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Anno 1 numero 41 • venerdì 10 dicembre 2010 • COPIA GRATUITA foto di copertina di Andrea Bardelli

Arezzo il settimanale di

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Il giornale dei cittadini, delle imprese e delle famiglie aretine gratis in edicola dal venerdì

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“Libertà è partecipazione”: la scossa del Censis, la protesta degli studenti della nostra Università esclusivo! Parla Giuseppe Marconi pag. 5

Se acquisto cose di provenienza sospetta… l’Esperto risponde a pag. 13

il regalo di Natale 2010! finalmente in libreria, in edicola e nella tua società sportiva! 368

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in questo numero pagina 3

IL CENSIS: «ANCHE QUI SERVE PASSIONE, DESIDERIO, SPESSORE E VOGLIA DI INNOVARSI: SEN-

pagina 7

pagina 5

ZA QUESTE SPINTE NON CI SARÀ ECONOMIA O SOCIETÀ CHE RIESCA A RIMETTERSI IN MARCIA»

di Fabrizio Piervenanzi

pagina 4

QUESTIONI

DI GENERE. UNO SGUARDO ALLE DONNE TRA GLOBALE E LOCALE

di Ilaria Gradassi pagina 5

MARCONI: «DAL MIO PUNTO DI VISTA, L’OPERAZIONE ATO4 È STATA LIMPIDISSIMA»

di Dory d’Anzeo

AREZZO SPORT, pagina 15

pagina 10

pagina 6

L’ESPERTO RISPONDE: SE ACQUISTIAMO COSE DI PROVENIENZA SOSPETTA…

a cura dell’avv. Giacomo Chiuchini

pagina 7

“LIBERTÀ

È PARTECIPAZIONE…”

di Luca Piervenanzi

pagina 8

Arezzo il settimanale di

è una testata edita da Edizioni Giorgio Vasari s.r.l.

Il giornale dei cittadini, delle imprese e delle famiglie aretine gratis in edicola dal venerdì

Anno I numero 41 – venerdì 10 dicembre 2010 Direttore Responsabile: Francesco Ciabatti, email f.ciabatti@fastwebnet.it Vicedirettore: Marco Botti Redazione: Enrico Badii, Andrea Bardelli, Monia Barelli, Marco Beoni, Serena Capponi, Fernanda Caprilli, Marco Cavini, Giacomo Chiuchini, Dory d’Anzeo, Jacopo Fabbroni, Claudia Failli, Sara Gnassi, Giulia Grilli, Ilaria Gradassi, Valeria Gudini, Giacomo Manneschi, Chiara Marcelli, David Mattesini, Paco Mengozzi, Fabio Mugelli, Riccardo Niccolini, Roberto Parnetti, Luciana Pastorelli, Fabrizio Piervenanzi, Luca Piervenanzi, Luca Stanganini, Valentina Tramutola Foto: Andrea Bardelli, Roberto Parnetti, Felice Rogialli Amministrazione: Edizioni Giorgio Vasari s.r.l., via Montefalco 50, 52100 Arezzo (AR), tel. 328/9518221, fax 0575/409175, email edizionivasari@aruba.it Per le vostre pubblicità chiamate il 328/9518221 o scrivete a ilsettimanalediarezzo@gmail.com Stampa: La Zecca srl, via Umberto Terracini 25/27, 52025 fraz. Levane – Bucine (AR), tel. 055/9180101, fax 055/9180412, email info@tipografialazecca.it Autorizzazione Tribunale di Arezzo 02/2010 del 10 febbraio 2010 Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione al n. 19155 È vietata, senza formale autorizzazione, la riproduzione totale o parziale di testi, disegni, foto e pubblicità riprodotti su questo numero

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NUOVI STILI E RILETTURE. AL GIARDINO DELLE IDEE BARBARA ALBERTI E SELENE LUNGARELLA

di Valentina Tramutola

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PER

FEDERICO

di Luciana Pastorelli

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VITTORIO ANGINI. UN ARETINO IN MOSTRA CON DALÌ

di Marco Botti

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IL BOCCALONE, LA RECENSIONE E CHILOMETRO ZERO La Fondazione Monnalisa onlus, il “Settimanale di Arezzo” e le Edizioni Giorgio Vasari sono partner nel promuovere la crescita della comunità di Arezzo e il benessere delle persone che vi abitano

di Riccardo Niccolini, Jacopo Fabbroni e Fabio Mugelli

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Il Censis: «Anche qui serve passione, desiderio, spessore e voglia di innovarsi: senza queste spinte non ci sarà economia o società che riesca a rimettersi in marcia» riflessioni

di Fabrizio Piervenanzi

È

di qualche giorno fa la presentazione ufficiale del 44° Rapporto sulla Situazione Sociale del Paese 2010. A opera del Censis (Centro Studi Investimenti Sociali). L’analisi, fortemente critica, illustrata dal presidente Giuseppe De Rita e dal direttore Giuseppe Roma, entrambi sociologi, disegna un Paese “appiattito”, che stenta a ripartire, dove si manifestano «evidente fatica del vivere e dolorose emarginazioni occupazionali». Dove sembra non esserci più – nell’immaginario collettivo – né legge né desiderio, e quindi neanche quella forte aspirazione che dovrebbe essere alla base di un riscatto, qualora dovessimo ripartire verso la ripresa e lo sviluppo. Il “declino parallelo” della legge e del desiderio

ci mostrano un Paese, il nostro, che «diventa come un campo di calcio senza porte: non si sa dove andare, né come imbastire un’azione». E siccome al

momento non si vedono in Italia soggetti che potrebbero ridare nuova linfa a questi concetti, occorre una “virtù civile” capace di farci “tornare a desiderare”. A questo proposito, sempre il Censis, ci dice che i nostri riferimenti alti e nobili (l’eredità risorgimentale, il laico primato dello Stato, la cultura del riformismo) si sono appiattiti. Soppiantati dalla delusione. Tutto sembra indicare che «siamo una società pericolosamente segnata

dal vuoto, visto che a un ciclo storico pieno di interessi e di conflitti sociali, si va sostituendo un ciclo segnato dall’annullamento degli interessi e dei conflitti». Si segnala, ancora, la mancanza di meccanismi che riescano a disciplinare

comportamenti, atteggiamenti, valori. Di fatto un calo del desiderio. Un desiderio reso debole o addirittura inesistente «dal primato dell’offerta di oggetti (o valori) in realtà mai desiderati, con bambini obbligati a godere di giocattoli mai chiesti, e adulti in possesso del sesto tipo di telefono cellulare».

C’è anche qualche germoglio di speranza, fortunatamente. Tra questi, «la propensione a fare comunità in luoghi a misura d’uomo (borghi, paesi o piccole città)». Sicuramente importante questo aspetto, se vogliamo tornare a incontrarci, parlare dei nostri problemi comuni, trovare insieme delle soluzioni.

La nostra interpretazione rispetto a quanto il Censis segnala, va nella direzione di una riorganizzazione dei cittadini, che possono (e dovrebbero) civilmente e democraticamente fare pressione sulla politica. Affinché questa abbandoni l’attuale pratica secondo la quale il suo punto di vista difficilmente tiene conto di quello della popolazione. Impietosamente, il Rapporto 2010, registra la crisi del leader “che tutto risolve”, esprimendo «un segnale di evidente stanchezza rispetto a un ciclo lungo della politica italiana, iniziato negli anni Ottanta, con la voglia di più governabilità e decisionismo, e culminato nella personalizzazione estrema». Insiste il Censis, sul fatto che gli italiani devono darsi una svegliata, citando ad esempio recenti dati Istat, secondo i quali oltre due milioni di giovani da noi non studia, non lavora, non si forma. Noi riteniamo che assolutamente importante sarà, da parte dei cittadini, uscire da una sorta di letargo partecipativo. Nel senso che se le loro giuste istanze non troveranno spazio o cittadinanza nelle stanze di una politica ostinata a non ascoltarli, dovranno trovare il modo per aggirarla e costringerla a farlo. Con la forza delle idee e delle proposte. Un leader, locale

o nazionale che sia, da solo non può andare lontano. Così come i cittadini. Occorre agire insieme. Tra le indicazioni del Censis, c’è un suggerimento in questo senso, secondo il quale «un leader dovrebbe ridare agli italiani il senso della loro responsabilità, la politica tornare a coinvolgere il singolo». Sostanzialmente «affinché una rinascita ci sia. occorre che i cittadini si rimettano in gioco». Secondo noi la nostra città, non è esente da quanto descritto dal Rapporto del Censis, dove leggiamo anche «qui serve passione, desiderio, spessore e voglia di innovarsi: senza queste spinte non ci sarà economia o società che riesca a rimettersi in marcia». La politica locale, soprat-

tutto in questi giorni, sta mostrando aspetti che non sembrano andare in questa direzione. Allora forse sarà

il caso che i cittadini comincino ad ascoltare i consigli del Censis. ■ fabrizio.piervenanzi@gmail.com

per segnalazioni, richieste, domande scrivete a ilsettimanalediarezzo@gmail.com

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Questioni di genere. Uno sguardo alle donne tra globale e locale vita della città di Ilaria Gradassi

C

ome stanno le donne in Italia? Il Global Gender Gap Report, elaborato dal World Economic Forum, segnala che negli ultimi 5 anni, su 114 Paesi analizzati, l’86% ha compiuto progressi nell’ambito delle questioni di genere, ma che l’Italia è inclusa nel restante 14%, tra i Paesi cioè in cui la condizione femminile – dalla salute al lavoro, dal potere politico all’incisività nelle istituzioni – è peggiorata. TEMPI DI LAVORO, TEMPI DI VITA

In Italia il 60% dei laureati è costituito da donne, ma di esse il 22% non lavora, contro il 9% degli uomini; le laureate che lavorano, tuttavia, sono pagate meno dei colleghi maschi. Questo dato si registra soprattutto

tra i 35 e i 45 anni: quando cioè si tratteggiano e si attuano le prospettive di sviluppo professionale, le donne non riescono a realizzarsi al pari degli uomini. Tale criticità in ambito professionale converge spesso con una fase problematica anche nel privato, con la tardiva formazione della famiglia e le eventuali nascite. In Italia la maternità è sempre più posticipata, anche perché molte donne sono costrette ad abbandonare l’impiego alla nascita dei figli o, se continuano a lavorare, sovente la loro carriera viene frenata o si arresta. UNA DOPPIA FATICA In Toscana, secondo i dati del 2006-2007, le donne costituiscono circa il 44,4% degli occupati nell’impresa medio-grande: le lavoratrici sono soprattutto impiegate (51,7%), più rare le dirigenti (27,5%), dato in lieve calo rispetto al passato. La crisi economica ha oggi comportato un calo generale dell’occupazione femminile: se però rispetto ai dati nazionali la nostra rimane una regio-

ne all’avanguardia, esiste ancora un abisso rispetto ai Paesi del Nord Europa, dove più del 70% delle donne conserva l’occupazione a dispet-

to della recessione. Lo dimostra un’indagine effettuata dal Terziario Donna Confcommercio, presentata in ottobre al convegno Donne sull’orlo della crisi economica, che ha dipinto le sproporzioni esistenti tra uomini e donne nel lavoro autonomo e subordinato: le disuguaglianze si delineano già dall’infanzia, nelle “paghette”, e si rafforzano in età adulta, negli stipendi e per la maggiore precarietà dovuta all’urgenza di conciliazione dei tempi di vita.

LE FERITE DELLE DONNE Quasi l’1% della popolazione femminile nell’ultimo anno ha chiesto aiuto ai Centri Antiviolenza della Toscana: sono dati presentati nel corso della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, organizzata dell’Assessorato Pari Opportunità della Provincia di Arezzo, in collaborazione con la Regione Toscana. Dati allarmanti, considerato anche che solo il 7% delle donne che subisce violenza presenta denuncia o si orienta ai servizi. Nella nostra provincia si registrano dati anomali: la percentuale più alta delle violenze subite è di tipo fisico, e le donne contattano i Centri Antiviolenza soprattutto per essere ascoltate, chiedendo solo in un secondo tempo quali sono i servizi a cui

possono accedere per avere assistenza psicologica e legale, accoglienza abitativa, accompagnamento alla ricerca di lavoro. DISPORRE IL CAMBIAMENTO È penoso constatare quali e quante siano le violenze subite dalle donne, realizzare che, all’avanzare della crisi, le donne e le famiglie costituiscono l’ammortizzatore delle difficoltà della società e dell’incapacità delle istituzioni di gestirle.

È penoso realizzare quanto posto abbia nei media il corpo delle donne, svenduto, mortificato, leso. La stessa consapevolezza raggiunta dalle donne in decenni di battaglie e conquiste da parte dei movimenti femminili, oggi sembra vacillare. Alle donne mancano impegno, doti, occasioni

o tempo, per conquistare un ruolo sociale degno? Certamente serve, oggi, un profondo ripensamento culturale e sociale che riguardi, a livello globale e locale, le istituzioni, le famiglie, la scuola e l’associazionismo. ■

PESI E CONTRAPPESI. Ex area Lebole: alla ricerca della “quadratura del cerchio”...

S

arà uno degli argomenti centrali della prossima campagna elettorale. Stiamo parlando della bagarre sul progetto di riqualificazione dell’ex area Lebole. Da una parte chi sostiene la bontà di un progetto – quello proposto dall’imprenditore Carrara, che prevedrebbe una riqualificazione dell’area, includente una parte residenziale, 15 mila metri di commerciale e tre torri, stile Manhattan. Dall’altra chi sostiene – come Confesercenti – che 15 mila metri di commerciale sono davvero troppi, così tanti da fare ombra, fin troppo, alle attività commerciali cittadine. Così come gravi perplessità arrivano dai sindacati, per le centinaia di posti di lavoro che potrebbero sparire nel settore commerciale aretino, già in gravi e ovvie difficoltà. Nel mezzo la politica, con il sindaco Fanfani che sembrerebbe apprezzare il progetto Carrara e Futuro e Libertà, dalla parte della cordata aretina composta da

e ti accompagnano in ci città citt itt ittà (e a ballare!)

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Marconi: «Dal mio punto di vista, l’operazione Ato4 è stata limpidissima» l’intervista

di Dory d’Anzeo

F

ino a un mese fa Giuseppe Marconi era il vicesindaco di Arezzo. Poi è successo quello che l’ex vice di Fanfani ricorda come “una faccenda molto dolorosa per me”: ovvero Ato4 – società partecipata del Comune – acquista, per 900 mila euro, un immobile da un’agenzia immobiliare di cui Marconi è socio. Fioccano le proteste, viene denunciata l’inopportunità politica di questa transazione e Marconi viene messo repentinamente da parte. Dopo un mese di silenzio, però, l’ex vicesindaco ha qualcosa da dire. «Dal mio punto di vista, l’operazione Ato4 è stata limpidissima. Sono un professionista, non vivo di politica, e tra le mie attività c’è anche la partecipazione, in qualità di socio, all’Immobiliare Tremila. È successo

che Ato si è interessato a un immobile di proprietà di detta immobiliare, che ha contatto tramite un mediatore. Sono venuto a sapere della trattativa quando era già in corso e ho fatto presente la problematica esistente. Il mio Presidente a un certo punto ha eccepito che non potevamo rifiutare di vendere un immobile a tutti gli enti pubblici per via del mio ruolo, tanto più che l’operazione aveva seguito un iter più che regolare: Ato aveva valutato diversi immobili, e quello proposto dall’immobiliare di cui sono socio era il migliore al prezzo migliore. Logicamente, Ato era perfettamente a conoscenza della mia presenza all’interno della società, ci sono i documenti che lo provano. Innanzitutto, un ente pubblico che acquista ha l’obbligo di verificare da chi compra e poi, allegati agli atti, ci sono i certificati della Camera di Commercio da cui si evince chi sono i soci. Non ho partecipato all’assemblea di acquisto dell’immobile ma in termini di legge potevo farlo, perché non sono amministratore dell’immobiliare ma semplice socio.

Se ho fatto un errore è stato non aver messo a verbale il motivo per cui uscivo dall’assemblea, non l’ho fatto perché tutti sapevano. Forse è stata una leggerezza. Anche la pubblica amministrazione sapeva, infatti gli

amministratori sono tenuti a presentare la situazione patrimoniale e già nella prima che ho presentato, nel 2006, è chiaramente espresso che sono socio di

Immobiliare Tremila. Posso capire che non tutti si mettano a verificare le posizioni del personale, ma mi sembra che nel Consiglio di Amministrazione di Ato ci sono persone espresse dal Consiglio comunale. Queste persone non devono solo occupare un posto, devono controllare quello che viene fatto, per cui almeno loro erano tenuti a conoscere la mia posizione». Diamo per assodato che l’operazione, da un punto di vista legale, sia limpida. Non ravvisa elementi di inopportunità politica in questa vicenda? «Io ho sempre vissuto del mio lavoro. Amo lavorare e ho il dovere di guadagnare perché è così che porto avanti la mia famiglia. Secondo me l’opportunità politica è un concetto diverso. Ho sempre detto

chiaro e tondo al mio partito o a chi mi diceva di non assumere certi incarichi che non potevo rinunciare a lavorare per la politica. Lavoro secondo legge e nella massima trasparenza, ciò detto la politica mi ha dato soddisfazioni personali ma non da vivere».

Quali sono attualmente i suoi rapporti con il sindaco Giuseppe Fanfani? «Sono stato fatto fuori in cinque giorni, messo alla berlina e massacrato dalla stampa. Avrei voluto andare a parlare in Consiglio comunale e in Giunta ma non mi è stato permesso, perché prima mi sono state richieste le dimissioni, che non ho rassegnato perché non ritengo di aver fatto nulla di male. Ho chiesto di essere convocato dalla Commissione Controllo e Garanzia il 4 novembre, la lettera è a protocollo, ma a oggi non sono stato ancora chiamato. Essere scaricato così non mi ha fatto piacere. Il Sindaco ha fatto degli inter-

venti in mio favore, dicendosi sicuro della mia onestà. Capisco che si sarà sentito accerchiato, ma per il rapporto di massima stima e fiducia che c’era tra di noi mi sarei aspettato qualcosa di più. Sinceramente, que-

sto mi amareggia». Cosa farà Marconi nel prossimo futuro? «Il commercialista». ■

Butali e Giannetti che potrebbe rilevare l’intera porzione dedicata al commerciale, una soluzione che apparirebbe come un freno all’arrivo della grande distribuzione da fuori. Un’ipotesi che però ancora non solo è in pista, ma spaventa molti. Perché il tessuto commerciale aretino, già reso fragile dalla crisi, va protetto, e su questo punto, non si può non essere d’accordo. Così spunta la pista, lanciata da Confesercenti, di una condivisione il più ampia possibile con la cittadinanza e le forze politiche sul progetto di riqualificazione. Posizione che potrebbe essere appoggiata da settori importanti di maggioranza e opposizione. Una strategia che sembra l’unica in grado di David Mattesini trovare la quadratura del cerchio. ■

viia a Pisacane Piisacane sacane a ane 4 48 8 zona z zo zon ona Pescaiola Pescaiola escaiola caiola iola o (A (AR (AR) A AR R)

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Se acquistiamo cose di provenienza sospetta… l’Esperto risponde

a cura dell’avv. Giacomo Chiuchini

S

pesso le persone, al momento di acquistare un oggetto, pongono poca attenzione alla provenienza dello stesso, attenzione che sarebbe dovuta nel caso in cui ciò avvenga al di fuori degli esercizi commerciali. È utile tenere ben presente che la compravendita di una cosa di sospetta provenienza costituisce il reato cosiddetto di incauto acquisto. to, p previsto dall’art. 712 del Codice Penale, Nello specifico, commette tale reato,

“chiunque, senza averne prima accertata acc certata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo che, per la loro qualità o per o cose, c la condizione di chi le offre o perr l’entità del prezzo, si abbia motivo di sospettare che provengano o da d reato”. Egualmente è punito per fare acquiper incauto acquisto “chiunque si aadopera o alcuna a stare o ricevere a qualsiasi titolo delle cose sucerrtata indicate senza averne prima accertata la legittima provenienza”.

ti l’l’ob’obIl legislatore pone a carico di tutti rovvebligo di accertarsi della legittima provele. nienza delle cose prima di acquistarle. on-La condotta criminosa consiste contestualmente sia nella omissione di acla certare la legittima derivazione della cosa acquistata, malgrado questa presenti obiettivi segni di sospetto circa la sua illecita provenienza, sia nell’azione di acquistare o ricevere la stessa. Il sospetto sulla illecita derivazione dell’oggetto si può desumere da una delle tre circostanze specificamente indicate dall’art. 712 C.P., quali: 1) la qualità della cosa, quando si tratta, ad esempio, di oggetto che abbia impresso una sigla, una firma, uno stemma di riconoscimento, o sia di particolare rarità; 2) la condizione di chi la offre, quando un oggetto di valore più o meno elevato venga offerto, ad esempio, da uno zingaro, da un mendicante o da un pregiudicato conosciuto; 3) l’entità del prezzo, quando, ad esempio, il prezzo richiesto è di gran lunga inferiore al valore di mercato della cosa stessa, senza che questa differenza venga in alcun modo giustificata dall’offerente.

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Il sospetto, ai fini della punibilità, deve essere però così grave ed evidente da ingenerare, in qualsiasi persona di media levatura intellettuale e sociale, la certezza che non possa trattarsi di cosa legittimamente detenuta da chi la cede. È sufficiente che il soggetto abbia omesso i necessari accertamenti anche in ordine a una sola delle circostanze indizianti indicate nella norma citata. sottolineare che è proprio l’elemento È importante p he differenza l’incauto acquisto dalla soggettivo c che ricettazione ricettazion e, reato ben più grave e sanzionato con lev colpa per il primo reato, dolo per pene più el elevate:

secondo. Se nella ricettazione c’è la certezza delil secondo. proven nie la provenienza delittuosa della cosa acquistata o ricevutaa, in quanto il ricettatore sa di acquistare ricevuta, doloosa dolosamente i beni di illecita provenienza,

nelll’ nell’incauto acquisto c’è invece il mancat to colposo accertamento di quella cato prov ve provenienza, dovuto da negligenza, imperizia o trascuratezza dell’acquirente. pe ri

L mancanza di prove in ordine alla consaLa pe p pevolezza dell’individuo della provenienza iill illecita rende il fatto punibile per incauto aac acquisto. La pena prevista per tale reato è l’ l’arresto fino a 6 mesi o l’ammenda non inferiore a 10 euro.

Chi subisce la condanna per questa contravvenzione può essere sottoposto alla misura di sicurezza della libertà ig vigilata, e ovviamente al medesimo viene confiscato il bene acquistato o ricevuto. Per la contravvenzione di acquisto di cosa di sospetta provenienza è prevista l’oblazione, e cioè la possibilità di pagare una somma di denaro, prima dell’inizio del processo penale instauratosi, per trasformare l’illecito penale in illecito amministrativo. ■ dott. Giacomo Chiuchini Avvocato del Foro di Arezzo Per porre domande inerenti all’inserto odierno scrivete all’indirizzo di posta elettronica avv.chiuchinigiacomo@gmail.com

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“Libertà è partecipazione…” facoltà... di parola di Luca Piervenanzi

“L

a libertà è partecipazione”, cantava Giorgio Gaber, e di partecipazione ultimamente se ne è vista molta, soprattutto nel mondo universitario italiano, senese e aretino. L’argomento scottante è il Ddl Gelmini, ormai passato alla Camera, ma momentaneamente congelato al Senato in attesa del 14 dicembre, giorno in cui si saprà se il Governo avrà i numeri per andare avanti oppure no.

Nel frattempo continuano i cortei, le manifestazioni e gli scioperi contro questa riforma dell’Università. In Italia e quindi anche ad Arezzo. Il 30 novembre si è infatti svolto un corteo per le vie del centro città organizzato dal Collettivo Studentesco Aretino (organo di raccordo tra gli studenti delle scuole superiori) e dall’UniSim della Facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo. Un corteo per farsi sentire e vedere dalla città. Per esprimere legittimamente e pacificamente, dato che siamo in una democrazia, il dissenso e l’opposizione a una riforma universitaria che sembra piacere a poche persone. Sembra, perché c’è anche chi è a favore e la vorrebbe vedere approvata il prima possibile. Proprio per questo motivo a Siena è stato redatto un documento con le firme a sostegno del Ddl Gelmini, tra i firmatari figura anche l’ex rettore dell’Università di Siena Silvano Focardi. La libertà è appunto partecipazione, e proprio nel rispetto di tale libertà ognuno partecipa a suo modo, sia esso favorevole o contrario. Partecipazione che gli studenti dell’UniSim continuano a chiedere alle nostre Amministrazioni locali e che hanno ripetuto anche martedì 30 novembre, al termine del corteo, quando una piccola delegazione formata pure da qualche rappresentante delle scuole superiori ha incontrato alcuni esponenti della Giunta provinciale e comunale.

Azione più o meno analoga è avvenuta a Siena e sempre nel Palazzo della Provincia, dove alcuni studenti di Azione Universitaria hanno cercato di porre l’attenzione non sul Ddl Gelmini ma piuttosto sul buco finanziario dell’Ateneo senese. Forse due gesti simbolici o forse due modi di partecipazione, chiaramente differenti nei contenuti e nelle idee, ma che cercavano in ugual misura di far sentire il disagio studentesco alle Amministrazioni aretine e senesi. Libertà è partecipazione? Sì, soprattutto se informati! Tornando ad Arezzo, gli studenti universitari della nostra città sembrano esserlo davvero. Noi ci auguriamo lo siano anche i rappresentanti di Comune e Provincia, che incontreranno a breve il rettore Riccaboni per discutere e confrontarsi sul futuro dell’offerta universitaria aretina. Futuro in cui servirà sicuramente la partecipazione da parte di tutti, una partecipazione costante e informata. Sapere per esempio la differenza tra Polo Universitario Aretino e Facoltà di Lettere, differenza importante e non da poco, di cui le istituzioni locali devono rendersi conto. Questo non solo per una questione di competenze, ma anche perché

non deve essere – e sicuramente non sarà, ne siamo certi – una lotta e una competizione tra la società consortile e la Facoltà. La questione è più ampia ed è l’offerta universitaria della città di Arezzo. Libertà di partecipazione quindi, ma anche di dialogo, di pensiero e di confronto. Aggiungiamo poi anche quella di parola ed espressione, dato che proprio il 30 novembre, giorno del corteo, è stato disattivato il profilo facebook dell’UniSim. Una coincidenza? Noi crediamo e ci auguriamo di sì, altrimenti della libertà cantata da

Gaber nel 1972 resterebbe solamente il volo di un moscone. ■

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Nuovi stili e riletture. Al Giardino delle Idee Barbara Alberti e Selene Lungarella cultura / 1

di Valentina Tramutola

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randi personaggi e grandi eventi non esauriscono la loro energia, perché la loro stella si replica in decine di universi, in mondi critici, esempi d’arte e di vita. Su questa verità, La

Fabbrica delle Idee intende ribadire l’incanto della cultura con “Il Giardino delle Idee Winter Edition”, concertato per voci narranti che riferiscono storie, inchieste, favole oppure satira.

Su questa stessa verità si fondano le rivisitazioni e le nuove nascite, le collaborazioni tra artisti e la mescita di stili, accolti ogni mese nella cornice dell’Auditorium del Museo d’Arte Medievale e

Moderna di Arezzo. Così, sabato 11 dicembre a partire dalle ore 17, riletture critiche e affabulazioni sono affidate a Selene Lungarella e a Barbara Alberti, straordinarie ospiti del Giardino. La giovane cantante Selene Lungarella appro-

da ad Arezzo presentando il suo album d’esordio Selene con la E (Top Records), frutto del prestigioso contributo di Alberto Fortis, raffinato cantautore

dalla carriera ultratrentennale, che vanta la paternità di successi quali Vincenzo e Milano, La sedia di lillà e collaborazioni, tra le altre, con Rossana Casale e Niccolò Fabi. L’intervento di Fortis procede dalla scrittura e arrangiamento del singolo Dall’alto, invito ad accogliere una visione periferica dell’esistenza e dei suoi ingranaggi. L’appuntamento aretino sarà

l’occasione per apprezzare le qualità di Selene, dotata di un timbro chiaro e acuminato, in grado di rendere ai suoi pezzi freschezza e trasparenza interpretativa.

L’idea della trasversalità investe anche la letteratura quale esperimento di memoria, in cui la penna di Barbara Alberti si prova con la solita effervescenza. Sottile, ironica, mai banale, essenziale e corposa a un tempo, la Alberti è un’autrice prolifica. Il suo più fine intelletto è forse quello di riuscire a intendersi di tutto, rendendola gradita ospite in salotti televisivi, rubriche giornalistiche, circoli letterari, editoriali e pubblicazioni dai titoli appetibili, scelti come in una prova di stile, tutti tesi a rendere immagini femminili vincenti, alternative, ma soprattutto dalle grandi qualità narrative. Presente nel panorama letterario dagli anni Settanta, Barbara Alberti si è provata nell’individuazione e costruzione di personaggi molto diversi, ponendo sempre al centro il suo tratto incisivo. Le scelte letterarie che la caratterizzano –

un energico ritratto di Vittorio Sgarbi, una cornice di racconti per un moderno Don Giovanni, un’attenta biografia di Majakovskij – sviluppano presto un’attrattiva particolare tanto sul lettore esperto quanto su quello occasionale; da questo carisma derivano anche le esperienze da sceneggiatrice e da autrice teatrale.

Non stupisce, dunque, che la sua nuova uscita editoriale si incardini su un personaggio mitico della letteratura mondiale, di cui lo scorso novembre è ricorso il centenario della morte. Con Sonata a Tolstoj (Baldini&Castoldi), la Alberti intende non solo riaprire la ferita di quella fuga dalla vita che colse lo scrittore russo, ma anche capovolgere i fronti, raccontando un’esistenza straordinaria a partire quasi dalla sua fine. La tecnica narrativa è immediata, affidata al coro di personaggi che ruotarono attorno a Tolstoj nell’ultima parte della sua vita, quando lo scrittore era già un simulacro per migliaia di lettori. Mescendo documenti d’archivio a fasi prettamente romanzate, la Alberti introduce nel tessuto figure classiche, quali quella del servo Gherasim, guida interiore del romanzo, dedito al suo padrone e alla sua integrità. Da lui, il filo narrativo si propaga alla moglie, alla figlia, al collaboratore prediletto dallo scrittore, nell’armonizzazione delle verità che circondarono la vita dell’autore, sostenendo l’aura miracolosa sorta attorno alle sue idee. La sensazione finale, papillare, è una dimensione privata di Tolstoj e del suo mondo che, all’ultima pagina, genera quasi una nostalgia. ■

Edizioni Giorgio Vasari: a servizio di aziende, editoria e pubblicità 8

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Una Stella per Federico belle storie

di Luciana Pastorelli

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l 10 -11- 12 dicembre nelle piazze italiane l’AIL (Associazione Italiana contro Leucemie on-

lus) proporrà la tradizionale vendita dita delle stell stel llle di Nat stelle Natale: un’occasione per raccogliere fondi per finanziare la ricerca scientifi ientifica nel campo delle le leucemie leucemie, dei linfomi e del mieloma, e sensibilizzare l’opinione pubblica blica sulle su tematiche dell’assistenza ai m malati di leucemia e alle loro famiglie. ricerc scientifica ha compiuto progressi rilevanti ti e son La ricerca sono disponibili terapie sempre più efficaci e mirate, compreso il trapianto di cellule staminali, determinando un grande miglioramento nella diagnosi e nellaa cura dei pazienti affetti da tumori del sangue. Questi risultati sono stati resi possibili dalla costante attività dall’impeggno e sostegno delle associazioni che operano nell’ambito dell’informazione e della sensibilizzazione. dei ricercatori e dall’impegno set Dal 211 settembre 2009 è attiva ad Arezzo la Sezione AIL “Federico Luzzi” onlus (ailarezzofluzzi@gmail.com; www.ailarezzo.it www.aila lare ; tel. 334/25.73.300), presieduta dal dottor Marcello Bordiga, nata dall’idea di numerosi voimp mpe lontari impegnati a favore dei pazienti affetti da leucemie e linfomi, che ha lo scopo di informare e sensibilizzare la cittadinanzza su queste malattie poco conosciute e cercare fondi per finanziare i progetti di assistenza domiciliare. cittadinanza ne aretina dell’AIL è costruita su basi solide, su motivazioni forti: chi vive o ha vissuto a stretto contatto La sezione malattiia per motivi personali o professionali, conosce i reali bisogni dei pazienti e delle loro famiglie. Sorta con la malattia, ggen anche grazie al generoso contributo della Associazione Fede Lux “Insieme per Federico Luzzi” (fedeluz69@ hotmail.com hot tmail.com; www.fe www.fedelux.it ed ; tel. 334/33.34.104), il giovane campione di tennis aretino prematuramente scomparso, pu uò contare c ntare sull’impegno di P co Paola Cesaroni, madre di Federico, che insieme ai suoi familiari, ha trasformato il ricordo del Paol può figlio tanto amato e la tremenda trem mend sofferenza per la sua perdita in progettualità e in speranza per gli altri, contribuendo in nome e per conto di Federico alla a realizzazione di progetti di intervento “concreti”, di assistenza domiciliare ai malati,

di sensibilizzazione alla solidarietà, di sostegno alla ricerca scientifica delle malattie del sangue. I prossimi 11 e 12 dicembre ad Arez Arezzo, in occasione del III Memorial “Federico Luzzi”, in cui sono previste diverse iniziative finalizzate al sostegno di progetti di ggrande r nd valenza sociale, ci sarà la vendita della Stella di Federico, realizzata dalla UnoAerre seguenra do le indicazioni della miglia di Federico Luz i famiglia Luzzi: niziativa importante per raccoun’iniziativa fon o di da d devolvere all’AIL e gliere fondi mantenere vivo il ricordo del giovane campione aretino, che ha dato tanto allo sport e alla città d’Arezzo. Anche

i proventi dei biglietti di ingresso allo spettacolo di Max Giusti “100% comico in tour”, in programma venerdì 10 dicembre alle 21 al Centro Affari, e la “Festa del Tennis” allo Sugar Reef organizzata dagli amici di Federico Luzzi, che seguirà, porteranno un notevole contributo ai progetti dell’AIL. Iniziative “con-

crete” come gli interventi per migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da queste malattie; l’assistenza domiciliare rappresenta un grande traguardo per l’AIL d’Arezzo: permette a persone non autosufficienti di superare il disagio derivante dagli spostamenti dalla loro casa e dal loro letto per le terapie che devono fare anche due o tre volte a settimana. L’impegno, le tantissime iniziative organizzate, i risultati raggiunti in questi anni hanno ricevuto il riconoscimento a livello nazionale e sono un vanto per la nostra città, ma non ci si può fermare,

c’è bisogno del contributo di tutti per accendere la speranza: sosteniamo l’AIL, facciamo brillare la “Stella di Federico”. ■

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Vittorio Angini. Un aretino in mostra con Dalì cultura / 2 di Marco Botti

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ntrare nella casa-studio di Vittorio Angini, in località Bagnaia, è un’esperienza che lascia il segno. L’edificio è un ex ospizio francescano alle porte di Arezzo, che ancora dalle sue pietre trasuda una storia secolare fatta di misticismo e pace: il luogo perfetto dove trovare l’armonia con se stessi e il mondo, e concepire opere. È passeggiando nelle vetuste stanze, immersi tra pezzi di antiquariato e quadri, che il pittore ci racconta la sua arte, definita dalla critica romana “un’esplosione di colori, pura vibrazione che segue un ritmo rapido, con un’esecuzione meditata e organizzata”. Come ha iniziato la carriera? «Fin da piccolo l’arte è stata nelle mie corde, anche gli insegnanti dicevano che avevo una “mano felice”. Negli anni Sessanta ho frequentato la scuola di Oreficeria e Gioielleria della Uno Aerre, dove ho poi lavorato come modellista, misurandomi con importanti figure artistiche che in quel periodo collaboravano con l’industria orafa. Parallelamente ho portato avanti il mio percorso pittorico, partecipando a concorsi estemporanei e aderendo a gruppi di artisti con i quali era possibile instaurare un confronto costruttivo, cosa che nella scena aretina odierna purtroppo manca. Arriviamo così al 2007, anno in cui ho incontrato una persona speciale, José Van Roy Dalì, figlio del grande pittore surrealista Salvador Dalì». Ci parli di questa illustre amicizia. «Mi chiamò una critica d’arte, Lucia Bonacini, che a sua volta era stata contattata dall’artista catalano, il quale aveva visto i miei lavori e mi voleva tra i pittori che stava selezionando per la Quadriennale d’Arte Contemporanea “Leonardo da Vinci”, nel complesso del Vittoriano a Roma. Nel 2009 lo stesso Dalì mi propose di far parte del suo neonato gruppo, con il quale ho partecipato quest’anno a una collettiva dal titolo In mostra con Dalì, presso la Galleria Tondinelli di Roma, e con il quale esporrò anche nei prossimi mesi in Umbria e in Veneto». Come definisce la sua arte? «Sono partito dipingendo dal vero, come gli impressionisti dell’Ottocento. Per puro piacere imbraccio ancora il cavalletto nei posti più insoliti

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per lavorare en plein air. Alcuni trovano nel mio stile attuale echi di futu-

rismo, altri di cubismo. In realtà cerco sempre di trasfigurare le cose che vedo, andare oltre le porte della percezione, che come diceva Blake ci possono far accedere a spazi infiniti. Nelle mie tele si trovano anche soggetti religiosi, perché attraverso l’arte portò avanti la fede e comunico la mia idea di spiritualità.

Se dovessi citare un artista che più di altri mi ha influenzato direi senza dubbio Cézanne, che quando dipingeva tirava fuori la “sapienza” e non si limitava a copiare asetticamente la realtà, ma la penetrava».

I suoi prossimi progetti? «Fino al 30 dicembre le mie opere saranno visibili, assieme alle sculture di Lucia Zei, nell’ambito della mostra Visioni oniriche e plastiche, allestita nel Palazzo Comunale di Arezzo. Sono ancora in attesa di conoscere i dettagli per una nuova esposizione nella Capitale, che si terrà nei primi mesi del nuovo anno, quando sarò là per ricevere il prestigioso “Premio Roma”. Infine coltivo il desiderio di realizzare un sogno di mio padre, che era quello di pubblicare le sue poesie, magari creando un evento dove coniugare i suoi testi e le mie tele». ■ www.vittorioangini.it

La poesia delle forme. Mostra della pittrice aretina Sonia Fiacchini omenica 12 dicembre, alle ore 18, sarà inaugurata la mostra della pittrice aretina Sonia Fiacchini presso il Centro Oftalmico Aretino di via Michelangelo, che durerà fino al 6 gennaio. L’esposizione, intitolata La poesia delle forme, ha come tema le figure femminili e i libri. La scelta delle opere è stata fatta seguendo i colori del periodo natalizio. L’infanzia di Sonia Fiacchini, passata tra scorci di campagna casentinesi e il mare della Sicilia, riemerge nel desiderio di esprimere, attraverso l’arte, le emozioni. La pittura è meticolosa, il suo piacere è ritrarre un’espressione, una sensazione; ogni pennellata è curata nel particolare, è la ricerca di precisione, di pace, è lo studio di un volto, uno sguardo verso l’orizzonte. La mostra è visibile grazie all’intraprendenza del negozio di ottica, che offre periodicamente i suoi spazi per valorizzare autori aretini di talento. www.soniafiacchini.com ■ Valeria Gudini

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Relax! il boccalone

di Riccardo Niccolini UPO CIPOLLA, UNO CHE ALLA FINE È TUTTI: Unto style

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enza alcun dubbio, questo è il periodo storico delle crisi, sia a livello di economie che sotto il piano interiore. È anche l’era dell’apparenza e del marketing, dove in fin dei conti ci infinocchiano raccontando fesserie su ciò di cui abbiamo bisogno. La risposta, che giunge quasi come una protesta, arriva da tutta la cittadinanza di Arezzo. Tutti uniti: donne con o senza pelliccia, uomini rozzi o colti, ragazzi sfigati o accompagnati dalle più belle della scuola, anziani con gli occhi lucidi dei loro ricordi e i nemici immigrati. Ciò che li lega è il nuovo stile che oramai si è diffuso, l’“unto style”. Upo Cipolla, storico e conoscitore delle tendenze, cerca di riassumere questa sorta di moda, partendo dal lato estetico per poi calarsi nella sua anima: «Vedete, il tovagliolo c’è ma non lo si vive più con ansia. Ad esempio, è pomeriggio e per togliervi la fame vi preparate una fetta di pane con l’olio. Così, la nostra gente esce di casa col mento scaldato dalla luce, e si sente leggera. È possibile poi riconoscere una signora che desina presto e che c’ha cinema: Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni le labbra arrossate dal brodo, oppure capire che in un altro passante c’è stato l’incontro con la porchetta. Tutti liberi, tutti unti, perché siamo ra lecito aspettarsi un calo dopo Basta che funzioni. proprio in questo modo e non dobbiamo cercare scorciatoie di vita o Fisiologico, verrebbe da dire. E non tanto (non solo) per altri artifizi». questioni anagrafiche, ma perché nella filmografia di Allen a Dal punto di vista dell’igiene, si sono mosse diverse associazioni, le film più brillanti ne sono ciclicamente seguiti di più opachi. quali ricordano comunque l’importanza di pulirsi, nel rispetto delle miSe i risultati non sempre sono dei migliori, la sostanza e i nime norme di convivenza. ■ temi non cambiano. Allen aggiunge un altro tassello al mosaico (forse pessimista, ma di una lucidità incontestabile) di una filmografia che tratta temi propri forse soltanto alla granuando si parla di dolci natalizi la Toscana del Sud insegna. In de letteratura – a cui il cinema di Allen è vicino come pochi. particolare nella zona del Senese, che oltre a essere famosa per Sembra che questa volta abbia avuto davvero poca voglia l’aristocratico Panforte, è anche il luogo d’origine di una serie di di far ridere. È un Allen amaro, senza il solito gusto per la biscotti rustici preparati con farina chiamati Cavallucci. La carattebattuta, poco sarcastico. A volte stanco e perfino sconnesso. ristica dei “Cavallucci” era quella di essere piccanti, in quanto oltre Il confine tra la farsa e la tragedia è quanto mai sottile. al miele contenevano pepe nero e zenzero, anice, coriandoli e semi Stupisce sempre come Allen sappia muovere i fili dell’indi finocchio. treccio, i propri personaggi come ormai fossero maschere del suo cinema, dall’ochetAd Arezzo troviamo un altro pan dolce chiamato il Pan Balestrone, ta svampita allo scrittore in crisi. Con la solita geniale maestria, che a volte si conimpastato con miele, noci e fichi secchi, che fa parte delle antifonde con l’astuzia del vecchio mestierante, allarga il campo a molti personaggi, che ricette della tradizione aretina, come il cacao alla violetta. Il Pan muove una piccola coralità di coppie che si sfaldano e si compongono, soffrono,

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amano, lottano, si illudono nell’attesa di uno sconosciuto alto e bruno. Peccato che alcune linee narrative siano lasciate un po’ cadere, sia nel finale che nello sviluppo. Il rumore e il furore con cui lottano i personaggi alleniani anche in Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni si conclude in nulla se non in piccoli sprazzi momentanei di felicità (vedi il finale) destinati soltanto a chi sa illudersi - e questa volta Allen sembra simpatizzare per loro più del solito. Altro capitolo della sontuosa Comedie Jacopo Fabbroni alleniana. ■

Balestrone è considerato a oggi l’antenato del panforte, di cui era golosissimo già Francesco Redi nel Seicento.

Ma torniamo a Siena per un dolce aristocratico conosciuto già dal 1400 con il nome di Marzapane, si tratta degli attuali Ricciarelli. Ne troviamo tracce di consumo nelle cronache dei banchetti toscani del XV e XVI secolo. Nell’Ottocento i marzapanetti sono diventati panetti rettangolari chiamati poi “Ricciarelli di Siena”. ■ Fabio Mugelli

Arezzo

il NUMERO 42 da venerdì 17 dicembre GRATIS nelle seguenti edicole: EDICOLA “SAN MICHELE”, piazza San Michele – EDICOLA CARTOLERIA MARRAGHINI MARTA, Case Nuove di Ceciliano 100/A – “TIRA E MOLLA”, via Romana 98/A – EDICOLA PANCI SARA, piazza Saione – EDICOLA “CAMPO DI MARTE”, via Vittorio Veneto 55 – EDICOLA CITTI & CO., piazza della Repubblica, Stazione FS – EDICOLA Il giornale dei cittadini, delle imprese e delle famiglie aretine gratis in edicola dal venerdì FAFFINI LORETTA, via F. Redi angolo via Cocci – EDICOLA AMARANTO, via Fiorentina – EDICOLA MARTINI, via di San Leo 5 – NEWS EDICOLA, via Monte Falco 11 – “IL FUMETTO”, loc. Quarata – EDICOLA FABIANELLI MONIA, via Erbosa – “PAPER & CO.”, viale Amendola 15, negozio n. 5, Centro Commerciale “Setteponti” – EDICOLA FAGIOLI GABRIELE, via Vittorio Veneto, Belvedere – EDICOLA STADIO PERLINI FRANCESCO, via Giotto angolo via Tiziano – EDICOLA DELL’OSPEDALE, Ospedale “San Donato” – EDICOLA KENNEDY, via Kennedy 1 – EDICOLA TANI MARCO, via Benedetto Croce 115 – EDICOLA SCOSCINI CLAUDIO, via Alfieri – SCARTONI LAURA & C., piazza San Giusto 11 – EDICOLA GIOTTO, piazza Giotto 19 – PAPERSERA, corso Italia 192 – EDICOLA SECCIANI VERUSKA, Rigutino S.S. 71 – EDICOLA CARTOLERIA “MARTINA”, loc. Battifolle – LA BOTTEGA DI GIACCO, loc. San Giuliano 32 – “LO STRILLONE”, via Guadagnoli – EDICOLA SCARTONI PIERO, piazza San Jacopo – EDICOLA TABACCHERIA N. 1, via Cavour – EDICOLA AMIDELLI EDDA, via Porta Buia – EDICOLA FONTEROSA, via Pacioli – EDICOLA “DA TONI”, viale Mecenate – EDICOLA CARTOLERIA “C’ERA 2 VOLTE”, via Tarlati – “IL GATTO E LA VOLPE”, via Fiorentina

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NOTIZIE DAL CALCIO...

di Luca Stanganini

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erto che il calcio è proprio strano, se è vero che, con l’entusiasmo portato da una nuova dirigenza, e più o meno con gli stessi giocatori in campo, gli (Atletici) amaranto hanno finalmente cambiato marcia, riuscendo nel volgere di una settimana a mettere nel carniere ben due vittorie di fila, sbloccando oltretutto quello che era fino ad allora l’attacco più sterile dell’intero girone.

Però, questo Arezzo! Un Arezzo capace, finalmente, di trasformare la scoppola in “Coppola”, di far sentire agli avversari (era lo Scandicci, ok, che vogliamo farci?) la legge del “Città di Arezzo”, “Sanguinetti e Arena”, per i fiorentini, storditi, tramortiti, fino a perdere... i Sensi!

Tanti giochi di parole, giustificano i sorrisi finalmente rilassati dei tifosi amaranto, abituati al peggio da mesi di pagnotte dure da mordere, i quali finalmente possono guardare al futuro con malcelata fiducia, pur se la classifica ancora racconta di patemi, sabbie mobili e ponti levatoi con sotto i coccodrilli pronti a sbranarti, al primo passo falso. Questo è il mondo dei Dilettanti, un mondo dove dall’oggi al domani cambia tutto (vero Montevarchi?), dove un capoluogo di regione, Perugia, ne busca da un paesino di 412 anime, Castel Rigone, della sua stessa provincia, che oltretutto altro non è che una frazione del comune di Passignano sul Trasimeno, il “mare” di molti aretini. A questo e ad altro ci siamo abituati già. Ad esempio, allo stadio di Deruta, senza copertura e con il magazzino di lamiera a bordo campo, simile a un gabbiotto per il pollame, oppure alle partite spostate perché la sagra paesana viene avanti alla partita di calcio. Purtroppo ci siamo

abituati anche a vedere lo stadio di Arezzo desolatamente semivuoto. Crisi di risultati, passione in calo, di motivi ne possiamo trovare più di uno. Per cui alla nuova dirigenza amaranto si chiede uno sforzo, ovvero quello di trovare il modo e la maniera per convincere

chi attualmente si gode i suoi fine settimana sul divano di casa al caldo, a sfidare il clima invernale, per sostenere l’Arezzo che, pur se incerottato e rattoppato, rappresenta la massima realtà sportiva della nostra provincia. Il che è tutto dire, ma ne va anche della cultura sportiva, dell’abitudine a condividere una passione che, ne siamo certi, ancora oggi esiste e cova sotto la cenere, ma che potrebbe davvero morire una volta per tutte. Allora ben vengano le iniziative per portare allo stadio, al costo di un solo euro, donne, anziani, bambini e invalidi, che comunque sappiamo bene non rappresentano lo zoccolo duro del tifo. Però ci sarà pure un modo per riportare il pubblico. Magari, visto che siamo a Natale e il mercato si è riaperto, qualche bel rinforzo, capace di garantire il salto di qualità e presentare un Arezzo un po’ più “atletico”, per un girone di ritorno al… Bacis! Fiducia e atleticamente, forza Arezzo ! ●

LETTERE DALLE SOCIETÀ.

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IL BANDO DELLE PALESTRE: UNA SITUAZIONE PARADOSSALE!

ono il presidente dell’A.S.D. Budokan, società di arti marziali che da anni ha in gestione la palestra della Scuola “IV Novembre”. Leggendo le righe di questo giornale, ero venuto a conoscenza di un bando per l’assegnazione delle palestre, ma – nonostante questo – ero rimasto tranquillo perché la mia società è titolare di una regolare concessione per l’utilizzo dell’impianto. Invece il 30 novembre, a due giorni dalla scadenza del tempo utile per rispondere al bando, mi viene comunicato tramite email che devo comunque ripresentare domanda per la gestione del locale entro le ore 13 del 2 dicembre.

Leggendo il bando comunale mi sono sorti tanti dubbi, perché le arti marziali non rientrano tra le discipline per cui si può fare richiesta dei locali, perché si specifica che saranno escluse le domande per discipline non riportate nel bando, perché si parla di dover corrispondere un affitto, tra l’altro da pagare in anticipo, sino al 31 agosto anche se l’attività dovesse cessare a giugno. È stato inutile provare a contattare il Comune per chiarimenti dal momento che “l’interno da lei richiesto non è al momento raggiungibile”, mentre la segreteria della scuola era quasi all’oscuro delle nuove disposizioni. Per il momento la direzione della scuola ci ha rassicurato che almeno per questo anno sportivo non dovrebbe cambiare niente ma che, da settembre, potrebbero nascere alcuni problemi per il rinnovo della concessione. Quella che stanno creando è una situazione davvero paradossale. Mesi fa mi son sentito chiedere da una palestra privata 800 euro di affitto mensile per sei ore alla settimana, dunque per le piccole società è impossibile operare al di fuori di impianti pubblici.

Senza la disponibilità di palestre pubbliche, tante piccole associazioni dilettantesche saranno costrette a cessare le attività o dovranno accettare condizioni difficili da sopportare (nel nostro caso spogliatoio unico per maschi e femmine, assenza di docce...). Non ci resta altro che confidare nel buon senso di chi di dovere... ● Lucio Piccioli, presidente A.S.D. Budokan Arezzo

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Arezzo

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Arezzo sport

Nuova affermazione dell’Arezzo Karate: Agnese Belardi terza agli Open di Lubiana

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ontinuano a mietere successi gli atleti dell’Arezzo Karate, società del maestro Alessandro Balestrini con sede presso la palestra Royal Gym. L’ultima affermazione è quella della karateka Agnese Belardi, che sabato 27 novembre è salita sul terzo gradino del podio degli Open di Lubiana (Slovenia), in una gara internazionale WKF organizzata dal Karate Club Olimpija. Alla kermesse europea, Belardi ha vinto una prestigiosa medaglia di bronzo nella categoria Senior di Kata (Forma). L’importanza di questa affermazione è confermata dai grandi numeri che hanno caratterizzato questa manifestazione: sul tatami di Lubiana sono saliti oltre 600 atleti provenienti da 12 Paesi europei e da 97 club diversi (una società rappresentava anche la lontana India). «Quest’anno ho voluto chiudere la mia stagione misurandomi in ambito internazionale – spiega Belardi. – Ho così tentato la carta degli Open in Slovenia, una manifestazione a cui sono arrivata molto motivata. Ho disputato quattro ottimi incontri, ho dato il meglio di me e sono sempre salita sul tatami concentrata su quello che era il mio obiettivo. Ho

perso 3-2 solo con la campionessa della Nazionale del Lussemburgo, poi, ai ripescaggi per il terzo posto, ero ancora talmente carica che ho vinto 5-0 contro un’atleta slovena.

Ho portato a casa una medaglia che mi inorgoglisce e che mi dà una grande carica per continuare la mia attività agonistica». Questo risultato arricchisce ancora di più il 2010 dell’Arezzo Karate, un anno in cui la società aretina è riuscita a ottenere vittorie e affermazioni in molte delle competizioni a cui ha preso parte: Alessandro Balestrini e Michela Pezzetti, con la Nazionale, hanno vinto l’oro agli Europei e l’argento ai Mondiali, Filippo Oretti ha vinto l’argento ai Campionati italiani Juniores e l’oro ai Campionati italiani per Rappresentative Regionali, Agnese Belardi, Sabrina Carmignani e Michela Pezzetti hanno vinto il Marco Cavini bronzo ai Campionati italiani Assoluti di Kata a Squadre. ●

Annuario dello Sport Aretino 2010, il tuo regalo di Natale! Scopriamo tutti i volti e i risultati di chi fa sport ad Arezzo

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ggi più che mai lo sport di base ha bisogno di nuova e maggiore visibilità. Con sport di base intendiamo tutti quegli sport considerati, a torto, minori, i, quegli sport che svolgono un ruolo sociale di primo livello, perché riuniscono decine o centinaia di bambini e di ragazzi, quegli sport rifici dei loro dirigenti, quegli che vivono dei sacrifi sport a cui spesso manca anche una palestra o un arsi e campo dove allenarsi ort di giocare, quegli sport cui spesso si ignoraa l’esistenza, quegli sportt che, uesto, nonostante tutto questo, riescono a ottenere risultati eccezionali. dello L’Annuario Sport Aretino 2010, ale asuna novità editoriale soluta per la nostra città, nasce proprio con l’intento di valorizzaree queortansto sport di base, portanndolo dolo alla luce e facendolo conoscere: è un almanacco che, in 368 pagine interamente a colori, zioni, contiene informazioni, ocietà dati e foto di 31 società n tutsportive aretine, con isultati i loro atleti e i risultaultimo ti conseguiti nell’ultimo anno di attività. leti «L’opera raccogliee i nomi degli at atleti, le foto e i dati delle prin principali società della nostra città – spiega il curatore Marco Cavini. – Abbiamo deciso di dare spazio non solo alle prime squadre, ma anche – e soprattutto – alle Giovanili, ai bambini. La scelta della copertina, con la foto del salto

olimpico di Anna Visibelli, una ragazza del 1993, rientra proprio in questa ottica di valorizzazione dei giovani: è lei la migliore mig atleta del 2010 e la più fulgida promessa dello sport aretino».

Un amp ampio spazio dell’Annuario de sarà dedicato anche ai risultati 20 del 2010. Soci o singoli atleti hanSocietà rag no raggiunto traguardi eccelt lenti, tenendo alto il nome di Arezzo in Italia, in Europa e m nel mondo: l’opera farà una sintesi di questi risultati e rende onore a tutti coloro renderà che si sono messi in luce nelle d varie discipline.

«Nell’Annuario – scrive «Ne nella prefazione il presiden sidente della Provincia Rober Roberto Vasai – trovano posto tutte quelle realtà, indivi individuali e di squadra, che d da decenni, in qualche caso da secoli, rappresentano le colonne portande nostro movimento ti del sportivo sporti .

Ci sono singoli atleti che hanno ottenuto risultati rilevanti, ma soprattutto società prom che fanno della promozione dello sport e dei suoi valori sani la loro ragione sociale». Realizzato con il patrocinio della Provincia di Arezzo e del Comitato provinciale del Coni, Coni introdotto dal saluto di Alessandro Fei, pallavolista della nazionale e della Sisley Treviso, l’Annuario sarà in distribuzione da venerdì 10 dicembre nelle migliori librerie ed edicole della città, oltre che presso le società sportive. ●


Progetto Mamma: benessere psicofisico prima e dopo il parto

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erseguire il benessere psicofisico durante e dopo la gravidanza è possibile! Questa convinzione ha animato l’associazione Sport 3 che, presso il Centro Sport Chimera, ha organizzato il Progetto Mamma, un progetto che permette alle donne nel periodo pre-partum e post-partum di fare attività fisica sfruttando i vantaggi dell’acqua. Si tratta di due percorsi all’avanguardia, ideati e studiati dalla professionalità di Carla Mazzoli, che ha

adattato l’attività di ginnastica su terra all’ambiente acquatico: non si tratta di percorsi di tipo ostetrico, ma di vera e propria ginnastica che aiuta a stare bene e a mantenersi in forma anche nei mesi prima e dopo il parto. Il progetto alterna l’attività in piscina a incontri con ostetrici, ginecologi, pediatri e pedagogisti specializzati in counseling, mediazione familiare e massaggi infantili. Nel pacchetto pre-partum viene proposta una ginnastica propedeutica al parto. L’essere immersi in un ambiente acquatico facilità l’attività perché fa sentire più leggero il proprio corpo, permette di svolgere attività fisica con ritmi meno intensi, evita i traumi e i rischi che potrebbero verificarsi nella normale ginnastica. Inoltre l’acqua, tramite un massaggio continuo, tende a dare benefici al circolo sanguigno, stabilizzando i valori alterati dalla gravidanza. La ginnastica tonifica e allarga i muscoli della fascia pelvica, gli adduttori e i muscoli dorso-lombari; inoltre, con tecniche di respirazione, prepara il corpo a gestire il dolore del travaglio. «Questo percorso ha effetti benefici sia sul corpo che sulla mente della gestante – spiega Marco Magara del Centro Sport Chimera. – La donna moderna ha bisogno di sentirsi sempre attiva e non vuole vivere la gravidanza come un blocco: con la ginnastica in acqua la gestante tiene in esercizio i muscoli senza alcuna controindicazione». Nel pacchetto post-partum la neomamma, attraverso l’attività ginnica in acqua, riacquista invece le proprie capacità fisiche e psicofisiche indebolite al momento del parto, perseguen-

do il benessere fisico, ripristinando il tono muscolare e recuperando rapidamente la funzionalità del perineo. «Il Progetto Mamma si collega idealmente all’attività del Nuoto Baby – conclude Magara,.– Questi corsi sono riconosciuti dalla Scuola Nazionale di Educazione Acquatica Infantile, dunque l’intero percorso è stato pensato come un continuum che inizia prima del parto e continua facendo vivere al fanciullo le prime esperienza in un ambiente acquatico». ● Per iscriversi o ricevere informazioni sugli orari o sulla disponibilità dei corsi, è possibile rivolgersi alla segreteria del Centro Sport Chimera o mandare una mail a info@centrosportchimera.com.

LIONS HOCKEY AREZZO

Serie A1 Servivano tre punti per invertire definitivamente la tendenza che voleva i Leoni senza bottino pieno da cinque turni… e tre punti sono arrivati dal gelo di Opicina, dove i Lions hanno perentoriamente battuto i padroni di casa del Polet Trieste per 6 reti a 0. Partita a senso unico con totale dominio del campo da parte degli aretini, che sono andati a rete con le doppiette di Stefan Nahtigal e Massimo Stevanoni, con Rok Nahtigal al decimo centro stagionale e con Luca Montanari alla prima rete in giallonero. Ottima la prestazione di Penko, sicuramente eroe di giornata, che ha chiuso la saracinesca della porta vanificando ogni tentativo degli avanti avversari. Adesso una lunga sosta per i Lions che non avranno impegni fino all’8 gennaio quando giocheranno “in casa” a Empoli il match contro il quotato Ferrara.

Serie A2 Buona prova dei Leoncini di seconda serie che, pur perdendo per 6 reti a 4 l’incontro contro la Libertas Forlì, fanno vedere un buon gioco e rimangono a lungo in partita, cedendo soltanto a causa di un doloroso infortunio occorso al portiere Mafucci, ottimo fino a quel momento, e di quattro “legni” colpiti a portiere avversario battuto. Sono ormai tre turni che il successo non arride ai volenterosi Leoncini, ma questa partita ha fatto vedere un notevole miglioramento nel gioco e fa ben sperare per i due difficilissimi turni contro Montebelluna e Latina, che dovranno essere affrontati prima dello stop per le festività.

Serie B In formazione largamente rimaneggiata e con diversi atleti alle primissime armi, la terza squadra dei Lions non va oltre un dignitosissimo 1 a 7 contro la Nuova Polisportiva Molinese, sicura candidata di prestigio alla promozione in serie A2. Addirittura “eroico” il secondo tempo terminato in parità, 1 a 1 dopo il pesante 6 a 0 della prima frazione di gara. Prestazione maiuscola soprattutto per Luciano Domenicali, classe 1964, che ha letteralmente preso per mano i suoi compagni di almeno 25 anni più giovani di lui. ●

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Arezzo

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el prossimo weekend sarà impegnata soltanto la Serie A2, domenica alle ore 18 sul difficilissimo campo di Montebelluna (TV).

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Arezzo sport

TECNICA E ESPLOSIVITÀ, LE ARMI VINCENTI DELLA JUDOKA VALENTINA MOCCI Ai Campionati Italiani Esordienti l’atleta del Judo Ok Arezzo ha vinto il secondo bronzo consecutivo e la società aretina ha chiuso nel migliore dei modi un’altra annata straordinaria

di Marco Cavini

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e vincere non è mai facile, ripetersi lo è ancora meno. Valentina Mocci, atleta del Judo Ok Arezzo, nel 2009 aveva sorpreso tutti, vincendo un inaspettato bronzo ai Campionati Italiani

Esordienti. Il 14 novembre di quest’anno la giovane judoka aretina si è ripresentata alla stessa manifestazione, al centro federale PalaFijlkam di Ostia, per dimostrare che la prima medaglia non era stata un caso e che, dopo un anno di costante crescita, aveva le carte in regola per ripetersi. Guidata dai consigli dell’allenatore Roberto Busia, Valentina ha disputato una gara perfetta ed è riuscita così a confermarsi sul terzo gradino del podio nella manifestazione di categoria più importante d’Italia. In questa intervista Busia ci parla di Valentina e ci fa rivivere questa impresa, un’impresa che va a chiudere un altro anno ricco di successi per il Judo Ok Arezzo. Tra il bronzo del 2009 e quello del 2010, quale è quello che vale di più? «Anche se la qualità del metallo è la stessa, l’ultima medaglia ha molto più valore. Nel 2009, Valentina arrivò al Campionato Italiano tesissima: tra errori e sbalzi di umore, ha faticato nel controllare l’incontro e ha vinto grazie a una gara istintiva e rabbiosa. L’ultimo bronzo è stato invece conquistato con tutta un’altra condotta di gara e tutta un’altra testa: Valentina è maturata, ha imparato a gestire le emozioni, in lei è scattata una molla che le ha permesso di cambiare il proprio approccio alle gare.

La svolta è stata poche settimane prima del campionato italiano, al Trofeo “Italia” di Lugo: dopo un primo incontro molto confusionario, dal secondo in poi ha iniziato a seguire i miei consigli e ha disputato un ottimo torneo. La stessa condotta di gara l’ha tenuta ai campionati italiani, dove è scesa sul tatami con la testa libera, seguendo il suo allenatore e conducendo una gara perfetta. In sei incontri non ha mai subito uno svantaggio, ha sempre dominato e ha perso la possibilità di giocarsi l’oro solo per una penalità nei quarti di finale. Era terza e si è riconfermata tale, anche se forse avrebbe meritato qualcosa di più». Quali sono i punti di forza della Mocci? «La velocità e l’esplosività con cui riesce a tirare le proprie tecniche. Ha buona padronanza di molte tecniche, ma purtroppo ha il limite di non sapersi gestire bene nel corso della gara: spreca la proprie esplosività sulle prime battute e poi, alla lunga, cala». Come si prospetta il futuro sportivo della vostra judoka? «Il prossimo anno Valentina passerà nei Cadetti: se continuerà ad allenarsi con la stessa

testa, può aspirare a conquistare medaglie anche nella categoria superiore e a prendere la cintura nera. Con un campionato del genere alle spalle e l’esperienza maturata negli

ultimi mesi, può aver capito che seguire il tecnico è più utile che fare di testa propria: questa è la via per continuare a fare bene, per fare il salto di qualità, per provare ad arrivare in alto». Questo bronzo chiude l’ennesima stagione positiva del Judo Ok Arezzo. «Nel 2010 siamo riusciti a conquistare finali in tutte le quattro categorie dei campionati italiani. Nei Cadetti Claudia Bondi e Sara Marignani hanno disputato la finale per il terzo posto, ma hanno buttato via il bronzo, una medaglia alla loro portata, perdendo la gara decisiva. Anche negli Junior abbiamo centrato due quinti posti, perdendo le finali per il bronzo. Elisa Bennati era in vantaggio ma è stata estromessa dalla competizione da una decisione arbitrale assurda: un suo podio sarebbe stato importante perché Elisa, a soli 18 anni, avrebbe conquistato il terzo Dan. Francesco Marignani invece la medaglia l’ha buttata via: dopo un campionato eccezionale, in finale era in vantaggio ma ha avuto 40 secondi di black-out e ha subito l’avversario fino a perdere l’incontro. Infine negli Assoluti abbiamo conquistato la medaglia più importante, con l’argento di Fabio Cherici. Sei finali, un argento, un bronzo, tre medaglie lasciate per strada e tanti ragazzi in rampa di lancio: anche nel 2010 ci siamo confermati tra le migliori società italiane». ●

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