei 5S, che nello stesso tempo perdono consenso sul territorio; il risultato regionale ridimensiona l’obiettivo della Lega di fare cappotto (6-0) e consolida un PD che sembrava ormai aver perso smalto. Nel complesso il governo tende a stabilizzarsi, con una prospettiva sempre più europeista impensabile fino a qualche mese fa (chi snobberebbe oggi l’Europa con 209 miliardi di euro in arrivo?). L’elettorato è partiticamente fluido ma in tema costituzionale ha accettato una modifica chirurgica rispetto alle ipotesi complesse del 2006 (Berlusconi) e del 2016 (Renzi). Ma in questo caso l’elettore -che ha sempre ragione- ha distinto l’oggetto del

referendum dal voto ai singoli partiti. Ma ora, con il taglio dei parlamentari definitivamente acquisito, cosa succederà? Sia nel campo dei ‘SI’ che in quello dei ‘NO’ si diceva che la riduzione dei componenti di Camera e Senato avrebbe richiesto di mettere mano ai regolamenti parlamentari, alla legge elettorale, alla correzione del bicameralismo fotocopia, persino all’ipotesi di fiducia costruttiva. La responsabilità di questo percorso va ora primariamente a chi ha vinto il referendum con i SI al 70%, ma è una responsabilità di tutti. Un impegno trasversale, visto che tutti i partiti ufficialmente erano per il ‘SI’, pur avendo poi eccezioni autorevoli. Ma proprio la trasversalità del voto pone alla maggior parte dei partiti anche la necessità del recupero del rapporto con la parte del proprio elettorato che ha votato in libertà. L’esito auspicabile di questo percorso dipenderà dall’atteggiamento e dal comportamento tra chi ora riafferma il percorso, chi sonnecchia già smemorato e chi dice che la democrazia parlamentare va sostituita con quella diretta. Un percorso che chiede urgentemente di individuare la strada per proseguire, perché restare a metà comporterebbe qualche rischio istituzionale.


Quali prospettive per questa legislatura? Ha vinto il sì. L’unica cosa certa è che la prossima legislatura si aprirà con un Parlamento ridimensionato: 400 deputati e 200 senatori. Ciò che, invece, non è chiaro, è quali e quante riforme più o meno consequenziali a quella da poco avvenuta i nostri politici porteranno avanti. Certamente, - usando una metafora sportiva - ora che i giocatori in campo sono di meno, sarà necessario modificare il metodo di formazione delle squadre e le regole del gioco: rispettivamente la legge elettorale e i regolamenti parlamentari. Quelli attualmente in vigore sono tarati su un Parlamento più numeroso: sarà quindi fisiologico che sia l’una che gli altri andranno riformati. Da notare che, in relazione alla legge elettorale, il testo base della nuova legge è già stato adottato in Commissione alla Camera, ed è quindi pronto per proseguire il suo iter legislativo. Molteplici sono poi gli altri piccoli o grandi correttivi che si potrebbero apportare alla Costituzione per temperare gli effetti di questa riforma: molti analisti puntano la loro attenzione sulle modalità di elezione del Presidente della Repubblica, ad oggi in mano al Parlamento in seduta comune (945 membri, 600 dalla prossima legislatura)

integrato dai delegati regionali (58 sono e tali rimarranno); legittimo è chiedersi se il nuovo rapporto che si verrebbe a creare sia eccessivamente esautorante delle funzioni del Parlamento, o se, al contrario, possa dare maggior rilievo a quella caratteristica peculiare del Capo dello Stato che “rappresenta l’unità della Nazione” (art. 87 Cost.). Un progetto di più ampio respiro è invece quello prospettato da alcuni politici che vedono in questo taglio non una riforma compiuta, ma il primo passo per una rinnovata stagione di riforme costituzionali, il cui obbiettivo ultimo sia il superamento del bicameralismo perfetto. Un ultimo spunto di riflessione è quello relativo alla legittimazione del presente Parlamento: possono le attuali Camere legittimamente approvare leggi e prendere decisioni sapendo che ora la Costituzione stessa non prevede più quella composizione? Sarebbe più opportuno sciogliere anticipatamente le Camere ed eleggere un nuovo Parlamento numericamente conforme all’avvenuta riforma? La politica e il potere faranno il loro corso; a noi il compito di farci trovare informati quando questi cambiamenti avverranno.


LA SOUNDTRACK DELLA MIA VITA UNIVERSITARIA Qualsiasi film o serie TV epica, merita una colonna sonora epica, allorchè, pertanto, per cui abbiamo intervistato alcuni studenti FUCINI, chiedendo loro di scegliere una canzone che ben rappresenti la loro carriera universitaria: per mantenere segreta la loro identità, abbiamo usato i loro numeri di matricola. Iniziamo con 869839, che ci porta nel regno degli inferi, con Flames (Sia ft. David Guetta), che richiama l' atmosfera infernale, tipica di quando siamo con l' "acqua alla gola" (o con "le fiamme alla gola") 2 giorni prima dell' esame, con la voce di Sia che grida "just keep moving", "you can do this". "). Rimaniamo “in fiamme”, ma cambiamo location, e andiamo in paradiso, assieme a 4702806, con Fuoco d' amore (Rinnovamento): nel ritornello, si ha il binomio "fuoco d'amore/acqua della vita", contrapposti ma legati, che rappresentano una crescita, sia culturale che spirituale. Sempre 4702806 ci propone A modo tuo, che Ligabue dedica a sua figlia: evidente l’ analogia col percorso universitario, in cui lo studente "cammina, cade e si rialza, a modo suo", cresce in fretta, e da "libellula diventa farfalla"! 945207 suggerisce una canzone che contiene tutti gli stati d' animo che lui stesso ha provato nella sua vita universitaria: Elements (L.Einaudi), melodia che “comunica senza parlare”, che evoca un senso di omnicomprensione, portandoci dalla

"semplicità degli elementi" alla "complessità delle deduzioni". Proseguiamo con 843457, che tira in ballo Luca Carboni, con la sua perla Ci vuole un fisico bestiale, che si addice a tutti gli studenti (non solo quelli di Scienze Motorie). L' università é fatta di anche ció che é al di fuori dell' università, di esperienze necessarie alla crescita della persona (compresa la FUCI): spesso per lo studente é difficile trovare un equilibrio, e si tende a degenerare negli estremi: questo dissidio é dipinto dalla canzone Fuori o dentro di Niccoló Fabi, proposta da 961071. Concludiamo con 921283, che cita Another brick in the wall (Pink Floyd), campanello d' allarme che ci mette in guardia davanti ad un’ istruzione che distrugge l' individualità dello studente. E voi, matricole: sappiate che anche a voi sarà assegnato un numero, ma non dimenticatevi che voi non siete numeri! ma siete persone, uniche e irripetibili, protagonisti di quel film che sarà la vostra carriera universitaria. Sta a voi scegliere la trama, e la soundtrack...


“I'M LIVING' FOR THE THRILL, FORMULA” La prima parte di questa frase invita ad uscire dalla comfort zone, vivere per (e nel) brivido. Poi “formula” richiama certezza e stabilità. I versi di questa canzone sono l’incipit di Euphoria e accompagnano la voce di Rue, giovane tossicodipendente che delinea un affresco della propria vita. La nascita due giorni dopo l’attentato alle Torri gemelle, “l’infanzia normalissima in un sobborgo medio americano” e l’avvicinamento al mondo delle droghe per potersi allontanare da una malattia che la priva della spensieratezza tipica dell’adolescenza. La storia di Rue si intreccia con quella di Jules, sua coetanea appena trasferitasi in città, con la quale stringe un rapporto a metà tra l’amicizia e l’amore. Nate e Maddy, il belloccio tenebroso e la sensuale cheerleader, cercano invano di raggiungere la stabilità nella loro perversa relazione. Invece, Cassie e Mckay si innamorano teneramente ma, come i coetanei, non sono perfetti: lei è una ragazza troppo disinibita e lui un giocatore di football che pensa sempre allo sport. Ecco le regole di ingaggio di Euphoria. Una volta compreso il background dei singoli protagonisti, che il voice over di Rue presenta con ciclicità all’inizio di ogni puntata, si intuisce in modo più preciso il movente delle loro azioni. Rue, Jules, Nate, Maddie, Cassie e MacKay sono tutti “personaggi in cerca…” di un posto nel mondo. La strada che intraprendono è veramente da

brividi (una caduta quasi libera tra droghe, sesso e un misto di rabbia, vendetta e gelosia), ma si avverte la presenza di una formula che regola le loro esistenze. Prende varie forme: il padre di Nate lo riporta all’ordine dopo le sue marachelle, ricordandogli l’importanza del nome di famiglia nelle dinamiche cittadine. La madre di Cassie l’accompagna durante una gravidanza inattesa, mentre quella di Rue le apre ancora una volta il suo cuore dopo l’ennesima overdose. I genitori, nonostante i loro errori, fungono da timone per le vite dei figli, riportando la calma dopo il temporale di emozioni ed esperienze adolescenziali. In questa serie TV il cambiamento non è un evento graduale ma un fulmine a ciel sereno, che scuote le vite dei personaggi e li costringe ad agire, spesso incoscientemente. Una situazione analoga a quella verificatasi un po’ovunque nel 2020. Il segreto per orientarsi in questo mare in tempesta, nella vita così come nello studio, è affidarsi a chi ne sa di più e tenere sempre gli occhi aperti. Non fidarsi del cambiamento è un errore, così come lo è fidarsi eccessivamente: ci vuole una formula, qualcuno o qualcosa, che illumini la via.


A SPASSO PER IDEALI Nel periodo del lockdown ho preso in esame “Le città invisibili” di Italo Calvino, lettura proposta dal corso di Letteratura italiana moderna e contemporanea come formula alternativa di didattica a distanza. “Le città invisibili”, pubblicato nel 1972, presenta cinquantacinque brevi racconti di città impossibili, riportati dal viaggiatore Marco Polo all’imperatore del Catai Kublai Khan. I due famosi personaggi aprono e chiudono ogni capitolo, instaurando un dialogo che costituisce la cornice dell’intero racconto. Ad ogni città, doviziosamente descritta dall’esploratore veneziano, viene attribuito un nome di donna esotico ed intrigante. Inoltre, gli scenari che si presentano al lettore sono spesso bizzarri, utopici e sfuggevoli. L’intento dell’autore, tuttavia, non è quello di stupire attraverso la rappresentazione di città meravigliose, quanto fornire alcuni input su cui riflettere. Scrive Calvino: “D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda”. Chiediamoci: perché l’autore si concentra proprio sulle città? Cosa significa parlare di città invisibili? Qual è il suo intento, il suo messaggio? Quante volte abbiamo guardato alle nostre città come a luoghi frenetici, malsani, irrequieti, pressanti, invivibili. “Forse il vero senso del libro potrebbe essere questo: dalle

città invivibili alle città invisibili”, confessa Calvino in “Sono nato in America... Interviste 1951-1985”. Dietro al racconto, dunque, si cela il sogno della città ideale, spazio in cui ricercare ancora il bello e il senso stesso della vita collettiva. Calvino si diverte a delineare modelli di convivenza urbana, sostenendo che la ragione segreta che, al di là di tutte le crisi, ha portato l’uomo a vivere nelle città, nasca dal loro essere un insieme di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio. Le città diventano veri e propri luoghi di scambio, non solo di merci, ma di parole e di ricordi. Attraverso una tecnica detta “combinatoria” l’autore mantiene viva l’attenzione del lettore, dando vita ad un racconto leggero e ricco di spunti. Consiglio fortemente la lettura di questo libro che si sviluppa in un continuo susseguirsi di paesaggi, forme, colori, profumi e stili di vita. Diomira, Zaira, Fedora, Zobeide, Ipazia, Ottavia, Cloe, Bauci, Teodora... quale sarà la tua città ideale?


LE UNIVERSITÀ MILANESI ALLA PROVA DELLA RIPARTENZA

Cattolica Ciao! Sono Leonardo e frequento il secondo anno della magistrale in Politiche pubbliche. L'esperienza della Didattica a distanza a partire da metà marzo ha rivoluzionato completamente il nostro modo di approcciarci allo studio e a tutte le possibili relazioni che la vita universitaria offre. Si è trattato per certi versi di uno sconvolgimento traumatico, ma devo riconoscere che ognuno ha fatto la sua parte per rendere questo momento epocale il meno drammatico possibile, per tenere insieme la comunità universitaria e per garantire la prosecuzione di tutte le attività. Innanzitutto, fin da quando l'Ateneo è stato chiuso, i nostri Presidi di facoltà hanno inviato con regolarità comunicazioni per aggiornarci sull'andamento della situazione e per far sentire la loro vicinanza a tutti gli studenti, chiusi nelle loro stanze a Milano o in qualsiasi parte d'Italia. In seguito, dopo il DPCM che stabiliva il lockdown, i vari docenti hanno avviato le

attività didattiche previste dai loro corsi, utilizzando una serie di strumenti, in parte già noti e in parte nuovi. La piattaforma Blackboard, su cui già da alcuni anni vengono caricati slides e materiali didattici, è stata potenziata attraverso l'attivazione di Collaborate Ultra. Tramite questo strumento i professori hanno registrato videolezioni, di durata compresa tra 20 e 40 minuti, che gli studenti potevano visionare in qualunque momento. Per alcune attività, per esempio i laboratori, sono poi state fissate delle dirette tra docenti e ragazzi: questi momenti sono stati molto importanti, non solo per fare il punto della situazione e porre domande ai professori, ma anche per rivedere le facce dei nostri colleghi e spezzare la noiosa routine digitale, scambiandoci sorrisi e talvolta battute.


Anche gli esami si sono tenuti in remoto, attraverso riunioni virtuali organizzate sulla piattaforma Microsoft Teams. In conclusione, mi sento di dare alcuni utili consigli alle future matricole, che si affacciano ora a questo mondo meraviglioso ma così diverso da quello del liceo. Innanzitutto, tenete sempre sotto controllo la vostra pagina personale e la mail istituzionale, così da rimanere sempre aggiornati su tutto quello che riguarda le lezioni, gli esami e tutte le questioni burocratiche.

Poi sfruttate questi anni non solo per aumentare le vostre conoscenze, ma anche per stringere solidi legami con tutti coloro che vi circondano. Noi fucini siamo qui anche per questo e non vediamo l'ora di conoscervi!

Politecnico Sin dal primo momento il Politecnico si è prodigato per garantire a tutti gli studenti un’alternativa alla didattica tradizionale. Studenti ed insegnanti si sono subito adattati alla situazione non senza difficoltà, almeno all’inizio, ed hanno ripreso le lezioni mantenendo l’orario e il calendario già predefiniti: dai laboratori ai corsi facoltativi, dai test di ingresso alle sedute di laurea. Nei laboratori di chimica è stato perfino prodotto un gel igienizzante (chiamato in maniera molto originale Polichina) e sono stati effettuati test su materiali e modelli di mascherine per fronteggiare la richiesta di tali precauzioni a livello nazionale. Sebbene fermamente convinta del fatto che nulla potrà mai sostituire il fascino del contatto umano, devo ammettere che in una situazione di incertezza e precarietà come quella che abbiamo vissuto, le lezioni online, personalmente, mi hanno – in parte – concesso una parvenza di “normalità”: dal punto di vista didattico-accademico non ho percepito molta differenza. Un aspetto alquanto negativo sono state le nuove modalità con cui abbiamo dovuto sostenere gli esami. Aldilà di qualche difficoltà “tecnica” (c’è anche da dire che ci è stata offerta la possibilità di utilizzare le aule e la connessione dell’ateneo in casi di particolare necessità), anche i professori si sono visti costretti a rivedere le modalità d’esame in poco tempo, riducendo i tempi e


ricalibrando le tipologie di esercizi in base al tipo di software da utilizzare. Circa il prossimo semestre verrà certamente mantenuta la didattica a distanza, anche se si spera nella riapertura e in generale ad un ritorno alla normalità. Infatti, il Rettore ha comunicato che si stanno allestendo le aule in modo da poter garantire le lezioni in entrambe le modalità. Nel caso in cui fosse possibile la riapertura, gli orari potrebbero subire variazioni e verrebbe data la precedenza a matricole e ai corsi di tipo laboratoriale. Per concludere, vi riporto una riflessione tratta da una mail del rappresentante degli studenti: “Molti scienziati, filosofi e intellettuali del passato erano fermamente convinti che dal buio delle più grandi crisi potesse nascere il meglio degli individui e delle comunità. Auspicando che i danni causati dalla pandemia raggiungano al più presto un punto di fine, auguro che ognuno di noi, dopo questa imprevedibile e pesantissima esperienza, possa diventare una persona migliore e decisamente più forte”.

Statale Capire i limiti e le potenzialità della didattica a distanza significa semplicemente chiarire quali dovrebbero essere i valori ed i principi che l’università, o la scuola, pone alle fondamenta della relazione tra insegnante ed alunno. Ancora prima di capire se la didattica a distanza “va bene o va male”, è necessario capire in che modo possa essere esercitata la migliore

relazione tra i partecipanti di una lezione. La domanda che dobbiamo porci, quindi, è un po’ più alla base: perché la lezione standard prevede due soggetti partecipanti ed attivi? Perché è stata esclusa, ad esempio, la presenza di un computer in classe che spiegasse al posto dell’insegnante? O, al contrario, perché non si è mai pensato a procurare dei CD agli studenti con registrate tutte le lezioni, come accade già in alcune università francesi? A tutte queste domande si può rispondere, come è già stato ribadito in mille e più contesti, che la didattica a distanza non permette di portare a compimento quella relazione diretta tra alunno ed insegnante sulla quale dovrebbe reggersi la lezione; relazione diretta che dovrebbe fondarsi sulle domande, sugli interrogativi, anche sulle critiche, dubbi e provocazioni. Il che è vero, ma credo solamente in linea teorica. Le lezioni a distanza, parlando limitatamente al contesto universitario e della scuola secondaria, sono riuscite più o meno tutte a funzionare proprio perché oramai si è perso questo elemento che invece dovrebbe essere distintivo, a favore invece di un passaggio unidirezionale di informazioni. O, per lo meno, non so neppure se sia mai esistito, se non in linea appunto teorica. E allora in questi termini la didattica a distanza potrebbe benissimo prendere il completo sopravvento sulla didattica in presenza: più agevolazioni per tutti. Per gli universitari, meno viaggi per raggiungere sedi distanti anche decine di chilometri, meno accalcamenti durante le lezioni, zero possibilità di rimanere un’intera lezione seduti per terra; per gli studenti della scuola secondaria, meno levatacce all’alba per essere puntuali a scuola, pranzi decenti e non un panino mangiato al volo sul pullman del ritorno, più tempo per fare attività extra-


scolastiche. Se provassimo a ristabilire una relazione sincera tra alunni ed insegnanti, ovviamente, tutto ciò non sarebbe possibile. Proviamo quindi a

ripensare, prima della qualitĂ della didattica a distanza, alle qualitĂ per le quali la didattica in presenza non potrebbe essere sostituita.


SPAGHETTI ALLA CARBONARA Cari amici, 3 Versate i pezzetti in una padella nei numeri precedenti avete visto che antiaderente e, senza aggiunta di olio, mi sono sbizzarrito con ricette semplici e rosolate per circa 15 minuti a fiamma deliziose. Vi ho portato in Francia a media, fate attenzione a non provare le crepes salate, poi negli Stati bruciarlo altrimenti rilascerà un Uniti a mangiare dei deliziosi pancakes aroma troppo forte. alla banana. Ma adesso, non ho 4 Nel frattempo tuffate gli spaghetti intenzione di muovermi oltre oceano e nell’acqua bollente e cuoceteli per il rimango qui nella mia amata Italia e vi tempo indicato sulla confezione. porto a Roma: è giunto il momento di 5 Versate i tuorli in una ciotola, cucinare insieme gli unici e inimitabili aggiungete anche la maggior parte del spaghetti alla carbonara (occhi a cuore). Pecorino previsto dalla ricetta (la Iniziamo amici pennuti (e non)! parte restante servirà per guarnire la pasta). Insaporite con il pepe nero e I NGREDIENTI (PER QUATTRO amalgamate tutto con una frusta a PERSONE): mano. Aggiungete un cucchiaio di acqua di cottura per diluire il - Spaghetti 320 g composto e mescolate. - Guanciale 150 g 6 Intanto il guanciale sarà giunto a - Tuorli di uova medie 6 cottura, spegnete il fuoco e tenetelo - Pecorino romano 50 g da parte. Scolate la pasta al dente - Pepe nero q.b. direttamente nel tegame con il guanciale e saltatela brevemente per PREPARAZIONE: insaporirla. 7 Togliete dal fuoco e versate il 1 Cominciate mettendo sul fuoco una composto di uova e Pecorino nel pentola con l’acqua salata per cuocere tegame. Mescolate velocemente per la pasta. amalgamare. 2 Nel frattempo eliminate la cotenna 8 Per renderla ben cremosa, al bisogno, dal guanciale e tagliatelo prima a fette potete aggiungere poca acqua di e poi a striscioline spesse circa 1cm. cottura della pasta. Servite subito gli spaghetti alla carbonara insaporendoli con il Pecorino avanzato e il pepe nero macinato a piacere. Mi è venuta fame solo a scrivere la ricetta.. Buon appetito!

PS: GUAI A CHI USA LA PANNA!!


LE NOSTRE INTERVISTE Ciao! Mi chiamo Gloria e sono al primo anno della laurea magistrale in Filosofia. Dopo essermi laureata a Bologna, ho deciso di trasferirmi di nuovo a Milano, cosa non facile per chi, come me, fa un po’ fatica ad ambientarsi e a fare amicizia in posti nuovi. La FUCI è stata una bellissima scoperta! Non solo mi ha dato l’occasione di affrontare con miei coetanei tematiche a cui non mi sarei avvicinata da sola, ma mi ha anche aiutata ad ambientarmi all’interno dell’università. In particolare, mi ha dato la possibilità di continuare a costruire il mio percorso di fede in compagnia di persone che condividono i miei stessi ideali. Ciao! Mi chiamo Isabella e sto finendo il primo anno di Fisica in Statale. Ho conosciuto la FUCI in via telematica durante il lungo periodo del lockdown e nonostante la fatica del conoscersi a distanza mi sono sentita subito accolta e inclusa. Ho trovato un gruppo di ragazzi entusiasti e intraprendenti con cui mi sento libera di confrontarmi su temi che ritengo importanti per la nostra quotidianità, e soprattutto ho trovato un gruppo di nuovi amici con cui spero di poter condividere una parte di questo percorso universitario.

Ciao! Mi chiamo Letizia e frequento la Magistrale in Lettere moderne alla Statale. L’Università, per me, è sempre stato un luogo di formazione, crescita personale, e di relazioni. Quest’anno, almeno nel primo semestre, non sarà possibile assaporare l’Università a tutto tondo; tuttavia credo che la didattica a distanza possa essere una sfida e un’occasione di crescita. All’alba di questo nuovo anno accademico vi auguro, di vivere serenamente questa nuova Università e di investire in relazioni e incontri. C’è tutto un mondo universitario da scoprire!


Siamo studenti universitari presenti in molte città d’Italia, che cercano di vivere al meglio un’esperienza formativa personale utile al loro futuro, secondo un particolare stile di fede, approfondimento e relazione. I percorsi che portiamo avanti a livello di gruppo riguardano il mondo universitario, socioculturale e spirituale. Con impegno e costanza ci adoperiamo affinché nella nostra città la presenza in università sia la più costruttiva possibile. Tutto questo è la F.U.C.I. acronimo di Federazione Universitaria Cattolica Italiana. A Milano sono presenti tre gruppi, uno presso l’Università Statale, uno presso l’Università Cattolica e un altro presso Città Studi.

Per ogni altra informazione: FUCI MILANO DIOCESI Marta: FUCI CITTÀ STUDI 340 5027673 Sofia: fucimilano@ gmail.com 339 6706264 fucimilano.cittastudi@ gmail.com FUCI STATALE Tindara: 371 1 781 1 74 fucimilanostatale@ gmail.com FUCI

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